30 aprile 2018

Pio La Torre – una vita contro la mafia

Domani 1 maggio, è la festa del lavoro e oggi, 30 aprile, è l'anniversario della morte di Pio LaTorre, segretario del PCI siciliano, ucciso da un commando della mafia a Palermo nel 1982.



Lavoro, un lavoro che dia dignità a tutti, anche agli ultimi, che non sia sfruttamento o ricatto.
E mafia, che vuol dire vivere liberi dal peso di questo sfruttamento su lavoro, vita privata. Che vuol dire ottenere come concessione del boss, del potente, ciò che è tuo diritto.
La casa, le cure mediche, un posto di lavoro.

Come si capisce, sono due temi che intrecciano lavoro e contrasto alle mafie, non solo al sud, ma in tutto il paese.
Sono due temi storici della sinistra: di quella sinistra che sta dalla parte degli ultimi e non dai signorotti locali, che si occupa di abbattere le disuguaglianze, gli ostacoli che impediscono agli ultimi di migliorare le loro condizioni.

Di lavoro e di mafia si era occupato in tutta la sua vita di politico Pio La Torre: da siciliano, sapeva comprendere il linguaggio della mafia e aveva intuito quale fosse la strada per combatterla. Andarla a colpire nel suo patrimonio, con la confisca dei beni.
Si deve a Pio La Torre la legge poi approvata l'indomani dell'omicidio del prefetto Dalla Chiesa: il 416 bis, l'associazione di stampo mafioso, che prevedeva appunto che la confisca dei beni ai boss.
Per mostrare ai cittadini la forza dello Stato, capace di mettere a nudo il re.

Lavoro e contrasto alle mafie sono stati i grandi assenti nella campagna elettorale passata e perfino in queste settimane dove si è parlato di un programma per un governo di cambiamento.
Argomento dimenticati anche nel discorso alla nazione del segretario di fatto del Partito Democratico che pure ha rivendicato le sue leggi, le sue riforme.
I contratti attivati, i posti di lavoro. Come se il lavoro, cardine di questa Repubblica democratica, fosse solo un numero da misurare.
All'argomentazione del sud assistenzialista, che ha bisogno del reddito di cittadinanza, nessuno ha ricordato al senatore Renzi che se il sud è in queste condizioni è per colpa di una classe politica e dirigente che è quasi sempre la stessa. Che si passa il potere di padre in figlio.
E le liste elettorali al sud, per tutti i partiti, sono lì a dimostrarlo.
Dai De Luca ai Navarra, ai Cardinale ..
Dalla Chiesa, a chi gli chiedeva perché la mafia avesse ucciso Pio La Torre, rispondeva “per tutta una vita”.
Non solo mafia, ma anche per le sue lotte per un partito comunista libero dalle connivenze coi poteri opachi dell'isola (che ai suoi tempi voleva dire ad esempio i Salvo), per una amministrazione trasparente.
Non solo mafia: Falcone, a proposito dei delitti politici, Mattarella, Reina, La Torre, parlò di "omicidi in cui si realizza una singolare convergenza di interessi mafiosi e di oscuri interessi attinenti alla gestione della cosa pubblica, fatti che presuppongono un retroterra di segreti e inquietanti collegamenti che vanno ben al di là della mera contiguità e debbono essere individuati e colpiti se si vuole davvero voltare pagina".

Ecco, non è voltato pagina allora, e nemmeno oggi.

Nessun commento: