Anche i medici possono diventare investigatori, come i preti, le scrittrici o i classici poliziotti.
Jean Dollent è un giovane medico di una piccola cittadina francese, Marsilly, appassionato di misteri da risolvere. Piccoli casi che gli vengono sottoposti e che riesce a risolvere col suo intuito, la sua capacità nel cogliere dall’insieme di piccoli dettagli, il quadro che sta dietro un delitto, un furto, delle minacce.
È lui il protagonista di questi quattro racconti ambientati nella provincia francese, i primi due, il terzo a Parigi e l’ultimo infine a Bordeaux.
Jean Dollent è un medico giovane, dai modi poco appariscenti, quasi trascurato nel vestire, ma anche ambizioso nel volersi cimentare in inchieste sempre più grande, dove pur di arrivare ad una soluzione è disposto a fare qualche “giochetto” sporco, cosa che un vero poliziotto non potrebbe fare. Piccoli trabocchetti con cui giocare con le persone che si trova davanti, i potenziali assassini abituati a mentire, persone della borghesia di campagna dal carattere altezzoso, veri e propri criminali insomma, tutto l’universo umano che abbiamo incontrato nei grandi romanzi di Simenon.
Gli sposini del 1 dicembre
Pioggia e ancora pioggia, fitta, gelida, a secchi, a catinelle, pioggia che precipitava incessante da un cielo basso e nero, come se un nuovo diluvio universale si stesse abbattendo sul mondo.
Il treno stava per entrare nella stazione, e tutto quello che si scorgeva di Boulogne era un’infilata di tetti neri e lucenti, di strade buie dove sagome sbiadite acceleravano il passo al riparo degli ombrelli.
Jean viene invitato da un amico nella sua casa a Boulogne: sposato da poche settimane, gli confida di nutrire dei dubbi sulla moglie, Madeline, sospettando che conduca una doppia vita.
«Sa, è difficilissimo condurre un’inchiesta tra persone perbene, perché le persone perbene sono inevitabilmente le più maldestre...»
Il “dottorino” riuscirà a venire a capo di questa storia di sospetti tra i due sposini.
Il morto piovuto dal cielo
Jean Dollent viene
ingaggiato da una giovane signora, bella ed elegante, per risolvere
un caso di omicidio avvenuto a Dion, poco lontano da Marsilly.
Il
morto sembra, come racconta il titolo, uno “ piovuto dal cielo”:
un signore trovato nel giardino della villa (chiamata il castello)
dei signori Vaquelin-Radot, senza documenti, senza soldi addosso,
molto malmesso fisicamente e di cui nessuno nel paese ne conosce
l’identità.
Piovuto dal cielo per morire accoltellato nel
giardino di questa famiglia: ricorrendo anche a qualche inganno,
necessario per superare le ostilità di questa borghesia di provincia
che sembra ancora vivere nel mondo del passato, il “dottorino”
riesce ad entrare nella villa dei Vaquelin-Radot e a risalire
all’identità del morto e ai piccoli segreti di questa famiglia.
L’avventura galante dell’olandese
Era agosto. Jean Dollent aveva deciso di trascorrere a Parigi le due settimane di vacanza che si era concesso e di approfittarne per studiare i metodi della polizia giudiziaria. Per una fortunata coincidenza il commissario Lucas veniva dalla Charente, e a lui il dottorino era riuscito a farsi raccomandare da amici comuni.
Mai sfidare un poliziotto sul suo terreno: il dottor Dollent è riuscito a farsi raccomandare presso il commissario Lucas, a Parigi alla polizia giudiziaria, per studiarne le tecniche investigative.
E così, anche con un pizzico di cattiveria, Lucas lo “butta” dentro un caso di omicidio: un commerciante olandese che ha denunciato l’omicidio di una ragazza che aveva conosciuto la notte precedente.
Nonostate dei momenti in cui si sentirà scoraggiato, per l’atmosgera di Parigi, opprimente e calda, per questa sfida col commissario Lucas che forse non è giocata ad armi pari, Dollent condurrà la sua indagine parallela, facendo uso del suo fiuto e della sua capacità di mettersi nei panni dell’assassino per poterne poi intuire le mosse.
Il passeggere e il suo guardaspalle negro
C’erano momenti in cui Dollent doveva fare un enorme sforzo per non dare a vedere la gioia infantile che provava. Ancora non riusciva a credere che lui, il dottorino di Marsilly, con il suo scialbo completo grigio, la cravatta sempre annodata male, il vecchio cappello sformato dalla pioggia, lui, proprio lui, si ritrovasse seduto in un salone di prima classe rivestito di legni pregiati, con le gambe accavallate, il busto mollemente abbandonato contro lo schienale, in mano un bicchiere di whisky nel quale galleggiava un cubetto di ghiaccio e un avana da miliardario tra le labbra….
Oramai il dottor Jean Dollent si è fatto un nome e viene chiamato dal rappresentante di una compagnia di viaggi per un’indagine su un piroscafo che doveva sbarcare i suoi passeggeri partiti settimane prima dalle coste africane.
Indagine a parte, ho trovato molto interessante la descrizione di quella Francia, dove ancora esistevano le colonie e non c’era nessun “politicamente corretto” che impedisse l’uso della parola “negro”.
Sul piroscafo Martinique è stato assassinato un imprenditore che aveva fatto fortuna andando in Africa a depredare le ricchezze locali, “tagliatori di legno” venivano chiamati.
In questo viaggio verso la Francia, che – parole sue - doveva essere ultimo perché si era portato dietro un tesoro, viaggiava con un guardiaspalle di colore, chiamato Victor Hugo, che trattava come un oggetto di sua proprietà, tanto da portalo anche alla sua tavola a mangiare, suscitando lo scandalo dei “benpensanti”.
La scheda del libro
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