23 novembre 2017

In un mondo non virtuale

Con un click metti nel carrello quel gadget che ti piaceva tanto e con un altro click lo compri (senza nemmeno indicare il numero di carta di credito perché il commerciante lo ha già).
E se ti va, con un ulteriore click, te lo fai spedire a casa in 1 giorno.
Tutto bello, fantastico.
Solo che ..
Dietro tutto questo non c'è solo l'informatica, la rete, il web, l'automazione che riduce tempi e, soprattutto, i costi a breve termine (che oggi per un'impresa sono tutto).
Ci sono anche delle persone che ancora seguono quei compiti manuali nei capannoni dove si preparano i pacchi per Amazon (ma che Amazon non considera come parte della loro produzione).
Certo, un giorno qui sarà tutto robot e non avremo più queste persone, le loro rivendicazioni salariali, gli scioperi durante il black friday, le loro lamentele per i turni, per la produttività che aumenta senza avere un corrispettivo aumento di salari.

“Un fatto è un sacco vuoto, bisogna metterci dentro l'uomo” - diceva Leonardo Sciascia ne Il contesto: lo stesso vale per il fantastico mondo delle App (Deliveroo, Foodora), dei negozi online.

Che bello un mondo senza sindacati e operai .. peccato che poi dovremmo anche preoccuparci di chi poi comprerà i pacchi dallo store dei negozi online con localizzazione italiana.
Sono le contraddizioni di un mondo che è virtuale solo quando fa comodo ma che in realtà è molto più complesso di quanto si creda.
Un mondo che si pensa si possa comprendere guardando le cifre e i numeri dei report, delle analisi: il pil, l'occupazione, la fiducia dei consumatori (se non consumi non esisti?).
Peccato che questi numeri, questi report, arrivino poi da società che non sono nemmeno terze parti, ma soggetti interessati a condizionare o a influenzare il sistema: è quello che emergerebbe dall'inchiesta di Milano relativamente a quella consulente (ex) di Ernst & Young che lavorava anche coi ministeri dell'economia. E che non si capiva se lavorava per lo stato o per i clienti di queste società di consulenza.

22 novembre 2017

La strategia del gambero, di Piero Colaprico


Incipit
Non ti maledire, non avevi alternative”, si disse, nascosto dietro un tronco chiaro e tarlato, che profumava di verbena. S'era scelto una postazione che formava un piccolo balcone naturale, affacciato su una delle radure del “boschetto di Ranirate”, come venivano chiamati quattro ettari di alberi decrepiti, rovi, erbacce e pozzanghere sassose che si aprivano dietro la vecchia stazione del paese.Corrado Genito c'era arrivato infilandosi nella processione dei tossicomani che si presentavano tra i rami per comprare la roba, mentre le provinciali erano invase da automobilisti in coda per scopare a quindici euro, il prezzo più basso nel raggio di venti chilometri.Da qualche mese un clan di nigeriani aveva trasformato la zona in un bordello ..

Vedere, volare, pungere. Come un ape.
Questa è la strategia scelta da Corrado Genito, ex capitano dei carabinieri nel nucleo antiterrorismo, ex consulente di sicurezza che a seguito del cattivo finale si una indagine è diventato pure ex galeotto (nonché ex amico dell'ispettore Bagni).
Strategia per completare la sia missione, chiamata enfaticamente O.R. Operazione Ranirate.
Ma come ci è arrivato in quel boschetto di un paesino della provincia Lombardia (dove assiste alla lezione agli spacciatori nigeriani)? E in cosa consiste questa sua missione?
Con un veloce flash back, vengono riannodati i fili del presente e del passato: condannato a 12 anni di carcere per concorso in omicidio dell'ispettore (nonché ex amico) Francesco Bagni, a seguito del caso del rapimento del campione di F1, Elvio Wolfson, in cui l'ex carabiniere era stato ingaggiato dalla “moglie del campione”, che si era pure portato a letto. Caso che aveva affrontato a modo suo, senza rispettare troppo le regole. E Bagni era stato ucciso e oggi il suo fantasma continua a tormentarlo di notte e anche di giorno..

In carcere, dopo essere sopravvissuto ad una coltellata di un marocchino compagno di cella, riceve la visita di un ex collega dei carabinieri, Osso (al secolo il dottor Carannante), suo sottoposto un tempo ma che oggi con la sua ruffianeria è riuscito a far carriera nei servizi.
In cambio della scarcerazione gli viene chiesto di andare a Ranirate, sperduto paesino tra Milano, Varese e Como: questa zona che una volta era un ricco distretto industriale è oggi una landa semi-desolata, con capannoni abbandonati, strade provinciali verso il nulla, un caffè, un ristorante, la stazione dei carabinieri.
Una zona che è contesa tra due famiglie ndranghetiste che oggi, dopo una pax mafiosa che verrà suggellata anche dal matrimonio dei rispettivi rampolli, si sono divisi il business.
Agli Spanò il racket e il traffico di droga, in cui si tollerano anche la bassa manovalanza dei nigeriani finché non fanno troppo rumore.
Ai Corallo il prestito ad usura. E tante altre cose ..
Il compito di Genito è semplice: entrare in paese e “fottere la 'ndrangheta”, secondo nuovi metodi, poco puliti (dunque congeniali ad un galeotto che ha poco da perdere)
T'infiltri in un clan e ce li fai acchiappare, il sistema di 'pugnalarli alle spalle restando nell'ombra' te lo trovi da solo, c'interessa solo il risultato”.

Non solo, dovrà pure scoprire chi ha ucciso, bruciandolo come un cerino, l'assessore all'urbanistica (o alla rubanistica, come capita spesso nel paese delle bustarelle) Michael Perego.
La strategia scelta da Genito è quella del gambero:
Vola leggero come una farfalla, pungi forte come un'ape, ma non farti avanti, cammina all'indietro”.

Ovvero conoscere il territorio, farsi accettare dal paese, ma non colpire direttamente i boss e i loro soldati: farsi attaccare, per poi sferrare il contrattacco alle due famiglie, mettendole una contro l'altra (avete presente “Per un pugno di dollari”?)
Farsi azienda per farsi aggredire. Apparire una preda quando si è cacciatore.Immaginò un nuovo negozio di argenteria che apre a Palermo, dietro il banco una giovane coppia del nord, ma sono due carabinieri e quando il capomandamento del quartiere va a chiedere il pizzo, zac, si protesta, si tratta, si paga e si risale tutta la filiera criminale.
Immaginò un ufficio di import export a Gioia Tauro e, anche in questo caso, niente laureati alla Bocconi, ma un colonnello che dopo aver prestato servizio alle ambasciate, finge di essere un broker in cerca dell'affare che ti sistema.La strategia del gambero, camminare all'indietro, lasciarsi avvicinare per scoprire le carte degli aggressori.

In questa guerra Genito si sceglie il suo esercito: il truffatore William Chiodi, il ladrone (a cui nessuna cassaforte sa resistere), un ex pugile e delle donnine facili prese dal locale di Francone.
Per completare il quadro un gruppo di ex militari della ex Jugoslavia, poco inclini alla battuta.
Per fare cosa? Aprire un locale in quel di Ranirate, Il New Splendor, locale con qualche sala per incontri ravvicinate con le ragazze dove Genito figura come il responsabile, quello che fa andare avanti la baracca e che dietro ha gente con tanti soldi.
Per attirare l'appetito dei calabresi e farli uscire allo scoperto ..

Funzionerà questa strategia?
Riuscirà Genito e il suo esercito a fottere la 'ndrangheta, a capire il movente e il responsabile della morte dell'assessore e a salvare pure la pelle?
Meglio non fidarsi dei servizi, dell'ex sottoposto dottor Carannante detto “l'ignorronzo”, che non gli hanno raccontato tutta la storia e tutti i perché.
Specie i legami tra queste famiglie e la politica, in special modo con quel senatore Caruso, dentro tutto gli intrallazzi (anche per le speculazioni immobiliari) avvenute in regione.
“Era tra i pochi ad aver attraversato con trascurabili ammaccature alcuni processi, cavandosela con una prescrizione per finanziamento illecito, mentre i deludenti, pilotati, contestati “non ricordo” e “non so”, da parte di tutti i testimoni e dei coimputati, l'avevano salvato dalle pesanti accuse di concussione per le discariche dei rifiuti, per gli appalti negli ospedali, per le strade e le ferrovie costruite dalla 'ndrangheta in mezza Italia, dal nord al sud..”

Si troverà a dover fare delle scelte, l'ex carabiniere e sarà costretto a far del male a qualcuno:
se fosse stato ancora un capitano dei carabinieri sarebbe andato a cercare la signora. Ma non lo era, era un ex galeotto, un sicario dello stato nell'OK Corral dell'antistato...”

In questo romanzo il giornalista Piero Colaprico ha messo dentro tutta la sua esperienza nel mondo della cronaca lombardo, tutto quello di cui è stato testimone, dai tempi in cui la mafia al nord non esisteva ma esistevano Francis Turatello e Angelo Epaminonda detto il Tebano.
Fino ai giorni oggi, con le inchieste Crimine-Infinito, che hanno mostrato quando profonda fosse la radicazione delle ndrine nel territorio, nell'economia, nella finanza. Quanto fosse il condizionamento della politica a livello locale.
Ma, ancora per molti, la mafia al nord non esiste. Solo questione di criminalità locale.
Nel romanzo, che molto romanzato non è, se uno legge con attenzione i fatti narrati dalle inchieste sulla mafia, c'è scritto tutto: la violenza dei soldati delle locali, per come sanno controllare il territorio, intimidire, condizionare.
Lo scarso senso dello stato, dell'etica, di quella parte di imprenditoria del nord (quella che guarda ai paesi del nord Europa, che si ritiene la locomotiva d'Italia) nell'usare i servizi di mafia SPA per truffare lo Stato, per pagare meno tasse.
Droga, soldi, cemento e sesso.
Sesso a buon mercato, come dalle migliori tradizioni di Milano, diventata in questi anni la città dell'amore, per tutta la mercanzia femminile, di tutte le razze, che viene messa a disposizione nei locali e nelle strade:
Genito si guardò in giro ancora una volta: dietro quel mascara, quei rossetti, scorgeva soprattutto le miserie di chi arriva da varie parti del pianeta per cercare a Milano – perché Milano è ancora una meta - innanzitutto di sfamarsi, poi di mandare qualche soldo a casa, poi di trovare una vita vera. 'Finché', pensò, c'era un finché, specie per le ragazze più deboli, quelle che subivano una mutazione.'Ste disgraziate dimenticano la fame, casa e mamma e cominciano ad andare con chiunque possa pagarle. Per ottenere cosa? Per poter sfoggiare una borsetta da duemila euro ..”

La strategia del gambero un romanzo ricco di azione (e di colpi di scena) che racconta la provincia criminale lombarda senza nascondere o abbellire nulla: questa è la realtà, ci dice Piero Colaprico. Decidete voi fino a che punto siete disposti a scendere.

Altri post sul libro di Piero Colaprico

La scheda del libro sul sito dell'editore

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

Un paese di vecchi

Il no della CGIL alla trattativa col governo sulle pensioni è stato commentato da molti come la solita difesa degli anziani, i "già tutelati": dunque la CGIL si sta trasformando nel sindacato dei pensionati?
La questione è più sfumata: lasciamo perdere il comportamento degli altri sindacati confederali (solitamente governativi), non ho intenzione difendere la Camusso (anche dalle insinuazioni di voler entrare in politica) che pure hanno tanti errori da farsi perdonare (vedi trattativa per i licenziamenti di Almaviva).
E' che non dobbiamo confondere l'innalzamento dell'aspettativa di vita con la qualità della vita: si va in pensione più tardi perché viviamo di più (e poi i conti della spesa pubblica non tornano), ma che qualità di vita ci dobbiamo aspettare nei nostri ultimi anni?
Le statistiche dicono che ad incidere sulla qualità della vita sono il tenore economico oltre che il tipo di lavoro.

Ovvero delle differenze sociali e delle disuguaglianze (nell'accesso alle cure mediche, nei redditi, nel livello di istruzione) che in questo paese stanno aumentando.
Infine un'ultima cosa: noi siamo un paese per vecchi. Basta vedere il palinsesto della Rai, le notizie sui TG. Basta vedere chi occupa le poltrone ai vertici delle banche, di alcune aziende pubbliche. 
Basta vedere la classe politica di questo paese come è composta, con un centro destra che, esclusi i salviniani forse, attende con trepidazione la decisione della Corte Europea a Strasburgo su Berlusconi.
Berlusconi che, non potendo più usare i vecchi cavalli di battaglia che Renzi ha già sfruttato, ora deve puntare sul ministero degli anziani.

Bisognerebbe ammetterlo, siamo un paese di finti giovani, che hanno una visione che si ferma al domani, dopodomani al massimo e che sta mettendo tante ipoteche sugli italiani di oggi e di domani.
Ma prendersela con Camusso e CGIL è così facile. 

20 novembre 2017

Un mare di ipocrisia – l'inchiesta sulle politiche migratorie di Report

I rischi dei camini aperti, anche quelli a Pellet, per l'inquinamento e la salute.

La politica sull'immigrazione dell'Italia e l'inchiesta sul Prosecco italiano.



Polveri alle stelle – di Antonella Cignarale



L'inchiesta di Antonella Cignarale cerca di dare qualche consiglio su come usare i camini, su quale legno scegliere: il servizio è partito dal Canada dove, per evitare l'aumento di inquinamento per i gas, hanno obbligato ad usare camini a tenuta stagna, che non disperdono gas.

Se vuoi un camino nella tua villetta degli prendere delle precauzioni, per il risparmio energetico, come ispessire le pareti.

Altrimenti ci sono gli ologrammi.



Nella pianura padana l'inquinamento arriva anche dai camini: ci sono delle norme e dei divieti anche qui, ma in pochi le conoscono.

E mancano anche i controlli: tutto è affidato all'onesta dei cittadini. Uno in casa sua fa quello che vuole, anche accendere il camino quando gli pare – questo pensa la gente.

E dunque, anche in montagna, via alle caldaie anche in Pellet, dove si prendono gli incentivi: sono aumentati i consumi, e sono diminuite anche le emissioni del 40%.

Ma quando arriva l'inverno arrivano anche i blocchi: una situazione schizofrenica, da una parte gli incentivi dall'altro i blocchi.

Siamo arrivati a mettere le stelle anche sulle stufe: già oggi con l'allarme smog, non si possono accendere stufe sotto le tre stelle, a Bergamo.

In Lombardia e in Emilia dal 2018 si potranno installare stufe da tre stelle in su.

Meglio saperlo prima: meglio conoscere bene anche la legna e il pellet da bruciare.

Il pellet per essere naturale non deve contenere resine, che andando in combustione potevano portare al blocco delle stufe stesse.

Esiste anche il pellet certificato che emette fino a dieci volte di meno emissioni rispetto alla legna.

Bisogna stare attenti anche alla legna che non deve essere seccata, non deve essere verde ma stagionata: si deve comprare la legna l'anno prima per l'anno dopo e tenerla all'aria e non ammuffire.

E occhio anche a come si accede il fuoco: la legna piccola deve essere messa sopra la catasta di legno e non sotto.

Infine, ma solo in Lombardia, c'è l'obbligo di manutenzione delle stufe a legna, come le altre caldaie: anche queste vanno pulite.




Un mare di ipocrisia di Claudia Di Pasquale



6 novembre 2017: a 30 miglia delle coste libiche un gommone sta per affondare.

La guardia costiera libica porta a bordo i migranti, per poi picchiarli.

Alcuni migranti si tuffano in mare per andare dai volontari di una ONG: la motovedetta era stata donata dall'Italia per salvare vite umane, il risultato è stato altre morti nel Mediterraneo.



Come siamo arrivati a questo? Anche l'Onu ora ci accusa del patto fatto dall'Italia in Libia: solo ora, con tutti i suoi scheletri nell'armadio.

L'inchiesta di Claudia Di Pasquale racconta questa vicenda da un altro punto di vista: dalle coste della Tripolitania, dove inizia la rotta verso l'Italia.

Passando però per Malta un'isola dove l'economia è in crescita per tutte le aziende che qui portano soldi, le banche e i fondi di investimento. Qui trovano posto le società per giochi online, il riciclaggio ma non i migranti.

Che dal 2015 non sbarcano più nel porto de La Valletta.

Eppure questo è il porto più vicino per le coste della Libia, infatti attraccano qui le barche delle ONG che questa estate sono finite nelle polemiche per i salvataggi in mare.

Perché le ONG non portano i migranti a Malta?

La responsabile di Moas che ha sede proprio qui, ha spiegato che non c'è nulla da nascondere: il gruppo Moas ha raccolto 5 ml di euro per le donazioni e non sono disponibili a far conoscere l'elenco dei donatori. Tra questi il finanziere Soros.



Proactiva Open Arms è un'altra ONG: voleva portare i migranti a Malta, dopo un recupero, ma le è stato negato l'attracco, sono dovuti andare a Pozzallo, sebbene il soccorso sia stato fatto nelle loro acque.

Un rimpallo di responsabilità nato dalla sovrapposizione delle aree di competenza dei due paesi, Italia e Malta: a Malta arrivano i migranti, ma solo via aereo, come i siriani.

E Malta non ha firmato la direttiva europea per l'approdo sicuro: il premier Muskat avrebbe dovuto persuadere se stesso, senza successo evidentemente.



Così il coordinamento dei soccorsi nel braccio di mare lungo le coste libiche è stato fatto dalla nostra guardia costiera: il 99% delle richieste di soccorse sono arrivate a noi, e avevamo anche l'obbligo giuridico di prestare soccorso. Anche nelle zone di competenza non italiane.

E l'Europa cosa ha fatto?

Frontex è l'Agenzia europea per il controllo delle frontiere: aerei e navi operano sotto il controllo della Guardia di Finanza, cerca di ostacolare i trafficanti di esseri umani.

L'accordo prevede che tutti i migranti siano sbarcati in Italia: questo sta scritto in Frontex; è stato deciso così per avere un alleggerimento del peso della missione Mare nostrum, che costava 100 ml di euro l'anno, mentre Frontex è finanziata dall'Europa.

La solidarietà all'Italia è solo nel fornire navi e aerei per il controllo, ma nessun aiuto per ospitare i migranti: silenzio anche dalla Francia di Macron, che oggi si nasconde dietro la solidarietà europea e intanto il nostro paese è lasciato da solo.



Eppure la Francia ha dato il la alla guerra in Libia – ricordava la giornalista di Report: perché la Francia dove prendersi la responsabilità di tutta l'Africa, la risposta del deputato francese.



A trattare per l'Italia al tavolo c'era Angelino Alfano: forse sperava anche in un rallentamento della morsa dell'Europa sui nostri conti.

E abbiamo ottenuto solo il silenzio dai nostri vicini. E tante altre parole.

La Croazia contribuisce solo con 1 uomo …



Abbiamo militarizzato il Mediterraneo ma, nonostante questo, il salvataggio dei barconi è fatto dalle ONG: questa estate è scattata la polemica contro queste organizzazioni, accusate di essere taxi del mare, di aiutare i trafficanti, di speculare anche loro sulla pelle dei migranti.

Di questo era accusato la Iuventa e il suo personale: perché restituiva i barconi agli scafisti, non voleva collaborare con la polizia – così spiegava il capo dello SCO Giuliano.



Accuse dettagliate dalle foto scattate da un infiltrato dello SCO nel giugno 2017: barconi riconsegnati ai trafficanti, dopo che il personale della ONG aveva interloquito con queste persone, come se si trattate di una consegna concordata con i trafficanti.



Solo un anello della filiera – si difende la ONG: hanno riconsegnato i motori non ai trafficanti ma a persone che rubano i motori dalle barche.

E l'accusa di aiutare i trafficanti? Sappiamo cosa succede nel mare, ma cosa dovevamo fare – ha risposto un portavoce della Iuventa.



Nel dossier di Frontex si parla dei contatti tra alcune ONG e i trafficanti: per esempio quelli della Proactiva Open arms e la guardia costiera libica, che potrebbe essere collusa coi trafficanti.

Stesse accuse fatte alla SOS Mediterranee: contatti con trafficanti che avrebbero recuperato i motori dal barcone, facilitatori forse.

La stessa guardia costiera che ieri portava i migranti alle ONG oggi spara addosso alle loro barche. Cosa è cambiato?



La realtà dei salvataggi in mare è un po' più complessa.

Nel mare ci sono altri interpreti, oltre le ONG e tante comparse: Report ha trasmesso le immagini del salvataggio dei migranti da parte della Acquarius.

Oltre al barcone, ci sono i barchini della ONG, barchini di legno (pescatori senza rete? O facilitatori?) e una motovedetta libica.

In quel giorno, in quella zona del mare, non c'è nessuna barca di Frontex o della marina italiana: il video riporta delle anomalie, come il fatto che i gommoni non sono affondati come dispersi i motori.

Ci sono poi dei facilitatori che indicano ai migranti dove andare, a quale nave avvicinarsi: un meccanismo rodato, in cui ong e facilitatori dimostrano di conoscersi.

I facilitatori sono un anello di congiunzione tra migranti e trafficanti: recuperano motori, giubbotti di salvataggio.

Stesso rapporto di amicizia esiste tra questi facilitatori e la guardia costiera libica che non fa nulla per bloccare queste persone....



Perché si chiede alle ONG di denunciare le persone sospette?

Non spetta a noi dire che queste persone – i facilitatori – siano colluse coi trafficanti: così si è difeso un responsabile di Medici senza frontiere.

Che non accettano la polizia a bordo per non avere problemi di sicurezza poi in Libia: l'attività di controllo spetta a Frontex, è vero, però si ferma davanti le acque libiche dove invece operano le ONG.



C'è anche la missione Sophia i cui aerei sorvolano queste acque: ma come si vede dal video, non sembra che sia efficace per contrastare i trafficanti.



Il codice di condotta imposto alle ONG che operano in queste acque sono chiari: purtroppo non impone a nessuna nave straniera la presenza di membri della polizia italiana.

E anche sui donatori c'è stata scarsa collaborazione, almeno nei confronti dei giornalisti di Report.

La ONG Sos Mediterranee ha sede a Marsiglia, ha dietro un lobbista del traffico marino, il signor Vallat, è un armatore potente: eppure fa poco per far arrivare i migranti in Francia.

Gente che fa la carità con una mano e poi ha società con sede in paradisi fiscali.



La Francia ha una grande responsabilità nella guerra in Libia, nel 2011: il conflitto termina con la morte di Gheddafi, ma il paese è ancora spaccato.

C'è il governo di Serraj e il governo di Haftar, denunciato per crimini di guerra. Nel sud il potere è conteso da diverse tribù locali.

Questa instabilità ha favorito i trafficanti di petrolio e di esseri umani: chi sono i trafficanti?

Secondo il rapporto dell'Onu c'è anche Al Bija, il capo della guardia costiera di uno dei porti da cui partono i migranti.

A Sabrata c'è una milizia riconosciuta dall'Eni che qui ha un suo stabilimento.



Ci siamo turati il naso e abbiamo chiesto a queste milizie, a questi trafficanti di tenersi i migranti in cambio dei nostri interessi. Come Berlusconi aveva fatto con Gheddafi.

Non solo: coi nostri soldi stiamo addestrando la guardia costiera libica per il controllo del mare libico.

Formati coi soldi della missione europea Sophia che ha il compito di contrastare i trafficanti di uomini e di droga.

C'è il rischio che stiamo addestrando anche parte della guardia costiera che era collusa coi trafficanti?

I nomi di queste persone non sono divulgabili, spiega il comandante dell'operazione.



E dove vanno le persone respinte in mare? Sono detenute nei centri di detenzione libici, legati alle milizie, come il capo della milizia di Zawiya, che fa il lavoro sporco per l'Europa.

Il senatore Latorre usa ancora la formula ipocrita di centri di accoglienza: no, senatore, nei centri di detenzione i diritti umani sono negati.



L'Italia avrebbe fatto accordi anche col capo delle milizie di Sabrata: a meno che non si voglia credere alle parole del senatore, che invece rassicura, l'Italia ha solo avuto rapporti con persone legate alle istituzioni libiche.



In assenza di una riposta europea, l'Italia si è arrangiata, facendo accordi coi rappresentanti che ha trovato in Libia, che non è però uno stato.

Il capo della missione UNHCR, che ha sede a Tunisi, ha spiegato alla giornalista che sta trovando una soluzione diversa dai centri di detenzione: ricollocare in paesi sicuri i rifugiati politici, ma nessuna risposta per i migranti economici.

Di loro dovrebbe occuparsi un'altra organizzazione internazionale dell'ONU che, spiega, sta cercando di farli tornare a casa loro.

Per esempio tenerli in un campo nel deserto tunisino, per anni, fino allo sgombero del giugno 2017.



Non solo, questo campo era usato come base per i trafficanti, verso l'Italia.

Sempre dalla Tunisia parte il traffico del petrolio.



La Tunisia, che sta cercando di costruire un sua democrazia, non ha firmato gli accordi sui migranti: se sulle loro coste non arrivano le persone, arrivano però i morti sulle spiagge, seppelliti in cimiteri improvvisati.

La Croce rossa tunisina ha aperto una raccolta fondi per seppellire queste persone, vittime anche della nostra ipocrisia. Quella dei francesi e anche quella dell'Italia, che ha firmato accordi con le milizie, per non vedere più arrivare questi immigrati.

Perché c'erano i partiti dell'estrema destra che crescevano.


L'ipocrita soluzione sui flussi migratori

Cosa non funziona degli accordi con la Libia per il contenimento dei flussi migratori, come è andata a finire l'inchiesta sul prosecco, ma prima il servizio sull'inquinamento causato dai caminetti


In Lombardia il 44% del PM10 proviene dai riscaldamenti dei camini delle case, anche quelli a pellet.
Ci sono delle differenze però: un vecchio camino aperto inquina da 10 a 100 volte di più rispetto di una stufa a pellet moderna.
Così, se uno si chiude in casa, spesso ha più concentrazione di inquinanti dentro che fuori: il caminetto aperto è così bello da vedere ma bisogna essere consapevoli della sua pericolosità.
In Canada, dove hanno legna da vendere per tutto il mondo, è vietato bruciare legna nei camini aperti: si possono usare solo camini a tenuta stagna. Oppure ricorrere agli ologrammi ..

C'è un altro aspetto da tener presente: il pellet certificato inquina 10 volte meno della legna e 4 volte di meno del pellet non certificato, occorre stare attenti dunque a che legna si compra e come la conserviamo.

La scheda del servizio: POLVERI ALLE STELLE di Antonella Cignarale
Qui un'anticipazione su Raiplay
Stando seduti davanti al fuoco spesso ci si incanta, ma quanti sanno che il simpatico caminetto emette le assai nocive polveri sottili? Oggi il riscaldamento a legna pesa per il 65% sul totale delle emissioni nazionali di particolato, per il resto causate da traffico, attività agricole e industriali. Ma c’è differenza tra un camino tradizionale aperto e una stufa ad alto rendimento energetico, che consuma poco e di conseguenza emette meno polveri nell’aria. La legna è considerata fonte energetica rinnovabile e in quanto tale andrebbe favorita secondo l’accordo sul clima di Parigi firmato dall’Italia. Dipende però da come si brucia. Secondo l’Arpa Lombardia una tonnellata di legna permette di evitare l’emissione di circa 80 kg di CO2 se bruciata in un camino aperto e di circa 900 kg di CO2 se bruciata in una stufa efficiente. E il pellet? È segatura pressata, tutto naturale… davvero? E come si sceglie? Se vogliamo che il fuoco ci incanti e non ci intossichi, come bisogna accenderlo? Se va bene il blocco della circolazione, allora anche la stufa della nonna va rottamata, accenderla è un crimine ambientale tanto quanto bruciare i resti di un mobile verniciato. L’Unione europea ci ha più volte richiamati per infrazione dei limiti stabiliti, basti pensare che nei territori del bacino padano il limite giornaliero di 50mg di polveri presenti nell’aria che respiriamo viene costantemente superato anche del triplo. Per anni ci si è affidati alla danza della pioggia e adesso le regioni corrono ai ripari, per cui in alcune zone non si potrà più nemmeno accendere il vecchio caro caminetto inquinatore, in altre si vieteranno le stufe a 2 stelle, le stesse per le quali sono stati appena erogati gli incentivi.

L'emergenza sbarchi e la soluzione ipocrita dell'Italia
L'accordo con la Libia, o meglio con uno dei due governi della Libia, quello di Serraj, doveva porre fine agli sbarchi e alle morti nel Mediterraneo.
La tregua, pagata coi nostri soldi finiti ai signori della guerra e ai trafficanti è durata solo pochi mesi: ora sono ripresi gli sbarchi e pure le morti (a Salerno sono arrivate 26 donne morte).

L'accordo con Serraj (che forse nello scontro tra potenti in Libia si è pure rivelato il cavallo sbagliato) era l'unica soluzione possibile per limitare i flussi e per gestire l'immigrazione?
Report aveva presentato nel maggio 2016 un sua proposta per gestire l'immigrazione che cercava di tenere assieme i principi dell'accoglienza, dell'integrazione nel nostro paese e anche della creazione dei posti di lavoro. Una soluzione dove era lo Stato che si prendeva in carico la gestione degli immigrati, senza passare per delle cooperative (bianche o rosse), che si sono rivelate ad oggi solo degli sprechi e cattiva gestione
Serve una gestione integrata e unitaria per accogliere i profughi, perché ora nemmeno le parrocchie riescono a gestire i flussi: il sottosegretario Manzione, intervistato, ammette che se dovessero arrivare i 300mila profughi stimati si dovrà lavorare ancora in emergenza.E se si dovesse fare noi l'accoglienza con una gestione pubblica?Già oggi spendiamo soldi nostri, abbiamo gli spazi (ex ospedali, ex caserme, beni confiscati alla mafia) per creare piccole stanze, aule per i corsi con regole severe (se non segui i corsi, non vieni accolto).Dopo al massimo di sei mesi i profughi hanno in mano uno status per capire se possono rimanere o meno: il costo per tutto è stimato in 2 miliardi di euro, per avere poi un patrimonio riqualificato.Ci sono i costi per il personale, con un costo annuo di 750ml, 15 ml per i medici, per il vitto, gas .. un altro miliardo.IL totale annuo è 2165ml di euro: il vantaggio di questa soluzione è che crea lavoro, da una maggiore percezione in sicurezza.

Il servizio di Claudia Di Pasquale, dopo il video diffuso dalla CNN, ci aiuterà a comprendere quanto fosse stata ipocrita, poco lungimirante e poco rispettosa dei diritti umani la scelta fatta questa estate dal ministro Minniti.

La scheda del servizio: UN MARE DI IPOCRISIA Di Claudia Di Pasquale
La rotta migratoria del Mediterraneo centrale dalla Libia verso l'Italia rappresenta l'80% dei flussi migratori dal Nord Africa verso l'Europa. Dal 2011 a oggi in Italia sono sbarcati oltre 700.000 migranti; quest'estate i flussi sono drasticamente crollati, per poi riprendere in questi giorni. Cosa è accaduto in Libia? Quali sono le politiche adottate dall'Europa e dall'Italia per gestire i flussi migratori e contrastare il traffico di esseri umani? Dall'addestramento della guardia costiera libica al ruolo svolto dalle ong, fino alle missioni dell'Unhcr, il servizio cercherà di capire cosa sta succedendo oggi nel Mar Mediterraneo.

Com'è andata a finire? L'inchiesta sul prosecco

Nell'anticipazione su Raiplay, il presidente Zaia smentisce le voci su suoi investimenti nel prosecco, i genitori hanno del terreno ma non coltivano nemmeno una pianta.
Le voci che Iovene aveva raccolta sono evidentemente delle falsità.
Ma non sono false le denunce delle persone in Veneto che hanno a che fare coi pesticidi usati nei vigneti, vicino alle case.
Queste persone, riunite in comitati come quello delle “Rive sane colle Umberto” non sono contro la cultura delle viti, ma contro l'intensificazione della cultura, che non è lungimirante e non guarda il futuro.
Denunce raccolte nella zona del DOCG dove si produce il prosecco superiore, zona candidata a patrimonio Unesco dell'umanità.
Anche se i regolamenti vietino l'uso delle sostanze più pericolose, gli abitanti denunciano violazioni e mancanza di controllo,

LA FRAZIONE DI PROSECCO di Bernardo Iovene

Ritorniamo sul prosecco, il vino spumante più venduto nel mondo. L’uva del prosecco è pagata più del doppio rispetto agli altri vitigni. Tra DOC e DOCG, oggi si vendono 510 milioni di bottiglie, e la richiesta supera l’offerta. Gli ettari coltivati a prosecco sono arrivati a 30.000, erano circa 10.000 nel 2009. Ormai si parla di monocoltura, ma il rovescio di questo successo sono colture intensive a ridosso di case, scuole e impianti sportivi che nel periodo dei trattamenti con i pesticidi creano problemi agli abitanti delle zone in provincia di Treviso. A un anno dall’inchiesta sul vino e sulla frazione di Prosecco in provincia di Trieste andiamo a vedere quali sono le novità, cosa hanno fatto i comitati, i comuni, i consorzi del prosecco DOCG e DOC, le regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia. Questa volta il presidente del Veneto Luca Zaia risponde alle domande di Bernardo Iovene sui trattamenti delle vigne, sul biologico, sul protocollo d’intesa con la frazione di Trieste e sull’operazione del 2009 che ha portato al successo e alla creazione della DOC più grande d’Italia. La governatrice del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani preferisce glissare e delega il suo assessore all’agricoltura a rispondere sul protocollo. Intanto nella frazione di Prosecco gli abitanti, in attesa che vengano rispettati i patti, hanno cominciato a produrre le prime bottiglie del prosekar.

Un pezzo del paese

Un bambino su 8 è in una situazione di povertà assoluta, una povertà da cui non si esce nemmeno andando a scuola, visto che quando vivi in contesti svantaggiati è più alto il rischio di non completare gli studi. Questo succede nell'Italia che, dice l'ex presidente Renzi "non è più fanalino di coda", "sono stati creati 900 mila posti di lavoro". 
Eppure i dati raccolti da Save the Children (che trovate sul Sole 24 ore) ci dicono che la luce in fondo al tunnel, per una parte del paese, ancora non si vede e chissà quando si vedrà.
Perché nell'Italia cresce il PIL e i posti di lavoro sono stati creati, ma non è una ricchezza che fa cresce il paese tutto assieme. Si può avere un lavoro (e dunque rientrare nelle rilevazioni ISTAT tanto sventagliate ora) ed essere lo stesso in una situazione di povertà.
Succede anche nella ricca Milano: uno studio della fondazione Cariplo ci dice che nella città di Expo un bambino su 10 vive in condizioni di povertà.

Non c'è solo l'Italia di Farinetti e del suo Fico, l'Italia degli stabilimenti di Marchionne dove gli operai ballano contenti "Happy, Happy!". Non c'è solo la Milano del lusso, di Expo, dei grattacieli di vetro.
C'è anche un paese di gente esclusa dal benessere, dai servizi sociali (che hanno pure subito dei tagli).
Un'Italia che sicuramente non viene considerata nelle discussioni che sentiamo in questi giorni sulle alleanze per le prossime elezioni: avranno parlato di loro Pisapia e Fassino nei loro incontri per convincere la sinistra ad allearsi col PD?
A proposito delle coalizioni, dopo il no di MPD l'ex sindaco di Milano ha commentato
“Ci ripensino”, ha dichiarato in queste ore. “Trovino o troviamo insieme il modo di non regalare il nostro Paese a chi l’ha rovinato tante volte”.

Ma quelli che l'han rovinato o rivinceranno le elezioni (con Berlusconi che torna a promettere un aumento delle pensioni minime) direttamente oppure torneranno a governare attraverso la sempre più probabile coalizione allargata.
Dal PD a Casini ad Alfano e a quelli che ancora ci ostiniamo a chiamare centro moderato.
E andiamo avanti, ma lasciandoci dietro un pezzo del paese.

19 novembre 2017

La banca della mafia – da La strategia del gambero (Colaprico)

La banca della mafia a Seveso, in una delle immagini catturate dalla Polizia

Ranirate è un piccolo paese nella zona a nord ovest della Lombardia, quella che una volta era una lunga distesa di piccoli capannoni della piccola industria che aveva illuso il nord e l'Italia di essere potenza mondiale.
E che poi, la crisi, l'ingordigia dei padroncini, la poca capacità di guardare lontano hanno spazzato via.
Ranirate, tra Milano, Varese, Como, la Svizzera, è un paese che non esiste ma, per usare le parole di Rosi in “Le mani sulla città”, è reale il contesto che Piero Colaprico ci racconta nel suo romanzo “La strategia del gambero”.
Due famiglie di ndrangheta, gli Spanò e i Corallo, che si sono divisi quella fetta di Lombardia, dividendosi gli affari: agli Spanò il traffico di droga, di prostituzione e le estorsioni.
Ai Corallo, l'usura: la villa bunker del boss don Rocco Corallo è un andirivieni di piccoli imprenditori o di persone normali che si vedono prestare soldi ad un tasso di interesse del 15% mensile.
A strozzo, appunto.
Ma ci sono anche altri imprenditori, più grandi e furbetti, che si presentano dal boss della ndrangheta per ripulire una parte dei guadagni, così da nasconderli alla Finanza e allo Stato.
Alcuni imprenditori, quelli che avevano l'appuntamento con Don Rocco nel pomeriggio, si erano già radunati nel cortile. Erano in sette in attesa di parlare con “la banca” di alcune “pratiche” considerate indispensabili per far sparire i guadagni e vivere alla grande. Il sistema, un'invenzione di don Rocco, era semplice e collaudato. Gli imprenditori portavano gli assegni, con importi tra i trenta e i centomila euro. E don Rocco pensava a tutto. Innanzitutto, indicava a chi intestare gli assegni, e cioè a qualcuna delle tante ditte precipitate nel suo girone infernale: ditte destinate al fallimento, alla bancarotta, all'esplosione, all'incendio, ai fondi statali del terremoto, ditte che avrebbero fatto arenare ogni indagine. Poi decideva quale percentuale, variabile tra il 7 e il 10 per cento, applicare. Ad accordo raggiunto, consegnava a ciascuno il denaro contante e una fattura su carta intestata dell'azienda-discarica, quella che avrebbe inghiottito ogni documento. Infine, mandava uno dei suoi a cambiare gli assegni e accumulava le banconote fresche nella cassaforte: a marcire in galera al posto dei Corallo e degli imprenditori sarebbe stata una qualsiasi delle sue teste di legno. “E' la nostra santa alleanza”, spiegava don Rocco: da una parte i mafiosi incassavano i soldi riciclati grazie a direttori di banche e uffici postali compiacenti, dall'altra gli imprenditori potevano scrivere nelle spese di bilancio di aver sborsato somme colossali, pagate con assegno non trasferibile, mentre in realtà si tenevano montagne di nero esentasse, in cambio di una percentuale che pagavano al boss. Un affare senza intoppi e, dopo tanti anni di questo “scambio”, la cassaforte di don Rocco era in grado di fornire sino a 10 milioni di euro in un solo giorno e non c'erano mai stati problemi con nessuno, nel senso che quei pochi che avevano avuto problemi non erano andati in giro a raccontarli, essendo morti.Piero Colaprico - La strategia del gambero (Feltrinelli)


I Corallo e gli Spanò, due famiglie che si guardano in cagnesco, sopportando la pax mafiosa imposta dalla genitrice Calabria, che si stanno per unire in nozze. Un po' come i Montecchi e i Capuleti, solo con due differenze.
Che questa volta Giulietta e Romeo non si amano per niente.
E che a rompere gli equilibri della pace in paese è arrivato Corrado Genito (ex carabiniere, ex investigatore, ex carcerato ...), in missione “sporca” per conto dei servizi.
E che userà la sua strategia del “gambero” per mettere le due famiglie l'una contro l'altra.


17 novembre 2017

L'ex capo dei capi

E' morto Riina, te lo ricordi Riina?
Sì, è il capo mafia, quello tozzo con lo sguardo duro, quello che ha fatto ammazzare i giudici Falcone e Borsellino, che è stato arrestato nel gennaio 1993 e che da allora sta in carcere.
Dove ieri è morto.
Allora ha ragione chi dice che ha vinto lo stato nella guerra alla mafia: arrestato Riina, arrestato Provenzano 13 anni più tardi (mentre si godeva in tv l'esito delle elezioni), la mafia ha perso lo stato ha vinto.
Peccato che la storia sia più complicata da raccontare e, soprattutto da capire.
L'ex capo dei capi è stato testimone di una stagione di mafia iniziata negli anni 50, quando la mafia era soprattutto criminalità locale, mafia rurale, braccio armato dei latifondisti e dei signorotti locali.
Come il medico di  Corleone, Navarra, ucciso nel 1958 dal gruppo di fuoco di Luciano Leggio (o Liggio): primo delitto politico mafioso, primo scalino nella gerarchia mafiosa dei corleonesi.
Da lì è partito tutto, fino al golpe dentro cosa nostra: i corleonesi non sono mafiosi qualunque, non sono come i palermitani, non sono uomini d'onore (semmai esista onore dentro cosa nostra).
La prima guerra di mafia a Palermo, la strage di viale Lazio, l'omicidio del giudice Scaglione (poco prima della sua testimonianza per l'omicidio del presidente dell'Eni Mattei) e poi tutti gli omicidi politici a cavallo degli anni 80: da Boris Giuliano, Pio La Torre, Dalla Chiesa...

Di tutti questi omicidi Riina e i corlenesi hanno subito condanne, sono stati ritenuti responsabili.
Ma non si è mai andato oltre, come non si è riusciti ad andare oltre sulle stragi dell'estate del 1992.
La morte dell'irriducibile Riina e di Provenzano chiude forse per sempre la possibilità che si apra una crepa nell'omertà mafiosa su una stagione in cui c'è stata l'impressione che stato e mafia andassero a braccetto in Sicilia (e non solo sull'isola).
Morto un capo se ne fa un altro, ora: di certo la mafia non è stata sconfitta (ha solo cambiato pelle), bisognerà ora chi diventerà il nuovo capo (Messina Denaro? Ci sarà una guerra?) e se assisteremo nuovamente ad un cambio di strategia dei boss.
Ci sono ancora tanti capi mafia al 41 bis, come i Graviano, gente che sa e che in questi anni è stata zitta.

16 novembre 2017

Fiducia nell'informazione

Il sito di Repubblica.it ci fa sapere che, assieme a La Stampa, "da oggi il nostro giornale entra in un gruppo di media internazionali che certificheranno il proprio lavoro giornalistico in base a indicatori di credibilità e trasparenza".

Repubblica aderisce al Trust project, con tanto di codice etico dove, tra le altre cose si legge
4. INDIPENDENZALa Repubblica rifiuta i condizionamenti politici e la corruzione: nessuno può richiedere denaro o altri vantaggi per eseguire prestazioni indebite. Per garantirlo, ogni decisione presa deve essere adeguatamente verificata e comunque verificabile. I conflitti d’interesse vanno denunciati e sono sanzionati. Ogni potenziale conflitto di interesse va comunicato e valutato insieme agli organi dirigenti del giornale. Le decisioni editoriali sono totalmente indipendenti dalla proprietà dell’impresa Repubblica.

Così ora potremo leggere qualche notizia in più sull'inquinamento della centrale di Vado Ligure, l'inquinamento della "Tirreno Power"l’impianto che vede tra gli azionisti Sorgenia (gruppo De Benedetti), lo stesso proprietario di CIR.


La legge sul Whistleblowing

Finalmente è passata la legge sul Whistleblowing, una legge che dovrebbe colmare il gap nei confronti dei paesi dove la corruzione è un problema e non una opportunità di carriera e affari.
Ci sono alcune criticità da sistemare: il giudice Piercamillo Davigo ha ricordato il fatto che i dipendenti pubblici spesso sono anche pubblici ufficiali e che dunque hanno l'obbligo di denunciare le situazioni di corruzione di cui sono eventualmente testimoni.
E se hanno questo obbligo, come possono rimanere anonimi?

Escluso questo aspetto rimane un passo in avanti importante, perché finalmente si tutela chi denuncia una potenziale situazione di reato, mettendolo in una posizione meno ricattabile.
Finalmente.

Non dovrebbero più succedere storie come quella di Andrea Franzoso, il funzionario dell'Audit di Ferrovie Nord che è stato di fatto costretto ad andarsene dopo che l'azienda gli aveva tolto il suo lavoro.
E' lo stesso meccanismo cui assistiamo oggi sulle denunce delle attrici per le molestie che hanno dovuto subire durante i finti provini: leggete cosa commentano i bravi maschietti italiani, chissà come mai sono denunce anonime, perché non ci mettono la faccia (cosa falsa, visto che una ex miss Italia ha mostrato bene il suo volto), chissà come mai aspettano tanti anni per denunciare ..

Ecco, chissà perché, nel paese dei ricatti e dove chi ha il potere di solito lo usa facendone spesso abuso, le persone più deboli fanno fatica, hanno paura a denunciare.
Con questa legge si toglie un po' di questo abuso di potere e forse renderà questo paese più civile onesto.
La nostra Costituzione recita al primo articolo "L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro": non è solo il lavoro della cassiera o dell'addetta alle pulizie che lavora per un miseria in una coop che vince gli appalti al massimo ribasso.
E' anche il lavoro di noi cittadini che, tutti i giorni, dobbiamo lavorare per un paese migliore.
A molti tutto questo puzzerà di moralismo, a me sembra solo l'attuazione della Costituzione per una vera democrazia.

15 novembre 2017

L'Italia, paese del finché


Quello che ci fa fare il giornalista Piero Colaprico nel suo romanzo è un viaggio nel lato nascosto (ma nemmeno troppo) della criminalità in Brianza e nell'alto milanese.
Vi sarete chiesti, mi auguro, chi gestisce il traffico di prostitute che arrivano dai paesi africani e che vediamo girare poco vestite sulle strade provinciali, di notte.
Oppure in che modo, secondo quali giri, la droga arriva dai paesi del lontano oriente o dal sud America fino a quegli spacciatori che trovi in certi locali, nei boschetti di Rogoredo, in certe piazze delle città.
Immagino che non vi avranno colto di sorpresa le notizie su Seregno e il sindaco che avrebbe (il condizionale è d'obbligo) i voti dai calabresi. La banca della mala a Seveso che prestava a strozzo a imprenditori con l'acqua alla gola.
Ecco, come Carlotto ha fatto per la criminalità cattiva e ben radicata nel nordest, lo stesso ha fatto per noi lettori Piero Colaprico col nord ovest.
Milano, Varese, la Brianza, i laghi.
Siamo in Italia, il paese del finché.
Il paese dove puoi farti tutti i tuoi comodo, finché non dai fastidio a qualcuno. E quel qualcuno magari è uno ndranghestista che non ama troppo clamore o che altri vengano a fare affari nel suo territorio o a ficcare il naso.
Il primo capitolo del giallo "La strategia del gambero" dove ritroviamo l'ex capitano dei carabinieri Corrado Genito, si intitola proprio così: L'Italia, paese del finché
Ecco, il boss nigeriano ignorava che l'Italia è il paese dei finché, pensò Genito. Cioè, un posto magnifico, con bellezze storiche e naturali uniche al mondo, che a differenza della Mesopotamia, dell'Egitto, dell'Ellade non è mai crollato, ma si è rinnovato secolo dopo secolo, riuscendo a restare tra le grandi potenze, e si può fare quello che si vuole, si può diventare ricchi rubando e truffando, essere nominati presidenti del Consiglio, capi della mafia, razziatori di beni pubblici, magistratti apparentemente inflessibili e medici geniali, ricattatori, terroristi e banditi: finché.Nel caso del nigeriano che assomigliava a Balotelli, era andato alla stragrande finché i cittadini del paesino s'erano allarmati delle sale d'aspetto della stazione che avevano ripreso a vivere, se si poteva chiamare quel nuovo e continuo andirivieni di persone senza biglietto che sciamavano verso le panchine dei giardinetti.I partiti, e anche il nuovo sindaco, non erano riusciti a venire a capo di niente, durante due maxiretate erano stati trovati dieci grammi di eroina in un cespuglio e due scimuniti del Gambia senza permesso di soggiorno.Quanto avevano riso i nigeriani finché - così era stato spiegato a Genito da uno che la sapeva lunga - "Kurt, che in vita sua ha mosso tonnellate di roba, s'è mosso di persona Ha fatto circolare la voce che vuol dare un'occhiata e, secondo me, dovresti andarci anche tu"
Piero Colaprico - La strategia del gambero (Feltrinelli)

La vergogna

La vergogna nazionale è avvenuta sotto gli occhi di tutti: non mi riferisco al servizio della CNN che mostrava le condizioni da campo di concentramento nazisti in Libia (o nei Balcani), da criminali che probabilmente abbiamo foraggiato noi.
No, la vergogna è stata la sconfitta dell'italiaetta, che non è riuscita a qualificarsi per il mondiale, dopo il pareggio a Milano con la Svezia.
Nemmeno più il calcio abbiamo, per intrattenere il paese la prossima estate.
O forse si discuterà dell'attaccamento alla cadrega e alla buonuscita dei vertici del calcio italiano, dopo la loro esperienza fallimentare..
Del resto, se in questo paese non se ne vanno i responsabili della vergogna libica come Minniti (e nemmeno un commento da parte dei tanti che puntavano il dito contro le ONG taxisti del mare), del crac delle banche, dell'economia e della finanza (mi riferisco al richiamo dell'Europa sui nostri conti pubblici – gli italiani devono sapere la verità), perché Ventura e Tavecchio dovrebbero fare differenza?

Solo perché abbiamo visto che in Libia, dai nostri alleati (il sindaco di Tripoli, che doveva controllare il porto di Sabrata, per esempio), si può comprare un uomo per 700-800 dollari?
Solo perché, ancora una volta, abbiamo sbagliato a scegliere gli alleati?

O forse a noi bravi cristiani, difensori dei valori europei, bastava non vederceli più davanti?