Non ricordava il giorno né se fosse estate o inverno quando una mattina, entrato nel bar sottocasa a Monteverde Vecchio per un caffè, vide i tramezzini chiusi nel cellophane. Uno per uno, come reperti presi in carico dalla polizia giudiziaria, frattaglie, resti di un delitto efferato. Gli venne da vomitare. «Ma che è?»
I
tramezzini come metafora dei momenti, felici, tristi, da soli o con
gli amici, della propria vita. Come i momenti della vita di Rocco
Schiavone che Antonio Manzini ci racconta in questa raccolta di
racconti, dove ognuno di questi è associato ad uno specifico tipo di
tramezzini. Da avvolgere rigorosamente nei tovaglioli di carta,
perché devono respirare anche loro.
Si respira aria di
nostalgia per quel passato che, si sa, non tornerà più. Quel
passato che ricordiamo magico perché eravamo tutti incoscienti e
pensavamo che la vita fosse una lunga strada infinita..
Si
respira anche aria del maestro Camilleri, citato nella terza di
copertina, “perché chi ha gli arancini, chi i tramezzini”, ma
tutti noi viviamo nei ricordi, nel credo e nel rispetto
dell’amicizia.
Tramezzino tonno e carciofini
Il primo tramezzino che Rocco ha incontrato, quello della gioventù. Come nella gioventù del vicequestore è ambientato questo racconto. Roma, anni ‘70, quando ancora nei quartieri del centro vivevano i romani, come la famiglie di Rocco, Furio, Brizio e Sebastiano. E anche persone squallide come Er bustina..
Tramezzino spinaci e mozzarella
Tramezzino
particolare, perché va riscaldato. Altrimenti è immangiabile.
A
questo tramezzino, spesso buttato via a metà, è dedicato questo
racconto che nasce da una domanda: si può risolvere un omicidio che
non ha un movente?
È una domanda di uno studente, che sottopone
al vicequestore l’omicidio del padre, rimasto insoluto, senza
movente. Un caso che però appassiona Rocco, una storia che una volta
entrata nel cervello non lo lascia, stare, tanto da portare avanti
una sua indagine.
Fino al vero movente, perché un movente esiste sempre. Come esiste anche quella sensazione di sporco che rimane alla fine. La “palude”, il sentirsi sporco dal fango di questa vita.
Tramezzino con insalata di pollo
E’
il tramezzino dei ricordi. Di quando eravamo felici e spensierati. E
stavamo ore ad ascoltare i racconti degli adulti, mica c’erano
internet, i social e i telefonini con cui oggi ci isoliamo dal mondo
pensando di starci dentro.
Come i racconti di Peter, un senza
casa che dorme nella macchina del papà di Rocco. E a quattro
ragazzini che un giorno sarebbero diventati adulti racconta una
storia di dolore e amore, ambientata ai tempi dell’inverno più
duro di Roma. Quello del 1943-44, di Roma città aperta, di via
Rasella, delle Fosse Ardeatine. Che importa se poi non è una storia
vera, se questo Peter se l’è inventata. È una storia che vi ha
fatto pensare? Ridere? Piangere? “A questo servono le storie”.
Come anche a ricordare. Chi erano i fascisti e i nazisti.
Tramezzino uova sode e tonno
Il tramezzino della speranza e dell’illusione. Come quella di Rocco che, imbarcandosi sul traghetto per Panarea, spera di dimenticare Marina. Uccisa per colpa sua il 7 luglio 2007.
Nonostante l’isola sia bellissima, che lo colpisce negli odori, nei colori, per quella vibrazione sotterranea che Rocco sente sotto i piedi, quel dolore non può andarsene. Quel vuoto.
Tramezzino uova sole e salame
Il
tramezzino “azzardato”, che in Rocco sblocca il fiume dei
ricordi. Come quelli di quando era uno studente che di fronte ai
dogmi degli insegnanti coltivava il seme del dubbio, della
curiosità.
Gli insegnanti ti parlano degli eroi, giovani e
belli, del milite ignoto, glorioso e onorato sull’altare della
patria?
Rocco è invece un ragazzino che vuole sapere. E così chiede al nonno come fosse la guerra. “Sangue e diarrea” la risposta. Perché questa è la guerra vista da parte di quelli che la storia la subiscono. Dalla parte sbagliata.
“Fijo mio, nella guerra tutte ste cose dell’eroi io non l’ho mai viste, se cacavamo sotto e se trema, fijo bello. [..] E che voi sapè del milite ignoto? Rocco, tutti i soldati so militi ignoti, ricordati ‘sto fatto”.
Tramezzino rucola bresaola e grana
Eh beh, questo è il tramezzino dei tempi moderni, quelli dove ci si sposa con la cerimonia preparata dal wedding planner. Come Dorè Ansaldi Malatesta, scomparsi a pochi giorni dal matrimonio della figlia del professor Sanfelice, medico.
Ma non sarà un delitto, semmai un reato di legittima difesa .. Capirete alla fine.
Tramezzino mozzarella e pomodoro
Ambiguo questo tramezzino. È una caprese? Va scaldato?
Siamo a Roma e i quattro ragazzini sono cresciuti e pensano a cosa fare da grandi. Rocco vorrebbe studiare legge, “pensa se finisci a fare la guardia” gli dicono gli amici.
Chissà.. Certo che loro non sono ancora pronti per fare i ladri, come emerge da questo racconto che fa ricordare il film de “I soliti ignoti”.
Tramezzino salmone, avocado e maionese
Un
tramezzino erotico, sicuramente. Come l’avventura che capita a
Rocco quando in un locale, per stordirsi di alcool dopo una sfuriata
con D’Intino, incontra una giovane e attraente ragazza. Che lo
coinvolge in un gioco erotico, che finisce male.. O forse no.
Per
una volta è Rocco, abituato a muoversi libero dalle regole, a finire
con le mani legate.
Club sandwich
Non è un tramezzino, è vero. Ma il Club Sandwich da gioia, senso di abbondanza. Per prepararlo serve un senso di grande responsabilità – scrive Rocco nel corsivo che apre il racconto (o forse è Manzini?). Come lo è coltivare l’amicizia.
Come
l’amicizia che lega Rocco con Brizio e Furio.
Che si trovano
bloccati sull’autostrada tra l’Aquila e Roma, nel mezzo di una
tormenta, costretti a passare una notte in un autogrill.
Qui incontrano altre persone bloccate in quel tratto dell’Appennino: un camionista, un tecnico di impianti antifurto, una coppia e poi la cameriera, il cassiere e il direttore dell’autogrill.
Dove avviene un delitto. Una rottura del decimo livello.
Un
delitto in una stanza chiusa, anzi in un autogrill isolato.
L’assassino deve essere una delle persone che sono state assieme a
Rocco in quelle lunghe ore.
E per risolvere quel delitto, Furio
e Brizio dovranno diventare delle “guardie”. Perché questo si fa
per una vera amicizia.
“Gli
amici si dividono gioie e dolori”.
È proprio vero.
La scheda del libro sul sito dell'editore Sellerio










