31 luglio 2009

E la chiamano estate ...

Ultimo post, prima delle vacanze.Per un pò niente blog, internet, tastiera e computer. Almeno lo spero.
Solo il cinguettio, se ce la faccio.
Mi hanno parlato di una bella villa, temporaneamente disabitata in Saredegna ... l'ultima cattiveria, scusate.
Mi porto dietro il libro di Deaglio "Patria 1978-2008".
Un costumino.
Una crema ad alta protezione.
La maglietta dei Metallica (l'antico vizio).

Un jeans e una maglietta .. peggio di Nino D'angelo.
Buone ferie.

Pena scomunica

Non usate (o prescrivete) la RU486, pena la scomunica, dice il Vaticano.

Poi dice che uno si butta a sinistra.
O inizia a frequentare escort che, notoriamente, usano altri mezzi di protezione.

La spada di Damocle

4 miliardi sbloccati per il sud dal Cipe.
Probllema risolto per il PDL, oppure il partito del sud rimarrà come una spada di Damocle?

E come la mettiamo con i vari scandali del sud, rifiuti a Palermo?
Incredibile, ci voleva un governo leghista per ripristinare la Cassa del Mezzogiorno.

Chi ha scritto quel commento sul blog di Grillo?

Chi, sul blog di Beppe Grillo il 9 giugno 2008, inneggiò «è necessario ucci­dere Silvio Berlusconi »?

Premesso che nessuno si deve permettere di scrivere o dire certe affermazioni, assistiamo al solito doppio binario.


Daje addosso a internet. Mentre in televisione si può dare dell'eroe ad un mafioso (Dell'Utri su Mangano), si può dire che quel giudice andrebbe preso a calci in culo (Cossiga a Porta a Porta).

Vogliamo ricordarci di quando Berlusconi stesso aveva parlato di regicidio nei confronti di Prodi?

'Il Consiglio dei ministri ritiene molto gravi le affermazioni di Silvio Berlusconi, che ha parlato di regicidio nei confronti del premier e chiede al leader dell'opposizione di smentire. E' un linguaggio inaccettabile". Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico Letta al termine del Consiglio dei ministri.

"C'é un invito generalizzato da parte di tutti, e nostro, in un clima politico così teso, ad abbassare i toni e ad immettere serenità nel dibattito politico", ha detto Letta al termine del Consiglio dei ministri, parlando del termine "regicidio" utilizzato da Berlusconi. "Il Consiglio dei ministri - aggiunge Letta - ritiene molto grave l'utilizzo di un termine dal significato inequivoco e chiede a Berlusconi di smentire. Il Paese ha bisogno ha bisogno di discussioni sui contenuti e di toni da abbassare".

BONAIUTI, GRAVE CHE PRODI SI ALLARMI, SI SENTE DAVVERO UN RE "Se Prodi si allarma davvero per la risposta sorridente e scherzosa ad una signora sul 'regicidio', significa che si sente realmente un re. E questo, caro Enrico Letta, mi sembra davvero curioso e grave". Lo afferma Paolo Bonaiuti, portavoce del presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi in replica alla dura presa di posizione del governo sulle parole di ieri del Cavaliere. "Mi risparmio di ricordare - aggiunge Bonaiuti in una nota - tutte le volte in cui alcuni protagonisti di questo governo e di questa maggioranza hanno utilizzato nei confronti del mio Presidente, ahimé non per scherzo, un linguaggio davvero volgare ed inaccettabile".

CASINI,'REGICIDIO'? MAGGIORANZA S'INDIGNI PER COSE PIU'SERIE "Consiglio agli amici della maggioranza di conservare l'indignazione per cose più serie". Pier Ferdinando Casini commenta così la richiesta di smentita del Consiglio dei ministri a Silvio Berlusconi per aver parlato di 'regicidio' nei confronti di Romano Prodi. "Ci sono cose gravi e cose ridicole - aggiunge il leader dell'Udc - Una cosa grave è l'occupazione della Camera da parte della Lega, che mi indigna come deputato e come ex presidente della Camera. Poi ci sono le cose ridicole come la battuta di Berlusconi che può scappare a tutti".

BONDI, FANNULLONI CHE SI OCCUPANO DI BATTUTE "Evidentemente abbiamo al governo dei fannulloni che, non riuscendo a mettersi d'accordo su nulla, non sanno come passare il tempo e passano così il tempo ad occuparsi in Consiglio dei Ministri delle frasi scherzose attribuite a Berlusconi": così Sandro Bondi coordinatore di Fi a proposito della polemica nata sull'espressione 'regicidio'. "Mussi, in particolare, attribuisce a chi ha sempre dimostrato un limpido pensiero liberale e democratico come Berlusconi - aggiunge Bondi - ipotesi di sommosse che appartengono soltanto alla propria cultura, mai messa in discussione e tuttora rivendicata con orgoglio. Nel frattempo contribuiscono a mandare a rotoli l'Italia".

La staffetta della memoria

I podisti della memoria sono partiti anche da Milano, e arriveranno il 2 agosto a Bologna.
Un lungo e forte abbraccio tra le due città, da Piazza Fontana a Milano, a Brescia (piazza della Loggia ), a Bologna (la strage alla stazione), ma anche Pistoia, Savona e Trento .
Per non dimenticare.

Usura via Internet

Sos racket di Milano ha trovato un centinaio di siti che fanno vero e proprio strozzinaggio.
Molti sono proprio nella zona dell'Abruzzo, sciacalli pronti ad approfittare delle disgrazie altrui.
Spero che il Parlamento, dopo l'idea di oscurare Facebook, blog e siti internet, pensi anche a questa sorta di strozzinaggio telematico.

30 luglio 2009

Ma guai a parlare di questione morale

Il coordinatore di Roma di un circolo del PD è inchiodato dal DNA: sarebbe lui lo stupratore.
A Bari l'indagine su malasanità, mafia e politica porta alla perquisizione delle sedi di tutti i partiti del centrosinistra.
A Napoli, gli ultimi giorni della giunta Iervolino.
Ma non parliamo di questione morale ....
Rosa Russo Iervolino, Alberto Tedesco, Antonio Bassolino, Del Turco ...
Beppe Grillo, no. Beppe Lumia in Sicilia, mmmh .. Marino? Troppo laico o laicista.

Otto punti fermi su rapporti mafia-Stato

Da Unità (via Antimafia2000), gli otto punti fermi della trattativa stato mafia, di Saverio Lodato:
Gli anniversari - si sa - riaccendono l’attenzione sulle pagine più nere, e irrisolte, della nostra storia. Quello della strage di Via D’Amelio, dove persero la vita Paolo Borsellino e la scorta , non si sottrae alla regola. E posto che Cosa Nostra partecipò militarmente alla strage, mancano all’appello, 17 anni dopo, i mandanti.
Che le Procura di Palermo e Caltanissetta non abbiano gettato la spugna visto il trascorrere (infruttuoso) del tempo, e continuino a cercare, va a loro merito.
Ma in questi giorni, questa, che dovrebbe essere acquisizione pacifica, tanto pacifica non sembra. Procediamo per flash.

1) Che sia esistito il papello della trattativa, nella parentesi fra Capaci e via d’Amelio, che qualcuno lo abbia scritto e qualcuno ricevuto, è consacrato in sentenze passate in giudicato, vedi quella di Firenze per le stragi del 1993.
2) Che il papello non sia pubblico non è la prova del nove della sua inesistenza (non tutto quello che non è pubblico non esiste).
3) Che i Ros dei carabinieri, con in testa il generale Mario Mori, e il suo braccio destro, il capitano Giuseppe De Donno, furono manus di quella trattativa ( in rappresentanza di chi?) lo hanno ammesso, in qualche modo, gli stessi interessati.
4) Che sull’argomento Vito Ciancimino la sapesse lunga, lo sapevano sia Ciancimino stesso che Mori e De Donno, visto che i tre si incontrarono ripetutamente.
5) Che Massimo Ciancimino, figlio di “don” Vito, non abbia mai avuto la caratura criminale paterna, abbia amato sempre la bella vita, e di conseguenza non abbia nulla di cui pentirsi, o nulla a cui collaborare, come osserva Lino Jannuzzi, è argomento fragile. Oltre che testimone, sempre figlio d’arte è. Quindi, anche lui, va ascoltato, salvo poi accusarlo di millantato credito mafioso.
6) Che Riina sia uno stragista, il boia che ha ammazzato centinaia di persone, non significa che per proprietà transitiva debba essere dietro tutte le stragi d’ Italia. E lui non nega la sua responsabilità a Capaci, ma in via d’Amelio. Anche lui, dunque, va ascoltato, come, a Norimberga, i criminali nazisti (e tenuto in galera).
7) Che sia saltato fuori solo ora un moncherino di “pizzino” con mittente Cosa Nostra e destinatario Silvio Berlusconi, forse, di per sé, non significa molto. Inquieta, però, che il moncherino sia rimasto per anni insabbiato negli uffici, sebbene l’Autorità Giudiziaria dell’epoca ne fosse a conoscenza.
8) Che i magistrati che indagano siano dipinti come visionari, e quelli che invece non indagano, o insabbiano, si proclamino campioni del pragmatismo e della filosofia dei piedi per terra, è storia vecchia. Ma in Sicilia, quando i piedi sono troppo piantati per terra, spesso si scivola nelle sabbie mobili.

Meritocrazia e trasparenza in salsa lombarda

Certe cose non capitano solo al sud.
La sanatoria concessa tramite il DPEF della regione Lombardia, a una trenitna di dirigenti nominati con un concorso illegittimo.
Ne parla il consigliere Luciano Muhlbauer sul suo blog:
Una generosa sanatoria per una trentina di alti dirigenti regionali, il cui concorso era stato dichiarato illegittimo dal Tar e dal Consiglio di Stato, e pesci in faccia per i lavoratori dipendenti della Regione. Questa è la morale di due norme di legge contenute nelle pieghe della manovra di assestamento di bilancio, approvata ieri sera dalla maggioranza del Consiglio Regionale.
Due norme che riflettono un’unica filosofia: quella dei due pesi e delle due misure, a seconda della distanza gerarchica degli interessati dal vertice politico della Regione. Due norme che sono la conseguenza diretta di contenziosi legali persi dalla Giunta Formigoni, davanti alla magistratura amministrativa per quanto riguarda la prima, davanti alla magistratura ordinaria per quanto riguarda la seconda.
Peccato davvero che chi governa in Lombardia non ce la faccia proprio ad adeguarsi alle sentenze della magistratura, come invece devono fare i comuni mortali, ma che abbia scelto un’altra strada. Ne è scaturito un pasticcio normativo di dubbia moralità e legittimità.
E così, la
vicenda dei dirigenti si è risolta con una norma di sanatoria non solo retroattiva, ma anche ad personam, nella misura in cui produce effetti concreti soltanto su quel singolo concorso. Si tratta, in altre parole, di una norma giuridicamente traballante, che mette a rischio la legittimità anche di tutti gli atti amministrativi firmati dai dirigenti in questione.
L'operazione di ristrutturazione del debito che il Comune di Milano condusse nel 2005 "fu l'unica in cui i due ruoli di arranger e advisor sono stati ricoperti dai medesimi soggetti". E' quanto racconta al pm Angela Antonella Casiraghi, direttore centrale finanza del Comune di Milano, in un interrogatorio a cui fu sottoposta dal pm Alfredo Robledo il 19 gennaio di quest'anno, nell'ambito dell'inchiesta sui presunti derivati - truffa ai danni di Palazzo Marino. Quando parla di "medesimi soggetti", la funzionaria si riferisce alle 4 banche indagate, Deutsche Bank, Jp Morgan, Ubs e Depfa, accusate di aver incassato illecitamente 100 milioni di euro grazie a questa operazione. "Devo dire che quando Porta (Giorgio, ex direttore generale del Comune, al quale ieri e' stato notificato l'avviso di chiusura delle indagini, insieme alle 4 banche e ad altre 13 persone) mi incarico' di predisporre questi atti per le gare, intendeva che gli istituti che avrebbero vinto la gara, e in cio' fu molto chiaro, sarebbero stati anche coloro che si sarebbero comunque occupati della collocazione del bond". Cio' viene definito dalla Casiraghi "un'anomalia".

Le mani sulla Rai

Dopo le mani sulle Reti Rai, sui TG (poi toccherà anche a Tg3 e Rai 3?) ora è il turno delle fiction Rai. Come saprete, con le fiction si forma la coscienza civica di un paese.
A colpi di santi, preti, poliziotti con le auto sempre in tiro, medici ...
Cosa prevede il futuro? Una fiction su Mangano, l'eroe? Su Craxi, l'esule infelice, scacciato dal colpo di stato dei magistrati comunisti?

Le toppe di Berlusconi

Un piano di exit strategy dall'Afghanistan (ma aolo dopo le elezioni) buttato lì , come toppa per la lite interna con la Lega.
Proprio nei giorni del rifinanziamento della missione.

Un piano per il sud come toppa per le lamentele della fazione sudista del PDL (anche un pò trasversale). Subito 4 miliardi per la Sicilia.

Una toppa sul decreto sicurezza, dopo le uscite di Napolitano anche sul DL anticrisi. Su ronde, badanti e Corte dei Conti.

29 luglio 2009

P2: la doppia piramide

Nella vicenda Sindona, come in altri misteri d'Italia, ci si imbatte spesso con la loggia massonica Propaganda 2. Tutto sembra intrecciato: mafia, massoneria, servizi deviati, parti dello stato, della politica. Gelli, Ortolani, Sindona, Calvi, Bontade, De Pedis ...
C'è un punto della relazione della Commissione parlamentare Anselmi, sulla loggia P2, che è bene rileggere. Quando si parla della doppia piramide, come metafora della sua struttura e dei suoi fini.
Abbiamo visto come Licio Gelli si sia valso di una tecnica di approccio strumentale rispetto a tutto ciò che ha avvicinato nel corso della sua carriera.
Strumentale è il suo rapporto con la massoneria, strumentale è il suo rapporto con gli ambienti militari, strumentale il suo rapporto con gli ambienti eversivi, strumentale insomma è il contatto che egli stabilisce con uomini ed istituzioni con i quali entra in contatto, perché strumentale al massimo è la filosofia di fondo che si cela al fondo della concezione politica del controllo, che tutto usa ed a nessuno risponde se non a se stesso, contrapposto al governo che esercita il potere, ma è al contempo al servizio di chi vi è sottoposto.
Ma allora, se tutto ciò deve avere un rinvenibile significato, questo altro non può essere che quello di riconoscere che chi tutto strumentalizza, in realtà è egli stesso strumento. Questa infatti è nella logica della sua concezione teorica e della sua pratica costruzione la Loggia Propaganda 2: uno strumento neutro di intervento per operazioni di controllo e di condizionamento.

Quando si voglia ricorrere ad una metafora per rappresentare questa situazione, possiamo pensare ad una piramide il cui vertice è costituito da Licio Gelli; quando però si voglia a questa piramide dare un significato è giocoforza ammettere l'esistenza sopra di essa, per restare nella metafora, di un'altra piramide che, rovesciata, vede il suo vertice inferiore appunto nella figura di Licio Gelli.

Questi è infatti il punto di collegamento tra le forze ed i gruppi che nella piramide superiore identificano le finalità ultime, e quella inferiore, dove esse trovano pratica attuazione, ed attraverso le quali viene orientata, dando ad essa di volta in volta un segno determinato, la neutralità dello strumento. Che questa funzione di travaso tra le due strutture non sia eccessiva per un personaggio quale Licio Gelli ci sembra indubbio: non solo egli viene a trovare una logica e concretamente accettabile collocazione, ma il fenomeno stesso nel suo intero appare non improbabile nella sua struttura complessiva e nelle sue finalità ultime.

Questa interpretazione del fenomeno può essere feconda di risultati in sede analitica qualora non venga intesa in modo meccanico, come delimitazione netta di zone o aree di collocazione di ambienti e personaggi, ma piuttosto come esemplificazione illustrativa del ruolo di punto di snodo che il personaggio Gelli ha rivestito ponendosi come elemento di raccordo tra forze di varia matrice e di diseguale rilievo, che tutte hanno concorso alla creazione come alla gestione della Loggia Propaganda.

Funzione certo di non minor momento se, avuto riguardo, dall'eterogeneità delle forze e dei gruppi interessati a questo progetto, dei quali le liste- rappresentano uno spaccato esemplificativo, non è, come ha osservato il Commissario Andò, l'identità dei fini ultimi a rendere efficiente l'organizzazione e forte il progetto, ma il sistema delle convenienze reciproche che costantemente interagisce.

Quali forze si agitino nella struttura a noi ignota questo non ci è dato conoscere, sia pure in termini sommari, al di là dell'identificazione del rapporto che lega Licio Gelli ai Servizi segreti; ma, riportandoci a quanto detto in proposito, certo è che la Loggia P2 ci esorta ad una visione della, realtà nella sua variegata e spesso inafferrabile consistenza. Ne viene anche un invito ad interpretazioni non ristrette ad angusti orizzonti domestici, ma che sappiano realisticamente guardare ai problemi della nostra epoca, ed al ruolo che in essa il nostro Paese viene a ricoprire.

In questa dimensione la Loggia P2 consegna alla nostra meditazione una operazione politica ispirata ad una concezione pre-ideologica del potere, ambìto nella sua più diretta e brutale effettività; un cinismo di progetti e di opere che riporta alla mente la massima gattopardesca secondo la quale "bisogna che tutto cambi perché tutto resti com'era" : così per Gelli, per gli uomini che lo ispirano da vicino e da lontano, per coloro che si muovono con lui in sintonia di intenti e di azioni, sembra che tutto debba muoversi perché tutto rimanga immobile. La prima imprescindibile difesa contro questo progetto politico, metastasi delle istituzioni, negatore di ogni civile progresso, sta appunto nel prenderne dolorosamente atto, nell'avvertire, senza ipocriti infingimenti, l'insidia che esso rappresenta per noi tutti - riconoscendola come tale al di là di pretestuose polemiche, che la gravità del fenomeno non consente - poiché esso colpisce con indiscriminata, perversa efficacia, non parti dei sistema, ma il sistema stesso nella sua più intima ragione di esistere: la sovranità dei cittadini, ultima e definitiva sede del potere che governa la Repubblica.

La ricostruzione della vicenda della Loggia Propaganda 2 che abbiamo condotto nel corso della presente relazione e lo studio di come tale organismo ha interferito nella vita nazionale, testimoniano della molteplicità dei campi di intervento nei quali sono rinvenibili tracce della presenza dì questa organizzazione con un rilievo spesso determinante, sempre comunque incisivo e qualificato. La Commissione parlamentare al termine dei propri lavori ha pertanto dedicato un dibattito apposito all'esame delle eventuali proposte da sottoporre al Parlamento, al fine di indicare mezzi e rimedi tali da evitare il ripetersi del fenomeno analizzato o di situazioni consimili.
Tale dibattito, in considerazione della cruciale importanza dei temi in argomento, non ha potuto non registrare diverse prospettive e punti di dissenso, testimonianza ulteriore del non marginale rilievo di questo fenomeno la cui analisi conduce direttamente all'esame di questioni fondamentali inerenti al funzionamento ed allo sviluppo del sistema democratico. Comprendere e valutare la vicenda della Loggia P2 nel suo reale significato e nelle sue ultime implicazioni vuol dire infatti pervenire all'analisi di alcuni nodi centrali, politicamente decisivi in un regime di democrazia che voglia coniugare l'efficienza dell'apparato di governo con la più ampia estensione del consenso dei cittadini che in tale regime esprimono la loro volontà politica.
Se logico appare, dunque, constatare che a tale discorso ogni parte politica è approdata, portando il patrimonio delle scelte ideologiche e politiche che le è proprio ed elaborando quindi diverse conseguenti prospettazioni risolutive, è dato peraltro al relatore registrare come unanime sia stata l'individuazione dei temi di intervento e l'analisi del loro rilievo nel contesto generale dell'analisi del fenomeno.

L'esame di dialetto della Lega

Cota:
«Il presunto esame? Una bufala. La proposta è quella di test pre selettivi per accedere agli albi regionali»

E che dire allora degli strafalcioni ministeriali della ministra dell'Istruzione?
Degli trafalcioni di Bossi, su l'inno d'Italia?
Sul Va pensiero di Verdi, che non parla dei lumbard esuli a Babilonia?

Possiamo anche parlare di Romolo e Remolo. Di papà Cervi, di Mussolini che mandava in villeggiatura l'opposizione politica ....

Palermo come Beirut

Questo scrivevano i giornali dopo la strage di via Pipitone, il 29 lugli0 1983.
Strage di mafia che uccise il giudice istruttore Rocco Chinnici, l'autista e il portiere dello stabile.

Dopo verrà il pool, il maxi processo, le lettere del corvo contro Falcone, lo smantellamento del pool, le bombe, la trattativa, il papello.... e la normalizzazione sulla mafia, col silenzio tombale.
E i siciliani costretti ad assistere come pupi alla tragedia della loro terra.

Strozzata da debiti causati da una dissennata politica regionale. Come nella Palermo di Cammarata (come avrà ricordato la figura di Chinnici?) o nella regione col campo da golf più a sud d'Italia (complimenti al giornalista del Corriere) powered by Sviluppo Italia.

Il caffè di Sindona di Gianni Simoni e Giuliano Turone

Ascesa e fine del finanziere di Patti, il salvatore della lira, il banchiere di Dio (o del diavolo), assieme all'altro banchiere Roberto Calvi. Il primo morto per un suicidio fatto passare per omicidio, il secondo morto ucciso, fatto passare per suicidio.
Il libro dei due magistrati Simioni e Turone (entrambi han lavorato sull'omicidio Ambrosoli) racconta, citando fonti giudiziarie, articoli, interviste e lettere scritte da Sindona, dell'ascesa e morte di Michele Sindona. A partire dalla ricostruzione del finto rapimento dell'estate del 1979 in cui, copiando le modalità del tragico caso Moro rapito delle Br, si finge in mano a terroristi di sinistra.

E' tutto falso: sarà il gesto estremo di un genio della finanza (criminale) per salvarsi dalle accuse di bancarotta in Italia (per la Banca Privata Finanziaria) e in America (per la Franklin National Bank ). E soprattutto per l'omicidio dell'avvocato Giorgio Ambrosoli.
Un piano folle in cui Sindona cercò di coinvolgere perfino la mafia, l'ala moderata di Bontade e Inzerillo, ventolando loro un piano di separazione dell'isola dall'Italia.

Pagherà cara la sua strategia, i suoi ricatti (il voler rivelare la lista dei 500): sarà abbandonato da tutti. Dai referenti politici (la corrente Andreottiana), ai fratelli massoni della Loggia P2, al Vaticano. E il suicidio nel carcere di Voghera, dopo la sentenza di ergastolo del 18 marzo 1986 sarà l'ultimo colpo di teatro di Sindona.
Su questo i due autori sono molto sicuri: dell'ipotesi di suicidio Sindona ne aveva già parlato (col cappellano, in alcune lettere). Temeva delle ripercussioni per la sua famiglia. E temeva una lunga vecchiaia in carcere, ristretto in quelle condizioni, senza aver contatti e le sue ricchezze a disposizione.
Un uscita di scena spettacolare, avvelenato col caffè come Gaspare Pisciotta, con cui mattere in difficoltà i suoi nemici.

Lui, che aveva riciclato soldi per la mafia, usando lo IOR come tramite (per i suoi poteri di extraterrotorialità, che sfuggivano alle leggi che valevano per le banche italiane). Che aveva finanziato molti esponenti politici, le attività della Loggia P2.
Che era stato capace di costruire una fortuna finanziaria (che ebbe l'apice con la fallita scalata alla Bastogi nel 1972), basata sul nulla. O meglio, capace di far sparire intere fortune finaziarie (per i personaggi citati prima) con i suoi abili giochi di prestigio finanziari.
Finchè, nel 1974, la Banca di Italia, e il ministro del Tesoro La Malfa, decise di opporsi al piano di salvataggio della banca, col commissariamento della banca: un piano che faceva ricadere i debiti sul contribuente.
Sindona e Calvi.
Sindona tenta di bloccare il provvedimento di liquidazione minacciando il neogovernatore della Banca d’Italia Baffi, il vicepresidente e lo stesso Ambrosoli, poi ucciso da un sicario mafioso, su mandato di Sindona, l’11 luglio 1979. Marcinkus e Calvi tentano di liberarsi dagli ingombranti legami che hanno con il banchiere, ormai prossimo al tracollo […]



I due scorpioni nella bottiglia: l'ultimo capitolo del libro è dedicato al rapporto con Roberto Calvi, suo successore nella loggia P2 di Gelli e Ortolani come finanziere di fiducia.
Una collaborazione nata nel 1970 e consolidata negli anni, con la presentazione di Calvi a Licio Gelli; col l'affare Zitropo (la finanziaria passata da Sindona a Calvi). Una storia che presenta molte similitudini: entrambi i banchieri finiscono abbandonati, con delle condanne da scontare. Entrambi cercheranno di giocare col ricatto le loro ultime carte: Calvi arrivò perfino a scrivere al papa; a chiedere aiuto all'alla fazione legata all'Opus Dei (ostile all'ala della massoneria di Marcinkus, Casaroli).

Dice il figlio di Roberto Calvi:
“Una delle carte che mio padre conservava con maggior cura era la famosa lettera di Luigi Cavallo in cui si parla dei due scorpioni e della bottiglia. I due scorpioni erano Sindona e Calvi, che poi si uccidono reciprocamente. Mio padre la conservava nella sua cassaforte alle Bahamas. Ora è in mio possesso”. È un documento scritto a macchina, ricevuto da Calvi poco prima delle vacanze natalizie del 1977. “Egregio dottor Calvi, tra le tribù dell’Uganda è ben nota la tavoletta dei due scorpioni in una bottiglia. Se i due scorpioni impegnano una lotta a oltranza, questa ha, inevitabilmente, un esito letale, per ambedue i contendenti. Io sono fuori della bottiglia ma – diversamente da certi Suoi consiglieri – non ho alcun interesse nella continuazione e nell’aggravamento della lotta

Entrambi schiacciati dal potere, e dai poeri forti, dopo essere stati spremuti e usati.

Il merito più importante del libro (come ho già detto, ricco di citazioni) e il ricordo che fa della figura di Giorgio Ambrosoli.

In un paese dove, come spiega Vito Mancuso, manca una religione civile che è quella che lega il cittadino al suo paese, spiccano gli eroi borghesi come il commissario liquidatore della banca privata.
Il suo spirito di servizio, il suo saper lavorare e voler lavorare per il paese e non per un partito.

Non possiamo ricordare le sue parole alla moglie:
Ricordi i giorni dell'Umi (Unione Monarchica Italiana n.d.r.) , le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant'anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Con l'incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato - ne ho la piena coscienza - solo nell'interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo.

Il link per ordinare il libro su ibs.
La scheda sul sito della Rizzoli.
Technorati: , , , ,

La cadrega




Come commentiamo la solita, ennessima, sparata della Lega e di Bossi sugli esami di dialetto per i professori?

28 luglio 2009

Cane non mangia cane

Giunta Montecitorio "salva" Matteoli
Non è stata data l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro a giudizio dal 2004 [corriere]


Cane non mangia cane.
E i loro reati diventano atti politici, ministeriali, insindacabili.

Pater­no consulente artistico

Da utilizzatore finale a "pater­no consulente artistico", come lo chiama la Nunez (al secolo Lucia Del Curatolo), nell'intervista in cui lo difende. E' un bel passo avanti.

Crede che la sua amicizia con il premier l’abbia agevola­ta nel lavoro?
«È un problema di chi lo pen­sa. Qualora poi il presidente mi abbia aiutata non posso che es­sergli grata».


E proprio questo il punto: qualcuno i favori li chiama in altro modo. Da Vivere a Ballando sotto le stelle .. cosa riserverà il futuro?
Soprendente scoprire come nel paese dei condoni, degli scudi fiscali, della corruzione, della mafia, escano poi queste ordinanze che vietano.

I writer che imbrattano i muri.
L'alcol ai minorenni a Milano.
A Pordenone vietato fermarsi in due in strada.
Allattare un figlio dentro un hotel. Il seno, a quanto pare, gli italiani lo vogliono vedere solo in televisione.

Segnalazioni: l'opera dei pupi di Gian Antonio Stella.

Il lupo perde il pelo

Il lupo perde il pelo, ma non il posto nel CDA.
Il proverbio calza a pennello la situazione.

Zunino rimane nel CDA di Risanamento, nessuna dimissione.Vincenzo Mariconda sarà presidente di garanzia (un segnale di forte discontinuità dicono) per traghettare Risanamento fuori dalla crisi.Un viaggio su un mare di soldi, ottenuti tramite aumenti di capitale, emissione di un prestito obbligazionario, crediti chirografari e un prestito convertendo a scadenza 2014.

Un piano da 500 milioni di euro, per un buco di miliardi.
In tempo di crisi, dopo i crac finanziari delle banche estere, dopo i casi Parmalat e Cirio, una notizia che non farà piacere alle tante famiglie strette dai mutui. Alle piccole imprese cui le banche non danno credito.
Ma l'Italia deve partire, anzi ripartire dal mattone. Ricordiamoci che nel mare, il mattone affonda.

Aggiornamento del 28 sera: Zunino cede anche il posto nel CDA. Mantenendo però il 33% della società. E sperando anche che questo basti per evitare la richiesta di fallimento da parte della magistratura.

Giovanni Mercadante condannato per mafia

Rainews 24 del 28 luglio 2009: la notizia del giorno.

Dopo oltre 17 ore di camera di consiglio, i giudici della II sezione del tribunale di Palermo, presieduta da Bruno Fasciana, hanno condannato a 10 anni e otto mesi di carcere, per associazione mafiosa, l'ex deputato di Forza Italia Giovanni Mercadante. L'ex parlamentare era sotto processo insieme ad altre otto persone accusate, a vario titolo, di mafia, estorsione e favoreggiamento aggravato.
Tra gli imputati i boss Bernardo Provenzano e Lorenzo Di Maggio, il medico Antonino Cina' e quattro commercianti.
Sedici anni la pena inflitta a Cina', gia' condannato per associazione mafiosa, ritenuto uomo di fiducia del boss Toto' Riina. Il capomafia Bernardo Provenzano, imputato di tentata estorsione, ha avuto, sei anni. A nove anni e quattro mesi e' stato condannato il boss Lorenzo Di Maggio. Assolto invece Marcello Parisi, ex consigliere di circoscrizione di Fi.

[..]Il processo scaturisce dall'indagine denominata Gotha, che porto' all'arresto di decine di colonnelli e gregari del boss Bernardo Provenzano.
Dopo tanti gregari o soldati della mafia, la magistratura è riuscita a puntare più in alto. Una buona notizia, in questi giorni dove si è tornato a parlare (ma non a fare chiarezza) sulla trattativa stato mafia.
Con un De Magistris finito a Bruxelles a controllare i conti e un Luigi Apicella (vi ricordate più della guerra tra Procure, Salerno contro Reggio Calabria) costretto a lasciare la magistratura.

Lost, i palinsesti Rai e i gusti dello spettatore

Quale la ragione che prevede per una serie cult come Lost, il finire in onda in piena estate, a botte di tre puntate alla volta?

Dopo una breve riflessione, ci sono arrivati.
Dopo anni di reality, arene politiche che si trasformano in caciara, gossip, il nostro gusto televisivo non sarebbe più capace di sopportare una fiction troppo intelligente.
Sarebbe uno sforzo eccessivo per le menti dei telespettatori Rai (di tutto di più?).
E i dirigenti Rai, queste cose le capiscono.

Prepariamoci ad un autunno televisivo all'insegno della gnocca, dei quiz, dei pacchi. Non offendetevi: abbiamo sdoganato volgarità, poppe e culi.
D' altronde, dobbiamo in qualche modo trovare spazio, con i soldi di contribuenti, ai tanti ex vip, alle tante veline (escort?) che usano la telvisione come trampolino per una fulgida carriera politica.
Se non vi piace questa minestra, spegnete il televisore.

27 luglio 2009

La politica spettacolo - Franza o Spagna

Noemi in una sua intervista, parlando dei suoi progetti fuguri, spiegava come volesse far politica (ma a livello nazionale), oppure nello spettacolo.

Noemi, quando la vedremo in politica, alle prossime regionali?
«No, preferisco candidarmi alla Camera, al parlamento. Ci penserà Papi Silvio».

Nelle stesse 10 famose domande di Repubblica, una riguarda proprio le promesse fatte dal premier.
"E' vero che lei ha promesso a Noemi di favorire la sua carriera nello spettacolo o in politica?"

Stessa cosa per la D'Addario:
"mi aveva promesso un posto al GF .."
"Berlusconi mi offrì un seggio da deputato europeo"
"Discutemmo con altre ragazze dell'alternativa: politica, tv o Grande Fratello"

Questo è il vero scandalo: considerare la carriera politica come un'alternativa alla carriera televisiva.
O anche, considerare la carriera televisiva come un preludio per la carriera politica.
Franza o Spagna ...

Eroi di stato: Rita Atria

Ieri era la ricorrenza tragica della morte di Rita Atria. Un altra vittima della mafia e dell'incapacità (o peggio, della non volontà) dello stato di difenderla. Rita Atria, come anche Peppino Impastato, era nata in terra di mafia, in una famiglia di mafia. E aveva avuto coraggio di dire no.
Si era fidata del giudice Paolo Borsellino, con cui aveva iniziato a collaborare. Contro la sua stessa gente.
Dopo via D'Amelio, gli sopravvisse una sola settimana.

Sito ufficiale dell'associazione antimafia Rita Atria.

Uno scandalo italiano


Marco Lillo, a Iceberg, il16 luglio scorso, alla presentazione del libro "Papi, uno scandalo politico" (ed. chiarelettere).
Perchè di Politica si parla e non di gossip.
Perchè la D'Addario era candidata nella lista di Raffaele Fitto.
Come E. R. e le altre candidate (alcune depennate). Come si seleziona la classe politica nel PDL?
Con quali meriti?

Il controllore di se stesso

Chi è il commissario della sanità dal Molise, messo dal governo per far rientrare le spese?
Il governatore della regione, Michele Iorio. Il danno e la beffa scrivono i giornali locali.

Oggi il governo Berlusconi è stato costretto dalla testardaggine dei numeri a dichiarare il commissariamento della sanità molisana. La cosa sconcertante è che sarà proprio il governatore che ha la responsabilità politica del dissesto finanziario a dover gestire il risanamento. Con maggiori poteri e con minori controlli. A pagare ancora una volta saranno i cittadini e i lavoratori del Molise. I cittadini vedranno un drastico ridimensionamento di prestazioni già oggi largamente carenti e insufficienti e ben presto vedranno aumentate le tasse regionali (probabilmente l'addizionale sui carburanti); i lavoratori del settore rischiano di diventare i capri espiatori di una gestione dissennata.
Vedremo cosa si inventerà il presidente commissario. Intanto in nome del risparmio Iorio ha proposto di costruire un nuovo nosocomio fra Isernia e Venafro: anni di lavori e di appalti, milioni di soldi pubblici in cemento e consulenze mentre gli ospedali di Isernia, Venafro, Larino, Termoli e lo stesso Cardarelli di Campobasso vengono strozzati giorno per giorno. Se questo è l'inizio del risanamento c'è di che preoccuparsi.


Il prossimo passo? Bassolino commissario in Campania.
Zunino commissario liquidatore di Risanamento.
Cuffaro presidente della commissione antimafia....

Paga sempre pantalone e nessuno è responsabile dei disastri creati. "Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ..."

26 luglio 2009

Sabella : potevamo scoprire tutto 10 anni fa'

L'intervista rilasciata all'Unità dall'ex pm della Procura di Palermo Alfonso Sabella, sulla trattativa Stato mafia.

Il nuovo patto si consolida con l’arresto di Riina?
«È un passaggio fondamentale ma non è l’unico. Il primo aprile 1993 c’è una riunione di tutti i capi per decidere le stragi. Provenzano ha già fatto sapere che non le vuole in Sicilia e non partecipa. La risposta di Bagarella è chiara: perché il mio paesano non se ne va in giro con un cartello al collo e ci scrive pure che lui con le stragi non c’entra”….»

Si dissocia insomma.
«Ecco, la parola dissociazione va di pari passo con la trattativa. E intanto Provenzano conquista la leadership e macina ricchezza. Poi nel 1997 c’è un altro indizio di questo accordo».
Quale?
«Il fatto che il pentito Di Maggio, gestito dal Ros, scatena una guerra contro i suoi nemici utilizzando come manovalanza mafiosi che risultano essere confidenti dello stesso Ros. E parte la polemica contro la nostra procura e i pentiti perché Di Maggio è proprio quello che ha raccontato il famoso bacio di Riina ad Andreotti. E mentre noi indaghiamo su queste vicende la Procura di Caltanissetta affida in esclusiva allo stesso Ros di Mori le indagini sui mandanti esterni delle stragi».

E anche qui c’è un filo che lega molte cose. E si arriva all’altro obiettivo della trattativa.
Quale?
«La dissociazione di cui il capo della procura di Caltanissetta Giovanni Tinebra, tra i tanti, è convinto assertore».

Di cosa si tratta?
«È una vecchia idea che viene suggerita a Provenzano. I mafiosi devono fare una dichiarazione in cui si arrendono ma non sono costretti a fare i nomi dei loro complici. In compenso escono dal 41 bis ed evitano qualche ergastolo».

Chi e quando la propone?
«Ne aveva parlato Ilardo per primo nel 1994. Poi nel 2000 otto boss fanno sapere che vogliono dissociarsi e chiedono un legge ad hoc. Io sono al Dap. Mi oppongo a questa soluzione e con me ci sono Caselli e il ministro di allora Fassino».

E finisce li?
«No, perché la cosa si ripropone di nuovo nel 2001 quando scopro che questa volta sono coinvolte tutte le mafie italiane a chiedere la dissociazione e che l’ambasciatore è salvatore Biondino legatissimo a Riina. Solo che stavolta pago la mia opposizione e il mio ufficio viene soppresso proprio da Tinebra che intanto aveva sostituito al Dap Caselli. Molto tempo dopo si scopre ed è tutt’ora oggetto di un’inchiesta della procura di Roma che il magistrato che Tinebra ha messo al mio posto al Dap collaborava proprio con il Sisde di Mori nella gestione definita anomala di alcuni detenuti e aspiranti collaboratori di giustizia».

In che modo ha pagato?
«Sono passato alla storia non come quello che ha arrestato Brusca e gli altri ma come il torturatore di Bolzaneto.... Questa macchia mi è rimasta e il Csm, guarda caso diretto da Mancino, occulta i documenti che provavano la mia estraneità ai fatti di Genova ed emette nei miei confronti un provvedimento infamante. E fa di più: quando mi lamento di tutto questo dal Csm viene comunicata all’Ansa la notizia che mi sarei candidato nelle liste di AN. Una falsità.

Quando inizia a capire di stare pagando quel no alla trattativa?
«Quando vengo a sapere che i servizi, con Pio Pompa legato alla Telecom, aprono un fascicolo su di me. Era parte di un operazione che coinvolgeva anche politici e altri colleghi. Ho chiesto di essere tutelato dal Csm. Ma sono stato lasciato solo».

Lei dice di essere una vittima di questo patto che Provenzano avrebbe sottoscritto con uomini dello stato in cambio di una nuova pace e molto silenzio. Secondo lei si riusciranno a trovare delle prove?
«Non credo che Provenzano abbia lasciato prove. Credo che ci siano responsabilità morali in questa storia e una serie di vicende ancora da chiarire. Ma una cosa la so: con la mafia non si tratta perché nel migliore dei casi, come il messaggio di Riina dimostra, ci si pone sotto ricatto».

La questione meridionale e la questione Italia

Sentir parlare di meritocrazia da questo governo è come sentir parlare di giustizia da Riina (visto che anche lui è tornato stranamente di moda).

Lo stesso governo che rispolvera una vecchia idea di Mussi, creando l'agenzia di valutazione delle università, è lo stesso governo che ha premiato Scapagnini con un seggio da notevole (dopo il crac del comune di Catania) e Lombardo con la presidenza della Regione Sicilia.

Chiariamo: premiare le università che fanno ricerca, che producono è una cosa meritevole. Ma se poi questo significa poi penalizzare le altre (che in periodo di tagli riceveranno meno soldi) ciò che si ottiene è che continuiamo nella strada di spezzare il paese in due.

Forse a qualcuno l'università fatta così (in mano ai baroni, con i concorsi truccati, dove i meritevoli senza santi in paradiso devono espatriare) fa comodo a tanti. E la Gelmini lo sa bene, avendo fatto l'esame di Stato proprio in Calabria.Quello che manca, alla proposta uscita dal CDM (e non dal Parlamento, al solito) è un meccanismo che permetta di controllare i controllori (altrimenti si torna alla AGCOM che controlla la Rai in mano ai partiti).

E anche un meccanismo che premi e vada a bocciare anche i rettori delle università in fondo alla lista. Perchè l'obiettivo finale e livellare verso l'alto l'offerta informativa, non dividere l'Italia in due. Questo è almeno quello che succede all'estero.

E veniamo alla questione sanità: perchè sono state commissariate solo Campania e Molise? E non anche il Lazio, la regione Sicilia (con tutti i casi di malasanità), la Calabria?
Perchè non la regione Puglia, dove in pochi anni abbiamo assistito a due scandali sanitari (versione centrodestra con l'ex governatore Fitto, versione centrosinistra con Vendola e l'assessore Tedesco e i suoi conflitti di interesse).

Al sud, è la magistratura che lo dice, i pochi giornalisti che se ne vogliono occupare, destra e sinistra pari sono. E quando le indagini fanno emergere lo scandalo, lo spreco, il malaffare, i comitati di affare tra politici, santità, amministratori locali, si grida al complotto, all'accanimento dei magistrati.

E la gente continua a doversi spostare al nord per studiare, per curarsi. E le due Italie continuiamo ad allontanarsi.
E i fondi FAS per le aree sottoutilizzate che vengono usati come Bancomat: per gli allevatori alle prese con le quote latte. Per i buchi del comune di Catania. Come ammortizzatori sociali.

Come si fa a parlare di meritocrazia, di controllo delle spesa, quando poi si tappano le ali alla magistratura contabile (la Corte dei Conti, che ha protestato sul blitz del governo).
Quando, nel l'ambito della riforma del processo penale, si toglie l'obbligo dell'azione penale, si continuano a sfornare leggi che ingolfano la macchina della giustizia?
Quando si premiano gli evasori e poi si fanno pagare le tasse ai terremotati di Abruzzo?

Quando leggi che, nonostante se ne parli da mesi, il governo (quello dei proclami antimafia) ancora non ha sciolto il comune di Fondi, per le infiltrazioni della ndrangheta?
Che ha cercato di far passare, all'interno del decreto anticrisi, il condono fiscale da più di 90 miliardi di euro per le “slot machine”.
Che proroga di un altro anno la riorganizzazione di Sviluppo Italia (il carrozzone di Stato di cui ha anche parlato Report): un gruppo di 32 società, 492 poltrone, per un costo di 6 miliardi di euro. Le poltrone dovevano passare a 25. Ma per il risparmio, il governo ha deciso che si può aspettare.

Infine, l'ultima chicca, nel DDL sicurezza, i dipendenti addetti ai voli di stato sono stati licenziati e poi riassunti dalla struttura dei servizi segreti. Tutto ciò testimonia, se si guarda ai fatti e si lascia da parte ciò che raccontano i telegiornali, l'incapacità della classe politica nel saper affrontare la crisi e i problemi interni del paese.

E all'orizzonte si profila questo partito del sud, che potrebbe raccogliere tutto il malcontento.
Perchè non è tutt'oro ciò che luccica, anche nel regno del nostro Re Sole.

Segnalazioni:
- il fango su Ignazio Marino. Quando il gioco si fa sporco, iniziano ad uscire articoli come quelli del Foglio, riportati da tutti gli altri. A chi fa paura la sua candidatura?
- le tombe fenicie a Villa Certosa. Come dice ellekappa "Da tombeur de femmes, a tombarolo de femmes ...".
- la trattativa tra Stato e mafia: nell'intervista a l'Unità, il magistrato Alfonso Sabella racconta che si poteva scoprire tutto 10 anni fa.

24 luglio 2009

Preminente interesse pubblico

Castelli autoassolto dalla Giunta per le Autorizzazioni: non potrà essere processato per diffamazione a seguito della denuncia del leader del Pdci Dliberto.

Dunque, un Ministro della Repubblica Italiana può urlare in Piazza, assieme ai "Giovani Padani": "Chi non salta italiano è" come fece Castelli, da Ministro della Giustizia, ripetiamo, Giustizia e, può anche rispondere a chi lo critica civilmente, evidenziando il vergognoso comportamento, come fece Diliberto durante la trasmissione "Telecamere":

"Piuttosto che mandare in giro a sprangare come fai tu, preferisco saltare...da ministro non sono mai andato a ricevere con tutti gli onori terroriste fatte scarcerare negli Usa" riferendosi al caso di Silvia Baraldini liberata per via di una grave malattia, ed essere "esonerato" da ogni responsabilità perché, secondo la Giunta, investita del caso dal presidente della Camera Alta, Renato Schifani, quello di Castelli
è un reato ministeriale in quanto ha agito nel perseguimento "di un preminente interesse pubblico".

Quello stesso interesse pubblico che lo portò ad urlare in una pubblica Piazza: "Chi non salta italiano è" mentre era Ministro della Giustizia, sì, Giustizia.
Altre segnalazioni:
Strano il destino. Un ministro, il cui destino deve essere deciso da un giudice della Corte costituzionale, nomina (il suo ministero in realtà) il figlio (del giudice) capo dell'Enac (A. Q.).
Il ministro è Matteoli (accusato di favoreggiamento dalla procura di Livorno).

L'accordo - le prime ammissioni

Dalle smentite secche e indignate (o i non ricordo di Mancino, allora ministro), siamo passati alle prime ammissioni.
Violante (ex presidente antimafia), sentito da Ingroia e Scarpinato: "Mori mi disse: Ciancimino vuol parlarle".

Violante ha messo a verbale di aver rifiutato qualsiasi contatto con il sindaco boss. È questa l'ultima novità nell'inchiesta sulla trattativa, che al momento è ritornata ad avere come indagati Totò Riina e il suo medico Antonino Cinà. Nessuno, prima di Massimo Ciancimino, aveva mai parlato delle "garanzie Mancino e Violante" chieste da don Vito per portare avanti la trattativa con gli ufficiali del Ros.

Non ne aveva fatto cenno Vito Ciancimino, quando nel 1993 aveva raccontato al procuratore Caselli alcuni passaggi dei suoi rapporti con i carabinieri. Di garanzie politiche non ha mai parlato neanche il generale Mori, poi diventato capo del Sisde e oggi consulente per la Sicurezza del Comune di Roma mentre è imputato a Palermo per la mancata cattura del latitante Provenzano.
Mori e il capitano Giuseppe De Donno sono stati sempre categorici: "Parlammo con Ciancimino solo per indurlo alla collaborazione". I carabinieri negano di aver mai preso in consegna il "papello" con le richieste di Riina e di averlo girato nei palazzi delle istituzioni.

L'Europeo - Cronaca nera



Otto volumi per altrettanti argomenti: si comincia, appunto, con I misteri, gli assassinii su cui non è stata fatta piena luce, come quello di Pier Paolo Pasolini, o sui quali sono ancora aperte le indagini, come quello di Simonetta Cesaroni. Si prosegue con i Cadaveri eccellenti: le storie inquietanti di Giorgio Ambrosoli, dei giudici Giovanni Falcone, eliminato dalla mafia, ed Emilio Alessandrini, ammazzato dai terroristi di Prima linea.

Di seguito il piano dell’opera:
1. I misteri (Pasolini, Montesi, Mattei, Sindona, l’Olgiata, via Poma…)

2. Cadaveri eccellenti (Calvi, Ambrosoli, Alessandrini, Ilaria Alpi, Dalla Chiesa)
3. Le assassine (Rina Fort, Bellentani, Bebawi, Guerinoni, Annamaria Franzoni…)
4. I banditi (Salvatore Giuliano, Vallanzasca, la banda della Magliana)

5. I miserabili (Primavalle, il mancino innocente, il fucile sull’isola di Cavallo…)
6. I mostri (Quelli del Circeo, Stevanin, Ludwig, Pietro Maso, il cannibale di Rotenburg)
7. Gli impuniti (Vajont, Cermis, Moby Prince, Seveso, Stava, la strage di Ustica…)
8. Assassini improbabili (Alinovi, Ghiani-Fenaroli, il caso Ramelli, Nigrisoli, il bitter alla stricnina)
Qui il link per ordinare i numeri: oggi il secondo volume "Cadaveri eccellenti".

Il decreto anticrisi pieno di emendamenti

Altri decreto, altra fiducia.
Altro decreto (anticrisi) pieno di emendamenti dell'ultimo minuto, che poco c'entrano (come un uovo di Pasqua pieno di sorprese).
Lo scudo fiscale.
La sanatoria delle badanti.
Misure più restrittive nei confronti dei possessori dei conti bancari (massimo scoperto e sulle modifiche unilaterali dei contratti bancari ).
Le autorizzazioni sulle centrali nucleari.
Innalzamento età pensionabile delle donne.

E il tutto tra una nomina di direttore di rete (Mario Orfeo), e la bocciatura (pardon, parere negativo) del CSM alla riforma del processo penale.
Sulla nomina di Orfeo, si era già scritto a suo tempo:
Sulla Stampa, per esempio, leggiamo che Orfeo, direttore del Mattino di Caltagirone (suocero di Piercasinando) potrebbe servire a “recuperare Casini al Pdl” e sarebbe sostenuto da una “cordata napoletana trasversale: Carfagna, Bocchino e in parte Quagliariello”.
E il tempo è galantuomo.

23 luglio 2009

No, non è un santo

I suoi rapporti con le escort sono forse l'aspetto meno importante e meno rilevane penalmente, del premier.
Vedere come la sua stampa si affanni a minimizzare, nascondere, certi fatti, fa quasi tenerezza.
"Non sono un santo" diceva il premier davanti ad una platea maschile, tra cui anche l'ex casto Formigoni.

Scrive
F. F., a proposito di chi sta dietro le accuse al cavaliere:
l’associazione Bo.Bi, alias Boicotta il Biscione, è operativa dal 1993 ed è giunta a contare settanta sedi; proprio Repubblica, il 26 novembre 1993, pubblicò i numeri di telefono e di fax dell'associazione e rilanciò questo invito:
«Smettiamo di comprare i giornali di Berlusconi e di fare la spesa nei suoi supermercati, ritiriamo la pubblicità dalle sue riviste e dalle sue televisioni, boicottiamo le sue reti tv». I recapiti del Bo.Bi. furono pubblicizzati anche a Il rosso e il nero di Santoro, sulla tv di Stato. Non risulta che «il Biscione» abbia mai denunciato nessuno. È un caso diverso?

Eh sì, è un caso diverso. Perchè quest'uomo è presidente del consiglio e a capo di Mediaset. Fa una bella differenza.
In merito allo scontro, di cui parla anche Wittgenstein: io non vedo nessuno scontro.
Solo una piccola minoranza di giornali parlano del caso D'Addario.
Negli altri la notizia è annacquata in altre. E dove è l'opposizione? Una minima parte dell'opposizione, si permette di rispondere alla tregua, alla pacificazione chiesta dal presidente della Repubblica.
Non è un santo: ricorre in questi giorni il ricordo della strage in via D'Amelio. Sono uscite in questi giorni dichiarazioni non facilmente decifrabili sulle bombe del 1993 e sulla trattativa.
Pure in queste vicende, è finito indagato, il nostro sant'uomo.
Ricordiamo la sentenza di archiviazione del Gip di Caltanisetta:
«Gli atti del fascicolo hanno ampiamente dimostrato – scrive il gip Tona – la sussistenza di varie possibilità di contatto tra uomini appartenenti a Cosa Nostra ed esponenti e gruppi societari controllati in vario modo dagli odierni indagati [Berlusconi e Dell’Utri]. Ciò di per sé legittima l’ipotesi che, in considerazione del prestigio di Berlusconi e Dell’Utri, essi possano essere stati individuati dagli uomini dell’organizzazione quali eventuali nuovi interlocutori».
Ma «la friabilità del quadro indiziario impone l’archiviazione».
Ridurre la questione solo ad una storia di prostitute e sesso, è un errore. E la corruzione a D.M.? E il lodo Mondadori? E i rapporti con Vittorio Mangano? Da dove ha preso i soldi per iniziare?
Queste le vere domande, altro che quelle di Repubblica.
P.S. per chi interessa, la terza tranche della fiction "palazzo Chigi".

Cosa succede in Francia

"Operai francesi in rivolta. I lavoratori della New Fabris di Chatellerault, nell'ovest della Francia, una fabbrica italiana di componenti automobilistici in fallimento, sono pronti ad un gesto estremo: se i gruppi Psa Peugeot Citroen e Renault - ex clienti dell'azienda - non verseranno 30mila euro di indennità ad ogni dipendente licenziato, faranno esplodere l'impianto. L'ultimatum scade il 31 luglio. "

Quando si arriva a gesti così estremi significa che la tensione generata dalla crisi ha superato la soglia critica. E di molto.Compito della politica, in situazioni delicate come questa, è non soffiare sul fuoco. Cercare il dialogo, a tutti i costi.

Grazie al cielo a questi gesti estremi non siamo ancora arrivati qui.Ma le stime della CNEL (che qualche giornale vorrebbe abolire) parlano chiaro: a rischio 500.000 posti.
Cosa faranno queste persone? Come reagiranno?
Non prendiamoci in giro con le magie del piano case, delle misure anticrisi, dello scudo fiscale.

Forza Como

Tre grossi nomi sarebbero interessati all'acquisto del Calcio Como.
L'onorevole Daniela Santanchè, Vittorio Feltri e Marcello Dell'Utri. Voci non confermate parlerebbero di grossi nomi, su cui si farebbero pressioni per l'arrivo.

Ibraimovic.
Ronaldo (inteso Cristiano).

Si parla di un ritorno di Totò Schillaci e di un altro Totò di cui non si fa il cognome ..
Il Calcio Como ha smentito .. peccato.

Più vaccino per tutti

Le malelingue diranno che è quantomeno incoerente tagliare il Welfare e poi parlare di vaccino per tutti.
Le solite malelingue diranno che questa vicenda (H1N1) ricorda un pò la storia dell'aviaria (raccontata da Report), la pandemia che non esplose.

Ma che permise all'industria che produceva il vaccino Tamiflu (e ai suoi soci come Donald Rumsfeld) grossi guadagni.
Ma noi che malelingue non siamo, diciamo che il governo sa quello che fa.

Certo, poi una pensa alle tanti morti per amianto (e ai vertici della Eternit rinviati a giudizio), per polveri sottili, e qualche dubbio gli viene ..

22 luglio 2009

Le due guerre di Gian Carlo Caselli

Le due guerre. Perchè l'Italia ha sconfitto il terrorismo e non la mafia.

Un piccolo libro, ma che contiene un mondo dentro.

I ricordi di una vita da magistrato passata (e non è la solita metafora) in trincea. Prima contro il terrorismo a Torino come giudice Istruttore, poi a Palermo, come Procuratore Capo.
Negli anni in cui l'Italia sembrava poter (e voler) vincere la sua battaglia contro la mafia: gli anni delle stragi e del sangue. Ma anche la stagione dei pentiti di mafia, che permisero lo smantellamento, almeno dell'ala militare di Cosa Nostra.
E quei processi che iniziavano a scalfire, a toccare il terzo livello: i rapporti tra mafia e politica.
Il processo a Contrada. Ad Andreotti (condannato per associazione mafiosa fino al 1980, reato poi prescritto), a Carnevale, a Mannino.

Perchè l'Italia è riuscita a sconfiggere il terrorismo, negli anni 70/80 e invece non è riuscita a fare altrettanto con la mafia?
Gian Carlo Caselli risponde a questa domanda motivandola con la differente natura tra Brigate Rosse e mafia.
La mafia è dentro il sistema, non estranea. Non è estranea alla borghesia, alla politica, alla società.
Un libro pieno di ricordi: uno di questi dedicato alla sua scorta, anzi alle sue scorte. Quella che lo seguiva quando, come giudice istruttore dava la caccia ai brigatisti responsabili dei sequestri Amerio e Labate, dopo il 1974. Delle morti dei giudici Alessandrini e Guido Galli. E quella, molto più restrittiva e soffocante, degli anni di Palermo, affidata agli agenti dei Nocs.

Alla chiesa in Sicilia e ai tanti preti che, nelle loro omelie, si dimenticano di vivere in terra di mafia.

Un ricordo, che si capisce essere molto sentito da Caselli, è quello dedicato a tutti i colleghi morti nelle due battaglie combattute.
Emilio Alessandrini, ucciso da Prima Linea il 29/1/1979.
Guido Galli, ucciso da Prima Linea il 19/3/1980.
Francesco Coco, ucciso dalle Brigate Rosse a Genova l'8 giugno 1976 .
Vittorio Bachelet, vicepresidente del CSM, ucciso il 12/2/1980.
Bruno Caccia, procuratore a Torino ucciso dalle BR il 26/6/1983.
Felice Maritano maresciallo dei carabinieri ucciso dalle Br il 15/10/1974.
Rosario Berardi, maresciallo della polizia, ucciso dalle BR il 10 marco 1978.
Antonio Esposito (inventore dell'indagine catastale sui covi delle BR), commissario di PS, ucciso 21/6/1978.
Il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, capo della brigata antiterrorismo, che collaborò a lungo con Caselli. Prma di morire ucciso in via Carini il 3 settembre 1982.

Nel suo racconto della lotta alla mafia, Caselli racconta degli anni della mattanza: la morte dei giudici Chinnici; la nascita del pool e il maxiprocesso che mise alla sbarra decine di boss.
Le calunnie che iniziarono ad arrivare sul pool di Palermo, in particolare su Giovanni Falcone, Paolo Borsellino.

Il primo denigrato dall'articolo di Sciascia "I professionisti dell'antimafia", per cui fu malamente informato da qualche mala voce.Il secondo costretto ad andarsene da Palermo, per arrivare a Roma a capo del D.A.P.

Destino comune di tutti i magistrati che, nella lotta alla mafia, cercano di avvicinarsi ai fili che legano mafia e potere politico è quello di finire in un giro di calunnie. Finire loro, e non i mafiosi, sotto processo da parte della stampa, del parlamento a Roma.
Tanto eroi da morti, tanto denigrati, accusati, infangati da vivi, i nostri eroi. Tanto che viene da chiedersi se veramente ce li meritiamo.

Come si è vinta la battaglia contro il terrorismo?
Con la specializzazione e la centralizzazione. In una parola, il pool di Caselli.
Schema applicato, con successo, anche a Palermo da Chinnici prima e Caponnetto poi, contro la mafia.
E anche grazie ai pentiti.

Nei capitoli "visti da vicino", Caselli racconta del suo rapporto con alcuni pentiti delle Br: Patrizio Peci e Roberto Sandalo. Pentiti perchè resisi conto della sconfitta del terrorismo: inutile ripetere qui quanto male abbia fatto alla lotta dei sindacati, ai diritti dei lavoratori, tutto quel sangue e tutte quelle morti.

Una citazione particolare l'hanno meritata Alberto Franceschini, per il suo comportamento provocatorio e aggressivo, Mario Moretti l'enigmatico capo dell'ala militarista e Toni Negri, il cattivo maestro, e Silvano Girotto, infiltrato (con molti punti oscuri) dei carabinieri nelle Br.

Senza i pentiti, le BR forse non si sarebbero sconfitte: senza la legge sui pentiti, che garantiva benefici. E anche alla legge che permetteva la dissociazione (una soluzione "politica" la chiama Caselli) dei brigatisti.

Pentiti delle BR e pentiti di mafia. I secondi lo facevano non per motivi ideologici, ma solo quando capivano che in quel momento lo Stato (e non la mafia) era vincente nella battaglia.
Il fatto che oggi grossi pentiti di mafia non ce ne siano, fa capire da che parta penda l'ago della bilancia.

L'ultimo capitolo è una sorta di sassolino nella scarpa contro due senatori a vita su cui Caselli si è dovuto occupare, professionalmente parlando: Francesco Cossiga e Giulio Andreotti.
"Le parole sono pietre": pietre pesanti come gli insulti che Cossiga ha rivolto all'autore (in buona compagnia con tanti altri giornalisti).
Il motivo del risentimento è dovuto ad una vicenda avvenuta nel 1980.Dopo il suo pentimento, Roberto Sandalo raccontò dell'appartenenza a Prima Linea di Marco Donat Cattin, figlio di Carlo Donat-Cattin, figlio del vicepresidente della DC.
Dalle rivelazioni, emergeva una eventuale copertura data al terrorista: Caselli e il suo pool trasmisero gli atti al Parlamento, che negò l'autorizzazione a procedere.

Su Andreotti, Caselli ricorda la sentenza della corte di Appello, ribadita dalla Cassazione (che dovrebbe essere il massimo organo giudiziario):
"E, in effetti, siccome emerge dalla narrazione che precede, la Corte palermitana ha ritenuto provato che il sen. Andreotti avesse avuto piena consapevolezza che i suoi sodali siciliani intrattenevano amichevoli rapporti con alcuni boss mafiosi; che avesse, quindi, a sua volta, coltivato amichevoli relazioni con gli stessi boss; che avesse loro palesato una disponibilità, non meramente fittizia, ancorché non necessariamente seguita da concreti, consistenti interventi agevolativi; che avesse loro chiesto favori; che li avesse incontrati; che avesse interagito con essi; che avesse loro indicato il comportamento da tenere in relazione alla delicatissima questione Mattarella, sia pure senza riuscire, in definitiva, ad ottenere che le sue indicazioni venissero seguite; che li avesse indotti a fidarsi di lui e a parlargli anche di fatti gravissimi (come appunto l’assassinio del Presidente Mattarella), nella sicura consapevolezza di non correre il rischio di essere denunciati; che avesse omesso di denunciare le loro responsabilità, in particolare in relazione all’omicidio del presidente Mattarella, malgrado potesse, al riguardo, offrire utilissimi elementi di conoscenza."

Andreotti non è stato assolto dunque. Come non è inutile discutere e commentare questa vicenda, la sentenza e i suoi riflessi sulla nostra storia.
Il libro termina con uno sprone e una speranza,per il lettore e ai tanti giovani: "il futuro è dentro noi", sta anche a noi decidere come e in che mondo vivere. E il futuro non è immutabile.
Possiamo cambiarlo e vincere anche la guerra alla mafia.
Lo testimoniano tutte le associazioni e antiracket, antimafia, come Libera, Addio pizzo, Ammazzateci tutti.

Per ordinare il libro su ibs.
Il sito dell'editore Melampo.
Technorati:

Le due guerre di Gian Carlo Caselli - i diritti e i favori

"Ho capito una cosa, molto semplice ma forse decisiva: gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi certamente pagati dai cittadini non sono altro che i loro elementari diritti.
Assicuriamoglieli, togliamo questo potere alla Mafia, facciamo dei suoi dipendenti i nostri alleati".


Intervista di Giorgio Bocca al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa del 10 agosto 1982

Continua Gian Carlo Caselli, nel suo libro:

In altre parole, se i diritti fondamentali dei cittadini non sono soddisfatti, i mafiosi li intercettano e li trasformano in favori che elargiscono per rafforzare il loro potere. Così la mafia vince sempre. E i mafiosi ne sono ben consapevoli.
Lo spiegò con schietta brutalità Pietro Aglieri al pubblico ministero Alfonso Sabella
- Quando voi venite nelle nostre (sic) scuole a parlare di legalità e giustizia, i nostri (sic) ragazzi vi ascoltano e vi seguono. Ma quando questi ragazzi diventano maggiorenni e cercano un lavoro, una casa, assistenza economica, a chi trovano? A noi o a voi?.

Ecco, finchè i cittadini, invece dello Stato, troveranno soprattutto i mafiosi, finchè saranno costretti a essere sostanzialmente loro sudditi, la guerra alla mafia non sarà vinta.


Per ordinare il libro su ibs.
Il sito dell'editore Melampo.
Technorati:

Miracolo a Milano

Sensazionale: anche un immigrato regolare (come Mohamed) può fare l'autista dei mezzi ATM.
Sconcerto nella Lega "non è nemmeno capace di fare la polenta taragna ..".
Non è più la Milano da bere di una volta.Specie dopo l'ordinananza anti alcool (un successone?) del sindaco.

Che forse dovrebbe occuparsi un po di più di altri problemi.
La coca, ad esempio, che sembra coinvolgere un milanese su 3.
Come i derivati.
Come il caso del cavalier Zunino.

O come il rischio usura che affligge tanti commercianti. Come il proprietario del bar Loreto, impiccatosi domenica, dopo esser finito in mano agli strozzini.
Diceva Lucarelli, in una puntata di Blu Notte, che spesso dietro l'usura si nasconde anche il pizzo.

21 luglio 2009

Noi che non conosciamo la costituzione

[...]
Ignoranti come siamo, pensavamo anche che gli uomini delle istituzioni fossero soggetti a critiche, tantopiù legittime quanto più alti sono i loro scranni. Invece abbiamo ieri appreso dall’Augusta Favella che “chi mi critica non conosce la Costituzione”.
Insomma ogni critica alla sua Intoccabile Persona è lesa maestà, come nei regimi sovietici a lui tanto cari fino agli anni 50 (memorabile il suo elogio nel 1956, davanti al Comitato centrale del Pci, della repressione sovietica dei moti di Ungheria).

Pensavamo anche che il capo dello Stato non dovesse scendere nell’agone politico, per bacchettare questo o quello come un Capezzone o un Cicchitto o un Quagliariello qualsiasi.
Invece l’ha fatto con Antonio Di Pietro, reo addirittura di avergli chiesto di non promulgare leggi palesemente incostituzionali anziché chiosarle con la piuma d’oca.

Mal gliene incolse: Napolitano l’ha chiamato sarcasticamente “guerriero” accusandolo di “vano rotear di scimitarra”. Era dai tempi di Cossiga che un capo dello Stato non se la prendeva frontalmente con un leader dell’opposizione (fra l’altro isolatissimo e solitario, dinanzi a un governo strapotente e strafottente e a un’opposizione inesistente): solo che, contro Cossiga, il Pci di Napolitano chiese l’impeachment trattandolo da golpista.
Sui “guerrieri” alla Berlusconi & C. che roteano scimitarre tutt’altro che vane contro i magistrati e i giornalisti liberi, mai un sospiro dal Quirinale. Sui guerrieri alla Bossi & C., che ogni due per tre minacciano di “tirar fuori i fucili e i mitra” o di “oliare i kalashnikov”, ora contro i “comunisti” ora contro i “terroni” ora contro i “negri”, mai una parola dal Quirinale: un conto sono i fucili, i mitra e i kalashnikov, un altro le scimitarre.

Ignoranti come siamo, pensavamo che non rientrasse fra i compiti del capo dello Stato giudicare l’attendibilità di testimoni d’accusa in questo o quel processo: invece, ieri, Napolitano ha deciso che le nuove rivelazioni di Spatuzza, Riina, Ciancimino jr. e altri sui mandanti esterni delle stragi di mafia & Stato “vengono da soggetti per lo meno discutibili” e comunque non bisogna parlarne: secondo Napolitano quelle rivelazioni, totalmente ignorate da gran parte dei telegiornali di regime, “sono state accolte da un clamore un po’ eccessivo”. In effetti, ne ha financo parlato qualche quotidiano. La prossima volta, per favore, silenzio. Il Presidente riposa.

Le due guerre - terrorismo e mafia

Lo Stato ha saputo vincere la sua guerra al terrorismo "storico". Contro la mafia, invece, lo Stato (più esattamente alcuni suoi consistenti settori) ha accettato di perdere una guerra che si sarebbe potuta vincere.Ha accettato di perdere pur di socngiurare il salto qualitativo: dall'accertamento delle responsabilità dei mafiosi "doc", come Totò Riina, all'accertamento dei legami e delle collusioni esterne a Cosa Nostra. Perchè una guerra vinta e una interrotta?

I motivi sono tanti, uno in particolare: il senso di "alterità" del terrorismo rispetto alla società, alla vita di tutti i giorni, che ha permesso all'Italia di espellere la violenza politica dalla realtà del paese.
Con la mafia questo non è successo. O, perlomeno, non ancora.

Sia il terrorismo brigatista che la mafia sono forme di crimine organizzato. Ma aparte quesyo punto in comune, si tratta di fenomeni completamente diversi. Tuttavia, almeno in linea di principio, entrambi pongono gli stessi problemi dal punti di vista dell'attività di contrasto.

Le possibilità di successo, in un caso come nell'altro, aumentano quando si interviene contemporaneamente su tre versanti: quello tecnico-giuridico (investigativo-gidiziario); quello culturale, necessario per rendere l'opinione pubblica consapevole; e quello- assolutamente fondamentale - dell'aggressione non solo alle manifestazioni criminali, ma anche nelle radici profonde del fenomeno.

Sul piano tecnino, quale che sia il tipo di criminalità, si vince soltanto se si mettono in campo due parametri: specializzazione e centralizzazione. Specializzazione significa operatori che sviluppino continuamente conoscenze specifiche e affinino i metodi di lavoro, così da riuscire a penetrare le strutture da contrastare.Centralizzare significa convogliare in un unico motore di raccolta tutti gli elementi acquisiti nel corso delle varie inchieste, evitando il rischio di disperdere le opportunità di intervento che soltanto una visione non parcellizzata, ma incrociata e integrale, può consentire.

[Le due guerre, perchè l'Italia ha sconfitto il terrorismo e non la mafia
di Gian Carlo Caselli, pagina 29].

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Il sito dell'editore Melampo.
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Prossimo passo: la fusione nel PDL

Iscritti a - 600.000 nel PD
Di questo passo, la fusione nel PDL.

Auguri!
Come si vede, mica sono tanto c. gli elettori di sinistra ....

Ciancimino e la punta dell'Iceberg


Nel desolato mortorio della televisione estiva, ieri sera spiccava la puntata di Iceberg dedicata alle rivelazioni di Ciancimino sulla trattativa tra stato e mafia e sulle dichiarazioni di Riina ("l'hanno ammazzato loro...") su via D'Amelio.
Si è parlato dei tanti segreti e misteri di mafia. Presenti in studio Nando Dalla Chiesa (che è sempre un piacere stare ad ascoltare) e il giornalista Gianluigi Nuzzi, autore di Vaticano Spa.
In collegamento da Roma il sen. Luigi Li Gotti, Italia dei Valori - Commissione Giustizia, e Giuseppe Lo Bianco, coautore de "Agenda Rossa ..".

Si parlava, oltre che del papello, dell'agenda di Borsellino scomparsa; medesima sorte toccata ai documenti di dalla Chiesa rubati da una manina esperta.
Dei versamenti dallo Ior a Provenzano e Riina.
Ciancimino jr ha poi rivelato che anche «esponenti della Chiesa siciliana» accreditarono il padre presso la banca del Vaticano. «Ci sono stati alcuni vescovi siciliani che accreditarono mio padre presso gli istituti bancari del Vaticano»

Sarebbe il caso che, a cominciare dalle istituzioni, Mancino (allora ministro degli interni) e Napolitano in primis, iniziassero a fare chiarezza. E anche all'interno delle mura del Vaticano ...

Il link della trasmissione e il video.

Il risanamento di Risanamento

Richiesta istanza di fallimento da parte della procura di Milano per Risamento , l'immobiliare del cavaliere Luigi Zunino.
Ex furbetto del quartierino tutt'ora sotto inchiesta per false comunicazioni sociali e bancarotta.
Ieri sera si è dimesso da presidente del gruppo, in una riunione del Consiglio di Amministrazione.

Un suo fallimento trascinerebbe dietro se le banche creditrici (3 miliardi di debiti bancari ), come Intesa Sanpaolo, UniCredit, Bpm e Mps, e forse avrebbe anche riflessi sui progetti di sviluppo di Milano. Come l'Expo.

Approfondimento da Il fatto:

Se il Tribunale accogliesse questa impostazione, sarebbe il '92 del sistema creditizio italiano: la Madre di tutte le magagne bancarie. Forse la fine dell'epoca dei "consulenti bancari" con il mantello da Risanatore.

Infine, come abitudine di questa rubrichina, vi faccio una domanda: visto che il patrimonio immobiliare di Zunino varrà almeno un 30% in meno di quanto è scritto nei bilanci e nelle delibere di fido, e visto che il maxi-debito impone maxi-vendite, chi si comprerà tutto quel ben di dio? E se per caso anche lo Stato, con i nostri soldi, parteciperà agli acquisti, siamo sicuri che comprerà a prezzi di saldo? Oppure in questo caso assisteremo alla solita stangata? Speriamo solo che su questa storia così emblematica non cali troppo in fretta il solito sipario dei giornali, che quando si parla di banche si annoiano in fretta.

20 luglio 2009

Lo zio Walter Cronkite

Morto a 92 anni il giornalista della CBS Walter Cronkite.
Famoso è rimasto il suo editoriale televisivo nel 1968, mentre era in corso in Vietnam l'offensiva del Tet, quando Cronkite dichiarò che la Guerra in Vietnam non poteva più essere vinta.
Leggenda vuole che il presidente Lyndon Johnson abbia commentato con amarezza: «È finita. Se ho perduto Cronkite, ho perduto lamericano medio». Johnson non si ricandidò alle successive elezioni presidenziali.

Nessuno ne chiese la cacciata. Altro paese l'America.

Altro paese anche grazie a giornalisti come Cronkite (lo zio), dalla schiena dritta, e non proni rispetto a chi governa.

Da noi, fa caso quanto è successo alla giornalista Rosaria Capacchione. Sotto scorta per aver scritto (quasi nel silenzio di altri giornalisti) dei casalesi. Candidata alla europee per il Partito Democratico, senza convinzione. Senza un grosso appoggio.
Si è vista superare da tre candidati di provenienza bassoliniana.
"And that's the way it is (e questo è quanto...)".

Il potere del cane di Don Winslow

Scampami dalla spada,
dalle unghie del cane della mia vita.
Salmo 22,11


Un agente della DEA (l’agenzia antidroga americana) osserva la scena di un massacro perpetrato da una banda di narcotrafficanti messicani, in una sperduta fattoria in Messico: 17 persone, uomini donne e un bambino, sterminati, torturati perché creduti dei traditori e informatori della polizia.
Li ho uccisi io”, pensa l’uomo, Art Keller. Perché ho scatenato io questa guerra all’interno della federacion (il cartello di trafficanti di droga), li ho messi io uno contro l’altro, creando sospetti e gelosie.Vittime della mia crociata contro il narcotraffico, vittime della violenza bruta e animalesca che si annida all’interno dell’uomo. Che non conosce pietà . El poder del perro … il potere del cane.


In questo avvincente thriller, Don Winslow racconta la storia del traffico della droga, andandone a svelare i suoi lati oscuri, i patti occulti tra governanti e criminali in nome della lotta al comunismo (che dilagava tra i campesinos, vittime della povertà, della fame).

Droga, potere, soldi e politica criminale.
Da una parte i cattivi, dall’altra funzionari dello stato corrotti, mafiosi, uomini a libro paga dei patron della droga. Dall’altra poliziotti come Art Keller, deciso a sconfiggere il cartello dei Barrera nel traffico di eroina verso gli Stati Uniti. Una ossessione la sua, che lo porterà a perdere gli affetti della sua vita privata.
Killer irlandesi dalla testa dura, come Sean Callan, ai soldi della mafia delle famiglie newyorkesi.
Nora Hayden, una prostituta di lusso, che sa come illudere un uomo.
I Barrera, il vecchio patron Tio Barrera, il boss della Federación, il cartello che riunisce tutti i narcos messicani, e i suoi spietati nipoti, Adan e Raul.
Infine Padre Parada, un vescovo cresciuto in mezzo alla povertà, con idee vicine alla teologia della liberazione e dunque in contrasto con la dottrina ufficiale del Vaticano.
Il Vaticano dello IOR, dell’Opus Dei, dei patti col diavolo.

Le storie di tutti questi personaggi si intrecceranno nel corso dei vari eventi raccontati.
L’operazione Fenice in Vietnam: l’eliminazione da parte degli agenti della Cia dell’infrastruttura civile dei Vietcong.
L’operazione Condor in Messico: l’utilizzo degli esfolianti contro i campi di papavero per eliminare i vecchi boss della droga.
L’operazione Cerbero in sud america: l’appoggio e le armi ai Contras, per rovesciare con ogni mezzo il governo sandinista, rifornendo loro di armi. Armi in cambio di droga: la droga dal Messico in america, le armi dall’america al Messico.
L’operazione Nebbia Rossa in sud america: l’appoggio alle milizie governative di destra, con la benedizione della Chiesa e della Cia, finanziate dai cartelli di droga colombiani e messicane e sostenute dal partito di maggioranza messicano. Milizie usate per eliminare i guerriglieri nella giungla, di ispirazione marxista, e anche tutti i contadini che li appoggiavano.

Il NAFTA, l’accordo di libero scambio delle merci tra i paesi del continente americano. Che ha reso più agevole anche i flussi della droga.La svendita del paese ai narcotrafficanti: l’uccisione di funzionari elettorali, brogli nei voti, candidati finanziati dai trafficanti di droga.Una lunga guerra, quella combattuta da Art Keller e le persone del suo gruppo, per la sua ossessione contro i Barrera. Una guerra contro il traffico della droga, in cui spiega l’autore, si impiegano miliardi di dollari per irrorare i campi di eroina, ma anche i campi coltivati dagli agricoltori.
Miliardi per finanziare mercenari e milizie per attività di repressione (e sangue), per cercare di bloccare il flusso di droga in quella specie di colabrodo che è il confine tra USA e Messico.

Miliardi spesi per tenere in carcere i trafficanti, per tenere in carcere i responsabili dei crimini commessi sotto l’influsso degli stupefacenti, o per procurarseli.
Miliardi spesi per curare i non sintomi al problema della droga: più carceri, più polizia, più esercito. Poco o niente invece viene investito per campagne di informazione (sui sintomi della dipendenza da droga) e programmi di cura.
“Spendiamo quasi due miliardi di dollari per avvelenare i campi di coca e i bambini in una zona sperduta della giungla colombiana, e a casa nostra non abbiamo i soldi per aiutare chi vuole farla finita con la droga.”Il potere del cane è una storia di una guerra senza esclusione di colpi, una storia piena di morti, che tornano alla mente dei protagonisti come fantasmi del passato: “una guerra senza esclusione di colpi, che coinvolge sicari senza scrupoli e politicanti corrotti, i servizi segreti americani e la mafia, tra inganni, tradimenti, vendette spietate.”

Il link per ordinare il libro su internetbookshop.

Il sito di Don Winslow.
Le prime pagine del libro su Amazon.
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Quel vuoto in via D'Amelio

Non c'erano esponenti delle istituzioni in via D'amelio. Ne di destra nè di sinistra.Pochi anche i palermitani, in via D'Amelio: solo i parenti delle vittime, ed esponenti delle varie associazioni antimafia. Quelle, per intenderci, che non vanno in video sui TG.
E' stato difficile perfino convincere le famiglie del palazzo dove morì il giudice Borsellino e la sua scorta, ad appendere delle lenzuola bianche.

Significa tante cose. Che la presunta lotta alla mafia, è solo una questione di facciata.
Se le persone, di fronte alla scelta tra lo stato e l'antistato, hanno preferito guardare dall'altra parte, vuol dire che la mafia ha vinto. O quantomeno, che può dormire sonni tranquilli.
Che l'accordo, o il papello, non è stato rigettato dalle istituzioni.
Che la lotta alla mafia, sia come contrasto o resistenza civile, sia come azione giudiziaria, è stata portata avanti da una minoranza coraggiosa, sempre più isolata. Di eroi.

E maledetto è il paese che ha bisogno di eroi.

E significa tante altre brutte cose. Se mettiamo assieme le idee di un partito del sud, separato dal resto dello stato. Idee che giravano anche nel 1993, quando il paese ha rischiato di diventare uno stato in mano alle narcomafie.

18 luglio 2009

Stragi di stato e stragi di mafia

A volte, trovare la differenza (tra mafia e stato), è veramente difficile.

Chi ha letto "Il ritorno del principe" sa di cosa si parla.
La mafia, in alcune regioni di Italia e presto anche nelle altre, è stata, lo è, e lo sarà, il braccio armato, il braccio operativo, del potere criminale.
Non un corpo avulso ed estraneo dallo stato: il braccio operativo per il controllo del territorio e dell'economia (criminale).

Intere regioni usate come serbatoio di voti, depradate, sfruttate, lasciate in mano alla criminalità.
Dove i tuoi diritti (per la sanità, per la scuola, per i serivi pubblici) diventano in realtà gentili concessioni fatte dal potente del tuo comune, del tuo quartiere.
Schiere di giovani, anche neolaureati, costretti ad emigrare per poter vivere, lavorare.
Qualcuno un giorno dovrà affrontare la questione meridionale.

Ad ogni ricorrenza per le stragi di Capaci, per via D'Amelio, si torna a parlare dei misteri dietro le stragi.
Ma voi potete pensare veramente che dietro i 500 kg di esplosivo (roveniente dalla Jugoslavia) sotto l'autostrada a Capaci, dietro il semtex in via D'Amelio, ci possano essere solo Totò u curto e zio Binnu Provenzano? Nino Gioè e Giovanni Brusca? Ma fatemi il piacere ..
E in merito alle volontà di tagliare i legami tra stato e mafia, leggetevi questo articolo, su magistrati (Patrizia Comito del tribunale di Crotone), imprenditori condannati per concorso esterno in mafia.
Pensate a tutti gli articoli in difesa di Bruno Contrada. Del senatore Andreotti.

Pensate veramente che sia stata la mafia ad entrare nella casa del generale Dalla Chiesa per rubare dalla sua cassaforte segreta le sue carte? Pensate che sia stato un mafioso a rubare l'agenda rossa a Paolo Borsellino?

Negli articoli dei giornali di oggi si parla della trattativa tra stato e mafia. Degli incontri tra Bernardo Provenzano, Gaetano Cinà (ma chi, quello di Dell'Utri? Si proprio lui), l'ex sindaco Vito Ciancimino e gli ufficiali dei carabinieri Mario Mori e Giuseppe De Donno e alcuni agenti segreti.

Servizi segreti, Castel Utveggio (da cui sarebbero partite alcune telefonate da e verso via D'Amelio), ex presidenti del Consiglio condannati e prescritti per associazione esterna mafiosa.
Lettere di un boss come Riina all'allora solo imprenditore Berlusconi, in cui gli veniva chiesto l'uso di una delle sue reti.
E il sospetto, o l'accusa, che fa il fratello Salvatore Borsellino, che dietro la morte di Paolo ci sia stato il suo opporsi alla trattativa. Al nuovo patto tra stato e mafia.

Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri.
Paolo Borsellino, magistrato

Flagelli d'Italia


In Italia, in occasione degli anniversari dei morti di mafia, si torna a parlare della lotta alla mafia. In Parlamento abbiamo condannati, prescritti, indagati per mafia.
In Italia si chiedono sacrifici ai lavoratori, tagli alle pensioni. Ogni tanto anche di lotta all'evasione fiscale, ai paradisi fiscali. In parlamento abbiamo condannati, inquisiti, per evasione fiscale, corruzione, bancarotta.
In Italia si fa la lotta ai fannulloni, agli statali che non vogliono far nulla.
E intanto il parlamento ad agosto chiude. Ex senatori battono cassa a Palazzo Chigi pur di mantenere i privilegi.
Sapete quanto sono costati i doni fatti dal premier al G8 de l'Aquila (finanziati a spese degli sponsor, è vero)? 1.250.000 euro. 150.000 euro al pezzo. Quanto il costo di una casa, in Abruzzo.
I flagelli di Italia siete voi. Anche quando fate finta di non vedere. Anche quando vi indignate, ma poi stringete accordi sottobanco. Le grandi riforme da fare assieme?
Il ritorno del nucleare.
La RAI di stato in mano ai partiti.
Il finanziamento pubblico ai partiti. Ai giornali di partito. Alla chiesa ..

17 luglio 2009

Questione immorale

Dopo le parole del senatore Marino, sulla questione morale nel PD (dopo il caso del coordinatore del PD di Roma accusato di stupro), Pier Luigi Bersani aveva commentato: «Sono davvero dispiaciuto - spiega - . Cose del genere non le pensa di noi il nostro peggiore avversario».

Ecco.
Al senato, il PD ha presentato la mozione di Zanda e Carofiglio sul caso Berlusconi. E sono volate parole grosse tra Quagliarello e Zanda:
"E allora noi - ha proseguito il rappresentante del Pdl - presentiamo una mozione sulle vostre questioni morali: dalla Puglia a Bianchini, lo stupratore seriale".

Come avevo già detto, il nostro peggior avversario ne approfitterà.
Come andrà a finire il tema della questione morale? Scommettiamo che verrà messo tutto a tacere?

PS a proposito di precari.
La carica dei 307 "ex" punta dritto su Palazzo Chigi. Arzilli parlamentari di un tempo, capelli bianchi, ma nessuna voglia di farsi da parte, si preparano a difendere con le unghie i benefit di cui hanno goduto per una vita (viaggi gratis, essenzialmente) e che ora Camera e Senato si accingono a falcidiare. E per dimostrare di essere ancora "una risorsa della Repubblica" scrivono al governo Berlusconi, si mettono a disposizione e ottengono dal sottosegretario Gianni Letta il via libera al "reclutamento". Molti diventeranno consulenti. A titolo gratuito, si precisa, salvo eventuali rimborsi, ovvio.

L'intervista glaciale (censurata)


La "famosa" intervista censurata dalla Bignardi con Vauro e Borromeo.

Vengo anch'io, no tu no ..

La ricordate quella vecchia canzone di Jannacci ?
Vengo anch'io, no tu, no ..
Sentendo le dichiarazioni del gruppo dirigente PD all'autocandidatura di Grillo, mi tornava a mente quel ritornello.

Il PD non è un taxi.
Non è un bus.

Peggio ti senti quando leggi dell'uscita di Uolter su Craxi.

l'Antefatto "Uòlter Veltroni, in arte Hammamet":
Massimo D’Alema, che si accinge a riprendersi il partito travestito da Bersani, gli ha allestito una bella tavolata alla Fondazione Italianieuropei con campioni di trasparenza come il presidente di Mediobanca Cesare Geronzi, imputato sia per il crac Parmalat sia per il crac Cirio; e, secondo Repubblica, sta tentando di convincere l’amico banchiere Vincenzo De Bustis - condannato a 6 mesi in primo grado nel 2006 a Teramo per la truffa della Banca 121 – per comprare la Roma Calcio.

Intanto il Pd ha concesso l’iscrizione al partito a Tommaso Conte, medico napoletano residente a Stoccarda, condannato in primo e secondo grado in Germania per abusi sessuali su una giovane paziente, che poi s’è suicidata. Una cosina da niente, mica come gli ostacoli insormontabili che impediscono di dare la tessera a Beppe Grillo.

In perfetta coerenza, anche Walter Veltroni ha voluto sottolineare il grande impegno del partito per la legalità: riabilitando Bottino Craxi in un convegno organizzato dalla figlia d’arte, Stefania, che ne ha subito approfittato per insolentire Veltroni (così impara). Secondo Uòlter, Craxi fu “un grande innovatore” perchè “interpretò meglio di ogni altro uomo politico come la società italiana stava cambiando. La sua politica estera fu grande. Ci fu l’episodio di Sigonella, ma anche la scelta di tenere l’Italia nella sfera occidentale, senza intaccare l’autonomia e la dignità del Paese”. Invece Enrico Berlinguer fece “sforzi insufficienti al processo di innovazione che bisognava mettere in campo”. Ad applaudire Veltroni c’era fra gli altri l’ex ministro della Malasanità Francesco de Lorenzo, ovviamente pregiudicato. Ora, è singolare che Uòlter preferisca Craxi a Berlinguer, visto che il primo distrusse il Partito socialista (il più antico partito italiano, a cent’anni dalla nascita), mentre se il secondo è ancora in piedi, pur ridotto ai minimi termini e col nome cambiato, lo si deve a Berlinguer e non certo ai suoi indegni successori. Ed è altrettanto singolare che non abbia trovato il tempo di ricordare, così, en passant, che Berlinguer morì durante un comizio davanti a migliaia di militanti, mentre Craxi morì in Tunisia, latitante, con due mandati di cattura pendenti sul capo e due condanne definitive a 10 anni complessivi per corruzione e finanziamento illecito, più varie provvisorie.

Insomma, che Berlinguer non rubava, mentre Craxi sì.

Ma, anche a volersi limitare alla figura politica di Craxi, la lettura veltroniana fa acqua da tutte le parti. “Grande innovatore”? Sotto il governo Craxi (1983-‘87) il debito pubblico balzò da 400 mila a 1 milione di miliardi di lire e il rapporto debito-pil dal 70 al 92 per cento. L’industria di Stato delle Partecipazioni Statali seguitò a succhiare ettolitri di denaro pubblico, accumulando passivi da migliaia di miliardi. Anche perché Craxi bloccò la privatizzazione della Sme avviata dal presidente dell’Iri Romano Prodi, difendendo a spada tratta i “panettoni di Stato”. E impedì poi a Prodi di cedere l’Alfa Romeo alla Ford (che l’avrebbe pagata), regalandola alla Fiat.
Nel 1978, durante il sequestro Moro, Craxi caldeggiò - fortunatamente invano - la trattativa tra lo Stato e le Brigate rosse, mentre Berlinguer giustamente si guidò il fronte della fermezza.

“La sua politica estera fu grande”? Nel 1985 Craxi sottrasse al blitz americano di Sigonella i terroristi palestinesi che avevano appena sequestrato la nave Achille Lauro e assassinato un ebreo paralitico, Leon Klinghoffer, gettandone il cadavere in mare; si impegnò a farli processare in Italia; poi fece caricare il loro capo Abu Abbas su un aereo dei servizi e lo lasciò fuggire prima nella Jugoslavia del maresciallo Tito e di lì in Irak, gradito omaggio a Saddam Hussein. “La scelta di tenere l’Italia nella sfera occidentale, senza intaccare l’autonomia e la dignità del Paese”?

Ancor più filoarabo e levantino dei democristiani, Craxi appoggiò acriticamente l’Olp, ancora ben lontana dalla svolta moderata, paragonando Arafat a Giuseppe Mazzini; spalleggiò e foraggiò il dittatore sanguinario somalo Siad Barre; e nel 1982, durante la crisi delle Falkland, si schierò addirittura con i generali argentini contro la Gran Bretagna appoggiata da tutto il resto dell’Occidente. “Interpretò meglio di ogni altro uomo politico come la società italiana stava cambiando”?

Craxi fu il primo a picconare la Costituzione in vista della “grande riforma” presidenzialista e ad attaccare la magistratura, proponendo di assoggettarla al governo. Prima con i decreti Berlusconi e poi con la legge Mammì consacrò il monopolio televisivo incostituzionale dell’amico Cavaliere, che fra l’altro pagava bene, cash. I

nsofferente al dissenso interno, insultò Norberto Bobbio (“ha perso il senno”) ed espulse dal Psi galantuomini come Bassanini, Codignola, Enriquez Agnoletti, Leon e Veltri, per circondarsi di faccendieri come Larini, Troielli, Giallombardo, Mach di Palmstein, Parretti, Fiorini, Chiesa e Cardella, e trafficare con Licio Gelli e Roberto Calvi, amorevolmente assistito dal suo consulente giuridico Renato Squillante. Oltre a decine di “nani e ballerine”, Craxi riuscì a candidare al Parlamento Gerry Scotti e Massimo Boldi, anticipando di vent’anni il velinismo berlusconiano. E’ questa l’innovazione che Veltroni attribuisce a Craxi, anziché a Berlinguer?

Misteri d'Italia o farsa d'Italia?

Come prendere le rivelazioni sulle stragi di mafia del 1992? La presenza di jack lo sfregiato ,il presunto 007 presente sui luoghi delle stragi .. ??
Sembra la solita farsa.

Nessuno conosce il suo nome. Tutti dicono però che ha "una faccia da mostro". è un agente dei servizi di sicurezza. Lo cercano per scoprire cosa c'entra lui e cosa c'entrano altri uomini degli apparati dello Stato nelle stragi e nei delitti eccellenti di Palermo.

Sembra che parlino di Andrea Sterling, l'inquietante personaggio dei noir di Sarasso ("Settanta" e "Confine di Stato")?

Tanto, passate le celebrazioni, le parole di circostanza dei vari onorevoli, ministri, ci si dimenticherà di tutto.

Il prezzo della sicurezza?

Carlotta è morta, investita da un'auto della polizia locale passata col rosso, a Firenze.

L´auto del nucleo antidegrado dei vigili nel viale procede verso piazza Beccaria. Alcuni raccontano che l´hanno vista rallentare, altri l´esatto contrario: che andava veloce. L´inchiesta aperta dalla procura dovrà chiarire la dinamica. Sulla Punto bianca ci sono quattro persone a bordo, tre vigili e, dietro, una giovane donna, cinese, appena fermata sul lungarno Dalla Chiesa, per sospetta prostituzione. L´emergenza è dettata dal fatto che quest´ultima è «agitata» spiegano dal comando e i vigili la stanno portando in questura per il fotosegnalamento. «Volete dire che quella sarebbe un´emergenza?» si chiede con rabbia un amico di Carlotta e di Edoardo. «Sono vigili urbani non la Misericordia, non c´era nessuno in fin di vita per usare i dispositivi di emergenza»

L'auto aveva fretta: avevano appena arrestato una prostituta (presunta).

Così, direbbe qualcuno, si è trovata nel posto sbagliato, al momento sbagliato.

No: mi dispiace. C'era veramente tutta quell'esigenza di fare in fretta?
E' questo il prezzo da pagare per la sicurezza, per la tolleranza zero?

16 luglio 2009

Gioventù bruciata


L'articolo del corriere sulla generazione "nè nè".

Giusto accanto all'articolo sull suora in topless ..

Il nuovo calendario di Cristina dal Basso ..

Le foto di Corona e Belen...

Qualche articolo di cronaca ...

E, di nascosto, anche i casi di cronaca dimentica.
La morte di Aldrovandi.
La morte dell'attivista russa Natalia Estemirova.

Il potere del cane – operazione Cerbero

Cerbero, l'animale mitologico a guardia dell'inferno.
Cerbero è anche il nome, inventato nel libro, di una operazione segreta della CIA, di cui risponde direttamente al presidente USA, Reagan.Siamo nel 1985, il muro era ancora lì, come Cuba e il governo Sandinista in Nicaragua.
Obiettivo della missione: rovesciare con ogni mezzo il governo sandinista, rifornendo di armi i Contras.

Il colloquio nella giungla tra il crociato, il poliziotto della DEA Art Keller e il capo della Cia in sudamerica, Hobbs.

- Secondo te a cosa somiglia? - Gli chiede

- A me, dice Hobbs – sembra il muso di un cammello. Conosci il vecchio proverbio arabo: se un cammello infila il muso dentro la tenda, te lo ritrovi tutto dentro? Così è il Nicaragua: il muso del cammello comunista nella tenda dell'America centrale. Non un'isola come Cuba, che possiamo controllare con la nostra flotta, ma una parte del continente americano. Come te la cavi in geografia?

- Discretamente.

- Allora saprai – prosegue Hobbs, - che il confine meridionale del Nicaragua – quello che abbiamo di fronte – è a poco meno di cinquecento chilometri dal canale di Panama.
Oltre il confine nord ci sono l'Honduras e il Salvador: due nazioni instabili, entrambe in lotta contro l'insurrezione comunista. E lo stesso vale per il Guatemala, che potrebbe essere la prossima tessera del domino a cadere. Se sei bravo in geografia, saprai che soltanto un piccolo di giungla montuosa e di foresta pluviale separa il Guatemala dagli stati meridionali del Messico: lo Yucatan, il Quintana Roo e il Chiapas. Sono stati prevalentemente rurali, poveri, abitati da popolazioni oppresse e senza terra, prede ideali di una rivoluzione comunista. E che succede se il Messico cade in mano ai comunisti, Arthur? Cuba è già abbastanza pericolosa: prova soltanto ad immaginare un confine di tremiladuecento chilometri tra noi e uno stato satellite della Russia.[..]

- E poi che fanno, conquistano il Texas?

- No conquistano l'Europa occidentale, - ribatte Hobbs, -perchè sanno – ed è vero – che nemmeno gli Stati Uniti hanno risorse militari o finanziarie sufficienti a difendere un confine di tremiladuecento chilometri con il Messico, e anche con il passo di Fulda.

- E' assurdo!

- Credi? - domanda Hobbs. - I nicaraguensi stanno già esportando verso il Salvador le armi destinate al FMLN (Fronte di Liberazione Nazionale Martì). Ma senza arrivare a questo, basta pensare al Nicaragua: uno stato satellite dell'Unione Sovietica nel cuore dell'America Centrale. Immagina i sommergibili sovietici di stanza sulla costa del Pacifico davanti al golfo di Fonseca, e sulla sponda atalntica lungo il Golfo del Messico.[..]Non possiamo permettere che il Nicaragua continui ad essere uno stato satellite dell'Unione Sovietica. E' molto semplice. I Contras sono disposti a occuparsi della questione, o forse preferiresti che fossero i ragazzi americani a combattere e morire in quella giungla, Arthur? A te la scelta.
- E' questa la scelta che mi lasci? Contras spacciatori di droga? Terroristi cubani? Squadroni della morte saladoregni che massacrano donne, bambini, preti e suore?
- Sì è gente brutale, feroce e mlavagia, - ammette Hobbs.
- Peggio di loro ci sono solo i comunisti.


Il link per ordinare il libro su ibs.
Il sito di Don Winslow.
Technorati:

Piccole e grandi opere in Lombardia

In vista dell'Expo del 2015, il comune si porta avanti.
Inaugurato ieri il tunnel di Porta Nuova (sul cui progetto pende un ricorso dei cittadini al Tar), dal sindaco di Milano Moratti.
Il sindaco, in merito ai fondi governativi, aveva detto: "Milano non ha nessuna criticita' nei confronti dei finanziamenti che il Governo ha garantito".
Eppure il Cipe ha rinviato a settembre la discussione sulle nuove linee del metrò (e dunque non ha dato il via libera).
Ma Formigoni rassicura: "Avevamo previsto che il Cipe venisse a settembre, cio' non portera' nessun giorno di ritardo sulle opere".
In Lombardia è passato il piano case: la legge che permette ai possessori di villette o palazzine di ampliare i volumi.
Case e cemento. Poi arriva un'alluvione (imprevisto e pesate, per carità) e mette in ginocchio la città di Varese per l'esondazione dell'Olona.
Forse una maggiore cura al territorio ...
Nel frattempo, alla conferenza dei servizi si discute (o si è già discusso) anche della discarica di amianto di Treviglio.

Vergognosi

Le parole di Scalfaro:
''Quando un uomo di Stato e' invitato a dare spiegazioni in Parlamento su comportamenti che possono apparire privati ma lasciano ampi margini alla discussione pubblica, l'appello non puo' restare inascoltato''.
Gli articolo che attaccano l'ex presidente della Repubblica Scalfaro (peril suo voler chiedere conto al premier ) li trovo semplicementi vergognosi.

Che certi giornalisti si occupassero dei sepolcri imbiancati (e di stalle e stallieri) di Arcore ...

Leggi contro la legge

I dubbi del colle «Rilevanti incongruenze».
Il CSM ha definito la riforma del processo penale anticostituzionale.

Il presidente della Repubblica, dopo aver firmato (o prima?) ha fatto i suoi rilievi al DL sicurezza (con una lettera). Su ronde e reato di clandestinità.

Da quanto tempo sento ripetere questi rilievi, da parte di giuristi, giornalisti, ex magistrati? Perchè i dubbi proprio ora e non prima?

Come si può parlare di tregua tra le parti, di dialogo tra maggioranza e opposizione, quando poi si fanno questi rilievi?

Perchè allora ha firmato la legge?

Grande confusione sotto i cieli.

Che la maggioranza faccia la maggioranza e l'opposizione l'opposizione.
E se la maggioranza porta avanti le sue riforme a colpi di fiducia e decreto, nessun accordo è possibile.

Certo, servirebbe un'opposizione capace.
Che non tiri fuori i Craxi.
Che si spaventi da un comico come Grillo per le primarie.

15 luglio 2009

In tempo di crisi

In tempo di crisi i soldi si cercano dove stanno: all'estero nei paradisi fiscali.
E lo stato sceglie di fare una bella opera di pulizia (e non di polizia come ci si aspetterebbe), con uno scudo fiscale con aliquota al 5%. Conveniente no?

Dalla sanatoria dei soldi, a quella delle badanti. Le badanti di "sesso e driga" secondo Calderoli: "cchiu ppilu pe tutti"?

In tempo di crisi, gli europarlamentari ricevono la stessa diaria. Anche quelli italiani come Mastella. Che si lamenta: "Una miseria questi 290 euro".

In tempo di crisi si discute di aborto e di degrado morale. Come se le famglie dei lavoratori di Termini Imerese, di Porto Torres, e delle tante industrie in crisi, la sera fossero dedite a orge e baccanali.

In tempo di crisi, è bello scoprire che siamo in guerra contro i talebani. Certo, direte voi, sono dei terroristi. Vuoi non fare la guerra ai terroristi? Allora stai anche tu dalla parte dei talebani ...
George Bush (che era pur sempre G. Bush), aveva messo prima di andarsene dalla Casa Bianca, la ndrangheta nella lista nera delle organizzazioni criminali dedite al narcotraffico.
Ma forse le ndrine sono funzionali alla nostra economia ..
In tempo di crisi, leggere l'uscita di Veltroni su Craxi, fa rincuorare.
Craxi? «Interpre­tò meglio di ogni altro uomo politico come la società italia­na stava cambiando».
Adesso mi è chiaro: non è Grillo (e tanti altri) che si sono spostati fuori dalla linea politica del PD (e del centrosinistra). E' il Partito Democratico che si è spostato dal centrosinistra ...

Segnalazioni:
- Il Financial Times aveva si scritto da playboy a statista. Ma l'articolo si chiudeva con “Eppure importanti personaggi della vita diplomatica rimangono preoccupati per ragioni di sicurezza . Sono ragioni che inducono a dubitare della affidabilità di un capo di governo che, a quanto è stato detto, intrattiene ragazze squillo, alcune provenienti dall’Europa dell’Est. Lo stesso Berlusconi ha fatto sapere che una ragazza, di cui ignorava l’attività professionale di “escort” sarebbe stata pagata per incastrarlo”.
- Comitato 19 luglio: 19 luglio 2009, una presenza per una nuova, vera Resistenza!.

Il potere del cane - le baraccopoli del terzo mondo

L'affresco sul sudamerica dei narcotrafficanti: i grandi contrasti generati dalla ricchezza del traffico di droga, dalla corruzione di chi la permette. E la conseguente povertà di quanto, da questa ricchezza, sono esclusi.I palazzi e le ville piene di sfarzo. E le baraccopoli piene di miseria.

A El Salvador, la gente non fa altro che scomparire.
A volte ne spariscono duecento alla settimana. Rapiti dagli squadroni della morte fascisti, e non se ne sà più nulla. E se qualcuno fa troppe domande sull'argomento, scompare anche lui.Tutte le baraccopoli del terzo mondo si assomigliano, pensa Art - stesso fango o stessa polvere, a seconda del clima e delle stagioni; stesso odore di stufe a carbone e fogne a cielo aperto; stesso panorama monotono e straziante di bimbi denutriti, col ventr gonfio e gli occhi grandi.

Di certo non a Guadalajara, dove una cospicua e una generalmente prospera borghesia attenua il divario tra ricchi e poveri. Non è così a El Salvador, pensa, dove le baraccopoli si addossano agli altiedifici scintillanti come le capanne dal tetto di paglia dei contadini medioevali si addossavano alle mura del castello. Solo che le mura di questo castello sono sorvegliate da guardie private che imbracciano fucili automatici e mitragliatori. E di notte le guardie si avventurano fuori dalle mura del castello e scorrazzano nei villaggi - in jeep a anzichè a cavallo - facendo strage di contadini, gettandone i cadaveri agli incroci e nelle piazze dei villaggi, violentandone e uccidendone le donne, e giustiziando i bambini sotto gli occhi dei genitori.

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La commissione di garanzia del PD e il caso Santoro

Ansa 14 luglio:
La commissione nazionale di Garanzia del Pd ha confermato all'unanimita', in una riunione che si e' appena conclusa, che ''non e' possibile la registrazione di Beppe Grillo nell'anagrafe del Pd, poiche' egli ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al Pd''.

Forse confondono i valori del Partito Democratico, i suoi principi, con i suoi dirigenti. E come al solito si parla di attacchi al partito, e non di critiche.
Per cui anche io, che credo nel progetto del Partito Democratico, ma non ho alcuna fiducia in alcuni suoi dirigenti (che mi sono permesso di criticare), non potrei candidarmi alla segreteria?

Sembra di capire che il principio della bocciatura sia che non si sputa nel piatto in cui si mangia, e che non si può criticare i vari Bassolino, Fassino, D'Alema, Latorre, Finocchiaro e poi pretendere di fargli concorrenza, per cercare di cambiare le cose, per cercare di far arrivare aria nuova.

PS, dopo la scoperta del comitato etico della Rai (sul caso Santoro), scopriamo che esiste una commissione di garanzia del PD. Incredibile...

14 luglio 2009

Lo sciopero dei blogger

Giornata di sciopero dei blogger ... ma se i blogger diventano categoria, se esiste qualcuno che indice uno sciopero che vale per tutti .. non si rischia di snaturare la natura del blog (un pò anarchica e molto libertaria) ?

Non era meglio il rumore, al silenzio?

A chi facciamo danno stando zitti? Ai media tradizionali (che comunque sono mezzi di informazione veri e organizzati)?
Magari sbaglio io, a pensare così. Nel caso, chiudede il browser e andate avanti liberi.

Il partito del sud

Che significato dare alla notizia sul Partito del sud?
Che c'entra con le frizioni in Sicilia del PDL con Lombardo e Miccichè?
Cosa c'entrano Loiero e Bassolino (che dovrebbero stare dall'altra parte).
Vengono in mente le inchieste su Iacona in Calabria, sui capibastone che, grazie alla propria dote di voti, riuscivano a ricattare le coalizioni cui di volta in volta si si associavano. La parcellizzazione del potere.

Travaglio la butta lì: forse al sud Forza Italia ha fatto il suo tempo? Anche nell'Italia del 1993, bagnata dal sangue dells stragi, si parlava di una Lega Meridionale. Quello che è venuto fuori poi, lo sappiamo. O no?

La Cia parallela

L'inchiesta portata avanti dal NY Times sugli eccidi nei confronti dei talebani catturati (da parte del generale Abdul Rashid Dostum, a libro paga della Cia), durante la guerra in Afghanistan sta andando avanti.

I piani segreti della CIA parallela.

Nonostante le pressioni dell'ex vicepresidente Cheney.
Nonostante quelle fosse comuni con i resti, le ossa che sporgono dalla sabbia, mettano in imbarazzo il paese, la sua politica estera.
Ecco, se ce n'era bisogno, un'altra differenza tra la vecchia amministrazione Bush e la nuova.

Perchè non tutte e armi sono giustificate in guerra. Non tutto è lecito: perchè di questo passo si arriva ad un gico al rialzo dove perfino l'11 settembre trova giustificazione.

13 luglio 2009

Chi è il ministro delle Telecomunicazioni?


La scenetta di Totò Diabolicus: l'interrogatorio ad un postino.

- Adesso lo inchiodo .. chi è il ministro delle poste e telecomunicazioni?
- Non lo so
- ragazzi abbiamo preso un abbaglio, costui non sa chi è il ministro delle poste e delle tlc.

Politica (fiscale) spaziale

E vai con lo scudo spaziale, pardon fiscale di Tremonti, per cercar di far rientare quei circa 550 miliardi di euro che giacciono all'estero nei paradisi fiscali (un terzo del debito pubblico).

"una lavada e una sugada la par nanca duperada", si dice in dialetto milanese.

L'evasione fiscale è aumentata del 6,8% nel 2008.
Dal sito contribuenti.it si scopre che buona parte degli affittuari delle ville a Porto Cervo sono nullatenenti o poveretti con social card.

Forse servirebbero le ronde fiscali contro gli evasori ...
Consoliamoci con la buona notizia: Renzo (Bossi) è stato promosso alla maturità.
La cattiva notizia? Fate voi.

Un Grillo alle primarie

Spero che la candidatura di Beppe Grillo alle primarie del Partito Democratico serva a smuovere le acque.
Già in fermento dopo l'ingresso del terzo scomodo Ignazio Marino. Il laico.
Forse pensavano, gli uomini degli apparati, che i giochi fossero già fatti. Sarà interessante vedere come reagiranno, e, soprattutto, quanti voti perderà.


Comunque vada, se devono essere primarie, che siano vere: quando sento certi personaggi dire che tre candidati sono troppi, mi chiedo perchè non cambiano partito.
Le stesse persone che, se non avesse parlato Marino, sull'episodio del coordinatore di Roma arrestato come presunto stupratore, non avrebbero detto nulla.
Dopo la sua uscita sulla questione morale, tutti contro di lui perché “offende gli iscritti”.

E che c’entrano gli iscritti per bene? Perché si dovrebbero offendere?

Perchè non si dovrebbero offendere da quelle persone
che parlano di riforme comuni col centrodestra.
Che hanno risposto sì ai vari appelli del presidente Napolitano.
Che dopo l'elezione di Schifani al Senato, si sono pure complimentati.
Che si sono fatti beccare al telefono con i furbetti del quartierino.
Che volevano dar la tessera DS a Ricucci (no, dico, Ricucci).
Che chiedevano al telefono "allora abbiamo una banca".

Che in parlamento tuonavano a gran voce contro le Forleo e i De Magistris, chiedendo punizioni esemplari.
Che si dicevano preoccupati dell'archivio Genchi (poi ci ha pensato la Cassazione ha smontare tutto).
Quelli dell'indulto, della Bicamerale, della legge sul conflitto di interesse mai fatto, che "Mediaset è una risorsa per il paese" ...

12 luglio 2009

La domanda rimane

Dopo il fermo e la convalidata delle accuse da parte del Gip, per lo stupratore seriale di Roma, viene da chiedersi da dove sia uscito fuori questa specie di Dottor Jekyll e Mr Hide.
Impiegato e cordinatore di un circolo PD di giorno, violentatore di donne di notte.

Come ha fatto ha portare avanti questa doppia vita?
E, come ha chiesto anche il candidato alla segreteria, Ignazio Marino,
“quali sono i criteri di selezione nel PD”? (sempre ammesso che sia questa persona il responsabile dei tanto stupri avvenuti a Roma).

Apriti cielo: domanda inopportuna. Sono accuse che non farebbero nemmeno i nostri peggiori nemici,
rispondono gli altri candidati.

E infatti, della vicenda ne parlan sia
Libero "Marino: in Pd questione morale", che Il giornale. Evidentemente, per alcuni dirigenti del PD, non sono i peggiori nemici.
Caldarola, ex comunista pentito, scrive dalle pagine del Giornale, un suo sfogo personale contro Marino:
Ditemi tutto. Comunista, giustizialista, nemico di Andreotti, assassino di Craxi, nostalgico dell’Unione Sovietica, figlio del partito. Va bene tutto. Ma stupratore e socio di una congrega di stupratori, no. Sapete che vi dico? Caro Marino e compagnia bella, ma vaffa...

Va bene, fino a prova contraria è innocente. Siamo tutti garantisti, specie se si tratta di italiani e politici. Ma la domanda rimane. Specie se le accuse dovessero essere confermate e portare ad un processo. Specie se si considera che
nel passato la stessa persona era stata arrestata per lo stesso reato, ma il gip lo aveva scarcerato perchè giudicato incapace di intendere e di volere.

Altra domanda: questa persona, che non cito, è stata nominata per nome e cognome, è stata mostrata in volto da
tutti i TG e molti giornali. Forse la gogna è mediatica solo quando riguarda certi politici?

Il genocidio di Srebrenica

14 anni fa, nel luglio 1995, le milizie serbo bosniache di Mladic, entravano nella enclave di Srebrenica, sotto tutela delle Nazioni Unite, e massacrarono tutti i civili mussulmani bosniaci.
Uno dei più ferici e sanguinari massacri avvenuti dai tempi della seconda guerra mondiale.
Un fallimento dell'ONU e delle democrazie europee.

Link esterni:
La storia della foto di Ferida Osmanivic, che fece il giro del mondo.
Dossier su Srebrenica dell'Osservatorio sui Balcani.
Olanda, un'indecorosa decorazione

Technorati: ,,

Complimenti per lo spettacolo

Facciamo i complimenti al governo, al suo presidente per l'organizzazione mostrata durante il G8 aquilano. Uno spettacolo riuscito. Come hanno riconosciuto anche alcuni giornali esteri.

Tanti i temi affrontati: clima, fame nel mondo, Africa, disarmo nucleare.. a parole.
L'operazione è riuscita, ma come si dice,l'ammalato continua a morire.

Con cinque euro si salva una vita in Africa: quanto sarà costata, ad esempio, la tenda di Gheddafi?
E tutta la security per la sfilata sulle macerie? Non era meglio costruire (e vigilare) affinché tutte le costruzioni fossero antisismiche?

Come ricorda Bob Geldof, piaccia o non piaccia, il premier rimane il signor 3%, avendo mantenuto solo il 3% di quanto promesso come aiuti ai paesi africani.
E, rimanendo in tema di promesse (non mantenute), vi ricordate dell'altra promessa? Nessuno verrà lasciato indietro.

Pare che come effetto della Tremonti ter, 15000 precari delle Poste non verranno confermati, rimarranno a casa. Che valore hanno, allora le sue promesse? Domande senza risposta.

Il premier non ha perso tempo per prendersi le sue rivincite, interrompendo la tregua chiesta da Napolitano: visto, sembra dire, tutto è andato bene, nessun impiccio durante il G8, nonostante l'opposizione incivile. Nonostante Di Pietro che rovina limmagine dell'Italia....

E visto che la tregua non c'è più, tornano implacabili le domande, che nessun G8 può emendare.
Sulle escort, sulle minorenni, sui voli di stato. Su quella lettera che, secondo Ciancimino Jr, Bernardo Provenzano avrebbe scritto a Berlusconi.

Ora che "il mondo" ci ha lasciato di nuovo soli con noi stessi, immaginiamo di poter attribuire ai "Grandi della Terra" quel che si può assegnare al nostro premier. Immaginiamo di poter dire, senza timore di essere contraddetti, che Barack Obama è un bugiardo e ha mentito al suo Paese; che Nicholas Sarkozy va in vacanza con minorenni; che Angela Merkel porta con sé in voli di Stato musici e ballerini che allietano le sue serate; che Gordon Brown, imputato in un processo, ha corrotto un testimone; che Taro Aso si riempie la casa di prostitute a frotte, pagate da un suo amico a cui poi promette affari. Pensate che, con questo peso, le opinioni pubbliche consentirebbero a chiunque di quei "Grandi" di restare al loro posto? Perché questo da noi non avviene dovrebbe interessarci: ci mostra la malattia organica di un'Italia moralmente "gobba". A meno di non voler pensare, con Giolitti, che convenga soltanto tagliarle addosso un abito deforme.
Giuseppe D'Avanzo, "I torti e i fatti" repubblica 11 luglio.

10 luglio 2009

Chi minaccia la democrazia?

Prima una carellata di dichiarazioni sullo stato della democrazia.
Bondi su Repubblica: "Repubblica è un pericolo per la democrazia".
Berlusconi su Di Pietro "Il signore che guida l’Idv mi fa orrore, e’ un soggetto pericoloso per la democrazia".
Berlusconi a un convegno di FI nel 2005: «La democrazia non è garantita»
«C’è una opposizione ancora illiberale che sventola i nomi della tirannia. Fanno vivere ancora i fantasmi del comunismo».
Berlusconi, nel 1994 "La magistratura di Brescia e' stata pavida e inerte. Non ha proceduto verso quello che nel '94 fu un colpo di Stato".
Berlusconi sul Quirinale, nel 2008, in cui chiede velatamente le dimissioni di Napolitano : "Se fosse eletto un capo dello Stato della nostra parte politica, sarebbe nostro dovere dare la seconda carica dello Stato, cioè la presidenza del Senato, al centrosinistra".
Calderoli "Golpe strisciante? Sono troppi e non casuali gli attacchi a cui siamo di fronte".
Altre dichiarazioni sono riportate da Espresso qui:
4 aprile Dopo il vertice Nato e la gaffe con Angela Merkel. "Non voglio arrivare a dire che servono azioni dirette e dure nei confronti di certi giornali e di certi protagonisti della stampa, però sono tentato".

5 luglio Dopo le indiscrezioni sulla possibilità di nuove foto da Villa Certosa, nota ufficiale:"Alcuni giornali stranieri, tra cui il 'Sunday Times' del gruppo Murdoch, starebbero per pubblicare a ridosso del G8 alcune foto asseritamene scattate a Villa Certosa. Certa stampa straniera insiste nel pubblicare menzogne e insinuazioni sul presidente Berlusconi senza citare nomi, né fonti... Siamo di fronte, con tutta evidenza, a un gioco di rimbalzo, a un attacco concertato, a una morbosa campagna di stampa che però non ha elementi fondati sui quali basare le proprie accuse".


Ecco, potremmo andare avanti e riportare altre dichiarazioni su golpe, democrazia in pericolo e via discorrendo. Perchè allora solo le
parole di Di Pietro (su l'Herald Tribune ) vengono definite come un atto di sfiducia nelle istituzioni (Ostellino sul corriere)?
Scrive il giornalista che la legge Alfano sta seguendo un iter parlamentare, democratico dunque.

Un esempio per altri paesi:
Il percorso della legge Alfano è, comunque, un esempio di democrazia costituzionale ancora più prescrittiva di quella di altri Paesi non meno demo cratici: divisione, separa zione, indipendenza dei poteri esecutivo, legislati vo, giudiziario (incarnato dalla Corte costituziona le), cui la nostra Costitu zione aggiunge le prero gative del presidente del la Repubblica.
Il fatto che giudici della Corte abbiano cordiali rapporti con la persona oggetto di una legge su cui la Consulta deve decidere poco importa.
Il fatto che il parlamento sia nominato senza preferenze poco importa.
Che le leggi passino senza discussioni, con decretazione d'urgenza, col voto di fiducia, poco importa.
Che il premier abbia avuto rapporti poco chiari con personaggi condannati per mafia, possegga un trust di potere, sia preso in giro dal resto d'Europa, poco importa.
La democrazia è in pericolo, ma la colpa è nostra, che difendiamo la pluralità di informazione, la rete libera, che chiediamo un Parlamento pulito ...

Siamo di fronte a un parlamentare che delegittima — oltre che una maggioranza di governo liberamente elet ta, la qual cosa rimane an cora nei limiti del con fronto politico — anche il Parlamento, il presidente della Repubblica e du bita persino della legittimità della Corte costitu zionale, che potrebbe nei prossimi mesi respingere, senza scandalo, il lodo Alfano.
La costituzione sovietica attaccata da Berlusconi, nel caos Englaro, ce la siamo dimenticata?
Il cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza lo ha detto Di Pietro?

L'eroe borghese dimenticato

A 30 anni dalla morte di Giorgio Ambrosoli, l'eroe borghese come lo definì Stajano, solo la7 dedicherà parte del suo palinsesto alla sua memoria.
L'eroe dimenticato, scrive Famiglia Cristiana, in una intervista alla vedova, del commissario liquidatore della banca di Michele Sindona.

«Vedo nuovamente intorno una mancata valorizzazione dell’esempio di Giorgio e delle tante vittime a lui simili. Eppure il suo esempio è importantissimo per i giovani».

Sono passati trent’anni da quell’11 luglio del 1979, in cui Giorgio Ambrosoli fu assassinato da un sicario con tre colpi di pistola sotto la sua abitazione milanese. Cinque anni prima, come avvocato esperto in diritto societario e fallimentare, Ambrosoli era stato nominato dalla Banca d’Italia commissario liquidatore della Banca privata italiana, portata al fallimento dal preteso "mago della finanza" Michele Sindona. Un compito che si annunciava difficilissimo, sia per la difficoltà di dipanare un groviglio finanziario inestricabile, sia, soprattutto, per le protezioni di cui godeva Sindona fra i poteri forti e occulti del Paese. Proprio la capacità e la caparbietà del commissario, coadiuvato da pochi fidati collaboratori, nello scandagliare i meandri della banca dissestata, non solo per accertarne lo stato patrimoniale, ma anche per scoprirne le modalità illegali con cui agiva, gli costarono la vita. Trent’anni dopo, la vedova di Giorgio Ambrosoli Annalori Gorla, accetta di ripercorrere la cronaca di quei giorni terribili e degli anni che sono seguiti.

Signora Annalori , in questo trentesimo anniversario del delitto che le ha strappato il marito e il padre dei suoi figli si attiva la memoria pubblica, delle istituzioni e dei giornali, su Giorgio Ambrosoli. Diverse commemorazioni, rievocazioni, testimonianze. Lei ha notato negli anni una qualche evoluzione di questa memoria?

«Il 12 luglio del 1979, pochi amici intimi, i professionisti impegnati con lui, sapevano quale gravoso impegno professionale e pubblico pesasse sulle spalle di Giorgio; alcuni politici ne erano a conoscenza, anche perché si erano adoperati sul fronte opposto (salvare Sindona e il suo modo di operare). Non mi sono stupita, quindi, che nella basilica di San Vittore, gremita di parenti e amici, brillassero per assenza la maggior parte delle istituzioni. Il governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi e il direttore generale Antonino Occhiuto c’erano a rappresentare l’istituto che aveva nominato Giorgio commissario liquidatore della Banca privata italiana. Il 15 luglio, tre giorni dopo, l’economista Marco Vitale aveva descritto in un’analisi molto incisiva per quale motivo e dove andavano cercate le ragioni per le quali Giorgio era stato ucciso. Una riflessione appassionata e molto chiara, dove Vitale paragonava Giorgio a un operaio impegnato a installare un depuratore per far tornare il Ticino inquinato nuovamente azzurro. Poi il silenzio».

Silenzio interrotto nel 1983 da Giampaolo Pansa...

«Pansa ripercorse con chiarezza il cammino professionale di Giorgio descrivendone il percorso anche umano. Subito dopo, però, di nuovo il silenzio, rotto solo dall’esito dei due processi (quello per bancarotta e quello per omicidio), ma – all’inizio degli anni ’90 – il lavoro serio, onesto e appassionato di Corrado Stajano, con il suo libro Un eroe borghese, da cui è stato tratto il bel film di Michele Placido, segna il momento di maggiore attenzione sull’esempio di Giorgio. Il film, per volere dell’allora ministro dell’Istruzione Giancarlo Lombardi, venne proiettato nelle scuole, dove venne anche consigliata la lettura del libro. Da allora, è iniziato un percorso di sensibilità e di attenzione nei confronti di questa storia e anche molti Comuni hanno voluto ricordare Giorgio, dedicandogli vie e piazze, scuole e biblioteche, aule di tribunale e di università».

Che ragione si è data dell’oblio che per anni c’è stato verso la figura di suo marito, della mancata valorizzazione dell’esempio che costituiva?

«Non è un caso, a mio parere, che il libro di Corrado Stajano sia stato realizzato e accolto con tanta attenzione subito prima dell’inizio di "mani pulite": momento durante il quale l’esigenza di legalità è stata maggiormente sentita e condivisa. In assenza di tale clima, esempi come quello di Giorgio non venivano affatto promossi: erano "scomodi" nel rappresentare un modo alternativo di intendere la pubblica responsabilità, rispetto al metodo maggiormente praticato».

E oggi?

«Di nuovo, vedo intorno a me una mancata valorizzazione dell’esempio di Giorgio e delle tante vittime a lui simili: sempre più i media occupano pagine e pagine di storie da operetta che vedono come interpreti anche persone che dovrebbero essere, invece, impegnate a far funzionare questo nostro Paese».

Come ha seguito, dopo l’uccisione di suo marito, le tante esecuzioni per mano della mafia di servitori dello Stato o privati cittadini che la contrastavano? Ha trovato qualche caso che ha analogie con quello di suo marito?

«Penso che siano tanti gli esempi in questi trent’anni e bisogna educare le nuove generazioni al discernimento, far loro capire che amare l’Italia, il proprio Paese, vuole dire anche saper distinguere il bene dal male, vuole dire essere liberi di scegliere nella coerenza delle proprie idee».
C’è stato un processo contro esecutore e mandante del delitto che ha permesso di accertare le responsabilità, sembra, in maniera definitiva. Lei pensa che ci siano ancora aspetti su cui far luce?
«I giudici Olivio Urbisci, Bruno Apicella e Guido Viola per il processo di bancarotta e Giuliano Turone e Gherardo Colombo poi per il processo di omicidio hanno sicuramente fatto chiarezza e non penso che ci siano fatti che non siano venuti alla luce».


Al processo, lei ottenne che suo figlio più piccolo, Umberto, 14enne, fosse sollevato dal divieto per i minori di assistervi. Qual era l’insegnamento che voleva ne ricevesse?

«Umberto, già da subito, malgrado fosse il più piccolo, ha voluto conoscere e capire ed è per questo che appena adolescente ha chiesto di partecipare a un paio di udienze in tribunale: ne aveva diritto. Non ha mai smesso di interessarsi a tutto ciò che riguardava l’operato di suo papà. Ho condiviso il suo desiderio di conoscere suo padre anche attraverso il processo, in maniera tale che potesse cogliere direttamente lo spirito che ha animato Giorgio, la consapevolezza con la quale ha vissuto la responsabilità che gli era stata affidata».

Ora, Umberto ha appena pubblicato col titolo Qualunque cosa succeda un libro su suo padre, su come portò avanti l’incarico ricevuto dallo Stato e sulla dinamica criminale che lo schiacciò. E dichiara di averlo scritto per i suoi figli: «Perché non ne disperdano memoria ed esempio».

«Umberto vuole far capire alle nuove generazioni come si può essere cittadini e professionisti avendo sempre rispetto dell'interesse pubblico: con responsabilità, limpidezza e libertà. Durante la presentazione del libro, a Milano, alla presenza di circa 700 persone, la maggior parte delle quali della mia generazione, è spuntato come un folletto e ha preso la parola Sebastiano, secondo anno di Economia, interprete del film Un eroe borghese, proprio nella parte di Umberto. È stata una ventata di speranza: il suo bellissimo intervento, appassionato, fresco, è una richiesta gridata che esempi come quello di Giorgio siano più presenti nelle scuole e nella società, se questa vuole essere civile. Se vogliamo vivere nel rispetto di quei valori, dobbiamo parlarne di più. Mi auguro ci sia sempre più attenzione e spazio per i tanti modelli positivi che il Paese ha offerto in questi trent’anni: deve, la nostra generazione, farli conoscere e tramandarli».

Foto di gruppo dal G8


Il no della Cina agli accordi sul clima.
Le regole sulla finanza che andranno ridiscusse a Pittsbourgh.
A rappresentare l'Africa personaggi come Gheddafi.

Nelle tende gli aquilani ancora aspettanno che si mantengano le tante promesse.
Dalle first ladies alle last ladies.

Sulle violenze in Iran gli otto grandi sono "seriamente preoccupati'' (forse perchè Teheran si sono sempre fatti buoni affari?).
E oggi la marcia per la liberazione. Dal G8.

La proposta migliore:
l'apertura al disarmo nucleare, tra le grandi potenze.
Proprio nel giorno in cui l'Italia torna al passato nucleare.

Il diritto all'acqua?
Gli aiuti all'Africa?
La smilitarizzazione dei paesi poveri? Il divieto di vendere armi? La rinegoziazione delle royalties (anche per la Eni in Niger)?
Ieri i Tg sembravano tanti servizi di cronaca rosa: ma George Clooney farà un film sull'Abruzzo? Che fine ha fatto Carlà ? Sta facendo la snob? I servizi sulle partite di pallacananestro di Obama ..

G8, non te reggae più

09 luglio 2009

Il degrado sui treni


Speriamo che i grandi del G8 (tipo Carlà e Sarkò) non facciano fare un giro sui nostri treni.

Il servizio de La Stampa, sui treni della tratta Milano Torino "I treni tenuti insiemesolo con pezzi di spago".

Molti colpevoli, ma ignoti e coperti

Molti colpevoli, ma ignoti e coperti: la sentenza di archiviazione contro gli scontri, anzi il pestaggio della polizia contri le perosne al presidio di Venaus (Val di Susa, nel 2005).

Da antimafia2000:

Era il 6 dicembre 2005 a Venaus, vicino alla Val di Susa, quando il presidio del movimento NO TAV venne sgomberato dalla pubblica sicurezza. Nell’esercizio dell’operazione di sgombero furono commessi dei reati.

La sentenza depositata dal giudice delle indagini preliminari Dante Cibinel lo dice ora in modo inequivocabile, nonostante l’archiviazione: «Pacifici e inermi cittadini sono stati trattati come violenti teppisti». È «assodata la commissione di atti di violenza ingiustificata da parte di pubblici ufficiali nei confronti di pacifici cittadini», violenza riconducibile a «reati di lesioni personali volontarie (talora concorrenti con il delitto di violenza privata)». Non vale nemmeno la solita conta dei feriti delle due parti: il giudice ricorda che «tutti gli agenti ai quali sono stati rilasciati certificati medici risultano essere stati feriti in altre circostanze».

E allora perché l’archiviazione? Il fatto è che «non sono identificabili le persone [agenti] che hanno individualmente inferto le lesioni ai danni dei manifestanti». Il giudice spiega che non c’era altra scelta che archiviare. I picchiatori non hanno un volto. E la responsabilità penale invece lo deve avere, personale e distinto dal mucchio.

Il potere del cane - prologo

Prologo
El Sauzal

Stato di Baja California
Messico 1997

Il neonato è morto tra le braccia della madre.Art Keller deduce dalla posizione dei cadaveri - lei sopra, il bimbo sotto - che la donna ha cercato di fargli da scudo.
Di certo sapeva, riflette Art, che la sua morbida carne non poteva fermare le pallottole - non quelle di un fucile automatico, non da quella distanza - ma doveva aver agito d'istinto. Una madre cerca sempre di proteggere con il proprio corpo il figlio. Così si è voltata, girando su se stessa mentre il proiettile la colpiva, e poi è caduta sul piccolo.

Credeva davvero di poter salvare il piccolo? Forse no, pensa Art. forse non voleva che il piccolo vedesse la morte fiammeggiare dalla canna del fucile. Forse voleva che l'ultima sensazione provata dal bimbo in questo mondo fosse il contatto con il suo seno. Tra le braccia dell'amore.

Art è cattolico. A quarantasette anni ne ha viste di molte, di Madonne. Ma mai come questa.

La lotta al narcotraffico, nel centroamerica degli anni 70, 80. Da una parte i poliziotti della DEA come Art Keller, dall'altra la Confederacion che fa capo a Tio Barrera, l'intoccabile. Protetto dai federales messicani. Un'ossessione per Art.


L'ultimo libro, uscito ora in Italia, di Don Winslow (autore de "L'inverno di Frankie Machine"). Una storia di una guerra, tra mafia, politica e droga.

Il link per ordinare il libro su ibs.
Technorati:

Quizzotto: quiz al G8

Cosa stava cercando di fare il premier in questa foto?
1) Cercava l'America
2) Cercava di capire se era vera la leggenda sui neri
3) Gli sta dicendo "Stai attento a non calpestare la m."

Cosa starà pensando Obama in questa foto?

1) speriamo che non tiri fuori la bandana

2) se mi chiama abbronzato lo mando a..

3) ma non era più alto?

Tra una risata e l'altra, una rissa per i gadget, il governo ritira temporaneamente il Dl Alfano; tira fuori una sanatoria per badanti (e colf). E infine un DDL sullo sviluppo, con il via al nucleare, fondi per l'editoria e la class action (non sarà retroattiva ).
Domandina: perchè il comune di Fondi non è stato ancora sciolto (per infiltrazioni mafiose)? Forse perchè amministrato dal PDL?

Che fine ha fatto il G8?

Ho letto tutti gli articoli, i resoconti di quanto accaduto, di quanto si è discusso al G8 dell'Aquila.Le regole della finanza rimandate al G20.La crisi come una questione di pubblica sicurezza, per l'instabilità che porterà nei paesi.
Per i tanti posti di lavoro persi.

E gli aiuti per i paesi poveri?
E i patti contro inquinamento? Saranno discussi, sono in agenda. Ma in concreto cosa verrà fuori?

Chi ci ha guadagnato fin'ora è stato il nostro governo e il nostro premier, capace di mettere in piedi un'organizzazione come questa in pochi mesi.
Ha incassato i complimenti di Obama (ma non dalla Casa Bianca) ed è riuscito a parare tutti i colpi dalla stampa (non quella internazionale).
"Ho fatto un miracolo" dice l'unto del signore. E la stampa governativa ne incensa le lodi. Da Libero ("Il riscatto") e Il giornale.
L'immagine, al solito, è salva. In Italia l'immagine è tutto.
Dietro rimangono i lavoratori della Fiat lasciati a casa.
A settembre faremo i conti, non solo col DDL Alfano.

08 luglio 2009

La linea rossa è bloccata

Comunicazione di servizio (per i pendolari milanesi): la linea rossa del ATM è bloccata tra Pasteur e Palestro (Repubblica 8 luglio).
Prendete la verde o arrangiatevi.

La lettera da Corleone

I corleonesi di Bernardo Provenzano, infatti, scrivevano al premier per minacciarlo, blandirlo, chiedere il suo appoggio e offrirgli il loro. Lo si può leggere, qui, nero su bianco, in questa lettera da tre giorni depositata a Palermo gli atti del processo d'appello per riciclaggio contro Massimo Ciancimino, uno dei figli di don Vito, l'ex sindaco mafioso di Palermo, morto nel 2002.

Una lettera che "L'Espresso" online pubblica in esclusiva. Si tratta della seconda parte di una missiva (quella iniziale sembra essere stata stracciata e comunque è andata per il momento smarrita) in cui in corsivo sono state scritte le seguenti frasi: "... posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi.Sono convinto che questo evento onorevole Berlusconi vorrà mettere a disposizione le sue reti televisive".

Chi abbia vergato quelle parole, lo stabilirà una perizia calligrafica. Ai periti verrà infatti dato il compito di confrontare la lettera con altri scritti di uomini legati a Provenzano. I primi esami hanno comunque già permesso di escludere che gli autori siano don Vito, o suo figlio Massimo, che dopo una condanna in primo grado a cinque anni e tre mesi, collabora con la magistratura.

[voglioscendere]

Oh, that G8!

Oh, that G-8!
Anche il New York Times tra i congiurati?
Expectations are low as this year’s Group of 8 summit meetings open Wednesday in the earthquake-damaged Italian city of L’Aquila. That is not for any lack of urgent problems, like a faltering global economy and Iran’s unchecked nuclear appetites. A successful summit also could give a much-needed push to international negotiations to address global warming and revive earlier promises to help the world’s poorest nations.
But inexcusably lax planning by the host government, Italy, and the political weakness of many of the leaders attending, leave little room for optimism. If this session is going to justify the time and effort, President Obama will have to lead the way. It is time for him to turn the diplomatic credit he has been earning over the past six months into diplomatic capital.
Come a dire: mr Obama, pensaci tu.
Infine l'affondo:
The recession has hit the world’s poorest countries hardest. Fortunately, many rich nations, despite their own economic troubles, increased aid commitments last year. Mr. Obama promised to double the United States’ aid budget by 2015. But aid from G-8 countries is still $25 billion short of the $105 billion a year they committed to by next year, measured in 2009 dollars. This week’s summit should pledge to meet that goal — and each country should announce a specific contribution for this year and next.
Traditionally, the host sets the tone, theme and agenda for these gatherings. But Italy’s prime minister, Silvio Berlusconi, has directed most of his political energies in recent weeks to try to fend off newspaper charges that he patronized paid female escorts and entertained minimally clad under-age women. Showmanship: perhaps. Leadership: no.

Le signore, prego, entrino...

Per inaugurare il G8, un regalo di Sabina Guzzanti. Buona visione.

Segnalazioni:
La pagina su Repubblica: l'appello per comprare una pagina di pubblicità su Repubblica.
Le cinque richieste al PD, da parte di furio Colombo su Antefatto.
Il video della presentazione del G8 sulla stampa estera.

Il rapporto Calabrò

Il rapporto del presidente di AGCOM Calabrò.
La televisione ("una finestra sul cortile"), il digitale terrestre ("il passaggio al digitale funziona" ????), la carta stampata ("L'elemento fondamentale per sopravvivere alla dilagante diffusione di Internet è la qualità dell'informazione giornalistica"), i ricavi dalla pubblicità (Sky che soprassa Mediaset), l'informazione ("Il pluralismo e la libertà d'informazione si garantiscono migliorando la qualità e l'indipendenza delle fonti dell'informazione") e il ruolo dei TG ("emerge un problema di completezza e obiettività dell'informazione").

Servono fondi per ammodernare le infrastrutture, però: e chi, meglio della sua Authority, per gestirli?
Anche gli operatori (Telecom e Vodafone) sono d'accordo sugli investimenti (di Stato) per una loro collaborazione (si chiamerebbe cartello, ma in Italia è definita "promozione degli investimenti ").
E gli utenti? Il loro parere non è richiesto.

L'immagine del paese

Il funerale di M. Jackson, anzi, il concerto commerciale in memoria di M. Jackson.
Il funerale solenne per le vittime del disastro a Viareggio.
E, qualche mese fa, un altro funerale di stato, per le vittime del terremoto in Abruzzo.

Siamo un paese che abbisogna di eroi e di vittime innocenti, della dose di dolore, di lacrime, di promesse e speranze. Soprattutto di promesse.

07 luglio 2009

Riusciranno i nostri eroi?

Riusciranno i nostri eroi a nascondere i problemi dell'Italia (durante il G8) utilizzando lo spauracchio dei black block?

Nel primo governo Berlusconi la politica estera (e la lotta al terrorismo) venivano usate per nascondere magagne interne.
Ora è la politica estera, e la stampa estera, a dover essere nascosta.
A parte le minacce e i ricatti, gli scenari della stampa estera sono preoccupanti.
Fuori dal G8 (come scrive il Guardian ).
Le grandi fabbriche che portano la produzione all'estero, come la Fiat (in Cina).
Treni che deragliano.
Città rase al suolo da scosse sismiche che in altri paesi non fanno disastri.
Un'economia in mano alla criminalità, a conflitti di interessi, intrecci bancari ....

E i poliziotti ritenuti responsabili della morte di Federico Aldrovandi che rimarrano al loro posto (anche grazie all'indulto).

Il lungo inganno di Leonardo Gori e Divier Nelli

Cosa lega assieme un sindacalista morto nel 1977 (il senatore Battaglia), uno studente simpatizzante di sinistra (Valentino Poggiolini), arrestato dalla polizia nel partito nel 1922 e infine un vecchio maresciallo dei carabinieri (Achille Sciabola), in un ospizio a Viareggio?
Un segreto che permetterebbe di rileggere la nostra storia passata secondo tutt'altra luce.Un segreto che affonda le sue radici nelle origini oscure della nostra repubblica e prima ancora nel regime fascista e ancora prima...
Un segreto così pericoloso da ostacolare le indagini del maresciallo Sciabola, sull'omicidio del sindacalista Battaglia.

Grazie alla consulenza di Daniele Cambiaso, Leonardo Gori e Divier Nelli, hanno messo insieme tre storie all'apparenza distanti, in realtà ben legate, in cui passato e presente si alternano, fino a congiungersi nel colpo di scena delle ultime pagine. Di cio non voglio raccontare altro.
L'idea di partenza è forte (e molto faranno riflettere le note storiche di Cambiaso), l'unico punto debole è la sua ambientazione nell'oggi, forse anche perchè tra tutti, il personaggio di Luca Galli è il meno riuscito.

In un piccolo cameo compare il colonnello Bruno Arcieri, come alto ufficiale dei servizi.
Il link per ordinare il libro su ibs.
L'intervista agli autori sul blog senzaunadestinazione.
Il sito di Leonardo Gori.
Technorati: ,

Bondi e il ri-family day

Un altro esponente del family day si ritrova senza family.
Dopo Fini, Casini, (il signor B. ?), anche il ministro Sandro Bondi, neo separato.
Anche lui presente al Family Day.

Che cambierà nome in ri-family day ...

Il tranello sul rinvio del DL Alfano

Speriamo che nessuno ci caschi nel tranello: il rinvio proposto da Schifani sulla discussione del DL alfano sulle intercettazioni.

Perchè difficilmente, in un mese, si può rendere meno vergognosa una legge vergogna.
Serve solo a prendere tempo, calmare le acque, e rendere anche il PD (e il quirinale), corresponsabile della legge.

Mi permetto di rispondere all'articolo di F.F. "chissenefrega dello sciopero dei blogger".
L'autore cita il fatto che i blogger si arroghino il diritto di pubblicare qualsiasi cosa, anche se diffamatoria, senza controllo.

Parliamo di blog che hanno qualche centinaio di lettori o di TG con qualche milione di telespettatori?

Nell'articolo si parla di blog che hanno server all'estero difficilmente rintracciabili.
Un pò come i capitali all'estero, nei vari paradisi fiscali, delle tante società quotate in borsa.
Anche i blog devono fare come tutti? Come i Salvini, Borghezio, Calderoli, Bossi, ...

Sembra di sentire il marchese del Grillo ...

Giustizia, Rispetto e Dignità

Caro Federico,
è arrivata un poco di giustizia, di rispetto e di dignità, parole grosse e insufficienti, se dette e scritte in assenza di un tuo ritorno.
Il sistema processuale italiano, a garanzia della libertà dei cittadini, prevede che ogni sentenza sia sottoposta ad appello e poi a ricorso per cassazione, ma sono convinto che le basi per quel minimo di giustizia e di rispetto che ti dobbiamo, sono state finalmente poste.
Quanta fatica, quanto sangue nel cuore, quante notti insonni, quanti sguardi al cielo.
Chi ora ha giudicato, ha condannato con certezza: 3 anni e 6 mesi a ciascuno degli imputati.
Le responsabilita’ sono chiare, inequivocabili ed oggettive.
[..]
Se non li avessi incontrati , caro Federico oggi avresti 22 anni.
Ora sono colpevoli (
http://www.estense.com/?module=displaystory&story_id=52924&format=html ).
dopo un lungo calvario ( non il loro come hanno osato lamentare)

Quei valori in cui credo, di amore per la vita, di rispetto della legalità, di lealtà, di onestà, sono in parte la proiezione di questa sentenza per quanto accaduto è quella maledetta mattina disumana, vigliacca ed infame, di quell’assurdo 25 settembre 2005.
47 mesi fa (1402 giorni).
Un atto che non ti materializzerà fisicamente purtroppo, per ridarti sogni e speranze, ma che dovrà servire comunque a tenere sempre una luce calda accesa sui cuori delle persone, affinché tutte le componenti di questa nostra società veglino seriamente e con responsabilità, sulle azioni di chi veste una divisa indegnamente, fino al più alto in grado.

Io in quei 4 individui, colpevoli di averti ucciso, non ho mai visto la Polizia.
Mio padre Carabiniere mi ha insegnato nella sua lunga vita, ad amare le divise, ad amare quello che rappresentano per i cittadini, ad avere fiducia. Ma dentro quelle divise ci può essere di tutto.
La vera Polizia, quella con dei valori, vicino ai propri cittadini, alle proprie famiglie è ben altra cosa.

La legge deve essere uguale per tutti.
Cosa chiedo ora ?
Ritengo che quei 4 individui non abbiano arrecato del male solo a te Federico ma all’immagine dello Stato e di chi ogni giorno, con ogni divisa, in silenzio, mette a repentaglio la propria vita per la sicurezza di tutti noi.
Dallo Stato ora mi aspetto, anche se un po’ in ritardo (1402 giorni), provvedimenti severissimi che fino ad ora non sono mai stati presi nei confronti delle tante persone coinvolte in questa orribile e disgustosa storia.
La nostra è stata, in questo faticoso cammino, solo una richiesta di Verità e Giustizia per un figlio, ma anche per un’intera generazione
Concludo con la parte finale di un racconto scritto e dedicato a te Federico da una delle tante persone eccezionali che a noi si sono avvicinate e che dimostra, rappresentando tra l’altro una divisa, che dentro quella divisa c’è anche un’anima ed un cuore grande.
In questo racconto Federico finirebbe così:
“Ora il mio cuore, che si era fermato inesorabilmente nella polvere e nell’oscurità di quella notte, ha ripreso a battere nel petto ci chi, adulto, ragazzo, operaio, magistrato, poliziotto, casalinga, pensionato, studente, insomma chiunque, anche solo per un istante, si è commosso per me”.
Quel bacio Federico che in questa foto stai dando a tuo fratello e che io scattai emozionato e felice, molti anni fa, lo sentiamo anche noi.
Lino

Il libertinaggio non è un affare privato

Non riesco a capirne interamente il senso, della dicharazione dei vescovi:
"Il libertinaggio iiresponsabile non è un affare privato".
Quelle parole, così desuete, così lontane dai fatti. Come un voler chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati.
Oppure come un voler salvare capra (i principi alti della Chiesa) e cavoli (i legami con il mondo politico).

Tra l'altro, il libertinaggio sarebbe il peccato meno grave, tra i tanti imputati (tiepidamente) a "papi".E la corruzione? I rapporti con personaggi dal trascorso poco pulito (magari con la mafia? Le tasse non pagate ("date a Cesare ciò che è di Cesare") ..

Le donne usate come merce di scambio, sono forse (l'eventuale) peccato minore. E tra l'altro sarebbe anche un libertinaggio, molto responsabile e consapevole.

Ma forse la Cei si riferiva ad altro: ai tanti giovani che oggi hanno perso la retta via, magari alle badanti di Calderoli, tutte dedite a "sesso e droga" ..

Milano come Venezia




Probabilmente questo mancava a Milano, per attrare i turisti.L'acqua alta, come a Venezia.Venite a fare un salto, anzi un tuffo, alle fermate del metrò di Loreto, per vedere.

06 luglio 2009

Fratelli coltelli

Come si vogliono bene, i vari capi corrente del Partito Democratico.
La Serrachiani è definita come Noemi.
Rutelli va con Franceschini, ma pone condizioni.
La Binetti e Marini vedono col fumo negli occhi la candidatura di Marino.
Adinolfi: «Marino? Degnissima, peccato che dietro ci sia Bettini, un puparo che non rispetto».
D'Alema: "Ignazio Marino è una persona seria che non fa parte di quel nuovismo ignorante del quale parlano i giornali ma non credo che sia l'uomo giusto in questo momento"

Cento di questi congressi ... così facendo, facciamo solo un favore alla maggioranza.
Che questa settimana affronterà il suo bel calvario: tra la paura delle foto di Villa Certosa, la presunta sanatoria per le Colf (smentita dalla Lega). Le promesse non mantenute al G8 (solo il 3% di quanto promesso). Per fortuna ci sono stati gli arresti degli studenti in giro per l'Italia e gli scontri a Vicenza, a dar ossigeno al governo.

Avete sentito a Trapani cosa dicono i sindacati di polizia? Che mancano i soldi per catturare i latintanti. Mica possiamo mandare le ronde nere di Saya e della Cannizzaro. O i blue berets di Milano.

Domanda: ma le ronde non dovevano essere apartitiche?
Ieri sera, hanno sfilato in silenzio in 5000, all'Aquila. Per ricordare le vittime e illuminare le coscienze. Prima che il G8 politico (che non seviràa nulla) ricopra tutto.

Lo scandalo della costruzione dell'aeroporto di Fiumicino

Mi è capitato per le mani Storie d'Italia a fumetti di Alfredo Chiappori. Il volume dedicato allo scandalo della costruzione dell'aeroporto di Fiumicino.
Una storia di corruzione, tangenti, alti prelati, generali, peculatori, patrizi vaticani. Col finale della solita commissione di inchiesta che servì solo a riportare sprechi e ritardi.

Tutto comincia nel 1947, quando il ministro dell'aeronautica del secondo governo DC De Gasperi, Cingolani, decide di costituire un comitato cui viene dato l'incarico della scelta del terreno e dei progetti per la costruzione del nuovo aeroporto per la capitale d'Italia. Presidente del comitato, il generale Matricardi (farà rima con miliardi?).

Il 20 gennaio il ministro invia una lettera al generale di squadra aerea Attilio Matricardi per nominarlo presidente del Comitato.
Sei mesi dopo il generale Matricardi si mette a rapporto dal ministro. I tecnici avrebbero scelto i terreni di Casal Palocco. Su cui aveva già messo gli occhi la Società generale Immobiliare, del Vaticano. Anche Italcable vorrebbe costruirci sopra una centrale.

Il ministero delle poste però, invita l'Italcable ad accantonare il progetto per a costruzione di una società elettrica a Casal Palocco, ma l'ingegner Golinelli – D.G. Dell'Italcable e membro del consiglio di amministrazione dell'Immobiliare Vaticana – non comunica questa decisione al comitato Matricardi.

Mentre l'Immobiliare comincia a costruire a Casal Palocco, il ministero di lavori Pubblici affida alla società Ires – un concessionaria dell'Italcable – l'esame dei rilievi stratigrafici dei terreni per il nuovo aeroporto .. E finalmente viene individuata l'area di bonifica di porto, a Fiumicino, di proprietà della duchessa Anna Maria Torlonia, vedova Cesarini Sforza.

In un sola mattina, i tecnici dell'Ires eseguono i sondaggi stratigrafici dei 94146 ettari deò fondo Torlonia a Fiumicino. Una zona paludosa (per atterraggi morbidi?).

I beni della duchessa Torlonia – valutati 20 miliardi di lire – sono amministrati dall'ex gerarca Nannini.
Frattanto il giusto prezzo dei terreni Torlonia viene fissato dal comitato Matricardi in 405000 lire all'ettaro. Un privato, tempo prima, aveva acquistato un terreno attiguo per 60000 lire all'ettaro. Ma lo Stato, si sa, usa soldi non suoi …

Il 1 gennaio 1948 entra in vigore la nuova Costituzione che stabilisce che l'Italia è una repubblica in cui la sovranità appartiene al popolo. Nel dicembre dello stesso anno, il prezzo del fondo Torlonia è salito a 840000 lire.

Sempre in dicembre, l'ufficio tecnico erariale, in contrasto con il comitato Matricardi, stabilisce che ogni ettaro dello stesso terreno non vale più di 380000 lire.
L'amministratore Nannini contatta l'amico Giulio.

L'onorevole Giulio Andreotti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, molto gradito alla Curia e alla nobiltà Vaticana, riporta i termini della questione nella loro giusta dimensione. “Le tante valutazioni sono esempio di pluralismo democratico”.

E alla fine il terreno Torlonia viene pagato dallo stato 754000 lire per ciascuno dei 91146 ettari necessari alla costruzione dell'aeroporto.

Dopo le elezioni del 18 aprile 1948 – con le quali la Democrazia Cristiana conquista la maggioranza assoluta dei seggi – il repubblicano Randolfo Pacciardi è nominato ministro della difesa, nel quinto ministero De Gasperi. Pacciardi comincia ad occuparsi di Fiumicino e per prima cosa strasferisce la competenza della progettazione dell'aeroporto dal comitato Matricardi alla direzione generale del demanio aeronautico.
Si elaborano così progetti su progetti, varianti su varianti: ma l'aeroporto deve essere concluso entro l'anno santo, il 1950.
Viene pertanto commissionato un ennesimo progetto ad un privato,l'ingegner Mario Richelli. Ha ottime referenze, essendo un dipendente della Immobiliare Vaticana.

Nel 1949 il Parlamento approva la prima legge per Fiumicino, con un bilancio preventivo di 4 miliardi e mezzo. Nel frattempo, Pacciardi affida alla ditta edile Manfredi il compito di avviare i lavori. Ma in seguito ad alcune obiezioni sollevate dalla ditta Manfredi - secondo le quali i lavori sono più onerosi del previsto – sorgono contrasti con il ministro dei Lavori Pubblici.
La trattativa del ministro con Manfredi si conclude felicemente: i lavori a Fiumicino riprendono, Pacciardi acquista da Manfredi un appartamento e sua moglie diventa azionista di una società immobiliare della famiglia Manfredi.

Nel 1951 il ministro Pacciardi trasferisce ulteriormente l'incarico della progettazione dell'aeroporto dalla direzione del demanio aeronautico alla direzione generale dell'Aviazione Civile. Pacciardi costituisce anche uno speciale “ufficio progetti” per Fiumicino.
A dirigere l'ufficio il colonello Amici. Un impresario edile in servizio permanente effettivo col grado di colonnello.

Tra gli amici del colonnello Amici figurano l'ex gerarca fascista Nannini – amministratore dei terreni Torlonia a Fiumicino – l'impresario edile Manfredi, il presidente dell'azione cattolica Maltarello e monsignor Angelini, successore di padre Lombardi nell'attività di “microfono di Dio” e organizzatore del centro Pio XII “per un mondo migliore”.

Il colonnello Amici – già processato per collaborazionismo – è stato riammesso in servizio da circa un anno. Nel periodo che va dal 1943 al 1950, infatti, lasciata l'aeronautica, il colonnello ha messo in piedi una quindicina di società immobiliari. Non ne abbandonerà nessuna.

Da questo momento il colonnello Amici diventa il deus-ex-machina dell'ufficio progetti. La sua attività è a dir poco frenetica: in sette anni riesce a spendere ventiquattro miliardi di lire sena che un solo pilastro sorga sul desolato suolo di Fiumicino.

“Chi fa osservazioni gravi contro il colonnello Amici, non appartiene al nomero delle persone oneste”, lo difende Andreotti.
E arriviamo così alla fine del 1957. Dopo i governi De Gasperi, Pella , Fanfani, Scelba e Segni il nuovo presidente del Consiglio è Adone Zoli. Giulio Andreotti è ministro delle finanze e Giuseppe Togni ministro dei Lavori Pubblici. Togni riceve dal presidente del Consiglio l'incarico di occuparsi di Fiumicino.

Nel frattempo il colonnello Amici, su incarico di monsignor Angelini, realizza attraverso imprese intestate alla moglie, al figlio, al cognato, ex dipendenti, la Chiesa di San Leone Magno e il centro Pio XII “Per un mondo migliore”.

Intanto il ministro Togni gira l'Italia a posare le prime pietre di opere pubbliche e private. A Livorno riesce a posarne sedici in cinque ore, a Casalpusterlengo quattro in mezz'ora, spuntino compreso. A Pesaro, per la fretta, nel posare la prima pietra di un uovo molo, finisce in mare.
Ma i lavori di Fiumicino continuano a non progredire.

L'8 febbraio del 1958, Togni decide di fare un sopralluogo a Fiumicino, accompagnato dal sottosegretario all'aviazione civile e ad alti ufficiali dell'aeronautica. L'aeroporto? Una palude desertica.

Togni decide quindi di affidare all'ingegner Giuseppe Rinaldi il compito di portare a regime i avori di Fiumicino e assegna alla ditta Provera & Carrassi l'appalto per la costruzione dell'aerostazione.
La ditta si è impegnata a costruire gratis la nuova sede della DC all'Eur.

L'assegnazione degli appalti alla ditta Provera & Carrassi esclude però dall'affare la ditta Castelli, collegata saldamente agli ambienti Vaticani. Attraverso la mediazione di due monsignori, la ditta Castelli cerca di ottenere l'appalto per la costruzione dell'Aviorimessa.

Il 13 luglio 1958, la ditta Castelli invia una lettera al ministro Togni per essere interpellata circa i lavori dell'aviorimessa. Lo stesso giorno il ministro blocca la procedura già avviata per Fiumicino, convince il consiglio superiore per i lavori pubblici e il Consiglio di Stato a modificare gli appalti e, sempre lo stesso giorno, risponde alla ditta Castelli: “Sta bene!”.

Il 27 febbraio 1959, il generale dell'aviazione Fernando Silvestri, presidente della commissione tecnica per Fiumicino, si uccide sparandosi un colpo di pistola alla tempia. Giulio Andreotti è il nuovo ministro della Difesa nel secondo governo Segni.
“Anche suo padre si uccise alla stessa età .. è un caso ereditario”.

Il 26 luglio 1960 – caduto il governo Tambroni – entra in carica il secondo governo Fanfani. Scelba torna all'interno, Zaccagnini sostituisce Togni ai Lavori Pubblici e Andreotti resta alla Difesa. Un certo Trabucchi si prende le Finanze.
Fiumicino non sarà pronto per le Olimpiadi: si pensava che sarebbe costato 15 miliardi, poi 24, adesso 36 .. ad opera compiuta suppergiù 80 miliardi di lire.

Nell'aprile del 1961, a tre mesi dall'inaugurazione del nuovo aeroporto civile di Fiumicino, sprofonda la pista numero uno: il fondo in calcestruzzo e cemento progettato dal colonnello Amici non regge neppure un aereo.

Il 27 aprile 1961 la Camera approva l'Istituzione di una commissione di inchiesta sulla costruzione dell'aeroporto di Fiumicino. Vengono chiamati a farne parte 15 senatori e 15 deputati.
Sottola guida del liberale Bozzi, i commissari restano in seduta oltre duecento ore, per un totale di trenta convocazioni – di cui quattro notturne - per l'esame dei risultati di sopralluoghi e perizie, interrogatori di testimoni, minuzioso studio di bilanci, di contratti di appalto e ricevute ..
Sei metri cubi di documenti passano al vaglio della Commissione Parlamentare d'inchiesta e, alla fine della storia, non si trova alcun illecito.
I comunisti chiedono, inutilmente, le dimissioni del ministro Andreotti: democristiani e liberali si oppongono, repubblicani e socialdemocratici si astengono, missini e monarchici escono dall'aula per non votare. Solo i socialisti si schierano a favore della richiesta dei comunisti.
Così – mentre il colonnello Amici viene promosso generaleper meriti distinti” - il presidente della Camera Giovanni Leone conclude gioiosamente il dibattito sui risultati della Commissione d'Inchiesta con un “chi ha avuto ha avuto .. chi ha dato ha dato”.

Scriveva Indro Montanelli nel 27 dicembre 1961, sul corriere.
Il bel pirata.
Questo è Fiumicino. Ed è molto peggio di un furto, di una rapina a mano armata, di una incursione di briganti. Magari potessimo, risalendo alle sue origini e responsabilità, trovarci un bel pirata con la testa fasciata dalla pezzola, gli orecchini, la scimitarra tra i denti e il petto tatuato. Lo impiccheremmo all'albero di trinchetto come nei romanzi di Salgari e non se ne parlerebbe più.
Invece si dovrà parlarne ancora, vedrete: chissà quanti altri Fiumicini ci aspettano.”

Nel 1963 anche la magistratura ordinaria archivia la vicenda. Fiumicino ha richiesto 14 anni di lavori e 31 miliardi di spese (più altri 30 preventivati) per 6500 metri di pista. A Milano, in quattro anni si sono costruiti (tra Malpensa e Linate) 8600 metri di pista con 27 miliardi.
Ma anche Milano avrebbe imparato l'esempio di Fiumicino.

Il caso di Fiumicino è un classico esempio di partitrocrazia, della corruzione dei partiti, spreco di denaro pubblico.

Technorati: ,

05 luglio 2009

Rassegna stampa estiva

No Dal Molin.
Tutti i servizi li hanno definiti No global che protestavano contro gli accordi sulla base. In realtà erano solo cittadini vicentini che cercavano di applicare lo slogan leghista di "padroni in casa nostra". Non l'hanno capito che quello è solo uno slogan politico, con nessuna attinenza pratica.
La prossima volta, è meglio che dicano di voler fare una ronda contro gli immigrati ..

Via Craxi: alla fine, via Craxi si farà a Roma. Nella Roma di Alemanno, sindaco a colpi di tolleranza zero sulla sicurezza, e dove in pochi mesi sono avvenuti più casi di violenza su donne con molte similitudini. Oltre alle solite aggressioni a sfondo razzista.

A carico dello stato.
Berlusconi rassicura che a Viareggio sarà tutto ricostruito a onere del governo. Qui il premier è caduto nel solito lapsus. Lo stato sono io ...
No: quei soldi sono nostri, cioè di chi paga le tasse, nonostante i proclami sull'evasione del premier stesso e della lega. Viareggio e anche l'Aquila, saranno costruiti con i soldi degli italiani. A meno che non ci metta denaro dalle sue tasche (un pò come gli aquilani ospitati nelle sue ville).

Il piano B.
I governanti europei non si fidano delle rassicurazioni, e hanno preteso il piano B, per il G8 a l'Aquila. Visto che le scosse si susseguono.

Di cosa parleranno al G8?
Questa è una bella domanda. L'Italia aveva promesso tanto, sui finanziamenti ai paesi poveri, ma ha sempre mantenuto poco. Geldof, intervistato ieri dal TG3, ricordava che il nostro premier ha mantenuto il 3% di quanto pattuito.
Non parleranno dunque di aiuti ai paesi poveri. Parleranno allora dei respingimenti? Della politica anti clandestini messa in atto dal governo, che genererà tanta insicurezza negli immigrati nel nostro paese. Per la paura di essere arrestati, denunciati.

E la sinistra?
E la sinistra (quella in Parlamento) discute, è già in era pre congresso. Ci si scanna sui nomi, sulle alleanze. Con Franceschini, con Bersani, con Marino. Tanti nomi poche idee. Mi basterebbe sapere due o tre cose dai candidati.
Cosa ne pensano delle leggi vergogna.
Dei conflitti di interesse. Della proposta di un "Parlamento pulito" da condannati.
Sulle politiche energetiche in atto: nucleare, rigassificatori, inceneritori.
Della laicità dello stato; dei finanziamenti alle strutture private, dalla scuola alla sanità.
Giusto per capire di cosa stiamo parlando.

E il colle si mosse.
Dopo l'incontro tra Alfano e Napolitano, veniamo a sapere che il governo è disposto a cambiare la legge sulle intercettazioni. Il 14 si rischiava il silenzio dell'informazione: strano, a guardare certi TG non ce ne saremmo accorti.
Vedremo cosa uscirà fuori dal governo: il punto è che ci stiamo abituando, un poco alla volta al peggio:
Il risultato sarà che la legge-bavaglio verrà lievemente ritoccata, produrrà ugualmente danni indescrivibili, ma alla fine il Quirinale ne firmerà la nuova versione, riducendo le speranze che la Corte costituzionale la faccia a pezzi. Se c’è il rischio che la Consulta non bocci nemmeno il Lodo Alfano, capolavoro di incostituzionalità, figurarsi i tremori dei nostri ermellini (compresi i compagni di merende di Papi) quando dovranno esaminare la porcata “migliorata” dalla “moral suasion" quirinalizia. Insomma, le peggiori notizie, nella politica italiana, sono proprio quelle che, all’apparenza, sembrano le migliori

E' un gioco al ribasso: prima il lodo Alfano, poi le ronde, poi il reato di clandestinità, poi il bavaglio alla stampa, la stretta alle intercettazioni.
E il finale di questo percorso è ben noto.



A un passo dalla guerra di Purgatori, Lucca, Miggiano

“Prova a immaginare di trovarti sospeso proprio al centro di questa diapositiva. Ecco: da quel punto d’osservazione faremo insieme una discesa verticale e ragionata verso la superficie del mare. In questo caso, il mar Tirreno. Esattamente fino a dove è precipitato il DC9, la sera del 27 giugno. ”
L’Ammiraglio prese una stecca da biliardo che era poggiata al muro. La impugnò, la alzò a mezz’aria in direzione dello schermo, sempre continuando a fissare la diapositiva.
“E a mano a meno che il livello del tuo punto di osservazione tenderà ad abbassarsi, si restringerà anche il campo visivo. Insomma: vedrai meno cose insieme ma più chiaramente. Forse così riusciremo a capire cosa è accaduto quel giorno … ”.

L’Ammiraglio poggiò l’estremità della stecca da biliardo in mezzo al mare tra Ponza e Palermo: lì da qualche parte doveva esserci l’isola di Ustica. Poi si voltò verso il presidente.
“.. e perché siamo stati a un passo dalla guerra”.

Credo che questo sia stato il primo esempio di quella che oggi viene chiamata “New Italian Epic”, il filone letterario che ripesca vicende dal nostro passato, i misteri d’Italia, per rileggerli in chiave noir, inventando qua e là pezzi della storia e personaggi, per riconnettere in un unico racconto, i buchi della storiografia ufficiale. Parliamo di Ustica, dell'abbattimento del DC9.

Si immagina che nell'estate del 1980, il secondo governo Cossiga entri in crisi e subentri un governo tecnico, guidato da un professore universitario.
Che d'improvviso si ritrova dentro i misteri dell'abbattimento dell'I-Tigi, le tensioni con gli americani che si oppongono alla restituzione del Mig 23 caduto sulla Sila (c'entra qualcosa, inizia a chiedersi ingenuamente il presidente). In quelle frenetiche ore di un afoso 1 agosto 1980, il libro porta il lettore dentro le stanze poco conosciute del palazzo. Le stanze del potere politico dove il presidente fa quello che deve essere fatto: mettere in luce tutti i dubbi sulle cause dell'abbattimento; le responsabilità dei nostri militari, dei nostri servizi segreti e di quelli dei nostri alleati.
O presunti tali: inizia a fare troppe domande: si scontra con la reticenza dei vertici dell'areonautica (CSM era allora il generale Lamberto Bartolucci) per cui “i radar non hanno visto niente dunque non c'è niente da riferire”.
Con i vertici dei servizi (direttore del Sismi era il generale piduista Giuseppe Santovito), con i consiglieri militari, con i ministri del suo governo, che cadono dalle nuvole, minimizzano, “faranno sapere”.

Il racconto è un alternarsi della fiction nelle stanze di Palazzo Chigi, con pezzi di articoli delgi stessi autori, dove viene ricostruito (ad uso e consumo del lettore che così riesce a farsi una idea) il clima di tensioni dell'epoca. La famosa guerra del 1980, in cui si viveva nell'equilibrio del terrore: terrore che uno qualsiasi dei conflitti in atto (in Afghanistan, in Libia, in Egitto) si trasformasse in guerra atomica.

Le tensioni contro la Libia: Gheddafi era riuscito ad crearsi nemici in tutti i paesi occidentali. Paradossalmente l'unico paese “amico” era l'Italia, in una situazione da “moglie americana e amante libica” come da metafora del giudice Priore. Italiani erano gli aiuti militari; italiani erano le soffiate che arrivavano dai servizi. Italiane erano le basi su cui i mig libici faceano rifornimento (come quella base in Puglia).
Contro Gheddafi esisteva un piano di rovesciamento messo in piedi dagli Stati Uniti (operazione Flower); Carter che cercava un'operazione in politica estera che potesse permettergli la vittoria alle presidenziali dell'anno successivo. Carter alle prese anche col Billygate: gli imbarazzanti affari del fratello Billy con la Libia.
Tensioni anche con la Francia di Giscard, per la questione dei diamanti di Bokassa. Infine, tensioni anche tra Italia e Libia, per la questione degli accordi sulla sovranità di Malta. Accordi firmati il 2 agosto 1980, il giorno della strage alla stazione di Bologna.

I depistaggi.
I depistaggi subiti dalle indagini. Gli strani suicici di quanti hanno assistito alla storia (non solo le strane morti di Naldini e Nutarelli). I radaristi di Poggio Ballone come Mario Dettori. I nastri radar spariti, come quello di Poggio Ballone, che non han visto niente, come Marsala, manuali dunque inutili come quello di Licola.
Per anni l'unico tracciato era quello di Ciampino, che fu dati agli inquirenti con le sole tracce del DC9.
Peccato aver avuto così scarsa cooperazione da parte anche degli alleati: dove erano le portaerei Clemenceau e Saratoga? In rada, come sostengono Francia e USA?
E come spiegare allora tutte quelle tracce che razzolano sul mare? Le comunicazioni degli assistenti di volo che parano di traffico militare? Le telefonate da Ciampino all'ambasciata americana di Roma.
Il serbatoio supplementare americano trovato vicino ai resti del DC9?
Gli aerei francesi decollati dalla base in Corsica di Solenzara (come ha testimoniato il generale Bozzo).

Scenari di guerra.
La fiction termina con una ricostruzione della guerra che è avvenuta sui cieli del Tirreno in quella maledetta notte. È una ipotesi che si basa si indizi, sull'esperienza che si sono fatti negli anni gli autori (per questo parliamo di italian epic, dove la storia non è vera ma verosimile).
Una ipotesi, che un amico nei servizi del presidente è riuscito a ricostruire, che parla di un trasferimento di Phantom americani dalla base di Cannon a Il Cairo. Di un caccia bombardiere F111 che si nasconde sotto il DC9 …
Il libro termina con le dimissioni del professore prestato alla politica: troppe domande, troppi interessi da nascondere, da celare dietro parole come interesse nazionale, ragione di stato.
Di quale stato, verrebbe da chiedersi. Di certo non di quello delle 81 persone morte.

Il link per ordinare il libro su internetbookshop.
Il sito di misteri d’Italia.
Il sito dei parenti delle vittime della tragedia.
Un vecchio post sul libro.

Technorati: , Daria Lucca,

03 luglio 2009

Il muro di Gomma - finale


Il finale del film di Risi sulla strage di Ustica o dell'abbattimento dell' I-Tigi.

Il portavoce dello Stato Maggiore dell'aeronautica, che tira fuori la teoria del pesce che ha corroso l'aereo.

E l'audizione alla commissione sulla strage, del Capo di Stato maggiore della difesa, all'epoca l'ammiraglio Torrisi (iscritto alla loggia P2, come i vertici di Sismi e Sisde).

"Per quanto riguarda noi, il risultato delle nostre indagini è sempre stato lo stesso.
Sì, QUALCHE ERRORE, QUALCHE NEGLIGENZA E LEGGEREZZA, QUALCHE IMPRECISIONE;
QUALCHE SPIACEVOLE COINCIDENZA... MA NIENTE DI PIÙ.

NIENTE COMPLOTTI, NIENTE CONGIURE NAZIONALI NÈ INTERNAZIONALI, NÈ MILITARI NÈ POLITICHE, NÈ ITALIANE NÈ N.A.T.O.!
NIENTE COPERTURE!

NIENTE DELIBERATE MENZOGNE!
NIENTE AEREI KILLER!
NIENTE MISSILI! NIENTE!! (...)

Forse c'è stato qualche FRAINTENDIMENTO, io ho fatto soltanto una disquisizione teorica. DEPISTATORI POSSONO ESSERE TUTTI, INCONSAPEVOLMENTE... Non certo questa commissione e non certo i parlamentari..
QUANTO ALLA STAMPA, la mia esperienza mi dice che QUANTO SCRIVONO I GIORNALISTI NON SEMPRE CORRISPONDE ALLA VERITÀ".


Scena che termina sotto la pioggia, col faccia a faccia tra Rocco, il giornalista che ha seguito il caso (Corso Salani, che interpreta Andrea Purgatori), e il generale."Chi ci ha pagato, generale, voglio sapere chi ci ha pagato!!"

E, a chiusura, il titolo del Corriere: "Ustica, vergogna di Stato".



Chi di crisi ferisce, di crisi patisce

Povero Schwarzy.
Mi ritorna in mente il servizio di Report sul crac enron, con i blackout energetici pilotati ai danni dello stato e dei cittadini per far lievitare il prezzo di mercato dell'energia.
Backout che misero in crisi l'ex governatore Gray Davis, e portarono alla vittoria i repubblicani.
Sapete cosa diceva negli anni del boom energetico l'ex AD Skilling?
I mercati californiani sono i più regolamentati nel nord America. E’ questo il problema. La California non è stata mai liberalizzata. Comprate oggi le azioni Enron! Grazie! Noi siamo bravi ragazzi e stiamo facendo la cosa giusta.
Questa e’ una web cast e so che mi pentirò, ma non resisto, lasciatemi fare una battuta.
Sapete la differenza tra la California e il Titanic?! Che il titanic aveva le luci accese quando era affondato.