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07 giugno 2013

Come se non esistessero le intercettazioni

La Minetti si è difesa in aula: non si occupava lei del reclutamento delle Olgettine:
«Non ho introdotto nessuno, né ho mai gestito nulla, perché non c'era nulla da gestire». «Degna conclusione di questa inverosimile storia è la richiesta di condanna avanzata dai pubblici ministeri». E ha concluso: «Spero che qualcuno un giorno riesca a spiegarmi che cosa ho fatto di così straordinariamente terribile». 
Ecco, basterebbe farle riascoltare le sue stesse intercettazioni : quando briffava l'amica sulle cene di Arcore, cosa stava facendo?
(.....)   No ma infatti ti volevo un attimo briffare sulla cosa., nel senso ..giurami che non ti prende male nel senso cioè ne vedi di ogni cioè te tifai i cazzi tuoi e io mi faccio i cazzi miei per l'amor del cielo pero' ne vedi di ogni ..cioè nel senso la disperaticion più totale cioè capirai.. e'è gente per cui è l'occasione della vita quindi ne vedi di ogni fidati di me punta su A il francese che lui sbrocca gli prende bene e tutto., digli tutto quello che fai.. seconda laurea ..sei stata a ..tre mesi alla Sorbona che anche lui ha studiato alla Sorbona si si si esalta di brutto non entrare nei dettagli o (incomprensibile) vedi cosa hai fatto ...te cosa hai fatto alla Sorbona..hai fatto il corso di francese????

OK mmhh tutte queste cose a lui piacciono ehh cioè .... no no io lo dico nel senso per cioè nel senso per far entrare in simpatia nel senso Meli detto fuori dai denti no .. ci sono varie tipologie di... persone c'è la zoccola, c'è la sudamericana che non parla l'italiano e viene dalla favelas c'è quella un po' più seria c'è quella via di mezzo tipo Barbara Faggioli e poi ci sono io che faccio quel che faccio capito per cui ecco era solo per non confonderti nella massa non sii timida fregatene sbattetene il cazzo e via andare ... ...  
 E tutte le altre intercettazioni .. ecco perchè le vogliono abolire.

17 luglio 2012

A proposito del caso Minetti

Sempre sul caso Minetti, la consigliera madrelingua cui oggi il suo stesso partito chiede le dimissioni (per un repulisti di facciata?), si legge che per lasciare la poltrona aspetterebbe ottobre, quando matura il diritto al vitalizio (sarebbero 1000 euro al mese).
Ecco, mi chiedo: in questo paese non ci possiamo permettere la concertazione, le pensioni, il posto fisso, mentre invece vengono tollerate (e non saranno toccate da nessuna spending review).
I vitalizi dei parlamentari andrebbero aboliti e basta, senza farsi troppi problemi (come problemi non se sono fatti all'epoca della riforma delle pensioni che creò il problema degli esodati), per passare al sistema contributivo.
E il fatto che questo diritto sia concesso (e garantito) in una regione che si dice virtuosa come la Lombardia, e non nel sud degli sprechi la dice lunga su quanto ancora si potrebbe fare a livello regionale (e non solo sui costi della politica a Roma) e non si riesce a fare.
Perchè poi scatterebbe l'arroccamento in difesa, come per l'abolizione delle province.
I vitalizi e le buonuscite nelle regioni (corriere).
Si parte dal caso Giovanni Copertino in Puglia, "ex democristiano, ora berlusconiano, un politico di lunghissimo corso, già sindaco, assessore e presidente del Consiglio regionale della Puglia uscito dopo vent'anni dall'assemblea, ha incassato una buonuscita di 492000 euro.
Una somma extraterrestre, resa possibile dal fatto che a differenza dei comuni mortali, per i quali la buonuscita a fine attività si calcola sulla base di una mensilità per ogni anno di lavoro, quella dei consiglieri regionali pugliesi è pari ad una annualità per ogni legislatura: cioè 2,4 stipendi mensili per ogni anno di lavoro. Un privilegio assurdo, che ha comportato soltanto nel 2010, per chiuder ele pendenze delle legislature precedenti, un esborso per le casse regionali pari a 8 milioni di euro. Superiore addirittura ai 7241000 euro scuciti nel 2008 da Palazzo Madama per pagare gli assegni di solidarietà ai senatori rimasti senza seggio.
'I soliti terroni!' dirà qualcuno. Non è così: la stessa regoletta è in vigore anche in Lombardia senza che a Milano, 'capitale morale d'Italia', nessun partito, e men che meno la Lega Nord, abbia organizzato manifestazioni di piazza sotto il Pirellone per chiedere l'abolizione di questo incredibile trattamento extralusso.
Nella regione Lazio le pensioni sono ancora più favorevoli. Al punto che si può incassare l'assegno anche a 50 anni. Un esempio? Piero Marrazzo, travolto quando era presidente dallo scandalo dei ricatti trans e oggi (dopo aver incassato una liquidazione di 31103 euro) 'pensionato' dal 12 maggio 2010 quando aveva 51 anni, con la possibilità di cumulare i circa 4000 euro lordi allo stipendio, non proprio miserabile, di giornalista Rai, dove è rientrato dopo aver chiuso con la politica. Cumulo possibile proprio perchè la sua non è una pensione:è un vitalizio.”

Pagina 132.

Gli stipendi nelle regioni.

Lasciamo perdere il New Hamphire, dove si fa politica gratis. “la California (che oggi è in difficoltà ma era arrivata ad avere il settimo PIL mondiale) ha un parlamentare ogni 308.117 abitanti. La Lombardia uno ogni 124.101. Il Molise uno ogni 10.653. E quel parlamentare californiano guadagna 66284 euro lordi: un quarto dello stipendio di Renzo 'Trota' Bossi, tre volte ripetente agli esami di maturità ma imposto dal padre nel 2010, come dicevamo, al Consiglio regionale lombardo. Per non dire di Nicole Minetti, la disinibita signorina 'di madrelingua inglese' che gestiva le ragazze ai festini del Cavaliere ed è stata premiata lo stesso anno da Silvio Berlusconi con un seggio al Pirellone: 150660 euro netti l'anno. Un premio che lei stessa, in una telefonata registrata, spiega a Barbara Faggioli così 'A lui gli fa comodo mettere te e me in Parlamento perchè dice “bene me le sono levate dai coglioni, lo stipendio lo paga lo stato”' . Un'intercettazione indimenticabile. ”
Pagina 146-147.
(alcuni pretesti di lettura presi dal libro di Stella e Rizzo, Licenziamo i padreterni)
Come possiamo accettare ancora sprechi inaccettabili, come quelli in regione Sicilia (rischia di essere la Grecia del paese, il grido dall'allarme di  Ivan Lo Bello)?
Non è qualunquismo o razzismo chiedersi se sia giusto pagare le tasse se poi queste devono finire per pagare stipendi d'oro (per i deputati dell'Ars, per i dirigenti della regione, 1 ogni 6 .. nemmeno nel governo di Cameron in Inghilterra).

06 maggio 2011

Aggiungi un posto a tavola

Minetti: un posto in parlamento per far pace con Berlusconi

Il premier convince Nicole a licenziare l'avvocato Daria Pesce dopo l'intervista ad Annozero

L’avvocata cacciata, l’assistita in Parlamento. Daria Pesce non ha più la difesa di Nicole Minetti, accusata di induzione e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile, nel processo Ruby. Minetti ha invece avuto la promessa da Silvio Berlusconi di un salto di carriera, da consigliera regionale a deputata, alla prossima tornata elettorale. Si è consumata così una svolta che promette di avere conseguenze nel processo sul caso della minorenne Karima El Mahroug.

Non bastavano i nani, ora anche la ballerina , di cui è stato chiesto il rinvio a giudizio. Ma tanto stavano salvando il paese da una crisi istituzionale, no?

28 febbraio 2011

Presa diretta - profondo rosso

Rosso come la vergogna che dovrebbe seppellire certi amministratori.
Rosso come la rabbia che dovrebbe prendere i cittadini italiani, specie quelli della Lombardia e del Lazio, per i servizi mostrati.
Rosso come i conti della regione Lazio. 10 miliardi di buco: come sono stati creati, come verranno ripianati? Chi pagherà il conto.

Si inizia con l'elezione di Nicole Minetti come consigliere in Regione Lombardia: dalle trasmissioni trash Scorie e Colorado, al lavoro presso il S. Raffaele come igienista dentale.
Dove nel 2010 avrebbe conosciuto Berlusconi: alla richiesta di fare politica è stata accontentata. Troppo in fretta?

Assieme a lei, nel listino bloccato sono entrate anche altre persone: il fisioterapista del Milan Puricelli, e il ragioniere di Arcore Francesco Magnano (nonchè responsabile di Idra, l'immobiliare del presidente del consiglio).
Interesse personale o la voglia di portare in politica un vento nuovo?
Sarebbe interessante saperlo, visto che sono persone pagate (9000 euro al mese) coi nostri soldi e che poi legiferano per noi.

Nel caso di Francesco Magnano i sospetti si fanno più pesanti, visto il posto che gli è stato creato af hoc: sottosegretario alla attrattività (nell'intervista sembrava che nemmeno sapesse descriverlo, il suo lavoro).
Magnano è anche dentro il progetto di Milano 4, sui terreni agricoli di Arcore che si vorrebbe trasformare (con un cambio di destinazione ad personam) in appartamenti residenziali.
Un affare di 200 milioni, per il momento congelato. Ma il cemento (come il pilu), non smette mai la sua attrattiva e probabilmente alle prossime elezioni si tornerà a parlare di questo progetto.

Le elezioni pilotate dall'alto, i nomi finiti nel borsino di Formigoni (che tra l'altro Formigoni oggi disconosce), hanno causato qualche mal di pancia agli elettori e ad altri amministratori del PDL.
Come Antonella Maiolo, 3 anni di militanza, consigliere comunale, prima dei non eletti in regione.

Sulla candidatura della Minetti: "è uno scandalo, non era mai successo". E conclude "non esistono più le idee, ma solo il Dio denaro, questo è il problema della politica italiana".

Sara Giudice sta raccogliendo le firme per la cacciata dell'ex igienista: firme non ricevute dall'antimoralista Ferrara nè dal presidente Formigoni.
Già le firme. Ma come sono state raccolte?
C'è una denuncia da parte dei radicali, che sostengono che queste siano firme false (più altre irregolarità nelle liste). Solo burocrazia, quella cui si appellano i radicali?
Certo, se l'uomo più potente della regione, al quarto mandato (con una legge che limiterebbe a due, i mandati), non rispetasse per primo lui, la legge, sarebbe comunque una cosa grave.
C'è una indagine della magistratura, portata avanti dal pm Robledo.
E vedremo come va a finire.

Nel frattempo Formigoni stesso, intervistato, "io credo che il listino debba essere eliminato [..] c'è un numero ristretto di persone scelto dal partito, io mi sono opposto".
Una prima presa di distanza (anche dopo le storie di bunga bunga)?

Profondo rosso nella regione Lazio.
La situazione degli ospedali a Roma è drammatica: al S. Giovanni, al Casilino, ci sono ambulanze ferme, in attesa che si liberino le barelle nel pronto soccorso.
Anzichè essere operative per raccogliere le emergenze sul territorio, sono bloccate per ore: un dano da 15 milioni di euro, per le ore di fermo (calcolato dalla CGIL in regione).
E il problema è anche nelle sale del pronto soccorso: al S. Camillo, la sala d'attesa è piena, mancano i cuscini, le coperte per persone che rimangono lì per ore, in attesa della visita e del posto letto.
Passano le ore e le barelle intasano anche i corridoi.

E col taglio degli ospedali in provincia la situazione andrà a peggiorare: 24 sono gli ospedali da chiudere.
Molti servono zone lontane dalla città, come quello di Bracciano e Subiaco: significa che in caso di emergenza occorrerà più tempo per essere raggiunti dai soccorsi (o per essere soccorsi), e sappiamo quanto siano importanti i primi minuti di intervento (in casi di infarto, ad es.).

Ma ci hanno pensato in regione, quando hanno fatto il piano di rientro?
O forse hanno fatto solo promesse, come quella non mantenuta delle 5 piste di elisoccorso (per trasportare velocemente i malati verso gli ospedali). Ne sono pronte solo 3.

Hanno fatto in fretta a fare solo i decreti. Ma da qui alla costruzione delle piste e alle autorizzazioni necessarie ce ne corre.
Si calcola che 500000 persone si riverseranno dalla provincia negli ospedali di Roma: come faranni i medici? Che servizio riceveranno i cittadini?

E pensare che la regione ha milioni di euro in "beni da reddito": poderi, case, casali, castelli donati negli anni agli ospedali romani, poi finiti in gestione alle Asl e infine alla regione Lazio.
Basterebbe far fruttare questi beni, per ripianare il debito (e magari tagliare qualche convenzioni coi privati), per riprendere le assunzioni e il turn over.
Soltanto, servirebbe una politica capace di far fruttare i beni che amministra.

Ne parla Iacona nella sua presentazione della puntata, sul Fatto:
La prima volta che insieme alla redazione ho visto il lavoro di Lisa Iotti, una delle nostre inviate di Presadiretta, sono rimasto impressionato. Li-sa era andata a girare i regali che nei secoli scorsi le famiglie ricche del Lazio avevano fatto agli ospedali della Regione e che oggi, nel disastrato bilancio della sanità, risultano sotto la voce di “beni da reddito”, cioè da far fruttare. Davanti a noi scorrevano le immagini di estensioni immense di terre, boschi, pascoli ed enormi aziende agricole, di castelli, persino di interi borghi del 700, e ancora, mille appartamenti nel centro storico di Roma, il più caro di Italia. Ebbene, si tratta di un patrimonio pubblico immenso che si continua a sperperare. Stasera a Presadiretta vi faremo vedere come questo patrimonio sia stato in parte già svenduto, ben al di sotto dei prezzi di mercato, dove gli unici che non ci guadagnano mai sono gli enti pubblici, il bene comune, l’interesse di tutti, mentre finanziarie, banche e i soliti “clientes” quelli sì, con ricarichi del 100 per cento. E poi c’è quello che ancora rimane nella proprietà della Regione Lazio e c’è da piangere a vedere come tutto questo viene mantenuto: case del 700 che entri dentro e sembra di stare nella scalinata di una casa popolare, talmente tutto è distrutto, con i palazzi che cadono a pezzi; appartamenti affittati a 25 euro al mese ed un elenco di centinaia di “beni da reddito” che fruttano chi 35 euro; aziende agricole abbandonate, le terre non coltivate, le stalle a pezzi e le grandi case rosse a due piani chiuse. Beni che dovrebbero fruttare e che invece producono altri budget in rosso, altri debiti .E attorno a questo osso da spolpare nascono società di consulenza , di gestione dei fondi immobiliari e, queste non mancano mai, agenzie regionali. La Risorsa SRL, per esempio, nasce nel 2004 , sotto Storace governatore, anche con il compito di censire e finalmente valorizzare i “beni da reddito” delle ASL.

AVEVA UN PRESIDENTE, un direttore, un consiglio di amministrazione, una trentina di dipendenti, tanto per essere precisi, ci costava tre milioni di euro all’anno e poi l’ha chiusa Renata Polverini pochi mesi fa, per chiara inutilità. Ora, magari potremmo sopportare tutto questo, se il debito della sanità del Lazio non fosse di 10miliardi di euro, il più alto di Italia, se gli ospedali pubblici della capitale non fossero al collasso, con i pronto soccorso pieni zeppi di gente che stazione lì dentro anche per giorni, perchè solo a Roma sono stati tagliati negli ultimi anni piu’ di 2000 posti letto, con il blocco del turn over e il personale ormai cronicamente sottorganico in tutti i reparti. Quando stasera vedrete all’opera i medici e gli infermieri del pronto soccorso dell’ospedale San Camillo, uno dei più importanti della capitale, vi renderete conto che cosa significa lavorare oggi negli ospedali pubblici. Altro che E.R.! Ma questi sono i risultati di anni di malapolitica , che adesso dobbiamo pagare tutti, miliardi di euro di debiti sulle nostre spalle.