31 maggio 2009

Caso Sircana, caso villa Certosa

Belpietro ha fatto bene ha pubblicare l'indicrezione sulle foto di Sircana. Questo si diceva nella primavera del 2007, su un blog del settimanale Panorama.

Si può tranquillamente sbattere il loro nome in prima pagina, ma quando si tratta di un politico allora lo scoop diventa linciaggio, e il diritto di cronaca un’arma impropria al servizio della faziosità dell’una o dell’altra parte. Naturalmente, a me non interessa nulla di ciò che Silvio Sircana fa nel suo privato, così come delle sue inclinazioni sessuali. Al massimo, essendo uomo pubblico e al servizo di un’istituzione, mi periterei di usare la massima cautela nei comportamenti. Ma l’intoccabilità del potere, quello proprio no.

Pansa (il revisionista) parlava addirittura di dimissioni, sempre dalle colonne del giornale.
Dimettersi. Questo dovrebbe fare Silvio Sircana, il portavoce del premier Romano Prodi. Prima lo farà e meglio sarà per lui e per il presidente del Consiglio.
[..]
Poi l'esistenza degli scatti affiora dall'inchiesta di Potenza su Vallettopoli. E il 14 marzo viene rivelata con precisione da un solo quotidiano: il Giornale, diretto da Maurizio Belpietro, l'unico a pubblicare il nome di Sircana. Dico subito che anch'io avrei fatto come lui. Sircana non è un signore qualunque: è un deputato, è il portavoce del premier, è un politico importante. Potrebbe tagliare la testa al toro e raccontare l'imprudenza di quella sera romana. Ma non lo fa. Rimane in un limbo: non ammette e non nega. Poi dirà: «Il mio commento a questa vicenda è il mio silenzio».A prendere le difese del Portavoce Incauto si alzano dei pessimi difensori. Prima di tutto, un fronte trasversale di politici che strillano indignati. Insieme a loro, si scatenano contro il Giornale due quotidiani legati al centrosinistra. Europa, il foglio della Margherita, titola: «Belpietro, che schifo». L'Unità s'aggrappa all'illusione che le foto non esistano. Infine scende in campo il difensore peggiore di tutti. È il Garante per la privacy, Francesco Pizzetti. Lui emette un divieto di stampa, fatto apposta per Vallettopoli e che prevede il carcere. L'editto censorio passerà alla storia come «la normativa Sircana».

Non si capisce allora, se l'ex direttore del Giorale ha fatto bene allora
o ha fatto bene oggi, quando dice di aver sventato un complotto.

Dopodiché...
«Qualche giorno fa torna Amadori e mi dice: guarda che questo qui sta cercando di piazzare ancora quel servizio, l’ho risentito, ci siamo incontrati, pare stia trattando per un milione e mezzo di euro, sembrerebbero interessati Gente e un tabloid inglese che pubblicherebbe il servizio a ridosso del G8. Monica Mosca (direttrice di Gente, ndr) è andata a Parigi per discuterne con il suo editore Hachette».

Questo riferisce Amadori.
«Ovviamente continuo a non essere interessato perché non è affare mio. L’unica cosa che mi limito a fare, siccome la richiesta è enorme, è segnalare agli avvocati di Berlusconi che qualcuno dice di avere fotografie che riguardano Villa Certosa».

[..]
Quindi tu le foto non le hai viste.
«No».
E non sai dire quante sono.
«Non ne ho idea».
Più o meno sai che cosa si vede.
«Da quanto mi hanno raccontato, in alcune Berlusconi che scende dall’aereo presumibilmente a Olbia, poi molti scatti dell’interno della villa con il premier ceco e il suo seguito, accompagnatori e accompagnatrici».
Gente in costume, in topless?
«In una proprietà privata magari prendono il sole».

I gabbiani di Montalbano

La danza del gabbiano di Andrea Camilleri, il libro apena uscito con protagonista il commissario Montalbano.
«Il romanzo inizia con la scomparsa, nientemeno, che del suo fido ispettore Fazio, che metterà il povero commissario in un gioco dannato. E poiché è avanzato con gli anni, si lamenta ed è stanco di lavorare, ma non potrà sfuggire al suo destino. Nemmeno a quello in cui lo induce l'ennesima donna tentatrice. Finché ce la fa». (Andrea Camilleri, da un'intervista a Gente in edicola il 4.5.2009)

L'incipit, preso dal sito di
Vigata

Fu verso le cinco e mezza del matino che non ce la fici cchiù a ristarisinni corcato coll’occhi sbarracati a taliare il soffitto.
Era ’na cosa che gli era principiata con le vicchiaglie: di solito, passata la mezzanotti, si stinnicchiava a letto, liggiva ’na mezzorata, appena che la vista accomenzava a fargli pupi pupi chiuiva il libro, astutava le luci del commodino, pigliava la posizioni giusta, che era di corcarisi supra al scianco destro, le ghinocchia piegate, la mano dritta aperta a palmo in su supra al cuscino e la guancia appuiata alla mano, ’nsirrava l’occhi e di colpo s’addrummisciva.
Spisso per fortuna annava avanti col sonno fino a matino, capace che se lo faciva in una sula tirata, ma inveci certi nuttate, come chista appena passata, fatte sì e no un dù orate di durmuta, s’arrisbigliava senza nisciun motivo e non c’era cchiù verso d’arrinesciri a ripigliari sonno. Una volta, junto allo stremo della disperazioni, si era susuto e sinni era ghiuto a vivirisi mezza buttiglia di whisky, nella spiranza che gli faciva calare sonno.
La conseguenzia era stata che s’era appresentato in commissariato all’alba e completamenti ’mbriaco. Si susì, annò a rapriri la porta-finestra della verandina.
La jornata che s’appresentava ’na vera billizza, tutta tirata a lucito, pariva un quatro ancora frisco di colore. La risacca assaccava però tanticchia cchiù forte del solito. Niscì fora ed ebbe un addrizzuni di friddo. Si era a mità majo e in altri tempi già ci sarebbi stato un cavudo squasi estivo, invece la jornata pariva ancora marzulina. Forsi si sarebbi guastata verso la fine della matinata. A mano dritta, da monte Russello, arrancava già qualchi nuvola nivura.

Trasì, annò in cucina e si priparò il cafè. Si vippi la prima tazza e si chiuì in bagno. Quanno niscì, vistuto, pigliò la secunna tazza di cafè e se l’anno a viviri assittato nella verandina. «Matutino è stamattina, commissario!». Isò ’na mano in signo di saluto. Era il signor Puccio che ammuttava la varca in acqua, ci acchianava, principiava a remare puntanno al largo.
Da quanti anni era che gli vidiva sempre fari gli stissi movimenti? Po’ si perse a taliare il volo d’un gabbiano. Oramà gabbiani sinni vidivano picca, va a sapiri pirchì avivano traslocato in paisi. Ma macari a Montelusa, a deci chilometri dalla costa, ci nn’erano a centinara, era come se l’aceddri si fossero stuffati del mari e sinni stissiro alla larga dalle onde.
Pirchì si erano arridotti a circare il loro mangiari nella munnizza citatina invici di annari a piscarisi pisci frisco? Pirchì si erano degradati fino a dovirisi sciarriari coi surci per una testa di pisci putrefatto? Ma si erano volutamente arridotti accussì o era cangiato qualichi cosa nell’ordine della natura? Tutto ìnzemmula il gabbiano chiuì l’ali e accomenzò a picchiare verso la spiaggia. Che aviva visto? Ma quanno arrivò a toccare col becco la pilaja invece di risollevarsi in aria con la preda, s’afflosciò addivintò un immobili mucchietto di pinni cataminate a leggio dal vinticeddro di prima matina. Forse gli avivano sparato, a malgrado che il comissario non aviva sintuto nisciun colpo di fucile. Ma chi era l’imbecille che potiva mittirisi a sparare a un gabbiano?

L’aceddro, che distava ’na trentina di passi dalla verandina, di certo era morto. Ma po’, mentri che Montalbano lo stava a taliare, ebbi come un fremito, si rizzò faticanno sulle zampe, s’inclinò tutto da un lato, raprì una sula ala, quella cchiù vicina alla rina, e si mise a firriare su se stesso, mentre la punta dell’ala gli addisignava un circolo torno torno e il becco stava isato verso il cielo in una posa innaturale che gli faciva il collo tutto storto.
Ma che stava facenno, abballava? Abballava e cantava. Anzi no, non cantava, il sono che gli nisciva fora dal becco era roco, dispirato, pariva che addimannava aiuto. E ogni tanto, sempri firrianno, addrizzava il collo tendendolo in alto fino all’inverosimili e col becco ora faciva avanti e narrè, parivano un vrazzo e ’na mano che volivano posari qualichi cosa in àvuto e non ci arriniscivano. Montalbano in un vidiri e svidiri scinnì supra la pilaja e gli arrivò a un passo.

Il gabbiano manco fici ’nzinga di averlo viduto, ma subito appresso il sò firriare principiò a farisi incerto, sempre cchiù traballiante e alla fine l’aceddro, doppo un sono altissimo che parse umano, perso l’appojo dell’ala, s’accasciò di lato e morì. «Ha abballato la so morti»—pinsò il commissario, ’mpressionato da quello che aviva appena viduto. Ma non voliva lassarlo ai cani, alle formicole. L’agguantò per le ali e se lo portò nella verandina. Anno in cucina e pigliò un sacchetto di plastica. Ci mise dintra l’aceddro e lo zavorrò con dù petre firrigne che tiniva ’n casa per billizza, si levò scarpe, pantaloni e cammisa, trasì a mare in mutanne, arrivò all’acqua al collo, fici roteare forti forti il sacchetto e lo lanciò più lontano che potè. Torno a la casa ad asciucarisi che era ’mbarsamato dal friddo. Per quadiadirisi, si fici un’altra cafittera e si vippi il cafè bollente. Mentre era in machina verso Punta Raisi, il pinsero gli tornò al gabbiano che aviva viduto abballari e moriri. Va a sapiri pirchì, aviva la ’mpressioni che l’aceddri erano eterni e quanno gli era capitato di vidirinni a qualcuno morto era stato sempri pigliato da ’na liggera maraviglia, come si prova davanti a qualichi cosa che non si pinsava che potissi succidiri mai. Era squasi certo che al gabbiano che aviva viduto moriri non gli avivano sparato. Squasi certo, pirchì forse l’avivano pigliato con un solo pallino che non gli aviva fatto nesciri manco ’na guccia di sangue, ma era stato bastevole ad ammazzarlo. Morivano tutti accussì, i gabbiani, facenno quella speci di balletto straziante? La scena di quella morti non se la potiva livari dalla testa. Appena ghiunto all’aeroporto, talianno il quatro elettronico dell’arrivi, ebbe la bella e prevedibile notizia che il volo che aspittava portava un’orata e passa di ritardo. E come ti sbagliavi? C’era ’na cosa che fusse ’na cosa che in Italia partiva o arrivava nell’orario stabilito?

I treni portavano ritardo, l’aerei macari, i traghetti ci voliva la mano di Dio a farli salpare, la posta non ne parlamo, l’autobus addirittura si pirdivano nel trafico, l’opiri pubbliche sgarravano di cinco- deci anni, ’na liggi qualisisiasi arritardava anni a essiri approvata, i processi ritardavano, persino i pogrammi televisivi accomenzavano sempri con una mezzorata di ritardo sul previsto...

Quanno principiava a raggiunari supra a ’sti cosi a Montalbano il sangue ci addivintava ’na pesta.
Ma non aviva nisciuna gana d’ammostrarisi di malo umore a Livia quanno sarebbi arrivata. Abbisognava passari quell’orata sbariannosi.
Il viaggio matutino gli aviva fatto smorcare tanticchia di pititto. Cosa stramma, datosi che non faciva mai colazioni. Annò al bar che c’era ’na fila da ufficio postali il jorno di pagamento delle pinsioni. Po’ finalmenti attoccò a lui.
«Un cafè e un cornetto».
«Cornetti niente».
«Sono finiti?».
«No. Stamattina hanno tardato a portarceli, li avremo tra ’na mezzorata».
Macari i cornetti portavano ritardo!

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La solita storia

Il presidente accusa "I giudici vogliono ribaltare l'esito delle elezioni ..". Come nel 1994, dove altri grumi eversivi, le toghe rosse causarono la caduta del Berlusconi I, con l'avviso di garanzia a Napoli.
"Accuse da cui sono stato assolto dopo dieci anni".

A parte che nel 1994 era un avviso di comparizione. Appreso non dal Corriere (come racconta), ma dai carabinieri che lo telefonarono la sera prima il 21 novembre 1994.
L'inchiesta riguardava le tangenti alla guardia di Finanza, tanto per la cronaca.
E, sempre per la cronaca, il governo cadde per la sfiducia del partito di Bossi, sulla riforma delle pensioni.
Oggi, dopo la condanna all'avvocato Mills, con l'indagine della procura di Napoli sui rifiuti e sull'inceneritore di Acerra, forse gli sembra un ritorno al passato.

Cui si aggiunge la crisi della giunta in Sicilia, la scomunica dei traditori, con la legge contra Personam (il DDL di Gasparri e Quagliariello); con i pasticci sui fondi per i terremotati in Abruzzo. Dopo le parole drammatiche del governatore Draghi su disoccupazione, lavoratori senza tutela, precari, che qualcuno ha scambiato per un discorso all'insegna dell'ottimismo.Come ottimisti dovranno essere gli aquilani, cui il premier, dopo aver concesso le sue ville, li manderà in vacanza in crociera.

Chiaro che in questo contesto, si debbano tirar fuori i soliti clichè che hanno sempre funzionato nel passato: la giustizia ad orologeria, l'opposizione che insulta (solo lui può insultare), magistrati eversivi.

Strano poi: lo odia tanto, ma poi per far valere i suoi diritti, proprio alla magistratura si rivolge: il fotografo Zappadu è stato denunciato per violazione della privacy su esposto dell'avvocato Ghedini.
Il fotografo parla di " ospiti del presidente del Consiglio che scendono da aerei militari" e di altre foto "scattate nel residence Il Country di Porto Rotondo: ci sono ospiti di Berlusconi, alcune in bikini e topless, e anche qui sono ricorso al pixel".
Quando il gioco si fa sporco ..


A proposito di case e di ricostruzione, stasera Report parla delle speculazioni edilizie che avvengono nelle nostre città.
Tante case vuote, tante domande di case e tanti cantieri che spuntano.

29 maggio 2009

Ricostruzioni di assoluta fantasia

A proposito di bufale e ricostruzione giornalistiche sul caso B. :
Immediata la replica di Niccolò Ghedini [all'articolo de
L'espresso l'Harem di B.], parlamentare Pdl e legale di Berlusconi. «Le notizie apparse quali anticipazioni di un articolo che dovrebbe essere pubblicato nel prossimo numero del settimanale 'L'Espresso' sono destituite di ogni fondamento - si legge in una nota - e saranno oggetto di tutte le azioni giudiziarie del caso. Trattasi di ricostruzioni di assoluta fantasia asseritamente narrate da anonimi e non riscontrabili frequentatori di Villa Certosa e del Presidente Berlusconi che saranno facilmente smentibili nelle sedi appropriate. Vengono addirittura riportate sintesi o stralci di conversazioni telefoniche che sono, come già accaduto in un recente passato, del tutto inesistenti e inventate».

«Conversazioni siffatte - prosegue Ghedini - non sono mai esistite e gli interlocutori citati potranno ampiamente testimoniarlo. E del resto non è dato comprendere come L'espresso' potrebbe essere in possesso di intercettazioni mai depositate e ad oggi completamente distrutte dall'autorità giudiziarie».


L'Espresso ribadisce la veridicità di quanto scritto.

A proposito di ricostruzione di fantasia e articoli basati su rivelazioni sensazionali di personaggi poi finiti in carcere, vi ricordate la campagna organizzata sul caso Telekom Serbia (raccontata nel libri La Repubblica del ricatto)?

Sfilata di politici, come testimoni, al processo che vede Igor Marini e altre nove persone imputate per la vicenda Telekom Serbia. Valter Veltroni, Francesco Rutelli, Clemente Mastella e Lamberto Dini sono comparsi oggi davanti alla V sezione del Tribunale diRoma ed hanno negato di conoscere gli imputati. Solo Mastella ha detto di avere incontrato una volta Marini, nella sua casa di Ceppaloni, dove lo stesso si era presentato insieme con la sua allora moglie, l'attrice Isabel Russinova.
I politici erano stati citati (tra loro anche Romano Prodi e Piero Fassino, non presenti oggi in aula) in quanto parti offese nel procedimento che vede attribuiti a Igor Marini una sessantina di episodi ritenuti calunniosi. Si tratta delle rivelazioni fatte sul presunto giro di tangenti che avrebbe scandito la scalata a Telekom Serbia. [
Unità la grande bufala va aa giudizio]

A proposito di stampa estera,
Time magazine conia il termine "Berlusconistan":
"Is there anyone who has any questions about underage females?" Not the typical way for the leader of a G8 nation to begin a formal news conference. But this is Italy in the age of Silvio Berlusconi, the land of a flamboyant billionaire Prime Minister whose ambiguous relationship with an 18-year-old aspiring showgirl have dominated public debate for most of the month of may. Welcome to springtime in Berlusconistan.

Rete, bastone e carota

Dopo aver parlato dei poliziotti panzoni, il ministro Brunetta si lancia contro l'uso di Facebook (e in generale della rete) nella pubblica amministrazione.
Su Punto informatico si discerta sui risvolti penali della vicenda (l'impiegato compie abuso d'ufficio o peculato d'uso quando usa la rete?).
Io mi facico solo una domanda: come potrà, il povero dipendente pubblico, diventare fan del ministro su Facebook (qui la sua pagina), se gli viene negato l'accesso?

Corretto l'idea di combattere i fannulloni. O togliere i compiti burocratici ai poliziotti. Ma niente slogan facili, prego.

D'Avanzo prima e dopo

Vi ricordate l'articolo di Giuseppe D'Avanzo su Repubblica in cui criticava il metodo Travaglio (sul caso Schifani ): Il giornale subito ne approfittò per pontificare ("La bomba Travaglio")
Anche perché è stato proprio Walter Veltroni a voler concedere onori e amplissimo diritto di tribuna al gruppo di facinorosi che ormai fa capo apertamente all’Italia dei valori di Antonio Di Pietro.
Un gruppo che trova nel giovane barricadiero Marco Travaglio il proprio alfiere e protomartire in servizio permanente effettivo.

Le accuse in tv senza contraddittorio di Travaglio al presidente del Senato, Renato Schifani, toccano nervi mai disinfiammati. E al di là della vicenda oggi all’ordine del giorno del Cda Rai e della riunione dell’Agenzia per le garanzie nelle Comunicazioni - vicenda che Schifani liquida con una querela per calunnia e un «sorriso» - in ballo c’è anche un modo di fare informazione ben spiegato sulla Repubblica dal principe dei giornalisti d’inchiesta, Giuseppe D’Avanzo. Sarà che l’onestà di fondo non ammette confini, D’Avanzo impartisce una bella lezione all’idolo dei «vaffa» Travaglio, svelandone il trucco e il profondo inganno.
Poi D'Avanzo si permette di fare le 10 domande: e il giornalista cambia faccia.
Solo in questo Paese uno come Giuseppe D'Avanzo può ancora fare domande anziché inginocchiarsi e chiedere scusa, solo da noi uno come il suo sodale Attilio Bolzoni può vincere il premio «È giornalismo 2008» anziché fare lo stesso, sì, proprio così, inginocchiarsi e ammettere: ho scritto cazzate, riprendetevi il premio.

Magistratura eversiva

Possiamo ancora chiudere le ultime dichiarazioni del premier con "sono le solite battute"?

Abbiamo appena celebrato l'eroico magistrato Falcone, che ecco le parole di accusa:"grumi eversivi" nella magistratura.

I giudici messi nel libro nero insieme ai Pm e ai giornalisti:
Ho sempre detto che per me ci sono tre categorie che fanno male: i delinquenti, i pubblici ministeri e i dentisti. I dentisti però ora usano una punturina per l'anestesia. Ma siccome a me piace il numero tre al loro posto dico i giornalisti, certi giornalisti, guardate in questi giorni

La solita storiella: «ma sono sempre stato assolto». E le prescrizioni, l'amnistia, le leggi ad personam?

A mettere assieme le dichiarazioni fatte, viene un brivido.
La militarizzazione del territorio (per il nucleare).
La magistratura messa in condizioni di non nuocere. Un cancro, un grumo eversivo.
L'opposizione che fa orrore, stalinista.
I giornali che ordiscono complotti e con cui non si parla, non si accettano domande.

Fanno quasi tenerezza, i suoi difensori, non solo avvocati. Quello che tirano fuori il salvataggio di Napoli dell'immondizia, de l'Aquila. Il premier che ha salvato l'Italia?

28 maggio 2009

La storia insegnata con la non storia e con i non personaggi

Sto leggendo questo libro "Settanta" di Simone Sarasso, un ragazzo che nella foto in terza di copertina ricorda il Coliandro di Lucarelli.

Eppure, a poco più di 30 anni ha scritto "Confine di Stato" e "Settanta" appunto: due romanzi in cui il lettore è proiettato senza paracadute negli anni più torbidi della nostra storia.

Gli anni 50 e 60: gli intrighi per il potere nell'Italia democristana, post fascista (nelle apparenze). Un periodo raccontato attraverso tre episodi chiave: il caso di Wilma Montesi, la morte del presidente dell'Agip Enrico Mattei e la strage di Piazza Fontana.
Qui si parte dal Golpe Borghese, il golpe dell'Immacolata della notte del 8 dicembre del 1970, per risalire a tutti gli episodi che noi oggi abbiamo raccolto nella strategia della Tensione, gli anni di piombo.
Simone ha scelto di raccontare la Storia, facendo uso di personaggi non-personaggi.
Mi spiego: è semplice vedere dietro il presidente Argento un Aldo Moro o dietro l'omino Giulio Andreotti. Gelli dietro il Gran Maestro.

Ma questi personaggi partono poi assumono una loro fisionomia, un carattere, che diverge dalla storiografia vera. Come anche alterati sono parte dei fatti raccontati: la strage di Piazza della loggia spostata di un anno per esigenze narrative.

Come mai questa scelta? Lo scoprirete se arrivate a leggere fino a pagina 684, oppure se vi fidate di quanto vi dico.

Come fare per ricreare il clima, il contesto, cosa sia veramente avvenuto nella notte dell'Immacolata del 1970? Le carte processuali raccontano stralci della cronaca. "Pennellate isolate" come le chiama l'autore.
Che a questo punto, deve supporre, andare a naso, inventare.
Sostituendo personaggi veri a quelli reali (il generale Borghese col colonnello Kurtz), o alterando il carattere di questi, il lettore si troverà in un universo narattivo alterato, frutto delle invenzioni romanzesche.

Perchè?
Perchè Simone ha voluto ricostruire il sapore di quel tempo là, piuttosto che non mettere nero su bianco i responsabili delle stragi, delle morti, delle deviazioni.
Ancora oggi, dopo più di 30 anni siamo qui a chiederci quante borse c'erano nella banca dell'Agricoltura a Piazza Fontana.
Quali le responsabilità del generale Delfino a Brescia.

E' vero, non arriverete a scoprire i nomi.
Ma sentirete sulla vostra lingua il sapore del sangue, per gli scontri di piazza. L'odore asfissiante dei lacrimogeni. Il sapore di cordite, il piombo degli anni di piombo. La parlata dei "ligera" a Milano, la Milano dove si muove Ettore Brivido (anche qui, è facile vedere un cero Renato Vallanzasca).

Entrerete nelle sale dove i fratelli massoni hanno deciso come alterare il baricentro della storia italiana, assieme ai nostri cari governanti e agli esponenti dei servizi, non deviati, ma al servizio del potere. Potere criminale.

E' la storia che è stata adattata ai personaggi e non viceversa. Un romanzo corale, dove tutto e tutti sono legati con tutto.Se Simone sarà riuscito nel suo intento, lo scopriremo solo a fine lettura.Che vi assicuro sarà appassionante.

Il suo blog.
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Il mondo alla rovescia

Ma la sicurezza non era il cavallo di battaglia della destra che governa.
Eppure: dopo lo sciopero di Mediaset, ora lo sciopero dei poilziotti Celere.

A ventiquattr'ore dal G8 dei ministri della Giustizia e dell'Interno, sono i "celerini" - proprio quelli che devono garantire l'ordine pubblico contro i disordini dei manifestanti - e non gli anarchici o i no global a creare il primo, serio problema per il Viminale. La protesta degli agenti dei 14 reparti Mobile italiani è originata dal mancato pagamento da gennaio degli straordinari. Ma a rendere ancor più imbarazzante la situazione per i ministri Angelino Alfano e Roberto Maroni che presiederanno il G8 è che la clamorosa forma di protesta degli agenti giunge da un sindacato di recente costituzione. Ma di ispirazione di centrodestra: si tratta del Movimento per la sicurezza affiliato al Coisp che, solo a Roma, ha mille iscritti, quasi tutti del reparto Mobile. E, non a caso, un segretario generale, Adolfo Guglielmi, con un passato nell'Ugl.

"Facciamo turni massacranti anche di 12 ore - tuona Gugliemi - ci spediscono come pacchi postali da una città all'altra per coprire i buchi degli organici. Ci fanno tornare a Roma dalle trasferte a Napoli o da altre città d'Italia perché è più conveniente pagarci 3 o 4 ore di straordinario piuttosto che il pernottamento in albergo. Poi, però, non ci pagano proprio quegli straordinari che ci obbligano a fare". "Sono 5 mesi che non vediamo un centesimo - aggiunge Guglielmi - e intanto le ore di lavoro extra aumentano e i soldi non arrivano, mentre il governo continua a fare operazioni di facciata come quella dei militari e ora delle ronde".

Ma come si permette

Si chiede il leader dell'opposizione: Fareste voi educare i figli da questo signore?
E scatta l'ira dei figli.
Pier Silvio: «Ma come si permette?».
Marina: «Dovrebbe vergognarsi».
Luigi: «Orgoglioso dei valori familiari»


A noi ci accompagnava a scuola il signor Vittorio Mangano ......

Piazza della Loggia: noi non dimentichiamo

"noi non dimentichiamo" era scritto sul cartellone di quanti hanno commemorato la strage di Piazza della Loggia.
Le morti, i silenzi, le coperture, l'assenza di verità e giustizia. Lo Stato che non ha saputo proteggere i suoi cittadini.

E chissà quando (se) vedremo giustizia.
All'ultima udienza del processo mancava la stenografa, ed è iniziata con 2 ore di ritardo. A giudizio un generale dei carabinieri (Francesco Delfino), un ex parlamentare Pino Rauti, e esponenti della destra neofascista Delfo Zorzi (latitante in Giappone), Maurizio Tramonte, Carlo Maria Maggi.

Manlio Milani, associazione familiari delle vittime nell'intervista al TG3 parlava di qualcuno che ancora si muove nell'ombra, anche se in pensione ...

27 maggio 2009

Un pericolo per l'Italia

Oddio, ma cosa sta succendendo? L'Italia è in pericolo?
E chi la sta mettendo in pericolo? Il premier per i suoi comportamenti emersi dalla vicenda Noemi?
Ma come: un politico che governa (maggioranza o opposizione) dal 1994 (e che aveva forti legami con la politica anche da prima) e oggi ci accorgiamo che è un pericolo?

E quando si portava in casa un mafioso come Mangano, non era un pericolo?
Quando ha definito "turisti della democrazia" gli europarlamentari che lo criticavano, non ervamo in pericolo?
Quando ci ha mandato in guerra, in missione di pace, in Iraq e in Afghanistan, al fianco dell'amico Bush.
Quando ha appoggiato (comunque non ostacolato) la politica delle rendition (caso Abu Omar).
Quando si creava una legge per immunizzarsi dai processi, per proteggere il suo conflitto di interessi, le leggi vergogna ...

Non mi piace quello che sto vedendo: la vicenda Noemi (e non la vicenda Mills) riesce laddove non è riuscita la sinistra, i movimenti della società civile, gli intellettuali.

Io ti perdono di Elisabetta Bucciarelli


Al centro di questo noir, il concetto del perdono, secondo diverse sfumature.

Il perdono concesso in confessione per i propri peccati, al mostro che rapisce i bambini nei boschi della Val d'Aosta.
Il perdono che non si riesce a concedere a se stessi, per una sorta di presunzione o crudeltà. Come per Maria Dolores Vergani e il suo rapporto irrisolto con gli uomini che le mostrano il proprio amore.
Il perdono verso i propri padri, quelli adottivi e quelli che ti hanno abbandonato ...
Il perdono verso il male, verso chi ti ha fatto dolore.

"La soglia di sopportazione del male. Ognuno ha la sua. l'abitudine a frequentarlo, certo, rafforza. Crudeltà, cattiveria, sadismo, plagio, quante forme esistevano capaci di piegare fino a spezzare il corpo di un uomo? E ognuna doveva fare i conti con le resistenza individuali. Non tutti siamo capaci di attuare le stesse difese. Non siamo permeabili al dolore nello stesso modo. Non abbiamo la stessa consuetudine alla frequentazione del male.Maria Dolores Vergani era corazzata.
Distanza terapeutica più assuefazione alle esercitazioni demoniache. Una bella campana di acciaio che si portava dietro come il carapace di una testuggine o l'armatura di un cavaliere medioevale. Ma esistono sempre delle impercettibili fessure dove l'acqua, la sabbia e l'aria riescono a infiltrarsi. Scavare lentamente e a fondo.Smuovere e corrompere. Di quelle aveva paura".


Più che un giallo, stiamo parlando di un romanzo sociale, poichè affronta in modo anche spietato, freddo, tanti aspetti della nostra vita sociale. L'amore, la violenza, la pedofilia, il sesso, lo stupro.Il meccanismo del giallo diventa solo un tramite per raccontare della Milano piena di locali con ragazze dell'est in cerca di un maschio che le mantenga. Della trasmigrazione dei milanesi chic verso la periferia, in cerca di nuovi territori.

"Al Molly Malone si mangia tanto e bene.I milanesi upper, dopo aver battuto i night conosciuti della metropoli, hanno provvisoriamente lasciato la città in mano a extracomunitari e mandrie d'oltre cortina. Con il bermuda e il polpaccio tatuato d'estate. Con i calzoni stretti e la cmaicia nera d'autunno. I rampolli più o meno cresciuti, se ne vanno invece bel belli a colonizzare l'hinterland, lasciando traccia di sè nel cuore delle fanciulle in età da marito".

Al centro una storia di pedofilia, sui monti dove trascorreva le sue vacanze la Vergani, in Val d'Aosta: bambini che scompaiono e che rimangono marchiati per sempre dalla brutale esperienza. Maria Dolores viene richiamata dal sacerdote del paese, che le chiede di aiutarla in veste di psicologa, ma non vuole e non può raccontarle quanto ha saputo tramite confessione.

Intanto a Milano un'inchiesta che mette assieme prostituzione di ieri (un gruppo di donne tutte imparentate tra loro) sparite improvvisamente dalla circolazione, e la nuova prostituzione di oggi.Belle ragazze dell'est, a caccia di un maschio che le mantenga. Un mucchietto d'ossa risalente agli anni 70, che la porta ad una ragazza scappata da casa, dai genitori.

Su tutte queste storie lo sguardo lucido, verrebbe da dire spietato della Vergani, l'ispettore di polizia della Questura di Milano. Con i suoi problemi di cuore:
"Tanto la Vergani era in grado di comprendere gli altri, sostenerli e svelarli nelle loro malefatte, quanto era totalmente incapace di avvicinarli senza la sua professionale distanza terapeutica. E nelle faccende di cuore, quelle private, era da sempre incapace di utilizzare l'organo preposto. Che non era in mezzo alle gambe, ma al centro del cuore. Alzava barriere, creava labirinti, proponeva difficoltà".

Perchè l'indagine più difficile è quella che Dolores fa su se stessa, sul proprio rapporto irrisolto con i fidanzati, con i genitori, con gli altri. Il proprio passato e il proprio presente.Un noir intenso in cui la componente psicologica è prevalente, quasi un trattato, in cui l'autrice non risparmia nulla, non fa sconti al lettore.

"Cammina e cammina Maria Dolores, e pensa. A quel persono che non riesce a concedere agli altri. Alle parole del prete: sei ancora lontana dalla compassione e dal perdono. La verità poteva essere anche un'altra. Lui aveva perdonato. Accoglieva nel segreto della Confessione quel mostro e lo mandava via redento. Lui, mano di Dio, suo vicario, capace di rimettere i peccati, anche i peggiori. Ma lei no. E' umana, fallibile, non risolta. Convinta di cercare il bene in ognuno e invece sempre più attratta dal male".
Buona lettura!

Il link per ordinare il libro su ibs.
Il blog dedicato al libro, dove trovate altri articoli, recensioni sul libro.
Altri link: blogbookshop, angolonero, il blog di Elisabetta Bucciarelli.
Technorati:

Solidarietà tra lavoratori


Sono morti per cercare di salvare i compagni in difficoltà, i tre operai della raffineria della Saras.

Va tutto bene madama la marchesa

"Milano non è solo quello che avete mostrato .. " così commentava il sindaco di Milano le immagini mostrate dal servizio di Ruotolo e Pozzan ad Annozero.

Sulle intimidazioni mafiose, agli imprenditori che non si piegano alle richieste delle cosche.Camion bruciati, pressioni, avvertimenti.

Ogni volta che parla di mafia, si sentono le stesse risposte: la Sicilia non è solo mafia, non è questa l'immagine di Palermo, Catania, della Calabria ...


P.S.: ogni volta la stessa storia. Tutti gli ospiti berlusconiani che arrivano ad Annozero iniziano dicendo a Travaglio "lei è stato condannato, lei è stato condannato ...". Anzichè rispondere nei fatti a ciò che afferma. Lo ha fatto Lupi, la Moratti...
E' vero: ha delle condanne civili in primo grado, e due condanne penali. Come Belpietro, come Filippo Facci, come Vespa. Nessuna sentenza definitiva.

Aspettiamo per chiamarlo pregiudicato.

26 maggio 2009

I corpi lasciati indietro di Jeffery Deaver

Mi sono lasciato ingannare anch'io, dal maestro del Thriller. Pensando di trovarmi davanti la solita storia della caccia all'uomo (in questo alla donna o meglio alle donne testimoni di un duplice omicidio), nei boschi attorno al lago Mondac, Wisconsin.

E in effetto questo è vero nella prima parte del libro, la più corposa, "aprile": dalla giungla metropolitana alla foresta del nordamerica, tra larici, faggi, rovi e spine e altre piante.In mezzo ad una natura che sembra ostile e respingere gli invasori; in questo contesto si affrontano le due coppie di personaggi. Brynn la poliziotta e Michelle l'attrice , da una parte. E i due killer, Hart l'artista e Lewis il suo compare, assoldato giusto per il colpo nella villa dei Feldman.

A colpi di astuzia, di ingegno, di trappole, come una partita a scacchi, in una sfida in cui emerge la psicologia delle persone, diverse ma poi, si scopre, così uguale, scorre la prima parte. Dove matura il rapporto tra le coppie: Brynn e Michelle che scoprono lati nascosti della propria vita personale, su cui non hanno mai avuto modo di fare i conti fin a quel momento. Ma anche Hart e Brynn (il criminale e la poliziotta), che in un breve istante, hanno un confronto in cui l'uno e l'altro scoprono punti in comune del proprio carattere: la passione per il proprio lavoro, l'incapacità di dedicarsi ad una vita monotona e tranquilla ..
Non mancano i colpi di scena, dove le teorie fatte vengono ribaltate, i buoni non sono così buoni, e dietro gli omicidi ci sono ben altri moventi.

Ma tuttò ciò viene fuori nel secondo capitolo, "maggio", in cui Deaver mette in secondo piano il thriller, per dedicarsi al vero personaggio della storia, Brynn.
Che in una sua personale indagine, riesce a mettere a posto tutte le tessere del puzzle e, soprattutto, riesce a raddrizzare la barra della sua vita.
Chiudere i conti con il passato: col primo marito, da cui si era separata dopo una lite (o forse senza un vero motivo); col figlio, con cui ha avuto troppe colpe da farsi perdonare; col secondo marito Graham, con cui scopre di non aver mai voluto condividere molto della sua vita.

I corpi lasciati indietro, espressione per indicare i morti lasciati sul luogo del delitto per sviare le indagini (ma lo capirete alla fine), diventa quindi un viaggio, un occasione per poter ricominciare a duna nuova vita.

Peccato aver sacrificato troppo presto, e in malo modo, le altre due pedine della storia. Segno che Deaver intende investire molto nel personaggio Brynn, per i prossimi romanzi.

Il sito di Jeffery Deaver.
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Technorati: Jeffery Deaver

Annozero: i soldi son desideri

Si è parlato dell'Expo a Milano, delle opere connesse, di chi le realizzerà, e di chi dovrebbe controllare finaziamenti e appalti.
Da una parte chi rassicurava sull'Expo.

Non ci sono stati ritardi, il governo ha fatto la sua parte con i soldi. Dietro l'Expo ci sono i messaggi per la lotta alla fame, per la solidarietà.
Che l'Expo è una grande vetrina per l'Italia e non possiamo perdere questa occasione.

E allora, tutte le polemiche sulla nomina per l'AD ce le siamo sognate? Per la scelta sulla sede?
Forse.

Come le polemiche su eventuali conflitti di interessi tra il presidente della Soge Bracco, ancora per poco presidente di Assolombarda, nonchè proprietaria di alcune terreni dove sorgeranno le opere.

Terreni, di proprietà dei privati (Tronchetti, gruppo Euromilano, Ligresti) per cui potrebbe essere prevista una variazione d'uso da agricolo a aree edificabili. Sarebbe un bel regalo, per le persone che qualche mese prima han salvato Alitalia.
Ma forse siamo noi ad essere troppo malfidenti: come Di Pietro che si chiedeva che c'azzeccano i palazzoni e i palazzinari con le idee dell'Expo.
L'attuale amministratore Stanca (cui nessuno ha chiesto del doppio incarico) ha dato una rassicurazione forte "faremo di tutto per evitare qualsiani collusione della mafia".

Il sindaco Moratti ricordava il premio di Trasparency per gli appalti pubblici a Milano; il fatto che comunque Milano è l'area con più alto verde (almeno a sentire Legambiente) e col più basso indice di edificabilità.
Sindaco che non si è trattenuta dal raccontare la solita bufala delle due condanne e 2 querele al dottor Travaglio .. "non sarebbe giusto parlare delle persone assenti".
Vero: allora non è il cado nemmeno di citare Ligresti, nemmeno Ferrante, il candidato sindaco finito a lavorare per la Impregilo.

Si è dimenticata di ricordare della sentenza della Corte dei Conti sulle consulenze; della bocciatura alla Commissione antimafia a Milano.

Che a Milano si sta costruendo il quartiere di City Life: 15000 abitanti per 8500 parcheggi. Un appalto affidato al costruttore Ligresti, cui è stato concesso di pagare le aree verdi al comune, anzichè realizzarle. Un affare da 2 miliardi di euro, su cui sta indagando la Corte dei Conti (Report, 2006).

E gli indici di edificabilità e sul verde persono senso se si considera tutta l'area metropolitana.Le vere domande sono due.

Primo, i soldi. ci sono, sono soldi veri, come direbbe Confindustria? Oppure sta succedendo la stessa cosa dell'Abruzzo dove pare non siano ancora arrivato nulla (come sosteneva Bersani).

Secondo: non stiamo correndo il rischio di creare una bolla speculativa a Milano, con tutte queste case, non a prezzi popolari. Case costruite non con i soldi dei costruttori, ma con la copertura delle banche (cioè con i nostri risparmi)? Siamo sicuri che le grandi opere per l'Expo servano veramente?
Technorati:

Pupi e papi


Un momentaccio, proprio un momentaccio.
A pochi giorni dalle europee, dalle amministrative.
Le bacchettate della Cei sulle politiche contri gli immigrati.
Le polemiche per le ricostruzioni in Abruzzo.
Il presidente Raffaele Lombardo in Sicilia, che azzera la giunta.
La vicenda Mills.
L'altra storia, per cui se si dovesse arrivare ad un processo per querela si stabilirà chi ha ragione.
Il fidanzato, il padre, o papi.

Peccato che l'opposizione si compatti su Noemi e non su altre faccende. Il conflitto di interessi, Alitalia, i rapporti con Mangano e Dell'Utri, le leggi ad personam, i presunti brogli del 2006, la vicenda del G8 a Genova, i pestaggi alla Diaz, le controriforme della giustizia, da dove sono venuti i primi soldi per le Holding ...

25 maggio 2009

Report: come è andata a finire?

E noi che pensavamo che le inchieste di Report non avessero poi conseguenze ..
Malfidenti: invece, almeno in qualche caso, le inchieste dei giornalisti hanno avuto seguito.

Come nel caso della moria delle Api ("Il piatto è servito").
Il ministero ha bloccato temporanemante l'uso della concia sulle piantagioni di mais. E le api tornano a stare bene. speriamo che il ministro Zaia mantenga il divieto.

Altra buona notizia, la tolleranza zero contro le spadare ("Mare nostrum").
Una truffa ai danni della comunità europea e del contribuente italiano, che ha pagato rimborsi per pescatori che continuavano ad usare le stesse reti proibite.Due pescatori sono finiti ai domiciliari, dopo il servizio andato in onda, e anche un vigile è finito sotto inchiesta.

Questione derivati ("Il banco vince sempre"): ben prima che esplodesse la crisi mondiale, Report aveva parlato del rischio degli enti locali, esposti per parecchi milioni per i mutui derivati.Come in Puglia (Merril Lynch), nelle Marche e nel Lazio (Lehmann Brothers), al comune di Milano. Le banche avrebbero caricato sul comune delle commissioni occulte.

"La versione ufficiale però è che è tutto sotto controllo, mentre invece i tassi a lungo termine si sono rialzati e questo vuol dire che per esempio i derivati della regione Piemonte sono negativi per più di 100 milioni di euro, il comune di Torino per 114 e il totale negativo è di 1 miliardo e 929 milioni, senza contare i contratti stipulati con le banche estere che arrivano a ben il 60%. Il Ministero dell’ Economia un anno fa ha detto, in attesa di un regolamento l’unica cosa che potete fare è quella di chiudere, se chiudi però i conteggi li fanno le banche, e il regolamento che dica una volta per tutte che cosa si può fare e che cosa no è ancora di là da venire."

Salvataggio Alitalia ("L'intesa"): da una parte un'azienda in liquidazione, la bad company in mano a Fantozzi.Dall'altra CAI, che stenta a decollare: voli soppressi, in ritardi, che partono senza tutti gli assistenti, in deroga alle norme.
Alitalia e Air One che sembrano due serparate in casa, anzichè una sola azienda.
E poi ci sono i creditori, come Eni, Telecom e Starbucks.
Gli azionisti e gli obbligazionisti, che addirittura ritengono di essere stati danneggiati dal decreto emesso del governo.
Hostess costrette a firmare la lettera di assunzione, senza che nessuno spiegasse bene loro che diritti perdevano.

Social card ("Poveri noi"): quanto è costata al contribuente e quanto è servità ai pensionati?Queste le risposte che l'inchiesta ha cercato di dare.

Sacconi dice: “In totale sono stati spesi 1 milione e 400 mila euro”. Come è possibile se 7 milioni di euro sono andati nelle casse dei Caf, se 2 milioni servirebbero per pagare il personale dei call center Se, come dice il sottosegretario all’economia, 1 milione e 149 mila euro sono stati spesi per l’invio delle lettere? Poi c’è il costo della carta: 1 euro e 90 ognuna. Calcolando solo quelle attivate fa 1.047 mila euro.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Poi c’è la pubblicità e una serie di altri costi. Ripeto non è detto che i nostri conti fossero esatti però una risposta ufficiale che comunichi non verità impossibili, ma quanto meno una verosimiglianza per ora non c’è. Nessuno mette in discussione la social card come strumento, la trasparenza però dovrebbe essere un diritto. Come dovrebbe esserlo il pluralismo informativo.


La vicenda di San Marino ("Il re è nero"), con il flusso di denaro verso le banche sanmarinesi:

MILENA GABANELLI IN STUDIO Quale sarebbe il problema che il denaro partito da uno sportello italiano, ma finto italiano perché controllato da San Marino, transitava su San Marino e poi ritornava in Italia lavato e detassato. Quindi non si sa se questo denaro è frutto di attività lecita oppure proviene da evasione fiscale, da nero o criminalità. Comunque giovedì scorso, il Tribunale della Libertà ha mandato ai domiciliari stretti i dirigenti arrestati il 3 maggio scorso e confermato l’impianto accusatorio. Dopo la nostra puntata invece la stampa locale titolava: “Report, il Governo convoca l’Ambasciatore Italiano”, “Indignazione del Governo: trasmissione volutamente distorta”, “Report: The Day After”, “Dal Titano con furore”. Paolo Mondani è ritornato in Romagna.

E in romagna non è stato accolto bene, dai cittadini del monte Titano, che non accettavano l'immagine data dalla trasmissione.

Infine, il monopolio televisivo, raccontato in "Modulazione di frequenze". Si è parlato della procedura di infrazione europea, chiusa secondo il governo, in realtà ancora aperta finchè non si ottempererà alle richieste europee e alle promesse fatte.
Peccato che le nuove licenze multiplex (legate al passaggio al digitale terrestre) siano state assegnate senza gara:

BERNARDO IOVENE FUORI CAMPO
Le nuove 5 reti multiplex saranno assegnate senza un’asta, ma con il sistema Beauty Contest, il riferimento è ai concorsi di bellezza, la giuria è nominata dal Ministero.
PAOLO GENTILONI – MINISTRO DELLE COMUNICAZIONI 2006-2008
Insomma parliamoci chiaro, noi siamo un governo il cui Presidente del Consiglio e’ il proprietario della nostra maggiore azienda televisiva. E’ normale che sia questo governo ad assegnare le frequenze senza un’asta? C’e’ un rischio di discrezionalità totale nelle offerte in cui non girano offerte economiche.
BERNARDO IOVENE FUORI CAMPO
La delibera dell’Autorità indica un tetto di 5 multiplex per un solo proprietario, ma poi permette di aggiungerne un altro per la tv sul telefonino.


Ma i nuovi canali garantiranno finalmente un maggiore pluralismo informativo?

BERNARDO IOVENE FUORI CAMPO
Il digitale è al nastro di partenza, ci saranno più di 100 canali che trasmetteranno su 21 multiplex nazionali così distribuiti.
STEFANO MANNONI – COMMISSARIO AGCOM
Quattro a Rai, 4 a Mediaset, 3 a Telecom Italia, 2 a gruppo Espresso, 1 a D Free che e’ Tarak Ben Ammar, 1 a Tele Capri e 1 a Centro Europa 7. Siamo a 16, a cui deve aggiungere le 5 che vengono messe a gara e si arriva a 21.
BERNARDO IOVENE FUORI CAMPO
Attualmente i multiplex sono 16, ognuno ha una capacità di 5-6 canali, definiti tecnicamente programmi. La legge Gasparri dice che un unico soggetto non può superare il 20% dei programmi complessivi. Altro Consumo ha fatto un conteggio e ha denunciato all’Agcom, che RTI- Mediaset supera questo limite, ha 14 canali su 47, cioè il 29,7%.

Insomma, il rischio è che vedremo sempre i soliti contenuti. E poi ci chiadiamo perchè siamo stati retrocessi da Freedom House ..

Sono i cittadini a chiedere chiarezza

La reazione della stampa estera (tutti coinvolti nel complotto, una sorta di Spectre italiana?).
L'editoriale di Don Sciortino, riporato da Repubblica
"Sono i cittadini, gli elettori a chiedere chiarezza".
L'intervista al papà su Il mattino, che minaccia querele.

Libero parla di sinistra che si indigna per finta, per attaccare il cavaliere. Un gran casino per nulla ...

Eppure le immagini e le parole del family day ce le ricordiamo. Sui valori cristiani:

17.30 - "Sono qui per sostenere questa manifestazione in difesa della famiglia. Ero indeciso se esserci, non volevo che fosse strumentalizzata una mia presenza. Bisogna denunciare l'attacco alla Chiesa che viene da molte parti, da chi vorrebbe limitare la libertà della Chiesa", ha detto ancora Berlusconi.


16.40 - Prima di arrivare a piazza San Giovanni per il Family Day, Silvio Berlusconi ha criticato i cosiddetti "cattolici di sinistra". "Sono in una contraddizione insuperabile. Non si può essere allo stesso tempo cattolici, e come tali riguardosi della dottrina della Chiesa e dei suoi insegnamenti su varie questioni, e stare invece con chi è frontalmente dall'altra parte", ha detto.


Spero che su questa storia si faccia chiarezza, tra le varie versioni ....
Perchè non ne vorrei più parlare. Grazie.


Il rapporto Caio sulla rete


Sta girando in rete il rapporto che traccia lo sviluppo della rete internet: il rapporto Caio, di cui parla Mantellini su Punto Informatico e anche qui.

Il rapporto disegna il futuro della rete, il ruolo delle TLC e del governo.
In un intervista su Repubblica,
l'AD di Telecom disse:
Dottor Bernabè qualè il pericolo dell'avanzata nel mercato di Google e Apple per una società come Telecom Italia?

«Il pericolo potenziale è che il ruolo di una società di tlc possa ridursi a mero trasportatore di dati con i servizi che invece vengono erogati da altri soggetti, a cui spetterebbero anche i succosi ricavi che ne derivano».

Che è proprio l'esatto contrario di quello che vorremmo noi utenti. Servizi separati dal carrier.
Sarà bene vigilare su quanto succederà alla rete Internet, qui in Italia. Visti i conflitti di interesse esistenti nella televisione, sui giornali.
La Class action non retroattiva che stenta ad arrivare.
Visti i troppi interessi economici dietro la nuova rete:
L'obiettivo è, manco a dirlo, il superamento degli interessi pur leciti ma personali delle singole aziende in favore di un interesse generale: l'intervento pubblico, per una infrastruttura in comune ai vari player, è possibile e concorrerebbe ad un totale di circa 10 miliardi di euro in 5 anni. Al termine ci sarebbero 10 milioni di famiglie italiane servite da fibra e banda larga per davvero, e chi avesse deciso di investire potrebbe trovarsi con un ROI compreso nell'interessante forchetta del 11-16 per cento in 10 anni. Per le altre ipotesi il costo è inferiore, ma così pure i ritorni dell'investimento.

Il tutto, lo ribadisce in conclusione lo stesso Caio, dipende essenzialmente dalle decisioni che prenderà il Governo: occorrerà "Definire l'obbiettivo strategico per l'infrastruttura digitale in Italia", quale sia il "Livello di ambizione nel contesto internazionale", quale la "Priorità relativa del processo" e soprattutto quali i "Fondi disponibili". Quel che appare certo è che oggi l'Italia è in ritardo, e un'accelerazione in questo settore è quanto meno necessaria se si vuole riuscire a tenere il passo dei migliori in Europa e nel mondo.

Mauro Rostagno: La vera rivoluzione è qui

L'ultima lettera di Mauro Rostagno scritta a Renato Curcio (citata dal libro di Bolzoni, D'Avanzo):
Ho cominciato a mandare le telecamere tra la gente, farla parlare, ho fatto un gran casino sull'acqua (che manca ed è inquinata), sulla monnezza (le città sporche, i traffici loschi della nettezza urbana), sulle case popolari, sulle scuole antigieniche e carenti, sui palazzi di giustizia lasciati deserti di sostituti procuratori, soprattutto sulla sanità pubblica.
Si getta alle spalle il lungo sonno agitato, i lacci e le catene. L'unica cosa che rimane delle sue molte vite, felici e agre, è il meglio che Mauro ha: l'insopprimibile desiderio di vivere.
E questo desiderio la natura, lo stile del suo modo di fare giornalismo.Non gli interessa la cronaca, che informa ma non fa conoscere. Vuole comunicare la vita.

Ho scelto di non fare televisione seduto dietro a una scrivania, ma in mezzo alla gente, con un microfono in pugno, mentre i fatti succedono.

Sociologicamente si chiama "primato dell'esistenziale sul teorico": e già questo, a Trapani, è profondamente antimafioso. Mauro, che ha sempre voluto sfuggire alla prigionia della coerenza, avverte che questo lavoro è coerente con la sua vita passata e le idee che ha coltivato.
Vede la sottile trama che annoda i nuovi giorni, la nuova fatica, alle speranze di un tempo.

La vera rivoluzione è qui a Trapani.
Le tensioni che mi sentivo dentro nel Sessantotto culturalmente possedevano già un vestito, la rivoluzione.

E avevano pure una biancheria intima, l'ideologia marxista.Tutto il movimento di quegli anni è stato una grande emersione del nuovo che si vestiva di vecchio.Non siamo neppure riusciti a inventarci un linguaggio: usavamo parole antiche, terrificanti, inutili. Adesso, questa cosa non la chiamo più rivoluzione, non ci vedo più alcun rapporto col marxismo.

Però la vivo come una sfida molto più impegnativa: è la vita, il diritto di vivere.E la lotta alla mafia esprime la stessa identica esigenza di un tempo: la gioia di vivere. è un altro Mauro o è sempre lo stesso? Chissà.

In quei mesi scrive ancora a Curcio:
Ah, Renato, che veloce la vita e quanto lenta.
Adesso leggo furiosamente libri tutti diversi da prima.

Il maxiprocesso, la mafia. Soprattutto leggo sentenze-ordinanze, scritte da magistrati nelle istruttorie di processi di mafia e di malaffare.
Cerco di capire, ricostruire, decifrare.
Cosa Nostra, le commissioni, i soldati, gli uomini d'onore, i politici, gli affari, gli appalti, le tangenti ... i Trapanesi, le connessioni coi Catanesi, i Minore, i Cavalieri del lavoro, Santapaola, Liggio, Agate.

Di Rostagno e del suo omicidio ne ha parlato Blu notte nella puntata "Trapani, coppole e colletti bianchi"

Frost Nixon : l'importanza di una immagine

La storia dell'intervista che il conduttore David Frost ottenne dall'ex presidente Nixon, dopo le dimissioni da presidente per la vicenda Watergate.

Un'intervista milionaria, in quattro sedute.Nelle prime, Nixon riuscì a mettere sotto il giornalista, sfruttando la sua parlantina, sviando il discorso su temi di politica estera.

Ma nell'ultima parte, Frost riuscì dove altri giornalisti, giudici, politici non erano riusciti.Riuscì a mettere alle corde il presidente e a fargli provare vergogna per quello che aveva fatto.

James Reston, Jr. (uno dei giornalisti che costruì l'intervista):
"You know the first and greatest sin of the deception of television is that it simplifies; it diminishes great, complex ideas, trenches of time; whole careers become reduced to a single snapshot. At first I couldn't understand why Bob Zelnick was quite as euphoric as he was after the interviews, or why John Birt felt moved to strip naked and rush into the ocean to celebrate. But that was before I really understood the reductive power of the close-up, because David had succeeded on that final day, in getting for a fleeting moment what no investigative journalist, no state prosecutor, no judiciary committee or political enemy had managed to get; Richard Nixon's face swollen and ravaged by loneliness, self-loathing and defeat. The rest of the project and its failings would not only be forgotten, they would totally cease to exist. "

Quell'immagine, delle telecamere sul suo volto, fecero il giro del mondo.
Richard Nixon:
"I let them down. I let down my friends, I let down my country, and worst of all I let down our system of government, and the dreams of all those young people that ought to get into government but now they think; 'Oh it's all too corrupt and the rest'. Yeah... I let the American people down. And I'm gonna have to carry that burden with me for the rest of my life. My political life is over. "

Il sito del film in Italiano e su imdb.

24 maggio 2009

Come il cavaliere comanda

Avrei voluto scrivere "come Dio comanda" come il libro di Ammaniti, ma poi ho pensato "non nominare ..".
Brutto rendersi conti di aver avuto ragione, io l'avevo detto ben prima.
Tutto quanto sta succedendo in questi giorni, e quanto già avvenuto nei mesi passati, si inserisce in un quadro a me chiaro.
Primo, l'elezione e la campagna elettorale fatta puntando sui soliti clichè: sicurezza, un nemico esterno, l'uomo forte al comando. l'uomo in cui riconoscersi, non colto, ma potente. Attorniato da una corte riverente.
L'uomo capace di risolvere i problemi degli italiani, con piglio feroce, non importa come.
Non importa che fine hanno fatto la monnezza in Campania. Chi sta dietro la cordata di Alitalia. Dei conflitti di interesse.
Chi ha causato a crisi. L'importante è agire: a parole, a spot, con frasi forti, ad effetto.

Poi ti rendi immune da problemi giudiziari. Col Lodo, imposto a colpi di ricatti (i 20000 processi bloccati ..).

Poi inizi una feroce campagna contro i nemici: magistratura (contro cui si agita la riforma della giustizia, che diminuirebbe i loro poteri, limiterebbe la loro autonomia), informazione (quella rimasta), l'opposizione.
Poi fai passare le leggi "di regime", coprendole con motivazioni riguardanti la sicurezza. Leggi che colpiscono la libertà di informazione (non si possono pubblicare atti giudiziari, intercettazioni), smontano il ruolo delle forze di polizia (con le ronde). Umiliano al ruolo di delatori medici e presidi.

Dalle leggi che irrobustiscono i poteri, si passa poi alla demolizione dei pesi e contrappesi della nostra democrazia: questo avviene tramite tanti piccoli attacchi. Dal caso Englaro, le polemiche sul rapporto con la ragazza che lo chiama "Papi", la polizia mandata contro gli studenti dell'onda.
L'unica opposizione è quella che inciucia?
Ed ecco l'ultimo colpo: diminuire i parlamentari (già qualche mese fa ci aveva provato, con la proposta di far votare solo i capigruppo). Una sorta di Aventino senza Aventino.
Una legge di iniziativa popolare, dice, facendo credere che lui fa solo la volotà del popolo.
Poco importa delle tensioni sociali (cui ha pure parlato Confidustria, per poi applaudire agli attacchi ai magistrati). Il Cavaliere saprà sfruttare le tensioni, dei lavoratori licenziati, degli studenti, di tutti quanti stanno sprofondando nelle fasce a rischio, per rinforzare il suo potere.

Per arrivare ad una democrazia presidenziale, forte. Dove chi comanda ha potere su tutto.
Potere giudiziario, forze di polizia, Parlamento (pletorico)e indirettamente su tutte le caste e baronie di italiopoli.
Università, enti locali, regioni, comuni.

Perchè gli italiani lo hanno votato, con una sorta di delega in bianco che lo emenda ,da tutti i peccati del mondo, ha il gradimento altissimo, non intaccato da sentenze e scandali. Agli italiani piace così. C'è addirittura chi lo vorrebbe insignito del nobel: lui che ha dato dell'eroe al mafioso Mangano. Che è stato assolto per insufficienza di prove, perchè il fatto non costituisce più reato, per prescrizione ...

Stasera Report dedica la puntata a illustrarci "Come è andata a finire".

Come sono andati a finire le soluzioni Alitalia, la questione dei derivati (che in parte ha causato la crisi), le frequenze Rai e Mediaset. Giusto per capire se, oltre ai problemi suoi, il cavaliere ha risolto veramente anche i nostri.

PS: il giudice Gandus, nel 2005, assolse Formigoni, accusato di corruzione e abuso d'ufficio. Nel processo era coinvolto anche il cavaliere, che scaricò le responsabilità sul fratello Paolo, che patteggiò con 52 milioni di multa.
La Gandus è dunque nemica quando condanna e non lo è quando assolve o consente al patteggiamento.

Ieri sera, Cornacchione a Che tempo che fa, nel suo sketch, di candidato italiano alle europee, ripeteva a Londra gli spot, gli slogan, le frasi usati dai berlusconiani in Italia.
Meno stato, più condoni, via gli immigrati. E' stato preso, quando andava bene, per un comito dei Monthy Phyton. Quando andava male per un mafioso italiano. "Tornatene in Italia!".
Ma li siamo in Inghilterra.




Italia Anno zero









Italia Anno Zero




Marco Travaglio





Vauro





Beatrice Borromeo





Dal 2006 al 2009 la storia in presa diretta attraverso gli interventi di Marco Travaglio, le vignette di Vauro e le testimonianze dei giovani intervistati da Beatrice Borromeo.



Vi consiglio questo libro




Finalmente, eravamo in tanti ad aspettarlo: un libro che raccogliesse tutti gli interventi di Marco Travaglio (Posta prioritaria, arrivano i mostri..), le vignette di Vauro, i giovani intervistati da Beatrice Borromeo nel corso delle tre edizioni (fin'ora, ma non è mai detto) di Annozero.
La trasmissione di Michele Santoro che è riuscita a scontentare la sinistra mentre il governava il centrosinistra di Prodi e il centrodestra del sempreverde Berlusconi (i governi Berlusconi III, IV verrano nominati dagli storici come le dinastie dei fartaoni).
Testimonianza di un giornalismo scomodo, capace di stare con la schiena dritta, di non guardare in faccia a nessuno e di riuscire quasi sempre nel suo compito.
Che è quello di cane da guardia della politica.

Mastella ministro della giustizia? E Vauro lo ritrae come Madre Teresa; stesso trattamento poco riguardoso riservato al ministro Amato (ex Tesoriere di Craxi riscoperto giustizialista) e a D'Alema sponsor dei capitani coraggiosi della prima scalata di Telecom (in debito) e invischiato nell'inchiesta dei furbetti del quartierino.

Ma c'è anche spazio per i conflitti di interessi del presidente del Consiglio; per tutti i condannati, indagati, pregiudicati in Parlamento, reduci da prima e seconda repubblica, che sono stati sbertucciati dal V-Day di Grillo.
In quale altra trasmissione sono stati mostrati gli spezzoni delle due giornate organizzate per pulire il Parlamento e per l'informazione libera (senza contributi di stato)?

In questo libro c'è modo di ritornare su tutte le inchieste, gli approfondimenti fatti ad Annozero: la mafia, la crisi, la vicenda Alitalia, l'indulto extra large che non è servito a liberare le carceri, le periferie delle grandi città. Una specie di nodo al fazzoletto, per coloro che non intendono dimenticare chi sono, chi erano, cosa hanno fatto i nostri governanti.

Ad Annozero, e in poche altre tramissioni si è raccontato di chi fossero i Geronzi, i Tronchetti, i Colaninno. Ad Annozero sono state raccontato in modo sufficientemente chiaro per farsene una opinione le inchieste Why Not, le scalate dell'estate del 2005, i furbetti del quartierino, il vero dossieraggio Telecom (e il Sismi di Pollari) e il presunto dossieraggio di Gioacchino Genchi.
Gli attacchi ai magistrati (Forleo e De Magistris, che in questa trasmissione hanno potuto almeno parlare).

Può non piacere la trasmissione Annozero, che qualche critico televisivo ha definito "vecchia" secondo uno stile ammuffito.
Ma almeno ha il merito di far discutere, senza nascondersi dietro nessun politico, nessun partito, nessun potente.
E di questi giorni vuol dire tanto.
Nel blog potete trovare i post sulle puntate trasmesse qui.
Inchieste, video, e tutto il resto, lo trovate sul sito della trasmissione.


P.S. non poteva mancare, a fine libro, la serie "casa Rutelli" di Vauro.

Il link per ordinare il libro su ibs.
Il post sul blog dell'editore Chiarelettere.
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23 maggio 2009

Eroi di Stato : Giovanni Falcone


“Fortunato il paese che non ha bisogni di eroi”.
Bertold Brecht

E noi, parafrasando Brecht, non siamo un paese fortunato. Sfortunati e senza memoria. E' il caso, allora, di ricordare i nostri eroi. Tanto vituperati da vivi, tanto celebrati da morti.
Sono convinto che, molte delle persone che partecipano commosse alle celebrazioni (Moro, Falcone, Borsellino, D'Antona), siano lì solo per verificare che siano veramente morte.

Leggetevi il libro di Giommaria Monti "Falcone e Borsellino. La calunnia il tradimento e la tragedia".

Iniziamo da Giovanni Falcone. Ucciso dalla mafia con 500 kg di tritolo a Capaci.
".. ti ricordi u carruzzere vicinu unni aspittai ddocu, ddocu a Capaci unni ci fici l’attentatuni, avia l’officina " è la frase intercettata dalla squadra della Dia che si mise sulle tracce dei killer, che portò ad una svolta delle indagini.

Da quella gli investigatori si resero conto che le persone che stanno pedinando sono effettivamente coinvolte nella strage.
Nino Gioè e Gioacchino La Barbera. Che portarono poi a Brusca e a Totò Riina.

La mafia dei corleonesi, che con Falcone aveva un conto aperto. Un conto aperto quando decise che la mafia andava combattuta, senza compromessi, accordi.

Ricordiamolo con due celebri frasi:
"Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere."

"La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine."

Verrà un giorno in cui diremo "c'era una volta la mafia".
Technorati: Giovanni Falcone

22 maggio 2009

Il cemento della vergogna

Un viadotto della Caltanisetta-Gela è parzialmente crollato. Sfiorata la strage.
Come era stato costruito quel viadotto? Con che cemento?

La Calcestruzzi-Spa (già sotto indagine dalla procura di Caltanisetta per la storia del cemento truccato) ha precisato che non c'entra.
Appresa la notizia, molti hanno pensato alle recenti vicende del cemento impoverito, lo scandalo che ha coinvolto la Calcestruzzi spa e che proprio a Gela interessa il palazzo di giustizia e la diga foranea, oltre a un tratto di strada della Gela-Licata. Ma l'azienda Lombarda nel pomeriggio ha precisato di non aver effettuato forniture per la realizzazione della Statale 626.
Intanto, il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, dice che "quanto accaduto è gravissimo. Non è accettabile che un'opera inaugurata solo nel 2006 possa subire una crisi strutturale così dirompente. E' mia intenzione verificare la possibilità di nominare un commissario".


E il sindaco di Gela, Rosario Crocetta, parla di "vergogna inaccettabile. D'altra parte - dice - lo scandalo del calcestruzzo interessa in lungo e in largo la penisola, da Caltanissetta, da dove è partita l'inchiesta nei confronti della Calcestruzzi spa, sino all'Abruzzo".

L'autostrada era stata inaugurata dall'allora presidente Cuffaro nel 2006:
Ed a tal proposito il presidente della Regione Cuffaro è stato molto esplicito quando ha affermato di “avere messo tra i suoi impegni il completamento della Caltanissetta-Gela con una tangenziale”.

Il presidente risponde al comico

Qui la risposta di Napolitano al comico Grillo. Le cinque domande sul Lodo Alfano.
Perchè queste domande l ha fatte un comico e non un politico?
Perchè un comico e non un giornalista?

Giorgio Napolitano ha firmato il lodo Alfano perché la legge rispondeva alle condizioni poste dalla Corte Costituzionale nel 2004. Quella sentenza è stata il «punto di riferimento» seguito da Napolitano e la sussistenza delle condizioni indicate dalla Consulta è stata «la bussola» seguita dal presidente. Il Quirinale ha risposto così alle cinque domande sul perché della firma del lodo Alfano da parte del Quirinale, formulate da Beppe Grillo nel suo blog. La risposta, affidata al capo ufficio stampa Pasquale Cascella, precisa che l'ordinamento non prevede che il Quirinale possa chiedere alcun «parere preventivo» alla Corte, alla quale invece è demandato comunque «il controllo ultimo di legittimità delle leggi».

Annozero Lo lasciamo lavorare?

Puntata in cui si è voluto mettere troppa carne al fuoco (riflesso anche delle cronache giudiziarie) con l'effetto di non dare nessun messaggio significativo agli spettatori.
Le motivazioni della sentenza Mills, l'attacco ai giudici, il parlamento "pletorico" da sfoltire (strano, sotto le elezioni) ..L'informazione pilotata, in mano ai grandi partiti, per cui il 97% degli italiani non è conoscenza della lista Pannella Bonino.Il solito Pannella costretto al digiuno, e il presidente della repubblica che si è fatto, in questo caso, garante della Costituzione.
E mentre da una parte abbiamo assistito al solito scontro pro o contro Berlusconi (con Maurizio Lupi nelle vesti del difensore), dall'altra la crisi galoppa. Almeno per qualcuno, trasformandosi spesso in uno scontro tra poveri.
Le aziende in crisi devono sfoltire il personale, come la Global Garden, e lasciano a casa proprio gli immigrati nordafricani precari.
Gente che aspetta il permesso di soggiorno della moglie da anni e che lavora in Italia dal 1992.

Un razzismo tra gli ultimi, acuito dalla crisi, e dalle strumentalizzazioni politiche. Non ultime quelle che hanno introdotto ronde, medici spia e professori spia.
Quali le risposte della politica alla crisi? Una riforma del processo civile (forse) e quello penale. Separazione delle carriere, intercettazioni e lodo Alfano. Mica tutti i lavoratori possono entrare in politica?

In studio è stata tirata fuori la vicenda del povero Mastella, indagato con la moglie da un magistrato che oggi entra in politica.
Poverino: a parte che De Magistris indagava anche su altri, e poi il rinvio a giudizio è arrivato dalla procura di Napoli.

Le solite storie: Berlusconi sempre assolto, 900 giudici si sono accaniti su di lui, i suoi problemi sono cominciati con l'ingresso in politica ...E la storia della P2, con l'amnistia nel 1990?

Veniamo alla crisi.
Marchionne è andato in Germania e si incontrato con i governatori dei Land, con la Merkel e, notizia di oggi, pare non abbia convinto i tedeschi, sulla acquisizione di Opel.

In Italia ci dobbiamo fidare sulla parola.
E, nel frattempo, un'azienda come la Guzzi rischia la chiusura. Guzzi di proprietà del patriota Colaninno.
La Confindustria chiede al governo di fare le riforme, di avere coraggio, e il presidente risponde attaccando i magistrati e tirando fuori (proprio lui) la casta. E le tasse aumentate alle imprese? Silenzio.
Siamo proprio sicuri che dobbiamo lasciarlo lavorare?
Technorati:

21 maggio 2009

Lo lasciamo lavorare?

La sentenza di condanna lo indica come corruttore dell'avvocato Mills e lui, anzichè riferire al giudice (meno male che il Lodo C'è!!), risponde che riferirà in Parlamento. Dove "sentirete cosa ho da dire sui giudici!".
Ma non va nemmeno in Parlamento.
La Marcegaglia chiede riforme, e lui usa la platea per un attacco alla magistratura.

"La giustizia penale e' una patologia nel nostro sistema. I giornali oggi dicono che non è possibile criticare i giudici, ma criticare i giudici è un diritto di ogni cittadino".

"I giudici hanno deciso il contrario della verità, perchè sono estremisti di sinistra - dice il premier - E' come se Mourinho (l'allenatore dell'Inter) arbitrasse Milan Inter". Ed ancora: "Basta con un Csm dove i giudici si assolvono sempre. Non ci fermeremo fino a quando non sarà separato l'ordine dei magistrati dall'ordine degli accusatori".

Berlusconi, ribadisce, davanti alla platea di Confindustria, la necessità di rafforzare i poteri del presidente del Consiglio. Che "non ha nessun potere perchè la Costituzione è stata scritta dopo il ventennio fascista e quindi tutti i poteri sono stati dati al Parlamento e non al premier".

Non contento, si concede un'altra battuta sul presidente (donna, ma che abbia qualche problema con le donne?) di Confindustria Emma Marcegaglia.
Ad Annozero si parlerà di lui e della vicenda: "lasciamolo lavorare" il titolo. Perchè, è vero, abbiamo molti problemi da risolvere , gravi.
Più gravi della vicenda Noemi. Ma la domanda si pone: siamo sicuri che sia la persona giusta per risolverli?

E' fatto divieto - la difesa della razza a scuola

Torniamo al tema dell'immigrazione, della deriva razzista, dei solerti burocrati che spesso anticipano le leggi.
Succede a
Padova, prima a Genova:
«Prevediamo che la commissione per l’esa­me di Stato ve chieda il permesso di soggiorno quindi, vi invitiamo a consegnarlo entro domani», recita la circolare firmata dalla preside Anna Bottaro. Con tanto di nomi e cognomi degli studenti stranieri che a giugno dovranno sostenere l'esame di maturità. Letti in classe ad alta voce.

R.D.L. 5 settembre 1938, n. 1390
Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola

Visto l'art. 3, n.2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n.100;
Ritenuta la necessità assoluta ed urgente di dettare disposizioni per la difesa della razza nella scuola italiana;
Udito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per l'educazione nazionale, di concerto con quello per le finanze;
Abbiamo decretato e decretiamo:

Articolo 1.
All'ufficio di insegnante nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e nelle scuole non governative, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorso anteriormente al presente decreto; nè potranno essere ammesse all'assistentato universitario, nè al conseguimento dell'abilitazione alla libera docenza.

Articolo 2.
Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica.

Articolo 3.
A datare dal 16 ottobre 1938-XVI tutti gli insegnanti di razza ebraica che appartengano ai ruoli per le scuole di cui al precedente art. 1, saranno sospesi dal servizio; sono a tal fine equiparati al personale insegnante i presidi e direttori delle scuole anzidette, gli aiuti e assistenti universitari, il personale di vigilanza delle scuole elementari.
Analogamente i liberi docenti di razza ebraica saranno sospesi dall'esercizio della libera docenza.

Articolo 4.
I membri di razza ebraica delle Accademie, degli Istituti e delle Associazioni di scienze, lettere ed arti, cesseranno di far parte delle dette istituzioni a datare dal 16 ottobre 1938-XVI.

Articolo 5.
In deroga al precedente art. 2 potranno in via transitoria essere ammessi a proseguire gli studi universitari studenti di razza ebraica, già iscritti a istituti di istruzione superiore nei passati anni accademici.

Articolo 6.
Agli effetti del presente decreto-legge è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se egli professi religione diversa da quella ebraica.

Articolo 7.
Il presente decreto-legge, che entrerà in vigore alla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno, sarà presentato al Parlamento per la sua conversione in legge.
Il Ministro per l'educazione nazionale è autorizzato a presentare il relativo disegno di legge.
ORDINIAMO
che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Dato a San Rossore, addì 5 settembre 1938 - Anno XVI
Vittorio Emanuele, Mussolini, Bottai, Di Revel
Estratto da "Wikisource
"

I nemici del presidente


I giudici, l'opposizione, la stampa.
Il giudice Nicoletta Gandus, presidente del collegio giudicante nel caso Mills, "essendo un mio dichiarato e palese nemico politico", è impossibile che "saprebbe non venir meno al vincolo di imparzialità impostole dalla Costituzione".

Da Voglioscendere:
Proprio ieri, in occasione della conferenza stampa in cui si è scagliato contro i magistrati "colpevoli" di aver condannato per corruzione il suo avvocato David Mills, Silvio Berlusconi ha detto: «Se Repubblica cambiasse atteggiamento potremmo trovare un accordo».


Sul caso Noemi:
"E' la stampa italiana che si deve vergognare". Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in una conferenza stampa a Coppito, lancia un duro attacco ai media che diffondono "notizie non vere e facendo del male al Paese".
Il premier ha fatto riferimento alla vicenda delle 'veline' e di Noemi Letizia. ''Le veline non sono mai esistite'' e Noemi Letizia ''e' stata bersagliata in modo inaccettabile'' dai media.

Sul vecchio segretario Veltroni (che nella campagna elettorale aveva tenuto un atteggiamento soft):
Silvio Berlusconi, giunto a Viterbo per un appuntamento elettorale, attacca il leader del Pd, Walter Veltroni, definendolo un “vecchio comunista riciclato”.

La stampa. I giudici. L'opposizione.
Ma, attenzione, guai a parlare di regime. In quale altro paese un premier si permetterebbe un tale atteggiamento contro stampa e opposizione?State pensando alla Russia di Putin?

Perché, spiega, «molto è stato fatto grazie agli sforzi personali di Berlusconi». «Se avessimo con i Paesi europei lo stesso rapporto che abbiamo con l'Italia - aggiunge - sarebbe una ottima cosa per lo sviluppo delle nostre relazioni». Insomma, «se Silvio ha avuto questo ruolo nei rapporti tra Italia e Russia, può averlo anche nei rapporti tra la Russia e l'Ue».

Non c'è futuro senza solidarietà

Intervistato per la serata speciale di Che tempo che fa, il cardinale Tettamanzi ha dato la sua testimonianza di essere cristiano.La difficoltà dell'essere cristiano oggi, in questo momento di crisi (e non solo economica): oggi che chiamiamo clandestino il nostro prossimo che ha solo avuto la sfortuna di nascere dalla parte sbagliata (o meno fortunata) del mare.

A Lampedusa abbiamo riscoperto le nostre radici cristiane: per tutti i Gesù morti e sepolti, nel cimitero dell'isola o abbandonati nel mare , uccisi da Erode e Ponzio Pilato assieme, come raccontava nella sua introduzione Erri De Luca.

Il cardinale parlava di esigenze degli immigrati (come lo siamo stati noi italiani) e di diritti. Della solidarietà che dobbiamo dare e dell'aggressività con cui invece è stato risposto da una parte politica (si pensi alla richiesta di concedere luoghi di culti per i mussulmani).

«L'aggressività non mi preoccupa più di tanto — anche se non è stata piccola cosa — perché io parto da me stesso, faccio riferimento al Vangelo e alla razionalità, che ci invitano al dialogo, al confronto, all'incontro. L'aggressività è segno di mancanza di impegno a trovare un terreno comune per affrontare i problemi e dare loro una risposta umana».

«Penso che, soprattutto la politica, debba senz'altro interessarsi del momento, certo più difficile e delicato dell'emergenza, ma ad essa non può arrestarsi - ha aggiunto il cardinale -. La politica deve partire da progetti grandiosi, e soltanto in questo quadro è possibile allora attivare le diverse forze sociali, culturali istituzionali, di volontariato, religiose, perchè solo in un quadro progettuale è possibile risolvere anche il momento puntuale dell'emergenza».

Perchè tutti siamo in realtà debitori di qualcosa, nel passato. Per quello che i nostri genitori ci hanno insegnato, per quello che ci hanno lasciato.

Altra parole citata dal cardinale: sobrietà che non significa penitenza, ma moderatezza nei modi. Forse si riferiva ai tanti che si dicono cristiani (o ispirati ai suoi valori) e invece praticano la doppia morale. Tutti gli amministratori, uomini politici, persone che hanno il compito di guida nella nostra comunità.
«Non nominare il nome di cristiano invano».
Sobrietà e solidarietà: mettere al centro del discorso (di ogni cristiano) la dignità dell'uomo. Che si intreccia con la dignità della famiglia.
«Personalmente ritengo che esiste una regola delle regole e una governance delle governance. Perché la regola, in ultima analisi, è una sola, ed è la persona, la dignità della persona, i valori e le esigenze della persona. C'è solo un principio che dobbiamo onorare con fatica, e questo principio è il rimettere al centro l'uomo, la sua dignità. Potrei dire che bisogna avere il coraggio di parlare dell'etica. Dove l'etica non è qualcosa che blocca, o frena, o ostacola, ma al contrario qualcosa che libera, perché ci dà la possibilità di affrontare tutto e sempre in chiave umana e umanizzante».

Avere il coraggio di parlare dell'etica. Della persona: nè chiusa nei suoi egoismi, nè chiusa in sè stesso.

Libertà e destino: non c'è contrapposizione. Il nostro destino è scritto con la libertà concessaci da Dio. Qui il cardinale è volato troppo alto, quando ha parlato dei no della Chiesa, sui tanti temi della scienza, di bioetica. Sono nò che non indicano uno sbarramento, una porta chiusa.

Per ordinare il libro del cardinale Tettamanzi "Non c'è futuro senza solidarietà".

20 maggio 2009

I corpi lasciati indietro


Una caccia all'uomo, anzi una caccia alla donna.Una sfida tra i due personaggi, conteporaneamente preda e predatore. Un killer professionista, l'artista per la precisione con cui pianifica le azioni ("misura due volte e taglia una").
E una poliziotta, con alle spalle una situazione familiare difficile (tra problemi col figlio e un ex marito alle spalle), la regina della giungla.

Siamo nei monti del Wisconsin, sulle sponde del lago Mondac, contea di Kennesha.
Dalla giungla metropolitana dove sono ambientati gereralmente i thriller di Deaver, alla giungla o meglio ai boschi del nord america.
Brynn McKenzie viene chiamata per un 911, da un cellulare di una coppia di professionisti (i Feldman) che sta passando il fine settimana in questa villa isolata vicino al lago.

Arrivata alla villa riesce a sfuggire per un pelo dall'essere ammazzata anche lei dalla coppia di Killer ("l'artista" e il suo aiuto): in fuga in mezzo ai boschi, in un ambiente ostile, trova un'amica della coppia, anche lei salva per miracolo, Michelle.

Assieme dovranno sfuggire ai due killer: due donne, apparentemente così diverse, in realtà con molti tratti in comune, contro due uomini. Come in tutti i libri di Deaver, l'aspetto psicologico dei protagonisti è messo in primo piano.I dubbi, le paure, i pensieri, il passato. Passato che viene distillato poco a poco, man mano che ci si addentra nella lettura.
E che aiuterà a svelare tanti misteri della trama.

Perchè i Feldman sono stati uccisi?
Chi ha assoldato i killer?

Dopo aver letto "Nero a Manhattan" ero rimasto profondamente deluso: con quest'ultimo Deaver riprende un pò dei punti che aveva perso. Vedremo se Brynn, la nuova eroina, riuscirà ad essere all'altezza di Kathryn Dance e Lincoln Rhyme.


Il sito di Jeffery Deaver.
Il link per ordinare il libro.

Technorati:

Le prime righe:
Silence.
The woods around Lake Mondac were as quiet as could be, a world of difference from the churning, chaotic city where the couple spent their weekdays.
Silence, broken only by an occasional a-hoo-ah of a distant bird, the hollow siren of a frog, And now: another sound.
A shuffle of leaves, two impatient snaps of branch or twig.
Footsteps?
No, that couldn't be.
The other vacation houses beside the lake were deserted on this cool Friday afternoon in April.

..

Nomine ad orologeria

Evidentemente ci siamo mitridizzati al conflitto di interessi e all'occupazione bulgara dell'informazione RAI.Eppure ci si deve indignare: per le nomine fatte a palazzo Grazioli.Per le nomine fatte sotto campagna elettorale.Perchè si sapeva tutto.

L'informazione è importante: come una lente di ingrandimento permette di deformare, ingrandire e occultare certi fatti.
Dire che la povera Noemi è stata bersagliata dalla stampa.
Titolare la condanna a Mills, spostando l'attenzione sulle parole del premier "dirò cosa penso dei giudici". E dei postini? E dei maestri? E degli avvocati?

Di Pietro "un soggetto pericoloso per la democrazia". In realtà il condannato è Mills, fino a prova contraria. Sebbene solo in primo grado.

Parlare delle violenze degli studenti che manifestavano a Torino.
Reati sulla pubblica piazza, cui rispondere con le cariche. E tacere sui malefatte dei rettori, dei baroni della Casta universitaria.
L'informazione è importante, specie in tempi di crisi: leggetevi il finale di questo articolo de L'Economist, dove si parla della crisi nei paesi dell'est
Ivan Krastev, a Bulgarian-based analyst of the region’s politics, says the fear of unemployment will disillusion middle-class voters and stoke protest voting. A bigger problem may be the fear among political elites, some of whom will stick at nothing to stay in power and out of jail.
“The model is Berlusconi,” he says glumly.

La lavagna della vergogna

Affinchè un regime funzioni, servono non solo leggi anticostituzionali, mancanza di giustizia e diritti.
Servono anche i buoni burocrati che, zelantemente, applicano le leggi del regime senza farsi troppi scrupoli di coscienza.
Per denunciare gli immigrati negli ospedali e segnare gli studenti sulle lavagne delle scuole.
Ogni riferimento ai fatti di Genova è, ovviamente, puramente casuale.

La legge è uguale per tutti

Il Tribunale di Milano deposita la sentenza che condanna l'avvocato inglese Mills: si mette nero su bianco che Berlusconi, il presidente del Consiglio, ha corrotto un avvocato per trarne benefici.
E' un pò come quando si getta un sasso in uno stagno, partono le ondate di risposta.
"Sentenza scandalosa", ribatte il premier.
"Sentenza ad orologeria". Come se i giudici dovessero scrivere le sentenze in base ai comodi della politica.
"La Gandus è un magistrato militante".
"Tornano le toghe rosse".


Finalmente: non ne potevo più di questo clima volemose bene, facciamo le riforme assieme.
Berlusconi riferirà in Parlamento, come se questo fosse il luogo dove giustificare questioni giudiziarie.E la separazione dei poteri?
Scopriamo due cose, dalle dichiarazioni e dai fatti di ieri.
Primo, che Berlusconi non si chiama Silvio.
Sebbene abbia giurato la sua innocenza sui suoi figli.
E, la seconda, meno male che il lodo c'è .....

In Inghilterra l'opposizione chiede l'elezioni anticipate per la storia dei rimborsi dei politici.
La perfida Albione ..

19 maggio 2009

Non nominare il nome di Falcone invano

Il ministro della giustizia, Angelino Alfano, paragonava ieri i suoi disegni di legge in materia di mafia (il Testo Unico antimafia)a quelli fatti da Falcone, quanto era al Dipartimento di Giustizia.
Ci vuole un bel coraggio, per fare questi paragoni.

Dopo aver prorogato le leggi vergogna. Quelle del periodo 2001-2006 la ex Cirielli, la Cirami, 12 condoni fiscali edilizi ambientali, lo scudo fiscale di Tremonti (una specie di riciclaggio di stato), la legge sulle rogatorie e la depenalizzazione di fatto del falso in bilancio.

Dopo aver appoggiato le leggi ad personas del periodo dell'Ulivo 1996-2000: controriforma dell'articolo 513 del c.p.p. (le dichiarazioni accusatorie davanti al PM devono essere ripetute davanti al giudice), il patteggiamento in Cassazione, la Simeone Saraceni, la depenalizzazione dell'abuso d'ufficio non patrimoniale, niente più arresto per i falsi testimoni (legge fatta nel 1995).

Noi non ci dimentichiamo che il passato governo Berlusconi ha fatto una legge contro l'elezione di Gian Carlo Caselli alla super procura antimafia (anche a Falcone successe una cosa analoga); ha riportato in Cassazione un giudice come Corrado Carnevale.

Soprattutto, noi non ci dimentichiamo che queste elezioni sono state vinte al grido di "Mangano eroe". Cosa non doveva dire Mangano su di lei, cavaliere?
Sarebbe contento Falcone (e tutti i giudici antimafia) della legge che si sta varando sulle intercettazioni?

Non credo. Lasciate stare in pace i morti. Che almeno a loro è risparmiato questo. Anche a nome di quanti, nelle forze di polizia, nella società civile, nel mondo dell'informazione, nella magistratura, portano avanti la lotta alla mafia.

Segnalazioni: il tribunale di Brescia a condannato, in sede civile, il giornasta Filippo Facci, l'ex direttore de Il Giornale Marizio Balpietro, al risarcimento di 50000 euro per danno per l'articolo a firma Filippo Facci "Gli ultimi saranno i primi", ritenuto diffamatorio contro il sostituto procuratore Alfredo Robledo, del tribunale di Milano.
Il giornalista è stato condannato a pagare altri 10000 euro a titolo di riparazione pecuniaria.

Riporto dal blog di Daniele Martinelli:
Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale citati nell’articolo diffamatorio di Facci su commissione, erano i pm che avevano chiesto il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari nei confronti di David Mills, quest’ultimo guarda caso, condannato a 4 anni e mezzo di galera. Unico corrotto della storia giudiziaria mondiale che paga senza corruttore (Silvio Berlusconi isolato dal lodo alfano). Filippo Facci, nel suo “appunto” in prima pagina a libro paga di Berlusconi, aveva dipinto i 2 magistrati tipi di cui non fidarsi.

18 maggio 2009

Berlusconi e la tragedia del 1997

Rileggetevi l'articolo di Stella, sulla tragedia del 1997, l'affondamento di una carretta albanese, speronata da una corvetta italiana.

Berlusconi, la tragedia degli albanesi in Puglia del ’97 e le critiche a Prodi: no ai blocchi, il diritto non lo prevede.
«Dov’è la cipolla, piagnina?»
Erano i primi di aprile del ’97 e il leghista Daniele Roscia, sfot­tendo Silvio Berlusconi per le lacrime versate sugli albanesi morti sulla nave speronata da una corvetta della Marina italia­na, non poteva immaginare che un giorno il Cavaliere avrebbe blindato con la fiducia un decreto come quello di ieri fortissimamente voluto dalla Lega.

Rileggere quanto disse allo­ra il leader azzurro, deciso a sot­tolineare i contrasti dentro il governo Prodi che per arginare gli sbarchi in Puglia aveva vara­to il pattugliamento delle coste andando incontro alla spaven­tosa tragedia della «Kater I Ra­des » affondata con una mano­vra sbagliata dalla «Sibilla», è fonte di sorprese. Per comincia­re, secondo l’Ansa, il leader az­zurro accorso a Brindisi a in­contrare i sopravvissuti, ricor­dò che «l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugia­ti aveva espresso deplorazione su questa misura del blocco na­vale: ora dopo quello che è suc­cesso, dobbiamo riscattare la nostra immagine e dobbiamo fare tutto ciò che le nostre pos­sibilità ci consentono, non so­lo con il nostro esercito per pro­teggere gli aiuti, ma dobbiamo essere tutti noi generosi». Quindi, offerta ospitalità per­sonale a una dozzina di profu­ghi, espresse «le sue riserve sul pattugliamento» e smentì asso­lutamente a Repubblica che Ro­mano Prodi l’avesse preavverti­to: «Non sono stato informato né di blocchi né di pattuglia­menti. Prodi mi aveva informa­to dell’intervento finalmente possibile in Albania, dicendo­mi che era stato trovato un ac­cordo con i paesi di cui mi ha fatto i nomi — Portogallo, Fran­cia, Grecia ed altri — per una missione di pace. Su questo, io ho detto 'Sono pienamente d’accordo'. Tra l’altro ho stu­diato diritto della navigazione, a suo tempo: so che nessuno può fermare navi civili in ac­que non territoriali, non è pre­visto assolutamente un diritto di questo genere da parte di nessuno Stato. Se avessi senti­to parlare di blocco navale, avrei subito drizzato le anten­ne».

Di più, aggiunse all’Ansa: «Credo che l’Italia non possa ac­cettare di dare al mondo l’im­magine di chi butta a mare qualcuno che fugge da un Pae­se vicino, temendo per la sua vita, cercando salvezza e scam­po in un paese che ritiene ami­co. Il nostro dovere è quello di dare temporaneo accoglimen­to a chi si trova in queste condi­zioni ». E chiuse: «Dobbiamo la­vare questa macchia, che sarà pure venuta dalla sfortuna, ma che è venuta da una decisione che non si doveva prendere».

Il giorno dopo, mentre a sini­stra si sbranavano sul tema del­l’accoglienza e tentavano di ar­ginare l’indignazione svento­lando un sondaggio secondo cui, come avrebbe scritto Filip­po Ceccarelli, appena un quar­to degli intervistati giudicava il pianto berlusconiano «since­ro », il Cavaliere spiegava a Raf­faella Silipo, de La Stampa d’es­sere schifato dalle reazioni: «Vogliono strumentalizzare il mio gesto e trasformare una grande tragedia in una piccola e sciagurata polemica politica. D’altronde è inevitabile, quan­do si guarda con occhi sporchi a cose chiare e pulite». A farlo precipitare in Puglia, spiegò, era stata l’indifferenza degli al­tri: «Vede, io li ho visti, i super­stiti del naufragio. Erano dispe­rati. E nessuno era lì con loro, nessuno gli ha detto niente, ca­pito? Si parla di settanta morti, venti bambini, una tragedia pa­ragonabile a Ustica, e questi qui, dal presidente della Repub­blica al presidente del Consi­glio al ministro della Difesa, re­stano a casa loro? È drammati­co ». Dodici anni dopo, riesami­nati gli studi di «diritto della navigazione» a proposito dei pattugliamenti navali, ha cam­biato parere: «Fuori dai confini vale il nostro diritto, previsto dai trattati internazionali, di re­spingerli ». E il voto di ieri, mar­cato dal trionfo della Lega Nord, sigilla la conclusione di un percorso di progressivo av­vicinamento ai temi cari al Car­roccio.

Daremo a Silvio la tessera perché si è 'pontidizzato'», gongolava giorni fa Roberto Calderoli. Padano ad honorem. Una onorificenza che gli sareb­be stata difficile da guadagnare quel giorno in cui, nella intervi­sta citata a La Stampa dopo la tragedia della nave albanese, confidò pensieri che in bocca altrui gli suonerebbero, dicia­mo così, «buonisti» e «cattoco­munisti »: «Siamo stati chiusi nell’egoismo, non possiamo permettere che succeda più nel nostro Paese. Non possiamo chiudere le porte, 58 milioni di italiani che stanno bene non possono respingere povere per­sone che vengono qui per cer­care un po’ di libertà. Doman­diamoci se la tragedia non è an­che dovuta, almeno in parte a quel coro di ''gettateli a mare, sono tutti delinquenti'' sentito nei giorni scorsi».

Report - carne

Il modello di allevamento intensivo di animali, per la produzione di latte, carne e uova, che considera il mangiare alla stessa stregua degli altri prodotti, gli animali solo merce da stipare in batterie, gonfiare per la crescita e rottmare appena fuori produzione, è un modello non sostenibile, poco salutare, che consuma troppe energie non rinnovabili (come l'acqua) e produce un inquinamento nelle falde, nei terreni, nell'aria che non possiamo permetterci.

L'inchiesta di Report (di Michele Buono e Piero Riccardi) si è occupata questa volta dell'industria agroalimentare, dei modelli di produzione intensivi di carne, che puntano a massimizzare la quota di prodotto vendibile (che sia carne latte o uova) e a diminuire al massimo i costi per gli allevamenti. Costringendo in un circolo perverso gli allevatori a spingere ancora di più sulla produzione, per ottenere sempre più risicati guadagni.

Forse dobbiamo rivedere il modello per cui ci aspettiamo gli scomprati di carne sempre stracolmi, nei supermercati.
Se l'attuale modelli di consumi occidentale, che sfama (e quanto sfama!) 800 milioni di persone su 6 miliardi, venisse adottato dal resto della popolazione, non avremmo più risorse per tutti. Risorse energetiche, idriche, di terreni coltivabili ...

Perchè ciò che sta dietro questo modello è un pollo che diventa prodotto da tavola in 37 giorni, mentre naturalmente ci impiegherebbe un tempo 3 o 4 volte superiore.
Ci sono mucche che, a furia di essere sfruttate per la produzione di latte e l'ingravidamento, diventano "stressate" dopo 2 anni e devono essere abbattute per farne bistecche.
Vacche geneticamente modificate per mangiare cereali e non più erba.
E per curare le malattie da stress (che poi sono una normale reazione agli squilibri ormonali cui sono sottoposte), gli allevatori sono costretti a usare sempre più antibiotici, perchè nel frattempo i ceppi dei batteri si rinforzano.
E in Italia non sappiamo nemmeno quanti antibiotici vengono usati nelle stalle, sempre meno stalle, sempre più industrie.
Perchè negli allevamenti non ci sono più ne prati da pascolo, ne tori da monta. E la nascita di un vitello maschio diventa una tragedia "meglio se morisse subito" diceva un'allevatrice.

Per far crescere la mucca le si da del cereale: in questo modo per avere una bistecca si consumano 8/9 porzioni di cereali, che avrebbero potuto sfamare altrettante persone.
Poi ci sono i rischi per la nostra salute, se si consuma troppa carne. Malattie vascolari, cancro all'intestino, gotta.
Sarà un caso che negli USA il 3% del PIL è il fatturato delle imprese che curano l'obesità?

Il consumo delle risorse.
Il mais per le mucche è prodotto utilizzando grandi campi, sfruttati in monocolture (senza diversificazione) che poertano come si è detto, ad un consumo di acqua ed energie non sostenibile. Oltre al discorso ambientale. Il 18% dei gas serra è prodotto dagli allevamenti. Il 70% dell'Amazzonia è stata destinata al pascolo.

Stiamo stravolgendo un sistema: da una parte i contratti di socida, che impongono agli allevatori quel tipo di produzione spinta (perchè non esiste libero mercato, con la GDO), con quei ricavi miseri (qualche centesimo per pulcino).
Quando compriamo un uovo al supermercato, un pollo, una fettina di carne, sull'etichetta non ci sono indicati i costi ambientali, per la salute, per il sistema.
La qualità costa: e se pagare di più significa consumare meno carne, meglio.

Altra perversità del sistema riguarda gli allevamenti di polli nel Veneto (la più alta concentrazione in Italia): il servizio dimostrava come al produttore convenisse più produrre Bioenergia dalla cacca delle galline (la pollina), grazie ai generosi incentivi concessi dallo stato, che non le uova.
I 700 allevamenti in pianura padana producono tonnellate di liquami. Come smaltirli? Grazie alle tariffe agevolate, e ai Biogassificatori, dove la Pollina viene bruciata (assieme alla legna, perchè ha poco potere calorico) inegli impianti, andando ad emettere nell'aria dei gas potenzialmente pericolosi.

Da una stima del giornalista, il guadagno per la produzione di uova si aggira sui 292000 euro/anno.
Grazie alle tariffe agevolate (28 cent a Kw ora), con i biogassificatori l'allevatore guadagnerebbe 1,078 milioni di euro/anno. Quasi una truffa, poichè si equipara la pollina all'energia eolica e solare, totalmente rinnovabile.

In sostanza, non ci guadagnamo noi, nè il contadino (se si eccettua il grande allevamento industriale che fa energia), non ci guadagna la mucca. Per un'economia che da lavoro a pochi.
Il modello va cambiato, e si può fare, come testimonia il caso della Cooperativa Agricoltura nuova a Roma.
Un'azienda a ciclo chiuso.

"Ciò che accade agli animali, prima o poi accade agli uomini"
Grande capo Seattle

P.S: chissà se il sindaco di Milano Letizia Moratti, ha visto l'inchiesta sulla sentenza della Corte dei Conti, per le consulenze d'oro?
Technorati: Report

Sostiene Berlusconi

Sostiene l'OCSE che gli stipendi italiani sono i più bassi d'Europa.
Sostiene Istat che il PIL italiano non è messo bene.
Sostiene la federazione europea della stampa, a Varna, che nemmeno l'informazione italiana è messa bene.
Sostiene però B. che la crisi è alle spalle ed è colpa della sinistra e dell'informazione.
Sostiene il Times, che è riuscito ad intervistare Noemi 2 volte, che all'estero un caso come quello Berlusconi Noemi, avrebbe portato tutti i giornalisti a seguire la vicenda e a farsi delle domande.
Sostiene il premier inglese che si deve fare un bel repulisti nel governo. Visti i recenti scandali sui rimborsi, che portano la popolarità dei politici in calo. In Inghilterra, però.

Sostiene Maroni che la linea della fermezza, del repingimento, è l'unica possibile. Mentre festeggiava a Varese la polizia, avveniva un omicidio di tale Monterosso autotrasportatore con legami con la mafia. E l'infiltrazione della mafia nel varesotto non è più una ipotesi.
Parliamo di mafia: mica di cavalli.


Mi chiedevo come fosse stato possibile, negli anni 30, accettare le leggi razziste del regime fascista. Come avessero potuto gli italiani, far finta di guardare dall'altra parte. Far finta di non sapere.
Poi, oggi, con gli accordi con la Libia (con Gheddafi!), con i respingimenti in mare, l'ho capito.
Un giorno, come per gli ebrei respinti in mare perchè nessun porto accettava la nave Exodus, nessuno potrà dire "Io non sapevo".

17 maggio 2009

I nuovi mostri di Oliviero Beha

Di fronte a due funerali, uno reale e uno mediatico, l'autore parte con la sua lunga riflessione della morte degli intellettuali nel nostro paese. Queste due morti, quella del giornalista di Rai 3 (Telekabul) Sandro Curzi e di Eluana Englaro, così diverse ma accomunate dalle parole al vento , false e ipocrite date da politici e presunti "intellettuali" a comando. Il primo definito un esponente dell'antifascismo romano, classe 1931. La seconda, morta giorvane nel 1992, rimasta in coma per anni, cui la politica non ha saputo dare alla famiglia una soluzione, un aiuto. Sulle cui spoglie gli esponenti del residence (il palazzo della politica di pasoliniana memoria) non hanno esitato a giocare la loro partita, arrivando quasi ad uno strappo istituzionale. I nuovi mostri, naturale continuazione di Italiopoli: una rappresentazione di un'Italia che affogava in una palude, vittima di una classe dirigente autoreferenziale e autonominata. Capace di contornarsi di una corte di servi pronti a servire, e attorniata di uno stuolo di personaggi che premono per entrare dentro il residence. Perchè dentro il residence del potere esisti: fuori non sei nessuno. Ciascuno avrà i suoi cinque minuti di celebrità, diceva Warhol. E chi l'avrebbe detto che veramente tutti, specie quelli della peggior specie, sarebbero diventati i nuovi modelli (politici, istituzionali, dirigenziali, di pensiero)? I nuovi mostri, appunto. In questo libro Beha si sofferma sul ruolo di coloro che dovrebbero illuminare la strada per il paese. "L'intellettuale dovrebbe essere scandaloso, sempre" diceva Pasolini. Oggi, questa politica maggioritaria dove si deve stare da una parte o dall'altra, con la maggioranza o con l'opposizione (presunta e nemmeno troppo efficace, scanso inciuci), nessuno si deve permettere di essere critico cia con la maggioranza e con l'opposizione. E il maggioritario nella nostra politica, in cui in realtà sembra di assistere ad un gioco delle parti (la sinistra e la sua presunta egemonia colturale e la destra e la sbandierata sicurezza), si riflette in un maggioritario nell'intellighenzia. E in un maggioritario nel mondo dell'informazione. L'intelletuale moderno deve esistere solo in funzione del suo ruolo "embedded" dentro una coalizione. Guai a urlare fuori dal coro, a disturbare il manovratore, a ragionare con la propria mente. Il paese dei grilli silenti e dei tordi parlanti. Dell'informazione che anzichè cane da guardia, diventa cane da riporto, in questa nuova democrazia populista e mediatica. In questo contesto assistiamo alla fucilazione dei magistrati che processano politici di destra e sinistra (parliamo dei casi Clementina Forleo e Luigi De Magistris, come di tanti altri). Parliamo del giornalismo di inchiesta (della sua fine, o meglio, del suo andare avanti con molte difficoltà): come Report, giusto per fare un esempio tra tanti. Che parlava dello scandalo derivati, dell'emergenza rifiuti, prima che la stampa nazionale affrontasse il caso. Parliamo del blog di Beppe Grillo, che aveva anticipato il caso Parmalat prima della Consob, delle istituzioni .... Ogni volta le grida di scandalo, la richiesta di maggiori garanzie e altre regole. Eppure siamo ancora qui ad assistere allo stesso spettacolo, con gli stessi interpreti (anche Antonio Fazio tonerà in scena), con le stesso copione, pieno di promesse, bugie e inganni (dagli scandali Cirio e Parmalat fino alla tragedia dell'Abruzzo). Il paese dei senza vergogna, dice Oliviero Beha, non il solo il paese dove governa il "principe", come spiegavano nel loro libro Saverio Lodato e il magistrato Scarpinato. ".. la tesi centrale è che gli intellettuali che incidono sull'opinione pubblica e sulla sua visione del mondo non ci sono più o si sono venduti alla politica, al mercato, o al mercato della politica, o perchè esclusi o impossibilitati a farsi sentire se ne stanno al coperto; all'aperto, all'apertissimo, c'è solo il sistema mediatico, sorta di Minotauro che ci fa perdere nel suo labirinto illudendoci nel contempo di essere liberi nel suo interno. Il filo è tsato reciso da un pezzo, Arianna fa la velina in TV oppure la romena da strada esattamente con lo stesso spirito, nel labirinto cretese ci si muove smarriti e inebetiti tra gli specchi dei televisori dove imperversano i 'nuovi mostri' per lo più esaltati, strapagati, invidiati, reificati dalla loro stessa (tele)visibilità riflessa".

Sul sito di Articolo 21 viene riportato un passo del libro dove si parla di censura, censori e memoria:
Quando e come funziona la censura.
Di censura in Italia non si parla. E chi dovrebbe parlarne,gli autori stessi responsabili o almeno correi di questa censura?
Sì, anticipiamo subito che, per carità, sul web di censura si parla, ma è un discorso che va affrontato nella specificità del mezzo. E qualche rara volta c’è anche chi riesce a passare da internet ai media di massa, intendo rivolti a destinatari di massa giacché anche la Rete è ormai un fenomeno di massa specie tra i giovani, ma di massa spesso «attiva»; il che la rende appunto più interessante, postpostmoderna, «pericolosa». Molto, ovviamente, si gioca sull’antinomia attivo/passivo nel flusso di comunicazione.
Per esempio l’associazione politico-culturale Articolo 21 di cui è portavoce un giornalista ex sindacalista Rai e parlamentare piuttosto anomalo, di una serietà d’altri tempi,
Beppe Giulietti, saltuariamente è riuscita in questi anni a trasferire dal proprio sito a uno o più mass media discorsi critici appunto sull’omonimo articolo della Costituzione, ridotto nella pratica a brandelli. Ma sono casi infrequenti e tiepidi.

L’unico episodio caldo o addirittura bollente ha visto protagonista sul principale canale tv, Rai Uno, anni fa, quell’accattivante cialtrone «extraordinario», vera star dello spettacolo contemporaneo, che risponde al nome di Adriano Celentano. Nello show Rockpolitik l’autodefinitosi «re degli ignoranti» ha parlato ripetutamente di censura, ma ovviamente alla sua maniera, trasmutandola come un
Cagliostro del palcoscenico in epidermica merce televisiva destinata a dissolversi nell’attenzione e nelle coscienze pur di milioni di telespettatori in una nuvola di fumo, come infatti è avvenuto nel giro di qualche giorno…
Eppure il concetto di censura e l’applicazione del medesimo da parte dei «nuovi mostri» di cui mi occupo qui è assolutamente centrale, e intorno a esso ruota appunto la sparizione degli intellettuali, la recita informativa dei media e il conseguente svenimento (in un contesto planetario) della nostra democrazia, che avrebbe tanto bisogno dei sali. Senza la pretesa di fornire altro o di più che non
istruzioni per l’uso immediato della materia, riepilogo un po’ di idee su di essa e vi allego una serie di fatti, di circostanze,
di nomi. Sui quali non ho tema di smentite, visto che mi riguardano personalmente, e intensamente, direi fino al midollo di una colonna vertebrale che è stata ripetutamente sbatacchiata a forza di bastonate. Eppoi parlano quasi sempre a vanvera e ipocritamente di schiene dritte
in un Paese invertebrato… Se non ancora alla fine della democrazia (cfr. Gadamer), certamente siamo allo stravolgimento dell’ortopedia.



Il link per ordinare il libro su internetbookshop.
Il post sul blog dell'editore Chiarelettere e i pretesti.

Il blog dell'autore, Italiopoli.

Technorati:

Abbiamo dichiarato guerra all'ONU?

A sentire le dichiarazioni dei politici della maggioranza, sembra che sia stata dichiarata guerra alle Nazioni Unite.
Parlo delle dichiarazioni di La Russa, che riesce in un colpo solo ad attaccare la responsabile per i rifugiati, Laura Boldrini, comunista e con un cognome come quello di un partigiano.

Cosa ci dobbiamo aspettare: l'autarchia, l'Italia che deve spezzare le catene in cui le grandi nazioni la tengono, la necessità del posto al sole?
I campi DUX, dove formare la gioventù italica (a cosa pensavo il neo ministro Meloni, con i suoi campi della gioventù).

Non ci bastavano le figuracce che il nostro premier ci sta facendo fare all'estero?

16 maggio 2009

Al sicuro a Bruxelles

Chi candidiamo per l'Europa?
L'ex ministro Mastella, di cui la procura ha chiesto il rinvio a giudizio , per l'inchiesta su appalti illeciti a Napoli.
In Europa anche Albertini, la cui giunta sottoscrisse i mutuo derivati per il comune di Milano. E che dovrà risarcire tre consiglieri dell'opposizione per la storia delle deleghe in bianco.
Nino Strano: mortadella per tutti al senato. Ma anche condannato (in primo grado) dal tribunale di Catania a 2 anni e 2 mesi per abuso d'ufficio e violazione della legge elettorale.
Vito Bonsignore condannato a due anni di carcere per tentata corruzione nell'appalto per l'ospedale di Asti.
Franco Malvano ex questore di Napoli sotto inchiesta per associazione camorristica. Aldo Patriciello imputato in udienza preliminare a Isernia per violazione delle leggi ambientali nel processo Piedi d'argilla.

E nel
PD, non dici nulla?
Andrea Cozzolino e Angelo Montemarano entrambi indagati in Campania.
Al centro dell'inchiesta soprattutto la realizzazione del sito di Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta. Grazie alle indagini si è potuto appurare il coinvolgimento di alcuni funzionari della Regione Campania e del personale del Genio Civile. In particolare, è stato accertato il coinvolgimento di funzionari dell’assessorato alle Attività produttive della Regione Campania e lo stesso assessore Andrea Cozzolino (nella foto) è stato raggiunto da un avviso di garanzia; il loro ruolo era di adottare i provvedimenti di autorizzazione e di indire le conferenze dei servizi per definire i procedimenti amministrativi utili per la realizzazione delle centrali.

Andrea Cozzolino è anche in corsa per la candidatura alle europee nelle liste del Pd, e forse questa bufera, con l’arresto di tre suoi strettissimi collaboratori, potrebbe causare non pochi problemi. Sul tavolo del segretario del Pd, Dario Franceschini, c’è la bollente questione: la candidatura di Cozzolino, le cui deleghe sono passate nelle mani di Bassolino, pro tempore, alle Europee nel collegio Sud è seriamente a rischio.
Il problema nasce soprattutto dal fatto che c’è anche un altro candidato indagato: si tratta dell’ex assessore alla Sanità Angelo Montemarano, sul quale le forze dell’ordine stanno effettuando accertamenti in merito a presunti illeciti relativi alla costruzione dell’ospedale del Mare.

Per fortuna che i respingimenti si fermano in Italia.

15 maggio 2009

Thyssen: 7 vite per 20 mila euro

"Alla Thyssen una strage per risparmiare 20mila euro".

Torino, il consulente dell'assicurazione Axa in aula:
"Quello era il costodell'impianto antincendio automatico sulla linea 5 ma dissero di no".

Per par condicio - senza veli

Silvio senza veli .. per par condicio con le copertine di Libero.

Annozero : mi gioco la Fiat

Dobbiamo essere orgogliosi dei successi di Fiat, per la sua tecnologia come dice Bombassei, vp di Confindustria.
Oppure dobbiamo essere preoccupati, come i lavoratori di Pomigliano, in studio. Preoccupati per i posti di lavoro a rischio.
Oppure dobbiamo seguire il viceministro Castelli, con i suoi toni pacati. Il governo ha già fatto e continuerà a fare per la crisi.

Castelli poi, parlando di Opel si è lanciato in parallelo inopportuno: "Marchionne sta cercando di fare in Germania quello che è stato fatto per Alitalia, .. creare una cordata di imprenditori".
C'è poi l'altra parte della barricata: Bersani, stranamente pacato, che ricordava gli accordi di programma che si stavano facendo con governo Prodi. E Diliberto, che ha ricordato un paio di cose: in Germania e in USA il governno ci mette i soldi.
In Italia Scajola ha mandato una lettera a Marchionne.

In ballo il futuro della Fiat: un'azienda che da lavoro direttamente o indirettamente a 1 milione di lavoratori.
Che con la cura Marchionne ha risanato i debiti, ma che con la crisi attuali soffre della mancanza di liquidità. Si parla di 18000 posti di lavoro che si perderanno, magari nelle aziende del Sud.

Se non dobbiamo fasciarci la testa (ovvero darci al tafazzismo), come dice Bombassei, nemmeno possiamo continuare ad aspettare che il mercato si regoli, o che lo facciano i manager di impresa o gli enti di vigilanza.Perchè, come nella vicenda del debito Fiat pagato dai piccoli risparmiatori (settembra 2005), episodio ricostruito dai giornalisti Gianni Dragoni e Stefano Bianchi, rimangono seri dubbi sui meccanismi di controllo.

Così come nei casi Parmalat, Cirio, scalate bancarie dei furbetti del quartierino e nei tanti intrecci e conflitti di interesse, riassunti da Travaglio ad inizio tramissione.
Storie di cui si può leggere nei libri usciti nei mesi passati "Capitalismo di rapina", "La paga dei padroni".
Mediobanca, Impregilo, Sai ....

Visto che i debiti Fiat sono stati pagati dal contribuente, almeno nel passato, così come incentivi e Cassa Integrazione, non è così sbagliato andarsi a chiedere che idee ha in testa Marchionne e gli eredi Agnelli.

Lo ha raccontato ad inizio trasmissione Diliberto: i 30 operai della Thyssen, che si sono costituiti parte civile al processo di Torino, sono stati licenziati dall'azienda.
C'è ne abbastanza per essere arrabbiati.

Il link per la trasmissione,

Technorati:

Chiusi nel nostro guscio

Chiuso nel nostro guscio protettivo, una sorta di comoda calda e accogliente casa del GF, forse non ci rendiamo abbastanza conto di cosa succede nel mondo.
In Pakistan , dove si è spostata la guerriglia dei talebani. Un paese con l'atomica.
Non solo l'Afghanistan e l'Iraq, dunque. Chissà fino a quando pagheremo la politica estera dell'ultimo Clinton e di Bush.

In Birmania, dove con un pretesto il governo ha nuovamente arrestato la leader Aung San Suu Kyi. Stava per essere liberata dopo seri anni di prigionia, e l'anno prossimo si terrnao le elezioni.E un candidato "libero" non è tollerabile.
Poi, tutti gli altri regimi: la Libia, la Russia, l'Iran, Cuba.

14 maggio 2009

Quali sono le condizioni di salute


Repubblica fa infuriare il governo nella figura del premier. Cosa ha combinato il giornale di Scalfari?
Ha posto delle domande sulla questione Noemi-Berlusconi. Delle domande come tutti i giornali dovrebbero fare. Domande già anticipate nella puntata di Annozero, tra l'altro ...

Attenzione alle parole.
Palazzo Chigi: "Repubblica diffama il premier" versione
Il giornale
Palazzo Chigi: "Da Repubblica campagna denigratoria" versione Repubblica.

C'è una bella differenza.

Quale lo stato di salute, allora?
Sacconi fischiato (per la riforma del testo unico sulla sicurezza).
Maroni che dice che la CEI ha "Pregiudizi infondati".
Napolitano che parla di rischio xenofobia ..
Il nucleare che torna (ma se ne è mai andato?).
Come dicevo ieri .. abbiate fiducia .. ancora.

Ci penserà il soccorso rosso a salvare il cavaliere: come Sansonetti che fonda un nuovo giornale (che parte con una causa in tribunale), "l'Altro".
L’«Altro» Sansonetti rottama la Sinistra, anzi si potrebbe dire che la butta addirittura via. È lui stesso a esordire così alla presentazione del suo nuovo giornale, l’Altro: «Questa sinistra è da buttare, andrebbe rifatta tutta daccapo. Serve una forza aperta, capace di parlare con tutti, che sappia rompere i suoi tabù e superare vecchi steccati». Dieci redattori, distribuito da Mondadori in 80 città, l’Altro avrà un’edizione online e uscirà sei giorni su sette con obiettivo 10-20mila copie e una tiratura iniziale di 90mila.

Come l'invito di Caldarola, contro il si al referendum
Supplica al Cavaliere: salvi il Pd
Visto che Franceschini vuole suicidarsi con il sì al referendum, proviamo a convincere l’altra parte a non strafare. L’appello è diretto a Silvio Berlusconi, il futuro beneficiario di questa consultazione referendaria elaborata da alcuni geni della politica.


A proposito di relazioni

Diceva zu Totò, che "Se qualcuno si ferisce un dito, a volte la miglior cosa è tagliare tutto il braccio".
Molto meglio un taglio netto, nelle relazioni.
Una cosa su cui noi maschietti abbiamo molto da imparare.

La storia di una sconfitta

Esce il libro "Le due guerre " del procuratore Gian Carlo Caselli. Le due guerre sono quelle contro le Br e contro la mafia.

Lo Stato, scrive Caselli, «si è fermato a undici metri dalla fine, come se dovesse tirare un calcio di rigore, al novantesimo. Ma invece di tirare, è rientrato negli spogliatoi».
Qui sta la differenza tra Le due guerre che danno il titolo al nuovo saggio del magistrato, edito da Melampo e in uscita il 28 maggio (pagine 157, 15), che verrà presentato in anteprima domani alla Fiera del libro di Torino (ore 15.30, Spazio Ibs).
Nel primo dei due conflitti, contro il terrorismo, si è andati fino in fondo, perché il nemico era sostanzialmente isolato, disponeva di agganci molto deboli nel contesto sociale. Contro la mafia, nella seconda e più difficile guerra, i successi ottenuti contro i killer e i boss non sono bastati, perché Cosa nostra gode di collusioni diffuse, negli ambienti politici come in «quote consistenti della borghesia ricca e colta».
E quando si tocca quell'intreccio perverso, la solidarietà verso l'azione degli inquirenti si attenua, mentre crescono i distinguo, le critiche, i veleni.
Caselli parla per doppia esperienza diretta. Fu da subito in prima fila contro le Brigate rosse, quando certi terroristi catturati preferivano farsi interrogare da lui in quanto esponente della corrente di sinistra delle toghe, Magistratura democratica, per poi rimanere miseramente delusi di fronte alla sua proverbiale fermezza piemontese.

Il vero volto

Nel giorno in cui il governo approva con la fiducia ai tre emendamenti del disegno di legge sulla sicurezza, Alitalia (tramite il salvatore della patria Colaninno) rivela il suo piano per Malpensa.
Niente Hub, solo uno scalo secondario.

L'accordo di scambio tra Lega e PDL è servito: la Lega potrà usare per la campagna elettorale di maggio la legge sulla sicurezza, il governo ha potuto vantarsi di aver salvato Alitalia.

Non i lavoratori della Sea.
Non i lavoratori lombardi: gli studi fatti dai sindacati parlano di un aumento dei licenziamenti del +59%, rispetto al 2008.
Le richieste di Cassa Integrazione nel primo quadrimestre segnao un significativo incremento pari al 395,46% totale (208% per la Cassa integrazione straordinaria e 544,36% per la ordinaria).

Ma la crisi l'abbiamo lasciata alle spalle. State tranquilli.

Il prossimo passo: la fiducia sul disegno di legge per le intercettazioni. Così siamo ancora più sicuri.

Come gli anestesisti e i medici del Santa Rita.

Segnalo, via coupe, il caso diplomatico col Giappone, grazie ad un articolo de Il giornale: "Lambertow fa incetta di consensi tra i musi gialli giapponesi".

13 maggio 2009

Abbiate fiducia

A colpi di fiducia passano gli emendamenti sulla sicurezza.
Abbiate fiducia ...

Sotto un cielo cremisi di Joe Lansdale

Era una sera e Hap se ne stava accollolato a Brett, la sua donna e viveva un momento di pace e tranquillità ...
Inizia così, il lungo racconto di "Sotto un cielo cremisi": una storia piena di scazzottate, scontri a fuoco, morti, sangue e pallottole.

Che parte da un favore che Hap e Leonard fanno all'amico Marvin, ex poliziotto: recuperare la nipote Gadget, dalle grinfie di un gruppo di spacciatori. Quello che sembrava il solito incarico da risolvere alla solita maniera (un cane da far volare fuori dal tugurio dove queste persone vivono, qualche testa da spaccare) diventa poi una faccenda complicata. Perchè dietro c'è la Dixie mafia, poliziotti a libro paga e dei killer che decidono di fargli la pelle per davvero.
Ci sarà da sparare e uccidere. Per salvarsi dall'accusa di omicidio, Hap e Leonard (il democratico bianco e il repubblicano nero, "così frocio che i froci mi danno del frocio") vengono costretti dall'FBI ad entrare in un'altra missione poco ortododossa.Recuparare il figlio di uno dei boss del gruppo mafioso, che è scappato con dei soldi della banda, e che per collaborare con i "buoni" pone questo come condizione.

Recuperare le persone dai cattivi inizia a diventare un'abitudine: ma ai due si uniscono due altri personaggi. "Jim Bob" (presente nei altri episodi della saga di Hap e Leonard ) e un certo Tonto: diventano così i quattro moschettieri figli di puttana.
Altre scazzotate, altre sparatorie e infine l'incontro con Vanilla Ride: un killer femmina, spietata, lucida, ma con una sua etica e valori.

Come va a finire lo scoprite leggendo il libro. Sappiate solo che, come in altri, emerge dalle coscienze dei due protagonisti la domanda su chi siano i giusti e chi i veri cattivi? Abbiamo sparato, picchiato e ne siamo usciti vivi (e loro morti) perchè loro se lo meritavano?

Tentai di dormire, la testa su un lato e gli occhi puntati sulla confusa sagoma della cornice in cui Brett aveva messo la fotografia di me e Leonard con l'orsa Cindy. Era sul comodino. Rotolai giu dal letto e andai a guardare dalla finestra.
La luna era quasi piena, e la sua luce entrava di taglio nella stanza e cadeva sulla moquette e sull'estremità del letto.Quella luce mi faceva uno strano effetto, come se mi bastasse allungare un piede per vederla svanire. Era come se dentro di me qualcosa avesse cambiato posizione per cadere in profondità, tra le ombre, e qualunque posizione avessi deciso di assumere - seduta, sdraiata, eretta - nessuna luce avrebbe mai più potuto o voluto illuminarmi.


Il link per ordinare il libro su ibs.
Technorati:

Forti coi deboli

Gas: cancellati i tetti Antitrust
Il Senato ha eliminato la norma che prevedeva un tetto del 61% sulla distribuzione dal 31 dicembre 2010 al 2015

Class action, consumatori in rivolta contestano testo inefficace.

Gian Antonio Stella sul corriere:
Forti con i clandestini. Deboli con i razzisti.
Quegli insulti a Gad Lerner e la promessa (dimentica) del ministro Maroni.


Signor signorini sul cavaliere:
«Lui è unico, dopo un vertice ad Arcore va a Sharm e in discoteca. Berlusconi sta con il Paese reale».
Quale paese reale? Non quello delle class action.
Non quello che sposa i valori della
carità, dell'accoglienza di quanti arrivano in Italia coi barconi.

I dirigenti delle FS ritenuti dalla procura responsabili del disastro di Crevalcore? Innocenti.

Così come per i dirigenti della Thyssen a Torino.
Per l'Enel a Brindisi (10 arresti per disastro ambientale).


Nessuno status di rifugiati a Milano

Anche a Milano, come nel rersto d'Italia, non tira una buona aria per i rifugiati politici, che scappano dalle guerre.
Sono gente che ha pagato il biglietto ... dice il premier.
"Il grande bluff dei rifugiati politici" titola Il giornale.

E per gli immigrati milanesi che il 22 aprile hanno rumorosamente manifestato , scatta la revoca:
"Ieri pomeriggio la Questura di Milano ha notificato a quattro rappresentanti dei rifugiati politici del Corno d'Africa una convocazione per presentarsi davanti alla Commissione nazionale per il diritto d'asilo a Roma e un avviso sull'avvio per loro del procedimento di revoca dello status di rifugiato politico".

"Il Questore ha poi negato ai rappresentanti del 'Comitato milanese di supporto ai rifugiati politici' un corteo che prevedeva di passare per il centro di Milano" continua il consigliere, sottolineando che il motivo addotto "è che sarebbe stato partecipato da quei rifugiati che nei giorni scorsi si sono resi protagonisti di troppe manifestazioni, gli stessi 'che hanno sempre tenuto comportamenti incostanti e scarsamente collaborativi con le forze dell'ordine e con le Istituzioni' creando 'turbative all'ordine pubblico e al sistema cittadino dei trasporti, per le quali sono pervenute telefonate e lettere di protesta dai cittadini, dall'Unione commercianti di Milano e dall'Assessorato regionale per il commercio'.

Una volta Milano faceva rima con "il cuore in mano". Oggi cosa ha in mano, l'amministrazione di Milano?
Segnalazioni.
L'ex sindaco Albertini è stato condannato a risarcire 3 consiglieri di opposizione per la questione delle deleghe in bianco.
Il pretesto: le liti di Stanca sulla sede dell'Expo, sembrano tanto un prestesto per poter dire "visto, non mi hanno lasciato lavorare .."

12 maggio 2009

La legge del contrappasso

Pare che sbarrare la strada agli immigrati e rispedirli al mittente sia cosa buona e giusta perchè così si contrastano le organizzazioni criminali che ce li portano:
Dice il premier da Sharm El Sheik (tra una battuta e l'altra) «sono persone che hanno pagato un biglietto, non sono persone spinte da una loro speciale situazione all'interno di Paesi dove sarebbero vittime di ingiustizie, ma sono reclutate dal mondo del lavoro o del non lavoro in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali».

Ovviamente non ha mai sentito parlare della guerra in Afghanistan, in Somalia, in Eritra.
speriamo solo nella legge del contrappasso: ovvero che un giorno, spinti dalla guerra, dalla fame e dalla disperazione, capiti anche loro di provare l'orrore della traversata.

Tolleranza zero contro i clandestini.
Poi, guardando Report (la puntata sull'evasione), scopri che l'8% dei possessori di barche non percepisce reddito.
Che il 45% dei possessori delle barche hanno un reddito sufficiente solo a pagarne le rate.
Che a breve si farà il terzo scudo fiscale:
sono state annunciate sanzioni pesanti per gli evasori, contemporaneamente il terzo scudo fiscale. Cioè chi ha portato clandestinamente fuori i suo soldi può riportarli in Italia pagando un 7%, è garantito l’anonimato e la protezione. Certo le regole sono importanti ma a raggirale o a farle rispettare sono poi sempre gli uomini che con le loro azioni costruiscono il costume morale e politico della nostra vita pubblica, sulla quale nessun tribunale ha, né può avere giurisdizione.

Lo strano caso del Partito Democratico a Recoaro

Chissà se Franceschini è al corrente della strana alleanza a Recoaro, tra Lega, PD e partito Socialista.
Ds, Socialisti e Carroccio convergenza per sostenere Perlotto
Tutti per uno, uno per tutti. Prendendo in prestito il motto dei moschettieri Franco Perlotto, che alle prossime amministrative correrà per la carica di primo cittadino a Recoaro Terme, è riuscito, oltre che ad avere l’appoggio di parti attive della cittadinanza, a mettere d’accosrdo la Lega a Democratici di sinistra e Socialisti.
Non chiamatela però alleanza, come tutte le parti in causa puntigliosamente tengono a sottolineare, ma una convergenza sullo stesso candidato.
“La Lega cerca sempre il meglio – rinforza il vicesegretario Roberto Grande – per la cittadinanza. Tutti i militanti recoaresi sono stati compatti e unanimi nell’indicare in Perlotto la persona giusta per Recoaro, gli schieramenti hanno fatto un passo indietro”.
Con il carroccio, Ds e Socialisti italiani, a Recoaro, già in consiglio comunale hanno da tempo iniziato ad allinearsi su diverse problematiche arrivate in discussione all’assemblea. “Si tratta di un’alleanza amministrativa” spiega Nicola Storti dei socialisti. “I partiti hanno fatto un passo indietro in favore delle capacità del candidato” ha ribadito Gastone Caffini dei Ds, “ E’ una convergenza su programmi e obbiettivi”.

La badante ecuadoregna

Uccisa dal fidanzato, anche lui immigrato, in un probabile caso di stalking a Vanzago, una badante ecuadoregna.
Perchè non ha denunciato il fidanzato alle forze dell'ordine, essendoci una bella legge a riguardo?Perchè clandestina.
Chissà perchè la vita di una ecuadoregna vale meno.

11 maggio 2009

Le due Italie


In poche ore, lo scorso fine settimana, abbiamo potuto assistere alle due Italie.

Quella del presidente Napolitano che, con un gesto coraggioso, avvicine due vittime dell'Italia delle stragi, degli anni di Piombo. Licia Pinelli e Gemma Capra (moglie di Luigi Calabresi).

Un invito a non dimenticare o rimuovere le morti: perchè se non è possibile riaprire i processi, almeno si possa arrivare ad una verità storica. Su Piazza Fontana, su Piazza della Loggia.

Non e' possibile, non si devono ''dimenticare o rimuovere'' gli atti di terrorismo, le stragi avvenute soprattutto in passato perche' cosi' si sventa, fra l'altro, ''ogni rischio che tornino i fantasmi del passato''.

Ma Abbiamo visto anche una seconda Italia: quella contro il paese multietnico.
Che sbarra la strada a tutti i clandestini immigrati.
Che tramite Calderoli se la prende pure con l'ONU.
Che stringe accordi con la Libia.
Che basa la sua politica sui sondaggi (se oggi il suo gradimento è al 75%, che succede tra 25 giorni?).
Che rassicura gli italiani (anche quelli in Cassa integrazione) che il peggio è passato.
Che parla di tolleranza zero e sicurezza: poi però, il suo partito boccia la commissione antimafia a Milano.

Seguivo con un certo piacere (per la verve dimostrata) l'intervista di Dario Franceschini a In mezz'ora:
"E' un modo abbastanza disgustoso di fare campagna elettorale", aggiunge Franceschini che ricorre anche a un modo di dire veneto per sottolineare, che il Pd non crede all'operato del governo: "In Veneto, regione che conosco bene, quando si dice o si fa una cosa troppo grossa, si risponde: 'Guarda che non sono nato nella camera dei salami".

Franceschini che tornava sulla questione Abruzzo e sulle persone che saranno lasciate nelle tende col caldo in arrivo:
"sono state sistemate in zone dove non c'é ombra, e con l'estate, come sa chiunque ha fatto un campeggio, non ci si potrà restare dentro oltre le nove di mattina, per il troppo caldo."

Con una frecciata al premier: "Berlusconi non so se è mai stato in tenda .. forse con Gheddafi"
Da che parte sto io, inutile chiederlo. Non sono nato in una camera dei salami.

Il rapporto tra donne e potere

Una donna che si innamora di un uomo pieno di carisma. Che spende tutte le sue forze per amore. Che rinuncia al suo lavoro.
Che poi, scacciata dall'uomo che ama, decide di non accettare di essere emarginata, tenuta lontana dalla persona che ama. Si ritrova sola a combattere contro il potere, perchè nel frattempo l'uomo è diventato il politico più importante di Italia.

No, non stiamo parlando della cronaca di oggi. Seguivo l'intervista al regista Marco Bellocchio, a Che tempo che fa, dove parlava del suo ultimo film "Vincere", dedicato alla storia di Ida Dalser.
Prima moglie (anche se su questo la storiografia non è certa) di Benito Mussolini, cui diede un figlio, Benito Albino.
Ilda scontò la sua battaglia, la sua ostinazione, finendo in un manicomio. Il figlio, che fu riconosciuto solo il giorno delle nozze con Rachele, dopo aver passato un periodo in Cina, morì anche lui giovane in un ospedale.

Ecco, pensavo a questa storia e mi veniva in mente quale sia Italia il rapporto del potere (e dei potenti) con le donne.
Ostentate come trofei, prede da conquista (di cui vantarsene con le solite battute tra maschi ), ma che devono stare ben nascoste dietro il marito. Non ne devono nascondere o occultare la luce, lo splendore.
Donne che devono stare al loro posto.

E qui il paragone viene facile, con una certa Veronica Lario, "velina ingrata". Con la Guerritore, messa alla berlina per essersi permessa di dare voce all'indignazione contro l'imperatore ad Annozero.
Perchè putroppo questo è il copione per le donne. Starsene buone e in silenzio.

Qui dove si fanno le domande?

Qui dove si fanno le domande .. mancano le occasioni? Si chiedeva ironico Mario Calabresi neo direttore de La Stampa, intervistato a Che tempo che fa.

In America ci sono le conferenze stampa aperte alle domande. In Italia scrivi una notizia che riguarda il premier, e questo ti telefona e ti chiede perchè lo hai fatto.
"Ora le do la mia versione .."
Forse anche per questo siamo scesi da paese libero a semi libero?

Report il re è nero!

Report, con l'inchiesta di Mondani, è entrata nel paradiso fiscale della porta accanto.Nello Stato città di San Marino: 31000 abitanti, 12 banche e 59 finanziarie.
Sarebbe solo un paesino in cima alla montagna, in cui il tempo si è fermato all'epoca risorgimentale.
Peccato che le cronache giudiziarie raccontino un'altra realtà: quella legata al riciclaggio del denaro.

Come l'inchiesta che ha portato alla decapitazione dei vertici della Asset bank, controllata dalla Cassa di Risparmio di San Marino, la banca più importante della città.Inchiesta partita dalla procura di Forlì, che ha messo sotto inchiesta 35 funzionari della banca, per il reato di riciclaggio, usato per occultamento di altri reati.

Perchè San Marino è considerato dall'OCSE e dall'ente Moneyval un paradiso fiscale?
A San Marino esiste il segreto bancario. Le società possono essere anonime (non sai chi c'è dietro).
Il livello di tassazione per le imprese è molto basso (14%, contro il 33% italiano).
Non esiste dogana, dunque sulle strade che portano a San Marino circolano furgoni portavalori (come quello del Monte dei Paschi di Siena):

Partivano assegni e tornava denaro contante. Tanto denaro: un miliardo e duecento milioni in banconote da 500 euro, soltanto tra il 2004 e il 2008. Un fiume di soldi con arrivo e traguardo sulla vetta del Monte Titano, in quel paradiso off shore autoctono che risponde al nome di San Marino. Un viaggio attraverso le linee d'ombra del sistema finanziario che ha consentito di ripulire denaro di dubbia provenienza.

2,5 milioni di euro, molti in banconote da 500 euro, trasferiti senza dichiarare nulla, dalla Banca d'Italia a SM.

Di cittadini italiani su macchine sanmarinese carichi di assegni, fatture, denaro oltre la soglia dei 10000 euro.
Un bel traffico, sotto gli occhi della Guardia di Finanza, che avrebbe bisogno di maggiori uomini per i controlli; della Banca di Italia che sapeva e ha chiuso gli occhi sui traffici (lameno questo è quello che sosteneva un insider dell'Istituo di vigilanza).

In periodo di crisi si potrebbe puntare sulla lotta all'evasione (100 miliardi di euro), anzichè sui tagli indiscriminati al settore pubblico.
Nei paradisi fiscali si stima siano depositati 7000 miliardi di dollari: durante il G20 si era parlato di lotta ai paradisi (che avrebbe come ulteriore effetto, la lotta alla criminalità organizzata, che sfrutta proprio queste zone franche per riciclare denaro, per aprire imprese..).

Invece, dopo G2, tra il ministro Frattini e l'equivalente sanmarinese, il ministro se ne è uscito con "San Marino si è messo sulla bouna strada".
La strada di tutte le imprese e di italiani che si sono trasferiti sul Monte Titano per non pagare le tasse (6000 imprese). Per sfuggire ai controlli ("sono il re del nero .." diceva il presidente della Asset Stefano Ercolani).

E' che il paradiso fa comodo a tanti: un altro aspetto affrontato dall'inchiesta è la cosidetta esterovestizione delle imprese.
Significa che un'impresa può aver sede a San Marino, e godere dei benefici fiscali, e fare affari in Italia.

Come la Karnak, che ha vinto un appalto con la Consip per la fornitura di carta per uffici.
Una situazione, da quanto emerge nell'inchiesta, di concorrenza sleale: azienda italiana, mercato italiano. E tasse pagate (al 4,8%) a San Marino.
E la concorrente, la Errebian costretta a rivolgersi al Tar del Lazio per avere giustizia.
Agenti di vendita in nero.Banche sanmarinese che controllavano banche italiane e avevano conti in esse per far perdere le tracce delle banconote.Aziende anonime (chi sta dietro? La ndrangheta?).
Report ha messo il dito nella piaga. Anche la Banca d'Italia, notizia di questi giorni passata sotto silenzio, sta correndo ai ripari.Commissariando il gruppo bancario Delta, che vedeva proprio come socio di maggioranza la Cassa di Risparmio di San Marino.
Perchè i paradisi fiscali, non sono paradisi per tutti.
Techorati:

10 maggio 2009

Segnalazioni: Report il re è nero

Il sinossi della puntata:
San Marino e' uno stato sovrano tra la provincia di Rimini e quella di Pesaro - Urbino. Lingua ufficiale e' l'italiano, quella parlata e' il dialetto romagnolo. Non esiste dogana. La Banca d'Italia, da qualche mese, ha imposto ai nostri istituti di credito di trattare le banche sammarinesi come se fossero delle Isole Cayman. Il Moneyval, organismo del Consiglio d'Europa che si occupa di riciclaggio, ha decretato San Marino come stato a rischio. E l'Ocse l'ha infilato nella lista grigia dei paradisi fiscali. Qui il credo si chiama segreto bancario e societa' anonime. San Marino vuol dire 12 banche e 59 finanziarie. Tra il 1999 e il 2007 il prodotto interno lordo e' cresciuto in media del 5,66 per cento l'anno. Ci sono 6 mila imprese, in maggioranza di italiani trasferiti qui per godere dei vantaggi del sistema fiscale. Le banche sammarinesi nel 2001 raccoglievano 9 miliardi di euro l'anno, nel 2007 14 miliardi. Se dividiamo 14 miliardi per i 31 mila abitanti scopriamo che nel 2007 ogni sammarinese ha versato 450 mila euro in una sua banca. E se non e' andata cosi', come e' ovvio, vuol dire che molti italiani preferiscono portare qui i loro soldi. Perche'?

Tra i suoi manieri tutto procede come nelle favole fino a quando, ai primi di gennaio del 2008, due pubblici ministeri della piccola Procura di Forli', Marco Forte e Fabio di Vizio, fanno arrestare Presidenti e amministratori di due banche: la ASSET di San Marino e la Banca di Credito e Risparmio di Romagna. Le accuse sono pesanti. Abusiva attivita' bancaria e riciclaggio. Poi, nel giugno successivo, vengono indagati per riciclaggio il Presidente e l'Amministratore delegato della Cassa di Risparmio di San Marino. Banca a cui partecipano le finanze statali e che e' titolare del piu' importante investimento sammarinese in Italia: il gruppo bancario Delta. San Marino ora si interroga su come ristabilire rapporti corretti con il sistema bancario italiano perche' in seguito alle inchieste in corso e alle nuove leggi europee antiriciclaggio, per iniziativa della Banca d'Italia, questi rapporti sono giunti al limite della rottura. E si chiede a quale modello di stato riferirsi per il futuro. Un paradiso fiscale sull'esempio del Lussemburgo? O della Svizzera?

Sotto un cielo cremisi di Joe Lansdale

Hap e Leonard tornano in libreria.
Hap sta vivendo una parentesi felice, con un lavoro accanto a Brett, la rossa. Leonard col suo lavoro di guardia notturna.
Ma la parentesi di pace dura poco: l'amico Marvin, ex poliziotto, chiede loro un favore. Liberare la nipote Gadget, nelle mani di spacciatori che la sfruttano, per la sua dipendenza dalla droga.

E nel libro troverete i soliti ingredienti dei libri di Lansdale: scazzottate e sparatorie con i cattivi; dialoghi taglienti con un'ironia tagliente e feroce.

Il traffico di droga, in cui sono invischiati la mafia con poliziotti a libro paga.
"Allora ti dico una cosa, visto che in questo giardino del cazzo non c'è nessuno. Il giro di droga va sempre meglio. Produce quattrini. E' come la topa, ci sarà sempre qualcuno che la vende e qualcuno che la compra, e certe volte si nascondono delle malattie, nella passera, che ammazzano la gente. Ognuno fa le sue scelte. Mica nessuno ti obbliga a comprarla, a usarla. Quindi dove sta il problema se io e il mio partner [..] ci ritagliano una fetta della torta?".

Lo scontro con i cattivi, l'uso delle le armi, la violenza: su questo Hap lascia la sua amara riflessione
"Non fossi stato armato, quel giorno, mi avrebbero ritrovato sul sedile del camioncino, tra sangue e vetri rotti e con un bel buco in testa, con Brett al mio fianco, morta pure lei, e con un nano da giardino e un cartello 'Votate Repubblicano' ancora in piedi. Di conseguenza, un parola buona a favore delle armi ci poteva anche stare, così come per uno stile di guida - diciamo così - poco regolare, ma è pur vero che se tutti quanti ce ne fossimo andati in giro coi nostri bastoni appuntiti, il massacro non sarebbe stato così imponente. I texani e gli americani in generale hanno sempre avuto dei problemi ad ammettere il fatto che è proprio la passione per le armi a contribuire agli ammazzamenti d'ogni genere, e che a quella passione manca solo un bell'orgasmo e un grido liberatorio. Basta ascoltare certa gente, quando parla di armi dda fuoco, per sospettare che stia invece parlando di donne, delle loro curve e della loro abilità sessuale. E, a pensarci bene, 'sta cosa mette addosso brividi. Saremo anche evoluti, come esseri umani, ma certe volte - soprattutto noi maschi - facciamo paura. Per un uomo, qualunque cosa può diventare un'arma, anche la lingua. Forse il mio problema era proprio il fatto di vivere in Texas".

E i soliti paesaggi del Texas, con la natura che fa da sfondo e che è sempre pronta ad incombere sulla scena.

Il link per ordinare il libro su ibs.
Technorati:

09 maggio 2009

Piccoli comuni grande politica

Oggi non voglio parlare di quella specie di cosa chiamata politica nazionale.
La politica che propone carrozze separate per gli immigrati (e l'opposzione che pure su questo ennesimo orrore si divide).
Che sbarra l'ingresso ai clandestini, pure ai possibili rifugiati politici, rimandoli alla loro miseria, alle loro guerre.
Che candida signore e singnorine pronti al signorsì, con fior fior di book e casting sulle spalle e poi si chiede che c'è di male.
Che c'è di male a ripristinare un ministero come quello del Turismo, alla signora Brambilla, ministero abrogato da un referendum del 1993?
Politica che, nel silenzio generale, si appresta a mettere la fiducia sul DL della sicurezza e sulle intercettazioni.
Politica che censura l'informazione: l'ultimo caso su Rai 2, per l'intervista barbarica a Vauro e alla Borromeo.

No: oggi parliamo di due esperienze di cittadini dei comuni delle mie zone in provincia di Como, Inverigo e Arosio.
Progetto Arosio, i cui esponenti parlano di raccolta differenziata, di ridurre anzi i rifiuti delle famiglie. Di acqua pubblica (la Casa dell'acqua, dove la gente va e si riempie le bottiglie che servono); di distributori del latte "crudo".

Ad Inverigo, dove il gruppo Uniti per Inverigo si batte contro la politica di cementificazione del territorio.
Una nuova politica si sta affermando dal basso e, come un virus, contagierà tutti.

Qualcosa non torna

Ma veramente possiamo berci la favoletta raccontata dal premier e ripetuta dal suo avvocato Ghedini ad Annozero?
Cioè che il signor Letizia (commesso comunale a 12000 euro) ha una figlia che viaggia a scuola con autista, possa telefonare al premier per invitarlo alla festa della figlia?
E per parlare anche delle candidature di due persone che poi non lo conoscevano, Martusciello e Malvano.

Si scopre poi che l'improvvisata del premier (con tanto di regalo al seguito) non lo era: la sua sicurezza aveva già bonificato la sala la mattina stessa [Repubblica di oggi].
Ma che, come diceva Totò, davvero davvero?

08 maggio 2009

I nuovi mostri di Oliviero Beha









I nuovi mostri




Oliviero Beha





Nelle fauci di un'informazione truccata. Un Paese senza intelletuali. Un'opinione pubblica imbalsamata. Una democrazia svenuta.



Vi consiglio questo libro






Qui l'elenco dei resistenti.

Annozero il complotto

Le vicende di cronaca di questi giorni han fatto da spunto per raccontare ad Annozero, della selezione politica in corso, non da oggi, ma ormai da anni.

Il problema non sono solo le veline scelte in questa tornata: è in generale di una generazione cresciuta davanti alla televisione ed educata dalla televisione.
Che decide di entrare nello spettacolo o in alternativa in politica, a colpi di book, di foto, di casting .. come se fare politica o spettacolo fosse la stessa cosa.

Ma attenzione: questo non lo si può dire: si finisce per essere tacciati di baronismo, di essere elitari, snob ..
Il ciarpame che diceva Veronica? Ma quale ciarpame, dicevano in coro Ghedini (in veste di avvocato difensore), la Palombelli e la direttrice di Novella 2000. Che male c'è se persone che provengono dallo spettaccolo, che studiano pure, entrano in politica, per svecchiarla?

Il male c'è e si vede: perchè per tutte le veline cui si offre questa possibilità, altre donne che fanno mesteri diversi (la call centerista, l'insegnante, ..) non hanno questa fortuna.
Il segnale lanciato al paese è terrificante, spiegava il direttore Concita De Gregorio: per tutte le donne che studiano, che non fanno spettacolo, che non fanno i book.

Si parla del casting delle veline e non delle altre candidature di personaggi con condanne, inquisiti (Strano, Bonsignore).
Si parla di Noemi e non della politica.
Si parla della festa di compleanno della ragazza e nessuno si chiede come mai un messo comunale potesse avere il numero di telefono del presidente del consiglio.
Come mai il candidato di cui si parlato, Martusciello, non conosce il signor Letizia.Come mai si è parlato dell'autista di Craxi, se non è vero.
Come mai Noemi nell'intervista al Corriere del Mezzogiorno dice di conoscere Berlusconi da anni, di essergli stata vicina quando è morta la sorella, come se fosse un secondo papi, mentre a Porta a Porta il premier diceva il contrario.

Nei momenti di relax, Berlusconi cosa le confida? «Fa tanto per il popolo. È il politico numero uno. Non dorme mai. Io non riuscirei a fare la sua stessa vita. Quando vado da lui ha sempre la scrivania sommersa dalle carte. Dice che vorrebbe mettersi su una barca per dedicarsi alla lettura. Talvolta è deluso dal fatto che viene giudicato male. Io lo incoraggio, gli spiego che chi lo giudica male non guarda al di là del proprio naso. Nessuno può immaginare quanto Papi sia sensibile. Pensi che gli sono stata vicinissima quando è morta, di recente, la sorella Maria Antonietta. Gli dicevo che soltanto io potevo capire il suo dolore».

Per la Palombelli, stiamo assistendo ad una favola e Noemi sarebbe cenerentola. Si, peccato che questa sia una favola che finisce male.

Nell'intervista, la signora Lario raccontava "Mio marito insegue lo spirito di Napoleone, non quello del dittatore. Il vero pericolo è che in questo paese la dittatura arrivi dopo di lui, se muore la politica come temo stia succedendo".
Tempi bui ci attendono. E non perchè siamo degli snob, perchè ci indignamo per le telefonate con Saccà dove si parla di "strappone", per le battute maschiliste, per i doppi sensi. Perchè abbiamo sdoganato il peggio.
E i volgari, diventano quelli che denunciano, che si indignano, nella stampa di centrodestra.

P.S. ovviamente, del complotto manco a parlarne. A meno di non considerare complottisti Libero e Il giornale.
Technorati:

Ma quante religioni esistono?

Famiglia Cristiana tramite Don Sciortino si dice preoccupata dalle politiche sugli immigrati del governo.
Le norme sulla sicurezza proposte dal governo "sono fortemente xenofobe e razziste" e "sorge anche un sospetto: che questo sia dovuto a ragioni elettorali, per portare a casa comunque un risultato, da far valere alle elezioni, poco importa se questi provvedimenti sono disumani e creeranno altri problemi": dura posizione del direttore di 'Famiglia Cristiana', don Antonio Sciortino, che da mesi - sul settimanale dei Paolini - sta affrontando il tema della sicurezza e in non poche occasioni ha criticato l'operato dell'esecutivo.

E commenta anche l'atteggiamento del premier, sul divorzio con Veronica Lario:

"Credo sia auspicabile una maggiore sobrietà di stile, di vita e di modello, quando si rappresentano istituzioni così importanti come quella di presidente del Consiglio": è il commento di don Antonio Sciortino, direttore di 'Famiglia Cristiana', sul caso Berlusconi-Veronica Lario. "Un cattolico deve chiedere a tutti coerenze nelle scelte di vita e maggiore responsabilità - afferma don Sciortino ad Apcom, alla domanda sull'orientamento del voto dei cattolici in seguito alle dichiarazioni della Lario - non si può pensare e avere l'immunità morale. A tutti, dal più piccolo al più grande, viene chiesta coerenza e dove non c'è - conclude - i cattolici saranno maturi nel decidere come orientare i loro voti".

Avvenire l'altro giorno criticava il "velinismo" del premier e gli chiedeva maggiore sobrietà.
Del presunto complotto, delle candidature per le europee, della selezione della classe dirigenziale e politica se ne è parlato ad Annozero, ieri sera.
Ma non era forse questo il governo dei valori cattolici, del family day?
Quanti tipi di cattolicesimo esistono?

L'incoscienza di Peppino Impastato

Il 9 maggio 1978 veniva ucciso dalla mafia Peppino Impastato.
Non era una persona di buon senso: nella mafiopoli che era la Cinisi di Don Tano Badalamenti, non se ne stava zitto, non voleva guardare dall'altra parte.
Dai microfoni di Radio Out denunciava, prendeva in giro, parlava.
Troppo, per un paese come l'Italia.

Marchionne pigliatutto

Ma non starà forse esagerando Marchionne, nella sua politica espansionistica?
Chrysler, GM, Saab ... è vero che si rafforza il gruppo, ma che ce ne facciamo se poi gli stabilimenti italiani chiudono?

07 maggio 2009

Il gioco dell'inferno, di Ettore Maggi

Il gioco dell'inferno di Ettore Maggi.

Ho cercato, terminata la lettura dei racconti, di trovare il filo che legasse assieme tutti i racconti. Devo ammettere che non è stato facile, perchè si spazia dall'Italia della guerra civile del 1943 - 1944, con la lotta di liberazione contro repubblichini e SS.
All'Italia degli anni 80, che passava dalla contestazione, anche violenta, di piazza, al riflusso.
Al passaggio di testimone tra i reduci delle battaglie contro i fascisti, sempre più vecchi, sempre più ostaggio dei ricordi del passato, alle nunove generazioni, dentro cui trovi comunque persone desiderose di sapere, di conservare.
Agli anni 90, con l'episodio ambientato a Barcellona, fino ad arrivare ai giorni nostri: alla Genova ostaggio del G8, del 2001.

A cercar la bella morte. Il clima putrido dell'Italia repubblichina. "Quello strano pessimismo e superomismo di chi sta per morire e vuole trascinare con se tutto ciò che gli sta attorno".
Luglio 1944. Una storia vera: di Eugenio Maggi (padre di Ettore) e Francesco Fusaro, partigiani traditi da un loro compagno, torturati dalla squadra politica del commissario Veneziani e spediti a Dachau.
Dai monti di Sarzana. Il passaggio di consegne di cui ho parlato prima.
Il gioco dell'inferno: passato e presente, storie che si intrecciano, dolori che il tempo non mitiga.

Inframmezzati a questi racconti "lunghi", altri brevi, che ho percepito come pause di un discorso più ampio.
La flor Mas Roja, sull'educazione alla violenza di un ragazzo. Una storia di skin head e coltelli.
Pane. Quasi una freddura, in poche pagine.
Il giardino dei destini che si incrociano. Come la vita a volte da la possibilità di ricominciare e correggere i propri errori.

Cosa unisce questi racconti, dunque: la lotta dei protagonisti contro i fantasmi del passato. Dai fantasmi della lotta di liberazioni, ai fantasmi di un amore perduto. Il peso e il dolore della memoria, di quanti scelgono di non dimenticare e, nonostante il clima di "pacificazione nazionale", fanno della resistenza la loro vita.
Il link per ordinare il libro su ibs.
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Slegalitalia - l’Italia sprofonda nell’illegalità

Ricevo e pubblico l'iniziativa del comitato anti centrale di Tarquinia, che si è riunito in gruppo sotto la sigla Slegalitalia:
Parte oggi Slegalitàlia, l'iniziativa lanciata dal Comitato dei Cittadini Liberi di Tarquinia per accendere i riflettori sulla storia di un' italiana, che il 21 maggio sarà processata per la battaglia che l'Alto Lazio e la Maremma conducono contro il carbone sporco che si vuole bruciare a Civitavecchia e contro le illegalità che porta con sè, in un territorio colpito per decenni dalle emissioni di quattro centrali termoelettriche, una delle quali da 3500 Megawatt.
È una trama che in vario modo colpisce e ferisce molte comunità lungo lo stivale, vittime del sistema corrotto i cui protagonisti sono politici, funzionari pubblici e grandi società legate all'energia, al cemento e alle autostrade. I partiti ancora controllano tutto nonostante le liberalizzazioni, servite per arraffare ricchezza e sottrarre al controllo dei cittadini il funzionamento e la gestione di servizi essenziali. Anche questa è mafia.
Gli eventi che hanno preceduto il processo del 21 maggio sono emblematici, la loro valenza supera i confini regionali e diventa patrimonio civile di quanti non ci stanno più. Nel 2003 l’allora Sindaco di Civitavecchia, Alessio De Sio, disse sì alla centrale a carbone di Torre Valdaliga Nord dopo aver manifestato a lungo la propria contrarietà a quell’impianto.

Il 5 aprile 2007 una cittadina di Tarquinia, in diretta da Anno Zero, raccontò che a fine mandato il sindaco del sì al carbone era diventato membro del Consiglio d’Amministrazione di Enel. La nomina c’era stata ma non si trattava del CdA di Enel, bensì del CdA di “Acquirente Unico”, società controllata dal Gestore dei Servizi Elettrici. Un errore marginale. Il processo avrà luogo perché il sindaco del sì al carbone ha ritenuto di essere stato diffamato.L'avvio di Slegalitàlia prevede il contatto con i movimenti e i comitati che soffrono storie simili e inizia con l'Italia del Nord, verso cui oggi si dirigerà la missione in partenza dalla Maremma, per fondere le vicende di sofferenza e reagire insieme.

Il viaggio verso le regioni del Nord fa seguito all'analoga esperienza del 2008 allorchè l'Alto Lazio incontrò in Puglia i cittadini in lotta contro l'inquinamento a Brindisi e Lecce.
Comitato dei Cittadini Liberi

Ad un mese dal terremoto

Ad un mese dal terremoto in Abruzzo, su cui l'Italia e il governo si è subito mobilitata, la cosa peggiore per le vittime è leggere delle possibili falle, i trucchi del decreto per la ricostruzione. Il "Decreto Abracadabra".

Nel "Decreto Abracadabra", per ora, niente è ciò che appare. Man mano che si squarcia la cortina fumogena della propaganda, se ne cominciano ad accorgere non solo i "soliti comunisti-sfascisti" dell'opposizione come Pierluigi Bersani (che accusa l'esecutivo di trattare gli aquilani come "terremotati di serie B"), ma anche amministratori locali come Stefania Pezzopane, o perfino presidenti di Confindustria come Emma Marcegaglia, che l'altro ieri a L'Aquila ha ripetuto "qui servono soldi veri". C'è un obbligo morale, di verità e di responsabilità, al quale il governo non può sfuggire. Lo deve agli abruzzesi che soffrono, e a tutti gli italiani che giudicano. L'epicentro di una tragedia umana non può essere solo il palcoscenico di una commedia politica.

Notizia che fa il paio con la scoperta del buco di tre miliardi di redditi non dichiarati da imprese edili.
E' vero che l'economia deve riprendersi, e anche le imprese edili. Ma non a discapito di chi paga le tasse.

Pinelli, la diciottesima vittima

Dopo quarant'anni, la vedova di Giuseppe Pinelli (non l'anarchico Pinelli, come si dice sempre, ma Pinelli e basta) Licia Pinelli , vede rinosciuto il suo dolore da parte dello stato.
Come le altre vittime della strage di Piazza Fontana, come le altre vittime del terrorismo.

...le viene chiesto, se nella cerimonia, creata l'anno scorso dal presidente Giorgio Napolitano, per ridare onore, dignità pubblica, visibilità, spazio alle persone che subirono la violenza - a volte organizzata a volte folle - dovesse incontrare la vedova Calabresi?
"Si deciderà al momento", dice.

Gemma Capra, donna altrettanto silenziosa, vedova del commissario, ha però già teso la mano: "Penso che il gesto del presidente della Repubblica sia di grande importanza. In questi quarant'anni non l'ho mai incontrata, ma mi sento di dire che lei, io ed i nostri figli siamo stati tutti vittime di una stagione di odio e di terrorismo. Oggi sento che la nostra sofferenza ci accomuna".

Altri parenti delle vittime sono chiusi per ora nel "no comment", in totale disaccordo c'è Giovanni Berardi, figlio di un maresciallo ucciso.
Per lui l'invito è addirittura un "oltraggio alla memoria delle vittime di piazza Fontana". "Molto perplessa" si è detta Mariella Magi Dionisi, vedova dell'agente Fausto Dionisi.


Consigli di lettura:

- La notte che Pinelli di Adriano Sofri
- Piazza Fontana di Carlo Lucarelli
- Spingendo la notte più in la di Mario Calabresi

06 maggio 2009

A cercar la bella morte di Ettore Maggi


Il racconto di Ettore Maggi, era già presente nella raccolta "Fez struzzi e manganelli", e l'avevo considerato il migliore tra tutti, perchè raccoglie in sè, tramite i ricordi di un partigiano che ha combattutto troppe battaglie, molti aspetti e le evoluzioni della lotta antifascista.

Dagli anni della guerra di Spagna dove si diceva "oggi in Spagna, domani in Italia", finiti con i fascisti comunisti eliminarono le fazioni trozkiste. Agli anni bui, in Francia, sotto la minaccia delle spie dell'OVRA, che riuscirono ad eliminare i fratelli Rosselli. Fino alla repubblica sociale:

"La cosa strana di questa strana repubblica di Salò è la quantità di corpi, milizie, legioni. A parte l'esercito di Graziani e le SS italiane, c'è la Decima Mas di Borghese, la Guardia Nazionale repubblicana di Ricci, le brigate nere di Pavolini, c'è la Muti a Milano, il reparto di Pietro Koch a Milano, quello di Caruso, quello di carità, che di carità ha solo il nome .


Ci sono tantissime formazioni che si combattono tra di loro. C'è un'aria di disgragazione, putrefazione. Molti probabilmente sanno di andare verso il nulla e vogliono trascinare tutto verso il nulla, verso la morte.
Forse è per questo che ci sono tanti simboli che richiamano la morte. E poi, ci sono i fascisti fanatici, ci sono quelli che vogliono la pacificazione, ci sono quelli che si arricchiscono e si stanno costruendo un futuro per quando finirà la guerra, intransigenti nei comizi, ma che trattano col nemico segretamente, e ci sono anche i socializzatori.


Ci sono persino socialisti come Silvestri e come Bombacci, che proprio qui a Genova ha fatto un comizio da sindacalista rivoluzionario e ha detto che soltanto Mussolini potrà fare la rivoluzione proletaria e riportare il fascismo all'ideale rivoluzionario originale.


Ci sono sadici cocainomani che formano reparti di polizia, ci sono attori morbosi che assistono alle torture nelle varie Ville Tristi e si fanno fotografare con i gerarchi.
Ci sono ragazzini di 17 anni che si vogliono arruolare nella Decima per salvare l'onore dell'Italia, per cancellare l'8 settembre. C'è davvero di tutto nella RSI. Repubblica Sociale sì, ma pur sempre italiana."


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Informazione libera

Mentre qui il mondo dell'informazione discute se sia giusto o meno parlare del divorzio del premier e delle sue (presunte) scappatelle, non dimentichiamoci di quanti svolgono il lavoro di fare informazione pagandone il prezzo sulla propria pelle.

Due nomi tra tanti: Roxana Saberi, che rischia la pena di morte in Iran e Anna Politkovskaja , cui ieri è stato dedicato un albero nel giardino dei giusti sul Monte Stella.

Libertà di licenziare

Secondo Sacconi, licenziare deve essere più semplice per i datori di lavoro.
Gli ospedali (pubblici) devono essere più piccoli.
E il Welfare deve essere snello, ma deve accompagnare l'individuo nello sviluppo delle “proprie risorse”. La solita filosofia reaganiana e neoliberista, da cui anche l'america torna indietro.

Iniziamo da lei, signor ministro? Fine mandato via dalla politica, senza pensione, senza atterraggio morbido. Lei e tutti gli ipocriti che, dentro il palazzo della politica, delle caste, delle imprese pubbliche, vivono dei privilegi immeritati pagati dagli altri.

Scrive Sergio Rizzo sul corriere: Leggendo il bilancio di pre­visione 2009 approvato il 21 aprile dal consiglio di presi­denza di palazzo Madama si scopre che negli ultimi due anni i costi per pagare le pen­sioni sono letteralmente esplosi.
Fra il 2007 e il 2009 sono passati da 77,8 a quasi 90 milioni, con un aumento del 14,3%.

Veramente pensiamo che basti cancellare Facebook dall'ufficio (ricetta Brunetta) e non mostrare le immagini dei precari per risolvere il problema (la mitologia dei precari che gli farebbe venire l'orticaria)?

Know your enemy


Bello e potente, l'ultimo singolo dei Green Day (già comprato su Itunes), Know your enemy. Alcune tracce dell'album le potete sentire qui e vedere (il video) qui.

Il disegno sulla sicurezza

Un passo indietro, sul disegno di legge sulla sicurezza.

Su cui oggi si metterà la sicurezza.Chissà se qualcuno degli esponenti del centrodestra si sarà letto il
rapporto sulle Ecomafie 2009.

Anche quella è sicurezza: non solo la caccia agli immigrati irregolari.

Scuse per cosa?

I portavoce dell'imperatore chiedono che sulla vicenda del divorzio tra Berlusconi e consorte (resa pubblica dagli stessi protagonisti) cali il silenzio.
E' un fatto privato.
Strano: e tutte le battutine sulla moglie, sulle veline, sulle presunte gelosie, raccontate alle convention, davanti alla platea?
Chi le raccontava?

“Vi ricordate le fotografie di Oggi? Oltre alle ragazze c’erano anche i fidanzati.
Pensate che quando sono ritornato a casa c’era Veronica che mi aspettava e allora io mi sono giustificato così: Amore, erano in cinque ma ne ho corteggiate solo quattro.
Poi sono entrato in casa e ho trovato Veronica che stava preparando le valigie. Io allora le ho chiesto Cosa fai? Te ne vai?.
No, mi ha risposto, le valigie sono le tue. Io allora, da grande comunicatore, l’ho convinta ed è rimasta lì, ahimè”

Berlusconi al master di comunicazione e marketing di Publitalia.

E poi, come ci siamo comportati in altri casi?
Con le foto di Sircana, che il Giornale aveva ma non poteva pubblicare per non violare la privacy (ma la notizia l'aveva data lo stesso)?
Con la storia della barca di D'Alema.

Con gli appartamenti di Veltroni.

Devo andare avanti?
Le bufale raccontate con le varie commissioni Mitrokhin e Telekom Serbia, contro Fassino e Prodi.
Il gossip sulla fidanzata di Fini (ex di Gaucci), con Striscia che aveva mandato in onda un vecchio video.
Prendiamola sul ridere.

Come titolerebbe il caro e vecchio Cuore:
"Berlusconi rassicura: non ero io, ma mio fratello nelle foto con Noemi".

P.S. il presidente ha subito accolto l'invito alla sobrietà rivoltogli dai vescovi.

Rivolgendosi a Lia Giovanazzi Beltrami, assessore alla solidarietà della Provincia autonoma di Trento, in visita in Abruzzo, l'ha approcciata con un "posso palpare la signorina?".
Una volta non avrebbe chiesto il permesso.

05 maggio 2009

Il dilemma

Di che parlerà stasera Berlusconi a Porta a Porta?
Della crisi mondiale?
Di Veronica Lario diventata nemica della maggioranza degli italiani?

E, tanto per parlar di cose importanti, visto che non interverrà Veronica, come la mettiamo a contradditorio?

Quel giorno ho capito cos'era il fascismo

Quel giorno ho capito cos'era il fascismo.

Mio padre aprì un'officina. I fascisti la bruciarono. Lui la rimise in sesto. La bruciarono di nuovo. Quel giorno ero con lui. Quel giorni vidi mio padre piangere. Era la prima volta che lo vedevo piangere, e forse è stata anche l'unica. In quel momento ho capito cos'era il fascismo.
In quel momento, mentre vedevo l'officina distrutta, mentre vedevo le lacrime scendere sul viso di mio padre, mentre vedevo la gente che guardava, mentre due miliziani ridevano. Ho capito cos'era il fascismo, e ho deciso che lo avrei combattuto, e che non mi sarei mai messo a piangere.

Il gioco dell'inferno, di Ettore Maggi.
Una raccolta di racconti che mettono assieme presente e passato, nemmeno tanto lontano. La violenza attorno a noi, la lotta per la liberazione, il fascismo e la memoria.

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Le quattro giornate di Napoli

Lo spezzone che ricorda la morte di Gennaro Capuozzo, durante le quattro giornate di Napoli:
"Appena dodicenne dice la motivazione della sua Medaglia dOro durante le giornate insurrezionali di Napoli partecipò agli scontri sostenuti contro i tedeschi, dapprima rifornendo di munizioni i patrioti e poi impugnando egli stesso le armi. In uno scontro con carri armati tedeschi, in piedi, sprezzante della morte, tra due insorti che facevano fuoco, con indomito coraggio lanciava bombe a mano fino a che lo scoppio di una granata lo sfracellava sul posto di combattimento insieme al mitragliere che gli era al fianco".

Mo siammo tutti giganti .. grida uno dei napoletani lanciandosi contro un carro armato tedesco.
Questa è stata la resistenza. A Napoli, come in altre città italiane.

Noi li chiamiamo pirati

Noi li chiamiano pirati. I somali che assalgono le navi occidentali.
E come dovrebbero chiamarci, loro: che portiamo loro rifiuti tossici e armi?

Colpa della televisione


Alemanno: «I coltelli in tasca ai giovani? Colpa di Romanzo criminale»
E io che credvo che fosse colpa dei rigurgito neofascista.

Quando si alza il vento

Serviva giusto l'uscita di Dell'Utri, su fascismo e veline (Mussolini sì che ra bravo, che la Petacci la riceveva a Palazzo Chigi) per aumentare il caos. L'uomo colto sul fatto ..
Di solito quando si alzano i polveroni è per nascondere ben altro. Cosa?

La maggioranza che si sta spezzando.
Dopo i medici spia pure i presidi.
L'operazione della Fiat, dove la luce di Marchionne potrebbe oscurare il cavaliere.
Il probabile divorzio tra Veronica (diventata nemica del popolo) e il cavaliere, sempre lui. Già ieri, il TG1 non metteva la notizia tra i titoli ("Ho cercato di aiutare mio marito come si farebbe come una persona che non sta bene") e dedicava poi al servizio una breve sintesi con le sole parole di Berlusconi ("è lei a dover chiedere scusa").
Nel caso Sircana, non mi ricordo tutta questa difesa di privacy.
Anche Silvio aveva lasciato il segno:
Qualcuno dice che Berlusconi voglia lasciare, ma lui canticchia, progetta una «Casa del Ppe», regala confetti ai cronisti, fa battute sul portavoce del premier Silvio Sircana: «Sapete dove va più volentieri? In Transatlantico».

La crisi che non è affatto dietro le spalle.
Un altro pestaggio (razziale) a Tor Bella Monaca.

04 maggio 2009

La fine dell'imperatore

Altro che la nuova linea del Partito Democratico di Franceschini.
Altro che Beppe Grillo.
Altro che i fastidi della Lega.

La fine del basso impero potrebbe veramente arrivare come effetto della separazione dalla moglie?
Oppure , scopriremo che ci siamo abituati pure a questo: al fatto che il politico più potente, influente e con tante cose da chiarire, possa avere rapporti con una minorenne, come un qualunque giovincello.

Berlusconi, ha spiegato Noemi, è un amico di famiglia. Però con i genitori «non è che si siano incrociati sul lavoro: mio padre è un dipendente comunale, e poi abbiamo una profumeria alla periferia di Napoli». Per Noemi invece il futuro è lo spettacolo: «Ho partecipato a programmi Rai, ho fatto la valletta, qualche cortometraggio. Ora faccio la 'gossippinà per una tv locale, Rete A». La politica dunque per adesso può attendere «però sosterrò "papi" fino alla morte», ha detto la ragazza.

L'anello della Repubblica di Stefania Limiti









L'Anello della Repubblica




Stefania Limiti





La scoperta di un nuovo servizio segreto. Dal fascismo alle brigate rosse



Vi consiglio questo libro



Nel maggio del 1998 Aldo Giannuli, incaricato dal giudice Salvini di reperire documenti sulla strage di Piazza Fontana, rinvenne in un archivio del ministero dell'Interno, una nota informativa le cui prime righe recitavano
"Questa è la storia di un servizio informazioni che opera in Italia dalla fine della guerra e che è stato creato per volontà dell'ex capo del Sim, generale Roatta ..".

Parliamo del "Noto Servizio" o "Anello": un servizio segreto di cui ancora noi cittadini sappiamo poco e che in questo libro Stefania Limiti ha cercato di raccontarci.
Un libro frutto di un'intensa e complessa ricerca, partita dagli scatoloni lasciati dall'Ufficio Affari Riservati di Federico Umberto D'Amato in un deposito di via Appia, dall'armadio della Vergogna con le ante rivolte verso il muro, dalle poche testimonianze di coloro che ne han parlato, in merito ai tanti processi degli anni di Piombo, delle stragi, degli strani suicidi, delle morti inspiegabili. Dalle veline che la fonte "giornalista", al secolo Alberto Grisolia, faceva sul "noto servizio" per conto del Viminale.
Perchè, così almeno emerge dalle ricerche, i vertici della DC sapevano: Alcide De Gasperi sapeva, Aldo Moro sapeva. Andreotti, che secondo alcuni fu l'unico vero referente politico del "noto servizio" sapeva. E sapeva persino Bettino Craxi, come rivela in una sua nota del 1991.

L'Anello della Repubblica è il congiungimento tra l'Italia fascista da cui saremmo dovuto uscire dopo il ventennio e i nuovi equilibri in cui l'Italia doveva rimanere. Gli equilibri di Jalta.

Lo stato a sovranità limitata, la doppia lealtà, o stato duale, come racconta Stefano Cucchiarelli nella postfazione del libro: dove apparati dello stato verivano in modo più o meno occulto organizzati, riciclando ex fascisti come Adalberto Titta o Junio Valerio Borghese, banditi come Salvatore Giuliano, Stefano Ferreri (presenti alla strage di Portella della Ginestra).
In funzione anticomunista, inizialmente per impedire ad ogni costo l'insurrezione comunista (che poi non ci sarebbe stata, nè era nelle menti dei dirigenti del PCI). Per spiegare questo non basta l'ossessione anticomunista degli americani della Cia (o ex OSS, come James Angleton): dobbiamo anche aggiugerci la presenza del Vaticano, l'assenza di una classe politica e dirigenziale educata al senso di appartenenza dello Stato democratico.

Mancanza che "è figlia legittima della sostanziale continuità tra la nascente repubblica e le istituzioni fasciste, compresi gli stessi funzionari".

Non è un caso perciò che nel nostro paese sono state insabbiate le denunce e le indagini cibtro gli ufficiali nazisti che nei mesi dell'occupazione si erano resi responsabili di eccidi della popolazione inerme.

Così nasce il "noto servizio": dal Sim di Roatta, in seguito guidato da un oscuro generale polacco di origine ebrea, Otimsky, quando Roatta dovette fuggire in Spagna. E dopo costui da un altro personaggio "ambiguo", Adalberto Titta, ex pilota di aereo della RSI. Attenzione, non stiamo parlando nè del Sifar (i servizi di intelligence ufficiali), ne di Gladio (o Stay Behind), cellule militari usati in funzione anticomunista.
L'Anello addestrò i primi nuclei militari dell'esercito israeliano, quando questo ancora non era ricosciuto dagli inglesi.
Fu un servizio nato volutamente clandestino, come in Germania la rete del generale nazista Gehlen, usata dalla Cia in funzione antisovietica. E clandestino rimase negli anni, senza mai essere rinonosciuto, per potergli far svolgere i lavori più sporchi, alle informali dipendenze della Presidenza Del Consiglio, per operare in parallelo alle strutture dello stato.

Alcuni esempi: dalle "intese con la mafia ai tempi dell'invazione della Sicilia, alla corruzione come normale sistema di trattativa politica, dall'utilizzo della malavita (come la Banda della Magliana, per l'individuazione della prigionia di Aldo Moro da parte della BR) in funzione di braccio armato, che può essere sempre reciso alla bisogna, allo stragismo e terrorismo della cui incredibile durata e virulenza nel nostro paese non è stata data ancora una plausibile spiegazione".

A differenza della rete Gehlen, di Gladio (rivelato dal senatore Giulio Andreotti nel 1991), il "noto servizio" rimase clandestino. Anche per una questione di ricatto: chi ne avrebbe fatto parte (l'ex pilota Adalberto Titta, il prete Enrico Zocca, il dottor Pedroni, il geometra Cabassi, il giornalista Giorgio Pisanò che subentò a Guareschi al Candido) non sarebbe potuto andare da un giornalista o un magistrato a denunciare, proprio perchè clandestino.
Denunciare le attività che non si potevano fare alla luce del sole: "indirizzare scandali, campagne di stampa, corruzione, sparizione di documenti, reperti fascicoli, ricatti, momentaneo arruolamento di delinquenti con la logica di singole operazioni, intercettazioni illegali, dossieraggio, incidenti pilotati, informazione politica manipolata e/o inquinata".
Come l'operazione PSI tesa a far nascere il centro sinistra negli anni 60 e nella scissione socialista del 1969, nel fallimento della trattativa del Vaticano per Aldo Moro, ma poi lavorarono per la liberazione di Ciro Cirillo.

Quanta parte della storia contemporanea potrebbe essere riscritta alla luce di quanto rivelato nel libro: dalla strage di Portella della Ginestra, alla fine dell'ingnerer Enrico Mattei, a Piazza Fontana, alle Brigate Rosse (infiltrate più volte e mai annientate) ...

Il libro racconta in particolare di tre di questi episodi, in cui la mano dell'Anello fu fondamentale per far andare la bussola della storia in una certa direzione piuttosto che in un altra.
La fuga del Herbert Kappler, dal Celio a Roma; il rapimento di Aldo Moro e l'individuazione della prigione (o delle prigioni?) del popolo e il rapimento dell'assessore Cirillo nel 1981.

Questa inchiesta è solo un inizio per affrontare le verità dietro i tanti misteri d'Italia, mettere in chiaro gli omissis, svelare le trame e i perchè del nostro passato.

Pare che Titta, morto anche lui come molti testimoni "ingombranti" (Pecorelli, Dalla Chiesa, Rocca, ..) avesse dei diari nei quali accuratamente annotava diligentemente i suoi appunti.
Non usava abbreviazioni o nomi di copertura: solo per un presidente del Consiglio era solito scrivere "il gobbetto" ...

La procura di Roma ha deciso di archiviare l'inchiesta, ritenendo che è in dubbio vi siano illeciti penali; un'altra, quella di Brescia, che ha indagato sulla strage di Piazza della Loggia (8 morti e un centinaio di feriti) è intenzionata a fare chiarezza. Non a caso, proprio di 'Anello' s'è parlato nella prima udienza del processo per la strage, tutt'ora in corso a Brescia.
"Il gioco degli specchi - ha scritto nella postfazione Paolo Cucchiarelli, giornalista e studioso di terrorismo nero e servizi segreti - è stato infinito in Italia ma mai nessuno ha guardato in quello del 'noto servizio' fino in fondo, anche se potrebbe essere questo l'ultimo cassetto della Repubblica, il principale strumento dello stato parallelo. Questa inchiesta ha cominciato a farlo, ma è solo l'inizio".


Il sito degli studiosi italiani di storia contemporanea.
Il sito di Aldo Giannuli.
Il sito dei Misteri D'Italia.

Il post sul sito dell'editore Chiarelettere
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02 maggio 2009

Informazione in Italia: da libera a parzialmente libera

Freedom House ha retrocesso l'informazione italiana: lo stato scende da "libero" a "parzialmente libero". Unico paese in Europa occidentale.

Come è potuto succedere: il sito parla del problema della criminalità organizzata; del concentramento di potere in poche mani. Si può credere o meno a questa classifica, ma vorrei riportare una notizia che, credo sia sifnificativa.
A Tetris si parlava di Veline, ospiti tra gli altri l'ex ministro Livia Turco e (come vogliamo chiamarlo?) il fotografo Fabrizio Corona.
Domanda: "lei sa chi è Corona?". L'ex ministro ha risposto no e Corona ha commentato: "Lei non può fare politica, visto che non legge i giornali ...".
Ecco: quanto ha ragione signor Corona, perchè spesso i giornali (e i telegiornali) sono pieni di gossip, cronaca giudiziaria sui processi mediatici (Garlasco, Perugia, Cogne), sui reality.

Nel marasma di questi giorni in cui l'informazione si è dedicata alla telenovelas di casa Arcore, le nuove candidate per l'Europa, la pensione ai reduci di Salò: qualche notizia che ritengo sia più importante è sfuggita. Parliamone.

I rincari delle tasse: Tremonti aveva detto che non ci sarebbero stati rincari dopo in terremoto in Abruzzi. E allora gli aumenti dei pedaggi autostradali? Le accise su benzina e sigarette che aumentano?

I difensori dell'Italianità: Obama guidava Fiat (una ritmo, una delle poche cose che gli si possono rinfacciare). E il signor presidente, il difensore dell'italianità di Alitalia, che dice? Lui che guida Audi?

Stolleranza zero: nel disegno di legge sicurezza una certa "lobby" (parola del ministro Maroni) ha fatto togliere l'obbligo di denucia contro chi chiede il pizzo. Allora, come vogliamo combatterlo il racket e le mafie? Solo a parole?

Il Gip Clementina Forleo ha vinto il ricorso presentato al TAR suo suo allontanamento da Milano.
Gioacchino Genchi ha avuto ragione (e dunque tutti gli altri torto) dal tribunale del riesame. Nessun opera di spionaggio.
Luigi De Magistris prosciolto dalle accuse per l'inchiesta Toghe Lucane.
Why Not: è arrivata l'ora dei rinvii a giudizio. Politici, assessori, imprenditori (come l'ex capo della Compagnia delle Opere al sud Antonio Saladino), il presidente della regione Agazio Loiero....

Di cosa abbiamo riempito le pagine allora, nei mesi passati. Genchi lo spione. La Forleo dipinta come una pazza, De Magistris il procuratore "Verboso" e inconcludente ???

P.S. sulla vicenda di casa Berlusconi, con le accuse della signora Lario al marito per le sue candidature che mortificherebbero il ruolo delle donne, è venuto fuori il quadro desolante. In tanti lo hanno pure difeso, a "papi".
Perchè così fan tutti, perchè vorrai mica far la morale, perchè servono volti nuovi...
Tra qualche hanno, tutte le signorine del "papi" caro potrebbero sedere in Parlamento.
Con che curriculum? Con che titoli? Con che meriti?

01 maggio 2009

Lo spot pro ronde

Lo spot della Lactacyd dove si dice «42 donne su 100 si sentirebbero più sicure con le ronde cittadine».
Magari anche con una legge che punisse più severamente le violenze domestiche ...

May day .. may day


A Palermo, Roma, Milano (e tutta Europa), precari e migranti festeggiano un primo maggio di gioia e rabbia con la Mayday parade.
Una festa tema anche un grido di allarme: may day may day!!

Rotta verso il futuro! Nella city di Londra e nelle strade di Atene, nelle università e scuole che cavalcano l’Onda dei movimenti per il diritto al sapere e alla formazione, l’Europa si solleva contro il neoliberismo e i suoi disastri. Abbandoniamo la nave liberista che affonda e usciamo dalla crisi con nuovi diritti! La sicurezza che vogliamo si chiama reddito, diritti nel lavoro e oltre il lavoro, cittadinanza per i migranti, diritto alla casa, scuola e sanità pubbliche e di qualità, trasporti gratuiti, conoscenza e formazione libere e condivise, tutela della salute sui luoghi di lavoro.

Nessuno deve essere lasciato indietro, nessuno deve essere lasciato solo, sta dicendo in questo momento Gugliemo Epifani dal palco de l'Aquila.
Nessuno. Perchè la sicurezza non è solo la violenza dell'extracomunitario: è anche la violenza e i morti sul lavoro. All'Aquila come a Torino e nel resto d'Italia.
E' violenza quella degli imprenditori che scaricano la crisi sui lavoratori.

Annozero - E' passata la bufera?

"Cu cu .. la crisi non c'è più, è arrivato maggio ..".
Ma davvero abbiamo imboccato la strada giusta per uscire dalla crisi? Davvero i timidi segnali di ripresa (+1,5% la crescita della produzione industriale ad aprile, +5% la fiducia dei consumatori) indicano l'inizio della fine del peggio?

Annozero è andato in America: nel giorno in cui il presidente Obama si dice orgoglioso dell'accordo di Chrisler con Fiat, grazie a cui è riuscito a salvare l'azienda americana e qualche migliaia di posti di lavoro, Corrado Formigli nel suo reportage mostrava la tendopoli di Sacramento. Il luogo dove sono finiti tanti americani, colpiti dalla crisi: persone appartenenti alla ex middle class, che di colpo son passati dal guadagnare qualche centinaia di migliaia di dollari l'anno, a zero. Come un domino, raccontava uno di questi: prima perdi i mobili, poi la casa, la macchina ...

Attenzione, non era il solito reality sulla povertà e sulla miseria: il servizio raccontava del grande coraggio, della grande dignità, dello spirito di questi nuovi homeless, che anche dentro una tenda non vogliono perdere la fiducia e la speranza di uscirne fuori.
E noi italiani: dovremo anche noi affrontare lo stesso guado degli ex lavoratori di Sacramento (California)? Finiremo anche noi dentro le tende riscaldate da una batteria di automobile?

In Italia, oltre agli indicatori positivi citati prima, ne esistono altri meno incoraggianti: sui posti di lavoro persi; sulle piccole imprese che chiudono, sui negozi chiusi. Sul calo del PIL.
Se fino ad oggi il sistema ha tenuto è anche perchè in Italia ad un altro debito pubblico, si contrappone un debito virtuoso delle famiglie.
Bisognerebbe che qualcuno ascolti le persone: dai lavoratori messi in cassa integrazione (quando va bene), alle piccole imprese che oggi hanno difficoltà ad ottenere prestiti dalle banche. Che si ritrovano a dover affrontare la giungla normativa, piena di burocrazia.
Ad un certo punto in studio si è alzata una signora, parrucchiera a Belluno: "il popolo si arrabbia e io sono molto arrabbiata". Questa signora chiedeva un sistema più snello per le imprese, maggiore meritocrazia ovvero coloro che hanno sbagliato in politica dovrebbero andarsene. Facile bollare il suo sfogo come il solito populismo: ma su una cosa aveva ragione. Se crolla la piccola e media impresa ...

Negli Stati Uniti è arrivato il socialismo: i sindacati parteciperanno alla vita aziendale. Chi lo avrebbe detto, nel paese di McC