24 aprile 2019

Vadevecum per il 25 aprile




Come ogni 25 aprile, anche questo anniversario della festa di Liberazione (dal nazifascismo) verrà inquinato dalle solite polemiche sui partigiani.
Le stragi dei partigiani.
Le violenze dei partigiani.
La vera guerra l'hanno fatta gli alleati.

Cominciamo col dire che le formazioni partigiane (che si iniziarono a formare dopo l'8 settembre, nel momento dello sfascio del paese) furono composte da persone appartenenti a tutte le classi sociali e da tutti i partiti politici (esclusi i fascisti).
Nelle file dei caduti troviamo Carlo Bianchi, industriale e membro del CLN, don Pietro Pappagallo (ucciso alle Ardeatine), il colonnello Lanza di Montezemolo (anche lui ucciso alle Ardeatine), giovani idealisti come Giancarlo Puecher (ucciso dai fascisti ad Erba nel 1943).
C'erano comunisti, socialisti, azionisti, preti, studenti, ex militari.

La festa della liberazione non è solo la festa dei comunisti rossi, è la festa che ci ricorda che prima della Repubblica non avevamo quelle libertà poi conquistate: la libertà di espressione, di sciopero, di riunirsi in associazione. Per le donne, la libertà di voto.

Sulle violenze dei partigiani: fanno ridere quei fascisti (che nemmeno ammettono di essere tali) che rinfacciano alcuni episodi all'interno di una guerra civile di italiani contro italiani, dimenticandosi delle stragi nazifasciste fatte per creare terrore nella popolazione.
Si rinfaccia la bomba fatta scoppiare in via Rasella (inutile, secondo il giornalista Cazzullo, lui non l'avrebbe fatta ..) e ci si dimentica Sant'Anna di Stazzema.
Piazzale Loreto è solo il luogo della macelleria messicana e dei cadaveri di Mussolini e della Petacci, dimenticandosi che, sempre in quella piazza nell'agosto 1944 i nazisti esposero i cadaveri di 15 partigiani fucilati tenuti lì per giorni interi, finché non intervenne il card Schuster ad implorare anche per loro la sepoltura.

Infine, c'è poi la storiella del Mussolini che fece anche cose buone: anche Stalin fece cose buone, come sconfiggere il nazismo (certo, la cosa è diversa se sei nazista), ma rimane un dittatore.
Un dittatore per cui non bastano tutte le bonifiche fatte per rivalutarne l'opera.
Un dittatore a capo di un partito di ladri, di ricatti, di dossier segreti usati per screditare quel gerarca o quel nemico.

Non c'è nulla di glorioso, nulla di cui vantarsi, di cui esserne fieri, nel manifestarsi fascista: un regime che ha portato l'Italia alle rovine, alla fame, che non ha affatto difeso i più deboli che è stato di fatto solo il braccio armato della reazione negli anni del biennio rosso.
Per poi diventare establishment e potere.

Nessun commento: