21 maggio 2018

Un popolo che era di navigatori e santi – le inchieste di Report


La simulazione di Report. Se il porto di Gioia Tauro si trasformasse in quello di Rotterdam ci sarebbe un impatto economico nazionale. Dai porti alle nuove imprese, volumi di affari triplicati, crescita e posti di lavoro. Inoltre: eravamo un popolo di navigatori e santi, lasciamo un po' a desiderare. che fine hanno fatto le decine di milioni di euro spariti dalle casse di San Francesco?

Eravamo un popolo di Santi, navigatori e poeti.
Oggi è sparita la poesia (e anche la lettura in generale), sempre più rari i santi (e nemmeno puoi fidarti degli ordini religiosi) ed è sempre più difficile fare i navigatori.
Battute a parte, i servizi di Report di questa sera toccheranno due argomenti diversi: lo scandalo dei poverelli di Assisi e come rilanciare il porto di Gioia Tauro, rilanciando l'economia e l'occupazione.

Nell'anteprima, si parla delle coste: delle coste che c'erano una volta e che costituivano il fiore all'occhiello per il turismo nel nostro paese e che oggi stanno sparendo metro per metro.
Colpa dei cambiamenti climatici e colpa anche del poco rispetto da parte degli amministratori locali e dei politici nazionali che hanno consentito anni di scempi.
Fiumi dirottati o con l'alveo cementificato, il cemento che si prende pezzi di mare stravolgendone gli equilibri.

Su 7600 km di coste le spiagge in via di erosione sono 1200, abbiamo perso 35kmq in 50 anni, con un arretramento delle coste che va dai 25 ai 200 metri: colpa dell'erosione, un fenomeno cui ha contribuito la costruzione di porti e strade a ridosso delle coste.
Per cercare di frenare il fenomeno, si spendono milioni nel rimettere la sabbia al largo, ma basta una mareggiata per far tornare tutto come prima.
Ci guadagnano solo le ditte incaricate di buttare sabbia, ma è come svuotare il mare con un cucchiaino.


Stessa spiaggia, stesso mare? A ritrovarla la spiaggia! Lungo gli oltre 8.350 chilometri di costa oggi il fenomeno dell’erosione rischia di far scomparire alcune tra le spiagge più amate dai turisti stranieri e italiani: Eraclea Minoa, in Sicilia, per esempio, e quelle lungo tutta la dorsale adriatica.Secondo i dati del ministero dell’Ambiente l’Italia in cinquant’anni ha perso più di 35 chilometri quadrati di coste. Le cause sono diverse: le correnti che mutano per effetto dei cambiamenti climatici e dell’innalzamento del livello dell’acqua, ma è soprattutto l’uomo causa dei suoi mali. La costruzione di moli, le opere civili lungo i litorali italiani mutano il flusso delle correnti. E il rinascimento è diventato un business milionario che ingrassa le ditte che operano in emergenza. Tra progetti a macchia di leopardo e pianificazioni mancate servirebbero oltre quattro miliardi di euro per rimettere a posto le coste italiane. Ma esiste un modo per risolvere il problema una volta per tutte? 

C'erano una volta i poverelli

Che fine hanno fatto le decine di milioni nelle casse di San Francesco?
Dopo aver inseguito i soldi dei furbetti nei paradisi fiscali, Alberto Nerazzini andrà sulle tracce dei soldi donati all'istituto di San Francesco oggi spariti nel nulla.

La scheda del servizio: I poverelli di Alberto Nerazzini
Cosa si nasconde dietro lo scandalo che coinvolge uno degli istituti religiosi più importanti della Chiesa? Decine di milioni di euro, frutto di lasciti, donazioni e rendite immobiliari sono spariti nel nulla, affidati, tra il 2007 e il 2014, a un faccendiere che si muove tra Italia, Africa e Svizzera. Lo scopo, più che servire le opere pie, sembrerebbe quello delle speculazioni finanziarie.Quando i nuovi vertici dei Frati Minori si accorgono del buco nelle loro casse, denunciano e comincia una storia dove a confondersi non sono solo il bene e il male, ma anche le strategie, i personaggi, gli interessi. Il piano religioso s’intreccia a quello giudiziario: una Procura che vuole archiviare, un giudice che invece respinge e ordina il processo per i tre economi dell’ordine, il misterioso uomo di fiducia dei frati trovato impiccato nella sua villa.Alberto Nerazzini ha seguito le tracce dei soldi e le orme dei francescani e ne emerge una spy story, dove la realtà dei fatti supera la fantasia.


Come rilanciare il porto di Gioia Tauro

L'inchiesta di Michele Buono lunedì alle 21.15 su Rai3.
Se l'Italia con tutti i suoi porti diventassi una grande Rotterdam? Ci sarebbe un impatto economico nazionale: nuove imprese, volumi di affari triplicati, crescita e posti di lavoro.


Un grande polo logistico in mezzo alle rotte di merci e beni: questo lo scenario che ci racconterà Michele Buono questa sera.
Riusciremo ad afferrare questa opportunità, questa ricchezza che ci passa sotto il naso?
Oppure vogliamo continuare a tenere il sud e la Calabria abbandonate a sé stesse, in mano ai capibastone dei partiti, ad imprenditori che vivono coi soldi pubblici e vicini alle ndrine?

Le merci, le informazioni si spostano per il mondo e l'Italia è su una rotta che è diventata centrale: una rotta che parte dal sud e dall'est e che per arrivare nel nord Europa passa proprio per l'Italia.
Suez ha raddoppiato la sua capacità, cosa stiamo aspettando per rendere il nostro porto la porta d'ingresso per l'Europa?

La prima anticipazione su Raiplay:

Ad oggi le navi preferiscono fare migliaia di km in più per arrivare ai porti del nord. Eppure basterebbe migliorare le infrastrutture, togliere di mezzo le infiltrazioni mafiose e le inefficienze.
Si rafforzerebbe l'Italia e l'Europa, perché potremmo fare vera concorrenza mondiale come un immenso continente logistico unitario, spiega Bart Kuipers, docente di economia proprio all'università di Rotterdam.
Si tratta di legare il porto alle attività di filiera alle spalle: servono collegamenti veloci tra il porto alle stazioni, su verso il nord, da Gioia Tauro a Bari, da Napoli (l'altro porto del sud del paese) a Bari. E da Bari verso l'Oriente.
La seconda anticipazione:


A Bari stanno sperimentando un sistema innovativo di monitoraggio dell'aria e dell'acqua, di previsione delle condizioni meteo, basato su tre punti diversi del porto: obiettivo è ridurre l'inquinamento nel porto e ottimizzare l'attracco delle navi nelle banchine.
In questo sistema si utilizzano forme di “realtà aumentata” per vedere le quantità di merce in una nave, per simulare le manovre di attracco delle navi: l'intero porto è monitorato da delle telecamere virtuali che permettono tutti i controlli senza aprire le stive delle navi.

Anche questo sistema, Ismael progettato dalla DBA Lab di Treviso, è un pezzo della filiera dei trasporti e della logistica:

Le potenziali applicazioni di “Ismael” sono i siti portuali e le filiere logistiche. Sensori distribuiti sul territorio raccolgono dati relativi alle condizioni meteorologiche, alle concentrazioni di sostanze inquinanti, al transito di veicoli nell’area d’interesse, e così via. Una piattaforma software, funzionante sulla base di paradigmi innovativi come l’Internet of Things e i Big Data, raccoglie i dati provenienti dai sensori e quelli generati da sistemi informativi portuali, come gli spostamenti delle navi. Il risultato è la creazione di sofisticati modelli in grado di predire i fenomeni studiati. “E’ così, Ismael predice il verificarsi di fenomeni ambientali diversi”, ha detto Francesco De Bettin, “e offre quindi la soluzione per ottimizzare l’attività portuale. Ciò è reso possibile dalla presenza di un centro di calcolo dedicato, presso il quale i modelli predittivi saranno addestrati ed eseguiti”.
Ismael” è una assoluta novità sul mercato perché mette insieme i Big Data, la loro raccolta e la loro elaborazione con la rappresentazione per immagini del fenomeno monitorato. È possibile infatti vedere la banchina del porto con l’accumulo di container, la nave che sta arrivando e l’ingorgo provocato dal traffico o da un semaforo in tilt sull’arteria che deve essere percorsa dai camion in entrata o uscita dal porto. “Forse”, ha detto il presidente Francesco De Bettin, “occorre più fantasia per individuarne gli innumerevoli campi di applicazione che per progettare Ismael. Infatti si possono affidare a Ismael anche la predizione dei cedimenti di una trave su un viadotto autostradale, il calcolo dell’accumulo di sabbia che blocca l’accesso al porto e, in prospettiva, il monitoraggio di altri siti d’interesse”. Il progetto coinvolge importanti università e centri di ricerca nazionali e, grazie alla collaborazione con l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, verrà realizzato in forma sperimentale presso il Porto di Bari.


La scheda del servizio Dentro la mappa di Michele Buono
Se Gioia Tauro si trasformasse in Rotterdam? Una simulazione in forma d’inchiesta per calcolare l’impatto economico di un sistema portuale nazionale integrato, dalla Calabria al resto d’Italia.Il grosso dei flussi della ricchezza globale passa dal mare e i porti sono le postazioni migliori per prendere e restituire ricchezza. Nel Mediterraneo ci passa sotto il naso la maggior parte delle rotte commerciali via nave che, attraverso il Canale di Suez, collegano l’Oriente con il Nord Europa e la costa atlantica americana. Rotterdam da sola movimenta ogni anno un numero di container superiore a quello che movimentano tutti i porti italiani messi insieme, con un impatto economico e sull’occupazione che dal porto si irradia a tutto il paese. L’Italia ha 7.600 chilometri di coste, piene di porti, nel centro del Mediterraneo. Solo a qualche migliaio di chilometri da noi c’è il canale di Suez che ha raddoppiato la sua capacità. Quindi, l’Italia si trova ora su una strada che da periferica è diventata centrale. È come se si fosse capovolto il mondo.Se Gioia Tauro si integrasse con il resto dei porti italiani, l’intera penisola diventerebbe un immenso retroporto; ci sarebbe un impatto economico nazionale: nuove imprese, volumi di affari triplicati, crescita e posti di lavoro. 


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