18 gennaio 2022

Il senatore Lotito e altri 18 senatori sono ancora sub iudice: chi eleggerà il nuovo presidente (e quanto sarà regolare)?

Poi un servizio sulla quotazione di Helbiz in borsa, nell'anteprima Report è tornata ad occuparsi degli imprenditori che usano la piattaforma di Amazon, che problemi hanno incontrato?

Amazon venduto e reso Emanuele Bellano

Il marketplace è il luogo dove in Italia, vendono 18mila aziende: uno di loro ha testimoniato, mettendoci la faccia, della sua esperienza con lo Store, ovvero i costi nascosti dietro la presenza su Amazon: raccogliendo queste testimonianze si ha l'impressione che la multinazionale abbia trovato un modo per accedere a della liquidità senza ricorrere alle banche, usando il meccanismo dei resi o ritardando i pagamenti ai venditori, sfruttando la sua forza.

Amazon trattiene sul valore del prodotto venduto una sua percentuale, la commissione: si stimano in 100ml di euro, il totale di commissioni, per la spedizioni delle merci.

Il primo venditore ascoltato da Report ha raccontato di aver ricevuto i pagamenti in ritardo, almeno un tre volte l'anno, con slittamenti di almeno due mesi: è un modo, ruotando sui venditori, per avere liquidità senza passare per gli istituti bancari, sulle spalle dei venditori.

Anche un farmacista, che vendeva i suoi prodotti sullo store, ha avuto la stessa esperienza: dopo un mese di vendita gli hanno bloccato l'account, perché i prodotti venduti risulterebbero contraffatti.

Il farmacista ha fatto ricorso, mostrando le fatture, ma Amazon non gli ha dato risposte, prendendo tempo: passati due anni, il farmacista è tornato sul suo account e ha trovato quei 2600 euro ancora trattenuti.

A Milano un'altra storia di un altro venditore che vende prodotti per l'ufficio: mandava un certo numero di fotocopiatrici ad Amazon che però, le smarriva e le rimborsava al venditore ad un valore nettamente inferiore: ma le stampanti non erano perse, perché appiccicate a queste macchine c'era un volantino con i contatti del venditore. Quelle macchine che Amazon diceva che si erano perse erano invece state vendute da qualcun altro.

Attraverso i numeri di matricola delle fotocopiatrici, il venditore ha inoltre scoperto di essere stato danneggiato con la tecnica dei resi: macchine restituite dai clienti perché rotte, dunque dovrebbe pagare un addebito ad Amazon. Ma erano macchine non vendute attraverso Amazon, così dicono i numeri delle matricole.

Solo uno dei tre resi risulta venduto dal negozio, ma il venditore ha dovuto comunque dovuto pagare i tre resti e anche l'onere per lo smaltimento.

Tutto questo in soli dieci mesi di lavoro con Amazon.

L'azienda ha risposto alle segnalazioni di Report, con risposte molto sibilline: la merce del venditore era contraffatta oppure le fatture riportate dal farmacista non erano sufficienti (ma allora, che documentazione doveva fornire?).

E sul meccanismo di rimborso dei resi, c'è un accordo standard ..

Il senatore Lotito Luca Chianca

Silvio Berlusconi è il candidato ufficiale del centro destra per la presidenza della Repubblica: tutti i partiti stanno tessendo le loro strategie. Il senato avrà un ruolo fondamentale ma c'è un terzo incomodo, il senatore Lotito la cui nomina è sub iudice.

Lotito ha presentato ricorso alla giunta delle elezioni, dopo la sua mancata nomina nel 2018: dopo 4 anni quasi la situazione non si è ancora sbrigliata e oggi ci sono ben 18 senatori nella stessa situazione, un fatto che non ha precedenti.

Anche le votazioni per il ricorso di Lotito contro il renziano Carbone nel dicembre 2021, in Senato, non hanno portato a nulla, c'è stato un altro rinvio.

Italia Viva si è stretta attorno a Carbone e il Senato non è ancora convalidato: Lotito e Boccardi avevano presentato ricorso nel 2018, ma la giunta presieduta da Gasparri non è riuscita a risolvere il problema che avrebbe dovuto essere chiuso nei 18 mesi.

Oltre ai ritardi, è emerso un problema di schede mancanti in alcuni seggi campani: in 72 sezioni erano emerse delle anomalie e la giunta aveva affidato i controlli ad un comitato che aveva tra i membri il senatore Grasso.

Ma a seguito dei riconteggi, emergeva che le anomalie erano più vaste e che spettava un seggio in più a Leu e uno in meno a FI: il riconteggio viene così bocciato e si torna ai dati che Grasso considerava errato.

Così il Senato decide sulla rielezione in base a dei dati errati (quelli del 2018 che si sa essere sbagliati), una norma per favorire Lotito? Quest'ultimo non ci sta, nessun favoritismo, stesso punto di vista del presidente Gasparri.

Ma Lotito voterà Berlusconi? Al momento non ha ancora ricevuto la famosa telefonata da Arcore.

In Parlamento Lotito viene considerato un personaggio scomodo – commenta Ranucci: Lotito è coinvolto in tante faccende strane nel calcio, come la questione dei tamponi dei giocatori della Lazio.

Era l'ottobre del 2020, diversi giocatori erano positivi al covid: le analisi erano state fatte da Synlab, ma la Lazio fa analizzare i suoi tamponi in Campania, ad Avellino nei laboratori della famiglia Taccone. Perchè andare negli ospedali era scorretto, per togliere posto ai malati.

Il laboratorio campano da negativi i giocatori, tra cui Immobile, che scende in campo e segna.

MA a tamponi successivi, Immobile risulta positivo, mentre ad Avellino continuava ad essere negativo. Possibile?

Potrebbe essere un falso positivo, dicono i consulenti di Lotito tra cui Presciasco, ma di parere diverso il microbiologo Crisanti: Lotito è stato condannato, ma la condanna è stata diminuita a due mesi da un collegio di Garanzia dello Sport presieduto da Franco Frattini, ora promosso al vertice del consiglio di Stato.

A Lotito la legge è stata applicata perché ha messo a rischio la salute dei suoi giocatori, ma erano falsi positivi, i giocatori erano stati sottoposti ad altri tamponi ad Avellino: ma alle persone normali è permesso fare dei contro test dopo un tampone positivo? Ora la procura di Avellino ha aperto un'inchiesta con l'ipotesi di falso.

Lotito ha cominciato come imprenditore nel settore dei servizi, poi ha avuto una infatuazione per il calcio, compra la Lazio per soli 21 milioni ma con un debito con l’Erario di 140.

Si vanta di aver risanato il bilancio della Lazio, ma come?

Il consulente Bellavia racconta di come il risanamento non esista: è una società che perde sempre, sta in piedi perché le società di Lotito mettono soldi dentro la squadra.

Sono le società di security, di servizi, che lavorano tanto per la Lazio: da una parte le sue società drenano soldi dalla Lazio, dall'altro danno soldi per i bilanci della squadra.

Ma queste società, oltre alla Lazio, fanno utili modestissimi, pochi ricavi e molti debiti, Lotito guadagno molto di più come presidente della Lazio, con 50mila euro al mese.

Tra i gioielli del gruppo c'era anche la Salernitana, l'aveva comprata dopo il fallimento assieme all'imprenditore Mezzaroma: in dieci anni la squadra arriva in serie A, grazie anche al direttore sportivo Fabiani. Ma Lazio Marketing, società del gruppo, mette 3,5 ml dentro i bilanci della Salernitana, ci sono poi gli acquisti fatti dalla Lazio di giocatori della Salernitana, con tanto di plusvalenze (che vengono chiamate valorizzazioni).

Quando la Salernitana torna in A, Lotito deve vendere il trust per vendere la società, per non condizionare il campionato.

IL trust è stato comprato dal fondatore dell'università Pegaso, per 10ml, dall'imprenditore Iervolino: Lotito ha fatto ricorso, per questa vendita a cui è stato costretto.

Lotito voleva anche comprare le quote dell'Alitalia: la passione per gli aerei non è nascosta, tanto che nel 2020 ha comprato un aereo per la sua squadra, un po' vecchiotto, preso da una compagnia bulgara.

Si trattava di un aereo che viaggiava tra Roma e l'aeroporto di Trapani, dove arrivava vuoto dopo aver portato i calciatori: a metà 2021 la compagnia aerea della Lazio chiude e anche l'aereo smette di volare. E da Trapani ancora aspettano i crediti della compagnia bulgara.

Già nel 2008, quando Berlusconi voleva mettere in campo la cordata dei capitani coraggiosi, Lotito si era interessato ad Alitalia. Stessa storia nel 2018, quando Ferrovie dello Stato cerca soci di minoranza per una operazione industriale per prendersi Alitalia anche allora in crisi: Lotito vuole entrare in questa operazione, assieme ad un altro imprenditore che si chiama Guizzetti che era il rappresentate italiano di una compagnia colombiana.

Racconta Guizzetti che Lotito portava come garanzia la sua esperienza personale, ma la proposta non andò avanti. Così Lotito decide di proseguire lo stesso, per entrare in Alitalia assieme a Ferrovie, incontrando il commissario di Alitalia Laghi (che aveva valutato anche il valore della Salernitana), incontro smentito da Laghi.

Come garanzia per questa operazione Lotito porta una lettera a Ferrovie dello Stato, con un fido di 375 ml di euro con una lettera di garanzia del banco Santander, che è un falso clamoroso: lo dice in un'altra lettera lo stesso Santander, i firmatari del documento di Lotito non sono nostri dipendenti.

Ma Lotito aveva la liquidità per coprire quei 375ml di euro, per comprarsi il 37% delle azioni di Alitalia? Sempre secondo i calcoli dei Bellavia, sono numeri che stonano con la storia societaria del gruppo di Lotito.

Colpa di qualche collaboratore, ha risposto il presidente della Lazio, “quel documento mica l’ho preparato io”. Ma chi ha preparato questa lettera falsa?

Il mago di Helbiz di Daniele Autieri (I lupi di Wall Street)

Salvatore Palella è un imprenditore con una storia di alti e bassi che ora ha avuto successo con la Helbiz, società per lo sharing dei monopattini.

Ad agosto è entrata a Wall Street: come ha fatto ad entrare nel Nasdaq?

Si è tratta di una operazione finanziaria (un'altra società già quotata che ha fatto da veicolo per la quotazione a Wall Street), oggi Helbiz ha i chiuso i bilanci in perdita, la società italiana ha ottenuto dei prestiti garantiti dallo Stato italiano che garantisce la liquidità alla holding che ha sede nel Delaware, superiore al fatturato globale di Helbiz nel 2020.

Dietro questa operazione finanziaria, come viene fuori da una cena a Capri, ci sono nomi noti: Massimo Ponzellini e il figlio dell'ex ministro Profumo. E Giovanni Borrelli capo delle operazioni finanziarie. Uomo che risolve i problemi dell'azienda al posto del contry manager, un ex commesso che Palella ha messo sotto la sua protezione.

Come lo stesso Palella è stato messo sotto le protezioni di altri imprenditori, quando è salito a Milano, come Michele Cilla, come Lele Mora, come Stefano Ricucci.

17 gennaio 2022

Anteprima inchieste di Report – il caso Lotito, Amazon e la quotazione di Helbiz

Questa sera Report parlerà del Lotito imprenditore nel settore calcistico, presidente della Lazio ed ex della Salernitana, poi imprenditore nelle compagnie aeree.

Report tornerà a parlare di Amazon e dei venditori che usano la sua piattaforma per vendere i loro prodotti e della Helbiz, l'azienda di sharing dei monopattini.

Il caso del senatore Lotito

A fine gennaio inizieranno le votazioni per l'elezione del prossimo presidente della Repubblica, quando in seduta congiunta (forse) si uniranno senatori, deputati e i consiglieri regionali scelti dalle regioni. Ma in Senato è ancora aperto il caso del senatore Lotito: candidato nel 2018 con FI, ha fatto ricorso per la sua mancata elezione e in tre anni non si è riusciti a fare chiarezza perché dal 2018 la giunta per le elezioni, presieduta dal senatore Gasparri, non è ancora riuscita a svolgere le verifiche per il riconteggio dei voti in Campania.

Un po' perché cane non mangia cane, un po' per ignavia, - spiega il senatore Pellegrino avvocato del senatore Boccardi (anche lui aveva fatto ricorso dopo le elezioni del 2018) – a seguito di nostre plurime diffide e minacce finalmente la giunta a settembre 2020 ha affrontato il caso e ha accolto il ricorso.

Ci sono voluti due anni per una procedure che poteva essere chiusa in 18 mesi: il senatore Gasparri ha risposto spiegando che ci si è mossi nei tempi accettabili, perché serviva fare l'accertamento sui dati, sui verbali, “un giorno la magistratura ci comunicò che alcune sezioni non avevano conservato le schede..”

A causa di questi ritardi i 18 senatori eletti in Campania devono ancora essere validati, una cosa grave se si pensa che saranno loro ad eleggere il presidente della Repubblica: per la prima volta nella storia della Repubblica italiana abbiamo un senato non convalidato.

Ma se fosse senatore, per chi voterebbe Lotito? Luca Chianca lo ha chiesto al presidente della Lazio, che ha preferito non fare nomi e parlare di una figura che porta alla stabilizzazione del paese.

Report racconterà della storia di Lotito come imprenditore, una storia che si intreccia con quella della Sanbenedettese, squadra di cui fino a poco tempo fa era DG Colantuono, attuale allenatore della Salernitana. Le due squadre sono state molto legate: la scorsa primavera la squadra marchigiana è fallita la scorsa primavera (ed è il quinto fallimento nella sua storia) che oggi è ripartita dalla serie D e così l'ex sindaco Piunti di FI prende in mano la partita.

Alla manifestazione di interesse per rilevare la squadra si presenta una cordata locale e una rappresentata dalla signora Antonella Pennacchi: alle riunioni con quest'ultima cordata si presenta il marito Bucci, imprenditore di Artena molto legato a Claudio Lotito.

A lui il sindaco offre la possibilità di rilevare la Sanbenedettese perché la cordata locale non dava le dovute garanzie.

Roberto Ascani era il rappresentante di quest'ultima: a Report racconta che il sindaco, alle riunioni, parlava di aver ricevuto contatti da Lotito il quale spiegava che avrebbe aiutato Manolo Bucci a fare la squadra.

Il sindaco, avute le garanzie da Lotito, invia tutta la documentazione alla FIGC di Gravina per l'iscrizione al campionato, ma prima devono partite le verifiche interne, per valutare se il progetto finanziario presentato stia in piedi.

Lotito era interessato all'operazione o voleva aiutare Bucci? Intervistato da Report Lotito tira in ballo un motto latino, “dicunt dicitur”, come a dire che quelle sul suo interessamento sono solo chiacchiere. E' stato il sindaco a chiamare Lotito per avere informazioni su Bucci, si è trattato solo di dare consigli a costo zero.

Strano, perché Lotito non era a conoscenza di una pena per corruzione che Bucci ha patteggiato nel 2021, “sono cose personali”.

Ancora una volta non si capisce chi stia raccontando il vero, Bucci e Lotito sono amici, si conoscono? Nell'intervista a Vera TV, Bucci parla della sua stima per Lotito “conosce la mia famiglia, conosce i miei bambini, c'è un'amicizia importante .. quando hai bisogno di un consiglio da chi vai? Da un amico vero.”

La presenza di Lotito e Bucci nella nuova società può essere un problema, racconta poi Michele Natalini, giornalista dell'emittente Vera TV, tanto è vero che non compare lui ma la moglie.

A settembre la FGCI accusa la nuova società di essere priva delle risorse finanziarie.

Sul Fatto Quotidiano Ilaria Proietti ha pubblicato una anticipazione del servizio:

L’ultima di Lotito: lettera falsa di garanzia per il 37% Alitalia

Scoop - “Report” scopre il documento farlocco con cui il patron della Lazio e aspirante senatore di destra offriva 375 milioni di euro

Ha urlato, strepitato, usato tutti i mezzi a sua disposizione pur di agguantare il seggio che ancor gli sfugge, nonostante tutto. La voglia matta di Claudio Lotito di indossare il laticlavio senatoriale è la partita della vita e intende giocarsela anche oltre il 90º minuto: domani ancora una volta Forza Italia tornerà alla carica per mettere la questione della conferma della sua elezione nel calendario dell’aula di Palazzo Madama prima che inizino gli scrutini per il Quirinale che non vorrebbe perdersi.

Ma la vigilia della conferenza dei capigruppo si preannuncia amara per il patron della Lazio ché Report, la trasmissione di inchiesta di Sigrfrido Ranucci su Raitre, ha deciso di tornare a occuparsi di lui, della sua passione per il calcio ma soprattutto della vicenda Alitalia per la quale era sceso in campo nel 2019 con un’offerta sorprendente, 375 milioni di euro per il 37 per cento delle azioni. Con quali garanzie? Quella di Banco Santander che però si è rivelata farlocca, come ha certificato lo stesso Banco Santander in una lettera inviata a Ferrovie Italiane, partner industriale dell’operazione di salvataggio della compagnia di Bandiera avviata nel 2018.

La scheda del servizio: VOLA UN'AQUILA NEL CIELO di Luca Chianca con la collaborazione di Alessia Marzi

Claudio Lotito è diventato proprietario della Lazio nel luglio 2004. La prende dalle ceneri della squadra di Cragnotti, sull'orlo del fallimento. In pochi anni la riporta al centro della scena calcistica vincendo ben sei coppe. Ma Lotito vuol dire anche Salernitana quando decide, con suo cognato Mezzaroma, di comprarla e portarla fino alla Serie A. Un conflitto d'interesse che obbliga la Figc a intervenire costringendolo alla vendita della squadra campana. Ma Claudio Lotito è anche politica, quando nel 2018 si candida al Senato con Forza Italia. Esce sconfitto, fa ricorso e il Senato, dopo quasi quattro anni, non si è ancora espresso, creando una situazione di impasse senza precedenti nella storia della Repubblica. A causa della mancata decisione non sono stati ancora convalidati i senatori eletti in Campania nel plurinominale che a breve dovranno votare il nuovo Presidente della Repubblica. Ma i suoi rapporti con la politica sono sempre stati alla base delle sue iniziative imprenditoriali, come quando nel 2019 cerca di entrare in Alitalia, sorprendendo tutti con un'offerta da ben 375 milioni di euro che però verrà rifiutata. Chi lo ha appoggiato nell'ennesimo salvataggio dell'Alitalia e perché la sua proposta è stata bocciata?

I capitani coraggiosi amici della Helbiz

Lo scorso anno Report aveva raccontato le passate fortune (o sfortune) del giovane imprenditore Palella, fondatore della Helbiz, la compagnia di monopattini che, nel primo lockdown, aveva stretto accordi con diverse città (tra cui Milano) per i suoi monopattini elettrici.

Non era stato ben accolto Daniele Autieri nella splendida sede di Helbiz a New York, non a tutti piace dover rispondere (e dare conto) del proprio passato da imprenditore, delle amicizie giuste o sbagliate.

E nemmeno questa volta il servizio di Report sarà ben gradito, nonostante alla fine la società di monopattini sia riuscita a quotarsi in borsa al Nasdaq l'agosto scorso: si tratta della prima azienda di sharing quotata alla borsa americana.

Alla quotazione la Helbiz ci è arrivata grazie ad una complessa operazione finanziaria che passa attraverso una SPAC, una “special purpuse acquisition company” ovvero un società veicolo già listata al Nasdaq. In questo caso la SPAC è la Green Vision che investe nella Helbiz, la società non quotata, la prende per mano e l'accompagna al gran ballo della borsa di New York.

Ancora una volta l'ausilio del consulente Gian Gaetano Bellavia aiuta a comprendere l'operazione: “in questa maniera i gestori della SPAC decidono di comprare una società che a loro piace o che hanno degli interessi, infilando nel portafoglio degli investitori una società che magari non è innovativa”.

Nel caso di Green Vision, racconta nell'anteprima il giornalista, molti investitori scappano via, più del 90%, “di quelli che investono al buio” specifica Bellavia.

Chi sono i signori di Green Vision allora?

“Dietro a questa Green Vision ci sono dei cinesi accompagnati da un americano, c'è un finanziere con una esperienza sui mercati finanziari [..] c'è un altro signore che forse ci ha messo i soldi che è un oncologo che quindi non c'entra proprio niente e poi un americano che opera nel settore della finanza. Quindi, a parte l'oncologo, è tutta gente che opera nel settore della finanza che ha montato questa operazione per Helbiz.”

La scheda del servizio: O LA BORSA O LA VITA di Daniele Autieri con la collaborazione di Federico Marconi

La Helbiz ce l’ha fatta ed è divenuta la prima compagnia di sharing di monopattini quotata al Nasdaq di New York City. È il sogno fatto realtà di Salvatore Palella, il giovane imprenditore partito da Acireale e finito a Wall Street.
Chi sono però i capitani coraggiosi che hanno reso possibile l’impresa, portando in Borsa un’azienda che nei primi nove mesi del 2021 registra una perdita di oltre 50 milioni di dollari a fronte di ricavi per appena 8 milioni?
Proprio grazie a una serie di rapporti privilegiati, la Helbiz Italia ha ottenuto nel 2020 un prestito bancario di 5,5 milioni di euro garantito dal Fondo centrale di garanzia per le PMI. Nell’anno in cui l’intero gruppo mondiale Helbiz fatturava appena 4,4 milioni di euro, lo Stato italiano ha assicurato un prestito superiore al fatturato globale di una società controllata da una holding nel Delaware, di cui di fatto si sa poco o nulla dell’origine dei capitali e degli azionisti.
Ma questa è solo una delle anomalie che segna la storia della Helbiz e di Salvatore Palella, una storia che interseca personaggi come Lele Mora, Stefano Ricucci, cantanti neomelodici napoletani e personaggi che hanno avuto rapporti con imprenditori vicini ai clan di camorra.

I venditori di Amazon

Due settimane fa Report aveva raccontato del mondo di Amazon, di come il più grande store online avesse ammazzato la vendita nei grandi store (che a loro volta avevano portato alla chiusura dei piccoli negozi nei paesini). E di come Amazon bloccasse o rimandasse i pagamenti agli imprenditori che vendono i loro prodotti, senza alcuna ragione apparente.

Un venditore, che ha scelto di raccontare la sua storia in anonimo, spiegava come a volte la merce che inviava ad Amazon veniva dichiarata come non spedita, il 50% dei capi (prodotti per la casa) e perfino il 100% in un caso: poiché la merce non è mai arrivata ai magazzini, Amazon blocca i pagamenti, nonostante il venditore abbia mostrato i documenti delle spedizioni che dimostrano che la merce è in realtà arrivata (con tanto di timbro Amazon).

Alla fine, arrivati a 70mila euro di merce non pagata, spunta una trattativa, in cui Amazon propone di pagare la metà del dovuto al venditore, in cambio quest'ultimo dovrà rinunciare a qualsiasi rivendicazione. Poi, alla proposta di rinnovo contrattuale, questo venditore si è visto aumentare le trattenute, dal 5 o 6%, fino a tre volte tanto e il pagamento da trenta giorni va a novanta giorni.

Cioè, per ottenere una parte dei suoi soldi, il venditore dovrà accettare queste nuove condizioni: “ci siamo trovati in una condizione dove avevamo anticipato i soldi in banca le fatture stavano scadendo, le banche ci chiedevano di rientrare e quant'altro a quel punto abbiamo detto, vabbè trenta per cento in meno almeno chiudiamo quella situazione e poi andiamo avanti.”

Un cappio insomma, che si stringe nemmeno troppo piano perché, passati sei mesi, la situazione si è ripresentata.

In questo momento il venditore ha un credito verso Amazon di 300mila euro e si sta ritrovando con le banche che chiedono il rientro delle fatture scadute e se non ci pagano non riusciamo a rientrare.

Per sbloccare i pagamenti Amazon pretende dal venditore documenti sensibili sui suoi fornitori, le fatture coi nomi, i prezzi di acquisto.

“Se non ci mandi anche la fattura noi non ti rimborsiamo”: ma questo esporrebbe il venditore ad una concorrenza altissima perché Amazon potrebbe andare direttamente dal fornitore e potrebbe proporre anche solo un euro in più e immettere sul mercato un prodotto identico a quello del venditore tagliandolo fuori.

Questa sera il servizio di Emanuele Bellano riporterà altre storie, di account sospesi e di pagamenti non , effettuati con la scusa di aver venduto merce contraffatta oppure facendo pagare rimborsi per merce che non era stata venduta.

La scheda del servizio: AMAZON: VENDUTO È RESO di Emanuele Bellano con la collaborazione di Greta Orsi

Il gigante dell'e-commerce macina affari non solo sul versante della vendita ma anche su quello della distribuzione e della logistica. Il motto di Amazon e di Jeff Bezos è "Il cliente prima di tutto". Tra il cliente e il colosso Amazon nel mezzo ci sono i venditori costretti ad accettare le regole di Amazon o uscire dal marketplace. Report ha documentato pagamenti sospesi o negati unilateralmente, commissioni calcolate sui costi oltre che sui guadagni dei venditori e meccanismi che strangolano il venditore imponendogli di accettare accordi capestro.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

16 gennaio 2022

Viviamo tutti in riva al mare – la seconda puntata della fabbrica del mondo

Viviamo tutti in riva al mare dicono le due biologhe marine Mariella Raisotto e Laura Airoldi, intervistate da Marco Paolini nella scorsa puntata de La fabbrica del mondo.

Significa che se alteriamo il mare le alterazioni le ripaghiamo anche noi che viviamo in città: perché stiamo avvelenando le falde, come successo in Veneto con l'avvelenamento col PFAS.

Perché la nostra rete idrica è un colabrodo, perde il 40% dell'acqua immessa, con un costo per l'ambiente e un costo per noi cittadini.

Perché tutta la plastica che gettiamo nel mare, nell'ambiente, poi forma quella “zuppa di plastica” di cui parla l'esploratore Alex Bellini, che sta distruggendo l'ecosistema marino.

Significa minore biodiversità, tra le altre cose e la biodiversità delle specie vuol dire essere meno protetti dai virus.

Siamo i secondi consumatori al mondo di acqua in bottiglia, eppure l'acqua dei nostri rubinetti è quasi ovunque buona: cosa stiamo facendo per ridurre l'impatto della plastica sui mari?

Di questo passo, lo raccontava sempre la trasmissione di Paolini e Telmo Piovani, nel 2050 in mare avremo più plastica che pesci.


Dobbiamo convincerci che ogni cosa che facciamo, ogni scelta deve essere fatta in modo sostenibile, pensando all'ambiente di domani e alle persone che lo abiteranno domani: è quel rispetto della natura, di cui facciamo parte, di cui parlava la biologa Barbara Mazzorai, che sta lavorando ad un progetto di robot ispirati alle piante.


Eppure per muoverci, noi, i nostri governi, serve una emozione, serve uno scossone: c'è voluto il crollo del ponte di Genova affinché Anas (e le società in concessione) iniziassero a fare in modo sistematico le verifiche sulla rete autostradale e sui ponti perché “senza emozione, il cda non si preoccupa della manutenzione” - la battuta di Paolini, dove ogni riferimento ai Benetton non è casuale.

Degli inquinanti chimici con cui stiamo appestando l'ambiente non sappiamo ancora abbastanza, come sapevamo poco tanti anni fa degli effetti malevoli del DDT, irrorato sulle persone e nelle campagne per anni, prima che si scoprisse la sua potenziale cancerogenicità.

Questi cocktail finiscono poi nel mare, dalle acque di scarico delle industrie poi gettate nei fiumi, dalle acque reflue: il mare sembra sempre uguale, ma sotto la superficie le cose cambiano e gli impatti li pagheremo tutti.

Siamo tutti in riva al mare, ci ha insegnato la scorsa puntata de La fabbrica del mondo: dobbiamo essere tutti consapevoli di cosa si rischia quando un ghiacciaio si scioglie (il funerale dei ghiacciai di cui ha parlato lo scrittore Andrei Magnason), quando un fiume si avvelena, quando ci cementificano le coste, quando si continua ad autorizzare la pesca a strascico.

Eppure questi cambiamenti non fanno rumore, perché non provocano emozioni, perché vengono raccontati in modo asettico, perché si parla di date molto in la con gli anni.

Ci stiamo adattando a questi cambiamenti, le temperature che salgono nel mare e nell'aria, gli eventi meteorologici disastrosi, le montagne che perdono i ghiacciai, i campi coltivati avvelenati dai fanghi industriali.

Ma non è normale: non siamo in guerra, la metafora della guerra non va bene a spiegare quello che sta succedendo, nessuno ci ha dichiarato guerra, nemmeno il virus della SarsCov2. La guerra, semmai, l'abbiamo iniziata noi.

Dobbiamo ascoltare quello che dicono gli scienziati e iniziare ad affrontare questi temi da adulti, non da persone che hanno bisogno della “scossa emotiva”.

L'agenda del 2030 riporta degli obiettivi ambiziosi ma importanti, perdere questo treno vorrebbe dire perdere questo pianeta: dobbiamo riuscirci “o con le buone o con le cattive” .

14 gennaio 2022

Sconfitti, di Corrado Stajano

 


Chissà chi è la donna alta, secca, con indosso una tunica nera lunga fino ai piedi che cammina a passi cadenzati sotto l'ombrello protettore di un antico tasso. Ha il viso bianco come fosse impastato di calce, di biacca, di gesso o soltanto comparso di latte, tiene la testa ritta, gli occhi fissi dinanzi a sé, trascina un carretto di legno, vuoto. Un tragico mimo, un fantasma.

Come siamo arrivato a questa Italia, un paese colpito duramente dalla pandemia, nel corpo (per le migliaia di morti) e nell'anima (per le paure, per le persone lasciate a casa, per la perdita della socialità)?

Un paese dove ancora si discute se il fascismo sia reato, se sia giusto o meno dargli libertà di espressione, di manifestazione (proprio loro, i figli di quella dittatura che quelle libertà le aveva proibite)?

Nei decenni a venire il fascismo – i fascismi - seguita a far capolino con altre vesti, altri travestimenti, mascherato anche da sovranismi impudichi. Non si è mai sentito sconfitto. Una risorsa, non un ripiego. Maestra, sempre, la violenza.

Un paese dove, governo dopo governo, la democrazia è stata svuotata dal suo interno, portando alla crescita dei populismi da una parte e ad una crescita dell'astensionismo, il disinteresse della politica, dall'altra, perché a cosa serve votare? Tanto arriva sempre l'uomo della provvidenza a salvare il paese dai suoi stessi mali

Gli italiani hanno sempre avuto bisogno di piazze e di Cesari vestiti in ogni foggia da applaudire festanti, vogliosi di essere rassicurati e possibilmente esauditi dei loro desideri. Con un duce che pensa a tutto e a tutti ed è in grado di risolvere anche i problemi di ognuno togliendosi il fastidio di pensare e di fare.

Un paese dove la parola mafia è sparita dall'agenda politica, sopita, nonostante gli allarmi di parti della società civile e di alcuni magistrati, che ogni volta debbono constatare quanto più a fondo sia penetrato questo tumore nel corpo dello Stato (della finanza, dell'imprenditoria, nel mondo dei professionisti), quanto poche siano le denunce da parte degli imprenditori minacciati, dei politici avvicinati..

Non sono più solo gli alberghi e i ristoranti il miraggio degli affari di mafia, a differenza di un tempo, ma tutta ma mappa economica delle grandi città, interi isolati di case, gli ospedali, le cliniche, le autorimesse, i costosi strumenti sanitari. I capi della mafia i loro consulenti e complici – uomini politici, commercialisti, notai, avvocati, funzionari e dirigenti dei ministeri, degli enti locali – seguono occhiuti le mode del vivere, i nuovi gusti e i consumi. Il problema degli investimenti è nodale per le mafie, mutevole nel tempo, come il riciclaggio della gran quantità di denaro sporco in denaro pulito.

La pandemia, questi due anni di lockdown (per una breve parentesi), di chiusure, di regioni a colori variabili (come un ritorno ai regni pre unitari), ha fatto esplodere tutte le contraddizioni e i problemi di un paese che stenta ad uscire dalla crisi, si rallegra di una crescita del PIL (dopo il tonfo del 2020) che si basa sul lavoro precario, dove aumentano le disuguaglianze, le sacche di povertà, con una classe politica in cui sono spariti i partiti, sminuito il ruolo del Parlamento, dove il bene comune è sacrifica all'interesse privato di una classe dirigente interessata all'arricchimento, senza alcuna visione a lungo termine..

Ad inizio pandemia si trovavano, appesi ai balconi, striscioni o teli con su scritti, “andrà tutto bene”. Non è stato così: in questo saggio lo scrittore Corrado Stajano ripercorre alcuni episodi della nostra storia contemporanea, dalla guerra al giorno d'oggi, andando a raccontare le vite degli “sconfitti”.

Nei libri di storia di insegna ai ragazzi della vita dei vincitori? Stajano racconta un'altra storia, che poi è la stessa storia ma vista da un'altra angolazione.

Da quelle persone, uomini, donne, ragazzi e ragazze che hanno lottato per un'Italia migliore, più libera e più uguale.

Come Giordano Cavestro, 18 anni, studente a Parma, fucilato dai fascisti, così scrisse ai compagni (in una lettera che trovate nella raccolta “Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana”)

Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile. Se vivrete tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care.

Sconfitti come tutti i soldati - tra cui il padre di Stajano - mandati in guerra dal duce, l'uomo della provvidenza, poi morti nelle sabbie del deserto, nel ghiaccio della Russia. Quei soldati abbandonati a sé stessi, dopo l'8 settembre quando le istituzioni si sbriciolarono, il re scappò nelle braccia dei nuovi alleati e gli italiani dovettero scegliere, se stare a guardare, schierarsi coi tedeschi o combattere per un'Italia libera, democratica, senza dittatori.

Uomini come Nuto Revelli, il più giovane maggiore dell'esercito italiano, scampato all'accerchiamento dei russi, riuscì a salvarsi e a salvare anche parte dei suoi soldati: i suoi diari scritti durante la guerra, scritti per sentirsi vivo, furono la base per i suoi libri, una volta tornato a casa e smessi i passi grigioverdi del militare.

Libri che tramando a noi la memoria di cosa è stato il regime, l'assurdità di una guerra, la disfatta della ritirata, la difficoltà del ritorno a casa, in una provincia “bianca” (in mano ai preti) come era Cuneo.

Da qui parte la dolente storia di questo paese che Corrado Stajano ci racconta: la fine della guerra, il paese da ricostruire, le elezioni del 1948 (e le divisioni del papa che si mobilitarono per la DC contro il fronte popolare, usando le stesse metafore lugubri del regime passato), la mancata pulizia dai fascisti all'interno delle istituzioni, dentro le Questure, le Procure e i Tribunali, i funzionari dei ministeri.

Lo avevano capito bene quei contadino e quegli operai che si scontrarono con la polizia di Scelba a Genova, a Reggio Emilia, a Battipaglia e che di fronte alle loro proteste su salari, condizioni di lavoro, trovarono in risposta dallo stato i colpi di fucile.

Sono gli anni che portano al “boom”, alla trasformazione dell'Italia dove l'economia non si appoggia al mondo agricolo ma all'industria, portando migliaia di italiani ad emigrare dalle province del sud dimenticato verso le città del nord, con la speranza di una vita migliore, uno stipendio sicuro. Incontrando però anche lo sfruttamento, il razzismo, quello che oggi noi riserviamo ad altre persone che arrivano dal sud del mondo.

E' la fine dell'Italia dell'albero degli zoccoli, quella dei braccianti che erano proprietà del padrone, verso un'Italia che si illude, anche giustamente di essere potenzia industriale, per le scoperte scientifiche e tecnologiche che si stavano facendo (nella chimica, nel settore dell'auto, nel mondo dei calcolatori all'Olivetti).

Ma è un finto boom: non saranno solo i “braccianti” gli sconfitti di questa storia di un'Italia nelle mani di una “classe padronale” arroccata sui propri interessi che sa difendere, bloccando ogni tentativo di riforma. L'Italia degli anni sessanta si risveglia dal sogno di potenzia mondiale col botto di Piazza Fontana, a cui l'autore dedica un intero capitolo.

La strage fascista segue, di pochi anni, il tentativo di golpe del generale De Lorenzo su input del presidente della repubblica Segni (nel 1964, il Piano Solo) e apre la stagione degli anni di piombo: altri tentativi di golpe, altre bombe, altro sangue.

Come il sangue di Pino Pinelli, l'anarchico morto in Questura a Milano, quando era sottoposto ad un regime di fermo che era già scaduto. Morto per un malore, si è stabilito, con una sentenza che non ha convinto tutto.

Ma anche lui è una vittima della strage fascista, organizzata dai fascisti di ordine nuovo con protezione se non complicità di uomini dello stato, come i funzionari dell'Ufficio Affari Riservati del Viminale (Catenacci, Russomanno, ..) alcuni dei quali anche ex repubblichini.

Si sentì allora, acutamente, che non esisteva soltanto il conflitto di classe, ma anche il conflitto tra le due facce della borghesia, mai sanato: la borghesia fedele alla Costituzione e la borghesia infedele anche ai propri principi, disponibile all'illegalità in nome dell'interesse privato.

Un altro sconfitto di questa storia è il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il generale dei carabinieri mandato a Palermo come prefetto per combattere la mafia senza garantirgli quei pieni poteri per poterla fare veramente quella guerra.

Arrivato a Palermo dopo l'omicidio del segretario PCI Pio La Torre, Dalla Chiesa viene accolto da una parte con tante speranze dai palermitani, ma anche con grande scetticismo dalla borghesia isolana, con ostilità da quel mondo che con la mafia conviveva e traeva beneficio dal suo potere.

Dura cento giorni a Palermo, il generale, ucciso in un agguato il 3 settembre 1982 da killer poi dileguati senza che nessuno vedesse o sentisse qualcosa.

Così paura faceva, Dalla Chiesa, alla mafia? Oppure dava fastidio anche per la sua lotta al terrorismo, perché voleva entrare dentro le banche, attaccare i patrimoni dei mafiosi senza guardare in faccia anche ai politici collusi, come i referenti siciliani della corrente andreottiana?

Anche Giovanni Falcone fa parte della lista degli sconfitti eccellenti della storia di questo paese, tanto bisognoso di eroi da celebrare, ma solo dopo che sono morti. Perché da vivo, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici, gli altri giudici del pool di Palermo, erano poco amati: poco amati dalla stampa, poco amati dalla politica, poco amati da loro stessi colleghiper cui la mafia non esisteva. Non esisteva dopo che, caso unico in una città europea, cosa nostra aveva ucciso tutti i rappresentanti dello Stato in regione, dal prefetto di Palermo, al presidente della regione Mattarella, al capo ufficio istruzione Terranova al procuratore capo Costa. Fino ad arrivare al capo della Mobile Giuliano e al giornalista Mario Francese (uno dei pochi giornalisti che aveva compreso la pericolosità della mafia e dei corleonesi in particolare). Ma la mafia non esisteva e i giudici non dovevano occuparsi delle banche che custodivano i beni dei boss, degli imprenditori che facevano da faccia pulita per i mafiosi, di gente come i Costanzo a Catania o i cugini Salvo a Palermo.

Ci ha lasciato un regalo, Falcone, il suo libro sulla mafia scritto assieme alla giornalista francese Marcelle Padovani, Cose di cosa nostra

Si muore perché generalmente si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.

Ancora oggi non sappiamo tutto del mancato attentato all'Addaura, delle menti raffinatissime dietro quella bomba, dietro le lettere del corvo. Dietro la strategia delle bombe della stagione 1992 – 1993 che ha portato l'Italia dalla prima alla seconda repubblica, con l'arrivo di un nuovo uomo della provvidenza.

Il cavaliere dalle origini (finanziarie) misteriose, l'uomo del mattone, che si portò ad Arcore a Villa San Martino Vittorio Mangano, un mafioso su cui aveva indagato anche Falcone e che Borsellino riteneva la testa di ponte della mafia al nord.

Piduista, vicino a Craxi, Berlusconi “scende in campo” nel 1994 per salvare le proprie aziende quando non ha più uno scudo politico, inaugurando un nuovo corso della politica italiana, quello delle grandi promesse, dello sdoganamento dei fascisti, del conflitto di interessi che diventa lecito, delle leggi ad personam. L'Italia della repubblica delle banane

Le famose leggi ad personam, una vergogna nazionale, capaci di imbrigliare le norme dannose per il suo interesse privato, cancellandole, vanificandole. La democrazia, in Italia, ai tempi dei governi Berlusconi, dal 1994, è morta, è davvero morta. Una repubblica delle banane.

Torniamo a noi, al nostro presente, all'Italia di oggi che, non a caso, paga tutte le malefatte, tutti i disastri di una classe dirigente e imprenditoriale miope, arraffona, egoista, preoccupata del solo interesse personale e nel breve periodo.

Scontiamo i danni di una sanità lottizzata e vittima dei tagli, per risparmiare.

Scontiamo il problema di aver abbandonato il sud, dove lo Stato spende meno e peggio rispetto alle regioni del nord.

Scontiamo i mancati investimenti in scuola, università, ricerca: non avevamo aziende che producevano mascherine, quando ne avevamo bisogno, nessun vaccino contro il covid ha qualcosa di italiano, se non in parte Astra Zeneca.

Non è solo dalla pandemia del covid che dobbiamo guarire, ma dalle tante malattie che non abbiamo curato e con cui si sono scontrati gli sconfitti di cui parla Stajano in questo lungo racconto.

Forse è anche peggio della peste del Manzoni perché, ad oggi, non si vede futuro da questa notte che ci ha inghiottito.

Solo la memoria ci può salvare.

La scheda sul sito di Saggiatore edizioni

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


11 gennaio 2022

Report – i fanghi industriali, le trattative attorno alle mascherine e le bufale

Il governo ha imposto le ffp2, Report parlerà della guerra e delle trattative che si sono scatenate attorno a questi dispositivi, con un'intervista ad un imprenditore a che ha denunciato una richiesta di tangente dentro una mediazione con la struttura commissariale.

Poi gli abbattimenti delle bufale campane e i fanghi industriali sversati nei campi, dove si coltivano gli ortaggi che poi finiscono sulle nostre tavole.

Occhio alla bufala di Rosamaria Aquino

La maggior parte degli allevamenti di bufale in Campania si concentra in pochi km quadrati nella provincia di Caserta, tra Grazzanise e Castel Volturno: Report è andata a vedere qual è la situazione degli allevatori di queste zone che hanno raccontato degli abbattimenti dei loro capi dopo la scoperta di casi di brucellosi e tbc.

Una buona parte erano casi di falsi positivi, fino a nove su dieci: bufale abbattute ma poi mandate al macello che ha poi venduto quelle carni (ad un prezzo svantaggioso per gli allevatori).

Negli ultimi dieci anni centomila capi sono stati abbattuti, portando alla crisi di diverse aziende del settore caseario, si poteva fare in modo diverso? C'è un altro giallo, come mai le aziende, nonostante questi abbattimenti, hanno dichiarato valori della produzione del latte in linea col passato (senza nessuna diminuzione)?

Alla prima domanda si può rispondere chiedendo alla regione come mai i capi non possono essere vaccinati, per evitare i falsi positivi ai controlli, ma la regione Campania nicchia su questo punto.

Per la seconda domanda, i soci del consorzio DOP avrebbero dichiarato un quantitativo di latte superiore a quanto prodotto: lo racconta alla giornalista un ex membro del consorzio del DOP della bufala.

In dieci anni il consumo di questa dop è salito del 31%, diventando un business da più di 1,2 miliardi l'anno, poi è arrivato il covid e il cambio di disciplinare del governo che ha consentito il latte in polvere: siamo sicuri allora che la mozzarella di bufala campana DOP sia fatta solo col latte del territorio?

Per la DOP il latte deve arrivare da zone ben precise: ci sono aziende del consorzio che usano latte vaccino, latte estero o latte in polvere, racconta la fonte anonima, mettendo in crisi gli allevatori onesti.

Nello scorso marzo ad un membro del consorzio hanno sequestrato qualche quintale di cagliata proveniente dalla Bulgaria: “ma era solo un ordine”, ha risposto Angelo Piccirillo, si è trattato solo un caso isolato.

L'imprenditore può fare scelte fuori dalla DOP – ammette il direttore generale del consorzio di tutela - comprando cagliate dalla Polonia o dalla Bulgaria: come si può essere certi che poi questi produttori non la usino poi nella mozzarella?

La filiera della mozzarella non riesce a tracciare la provenienza del latte: servirebbero maggiori controlli e anche sanzioni, per contrastare chi usa il latte straniero nella DOP.

Andremo a vedere i dati sulla piattaforma del CLAL.

Giù la mascherina – mascheropoli di Rosamaria Aquino

La mascherine ffp2 sono obbligatorie in alcuni luoghi al chiuso e nei luoghi pubblici: esiste un accordo tra il commissario Figliuolo e i farmacisti per venderle a 75 centesimi, ma in giro si trovano a prezzi anche maggiori, perché è solo un prezzo consigliato, come racconta un farmacista a Roma, in alcuni paesi piccoli, dove c'è solo una farmacia questa potrebbe fare il prezzo che vuole, non c'è nessun prezzo calmierato.

Ma le mascherine in commercio sono regolari? Negli ultimi mesi ci sono stati sequestri di mascherine non conformi, si parla di una su cinque non buone, tutte acquistate ai tempi del commissario Arcuri.

Racconta il servizio di Report che i controlli in dogana (una volta che le maschere erano arrivate in Italia), non ci sono sempre stati: dall'inizio pandemia sono state sdoganate 5 miliardi di mascherine, provenienti per lo più dall'estero, all'inizio i controlli erano molto stringenti poi, ad inizio estate, sono stati meno stringenti.

Molte delle mascherine sequestrate (perché non conformi) sono state tenute nei magazzini, ma ad una ASP in Sicilia sono stati costretti ad accettarle perché non ne avevano altre: erano proprio quelle sequestrate dalla procura di Gorizia e che erano state comprate nella gestione Arcuri, comprate in Cina grazie al supporto di alcuni mediatori.

L'ex commissario Arcuri avrebbe invitato i funzionari della dogana a sdoganare celermente queste mascherine senza fare troppi controlli: oggi Arcuri è indagato per la gestione delle mascherine, come anche il direttore generale delle agenzie delle dogane Minenna.

I funzionari delle dogane avevano segnalato che in Italia arrivavano mascherine con CE falsi e che andavano sequestrate anche se erano validate in deroga: ma alla fine, raccontano a Report questi funzionari, sono finite sul mercato lo stesso e usate dagli italiani nel corso della pandemia.

Report ha chiesto conto di queste 800ml di mascherine da sequestrare all'ex presidente Conte, come anche del fatto che nell'estate 2020, i controlli sulle mascherine fossero diminuiti (su input di Arcuri), per far affluire più mascherine al paese.

Report ha chiesto conto a Minenna di una direttiva secondi cui, le informative fatte dall'intelligence delle dogane dovevano arrivare a lui e poi riportate a Conte. Anche quelle che eventualmente riguardavano lui stesso.

Il direttore ha risposto che questi dossier contro di lui nascono dalla criminalità organizzata per danneggiare il suo lavoro.

Conte ha raccontato di aver messo i direttori dell'intelligence a controllare gli acquisti delle mascherine dai vari broker, nei primi mesi della pandemia, per evitare delle truffe.

Ma poi tra i primi acquisti, ci sono i due lotti strapagati alla Cina (quattro volte la media europea) che poi sono state sequestrate perché non idonee (oppure inviate in Sicilia dove gli operatori sono stati costretti ad usarli).

Minenna da la colpa ai decreti del governo che, nel picco della pandemia, ha rilassato ai controlli: ma i sequestri non si sono fermati.

L'inchiesta sul traffico di influenze dell'avvocato Di Donna

Molti imprenditori, durante i mesi di crisi del 2020, cercarono di prendersi gli appalti per le forniture di mascherine: tra queste anche Giovanni Buini, che voleva mettersi in contatto con Arcuri per entrare nel settore delle mascherine con una commessa da 60ml.

Per questo si mette in contatto con un avvocato esperto di diritto civile come Di Donna (che aveva lavorato nello stesso studio di Conte): all'incontro per firmare il contratto della commessa, Buini racconta che erano presenti anche due agenti dei servizi, tra cui il generale Tedeschi, oltre all'avvocato che avrebbe avuto un ruolo di mediatore nella vendita delle mascherine.

Buini alla fine decide di uscire dal contratto perché Di Donna chiedeva una percentuale molto alta: il suo sospetto era che la consulenza legale nascondesse una tangente per l'agevolazione dei contatti per chiudere l'appalto.

Il giorno dopo all'azienda di Buini si sono presentati i NAS e poi la Finanza: solo alla fine l'imprenditore è andato in procura a denunciare Di Donna, per la percentuale alta richiesta che faceva sospettare ad una tangente.

Cosa risponde di questo l'ex presidente Conte?

Conte risponde che non sa nulla di queste commesse per cui Di Donna ha fatto da mediatore, ha scelto di non mantenere rapporti che potesse influire la sua attività di presidente del Consiglio.

Come mai Di Donna usava il suo nome per crescere la sua influenza, per il suo lavoro di mediatore?

Conte aveva incontrato Di Donna pochi giorni prima delle elezioni suppletive nel 2020, negando di essere mai stato socio.

L'odore dei fanghi di Bernardo Iovene

Il fango dei depuratori delle acque reflue devono essere controllati ogni 15 giorni, per essere certi che i fanghi, ottenuti dalla depurazione, possano essere sversati sui campi – così spiega a Report Paolo Ceccardi responsabile dell'Agricoltura per l'ambiente.

Sia i fanghi “umani” che quelli industriali possono essere offerti agli agricoltori, come fanghi o gessi, come fertilizzanti: sarebbe un esempio di economia virtuosa, ma spesso in mezzo a questa filiera entrano i criminali e così, nei campi dove crescono le verdure che poi ci mangiamo, si sversano anche veleni.

Basta mettere la oltre alla soda caustica l'acido solforico nei fanghi che, magicamente il fango diventa prodotto e così può sfuggire ai controlli.

E così, nei campi si possono rilasciare metalli e altre schifezze che, prima rovinano l'aria alla popolazione che abita vicino ai campi e poi avvelenano le persone.

Imprenditori criminali sono stati capaci di creare soldi anche dal nostro letame, anche dagli scarti industriali (che consente a sostanze tossiche di finire sulle nostre tavole).

Eludere le leggi, come sempre, in Italia è facile: la disciplina sui fanghi è carente (i fanghi sono controllati, ma i gessi no), i controlli a livello regionale cambiano da regione a regione.

LA regione voleva colmare il vuoto normativa sulla differenza tra fanghi e gessi (sul tracciamento), ma il governo ha impugnato la norma.

I cittadini sono esasperati, per la puzza, per l'inquinamento, per essere stati traditi dallo Stato, da questi criminali. Il ministro Cingolani, davanti a Bernardo Iovene, si impegna a riprendere in mano il tema, per correggere tutti i problemi: “interverremo, lo faremo prestissimo”.

10 gennaio 2022

Anteprima inchieste di Report: i fanghi tossici, il decoro urbano, il business delle mascherine, le bufale campane e il senatore Lotito

La compravendita di mascherine, nei mesi della prima ondata della pandemia, e la strana presenza di due uomini dei servizi.

Chi, in Senato, eleggerà il prossimo presidente della Repubblica? La storia del senatore Lotito, imprenditore e presidente di squadre di calcio.

L'inchiesta sui fanghi industriali usati per concimare i campi agricoli in alcune regioni del nord e una seconda inchiesta sugli abbattimenti di bufale in Campania

Il senatore Lotito

A fine gennaio inizieranno le votazioni per l'elezione del prossimo presidente della Repubblica, in seduta congiunta (forse) si uniranno senatori, deputati e i consiglieri regionali scelti dalle regioni.

Tra gli elettori forse sarà presente anche Lotito, presidente della Lazio, imprenditore e ora senatore nelle file di Forza Italia: ma la sua elezione in Campania nel 2018 è stata contestata e in tre anni non si è riusciti a fare chiarezza.

I fanghi industriali

Sui terreni del nord Italia sono stati sversati, per anni, fanghi e gessi inquinati da sostanze tossiche provenienti da lavorazioni industriali. Diverse procure stanno indagando su questi sversamenti.

La Lombardia raccoglie una parte dei fanghi da refluo da tante regioni italiane che raccolgono 42 tipi diversi di trattamenti industriali – racconta Fabiano Cabrini di Viviambiente a Bernardo Iovene – dalle concerie, alle pelletterie, alla farmaceutica, alla chimica in generale [..] L'acido solforico e la soda non riescono ad eliminare nessun elemento di questa chimica che finisce nei fanghi.


Esiste una norma sull'uso dei fanghi, che stabilisce i modi e i limiti con cui utilizzare i fanghi dell'industria del tessile, delle plastiche e della farmaceutica, che rilasciano sostanze come idrocarburi pesanti, pcb, toluene, selenio, cromo esavalente, berillio e arsenico. Un paradosso perché i controlli sui gessi (anch'essi sversati nei campi) si fanno solo sui metalli, non su altre sostanze chimiche: nei paesi arrivano, assieme ai gessi, odori strani, indecifrabili anche per i sindaci, che sono all'oscuro degli spargimenti perché non ricevono le comunicazioni. L'ultimo caso di questo tipo è avvenuto a Castiglione d'Adda: al comune non è arrivata comunicazione per cui evidentemente non si trattava di fanghi ma di gessi, che hanno lasciato una puzza che si è sentita per tutto il paese. “Odori chimici, odore di pesce marcio” spiega a Report il consigliere Umberto Daccò, “ma che raggiunge livelli nauseabondi indescrivibili, non si può mettere una popolazione nella condizione di non poter uscire.”

I cittadini dei comuni del lodigiano, vicini al Po ma anche alla CRE, una delle più grandi aziende che opera nel settore dei fanghi, sono infuriati: la CRE ha due impianti, uno a Maccastorna e l'altro a Meleti.

“Quando passano quei camion lì” raccontano questi cittadini “è una cosa insopportabile, anche a duecento, trecento metri si sentono le molestie olfattive. E' ora che la finiscano, perché ne abbiamo le scatole piene..”

Report ha portato le sue telecamere su questi campi, oggetti di sversamento: su uno di questi, nel bolognese, in un giorno sono arrivati dieci camion che lasciano i fanghi (ottenuti dalle depurazioni delle acque degli scarichi urbani) gratuitamente per chi, quei terreni, li lavora.

“Questo è un esempio di economia circolare” spiega il proprietario dell'azienda agricola “noi come azienda abbiamo bisogno di sostanze organiche, la comunità ha bisogno di eliminare dei rifiuti dei depuratori, appena arriva il prodotto in azienda deve essere interrato immediatamente in modo da arrecare meno danno e meno disturbo per la popolazione. [..] Bisogna anche che i residenti, se per un giorno sentono un po' di puzza, portano pazienza.”

Questo sistema è gratuito per le aziende agricole ma è pagati da tutti noi attraverso la bolletta dell'acqua perché paghiamo le aziende di depurazione e chi depura paga le ditte per lo smaltimento dei fanghi.

I fanghi da depurazione, racconta il servizio di Report, possono essere una risorsa per l'agricoltura, perché ricchi di fosforo e azoto, ma per essere usati per lo spargimento nei campi devono avere delle caratteristiche precise: esiste un regolamento europea che andrà in vigore nel 2022, ma ogni stato potrà usare le normative nazionali.


Del decreto fatto dal governo Conte I ne parla anche la direttrice dell'istituto Ramazzini di Bologna, Fiorella Belpoggi: “è grave che in un decreto del governo ammetta la presenza di sostanze cancerogene in un materiale che va nel terreno e dal quale possono derivare dei prodotti destinati all'alimentazione. Anche dei bambini. Ed è ammesso che arsenico, berillio, cadmio, cromo, siano presenti in quantità elevate.... Lo stirene, il benzo(a)pirene, il cloruro di vinile, questi siamo sicuri che siano cancerogeni e la loro presenza è ammessa di defecazione che vengono utilizzati in agricoltura”

Praticamente abbiamo una legge che consente di mettere degli inquinanti nel terreno e nel piatto.

C'è una intercettazione, disposta dalla procura di Brescia, dove gli sversatori (dell'azienda WTE) ridevano pensando ai bambini che avrebbero mangiato quel mais, cresciuto nei campi “concimati” con quei fanghi tossici

io ho fatto il delinquente consapevolmente .. io ogni tanto ci penso, chissà il bambino che mangia la pannocchia di mais cresciuta coi fanghi di Vertelli ..

Si tratta delle 150mila tonnellate di fanghi sversate sui campi di 4 regioni del nord Italia, su parecchi ettari di terreni – spiega a Iovene il tenente colonnello della forestale di Brescia Cesare Nascè: sono 30mila tir che si sono mossi sul territorio. Nelle intercettazioni si sentono gli indagati ammettere “sono bei posti che noi andiamo a rovinare coi gessi..”

La scheda del servizio: L’ODORE DEI FANGHI di Bernardo Iovene
collaborazione Alessandra Borella e Greta Orsi

Le procure di Brescia, Lodi e Pavia hanno scoperto centinaia di migliaia di tonnellate di fanghi e gessi fuori norma e inquinati da sostanze tossiche che sono state sversate sui terreni del nord Italia, in quattro regioni e centinaia di province. Le inchieste sono partite dalle denunce degli abitanti che per anni hanno subito i miasmi provenienti dai centri di trattamento di fanghi e gessi sotto inchiesta. Report ha ricostruito la filiera dei fanghi “tal quale” e quella del prodotto diventato gesso di defecazione, una pratica ormai consolidata che si muove in un vuoto normativo, come ha ammesso lo stesso ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani. Quest’anno entrerà in vigore un nuovo regolamento europeo, ma ogni Stato può continuare a utilizzarli secondo le proprie normative nazionali. E se in Spagna, Gran Bretagna e Irlanda sono largamente impiegati come fertilizzanti, in Olanda, Belgio e Svizzera preferiscono incenerirli. E l'Italia come si comporta? I fanghi dei depuratori civili e industriali possono essere recuperati in agricoltura come concime perché contengono azoto e fosforo utili ai terreni, ma anche una serie di inquinanti, metalli pesanti, idrocarburi e PCB considerati cancerogeni. Una legge del 2018 ha stabilito dei limiti per queste sostanze, ma se trattato, il fango diventa gesso e può essere utilizzato come un fertilizzante e sfuggire ai controlli severi che invece ci sono per i fanghi tal quale.

Il business della pandemia

Finché c'è guerra c'è speranza – era il titolo di un famoso film con Alberto Sordi. Oggi potremmo dire, parafrasandone il titolo, finché c'è pandemia c'è speranza, considerando i tanti interessi economici attorno al covid, dai vaccini e le case farmaceutiche che li vengono ai paesi, ai tamponi (quante famiglie sono state costrette ad affidarsi ai privati) fino alle mascherine (Report si era occupata della compravendita di mascherine nel corso della prima ondata della pandemia).

Questo governo ha deciso di rendere obbligatorie le mascherine ffp2 in determinate circostanze, calmierando il prezzo, non potranno essere vendute ad un prezzo maggiore di 75 centesimi.

Come si sono svolte le trattative, gli accordi, i contatti dietro le mascherine di Stato?

Sergio Ferraino è un farmacista a Roma e ha spiegato a Report come superare il prezzo calmierato: “il prezzo è un finto calmierato, nel senso di consigliato: c'è un elenco di farmacie che ha aderito a questo accordo, ma chi non vuole aderire vende la mascherine al prezzo che vuole e mi immagino in un paesino dove sei tu sola e unica farmacia potresti anche approfittarti della situazione visto che solo da te le persone possono venire a comprarle.”

La scheda del servizio: GIÙ LA MASCHERA di Rosamaria Aquino con la collaborazione di Marzia Amico

Da pochi giorni il Governo ha imposto l'obbligo della FFP2 in determinati luoghi e ha stabilito un prezzo calmierato che le farmacie possono anche scegliere di non praticare. Le mascherine da inizio pandemia però sono state soprattutto un business milionario per molti fornitori, ma anche per mediatori che avrebbero messo a disposizione i propri contatti con dirigenti pubblici in cambio di lauti compensi. Intorno a un bene diventato ormai indispensabile circolerebbero dunque lobbisti, faccendieri e persino i servizi segreti. Report con testimonianze esclusive ricostruisce la rete dei controlli sullo sdoganamento dei dispositivi e torna sulle trame che avrebbero accompagnato gli appalti per l'acquisizione delle mascherine di Stato.

Il decoro urbano

Può sembrare un tema poco importante, considerata l'emergenza sanitaria e sociale che stiamo vivendo. Ma la domanda meriterebbe una risposta: se io lascio le deiezioni del mio cane per strada rischio una multa. Se a farlo è il cavallo delle forze dell'ordine, però, non ci sono problemi. C'è modo di seguire protocolli diversi per le guardie a cavallo?

La scheda del servizio: A CAVAL DONATO di Max Brod

Il decoro delle vie cittadine e dei parchi pubblici è tutelato da norme finalizzate a non sporcare con le deiezioni animali questi luoghi, che sono di tutti. Oltre ad essere nocivi per il decoro, gli escrementi rappresentano un fattore di rischio per il virus del tetano e sono un ostacolo per disabili, runner e turisti. Ma allora perché Polizia e Carabinieri a cavallo lasciano le deiezioni dei loro animali a terra durante il pattugliamento? Il problema sembra diffuso nei corpi di polizia di mezzo mondo, anche se c’è chi ha cercato e trovato una soluzione: a Cannes (Francia), la Polizia Municipale ha ideato un sistema per evitare di lasciare sporco dopo il passaggio. Report ha raccolto le lamentele dei cittadini che devono convivere con questo inconveniente ed è andato a interpellare i diretti interessati: i responsabili nazionali dei reparti di Polizia e Carabinieri a cavallo.

La filiera della mozzarella di bufala campana

La maggior parte degli allevamenti di bufale in Campania si concentra in pochi km quadrati nella provincia di Caserta, tra Grazzanise e Castel Volturno: Report è andata a vedere qual è la situazione degli allevamenti, che negli anni passati sono stati colpiti dalla brucellosi, una malattia alle mammelle degli animali. Molti capi sono stati abbattuti, come successo al signor Marco Autieri, che ha perso i suoi 500 capi nel 2018, con un danno economico stimato in 1,5ml di euro.

Altri capi sono stati abbattuti per sospetta infezione da TBC, anche se poi al momento del macello erano risultate negative.

E' successo che mentre la regione Campania aveva ordinato di abbattere i capi ammalati, alcune bufale erano risultate negative ai test fatti al macello, arrivando a situazioni di nove casi su dieci di falsi positivi: questi animali sono stati poi macellati, come capi normali, portando così un guadagno ai macelli. Si potevano evitare questi abbattimenti? La procura di Santa Maria Capua Vetere sta acquisendo i dati delle ASL, fino ad oggi non divulgati, scoprendo che in questi ultimi dieci anni ben 100mila capi sono stati abbattuti per sospetta brucellosi o tubercolosi, provocando la chiusura di quasi 300 aziende.

La scheda del servizio: OCCHIO ALLA BUFALA di Rosamaria Aquino
con la collaborazione di Marzia Amico e Alessia Marzi

Giro d'affari a cinque zeri per una prelibatezza che può essere prodotta solo in alcune zone tra Lazio, Campania, Molise e Puglia: è la mozzarella di bufala DOP. Ma è a Caserta che insiste la maggioranza dei caseifici ed è proprio in quella terra che in questo momento si sta combattendo la battaglia più difficile per le bufale: secondo una recente inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere, ne sarebbero state abbattute in dieci anni decine di migliaia per sospette brucellosi e tubercolosi. Ma a un esame al macello, molti di quegli animali sarebbero poi risultati sani. Report ripercorre tutta la filiera, dagli allevamenti ai trasformatori, alle prese con l'eterno dilemma tra latte fresco e congelato e cagliate che arrivano dall'estero.


Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

09 gennaio 2022

La voce della scienza - il ritorno di Marco Paolini e la sua Fabbrica della terra

Bentornato Marco Paolini in televisione! Da quanto tempo aspettavamo di sentire le storie raccontate da questo grande attore di teatro la cui formula recitativa funziona anche in televisione.

Ieri sera in prima serata (o quasi, perché la sua trasmissione è cominciata alle 21.45) la Rai ha fatto vero servizio pubblico con La fabbrica del mondo, dove si parlava di scienza, di pregiudizi, di ambiente, di salute, della vita delle persone.

Finalmente in Rai un programma serio (e non pesante) di divulgazione scientifica, quella che in questi mesi di pandemia non hanno fatto se non con poche eccezioni medici e virologi nei talk show.

Non lo hanno fatto perché non sono partiti dal principio del dubbio, perché si sono lasciati usare dalla politica, raccontando (ripeto, con poche eccezioni) alle persone quello che volevano sentirsi dire.

Mi ha commosso la storia del medico Carlo Urbani, morto per SARS nel marzo 2003: era stato mandato ad Hanoi a seguire questa nuova malattia sconosciuta, che stava facendo ammalare tutti i medici presso l'ospedale francese di Hanoi.

Intuì che si trattava di un nuovo virus e fece una segnalazione all'Oms: è suo il protocollo usato da medici e infermieri per gestire i malati di Sars, ed è stato usato anche a marzo scorso per il Sars-Cov2.

La scienza sapeva della pericolosità di questi virus, dei rischi dei wet market, aveva segnalato la necessità di prevedere dei piani pandemici che anche l'Italia avrebbe dovuto avere. Come anche avrebbe dovuto avere dispositivi e procedure operative negli ospedali.

Ma, si sa, la politica non sempre ascolta la scienza, specie quando non gli conviene. Basta vedere quanto non stiamo facendo adesso per i cambiamenti climatici (e la vergognosa pantomima di Francia e Italia per inserire gas e nucleare nelle fonti utili per la transizione green).

08 gennaio 2022

La ragazza scomparsa di Giancarlo Capaldo

 


Erano trascorsi otto mesi dall’ultima volta in cui il principe Gian Maria Ildebrando del Monte di Tarquinia aveva percorso quei corridoi e attraversato quelle stanze austere, così avvolte dal loro profondo silenzio da far smarrire il senso del tempo. Tutto era come lo ricordava.

Un solo particolare era diverso: l’abito dell’Anonimo ora era bianco.

«Santità» e, mentre pronunciava quella parola, Gian Maria si chinò ossequiosamente a baciare l'anello del pescatore di uomini, creato anche questa volta, come accadeva da sempre, per il nuovo papa.

La ragazza scomparsa è il secondo romanzo per l'ex magistrato Giancarlo Capaldo che vede come protagonisti due esponenti della nobiltà romana, il principe Gian Maria Ildebrando del Monte di Tarquinia e la moglie Gloria che movimentano la loro vita mondana tra pranzi sfarzosi, ricevimenti esclusivi con delle indagini che li portano dentro i misteri di Roma e del Vaticano, come nel precedente romanzo "I delitti di via Margutta" uscito sempre per Chiarelettere.

Devo fare una premessa: il mondo in cui si muovono i due protagonisti a Roma nelle stanze del potere, dentro le mura secolari del Vaticano, è così fuori dall'usuale, così incredibile che potrebbe anche essere reale. L'ex magistrato, per raccontare queste storie di ricatti, segreti e delitti, sicuramente avrà attinto alla sua memoria, avendo seguito indagini molto scottanti, dalle indagini sulla banda della Magliana, fino alle inchieste sulla P3 e Finmeccanica (la memoria corta degli italiani avrà già sepolto queste storie sotto la coltre del passato).

In questo racconto, la ragazza scomparsa fa riferimento alla scomparsa di Emanuela Orlandi, figlia di un prefetto pontificio che, mentre stava andando a lezione di musica nel giugno 1983, sparì nel nulla. Una storia che divenne ben presto anche una spy story, per le molte piste che portarono a collegamenti con servizi stranieri, collegando questo rapimento con l'attentato al papa o, seguendo piste alternative, come reazione alla politica estera che stava portando avanti il papa di quegli anni, il polacco Giovanni Paolo II.

«Ricorda di quella ragazza scomparsa ormai più di quarant’anni fa, mentre si recava a un appuntamento con un’amica nel centro di Roma?»

«Eloisa Oderisi.» «In effetti, il nome mi dice qualcosa.» «Be’, la persona che ha attratto la sua attenzione nel corridoio è il fratello Angelo.

Come si arriva a parlare di questavicenda che, nella realtà, si è chiusa nel nulla (le piste non hanno portato a nulla e il cadavere di Emanuela non è mai stato ritrovato)? Il romanzo si apre con l'incontro tra il principe Gian Maria e il nuovo papa, Giovanni Paolo III, l'Anonimo che, nel passato romanzo, li aveva aiutati a districarsi per risolvere una serie di delitti, recenti e passati.

In quei giorni è in visita a Roma un'amica della coppia, Anna Maria, che alla fine di un ricevimento racconta loro di un suo problema: il marito, prima di morire, le aveva parlato di un contro che aveva aperto presso lo IOR

Anna Chiara si decise a parlare. «Sapete, non sono tornata in Italia solo perché mi mancava Roma. Mio marito, prima di morire, mi ha confessato di avere un conto, su cui era depositata una somma molto ingente, presso una banca a Roma. Anzi... in un altro Stato.»

Le uniche informazioni su questo conto sono sono il nome, che è una frase latina “Alea iacta est” e un codice alfanumerico.

Ma quel conto, dicono allo Ior ad Anna Maria, non esiste: Gian Maria prova ad interessarsi usando le sue conoscenze, scoprendo come questo conto fosse presente una clausola particolare per cui, alla morte dell'intestatario, finiva nelle disponibilità del Vaticano stesso.

Non solo: iniziano ad arrivare delle minacce, più o meno esplicite, ad Anna Maria il cui appartamento a Roma viene rovistato da dei ladri che, scartando i gioielli e i beni, cercavano qualcosa di ben specifico. Forse qualcosa di legato a quel conto allo Ior?

«Ora cosa pensi di fare, caro?».

«Non mi rimane che contattare Luciano, l’uomo che custodisce i più reconditi segreti di molte persone che contano sia in Italia sia all’estero.»

Inizia così una indagine che, partendo da un conto che nel passato è stato usato per operazioni sporche, per riciclare denaro, porterà il principe dentro il segreto della “ragazza scomparsa”, Eloisa Oderisi, vittima di una faida interna al Vaticano.

Ma sarà una verità pericolosa, che metterà a rischio la sua incolumità e delle persone che gli stanno accanto, che potrebbe mettere a rischio la sopravvivenza stessa del Vaticano, la sua credibilità nei confronti di miliardi di fedeli.

Concludo, principe, consigliandole vivamente di lasciar perdere: chi tocca il Vaticano a volte muore, è accaduto perfino ai papi.

La Chiesa ha conservato il suo potere, la sua influenza, nascondendo e celando i suoi segreti e i suoi panni sporchi: non solo per il mistero della “ragazza scomparsa”, ma anche per i casi di pedofilia nel mondo, coi responsabili protetti o solo allontanati dalle loro diocesi. Con lo scandalo Ior, una banca usata “per riciclare denaro o mettere i soldi al riparo da occhi indiscreti” come emerso dalle inchieste su Marcinkus, su Calvi e Sindona.

La verità, su questi scandali, è un lusso che non ci si può permettere oltre Tevere come, a fine libro, ammonisce il nuovo papa che, non casualmente, si chiama Giovanni Paolo III:

«Molti pensano che la verità sia una cosa giusta, spesso però è anche la fine di tutto, perfino del nostro mondo, e noi non possiamo consentire la fine di tutto, anche se in nome di una cosa giusta. Oggi, alcuni per necessità e altri per vocazione o malcelato interesse, sono diventati tutti irriducibili profeti della verità, trasformandosi in bombe pronte a esplodere. Spetta proprio a noi disinnescarle.»

«E come?»

«Con il silenzio, la pazienza e la preghiera.»

I due protagonisti, il principe e la moglie, agiscono, si muovono nel mondo del potere reale e segreto italiano, in modo così poco credibile da rendere difficile l'identificazione del lettore in questi investigatori, almeno questa è stata la mia impressione.

Funziona così in un certo mondo romano? Che si alza la cornetta e si chiama il capo della polizia per chiedere un favore?

Credo che questo sia un limite di questo romanzo che però, dall'altra parte, fornisce una chiave di lettura interessante del “caso Orlandi”.

In un cameo, citato con uno pseudonimo, fa capolino il giornalista Andrea Purgatori che, come il procuratore Capaldo, aveva seguito la vicenda sul suo giornale e anche nella sua trasmissione Atlantide.

La scheda del libro sul sito di Chiarelettere

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