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06 luglio 2025

Anteprima inchieste di Report – la Cina sommersa, Bandecchi e Unicusano e i finti bandi sulle concessioni balneari

Banche, tribunali, commissari sommersi: il mondo della Cina che non si conosce in Italia.

Poi Unicusano, il sindaco di Terni Bandecchi dopo l’ultima puntata di Report aveva promesso due manrovesci. Domenica vedremo chi li ha presi veramente.

I manrovesci di Bandecchi


Il sindaco di Terni nonché fondatore ed ex rettore di Unicusano, l’università telematica, è stato rinviato a giudizio per evasione fiscale.

Aveva promesso a Sidfrido Ranucci e a Report due schiaffoni, “lei e la sua libertà di stampa se la deve mettere nel c..” cito le testuali parole di un sindaco che oramai non si vergogna più di nulla, “finché lei continuerà a fare programmi dove risulterà infame”.Il servizio di Report su Unicusano non gli era piaciuto, soprattutto i conti che Luca Bertazzoni aveva fatto sugli stipendi dei docenti.

Come spiegava il consulente di Report Pier Gaetano Bellavia, “questi incassano più di 80 ml dagli studenti a fronte di questo per i docenti spendono 9 milioni e mezzo”.

9,5 ml su 1107 docenti fa una media di 8600 euro lordi l’anno questi sono i dati che arrivano dal MIUR: ma i numeri non bastano a convincere Bandecchi, “i nostri docenti sono pagati 4 volte gli altri..”

Ma chissà se nella media di Bandecchi rientra l’ex docente che Report ha intervistato per capire come funzionano veramente le cose: ha insegnato ad Unicusano dal 2018 fino al 2023, la retribuzione era di 4000 euro lordi per tutta la produzione di 40 ore di videolezioni, 250 pagine di dispense e altro materiale. “L’anomalia di questo contratto è che innanzitutto mi venivano chiesti dei diritti d’autore per cinque anni ed oltre”.

Cosa vuol dire? La signora – così la chiama il sindaco, non la docente – “fa una lezione, scrive il suo libro, questo prodotto potrà essere utilizzato da noi per almeno cinque anni”.

I materiali per l’insegnamento erano diventati vecchi e obsoleti, c’era bisogno di un aggiornamento – spiega a Report l’ex docente che aveva segnalato il problema all’università – e le era stato risposto che avrebbero verificato..

Ma il tema non appassiona Bandecchi: “lei sta parlando di una categoria di professori che è lo stato che produce questa gente, io mi limito ad andare su uno scaffale e prendere i prodotti che lo Stato ha già confezionato, lei mi vuole dire che non capiscono un c.. da mo che lo dico..”

Questo è il livello di competenza, di rispetto per il lavoro altrui, del fondatore di Unicusano.

Però Bandecchi non è così aperto nei confronti delle opinioni altrui, quando lo riguardano direttamente: il professor della Statale di Milano Piero Graglia è stato querelato dall’ex rettore e da Unicusano per diffamazione aggravata a causa di un post pubblicato sui social in cui scriveva che le università telematiche sono “il frutto malato della riforma Gelmini”.

L’articolo era stato scritto a seguito del sequestro dei beni a Bandecchi da parte della Finanza, come spunto per un ragionamento sulle università telematiche, aggiungendo che questa vicenda (il sequestro) poteva essere catalogata come un ennesimo caso di peculato cialtrone e gli è stato contestato che aveva dato del cialtrone a Bandecchi.

Il professore ha dovuto prendersi un avvocato e comparire di fronte ad un giudice, non c’era nessuno dall’altra parte tanto che il giudice che poi ha archiviato tutto in seduta ha detto “molto gentile il signor Bandecchi a non aver mandato nemmeno un avvocato.”

Sembrava quasi una querela intimidatoria – commenta oggi il professor Graglia che, per questa vicenda, ha speso duemila euro.

Nella sentenza è scritto che l’opponente sembra non comprendere nemmeno il senso di alcune espressioni: tutta colpa degli avvocato, sbotta il fondatore di Unicusano, sicuramente laureati in qualche università italiana.

La Cina sommersa


La guerra commerciale in corso tra Pechino e l’amministrazione americana si lega con i traffici delle mafie internazionali in Italia e nel mondo.
Traffici che si appoggiano alla rete commerciale delle industrie cinesi, alle banche illegali create dalla comunità cinese in Italia (e non solo).

Report ha preso parte, assieme alla Guardia di Finanza e all’Agenzia delle Dogane, ad un controllo sulla merce in arrivo dalle grandi metropoli cinesi, compie un mezzo giro del mondo e arriva poi in Italia al porto di Trieste.

La merce passa perfino per l’Ucraina, per l’Estonia, tra gli oggetti controllati c’è anche uno sberleffo per Musk, il logo della Tesla rifatto: giochi, apparecchi elettronici, calzature e caschi, ogni container assomiglia ad uno scrigno dei desideri.

Desideri contraffatti, come gli auricolari ritrovati dalla Finanza in un container che poi sarebbero andati in Ungheria.

Tutto questo è solo la punta dell’iceberg della rete commerciale dalla Cina che si avvale del controllo di numerosi porti in Europa per il transito delle merci: nel 2024 il valore complessivo delle merci vendute dalla Cina nel mondo è stato pari a 5 trilioni di dollari.

Sempre in Italia, questa volta a Civitanova Marche: i carabinieri individuato qui una banca clandestina cinese con filiali in tutta Italia, col compito di riciclare denaro per la criminalità organizzata.

Il traffico si svolgeva in una anonima villetta nella campagna marchigiana, in una agenzia di viaggi e in un supermercato all’ingrosso a pochi km da Civitanova. Qui la GDF di Ancora a Macerata coordinate dalla procura europea smascherano nell’ottobre 2024 un’organizzazione criminale transnazionale e ricostruiscono operazioni finanziarie illecite per un valore complessivo di 3 miliardi di euro.

L’associazione criminale riusciva a gestire una underground chinese bank” spiega a Report Peppino Abbruzzese comandante del GICO di Ancora “che riceve denaro contante in cambio di commissioni, il corriere che doveva fisicamente trasportare la merce da un punto a ad un punto b, portava con sé una banconota da 5 euro, questa veniva postata all’interno di una chat criptata, quindi il destinatario della richiesta non faceva altro che verificare il codice alfanumerico presente sulla banconota che esibiva al corriere e automaticamente lo scambio avveniva.”
Quanto denaro veniva scambiato nelle borse dei corrieri?

In un caso siamo riusciti ad individuare un corriere che trasportava più di 100mila euro in un trolley, fisicamente aveva ritirato un borsone da dentro l’agenzia di viaggi, nelle Marche e si recava in una regione del centro Italia.”

Un sistema che vedeva accanto mafia albanese e facoltosi imprenditori italiani tutti in fila agli sportelli della banca cinese clandestina.

Siamo sicuri che alcuni versamenti andavano in direzione Cina” prosegue il comandante Abbruzzese “ma la presenza di conti virtuali ha un po’ di fatto limitato la nostra capacità investigativa .. un conto virtuale viene identificato da un iban europeo, di fatto però quando abbiamo chiesto la collaborazione alle autorità straniere ci hanno comunicato che quelli erano conti specchio dal momento che dietro quel conto virtuale si nascondeva un conto cinese.”

Ci sono dunque degli iban in Germania per cui quando a vai a fare un accredito i soldi arrivano in Cina.

Il GICO ha chiesto aiuto alle autorità cinesi ma “ad oggi è mancato un dato oggettivo di collaborazione.”

Questo meccanismo di riciclaggio di denaro sporco è stato scoperto anche negli Stati Uniti dove decine di broker cinesi avevano messo assieme un sistema bancario parallelo per i riciclaggio del denaro sporco frutto del narcotraffico. New York, Chicago, Los Angeles, Miami, le grandi città sono il parco giochi dei grandi cartelli messicani e il bancomat a cielo aperto dove i narcos costruiscono le loro fortune: miliardi di dollari accumulati dalla vendita delle droghe a cominciare dal fentanyl. Un fiume di soldi che ha bisogno di essere ripulito e nessuno è così bravo a ripulire i soldi quanto i broker cinesi.

Chris Urben è direttore generale dell’agenzia di investigazione Nardello&Co: “quello che prima richiedeva dai sette ai dieci giorni per essere riciclato e restituito ai cartelli messicani ora richiede appena uno o due giorni e con un costo dell’1% contro il 7-10% del passato”.

Urben è stato per anni un agente della Dea il reparto anti droga delle forze speciali statunitensi: olrte vent’anni in cui Chris ha pertecipato alla caccia dle re dei narcos, El Chapo Guzman oltre ad essere stato tra i primi a finire sulle rtacce della grande rete di riciclaggio messa in piedi dal sistema bancario clandestino cinese.

Man mano che i lavoratori cinesi si disperdevano in tutto il mondo avevano buisogno di un modo per rimpatriare i loro fondi in patria. Questa rete di lavoratori cinesi all’estero ha dato origine al sistema bancario clandestino cinese, che era una rete basata sulla fiducia, si trattava di un metodo affidabile per riciclare denaro e rimandarlo nella Cina continentale” spiega a Report Urben.
Dal 2018 l’antidroga americana scopre che all’interno della comunità cinese di New York si nasconde una rete sotterranea di riciclatori ben strutturati e con rapporti di fiducia in ogni angolo del pianeta.

C’era quindi un nuovo metodo di riciclaggio” prosegue il racconto di Urben “ed era quello operato da reti cinesi negli Stati Uniti che raccoglievano grandi quantità di contanti in dollari, uno o due milioni di dollari tenuti in luoghi controllati da loro. Questo ci ha permesso di comprendere come funzionava la rete, abbiamo osservato trafficanti di droga consegnare denaro a soggetti per noi nuovi, riciclatori di denaro cinesi che prendevano quei fondi e li portavano nelle “stash houses” e accumulavano grandi quantità di valuta.”

Le stash houses, le filiali bancarie clandestine possono essere ovunque, nel retrobottega di una pescheria, come nel sottoscala di un magazzino, a Manhattan come come nel Bronx.

C’erano decine di broker cinesi a NY e nel New Jersey e ci siamo resi conto che avevano dei dipendenti, come qualunque altra organizzazione: corrieri che consegnavano il denaro, corrieri che lo recuperavano, avevano persone che lo gestivano con le stash location dove il denaro veniva custodito e contato. E poi avevano altri soggetti che operavano su applicazioni criptate come wechat e su bacheche e canali in mandarino dove vendevano quel denaro.”

Report ha ottenuto un’intervista in esclusiva con l’ambasciatore cinese Jia Guide a cui ha aperto le porte della sua residenza: alla trasmissione ha condiviso le linee guida del governo di Pechino su questioni delicate come dazi e commercio internazionale.

La presidente della commissione UE Von Der Leyen ha telefonato primi ministro cinese dove han parlato dei dazi americani sostenendo che possano costituire una deviazione commerciale cinese verso l’Europa, esiste il rischio che l’Europa sia invasa da merci cinesi?

Comprendiamo le preoccupazioni dei paesi europei” risponde l’ambasciatore Jian Guide “ma in realtà questa questione è stata esagerata, la Cina è ormai il secondo mercato di consumo mondiale, da molti anni il mercato interno costituisce la principale forza motrice della nostra crescita economica.”

L’applicazione dei dazi, quelli attuali e quelli annunciati rischia anche di influire negativamente sui rapporti commerciali tra l’Italia e la Cina?

Le tensioni sul commercio internazionale hanno avuto un impatto sull’ordine commerciale globale e inevitabilmente anche un’influenza negativa sulle cooperazioni economiche e commerciali tra Cina e Italia. In generale le relazioni economiche e commerciali poggiano su basi solide.”

Il governo cinese sta facendo qualcosa per arginare delle prassi illecite che possono in qualche modo influire sulla giusta concorrenza dei mercati?

La Cina attribuisce grande importanza alla concorrenza leale e alle regole del mercato e la legge impone chiaramente alle imprese operanti all’estero di rispettare le leggi del paese ospitante e le norme internazionali. Attualmente il maggiore fattore di turbamento dell’equità sul mercato internazionale è rappresentato dalla guerra dei dazi, unilateralmente avviata dal governo americano: l’abuso delle tariffe da parte degli Stati Uniti danneggia i legittimi interessi degli altri paese e viola gravemente le regole dell’organizzazione del commercio e mette a rischio l’ordine economico e commerciale internazionale. Chi rispetta le regole del commercio internazionale non può cedere a chi le infrange. ”

Antonella Mascali ha firmato un articolo che anticipa alcuni dei contenuti del servizio:

Ombre cinesi”: la guerra dei dazi e la mafia di Prato

di Antonella Mascali

La guerra di mafia cinese in Italia e non solo, è al centro dell’inchiesta di Report di questa sera, che mette in evidenza come omicidi, tentati omicidi, attentati con pacchi bomba, hanno a che fare con la guerra commerciale di Pechino contro Usa ed Europa, che ha avuto un’impennata dopo la guerra dei dazi voluta dal presidente Usa, Donald Trump.

Ombre Cinesi” esplora la complessa rete di attività illegali che coinvolge in particolare Prato, città storicamente dell’artigianato tessile. Lì la comunità cinese è scossa da una guerra criminale definita “guerra delle grucce”. Ai profani potrebbe sembrare di basso livello delinquenziale, ma in realtà nasconde interessi economici enormi legati al settore tessile, alla logistica e al controllo della distribuzione globale delle merci. Secondo l’analisi di centri studi Usa, confermate dal Brookings Institution, le quattro grandi banche di Stato cinesi avrebbero riciclato quasi 22 trilioni tra dollari ed euro, in modo da garantire quella solidità finanziaria per poter combattere la guerra commerciale internazionale. Questo è possibile, sostiene Report, perché a fianco dello Stato ufficiale c’è uno Stato parallelo, occulto, in tutti i paesi del mondo dove sono radicate comunità cinesi.

Le concessioni degli stabilimenti balneari


Secondo quanto ha stabilito l’Unione Europea le concessioni pubbliche sui lidi concesse ai privati andranno messe a gara: tra i gestori c’è anche Gabriele Pagliarani proprietario della stabilimento Tiki26 a Rimini.

Rimarrei qui altri 38 anni qui, pagando quello che mi fa pagare lo Stato italiano, perché cambiano i governi ma noi siamo sempre andati avanti.”

Gabriele è il bagnino d’Italia, una star della riviera romagnola, lo conoscono anche oltre oceano, da sempre gestisce la concessione 26 a Rimini, oltre 8mila metri quadrati di spiaggia, bar, ristoranti, campi da beach volley e un chiringuito a pochi passi dal mare.

Quanto paga di concessione? Poco più di 15 mila euro l’anno da versare al demanio per un giro d’affari che nel 2023 ha sfiorato il milione e mezzo di euro.

E ora lo spauracchio della gara pubblica, “un coltello puntato sulla schiena” lo definisce Gabriele che ora per le gare rischia di andare a casa: ad inizio giugno la corte di Giustizia europea si è espressa su una controversia tra i balneari di Rimini e il comune che ha deciso al rinnovo automatico delle concessioni dando ragione all’ente.

Cosa farà il bagnino d’Italia, che dall’intervista a Report sembra poco felice di fare questa gara?

La riviera è famosa nel mondo grazie ad imprenditori come lui che si sono sempre ingegnati attirare turisti e guadagnare: il lampo di genio lo ha avuto anche quest’anno. Per aggirare un’ordinanza che prevede il divieto di ballare in spiaggia, si è inventato la lezione di zumba a due passi dal mare.

Se lo stato gli dovesse chiedere, ad esempio, duecentomila euro l’anno, non rimarrebbe qui a lavorare..

Il servizio racconterà anche del bando per l’assegnazione del lotto A25 a Castelfusano, una delle concessioni demaniali a Ostia che è stato assegnato all’unica società che ha presentato domanda.

Qui il circolo sportivo Nauticlub Castelfusano, che gestiva la spiaggia sin dal 1985, rischia di sparire – racconta Massimo Intorto uno dei soci del Nauticlub – perché il consiglio direttivo ha deciso di non presentare domanda per il bando del comune di Roma, optando per un ricorso al TAR.

Noi lo scopriamo dalle trapelazioni uscite dai vari giornali, uscivano già i bandi e si vedeva che c’era una società che aveva messo l’occhio sul bando del lotto A25.”

Con la concessione scaduta e con l’assenza di partecipazione alla gara pubblica il TAR ha rigettato il ricorso “perché Nauticlub non ha dimostrato interesse ..”
Ma il TAR aggiunge però che sono ancora in tempo per ripresentare domanda perché i termini ci sono ancora ma lo stesso i vertici del circolo non hanno voluto fare domanda.

L’impressione è che le nuove società che si presentano ai bandi, siano nate per non far perdere la concessione ai vecchi proprietari o per accaparrarsene di nuove.

La società MAMB (che ha partecipato alle gare per l’assegnazione del lotto A16 a Ostia) ha come amministratore Fabrizio Burlone, fratello di Alessandra amministratrice della Kokai SRL la società che ha messo le mani sul Nauticlub.

A parte l’essere fratello e sorella, le due società hanno la stessa sede legale, il commercialista e un oggetto sociale identico con uno statuto con gli stessi errori di battitura.
Fabrizio Burlone è dipendente dello stabilimento La Bicocca e ora partecipa alla gara per aggiudicarsi la concessione che per 30 anni è stata gestita dal cognato Marcello Milani, marito di Alessandra.

Questo comportamento, creare società nuove con dentro le stesse persone che gestiscono gl stabilimenti assegnatari delle vecchie concessioni, non significa aggirare la legge?

L’avranno valutato se hanno aggirato le regole? L’avranno valutato al comune?” risponde Fabrizio Burlone che poi ammette di aver presentato la proposta fatta a Marcello (il cognato) per due società e presentarsi al bando per aver più possibilità di tenersi la concessione.

Domenica scorsa al Nauticlub si è svolta l’ultima assemblea dei soci, il clima era teso non solo per l’approvazione del bilancio: in questa assemblea si parla per la prima volta della gara vinta dalla Kokay di Alessandra Borlone e le telecamere di Report non sono gradite.

Non vogliono nessun contraddittorio .. ma ti pare che uno non partecipa ad un bando e non lo comunichi ai soci, non fai un verbale al consiglio..” racconta a mezza voce uno dei presenti all’assemblea.

Il direttore del circolo aveva promesso di rispondere alle domande di Report al termine dell’assemblea ma alla fine ha scelto di non presentarsi di fronte ai giornalisti.

Vista la caratteristica di quel territorio – commenta il procuratore Sabella – si sarebbe dovuto fare una verifica preventiva sia sulle imprese che partecipavano al bando sia su come si erano comportati i concessionari precedenti: “io li avevo fatti controllare tutti e 91 gli stabilimenti, tutto finito negli scatoloni della fiera di Roma.”

La scheda del servizio:

Roma fa il bando, ma i lidi restano in famiglia

Il comune di Roma è uno dei pochi in Italia che decide di indire il bando sulle concessioni balneari. A gara chiusa, più della metà delle concessioni è tornata ai vecchi gestori: incrociando i dati delle società nuove e vecchi amministratori, sedi legali e studi tecnici di riferimento, sembra esserci un unico centro di interesse.

Ad aggiudicarsi il lotto A25, dove attualmente c'è il Nauticlub Castelfusano, è stata l'unica società che ha fatto domanda. Ma perché l'associazione sportiva che gestisce quel tratto di spiaggia dal 1985 non ha partecipato al bando.

Venezia da non svendere


Bezos, il padron di Amazon, avrebbe voluto entrare nella laguna di Venezia per festeggiare il suo matrimonio col suo veliero, un tre alberi da 127 metri di lunghezza dal valore di mezzo miliardo di dollari.

Perché a lorsignori, i superricchi destinati grazie alle politiche fintamente liberali tanto in voga a diventare ancora più ricchi, ogni capriccio deve essere consentito.

Tra l’altro il matrimonio si è celebrato nel palazzo della Scuola Grande della Misericordia, un palazzo storico del 1500 che il sindaco di Venezia Brugnaro ha dato in gestione per 35 anni ad una società dell’imprenditore Brugnaro (non è un’omonimia).

Brugnaro, e tanti assieme a lui, è contento che Bezos abbia scelto Venezia per festeggiare il suo matrimonio, perché da lustro alla città (come se Venezia avesse bisogno di ulteriore pubblicità, poi): ma a Venezia ci sono anche tanti cittadini che non sono contenti di questa scelta.

Persone come Federica Toninello del laboratorio Morion, che considerano Bezos rappresentante di quell’1% che pensa di poter fare quello che vuole e che soprattutto vive grazie al 99% del resto della popolazione, calpestando le loro libertà, calpestando i loro diritti.

Attivisti e semplici cittadini si sono riuniti nel laboratorio occupato di calle del Morion, una casa dei beni comuni fuori dai circuiti turistici e commerciali di Venezia: è una chiamata a raccolta di quei cittadini che non accettano questa svendita della loro città, solo per chi ha i soldi. La loro idea della città è quella di una Venezia per tutti, abitabile, piena di socialità.

Le immagini delle proteste contro Bezos hanno fatto il giro del mondo (sebbene siano state silenziate qui da noi) e così alla fine il veliero è rimasto ormeggiato in Croazia.

La scheda del servizio:

È lecito trasformare Venezia in un set privato per feste e cerimonie d’élite?

Venezia, così fragile e già soffocata dal turismo di massa, dal traffico inquinante di vaporetti e imbarcazioni che erodono con il moto ondoso e le fondamenta della città, meriterebbe più rispetto?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

10 luglio 2023

Anteprima inchieste di Report – il fact checking sul caso Santanché, mr Bandecchi, la plastica, il prosecco e i granchi blu

Report non molla, nonostante il caldo, nonostante l’isolamento in cui è costretta a lavorare, gli attacchi da parte del governo: questa sera ci sarà un nuovo servizio sull’inchiesta in cui è coinvolta la ministra del turismo nonché imprenditrice Daniela Santanché, che si è appena difesa in parlamento affermando di essere all’oscuro di una indagine della procura.

Ma Report non si è nemmeno dimenticata del nuovo nastro nascente a destra, il proprietario dell’università telematica Unicusano, Bandecchi.

Infine un servizio dedicato al vino italiano più esportato al mondo, il Prosecco e tutte le sue imitazioni.

Il Prosecco e le sue imitazioni

Il Prosecco italiano, uno dei vanti del nostro made in Italy, ha tante imitazioni nel mondo: in Germania ad esempio si sono inventati il “quasi processo” riuscendo ad aggirare le norme europee di protezione del marchio.

Per andare a conoscere il quasi processo Report è andata nella valle della Mosella, nell’ovest della Germania, dove l’ansa del fiume circonda il piccolo comune di Trittenheim , famoso per i suoi vigneti e per le cantine che producono vino bianco pregiato. In quest’area opera l’assaggiatore e maestro di vini Frank Roeder, assieme al giornalista di Report hanno degustato un calice di vino locale:

un profumo molto complesso, ogni volta si trova qualche particolarità, si trova il terreno, la frutta molto matura, ma si trova anche tante erbe dietro la frutta.. questo vino è maturato per 15 mesi in una grande botte di rovere e questo è un vino di altissima qualità e la bottiglia costa 50 euro, ma li vale.”

Qui la maggior parte del vino è vino bianco: nel suo studio tra le bottiglie esposte ce n’è anche una di “prisecco”, qualcosa di “molto molto interessante”, una alternativa per i vini senza alcool. La bottiglia ha una rete per proteggere il tappo, come uno spumante, racconta l’esperto: dentro si sente il profumo di mela, rabarbaro, con un profumo molto complesso.

Come mai la scelta di quel nome, che assomiglia molto al prosecco italiano? Una scelta del produttore del vino..

Un aggiornamento sul caso Santanché

Anziché chiarire, anziché spiegare, la ministra del turismo ha attaccato: i giudici, i giornalisti, tutti quanti hanno raccontato la vicenda delle sue aziende, quelle del biologico e della raccolta pubblicitaria, Ki Group e Visibilia.
Il servizio di Report, raccogliendo testimonianze dei suoi ex dipendenti e mostrando atti di cui i giornalisti erano venuti in possesso, ha raccontato dei fatti difficilmente smentibili: il tfr non pagato ai dipendenti, la gestione disinvolta delle aziende spolpate dall’interno.

Un attacco alla privacy di un cittadino? No, perché quel cittadino è anche un ministro, perché quel cittadino è un imprenditore che ha avuto accesso a fondi pubblici (la cassa integrazione per dipendenti che avrebbero invece lavorato durante il covid). Perché quel cittadino è un ministro della repubblica.

In aula ha ripetuto di non essere stata raggiunta da alcun avviso di garanzia,di cui avrebbe chiesto pure una verifica ai suoi avvocati: il tfr non corrisposto? Roba del 2023 quando io non avevo più alcun incarico – ha spiegato la ministra per poi ammettere che, in ogni caso, il personale della Ki Group verrà “soddisfatto” in riguardo ai loro diritti.

Sulla dipendente in cassa integrazione a sua insaputa, è stata una contestazione tardiva, ha cercato di spiegare Santanché, che si ritiene certa che la dipendente non ha mai messo piede in azienda. Nessun altro dipendente aveva mai sollevato questioni sulla cassa integrazione – ha tenuto a precisare. Nel finale ha anche lanciato un messaggio nemmeno troppo opaco contro chi l’accusa:

"Mi fa sorridere che le critiche più feroci arrivino da chi in privato ha un atteggiamento diverso nei miei confronti, come prenotare nei locali di intrattenimento che io ho fondato, ma mi fermo qui per carità di patria!"

Queste le dichiarazioni della ministra su cui Report eseguirà un fact checking.

La scheda del servizio: Santa subito di Giorgio Mottola

collaborazione Greta Orsi

immagini Carlos Dias, Cristiano Forti, Marco Ronca

Dopo l’inchiesta di Giorgio Mottola, Daniela Santanché è stata costretta a riferire in aula al Senato per rispondere ai fatti emersi nel corso della trasmissione Report. Ma tra mezze verità, omissioni e vere e proprie menzogne, il suo intervento si è subito rivelato un autogol. Report mostrerà, con documenti interni alle sue società, tutte le incongruenze, le inesattezze e le falsità pronunciate dal ministro del Turismo durante il suo discorso. Con testimonianze inedite verranno svelate nuove vicende che evidenziano come la cattiva gestione delle aziende di Daniela Santanché abbia danneggiato dipendenti e fornitori.

Come ridurre gli sprechi di plastica

Nei mesi scorsi la Commissione europea ha proposto un nuovo regolamento sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio, le misure poste alla base della proposta prevedono oltre alla riduzione degli imballaggi anche il riutilizzo accanto al riciclo: in Italia nuove realtà si stanno approcciando alla pratica del riuso.

La scheda del servizio: Meglio riutilizzare che curare Di Chiara De Luca

Collaborazione Marzia Amico
Immagini Paco Sannino, Davide Fonda, Fabio Martinelli e Marco Ronca
Montaggio e grafica Michele Ventrone

Quanto si riusa in Italia?

Negli ultimi 10 anni la quantità di imballaggi è aumentata. In Italia è cresciuta di oltre il 20 per cento e così anche i relativi rifiuti. Parallelamente è cresciuto anche il tasso di avvio al riciclo per il quale l’Italia è uno dei paesi europei più virtuosi. Ma il riciclo da solo non basta a ridurre l’impatto dei consumi. L’economia italiana continua a dipendere per più dell’80% da materie prime vergini. A chiederci un cambiamento in questa direzione è l’Unione Europea. La Commissione, infatti, ha proposto un nuovo regolamento sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio che prevede, tra le varie misure, la riduzione degli imballaggi e il potenziamento del riuso accanto al riciclo. Come è stata accolta in Italia la proposta?

I pericoli del granchio blu

Una specie aliena, ovvero proveniente da fuori l’ecosistema, sta minacciando l’industria degli allevatori di vongole sul delta del Po (da cui proviene il 55% delle vongole italiane): si tratta del granchio blu che, con l’alluvione che ha colpito la Romagna lo scorso maggio, sono venuti tutti nel delta fiume e si sono messi a mangiare le vongole degli allevamenti, che vengono aperte con le loro chele. Anche il granchio locale è a rischio dall’arrivo di questa nuova specie, come anche le ostriche, perché il granchio blu si mangia anche il mollusco contenuto nelle valve.

Il problema con questa specie aliena che si è insediata da poco nel Mediterraneo è che non ha predatori e così può riprodursi indisturbato, da ogni femmina possono nascere fino a più di 1700 granchi - raccontano i pescatori alla giornalista di Report – due volte all’anno: “le uova le mangiano i branzini che non ci sono più e le anguille che non ci sono più”.
Così i pescatori adesso per contenere i danno stanno puntando tutto sul pescare le femmine

La scheda del servizio: Abbiamo preso un granchio! di Giulia Innocenzi

Con la collaborazione di

Greta Orsi, Giulia Sabella

Immagini di Alfredo Farina, Carlos Dias

Montaggio e grafica di Giorgio Vallati

La produzione di vongole minacciata dal granchio blu

A Comacchio e Goro, i comuni del ferrarese sul Delta del Po, viene prodotto il 55% delle vongole consumate in Italia. Ma questa produzione è messa seriamente in pericolo da una specie aliena, che ha cominciato a proliferare massicciamente dal mese di maggio, subito dopo la prima alluvione che ha colpito l'Emilia-Romagna: il granchio blu. Che fare per salvare un'economia che vale 100 milioni di euro? Giulia Innocenzi ha parlato con i pescatori e ha intervistato l'assessore all'Agricoltura e alla Pesca dell'Emilia-Romagna Alessio Mammi per capire le soluzioni immediate da mettere sul tavolo.

Il conflitto di Bandecchi

Luca Bertazzoni torna ad intervistare il neo sindaco di Terni, nonché presidente della Ternana calcio e fondatore dell’università telematica Unicusano, Stefano Bandecchi.

Un imprenditore che, come si è capito dal precedente servizio, fa un uso abbastanza spregiudicato dei suoi canali informativi: il giornalista di Report si è trovato addosso i microfoni e le telecamere di Tag 24, nel corso del consiglio comunale dove si doveva discutere del conflitto di interessi del sindaco. La consigliera di opposizione di Fratelli d’Italia Cinzia Fabrizi spiegava come fosse diritto per tutti i cittadini di conoscere in maniera integrale la relazione presentata dal segretario comunale: al ché il sindaco ha risposto “non è che posso stare qua un’ora a perdere tempo come non lo può fare questo consiglio comunale che ha altro da fare, perché i problemi di Terni sono altri, quindi se deve solo leggere quello che io ho letto 4 giorni fa come tutti per me è inutile, mi alzo e me ne vado..”.
La relazione del segretario comunale, da cui è partita la richiesta di chiarimento dell’opposizione, non è stata apprezzata dal neo sindaco: “io non ho più fiducia nel segretario, e siccome me lo devo tenere per 60 giorni, me lo terrò.. il segretario fa bene a stare zitto, perché già di minchiate ne ha dette parecchie e so che stiamo andando in diretta e sono felice.”
Insomma, non si fa scrupoli nel minacciare, nell’offendere, nel trattare i dipendenti comunali come fossero suoi dipendenti. Quelli che ha licenziato in una notte e poi riassunto con condizioni contrattuali peggiorative.

Ma i problemi rimangono: come presidente della Ternana calcio, la sua squadra usa lo stadio di proprietà del comune, di cui è sindaco.

Il consigliere del PD Kenny racconta che “questo stadio è stato dato in concessione alla Ternana per fare le sue partite e ora il proprietario della squadra che gioca in questo stadio è anche sindaco.. Stefano Bandecchi si è fatto garante della ristrutturazione per sistemare lo stadio e noi ora vorremmo capire chi farà la ristrutturazione.”

Ma secondo il sindaco il conflitto è risolto perché si è dimesso da presidente dell’università Unicusano e da presidente della Ternana: detto questo ha abbandonato il consiglio comunale.

Oggi presidente della squadra è l’ex vice presidente Tagliavento, ex arbitro di calcio: prenderà lui le decisioni sulla squadra adesso, senza che Bandecchi metterà più becco sulla Ternana?

La scheda del servizio: Occhio per occhio... di Luca Bertazzoni

Collaborazione: Marzia Amico

Immagini di Giovanni De Faveri, Carlos Dias, Marco Ronca, Paco Sannino

Montaggio di Igor Ceselli

Grafica di Giorgio Vallati

Report torna a intervistare Stefano Bandecchi

L’inchiesta racconta il conflitto di interessi che il Consiglio Comunale di Terni ha sollevato nei confronti di Stefano Bandecchi, fondatore dell’Università Niccolò Cusano e proprietario della Ternana Calcio, a seguito della sua elezione a sindaco di Terni: la presunta incompatibilità riguarderebbe il suo ruolo di presidente della Ternana Calcio, società che utilizza lo stadio di proprietà del Comune di Terni, di cui Bandecchi è sindaco. Bandecchi ha lasciato la presidenza della squadra, che però è di proprietà di Unicusano, controllata da aziende riconducibili a Bandecchi.

Torneremo a parlare delle condizioni dei lavoratori e degli ex lavoratori dei mezzi di comunicazione di Unicusano, che il fondatore considera “come una pistola da utilizzare contro i politici”. Dopo l’inchiesta di Report, una troupe di Tag24, il sito di informazione dell’Università Niccolò Cusano, è andata sotto casa di una presunta fonte dell’inviato a chiedere conto di alcune dichiarazioni. Un tutor che aveva raccontato come funzionano gli esami dentro Unicusano è stato sospeso dall’azienda per dieci giorni senza stipendio.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

05 giugno 2023

Anteprima inchieste di Report – l’uomo forte a destra, i disabili in Liguria, i controlli sul lavoro e sui soldi dall’estero

 

Sono diversi i servizi che andranno in onda questa sera: l’uomo nuovo a destra, il neo sindaco di Terni, i controlli sul lavoro, come la Liguria non tutela i disabili e infine i controlli su chi porta i soldi in Italia.


L’uomo forte a destra


Il giorno della sua elezione a sindaco i suoi elettori lo hanno accompagnato in corteo, a Stefano Bandecchi, davanti al comune di Terni. È un uomo che piace al suo elettorato: si presenta bene, diretto, critica la politica (ma senza fare alcuna proposta concreta), ha un vasto consenso frutto dell’essere presidente della Ternana. Chi è Stefano Bandecchi, l’uomo di destra che a Terni ha battuto perfino il candidato di Fratelli d’Italia? Come Berlusconi è proprietario di una squadra di calcio, ed è stato anche fondatore dell’università telematica Niccolò Cusano. Con B. ha altro in comune però: la procura di Roma ha contestato al neo sindaco un’evasione di 20 ml di euro, l’ateneo avrebbe svolto attività commerciali in maniera prevalente rispetto a quelle istituzionali. Report racconterà come funzionano le università telematiche, nate dalla riforma Moratti nel 2006.
L’inchiesta ha evidenziato come, negli anni, i fondi per l’università Niccolò Cusano sono stati utilizzati per comprare beni che non hanno nulla a che fare con l’ateneo: nell’anteprima del servizio si vede lo stesso Bandecchi mostrare al giornalista di Report due auto parcheggiate in garage. Si tratta di una Ferrari gialla elettrica, che però il sindaco non usa perché non gli piace l’elettrico, e poi una Rolls Royce da 550mila euro: “questa è la terza Rolls Royce, nessuno ce l’ha mai contestata, la macchina è intestata all’università Niccolò Cusano”. Si tratta di una Rolls modello Phantom 8, con interni in pelle rifiniti a mano.


Ma che ci fa l’università di una macchina che fa i 340km/ora come la Ferrari elettrica? “Ci va in giro qualcuno, il presidente, il vice presidente oppure è a disposizione degli studenti che studiano automotive.. la vera domanda è, la posso comprare o non la posso comprare?”
Il problema è quelle auto non le ha comprare il cittadino Bandecchi, ma l’università Cusano che come tutte le università è esente dalle imposte sui redditi.
Le rette universitarie lo stato le ha detassate – racconta a Bertazzoni lo stesso neo sindaco – per permettere al contribuente di spendere il meno possibile, ma è colpa nostra?
La procura ha effettuato il sequestro con l’ipotesi di evasione fiscale perché – spiega Bertazzoni “sostiene che Unicusano agisca come holding in partecipazione diverse da quelle universitarie, quindi avete attività prettamente commerciali ..”
“La Guardia di Finanza deve anche imparare a leggere e scrivere, non si deve venire a laureare all’università Cusano, se ci considera pessimi, quasi 4000 di loro si sono laureati da noi, e si vede…” la risposta di Bandecchi che ha chiuso la convenzione con la Finanza.

Bandecchi è anche presidente della squadra di calcio Ternana: nel 2017 la famiglia Longarini, proprietaria della squadra, era in difficoltà finanziarie e rischiava di non poter iscriverla al campionato. In suo soccorso arriva l’università telematica Cusano che ha molto investito sul calcio: il costo degli stipendi è di 11 ml di euro l’anno.
Ancora una volta arriva in soccorso il consulente Bellavia: “dal 2017 al 2020 la Ternana calcio ha perso 58 ml di euro, mica bruscolini, l’università coi soldi recuperati dagli studenti gli ha dato 1 ml di euro”. In generale in questi anni l’università ha messo 29ml di euro nella squadra di calcio: l’università dovrebbe fare ricerca, deve applicare la ricerca all’economia del paese, non vedo che tipo di investimenti si possano fare nel finanziare una società di calcio – conclude Bellavia.
Eppure i finanziamenti continueranno, spiega a Bertazzoni Bandecchi stesso e quest’anno i soldi saranno ancora di più: soldi dell’università, ed è questo quello che viene contestato dall’inchiesta della Procura. Una supercazzola il commento del neo sindaco.
L’università di Bandecchi ha finanziato per 100mila euro anche il partitino (in termini di voti) di Angelino Alfano di cu
i fa parte, Alternativa Popolare.
Nel comizio finale, di fronte ai suoi sostenitori, parlava di sogni da realizzare e da mantenere, del fatto che occorra votare per qualcosa di diverso e di nuovo.
Come alla fine è realmente successo: è il nuovo Berlusconi? “Ognuno ha la propria storia, io ho cominciato da un comune ..” è la giustificazione data a Report da Bandecchi, nel mezzo della folla dei suoi sostenitori, tra cori da stadio.
Gli atenei telematici sono stati istituiti nel 2003 dalla riforma Moratti, inizialmente erano 5: nell’ultimo mese del governo Berlusconi l’allora ministro furono riconosciuti 5 nuovi atenei.
Il 10 maggio 2006 in Gazzetta compare il riconoscimento dell’università Niccolò Cusano, il giorno dopo si insediò il governo Prodi e il ministro Mussi che ha dato i permessi all’università: oggi al giornalista racconta di come ci fossero particolari pressioni su queste università telematiche, anche interessi economici e che lui fermò il riconoscimento delle ultime cinque (le ultime del governo Berlusconi). “Io non ce l’ho con le università telematiche” risponde Mussi “ma non bisogna esagerare, perché le università non è solo un cursus per prendere un pezzo di carta..”

Bertazzoni ha intervistato poi il professor Antonio Vicino che è stato presidente del consiglio universitario nazionale, organo consultivo del ministero dell’università e della ricerca, che si occupa delle università telematiche: “il processo di accreditamento è abbastanza complesso, io nei 4 anni di presidenza [2019-2023] ho sempre cercato di lasciare questo messaggio al decisore politico, mettiamo pochi paletti ma non aggirabili.”
Il punto è che esiste un legame forte tra università telematiche e la politica, tra questa in particolare e certi politici: Unicusano ha finanziato per 100mila euro l’attuale ministro Tajani, tutto regolare spiega il ministro, ma come mai questi finanziamenti, anche a Forza Italia per 150mila euro, su un ateneo su cui poi la politica deve legiferare?
Unicusano, ovvero Bandecchi, ha finanziato Rocca, candidato alle regionali nel Lazio, ora presidente che però ha rifiutato l’assegno. “Ma io volevo finanziare anche D’Amato” ha spiegato oggi il sindaco di Terni, ma anche D’Amato ha rifiutato.
Unicusano ha finanziato Di Maio come anche altri esponenti del PD: come mai questa scelta di finanziare sia destra che sinistra? “Io sono un uomo popolare, sono una persona che pensa che al centro ci sia la virtù”: tanto è vero che Bandecchi si voleva candidare inizialmente per il terzo polo, Renzi diede l’ok ma fu Calenda a bloccarne la candidatura, per una maglietta con sopra frasi fasciste.
Ma a parte questo le relazioni con la politica si sono rafforzate per i tanti politici che si sono laureati presso Unicusano, molto più di 50. Tra questi l’europarlamentare Angelo Ciocca, quello della scarpa sul discorso di Moscovici contro la manovra italiana del 2018 (governo Conte I).
Nel 2019 Unicusano finanzia anche Ciocca, “come studente” risponde il parlamentare.
Certo, dubito che l’ateneo finanzi proprio tutti i neolaureati.

La scheda del servizio: Mister B di Luca Bertazzoni, con la collaborazione di Marzia Amico

Immagini di Giovanni De Faveri, Carlos Dias, Marco Ronca e Paco Sannino

Ricerca immagini di Alessia Pelagaggi

Montaggio di Igor Ceselli

Grafiche di Giorgio Vallati

Stefano Bandecchi è il nuovo Silvio Berlusconi?

Imprenditore, presidente di una squadra di calcio, ha radio e un canale televisivo ed è appena diventato sindaco di Terni. Stefano Bandecchi è il nuovo Silvio Berlusconi? L’inchiesta racconta la vicenda dell’università telematica Niccolò Cusano, di cui Bandecchi è fondatore e presidente del Consiglio di Amministrazione. La Guardia di Finanza ha sequestrato 20 milioni di euro all’ateneo per presunta evasione fiscale. L’università Niccolò Cusano avrebbe utilizzato i soldi provenienti dalle rette universitarie, e quindi esentasse, in attività prettamente commerciali: una di queste è la Ternana calcio. Partendo dalla ricostruzione dell’inchiesta della magistratura, il racconto si sviluppa analizzando il fenomeno delle università telematiche, una realtà sempre più consolidata in Italia, mostra il loro funzionamento e la loro nascita nel 2006, quando furono autorizzate dall’allora Ministro dell’Istruzione Letizia Moratti.

Come la Liguria (non) tutela i disabili

In un passato servizio di Presadiretta si spiegava come la Liguria fosse la regione più “anziana” del paese, quella cioè con mano bambini. Non c’è solo quello: Report questa sera racconterà di come la Liguria non riesca a garantire con lo spettro autistico e con problemi di neurosviluppo le cure previste dal sistema sanitario nazionale.
Una madre racconta alla giornalista la sua storia: “ci hanno detto per il momento di muoverci privatamente perché la lista è ancora lunga, è passato ancora un anno ma lui [il figlio] è in quarta elementare, rischiamo di arrivare alle medie senza nessun percorso riabilitativo.”
Marco Mac
rì è il portavoce di delle 2000 famiglie con disabili in Liguria: “Quando viene stilato il piano terapeutico il genitore si ritrova inserito dentro una graduatoria e questa non scorre. Mio figlio Nicola è stato inserito che aveva 150 bambini davanti, mio figlio Roberto ne ha addirittura 130 davanti..”
Le prestazioni sanitarie per i suoi due figli le ha dovute pagare lui, di tasca propria: “tutti i mesi spendere 600 euro è una questione veramente difficile” è la sua amara conclusione.


Anche quando si realizzano opere pensate per disabili, emergono problemi di progettazione che le rendono non pienamente fruibili: a Genova è stata realizzata dall’amministrazione comunale la pista ciclabile lungo Corso Italia, la strada che porta al mare, con un costo di 3 ml di euro (complessivo del rifacimento anche del corso). Obiettivo era snellire anche il traffico delle auto, ma si è scoperto poi che non può essere usata dai disabili.

La scheda del servizio: Non è una regione per disabili di Chiara De Luca con la collaborazione di Lidia Galeazzo

Ricerca immagini di Eva Georganopoulou

Immagini di Fabio Martinelli

Montaggio di Andrea Masella

Grafica di Michele Ventrone

Quali sono le problematiche affrontate dai disabili in Liguria?

Dalle liste di attesa per le cure dei bambini con spettro autistico e disturbi del neurosviluppo, all’erogazione della 104, all'iscrizione scolastica, fino ai parcheggi su corso Italia, a Genova. Secondo la Corte dei conti la Liguria è il fanalino di coda tra le regioni del Nord Italia con riferimento all’utilizzo dei fondi per le strutture semiresindeziali per persone disabili. Una mancanza di visione e di programmazione economica che alla fine lascia indietro i più deboli.

La sicurezza negli stabilimenti della Cremonini

Il servizio di Bernardo Iovene si occuperà dei lavoratori degli stabilimenti del gruppo Cremonini e delle malattie in ambito lavorativo, denunciate dai sindacati.

La scheda del servizio: Insicurezza sul lavoro di Bernardo Iovene con la collaborazione di Lidia Galeazzo e Greta Orsi

Immagini di Paco Sannino

Grafiche di Federico Ajello

I lavoratori che si occupano del disosso della carne sono a rischio malattie professionali: come vengono tutelati?

All’interno degli stabilimenti Inalca del gruppo Cremonini, l’Inail ha riconosciuto a 35 lavoratori malattie professionali dovute alla modalità di lavorazione del disosso della carne. Ma secondo le testimonianze di lavoratori e alcuni sindacati la situazione sarebbe ancora più grave. Anche l’Ats di Milano è intervenuta con prescrizioni che prevedono più pause e ritmi meno elevati. I sindacati Cgil e Usb denunciano un rapporto difficile con l’azienda in ambito di sicurezza e le prescrizioni dell’ATS non basterebbero a evitare malattie muscolo-scheletriche ai lavoratori. Report ha intervistato un medico del lavoro dell’ATS oggi in pensione, che aveva effettuato un controllo all’interno dell’azienda del gruppo Cremonini per verificare il nesso con il lavoro svolto e 6 casi di malattie e lesioni agli arti. Racconta il suo stupore sia sulla metodologia del lavoro che nel rilevare che all’interno c’erano stati altri 60 casi di patologie simili.

L’odore dei soldi

Ieri per i paperoni dall’estero avevamo spalancato le porte, con la norma voluta dal governo Renzi (e poi modificata dal Conte II): tra questi paperoni ci sono anche gli oligarchi russi, oggi messi al bando dopo l’inizio della guerra in Ucraina.
Il servizio di Report racconterà delle maglie larghe nei controlli sui capitali dall’estero, perché non è sempre vero che “pecunia non olet”.

La scheda del servizio: Pecunia olet di Cataldo Ciccolella e Giulio Valesini con la collaborazione di Edoardo Garibaldi e Alessia Pelagaggi

Immagini di Paolo Palermo, Paco Sannino e Alfredo Farina

Montaggio di Michele Ventrone

Come vengono fatti i controlli sugli imprenditori che portano il loro denaro in Italia?

Anche l’Italia, nel 2016, sotto il governo Renzi, ha lanciato il suo programma di visti in cambio di investimenti. Un modo per attirare i paperoni del mondo e i loro capitali nel nostro Paese offrendogli due anni di permesso di soggiorno rinnovabili e un regime fiscale vantaggioso. Nel 2020 poi il governo Conte II ha abbassato la soglia di denaro da investire sulle nostre aziende, fino a un minimo di 250mila euro, e allora il programma è diventato fra i più gettonati al mondo. Ma come vengono fatti i controlli sugli imprenditori che portano il loro denaro in Italia? Il servizio racconterà un caso che desta alcuni dubbi.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.