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04 aprile 2017

La Coca Cola e il punto G del gusto

Prima dell'importante inchiesta sullaCoca Cola, l'appuntamento con la rubrica “Indovina chi viene a cena”: Sabrina Giannini racconta come le industrie alimentanti sanno stimolare il nostro gusto, con zucchero grasso e sale.

La chiamavano Trinità: il punto G del gusto è il punto massimo del godimento, le industrie lo conoscono bene, miscelando bene sale, zucchero e grassi.
Ma è bene conoscere gli effetti di questi ingredienti sul nostro organismo.

Il sale non ha sempre la stessa granularità, ad esempio: a Report nessuna azienda ha dato indicazioni su che sale utilizzano. Né Barilla né San Carlo.
In Finlandia invece porte aperte ai giornalisti, dove hanno deciso di ridurre il sale: più è fino, meglio si attacca al prodotto, se si supera una certa soglia però le aziende devono mettere in etichetta “fortemente salato.”
Così, per evitare di mettere questa indicazione, le aziende hanno deciso di mettere meno sale: si mette il cuore sui prodotti dove il sale è messo seguendo le indicazioni dei cardiologi.
Lo stato in Finlandia rispetta il cuore dei consumatori, mentre in Italia dobbiamo affidarci al buon cuore delle nostre aziende: se superiamo la soglia dei 5 grammi, si rischia l'ipertensione e malattie cardiovascolari.

Certo, un'indicazione corretta significa un calo di fatturati delle aziende di insaccati e formaggi: ma in Europa l'indicazione del semaforo sul sale è stata bocciata e il ministro Martina lo rivendica anche.

Micheal Moss, il premio pulitzer, ha svelato i segreti del sale nei prodotti industriali: il sale maschera altri sapori, per questo viene aggiunto.
Stesso principio per zucchero e grassi: sono usati per rendere il cibo irresistibile ed economico.

La Santa trinità è un circolo vizioso: se ne togli uno devi alzare gli altri, se li togli il prodotto ha un sapore come carta.
Così se un prodotto industriale contiene meno grassi, deve contenere più zuccheri, anche se chiamati light.
Zuccheri nello yougurt ma anche nella salsa del pomodoro.

La scoperta di questo mix arriva dall'America, da uno studio della Campbell: esiste un modello matematico che descrive la curva del gusto, col picco in cima.
Molti consumatori non riesce a resistere e deve consumare tutta la confezione di biscotti e patatine, prese dalla frenesia del gusto.
Le industrie stanno studiando il nostro palato, la nostra mente: ora vogliamo tutti più sale, più zuccheri, più grassi e gli effetti collaterali li stiamo vedendo.
Siamo dipendenti da questa trinità, aumenta l'obesità nei bambini e il diabete, le giovani generazioni hanno una aspettativa di vita inferiore dei genitori.

Succede anche in Italia: il 20% dei bambini italiani sono sovrappeso, ed è un problema.
I bambini sotto i due anno non dovrebbero nemmeno provarlo lo zucchero, ma nelle confezioni non è indicato lo zucchero aggiunto.
Le lobby dell'industria alimentare pesano ancora in Europa: nessun semaforo per la trinità, nessuna indicazione sugli zuccheri.
La lobby dello zucchero spende fino a 22 ml di euro, per fare pressioni sull'Europarlamento, affinché non si limitino zuccheri e sale.
E, quel che è peggio, queste aziende finanziano anche ricerche che mettono in dubbio i rischi in questo tipo di alimentazione, drogata dalle stesse industrie.

Dio Coca Cola, di Claudia Di Pasquale.

Il servizio della giornalista di Report è partito da Atlanta: in origine la Coca cola conteneva la cocaina, era presente nella formula originale.
Ma ora, cosa c'è dentro la formula segreta?
Questo segreto ha contribuito alla sua crescita: 2 mld di bottiglie in un giorno, che però per essere prodotto hanno bisogno di acqua.

In Messico c'è l'industria di imbottigliamento più grande, nel Chiapas: nelle chiese del posto si mescolano cattolicesimo e vecchi riti, con bottiglie della Coca Cola.
Perché fa guarire, dicono, perché il ruttino è interpretato come un segnale benigno del corpo.

Ma il forte consumo di Coca Cola, venduta casa per casa, ha causato qualche problema di salute alle persone, come il diabete.
Sotto la “Montagna d'acqua”, si trova lo stabilimento della Coca, che assorbe buona parte dell'acqua della falda per la produzione: acqua che però non esce più dai rubinetti delle case.
A chi tanta, come nello stabilimento, a chi poco: così la gente è costretta a comprare i bottiglioni di acqua.
Cittadini a secco che però vendono le bottiglie della Coca, mentre questa può sfruttare la falda, grazie alla generosa concessione dell'ex presidente messicano: si parla di una cifra ridicola, per esempio 29mila dollari l'anno.

L'azienda si giustifica dicendo che restituisce all'ambiente tutta l'acqua che prende, tramite i suoi progetti: come le fontanelle nelle scuole, dove però campeggia lo striscione con la pubblicità della Coca.
Così i bambini vengono educati ad essere giovani consumatori di Coca.

Cosa succede in Italia?
A Nogara c'è uno stabilimento: nella falda è presente l'arsenico e, nel municipio non si beve l'acqua del rubinetto.
Ogni famiglia ha un pozzo privato, l'acquedotto c'è ma non è mai stato utilizzato: anche qui la Coca cola fa progetti sociali. Ma alla fine anche qui paga l'acqua un prezzo basso, 13406 euro.

In Abruzzo la Coca paga 17mila euro, per estrarre 400ml di litri.
A Marcianise la Coca ha tre pozzi e paga 6300 euro l'anno, estraendo anche 300mila litri d'acqua.

A Barcellona, alla Agrumi Gel, fanno una bevanda a base di succo d'arancia: l'incidenza dell'arancia è dello 0,05% e questa arancia finisce nella Fanta.
Arance racconta a Rosarno con lo sfruttamento dei braccianti, si disse: così Coca Cola foundation ha promosso una serie di azioni per fini sociali, come corsi per gli immigrati erogati da una società vicina all'Opus Dei.

La Coca fattura 1 miliardo di euro in Italia, ma siccome non fa utili, non paga tasse: siccome perde soldi e ne guadagna pochi, pagano pochissime tasse.
Le tasse sono pagate in Svizzera, sotto il 5%.
Gli utili netti della capogruppo Svizzera sono stati di 280ml di euro: il 23% è detenuto da una catena di società offshore, in società che garantiscono il perfetto anonimato.
La Coca Cola americana ha sede in Delaware, altro paradiso fiscale: sono bravi a vendere bene a pagare meno tasse.

Chi sono gli azionisti della Coca Cola SPA: il fondo Black Rock ma anche Warren Buffet, un benefattore, come del resto anche la Coca Cola foundation.
D'altronde con la filantropia scorre meglio l'acqua colorata: anche se ci sono organizzazioni come OMS preoccupate per il consumo delle bevande zuccherate.
Studi sugli effetti di queste bevande dicono che c'è il 25% di possibilità in più di malattie cardiovascolari, per i consumatori.
OMS è favorevole ad una tassa sulle bevande zuccherine: come a Filadelfia, dove una bibita costa fino al 30% in più.
La Clinton si era schierata con la Soda tax, ma le è poi arrivata una lettera dalla Coca Cola stessa, che nel passato aveva finanziato la sua campagna elettorale.

A New York non sono riusciti a regolamentare la vendita di bevande zuccherate: l'industria trascinò in tribunale l'amministrazione.
Coca Cola finanzia organizzazioni mediche e scientifiche, per rifarsi l'immagine e per fare pressioni per evitare una stretta sulla vendita di bevande zuccherate.
Dalla comunità dei medici dentisti, a comunità di afroamericani a quella ebraica.

Ad Atlanta Coca Cola finanzia le università, ospedali, musei: finanziano anche ricerche sul diabete, ma nessuno dei docenti di questi centri ha accettato l'intervista.
Nessuna intervista anche dall'ufficio stampa della multinazionale.

Oggi l'industria delle bevande si comporta come quella del tabacco nel passato, dicendo che il problema è nella poca attività sportiva.
In Italia la Soda tax era stata proposta dal governo Monti ma fu bloccata dall'associazione di produttori di bevande, Assobib.
Tra i contrari, anche il dottr Carruba: l'obesità dipende dall'alimentazione, da tanti fattori, inutile concentrarsi sulle bevande gassate.
Anche Carruba è stato finanziato dalla Coca Cola.

Coca Cola da fondi anche all'associazione del dottor Andrea Poli: Nutrition of foundation of Italy.
Dopo tutte le polemiche la tassa fu ritirata.
Ma il ministro Balduzzi ricorda che il numero 2 di Coca Cola entrò al ministero a far pesare la sua posizione. Chi comanda al ministero?

Quello che non è riuscito in Italia, è stato fatto nel 2014 in Messico: qui il 70% degli adulti è sovrappeso. Dopo la Soda tax il consumo delle bevande zuccherate è crollata, ma per avere maggiori benefici dovrebbe essere aumentata del 20, 30%.

E politici e personaggi pubblici che hanno portato avanti questa campagna si sono trovati spiati, con un software israeliano, che è venduto solo ai governi.
Un ex manager della Coca Cola è stato intervistato dalla giornalista: era stato licenziato dopo aver scoperto che un manager si era auto assegnato una commessa.
Così, fu spiato dalla sua azienda.
Cosa succede in uno stabilimento della Coca Cola nel veronese?
A marzo 14 operai di Nogara sono dichiarati in esubero: c'è stato uno sciopero, visto che non sono arrivate spiegazioni.
12 di questi lavoratori, che lavorano nella filiera di appalti, erano iscritti al sindacato Cobas: questo sindacato aveva scoperto che le buste paga non erano a posto.

In Colombia altro paese, altro sindacato, altri lavoratori minacciati: una decina di sindacalisti che lavoravano in questi stabilimenti sono stati uccisi da gruppi paramilitari.
Il processo, intentato con l'azienda (che si è dichiarata estranea), è stato archiviato e non sono stati trovati i colpevoli.

Cosa c'è dentro una bottiglia di Coca?
La giornalista ha portato i campioni di queste bevande ad un centro analisi: nessun contaminante, il titanio è presente in concentrazioni bassa, ma in tutte le bevande gassate.
Come è finito lì dentro?

Forse è usato come additivo, il biossido di titanio.

03 aprile 2017

Dalla Coca Cola ai biberon – cosa mettiamo in bocca

La santa trinità: zucchero, grasso e sale
Le industrie alimentari sanno come stimolare il nostro gusto, il punto G del gusto: con zucchero grasso e sale. Le industrie, grazie a questa santa trinità ci guadagnano, noi consumatori ci perdiamo però.
IL perché lo racconterà questa sera Sabrina Giannini nella sua rubrica sull'alimentazione “Indovina chi viene a cena”


Cosa c'è dietro il successo della Coca Cola?
Continuiamo a parlare di zuccheri: durante i mesi di Expo, i visitatori della fiera mondiale (che doveva essere volano del PIL, dell'occupazione..) venivano accolti anche dagli stand di Coca Cola, McDonald’s ..
Ai bambini che venivano in visita veniva offerto un menù da queste multinazionali, nonostante uno dei temi della fiera riguardasse la sana alimentazione.
Sana alimentazione che dovrebbe limitare l'uso di grassi e di zuccheri raffinati.

Come gli zuccheri contenuti nella bevanda più famosa del mondo, la Coca Cola: negli spot si vede un'allegra famiglia che pasteggia con una bella bottigliona di Coca sulla tavola.

Per mettersi bene in mostra negli spazi espositivi di Expo, Coca Cola Ms Donald (e Ferrero) hanno sborsato una cifra stimata in 20 ml di euro.
Una grande operazione di marketing che ha generato pure qualche confusione: a poche decine di metri dal Mac, si trovata lo spazio di Carlo Petrini di Slow Food.
Tutto a posto? Tutto corretto? Zucchero si o zucchero no?

Come ha fatto Coca Cola a conquistarsi questi spazi, non solo in Expo, ma anche nel mondo, essendo una delle bevande più vendute al mondo?
Quali i segreti del successo commerciale e quali i segreti dentro gli stabilimenti della Coca Cola anche in Italia?
Claudia Di Pasquale è autrice del servizio che ha cercato di fare luce su questi segreti, girando per il mondo, da Atlanta a Marcianise, a Caserta.

La scheda del servizio: DIO COCA COLA DI Claudia Di Pasquale
La Coca Cola è la più venduta al mondo: circa due miliardi di bottiglie al giorno, cinquecento marchi distribuiti in duecento Paesi. Per capire come è diventata la numero uno abbiamo fatto un viaggio negli Stati Uniti, nella sede storica di Atlanta, dove c’è la cassaforte che conserva la sua formula magica, il primo segreto del suo successo.L’inviata di Report ha viaggiato tra Canada, Messico, Colombia, Mauritania e poi negli stabilimenti italiani di Nogara (VR), Oricola (AQ), Marcianise (CE) e nella Sibeg di Catania.

L’uso delle concessioni delle falde, il braccio di ferro con le autorità sanitarie che tentano di limitare i danni dello zucchero introducendo la tassa sulle bevande gasate e zuccherate, i finanziamenti e le sponsorizzazioni, le spy stories: sotto la lente di Report sono passate tutte quelle strategie che hanno consentito alla Coca Cola di mantenere il primato per centotrenta lunghi anni. Report ha poi fatto analizzare il contenuto della Coca Cola, e di alcuni degli altri duecento prodotti di punta dell’azienda di Atlanta. I risultati nell’inchiesta.

Cosa c'è dentro i biberon?

In un precedente servizio di Claudia Di Pasquale, Report si era occupata dei rischi nei prodotti di plastica, che assimiliamo nell'uso quotidiano entrandone in contatto.
La tenda per le docce, il packaging delle cialde del caffè, la plastica con cui si confezionano insaccati, formaggi, lo yougurt, gli imballaggi dei surgelati, fino alle bottiglie di plastica.
L'inchiesta odierna di Emanuele Bellano si occuperà in particolare dei biberon, quelli trattati con Ossido di Etilene, giudicati cancerogeni dall'OMS: non dovrebbero più essere usati negli ospedali ma, siccome siamo in Italia, alle ASL non è arrivata comunicazione..

La scheda del servizio: BIBERON A TUTTO GAS DI Emanuele Bellano
Cinquecentomila neonati italiani ogni anno succhiano, direttamente dai biberon dell'ospedale, residui di ossido di etilene, un gas cancerogeno secondo l'Oms. Oltre un anno fa, la direzione prevenzione sanitaria del ministero della Salute aveva raccomandato di non utilizzarli se non in casi particolari, ma alle Asl italiane non è stato comunicato e nel frattempo gli appalti sono andati avanti. Sette milioni di biberon e tettarelle trattati con l’ossido di etilene continuano ad essere utilizzati negli ospedali italiani, anche se in Europa già dal 2007 è vietato sterilizzare con questo gas i contenitori ad uso alimentare. Com'è possibile?

Infine, per la serie, onore al merito: PRESENZE INGIUSTIFICATE DI Antonella Cignarale

Ai professori universitari la legge Gelmini aveva bloccato gli scatti di stipendio per cinque anni. Allora per compensarli è stato stanziato un incentivo una tantum di 108 milioni che ogni ateneo distribuisce ai più meritevoli con le proprie regole. A Perugia per esempio l’incentivo va da ottocento a cinquemila euro. ma capita che i soldi se li intasca anche il luminare che non si fa mai vedere in facoltà, mentre i docenti che si impegnano restano esclusi