Italia, 1945-1948: una guerra civile latente
Conoscere il passato
per saper comprendere il presente e come siamo arrivati a questo
presente, con un partito proveniente dall'estrema destra al governo e
con una classe dirigente che nemmeno si riconosce nell'antifascismo.
A questo servono i
libri di storia e a questo servono gli storici, tanto più se
parliamo di storia moderna dove il rischio di confondere la
conoscenza dei fatti, delle relazioni, delle cause (che hanno
provocato gli effetti) con le proprie idee poitiche rischia di
contaminare il racconto.
Ma non è questo il
caso di Aldo Giannuli: lo spiega direttamente nell'introduzione
"Dunque, lo
storico del proprio tempo deve essere molto vigilante su sé stesso.
Essere di parte (e confessare le proprie posizioni ideologiche è la
cosa più onesta che si possa fare".
In questo lungo e
ben documentato saggio Giannuli copre i tre anni fondamentali durante
i quali è nata la nostra giovane democrazia, gli anni tra la fine
della guerra di Liberazione (o guerra civile) e le prime elezioni del
1948, quando si instaurò al potere quel blocco politico con al
centro il partito della Democrazia Cristiana rimasto stabilmente al
governo per più di 40 anni.
Un percorso non
rettilineo, passato attraverso finte epurazioni dei fascisti (e del
fascismo), attraverso colpi di stato veri o solamente annunciati
(l'intentona, per dirla alla spagnola) ovvero come strumenti di
pressione verso i fragili governi di Ferruccio Parri e De Gasperi
nati sulle ceneri del fascismo.
Non un triennio di
transizione dalla guerra verso la democrazia, ma un periodo di
formazione dove si sono consolidati quelle forze, quegli assetti di
potere che hanno influenzato la storia del nostro paese fino ad oggi.
Nell’introduzione
abbiamo sostenuto, in primo luogo, il carattere fondativo del
triennio 1945-1948, non solo per il lascito della Costituzione, ma
anche perché allora si è organizzato il sistema politico e di
potere che poi è rimasto identico a se stesso sino al 1992
La Chiesa, il potere
della "forza" (le forze di intelligence, ufficiali e
non, la forza militare), il potere industriale che in Italia è per
lo più basato sulla rendita.
L’idea di
insieme che ne ricavo è che quel triennio fra la fine della guerra e
la fine dei lavori dell’Assemblea Costituente sia stato segnato da
una «guerra civile latente», poi evoluta in una «guerra civile
fredda» (cap. 9), perfetto pendant della «Guerra fredda»
Sono gli anni in cui
sono avvenute stragi ancora misteriose (e su cui ancora girano tante
verità di fatto che non corrispondono alle verità storiche), come
la strage di Portella della Ginestra, il 1 maggio del 1947. Una
storia di criminalità locale, il bandito Giuliano che ha sparato
sulla folla di braccianti in festa.. no, un primo episodio di una
strategia della tensione verso il governo, la DC, verso le sinistre
per condizionare la situazione politica col terrore.
Una storia che a
tratti assomiglia ad un romanzo di spie: il nostro era un paese
uscito sconfitto dalla guerra, sebbene una parte (minoritaria) degli
italiani avesse combattuto contro gli occupanti nazifascisti con le
formazioni partigiane. Eravamo un paese sotto tutela, sotto il
controllo delle potenze vincitrici, non tutte avrebbero voluto per
l'Italia una piena democrazia, pieni poteri (in ambito politico,
industriale, militare).
Aldo Giannuli
racconta delle influenze dei paesi vincitori che occuparono il nostro
paese sia con la presenza delle truppe, sia con la presenza dei loro
agenti.
Gli agenti dei
servizi occidentali, chiaramente, inglesi e americani, ma anche gli
agenti sovietici, attenti a non pestarsi troppo i piedi tra di loro.
Quello che ho trovato interessante è stato il capitolo dedicato
alle interferenze dei servizi Jugoslavi, interessati ad entrare in
possesso delle zone ad est di Trieste.
E poi chiaramente
gli ex fascisti che dopo la sconfitta (e dopo le torture, i massacri,
i delitti, le ruberie) si erano nascosti o eclissati, in attesa di
tempi migliori.
L’autore racconta degli attentati al sud, ma
non solo, delle cellule fasciste, le “uova del drago” compiuti
per destabilizzare le istituzioni o, come in Sicilia, per spingere il
governo a concedere l’autonomia.
Dal sito
NotizieGeopolitiche.net, relativamente alla questione dei servizi:
Servizi ufficiali
e strutture parallele
Un altro aspetto decisivo è la
molteplicità degli apparati informativi.
Nel dopoguerra non
esiste soltanto un servizio segreto ufficiale, ordinato, lineare,
pienamente riconducibile a una catena istituzionale trasparente.
Esistono strutture militari in trasformazione, uffici riservati del
Ministero dell’Interno, reti alleate, canali americani, informatori
legati al mondo industriale, residui di apparati fascisti,
organizzazioni clandestine di destra, servizi di partito, circuiti
informali.
Questa pluralità rende il quadro molto più
complesso. Il potere informativo non è concentrato in un unico
centro. È disperso, stratificato, competitivo. E proprio questa
dispersione produce zone grigie. Dove finisce lo Stato e dove
comincia il servizio parallelo? Dove finisce la collaborazione con
gli Alleati e dove comincia la subordinazione? Dove finisce la
prevenzione legittima e dove comincia la manipolazione politica? Dove
finisce l’antifascismo istituzionale e dove comincia l’uso
tattico di elementi neofascisti in chiave anticomunista?
Da tutto il
racconto, veramente ben dettagliato con continui rimandi ad altre
opere e citazioni di documenti ufficiali presi dai vari archivi,
emergono tre figure principali che hanno caratterizzato questo
periodo e dunque la fondazione e la formazione della nostra
Repubblica: Palmiro Togliatti, Alcide De Gasperi e Maria Giuseppe
Giovanni Pacelli, papa Pio XII.
Il PCI di Togliatti,
con la svolta di Salerno, aveva rinunciato all’idea della
rivoluzione, ma sul partito comunista, il più grande dell’Europa
occidentale, pesavano i sospetti per i legami con Mosca che il
segretario non seppe risolvere (o forse non era in grado di
risolvere).
Se la coalizione con i partiti di centro sinistra fu
vincente alle elezioni del 1946 su referendum e Assemblea
Costituente, essa fu sconfitta nel 1948 alle prime elezioni. L’Italia
era rimasta un paese profondamente moderato, le persone erano stanche
dalla guerra, più che la rivoluzione (quale? E come?) volevano la
tranquillità. Quella garantita dalla Chiesa, dalla DC, l’altro
partito di massa.
Si di lui scrive
Giannuli:
Togliatti ebbe sempre un’idea tutta e solo
politica della rivoluzione, non credette mai nel protagonismo delle
masse, che poteva affermarsi solo grazie al ruolo del partito
[..]
Per Togliatti la rivoluzione fu soprattutto l’occupazione
del potere statale da parte del Partito, e a tutti i livelli.
Un
leader politico intelligente che però non aveva saputo leggere bene
il suo tempo, aveva fatto molte concessioni, alla DC, alla Chiesa,
agli ex fascisti, sperando poi di averne un ritorno politico:
..
seguirono le altre concessioni alle controparti: alla Chiesa il voto
sull’articolo 7 della Costituzione, alla Confindustria lo
smantellamento dei consigli di gestione in fabbrica, la
riabilitazione di manager come Vittorio Valletta e la politica di
moderazione salariale, al clandestinismo fascista l’amnistia..
Alcide De Gasperi
guidò il governo dopo la fine dell’esperienza di Ferruccio Parri,
un esecutivo nato dal CLN e non da una elezione: dovette giostrarsi
tra i paletti imposti dalle potenze vincitrici, la presenza
ingombrante dell’esercito, dell’intelligence, del banditismo al
sud (gli autonomisti siciliani, la banda Giuliano), quella della
Chiesa, un potere ingombrante e diffuso, molto più che quello dei
partiti. Dopo la strage di Portella – su cui Giannulli racconta i
possibili moventi e i perché – chiuse l’esperienza di governo
col PCI, spalancando la strada ai goveni
Chiuse un occhio sul
“potere della forza”, i giochi sporchi dei servizi (compresi
quelli non ufficiali come il “Noto Servizio”, a metà tra la
fedeltà atlantica e quella alla nostra Costituzione.
Assieme a Togliatti,
questo va dato loro atto, evitarono la guerra civile in Italia, che
all’indomani della fine della guerra sembrava poter scoppiare da un
momento all’altro (per vari motivi, la resistenza tradita, il
ritorno dei fascisti).
Infine papa Pacelli:
Pacelli fu un
papa antiecumenico, antimodernista, tradizionalista, cultore
dell’idea del Papato imperiale, e accesamente anticomunista.
Accettò il fascismo
e il nazismo come male minore rispetto al comunismo, come anche
dovette accettare parzialmente il laicismo che arrivava con
l’American way of life.
Un papa moderno, per
come imparò ad usare i nuovi media come la Radio, ma un papa
antimodernista su temi sociali, culturali, civili:
Pacelli
incoraggiò la nascita di organismi del laicato per categorie
sociali, e nacquero così il centro italiano femminile,
l’associazione dei maestri cattolici, l’associazione cristiana
dei lavoratori italiani
Ombre
sulla Repubblica racconta dunque degli anni di formazione della
nostra Repubblica, la nascita della Repubblica dei partiti, il
consolidamento di una Costituzione materiale in attesa
dell’attuazione di quella dei costituenti.
Un modello basato
sull’equilibrio dei poteri, ma che pagava il pegno
dell’immobilismo: abbiamo dovuto aspettare il 68 e ancora, per
avere le prime riforme sulla smilitarizzazione della polizia, lo
statuto dei lavoratori, il divorzio..
Dice un’altra cosa, Aldo
Giannuli: la nostra Costituzione, la nostra Repubblica non è nata da
una pacificazione, con l’ammissione delle proprie colpe dei
fascisti, di chi li ha supportati tra industriali, chiesa, borghesia.
La nostra Repubblica nasce da una guerra civile che non si è ancora
chiusa, nemmeno oggi. Lo si capisce dai tanti nemici della
Costituzione nella politica, nella classe dirigente. La legge uguale
per tutti, il salario dignitoso, la tutela dell’ambiente.
La scheda del libro
sui sito di Amazon
e Ibs.
Il blog dell’autore
Aldo Giannuli e il suo canale
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