IL VIAGGIATORE INSONNE
Quando si dice il caso. Fino al giorno prima la prospettiva di un viaggio appariva a Maigret del tutto improbabile. Anche se quella era la stagione in cui Parigi cominciava a pesargli: un mese di marzo frizzante, con già qualche avvisaglia di primavera e un solicello chiaro, vivo, quasi tiepido.
Confesso:
ad un certo punto, leggendo alcuni passaggi di questo romanzo,
pensavo di trovarmi di fronte ad un Maigret gemello di quello che
avevo conosciuto fino a quel momento.
Possibile che il
commissario si metta a fare domande così “spinte”, imbarazzanti,
alle persone che si trova davanti durante questa indagine che non è
nemmeno una indagine?
Questo “pazzo di Bergerac” è stato
scritto nel 1932, appartiene così al primo periodo creativo di
Simenon, non siamo ancora arrivati al personaggio che abbiamo
conosciuto e amato negli ultimi libri, con quei dialoghi ficcanti in
cui Maigret mette a nudo le persone.
Un’indagine che non
è una indagine, dunque per tutta una serie di motivi: prima di tutto
il caso. È stato solo per un caso che Maigret, in visita ad un suo
ex collega, si trova in uno scompartimento di un vagone letto dove
non funziona il calorifero e il compagno di cuccetta non lo lascia
dormire.
Non sta mai fermo, forse sta piangendo: poi ad un certo
punto Maigret lo vede scendere dal letto superiore. Due scarpe nere,
dei calzini lavorati a maglia. Incuriosito, Maigret lo vede uscire
dallo scompartimento e poi scendere dal treno che in quel momento sta
frenando:
Stridore di freni. Da ottanta all’ora la velocità dev’essere scesa a trenta, forse meno. E l’uomo salta giù, scomparendo al di là della scarpata dove probabilmente atterra rotoloni. Un attimo di riflessione, poi anche Maigret si lancia.
Perché Maigret si mette ad inseguire questa persona che nemmeno conosce? Il caso, o forse c’è qualcosa in quell’uomo che lo incuriosisce. Tant’è che l’uomo che sta inseguendo estrae una pistola e lo spara.
«Potete entrare! Ma il dottore raccomanda di non stancarlo. Ha uno sguardo così strano... Questo qui è pazzo, ci giurerei!». I cinque uomini si scambiarono un sorriso d’intesa.Un contadino lo ha ritrovato ferito e lo ha accompagnato all’Hotel Angleterre a Bergerac. Qui Maigret viene scambiato per un pazzo, un pazzo assassino: la persona che negli ultimi mesi ha ucciso due donne e ne ha quasi ammazzato un’altra seguendo sempre lo stesso rituale. Strangolate e con un ago conficcato nel cuore.
«Con chi ce l’avevi, stanotte?... Un’altra donna o una ragazza?...». Solo in quel momento Maigret si rese conto della quantità enorme di parole che avrebbe dovuto pronunciare per chiarire la situazione, e ne fu spaventato. Era sfinito. Aveva sonno. Si sentiva tutto pesto…
Per una volta il commissario si ritrova, stanco, dolorante per il colpo di pistola alla spalla, dall’altra parte della barricata, interrogato dal procuratore assieme al commissario di polizia. E poi dal medico. Tutti che lo guardano in modo strano. Come se fosse veramente lui il pazzo.
No,
non è un pazzo. È solo un investigatore che decide di occuparsi di
questo caso – il pazzo di Bergerac – pur non potendo muoversi da
quella stanza che si affaccia sulla piazza del paese.
Chi erano
le vittime? Erano sposate? Avevano figli?
C’era una sorta di ebbrezza nell’essere scampato alla morte, nel trovarsi lì, convalescente, e soprattutto coccolato, in un’atmosfera irreale. E continuare comunque a far lavorare il cervello così, per diletto... Osservare un paese, una città, dal proprio letto, dalla propria finestra…
Ad
aiutarli in questa indagine che non è una indagine sarà la signora
Maigret, che sarà gli occhi del commissario. E le poche informazioni
che riesce a procurargli l’amico Leduc, l’ex commissario ora in
pensione che stava andando a trovare.
Ma ad interessarlo sono
proprio quelle persone che, al risveglio nella camera d’albergo, si
è trovato davanti. Come mai lo incuriosiscono in quel modo il
dottore, il procuratore, il commissario di polizia? Che cosa si
nasconde dietro l’apparenza delle loro vite da persone agiate? Che
segreti custodiscono nelle loro belle ville?
Quel suo modo
di fare, sdraiato nel letto, facendo domande imbarazzanti a tutti
quanti, suscita una reazione di ostilità nei suoi confronti. Come se
tutti cercassero di sbarazzarsi di lui, come se non vedevano l’ora
che se ne andasse. Con le pive nel sacco perché il pazzo era stato
trovato..
E in effetti erano tante le cose da smuovere: un ammasso confuso, inestricabile. Ma tutto immateriale: i volti più o meno sfocati che gli passavano ossessivamente davanti agli occhi, quello immusonito e altezzoso del procuratore, quello teso del dottore, quello triste e sciupato della moglie che era stata curata all’ospedale di Algeri..
Maigret non è un pazzo. Nonostante la ferita, nonostante (o, forse, grazie) la febbre che non lo abbandona, il suo cervello si è messo in moto. Ha saputo ricostruire nella sua mente il quadro della situazione, come un pittore che deve basare il suo lavoro sulle parole riferite dagli altri (come la signora Maigret). Dietro quei delitti del pazzo, nel pieno della provincia francese, c’è una storia che parte da molto lontano, con criminali veri.
E con persone legate una all’altra da dei segreti inconfessabili.
Maigret è in preda a una smania pazzesca. Manca poco che salti giù dal letto! Intuisce che la soluzione è vicina e sa che non può permettersi di sbagliare.
Addirittura
i verbi al tempo presente, tanta è la frenesia per chiudere il caso
del pazzo di Bergerac!
Un Maigret che vi lascerà stupiti, ma che amerete lo stesso, per quella sua capacità di vedere le storie, vedere dentro le persone, anche standosene sdraiato in un letto.
La
scheda del libro sul sito di Adelphi
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