22 luglio 2005

Chiusura per ferie

Arriva anche quest'anno il momento delle tanto agognate ferie.
Mi faranno compagnia "Ti prendo e ti porto via" di Niccolò Ammaniti, "Scirocco" di Girolamo De Michele e "Alexandros" di Valerio Massimo Manfredi.

Vorrei dire che quest'anno ho bisogno delle ferie, per riposarmi, staccare dal lavoro .. invece me ne andrò col cuore spezzato per una ragazza che ho visto sul treno ... e nonostante i miei sforzi per sedermi vicino non sono riucito a conoscere. Galeotto fu il treno.

Io non ho paura: Ammaniti e Lansdale

Nelle scorse settimane mi sono letto due libri di Lansdale, "Bad Chili" e "Il mambo degli orsi": due noir nei quali si alternano atmosfere cupe e dialoghi taglienti. Ho scoperto così che Ammaniti è un grande fan di Lansdale: "Ha scritto la postfazione a "La notte del drive-in" di Joe R.Lansdale (Einaudi, 1998), uno scrittore che Niccolò ama molto e che non smette mai di lodare" (dal suo sito).
Mi sono chiesto allora, quanto di Lansdale è presente in Ammaniti: mi sono riletto "Io non ho paura", rileggendolo, questa volta, in chiave noir. In un noir è presente un investigatore, ma non deve essere per forza un poliziotto (anzi, la coppia Hap e Leonard, non ha nulla dello sbirro classico): nel libro di Ammaniti l'investigatore è Michele Ametrano, il ragazzino di 9 anni, che scopre il bambino nascosto nella buca. E' qual'è il mistero sul quale investigare? Riporto le parole del libro, "perchè l'avete messo nel buco? Non l'ho capito proprio bene".

Per un bambino della quarta elementare è questo il mistero, incomprensibile. Perchè i "grandi" dovrebbero mettere dentro una buca un altro bambino?
In questo libro che racconta il mondo da un punto diverso, quello dei bambini, in contrapposizione a quello dei grandi, la scoperta della buca rappresenta, per Michele l'addio all'infanzia e la scoperta che, dentro di sè, "Io non ho paura".
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La legittima difesa e i cammelli

Si sta discutendo alla Camera la revisione della legge numero 52 sul diritto alla difesa personale. Il Senato ha approvato un emendamento del senatore Luigi Bobbio, fervido sostenitore dell’estensione del principio della legittima difesa dei beni anche ai negozi e agli uffici privati.
Servirà come deterrente per diminuire furti negli appartamenti, nei negozi, nelle gioiellerie?
Oppure scatenerà un effetto Far West, violando il principio di proporzionalità tra offesa e difesa?
Non lo so.

Quello che so, è che mi aspetto, dalle persone che si sono così battute per l'astensione al referendum sulla procreazione assistita, alle persone che si sono battute per l'inserimento dei principi cristiani nella costituzione europea che si oppongano .... ricordo ai Pera, ai Casini, ai Rutelli ai Prodi, che mettere sullo stesso piano la tutela personale con quella dei propri beni è peccato: "è più facile che un cammello entri in una cruna di un ago che voi nel regno dei cieli ...".


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21 luglio 2005

La scala di Dioniso, il film

"La scala di Dioniso", il nuovo romanzo di Luca Di Fulvio, sarà la base del prossimo film di Gabriele Salvatores. I diritti cinematografici del libro sono stati acquistati prima che l'autore lo terminasse. Ambientato nella Londra fine ottocento, "La scala di Dioniso" è la caccia a un serial killer fatta da Germinal Milton (per cui si fanno i nomi di Ed Norton, Jude Law e Gary Oldman).

Il progetto produttivo è ambizioso: si tratterà di una coproduzione ad alto budget che possa andare bene anche nel mercato americano.

Notizia riportata da filmakers e mtv.it

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La scala di Dioniso di Luca di Fulvio

Un killer, moderna re-incarnazione di un Dio mitologico Dioniso, inizia, all'alba del 900, il proprio avvento. La sua ira, ma sarebbe più appropriato dire la sua giustizia, si abbatte sulle mogli degli azionisti di uno zuccherificio. Il killer sbrana le sue vittime e lascia selle loro carni dei messaggi, che la polizia non riesce a decifrare. "Un assassino nato con il vecchio secolo ... ma che nel nuovo secolo si farà celebrare".
Un libro che colpisce per diversi motivi: primo, l'ambientazione fatta ai primi del 900, in un quartiere degradato, dove vivono gli emarginati di una società che l'evoluzione industriale sta trasformando. E' il quartiere della Mignatta, dove l'ispettore Milton Germinal viene trasferito, come punizione, per la sua dipendenza dalla droga. ".. la Mignatta è una polveriera pronta ad esplodere. E sto cominciando a pensare che forse è giusto che avvenga .. Sai la battuta preferita di questa gente? La fabbrica da da mangiare a tutti, ma grazie a Dio, divora solo gli operai".


Di Fulvio è stato bravo a ricostruire, nella storia, il clima di scontro fra gli operai, nei quali iniziavano a circolare idee socialiste, e la mentalità chiusa dei padroni, per cui il valore dei propri lavoratori era inferiore a quello degli animali.

Il secondo aspetto che colpisce è la scelta dei personaggi, cui l'autore ha voluto togliere qualcosa, rendendoli monchi, come "mostri". Come a dire che in ogni uomo è presente il germe che può portare alla follia. Per alcuni è una vera menomazione fisica, come i "mostri" del dottor Noverre, direttore dell'Istituto delle malformazioni. Per altri, come Germinal, o come il Ignes, è una ferita che nasce dal proprio passato. Ma anche il pallido chimico dello zuccherificio Stigle, l'itterico Siron, con il baraccone dentro cui si esibisce la "regina delle nebbie", Ignes.
Milton, opponendosi all'ottusità dei suoi superiori che vorrebbero indagare solo nell'ambito dei socialisti, nel corso dell'indagine compie il proprio purgatorio, liberandosi dalle proprie dipendenze, dagli incubi del passato, verso la propria salvazione.

Ho trovato geniale l'dea del doppio finale: un primo finale che si conclude con la morte del demone, in cima alla fabbrica che voleva distruggere.
Poi un secondo finale, in realtà l'antefatto della storia principale, che spiega la genesi del demone. E' la ministoria, divisa in 16 capitoli (allegoria degli scalini che portano il giovane in cima alla scala, ossia fino alla follia "dionisiaca"), ovvero le 16 tappe della vita del giovane Dioniso, il futuro serial killer, dalla sua nascita alla pazzia. E' una storia di miseria, di un ragazzo che viene cresciuto dalla madre nell'odio per le persone che l'hanno scacciata da casa. In un crescendo di delirio, il ragazzo immedesima la propria storia con la storia del Dio Dioniso, come viene raccontata nella tragedia di Euripide, "Le Baccanti".


Il passato, se simbolico, metaforico, rende tutto più chiaro e non si rischia di rimanere invischiati nel particolare. In secondo luogo io non scrivo di serial killer rubati alla cronaca. Per me il serial killer è una maschera, la più pertinente e attuale del nostro mondo. Volevo far nascere insieme il secolo e la sua maschera più atroce. Ma a un certo punto brancolavo nel buio, non trovavo la chiave, l’invenzione che desse una vita propria e nello stesso tempo una giustificazione alla vicenda. Una sera ero in preda allo scoramento e Carla, la mia compagna, mi ha accarezzato i capelli e con gli occhi degli oracoli m’ha detto, apparentemente senza una ragione: «Rileggiti le Baccanti». Da l'intervista rilasciata a cafeletterario

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La riforma della giustizia

La riforma della giustizia è passata anche alla Camera. Affinchè diventi legge manca solo la firma di Ciampi. Questa riforma doveva garantire, tra l'altro, tempi certi per la giustizia.
I punti della riforma tendono, a mio personale giudizio, a gerarchizzare e bloccare le libere iniziative dei magistrati: con l'obiettivo finale di bloccare l'indipendenza della magistratura.

Per es. con l'introduzione dei concorsi per fare carriera. Se c'è in Italia un modo per allontanare i cervelli, le persone capaci è quello dei concorsi (pilotati). Dove è stabilito chi è promosso, prima della prova.
Con il colloquio psico-attitudinale: serve a valutare le capacità "psico-attitudinale" dei magistrati. Allora mi chiedo: è le altre cariche dello stato? Chi deve applicare la legge deve essere valutato, mentre chi le fa le leggi (e che a sentire le dichiarazioni che rilascia ...) no?
Ancora: sono state fissate le azioni disciplinari, obbligatorie, per le infrazioni dei magistrati: dichiarazioni alla stampa vietate, eccetto che per il capo procuratore. Le azioni possono anche essere promosse dal ministro della giustizia stessa. Come a dire: state zitti se no ...
Infine la disposizione che fissa i termini di età per gli incarichi direttivi negli uffici giudiziari (norma anti Caselli): oltre a bloccare la nomina alla procura antimafia di Caselli (ed essere palesemente incostituzionale), porterà al blocco anche di altre nomine di magistrati (circa il 30%), gia in corso. Di certo questo non favorirà il normale proseguimento delle attività giudiziarie.
Fonti: corriere, repubblica

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20 luglio 2005

Posizioni politiche

"I pm in Italia hanno posizioni troppo vicine ai partiti dell'opposizione". Silvio Berlusconi spiega anche così il senso della riforma della giustizia che la Camera approverà questa sera dopo aver votato la fiducia al governo. (repubblica)

Dilemma: è la magistratura ad avere posizioni vicine all'opposizione, o è lui ad avere una posizione opposta a quella della magistratura?

Video dello spettacolo di Beppe Grillo

Lunedì mi è finalmente arrivato a casa il video dello spettacolo di Beppe Grillo, registrato a Roma ad aprile. Del contenuto del DVD non voglio dire nulla: se volete ve lo comprate, costa 10+4 (spese di spedizione) euro.

Una sola cosa: ad un certo punto Beppe ha parlato di politica e della sinistra: per vincere contro questo governo, basterebbe che si chiudesse in una beauty farm e non rilasciasse dichiarazioni. Invece commette l'errore di inseguire la destra, con lo stesso stile di messaggi, spot, immagini ... sindrome dell'elefante l'ha chiamata. Se io ti parlo e ti dico di non pensare all'elefante, alla fine ti costringerò a parlarne.

Verissimo: tanto è vero che alle regionali a momenti Sarfatti, un illustre sconosciuto in Lombardia, è arrivato molto vicino a Formigoni, che in quei mesi non sapeva più cosa inaugurare. Ma per le prossime elezioni? Una sinistra che no parla, non dice, non propone, lascia spazio a tutte le farfanterie raccontate: va tutto bene, siamo ricchi, abbiamo due cellulari ... E' vero che se uno dice una sciocchezza, non bisogna andargli dietro, ma io mi aspetto dai leader della sinistra, che dicano qualcosa di sinistra. A cominciare dalla riforma della giustizia, per es.

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19 luglio 2005

In memoria del giudice Paolo Borsellino

E degli altri morti per mafia, nel corso degli anni ... morti nell'indifferenza, oppure eroi per un giorno e poi, passata l'onda dell'emozione, nel dimenticatoio come tutti.

Borsellino, Falcone, gli agenti della scorta, Boris Giuliano, Cesare Terranova, Pio La Torre, Rocco Chinnici, Carlo Alberto Dalla Chiesa e don Pino Puglisi ....

Stasera c'è buon modo di rinfrescarsi la memoria, sulla storia della mafia, con la replica (grazie alla programmazione estiva della Rai) della trasmissione di Blu Notte "La mattanza", che è uscita anche su DVD+libro (edito da Einaudi).

Altri libri sulla mafia:

  • Venticinque anni di mafia. C'era una volta la lotta alla mafia, di Saverio Lodato (ibs e bol)
  • Arrivano i nostri, di Alfio Caruso (ibs e bol): i retroscena dello sbarco in Sicilia, quando il fronte antifascista si alleò col fascismo siciliano
  • Da cosa nasce cosa, di Alfio Caruso (ibs e bol): la crescita della mafia in mezzo secolo di storia d'Italia

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Carta Bianca di Carlo Lucarelli

Primo romanzo della trilogia dedicata al commissario di polizia De Luca da parte di Carlo Lucarelli. Uno dei personaggi meglio riusciti dello scrittore: un abile investigatore, prima della polizia, poi passato alla polizia politica della Muti, infine, al'inizio di questo libro, ritornato alla questura di Bologna.
Il caso, apparentemente semplice, parte dall'omicidio nei quartieri alti di Bologna, di un funzionario del partito fascista, Rehinard. Siamo alla fine della seconda guerra mondiale, con gli americani a Bologna e il morto aveva contatti con alti vertici del partito. Nonostante ciò, a De Luca, il questore (e il segretario del fascio bolognese, Vitali) danno "Carta Bianca", per indagare, indirizzandolo in una ben precisa direzione, quella del delitto passionale, commesso dalla figlia di un alto esponente del partito, Sonia Tedesco figlia del ministro Carlo Maria Tedesco, della corrente avversa a quella del segretario e di un altro alto funzionario del governo, il professor Alfieri.
De Luca si rende conto di essere al centro di una guerra, ma la sua ostinazione lo porta a cercar lo stesso l'assassino (o l'assassina) e la verità, anche se non è quella comoda.

Più che la storia, abbastanza breve, è bella la ricostruzione di un periodo della nostra storia: gli ultimi anni del Regime di Salò, con una classe politica allo sbando, con funzionari del partito in lotta tra loro, dai giorni contati. Che lottano con tutti i mezzi per prepararsi un dopo, al post-fascismo, per salvare la propria pelle. Ma belle anche le descrizioni dei personaggi che, nello stile di Lucarelli, vengono introdotti da dei dettagli visivi: le rughe dell'insonnia sulla faccia, il labbro morsicato per la tensione perenne, l'impossibilità di fermarsi per un attimo. "De Luca vive di investigazione ossessiva, di ricerca della verità, ma anche di una precarietà assoluta che lo rende quello che è. " (Lucarelli stesso in una lettera al fans club di De Luca). Non serve altro: Lucarelli non da altri dettagli sul viso, su l'aspetto, nè dal il nome.

"In mezzo a tutta questa confusione pochi sanno veramente chi sono e cosa fanno, ed è per questo che ti tieno così attaccato al tuo ruolo, tu che ce l'hai, da dirlo ogni volta che puoi, sono un poliziotto, sono un poliziotto." gli dice una veggente, Valeria. E, infatti, pur nella precarietà della situazione, De Luca riuscirà a trovare il colpevole, a sbrogliare la matassa, lo gnommero come direbbe Gadda. Ma sarà una gloria di breve durata, gli alleati hanno sfondato la linea del Po, e il commissario, nella lista nera dei partigiani, per il suo passato nella Muti, è costretto a scappare verso il nord.

I link su bol e ibs. Gli altri libri, di Lucarelli con De Luca, sono "Estate torbida", e "Via delle Oche", sempre diti da Sellerio.
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18 luglio 2005

Bufala padana

La falsa notizia era questa "Islamici ballano dopo l'attentato a Londra". Ovviamente falsa, come riporta il corriere:
Max Ferrari, il direttore di «TelePadania», sbanda un po’: «Noi la notizia abbiamo cercato di accertarla. E ci siamo convinti che era buona. Certo, i filmati non potevamo averli ». E allora? Cede all’onestà: «Ci siamo arrangiati con immagini di repertorio, girate da un’altra parte dopo l’11 settembre». Roba d’archivio. Montata in modo tale da confondere non solo la gente comune che stava davanti alla tivù, ma anche due uomini di governo come Calderoli e Castelli che, diciamolo, si sono lasciati un po’ andare. Come potevano dubitare di «TelePadania»? E pensare che di solito sono così sobri e prudenti...

Amici di Beppe Grillo: uniamoci

Ho aderito all'iniziativa di Beppe Grillo: incontriamoci su meetup. Vediamo se riusciamo a dare un seguito alla nostra voce, con iniziative concrete.
Per il momento, sono aperte le votazioni per il quesito "Grillo dovrebbe candidarsi?" Per me si.
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17 luglio 2005

Del commercio delle armi

Tutto è iniziato dall'articolo apparso su l'Unità di red, qualche settimana fa, sul commercio delle armi. Prima ancora che scoppiassero le bombe a Londra e il terrorismo internazionale tornasse a diventare il tema principale delle discussioni. Come combattere la guerra al terrorismo? Come combattere la guerra che l'Islam (a sentire Giuliano Ferrara) ci avrebbe dichiarato? Nell'articolo si parla del commercio delle armi internazionale:

L’Italia fa grandi affari con la Colombia, la Repubblica del Congo e la Cina, la Francia invece con il Myanmar e il Sudan. La Russia vende bene in Etiopia, Algeria e Uganda. È il mercato globale, direbbe qualcuno. Peccato però che per il nostro paese si stia parlando del vantaggioso business delle armi leggere, di cui siamo i secondi esportatori mondiali (vi dice qualcosa il nome Beretta?) mentre i nostri cugini transalpini vendono a notori regimi dittatoriali bombe, granate e mine. Le industrie russe invece esportano aerei da combattimento verso paesi che ormai hanno ben poco da distruggere.

Vendere armi a paesi indebitati, del terzo mondo, lacerati da guerre civili, quanto meno è eticamente discutibile. Se consideriamo che a giugno è stato tanto sbandierato il taglio del debito ai paesi poveri “Un taglio soltanto parziale, che però sembra la restituzione con una mano di cio che si prende con l'altra.

Ma il sospetto che questo allegro mercato di armi alimenti anche il sottobosco del terrorismo, non viene a nessuno? Specie dopo quanto dichiarato nell'articolo sul corriere Loretta Napoleoni, economista monetaria. "Per bloccare i terroristi occorre individuare i loro cespiti finanziari, ma nessuno dei leader mondiali si muove seriamente su questo terreno. Sarebbe necessario mettere sotto controllo i conti off shore, quelli cifrati sui quali girano milioni di dollari. Al vertice dell'Unione Europea, che si tenne a Nizza nel dicembre 2000, si discusse delle possibilità di vigilare sulle operazioni delle banche nei paradisi fiscali, con l'intento, alla fine, di smantellarli, ma il governo britannico smontò sul nascere ogni velleità. Il paradiso fiscale più importante non si trova in qualche isola sperduta nei Carabi, ma a Londra ".

E' stata lanciata una campagna, Control Arms, nell'ottobre 2003, che si batte contro la proliferazione delle armi (il rapporto l'ho riportato qui): l’obiettivo da raggiungere entro il 2006 è quello di convincere i governi a firmare un trattato che limiti il commercio di armi, laddove non sia possibile fermarlo. Di questo si sarebbe dovuto discutere al G8 scozzese. “Ogni anno centinaia di migliaia di persone sono uccise, torturate, stuprate, allontanate dalle proprie terre grazie al cattivo uso delle armi. Come è possibile prendere sul serio gli impegni del G8 a eliminare la povertà e l’ingiustizia, se alcuni di quegli stessi governi stanno mettendo a rischio la pace e la stabilità autorizzando consapevolmente trasferimenti di armi verso regimi repressivi, regioni di estremo conflitto e paesi che non possono permettersi di rifiutarle?” si chiede Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty International. Si sarebbe dovuto arrivare ad una moratoria internazionale e un trattato condiviso. L'aveva promesso il primo ministro Jack Straw, che ne avrebbe parlato davanti ai suoi omologhi alla prima occasione.

Altre bombe hanno messo tutto a tacere.
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L'Italia e il commercio delle armi

Questa è la traduzione del rapporto G8: esportatori global di armi (capitolo relativo all'Italia), pubblicato da Amnesty International, Oxfam e Iansa, apparso su l'Unità.

Tra il 1996 e il 2003, l'Italia è stata il decimo più grande fornitore di armi. L'Italia nel 2001 ha esportato armi leggere per un valore di 298,7 milioni di dollari. In questi anni, le armi leggere italiane sono state trasferite ad un certo numero di paesi che stanno avendo dei conflitti interni o dove ci sono state violazioni dei diritti umani e delle leggi di diritto internazionale, come Algeria, Colombia, Eritrea, Indonesia, India, Israele, Kazakistan, Nigeria, Pakistan e Sierra Leone.

Questi trasferimenti internazionali sembrano contravvenire la legge 185/90 che proibisce l'exports ai paesi i cui governi sono responsabili di violazioni dimostrate e ai paesi impegnati in conflitti, sotto embargo per le armi o che stanno ricevendo aiuti dall'Italia e le cui spese per la difesa eccedono i loro reali bisogni di difesa. Le Organizzazioni Non Governative italiane (ONG) sono preoccupate dal fatto che in Italia le proibizioni nella legge sono state annaquate dai governi italiani allo scopo di permettere il passaggio delle armi a questi paesi.

Armi leggere per civili

Una scappatoia nella legge italiana per cui armi "non militari", cioè quelle chiamate "armi da fuoco per civili", continuano ad essere esportate senza lo stesso livello di controllo agli stessi destinatari o utilizzatori che si applicano alle categorie di armi che vengono catalogate come armi militari. Solo un piccolo sottoinsieme di armi leggere, come le carabine e le mitragliatrici, che sono automatiche e costruite apposta per scopi militari. Circa il 33% delle armi, armi semi-automatiche, pezzi di ricambio e munizioni esportate, ricadono fuori del blocco delle leggi sul controllo delle armi. Inoltre, un certo numero di armi utilizzate in modo ordinario dalla polizia, non sono normalmente considerate come armi militari. Le licenze per queste armi sono emesse dalle autorità locali e i livelli di informazioni che gli esportatori devono fornire per ottenere un'autorizzazione è minore di quelli richiesti dalle leggi di controllo delle armi. Lea rmi che sono esportate in questa maniera includono carabine manuali e semi-automatiche, pistole semi-automatiche e revolvers. Tutte queste possono essere usate per eseguire gravi violazioni dei diritti umani.

Questa è una scappatoia importante perchè, in base ai dati forniti dall'ISTAT, tra il 1999 e il 2003, l'Italia ha esportato armi "civili" leggere e munizioni per un valore approssimativo di 1916 milioni di dollari. In questo periodo, armi "civili" sono state vendute a paesi come Argentina, Camerun, Brasile, Cile, Colombia, la Repubblica del Congo, Ecuador, stati dell'Unione Europea, Guatemala, India, Giappone, Malesia, Messico, Perù, Filippine, Sudafrica, Sud Corea, Singapore, Tailandia, Venezuela, Gli Emirati Arabi Uniti, e gli USA.

Questa categorizzazione permissiva significa che le industrie italiane sono in grado di esportare armi "civili" ai paesi devastati dai conflitti e da serie violazioni dei diritti umani, o soggetti a embarghi da parte delle Nazioni Unite o dell'Unione Europea. Per es., nel 2003 l'Italia ha esportato armi all'interno del database delle categorie dei prodotti delle Nazioni Unite (UN Comtrade), che includono pistole, revolvers e fucili da caccia/sport alla repubblica popolare della Cina.

Armi leggere esportate in Algeria

In un dibattito parlamentare nel novembre 2004 il governo italiano ha difeso le vendite all'Algeria. Il sottosegretario agli affari esteri, il senatore Alfredo Luigi Mantica, ha dichiarato che "l'Algeria non è stata condannata dall'Unione Europea o dalle Nazioni Unite per violazioni dei diritti civili, per cui i vincoli della legge sul controllo delle armi 185/90 non sono applicabili".

L'Algeria è un paese che è stato devastato da serie violazioni dei diritti umani, che hanno portato all'uccisione di circa 500 persone nel 2004. Nel 2001 e nel 2002, le forze di sicurezza algerine hanno sparato, uccidendo, circa 100 civili disarmati, durante delle manifestazioni nella regione di nord-est di Kabylia. Una commissione ufficiale di inchiesta, che era stata creata per indagare sui crimini commessi tra aprile e giugno 2001, ha concluse che le forze dell'ordine hanno fatto ricorso ad un uso eccessivo della forza durante le manifestazioni. Nonostante i ripetuti annunci delle autorità, per cui i responsabili di questo sarebbero stati portati di fronte alla giustizia, l'Algeria non ha ricevuto informazioni dalle autoritàche indicano che qualche membro delle forze di sicurezza è stato portato in giudizio per uso eccessivo letale della forza durante le manifestazioni del 2001e del 2002. Torture e maltrattamenti continuano ad essere riportati in Algeria. Il governo algerino ha generalmente mancato di investigare le asserzioni di abusi dei diritti civili, incluse quelle fatte dalle forze di sicurezza, e portare coloro che le eseguivano di fronte la giustizia.

L'Italia, nel 2003 ha esportato un certo numero di armie munizioni nell'insieme di categorie del Commodity trade database (UN comtrade), incluso carabine per sport e per caccia, revolvers e pistole e piccole armi e munizioni per un valore di circa 600.000 dollari all'Algeria. Nel 2002, ha esportato armi leggere, carabine da sport e da caccia, fucili da caccia e un gran numero di pistole e revolver per un valore di 1,4 milioni di dollari. Nel 2001, ha esportato quasi 300000 dollari di revolver, pistole, fucili da caccia/sporte munizioni per armi legger all'Algeria. Allo Special Rapporteur ONU sulle torture, il Working Group dell'ONU sulle persone scomparse involontarie o in modo forzato (Working Group on Enforced and Involuntary Disappearances - WGEID) e lo Special Rapporteur on extrajudicial dell'ONU, al Summary or Arbitrary Executions non è stato dato l'accesso all'Algeria.

Beretta al Brasile

I fucili da caccia Beretta sono una delle armi leggere straniere più frequentemente confiscate dalla polizia del Brasile, un paese che ha l'8% , nel mondo, delle vittime per armi. Fino a poco tempo fa, il governo non è riuscito, come si attendeva, a mettere a freno l'uso delle armi leggere da parte da parte di civili. Negli anni tra il 1999 e il 2003, l'Italia ha esportato armi e munizioni per un valore di 10, 63 milioni di dollari al Brasile. Negli ultimi 10 anni, 300000 persone sono state uccise in Brasile, molte per il risultato della violenza urbana e per la diffusa cicolazione di fucili e armi leggere, che rappresentano il 63% di tutti gli omicidi in Brasile. La sedicenne Camila Magalhanes Lima ha perso l'uso delle sue gambe nel 1998 quando fu colpita da un proiettile vagante in una sparatoria tra ladri e forze di polizia private, mentre camminava per andare a scuola. "Avevo dei piani per il futuro; volevo viaggiare il mondo, fare un corso da indossatrice, e continuare i mei corsi di ginnastica. Da un giorno all'altro, i miei sogni sono andati a pezzi - tutto per l'irresponsabilità di presunti uomini civili, che si sentono coraggiosi solo con un fucile in mano".

Molte delle armi sono fatte in Brasile, ma i fucili sono anche importati da divesi paesi che includono, in ordine, gli USA, Spagna, Belgio, Germania, Italia, la Repubblica Ceca, Austra e Francia.
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15 luglio 2005

Ciampi a Milano

Ieri il presidente Ciampi era in visita a Milano. All'interno del nuovo polo fieristico ha dichiarato che questo "deve rappresentare quella spinta necessaria per il rilancio dell'economia di cui abbiamo bisogno che non c'e' per mancanza di passione ed entusiasmo. Una spinta per Milano e per tutto il paese".

Il polo fieristico rappresenta bene la situazione industriale italiana di questi anni: un bel contenitore, per la cui costruzione tutti gli enti dalla regione alla provincia al comune si sono impegnati economicamente e personalmente per terminare i lavori per la data delle elezioni regionali.
Infatti, l'inaugurazione della fiera ad aprile, ha dato una bella mano per la rielezione di Formigoni. Poco importa che, dopo la festa, la fiera è stata richiusa. Che il metrò viaggiava abinario unico. Che parte dei padiglioni non eramo pronti. L'immagine prima di tutto.
Perchè questo è: un bel contenitore, col nulla dentro. La rappresentazione degli industriali italiani senza più industrie (italiane).
La fiera servirà ad esporre quanto prodotto dalle nostre industrie: ma se queste sono in crisi, chiudono o trasferiscono la produzione (quando anche la progettazione) all'estero (Cina, paesi dell'est), cosa si andrà ad esporre? Le belle facce dei politici? Il sommergibile Toti?

A licenziare sono aziende come Alcatel, Telecom, Galbani, Saint Gobain, Eni, Abb, Krizia, Fila...
«Particolarmente colpita è la provincia di Milano — tira le somme Sabina Guancia —. A perdere il posto sono soprattutto lavoratori di livello medio-alto: responsabili marketing, impiegati, contabili, informatici».L’allarme è condiviso da Apimilano". Da vivimilano

Chissà cosa ne pensano i lavoratori dell'Alfa Romeo, di Krizia (che ieri manifestavano per i 30 licenziamenti) e delle altre aziende lombarde. Quando non avremo più made in italy in Italia, di cos'altro potremo vantarci?
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14 luglio 2005

Il parlamento rimarrà uguale

Avevo partecipato, magari ingenuamente, all'iniziativa lanciata da Beppe Grillo, "Per un parlamento pulito", che richiedeva al presidente Barroso di ripulire il nostro Parlamento, dai parlamentari condannati.
Risultato: nessuno. Ma la soddisfazione di aver spedito una email di protesta a Barroso, rimane.

Solo quella per il momento.

Il medaglione di Andrea Camilleri

Un breve racconto di Camilleri, scritto per l'Arma dei Carabinieri, con protagonista il maresciallo Antonio Brancato, comandante della stazione di Belcolle. In paese conosce tutti, si è fatto benvolere da tutti: per questo viene chiamato per dirimere le questioni personali, le liti "Marescia', venissi a mettiri 'u bono ...".

La storia si sviluppa attorno ad un mistero nel passato, tema molto caro a Camilleri, già usato nel "Il cane di terracotta", nell'episodio "Meglio lo scuro" de "La paura di Montalbano" e in altri racconti.
Un pastore di Belcolle, Francesco, rimane vedovo. Rifiuta le visite di tutti i parenti, persino del parroco. Solo col maresciallo confida il dubbio che lo sta corrodendo: di chi è l'immagine che ha trovato nel medaglione della moglie?
Per chi ama Camilleri, è un libro da comprare. Per gli altri, non è il libro che li farà avvicinare al maestro.
Al termine del libro è presente la biografia abbastanza dettagliata, dello scrittore.
I link su bol e ibs.
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13 luglio 2005

Il mambo degli orsi di Joe Lansdale

Secondo libro di Lansdale con protagonisti Hap e Leonard, il bianco e il nero. Hap vota per i democratici mentre Leonard, gay, che vive con l'amico Raul, vota repubblicano ed è amante della musica folk.

Ma odia gli spacciatori di crack: proprio per aver bruciato la casa dei suoi vicini spacciatori di crack, viene costretto, dal capo della polizia di LaBorde, Hanson, a cercare notizie della sua compagna, Florinda. Questa è un avvocato che, per scoprire la verità sulla morte in carcere del figlio di un famoso musicista di colore, si era recata a Grovetown. Di fronte ad un documentario di National Geographic che mostra un accoppiamento degli orsi (il mambo che da il titolo alla storia), Hap e Leonard accettano; con Florinda, Hap ha avuto una breve relazione, che ricorda con molta nostalgia. Anche questo lo spinge, assieme a Leonard, ad andare a Grovetown.

Questa è una città che non ama i neri, nella quale è ancora il Ku Klux Klan a dettare legge, dove gli uomini di colore devono stare al loro posto,perchè così sta scritto nella bibbia, sorridere accondiscendente all'uomo bianco che da loro da vivere, chiamarlo "massa" (contrazione di mister). Una coppia di investigatori normali tornerebbe di filato indietro, non andrebbe a rompere l'equilibrio che governa la città: ma invece i nostri iniziamo ad andare in giro e a fare domande. A cominciare dallo sceriffo, un finto stupido con un un orchite al testicolo sinistro (che sembra sul punto di scoppiare). Al vicesceriffo, un energumeno con le mani come tronchi, che non nasconde la voglia che avrebbe di pestare per bene Leonard (presentatosi come "il negro più furbo del mondo") e Hap ("l'amico dei negri"). Non riescono a scoprire nulla di nuova, l'unica persona che in qualche modo li aiuta è Tim, un benzinaio, figlio del signor Brown, gran cavaliere del Klan.

A furia di far troppe domande, vengono pestati ben bene, in una tavola talda, dal cavaliere in persona e dai suoi scagnozzi. Qui Lansdale è bravo nel descrivere lo stato d'animo di Hap e Leonard i quali si rendono conto, forse per la prima volta di non essere quella coppia di invincibili che credevano: "Non solo ci eravamo resi conto di non essere invincibili, ma avevamo sperimentato la vera paura, e entrambi sapevamo bene che l'altro era spaventato. Non era la prima volta. Siamo sempre stati onesti a riguardo, ma quella volta la cosa era andata ben oltre la paura normale. Era l'impotenza. Non avevamo il minimo controllo su ciò che stava accadendo".

Tornano a casa a curarsi, ma entrambi sanno che dovranno tornare a Grovetown a regolare i conti e scoprire, infine, il vero motivo della scomparsa di Florinda: "avevo attribuito la colpa di ciò che era accaduto al bigottismo, invece erano state avidità e lussuria. Due peccati molto più antichi e primordiali, come l'accoppiamento istintivo di quei due orsi sul National Geographic ".

Diversi temi emergono dal libro: la pioggia che cade incessantemente, fino all'alluvione finale, che tutto spazza via. La forza della natura che pulisce la sporcizia dell'uomo. Il secondo tema è il razzismo, violento, raccontato con molta tranquillità senza alcuna censura. Un libro che è pieno di tante storie, come quella dello zio Benny, perso nel bosco, o i racconti fantastiche che raccontava il padre di Hap: questi possono sembrare inutili all'economia del libro, ma servono a creare quel clima da "ultima frontiera" (come ha scritto Dazieri nella postfazione), con le situazioni grottesche, i personaggi ai limiti del normale, i dialoghi "selvaggiamente" liberi e volgari. Tutto serve a rappresentare qualla parte dell'America che non appare nei libri, nei film di successo, e nei notiziari. Ma è un America altrettanto vera, violenta e tragica.

I link su ibs (con i commenti di Albys e Roano) e bol

Technorati: , ,

Webdesign sbagliato

Werner Ramaekers riporta sul proprio blog un'intervista a Jakob Nielsen, rilasciata al guardian. Nell'intervista riporta i principali errori comunemente fatti dai web designers, per es. le introduzioni in flash: "abbiamo 12 anni di documentata esperienza che ci dice che certe cose non funzionano e altre funzionano. Un esempio sono le introduzioni in flash. Quasi tutti sappiamo che non funziona, ma quasi sempre, un nuovo sito arriva e commete quell'errore. E' una cosa stupida".

Technorati , ,

Veleni d'Italia

Mi chiedo se in questo periodo, fra la paura delle bombe del terrorismo e il clima vacanziero che porta a sfuggire tematiche "pesanti" qualcuno abbia visto la trasmissione su Raitre "Veleni d'Italia" di Sandro Ruotolo. Dalle bombe presunte, che devono ancora esplodere, alle bombe ecologiche. Mentre le prime causano decine di morti civili e creano una violenta reazione emotiva, le seconde sono più subdole. Si muore dopo 10 20 anni, nel silenzio e nell'indifferenza. O peggio, non sei tu a morire, ma i tuoi figli, che vedi morire giorno dopo giorno di leucemia o di tumore. Mentre i primi hanno il sostegno e, forse, la speranza, che i responsabili delle stragi siano puniti, per le morti di amianto, dei rifiuti tossici, del Petrolchimico, non esiste alcuna speranza.

Interessante la seconda parte del servizio, dove paragona alcune discariche del sud, dove arrivavano anche rifiuti "umidi", che non dovrebbero essere presenti, e l'organizzazione delle provincie del Veneto. Come nel comune di Preganziol a Treviso, dove si raggiunge più del 70% di recupero. E dove si è dimostrato che con una buona politica di raccolta differenziata dei rifiuti, non servono mega-discariche e inceneritori.

Technorati ,,

12 luglio 2005

I video del massacro di Srebrenica

Su treviso.blog ho trovato questo post sul massacro di Srebrenica: riporta un link al sito della BBC contenente i video sull'ingresso delle truppe serbe nella città, la presa di possesso della città (con l'ultimatum alle truppe ONU olandesi) e uno che riporta le atrocità commesse.

Sempre sulla stessa pagina, oltre alla cronistoria, si mostra questa foto, che mostra il brindisi tra il ten. col. olandese Karremans che brinda col generale serbo Mladic.

Il massacro di Srebrenica

11 luglio 1995: le truppe Serbe entrarono nell'"area protetta" di Srebrenica, così dichiarata dalle Nazioni Unite. Il generale francese Philippe Morillon, al suo ingresso nella città mesi primaaveva dichiarato "Voi ora siete sotto la protezione dell'ONU. Non vi abbandonerò mai".

Le truppe serbe avevano posto sotto assedio la città e sfidato le truppe della NATO, portando due tank davanti alla città per vedere se li avessero bombardato. Non furono fermati. Entrarono con l'inganno, sui blindati dell'ONU, le cui truppe furono minacciate di rappresaglia se avessero opposto resistenza.
I militari serbi iniziano i rastrellamenti, a separare le donne dagli uomini, con la scusa ufficiale della ricerca dei criminali di guerra bosniaci.Inizio così il più grande genocidio, dai tempi della seconda guerra mondiale: 8000 morti, sepolti in fosse comuni, uomini dai 14 ai 70 anni.

Chi erano questi morti e perchè sono stati uccisi? Erano profughi musulmani bosniaci, sfuggiti agli eccidi delle truppe serbe e delle milizie sebobosniache durante la guerra in Bosnia, che si erano ammassati a Srebrenica a partire dal 1993. Il massacro avvenne sotto gli occhi delle truppe dell'ONU, un battaglione olandese. La popolazione civile aveva molta fiducia nei "caschi blu".

I responsabili del genocidio sono tuttora latitanti, probabilmente protetti dalle proprie milizie, all'interno della Repubblica serba di Bosnia, la Repubblica Srpska: sono l'ex presidente Karadzic e il generale Mladic.
Sono finiti sul banco degli imputati dal trinunale dell'Aja, come criminali di guerra.Ieri, per protesta contro le connivenze che hanno protetto fin'ora i responsabili del massacro, Carla del Ponte ha scelto di non partecipare alle commemorazioni "è un gesto di provazione nei confronti dell 'Onu: voi membri della comunità internazionale, osate andare a commemorare Srebrenica senza essere riusciti ad arrestare Karazic e Mladic! E' troppo facile partecipare alla sepoltura delle vittime".

La stessa comunità internazionale che non seppe difendere i civili bosniaci musulmani, dalla pulizia etnica. Forse perchè della morte di qualche migliaio di "peggiori mussulmani" (perchè la comunità bosniaca era poco osservante) non interessava all'Europa, in quegli anni convulsi del dopo muro di Berlino, nei quali si stavano delineando i nuovi equilibri politici e militari. Equilibri per i quali la presenza di una comunità musulmana, florida e ben integrata nel resto del paese, non era fondamentale.

Nell'ultimo numero della rivista "internazionale", si parla di Serbrenica, attraverso la testimonianza di due ragazzi bosniaci, Fatima e Damir. L'articolo parla anche della foto di Darko Bandic, fotografo croato, che mostra una donna impiccata, nel bosco vicono alla base dell'ONU a Tuzla. Era Ferida Osmanovic, la madre di Fatima e Damir: "mi sono chiesto quali cose orribili le erano successe per spingerla ad uccidersi. Ma non sono mai riscito a scoprilo."

Sulla storia della guerra in Bosnia: macondo, ecn
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11 luglio 2005

Maddechéahò: Lorenzo e la maturità

Avevo fatto la maturità l'anno prima e, nel 1993 facevo il primo anno di università. Mi ricordo che in quell'inizio di estate dovevo prepare l'esame di Fisica I, portato a termine con un onorevole 25.
Un esame difficile, ma ogni giorno alle 6 di sera smettevo per vedermi la trasmissione della Serena Dandini, con Corrado Guzzanti, Maddecheaò, costola della trasmissione Avanzi su Raitre.In questa trasmissione la Dandini cercava di preparare Lorenzo (il mitico metallaro) agli esami di maturità, infatti il sottotitolo era "come secernere agli esami".
Lorenzo era un classico metallaro dell'epoca: jeans, camicie a quadrettoni, magliette dei gruppi metal AC DC, Metallica .... Erano gli ultimi anni del metal, dei capelloni, dei jeans attillati, un vestiario e uno stile spazzato via dal grunge (nel 1991 uscì Nevermind dei Nirvana), infatti le camicione a quadri vengono da lì.Per Lorenzo, Guzzanti, aveva inventato un linguaggio, in parte incomprensibile: un dialetto romano al quale era stata tolta qualche consonante dalle parole. Un ragazzo più preoccupato di arrivare tardi alla partita di calcetto (ahò, se arrivi tardi se 'ncazzano!), che non studiare, uno che alla matura vuole almeno 45, ma 45 sacchi senno vado dal patata a lava i motorini!
L'ignoranza di Lorenzo era qualcosa di inarrivabile: così forte nelle sue convinzioni nelle sue teorie, da non riuscire a confutarle. Ecco alcuni sprazzi:

SERENA: Ma Lorenzo, veramente pensi che queste scritte sulle cartine siano presenti sui paesi?
LORENZO: Aho, maddeche ... così quando coll'aereo arrivi sul Lazio, quando vedi la "a", inizi ad atterrare.

SERENA: Questa sera vorrei parlare anche per tutti gli studenti che ci seguono da casa di alcune tecniche o strategie per fare una buona impressione sulla commissione d'esame…
LORENZO: T'ho detto che je faccio 'na dialettica che li stendo… Ahò, schiumano dopo du' minuti, je fischiano le 'recchie e chiedono pietà: commissario portace allo stadio…
SERENA: Ecco, appunto: la dialettica, l'esposizione orale. Analizziamo quello che hai detto, Lorenzo: "je faccio 'na dialettica che schiumano", che lingua è?
LORENZO: È italiano! Mandoabbiti ahò!


Ripensando ai ragazzi che oggi, cercano su internet le tracce del tema della maturità, le trovano, palesemente false e le usano ... viene da rivalutare anche Lorenzo.


E' uscito, edito dalla BUR la raccolta delle puntate della serie. Imperdibile, per il prezzo di 19 euro, la gioia di tornare a quella felice estate ..
Si può acquistare si excite e sul minisito del corriere.


10 luglio 2005

Stato di guerra vs stato di povertà

Abituati a vedere i conflitti degli altri, comodamente seduti sui divani delle nostre poltrone, e non fare niente. Ora che la guerra e le bombe arrivano in casa, abbiamo paura. “l'Islam ci ha dichiarato la guerra”: abbiamo considerato, fino al 11 settembre, gli arabi come esseri di una cultura inferiore, con quella brutta barba e la tunica lunga, e l'idea che queste persone possano averci dichiarato guerra ci sgomenta. Come nel film “Il pianeta delle scimmie”, siamo tutti diventati come Charlton Heaston, nella gabbia, che guarda le scimmie al di fuori delle sbarre, incredulo di essere stato catturato ed essere considerato lui un animale.

Ma quando andavamo noi a fare la guerra, non ce lo ricordiamo più? Quando andavamo a predare gli schiavi dal golfo della Guinea (e venivamo noi considerati dei mangiatori di uomini, perchè la gente spariva sulle navi), quando eravamo noi i colonizzatori, buoni, che portavamo la civiltà a colpi di cannone. Non siamo pronti a questa visione del mondo rovesciata: da predatore a preda.

Non pensavamo che arrivasse qualcuno, con l'idea di adoperare questa massa di povertà e ignoranza, e convincere qualcuno fra questi, col lavaggio del cervello, con una speranza illusoria cui può credere solo chi non ha nulla da perdere, al martirio. Alla guerra santa. Pensavamo che lo squilibrio della ricchezza nel mondo, dove i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, potesse durare per sempre.

La domanda, ora, è sempre la stessa: come si combatte il terrorismo? Certamente non possiamo lasciarci ricattare: non dobbiamo permettere che Al Quaeda diventi un interlocutore politico. Perchè oggi può chiedere il ritiro delle truppe, ma domani? Rinforziamo le leggi antiterrorismo? Forse può servire, anche se ho l'impressione che leggi più restrittive servano a placare una reazione emotiva, del momento. Sicuramente potrebbe servire un unica procura anti-terrorismo (come già successo per il terrorismo rosso delle BR e per la mafia), che possa agire però a livello europeo. Ossia tutti gli stati dell'Unione dovrebbero collaborare scambiandosi le informazioni ed uniformando le leggi in materia di controllo e immigrazione. Altrimenti, se diventa difficile fare un attentato in Italia, posso sempre andare a Berlino (per es.). Ma per sgonfiare la minaccia, occorre levare al terrorismo tutti gli alibi.

Allora facciamo un passo indietro: torniamo al concerto del Live 8, che aveva l'obbiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica sui temi della povertà del mondo, nell'ottica di influenzare le decisioni del summit del G8. È servito allo scopo? Da quanto emerge dale 43 pagine del documento firmato dai grandi, non sembra. La questione del commercio, con i paesi “poveri” non è stata sollevata: questa avrebbe potuto sollevare l'economia di questi paesi, come avvenuto con i paesi asiatici, che esportano merci nei nostri paesi ad armi pari, anzi ...

Un es: tra gli sponsor del concerto c'erano molte società di telecomunicazioni. Per fare cellulari più piccoli e più funzionali si usa il coltan, un minerale estratto dallo Zaire. Quanta parte degli introiti (alti) credete che vedano gli zairesi? Chissà cosa ne pensano gli artisti, come Geldof, che ha dichiarato di sentirsi soddisfatto da quanto stabilito dal G8.

La realtà è che i paesi ricchi fanno qualcosa per i paesi del terzo mondo solo se dietro c'è un'opportunità politica. Come l'Italia, che ha cancellato il debito che l'Etiopia aveva con noi. E noi abbiamo bisogno di rafforzare la nostra influenza nel corno d'Africa. Intendiamoci: non siamo ingenui tanto da credere che gli stati siano delle società di beneficienza. Se un'opportunità politica può portare a dei benefici “pratici”, non c'è nulla di male. In questa direzione è da sottolineare, in senso positivo, la decisione di elargire un finanziamento alle famiglie palestinesi: in questo modo si potrebbe risolvere un problema storico. E togliere un alibi ad Al Quaeda, che nei suoi discorsi cita spesso l'ingiustizia subita dai palestinesi, per il diverso peso della giustizia tra Israele e Palestina.

, G8,

08 luglio 2005

Bombe a Londra: come fermiamo il terrorismo?

L'analisi più lucida, dopo le bombe a Londra, l'ha fatta Blob, ieri sera (7/7), mostrando in sequenza prima i commenti dei TG alla notizia dell'esplosione delle bombe (anche quelle isteriche di Fede, l'unico a dare la responsabilità ai No Global). Poi la risposta di Blair "E' un giorno molto triste per il popolo britannico. Ma dobbiamo proteggere il nostro modo di vivere" (repubblica). E infine un video che mostrava, in rapida sequenza immagini che mostravano quanto, nel mondo occidentale, si spende per mangiare, per poi dimagrire, per gli antidepressivi e per il viagra .. Non è questa la civiltà che intendo salvare.

Ma le bombe fanno paura: non voglio aver paura a prendere la metropolitana, il treno ... il terrorismo va combattuto, punto e basta. Ma siamo sicuri che la politica adottata fin ad'ora sia quella giusta? Ne è convinto Bush: «Quanto vediamo alla tv—ha detto il presidente degli Stati Uniti — conferma che noi crediamo nella vita umana, i terroristi predicano la morte. La guerra al terrorismo prosegue. Mi ha colpito la risolutezza di tutti i leader. Cattureremo e consegneremo i colpevoli alla giustizia, sostituiremo l'ideologia della speranza alla loro dell'odio». E Putin: asserito che «non conta dove avvengano— NewYork, Mosca, Londra —: gli atti terroristici devono generare la condanna universale e l'unità d'azione dei Paesi civili, basta con due pesi e due misure. La strage di Londra è la prova che sinora è stato fatto troppo poco». (corriere) Per fortuna: chissà cosa ne pensano in Cecenia, dove il rispetto dei diritti civili è gia stato censurato dall'Unione Europea.

La strada della guerra è l'unica percorribile? Non credo: oggi non esistono più eserciti regolari da combattere (l'alto numero delle vittime civili lo testimonia: e non possono essere tutti guerriglieri o terroristi), nè esiste un campo di battaglia. La vera lotta si effettua eliminado le fonti finanziarie dei terroristi: sganciandoci dal ricatto del petrolio, ad es., anche se questo è un discorso a lungo termine. Ma si possono bloccare i trafficanti di droga (dall'Afghanistan, che ora è stato liberato) e di armi. Le armi vendute dai paese occidentali ai paesi del terzo mondo (unità).Oggi Magdi Allan parla della necessità di reprimere il processo di radicalizzazione dell'estremismo islamico, che nell'occidente è stato sottovalutato. Bene: ma questo può essere fatto portando avanti un lavoro di intelligence che porti all'individuazione delle cellule.

Ma soprattutto eliminando le situazioni di povertà dei paesi arabi, a cominciare dall'Iraq, tanto per fare un es., dove abbiamo la possibilità di operare. Sono convinto che, per la situazione di caos che si è creata, non sia possibile andarsene: troppo debole la democrazia (reale?) che si è creata e troppo poco forte la polizia locale per poter essere lasciata sola. La scomparsa del dittatore ha lasciato un vuoto nel quale si sono inseriti i terroristi, creando una situazione torbida nella quale si mescola la guerriglia contro l'occupazione e il terrirismo vero e proprio. Ma a due anni dalla fine della (finta?) guerra è possibile che la popolazione iraqena stia in una situazione precaria, senza acqua, luce? Col terrore delle bombe (che non colpiscono solo le capitali occidentali, ma anche i civili a Baghdad) nemiche, delle bombe amiche lanciate per sbaglio, dei morti ai check point ...

Non è questo il modo di esporare la democrazia. Non è con lo scontro di civiltà che si risolvono i problemi: come ha scritto oggi Grillo"E poi l’integrazione, chi viene in Europa dovrebbe rispettarne le leggi o andarsene. Voglio un’Europa sorridente, multietnica, unita dagli stessi valori, in cui lo Stato viene sempre prima delle dottrine religiose e dei fanatici."

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Bad chili di Joe Lansdale

Uno dei libri più divertenti che abbia mai letto. E questo basterebbe per iniziare e terminare la recensione. Un umorismo feroce, politicamente scorretto, una satira che colpisce direttamente tutti i luoghi comuni del sud, non solo degli Stati Uniti. I gay, la chiesa metodista, la chiesa battista ...

Un noir che ha come protagonista una coppia incredibile : un nero, gay, Leonard e un bianco, Hap, senza fisso lavoro, amico di Leonard.
Il libro inizia con Hap che, tornato da un periodo di lavoro, viene ferito da uno scoiattolo e ricoverato in ospedale. L'amico Leonard è appena stato lasciato dal suo fidanzato Raul, per un motociclista, Cavallo Mc Nee. Quando questi viene trovato morto, Leonard, che non è propriamente un personaggio del tutto tranquillo, è in cima alla lista dei sospettati. A questo punto Hap, che in ospedale ha conosciuto un'infermiera, è costretto ad aiutare il suo amico. E ad andare oltre la legge per scoprire un traffico di video "proibiti", un commercio illegale di grasso, fino a rivelare la vera identità di Cavallo.

Un noir che parte leggero, ma picchia forte alla fine, con scontri stile western, persone che vengono torturate e poi ammazzate, sangue, fucili e pistole, in puro stile pulp.
Le battute, i dialoghi oltre i limiti del volgare e il clima leggero nel quale si muove la storia servono, per contrasto, a evidenzare la realtà del posto, il Texas: paese nel quale è normale, per una persona, andare in giro con un calibro 12 nel baule della macchina.

Ecco un es, dove Hap spiega la sua teoria sull'amore:
Leonard mi raccontò di Raul, di come le cose erano peggiorate tra loro, e di come il ragazzo era più folle di quanto avesse immaginato. Era una storia abbastanza comune, l'avevo già udita molte volte, ma si trattava di uomini che parlavano di donne. Però l'amore è l'amore, e anche se gli amanti sono dello stesso sesso i problemi non sembrano cambiare di molto, a parte il fatto che si scopa molto di più. Gay o no, gli uomini sono uomini, e agli uomini piace un sacco scopare. Potete scriverlo nel vostro libro nero, poi strappare la pagina, accartocciarvela e fumarvela.

Attenzione a non considerare questo solo un giallo leggero. Dal libro emerge una realtà cupa, che personalmente non conoscevo, nella quale si intrecciano storie di poliziotti corrotti, ex picchiatori di lotta libera, il re del chili, un industriale senza scrupoli. Qui non siamo nell'America sfavillante delle luci, dei grattacieli: siamo nella provincia dell'impero, con disoccupazione, discriminazione razziale e sociale che colpisce le fasce deboli della popolazione:
Leonard gettò un'occhiata ai giocatori di bigliardo, attraverso il vetro. Non disse nulla, ma il suo viso rivelava molto. Leonard pensava che la maggior parte di quelle persone fossero parassiti, pigri e inetti. Probabilmente aveva ragione, fino ad un certo punto. Ma secondo me la vita non funzionava così. Bianchi e neri. Buoni e cattivi. La maggior parte delle volte era un misto.. Quello era ciò che rendeva tutto così difficile. Non era possibile generalizzare, per un pensatore come me. C'erano teste di cazzo su entrambi lati della medaglia, ma c'erano anche brave persone che stavano attraversando un brutto periodo. Qualcuno non ti paga un lavoro, ti si rompe la macchina, e all'improvviso ti trovi declassato da piccolo borghese a vagabondo che dorme sotto i ponti e spinge per strada un carrello da supermercato.

Questa storia poteva essere ambientata solo in Texas il luogo che, come afferma Lansdale "è uno stato d'animo, o più semplicemente, il luogo ideale per un romanzo". E' il paese degli eccessi, dove tutto è portato all'estremo: estreme le situazioni, i personaggi e gli eventi della natura. L'ultimo west che rimane, dove Hap e Leonard sembrano gli ultimi cow boy che lottano per la giustizia.

I link su bol e ibs (dove trovate i commenti di Albys e Romano)

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07 luglio 2005

Carlo Giuliani, ragazzo

Sull'onda delle immagini del TG sul G8 e sulle manifestazioni, mi sono rivisto il film documentario "Carlo Giuliani, ragazzo", di Cristina Comencini. In realtà avevo registrato, all'inizio, anche Fuori Orario, di Giusti, che iniziava intervallando le immagini di Giotto (il pittore), con quelle del G8 (il summit).

A 4 anni di distanza, riveder quelle immagini da ancora una senzazione amara, di sconfitta: perchè a Genova, quel 20 luglio 2001, abbiamo perso tutti. Hanno perso le organizzazioni pacifiste (Lilliput, le Acli ...) e tutte le persone che, non legate a nessun simbolo, se non l'idea di voler manifestare il dissenso nei confronti dei grandi. Perchè di tutto si è parlato, in quei giorni, eccetto dei temi del G8 (il summit): la povertà, la fame, il problema dell'acqua ...

Nelle immagini che ci tornano alla memoria sono presenti solo i Black Block, responsabili delle distruzioni, gli incendi, che come le cavallette, arrivano distruggono e se ne vanno. Indisturbati: e la polizia e i carabinieri che arrivano dopo e caricano e pestano i manifestanti, colpevoli solo di essere nel posto sbagliato. Ma Genova, in quei giorni, si aveva il sospetto, che qualunque posto fosse sbagliato: nonostante la manifestazione fosse stata autorizzata.Col senno di poi possiamo forse dire che l'errore dei manifestanti sia stato quello di lasciarsi trascinare verso un clima di scontro col le autorità: i proclami, "violeremo la zona rossa"!!! Beh, e a cosa sarebbe servito? Una dimostrazione simbolica: ma di cosa. Dobbiamo parlare del summit o fare a braccia di ferro con lo stato?


A perso anche lo stato: due volte. Perchè quando si vedono i carabinieri o la polizia picchiare delle persone a terra, non si può fare a meno di pensare "ma cosa stanno facendo"? Come se ci fosse un senso di libertà dietro quelle manganellate, un liberarsi da un senso di frustrazione. Fino ad arrivare a quella insensata carica della manifestazione (autorizzata) che sfilava in via Tolemaide: con i carabinieri che caricavano dalle stradine laterali e frontalmente. E che sparavano, come confermato dai filmati e dalle foto (di giornalisti, ma anche di privati): per che motivi si deve sparare su manifestanti?

Seguiamo il filo del fim, che riprende gli ultimi istanti, prima della morte di Carlo Giuliani, in piazza Alimonda. Parte dalle immagine di Carlo in via Tolemanide, che osserva gli scontri. Da una strada laterale entrano in gioco anche i due defender, ma mettiamoli da parte, per il momento.

Ad un certo punto, la carica viene respinta e i carabinieri, e i defender, indietreggiano, verso via Caffa, fino in piazza Alimonda. C'è un qualcosa di selvaggio nella corsa dei manifestanti che inseguono i carabinieri: la rabbia e la liberazione di chi è stato picchiato, randellato tutto il giorno.

Ora potrebbe entrare in segna un Lucarelli per raccontare gli attimi seguenti: della verità ufficiale e di quella reale. Dei si dice: si dice che la camionetta fosse rimasta isolata, nella piazza, circondata da energumeni, bloccata da un bidone. Si dice che un carabiniere (oggi congedato), per il panico di essere linciato abbia estratto l'arma. Si dice che Carlo giuliani avesse preso l'estintore e che volesse sfondare il lunotto per fare violenza agli occupanti del defender.

E poi lo sparo: dopo lo sparo, la scena può riprendere a velocità normale, anzi prende una leggere accelerazione. Il defender scompare, e rimane un corpo per terra.Per fortuna che esistono i filmati, le foto, che smentiscono i si dice: la camionetta non era isolata, c'era un plotone di poliziotti, con tanto di furgoni, a 20 metri. Che durante la carica, selvaggia e violenta, questo si, non si muove per aiutare i colleghi. Attorno alla jeep ci sono 15, 20 persone, che però, lanciano pietre altri oggetti anche agli altri carabinieri. Carlo (un gigante alto 1,65), è a 4 metri dalla jeep: cosa poteva fare, più che lanciare l'estintore? (che certo è già di per se un gesto da condannare). Carlo riceve lo sparo: il defender ora effettua la retromarcia e passa sopra il corpo di Carlo. Due volte.

"Cazzo, cazzo, no ..." si sente dire dal video, che attesta che in 4 secondi il defender, bloccato, con gli occupanti terrorizzati, esce di scena. Rimane un corpo a terra. I violenti, gli energumeni, quelli che volevano linciare i poveri cc, cercano di soccorrere Carlo. Per poco, perchè poi arriva un plotone di polizia in tenuta antisommossa (potevano arrivare prima? e perchè la polizia, dove sono i colleghi dei carabinieri aggrediti?) che circonda il corpo: non cercano di rianimare o di aiutare il ragazzo a terra. Le due infermiere che arriveranno per prime, diranno che il cuore batteva ancora.

Da qui in poi inizia la sceneggiata: "Sei stato tu! sei stato tu ad ucciderlo! col tuo sasso" urla un poliziotto (non voglio dare nomi). Con Carlo ancora in agonia si mette in scena la pista dello sparo che avrebbe colpito un sasso che avrebbe colpito ....

Si è che infierito sul corpo: bruciature, botte ... lo sparo non ra abbastanza. Riporto le parole di Heidi Giuliani, la madre "Si è detto che Carlo fosse un punkabbestia ... e se anche fosse?".


La manifestazione, le cariche, lo sparo e il corpo a terra. Questo è quello che rimane del G8 a Genova: quanti Montalbano devo leggere per riprendere la fiducia nel mio stato? Quanti eroi (come Calipari) servono per dimenticarci di questo morto? Nella speranza che, questa volta, si parli dei problemi, quelli veri. Nella speranza che le persone che proclamano la violenza, violazioni di zone rosse, non vengano ascoltate. Che la polizia faccia la polizia e non ci lasci quella brutta immagine ...

Qui trovate della documentazione: pillolarossa e piazzacarlogiuliani.org

Carlo Giuliani, G8, Genova G8

06 luglio 2005

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Ho trovato la recensione del film di Elio Petri su thrillermagazine, e non ho saputo resistere. Sono sempre stato un fan di Volontè, da "Per qualche dollaro in più", a "l'Armata Brancaleone", "A ciascuno il suo" ...

Ho messo un commento sul sito, che riporto qui (altre info su lagrandefamiglia e cinematografo.it):

Un film che nasce da una provocazione: può un funzionario dello stato mettersi al di sopra della legge, anzi sfidarla? In uno stato che si arriga il diritto/dovere di controllare i suoi cittadini, chi controlla il controllore?
Il "dottore" non ha dubbi: "repressione è civiltà", come sostiene in un discorso nel nuovo ufficio politico della questura di Roma. Sarà lo studente, che viene accusato dell'omicidio a rinfacciargli, durante l'interrogatorio faccia a faccia, che invece la repressione è solo un mezzo per imporre un controllo, dello stato sui propri cittadini.

Il film finisce con l'ultima sfida: la lettera di autodenuncia. Io dichiaro di essere stato l'assassino, vediamo se siete in grado di giudicarmi e di condannarmi?
Il "dottore" immagina, nella sua fantasia esaltata, la più probabile soluzione del caso: per quanto numerose e schiaccianti possano essere le prove del suo crimine, i suoi superiori, più timorosi di uno scandalo che desiderosi di servire la giustizia, le smantelleranno ad una ad una, perché egli, come poliziotto, non può essere che al di sopra di ogni sospetto.

Un film che è sia una ricostruzione del clima politico dell'epoca, eravamo all'inizio della stagione delle stragi, che un'indagine psicologica. Un'interpretazione grandiosa di Gian Maria Volontè: sia nei tratti fisici, i capelli schiacciati dalla brillantina, sia nel modo di vestire, scontato in un vestito d'ordinanza, che nel modo di parlare, lirico e teatrale nei confronti dei sottoposti o dei comuni mortali, umile e sottomesso nei confronti dei superiore ("il commendatore").

Indagine su un cittadino ha vinto l'oscar come miglior film straniero nel 1970, il premio speciale della giuria a Cannes, il David di Donatello per il miglior film e miglior attore (Volontè).

Gian Maria Volontè,

Ciampi reloaded

Probabilmente Ciampi è, in questo momento, il miglior candidato come presidente della Repubblica. Anche se avrei preferito una presa di posizione più decisa nei confronti di Berlusconi e delle sue uscite. Dopo Ciampi potrebbe finire la generazione dei preseidenti che sono anche stati padri fondatori della repubblica, dunque, meglio lui nel 2006, che un candidato zerbino.

Mi aggrego alla lista di blog a sostegno della sua rielezione, che fanno capo a questo blog, che mi è stato segnalato da fratelliditalia. Soprattutto dopo quanto accaduto ieri: non so se qualcuno ha guardato blog ieri, che alla fine ha confrontato i servizi dei vari telegiornali. Si passava dall'aggressione del TG3, al silenzio del TG5, che mostrava solo Borghezio che sbraitava. E anzichè aggressione parlava di "contestazione".

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05 luglio 2005

La contestazione a Ciampi

La notizia: Ciampi contestato mentre stava parlando al parlamento europeo. Dei parlamentari leghisti, Borghezio, Speroni e Salvini, al grido di "basta euro" e inneggiando a Bossi, hanno la bandiera della padania .....
Che Ciampi fosse inviso al centrodestra si sapeva. Dopo aver rispedito al mittente le due leggi, la riforma della giustizia e la Gasparri, la casa delle libertà (che si prende) non può permettere che al Quirinale sieda una persona che dice no. L'attacco di oggi, però, ha di fatto rinforzato il fronte pro-Ciampi: da Prodi a Berlusconi, da Follini a Mastella. Anche nel centro destra, probabilmente, qualcuno che vedrebbe di buon occhio la rielezione di Ciampi, come presidente di garanzia, deve esserci.

Allora mi domando: a cosa è servita la pagliacciata? A rinfocolare la linea "l'euro-è-la-causa-di-tutte-le-disgrazie"? Ma ci crediamo veramente? Oppure devo pensare che sono state mandate avanti le prime linee, per un'azione di disturbo, per testare il terreno ...

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Una giornata particolare

Oggi è una di quelle giornate dove vorresti bloccare, premendo stop, il nastro della giornata e poter fare rewind e ricominciare tutto da capo.
Tutto è iniziato col dimenticarmi il portafoglio a casa: e allora torna di fretta a casa, prendi il portafoglio e corri che se no perdi il treno.
Poi l'abbonamento, lasciato nell'altro paio di pantaloni ....
Infine il dramma: sul treno ho scoperto di aver lasciato a casa il libro "Bad Chili" di Joe Lansdale. Ho dovuto fare tutto il viaggio ad ascoltarmi tutto quello che raccontavano i vicini su vita d'ufficio, scene fantozziane, capi rompiballe ...
E tutto perchè ieri sera, è dura da confessare, mi sono messo a leggere in bagno. E stamattina, il libro, lì è rimasto.

Ok: ho imparato la lezione. Oggi alla feltrinelli, l'ho ricomprato, così stasera torno nel mio letargo letterario.
Secondo, come Barney

Non devo più leggere in bagno
Non devo più leggere in bagno
Non devo più leggere in bagno
Non devo più leggere in bagno
Non devo più leggere in bagno
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04 luglio 2005

Zombies italiani

Ho visto le immagini del congresso dell'UDC: ho visto le facce di politici che credevo di aver dimenticato; gente che pensavo avesse avuto il buon gusto almeno, l'intelligenza, se non l'onestà di non partecipare più alla vita politica. Mi riferisco ai Gava, Forlani (che non sono passati inosservati (su lapadania e ilsole24ore), per non parlare di Cuffaro, inquisito in Sicilia. E di Andreotti, inquisiti e condannato, che viene chiamato a discutere delle più disparate questione, manco fosse l'oracolo di Delfi.

Altro che zombi di Romero ... Una considerazione: questi dinosauri sono ancora mantenuti dallo stato, cioè da chi paga le tasse: leggete qui

Un discorso del tutto analogo si potrebbe rifare per i pensionati del Senato; ci limitiamo a qualche nome famoso: pensionati del Senato sono ad esempio Severino Citaristi, Antonio Gava (con quasi 200 milioni annui), Carlo Bernini, Claudio Vitalone, Giulio Andreotti il quale non ha negato di aver sommato la pensione da ex ministro con l'indennità da senatore a vita e con la liquidazione anticipata di una parte del vitalizio da ex deputato, "richiesta perché altrimenti non avrebbe potuto cumulare gli introiti di Montecitorio con quelli di palazzo Madama".

03 luglio 2005

La luna di carta di Andrea Camilleri

Camilleri si allontana dalle strade del giallo classico, addentrandosi, come ne L'odore della notte, nell'indagine psicologica. Dall'intrigo investigativo, all'intrigo delle anime, che in questo libro sono torbide e complesse, che Camilleri paragona ad un mare nel quale Montalbano rischia di affogare.

La storia inizia con la morte di Angelo Pardo, un informatore medico-scientifico, ucciso da un colpo di pistola in faccia. Nell'indagine Montalbano si imbatte in due donne: la sorella, Michela, legata a lui in modo fin troppo protettivo. Questa la descrizione che ne viene data “una quasi quarantina, a prima vista una superstite figlia di Maria, occhi vasci darrè l'occhiali, capelli col tuppo, mani stritte sulla borsetta, insaccata in un vistitazzo largo e grigio”.

Michele aveva anche un'amante, Elena Sclafani, cui faceva anche regali costosi. Una donna bellissima ma pericolosa: “una trentinna biunna in un assurdo chimono, labbra inbronciate di un rosso foco pur senza un filo di trucco, occhi cilestri assunnati”.

Schiacciato dalla morsa delle due donne, che nascondono parte della verità, il commissario inizia a domandarsi: chi è veramente l'ucciso? Finirà per essere ingannato da entrambe le donne, come quando da piccolo aveva creduto ad una favola del padre "Quann'era picciliddro, una volta sò patre, per babbiarlo, gli aveva contato che la luna 'n cielu era fatta di carta. E lui, che aviva sempre fiducia in quello che il patre gli diciva, ci aviva criduto. E ora, maturo, sperto, omo di ciriveddro e d'intuito, aviva nuovamente criduto come un picciliddro a dù fìmmine..., che gli avivano contato che la luna era fatta di carta.".

Montalbano deve indagare anche su un traffico di droga, che sta uccidendo noti politici dell'isola: l'indagine rischia di trasformarsi in una rogna, perchè rischia di rivinare l'immagine di uomini politici "illustri" e Montalbano non vuol far la fine di certi giudici di Milano “Hai visto che gli sta capitando ai giudici di Mani Pulite? Gli viene rinfacciato che sono loro i responsabili dei suicidi e delle morti d'infarto di alcuni imputati. Sul fatto che gli imputati erano corrotti e corruttori e si meritavano il carcere si sorvola: secondo queste anime belle il vero colpevole non è il colpevole che, in un momento si vergogna, si suicida, ma il giudice che l'ha fatto vergognare”. L'incursione nella vita politica continua con il riferimento ad un ceto palazzinaro “milanisi”, che, dopo lo sconquasso di Mani Pulite, aveva fondato un partito, nel quale erano confluiti molti personaggi politici siciliani.

Nel libro, Camilleri ha riutilizzato il meccanismo cinematografico (primo piano, primissimo piano, dissolvenza) per rappresentare, nell'immaginazione del commissario, la scena del crimine. Come nel precedente libro "Privo di titolo", per la scena dell'aggressione al giovane socialista.

L'indagine sull'omicidio si aggancierà a quella sulle morti illustri per droga: Montalbano, aiutato dal fidato Fazio e dall'immancabile Catarella riuscirà a sciogliere i nodi dell'inchiesta e trovare la verità. Che Montalbano troviamo in questo libro? Un uomo che Camilleri sta facendo invecchiare, libro dopo libro, rendendolo più riflessivo, come ne "La pazienza del ragno" (il libro si apre con la scoperta della paura della morte), alle prese con i problemi dell'avanzare dell'età, come i vuoti di memoria. Vergognandosi di dover prendere appunti, con i punti salienti dell'indagine, si scrive una lettera. Insomma è un Montalbano molto più umano e vero, che non si può non amare.

Avrei voluto scrivere queste righe in modo diverso

Carissimo dottori e commisario Montalbano

la ringrazio ancora una volta per il grandissimo piaciri che ci rigala ad ogni indagine ...

I link su bol e ibs

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01 luglio 2005

Lo stato nello stato

Partiamo da questa notizia del corriere: la DIGOS di Genova ha effettuato decine di arresti, tra appartenenti alle forze dell'ordine, appartenenti ad un'organizzazione, chiamata DSSA «Dipartimento Studi Strategici Antiterrorismo (servizi d’intelligence, ricerche, analisi e studi strategici). Il sito, oscurato è questo (ma il contenuto è visibile qui); tra gli arrestati, due persone, non appartenenti alle forze dell'ordine, e presunti capi dell'organizzazione: Gaetano Saya e Riccardo Sindoca. Fondatori, tra l'altro, di un'organizzazione politica denominata Destra Nazionale - Nuovo Msi. Qui il curriculum.

Il corriere riporta che si è arrivati a questa scoperta dalle indagini sulla morte di Quattrocchi. Su l'unità si va oltre, ipotizzando che la motivazione per cui l'indagine sia stata affidata proprio alla Digos di Genova è la "volontà di riscatto della polizia ligure dopo il coinvolgimento dell'ex capo della Digos genovese, Spartaco Mottola, nell'inchiesta del pestaggio dei ragazzi nella scuola Diaz durante le manifestazioni anti-G8 del luglio di quattro anni fa".

Dalla notizia ai "si dice": si dice che Quattrocchi fosse in realtà un agente di questa struttura e per questo sarebbe stato ucciso (da baluba.it). Qui il video di Newsettimanale che mostra immagini delle ultime giornate del contractor: si mostrerebbe che, in realtà, era in missione antiterrorismo per conto degli USA.

Cosa emerge da queste notizie: che in Italia non si riesca mai a fare chiarezza su certe vicende delicate. L'eroe che "aveva fatto vedere come muore un italiano" chi era in realtà? un agente? un paramilitare? Anche la missione in Iraq permette di arricchire l'armadio dei misteri italiani: perche siamo andati in Iraq? Qual'è la verità sulla videnda Calipari? ..

Una seconda considerazione: la notizia di una polizia parallela in Italia può ancora sorpenderci? Dalla stagione delle stragi, fino a Ustica e alla vicenda della uno bianca, si è sempre parlato di servizi segreti deviati e dell'esistenza di uno "Stato nello stato". Fino ad arrivare all'arresto di Riina che, secondo molti, sarebbe stato uno scambio fra lo stato e i vertici della mafia (clarence banca della memoria) per proteggere i vertici veri della cupola. Chiediamoci allora: quanto questa indagine è vera e quanto questa uscita è pilotata? Da questa notizia stiamo veramente scoprendo qualcosa di nuovo o qualcosa che sapevamo già?

Terrorismo, mafia, servizi+segreti