09 maggio 2026

Anteprima inchieste di Report – La benzina per Israele, la crisi al San Raffaele, gli affari di Lotito, la mafia e l’eolico

Queste le anteprime dei servizi che andranno in onda domani sera nella puntata di Report

LAB REPORT: BENZINA SUL FUOCO

di Manuele Bonaccorsi, Madi Ferrucci

La Global Sumud Flotilla è stata fermata da Israele al largo di Creta nella notte tra il 29 e il 30 aprile. Gli aiuti umanitari, al momento, non possono entrare a Gaza. Eppure, come rivela un’inchiesta di Report e Greenpeace, dall’Italia verso Israele sono partite, dal 2024 a oggi, spedizioni di carburante e petrolio destinate anche ad aziende legate alle forze militari israeliane. Non solo: tra il 2024 e il 2026, da Isab, il petrolchimico di Priolo in Sicilia, sono partiti almeno cinque carichi di carburante diretti in Israele al colosso energetico ORL Bazan, legato alle forze militari. In base al diritto internazionale, gli Stati hanno l’obbligo di prevenire e non contribuire a conflitti che coinvolgono civili. Perché questi carichi allora non sono stati fermati?

LA PUNTA DELL'ICEBERG

di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella

Collaborazione Lidia Galeazzo, Alessia Pelagaggi

Il 5 dicembre 2025 al reparto ad alta intensità di cura "Iceberg" dell'Ospedale San Raffaele di Milano scoppia una crisi. Il personale della Cooperativa Auxilium Care, chiamato in servizio per sostituire personale sanitario esperto, non è all'altezza delle gravi patologie dei pazienti in cura: si registrano somministrazioni di farmaci in sovradosaggio e persino incapacità di prendere la pressione ai malati. Report racconterà cosa c'è dietro l'incidente e qual è lo stato di salute del Gruppo San Donato, il gigante della sanità privata convenzionata che possiede il San Raffaele.

IL BUNKER

di Luca Chianca

Collaborazione Alessia Marzi

Oggi nel cuore di via di Porta Latina c'è una delle più importanti proprietà del senatore di Forza Italia e Presidente della Lazio Claudio Lotito. La maggior parte dell'area su cui insiste il complesso immobiliare è vincolata nel rispetto delle mura aureliane che si trovano a pochi metri di distanza. Eppure, stando a una documentata ricostruzione, Report ha scoperto la presenza di alcune anomalie. Nel frattempo, la Lazio ha iniziato un percorso amministrativo per essere quotata sulla borsa di New York e qualche mese fa ha lanciato l'idea di restaurare lo stadio Flaminio. Ma che sostenibilità finanziaria ha la società del senatore Lotito per lanciarsi in queste operazioni? Perché da quel che Report ha scoperto la Lazio spende molto, e a incidere sui suoi bilanci sarebbero anche le altre società del gruppo Lotito.

LA VIA DELLA PALA

di Walter Molino

Collaborazione Andrea Tornago

Le infiltrazioni della criminalità organizzata nel grande business dell’energia eolica, dalla Sicilia fino a Verona. Rivelazioni inedite ed esclusive sugli affari di Matteo Messina Denaro in Veneto.






PSICOLOGO DEI SOLDATI IDF

di Giammarco Sicuro


Tuly Flint è uno psicologo e un ex soldato israeliano pentito dopo aver combattuto a Gaza. Oggi si prende cura dei militari dell’IDF che rientrano dalla Striscia e dal Libano e rivela a Report alcuni loro racconti.

08 maggio 2026

Ombre sulla Repubblica di Aldo Giannuli


 
Italia, 1945-1948: una guerra civile latente

Conoscere il passato per saper comprendere il presente e come siamo arrivati a questo presente, con un partito proveniente dall'estrema destra al governo e con una classe dirigente che nemmeno si riconosce nell'antifascismo.

A questo servono i libri di storia e a questo servono gli storici, tanto più se parliamo di storia moderna dove il rischio di confondere la conoscenza dei fatti, delle relazioni, delle cause (che hanno provocato gli effetti) con le proprie idee poitiche rischia di contaminare il racconto.

Ma non è questo il caso di Aldo Giannuli: lo spiega direttamente nell'introduzione

"Dunque, lo storico del proprio tempo deve essere molto vigilante su sé stesso. Essere di parte (e confessare le proprie posizioni ideologiche è la cosa più onesta che si possa fare".

In questo lungo e ben documentato saggio Giannuli copre i tre anni fondamentali durante i quali è nata la nostra giovane democrazia, gli anni tra la fine della guerra di Liberazione (o guerra civile) e le prime elezioni del 1948, quando si instaurò al potere quel blocco politico con al centro il partito della Democrazia Cristiana rimasto stabilmente al governo per più di 40 anni.

Un percorso non rettilineo, passato attraverso finte epurazioni dei fascisti (e del fascismo), attraverso colpi di stato veri o solamente annunciati (l'intentona, per dirla alla spagnola) ovvero come strumenti di pressione verso i fragili governi di Ferruccio Parri e De Gasperi nati sulle ceneri del fascismo.

Non un triennio di transizione dalla guerra verso la democrazia, ma un periodo di formazione dove si sono consolidati quelle forze, quegli assetti di potere che hanno influenzato la storia del nostro paese fino ad oggi.

Nell’introduzione abbiamo sostenuto, in primo luogo, il carattere fondativo del triennio 1945-1948, non solo per il lascito della Costituzione, ma anche perché allora si è organizzato il sistema politico e di potere che poi è rimasto identico a se stesso sino al 1992

La Chiesa, il potere della "forza" (le forze di intelligence, ufficiali e non, la forza militare), il potere industriale che in Italia è per lo più basato sulla rendita.

L’idea di insieme che ne ricavo è che quel triennio fra la fine della guerra e la fine dei lavori dell’Assemblea Costituente sia stato segnato da una «guerra civile latente», poi evoluta in una «guerra civile fredda» (cap. 9), perfetto pendant della «Guerra fredda»

Sono gli anni in cui sono avvenute stragi ancora misteriose (e su cui ancora girano tante verità di fatto che non corrispondono alle verità storiche), come la strage di Portella della Ginestra, il 1 maggio del 1947. Una storia di criminalità locale, il bandito Giuliano che ha sparato sulla folla di braccianti in festa.. no, un primo episodio di una strategia della tensione verso il governo, la DC, verso le sinistre per condizionare la situazione politica col terrore.

Una storia che a tratti assomiglia ad un romanzo di spie: il nostro era un paese uscito sconfitto dalla guerra, sebbene una parte (minoritaria) degli italiani avesse combattuto contro gli occupanti nazifascisti con le formazioni partigiane. Eravamo un paese sotto tutela, sotto il controllo delle potenze vincitrici, non tutte avrebbero voluto per l'Italia una piena democrazia, pieni poteri (in ambito politico, industriale, militare).

Aldo Giannuli racconta delle influenze dei paesi vincitori che occuparono il nostro paese sia con la presenza delle truppe, sia con la presenza dei loro agenti.

Gli agenti dei servizi occidentali, chiaramente, inglesi e americani, ma anche gli agenti sovietici, attenti a non pestarsi troppo i piedi tra di loro. Quello che ho trovato interessante è stato il capitolo dedicato alle interferenze dei servizi Jugoslavi, interessati ad entrare in possesso delle zone ad est di Trieste.

E poi chiaramente gli ex fascisti che dopo la sconfitta (e dopo le torture, i massacri, i delitti, le ruberie) si erano nascosti o eclissati, in attesa di tempi migliori.
L’autore racconta degli attentati al sud, ma non solo, delle cellule fasciste, le “uova del drago” compiuti per destabilizzare le istituzioni o, come in Sicilia, per spingere il governo a concedere l’autonomia.

Dal sito NotizieGeopolitiche.net, relativamente alla questione dei servizi:

Servizi ufficiali e strutture parallele
Un altro aspetto decisivo è la molteplicità degli apparati informativi.
Nel dopoguerra non esiste soltanto un servizio segreto ufficiale, ordinato, lineare, pienamente riconducibile a una catena istituzionale trasparente. Esistono strutture militari in trasformazione, uffici riservati del Ministero dell’Interno, reti alleate, canali americani, informatori legati al mondo industriale, residui di apparati fascisti, organizzazioni clandestine di destra, servizi di partito, circuiti informali.
Questa pluralità rende il quadro molto più complesso. Il potere informativo non è concentrato in un unico centro. È disperso, stratificato, competitivo. E proprio questa dispersione produce zone grigie. Dove finisce lo Stato e dove comincia il servizio parallelo? Dove finisce la collaborazione con gli Alleati e dove comincia la subordinazione? Dove finisce la prevenzione legittima e dove comincia la manipolazione politica? Dove finisce l’antifascismo istituzionale e dove comincia l’uso tattico di elementi neofascisti in chiave anticomunista?

Da tutto il racconto, veramente ben dettagliato con continui rimandi ad altre opere e citazioni di documenti ufficiali presi dai vari archivi, emergono tre figure principali che hanno caratterizzato questo periodo e dunque la fondazione e la formazione della nostra Repubblica: Palmiro Togliatti, Alcide De Gasperi e Maria Giuseppe Giovanni Pacelli, papa Pio XII.

Il PCI di Togliatti, con la svolta di Salerno, aveva rinunciato all’idea della rivoluzione, ma sul partito comunista, il più grande dell’Europa occidentale, pesavano i sospetti per i legami con Mosca che il segretario non seppe risolvere (o forse non era in grado di risolvere).
Se la coalizione con i partiti di centro sinistra fu vincente alle elezioni del 1946 su referendum e Assemblea Costituente, essa fu sconfitta nel 1948 alle prime elezioni. L’Italia era rimasta un paese profondamente moderato, le persone erano stanche dalla guerra, più che la rivoluzione (quale? E come?) volevano la tranquillità. Quella garantita dalla Chiesa, dalla DC, l’altro partito di massa.

Si di lui scrive Giannuli:

Togliatti ebbe sempre un’idea tutta e solo politica della rivoluzione, non credette mai nel protagonismo delle masse, che poteva affermarsi solo grazie al ruolo del partito [..]
Per Togliatti la rivoluzione fu soprattutto l’occupazione del potere statale da parte del Partito, e a tutti i livelli.

Un leader politico intelligente che però non aveva saputo leggere bene il suo tempo, aveva fatto molte concessioni, alla DC, alla Chiesa, agli ex fascisti, sperando poi di averne un ritorno politico:

.. seguirono le altre concessioni alle controparti: alla Chiesa il voto sull’articolo 7 della Costituzione, alla Confindustria lo smantellamento dei consigli di gestione in fabbrica, la riabilitazione di manager come Vittorio Valletta e la politica di moderazione salariale, al clandestinismo fascista l’amnistia..

Alcide De Gasperi guidò il governo dopo la fine dell’esperienza di Ferruccio Parri, un esecutivo nato dal CLN e non da una elezione: dovette giostrarsi tra i paletti imposti dalle potenze vincitrici, la presenza ingombrante dell’esercito, dell’intelligence, del banditismo al sud (gli autonomisti siciliani, la banda Giuliano), quella della Chiesa, un potere ingombrante e diffuso, molto più che quello dei partiti. Dopo la strage di Portella – su cui Giannulli racconta i possibili moventi e i perché – chiuse l’esperienza di governo col PCI, spalancando la strada ai goveni

Chiuse un occhio sul “potere della forza”, i giochi sporchi dei servizi (compresi quelli non ufficiali come il “Noto Servizio”, a metà tra la fedeltà atlantica e quella alla nostra Costituzione.

Assieme a Togliatti, questo va dato loro atto, evitarono la guerra civile in Italia, che all’indomani della fine della guerra sembrava poter scoppiare da un momento all’altro (per vari motivi, la resistenza tradita, il ritorno dei fascisti).

Infine papa Pacelli:

Pacelli fu un papa antiecumenico, antimodernista, tradizionalista, cultore dell’idea del Papato imperiale, e accesamente anticomunista.

Accettò il fascismo e il nazismo come male minore rispetto al comunismo, come anche dovette accettare parzialmente il laicismo che arrivava con l’American way of life.

Un papa moderno, per come imparò ad usare i nuovi media come la Radio, ma un papa antimodernista su temi sociali, culturali, civili:

Pacelli incoraggiò la nascita di organismi del laicato per categorie sociali, e nacquero così il centro italiano femminile, l’associazione dei maestri cattolici, l’associazione cristiana dei lavoratori italiani

Ombre sulla Repubblica racconta dunque degli anni di formazione della nostra Repubblica, la nascita della Repubblica dei partiti, il consolidamento di una Costituzione materiale in attesa dell’attuazione di quella dei costituenti.
Un modello basato sull’equilibrio dei poteri, ma che pagava il pegno dell’immobilismo: abbiamo dovuto aspettare il 68 e ancora, per avere le prime riforme sulla smilitarizzazione della polizia, lo statuto dei lavoratori, il divorzio..
Dice un’altra cosa, Aldo Giannuli: la nostra Costituzione, la nostra Repubblica non è nata da una pacificazione, con l’ammissione delle proprie colpe dei fascisti, di chi li ha supportati tra industriali, chiesa, borghesia. La nostra Repubblica nasce da una guerra civile che non si è ancora chiusa, nemmeno oggi. Lo si capisce dai tanti nemici della Costituzione nella politica, nella classe dirigente. La legge uguale per tutti, il salario dignitoso, la tutela dell’ambiente.

La scheda del libro sui sito di Amazon e Ibs.

Il blog dell’autore Aldo Giannuli e il suo canale Youtube

07 maggio 2026

Ombre sulla Repubblica - la nascita di Israele e i sionisti in Italia (di Aldo Giannuli)


 Ultimo caso del tutto particolare è quello sionista che utilizzava l’Italia come corridoio di passaggio per sbarcare in Palestina partendo dai porti di Bari e Brindisi (esattamente come i gararchi nazisti in fuga che cercavano rifugio in Egitto). La cosa in sé avrebbe avuto scarso rilievo opitico (al massimo qualche incidente con gli inglesi che cercavano di impedire l'afflusso ebraico in Palestina) se non ci fossero state alcune complicazioni. Il sionismo era diviso in due organizzazioni principali: l’Haganah (più moderata, che cercava per via poiltico-diplomatica uk riconoscimento per il costituendo Stato di Israele e tentava di passare dando il minor disturbo possibile) e l'Irgun.

Anzi, per la precisione,l’Irgun Tzvai Leumi, fondata da una scissione dell’Haganah, era la componente più radicale e militarista, dedita al terrorismo antibritannico, che, in Israele, compì l’attentato contro l’hotel King David presso il quale aveva sede il comando inglese (60 morti di cui 17 ebrei), per intenderci, l'omologo ebraico dell'attuale terrorismo islamista di Hamas.

Il fondatore, Vladimir Jabotinsky, era di orientamento schiettamente nazionalista e manifestava apertamente un violento razzismo antiarabo. Per la verità, Jabotinsky non teorizzò il genocidio della popolazione araba quanto, piuttosto, una pulizia etnica (all’epoca l’espressione non era in uso) attraverso una guerra che escludeva qualsiasi possibile mediazione politica. Nonostante questa caratterizzazione nazionalista e razzista, Jabotinsky non si disse mai fascista, ma ebbe una fattiva collaborazione con Mussolini che (in funzione anti inglese) gli concesse il porto di Civitavecchia per fondare l’embrione della marina ebraica.

Poi egli morì per infarto a New York nel 1940, ma gli sopravvisse la sua creatura politica che, attraverso molte trasformazioni, vive nel Likud, partito attualmente al potere a Tel Aviv.

Il 31 ottobre 1946, l’Irgun, con l’appoggio del Fascio di Azione Rivoluzionaria di Pino Romualdi (torna la costante della collaborazione con i fascisti) compì un attentato contro l’ambasciata inglese a Roma, creando qualche problema diplomatico all'Italia. In sé poca roba (solo due feriti e nessun morto) ma politicamente questo apriva spazi al clandestinismo fascista aumentandone il potere contrattuale, perché il governo della Repubblica doveva prendere in considerazione l'idea di una collaborazione sistematica fra i fascisti e i temibili uomini dell'Irgun. E si capisce agevolmente come Romualdo, con grande realismo, sia passato sull'antisemitismo per avere alleati, esattamente come aveva fatto il suo duce sei anni prima.

Da Ombre sulla Repubblica di Aldo Giannuli

 La scheda del libro sui sito di Amazon e Ibs.

Il blog dell’autore Aldo Giannuli e il suo canale Youtube 

02 maggio 2026

Anteprima inchieste di Report – il tarfufo spagnolo, il caso Santanché, il caso Venezi, la zia di Zampolli il disastro di Cutro

Il tartufo cinese

Ma il tartufo che si mangia nei ristoranti, è italiano o no? Arriva dalla Spagna? Dalla Cina?

Dopo aver raccontato come si profumano i tartufi “chimicamente”, domenica sera Report ci racconterà di come oggi la vera capitale del tartufo sia in Spagna, a Sarrion.

LAB REPORT: TARTUFI CINESI di Lucina Paternesi

Collaborazione Cristiana Mastronicola

Si chiama Nero pregiato o Nero Norcia ma in realtà, oggi, viene quasi tutto dalla Spagna grazie ai forti investimenti, europei e statali, che negli ultimi 30 anni hanno puntato sulla coltivazione.

Dalla Spagna, però, passa anche il tartufo cinese che poi arriva in Italia, nonostante sia vietata la commercializzazione. Noi lo abbiamo assaggiato perché, in realtà, ne gira molto di più di quello che immaginiamo.

Tutto pur di non fallire

C’è voluta la sconfitta al referendum sulla giustizia per far dimettere – forzatamente perché da sola non se ne sarebbe mai andata – Daniela Santanché dalla poltrona di ministra del turismo.

Forse Meloni si è resa conto di quanto fosse imbarazzante la vicenda giudiziaria (di cui si era occupata Report in più puntate), per cui ora la senatrice di fratelli d’Italia rischia una condanna per bancarotta.

La scheda del servizio: È TUTTO UN CINEMA di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

Dopo le dimissioni imposte da Giorgia Meloni a Daniela Santanchè la ex ministra, senatrice di Fratelli d’Italia, è alle prese – tra continui colpi di scena – con le vicende giudiziarie e societarie. Rinviata a giudizio per falso in bilancio e indagata per falso in bilancio in un altro procedimento, Santanchè ha venduto Visibilia ma le sue sorti personali e penali restano intimamente legate a quelle della società. Se l’azienda fallisce, rischia un processo per bancarotta. Per questa ragione, nonostante sia gravata da un fardello di 7 milioni di euro, Visibilia sta passando di mano in mano da un gruppo imprenditoriale all’altro. Ci sarebbe però un unico filo conduttore a tenere insieme questi continui cambi di proprietà, che restano sotto la lente della magistratura, con diverse ipotesi.

La direttrice che pensava di essere meritevole

Alla fine è stato il sovrintendente della Fenice a licenziare la direttrice Venezi, designata direttrice musicale del teatro pur non avendone tutti i titoli (se non la vicinanza alle sorelle Meloni, la partecipazione a Sanremo, un premio ad Atreju, un padre dirigente di Forza Nuova..).

Un altro tentativo della destra meloniana di occupare le poltrone nella cultura, per imporre la sua egemonia, nella musica, nel teatro e anche nel cinema. Con la bocciatura dei finanziamenti al film su Regeni.

La scheda del servizio: BELLA CIAO di Luca Bertazzoni

Collaborazione Samuele Damilano

Dopo mesi di polemiche e scontri, il Sovrintendente della Fenice ha annunciato l’annullamento delle collaborazioni future con Beatrice Venezi, che lo scorso settembre era stata designata direttrice musicale del teatro veneziano. Report ripercorre le tappe della vicenda e tratta anche il mancato finanziamento del Ministero della Cultura al documentario su Giulio Regeni “Tutto il male del mondo”.

L’inviato speciale di Trump

Più ci si lavora, sulla storia di Zampolli, l’ambasciatore speciale di Trump, passato dal gestire delle modelle a diventare socio nel settore immobiliare del futuro presidente Trump, più escono fatti interessanti. Come le testimonianze di altre ragazze che hanno denunciato le violenze, fino alla storia che lega assieme il compagno di Nicole Minetti ad Epstein.

La scheda del servizio: LA ZIA D'AMERICA di Sacha Biazzo

Collaborazione Luigi Scarano, Cristiana Mastronicola

Dopo il nuovo attentato a Donald Trump e la pubblicazione degli Epstein Files, Report ricostruisce la figura di Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente e fondatore dell'agenzia ID Models, attiva nello stesso circuito della Trump Model Management e della MC2 di Jean-Luc Brunel finanziata da Epstein. Le testimonianze della zia, dell'ex compagna Amanda Ungaro e di ex modelle abusate da Brunel restituiscono un ritratto inedito di Zampolli, fino all’audio di una telefonata esclusiva in cui indirizza una vittima di Harvey Weinstein verso l'avvocato che si scoprirà lavorare per la difesa del produttore cinematografico condannato per abusi. Report allarga l’inchiesta all'amico di Zampolli, Giuseppe Cipriani, oggi al centro di uno scandalo legato alla grazia ottenuta dalla sua fidanzata Nicole Minetti.

Il mancato soccorso – quanto vale la vita di un migrante?

Quanto vale la vita di un migrante? Poco, verrebbe da dire, per come viene valutata dalle politiche sulla sicurezza emesse dal governo italiano. I porti sicuri, la stretta sulle ong, gli accordi strategici con la guardia costiera libica e le milizie.

La vicenda della strage di Crotone fa emergere tutta l’ipocrisia di questa destra, che si batte per la difesa della vita a meno che non sia su un barchino partito dalle coste africane.

La scheda del servizio: LA NOTTE DEL SOCCORSO di Rosamaria Aquino

Collaborazione Norma Ferrara

Al Tribunale di Crotone si è aperto il processo per i presunti mancati soccorsi del naufragio di Cutro, avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio del 2023 in cui sono morti 94 migranti, tra cui 35 minori. A rispondere dei mancati soccorsi di quella notte sono sei agenti di Guardia costiera e Guardia di finanza. Tutto ruota intorno ad una domanda: si potevano salvare? Con audio originali delle conversazioni dei soccorritori e delle forze dell'ordine, Report ricostruirà tutte le scelte fatte quella notte e darà voce ai famigliari delle vittime che ad ogni udienza chiedono verità e giustizia.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

30 aprile 2026

Persa e mai ritrovata di Simon Mason

 

Uno
L’autolavaggio abusivo sulla strada in uscita da Oxford in direzione sud è quello più economico in città, una struttura improvvisata tra pozzanghere e rivoli oleosi, lucidi e neri sotto tendoni fradici.

La chiave di questo terzo romanzo di Simon Mason, con protagonisti la coppia di investigatori Ray e Ryan Wilkins, è il contrasto. Ovvio, non solo il contrasto nel vedere assieme i due ispettori Wilkins così diversi tra di loro: Ray elegante, bello, proveniente dalla buona società, con ottimi studi alle spalle e una moderata ambizione davanti per fare carriera in polizia. Tutto il contrario di Ryan, cresciuto in un caravan, un figlio – il piccolo Ryan – avuto da una compagna morta per droga. Tanto riflessivo, posato e rispettoso dei modi e delle gerarchie, anche sociali il primo. Quanto insofferente alle regole, istintivo, sordo di fronte ai regolamenti, incapace di imparare dai propri errori.
Eppure assieme, i due Wilkins hanno risolto casi importanti: l’omicidio presso il college di Barnabas Hill (Un omicidio a novembre) e il complicato caso della sparizione della piccola Polly Clark (Il caso Poppy Clark).

No, non sono solo i contrasti tra i due a guidare il libro: in questo si parla dei contrasti dentro la società inglese, non solo a Oxford dove si svolge la storia. Da una parte le persone perbene, magari con qualche titolo nobiliare, a cui tutto sembra concesso, anche scampare alle proprie responsabilità. Dall’altra gli invisibili, gli ultimi della società: i senzatetto, le prostitute, persone che vivono alla giornata, sperando di sopravvivere anche questa notte, ricorrendo a tutto quello che hanno, il loro corpo, l’istinto di sopravvivenza quando c’è. Ricorrendo anche a qualche piccolo reato. Sono gli ultimi che magari non vorremmo vedere, che releghiamo ai margini, negando ogni sostegno. Quelli contro cui si scaglia con ferocia a volte, il pugno della legge, con gli sgomberi degli assembramenti di fortuna dei clochard.

Questa terza indagine comincia proprio con una scena surreale, i famosi contrasti di cui si diceva: cosa ci fa una Rolls Royce Phantom, tutta lucente, nel parcheggio della stazione vicino a Becker Street?

È la macchina della famosa – per la sua continua presenza sulle riviste di gossip - Zara Fanshawe: un passato da cavallerizza, un titolo nobiliare alle spalle, un matrimonio fallito e un problema con le droghe che si era messa alle spalle.
Che fine ha fatto Zara, visto che la macchina viene trovata vuota?

Visto l’impatto mediatico, del caso sono incaricati i due Wilkins, questa volta a comandare è Ryan.

Una scelta che crea qualche problema a Ray – il Wilkins “educato”, che ha appena ricevuto un premio per come ha risolto il caso PoppyClarke e su cui si sono accese le attenzioni del vice capo della polizia Lynch: un poliziotta tosta, energica, che ha fatto carriera anche per come ha gestito la questione dei senzatetto, con molti sgomberi.

Col passare dei giorni quella che sembrava una indagine semplice si rivela invece una rogna: che ci faceva la notte la famosa Zara Fanshawe in quella zona periferica dove, pare, si fosse fatta vedere anche nei giorni precedenti?

Nessuno vuole parlare coi poliziotti tra i frequentatori notturni di quel quartiere – per la paura di uno sgombero, per il timore di essere accusato di qualcosa.
Negli ultimi tempi però Zara si era disintossicata e stava attraversando una specie di fase mistica, come se volesse emendarsi da qualche peccato di gioventù.

Ma Zara non è andata a nascondersi da qualche parte dopo l’incidente con quella macchina così vistosa, Zara è stata uccisa. Sono Ryan e Ray a ritrovarla, morta, in un appartamento sfitto dell’ex marito

Ryan si accucciò e la osservò a lungo. Indossava un golfino costoso e pantaloni verde oliva, qualche bel gioiello, ma in quella posa disumana, in quella mansarda desolata, sembrava spogliata di tutto, povera come un barbone di strada

Questa indagine mette in difficoltà la polizia, per la pressione dei giornali, e mette in difficoltà proprio i due ispettori: Ryan sta attraversando un momento delicato col suo rapporto col figlio, che riesce a vedere solo la sera. Tutto questo non lo aiuta nel gestire i suoi rapporti con i superiori e con le persone che deve interrogare. Ray invece ha in mente la proposta che gli è arrivata dal vice capo della polizia, un incarico importante, che gli garantirebbe una enorme visibilità con la stampa ma gli toglierebbe l’adrenalina delle indagini sulla strada.

Nel frattempo altre pedine di questa storia si muovono sullo sfondo, per ragioni che si comprenderanno solo alla fine, quando tutto l’enigma verrà svelato: un clochard chiamato Waitrose che sta cercando i soldi che gli hanno rubato; un’altra “barbona” che si mette a fare domande su Waitrose, come se sapesse qualcosa..

Si torna sempre al tema dei contrasti: com’è possibile che Zara, “capelli d’oro”, la regina dei tabloid, si sia ridotta a morire in quella mansarda, quasi a volersi spogliare di tutti i suoi beni? Chi stava cercando in quel mondo oscuro dei senzatetto?

Cosa voleva dire Zara in quel suo ultimo messaggio alla polizia, dopo lo scontro della sua Rolls Royce, con le parole «Sono Zara Fanshawe». E poi «Sempre persa e mai ritrovata»?

La soluzione andrà ricercata nel passato di Zara, in una fredda notte di un capodanno di tanti anni prima. Quando successe qualcosa di così drammatico da sconvolgere la sua vita e non solo.

Ma per arrivare a questa soluzione Ryan e Ray dovranno mettersi a scavare in questo passato, andando anche a scomodare certi personaggi importanti nella polizia.

Non sempre la verità fa piacere a tutti.

Ray cercò di girarsi, ma Ryan lo trattenne. «Da quand’è che non ti interessa più la verità? Te lo dico io. Da quando hai cominciato a pensare alla tua prossima promozione».

Persa e mai ritrovata è un romanzo giallo dove l’autore è stato bravo nel mettere sul tavolo pochi tessere di questo puzzle all’inizio. Una sfida per il lettore, prova tu ad indovinare quale sia il disegno finale?
Tutto l’intreccio narrativo funziona, fino al colpo di scena finale dove si arriva in un crescendo di tensione. Funziona, ancora una volta, questa coppia di investigatori che più diversi non potrebbero essere: ma forse sta proprio in questo la loro forza, la capacità nel saper risolvere gli enigmi più intricati. La riflessione e l’impulsività. Il rispetto delle regole e sapere prendere le decisioni senza pensarci troppo.

Buona lettura!

La scheda del libro sul sito di Sellerio
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


25 aprile 2026

Anteprima inchieste di Report – il prezzo del turismo, dietro la liberazione di Alberto Trentini, il patto Melania Zampolli

La sicurezza sulle nostre autostrade

In poco più di 4 anni il governo ha già varato cinque decreti sicurezza. Ma a che punto sta la sicurezza sulle strade italiane e sulle autostrade italiane?

Siamo il paese dove è crollato un ponte, a Genova, e nessuno ha pagato. Dove per accertare le responsabilità dopo un incidente su un viadotto ad Avellino sono serviti anni di processo.

Questa sera Report si occupa dello stato dei guard-rail sulle nostre autostrade.

LAB REPORT: SENZA PROTEZIONE

di Giulio Valesini, Lidia Galeazzo e Cataldo Ciccolella

Collaborazione Alessia Pelagaggi

L’Italia è costellata di guard-rail vecchi di decenni, concepiti male e manutenuti peggio. Si suppone che proteggano e invece sono proprio loro a uccidere. Tra i più famigerati ci sono quelli con il terminale a manina, ossia piatto e senza protezione, vere lame che affettano le auto e chi ci sta dentro. Poi ci sono i paletti imbullonati che sorreggono i guard-rail, e che in caso di impatto con un motociclista causano amputazioni e lesioni mortali. Report dedica una inchiesta speciale allo stato delle barriere protettive sulle nostre strade.

Il prezzo del turismo

Il turismo è un asset importante del nostro paese. Lo sentiamo ripetere spesso dai politici di ogni colore, che poi sono i primi a dimenticarsi che un turismo sostenibile deve basarsi sul rispetto per chi ci lavora (basta salari da fame), sul rispetto delle norme ambientali (la montagna e i mari non vanno depredati) e sul rispetto degli abitanti delle città turistiche. Spesso costretti a dover subire il turismo come un peso, senza ricavarne alcun guadagno.

Il servizio di Bernardo Iovene parlerà dell’impatto ambientale delle navi da crociera nei porti turistici: nonostante le pubblicità, non sono navi ad impatto zero, le 16 che MSC ha in piano da costruire (costo per ciascuna 1 miliardi di euro) saranno basate su combustibile fossile, il gas naturale liquefatto che importiamo a caro prezzo dall’america dell’amico Trump. Oltre ai problemi (e ai costi) per il trasporto, per rifornirsi le navi da crociera devono andare fino a Marsiglia perché in Italia mancano strutture apposite per le grandi navi.

Prima o poi il gas naturale liquefatto dovrà essere abbandonato, cosa ce ne faremo delle tante navi costruite nel frattempo, dal valore di miliardi di euro? Sono navi progettate per durare 35 anni, almeno: significa che saremo costretti a rimanere vincolati al fossile per ancora tanti anni. Oppure sperare che si affermi l’utilizzo e la distribuzione del gnl di origine biologica.

E gli abitanti che vivono attorno ai porti che dicono? Sono loro a sorbirsi il fumo delle navi che anche quando rimangono ferme nei porti emettono fumi nocivi che inquinano le case a ridosso del porto. Come ad Ancona dove le navi sostano in pieno centro storico, qui oltre al fumo e alle polveri nere emesse dalle navi c’è l’inquinamento dei tir che arrivano per scaricare/caricare le merci. “Qua vivete in una fabbrica” è stato il commento di Bernardo Iovene di fronte alle immagini raccolte dal signor Riccardo che ha risposto “se fosse una fabbrica aveva già chiuso..”
Stessa situazione a Napoli al porto Beverello, coi traghetti: sommando tutti gli inquinanti pm20 pm25 e gli ossidi di azoto risulta la città più inquinata d’Italia. E poi ancora a Civitavecchia, Genova. Le navi inquinano anche quando sono ferme, perché i motori devono essere sempre accesi.

Chi vive a ridosso dei porti soffre di conseguenze drammatiche per questo inquinamento, come tumori alle vie respiratorie.
Purtroppo per loro la connessione elettrica nei porti è più costosa rispetto al GNL (da un +30 ad un +50%).

La scheda del servizio: L'ARIA DEI PORTO di Bernardo Iovene

Collaborazione Lidia Galeazzo

Le navi quando sostano nei porti restano con i motori accesi per garantire energia a bordo, ma i camini scaricano nell’aria delle città particolato fine, ossido di azoto e anidride solforosa. Una nube che investe direttamente le città. Due studi epidemiologici indicano che in città portuali come Ancona e Civitavecchia l’indice di mortalità è più alto legato proprio alle emissioni delle navi. È un problema comune a tutte le città che si affacciano sulla zona portuale. Sulla carta l’Europa è intervenuta, infatti da maggio 2025 nel Mediterraneo è obbligatorio utilizzare carburanti con un contenuto di zolfo allo 0,1 per cento. Ma nella pratica oltre il 90 per cento delle navi traghetto, da crociera e porta container continuano a bruciare olio combustibile fino al 3,5 per cento di zolfo perché hanno installato un sistema di lavaggio dei fumi, gli scrubber, prelevano tonnellate di acqua dal mare riscaricandola a mare aperto e perfino nei porti con i residui di idrocarburi policiclici aromatici, alcalini, black carbon, sostanze che vanno a finire nella vita marina e quindi nel pesce.

Per ridurre le emissioni, l’Italia punta sull’elettrificazione delle banchine, finanziata con il PNRR, permetterà alle navi nei porti di collegarsi alla rete elettrica terrestre e spegnere i motori. Un sollievo parziale per gli abitanti delle città portuali che respirano metri cubi di biossido d’azoto specie durante le manovre di arrivo e partenza delle navi. Ma anche qui, la realtà è più complessa, servono grandi quantità di energia, le infrastrutture sono limitate e i costi restano attualmente più alti rispetto ai combustibili fossili.

La trattativa per liberare Alberto Trentini

Il 13 gennaio scorso la presidente del Consiglio Meloni e il ministro Tajani hanno accolto Alberto Trentini (assieme a Mario Burlò) a Ciampino, dopo più di un anno di detenzione in Venezuela.

Pochi giorni prima,il 2 gennaio, il presidente Trump aveva lanciato l’operazione Absolute Resolve per catturare il presidente Maduro e portarlo negli Stati Uniti con l’accusa di aver gestito un traffico di droga.

I due italiani sono stati liberati dalla nuova presidente Rodriguez dopo 423 giorni di detenzione nel carcere dove sono detenuti gli oppositori politici del regime di Maduro.
Daniele Autieri lo ha incontrato nella sua Laguna di Venezia, col giornalista ha parlato della detenzione.
Che trattative ci sono state dietro la sua liberazione?

C’è stato un primo scambio di detenuto dal Venezuela nel luglio scorso, le ONG vicine al governo americano hanno stilato una loro lista di detenuti da rilasciare, ma Trentini non era incluso. In Venezuela né il capocentro Aise – il servizio segreto – né l’ambasciata avvisano il sottosegretario alla presidenza Mantovano di questa prima trattativa.

Secondo il giornalista Estefano Tamburrini non c’è stata alcuna telefonata tra il governo italiano e quello venezuelano fino ad allora.

Così il 18 luglio 218 detenuti venezuelani vengono rilasciati dal carcere di El Cecot, in Salvador, accusati dagli USA di essere membri di una gruppo criminale, vengono riconsegnati al Venezuela e in cambio Maduro libera 10 cittadini americani e 80 cittadini venezuelani detenuto al Rodeo.

La scheda del servizio: IL CARTELLO DI TRUMP di Daniele Autieri

Collaborazione Celeste Gonano

Un italiano usato come pedina in una guerra globale che va dal petrolio alla droga. Dietro la liberazione di Alberto Trentini, ci sarebbe un intreccio tra Donald Trump, Nicolas Maduro, l’Iran e il governo italiano, tra trattative segrete e occasioni mancate che racconterebbero molto delle relazioni tra il nostro Paese e la Casa Bianca. È la storia di un risiko internazionale che passa da Roma e arriva fino al Medio Oriente.

L’ambasciatore di Trump

Ha già minacciato querele Zampolli, l’ambasciatore di Trump, contro chiunque diffonderà i video e le informazioni del servizio diReport di domenica scorsa, dove si sosteneva esistesse un patto tra Zampolli e la first lady per influenzare il presidente.

I liberali americani, gli amanti del free speech sono così, abbasso le restrizioni, ma solo per noi.

Report ha scovato una telefonata del 2017 tra l’imprenditore italiano e un suo contatto alle Nazioni Unite, dove emergerebbe questo patto: tutto risale al 2026 quando il tabloid Daily Mail aveva pubblicato un’inchiesta sul passato di Melania Trump. Quest’ultima ne aveva chiesto la rimozione ed ottenuto un risarcimento milionario dal quotidiano anche grazie alle dichiarazioni di Zampolli.

Non tradirei mai un amico” racconta quest’ultimo in una telefonata dove parla della causa e del risarcimento. E di una protezione garantita da Melania in cambio della sua difesa, per allontanare le ombre sul suo passato.

La scheda del servizio: L'UOMO DEL PRESIDENTE di Sacha Biazzo

Collaborazione Luigi Scarano, Cristiana Mastronicola

Report ricostruisce l'ascesa di Paolo Zampolli al ruolo di consigliere e inviato speciale di Donald Trump. L'inchiesta mostra in esclusiva l'audio che proverebbe un accordo tra Zampolli e la first lady Melania Trump ed esamina la sua presenza negli Epstein Files, il suo ruolo di diplomatico della Dominica, il ruolo della sua organizzazione WATO in una delle maggiori frodi nella storia delle Nazioni Unite, e le accuse di abusi di un'altra donna.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

24 aprile 2026

Le chiavi di casa di Patrick Fogli

 

È nato dal fuoco. Ogni volta che ripensa all’incendio, l’incendio che non lo ha mai bruciato, i suoi occhi vedono la stessa immagine. In quel fuoco è morto e in quel fuoco è risorto.

Cosa c’è di più rassicurante delle chiavi di casa, quelle che si tengono nelle tasche dei giacconi e che tiriamo fuori per entrare in quel luogo sicuro e protetto che è la nostra dimora.
Eppure anche le chiavi di casa possono essere qualcosa di inquietante. Specie se dietro quella porta all’ingresso si nascondono dei segreti.
Come quelle di casa Landi, una famiglia benestante della Romagna poco nota, ma a capo di un’azienda importante specializzata in forniture di servizi cloud..
In questo romanzone Patrick Fogli ci porta dentro un intreccio di storie, di personaggi misteriosi e di misteri pericolosi, per cui si può morire.

Per diventare una fenice serve una fiamma che ti bruci fino alle ossa.

Persone che sono rinate dalle loro ceneri, come una moderna araba fenice:

Persone che appaiono nella storia solo per un momento, per poi sparire subito, lasciandosi dietro una scia come una cometa:

L’uomo scende dall’autobus ed è come gettarsi in mare aperto.

[..]

È lì che succede. Prima che perda l’equilibrio qualcuno lo trattiene, gli mette una mano sulla schiena, lo affianca, lo prende per le spalle, sente un dolore al collo

E persone che hanno passato una vita a caccia di quei misteri, di quei segreti, come l’ex poliziotto Gabriele Riccardi (il protagonista del primo romanzo di Patrick Fogli – Lentamente prima di morire Ed. Piemme), oggi finito dietro ad un bancone di un bar.

Mi sono rassegnato da anni all’idea che non sopporto la gente. Strano, per uno che gestisce un locale. Meno strano se per metà della tua vita sei stato un poliziotto.

Ed è proprio Gabriele a provare a soccorrere l’uomo che scende dal bus - e che si stava dirigendo proprio al suo locale – negli ultimi istanti, dopo che qualcuno lo ha accoltellato lì, in mezzo ad una strada, davanti a quella massa di persone che anziché soccorrerlo lo stanno filmando come fosse una scena di un film.
Il morto si chiamava Lorenzo, era un senzatetto che spesso passava da lui, come in quel suo ultimo giorno di vita. Chi l’ha ucciso? Se stava andando da lui, voleva raccontargli qualcosa – sapendo la vecchia professione di sbirro di Riccardi?
Sono tutte domande che iniziano a girare nella testa dell’ex commissario della omicidi e che non lo lasciano in pace. Anche perché la sorella del morto, Giulia, gli chiede di fare una sua indagine.

La tua maledizione è voler rimettere le cose a posto, ma salvare il mondo, questo mondo, è un compito impossibile. Siamo due reduci, non solo per l’età.

Inizia così un’indagine personale dell’ex poliziotto sul morto, sul suo passato, sulle sue conoscenze, come era finito in mezzo ad una strada, sul fatto che ultimamente sembrava essersi ripreso.
Perché un professionista – perché chi l’ha ucciso si è mosso da esperto – dovrebbe voler uccidere un clochard? E poi quelle chiavi in tasca, quale porta aprono?

Gabriele Riccardi sente che non può fermarsi, anche se non conosceva quel morto, Lorenzo è venuto da lui, forse voleva dirgli qualcosa. Deve indagare, deve fare giustizia, deve scoprire il segreto che sta dietro questo delitto che interessa solo la folla di curiosi che ruotano attorno ad ogni morte violenta.

Ma questa non è la solita storia di una indagine, certo, c’è anche quello. Questo di Patrick Fogli – una delle migliori letture di quest’anno e forse degli ultimi anni – è una storia di misteri. I misteri che ogni famiglia si porta dentro. Quello di Lorenzo.

O quello della famiglia Landi – il cui ruolo nell’intreccio globale forse sfugge all’inizio: una famiglia sfortunata, a capo di una importante azienda di informatica, con importanti commesse con la pubblica amministrazione. Il padre e la madre morti in un incendio assieme al figlio Tommaso, un autentico genio.

Ma sono altri i segreti dentro questo intreccio: i segreti delle nostre vite, quelli che non confesseresti nemmeno al tuo migliore amico, ma che invece custodisci nel tuo cellulare. Pensando che il cloud sia sicuro. I nostri segreti custoditi in strutture lontano migliaia di chilometri che per qualcuno sono informazioni preziose.
Ci sono altri segreti, altrettanto pericolosi, quelli per cui vale la pena uccidere: i segreti della nostra povera Repubblica, dove il confine tra il bene e il male diventa sempre più labile. Dove finisce la ragione di Stato e dove iniziano gli interessi delle mafie, per esempio?

Cosa Nostra non è più quella di Nunia, di Candido Giulio, Riina, Provenzano. È tutto più sfumato. Dimenticati la cupola, il capo dei capi, tutta roba passata o quasi. È un potere diverso, meno evidente, più soffuso.”
“Più pericoloso.”

Segreti, dunque e chiavi che aprono porte che portano ad altri segreti. Pericolosi. Fino a che punto puoi spingerti per arrivare a svelare l’ultimo segreto? Cosa sei disposto a rischiare per arrivare alla giustizia?

Una volta ero un poliziotto. Un bravo poliziotto, dicevano, se sapessero la verità forse avrebbero un’opinione diversa. Di sicuro sono sempre stato capace di tenere le distanze, il modo migliore per resistere alla vita. Più di vent’anni fa ho arrestato uno dei mafiosi più ricercati d’Italia.

Segreti, ancora segreti, che portano ad altri segreti e che legano assieme un morto che torna a Bologna dall’oblio dentro cui si era nascosto, Lorenzo, la persona morta tra le braccia di Gabriele Riccardi. Ad Alice Landi, l’unica sopravvissuta della famiglia, oggi in carcere perché ha ucciso il figlio. Ad uno strano mafioso, anche lui sopravvissuto ad una stagione in cui la mafia aveva un’altra pelle e si poteva ancora riconoscere.

Ma in questo romanzo si parla solo di segreti, di omicidi, di sbirri e di criminali: con una estrema delicatezza Patrick Fogli riesce a parlare anche del rapporto genitori-figli che si inverte quando sei tu figlio a doverti prendere cura del padre. Solo chi è passato per certi momenti difficili riesce ad apprezzare in pieno quelle pagine.

Buona lettura!

La scheda del libro sul sito di Sem , il pdf del primo capitolo e il blog dell’autore.
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


18 aprile 2026

Anteprima inchieste di Report – il cantiere dei misteri, la plastica, gli Epstein files, i macelli non a norma

Schiavi della plastica monouso

Moriremo seppelliti dalla plastica, dal mare di plastica che ogni giorno viene prodotta e che non riusciamo a riciclare, perché ancora oggi una buona parte non è riciclabile e finisce nelle discariche.

Eppure esistono le direttive europee per ridurre gli sprechi, gli allarmi degli ambientalisti e persino gli allarmi delle aziende che si occupano di riciclo.


Finiscono nella raccolta differenziata della plastica anche i prodotti monouso in bioplastica col risultato di finire anche loro in discarica: perché non è facile per un consumatore distinguere tra un bicchiere di plastico e uno di bioplastica. Ci sono ancora dei bar che non differenziano alcun rifiuto, perché nessuna legge glielo impone . Infine c’è il problema dell’informazione sbagliata su questi prodotti, perché spesso si indica che bicchieri, piatti riutilizzabili vanno buttati nella plastica anziché gettarli nell’indifferenziata.

Così si mette in crisi gli impianti di gestione dei rifiuti in plastica.

LAB REPORT: SCHIAVI DEL MONOUSO

di Antonella Cignarale

Collaborazione Eva Georganopoulou

Quattro anni fa l’Italia ha recepito la SUP (Single Use Plastic), Direttiva europea per ridurre i rifiuti dei prodotti monouso in plastica. Era previsto di ridurre la produzione di bicchieri e coperchi e vietare completamente bastoncini cotonati, posate, piatti e cannucce. Tutti prodotti di plastica che maggiormente finiscono dispersi nel mare. La direttiva, però, dove non ha specificato in che modo e di quanto ridurre i prodotti monouso, ha lasciato dei vuoti normativi che il mercato è stato libero di interpretare, in più l’Italia, rispetto agli altri paesi dell’UE, sembra aver trovato un’ulteriore scorciatoia per non bandire tutti i prodotti monouso.

Il cantiere strategico di Rovigo e la Camorra

Report si era già occupato del cantiere Vittoria di Rovigo, salvato da un intervento dello Stato italiano perché considerato strategico.

La storia di questo cantiere si intreccia con altre storie, coi rapporti tra Italia e Libia per il contrasto all’immigrazione clandestina, sanciti dal memorandum firmato dal governo di centro sinistra (con il mininistro Minniti) nel 2017, perché proprio da questo cantiere partivano le motovedette della guardia costiera libica.

L’Italia si impegnava a fornire alla Libia gli strumenti per il controllo di flussi migratori nel rispetto delle persone coinvolte, un accordo rinnovato di governo in governo, tacitamente, senza troppe discussioni.

In questo accordo viene istituito un tavolo tecnico permanente in cui è presente, oltre al capo della polizia, anche il cantiere Vittoria.

In questo tavolo si prendevano accordi sulle forniture che l’Italia doveva garantire alla Libia ed era presente anche il Alessandro Duò, per conto del cantiere.

Il cantiere Vittoria si può considerare dunque IL partner strategico per la politica contro l’immigrazione clandestina lato Libia e Tunisia – spiega Duccio Facchini di Altraeconomia: questo cantiere si è aggiudicato la stragrande maggioranza delle forniture, come pattugliatori, motovedette.

Una società così strategica da non essere sostituibile con altre, tanto che il suo nome è stato segnalato, in un documento del ministero dell’Interno, dalle autorità libiche.

Attorno a questo cantiere girano brutti traffici verso la Libia – sempre legati agli accordi di cooperazione per il contrasto dell’immigrazione clandestina: esiste un embargo sulle armi eppure nel 2024 è stato sequestrato un cargo nel porto di Gioia Tauro che trasportava pezzi di droni dismessi provenienti dalla Cina che dovevano arrivare in Libia, violando l’embargo. Gli esperti dell’Onu hanno più volte richiamato il nostro paese per non essere stato abbastanza rigoroso nei controlli dei traffici verso la Libia e per non aver risposto ai chiarimenti delle Nazioni Unite.
L’anteprima del servizio di Report mostra dei mezzi delle milizie libiche dotati di mitragliere Browning simili a quelle sequestrate nel cantiere Vittoria (di cui si era occupato un servizio di Report andato in onda lo scorso anno), sono armi militari che in questi anni hanno alimentato la violenza negli scontri tra le milizie.

Nonostante l’embargo le armi arrivano in Libia: i legali della ONG SOS Mediterranée si auspicano che anche grazie alle loro indagini si riesca a rendere meno opachi questi canali per le armi, sia quelle delle milizie sia quelle impiegate sulle motovedette.
Sono le stesse motovedette, quelle costruite dal cantiere Vittoria, da cui sono partiti i colpi contro la Ocean Viking della ONG Sos Mediterranée.
Nel 2023 il nostro ministro degli Esteri Tajani aveva presenziato ad una cerimonia presso il cantiere Vittoria assieme alla ministra degli esteri libica e al commissario europeo Verhelyi. In quell’evento il ministro annunciò la vendita di due nuove motovedette alla guardia costiera libica. Una di queste è quella che ha sparato ai volontari sulla Ocean Viking.

Come racconterà Report, c’è un filo che lega assieme il cantiere Vittoria, con la politica di contrasto all’immigrazione e che porta fino alla Camorra.

I fondi per rilevare il cantiere Vittoria, quando era finito in crisi e doveva essere rilevato dalla nuova amministrazione in capo a Roberto Cavazzana (AD del cantiere Vittoria), arrivano da una società nel casertano.

Una lettera anonima legava questa vicenda con i casalesi, arrivando fino all’attentato subito da Sigfrido Ranucci nell’ottobre 2025.

La scheda del servizio: IL CANTIERE DEI MISTERI di Daniele Autieri

Collaborazione Celeste Gonano, Andrea Tornago

Dal traffico di armi alle infiltrazioni della criminalità organizzata, affari sporchi e riciclaggio ruoterebbero intorno a un cantiere navale strategico per lo Stato italiano, perché è lo strumento principale nei rapporti con la Libia e nel contenimento dei flussi di immigrati clandestini. Report torna a occuparsi del Cantiere Vittoria di Rovigo, da dove parte un nuovo filone d'indagine che lambisce aziende infiltrate dalla camorra e arriva fino all’attentato del 16 ottobre 2025 contro Sigfrido Ranucci e la sua famiglia.

Gli Epstein File

A sentir par lare Paolo Zampolli, l’imprenditore italiano amico di Trump che ha nominato come suo inviato speciale, vengono i mente i peggiori stereotipi del maschio italiano. Bianco e di buona famiglia. LE donne brasiliane sono programmate per creare dei casini, tipo estorcere del denaro ai maschi ingenui. Sono le stesse modelle brasiliane che dalla sua agenzia sono finite nelle grinfie di Epstein. Anche se Zampolli nega di aver mai avuto a che fare col finanziere pedofilo, dagli Epstein files si evince persino che i due volevano fare affari assieme, come quando provarono ad acquisire assieme un’altra agenzia di modelle attraversata da scandali sessuali.


Ma Report ha incontrato Amanda Ungaro, ex modella di origini brasiliane ed anche ex compagna di Zampolli che ha raccontato per la prima volta dei rapporti tra Zampolli, Epstein e della coppia presidenziale, Donald Trump e Melania Trump.

Secondo le accuse riportate dal Ny Times Zampolli avrebbe fatto deportare l’ex compagna proprio dall’ICE sulla base di false prove costruite ad arte, senza nemmeno un processo.

Forse la Ungaro era pericolosa non per la sua origine brasiliana, ma per quello che potrebbe rivelare sui rapporti tra Epstein e Trump.

La scheda del servizio: LA GUERRA DI EPSTEIN di Sacha Biazzo

Collaborazione Luigi Scarano, Cristiana Mastronicola

Melania Trump ha negato pubblicamente ogni legame con Jeffrey Epstein con un discorso senza precedenti. Ma Report ha raccolto in Brasile la testimonianza esclusiva di Amanda Ungaro, ex compagna dell'inviato speciale di Trump, l'italiano Paolo Zampolli, che ha parlato per la prima volta dei legami tra Zampolli, la coppia presidenziale e il finanziere accusato di abusi. Nel servizio anche il confronto con lo stesso Zampolli e i documenti desecretati dal Dipartimento di Giustizia americano.

Le rotte dei macellai

Anche riprendere degli animali mentre vanno al macello può essere pericoloso: il videomaker di Report Giovanni dE Faveri è stato aggredito mentre stava filmando delle vacche fuori da un macello a Mozambano, in provincia di Mantova. La sua telecamera, il suo strumento di lavoro, è stata danneggiata, colpita da un bastone di ferro, un attrezzo di lavoro di uno degli operai del macello. Il videomaker assieme alla giornalista Giulia Innocenzi avevano appena finito di intervistare il proprietario del macello, Raul Troni. Non amano le domande dei giornalisti i proprietari dei macelli e degli allevamenti, specie se vengono rilevate delle criticità.


Per esempio, il fatto che in quella struttura venissero macellate le vacche a terra (animali che fanno fatica a muoversi sulle zampe), questa operazione andrebbe fatta negli allevamenti, evitando agli animali la sofferenza del viaggio.

La scheda del servizio: LE ROTTE di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi

Il videomaker Giovanni De Faveri è stato aggredito mentre stava filmando uno scarico di vacche al macello Mario Troni a Monzambano, in provincia di Mantova. Chi è stato? E perché? Probabilmente chi ha spaccato la telecamera di Report voleva fermare la diffusione delle immagini di quello che succede all'interno del macello. Giulia Innocenzi ha raccolto filmati esclusivi che mostrano diverse criticità e di cui ha chiesto conto al proprietario del macello, Raoul Troni, pochi minuti prima che la troupe di Report fosse colpita con un bastone di ferro.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

16 aprile 2026

Omicidi SRL di Alessandro Robecchi

Su Marta, fammi andare a dormine, è tardi e sono stanco.

Ma tu quando torni?

Se va tutto be domani mattina sono a casa e mi predo un paio di giorni liberi. Ma senza impegno, perché qui quando c'è ancora qualche rogna da sistemare, sai questi impianti..

Ancora due chiacchiere. I saluti. La buonanotte. Poi quello con la cravatta chiude la telefonata.

Il Biondo lo guarda con un'espressione che mischia disapprovazione e disgusto, un sorriso beffardo, ecco, figuratevelo così, come una fidanzata che vi ha spiato la cronologia del computer.

Pensate che sia semplice fare il killer di professione a Milano? Beh, toglietevelo dalla testa, anche uccidere le persone a pagamento è un mestiere usurante. C’è il rischio di impresa, perché magari la vittima non è contenta di lasciare questa valle di lacrime e venderà cara la pelle. Poi c’è il problema dei committenti, ovvero le persone che ordinare l’omicidio – un caro parente, la moglie, il capo ufficio – che potrebbero avere un rimorso di coscienza. E ripensarci.
Infine il metodo: se devi far fuori qualcuno senza fare troppo rumore (tipo un’esecuzione mafiosa) serve stile, classe, affinché quella morte possa passare per un incidente comune. Tizio che scivola sulla doccia, che rimane fulminato o che rimane ucciso nel corso di un borseggio. Che tempi che viviamo signora mia, questa criminalità..
Vi suona troppo cinico? Ditelo ai due soci della Snap SRL. Perché l’omicidio su commissione deve essere considerato immorale mentre produrre armi è semplicemente business? La gente non muore sotto le bombe, forse? E che dire di quelli che se ne vanno per colpa dell’inquinamento, stritolati da un macchinario a cui una mano improvvida ha disabilitato i dispositivi di sicurezza?

Signori viviamo in tempi in cui il profitto uber alles, non vi scandalizzate.

Il Biondo e Quello con la cravatta infatti non si scandalizzano per il loro lavoro.

Col tempo (come ci hanno raccontato ne Il tallone da killer) hanno fatto il salto di qualità passando da un modello “artigianale” per soddisfare i bisogni dei clienti (ovvero far fuori le persone) ad un modello più industriale, raffinato vorrei dire.
Travestimenti, sistemi di intercettazione sofisticati, identità fittizie comprate da fornitori fidati, una rete di informatori nelle banche, ne
lle società telefoniche..
E, soprattutto, un metodo sicuro per selezionare i committenti, una barriera per tenere alla larga
persone che poi cambiano idea, si fanno venire strani scrupoli, “oddio, ho fatto uccidere mio padre-marito..”.
Nuovi clienti possono arrivare solo tramite un necrologio per un “caro parente”, il cui nome viene fornito direttamente dai due soci della Snap SRL, una garanzia che il loro nome non circoli troppo in giro.
Uno dei clienti è il figlio del signor Gradani, quest’ultimo un imprenditore all’antica, per l’attaccamento verso l’azienda di famiglia, ma anche con una certa voglia di godersi la vita dopo anni di lavoro. Ecco perché Gradani figlio ha chiesto quel lavoro ai due soci, il Biondo e Quello con la cravatta: un lavoro pulito, con una certa eleganza, nulla di volgare.
“Il signore da, il signore toglie, e in questo caso i signori sono due”.

Trovare un bar con la cinese dietro il banco, l'uomo con la pancia alla cassa delle sigarette e qualche fancazzista che legge la «Gazzetta» stropicciata è diventata un'impresa.

Povera Milano, come siamo messi.

Non ci avevano detto che avremmo preferito per rimpiangere i bar di merda.

Dopo il contratto Gradani ecco arrivare un nuovo contratto, direttamente dal Gradani figlio – nemmeno il tempo di riposarsi signora mia:

«Allora?»

«Un mio.. ehm... conoscente... avrebbe lo stesso problema, di... liberarsi, diciamo... di una persona. Mi chiedevo se..»

Il committente è un mercante d’arte, con un nome lungo (Antonio Tossini De Coullier), un’importante disponibilità economica e una certa passione per non passare inosservato per come si veste:

Ha un cappotto a mantella, tipo Sherlock Holmes, un Borsalino nero con le falde troppo larghe, pantaloni rossi a quadrettoni, come uno scozzese che abbia deciso di non mettere il kilt, ma solo questa mattina, e un bastone da passeggio che agita ad ogni passo.

Oggetto del contratto Tossini è il nipote del mercante d’arte, Gianguido, uno studente di quasi ventuno anni che a breve erediterà un trust milionario su cui Tossini, il vecchio, ha messo gli occhi. Tutti quei soldi ad un ragazzo che chissà come andrà a sperperarli? Ma scherziamo.
Il dover uccidere un ragazzo crea qualche problema di coscienza ai due soci della Snap SRL - anche i killer hanno una coscienza, cosa pensate?
Così, prima di prendere una decisione, come ogni bravo manager che si rispetti, il Biondo e Quello con la Cravatta chiedono il consiglio – come fosse un advisor – alla “stagista”, la killer che aveva collaborato con loro nella precedente avventura (Il tallone da killer).

Niente scrupoli, questo è un contratto come un altro – spiega Francesca Aroldi (sempre che questo sia il suo nome): piuttosto, per un caso così complesso, perché non lavorare in tre, per capire meglio come e quando colpire questo Gianguido?

Studente modello, nessun vizio apparente, certo vive in un appartamento dove ci starebbero larghe tre famiglie, dove ogni tanto invita i suoi amici per delle feste.

«Perché un ventenne con tutti quei soldi, che tra sei mesi ne avrà ancora di più, vive a Milano invece che a Boston, o a Malibù, o dove cazzo vuole?»

«Ma non li leggi i giornali? Non senti cosa dice il sindaco? Milano è una città attrattiva! C'è scritto anche nelle classifiche dei milionari..»

I due-tre soci della Snap SRL iniziano così a seguire la vita di Gianguido per scoprire quali possano essere i punti deboli nella vita di Gianguido, andando a spiare la sua vita da giovane milionario con tanto di fidanzata (in attesa dell’anello).

Ma sarà un contratto che riserverà loro delle sorprese: non solo per i dubbi su quale sia dei due Tossini la persona da uccidere, il giovane milionario oppure il vecchio venditore di opere d’arte vestito come un clown.

Anche quello del killer è un mestiere usurante, non sempre è facile nascondere il proprio lavoro alla famiglia che sta a casa e che ti vede sparire per giorni interi.
Il contratto Tossini riserverà ai tre soci, il Biondo e Quello con la cravatta assieme alla “stagista” neo promossa, diverse sorprese con situazioni grottesche – al limite del comico – tra assassini e vittima.

Ma il lavoro è lavoro, anche quello di uccidere le persone.

In questo secondo capitolo della serie con i due assassini professionisti si racconta il giallo da un altro punto di vista: niente indagini sull’assassino, sui moventi, sul perché. Qui lo sguardo è quello del killer che deve uccidere una persona con un tocco d’artista, nulla di artigianale anche se, a volte, bisogna sapere improvvisare, cogliere le occasioni. Come si dice, “free jazz”.

Alessandro Robecchi ci porta dentro il mondo dei milionari, quelli che per uccidere chiamano un professionista, perché “I proletari non vengono da noi, la gente che devono ammazzare se l'ammazzano da soli, infatti li beccano.”

Un mondo composto da gente che fa i soldi con i soldi, che si trova si da giovane su un gradino superiore rispetto agli altri, con migliori opportunità.

E l’ascensore sociale? - direte voi. Beh la risposta la da Quello con la cravatta, guardando le quotazioni di un’azienda su cui prenderà delle azioni (i soldi che fanno i soldi):

Si è consolato con un'occhiata alle quotazioni della AI Future Horizon, in una settimana ancora benissimo, più otto virgola due per cento. Ha usato la calcolatrice del telefono: quasi cinquantamila euro, senza muovere un dito, senza nemmeno pensarci, senza danni agli arti inferiori, né bende, né domande di Marta. Forse per fare i soldi bisogna prima diventare ricchi, ha pensato. Che fine ha fatto l'ascensore sociale, se può salire solo chi sta ai piani alti?

Come in tutti i romanzi di Alessandro Robecchi, sebbene i protagonisti di questo romanzo siano tutti appartenenti alle classi sociali che non soffrono la fame, la Milano alle spalle è sempre quella dove, nel giro di pochi quartieri attraversi tutti gli strati sociali:

Uscendo dal labirinto del quartiere San Siro, hanno attraversa tutti gli stati sociali della città, come in un carotaggio sociologico. Le palazzine e le ville dei super-ricchi, poi le case della buona borghesia, poi palazzi di quel che rimane del ceto medio impoverito. Infine la casbah di piazza Selinunte, palazzine fatiscenti intorno all'enorme camino del teleriscaldamento del quartiere.

Dagli attici con la piscina sul tetto all'umanità dolente con tre figli, moglie e suocera in quaranta metri quadri che non vengono ristrutturati dall'attentato di Sarajevo.

La scheda del libro sul sito di Sellerio e il blog di Robecchi.
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon