28 marzo 2016

Lo Stato parallelo di Andrea Greco e Giuseppe Oddo


La prima inchiesta sull’Eni tra politica, servizi segreti, scandali finanziari e nuove guerre, da Mattei a Renzi.

Un'inchiesta che si doveva proprio fare, questa sull'Eni, un colosso industriale controllato dallo Stato ma anche uno Stato nello Stato:“con 110 miliardi di euro di ricavi nel 2014, e nonostante la perdita del 2015 causata dal crollo del prezzo del petrolio a 30 euro al barile, il gruppo occupa la venticinquesima posizione nella classifica di Fortune sulle prime cinquecento aziende mondiali per fatturato..”.
Un'azienda che alimenta le casse pubbliche grazie ai ricchi dividendi, specie ai tempi dell'amministrazione scaroniana (ora un po' meno), un'azienda che garantisce l'approvvigionamento delle risorse energetiche (gas e petrolio) per il riscaldamento domestico, l'elettricità, per la produzione industriale.
Un'azienda che occupa 84000 dipendenti (circa un terzo in Italia), che è presente in 80 paesi nel mondo, che fa esplorazioni in fondo al mare (come al largo delle coste egiziane dove Eni si è appena aggiudicata un promettente giacimento di gas) o poggia i tubi dei gasdotti (come quello che ci collega con la Libia).
Un'azienda strategica, per la sua stessa, duplice, funzione: lo aveva capito già Enrico Mattei, il fondatore, come la forza industriale (e politica) di una nazione dipenda dalla sua indipendenza energetica.
L'amministratore delegato dell'Eni è dunque qualcosa di più di un manager che si deve preoccupare di portare l'energia alle aziende e alle famiglie al minor costo possibile e garantendo il giusto profitto all'azionista (come altre aziende dello Stato, anche Eni è stata parzialmente messa sul mercato dopo Tangentopoli).
L'AD di Eni è più di un ministro degli Esteri, in quanto ha anche fare direttamente con i paesi produttori, intreccia rapporti d'affari, crea rapporti anche politici, apre dei ponti verso nuovi mondi: fu Mattei che andò per primo in Russia, in piena guerra fredda, suscitando le ire dell'alleato americano (e della stessa DC). Fu sempre Mattei che appoggiò i movimenti indipendentisti algerini, in cambio dei pozzi, suscitando altri malumori da parte dei francesi …

Eni è dunque una potenza politico-industriale e anche uno snodo centrale di molte vicende della nostra storia, dal boom, agli anni della P2 (e poi delle P3 e P4), a Tangentopoli, alla ristrutturazione di Mincato, fino ad oggi. Quando, dopo gli anni di Scaroni, dell'asse politico con Putin e Gheddafi (che generò molte tensioni con l'amministrazione americana, come raccontano i cablogrammi usciti con Wikileaks), la nuova gestione di Descalzi sta portando l'azienda verso una sua “terza repubblica petrolifera”.
Parlare di Eni significa parlare di politica estera, geopolitica, strategie energetiche e industriali: ma anche dei tanti lati oscuri emersi nel corso degli anni.
Le tangenti ai partiti della prima repubblica, la pagina buia della morte di Enrico Mattei, precipitato a Bascapè nell'ottobre del 1962, la figura opaca di Eugenio Cefis e i collegamenti con Gelli.
E, ancora oggi, le troppe inchieste di corruzione (alcune ancora da vagliare processualmente) nel mondo: in Algeria, in Nigeria, in Russia, in Kazakhistan.

Per questo è importante questo libro, dedicato al giornalista di Repubblica Peppe d'Avanzo, che ha spronato gli autori a scrivere questa inchiesta dicendo “voi questo libro lo dovete fare”.
Un'inchiesta che spiega da dove nasce l'espressione “Stato parallelo”: azienda Stato che si sostituisce o sovrappone alle funzioni di uno stato. Non è stato semplicemente un lapsus quello di Matteo Renzi, quando ad Otto e mezzo disse: "L'Eni è oggi un pezzo fondamentale della nostra politica energetica, della nostra politica estera, della nostra politica di intelligence. Cosa vuol dire intelligence? I servizi, i servizi segreti".

Tentare di riassumere qui tutti gli aspetti toccati dal libro sull'Eni sarebbe cosa impossibile, tanto è dettagliato e ampio nel riportare dati e cifre della multinazionale, quasi da appesantirne la lettura
Nei capitoli del libro i due autori toccano diversi aspetti, finora inediti della storia dell'Eni, che ci permettono di comprenderne meglio la sua natura di “Stato parallelo”.

A cominciare dagli affari con la Russia, col tentativo da parte della Gazprom di entrare direttamente nel mercato della distribuzione in Italia, attraverso una terza società di Bruno Mentasti (e la Centrez), all'epoca produttore di acqua minerale e amico di Berlusconi. Un accordo passato sopra la testa dell'allora AD Mincato, che limitava le possibilità di rivendere il gas in eccesso poiché Gazprom si sarebbe presentata alla frontiera di Tarvisio e non in Austria. Alla fine l'affare saltò grazie alle rilevazioni dell'Antitrust, sebbene poi Scaroni abbia stipulato accordi a lungo termine con Gazprom, poco vantaggiosi in anni di calo della domanda che oggi Descalzi ha rinegoziato.
C'è la storia, raccontata dagli autori, degli affari nel gas di Berlusconi in Georgia, della spoliazione dei pezzi della Yukos (società petrolifera di un nemico di Putin) comprata dall'Eni e che si presume un favore al monopolista russo Gazprom.
Si racconta anche la storia del campo petrolifero di Chinarevskoye, della Zhaikmunay, già raccontata dal servizio di ReportRitardi con Enidove un dirigente Eni, sotto anonimato, raccontava al giornalista:

«Per favorire i russi, il governo Berlusconi ha svenduto gli idrocarburi in loco, e ha appoggiato il gasdotto
South Stream, così è Gazprom a imporre il prezzo del gas e l’Eni, che appoggiando il gasdotto alternativo Nabucco avrebbe potuto ridurre i prezzi, si è tagliata le palle».

Secondo questa persona : 
«all’ad Paolo Scaroni glielo ha detto Berlusconi, che ha i suoi rapporti con Putin. È una questione geopolitica e di interessi personali: l’Italia ci perde, ma qualche italiano ci guadagna. Esiste una società kazaka chiamata Zhaikmunai controllata dai paradisi fiscali, che ha un piccolo campo di esplorazione in Kazakistan e tira su dei ricavi nell’ordine di un milione di dollari al giorno con margini del 50%. Io chiesi a Eni chi erano i proprietari e mi dissero: occupati del tuo lavoro e non rompere i coglioni. Parlai con dei dirigenti della petrolifera di stato kazaka: mi dissero che in Zhaikmunai si nascondono interessi di politici kazaki e italiani».

Chi?
«Uomini importanti del centrodestra, i soliti. I nomi me li hanno fatti, poi in Eni mi hanno chiaramente detto di stare attento al fuoco amico, quindi io sto zitto».

Gli anni di Tangentopoli e l'epoca di risanamento portata avanti da Bernabè.
Dice Flavio Fiorini, ex direttore finanziario, agli autori:
“Il metodo era di una trasparenza impressionante. I segretari mandavano a Cefis una nota con le richieste di pagamento delle varie correnti, Cefis le vistava il sabato e io il lunedì le portavo ad Arcaini, che girava i soldi ai partiti ..”.

Come tutte le altre aziende dello Stato, anche Eni aveva un presidente espressione dei partiti e un flusso di cassa di ritorno che costituiva finanziamento illecito. Era facile per Eni, avendo dei flussi di cassa verso l'estero, fare del nero che passava poi per finanzieri compiacenti come Pacini Battaglia.
Le tangenti ai partiti arrivavano attraverso la Karfinko di Pacini Battaglia, coi suoi 500 miliardi di fondi neri scoperti dai magistrati di Mani pulite che indagavano sulla maxi tangente Enimont.
La crisi della prima repubblica e gli scandali emersi con Tangentopoli costrinsero Amato ad un cambio di rotta, con la nomina di Bernabè come amministratore, che scelse un CDA fuori dai giochi politici. Sono gli anni del risanamento (la “seconda repubblica petrolifera”), della privatizzazione.
I due autori raccontano che, quando Franco Bernabé diventa AD nel 1993 per bonificarla, allestisce all’interno dell’azienda una “unità di crisi” per “affrontare i problemi” che emergevano con le inchieste giudiziarie, per cercare di prevenire le inchieste giudiziarie e aprendosi così alla collaborazione coi magistrati.

Gli anni dei fondi neri, della P2, Cefis, Gelli.
Mattei stesso si vantava di usare i partiti come i taxi, ovvero li pagava per raggiungere i fini dell'azienda, che non erano l'arricchimento personale, come avvenne poi alla sua morte.
Con la sua morte si capovolse la situazione coi i partiti e i vertici aziendali che usarono l'azienda per i loro fini di potere: il salvataggio di Calvi da parte di Cefis, il sospetto che usò i soldi dell'Eni per la scalata di Montedison,
E poi, il vero ruolo della P2, di cui si sospetta che fosse Cefis il puparo, ben prima di Gelli, le accuse rivoltegli per il tentativo di golpe.
C'è un filo che lega la P2, con le successive P2 e P4: nel corso del libro i due giornalisti citano spesso il nome di Bisignani, uno nella lista di Gelli, persona dalle molte conoscenze nei posti che contano e che spesso viene consultato dai politici quando c'è una nomina da fare.
Questo punto viene sottolineato su Repubblica anche da Alberto Statera: 
“soccorrere gli amici nei guai con la giustizia, controllare l'assegnazione di appalti pubblici, orientare le nomine al vertice di istituzioni e aziende di Stato, condizionare quel che resta della politica, attraverso un network tuttora potente che vede muoversi, accanto ad alti ufficiali e dirigenti collocati in ruoli-chiave, una cupola nella quale con il "figlioccio" Bisignani, compaiono tra gli altri Gianni Letta, l'ex banchiere Cesare Geronzi, Guido Bertolaso e, da ultimo in un ruolo crescente, Denis Verdini”.

Gli anni di Scaroni
Sono gli anni dove cambia l'asse politico dell'azienda, che si sposta dall'AD direttamente nelle mani dell'allora presidente del Consiglio Berlusconi e dove l'Eni deve assecondare i suoi interessi economici e politici. Gli anni dove si stipulano i contratti take or pay, poco lungimiranti e costosi, delle generose cedole staccate all'azionista Stato, del titolo in borsa in calo mentre gli emolumenti dell'AD crescono (nel corso degli anni gli autori stimano in 45ml di euro il totale dei compensi di Scaroni).
L'ossessione per la sicurezza interna, quando la security arrivò ad avere un budget da 20 ml di euro l'anno
Sempre Alberto Statera su Repubblica:
“La sicurezza stessa divenne un affare milionario attraverso la Italgo, di cui era maggiore azionista Francesco Micheli, che aveva lavorato per Cefis alla Montedison, e amministratore delegato Anselmo Galbusera, intimo di Bisignani, che attraverso il faccendiere pregiudicato intercettava commesse nel settore pubblico. Dell'Italgo rimane, come simbolo della grandeur di Scaroni, la "sala di crisi" dell'Eni costata 5,4 milioni di euro e degna del Pentagono. Spiccioli rispetto ai 200 milioni l'anno assegnati al budget delle Relazioni esterne per la fabbrica del consenso o ai 45milioni di compensi ufficiali incassati da Scaroni negli anni trascorsi all'Eni, che sono andati a rimpinguare "The Paolo Scaroni Trust" e il tesoretto piazzato alle Isole Vergini”.

Anche sul versante della comunicazione e delle sponsorizzazioni si caratterizzò la gestione di Scaroni: il budget per questo settore arrivò a 200 ml l'anno, investiti in pubblicità, eventi, spot sulla Rai, anche negli anni della crisi economica (la spesa in pubblicità passò nel 2011 da 52 a 70 milioni).

La terza repubblica petrolifera
Nel 2014 il presidente del Consiglio Renzi nomina, di fatto, il nuovo AD Descalzi, fino a poco prima dirigente nel ramo esplorazione petrolifera: una rottamazione della vecchia gestione o un tentativo da parte di Renzi di mettere una sua persona anche in questa azienda?
Probabilmente entrambe le cose: in questi ultimi due anni Descalzi ha iniziato un'opera di dimagrimento per le spese non ritenute necessarie, come la security e la comunicazione.
Ha cercato di vendere assett che zavorrano i costi come Saipem (un'altra multinazionale che si occupa di lavori di ingegneria non solo per Eni), sta cercando di dismettere il settore della chimica della Versalis, con tutti i rischi per le ricadute occupazionali.

Eni sta tornando ad investire nell'esplorazione e nella ricerca in nuovi paesi dove sia conveniente investire: importante sottolineare come l'asse geopolitico si sia spostato dal nord a sud, verso l'Africa (Egitto e Libia), cercando un'autonomia dalle forniture russe (cui ancora non possiamo fare a meno): Descalzi ha infatti rivisto i contratti take or pay (definiti in un'intervista un cappio al collo), sconfessando di fatto la precedente gestione .

Ci sono le tante, troppe inchieste sulla corruzione: dalla Nigeria, alla presunta tangente pagata per il giacimento OPL 245 (raccontata da un'inchiesta di Report), l'inchiesta sulla Saipem e su una commissione ad una società fittizia, da cui Scaroni è stato prosciolto (perché non sapeva, ma allora perché si è dato da fare per trovare un altro posto al manager poi allontanato?), la storia della Petrolbras in Brasile ….
C'è tutto il filone russo che l'ex manager Mario Reali ha raccontato agli autori: la dismissione della ex Yukos, che si è aggiudicata Eni, il finto audit sulle tangenti in Kazakhistan, il giacimento di Kashagan e le tangenti in Azerbajan ai ras locali (che certo non devono far piacere agli stakeholders).

Ci aspetta un futuro che è difficile da decifrare, imprevedibile: chi si sarebbe mai aspettato, anni fa, il crollo del valore del barile di petrolio? Che lo shale gas avrebbe preso piede, aprendo nuove possibilità?
La precarietà geopolitica nel mondo, specie nelle zone di approvvigionamento delle risorse da parte dell'Eni (la Libia, l'Iraq, la Nigeria e l'Egitto ). Eni deve guardarsi anche dall'aggressività degli stati petroliferi emergenti, dai rischi di sporcarsi le mani nuovamente con dittatori (in Egitto, per esempio).
Il paese ha bisogno di un'Eni forte e competitiva e viceversa, anche Eni ha bisogno alle spalle di una politica che sappia proteggere questa importante risorsa.
Sperando solo che Renzi e Descalzi non compiano gli stessi errori dei loro precedessori nel passato.

I capitoli del libro
Le origini dello Stato parallelo
Tutti gli affari con la Russia
La seconda repubblica petrolifera
Cinquant'anni di fondi neri
Gli intrighi della P2 e i maneggi della P4
Gli anni d'oro della crescita
Il Cane torna al guinzaglio
Servizi segreti e fabbrica del consenso
Il fallimento dei controlli e la corruzione endemica
La Terza Repubblica petrolifera

Alcuni post sul libro:
La scheda del libro su Chiarelettere, il blog di uno degli autori Giuseppe Oddo.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon.

1 commento:

Eni's Way ha detto...

On March 17th of 2016, Andrea Greco, an economics journalist for the Italian journal "La Repubblica" (The Republic), in a partnership with Giuseppe Oddo, launched the book "The Parallel State: The first investigation on Eni".

In nearly five years, these journalists researched the past six decades of Eni, one of the largest companies of the planet, interviewing former employees, experts, politicians, scholars, as well as current accounts and documents of all kinds. They narrate in this work that the chief executive of the Italian energy giant is more important than the Minister of Foreign Affairs, and the biggest scandals and obscure cases of corruption emerged in Eni, known as the "six-legged dog".

Among them, is highlighted the deaths, until today under mysterious circumstances, of Enrico Mattei, founder of the company, and also of former president, Gabriele Cagliari, involved in the "Tangentopoli Case", who committed suicide in prison. Not only that, but the last two CEOs (the current and his predecessor) are being investigated for international corruption both in Italy, Nigeria and England, especially for the payment of a millionaire bribery in the "OPL 245 Case".

In a book of this magnitude, there is a chapter dedicate to my country titled as "Bribes and suffering in Brazil". The authors highlight the Brazilian's biggest corruption scandal involving the state-owned Petrobras (understand) as well as the payment of bribes by Saipem (Eni's subsidiary). Besides, the summary of my fight story against Eni, of nearly 15 long years, is part of this investigative book. And this is a big victory for me!

But, it is not only my victory! It is also a victory to all the Whistleblowers that are being killed (and buried) around the world by companies that don't respect its own Code of Ethics, by employees and executives who steal corporate coffers and by the Board, that pretends nothing happens.

I hope my story can be an example and motivation to other Whistleblowers that should never give up trying to rescue and restore their name, their honor, their image and their reputation, which were thrown in trash cans by hypocrite companies that don't act with integrity, honesty, responsibility, transparency and uses "Ethics" just as a "marketing tool". Unethical companies need to be unmasked to no longer harm its employees and their families around the world.

Note: See more in www.enisway.com.

Douglas Linares Flinto
Chairman & CEO
Brazilian Business Ethics Institue