10 gennaio 2011

Perdere bene o vincere male

Perdere le elezioni bene è meglio che vincerle male? A questa domanda (della serie cosa è di destra, cosa di sinistra?) Nichi Vendola ha risposto chiaramente (a Che tempo che fa, che verrà accusato di fare campagna elettorale), da sinistra a parer mio, che è meglio perdere bene, per non dare l'impressione che si fanno le elezioni non per un progetto politico, ma per il solo potere, per occupare i posti.
Visto che invece quali sono le proposte nel Partito Democratico, una santa coalizione con UDC in nome dell'antiberlusconismo (ma non era un male?), viene da pensare se D'Alema e Bersano lo sono ancora, di sinistra. Cachemire a parte.
Nell'intervista di ieri sera, tra le altre cose si è parlato anche di lavoro, Marchionne, ruolo delle primarie, cultura, scuola, ambiente.
Tutti argomenti da affrontare, prima di fare una coalizione.


Nichi Vendola: "Ma, è molto probabile la vittoria del sì, nel senso che se a ciascuno di noi ponessero un quesito di quel tipo, insomma, preferisci, lavorare peggio in condizioni decisamente più negative o preferisci non lavorare più? E' difficile immaginare che quel referendum non abbia il sapore di un ricatto. E poi mi permetta, Marchionne viene rappresentato da tutto l'establishment nazionale ormai, da destra, dal centro, anche da sinistra, come l'icona della modernità.

Abbiamo visto quello che ha fatto negli Stati Uniti nel corso di questi anni, sarà moderno per un amministratore delegato per un manager guadagnare 450 volte più di un operaio.

Io vorrei ricordare che Valletta negli anni '50 in Fiat, guadagnava venti volte più di un operaio, Marchionne 450, non lo dico perché bisogna introdurre un elemento, come posso dire, venale, ma santiddio questa modernità in che cosa consiste, se gli operai perdono la pausa di mensa, se gli operai perdono il diritto ad ammalarsi, se gli operai perdono il diritto a scioperare, e se la classe operaia viene considerata una specie di vizio, di malessere da governare e da rinchiudere dentro una fabbrica della cui vita noi non dobbiamo sapere niente.
Quanti sono gli operai Fiat che vanno in prepensionamento perché hanno i muscoli spezzati, come si dice davanti ai cancelli delle fabbriche, quanto nel dibattito pubblico la questione della vita materiale, della vita amara, della vita agra, gli inglesi dicono i "workers poors".
C'è una povertà che oggi riguarda chi lavora, non è più soltanto la povertà di chi non lavora. Ci sono fenomenologie inedite della povertà, quando vogliamo parlare di questo?
Ma la modernità non significava più tempo, più benessere, per tutti? Anche per l'operaio di Pomigliano e di Mirafiori. Oppure questa modernità ha una puzza ottocentesca? A me non mi piace questa modernità che fa bene a Marchionne e fa male agli operai di Pomigliano".

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