01 marzo 2018

I buoni cittadini

Si legge sempre che la tecnologia è neutra, tutto dipende da come la si usa.
I braccialetti di Amazon, le armi vendute in America, le telecamere ad ogni angolo delle città.
E lo stesso vale per i social network, i siti a cui affidiamo una buona parte dei nostri segreti, senza porci a volte troppe domande.

Ecco, leggendo questa notizia di Wired, qualche domanda in più dovremmo farcela: una patente a punti (Social Credit System - SCS) dei nostri comportamento "social", pensata dal governo cinese per creare buoni cittadini della rete, con l'aiuto dei portali nazionali.
Più alto è il ranking che ottieni (con le buone amicizie, con i buoni commenti) più bonus prendi.
Ma buoni in che senso? Sappiamo come il governo cinese non sia proprio un esempio di democrazia liberale (senza che questo scuota le coscienze dei big di internet)
Non serve spiegare come tutto questo possa viziare le relazioni sociali (chi non si sentirà autorizzato a chiedere agli amici di non rovinare la scalata con un commento negativo alla politica?) e far fiorire, dall’altro lato, un mercato nero della reputazione online, per far innalzare i punteggi (come succede adesso con la vendita di like e follower, ma con ripercussioni ancor peggiori).  
E se adesso sono tutti concentrati sulla positività del punteggio, con l’introduzione obbligatoria al sistema nel 2020, bisognerà anche guardare in faccia le sanzioni. Quelli che adesso sono premi, potrebbero essere merce di scambio al ribasso per chi non è in linea con la parte alta della classifica: non sei affidabile? Ti riduciamo la velocità di connessione, o magari l’accesso al ristorante.

Nemmeno Orwell si sarebbe immaginato questo: "La vita diventerà un concorso di popolarità senza fine, con tutti noi a concorrere per il voto più alto, quello che solo pochi possono raggiungere" - il commento finale dell'articolo di Wired.

2 commenti:

elena gaetti ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
elena gaetti ha detto...

Mah. Non è tanto la corsa alla popolarità che mi perplime e dispiace (mi fa anche un po' paura), quanto il controllo che vi è sotteso. E chi controlla i controllori? Se poi utilizzeranno algoritmi - come pare faccia FB, per capirci - sarà difficile anche spiegarsi... (questo era il primo commento)
Aggiunta: qui si parla della Cina e della sua scarsa democrazia, ma... siamo sicuri che in Italia sarebbe diverso? Io no, per nulla.