09 ottobre 2015

Anna, di Niccolò Ammaniti

Una bambina, il suo fratellino e un pastore maremmano.
Sono i tre personaggi dell'ultimo romanzo di Ammaniti, ambientato in una Sicilia del futuro, abitata solo da bambini.

Tutti gli adulti sono stati uccisi da una malattia, arrivata dalla pelle, la “rossa”: una nuova pestilenza che riempie il corpo di macchie rosse e pustole per cui non esiste alcun vaccino.
E mai verrà trovato forse.
Solo i bambini, finché non crescono, ne sono immuni.

Anna Salemi era nata a Palermo il 12 marzo 2007 da Maria Grazia Zanchetta e Franco Salemi”.
In questo scenario da “the day after” si ambienta tutto il racconto: Anna, la protagonista, vive chiusa nella sua casa a Torre Normanna, cercando di procacciarsi il cibo razziando i supermercati e le case dei “grandi”, per recuperare cibo in scatola, medicinali e tutto il necessario per sopravvivere in un mondo desolato, senza persone adulte, devastato dalla “rossa” e da una serie di incendi scoppiati sull'isola.

Ma dal Belgio arrivò il virus e questa famiglia, insieme a milioni di altre, fu spazzata via. Quando Franco e Maria Grazia morirono lasciarono Anna, di nove anni, e Astor di quattro”.
L'idea di base del romanzo è suggestiva: come potrebbe sopravvive un bambino in un mondo come questo? L'unico insegnamento cui aggrapparsi è il quaderno che la madre di Anna le ha lasciato. Dove, prima di morire anche lei contagiata dalla rossa, le ha lasciato tutti i consigli su come comportarsi.
Anna doveva fare la brava, doveva occuparsi di Astor, doveva insegnargli a leggere e non doveva perdere il quaderno delle Cose Importanti.”
E sul quaderno aveva cercato di prepararla a quanto le sarebbe accaduto: inizierà a mancarvi la luce, poi il cibo, l'acqua ..
“Figli miei adorati, vi amo tanto. Tra poco la vostra mamma non ci sarà più e ve la dovrete cavare da soli. Siete bravi e intelligenti e son sicura che ce la farete”.

Che razza di società prenderebbe il sopravvento, in un mondo popolato di soli bambini (e dei pochi animali sopravvissuti), che nemmeno hanno fatto in tempo a ricevere tutti gli insegnamenti dei genitori?
Ammaniti, anche prendendo spunto da libri famosi come “Il signore delle mosche”, descrive un mondo dove questi bambini si sono organizzati in tribù, in una sorta di regressione primitiva.
Tribù che idolatrano un idolo, la “picciridduna”, dove i più grandi schiavizzano i piccoli. Dove, armati di clave come antichi guerrieri preistorici, spingono le mucche lungo un precipizio per ucciderle:
Una dopo l’altra, senza nemmeno rallentare, le vacche si lanciarono nel vuoto, proprio come i mammut spinti dagli uomini primitivi giú dai dirupi”.
Solo che il dirupo è dentro un piano di un supermercato e i guerrieri sono dei bambini col viso dipinto con strisce nere.

Anna, dopo essere rimasta nascosta per anni nel suo rifugio domestico, per proteggere il fratellino Astor, è costretta ad uscire fuori, nel mondo, dopo che i “bambini blu” le hanno rapito proprio il fratello trasformandolo in uno dei tanti schiavetti.
Il racconto diventa così un romanzo sulla trasformazione verso l'età adulta (e qui si sente l'eco dei romanzi di Lansdale), sulla consapevolezza del mondo reale, sulla scoperta dell'amore. Con al centro questo personaggio femminile che colpisce per la sua tenacia:
La vita non ci appartiene, ci attraversa. La sua vita era la medesima che spinge uno scarafaggio a zoppicare su due zampe quando è stato calpestato, la stessa che fa fuggire una serpe sotto i colpi della zappa tirandosi dietro le budella”.

Il viaggio di Anna, accompagnata dal fratello, da Pietro, un altro ragazzino di cui si innamorerà e da Coccolone, sarà anche un viaggio alla ricerca di un mondo “altro”, dove non esiste la rossa.

Penso che Anna sia uno di quei romanzi destinati a dividere il mondo dei lettori tra quanti lo riterranno un libro entusiasmante e quanti invece uno di quei libri che ti scorrono addosso senza lasciarti quasi nulla. Non è un romanzo privo di difetti: in questo libro c'è un'eccessiva lunghezza nella descrizione dei luoghi, che appesantisce il ritmo della lettura.
E dunque il mio giudizio personale non è completamente positivo: da una parte mi è piaciuta l'idea di immaginare una nuova era, governata da bambini. Ma ho fatto fatica ad entrare in empatia col personaggio, specie nella prima parte del libro

La scheda del libro sul sito di Einaudi

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

Vajont, il nodo al fazzoletto

La prima pagina de l'Unità nei giorni successivi la tragedia del Vajont
La frana del Monte Toc

Longarone dopo
Anche quest'anno mi sono fatto un nodo al fazzoletto. È il 9 ottobre, e 52 anni fa a Longarone, in provincia di Belluno, si consumava una delle più gravi tragedie civili della nostra storia.
Una frana di 256 milioni di metri cubi di fango e roccia cadeva dal monte Toc nell'invaso della diga del Vajont, sollevando un'onda di 50 milioni di metri cubi d'acqua. Che solo per metà oltrepassò il ciglio della diga della Enel Sade, per abbattersi sul paese di Longarone. La compressione del muro d'acqua, che si abbatté sul paese dopo 1.20', fu pari ad un fallout di due bombe nucleari di Hiroshima. 2000 morti, di cui solo un migliaio furono i corpi recuperati.
Per giorni a seguire, si pescarono corpi dall'onda della piena.

Quella del Vajont è una storia che Marco Paolini ha già raccontato nel suo teatro civile, e invito tutti a comprarsi il DVD per comprendere meglio questa vicenda tipicamente italiana, o per scoprirla se nessuno ve ne aveva parlato prima.

Una storia tipicamente italiana e da cui non abbiamo imparato alcuna lezione.
C'è dentro tutto il peggio della classe dirigente e politica: il mancato rispetto della natura, l'asservimento della politica non all'interesse generale ma all'interesse speculativo del provato. La Sade, la idroelettrica privata, di proprietà del conte Volpi di Misurata, che in quella valle si comportava come un padrone. Con gli espropri, nei confronti dei contadini, col nascondere al sindaco e alla popolazione i rischi causati dalla diga.
Le scosse, le frane, i movimenti della montagna, le crepe sulle case di Erto e Casso (i paesi che si affacciavano sulla diga).
Uno stato nello stato, la definì Da Borso, presidente delle provincia di Belluno, quando aveva cercato di far luce sul progetto a Roma senza avere risposte.

Un padrone che non doveva rispondere agli amministratori pubblici e alla politica, semmai il contrario: era la politica che doveva rispondere alla Sade, allontanando qualunque funzionare intendesse mettere i bastoni tra le ruote.
A cominciare dal genio civile di Belluno che cacciò l'ingegner Desidera colpevole di ostacolare i lavori, senza tutte le autorizzazioni, della Sade.
Una storia tipicamente italiana per i troppi conflitti di interesse tra controllati e controllori: l'allegra commissione di collaudo (come la chiama nel suo teatro Paolini) composta da geologi e ingegneri che avevano già lavorato per la stessa azienda.
Una storia che racconta dell'assenza di qualsiasi remora di coscienza: la Sade era consapevole dei rischi di quell'impianto, costruito su una frana preesistente, sapeva della frana che incombeva sulla valle (per la relazione del professor Muller, anche questa tenuta nascosta), sapeva dei rischi di esondazione (per le prove fatte dall'università di Padova dal prof Ghetti, anche queste tenute nel cassetto).
Sapeva che le prove di invaso, necessarie per collaudare e vendere al prezzo migliore la diga all'Enel, potevano mettere a rischio l'incolumità degli operai e delle persone in quel paese a valle ..
Ma si doveva vendere al pubblico al miglior prezzo.

Nonostante questi rischi noti, si è andato avanti. Nemmeno nell'ultima notte, quando la montagna si muoveva a vista d'occhio e furono messi dei posti di blocco sulle strade, si avvisarono gli abitanti di Longarone. Perché?
Perché si doveva fare profitto, dopo gli investimenti, in parte finanziati dallo stato. Perché chi portò avanti la battaglia erano giornalisti rompiscatole come la Merlin (autrice di un libro che ha come sottotitolo “come si costruisce una catastrofe”). Erano contadini ignoranti come i malgari di Casso e Erto. Di cui l'Italia, in pieno boom industriale, non aveva più bisogno.

No, Vajont non era una tragedia che non si poteva prevedere, come scrisse l'11 ottobre Giorgio Bocca. Quelli che dopo la catastrofe puntarono il dito contro il ministro Togni e la Sade non erano sciacalli come scrisse Montanelli.
Sciacalli.

No, la tragedia del Vajont è una storia italiana.
E non dobbiamo dimenticarla.
Perché altre Vajont incombono sul nostro paese.
Perché ancora oggi viviamo un'epoca di scarso rispetto per la natura.

Perché ancora oggi sulle grandi opere si specula, si corrompe, si abusa, si lavora in conflitto di interesse per l'interesse dei pochi, privati, a danno della collettività.

08 ottobre 2015

Silurato

Riassunto di quello che sta succedendo: De Luca  può continuare a governare e insultare i giornalisti.
I voti di Verdini non fanno schifo (e nemmeno quelli di D'Anna e Barani) perché le riforme si votano tutti assieme.
Il PD in Sicilia può imbarcare tutti gli ex centrodestra che vuole, che scacciano i vecchi iscritti.
Ma Marino no: per quei 20mila euro che forse avrebbe speso in cene con la famiglia se ne deve andare.
Dice Esposito, l'assessore tifoso della juve (e anche un po' del TAV) che "Non ci sono le condizioni per andare avanti".

Eh si.
Come diceva la relazione di Barca del PD romano? "Un partito dannoso, cattivo, pericoloso".

Segnalo l'articolo esilarante di Rondolino su l'Unità (in risposta all'intervista a Canfora).
Il PD non è di destra " il soviet del Fatto ha deciso che il partito di Renzi è “naturalmente di destra”. Suggeriamo al professor Canfora, la prossima volta, di portarsi una matita e provare con un disegno."
Chissà se Rondolino li capirebbe almeno quelli ..

L'odore delle bombe

Staino su l'Unità
Anche le bombe, come le riforme, hanno un odore diverso a seconda di chi le sgancia o le propone.
Se ad mettere il bavaglio alla stampa è la destra (quando ancora era destra berlusconiana) era un rischio per la democrazia e si protestava.
Ora che lo fa la sinistra berlusconizzata è invece a protezione della privacy.

Le bombe, quando le sganciavano gli USA sponsorizzate dalla destra, sempre quella, berlusconiana, erano un errore. Marce della pace, sciopero della fame..
Oggi, è tutto un minimizzare: che sarà mai, quattro tornado in croce.

Stesso discorso per le battute sessiste: uno scandalo ai tempi di B., oggi invece ci si difende come i bambini, però anche Grillo lo fa.
Il controllo della stampa e le sparate contro i talk, quelli che non si sono accorti che è stato eletto un nuovo governo.

E' l'arte del trasformismo: anziché cambiare verso, si sono presi i temi cari alla destra, assieme ai voti (altrettanto cari) dei vari Verdini, D'Anna & c.
Una volta Renzi1 chiedeva le dimissioni di Alfano, Cancellieri e la non candidatura di Barraciu per questione di opportunità politica.
Ma poi si è scoperto che anche i voti non hanno odore e non puzzano.

07 ottobre 2015

Schiaffoni e lotta di classe

Dice Squinzi che il sindacato in questi anno ha dato schiaffoni alle imprese e ai poveri imprenditori.
“Mi sembra che le posizioni dei sindacati siano irrealistiche sul piano monetario e sul futuro del Paese. Sono mesi, almeno da luglio, che ci prendono a schiaffoni e rinunciano a tutte le nostre aperture. Ne prendiamo atto”.
Schiaffoni.
Come a Melfi, dove i sindacalisti della Fiom che non avevano firmato erano stati lasciati fuori. E dove il nuovo contratto FCA (firmato da parte dei sindacati) prevede turni più duri e salari ridotti.
Come a Taranto, dove due sindacalisti sono stati esclusi dai contratti di solidarietà.
Come a Roma, dove l'assemblea dei dipendenti senza stipendio da mesi è diventata l'occasione dell'ennesimo attacco ai diritti.

La lotta di classe, con buona pace dello storytelling, continua nel solco della compressione dei diritti e dei salari.
Sono le buone riforme auspicate da FMI e dalla Troika che si stanno mettendo in atto.
Quelle che, così almeno dicono le previsioni, porteranno ad un aumento del PIL. Peccato che siano previsioni e che quelle del fondo monetario sono comunque inferiori alle stime del governo.

Questo potrebbe essere il pretesto per l'ennesimo intervento per sul lavoro: via il contratto nazionale per un contratto aziendale dove sei tu, le RSU locali e il resp. delle risorse, compensato dal salario minimo.

PS: cercavo traccia della notizia sul fu giornale di Gramsci e di Berlinguer, ma non ne trovo traccia. A parte le solite polemiche contro Civati, i talk, Il fatto quotidiano ..

Aiutiamoli a casa loro

Così, dalla parola siamo passati ai fatti: andremo a bombardare l'Isis (forse, perché quando si bombarda non si sa mai) in Iraq, ci dice la ministra competente.
Dopo aver informato i lettori del Corriere che nell'articolo di ieri scriveva proprio questo "come auspicato".
La presenza dell’Italia nella coalizione compie così un salto di qualità che il Corriere aveva auspicato il 9 e poi ancora il 28 settembre scorsi, ritenendo che il nostro Paese dovesse assumersi responsabilità maggiori della semplice ricognizione in quella che è ormai una guerra in piena regola contro i tagliagole dell’Isis.
Il giornalismo che si mette l'elmetto, come ai tempi della guerra al terrore in Afghanistan, che si trascina fino ad oggi.
Li aiuteremo a casa loro con i 4 caccia tornado che, speriamo a breve, verranno sostituiti dai caccia F35 (sperando che non venga un temporale) per la gioia degli americani che ce li vengono.

Il parlamento verrà informato e, certo, dovrà votare (approvando) l'azione militare.
Se poi ci scappano dei morti civili, beh, effetti collaterali.

06 ottobre 2015

I corpi intermedi

Anche oggi l'Unità ha dato il suo contributo alla causa: una presa per i fondelli alla minoranza PD e uno a Landini (una volta era la Camusso, ma evidentemente si è aggregata).
Il tema non sarebbe da sfottò né da prendere sottogamba: avete visto le immagini del responsabile delle risorse umane aggredito dalle risorse umane stesse, dopo l'annuncio degli esuberi?

Ecco, in questi giorni Renzi e Squinzi sono pronti a dare un altro colpetto alla disgregazione dei corpi intermedi.
Via alla contrattazione collettiva per favorire quella a livello aziendale.
Sei tu, le unità locali e l'azienda. Indovinate a livello aziendale chi avrà il coltello dalla parte del manico.

L'articolo di Gilioli qui dice già tutto: se vogliamo anche qui queste scene, accomodatevi.
Ecco: banalmente, quanto accaduto ieri a Roissy è un segnale tra i tanti di una società che da liquida sta diventando addirittura gassosa: effetto conclusivo dell'egemonia culturale di quanti dai primi anni Ottanta sostengono che "la società neppure esiste", quindi ogni individuo è lasciato da solo a vincere o a perdere, e se vince è figo, se perde uno sfigato.Gli individui lasciati soli la sanno esprimere solo così, la contrapposizione sociale: mettendo le mani addosso a un potente, se ci riescono, poi fine.Questo avete voluto, cari iperliberisti, questo oggi vi viene ammannito.E a voi probabilmente va bene così, almeno finché l'aggressione capita a un altro.A noi invece - noi antiliberisti, intendo - il compito immane di costruire nuovi corpi intermedi, nuove forme di rappresentanza, nuovi strumenti perché il conflitto sociale produca effetti diversi e più utili a tutti, anziché un uomo per mezz'ora a torso nudo.
Vorrei aggiungere un'altra cosa: gli articoli che raccontano le miserie di AirFrance sono ridicoli.
Abbiamo privatizzato Alitalia, scaricandone i costi sulla collettività (come i debiti de l'Unità): nonostante questo, la nuova Alitalia perde 1 ml al giorno.

Un minimo di pudore, signori.

Lui è peggio di me (infantilismo 2.0)

E quando ad attaccare i giornalisti era Grillo eh? Tutti zitti 
E quando erano i grillini a fare battute sessiste contro le parlamentari PD eh? Tutti zitti anche allora?
E quando i grillini volevano interrompere la seduta?

Ogni volta i "soldatini" del partito della nazione devono trovare una giustificazione alle porcherie sotto gli occhi di tutti, tirando in ballo la giustificazione "ha iniziato prima lui". Come i bambini a scuola.
Alla fine, i senatori D'Anna e Barani si sono presi cinque giorni di sospensione, una settimana bianca, a riposarsi. 
Un bell'insegnamento al paese: se i vostri figli a scuola poi ripetono questi gestacci, potranno rispondervi (con la stessa faccia dei signori di cui sopra), "l'ho visto fare in senato" .. "il mio gesto è stato travisato".

La scusa è pronta e va bene per De Luca, per Barani e per rintuzzare le critiche nei confronti di Verdini.
Ma come, vi fa schifo Verdini e prima ci avete governato assieme?
E Letta? E Monti? E Bersani quando corteggiava Fini?
E quando era l'ulivo che voleva abolire il Senato?

Inutile rispondere spiegando che c'era un'altra legge elettorale, che Fini aveva rotto con B., che le proteste del M5S erano contro la ghigliottina sul decreto Bankitalia .. etc etc

Maestra mi ha dato un pugno .. ha iniziato lui

05 ottobre 2015

#TGBello

Il TG bello di @missouri4

Le tasse diminuiscono.
Il canone costerà di meno.


I posti di lavoro aumentano in modo esponenziale.
Il governo esce dalle riforme rafforzato.
Il PIL crescerà del +1%
La lotta all'evasione sta funzionando e con quei soldi abbasseremo le tasse...

Tutto #moltobello.
Peccato che col #jobsact aumentino solo i precari, la disoccupazione giovanile non sia cambiate e ancora si deve capire cosa succederà a fine incentivi.

Il fatto quotidiano del 2 ottobre
Che magari le tasse da Roma diminuiranno, ma se devi pagare più ticket per gli esami medici, se aumentano le tasse locali sulla casa, se aumentano gli abbonamenti ai trasporti pubblici, non è che cambi molto la situazione.
Che dalla voluntary disclosure ci si aspettavano 3 miliardi e ne sono arrivati 600 ml e quei soldi sono già impegnati per il buco creato dalla bocciatura del 'reverse charge'.
E sulle riforme, ne uscirà anche rafforzato Renzi (non il PD), ma alla lunga dovrà pagare pegno a Verdini e ai centristi su giustizia, temi civili, lotta alla corruzione, rimangiandosi tutte le promesse.

Insomma, tutto molto bello e clean, peccato che mi ricordi un po' la storia delle emissioni della VW. Anche quelle erano #moltobello, ma poi il trucco è stato sgamato. 
Insomma, tutto molto bello e clean, peccato che mi ricordi un po' la storia delle emissioni della VW. Anche quelle erano #moltobello, ma poi il trucco è stato sgamato. 

Presa diretta: pesca selvaggia

Sicilia, Sciacca: il servizio sulla pesca selvaggia di Presa diretta parte dal peschereccio Maristella, che va al largo nel mare della Sicilia per pescare sardine, acciughe, quando si trovano.
I banchi di pesce sono avvistati dal sonar che ora non vede nulla: oggi si pesca molto meno di una volta. La pesca viene prima stimata col retino, per capire quanto sono grosse le sardine avvistate: se della misura giusta, si può pescare, con la rete grande.

Fino a 10 anni fa c'erano 50 aziende che lavoravano il pesce: col diminuire del pesce sono chiuse. Delle 50, ne sono rimaste 12: il pesce lavorato viene spesso importato dall'estero, dalla Francia alla Croazia. Il poco pesce del mare di Sciacca fa saltare i conti agli armatori dei pescherecci.
Non conviene più pescare nei nostri mari. Meglio demolire le barche, lo stato da anche un contributo.
Come mai c'è meno pesce?
Perché ci sono le grandi navi che pescano a strascico: era una pesca sperimentale ma va avanti da 20 anni.
Le navi che usano la pesca tradizionale, tornano invece vuote in porto: oltre ai pescatori, in questo tratto di mare ci sono anche le barche tunisine che pescano senza regole.

Il pesce azzurro sta sparendo nei nostri mari: nel 2013 il calo delle acciughe è stato del 30%. Nel mediterraneo il 93% del pescato è stato preso in modo non sostenibile dice un report della UE.

La storia del tonno rosso.
Era a rischio estinzione e per cercare di risolvere il problema sono state introdotto le quote: per l'Italia sono 2300 tonnellate. Ma che fine fanno queste tonnellate del tonno pescate in Italia?
La storia inizia a Carloforte, in Sardegna.
Sull'isola c'è l'unica tonnara fissa del Mediterraneo: qui arrivano i tonni a deporre le uova, al caldo nei nostri mari.
Rimangono imprigionati nella camera della morte: quando la rete è sollevata, inizia la mattanza davanti ai turisti.
Il 90% di questi tonni non arriva sui nostri mercati: ci sono imbarcazioni con bandiera maltese si prendo la maggior parte dei tonni, ingabbiati in camere a rete.
Stessa scena, i rimorchiatori maltesi con la gabbie galleggianti, sulle coste campane.
Così i tonni arrivano nelle gabbie a Malta: qui vengono tenuti e ingrassati con mangime, tonnellate di pesce azzurro.
La società del signor Azzopardi, ha un giro d'affari da 30ml di euro l'anno: il tonno è venduto ai giapponesi, a Tokio per 30000 l'euro l'uno.

In Italia i tonni sono pescati anche da barche italiane: sono pochi gli armatori italiani che fanno la parte del leone nella pesca del tonno rosso e in una settimana fatturano 1 ml di euro, quota che poi si divide con i pescatori.

Oggi con le quote per la pesca del tonno, i pochi armatori italiani che hanno il grosso delle quote le difendono: è stato in investimento, dicono, quando nessuno le voleva.
Perché lo vendono ai broker, come i maltesi?
Perché è il modo più semplice per venderli, perché se li vendessero in Italia calerebbe il prezzo.

Ora sono aumentate le quote di pesca del tonno: a chi andranno?
Il 20% delle quote sono state assegnate a chi già le aveva: gli altri pescatori sono rimasti fermi, visto che non c'è stata distribuzione. I grossi armatori continueranno ad arricchirsi.
I piccoli pescatori, quando non rispettano le leggi, arrivano subito le multe e i sequestri.

Lisa Iotti è salita sulla barca del cap Mezzapelle: pescano anche i tonni rossi, che non possono tirar su perché hanno già sforato le quote, li devono abbandonare.
I preziosi tonni rossi devono essere ributtati a mare, e il pesce spada che si pesca è poco.

Il sistema delle quote è una vergogna, dicono i piccoli pescatori: ma c'è un altro scandalo, il tonno pescato viene trattato in modo illegale sui pescherecci e venduti in modo illegale nei mercati.
Nei mercati il tonno dovrebbe avere un bollo, che indica la tracciabilità: ma nessuno ha la bolla, girando per Ballarò. E i controlli?
Il mercato nero, del tonno illegale è un altri frutto della politica delle quote, quella che favorisce i grandi a discapito dei piccoli. Inoltre il tonno trattato in modo illegale può anche far male la salute delle persone: nel 2013 centinaia di persone sono finite in ospedale per intossicazione da Istamina.

80% delle 2000 tonnellate di tonno rosse finisce in Giappone. Il resto è pescato e venduto per l'Italia, oltre al tonno illegale.
Ma sulle nostre tavole arriva anche il tonno surgelato, pescato nell'oceano Indiano.
Riassumendo, il tonno italiano finisce in Giappone, mentre noi ci mangiamo il tonno pescato mesi prima negli oceani lontani.
Il famoso tonno a pinna gialle, che deve essere rosso scuro per essere sano: la maggior parte di quello che si trova ha un colore più vivace ed è frutto di coloranti.
Anche il tonno riceve trattamenti cosmetici: nitriti e altri prodotti non ammessi, delle frodi commerciali, alle spalle del consumatore.

Se mangiassimo il tonno rosso non ci sarebbero questi problemi, perché si consumerebbe in fretta.
Chi sono i più grandi pescatori di pesce? La Spagna, i russi, i giapponesi.

Elena Stramentinoli è andata poi in Senegal, per mostrare la pesca dei grandi pescherecci: pescano in una sola volta fino a 250mila tonnellate di pesce.
Pesce che arriva sui nostri mercati: stiamo svuotando i nostri mari, col rischio di non avere poi nulla da pescare entro il 2050.
Questa pesca selvaggia è un problema per il Senegal: la pesca illegale, fatta con reti strette, senza rispettare le regole, è un furto nei confronti dei pescatori e del Senegal. Circa 800ml di dollari l'anno, che il governo locale perde.
E poi c'è l'impatto ambientale perché i grandi pescherecci prendono di tutto, distruggendo l'ecosistema.

L'ex ministro della pesca si occupa oggi di salvaguardia dell'ambiente: definisce la pesca selvaggia nei loro mari come atto di pirateria, perché le navi che entrano nelle acque senza nessun controllo, grazie alla corruzione.
Saccheggiano i paesi creando un danno ambientale e sociale per questi paesi dell'Africa.
80% della ricchezza deriva dalla pesca tradizionale: i pescherecci russi, spagnoli distruggono la ricchezza del Senegal, mettono in crisi i pescatori tradizionali.
La pesca era il 15% del PIL, dava lavoro a 700mila persone.

E così la gente è costretta ad emigrare, per arrivare nella vecchia Europa, dove si trovano tanti vecchi politici dal cervello piccolo, che gridano “aiutiamoli a casa loro”.
In cambio di questo ipersfruttamento dei loro mari, almeno il Senegal riceve dei soldi?
La FAO usa le parole di crisi umanitaria, circa lo sfruttamento della pesca da parte dei pescherecci occidentali. Per la diminuzione delle risorse ittiche, le famiglie dei pescatori devono trasferirsi in altri paesi, abbandonando i bambini, chiamati qui “bambini della spiaggia”.
Dal Senegal le persone cercano di arrivare in Europa, affrontando un lungo viaggio con le barche.

E il governo africano cosa fa? L'anno scorso il Senegal ha firmato un accordo che permetterà a grosse navi europee di pescare nelle loro acque, in cambio di 2,8ml di euro l'anno.
Una miseria, se pensiamo a quanto viene venduto il pesce sui nostri mercati, dove l'80% del pesce arriva dall'estero (se si esclude il pesce azzurro).
Sono 150ml di euro il fatturato del mercato ittico solo a Milano: quanti di questi arrivano poi in Senegal?

C'è ancora modo di salvare il mare.
In Puglia diversi comuni si sono messi assieme, per salvaguardare il pesce e il pescato: hanno bloccato la pesca nella zona di riserva per pochi anni.
Ora la pesca si concede con delle licenze, rispettando i limiti sul pescato e sulle reti.
Regolamentare la pesca conviene ai pescatori e anche ai consumatori: i biologi della riserva controllano il pescato e i dati arrivano all'Università del Salento.
Torre Guaceto è oggi riconosciuta come una buona pratica di pesca nel mondo.

Isola di Favigana: qui c'è l'area protetta più grande del Mediterraneo.
Qui c'era un problema di pesca a strascico illegale: si sono usati dei dissuasori, in fondo al mare, per distruggere le reti illegali.
Poi c'è il controllo da parte della capitaneria delle barche che entrano in zona protetta: chi non rispetta le regole viene bloccato e gli viene vietato l'ingresso in zona protetta.
Il risultato è stato il salvataggio dell'ecosistema, è tornata la Poseidonia, i coralli e anche il pesce.
Si fa turismo, si fa pesca: questo in una riserva dove semplicemente si è regolamentata la pesca.

Cosa possiamo fare noi consumatori: per esempio non dovremmo comprare la “neonata”, ovvero i pesci appena nati (come le Sarde), tra febbraio e aprile, che non si potrebbe né pescare né vendere.

Silvio Greco, biologo marino, consigliere del min dell'Ambiente, esperto di pesce, spiega a Lisa Iotti che cogliere i cambiamenti nel mare è più difficile: i modelli matematici indicano che tra 50 anni c'è il rischio dell'estinzione delle specie che peschiamo.
Molto sta a noi consumatori, che dovremmo cercare di mangiare altro pesce, oltre allo spada e al tonno.

Come le razze di piccola taglia, con ciclo vitale breve e che dunque non accumula contaminanti nelle loro carni.

04 ottobre 2015

Effetti collaterali



LA Nato bombarda l'ospedale di MSF a Kunduz.
Effetti collaterali, li chiamano.

Presa diretta e lo sfruttamento dei mari

Qual è lo stato di salute della pesca, nei mari del mondo e nel nostro Mediterraneo? Come anche l'agricoltura, anche la pesca ha subito in questi anni gli effetti negativi della deregolamentazione, dell'aver messo a mercato (ovvero in balia della legge del più forte) anche il pesce, dopo i cereali, la carne, i pomodori ...
Si è pescato troppo e male: grandi navi da pesca dei paesi occidentali saccheggiano i mari dei paesi africani al sud, togliendoli anche questa fonte di ricchezza.
Aiutiamoli a casa loro, si ripete fino alla noia.
Eppure non si è imparato nemmeno il proverbio cinese: se insegno all'uomo che ha fame a pescare, lo sfamerò per sempre.
E vale anche per i pescatori italiani che oggi trovano sempre meno pesce da pescare (con tutte le ricadute sull'occupazione e sull'economia).
Dalla pagina FB di Presa diretta:


"nella relazione annuale del giugno del 2015 la commissione europea ha scritto che nel Mediterraneo il 93% del pesce non è pescato in modo sostenibile e il risultato è che diminuisce anno dopo anno la risorsa ittica". 
Lo stato di salute dei mari italiani sarà messo a rischio anche dalle trivelle, che non verranno tenute lontane nemmeno dalle riserve.
Tutto questo dovrebbe far sorgere la domanda: da dove viene il pesce che mangiamo?
Di pesca selvaggia aveva trattato anche un servizio del 2010 di Report “L'ultima mattanza”. Si parlava, tra le altre cose, della pesca del tonno e ne parlerà anche il servizio di stasera: che fine ha fatto il nostro tonno?
Huffington post ne anticipa un pezzo:

È uno dei pesci più pregiati del mondo che per decenni ha dato da vivere a generazioni di pescatori. Da Favignana a Portopalo, da Scopello a Terrauzza, le tonnare puntellavano l'intera costa siciliana prima ancora di diventare monumenti di archeologia industriale. Oggi il tonno rosso viene pescato nel Mediterraneo con il regime delle quote, eppure è scomparso dalle nostre tavole. Che fine ha fatto? Questo è uno dei temi che saranno trattatati nell'ultima puntata di Presa Diretta, in onda domenica 4 ottobre su Rai Tre.
La scheda della puntata: Pesca selvaggia
A PRESADIRETTA un’inchiesta che attraversa il Mediterraneo e non solo per raccontare come abbiamo depredato il mare in anni e anni di “pesca selvaggia”.
Non sono bastati i fermi pesca, le quote, gli accordi internazionali, abbiamo pescato troppo e soprattutto abbiamo pescato male. Il risultato di questo saccheggio è un mare sempre più povero di pesce, che è alla base del sistema alimentare mondiale. E anche le zone dove si viveva di pesca sono ormai in crisi e i nostri pescatori vendono barche e licenze.
PRESADIRETTA ha viaggiato nel Mediterraneo tra la Sardegna e l’isola di Malta per raccontare la vera storia del tonno rosso, uno dei più grandi paradossi dell’industria ittica contemporanea. Protetto per anni, il tonno rosso si è riprodotto e viene pescato nel Mediterraneo con il regime delle quote. Ma dalle nostre tavole è scomparso. Perché? Dove finisce il pesce più pregiato al mondo, tipico del nostro mare, con il quale hanno vissuto generazioni di pescatori?
PRESADIRETTA è arrivata fino in Senegal per raccontare la pesca di rapina dei grandi gruppi internazionali. Qui le flotte russe, asiatiche e oggi quelle europee, composte da giganteschi pescherecci, vengono a pescare migliaia di tonnellate di pesce. Il risultato è l’espoliazione delle riserve ittiche e l’impoverimento delle comunità locali che fino a pochi anni fa vivevano di pesca.
Le telecamere di PRESADIRETTA hanno raccontato anche gli esempi positivi, come Talamone in Toscana, Torre Guaceto in Puglia, Favignana in Sicilia. Qui ci sono riserve, aree marine e comunità locali di pescatori che hanno scelto di proteggere il mare e chi lo abita. E i risultati si vedono, quei fondali sono tornati a essere vivi e ricchi di pesce.
PESCA SELVAGGIA” è un racconto di Riccardo Iacona con Lisa Iotti, Elena Stramentinoli, Antonella Bottini, Vincenzo Guerrizio, Giuseppe Laganà, Elena Marzano, Fabrizio Lazzaretti, Massimiliano Torchia, Andrea Vignali.

03 ottobre 2015

L'incanto delle sirene di Gianni Biondillo

Incipit:
Per quanto fosse ormai settembre inoltrato il rapporto fra l’interazione gravitazionale e il forzato trasferimento di masse d’aria con moti ascensionali continuava ad avere una altezza geopotenziale assai considerevole”.
Ovvero, per dirla in parole più semplici:
era una fottuta nottata di tarda estate dove anche a stare immobili si sudava come maiali in una porcilaia”.

Si rimane sempre incantanti dalla scrittura di Gianni Biondillo, che riesce a mettere assieme, in un unico libro, il racconto della sua città, la Milano delle occupazioni e dei quartieri abbandonati, dalla politica e dallo Stato dove trovano rifugio tutti i rifiuti che è bene nascondere alle luci della ribalta.

Le ragazze appaiono dal nulla. Camminano decise, fingendo indifferenza. Come se il mondo non esistesse. Eppure è lì attorno a loro. [..] Ma loro non li vedono, vanno oltre, sirene incantatrici. Altere”.

La Milano della moda, delle sfilate e delle sirene incantatrici che sfilano sulle passerelle in uno spettacolo che dura solo pochi minuti ma che dietro ha tanto lavoro e tanta fatica manuale di artigiani esperti.
In questo mondo, che forse a noi è sconosciuto vedendolo solo da lontano, avviene un delitto mostrato in diretta a milioni di persone in Italia e nel mondo: un killer uccide una modella del famoso stilista Varaldi, mentre costui stava chinandosi per raccogliere dei fiori.
Delitto eccellente, non tanto per l'importanza della modella morta, quanto per le pressioni dal Questore in su, nei confronti degli agenti che devono risolvere il caso.
Una bella rogna di cui il nostro amato Michele Ferraro, ispettore di polizia a Quarto Oggiaro, farebbe volentieri a meno: anche lui, assieme alla figlia Giulia, oramai adolescente, ha assistito alla scena. Lo sparo, il sangue, il corpo che si accascia, i body guard che intervengono ..

Ma il destino ha deciso altrimenti: Luisa Donnaciva, un'imprenditrice che avevano incontrato in un primo caso, impone agli agenti dello Sco venuti da Roma che anche Ferraro stia sul caso.
E fu così che “Chiodo”, come veniva chiamato una volta l'ispettore, entra nel mondo della moda, con tutte le sue diffidenze e i suoi pregiudizi.
Potremmo fermarci qui, nel narrare la storia.
Ma non possiamo esimerci dal raccontare un altro pezzo: perché oltre al racconto della città, delle sue contraddizioni, dei suoi abitanti, delle tensioni sociali, oltre al delitto in piazza Gae Aulenti, c'è anche la fiaba.
“Aisha aveva nove anni, una testa piena di ricci ribelli e due grandi occhi di un azzurro così profondo che sua madre ogni volta che aveva bisogno di lei la chiamava con affetto Occhiblù.”

È la storia della piccola Aisha, una bella bambina dagli occhi blu che scappa dalla Libia, nei mesi della rivolta contro Gheddafi e che si imbarca in mare assieme al fratello Mohamed, per raggiungere il fratello più grande emigrato a Milano.
Seguiremo Aisha nella sua avventura, dalla Sicilia fino a Napoli per risalire su in cima allo stivale. Come una fiaba dei tempi moderni, perché nel suo viaggio incontra un clochard gentile (Oreste detto il baffo) dalla folta barba bianca (come appunto sono i nonni saggi delle fiabe), in viaggio verso la sua Milano:
Se proprio doveva morire, allora sarebbe stato giusto rivedere per l’ultima volta la città dov’era nato. Fu questo pensiero a convincere definitivamente Oreste a saltare sul vagone”.

Una prostituta ancora disponibile contro il prossimo, un piccolo truffatore capace di interpretare mille ruoli. E un signore con tanta arroganza dentro di sé, uno di quelli che “lei non sa chi sono io”.
Come? Nelle fiabe non si trovano questi personaggi? Ma questa è una fiaba moderna, metafora dell'Italia di oggi e dell'Italia che potrebbe essere domani. Quella dove, volenti o nolenti, dovremo fare i contri con le tante etnie, con le tante culture che ci circondano.
La segregazione, come quella che ci viene raccontata a Milano, città orizzontale dove il ricco non parla col povero, ha sempre fallito nel mondo.
«Perché corriamo?» «Non dobbiamo farci vedere dalle guardie» rispose frettoloso il fratello. Che strano, pensò Aisha, siamo scappati dal nostro paese perché avevamo paura delle guardie. E qui è lo stesso. Ci sarà un posto nel mondo dove le persone con una uniforme non fanno paura a nessuno?”

Dobbiamo solo vincere i nostri pregiudizi. La nostra supponenza, le nostre paure. Come dovrà cercare di fare anche il nostro Ferraro: rendersi conto che la figlia è un'adolescente che non gioca più con le barbie, che dietro le sfilate c'è un grande lavoro e che è inutile avere la puzza sotto il naso:
«Guardi... facciamo che anche il mio lavoro non abbia valore. Diciamo pure che la fase creativa non sia importante.» «Non ho detto questo...» «È soltanto un esempio. Metta fra parentesi il mio lavoro. Cosa resta?» «Un vestito.» Varaldi sorrise, paterno. «Eh no, è qui che si sbaglia. Ci vuole materia prima di qualità, ci vogliono mani esperte. Ci vogliono artigiani, tessitori, sarti....”.

Non sarà facile per lui carpire i segreti di questo mondo, le guerre intestine, i giochi di potere e arrivare ad identificare l'assassino.

L'incanto delle sirene è un libro che racconta, che diverte, che fa riflettere e che commuove anche: le tante storie che incontreremo, pagina dopo pagina, si intrecciano alla fine in un finale, dove ritroviamo tutti i protagonisti della storia: Luisa, il baffo, Mimmo 'o animalo, Giulia, Aisha ..
Storia che è anche un insegnamento per quello che dovremmo fare: non chiuderci nei nostri piccoli mondi, accomodanti ma asfittici, ma cercare di vedere cosa c'è al di là del muro. Al di là della strada. Entrare in quei quartieri dove sembra il sudamerica o il nordafrica. Dove i bar sono gestiti solo da cinesi: “non c'è niente di più milanese che un bar cinese”, ha spiegato durante la presentazione del libro Biondillo.
In fondo l'anima di Milano è sempre stata questa: accogliere chi veniva qui in cerca di un futuro migliore.

Altri posti sul libro:
- I quartieri di Milano (e l'occhio di Mimmo 'o animalo attraverso cui vediamo la nuova occupazione dell'estrema destra).

La scheda sul sito di Guanda

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

02 ottobre 2015

Quello strano senso della privacy

Filippo Facci ha una sua opinione in merito alla pubblicazione delle intercettazioni sui giornali, quando parlano delle inchieste giudiziarie.
Non spetta al giornalista (e nemmeno al cittadino lettore) stabilire cosa deve essere pubblicato o meno:
Ecco, ritenute irrilevanti da chi? Da poteri oscuri che celano il malaffare? No, da quei magistrati che non le hanno neppure inserite nei loro fascicoli, tanto che andrebbero distrutte: e questa impostazione di non pubblicare le intercettazioni irrilevanti (bavaglio!) peraltro è già stata condivisa dai capi delle principali procure italiane. Ma non dagli amici del Fatto, che evidentemente le ritengono socialmente rilevanti: e come mai? Mica lo spiegano: «Leggendo i testi delle conversazioni che rischiano di essere segretate per sempre», recitava Il Fatto di ieri, «i lettori si potranno fare un'idea da soli». Cioè: pubblicano un' intercettazione per far valutare se andasse pubblicata. E mica è finita: «Il Fatto Quotidiano pubblica a partire da oggi una serie di trascrizioni e conversazioni e atti (di questa e altre inchieste) che dopo l' entrata in vigore della legge non saranno più pubblicabili». Così, per principio.
Per puntellare questa concettuale cazzata con una traballante base teorica, poi, eccoti sul Corriere della Sera un contemporaneo scritto dell' avvocato Caterina Malavenda, tra l' altro legale del Fatto Quotidiano. Nei fatti, da tempo, Caterina Malavenda è diventata la sindacalista di tutti i passacarte che vogliono continuare a pubblicare qualsiasi intercettazione, e il fatto (nomen omen) che lei sia legale del Corriere della Sera, del Sole 24 Ore, e di Panorama, Rai, Sky, Fatto Quotidiano e tanti altri, beh, non rappresenta certo un conflitto d' interessi. Per andare al punto: ora che la Camera ha delegato il governo a occuparsi delle intercettazioni penalmente irrilevanti - quelle che sputtanano la gente tanto per sputtanarla - l' avvocato si è affrettata a sostenere che una legge su questo, in Italia, non serva: con ciò candidandosi al premio per la satira di Forte dei Marmi.
Sullo stesso giornale, nella versione online, si può leggere oggi un articolo dove si parla del delitto di Yara Gambirasio, in cui è contenuto un testo inviato dal padre al numero della figlia.
Ecco, la privacy in questo caso non vale.
Ne esistono più di una, di privacy, evidentemente.

Buonanotte

C'è la sinistra ancora comunista.
Quello che rimane di Sel.
LaminoranzaPD, scritto tutto attaccato. Quella del piatto di lenticchhie, quella che mi piego e alla bisogna mi spezzo pure.
Poi ci sarebbe pure Landini e la sua coalizione.
Il M5S che è troppo puro per mischiarsi. Che fa decidere alla rete.

Nessuno di questi signori si è voluto abbassare a firmare i referendum di Civati ("m'hammo rimasto solo, sti quattro ..").

Ecco, a tutti questi vorrei dire buonanotte. Ci rivediamo tra qualche anno.
Quando la Costituzione sarà riscritta, le opposizioni trasformate in apparati di facciata, saremo usciti dalla palude, l'ottimismo sprizzerà copioso dalle fontane e i treni in orario.




Nel frattempo al Senato passa l'articolo 1 (grazie anche a Verdini) e su l'Unità si permettono lo sberleffo ("la maggioranza è solida"). Piove in Sardegna e si scopre che i miliardi promessi per la messa in sicurezza ci sono sulla carta. Che col jobs act crescono i posti, specie quelli a tempo determinato.

01 ottobre 2015

Le copertine de l'Espresso (per i suoi 60 anni)




Dal 1955 al 2015: 60 anni di copertine de l'Espresso. Da quella con "Capitale corrotta nazione infetta" a quella per mafia capitale "Sfascio capitale".
Non siamo andati molto lontano ....

I quartieri di Milano – da L'incanto delle sirene di G. Biondillo

Un giallo è anche un pretesto per raccontare una città – ha esordito così Gianni Biondillo, durante la presentazione del suo ultimo libro, “L'incanto delle sirene” (Guanda).
E questa città è Milano: la città di Expo, di piazza Gae Aulenti (in cui durante una sfilata avviene un omicidio davanti tutte le telecamere del mondo), ma anche dei quartieri periferici.
Quelli di cui si parla solo per i casi di cronaca, quelli dimenticati dal comune (ma dove l'attuale giunta è andata anni fa a chiedere il voto).
Quella dove si concentra anche il problema dell'occupazione dei tanti senza casa, italiani e stranieri: un paradosso in una città con 10000 alloggi pubblici chiusi.
E ancora più paradossale se si pensa che i nuovi quartieri che si stanno tirando su o che sono stati tirati su, sono per lo più a de edilizia residenziale.
Immigrazione, carenza di servizi pubblici, assenza di una presenza dello stato, ma anche una promiscuità tra culture che potrebbe portare nuova linfa a Milano.
Ma che anche provoca dei disagi per qualcuno: a girare per le strade di Quarto Oggiaro (un quartiere dove "sembra che tutto ti debba sempre ricordare quanto sia complicata l’esistenza. E tragica.") e a raccontanti di chi sta oggi marcando il territorio è Mimmo 'o animalo.
Uno dei personaggi del mondo biondilliano. Uno che vive di affari poco puliti e che è anche amico e informatore dello sbirro Michele Ferraro, “chiodo”.
Per le strade del quartiere vedi solo queste teste rasate, i groppuscoli neofascisti, dice. Oggi, nell'Italia della crisi sociale e culturale, sono loro che ci mettono la faccia e che propinano agli italiani brava gente la facile ricetta dell'Italia agli italiani
Le ideologie sembravano scomparse, ma a quanto pare la voglia di spaccare il cranio a qualcuno no. Che ci voleva a rinfrescare qualche parola d’ordine, ringalluzzire qualche apatico giocatore di videogame al bar, trovargli un nemico ideale, magari indifeso, clandestino, per ricominciare di slancio la mattanza?”.

Facciamocela raccontare da Mimmo, la Milano di oggi:
Il quartiere era sempre più abbandonato a se stesso. Quanto la città dei belli e dei ricchi diventava sempre più bella e sempre più ricca, tanto qui si viveva fra gli scarti della produzione urbana.Nonostante ci si provasse – ed erano tanti gli amici che si davano da fare a tenere pulito, in tutti i sensi, il quartiere – quelle strade sembravano ormai pronte ad accogliere a braccia aperte questi imbonitori dalle soluzioni facili e radicali.La colpa Mimmo non riusciva a darla a loro, che qui la faccia di cazzo in qualche modo la mettevano in gioco,ma la dava a quelli che governavano la città abbarbicati nelle loro belle case del centro, probabilmente incapaci persino di indicare il quartiere su una mappa geografica. [..] Progressisti e sensibili. Talmente sensibili che se li portavi già in prossimità della circonvallazione gli venivano le palpitazioni, neppure stessero attraversando le colonne d'Ercole.
Il quartiere era sempre più abbandonato a se stesso. Quanto la città dei belli e dei ricchi diventava sempre più bella e sempre più ricca, tanto qui si viveva fra gli scarti della produzione urbana ...”.

Va tutto bene

Dal fronte dell'ottimismo riformista che sta portando il paese fuori dalle "sabbie mobili".
La maggioranza si allarga, in attesa del canguro. Benvenuti Verdini & C. e benvenuto canguro.
Editto bulgaro? Quale editto? 
I referendum di Civati sono un flop per colpa dell'organizzazione (mica perché per mesi non ne ha parlato nessuno in TV).

E poi, in un anno +325mila posti di lavoro grazie al jobs act (e la disoccupazione giovanile che rimane? E gli incentivi quando finiranno?). 
"Da oggi la questione immigrati diventa europea": infatti ogni paese fa come gli pare.

Va tutto bene, dai.

Le ceneri di Ingrao

Erano lì, tutti bellini, col pugno alzato, al funerale di Ingrao, a chiedere la luna. Che sia rossa mi raccomando.
Mai che si chieda qualcosa che sia più a portata di mano, chessò, diritti allo studio, alle cure, i treni per i pendolari ...

Comunisti così, come diceva Mario Brega nel film di Verdone.
Comunisti che si contentano della mossa del pugno alzato, dei bei discorsi, per poi chiudersi nei loro salotti a ricordarsi di quanto era bravo Berlinguer.
E non è solo la Roma della Grande bellezza, anche a Milano potremmo parlare della giunta arancione che ha vinto le elezioni andando nei quartieri fuori dalla cerchia del centro, per poi dimenticarseli in questi anni.

Il comunismo che doveva portare alla libertà dei popoli, delle grandi utopie e che invece ci ha consegnato a questa italietta da uomo medio.
L'uomo medio che bisognerebbe impiccarli tutti questi che rubano. L'uomo medio che ci vorrebbe un altro duce col manganello.
Che prima gli italiani. Prima noi. Prima me. Che discutono di calcio come se parlassero di politica e viceversa. Che tanto è la stessa cosa.
Che gli ecologisti hanno rotto le scatole, vogliamo il nucleare, che tanto il nucleare c'è in Francia, ma voi con cosa vi asciugate i capelli, col fuoco?
Che non hanno tempo per leggere libri, che i giornali portano solo brutte notizie ..

Si, lo so. C'è un pelino di acredine in tutto questo. Qualcuno era comunista perché pensava di poter cambiare le cose nel senso di rendere più equo questo paese. Di ricchi e poveri.
Dove sono i frutti di questa utopia?
Che cosa ci ha lasciato?
I pugni alzati?