30 novembre 2009

Quando la mafia ricatta la politica

Il rapporto mafia politica, e i reciproci ricatti.
Si parte da lontano: dalla strage di Portella della Ginestra, nel 1947, attribuita alla banda di
Salvatore Giuliano. Strage con mandanti occulti, che portano fino alla mafia e ai politici che avevano usato la banda di Turiddu, per quello che viene considerato il primo atto della Strategia della Tensione.
Al processo, dentro le gabbie, finirono i membri della banda Giuliano e il luogotenente Pisciotta.
Che non voleva pagare da solo il prezzo della strage. E iniziò a minacciare rivelazioni pericolose per il potere:

Il processo di Viterbo del 1951 (dapprima istruito a Palermo, poi spostato per legittima suspicione) si concluse con la conferma di questa tesi, con il riconoscimento della colpevolezza di Salvatore Giuliano (morto il 5 luglio 1950, ufficialmente per mano del capitano Antonio Perenze) e con la condanna all'ergastolo di Gaspare Pisciotta e di altri componenti la banda. Pisciotta durante il processo, oltre ad attribuirsi l'assassinio di Giuliano, lanciò pesanti accuse sui presunti mandanti politici della strage. [3]

« Coloro che ci avevano fatto le promesse si chiamavano così: il deputato DC Bernardo Mattarella, il principe Alliata, l'onorevole monarchico Marchesano e anche il signor Scelba… Furono Marchesano, il principe Alliata, l'onorevole Mattarella a ordinare la strage di PortellaDopo le elezioni del 18 aprile 1948, Giuliano mi ha mandato a chiamare e ci siamo incontrati con Mattarella e Cusumano; l'incontro tra noi e i due mandanti è avvenuto in contrada Parrini, dove Giuliano ha chiesto che le promesse fatte prima del 18 aprile fossero mantenute. I due tornarono allora da Roma e ci hanno fatto sapere che Scelba non era d'accordo con loro, che egli non voleva avere contatti con i banditi. »
Gaspare Pisciotta Fino avvelenato dalla stricnina nella medicina.

La legge sulle moschee

L'esito del referendum svizzero (sui minareti) fa dire alla Lega che ora andrebbe fatto anche in Italia, per le moschee.
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

Dunque, per limitare i minareti (o in Italia, le moschee) serve una legge dello stato che ne proibisca nuove costruzioni.
E a questo punto, le persone di religione islamica potrebbero appellarsi circa il diritto di esprimere la propria religione.
Forse sbaglio, ma anche qui (proibire luoghi di culto di una religione e non di altre) vedo aspetti di incostituzionalità.

L'odore dei soldi - come è andata a finire

Leggo e diffondo, la copertina del libro di Elio Veltri e Marco Travaglio "L'odore dei soldi".
Come sono andate a finire le cause intentate?

Nel febbraio del 2001, a tre mesi dalle elezioni politiche che riporteranno Silvio Berlusconi per la seconda volta al governo, esce “L’odore dei soldi” di Veltri e Travaglio sulle origini e i misteri delle
fortune del Cavaliere. Il 14 marzo Daniele Luttazzi ospita Travaglio a “Satyricon”, su Rai2. L’indomani Berlusconi e i suoi cari, amorevolmente seguiti da numerosi esponenti del centrosinistra e
da decine di giornali e commentatori “indipendenti”, sparano a zero su Luttazzi, Travaglio e Veltri, ma anche sul direttore di Rai2 Carlo Freccero e sulla Rai presieduta da Roberto Zaccaria, “rei”
di aver “consentito” la messa in onda del programma. Nessuno contesta una sola parola, di quelle scritte nel libro o pronunciate nella trasmissione. Semplicemente, si sostiene che “certe cose”
non si possono, non si debbono dire. Poi, dal Partito Azienda, parte una raffica di cause civili per danni contro gli autori e l’editore del libro e contro i responsabili di “Satyricon”. Berlusconi
ne presenta due: una contro Veltri, Travaglio ed Editori Riuniti per il libro, con una richiesta di 10 milioni di euro; una contro Luttazzi (che in realtà si chiama Daniele Fabbri e così viene citato
negli atti dei processi), Travaglio, Freccero, Rai e Ballandi Entertainment (produttore del programma) per “Satyricon”, con una richiesta di 21 miliardi di lire. Lo stesso fa Fedele Confalonieri
per Mediaset, con due richieste gemelle, entrambe di 5 miliardi di lire. Idem Aldo Bonomo per Fininvest, con due richieste analoghe, senza però quantificare il danno (affidato al buon cuore dei
giudici). Il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Giuseppe Pisanu, denuncia soltanto i protagonisti di “Satyricon” e non del libro, chiedendo 10 miliardi di lire. Giulio Tremonti cita soltanto
autori ed editore, ai quali chiede 1 miliardo di lire di danni. Le cause sono otto in tutto: quattro per il libro, quattro per la trasmissione, per un totale di richieste di danni di 62 miliardi di lire (più
l’importo imprecisato chiesto da Fininvest). In primo grado, tutte e otto si sono concluse dinanzi alla I sezione civile del Tribunale di Roma, che ha dato torto agli “attori” Berlusconi, Mediaset,
Fininvest, Forza Italia e Tremonti (condannati a rifondere le spese processuali ai denunciati) e ragione ai “convenuti” Travaglio, Veltri, Luttazzi, Freccero, Editori Riuniti, Rai e Ballandi. Tutti gli
“attori”, salvo Tremonti, han fatto ricorso in appello.
Particolarmente significative le due sentenze che danno torto a Silvio Berlusconi. Perché affermano entrambe che tutti i fatti raccontati nel libro e nel programma sono, molto semplicemente, veri.
La prima è quella del giudice Massimo Corrias, datata 14 gennaio 2005, sulla denuncia di Berlusconi che chiedeva 20 miliardi di lire per Satyricon a Luttazzi, Travaglio & C.:
“... Tale opinione critica del Travaglio è risultata ancorata a fatti veri di sicuro interesse per l’opinione pubblica (notorio era il coinvolgimento del predetto on. Berlusconi in inchieste penali
attivate dalla Procura presso il Tribunale di Milano per reati societari e dalla Procura presso il Tribunale di Caltanissetta che indagava sui mandanti delle stragi mafiose di Capaci e di via
d’Amelio; notoria era l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa rivolta dalla Procura presso il Tribunale di Palermo a carico di Marcello Dell’Utri, stretto collaboratore dell’attore) ed
è stata espressa con modalità di per sé non offensive... Esclusa la lamentata diffamazione ed esclusa altresí l’asserita ingiusta lesione del diritto dell’attore (Berlusconi, nda) alla propria identità
personale, s’imporranno il rigetto di tutte le domande formulate a carico dei convenuti... Attesa la soccombenza assolutamente prevalente, l’on. Silvio Berlusconi dovrà infine essere condannato
alla rifusione delle spese processuali in favore [...] di Marco Travaglio e di Daniele Fabbri (in arte Daniele Luttazzi)..
. Cosi deciso in Roma, 14/1/2005”.

Marco Travaglio
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Report - il cavaliere del lavoro

Due casi di truffa a confronto.

Il caso Bernie Madoff: il più grande impostore, una delle più grandi frodi in america (dai 50 ai 65 miliardi di dollari).
E il crac Parmalat del cavaliere del lavoro (nonchè gran ufficiale al merito della repubblica) Calisto Tanzi.
Il primo si è concluso con la condanna al carcere a vita (fine pena mai), per 150 anni di pena.
Ieri sera Report ha trasmesso l'inchiesta della BBC sul caso di un ex soldato inglese Bill Foxton, che dopo aver perso i risparmi con i fondi di Madoff, si è suicidato.
Il figlio, ha voluto ricostruire il come questa grande truffa sia stata possibile.

In Italia, a parte Report, nessun'altra trasmissione Rai ha voluto approfondire la vicenda.

Anzi: cavaliere era e cavaliere rimane. Nonostante le condanne passate in giudicato, ma patteggiate a suo di milioni. La Prefettura dovrebbe comunicare all'ufficio del Consiglio dei cavalieri del lavoro delle condanne.
E' in buona compagnia, Tanzi: De Lorenzo, Roberto Calvi, Poggiolini. Tutti illustri esponenti dello stato italiano.

I processi per bancarotta sono a rischio prescrizione: le parti civili non si sa se verranno risarcite (ma Stefano Tanzi e Fausto Tonna, sono riusciti ad avere un risarcimento); il tribunale di Parma è a rischio collasso (dove oltre a Tanzi, a giudizio andranno anche Geronzi per la falsificazione dei bilanci e Fausto Tonna).
Il più grande processo per bancarotta (14 miliardi di euro) forse non arriverà mai a sentenza definitiva (in tutti i suoi filoni di indagine): questo anche grazie alle tante riforme fatte dalla politica.
Le riforme sul reati di Bancarotta; sul processo breve; infine la parte della riforma del processo Penale proposta da Alfano (art. 190), che permette alle difese di presentare tutti i testimoni che vuole.
Complimenti. Viene da chiedersi in nome di chi è fatta questa riforma.
Il risultato è che Tanzi è libero (grazie alla legge Cirielli). Sta forse continuando a lavorare; avrebbe nascosto all'estero in Svizzera i suoi beni (i quadri di Van Gogh, Monet..), il suo tesoro.
I suoi manager sono tranquilli: tra indulto, patteggiamenti e prescrizioni non andranno mai in carcere.

La lezione?
Se devi fare un reato, tanto vale farlo grosso.
Buco nero S.P.A. : la prima inchiesta di Report sul crac Parmalat.

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Questione di carattere

Dell'Utri intervistato da Lucia Annunziata, si difende dalle accuse del processo per concorso esterno in mafia.Usando le consuete argomentazioni.
I magistrati politicizzati.I magistrati, anzi, i pm non sono nemmeno magistrati, si mettono d'accordo tra loro. C'è un organizzazione dei pm (la Spectre?) contro di me.
Il complotto: c'è un complotto contro Dell'Utri. Chi ne fa parte? I poteri forti, non meglio identificati.
Considerato che l'opposizione oggi è quel che è, chiedeva la giornalista, chi lo sta organizzando? I poteri occulti ....
Nel PDL c'è aria di complotto? Dell'Utri lo esclude. Il lodo Alfano? Un buon passo per permettere al paese (e al suo leader) di andare avanti.
Le rivelazioni di Spatuzza? "Spiace parlarle, perchè ha ucciso delle persone" e "si capisce che non sa nulla, non dice nulla". Qui mi viene un dubbio: ma anche l'eroico stalliere Vittorio Mangano è pluriomicida. Forse ci sono omicidi e omicidi?

La legge sui pentiti: "si, lo so che sono in conflitto di interessi". Caspita, finalmente c'è qualcuno che ne ammette, l'esistenza nel centrodestra.

I pentiti andrebbero normati, non è che possono parlare dopo tanti anni: "perchè non hanno parlato prima.."
Concorso esterno in mafia? E' un reato che non esiste. E' come il reato di lesa maestà, va regolamentato, perchè permette di condannare senza reato.
L'immunità? Esiste in Europa, e andrebbe almeno riportata anche in Italia.

Pensa che queste proposte verranno accolte dal suo partito? "non ho mai chiesto niente per la mia causa". Un segnale per Berlusconi.
Perchè Berlusconi non si fa processare? "Perchè il premier ha un carattere diverso".
Abbiamo capito, è una questione di carattere.
E lei, senatore? "io non ho potuto fare diveramente, altrimenti .."
Che il grande dialogo per le riforme costituzionali, inizi.

29 novembre 2009

Vietato parlare di mafia

... Olbia, dove il premier ha incontrato i giovani del Pdl, Berlusconi attacca: "Sono accuse infondate e infamanti. La maggior parte della magistratura è di sinistra e per questa ragione cerca un pretesto per attaccare il presidente del consiglio". Poi prosegue: "Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia che ci fanno fare una bella figura, lo strozzo".

Accolgo l'invito, del padrone dello stalliere di Arcore. D'ora in avanti non parleremo di mafia: parleremo di Cosa Nostra.
E anche dei politici che con la mafia hanno a che fare.

Come mi batte forte il cuore - paura

Come mi batte forte il cuore - il capitolo sulla paura, nella società, negli anni di piombo

Non riesco a levarmi dagli occhi i bastoni neri dei quotidiani, i lampi blu delle volanti, le chiazze rosse di sangue sui lenzuoli bianchi, sui marciapiedi nei contorni tracciati col gesso.
Mi guardo intorno e sento scoppiarmi nella testa le urla e il fumo dei cortei passati mille volte da qui, come una pellicola appiccicosa che si sovrappone all'immagine della strada trafficata della città presente.
E' forse la stessa ombra che cala negli occhi a tanti milanesi sopra i cinquanta, che appena si sente parlare degli anni Settanta si rabbuiano e ripetono che si aveva tanta paura, che non si può nemmeno immaginare.
Il terrorismo aimenta l'inquietudine che serpeggia tra i cittadini e avvelena la quotidianità; produce al contempo una sorta di abitudine, un'assuefazione alla violenza nei media e nell'opinione pubblica. Per affermarsi nel mercato sempre più affollato del partito armato, si innesca tra i terroristi un'escalation di violenza in cui alle gambizzazioni si sostituiscono gli omicidi. Cruciale diventa anche la scleta degli obiettivi: da una parte occorre 'specializzarsi' in un settore (la stampa, la magistratura, i carabinieri, il mondo dell'impresa, gli ospedali), dall'altra scegliere vittime che garantiscano visibilità o un sicure effetto intimidatorio: le piccole ditte del terrorismo devono rendersi competitive e mirare all'efficienza, nella guerra contri il capitalismo dello Stato Imperialista delle Multinazionali.

pagine 177-178

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Come mi batte forte il tuo cuore di Benedetta Tobagi

Dunque ci sei? Dritto dall'attimo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?
Non c'è fine al mio stupore, al mio tacere.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.
WISLAWA SZYMBORSKA, Ogni caso

Il viaggio della figlia alla riscoperta del padre Walter Tobagi, giornalista, ucciso da un commando di terroristi rossi, proprio perchè giornalista capace.
Chi era, cosa scriveva, come aveva vissuto, come era cresciuto questo padre, così noto da adombrare con la sua presenza anche la figlia (che diventava sempre la figlia di Tobagi)?
Benedetta Tobagi lo racconta in questo bello, tragico e al tempo stesso delicato libro. Lasciate perdere queste poche righe: vi invito tutti a sfogliare le pagine e percorrere con l'autrice il percorso che ci riporta il valore umano e professionale di Walter Tobagi. Spogliato, come quell'Ettore di fronte al piccolo Astianatte, dall'elmo di eroe epico.
Un libro che si inserisce in quel filone delle memorie dei figli delle vittime del terrorismo, troppo spesso vittime anche loro nel silenzio.
Penso al bel libro di Mario Calabresi, al libro di Sabina Rossa, di Umberto Ambrosoli: e ora Benedetta.
Libri che ribaltano la visione degli anni di piombo, troppo spesso raccontati tramite le meorie dei carnefici e non delle vittime. Benedetta non accetta la teoria della “guerra civile”, usata dai terroristi (di entrambi i colori). Tesi assolutoria, che tende a dare l'immagine del brigatista che ha ucciso sì, ma per alti ideali di una lotta. Il brigatista rivoluzionario, il brigatista coraggioso: tutto falso.
Che coraggio possono aver dimostrato le persone come Marco Barbone, Corrado Alunni (il suo maestro), Marco Donat Cattin, Sergio Segio quando hanno sparato magari alle spalle a Walter Tobagi, a Guido Galli, a Emilio Alessandrini e a Guido Rossa?

Uccisi proprio perchè sapevano fare bene il proprio lavoro: perchè dimostravano ogni giorno, con le loro dee e con il loro impegno che lo Stato non era un nemico da abbattere, ma una istituzione capace di funzionare.
Una guerra, sì ma una guerra asimmetrica, contro cittadini inermi, indifesi.

Ma a questo si arriva con calma: nei primi capitoli si racconta del “popularis”, figlio di genitori emigrati da Spoleto verso Milano, per trovare un futuro migliore. In una pagina si spiega l'origine del nome Walter dato al figlio, e di come nonno Ulderico sia riuscito a salvarsi dai tedeschi.
Prima liceale al Parini, l'esperienza con la Zanzara, fino agli esordi come giornalista e alla piena affermazione professionale nella redazione del Corriere della Sera.
Le lettere scritte e ritrovate dalla figlia, come quelle alla futura moglie Maristella.
I ricordi delle persone che lo hanno conosciuto: a partire dai suoi due maestri, Gianpaolo Pansa e Giorgio Santerini fino ai “giovaniGianni Riotta, Gad Lerner, Ezio Mauro.
I nastri con cui Benedetta riscopre, in una pagina carica di emozioni, la voce familiare del padre, nel compleanno prima che morisse.
Emerge l'immagine, diversa da quella che ci è arrivata dalla storiografia ufficiale, di una persona gentile, spesso sorridente, sempre in giacca e cravatta: un “giovane vecchio”, fuori corrente e fuori dal coro. In un periodo in cui l'abito significava tutto di chi lo portava, negli anni 70 carichi delle ideologie da urlare, del conformismo dietro le facili parole, degli slogan, degli scontri e non degli incontri.

L'impegno nel sindacato dei giornalisti, e l'impegno come giornalista nel saper capire e comprendere l'Italia di fine anni 70. Le tensioni nella società, che sfociavano nei cortei di piazza, causa anch'essa del crescere del “partito armato”. Celebri i suoi pezzi sulle Brigate Rosse, come quello successivo all'irruzione in via Fracchia a Genova, dove per la prima volta lo Stato mostrava la forza: “si dissolve il mito della colonna imprendibile”.
Il suo motto, come emerge dai diari, dagli articoli, dalle pagine di appunti, dai libri è tratto dall'Etica di Spinoza:
“humanas actiones non ridere, non lugere, necque detestari, sed intelligere” - non bisogna deridere le azioni umane, né piangerle, nè disprezzarle, ma comprenderle.

Walter Tobagi non era un cronista d'assalto, non aveva lo spirito dell'eroe: aveva capito che il terrorismo si poteva sconfiggere solo se lo si isolava dalle arre grigie nelle fabbriche, nel sindacato e perfino nel mondo dell'informazione, andando a risolvere i contrasti e le tensioni del mondo del lavoro.
Da una parte uno stato che estremizzava le risposte (come le autoblindo a Bologna, le morti di Giorgiana Masi e Francesco Lorusso) che fornivano pretesti alla violenza, all'altra i cattivi maestri, i giornali dell'Autonomia come “Il rosso”. In mezzo il paese, la gente, impaurita, spaventata.

Gli ultimi capitoli sono carichi di tensione: un capitolo dopo l'altro, si racconta del Corriere inquinato dalla Loggia P2 (“il corridoio dei passi perduti”); il terrorismo italiano che un giorno dopo l'altro uccideva in quanto “servi dello stato” i funzionari dello stato, spesso scegliendoli tra i più progressisti (“la paura”).
La ricerca degli anni sulla morte del padre, sul processo successivo (che fece molto scalpore per la scarcerazione per benefici di legge degli autori), nel Palazzo di Giustizia a Milano (“il ventre della balena”). I coni d'ombra ancora esistenti sulla sua morte: qualcuno sapeva già che si stava preparando l'agguato? Ci sono stati (come sostennero i socialisti dopo la morte) dei complici occulti all'interno del corriere, tra i suoi nemici nel sindacato?
Come mai il volantino di rivendicazione fu ritrovato nella ditta Giole di Licio Gelli, a Castiglion Fibocchi?
Coni d'ombra che arrivano fino ad oggi, dove sembra che parte del disegno politico di Gelli e della P2 (il piano di rinascita democratica) si stia attuando.
L'incontro, anche fisico, con gli assassini: la volontà di comprendere le ragioni del male. Le tante ossessive domande: cosa pensano oggi gli assassini per quelle assurde ideologie? Si sono pentiti del sangue versato? Oppure, hanno semplicemente voltato pagina e lasciato all'oblio della memoria il compito di cancellare i ricordi. Qualcuno si è rifatto la vita in Comunione e Liberazione, altri sono uomini d'affare in Giappone.
Per molti, semplicemente e banalmente, non esiste ragione alcuna che spieghi le azioni fatte. Come nei Demoni di Dostojewsky.

Dove il cielo tocca la terra: “la chiave della vita di mio padre sta nel punto dove la terra tocca il cielo. La dimensione di speranza della fede religiosa non è mai stata disgiunta da una visione del mondo analitica e profondamente realistica. La fiducia nelle possibilità di miglioramenti reali nella società va pari passo con la preoccupazione di cosa fare ogni giorno nella propria professione perchè qualcosa cambi davvero. Un sognatore pragmatico. Non era un tribuno affascinatore, eppure fu riconosciuto come leader carismatico da molti giornalisti: il suo slancio fu in grado di scuotere tanti colleghi e trascinarli verso nuovi impegni, proseguiti anche dopo la sua morte.”
E ancora:
“Capire il mondo, fare i conti con il negativo, senza abbandonare la convinzione che esiste la possibilità di fare bene e migliorare le cose. Magari nel piccolo, ma esiste, sempre: anche quando tutto sembra perduto. Il riformismo di papà non era solo un insieme di convinzioni politiche, ma una sorta di condizione esistenziale: il sentiero stretto per sfuggire alla trappola duplice dell'arrendersi al cinismo e alla disillusione, da una parte, e allo sdegnoso rifiuto di mescolarsi con una realtà che sa di essere profondamente corrotta”.

È questo l'insegnamento che ci lascia.

Il link per ordinare il libro su ibs e la scheda sul sito di Einaudi
Wikipedia: Walter Tobagi
Technorati:

27 novembre 2009

Gli intoccabili

Sinceramente non capisco le parole del presidente.
Titola il giornal "I magistrati si attengano al loro ruolo Intoccabile un governo che ha fiducia"
Ma il loro ruolo non è proprio stabilire se tizio è colpevole o meno di un reato?
Quella parola poi: intoccabile. Nessuno è intoccabile: se ha commesso un reato, ne deve rispondere.

"Basta tensioni tra giudici e politica": ma chi è che grida al complotto e alla guerra civile?
Sinceramente non riesco ad appasionarmi alle notizie del giorno: le liti nella casa del Grande Fratello, il video presunto della Mussolini.
Mi interessano di più gli
scenari che i magistrati stanno ricostruendo i magistrati sulle stragi del 92-93.
Gaspare Spatuzza, 18 giugno 2009, ricostruisce la vigilia dell'attentato all'Olimpico: "Giuseppe Graviano mi ha detto "che tutto si è chiuso bene, abbiamo ottenuto quello che cercavamo; le persone che hanno portato avanti la cosa non sono come quei quattro crasti dei socialisti che prima ci hanno chiesto i voti e poi ci hanno venduti. Si tratta di persone affidabili". A quel punto mi fa il nome di Berlusconi e mi conferma, a mia domanda, che si tratta di quello di Canale 5; poi mi dice che c'è anche un paesano nostro e mi fa il nome di Dell'Utri (...) Giuseppe Graviano mi dice [ancora] che comunque bisogna fare l'attentato all'Olimpico perché serve a dare il "colpo di grazia" e afferma: ormai "abbiamo il Paese nelle mani"".

I gli scenari che si delineano dietro
la vicenda Telecom Bernabè.

Il destino di Bernabè è ormai segnato. Nonostante le smentite di rito, lo dicono la forza della logica e l'evidenza dei fatti. Vedremo chi lo sostituirà, tra Massimo Sarmi, plenipotenziario delle Poste, Stefano Parisi, manager di Fastweb, o magari Flavio Cattaneo, numero uno di Terna. Una sola domanda, a questo punto: possibile che nessuna autorità di vigilanza abbia qualcosa da obiettare? Ci sono in ballo società quotate: la Consob non vede? Si ridisegna il futuro assetto delle telecomunicazioni: l'Agcom non sente? Sono coinvolte aziende che dovrebbero competere sul libero mercato: l'Antitrust non parla? Impassibili, le tre scimmiette non fermano i cani. Si godono la caccia.

Cosa succederà settimana prossima?
Condivido i timori di Gilioli :

Allora: pare che questo signore e i suoi cari si augurino un bel casino, di qui a sabato prossimo. Non vedono l’ora di sentire qualche botto e qualche sirena, di strillare al nuovo terrorismo, di creare un clima in cui lo Stato «deve reagire all’eversione e all’odio».

Bene, anzi male, ma comunque non ci caschiamo.

Annozero: l'Avaro

Ad Annozero in un'atmosfera quasi rilassata, almeno all'inizio, si è palato di economia, tasse e crisi.
Cosa ha fatto e cosa può fare il governo per la crisi, quale è lo stato dell'economia in Italia (strano avevo sentito parecchi esponenti del governo dire che la crisi non c'era, poi che la crisi era finita, poi che dalla crisi ne usciremo più rafforzati).
In studio Bersani e Tremonti: da una parte Tremonti col ruolo di difensore dei conti, che spiegava come la situazione sia grave ma non tragica. In Italia siamo messi meglio degli altri paesi: il debito è cresciuto ma non troppo, le pensioni tengono, il PIL è previsto al - 6% ..

Poi penso: ma questo Tremonti è lo stesso della social card, ministro del governo della privatizzazione Alitalia, del ritorno al nucleare, delle auto blu, dello scudo fiscale (che premia chi ha evaso), dei Tremonti bond.
Della spesa pubblica cresciuta senza che ne sia visto l'effetto (come nella pubblica amministrazione di Brunetta).
Come si fa a dire che la situazione è difficile, parlare di uscita dalla crisi? All'estero i propri assett sono stati conservati. Qui in Italia stiamo assistendo allo smantellamento del sistema industriale. Settori strategici, come quello informatico, sono in crisi, ma non per colpa della crisi: in studio si è affrontato, forse per la prima volta sul servizio pubblico, il caso Eutelia.
Un'azienda di informatica che lavora con l'amministrazione pubblica, con i ministeri.

Un'azienda il cui ramo informatico, circa 2000 lavoratori, è stato spostato in Agile, poi acquisita da Omega: il servizio di Corrado Formigli ha ricostruito la vicenda, ha spiegato chi sia S. L. (ex A.D. di Eutelia), come abbia comprato le aziende e si sia indebitato.
Ci sarebbe anche una indagine che parla di fondi all'estero per 100 milioni (con i TFR dei dipendenti?).
E di come, da quattro mesi, questi lavoratori non percepiscano uno stipendio.

Lavoratori comprati e venduti come Sonia, in queste scatole cinesi (che dietro hanno immobiliari, fondazioni): come è possibile che Agile abbia 2000 dipendenti con un capitale sociale di 96000 euro?
E' il concetto di "capitalismo taroccato", spiegato in piazza assieme ai lavoratori, da Gianni Dragoni, giornalista del Sole 24 ore e autore de "La paga dei padroni".

Quali i rimedi per uscire dalla crisi? Aspettare e non far nulla, perchè prima o poi dalla crisi se ne esce? Giusto bloccare l'assalto alla diligenza, da parte dei ministri "famelici" (così commentava Massimo Giannini) che battono cassa per una manovra da 17 a 35 miliardi si dice.
Ma le uniche proposte di Tremonti riguardavano il sud: la banca del sud, la fiscalità agevolata per il sud, potenziamento degli ammortizzatori. Poi il federalismo fiscale, che se non regolamentato, potrebbe mutare nella creazione di altri centri di spesa.

Peccato dover assistere ad un Bersani che si faceva zittire da Tremonti ("siamo in ansia", rispondeva al tergiversare del segretario PD): quali ricette, quali le proposte del Partito Democratico (bozza Violante a parte)?
Poco o nulla se non un generico discorso di riduzione delle tasse ai redditi bassi, aiuti alle piccole imprese, investimenti nei comuni in deroga al patto di stabilità.
Da dove si prendono i soldi per questo "sforzo" da 9 miliardi?

Il punto di Travaglio: quando va all'estero, Berlusconi attacca i paradisi fiscali.
Peccato che poi, quando torna a casa, lancia lo scudo fiscale.
E le inchieste della magistratura portano a scoprire sempre casi di fondi neri all'estero: come quello del re delle bonifiche Giuseppe Grossi a Milano. coinvolta anche la signora Gariboldi, moglie del vicecoordinatore del PDL Abelli, il "faraone".
I magistrati, le toghe rosse, sono riusciti a recuperare 55 milioni.
Ci sono dei politici cui Grossi avrebbe dato dei soldi? Al momento non si sa.
Speriamo che Silvio non senta,altrimenti come reagirebbe, lui che odia i paradisi fiscali.

In attesa della puntata in cui si parlerà della trattativa stato mafia, alla luce delle dichiarazioni di Spatuzza, mi domando: meglio la puntata di Porta a Porta con la trans Natalie, oppure la puntata di Annozero con la escort D'Addario?

Rimaniamo in attesa. In attesa che la questione Eutelia venga sbloccata dal governo: approvo l'idea di Tremonti di commissariarla (come chiedeva anche il sindacalista Zipponi). Forse è l'unico modo per salvarla.

Technorati:

Chi non è con me è contro di me

Continua l'escalation di attacchi contro la magistratura da parte del premier: le parole dette e poi smentite (ma sentite da tanti) parlano di golpe giudiziario e guerra civile .
Una chiamata alle armi in vista della settimana nera: le dichiarazioni di Spatuzza (che coinvolgono il presidente del Senato Schfani), il no B-Day, il processo Mills che dovrebbe riprendere fino al prossimo impedimento.
Per fortuna che Mancino e Schifani avevavo parlato di smorzare i toni.
Mi chiedo se ci si rende contiche, ad andare avanti così, si perde tutti di credibilità.

Il messaggio è diretto anche a Fini: o con me o contro.

26 novembre 2009

Stasera l'Avaro


Il titolo è "l'Avaro": presenti ad Annozero stasera ministro dell'Economia Giulio Tremonti (non Guzzanti junior, proprio il ministro in persona, anche se magari non sembrerà) e il segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani, i giornalisti Nicola Porro, vicedirettore de Il Giornale, e Massimo Giannini, vicedirettore de La Repubblica.



Chi è l'avaro tra questi? Il governo che impiega risorse su crocifissi, pillole abortive (RU486) e riforme per la giustizia (per lui), anzichè dedicarsi a imprese, imprenditori e lavoratori?
Si parlerà del caso Eutelia, come di altre società strategiche che con la (scusa della) crisi chiudono.


Meglio il cemento .....

Occhio per occhio contro gli stranieri

Dopo l'episodio di violenza della settimana passata, a Rovato, hanno organizzato una manmofestazione durante la quale c'è stato il pestaggio e le aggressioni ad alcuni immigrati:

Gli organizzatori: «Quella gente non era del paese e li avevamo già invitati a tacere. Ci siamo rimasti male per l'accaduto».
A farne le spese di quella violenza fra gli altri Faik Morina, 36 anni, da sei a Rovato con due fratelli. L'altra sera era appena arrivato dal lavoro, quando è stato aggredito nel piccolo parcheggio sotto casa in via Carampana.
«Ero arrivato con mio fratello dal cantiere di Madonna di Campiglio - racconta a Bresciaoggi -. Mi sono fermato con lui, con i vestiti da lavoro, per sostituire la lampadina di un faro della macchina. È stato a questo punto che sono arrivati una quarantina o forse più di ragazzi.
Io ero piegato dentro la macchina e li ho visti quando ci hanno colpiti: ci hanno picchiato con catene, cinghie e legni buttando qualcosa che è scoppiato nella macchina.
Ci hanno picchiato per alcuni minuti poi sono scappati lasciando mio fratello a terra colpito alla schiena e dietro la testa. Ci hanno portato con l'ambulanza all'ospedale di Chiari e dobbiamo ancora tornarci per altri accertamenti. A Rovato non abbiamo mai avuto problemi e non vogliamo vendette: a noi interessa lavorare e vivere in pace».

Bozza Violante : ma per chi?

Questo il modello politico della bozza
"Un regime parlamentare -spiega Violante ad 'affaritaliani.it- che non metta il governo in balia del Parlamento, ma che dia forza all'esecutivo e al presidente del Consiglio. Cosa che fa quel testo"

Dopo aver visto la puntata di Report, tremo alla sola idea diq uello che potrebbe capitare con un presidente come il cavaliere.Peggio mi sento a sentire come la bozza sia usata come scusa per discutere poi di altro, come fa Cicchitto:

Sulla proposta avanzata ieri da Gianfranco Fini perche' si lavori, in campo di riforme, sulla bozza Violante, il capogruppo del Pdl alla Camera precisa la posizione della maggioranza: "Per cio' che riguarda la riforma della giustizia, la legge per l'acquisizione di tempi ragionevoli del processo (non dimentichiamo che il provvedimento in discussione al Senato, considerando anche la fase istruttoria, porta il processo ad una durata intorno agli 8-9 anni) va accompagnata e seguita da riforme di fondo come lo separazione delle carriere, la modifica del modo di elezione del CSM, i rapporti fra PM e polizia giudiziaria, ecc. Mettendo assieme tutti questi elementi si puo' quindi lavorare efficacemente per due riforme organiche, la riforma istituzionale e la riforma della giustizia".(AGI) -

Gli elettori del Partito Democratico chiedono questo?
Non credo.

Il ministro e la rete

Se la rete viene usata dai terroristi, e anche da Al Qaeda, per lanciare messaggi, per raccogliere finanziamenti, è giusti che l'antiterrorismo effettui il suo monitoramento.
Dice il ministro Maroni
"Nessun allarme - ha dichiarato il titolare dell'Interno - ma è giusto non sottovalutare o banalizzare fatti che non derivano dall'azione individuale di qualcuno. La preoccupazione si basa su fatti avvenuti di recente, come l'arresto di pakistani a Brescia accusati della strage di Mumbai"."Si tratta di una decisione importante che - ha sottolineato il Ministro - ci impegna a collaborare per oscurare i siti attraverso lo scambio di informazioni tra i 10 Paesi, impedendo la diffusione dell'ideologia terrorista, il reclutamento e la raccolta dei finanziamenti".
Fa specie che a parlare così sia un minostro di un governo che ha appena varato una legge come lo Scudo fiscale, che permetterebbe il riciclaggio proprio del denaro da parte della criminalità organizzata.
Forse occorre monitorare anche le banche nei paradisi fiscali, le transazioni.

La finanziaria dell'oggi

Il governo vara "La finanziaria dell'oggi", ovvero che punta a risolvere i problemi del'immediato, senza riuscire a pianificare il domani.

Finanziaria che si appoggia allo scudo fiscale e qi quei 4 miliardi di euro che si pensa ritornino. Niente tagli alle tasse, ma si da la possibilità di svendere i beni confiscati alla mafia. Senza controllare che sia la mafia stessa a ricomprarseli.

D'altronde, da un governo miope, che finanziaria poteva uscire? Un governo preoccupato dai processi del premier, che si deve proteggere dalle rivelazioni dei pentiti (certo, sottoposte al vaglio dei magistrati), che governa usando la "fiducia" in Parlamento.
Un governo che riesce a mettersi d'accordo solo sulla bocciatura ad oltranza alla RU486.
Era un pò che non si sentivano voci contro da parte di Avvenire ..

25 novembre 2009

A quando la responsabilità politica?

I fatti di questi giorni insegnano (per l'ennesima volta) come l'attuale classe politica non abbia alcun senso di responsabilità politica.
Nessun dubbio sulla convenienza di certe candidature, nessun problema sulle dichiarazioni dei pentiti: sia
per il premier, che per il sottosegretario Cosentino.
Da una parte le rivelazioni di Ciancimino jr (sul
Fatto) sul padre don Vito, gli affari di Berlusconi al nord e lo spettro dell’inchiesta di Palermo.
Dall'altra la la
Camera che dice no all'arresto del onorevole Cosentino.

All'estero si chiederanno che paese siamo.
Un paese dove si aspettano le sentenze della magistratura, e neppure allora ci si toglie di mezzo, si rinuncia alla poltrona. Si attacca il magistrato che concede intervistem, che va in televisione ..
Che fine sta facendo il nostro prestigio?
E gli italiani?

Alla fine Berlusconi parlerà chiaro agli italiani, a reti unificate senza contradditorio.
Spegherà le sue ragioni e anche il fatto che vol voto, lui ha pure ricevuto carta bianca.
Che, come disse Totò ...

E' tempo di trilogie

E' tempo di trilogie:
Molti sono bei libri, altri meno. Quasi un voler raschiare il fondo, riproponendo romanzi già usciti. Forse anche in attesa delle nuove uscite degli autori, in primavera (col disgelo).

La cartina al tornasole sulla lotta alla mafia

Sull'emendamento che permette la vendita dei beni confiscati alla mafia si misura e si misurerà la volonta (vera) di fare lotta alla criminalità organizzata.
Tre cose si chiedeva alla politica, da parte di Cosa nostra: la revisione dei processi, togliere la confisca dei beni, togliere il 41 bis.
Dopo questa porcata, nessuno potrà permetteri di nominare l'antimafia invano.
A cominciare dai "furbetti" del cavaliere che, insoddisfatti dal processo breve, attaccano ora con l'eliminazione del "concorso esterno in mafia".

L'informazione del mostro in prima pagina

Alcuni passi del film di Bellocchio "Sbatti il mostro in prima pagina".

Prima parte: il succo della notizia.
BIZANTI: “Ah ecco...bravo Roveda… siediti là. Tu sai quante copie tira il Giornale vero?”
ROVEDA: “ 500.000 ”
BIZANTI: “ Tutta l’opinione che conta nel paese… Sì gente che magari legge anche altri giornali…di altro colore, ma che alla fin fine si rivolge a noi, al Giornale…. per sentire dalla sua voce..una parola pacata e definitiva. E questa voce Roveda… deve essere sempre la stessa…dalla prima riga dell’editoriale all’ultimo annuncio economico.”
ROVEDA: “ Sì, sono d’accordo.”
BIZANTI: “Chi è il nostro lettore? E’ un uomo tranquillo, onesto, amante dell’ordine…. che lavora, produce, crea reddito! Ma è anche un uomo stanco Roveda, scoglionato, i suoi figli invece di andare a scuola fanno la guerriglia per le strade di Milano…i suoi operai sono sempre più prepotenti, il Governo non c’è! Il Paese è nel caos!…apre il giornale per trovare una parola serena, equilibrata, e che cosa ci trova?!.... Il tuo pezzo Roveda!.... Ho copiato parola per parola il tuo occhiello e il tuo titolo:
« DISPERATO GESTO DI UN DISOCCUPATO - SI BRUCIA VIVO PADRE DI CINQUE FIGLI», ora io non sono Umberto Eco e non voglio farti una lezione di semantica applicata all’informazione, ma mi pare evidente che la parola , «disperato» è gonfia di valori polemici…se poi me lo unisci alla parola «disoccupato»… «disperato-disoccupato» beh allora ci troviamo di fronte a una vera e propria provocazione…”
ROVEDA: “Maaah…”
BIZANTI: “Compiuta la quale, tu prendi questo pover uomo direttore e gli sbatti in faccia 5 orfani e un cadavere carbonizzato! Noh, dico, cosa vogliamo farne di questo pover uomo direttore? Un nevrotico? Ti ha forse dato fuoco, lui??....Vogliamo vedere di rifare insieme questo titolo? Può capitare a tutti di sbagliare noh? Scrivi: «DRAMMATICO SUICIDIO» «drammatico-suicidio» due parole, «DI» , cos’è un calabrese il poveretto?”
ROVEDA: “Si”
BIZANTI: “Ecco, «DI UN IMMIGRATO» «immigrato» una parola sola che contiene implicitamente il disoccupato e il padre di cinque figli, ma da anche un’informazione in più!”
ROVEDA: “Certo”
BIZANTI: “Il succo della notizia, la sintesi….il lettore apre il Giornale, guarda, se gli va legge, se non gli va tira via, ma senza avere la sensazione che gli vogliamo rompre i coglioni! Senza sentirsi lui responsabile di tutti i morti che ci sono ogni giorno nel mondo….comunque il pezzo è eccellente! sì magari c’è qualche parolina in più, qualche aggettivo da limare, per esempio quel «LICENZIATO»…”
ROVEDA: “«RIMASTO SENZA LAVORO»”
BIZANTI: “«RIMASTO SENZA LAVORO». Bravo! Dacci dentro Roveda, che la stoffa c’è!…adesso lo ricopi e lo porti direttamente in composizione, vai.”


Seconda parte: il giornalismo militante.
ANCORA BIZANTI A ROVEDA: "Lei vede il giornalista come un'osservatore imparziale... ebbene io le dico.. che questi osservatori imparziali mi fanno pena.... bisogna essere protagonisti! Non osservatori, siamo in guerra! La lotta di classe la facciamo anche noi! Non l'hanno inventata Marx e Lenin!"

24 novembre 2009

Come mi batte forte il tuo cuore di Benedetta Tobagi

Una figlia che decide di riavvicinarsi al padre, morto quando lei era piccola.
Un padre di cui gli amici, i parenti, i colleghi, le hanno lasciato un'immagine carica lontana dalla realtà.
Un eroe, un martire .. il povero Walter Tobagi, ucciso dalla barbarie terroristica.
E Benedetta, per avvicinarsi al padre, come era veramente, appassionato, amante della storia, giornalista dove fare come nel brano dell'Iliade.
Quando sulle mura di Troia, Ettore si avvicina al figlio Astianatte che, non riconoscendo il padre si mette a piangere (uno dei passi migliori del libro).

Ecco, il suo lavoro, in questo libro è togliere l'elmo al padre.
E restituirlo a noi e alla storia.

L'incontro tra Ettore e Andromaca:

Ma di gran pianto Andromaca bagnata
accostossi al marito, e per la mano
strignendolo, e per nome in dolce suono
chiamandolo, proruppe: Oh troppo ardito!
il tuo valor ti perderà: nessuna
pietà del figlio né di me tu senti,
crudel, di me che vedova infelice
rimarrommi tra poco, perché tutti 530
di conserto gli Achei contro te solo
si scaglieranno a trucidarti intesi;
e a me fia meglio allor, se mi sei tolto,
l’andar sotterra. Di te priva, ahi lassa!
ch’altro mi resta che perpetuo pianto?
Ettore e Astianatte:
Così detto, distese al caro figlio
l’aperte braccia. Acuto mise un grido
il bambinello, e declinato il volto,
tutto il nascose alla nudrice in seno,
dalle fiere atterrito armi paterne,
e dal cimiero che di chiome equine
alto su l’elmo orribilmente ondeggia.
Sorrise il genitor, sorrise anch’ella
la veneranda madre; e dalla fronte
l’intenerito eroe tosto si tolse
l’elmo, e raggiante sul terren lo pose.
Indi baciato con immenso affetto,
e dolcemente tra le mani alquanto
palleggiato l’infante, alzollo al cielo,
e supplice sclamò: Giove pietoso
e voi tutti, o Celesti, ah concedete
che di me degno un dì questo mio figlio
sia splendor della patria, e de’ Troiani
forte e possente regnator.
Deh fate
che il veggendo tornar dalla battaglia
dell’armi onusto de’ nemici uccisi,
dica talun: Non fu sì forte il padre:
E il cor materno nell’udirlo esulti.
Così dicendo, in braccio alla diletta
sposa egli cesse il pargoletto; ed ella
con un misto di pianti almo sorriso
lo si raccolse all’odoroso seno.
[da Wikipedia - Iliade il libro VI]
Il libro di Benedetta Tobagi su internetbookshop.

Il caso Brenda

Un commento carpito sul treno:
"Certo che i telegiornali ci proprio scassato con sta storia di Brenda"
Si conferma il teorema Zito (il giornalista amico di Montalbano) nel racconto "La forma dell'acqua".

“Se tu vuoi fare scordare alla lesta uno scandalo, non devi fare altro che parlarne più che puoi, alla televisione, sui giornali. Dai e ridai, pesta e ripesta; dopo un poco la gente comincia a rompersi le palle: ma quanto la stanno facendo lunga! Ma perché non la finiscono. Tempo quindici giorni e quest'effetto di saturazione fa sì che nessuno voglia più sentir parlare di quello scandalo. Capito?
Credo di sì
Se invece metti tutto in silenzio, il silenzio comincia a parlare, moltiplica le voci incontrollate, non la finisce più di farle crescere..” .


Non c'è modo migliore, per far scemare l'attenzione su una torbida storia di ricatti, che parlarne fino alla nausea.
Plastico di Porta a Porta compreso.

A reti unificate

Chissà, magari questa volta la trasmissione a reti unificate, calzamaglia davanti all'obiettivo, in difesa della (sua) libertà arriverà da Qatar."L'Italia è il paese che io amo".

Tutti che amano l'Italia, tutti pronti a far leggi per gli italiani, mica per lui.
Che lui, della prescrizione breve, dello stop alle intercettazioni, del pm sottoposto all'esecutivo, non gliene importerebbe nulla. Lo fa per noi: noi che abbiamo conti all'estero, magari in paradisi fiscali.
Lui parla al popolo, direttamente, senza mediazioni inutili.

Emergenza giudiziaria

Un pò di punti fermi, sulla questione giudiziaria:
  1. tutte le leggi ad personam, fatte per favorire lui, e sfavorire altri
  2. i processi in cui è (stato) coinvolto: sono 16 e solo in 1 è stato assolto con formula piena.

L'anomalia non sono Ingroia e Spataro che in televisione commentano le leggi (trovatemo il codice che lo vieta): il problema è che a far le leggi sono persone coinvolte in procesimenti giudiziari.
Scrive il giorbnale del premier "In tutti i Paesi del mondo, tranne l’Italia, un magistrato che sfrutta il suo carisma per guadagnare consensi e combattere i governi è un problema grave".

Falso: stessa cosa è successo nelgi Starti Uniti con la vicenda Clinton e il giudice Kenneth Starr.
L'anomalia è un premier che dice che non si dimette nemmeno se condannato.

Che il Parlamento sia bloccato per discutere dei suoi problemi.
Che è il Guardasigilli che deve fornire i numeri sui processi che andranno prescritti (e le persone rimarrano senza giustizia), possibilmente esatti.

Report - lotta di poteri

Dopo aver visto la puntata di Report, sui nuovi assetti di potere, sul nuovo corso della democrazia in Italia, ho avuto paura.
Il colpo di stato, al rallentatore, c'è stato e sta andando avanti.
Dietro parole come "volontà del popolo" , "eletti dal popolo" , "volotà degli elettori" si nasconde una grande menzogna.
La nostra Costituzione prevede una separazione di poteri: il governo ha il potere esecutivo, dovendo gestire polizia, forze armate la pubblica amministrazione.
Il Parlamento, quello sì, vera espressione del voto popolare, ha il potere legislativo: fare le leggi per lo stato, leggi che devono essere l'espressione della più ampia maggioranza degli italiani.
Infine il potere giudiziario, col compito di giudicare ed emettere sentenze sui reati.
Così dovrebbe funzionare la macchina dello stato, come era nelle menti dei padri Costituenti (spesso citati oggi, in modo grossolano).

Invece no: nell'inchiesta di Piero Riccardi (assieme ad un pezzo di Bernardo Iovene su Milano) si è mostrato come sta funzionando la "democrazia", la maccina dllo stato oggi.
Dal piccolo al grande: dal Consiglio comunale di Milano al Parlamento italiano.
Un luogo dove il potere si concentra in poche mani, senza nessun contrappesso nè controllo. Un potere che risponde non al mandato o al voto degli elettori: un potere gestito da persone magari nemmeno elette, con doppie cariche, nominate dalle segreterie dei partiti.
Conflitti di interesse, stipendi e benefit senza un reale controvalore (come era già venuto fuori dall'inchiesta di Bernardo Iovene) per un lavoro nemmeno a tempo pieno.

Il consiglio comunale a Milano.
Dopo la sua elezione il sindaco Moratti ha fatto piazza pulita di parte dei dirigenti del comune, piazzando (facendo pressioni tanto che il gip ha parlato di ricatti, mobbing) persone della sua lista, consulenti esterni, persone senza titolo.
La Corte dei Conti ha sanzionato il comune con una multa, la il sindaco non ha mai sentito la necessità di riferire al Consiglio Comunale, da cui è spesso assente.
Alla domanda di Bernardo Iovene su quando commenterà in aula, per ben tre volte ha risposto "ci sono diversi modi per rispondere".

Che ruolo ha il consiglio comunale? Il 21 ottobre, il sindaco si è presentata per fare il bilancio del suo mandato. Senza rispondere ancora alle interrogazioni dell'opposizione.
Il caso Expo: l'onorevole Stanca conserverà il doppio incarico, la legge lo permette, sebbene il consiglio comunale avesse chiesto al sindaco si sollecitarne le dimissioni da Parlamentare.
Non parliamo di bruscoli,in tempo di crisi: 300000 euro lordi, più il premio, cui si associa lo stipendio da Parlamentare.
Per un doppio lavoro fatto non a tempo pieno, come per il consigliere regionale nonchè direttore generale del comune, G. Borghini.

Se il consiglio comunale non può più controllare, non ha diritto ad avere delle risposte, come si controllano questi poteri? Chi non ha votato la Moratti, da chi viene rappresentato, concretamente a Milano?

Il parlamento svuotato.
Dopo il servizio di Iovene, quello di Riccardi, sul ruolo assunto in questa legislatura (che avrebbe docuto essere constituente) dal Parlamento.
Il popolo è sovrano ed è lui che elegge il Parlamento: eppure in questi mesi sono tante le leggi approvate con la fiducia, i decreti.
E' come se il governo, che dispone la fiducia, prendesse il posto del Parlamento: a quale popolo si riferiscono i portavoce govenativi quando parlano? Solo ai loro elettori, e forse nemmeno tutti.
Su questioni anche molto delicate: la privatizzazione dell'acqua, inserita in una legge "anti infrazioni" che abbracciava tanti argomenti.
Come sul nucleare, inserito nell'articolo 25 (delega al governo in materia nucleare) in un disegno di legge che parlava di energie, pubblica amministrazione e bolli virtuali.
Delle 94 leggi approvate, solo 9 sono di origine parlamentare. L'opposizione ha presentato un migliaio di leggi ed emendamenti: solo un paio (secondo il servizio) sarebbero state calendarizzate.
Il governo ha messo 26 volte la fiducia. Con 70 deleghe al governo negli articoli approvati: con un solo voto di maggioranza, il governo si prende tutto.

Fiducia anche sul Decreto sicurezza, che introduce il reato di clandestinità, dopo che a aprile era stato respinto dalla Camera un articolo che prevedeva l'allungamento dei tempi di permanenza nei Cpt. Stesso articolo che è stato infilato nel maximemendamento un mese dopo, su cui si è posta, appunto la fiducia.

All'estero non funziona così: in Francia è stata approvata una riforma Costituzionale che rafforza il potere delle Camere, in particolar modo l'opposizione perchè "la legge deve avere il maggior consenso possibile".
A Berlino la fiducia nella storia, è stata chiesta solo 5 volte.
A Londra non esiste un concetto di fiducia analogo. A Londra, un premier finito sotto inchiesta, si sarebbe dimesso.
A Parigi il governo può porre la fiducia solo due volte l'anno, su materie finanziarie, ma non al senato.
Negli Stati Uniti, dove esiste una repubblica presidenziale, il presidente ha tanti contrappesi: il Congresso che spesso non rappresenta la sua maggioranza, la corte suprema.

Che modello sta prevalendo in Italia?
Una repubblica presidenziale, forte, in cui tutto il potere si concentra in poche mani, senza contrappesi (la Corte costituzionale dovrebbe avere più membri selezionati dalla politica, il CSM più consigliere laici).
Un parlamento svuotato di poteri, con membri che anzichè eletti dal popolo sono selezionati dalle segreterie. E l'articolo 67 della Costituzione? E' stato abrogato?
Un potere che non ha eguali: come non ha eguali il lodo (Alfano o Schifani) sulle immunità delle alte cariche, in discussione in questi giorni.
Non esiste così come sarebbe in Italia, punto e basta. Più Putin che Obama.

In questa lotta di poteri chi ci finisce di mezzo siamo noi.
Per i processi che non vedranno la sentenza per colpa di prescrizioni e processi brevi.
Per una magistratura ingolfata da tutti i reati aggiunti da questo governo (che probisce agli altri ciò che fanno loro).
Per un Parlamento che è costretto ad occuparsi solo di certi temi e non di altri: riforma del processo penale, lotta ai clandestini, lodo per le alte cariche in forma Costituzionale.

Eppure la Costituzione dovrebbe essere ancora valida: tutti i cittadini sono uguali, e solo il parlamento è espressione del voto popolare.
Basta arrivare all'articolo 3 per capire che i vari lodi sono anticostituzionali.
E se anche non sta scritto che un premier sotto processo deve dimettersi, all'estero, cui spessi ci si ispira, la stampa a l'opinione pubblica informata, non permetterebbe che rimanesse in carica.
Controllo dei parlamenrari attraverso la legge "porcata" elettorale.
Controllo dei media tramite i conflitti di interesse.
Tutti i contrappessi all'esecuticvo cui vengono spuntate le armi o sottoposti al loro potere.

Siamo sicuri che questo è il paese in cui vogliamo vivere?
Technorati:
Segnalazioni: Stanca e il doppio stipendio. Rispondo al PDL, non a Repubblica. Sbagliato onorevole: lei risponde agli italiani.

La gradisca di Bari

Non è cambiato molto dai tempi di Fellini: la donna usata come strumento di piacere, per ingraziarsi il potente di turno. Il principe, ai tempi del fascismo degli anni ruggenti, ricordato da Fellini.
Il premier, ai giorni nostri.
Mai titolo più azzeccato per le memorie di Patrizia D'Addario: ''Presidente, gradisca'', Aliberti editore (di cui ieri Il fatto ha publbicato alcune pagine).
Emerge un quadro di suqllore per lo scambio sesso-denaro: un quadro che mette assieme il peggio dell'Italia di oggi.

22 novembre 2009

La nuova bomba sociale

Tante sono le aziende in crisi.
La Alcoa in Sardegna, che decide di chiudere con una email gli stabilimenti di Portvesme (Cagliari) e Fusina, e lasciare spasso migliaia di lavoratori.
La Vinyls, a Porto Marghera, dove gli operai si sono arrampicati sui tralicci a 60 metri, per protesta e per difendere il posto.
Gli operai della Alfa Romeo di Arese che chiedono di essere ricollocati e non spostati a Torino. Si dice che la Fiat in quella area voglia costruire degli alberghi per l'expo 2015.
La Tenaris a Dalmine nel bergamasco.
Agile, ex Eutelia a Roma.
La Glastom a Bregnano, nel comasco, in mano ad una multinazionale finlandese.
La Nokia Siemens a Cinisello Balsamo.

Tutte aziende in crisi, o meglio, che con la scusa della crisi, chiudono i battenti, si spostano all'estero, portandosi via tecnologie ed esperienze e lasciandosi alle spalle lavoratori senza lavoro.
Chi sta uccidendo (o svendendo) le industrie italiane?
Dopo aver dato la risposta a questa domanda occorrerà trovare una soluzione alla nuova bomba sociale che sta esplodendo: per i lavoratori e le loro famiglie che difenderanno il loro diritto ad un posto, sancito dalla Costituzione. Quel lavoro che da dignità alle persone.
Lavoro che oggi, una volta perso, è perso per sempre.
Forse è ora di dire basta con queste chiacchiere sulle riforme condivise, in nome di un finto garantismo che premia più i criminali presunti che non le vittime.

Cosa starà facendo Berluskò d'Arabia oggi? Starà discutendo della discriminazione delle donne in Arabia (come aveva chiesto la Santanchè)? Avrà parlato della religione cattolica davanti a 200 danzatrici del ventre (come Gheddafi)?

Il commissario Soneri e la mano di Dio di Valerio Varesi


Per scoprire il colpevole di un delitto bisogna salire a monte, per scoprire le ragioni che lo hanno causato … E il commissario Soneri, per scoprire chi è chi il morto trovato in una fredda giornata ventosa, sotto un ponte della Parma, sarà costretto a salire sui monti dell'Appenino tosco emiliano.
Una indagine in una ambientazione inconsueta: la cornice montana del paese Monteripa fa da da palcoscenico a questa inchiesta.
Un paesino di gente chiusa, diffidente nei confronti degli estranei, come il commissario stesso: un paese dove la vittima, Malpeli un industriale delle acque faceva il bello e il cattivo tempo, assieme alla sua compagnia di cacciatori.
Mentre in città scoppia l'emergenza per l'omicidio, col consueto corredo di ronde, comitati per la sicurezza, Soneri si ritrova bloccato in questo paesino.
“Qui sta succedendo di tutto – riprese Angela – Il sindaco ha deciso che formerà una squadra di sicurezza composta da vigili urbani che lavoreranno fianco a fianco di poliziotti e carabinieri, per dare la caccia a barboni, clandestini e piccoli criminali. Sai come la si chiameranno? Squadra Antidegrado.
Il degrado sono i suoi amici industriali corrotti che fanno affari coi mafiosi, o i banchieri dei salotti in cui posa il culo che fregano la gente con obbligazioni truffa”

Nonostante i silenzi dei locali, affidandosi al suo istinto, il commissario arriva a scoprire una pista, che dalla ricca città arriva fin dai sentieri dei monti appenninici, in passato frequentati da mercanti e pellegrini, oggi da ambulanti immigrati.

"Non sapeva perchè avesse preso quella decisione. In mancanza di spiegazioni razionali seguiva l'istinto. E l'istinto gli suggeriva di sottrarsi a quel gioco d'ombre che gli vorticavano intorno. O forse voleva provare l'illusione di agire. Stava seguendo il consiglio di Angela: agire per scacciare i brutti pensieri. Così guidava in quel budello tracciato nell'aspro delle arenarie inquadrando i costoni della roccia, sponde di neve, la morbidezza dei pini e scheletri di faggi."

Non è solo questa l'unica anomalia del borgo: Monteripa diventa una metafora dello snaturamento della società moderna, che ha perso le sue radici, ha smarrito la sua identità e cerca nel benessere del lusso, del denaro, una strada per vivere.
Un mondo stravolto: le case sui monti sono abitate da gente arrivata dalla città, i fauni, per riscoprire la civiltà di una volta, non fa uso del denaro e vive in completa solitudine senza bisogno di aiuto. Il prete è uno di quei personaggi scomodi, perché troppo coerenti con la dottrina cristiana: sbattuto in quel posto lontano dalla curia affinché non dia fastidio.
Fastidio con le sue prediche, fastidio per la sua difesa dei boschi e delle montagne che la cupidigia del gruppo che faceva capo al morto voleva trasformare in una pista da sci.

A cosa serve la montagna se non la si può sfruttare? A cosa servono boschi, caprioli e cinghiali, se non come prede una caccia che non ha rispetto di nulla.
Tra i sentieri innevati, Soneri troverà l'illuminazione per il caso: una storia di traffico di droga che passa proprio per quei boschi, e che finisce nei salotti bene della città, in mezzo a tanta di quella “brava” gente che chiede ordine e sicurezza alla legge.

E sarà la mano di Dio, non solo in senso figurato, a dare una mano a trovare l'assassino.
Una veste inusuale questa, per ambientare un giallo: un paese di montagna abitato da persone che sognano il benessere della città. Un giallo con molti spunti con l'attualità che leggiamo dalle cronache dei giornali. Lo spettro agitato per la sicurezza; le serate di coca e escort che allietano le notti dei salotti bene; il nuovo paganesimo che si è insinuato nei nostri costumi.


“.. oggi un cristiano vero dovrebbe fare la rivoluzione. Invece i vescovi usano un linguaggio innocuo, ricevono i corrotti e i delinquenti che ci governano e si fanno comprare con quattro promesse. Ecco perché è un grave peccato stare zitti. Sa come diceva Sant'Ilario? - proseguì don Pino, che appariva di nuovo teso e agitato [..]
Contro l'imperatore Costanzo – riattacò il prete – diceva che non abbiamo più un imperatore anticristano che ci perseguita, ma che dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che ci lusinga. Non ci flagella più la schiena, ma ci accarezza il ventre. Non ci confisca i beni dandoci la vita, ma ci arricchisce per darci la morte. Non ci spinge verso libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci a palazzo. Non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del nostro cuore. Non ci taglia la testa con la spada, ma uccide l'anima con il denaro.”


Il link per ordinare il libro su internebookshop.
Il blog di Valerio Varesi
Technorati:

20 novembre 2009

Annozero - complotti e porcate

Come di consueto la puntata è iniziata con qualche sassolino che il conduttore si è voluto togliere.
Contro l'antifiniano Feltri, invitato alla puntata, che scrive sul Giornale "Annozero non ha voluto invitare gli antifiniani".
Stesso Giornale che oggi parla di soccorso rosso per Fini.

Mi fa tanta tenerezza, chiosa Santoro: come l'imitazione azzeccatissima di Neri Marcore a Ghedini.
Processo breve, prescrizione dei processi che rischia di diventare prescrizione dei reati, i temi della puntata: che parte da una domanda "per i politici dobbiamo per forza aspettare le sentenze della magistratura?".
Fini nell'intervista con la Annunziata spiegava la sua idea per cui "dobbiamo essere al di sopra di ogni sospetto".
Ecco, ma nel 1994, quando Previti divenne ministro e aveva già accumulato 18 milioni di franchi svizzeri evasi, quando era sopra il sospetto?

E poi, questo paese può permettersi con la crisi e i licenziamenti che portano in piazza le persone della ex Eutelia, di continuare ad occuparsi dei problemi giudiziari del premier Berlusconi?
Possiamo continuare a bloccare il Parlamento su lodi, prescrizioni facili, riforme della giustizia penalizzanti per i magistrati, immunità e processi brevi?
Come si può parlare di complotto, quando l'opposizione (eccetto Di Pietro) è quanto mai conciliante per fare riforme insieme, non fa ostruzionismo? Anche ieri, tra i presenti in studio nella discussione (abbastanza pacata, almeno nella prima parte) la più battagliera era la "cattocomunista" Rosi Bindi.

E poi, di che complotto parliamo? Tra Fini e Berlusconi sembra sia stato trovato un accordo: Cosentino non si candida più (ma continua a gestore il Cipe), e i finiani appoggiano il "processo breve". Tutto qua?
E inoltre, come spiegava la stessa Bindi, alla fine alla Camera le leggi passano. Come la legge sul reato di clandestinità.
Oggi si parla della proposta bipartisan sulla cittadinanza breve per gli immigratati: peccato che nel paese, grazie alla politica portata avanti da frange di AN e della Lega, si stiano portando avanti situazioni come il "Bianco Natale" a Coccaglio.
Il pensiero unico che si sta affermando nel paese è ben diverso dalla visione di destra che vorrebbero portare avanti i "finiani" come la deputata Flavia Perina (cui oggi il giornale dedica un suo articolo). Una destra laica, inclusiva e repubblicana, rispettosa della Costituzione, che punta a fare riforme condivise.

Il tutto si scontra con i messaggi lanciati tramite i giornali di famiglia, tramite i messaggi lanciati dalla seconda carica dello stato mentre il presidente della Repubblica è all'estero.

Il rapporto magistratura e politica è stato affrontato dal procuratore aggiunto Ingroia: "in Italia si è scaricato tutto sul processo penale [..] si è trascurato il circuito della responsabilità politica. Ci sono situazioni dove non è la magistratura che deve fare un passo indietro, ma è la politica che deve fare un passo avanti".
Non basta dire che certe candidature siano inopportune.
In Germania, ricordava Ingroia, Kohl si è dimesso quando è stato toccato da uno scandalo.

Qui si incova spesso la volontà popolare, come se la maggioranza che ha portato a questo governo sia poi una maggioranza effettiva degli italiani. Come se il voto siano un assegno in bianco che copre e ripulisce tutto.

Travaglio, nel suo intervento, parlava del compagno Fini e citava le sue affermazioni scandalose. Ricordava poi le parole del premier, dopo la sentenza Mills e la bocciatura del lodo: "mi difenderò in tribunale come un leone".
Ecco, appunto.

Sandro Ruotolo, invece, intervistava alcuni dei pazienti finiti sotto i ferri dei medici del Santa Rita.
Vite spezzate, cui nessuno, se dovesse passare la legge, darà giustizia.
Quelle intercettazioni sono agghiaccianti: forse anche per questo fanno tanta paura ai politici e ai colletti bianchi.
Perchè mostrano il re nudo, il lato oscuro del potente.

In Italia siamo tutti intercettati, titolavano i giornali mesi fa, cavalcando l'emergenza intercettazioni e il presunto caso Genchi.
Bufale: basterebbe leggere il libro "C'era una volta l'intercettazione".

Technorati:

Non è solo una storia di trans

Il corpo di Brenda sarebbe stato trovato carbonizzato.
Il secondo morto nel caso Marrazzo, dopo lo spacciatore confidente dei carabinieri.
Non è solo una storia di trans e coca.

Per chi parla il ministro?

Il ministro Alfano spiega come il "processo breve" avrà solo un lieve impatto sui processi in corso:i processi prescritti “saranno contenuti intorno all’1 per cento del totale dei procedimenti pendenti,senza calcolare l’incidenza delle assoluzioni”.
L'associazione magistrati gli fa presente che forse il ministro si riferisce ai processi già in dibattimento.
Il ministro della giustizia, non si sa se in veste di ex portavoce del presidente del consiglio o di Guardasigilli, spiega come i magistrati si lamentino sempre: anche la ex Cirielli, ha dati dei benefici, dice.
“Sorprende quindi non poco - commenta Alfano - che siano state avanzate previsioni catastrofiche come accadde per la legge Cirielli che a fronte del catastrofismo annunziato produsse notevoli benefici nel sistema penale”.
Benefici per chi, signor ministro? Per il premier? Per tutti coloro che hanno beneficiato della prescrizione?

E delle vittime che non avranno più giustizia, che benefici hanno avuto?
Ad Annozero hanno fatto risentire le intercettazioni dei macellari, pardon dei medici del Santa Rita: "se il paziente è anziano ha una bassa spettativa di vita". Si parlava di re impiantare chiodi non sterilizzati.
Questo processo è a rischio prescrizione proprio per la legge sul "processo breve", nonostante i giudici abbiano fatto una corsa, per il processo.
Ecco: che Alfano e tutti i firmatari della legge, e coloro che la voteranno abbiamo poi il coraggio di andare di fronte a queste persone distrutte (e ai parenti del rogo alla Thyssen, ai truffati Parmalat, agli scalatori Antonveneta ..).

19 novembre 2009

Complotti, porcate e inciuci

Complotti e porcate il titolo della puntata di stasera di Annozero.
Non so se veramente è in atto un complotto, ma le porcate sono sotto gli occhi di tutti.
Un opposizione sera e compatta potrebbbe, in questo momento, approfittare delle divisioni in seno alla maggioranza.
Ma ecco arrivare il soccorso rosso: le grandi riforme da fare assieme, come propone la Finocchiaro al Senato.
Ecco spiegato, allora le assenze in aula per la votazione sullo scudo fiscale.
Ecco perchè il PD non sarà in piazza il 5 dicembre.

Cosa dice il segretario Bersani?
"Pd, occupiamoci dei problemi del Paese"
Bersani alla Direzione Nazionale: "Partiamo dai fatti concreti. Da noi ora i cittadini si aspettano una cosa vera, una cosa vincente".

Ecco, forse Bersani ha deciso di iniziare dai problemi del presidente del Consiglio.
Non dalle migliaiai di disoccupati come indica la stima dell'OCSE. Per cui la crisi è solo all'inizio.

Perchè la Lega non può dirsi cristiana

Dal Vangelo secondo Matteo:
«Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?».
Gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti.
E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
Vangelo: Mt 22,34-40
"Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?".
Gesù gli disse: "Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?".

Costui rispose: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso".

E Gesù: "Hai risposto bene; fa' questo e vivrai".

Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: "E chi è il mio prossimo?".
Gesù riprese: "Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte.Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.
Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?".

Quegli rispose: "Chi ha avuto compassione di lui".
Gesù gli disse: "Va' e anche tu fa' lo stesso".


Ecco il partito dei
respingimenti in mare, che ha eretto il muro del Mediterraneo (dopo i venti anni dal muro di Berlino), può dirsi un partito che ama il prossimo?
Il partito che, assieme a tutta la coalizione di governo, porta avanti la presunta emergenza Rom, con tanto di sgomberi dei campi (e famiglie lasciate in mezzo alla strada come a Milano), può dirsi compassionevole del prossimo suo?
Che lancia campagne come il "bianco natale", a Coccaglio a Brescia, ripulire la cittadina dagli extracomunitari, sprovvisti di permesso di soggiorno?
E come classificare la difesa del crocifisso?
Una religione scambiata per culto dei simboli (basta che non tocchi la nostra coscienza)?