Introduzione
Le radici che non
gelano
George Orwell ha
scritto che “per vedere quello che abbiamo sotto il naso, occorre
un grande sforzo”. Ciò che abbiamo sotto il naso è un serissimo
pericolo, perché l’Italia si trova nelle mani di una destra –
quella guidata da Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei
ministri della Repubblica – che è ancora fascista.
Fascista
è chi il fascista lo fa – potrebbe essere questa in estrema
sintesi l’idea che sta dietro al saggio di Tomaso Montanari sulla
destra italiana. Una frase presa a prestito da Michela Murgia che,
come tanti altri intellettuali, non aveva fatto fatica a scorgere il
volto del fascismo storico dietro i tratti di questa destra.
Se
usi gli stessi argomenti del ventennio, se le tue politiche si basano
sugli stessi principi, se i tuoi nemici sono gli stessi nemici del
fascismo mussoliniano, beh, non possiamo che non concludere che la
tua politica si pone in continuità con quella portata avanti dal
regime fascista che ha sgovernato l’Italia per vent’anni e
lasciando ancora dentro l’animo degli italiani il seme del male.
Nonostante i lutti, le morti, le macerie, la miseria in cui ci ha
lasciati.
Attenzione, non stiamo parlando del saluto romano, del
fez, dei pantaloni alla zuava o la camicia nera. Quel folklore è
solo lo specchio delle allodole per distogliere l’attenzione dal
vero problema: i tratti somatici di questa destra, le famose “radici
che non gelano mai” espressione tanto cara ai meloniani, non sono
questo.
Lo
spiega molto chiaramente lo storico Tomaso Montanari andando ad
analizzare: se si analizzano i temi che Meloni e questa destra
ripetono si ritrovano, con una sovrapposizione sorprendente, gli
stessi concetti del fascismo del secolo scorso. Per comprenderlo
bisogna andare oltre il ritratto che un mondo dell’informazione,
fin troppo clemente, ha fatto di questa destra, analizzando i
discorsi, i riferimenti storici, le riforme (?) portate in Parlamento
e fatte approvare a colpi di decreto.
.. in Italia il
governo Meloni sta disapplicando la Costituzione democratica e
antifascista, differenziando i diritti in base alla presunta identità
razziale, restringendo le libertà e concentrando tutti i poteri (a
partire dal legislativo e dal giudiziario) in mano all’esecutivo.
È
questo il lavoro fatto da Tomaso Montanari partendo dalle radici
razziste e xenofobe ben presenti nei partiti dell’attuale
maggioranza. Non potendo più parlare di razze, per non incorrere
nell’accusa di razzismo, si usa la più tenue espressione di
“etnia italiana” da difendere di fronte all’invasione degli
immigranti che pretendono di toglierci le nostre usanze. Avete
presente il presepe?
Avete
presente quella che i giornali hanno chiamato gaffe del ministro
Lollobrigida (cognato della presidente dunque meritevole di un posto
al governo) ovvero il discorso sulla sostituzione etnica?
“Non possiamo
arrenderci al tema della sostituzione etnica..”
Si
dice etnia, ma si intende razza: la sostituzione etnica, sostenuta
dalla sinistra, dall’Unione Europea, dalla finanza ebraica, gente
come Soros (ma Fratelli d’Italia non erano i difensori di
Israele?). Un tema che arriva pari pari dal ventennio che è tornato
attuale fino ad oggi.
È
un continuo noi contro gli altri nei discorsi degli esponenti di
questa destra, dove gli altri sono tutti quelli diversi da noi, che
non dobbiamo considerare come qualcosa che ci arricchisce. Gli ebrei,
i comunisti, ieri, gli immigrati, l’islam oggi (a meno di non dover
andare nei paesi arabi col piattino ad elemosinare per dei
contratti).
Dobbiamo
difendere le nostre radici giudaico cristiane – quante volte
l’avete sentita questa espressione, ma cosa vuol dire? Cristo era
quello venuto al mondo per salvare tutto, per unire e non per
dividere. Anche i “non gentili”. Ma almeno il Vangelo lo avranno
letto?
.. un altro
Fontana – Attilio, attuale presidente della Regione Lombardia – a
dire chiaramente che “non possiamo accettare tutti gli immigrati
che arrivano: dobbiamo decidere se la nostra etnia, la nostra razza
bianca, la nostra società devono continuare a esistere, o devono
essere cancellate”
Dobbiamo
difendere i confini, dobbiamo proteggere la nostra razza dai barbari
che attendono là fuori per sostituire la nostra civiltà. Perché la
nostra civiltà occidentale (qualunque cosa significhi) è l’unica
degna di esistere, sempre a proposito di razzismo.
Ecco
allora che lo Stato deve difendere gli italiani, le famiglie,
rigorosamente fatte da un uomo e una donna con tanti figli. Ed è
così che la sessualità, la procreazione, l’orientamento sessuale,
diventano questioni di Stato, non più questioni legate alla sfera
individuale delle persone.
Persone
che sono cittadini italiani solo per sangue: l’ossessione per lo
ius sanguis è strettamente legata alla “questione identitaria”,
uno straniero, specie se con la pelle scura, non potrà mai essere
italiano. Anche se nato in Italia, se ha studiato qui, se qui lavora
e paga le tasse.
La
propaganda della destra era già pronta scatenarsi dopo i fatti di
Modena dove un ragazzo con problemi psichiatrici ha falciato in auto
diverse persone. Revochiamo la cittadinanza agli stranieri che
compiono reati – queste le proposte (anti costituzionali e ancora
una volta razziste) di questa destra che campa alimentando le paure
degli italiani, stretti tra la crisi, l’inflazione, il lavoro
sempre più povero. Italiani a cui la destra mostra come unico nemico
lo straniero.
Spiega
Montanari come nel modello di “nazione” che la destra e Meloni
hanno in mente “non c’è spazio per il conflitto sociale e non
c’è spazio per il dissenso politico. Le opposizioni, i dissidenti,
i critici diventano “disfattisti”, “nemici della patria” ..”
Da
qui nascono gli attacchi ai sindacati (accusati di fare
scioperi per il weekend lungo), ai magistrati il cui potere
diffuso riconosciuto dalla Costituzione è visto come un intralcio
all’azione del governo, che essendo eletto è l’unico che
interpreta veramente la volontà popolare.
Queste
le parole del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo
Mantovano, che riferendosi al blocco della Corte dei Conti sul
progetto per il ponte sullo Stretto, ai pronunciamenti dei giudici
sui migranti deportati nel CPR in Albania, ha parlato di “aggiramento
della volontà popolare attraverso la strada giudiziaria”.
Ecco
a cosa serviva allora la riforma Nordio, a mettere i magistrati al
loro posto, sotto il controllo dell’esecutivo, unico organo
depositario della volontà del popolo.
Anche
la donna deve tornare al suo posto (in questo modello di
nazione): basta con l’emancipazione, col desiderio di fare
carriera, la donna che essere solo mamma e dare figli alla nazione
per difendere la nostra razza. Altrimenti non è una vera donna.
Per
Fratelli d’Italia (un partito che, fin dal nome, ritiene che le
“sorelle” d’Italia non abbiano diritto a una autonomia, se non
altro, linguistica), quello della donna non è un ruolo autonomo: in
primo luogo, non autonomo dalla funzione di madre.
Anche
questa è una eredità che arriva direttamente dal fascismo.
Dopo
le donne, la scuola essere tornare al suo posto: non deve
educare, non deve aprire la mente ai ragazzi ma deve formare, perché
sin dalle scuole nei giovani si deve inculcare il principio che
ognuno deve stare al proprio posto. I ricchi e le classi egemoni
sopra, i poveri sotto.
Secondo
le indicazioni date dal ministro Valditara, la scuola deve
valorizzare i grandi momenti della storia patria, i “grandi”
della nostra storia, magari annacquando certe parti poco piacevoli
per la destra (il fascismo e la compressione dei diritti, la guerra
di liberazione, l’antifascismo e la Resistenza). E poi i protocolli
firmati assieme al ministero della Difesa “protocolli con diverse
forze militari e civili per promuovere iniziative nelle scuole:
dall’intesa con il Viminale”.
Una scuola modello spartano?
Nel
modello meloniano di società guai a parlare di ascensore sociale,
peggio, di conflitti sociali: si rischia di passare per nemici della
nazione, per terroristi.
La
loro visione antilibertaria emerge chiaramente dai decreti sicurezza
che riducono gli spazi per il dissenso (anche quando esercitato in
modo non violento), la possibilità di manifestare, di far sentire la
propria voce.
Grottesco che lo faccia una destra che si
dichiara libertaria, ma forse la libertà per questa destra –
ancora fascista nei tratti profondi scrive Montanari – è
libertaria solo per le idee del più forte.
Ma questi sono
tratti che vediamo in tutte le destre al mondo, compresa la destra
israeliana. A proposito di Israele e Netanyahu, si arriva poi ad un
paradosso per cui oggi i migliori amici della destra israeliana siano
proprio i Fratelli d’Italia di Meloni, gli eredi di quelli che gli
ebrei li spedivano nei campi di concentramento.
La
continuità del male ci mostra, in modo abbastanza dettagliato, il
vero volto di questa destra: come nella lettera di Alla Poe, sebbene
sia sotto i nostri occhi non riusciamo a vederne il loro disegno
complessivo. Che è qualcosa di tremendamente pericoloso: è
sufficiente prendere tutte le riforme fatte da questo governo, nella
scuola, sulla giustizia, sul lavoro, sul welfare. Sulla forma di
governo. Tutte riforme che vanno contro i principi della
Costituzione: l’eguaglianza, i diritti uguali per tutti, lo Stato
che deve abbattere le barriere, la difesa del paesaggio. Il salario
dignitoso.
La destra
liberista e la destra fascista hanno in comune la riduzione a mezzo,
a strumento, della persona umana: al servizio del profitto di pochi
È
bene che si inizino a chiamare le cose col loro vero nome: questa
regressione della politica, della cultura (che quando è critica
contro il potere è bersaglio dei suoi attacchi e Montanari ne sa
qualcosa), del pensiero (e penso all’aumento dell’astensionismo
perché i cittadini si stanno disaffezionando alla politica), stanno
preparandoci il terreno a tempi bui, “un terreno molto favorevole
alla continuità di quello stesso male.”
I
capitoli del libro:
- Il
cuore nero dell’ideologia – la difesa della razza
-
L’idea
della nazione: sangue, destino, Sparta
-
L’identità
bio-culturale, la difesa della civiltà occidentale
-
Antisemiti
per Israele
-
Rimettere le cose a posto: il ruolo delle
donne
-
Contro l’eguaglianza
-
Cultura e scuola: pensare come
si deve
-
Guerra alla Costituzione: la dittatura del governo
La scheda del libro
sul sito di Feltrinelli
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