27 gennaio 2023

La giornata della memoria (quando è la memoria che manca)

Voglio essere più ottimista di Liliana Segre: non penso che la maggior parte degli italiani siano insofferenti al ricordo della Shoa, si siano stufati di ricordare lo sterminio degli ebrei (e degli oppositori politici, degli omosessuali, dei rom). Semmai è vero che, passati gli anni, rischiamo di perdere la memoria di quanto è stato: non basta una sola giornata, la memoria ha bisogno di tempo per consolidarsi nelle persone, ha bisogno di testimoni che raccontino (i carnefici, gli indifferenti, le vittime e chi non ha voltato la testa dall'altra parte). 

Serve qualcuno che racconti cosa sia stato il fascismo veramente: sta passando, in questi anni e in particolar modo con questo governo di destra (con tanta voglia di riscrivere la storia e anestetizzare il fascismo) il concetto che il fascismo in fondo avesse fatto cose buone, almeno fino alle leggi razziali. Dimenticandosi della compressione delle libertà e dei diritti portate avanti dal regime negli anni precedenti.

Non si può da una parte ricordare l'orrore delle leggi razziali e poi celebrare il regime di Salò, come hanno fatto e faranno esponenti di questo governo (e mi riferisco al presidente del Consiglio Meloni e al presidente del Senato La Russa).

Non si può celebrare la persecuzione degli ebrei dopo aver strizzato l'occhio ai novax che manifestavano con la stella cucita al petto.

Serve qualcuno che racconti quello sterminio mettendolo in relazione ai grandi genocidi avvenuti nel novecento, come quello degli armeni e per le tante dittature del secolo passato.

Servono testimoni che cerchino di spiegare quello che la ragione, il raziocinio, rende difficile da comprendere: qual era il disegno dietro Auschwitz, dei ghetti, delle stelle di diverso colore appiccicate al vestito per rendere riconoscibili le persone. Dietro quei treni piombati che portavano persone nei campi verso lo sfruttamento come corpi e la morte.

E' un disegno che è nato dalla fine della pietà, dal vedere negli altri non persone come noi, con un nome e un cognome. Con una dignità da difendere.

Un disegno che ci tocca da vicino: non solo perché i carnefici siamo stati anche noi non solo i cattivi nazisti, ma perché i lager dove stipare persone nell'indifferenza delle brave persone esistono ancora oggi. 

25 gennaio 2023

L’impiccato di Saint-Pholien Georges Simenon

 

Il delitto del commissario Maigret

Nessuno si accorse di quello che succedeva. Nessuno sospettò che nella sala d'aspetto della stazioncina ferroviaria, dove tra l'odore di caffè, birra e limonata solo sei passeggeri aspettavano il treno con aria abbattuta, si stesse svolgendo un dramma.

Erano le cinque del pomeriggio e calava la notte. Le lampade erano state accese ma, attraverso i vetri, si potevano ancora distinguere nel grigiore del marciapiede i funzionari, tedeschi e olandesi, della dogana e delle ferrovie, che battevano i piedi per riscaldarsi.

Perché la stazione di Neuschantz è situata all'estremo nord dell'Olanda, alla frontiera tedesca.

C'è un uomo che sta viaggiando su un treno dal Belgio verso la Germania: è vestito con abiti logori, il visto smunto, l'aspetto "malaticcio", non capisce una parola di tedesco. Nella sala d'aspetto della stazione di confine di Neuschanz c'è un altro uomo che lo osserva, col cappotto del bavero alzato per non farsi notare, che lo seguirà fino alla stazioni di Brema dove scendono entrambi. Il primo, in un angolo, si mette a fumare, il secondo, sempre nascosto, non lo sta perdendo di vista:

Fumava tenendo la sigaretta incollata al labbro inferiore, e bastava questo piccolo particolare a esprimere stanchezza o sdegnosa noncuranza. Ai suoi piedi, una valigetta di fibra, di quelle che si vendono in tutti i grandi magazzini – nuova.

Nella calca della stazione di Brema il secondo uomo ha scambiato la valigia di tela con quella del primo che, non accorgendosi di niente, si mette alla ricerca di un albergo dove sostare.

Qui la scena si ripete: l’uomo che segue ha preso una stanza adiacente quella dell’uomo con la valigia e lo osserva dal buco della serratura. Lo osserva mentre apre la borsa per scoprire che non è la sua, che qualcuno l’ha derubato, forse un ladro.. E la sua reazione è quasi incredibile:

E fu la fine: estrasse di tasca una rivoltella, spalancò la bocca e premette il grilletto.

Inizia così, con un suicidio senza ragioni apparenti, questo romanzo di Georges Simenon col commissario Maigret: è lui l’uomo col cappotto dal bavero alzato che sta seguendo l’uomo “dall’aspetto misero”. Lo aveva visto in un bar a Bruxelles (Maigret era lì per lavoro) mentre contava dei soldi mettendoli in fascette di carta di giornale e, incuriosito dal suo atteggiamento sospetto, lo aveva seguito fin sul treno. Senza una valida ragione, quell’uomo non stava commettendo un reato, forse avrebbe potuto essere un truffatore, ma non era nella sua giurisdizione. Non ci sarebbe nessun motivo per interessarsi di quell’uomo, se non per quella curiosità verso il mistero della vita umana che è una parte fondamentale del carattere del commissario.

Come in altre indagini di Maigret, anche questa partirà dal morto: in tasca aveva dei documento a nome di Louis Jeunet, ma sono sicuramente falsi. Addosso aveva dei vestiti di poco valore, chissà a chi stava spendendo quei soldi che il giorno prima contava nel bar. Cosa conteneva quella valigia di tela tanto da indurlo al suicidio, una volta scoperto di averla smarrita?
Un vestito da uomo, con qualche strappo e che nemmeno corrispondeva alla taglia del morto.
Chi era quell’uomo? Come mai quella scelta drammatica nella stanza di quell’albergo di Brema? E cosa rappresentava per lui quel vestito?
A Parigi, giunto al Quais des Orfevres, Maigret riceve una visita di una donna nel suo ufficio: si tratta di una commerciante in rue Picpus che ha riconosciuto la foto del morto che Maigret ha fatto pubblicare su tutti i giornali. Si tratta del marito della signora, Louis, che aveva abbandonato la famiglia due anni prima a seguito di un litigio con la suocera. Louis sembrava covare dentro un dolore profondo – racconta la moglie al commissario – un dolore che riusciva a placare solo bevendo, fino ad ubriacarsi.

«Non so come spiegarle… Eppure ho sempre sentito che qualcosa non andava! … Ecco, per dirle, era come se Louis non appartenesse al nostro mondo, come se quell’atmosfera a volte lo opprimesse… Era molto tenero…».

Per ricostruire l’enigma di quest’uomo Maigret si mette sulle tracce degli spostamenti di Louis da Parigi dall’albergo di infimo ordine dove viveva, fino a Reims, dove era stato per diversi giorni e poi Liegi. In tutti questi spostamenti Maigret si imbatte sempre in un uomo d’affari che aveva già incontrato nell’obitorio di Brema, il signor Van Damme. Strano personaggio questo Van Damme: si attacca a Maigret, si interessa al morto, gli offre il pranzo e arriva perfino ad offrirgli un passaggio in auto dal Belgio a Parigi.

Attorno alla figura magra e al viso smunto del vagabondo di Neuschanz e di Brema sembravano addensarsi molteplici misteri. Delle ombre si agitavano, come sulla lastra fotografica quando la si immerge nel rivelatore. E bisognava precisarne i contorni, mettere a fuoco i visi, a ciascuno di essi attribuire un nome; bisognava ricostruire personalità, intere esistenze. Per il momento, al centro della lastra c’era solo un cadavere privo di indumenti, una testa che i medici tedeschi avevano rimaneggiato per restituirle il suo aspetto normale e che si stagliava nettamente nella luce cruda.

C’è qualcos’altro che smuove il commissario in questa indagine su un suicidio: Maigret si sente in parte responsabile della morte di Louis, se gli avesse scambiato la valigia, non per dispetto ma per studiarne le reazioni, sicuramente quell’uomo non avrebbe schioccato le dita per poi spararsi in bocca.
Come in tutti i delitti, anche in questo c’è qualcosa di personale: anche la sfida con questi personaggi in cui si imbatte, oltre a Van Damme, ha qualcosa di personale. Sono persone di varia estrazione sociale che Maigret incrocia nei suoi spostamenti, come se sapessero dove lui stava dirigendosi. Cosa vogliono da Maigret? E cosa li legano al morto? E cosa vogliono dire quei disegni macabri con uomini impiccati che Maigret trova a casa di uno di costoro?

«Un primo disegno a penna rappresentava un impiccato che dondolava appeso a una forca sulla quale stava appollaiato un corvo enorme. E l'impiccagione era il leitmotiv di almeno una ventina di opere, a matita, a penna, ad acquaforte.

Il segreto di quelle vite è legato ad una vecchia storia di tanti anni prima, in un brutto Natale in una casa di Liegi, in rue du Pot-au-noir, dove un gruppo di giovani aveva giocato a sentirsi degli Dei.

Andrà fino in fondo, Maigret, arrivando anche a rischiare la propria vita, tutto pur di scoprire quel mistero. Cosa era successo di così drammatico tanti anni prima, cosa rappresentava per il morto quel vestito. E cosa ci faceva a Brema, quel giorno.

Maigret arriverà a risolvere il mistero e nuovamente si troverà a dover indossare i panni del giudice, amministrando la giustizia con le sue leggi.

«Sai che ti dico, vecchio mio? Dieci casi come questo e do le dimissioni… Perché sarebbe la prova che lassù c’è un Dio galantuomo che si incarica di fare il poliziotto…».

Vero, però, che chiamando il cameriere aggiunse:

«Ma non preoccuparti!… Non ci saranno dieci casi come questo…

La scheda del libro sul sito di Adelphi

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


24 gennaio 2023

Report – la latitanza di Messina Denaro

Mi chiamo Matteo Messina Denaro – di Danilo Procaccianti

Matteo Messina Denaro è stato arrestato all’ingresso della clinica privata La Maddalena a Palermo, dopo 30 di latitanza.

28 anni fa aveva rinunciato di riconoscere la figlia per evitare di essere catturato oggi invece non si preoccupava di farsi i selfie con altre persone, andava al supermercato.

Si ipotizzava che avesse cambiato aspetto, che fosse all’estero e invece è stato arrestato a casa sua, senza cambiare faccia. Si è lasciato catturare per il tumore oppure sono cadute le protezioni che ne hanno consentito la latitanza?

Danilo Procaccianti faceva il ciclo di chemioterapia nella clinica più famosa di Palermo, il suo patron ha legami con la politica, da Cuffaro a Schifani.
Matteo Messina Denaro si era perfino scambiato il numero di telefono con altri pazienti: il comandante dei carabinieri di Trapani imputa il suo cambio di atteggiamento per la malattia, questo ha poi consentito ai carabinieri di catturarlo.
Come mai MMD non si è curato in un centro oncologico famoso? Come mai si è operato a Mazara? Il 13 novembre 2020 ad operarlo sarebbe stato il chirurgo Urso, uno molto bravo: nemmeno il chirurgo sapeva chi stava operando? Bisognerà stabilire il livello di responsabilità di questi medici racconta a Report il colonnello dei cc. Fabio Bottino.
Tanti medici dovranno spiegare il loro comportamento, come il dottor Tumbarello, il suo medico personale, che gli avrebbe preparato le carte per l’operazione, fatta a nome di Bonafede.
Il sindaco di Campobello dice che il medico è stato costretto: nessuno ha visto niente, nessuno sa. Eppure negli ultimi mesi MMD ha vissuto in uno stabile sulla strada principale di Campobello: nessuno ha visto niente?
Nemmeno nel supermercato dove si è sicuri che MMD ha fatto la spesa: nemmeno qui lo hanno riconosciuto e se qualcuno lo avesse anche riconosciuto deve aver pensato, “ma chi me lo fa fare?”.
Nessuno ha visto i soldi per comprare la casa dove abitava negli ultimi mesi, nemmeno i carabinieri che hanno riempito di cimici il bar vicino casa lo avevano visto.
Può aver avuto delle protezioni negli anni passati – ammette il colonnello Bottino - anche a livello istituzionale. Di certo nel 2021 i carabinieri avevano ricevuto da una fonte anonima l’informazione secondo cui MMD era stato visto vicino a Torretta Granitola: lo racconta a Report il giornalista Marco Bova che spiega come Torretta Granitola fosse uno dei luoghi delle scorrerie passate del boss.
Tanti boss avevano casa nel trapanese, Brusca, Riina e poi Matteo Messina Denaro: qui i boss si sentivano al sicuro. Certo le protezioni istituzionali non si possono escludere.
La storia della latitanza è piena di sabotaggi, talpe anche all’interno dello Stato, come un corpo infestato dai virus come la massoneria.

Lo stato del latitante – di Giorgio Mottola

Per anni di MMD non si sono avute mai tracce, la voce, le impronte, pur di rimanere fuori da tutto, era capace di tutto raccontano oggi i magistrati Scarpinato (oggi senatore) e Principato.

Eppure oggi aveva cambiato atteggiamento: secondo l’ex giudice Scarpinato era arrivato al boss il messaggio che era arrivato il momento di farsi catturare, un messaggio molto dall’alto.
I magistrati sono stati vicino alla cattura del boss, ma poi sono stati bloccati in vario modo: un auto della polizia fermata dalla stradale, fino alla storia delle talpe nella DDA.

Come il maresciallo Ciuro, braccio destro di Ingroia e poi condannato per 4 anni per aver rivelato delle indagini contro la mafia al boss Aiello, medico e imprenditore nel settore della sanità ai tempi della presidenza Cuffaro.

Grazie a questo sabotaggio delle indagini MMD era sempre davanti agli investigatori.

Giorgio Riolo (ex ROS) è stato condannato assieme a Borzacchelli (ex carabiniere): avrebbero passato informazioni riservate dell’antimafia ad Aiello, condannato per mafia anche lui.
Ma ci sono stati anche errori degli investigatori nella caccia al boss: Teresa Principato racconta la storia del capo mafia Sutera, che si incontrava con MMD periodicamente. Il procuratore capo (Messineo), prima di concludere la cattura di Messina Denaro esprime dei dubbi sulle intercettazioni e decide di catturare Sutera, togliendolo di mezzo.

Era la pista più calda per arrivare a MMD: oggi Messineo racconta che non si poteva aspettare, perché c’era l’obbligatorietà penale. È una storia di rivalità tra magistrati o un sabotaggio delle indagini? A Teresa Principato qualche dubbio viene ancora oggi, accuse oggi respinte dall’ex procuratore Messineo.

La nuova pista su cui si concentra Principato fu la massoneria: un massone assoldato nella loggia di Castelvetrano racconta alla procuratrice di professionisti iscritti a questa loggia coperta, La Sicilia.
Ma il nuovo capo della procura di Palermo, Lo Voi interrompe il lavoro della Principato col pentito Tuzzolino.

Alfonso Tumbarello è il medico di MMD: la sua vicenda si intreccia con quella dell’ex sindaco Vaccarino, quest’ultimo in una udienza del 2012 aveva raccontato che aveva chiesto un incontro col fratello del boss. Il Sisde gli aveva chiesto un link per incontrare il boss e questo tramite era proprio Tumbarello: Mario Mori aveva chiesto a Vaccarino di fargli da tramite e da questo è nato il libro “Lettere a Svetonio”, un canale di comunicazione tra un pezzo dello stato e il boss?

Come mai non si è seguito mai questa pista che Vaccarino aveva raccontato in un udienza pubblica nel 2012?

La massoneria aveva avuto un ruolo nella latitanza di MMD: nel 2017 facendo una inchiesta su irregolarità del CNR nel trapanese, Report aveva raccolto delle tracce che portavano al capo mafia.

Lo Stato del latitante di Giulio Valesini

La vecchia tonnara di Capo Granitola, un vigilantes che sorveglia questa struttura affinché non venga vandalizzata: Report in un servizio del 2017 sul CNR si era già imbattuta in personaggi che poi si scoprì essere prestanome di MMD e che oggi si scoprono legati ai suoi covi.
La vecchia responsabile del CNR, Laura Giuliano, aveva denunciato le irregolarità dei conti nel CNR, aveva anche raccolto una confidenza di un medico secondo cui Capo Granitola era la casa di Matteo Messina Denaro.

Si arrivò ad un audit su queste irregolarità ma a questi controlli non arrivarono tutti i documenti: alla fine la Giuliano fu spinta ad andarsene, abbandonando il CNR.

La procura di Napoli ascoltò Laura Giuliano: che cosa ne è stato fatto della sua deposizione?
Giulio Valesini ha raccolto la testimonianza di un signore che vide Matteo Messina Denaro davanti la sede del CNR di Capo Granitola.

Tra gli uomini politici che hanno protetto la latitanza di MMD c’è Antonio D’Alì, ex sottosegretario all’interno del secondo governo Berlusconi.

Lo stato del senatore di Walter Molino

I Messina Denaro erano campieri nei vigneti dei D’Alì: presidente della provincia di Trapani, sottosegretario agli interni nel secondo governo Berlusconi dal 2001 al 2006, senatore fino al 2018.

Dopo 5 processi è stato condannato a sei anni di carcere per mafia: giusto un mese dopo è stato arrestato il boss.
Teresa Principato vede nel rapporto tra D’Alì e i Messina Denaro la chiave di tutto: dal ministero dell’Interno controllava la polizia e conosceva le indagini in Sicilia.

Non solo: quando lo stato cercava di mettere le mani nei beni dei boss, coi sequestri, poi succedeva che i beni tornassero alla mafia.

L’ex prefetto Sodano cercò di cambiare questo modo di agire ma fu cacciato come prefetto su ordine dell’ex ministro Pisanu, su pressioni di D’Alì.
Al processo contro D’Alì, la famiglia di Sodano non fu ammessa: oggi i familiari raccontano a Report il rammarico di essere stati abbandonati dalle istituzioni, avevano scritto tante lettere di denuncia ma non sono mai stati ascoltati.

Alfonso Tumbarello era iscritto ad una loggia del trapanese ma era anche candidato a sindaco di Campobello, sponsorizzato proprio da D’Alì: il ruolo delle logge nelle protezioni dei mafiosi è stato raccontato dall’ex giudice Scarpinato, che ha ricordato la storia della loggia scontrino, costola della P2. Nel trapanese era presente una base Gladio coinvolta nel traffico dei rifiuti.

In comune a Trapani di cosa si discute oggi? Dell’arresto di Matteo Messina Denaro? No, oggi si parla di un ex bomber del Trapani calcio.

In questo palazzo stanno crescendo giovani politici cresciuti sotto la protezione di D’Alì, come il consigliere Guaiana, che non rinnega l’amicizia dell’ex sottosegretario.

Sottosegretario che non solo si occupò del prefetto Sodano, ma allontanò dal suo incarico il commissario Linares che stava proprio indagando sulle logge nel trapanese.

Trapani era la Svizzera della mafia, raccontava Falcone.

Lo stato del latitante – la trattativa di Paolo Mondani

Per anni lo stato non si è interessato a Matteo Messina Denaro: eppure quest’ultimo era considerato come un figlio da Riina, assieme a Giuseppe Graviano.
Mondani ne ha parlato col procuratore Paci: Messina Denaro dopo l’arresto di Riina si è adattato alla nuova cosa nostra, ha iniziato a fare affari dimenticandosi delle bombe, con grande cruccio di Riina stesso.
A Report Salvatore Baiardo (amico dei Graviano) aveva raccontato che Graviano pensa ancora di uscire dal carcere: Giuseppe e Matteo si vedevano spesso, anche in vacanza.
Per uscire dal carcere Graviano aspettava la fine dell’ergastolo ostativo e del 41 bis: l’arresto di Messina Denaro rientra in una partita di scambio, tra cosa nostra e lo stato?

Le dichiarazioni di Baiardo diventano interessanti sotto questo aspetto: nella trattiva stato mafia del 1993 l’ergastolo era proprio al centro della questione.

Ma oggi qual è lo scopo delle dichiarazioni di Baiardo? Sono una nuova trattativa?
La trattativa è esistita, lo scrive la stessa sentenza di assoluzione degli alti ufficiali del Ros, dove si scrive che Provenzano fu lasciato libero per un interesse dello stato nel combattere l’ala stragista della mafia.

Secondo il giudice Di Matteo, le dichiarazioni di Baiardo possono essere la volontà da parte di cosa nostra di riprendere un dialogo con un pezzo dello stato. Magari con la fine dell’ergastolo ostativo, che di fatto favorisce l’omertà dei mafiosi.
Invece Messina Denaro non consegnerà i suoi documenti segreti, che gli hanno consentito per anni di ricattare lo stato: la storia della falange armata, il ruolo delle lettere a Svetonio scritte col sindaco Vaccarino con la supervisione del Sisde. La storia delle bombe di Firenze e Milano, che hanno provocato dieci morti tra cui una bambina di pochi giorni.

23 gennaio 2023

Sulle tracce di Matteo Messina Denaro - la pista del 2012

Questa sera Report racconterà come già nel 2012 si sarebbe potuto arrivare a Matteo Messina Denaro: è quanto emerge da una udienza in cui l'ex sindaco Vaccarino (Svetonio, nel libro di lettere in cui scriveva al capo mafia) raccontava del ruolo del medico Alfonso Tamburello (medico e massone, ora sospeso dal Goi dopo l'arresto di Messina Denaro).


Ne da una anticipazione Il Fatto Quotidiano con un articolo di Saul Caia

“Tumbarello, Messina Denaro, il Sisde di Mori”: il verbale del 2012

STASERA A REPORT (RAI3) - L’ex sindaco Vaccarino in una udienza 11 anni fa rivelò il ruolo di raccordo del medico massone. E in una informativa dell’Arma del 2021 il latitante veniva già localizzato tra due luoghi: a Capo Granitola e in paese

Si sapeva già dal 2012 che Alfonso Tumbarello, medico di base e massone, poteva essere un tramite per arrivare a Matteo Messina Denaro. Lo rivela Report, nella puntata in onda stasera alle 21,25 su Rai3, mostrando il verbale dell’ex sindaco di Castelvetrano Antonio Vaccarino (morto di Covid nel 2021): processo Golem II, durante l’udienza del 19 ottobre 2012 celebrata al tribunale di Marsala; proprio quel Vaccarino, alias Svetonio, che ha intrattenuto una corrispondenza epistolare (per conto dei servizi segreti) con Matteo Messina Denaro, che si firmava Alessio. Nella trascrizione, recuperata dall’archivio del giornalista Marco Bova, Vaccarino spiega in aula che in “accordo con il Sisde prese l’iniziativa di contattare” il fratello del latitante. “Sono stato io a chiedere al dottore Tumbarello di poter incontrare Salvatore Messina Denaro (il fratello di Matteo, ndr), perché era suo assistito”, riferisce Vaccarino. Perché quell’incontro? “Lo contatto perché ritenevo potesse portarsi avanti un’iniziativa, assolutamente legittima, creare un’area di servizio presso l’area Costa Gaia sull’autostrada, che porta in direzione Palermo da Castelvetrano”, aggiunge Vaccarino.

“Il professore Vaccarino ha un’idea. In quel periodo era libero Salvatore Messina Denaro, fratello di Matteo. Lui ottiene un appuntamento con Salvatore tramite il dottor Alfonso Tumbarello che era l’unico medico condotto di Campobello di Mazzara”, spiega ai microfoni di Report Teresa Principato, procuratore aggiunto a Palermo tra il 2009 e 2017, per anni sulle tracce del super latitante. L’incontro nello studio del medico Tumbarello sarebbe avvenuto tra “il 2001 e il 2002”, è Vaccarino a precisare in aula che l’arco temporale rientrava “dopo il 2001 e prima del 2004”, ovvero la “data della prima lettera a Matteo”.

Non basta, Matteo Messina Denaro sarebbe stato avvistato già nel 2021 a Torretta Granitola, frazione di Campobello di Mazara. Report mostra per la prima volta un’annotazione di servizio redatta dei carabinieri di Campobello, del novembre 2021, in cui una fonte confidenziale li informa che “a lui (Messina Denaro, ndr) non lo vogliono prendere” e che “qualcuno gli deve portare da mangiare e i vestiti puliti”. Aggiunge che “c’è gente di Campobello che sale e scende da Torretta” e di aver saputo che Messina Denaro “ha sempre la stessa faccia, ma molto invecchiato”.

Anteprima inchieste di Report – 23 gennaio 2023

Report si occuperà anche stasera della cattura di Matteo Messina Denaro, della lunga latitanza (e di chi l’ha consentita), delle protezioni da parte di professionisti, medici e delle logge massoniche del trapanese.

Un servizio sarà dedicato alla conquista dei porti da parte della Cina e agli oligarchi del mare che controllano lo scambio delle merci nel mondo.

Sulle tracce di Matteo Messina Denaro

«Vi sono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che ci viene insegnata, e la storia segreta, dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa.»

Honoré de Balzac.

Possiamo fermaci alla verità di facciata, quella che ci viene raccontata dai governi in carica (che siano centro destra o sinistra poco importa) o dai professionisti dell’antimafia improvvisati. La mafia è stata sconfitta, con l’ultimo arresto di Matteo Messina Denaro si chiude un ciclo, possiamo anche togliere di mezzo le leggi antimafia, lo Stato ha vinto..
Nessuna collusione tra Stato e mafia, nessuna trattativa.

Questa verità non spiega tante cose, a cominciare dalla latitanza lunga 30 anni fino ai misteri delle stragi del 1991-1994 (questo il periodo in cui sono maturate e poi terminate le bombe o i tentativi di attentati), a cominciare dal perché Riina rinunciò a colpire Falcone a Roma.
Report, partendo dal servizio andato in onda nel 2021 “Il vertice delle stragi”
e riprendendo il servizio andato in onda lunedì scorso, ripercorre la carriera da boss mafioso di MMD, a cominciare dagli attentati di Capaci e via D’Amelio, dove furono uccisi Falcone e Borsellino con le scorte: secondo il procuratore Gabriele Paci era a conoscenza di tutti i segreti di Riina. Non solo, era artefice diretto di Sicilia libera,il partito indipendentista creato dalla mafia nel periodo in cui cosa nostra portava avanti il suo progetto federalista (come al nord la Lega dell’ideologo Miglio). Questo progetto viene meno quando il suo socio, Giuseppe Graviano inizia una sua trattativa con Forza Italia. Gabriele Paci fa il nome di Saro Naimo, l’alter ego di Riina in America: a lui, mafioso e latitante ad inizio anni 90, sarebbe stato proposto di trasformare la Sicilia in un altro stato americano. Naimo era l’uomo di cosa nostra in America, in contatto coi servizi americani.
Report già nel 2017 aveva trovato le tracce del covo di MMD, che il Ros e il GICO hanno scovato a Campobello di Mazara: questa abitazione è riconducibile a Enrico Rivasalto, fratello di Giovanni, imprenditore condannato per mafia e oggi libero.

Report aveva individuato una pista lavorando sugli illeciti commessi da funzionari del CNR, arrivando a raccogliere delle testimonianze secondo cui MMD si sarebbe nascosto nella sede del CNR a Capo Granitola. Quel centro era vuoto ma, stranamente, il giornalista di Report quando si era presentato ai cancelli, aveva incontrato un uomo armato che non faceva parte di alcuna società di vigilanza.
Report aveva anche trovato un contratto d’affitto del CNR per una abitazione nella frazione marina, le cui finalità non sono state chiarite: seguendo le tracce delle visure i giornalisti avevano scoperto che il fratello del proprietario dell’immobile è un medico massone Claudio Renato Germilli, di Castelvetrano.
Durante una sessione della commissione Antimafia nel maggio 2022 che si svolgeva proprio a Trapani fu interrotta quando il presidente Morra scoprì una persona fuori dall’aula che ascoltava. Era un affiliato della loggia massonica locale, si scoprì successivamente.
Secondo Report in quel momento in commissione si stava discutendo proprio di Germilli, affiliato alla loggia.

La conquista dei porti

Conquistare i porti significa dominare il commercio mondiale – racconta l’anteprima del servizio di Report: la Cina avanza in questa conquista usando enormi container e grandi navi. Ma primi armatori al mondo sono europei e se vuoi vendere le merci devi passare da loro che dettano i prezzi, diventando di fatto oggi gli oligarchi del mare. Come hanno fatto ad acquisire questo potere e quante tasse pagano?

A Napoli, ad esempio, a dividersi le tratte sono pochi armatori e tra questi c’è il gruppo MSC che qui possiede ben tre compagnie, SNAV, Caremar e NLG. Quello davanti il golfo di Napoli è un mercato importante che si collega col mondo delle crociere – spiega a Report Pietro Spirito economista dei trasporti – perché molti dei croceristi che sbarcano a Napoli poi vanno a visitare Capri o Ischia.

Ai primi di novembre scorso finiscono ai domiciliari 10 persone tra armatori locali e funzionari pubblici, 44 gli indagati tra cui il patron di MSC Gianluigi Aponte, con l’accusa di corruzione, falso e traffico di influenze. L’ipotesi di accusa formulata dai magistrati è che abbiano formato un cartello di imprese per azzerare la concorrenza. Cruciale, per le accuse nei confronti di Aponte, sarebbe una intercettazione (ahinoi, quelle che si vorrebbero togliere secondo il ministro Nordio) nella quale il comandante da consigli all’amministratore della Alilauro Gruson, teoricamente suo concorrente, sulla strategia da adottare nei porti di Sorrento e Massa Lubrense: “scusami ma chiamare questo di Massa e dire .. insomma noi a Massa non ti disturbiamo, però noi qua abbiamo una flotta che non finisce mai ..[..] Guarda non voglio sembrare un mafioso però la verità è che se tu rimani dove stai, noi rimaniamo dove stiamo.”.
Report si occuperà anche dell’impatto sull’ambiente del settore delle navi da crociera: Ocean Cay fino a qualche anno fa era un insediamento industriale usato per l’estrazione della sabbia, oggi MSC l’ha ridisegnata per i suoi clienti, trasformandola in una riserva marina artificiale con un investimento di centinaia di milioni di dollari. La bellezza dell’isola si deve però conciliare con l’impatto ambientale dell’enorme nave che qui deve attraccare.


Lo scorso anno l’ex ministro dei trasporti Giovannini aveva fatto uno studio sulla decarbonizzazione dei trasporti, compresi quelli marittimi: il lavoro fatto dal CNR, guidato da Nicola Armaroli non lasciava dubbi, sebbene le navi costituiscano solo il 3% dei trasporti, hanno un alto impatto ambientale.

In una pubblicità che sta passando in televisione si parla di navi a GNL. Il gas naturale è composto al 90% da metano: lo studio pubblicato qualche anno fa su Nature sull’impatto delle navi mostrava che le aree con la maggior concentrazione di pm 2,5 emesse da olio combustibile si trovino lungo le principali rotte marittime mondiali: dai porti cinesi, seguono la rotta asiatica, risalgono lo stretto di Suez e poi nel Mediterraneo fino al nord Europa. E nel mar dei Caraibi tra il Golfo del Messico e la Florida.
Uno studio recente racconta come le navi a GNL siano più impattanti rispetto alle navi a combustibile tradizionale – racconta a Report lo stesso Armaroli, dirigente della ricerca del CNR.
E i fumi arrivano nelle città portuali, come Civitavecchia dove, quando tira vento, respirano le i gas dalle navi.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

19 gennaio 2023

Requiem per un killer di Piero Colaprico


Notte nella periferia di Milano. Sono all'interno di una casa a forma di fungo con le pareti curve e minuscoli mobiletti realizzati su misura da un artigiano che certamente avrà cambiato mestiere o sarà stato linciato dai clienti. Nel letto alla francese c'è un ubriaco che mi chiama "mamma". Non gli do retta e incollo sui beccucci del gas quattro lanterne magiche che costruito con una carta di riso e il fil di ferro il mio presente assomiglia a una allucinazioni penso mentre confeziona una delle mie trappole mortali preferite.

Forse è stato un caso del destino o forse no, ma ho finito di leggere questo romanzo (potente, intenso, cattivo) ambientato in una Milano senza alcun trucco addosso, negli stessi giorni in cui giù a Palermo venivacatturato il capo mafia Matteo Messina Denaro, dopo 30 anni di latitanza, mentre entrava in un ospedale per curarsi il cancro.
Sei è parlato molto e ancora se ne parlerà nei prossimi giorni (l’indignazione degli italiani non dura a lungo) della rete di protezioni che ha goduto questo mafioso, di come abbia continuato a vivere la sua vita, a continuare a tessere la sua rete di affari con le sue società intestate a prestanomi, della sua rete di relazioni che gli hanno consentito di vivere per anni una vita normale.
Non pensate mai, in nessun momento, che questo sia solo un problema della Sicilia e del sud.

In questo suo ultimo romanzo, uno dei migliori assieme a Trilogia della città di M., Piero Colaprico ci racconta della ndrangheta, della sua penetrazione nel mondo imprenditoriale, del suo sapersi muovere con disinvoltura dentro la società a tutti i livelli. E lo fa attraverso lo sguardo di due protagonisti straordinari, due antieroi, il killer (io narrante di tutta la storia) del boss e la manager milanese. Bella e spietata.

Io, il cacciatore d'ingrati

In molti mestieri per fare carriera bisogna inghiottire e annuire. Nel mio è più consigliabile che in altri perché non ti licenziano ma leggermente ti ammazzano. "Marco, amico mio, ti ho chiamato perché mi ha svegliato un sogno uno strano e potente sogno lo vuoi ascoltare?" mi chiede il boss, il mio grande unico boss, Don Benigno Morlacco. Annuisco ancora. Annuisco comunque, in fondo si tratterà di sfiancare un essere umano uno come un altro La mia è stata sinora la vita agra di un cacciatore di bastardi.

Marco, o M-M, è un killer della ndrangheta, cresciuto dal clan Morlacco, che lo ha allevato sin dal suo paesino in Calabria, lo ha fatto studiare e lo ha mandato al nord. Dove ha anche un lavoro ufficiale. Tanto è considerato un professionista rispettato dal clan, per il modo pulito con cui lavora, tanto è rispettato dai colleghi della Questura di Milano. Perché Marco Michele Sigieri un sovrintendente della Omicidi, un poliziotto dunque. Un poliziotto che ha tradito lo Stato, per servire quell’antistato che ha visto da vicino, che ha respirato sin da ragazzo: il boss, il suo potere nel paese, nella regione, nello Stato. Che cos’è il potere mafioso? Ce lo dice Marco stesso:

La mafia non è solo quella con cui lavoro io, la mafia è tutto quello che copre le verità sotto i veli dell'amicizia, dell'appartenenza, della vigliaccheria, della comodità, dell'idea molto italiana che il potente non va sfruculiato: perché metti che magari si ricorda. E con la complicità del giornalismo dei miserabili, degli approfondimenti, di quelli che cercano di stare comodi e non dare fastidio, in nome dello spettacolo del business e del garantismo a senso unico tutto si può e ogni ipocrisia diventa vangelo.

Uno dei primi incarichi per il boss, don Benigno Morlacco chiamato u ‘ntisu, uno che sa, uno che ha portato al nord il traffico della droga importata dalla Turchia, è quello di uccidere l’avvocato del clan, chiamato “il credibile” (per marcare il suo comportamento nei confronti del codice deontologico che la categoria dovrebbe pur rispettare), e dovrà farlo anche in modo “incredibile”, in un modo originale, cercando di strappargli un sorriso per la morte di quella persona che va uccisa perché è stata ingrato col clan, anche se queste sono cose che Marco non è tenuto a sapere.
Attenzione, quella del killer è solo uno dei “sé stessi” che una persona, come diceva quel filosofo, deve conoscere. Oltre al Marco poliziotto di cui abbiamo visto, esiste anche un M-M che ha un suo progetto, quello di rendere il mondo un posto migliore. Magari iniziando a togliere di mezzo il ministro della giustizia:

Questa persona è il ministro della giustizia. Non lo sopporto, fa solo danni, evidentemente non ha mai letto la Costituzione sulla quale ha giurato. Ripete che deve essere il ministro ad indicare le linee guida dell'azione penale e vorrebbe maggiore impegno per mandare a casa gli immigrati clandestini. Come se il problema dell'Italia fossero questi poveracci che scappano dalle loro terre con le famiglie e si adattano ogni lavoro.

Ma non è solo un killer affidabile, un poliziotto esperto, un amante dei libri che però, per lavorare coi boss, deve assumere un atteggiamento dimesso e anche un po’ da ignorante. Marco ci consegna una chiave di lettura per vedere Milano in modo diverso, senza fermarsi ai luoghi comuni, la città che non si ferma, la locomotiva d’Italia, la città col cuore in mano: Milano è anche “la città delle ambizioni”

.. questa è una città della lotta, puoi nascere ricco e finire in bolletta spolpato dai figli di quelli con cui sei cresciuto. O puoi nascere povero e diventare ricco specie se prendi i soldi della mafia o delle grandi famiglie del capitalismo e li sai far fruttare. Milano non è grande la giri facilmente a piedi puoi andare dalla Comasina al Corvetto da Baggio a via Palmanova sempre se sa evitare qualche isolato ad alta densità di disperati...

Un giorno il boss, dopo che Marco ha portato a termine in modo “sorprendente” il lavoro con l’avvocato, gli da un nuovo incarico che riguarda i manager di una società che hanno rifiutato l’apporto dei capitali mafiosi, dopo averli presi per anni quando ne avevano bisogno. Che è il modo che ha la ndrangheta di strangolare le aziende: entri nel capitale, piazzi qualche testa di legno al posto dei vecchi padroni, ti prendi le quote societarie con le buone. Altrimenti si può sempre ricorrere alle cattive maniere:

.. In quella società tutti sanno perfettamente chi siamo e chi rappresentiamo. Sino a qualche anno fa quando avevano bisogno di noi per crescere, hanno intascati in nero tanti bei contributi che gli ho portato a volte io in persona, ti rendi conto? Adesso che la fortuna li aiuta e che Milano sta tirando come una locomotiva, ci trattano come scappati di casa. E ti pare bello? Serve un altro lavoro straordinario come quello eccellente che hai combinato con il nostro avvocato. Tutti questi professionisti del nord non sanno stare al loro posto. E devono imparare. Se il soggetto ci sta a prendere 10 milioni lo lasci vivere. E se non lo convinci fai tu e fai presto e bene, che tutti capiscano il messaggio.. ”.
Un altro da eliminare, mi è chiaro. Mostro il pollice in su, va bene, e se serve lo stiriamo via. si sa che a Milano anche i killer fanno lo straordinario.

Ma con questo nuovo incarico iniziano i problemi, perché Marco si trova ad avere a che fare una manager bella e decisa, una “trop manager”, che in qualche modo lo attira, non solo per la sua bellezza. E questa donna, Mira, lo porta a stringere un patto con lei, perché entrambi hanno un obiettivo comune, la manager liberarsi da questo socio ingombrante che si sta prendendo la sua azienda, Marco .. beh deve costruirsi un futuro, iniziare a combattere per sé stesso, come i guerrieri vittoriosi di cui parla il libro di Sun Tzu, l’Arte della guerra. In fondo si tratta di tradire il suo boss, che volete che sia.

Se ha un dono, questo protagonista che parla di sé in prima persona, è l’estrema onestà: non ci nasconde nulla del suo essere “una pistola in vendita”, come diceva Graham Greene. Certo, ha una sua etica professionale, ma nel corso del racconto lo seguiremo mentre prepara i suoi omicidi, le sue strategie in coppia con la manager per sopravvivere.

Non mancheranno i colpi di scena, le sparatorie, gli inseguimenti, i momenti in cui si ritroverà ad un passo dalla morte. Tutto raccontato con estrema franchezza e anche con un pizzico di ironia.

Ma c’è poi anche il racconto sul lato criminale di Milano, la città “vorace, rapace e capace” e della Lombardia: una criminalità che cerca di attirare meno attenzioni possibili, perché gli omicidi fanno rumore e la politica non vuole problemi, meglio prendersela con i migranti, i nomadi.
Una criminalità che stringe mani con assessori, che ha a libro paga professionisti e uomini delle forze dell’ordine. Che entra nel mondo delle imprese rendendo difficile distinguere tra imprenditoria sana e corrotta. Finché non incontrano certi manager, che sanno essere più spietati e freddi dei boss:

Prima lo sospettavo, ora ne sono sicuro. Certi manager, anche se hanno la carnagione di un bebè, un fisico atletico, una volontà d'acciaio, si intendono di musica e di cibi, frequentano l'alta moda e hanno studiato alla Cattolica e magari vanno messa, possono essere killer straordinari. Più straordinari di noi miseri killer cresciuti in una terra desolata.

La scheda del libro sul sito di Feltrinelli editore

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

Crimini della città di M

Una ragazza uccisa nel suo appartamento con un narvalo. L'ex re delle rapine del quartiere ticinese che torna nel suo reame dopo anni di carcere per vendicarsi. L'amico di un ragazzo cieco ucciso, aiuterà l'ispettore Bagni a ricostruire una storia di corruzione.
Leggendo le pagine del libro si capisce che Colaprico quando parla dei quartieri di Milano, delle persone (ex ladri, politici riciclati, investigatori privati, professionisti che monopolizzano le conversazioni), dell'aria che si respira in via Fatebenefratelli, alla Questura, è perché le ha viste e vissute in prima persona.
Durante le indagini fatte dall'ispettore Bagni, scarpinando per le strade della città di M., spulciando le carte negli archivi della Questura per riannodare i fili della vecchia criminalità con quella emergente, sembrerà anche al lettore di poter partecipare alle inchieste.
Ma i casi sono anche un'occasione per l'autore per raccontare dei cambiamenti di Milano. Cosa è successo alla città di M. e ai milanesi?

Fu alle 17.47 del 18 aprile di quell'interminabile 2002 [quando un aereo privato si schiantò contro il Pirellone per un errore del pilota] che assegnò un nome al suo tarlo. Era di servizio pomeridiano in Questura: corse tra i primi al Pirellone mentre un fumo nero usciva dalle finestre del grattacielo [..].
Bagni salì insieme ai pompieri al ventiseiesimo piano , dove tirava un forte vento che portava odori di pesco e fuliggine, di primavera e corpi bruciati, di platica fusa e acqua stagnante. I vetri erano tutti rotti, in frantumi, e lassù in alto, osservando la fila che non riusciva a credere a quello che vedeva, capì all'improvviso a cosa era dovuto il cambiamento: Milano non era più Milano. Il proprio non essere, questo stava scoprendo la città di se stessa. Era come la non vita dei barboni [..].
Era stata la città palestra per tutta l'Italia, per l'economia, per la finanza, la politica, la cultura, le innovazioni. Era stata la patria delle idee, del cambiamento. Qui era nato il fascismo ed era stato appeso Mussolini. Qui era nato il boom economico, questa era la città che aveva trainato il paese facendolo diventare una potenza mondiale e qui c'era stata la contestazione più forte dalla fine degli anni sessanta. Era stata la città di Mani Pulite, la Tangentopoli che aveva fatto crollare la prima Repubblica e qui erano nate la Lega e Forza Italia, i partiti che volevano far nascere una nuova Repubblica, senza però riuscirci. Qui s'era visto tutto e il contrario di tutto, ma ormai la spinta propulsiva sembrava esaurita.
In un epoca in cui a vincere erano i soldi e il successo di pochi, i cittadini erano ridotti al ruolo di miserabili spettatori: avevano smesso di essere i grandi attori capaci di far sognare , i grandi registi delle storie italiane, i grandi produttori di idee. S'erano imbambolati. S'erano assopiti. Ognun per sé Dio o Allah per tutti e Milano non c'era più.
Il narvalo di piazza Piola, pagina 99 La criminalità milanese: "si uccide con discrezione".
Morti su morti: se mai uno avesse voluto fare lo storico e non lo sbirro, e prendersi la briga di contarli, avrebbe capito che la Milano degli ultimi 30 anni era una piramide innalzata con i mattoni di paura. Più di Palermo, più di Napoli: mattoni impastati di una paura diversa. Non una paura diffusa, dozzinale, da coppola e lupara, da negozi bruciati e ruspe saltate in aria, sa carnefici di bimbi e bidoni di acido. Milano si era elevata al rango di una misconosciuta Cheope del crimine grazie ad una paura ben mirata, che colpiva in maniera selettiva: l'imprenditore, il politico, il magistrato, il giornalista.
[..]
La violenza si consumava all'interno delle bande col massimo della crudeltà, ma si esercitava con stile nei confronti dei ricchi e dei potenti, cercando di costruire quello che era necessario per coesistere. Il bianco e il nero diventavano il grigio milanese, colore della nebbia, del cielo e dello sporco che copriva tutto, ma anche del bon ton e dell'eleganza che, stando ai canoni internazionali, non si dovevano notare. E si ammazzava con discrezione.
Ultimo sparo al Ticinese - pag 141

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16 gennaio 2023

Report – la latitanza di Messina Denaro, Wikipedia e i bilanci bianconeri

Mi chiamo Matteo Messina Denaro di Paolo Mondani

Non poteva non cominciare con l’arresto del boss Matteo Messina Denaro la puntata di Report: nell’anteprima è andato in onda un servizio già andato in onda sulla storia del capo mafia, dei segreti di Riina di cui sarebbe custode, quando la mafia si lanciò nel progetto separatista con le leghe meridionali che avevano dentro massoni e vecchi politici.
E poi i rapporti con gli imprenditori e con pezzi dello Stato: come il finanziare Pulici, indagato e poi assolto dall’accusa di rivelazione di segreti dall’ufficio del pm Teresa Principato. Nell’ufficio della procuratrice era stata rubata una pen drive e un computer che contenevano la storia di Messina Denaro, una sparizione su cui nessun giudice ha indagato.
Servizi deviati allora? Oggi Pulici preferisce non pensare male..
Ci sono poi le logge massoniche di cui parla un teste anonimo a Mondani: un esponente del servizio segreto civile era in rapporto con Messina Denaro ma era un infiltrato della mafia, era l’ufficiale di collegamento tra mafia e servizi.

Il capomafia aveva scritto un libro, lettere a Svetonio, lettere indirizzate all’ex sindaco di Castelvetrano Vaccarino, uomo dei servizi: erano delle lettere o dei messaggi?
A Capo Granitola, a pochi km da Castelvetrano, c’è una vecchia tonnara ristrutturata: dovrebbe esserci una sede del CNR, su cui ha investito soldi lo Stato, ma dei 100 ml del PON non è stato speso nulla, sono spuntati consorzi che hanno preso soldi. Nel feudo del capo di cosa nostra.
C’è poi la scomparsa dell’agenda rossa di Borsellino: in essa il giudice annotava tutto delle sue indagini, doveva essere recuperata a qualunque costo da chi ha organizzato la strage. Sul luogo della strage erano presenti uomini dei servizi segreti, attorno alla macchina di Borsellino in fiamme. Non erano interessati ai morti.

Salvatore Baiardo, il favoreggiatore della latitanza dei Graviano sostiene che l’agenda oggi è in più mani: non solo Graviano e Messina Denaro la conoscono, quella agenda era interessante anche a uomini dei servizi e dello Stato.
Con quell’agenda, con i segreti della trattativa, Messina Denaro ha portato avanti i suoi ricatti.

Il ROS, che oggi ha catturato il capomafia è quello che nel 1993 scelse di non perquisire il covo di Riina: le sue carte, i segreti di Riina furono poi portati a conoscenza di Messina Denaro, contribuendo al suo potere di ricatto con lo stato.
Questo spiega la sua inafferrabilità, fino ad oggi almeno.

Chissà se col suo arresto cadrà anche il suo potere di ricatto e si potranno conoscere i segreti dietro le stragi. I mandanti esterni, per esempio. Le carte di Riina.

Il BIANCO E IL NERO di Daniele Autieri

A due giorni dall’assemblea dei soci, la procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio dei vertici del club bianconero.

L’inchiesta della procura torinese ha rinviato a giudizio 12 manager della squadra, tra cui l’ex presidente Andrea Agnelli: l’inchiesta mette in discussione un decennio di gestione e per il direttore finanziario Stefano Bertola le lancette della storia tornano indietro ai tempi di calciopoli quando il trio Bettega, Moggi e Giraudo dettava la sua legge negli stadi di mezza Italia.
In una intercettazione del luglio 2021 Bertola parla con Cherubini, direttore sportivo della squadra: “la situazione è davvero complicata, io in 15 anni faccio un solo paragone, calciopoli! Io solo quella l’ho vista più complicata, ed era fuori controllo perché minchia c’era tutto il mondo che ti sparava merda. Questa ce la siamo creata noi.”

Il filo rosso che collega l’ultimo scandalo juventino con Calciopoli viene tirato il 27 dicembre scorso quando Luciano Moggi, radiato a vita dalla Federcalcio, si presenta all’assemblea della società e regala ad Andrea Agnelli una chiavetta che contiene le verità secondo l’ex DS sulla tempesta giudiziaria del 2006. La stessa chiavetta è stata consegnata anche a Report in un hotel a Mergellina che per anni è stato il riparo preferito da Maradona.

E’ veramente come Calciopoli, come dice Bertola - solo che stavolta l’abbiamo fatta noi, come dice Bertola?
Risponde Moggi: “Bertola se stava zitto guadagnava un tanto, perché lui era l’amministratore, lui era quello che doveva correggere, quello che riuscivano, che non dovevano fare praticamente quelli che agivano sul calcio. Paratici e compagni, li doveva correggere in maniera tale da non andare fuori dal seminato.”

A novembre il cda della Juventus si dimette in blocco: secondo l’accusa il vertice avrebbe frodato gli azionisti, costruendo bilanci taroccati.
Secondo la procura tre campionati sarebbero stati giocati con bilanci truccati: si parla di false fatturazioni, ostacolo alla vigilanza. In questa indagine sono emerse delle intercettazioni imbarazzanti e anche un libro, il “libro nero di FP”, ovvero Fabio Paratici.
Nel 2020 per sistemare i bilanci, Agnelli invia una mail al gruppo di lavoro dove si scrive che si devono fare azioni di recupero per le perdite.
La Juve ha bruciato 620ml, racconta il giornalista Pavesi, l’aumento di bilancio deciso dalla società servirebbe a coprire questi buchi.
Exor, la cassaforte degli Agnelli è al corrente della situazione disastrosa della squadra, delle plusvalenze per abbellire i bilanci.

Agnelli ne parla con John Elkann in una intercettazione del settembre 2021, della necessità di usare le plusvalenze, per sanare le perdite.
Con queste plusvalenze la Juve genera quasi il 30% dei proventi – racconta il servizio: sono plusvalenze artificiali, oppure a specchio: due squadre si scambiano i calciatori, non gira denaro, servono solo ad aumentare in modo fittizio i ricavi. Tra il 2020 e il 2021 fare plusvalenze era il mantra della Juve, usato dal DS Paratici: nell’ufficio di Cherubini, vice di Paratici, i giudici hanno trovato il suo libro nero, con le sue pratiche di mercato.
“Ho venduto l’anima” ammette in una intercettazione Cherubini.
Oggi Paratici è in Inghilterra e lavora per il Tottenham: con Report ha scelto di non parlare, perché c’è l’inchiesta.
Per abbattere il debito da 220 a 100ml Paratici esegue una serie di azioni correttive, di cui ne parla con Agnelli in una mail del febbraio 2021: sono azioni fatte con plusvalenze
(fatte con la complicità di altre squadre), dove i giocatori sono pedine con cui far tornare i conti, secondo gli inquirenti la prova di questo è in un manoscritto su carta intestata intitolato “mercato” e trovato nell’ufficio di Cesare Gabasio, il responsabile delle questioni legali della Juventus. Nell’appunto vengono scritti i valori economici degli scambi da realizzare anche quando il giocatore è ancora da individuare, inserendo al posto dei nomi la lettera X. E che fosse il calcio delle figurine contabili e non dei giocatori veri lo sapeva anche chi poi avrebbe fatto i conti sul campo, l’allenatore Allegri, come emerge da una intercettazione.

“Il mercato di oggi è quello vero, dove uno va e compra quello che gli serve. Cioè tu devi capire che il mercato dell’anno scorso era solo plusvalenze quindi era un mercato del ca..”.

I punti centrali dell’inchiesta sono questi, salari dei giocatori e plusvalenze: come azienda quotata in borsa la Juve dovrebbe dichiarare il valore delle sue azioni.

Anche il taglio dei salari ai giocatori sarebbe falso, i soldi sarebbero rientrati da altra via.

Nel marzo 2020 l’Italia entra in lockdown, il 28 marzo la Juventus annuncia che i giocatori avrebbero rinunciato a 4 mensilità, ma era un falso: tre mensilità sarebbero state versate.
Un accordo noto ai giocatori come al capitano Chiellini: così la Juve potrà scrivere a bilancio un valore falso, con le 4 mensilità non versate.
In questa manovra stipendi viene coinvolto anche Rinaldo, con un accordo che prevede il pagamento posticipato di 19 ml: esisterebbe una scrittura privata tra la squadra e un’altra persona al posto del calciatore, dove si parla di questi milioni.
La scritture private per integrare gli stipendi non sono state rese note ai mercati, i soldi sono stati rigirati ai calciatori dopo aver depositato il bilancio: anche i calciatori sarebbero complici di questo giochetto.
Attorno a questa macchina da soldi che era la Juve, con la sua contabilità in nero, giravano anche gli agenti e i procuratori sportivi. Report racconta della storia di Spinazzola, che viene venduto alla Roma ma l’operazione non la firma il suo agente ma un altri.
Le operazioni poco trasparenti sono portate avanti anche con l’aiuto di altre squadre: nell’inchiesta si parla della Sampdoria, dell’Atalanta e del Genoa.

Il servizio di Report racconta di una cena in cui erano presenti i presidenti di alcune squadre e il presidente di Federcalcio Gravina.
Una cordata di presidenti, con la Lega voleva che nel calcio entrassero i fondi stranieri per immettere capitali nel calcio.
Ogni anno consuntivano costi per 3miliardi di euro, nel 2021 avevano debiti per 4 miliardi di euro – racconta il consulente di Report Bellavia: chi glieli paga questi debiti?
Gravina sapeva già nel settembre 2020 delle plusvalenze irregolari – racconta una fonte anonima a Report: poi nel 2021 la Covisoc presenta a Gravina la loro analisi sulle operazioni sospette, comprese quelle della Juve.
Covisoc consegna poi le carte alla procura federale ad aprile 2021: la procura federale all’inizio si è mossa lentamente – racconta il manager sportivo a Report – poi però subiscono una accelerazione ma dopo un anno.
Nel 2022 però la procura federale archivia tutto, per il principio che non è possibile questionare il valore dei calciatori a prescindere, mancano criteri oggettivi per la valutazione del loro valore.
Il sospetto è che la procura sapesse che queste plusvalenze erano usate da tanti e che rischiava di cadere tutto.
N
el frattempo è intervenuto lo Stato: le squadre potranno spalmare i debiti con lo Stato per le tasse non pagate in comode rate..

LA COMMUNITY di Emanuele Bellano

Confesso di aver donato anche io per Wikipedia, per tenere in piedi questa enciclopedia online gratuita e aperta a tutti. Perché il sapere deve essere aperto a tutti.

260 miliardi di pagine visitate l’anno, Wikipedia è uno dei primi siti nel web al mondo ed è non profit: i suoi contributi sono creati da volontari in tutto il mondo che creano informazione, correggono, aggiungono nuovi pezzi alle pagine.
La fondazione Wikimedia foundation, che gestisce la parte amministrativa, è invece pagata: oggi però ha creato una società di profitto, con sede in un paradiso fiscale, che venderà contenuti alle grandi aziende della rete.

La conoscenza rende le persone più forti, racconta a Emanuele Bellano l’utente Will, membro della community Wikipedia.
Grazie ai banner e alle donazioni della community la fondazione ha raccolto 250ml di dollari: per gestire i suoi progetti non servono questi soldi, cosa se ne fanno adesso?
Il sito non rischia la chiusura senza le donazioni, ci sono riserve per 240 ml di dollari, a cui si aggiungono altri 100ml dentro un’altra fondazione.
I costi per la gestione del sito sono stimati in circa 15 ml annui, con i suoi 350 ml di dollari da parte in pancia alla fondazione Wikimedia Foundation sarebbe in grado di garantire la sopravvivenza della sua enciclopedia per i prossimi 23 anni senza bisogno di altre donazioni.
Report ha posto la domanda a Peter Forsyth membro della Wikipedia community: “La Wikimedia foundation è di fatto la sola organizzazione al mondo che può chiedere denaro a ognuno degli utenti che consultano il sito in tutto il mondo. Questa sua posizione privilegiata le rende molto semplice raccogliere soldi e il denaro è come una droga: quando fare soldi è facile, è davvero difficile smettere di farne sempre di più.”

Quando un’organizzazione guadagna così facilmente tanto denaro può permettersi di pagare anche a peso d’oro il suo staff: 355mila dollari per il capo del reparto tecnologico, 400mila dollari per un’altra top manager. In totale i top manager sono stati pagati 4 ml di dollari nel complessivo, sono proprio tanti soldi. Ne parla Zachary Mc Dowell docente della Chicago University “per una struttura come Wikipedia che si basa sul lavoro volontario e non retribuito della sua community, sono davvero tanti soldi”.

I soldi usati per finanziare i progetti di Wikipedia come sono usati? Non si sa, perché coprono un’area molto ampia, non sappiamo chi riceve i soldi e per quali progetti sono usati, non sono nemmeno comunicati in modo chiaro dal sito della fondazione.
Il fondo Wikimedia Endowment possiede un tesoretto di 113ml di dollari, che non ha presentato nemmeno un bilancio
ed è posto all’interno di un’altra fondazione, Tides (probabilmente per godere di altri vantaggi fiscali).
A gennaio 2020 è nato il progetto Wikipedia enterprice per vendere dati alle corporation, come Google e Amazon: una scelta contraria allo spirito iniziale di Wikipedia, una enciclopedia nata dal lavoro di migliaia di volontari.
Per questo scopo è nata la Wikimedia LLC, nel paradiso fiscale del Delaware: nessun bilancio, nessuna trasparenza, nessuna tassazione sugli utili..

Quanto è affidabile Wikipedia? Avere una pagina su Wikipedia dà visibilità alle aziende e alle persone, consente la spunta blu su Twitter.

Anche per persone come Salvatore Aranzulla, divulgatore informatico ben noto: la sua pagina su Wikipedia italiana è stata cancellata nel 2016, nonostante la sua notorietà.
La procedura di cancellazione è stata fatta da un utente che è un concorrente di Aranzulla, Andrea Lazzarotto che ha imposto il blocco di questa pagina con la complicità degli amministratori di Wikipedia.

La spiegazione di Wikimedia Italia è poco credibile, sostenendo che non vogliono creare biografie dentro l’enciclopedia, cosa non vera.
Report ha poi parlato delle agenzie che costruiscono la reputazione delle persone su Wikipedia: Luca Poma, docente di management reputazionale a Roma, si era accorto di una scheda su Wikipedia dove si parlava di lui.

Il professore ha poi rintracciato una agenzia che pubblica contenuti, “che fa lifting positivo” sulla sua scheda: questa agenzia farebbe da intermediazione tra l’utente e l’editor di Wikipedia, che effettuerebbe poi le modifiche alla scheda.

È qualcosa in conflitto di interesse coi principi di Wikipedia: nessuno potrebbe promuovere se stesso, i suoi prodotti o per qualcuno che paga.
È successo col profilo di Mike Pence, con la pagina sulle torture di Guantanamo. Oggi c’è il rischio che agenzie governative, servizi, possano alterare i contenuti di Wikipedia, in modo da abbellire la realtà.
Lo ha fatto anche Report, col curriculum di Chiara D’Ambros dove le fonti erano imprecise o false.

I giornalisti sono entrati in contatto con editor su commissione dal Pakistan o dal Kenia.
Alla fine per 250 euro si arriva ad una pagina nuova, con contenuti falsi: è un rischio noto a Wikimedia Italia, ne sono consapevoli perché è una enciclopedia aperta.

Ma le pagine di Wikipedia diventano anche un campo di battaglia: mentre il 24 febbraio scorso le truppe di Mosca attraversano il confine ucraino dando via ad una guerra devastante e prolungata, parallelamente su Wikipedia scoppiano battaglie mediatiche tra fazioni filorusse e filoucraine. La voce Reggimento Azov per esempio subisce tra il 24 febbraio e il 24 marzo ben 98 modifiche mentre in precedenza non ha mai superato più di 5 variazioni al mese. Uno degli utenti più attivi su questa voce è l’utente Mhorg: non è facile risalire a chi stia dietro questo nome, perché non dovrebbe essere individuabile e non si vuole che lo sia – spiega Fabio Brambilla, amministratore di Wikipedia Italia. Non ci sono mezzi per arrivare a risalire alla persona fisica.

Questo utente è uno degli autori delle modifiche della voce sulla “strage di Odessa”, che oggi si chiama “rogo di Odessa”: la narrazione cambia volto, per sposare una narrazione più o meno filo russa o filo ucraina.

Quella di Wikipedia non è una verità rivelata, dietro c’è il lavoro di persone ispirate da un principio di trasparenza, ma ci sono dietro anche conflitti di interesse, conflitti tra persone con le loro ideologie. Più simile ad una social network che ad una vera enciclopedia: ma rimane un qualcosa di unico, da tutelare anche. 

Antimafiosi per un giorno (o una settimana, vediamo)

La mafia non è solo quella con cui lavoro io, la mafia è tutto quello che copre le verità sotto i veli dell'amicizia, dell'appartenenza, della vigliaccheria, della comodità, dell'idea molto italiana che il potente non va sfruculiato: perché metti che magari si ricorda. E con la complicità del giornalismo dei miserabili, degli approfondimenti, di quelli che cercano di stare comodi e non dare fastidio, in nome dello spettacolo del business e del garantismo a senso unico tutto si può e ogni ipocrisia diventa vangelo.

Requiem per un killer - Piero Colaprico, Feltrinelli

Consoliamoci di fare la lotta contro la mafia per un giorno: oggi, per l'arresto di Matteo Messina Denaro dopo 30 anni di latitanza, sarà tutto un battersi le pacche sulle spalle, farsi i complimenti.

Almeno per un giorno.

L'eredità di Dalla Chiesa, i 30 anni dall'arresto di Riina.

Mi raccomando.

Tanto passati i giorni di gloria, di lotta alla mafia, dei rapporti tra mafiosi e politici, tra mafiosi e imprenditoria e mondo dei professionisti, non se ne parlerà più.

Giusto ieri, in modo timido, si discuteva se non fosse il caso di toccare la riforma Cartabia sul tema delle querele di parte..

Anteprima inchieste di Report – Wikipedia, l’inchiesta sulla Juventus e i medici a gettone

La trasparenza e l’attendibilità di Wikipedia, l’enciclopedia pubblica più famosa al mondo.

Poi un servizio sull’inchiesta sulla Juventus e sui suoi bilanci. Infine un servizio dedicato alla salute, sulla carenza dei medici di base e negli ospedali.
Alla fine della scorsa puntata Ranucci aveva anticipato anche un servizio sugli chef stellati, ma non è chiaro se andrà in onda stasera o prossimamente: il loro è un mercato di nicchia, gli stellato sono solo lo 0,2% dei ristoratori e hanno un fatturato che non raggiunge solo lo 0,4% del totale. Ristoranti insostenibili dal punto di vista economico, perché il vero business è altro, la notorietà e poi le apparizioni in TV.

Sempre tra le anteprime dei servizi che si possono trovare sui canali social di Report si parla di un servizio, poi non presente nella newsletter della trasmissione: riguarda l’installazione di antenne telefoniche sopra i campanili delle chiese italiane (come a Pontedera, arcidiocesi di Pisa), per cui l’ente ecclesiastico incassa affitti di locazione. Ma questo è in contrasto con la finalità di culto che consente alla curia di non pagare le tasse allo Stato. Per chiarire, a Pontedera la diocesi paga allo Stato (circa 300 euro al mese spiega l’economo), ma fanno lo stesso le altre diocesi?

L’enciclopedia più famosa al mondo

Una volta c’era la Treccani e le altre enciclopedie che avevamo in caso e consultavamo alla bisogna: oggi c’è Wikipedia, comoda, accessibile ovunque anche tramite il cellulare. Trovi di tutto dentro questa enciclopedia online che si basa sul contributo di migliaia di volontari e che dietro ha una fondazione no-profit che si appoggia alle donazioni. Si parla di 350 ml di dollari con cui si garantisce il servizio meritevole ma anche gli stipendi dei manager: sorprende, in negativo, scoprire come questa fondazione tramite una società off-shore si appresti a vendere i contenuti alle 4 compagnie Big Tech. Report è la prima trasmissione di giornalismo ad aver fatto una due diligence su Wikipedia e indagherà anche sull’attendibilità delle fonti e come sia facile costruire una pagina contenente informazioni false.

Mentre il 24 febbraio scorso le truppe di Mosca attraversano il confine ucraino dando via ad una guerra devastante e prolungata, parallelamente su Wikipedia scoppiano battaglie mediatiche tra fazioni filorusse e filoucraine: la voce Reggimento Azov per esempio subisce tra il 24 febbraio e il 24 marzo ben 98 modifiche mentre in precedenza non ha mai superato più di 5 variazioni al mese. Uno degli utenti più attivi su questa voce è l’utente Mhorg: non è facile risalire a chi stia dietro questo nome, perché non dovrebbe essere individuabile e non si vuole che lo sia – spiega Fabio Brambilla, amministratore di Wikipedia Italia. Non ci sono mezzi per arrivare a risalire alla persona fisica.

Nel servizio si parlerà anche della storia della pagina di SalvatoreAranzulla: da Instagram

Salvatore Aranzulla è un blogger italiano, noto come divulgatore per la risoluzione di problemi per la tecnologia dell’informazione del grande pubblico italiano.
E’ probabilmente conosciuto da ogni utente italiano di internet, ma la pagina Wikipedia italiana che lo descrive è stata cancellata. Perché?
“La procedura è stata avviata da un utente che si è poi scoperto essere un blogger con un sito internet molto simile al mio”, racconta Aranzulla. Ma chi controlla la correttezza delle procedure?

I costi per la gestione del sito sono stimati in circa 15 ml annui, con i suoi 350 ml di dollari da parte in pancia alla fondazione Wikimedia Foundation sarebbe in grado di garantire la sopravvivenza della sua enciclopedia per i prossimi 23 anni senza bisogno di altre donazioni.
Report ha posto la domanda a Peter Forsyth membro della Wikipedia community: “La Wikimedia foundation è di fatto la sola organizzazione al mondo che può chiedere denaro a ognuno degli utenti che consultano il sito in tutto il mondo. Questa sua posizione privilegiata le rende molto semplice raccogliere soldi e il denaro è come una droga: quando fare soldi è facile, è davvero difficile smettere di farne sempre di più.”

Quando un’organizzazione guadagna così facilmente tanto denaro può permettersi di pagare anche a peso d’oro il suo staff: ne parla Zachary Mc Dowell docente della Chicago University “per una struttura come Wikipedia che si basa sul lavoro volontario e non retribuito della sua community, sono davvero tanti soldi”.

La scheda del servizio: LA COMMUNITY di Emanuele Bellano

Collaborazione Chiara D’Ambros, Greta Orsi

Wikipedia è un'enciclopedia libera fondata da Jimmy Wales e gestita dalla Wikimedia Foundation con sede a San Francisco. La filosofia di Wikipedia è basata sulla libera contribuzione da parte di utenti volontari che ampliano, modificano e aggiornano le migliaia di voci dell'enciclopedia. La Wikimedia Foundation ricava denaro principalmente dalle donazioni che ogni anno milioni di lettori in tutto il mondo versano dopo aver letto i banner che compaiono sulle pagine di Wikipedia e che chiedono di contribuire alla sopravvivenza dell'enciclopedia. Ma le tecniche di raccolta fondi sono considerate da alcuni membri storici della Community aggressive e ingannevoli. A fronte del lavoro volontario di centinaia di migliaia di utenti, il board della Wikimedia Foundation paga ai suoi membri lauti stipendi, decine di milioni di dollari vengono distribuiti a progetti, persone e associazioni in tutto il mondo senza procedure chiare o documentazione pubblica. Non è un caso che nel 2020 la Wikimedia Foundation, che per 20 anni ha svolto solo attività no-profit, abbia creato un ramo profit, la Wikimedia LLC domiciliata nel paradiso fiscale e societario del Delaware: una società di capitali che vende i dati creati gratuitamente dai membri della Community a grandi compagnie come Google. E poi c'è il problema dell'attendibilità delle notizie presenti su Wikipedia: quanto è facile distorcerle, chi è in grado di farlo, quanto costa modificare a proprio piacimento una voce o crearne una da zero?

L’inchiesta sui bilanci della Juventus

Dal Fatto Quotidiano di domenica 15 gennaio 2023: 2023, Le inchieste sul potere

Quest’anno, a Torino, potrebbe iniziare il processo sulla gestione finanziaria della Juventus. I pm contestano al club plusvalenze fittizie sul valore dei giocatori per 155 milioni di euro e la riduzione degli stipendi durante la pandemia, che in realtà sarebbe stata solo un artificio contabile per abbellire bilanci in rosso: i soldi a cui avevano dichiarato di rinunciare i giocatori sarebbero rientrati sotto altra forma. In questo modo fra il 2018 e il 2020 la società avrebbe mascherato 200 milioni di perdite, nascoste agli azionisti.

I bilanci della Juventus, lo scambio di giocatori, il contratto di Cristiano Ronaldo: sono questi alcuni punti dell’inchiesta che coinvolge la squadra torinese e di cui si occuperà il servizio di Daniele Autieri.
Il calciomercato della Juventus è stato un calciomercato di giocatori veri o di figurine contabili?

Nel gioco delle plusvalenze i giocatori sono pedine con cui far tornare i conti, secondo gli inquirenti la prova di questo è in un manoscritto su carta intestata intitolato “mercato” e trovato nell’ufficio di Cesare Gabasio, il responsabile delle questioni legali della Juventus. Nell’appunto vengono scritti i valori economici degli scambi da realizzare anche quando il giocatore è ancora da individuare, inserendo al posto dei nomi la lettera X. E che fosse il calcio delle figurine contabili e non dei giocatori veri lo sapeva anche chi poi avrebbe fatto i conti sul campo, l’allenatore Allegri, come emerge da una intercettazione.

“Il mercato di oggi è quello vero, dove uno va e compra quello che gli serve. Cioè tu devi capire che il mercato dell’anno scorso era solo plusvalenze quindi era un mercato del ca..”.
Il giornalista ha chiesto all’allenatore di questa intercettazione, del mercato falsato dalle plusvalenze, se teme dei contraccolpi dalla giustizia sportiva e non giudiziaria, da quello che potrà uscire da qui al 20 gennaio (giorno in cui il tribunale federale potrebbe riaprire l’inchiesta sportiva sulla Juventus): 
“La società si è già espressa con un comunicato il 30 novembre, quindi non ho altro da aggiungere.”

L’inchiesta della procura torinese ha rinviato a giudizio 12 manager della squadra, tra cui l’ex presidente Andrea Agnelli: l’inchiesta mette in discussione un decennio di gestione e per il direttore finanziario Stefano Bertola le lancette della storia tornano indietro ai tempi di calciopoli quando il trio Bettega, Moggi e Giraudo dettava la sua legge negli stadi di mezza Italia.
In una intercettazione del luglio 2021 Bertola parla con Cherubini, direttore sportivo della squadra: “la situazione è davvero complicata, io in 15 anni faccio un solo paragone, calciopoli! Io solo quella l’ho vista più complicata, ed era fuori controllo perché minchia c’era tutto il mondo che ti sparava merda. Questa ce la siamo creata noi.”
Il filo rosso che collega l’ultimo scandalo juventino con Calciopoli viene tirato il 27 dicembre scorso quando Luciano Moggi, radiato a vita dalla Federcalcio, si presenta all’assemblea della società e regala ad Andrea Agnelli una chiavetta che contiene le verità secondo l’ex DS sulla tempesta giudiziaria del 2006. La stessa chiavetta è stata consegnata anche a Report in un hotel a Mergellina che per anni è stato il riparo preferito da Maradona.
E’ veramente come Calciopoli – solo che stavolta l’abbiamo fatta noi, come dice Bertola?
Risponde Moggi: “Bertola se stava zitto guadagnava un tanto, perché lui era l’amministratore, lui era quello che doveva correggere, quello che riuscivano, che non dovevano fare praticamente quelli che agivano sul calcio. Paratici e compagni, li doveva correggere in maniera tale da non andare fuori dal seminato.”

La scheda del servizio: Il BIANCO E IL NERO di Daniele Autieri

Collaborazione Federico Marconi, Lorenzo Vendemiale

La Juventus, una delle squadre italiane più titolate e conosciute al mondo, è al centro di una tempesta giudiziaria. La procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio per 12 top manager tra cui anche l’ex-presidente Andrea Agnelli, mentre venerdì 20 gennaio il Tribunale federale si pronuncerà sulla richiesta della Procura federale di riaprire anche il processo sportivo contro la squadra controllata dalla famiglia Agnelli.

Secondo gli inquirenti, tutto il top management della società avrebbe messo in piedi una serie di misure correttive illegali per far tornare i dati di bilancio, frodando di fatto gli azionisti. Al centro delle attività illecite ci sono le plusvalenze fittizie, ma anche la cosiddetta “manovra stipendi”, ovvero gli accordi segreti presi con alcuni calciatori per posticipare il pagamento degli stipendi, senza comunicarlo alla Borsa, assicurando alla società un apparente taglio dei costi di quasi 100 milioni di euro.

L’inchiesta di Report raccoglie per la prima volta tutti gli atti d’indagine, tra cui i contenuti rimasti finora inediti di alcuni interrogatori eccellenti e la ricostruzione dettagliata di quanto accaduto con il calciatore più rappresentativo e più costoso della storia del club torinese: Cristiano Ronaldo.

Un’inchiesta che risale anche alle responsabilità di chi, nelle istituzioni del calcio italiano, non ha visto e non ha affrontato un problema che era già stato più volte segnalato dalle autorità di controllo sui bilanci della Federcalcio.

Il fu servizio sanitario nazionale

C’era una volta il servizio sanitario universale: i tagli alla sanità e la cattiva gestione in molte regioni, non solo al sud, hanno pregiudicato questo servizio pubblico, un diritto di noi cittadino, sempre più messo a rischio.
Il servizio di Walter Molino racconterà la vicenda dei medici cubani chiamati dalla regione Calabria per coprire i vuoti negli organici: Cuba, la regione dell’embargo, dove non c’è una democrazia almeno applicando i nostri schemi, è una nazione dove il servizio sanitario pubblico è garantito a tutti, sin dagli anni 60 quando ha deciso di attivare la collaborazione medica internazionale mandando oltre 400mila medici in oltre 164 paesi nel mondo, mentre il bloqueo imposto dagli Stati Uniti limita o impedisce del tutto l’acquisto di apparecchiature e medicine.
500 di questi medici arriveranno in Calabria dunque: il presidente Occhiuto ha spiegato di essersi rivolto prima al presidente dell’Albania, che gli ha risposto di no, “noi cerchiamo di tenerli in Albania i medici, ma quelli che vanno via vanno in Germania perché guadagnano 50 volte più che in Albania e 10 volte che in Italia. Io però avevo gli ospedali di Polistena, di Locri, di Gioia Tauro, e tanti altri che rischiavano di chiudere..”


Il presidente Occhiuto è stato eletto con Forza Italia, sicuramente non è un comunista, è comunque andato a prendere i medici per la sua regione da una società di intermediazione del governo cubano a cui verserà circa 28 ml di euro.

“Ho fatto quello che la legge mi consentiva di fare” ha risposto il presidente.
Già durante la prima fase della pandemia nel 2020, due brigate di 91 tra medici e infermieri arrivarono in Italia a Crema e Torino, per svolgere attività di supporto negli ospedali da campo.

Una esperienza che la sindaca di Crema ricorda positivamente: “la loro umanità ci travolse perché stavamo toccando il momento più buio, divenne però anche il momento del riscatto, l’inizio della rinascita. Realizzare che questa rinascita avveniva attraverso la solidarietà, la generosità di persone che arrivavano da oltreoceano da un posto per noi lontanissimo, per noi fu un toccasana.”

Ma questa volta le brigate cubane non arriveranno gratis come nel 2020, perché ora c’è odore di business. Il presidente Occhiuto ha firmato un accordo di distacco medico internazionale con una società di intermediazione, la Comercializadora de Servicios Medicos Cubanos per un valore di 28 ml di euro l’anno, per 497 medici.

La scheda del servizio: GETTONI D’ORO di Walter Molino

Collaborazione Federico Marconi

Il Servizio sanitario nazionale è in affanno, negli ospedali e nei pronto soccorso mancano migliaia di medici e infermieri. In Calabria il 20% dei malati è costretto a curarsi lontano da casa, le strutture sanitarie sono spesso inadeguate e i concorsi per assumere nuovi medici vanno deserti. Così per non chiudere i reparti di emergenza-urgenza le Aziende sanitarie devono ricorrere ai medici a gettone, pagando cifre esorbitanti a società di intermediazione e cooperative, spesso con affidamenti diretti che aggirano le regole del Codice degli appalti e che riducono sensibilmente la qualità delle cure. Per tamponare l’emergenza il Presidente della Regione Roberto Occhiuto ha firmato un accordo transnazionale per portare in Calabria centinaia di medici cubani.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.