21 maggio 2026

La continuità del male di Tomaso Montanari


 

Introduzione

Le radici che non gelano

George Orwell ha scritto che “per vedere quello che abbiamo sotto il naso, occorre un grande sforzo”. Ciò che abbiamo sotto il naso è un serissimo pericolo, perché l’Italia si trova nelle mani di una destra – quella guidata da Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica – che è ancora fascista.

Fascista è chi il fascista lo fa – potrebbe essere questa in estrema sintesi l’idea che sta dietro al saggio di Tomaso Montanari sulla destra italiana. Una frase presa a prestito da Michela Murgia che, come tanti altri intellettuali, non aveva fatto fatica a scorgere il volto del fascismo storico dietro i tratti di questa destra.
Se usi gli stessi argomenti del ventennio, se le tue politiche si basano sugli stessi principi, se i tuoi nemici sono gli stessi nemici del fascismo mussoliniano, beh, non possiamo che non concludere che la tua politica si pone in continuità con quella portata avanti dal regime fascista che ha sgovernato l’Italia per vent’anni e lasciando ancora dentro l’animo degli italiani il seme del male. Nonostante i lutti, le morti, le macerie, la miseria in cui ci ha lasciati.
Attenzione, non stiamo parlando del saluto romano, del fez, dei pantaloni alla zuava o la camicia nera. Quel folklore è solo lo specchio delle allodole per distogliere l’attenzione dal vero problema: i tratti somatici di questa destra, le famose “radici che non gelano mai” espressione tanto cara ai meloniani, non sono questo.

Lo spiega molto chiaramente lo storico Tomaso Montanari andando ad analizzare: se si analizzano i temi che Meloni e questa destra ripetono si ritrovano, con una sovrapposizione sorprendente, gli stessi concetti del fascismo del secolo scorso. Per comprenderlo bisogna andare oltre il ritratto che un mondo dell’informazione, fin troppo clemente, ha fatto di questa destra, analizzando i discorsi, i riferimenti storici, le riforme (?) portate in Parlamento e fatte approvare a colpi di decreto.

.. in Italia il governo Meloni sta disapplicando la Costituzione democratica e antifascista, differenziando i diritti in base alla presunta identità razziale, restringendo le libertà e concentrando tutti i poteri (a partire dal legislativo e dal giudiziario) in mano all’esecutivo.

È questo il lavoro fatto da Tomaso Montanari partendo dalle radici razziste e xenofobe ben presenti nei partiti dell’attuale maggioranza. Non potendo più parlare di razze, per non incorrere nell’accusa di razzismo, si usa la più tenue espressione di “etnia italiana” da difendere di fronte all’invasione degli immigranti che pretendono di toglierci le nostre usanze. Avete presente il presepe?

Avete presente quella che i giornali hanno chiamato gaffe del ministro Lollobrigida (cognato della presidente dunque meritevole di un posto al governo) ovvero il discorso sulla sostituzione etnica?

Non possiamo arrenderci al tema della sostituzione etnica..”

Si dice etnia, ma si intende razza: la sostituzione etnica, sostenuta dalla sinistra, dall’Unione Europea, dalla finanza ebraica, gente come Soros (ma Fratelli d’Italia non erano i difensori di Israele?). Un tema che arriva pari pari dal ventennio che è tornato attuale fino ad oggi.

È un continuo noi contro gli altri nei discorsi degli esponenti di questa destra, dove gli altri sono tutti quelli diversi da noi, che non dobbiamo considerare come qualcosa che ci arricchisce. Gli ebrei, i comunisti, ieri, gli immigrati, l’islam oggi (a meno di non dover andare nei paesi arabi col piattino ad elemosinare per dei contratti).

Dobbiamo difendere le nostre radici giudaico cristiane – quante volte l’avete sentita questa espressione, ma cosa vuol dire? Cristo era quello venuto al mondo per salvare tutto, per unire e non per dividere. Anche i “non gentili”. Ma almeno il Vangelo lo avranno letto?

.. un altro Fontana – Attilio, attuale presidente della Regione Lombardia – a dire chiaramente che “non possiamo accettare tutti gli immigrati che arrivano: dobbiamo decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società devono continuare a esistere, o devono essere cancellate”

Dobbiamo difendere i confini, dobbiamo proteggere la nostra razza dai barbari che attendono là fuori per sostituire la nostra civiltà. Perché la nostra civiltà occidentale (qualunque cosa significhi) è l’unica degna di esistere, sempre a proposito di razzismo.

Ecco allora che lo Stato deve difendere gli italiani, le famiglie, rigorosamente fatte da un uomo e una donna con tanti figli. Ed è così che la sessualità, la procreazione, l’orientamento sessuale, diventano questioni di Stato, non più questioni legate alla sfera individuale delle persone.

Persone che sono cittadini italiani solo per sangue: l’ossessione per lo ius sanguis è strettamente legata alla “questione identitaria”, uno straniero, specie se con la pelle scura, non potrà mai essere italiano. Anche se nato in Italia, se ha studiato qui, se qui lavora e paga le tasse.

La propaganda della destra era già pronta scatenarsi dopo i fatti di Modena dove un ragazzo con problemi psichiatrici ha falciato in auto diverse persone. Revochiamo la cittadinanza agli stranieri che compiono reati – queste le proposte (anti costituzionali e ancora una volta razziste) di questa destra che campa alimentando le paure degli italiani, stretti tra la crisi, l’inflazione, il lavoro sempre più povero. Italiani a cui la destra mostra come unico nemico lo straniero.

Spiega Montanari come nel modello di “nazione” che la destra e Meloni hanno in mente “non c’è spazio per il conflitto sociale e non c’è spazio per il dissenso politico. Le opposizioni, i dissidenti, i critici diventano “disfattisti”, “nemici della patria” ..”

Da qui nascono gli attacchi ai sindacati (accusati di fare scioperi per il weekend lungo), ai magistrati il cui potere diffuso riconosciuto dalla Costituzione è visto come un intralcio all’azione del governo, che essendo eletto è l’unico che interpreta veramente la volontà popolare.

Queste le parole del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che riferendosi al blocco della Corte dei Conti sul progetto per il ponte sullo Stretto, ai pronunciamenti dei giudici sui migranti deportati nel CPR in Albania, ha parlato di “aggiramento della volontà popolare attraverso la strada giudiziaria”.
Ecco a cosa serviva allora la riforma Nordio, a mettere i magistrati al loro posto, sotto il controllo dell’esecutivo, unico organo depositario della volontà del popolo.

Anche la donna deve tornare al suo posto (in questo modello di nazione): basta con l’emancipazione, col desiderio di fare carriera, la donna che essere solo mamma e dare figli alla nazione per difendere la nostra razza. Altrimenti non è una vera donna.

Per Fratelli d’Italia (un partito che, fin dal nome, ritiene che le “sorelle” d’Italia non abbiano diritto a una autonomia, se non altro, linguistica), quello della donna non è un ruolo autonomo: in primo luogo, non autonomo dalla funzione di madre.

Anche questa è una eredità che arriva direttamente dal fascismo.

Dopo le donne, la scuola essere tornare al suo posto: non deve educare, non deve aprire la mente ai ragazzi ma deve formare, perché sin dalle scuole nei giovani si deve inculcare il principio che ognuno deve stare al proprio posto. I ricchi e le classi egemoni sopra, i poveri sotto.

Secondo le indicazioni date dal ministro Valditara, la scuola deve valorizzare i grandi momenti della storia patria, i “grandi” della nostra storia, magari annacquando certe parti poco piacevoli per la destra (il fascismo e la compressione dei diritti, la guerra di liberazione, l’antifascismo e la Resistenza). E poi i protocolli firmati assieme al ministero della Difesa “protocolli con diverse forze militari e civili per promuovere iniziative nelle scuole: dall’intesa con il Viminale”.
Una scuola modello spartano?

Nel modello meloniano di società guai a parlare di ascensore sociale, peggio, di conflitti sociali: si rischia di passare per nemici della nazione, per terroristi.

La loro visione antilibertaria emerge chiaramente dai decreti sicurezza che riducono gli spazi per il dissenso (anche quando esercitato in modo non violento), la possibilità di manifestare, di far sentire la propria voce.
Grottesco che lo faccia una destra che si dichiara libertaria, ma forse la libertà per questa destra – ancora fascista nei tratti profondi scrive Montanari – è libertaria solo per le idee del più forte.
Ma questi sono tratti che vediamo in tutte le destre al mondo, compresa la destra israeliana. A proposito di Israele e Netanyahu, si arriva poi ad un paradosso per cui oggi i migliori amici della destra israeliana siano proprio i Fratelli d’Italia di Meloni, gli eredi di quelli che gli ebrei li spedivano nei campi di concentramento.

La continuità del male ci mostra, in modo abbastanza dettagliato, il vero volto di questa destra: come nella lettera di Alla Poe, sebbene sia sotto i nostri occhi non riusciamo a vederne il loro disegno complessivo. Che è qualcosa di tremendamente pericoloso: è sufficiente prendere tutte le riforme fatte da questo governo, nella scuola, sulla giustizia, sul lavoro, sul welfare. Sulla forma di governo. Tutte riforme che vanno contro i principi della Costituzione: l’eguaglianza, i diritti uguali per tutti, lo Stato che deve abbattere le barriere, la difesa del paesaggio. Il salario dignitoso.

La destra liberista e la destra fascista hanno in comune la riduzione a mezzo, a strumento, della persona umana: al servizio del profitto di pochi

È bene che si inizino a chiamare le cose col loro vero nome: questa regressione della politica, della cultura (che quando è critica contro il potere è bersaglio dei suoi attacchi e Montanari ne sa qualcosa), del pensiero (e penso all’aumento dell’astensionismo perché i cittadini si stanno disaffezionando alla politica), stanno preparandoci il terreno a tempi bui, “un terreno molto favorevole alla continuità di quello stesso male.”

I capitoli del libro:

  • Il cuore nero dell’ideologia – la difesa della razza
  • L’idea della nazione: sangue, destino, Sparta
  • L’identità bio-culturale, la difesa della civiltà occidentale
  • Antisemiti per Israele
  • Rimettere le cose a posto: il ruolo delle donne
  • Contro l’eguaglianza
  • Cultura e scuola: pensare come si deve
  • Guerra alla Costituzione: la dittatura del governo


La scheda del libro sul sito di Feltrinelli
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

16 maggio 2026

Anteprima inchieste di Report – la famiglia La Russa, il megafono della destra e le falle della giustizia

Il potere dei La Russa

Quanto è influente il nome di Ignazio La Russa nelle nomine per amici e parenti? Report torna ad occuparsi della famiglia di Ignazio La Russa partendo dalla recente nomina di presidente dell’ACI. L’ACI è uno dei più antichi e ricchi enti sportivi italiani, fondato nel 1898 a Torino da simpatizzanti delle auto oggi vanta un milione e duecentomila soci, 450 milioni di fatturato l’anno e 2 miliardi di euro di beni in immobili. Sono cifre che, in epoca di sforamento di bilancio, fanno gola al governo Meloni. Il vecchio presidente Sticchi Damiani è stato fatto fuori: “è stato tutto lasciato alla democrazia interna ” si è difeso il ministro Abodi. Ma il governo di cui Abodi fa parte è intervenuto proprio sulla democrazia interna di Aci per esautorare un ingombrante Sticchi Damiani: il ministero di Abodi gli ha prima sbarrato la strada per la rielezione e ha poi commissariato l’ACI. Dopo il giugno 2025, dopo l’annuncio della candidatura per il quarto mandato, nessuno aveva niente da ridire da Palazzo Chigi. Solo nello scorso settembre, dopo 3 mesi di silenzio, Abodi ha manifestato la propria posizione di netta contrarietà. Come se qualcuno avesse l’intenzione di prendere in mano la gestione dell’Automobile Club – commenta il presidente di Aci Bologna Bendinelli, cosa difficile se Sticchi fosse rimasto alla presidenza.


Questa persona che aveva l’ambizione di controllare la gestione di Aci è stata poi Geronimo LA Russa.

Era un problema di perpetuazione della carica – fa capire il ministro Abodi nell’intervista: ma la perpetuazione della specie deve essere controllata in tutte le federazioni e gli enti pubblici, non solo in quelli dove si vuole piazzare una persona “amica” o di famiglia. Altrimenti si potrebbe pensare che ci siano state pressioni per “piazzare” Geronimo LA Russa in quella carica da parte del presidente del Senato. “Pressioni non ne ho mai avute e non le avrei accettate” spiega Abodi. La stessa versione del presidente del Senato:nessuna influenza su questa nomina anzi, “quando iniziò il suo percorso dentro Aci vent’anni fa, poi diventò presidente dell’ACI Milano, poi vicepresidente nazionale, inizialmente FDI era al2%. Nell’ultima volta come avrei potuto influenzare quell’80% degli elettori indipendenti che hanno eletto ..”.

Nessuna influenza dal padre che voleva che Geronimo continuasse a fare l’avvocato.

Eppure è stato grazie ad un decreto del governo sui mandati degli enti pubblici che è stato fatto fuori Sticchi Damiani e si è aperta la strada al figlio di Ignazio come presidente dell’ACI.

Avere quel cognome ha sicuramente aiutato la carriere di Geronimo ma anche degli altri figli del presidente del Senato: Lorenzo Kocis dal 2022 è consigliere municipale a Milano dove è anche capogruppo di Fratelli d’Italia. Ma il padre non c’entra nulla, spiega il giovane La Russa: “è una cosa che faccio con passione ..”. Ma chi gli ha pagato la campagna elettorale? “Qualche birra da offrire agli amici l’ho chiesta a mio padre” – prova a buttarla sul ridere Kocis ma in realtà, come racconterà Report, la campagna per essere eletto a consigliere municipale è costata più di 2 birre,il presidente del Senato ha sborsato 10800 euro. Una cifra che appare piuttosto alta per questa carica da consigliere se si pensa che il candidato PD alla presidenza del municipio, Mattia Abdu Ismahil, ha speso appena 1200 euro. Papà egiziano e mamma italiana, dichiaratamente omosessuale, la nemesi per quelli di fratelli d’Italia.

La scheda del servizio: In nome del padre di Giorgio Mottola

Collaborazione di Greta Orsi

Immagini di Fabio Martinelli, Alfredo Farina, Dario Parlapiano e Andrea Lilli

Ricerca immagini Alessia Pelagaggi

La Russa e i figli: potere, politica e conflitti d’interesse.

Nella tradizione parlamentare italiana al presidente del Senato, che rappresenta la seconda carica dello Stato, è sempre stata richiesta la massima imparzialità. Ma è stato così in diversi interventi di Ignazio La Russa, alcuni dei quali riguardano anche i suoi figli? Report ricostruisce con testimonianze inedite il ruolo che avrebbe avuto La Russa nell’ascesa del primogenito Geronimo alla guida di Aci, nel percorso politico iniziato dal secondogenito Lorenzo Kocis e nella vicenda giudiziaria che ha riguardato il terzogenito Leonardo Apache.

Il megafono della destra

Vediamo se dopo la prima inchiesta su Esperia, presunto media indipendente in realtà organo di informazione molto legato all’estrema destra di governo, Zavalani (direttore editoriale di Esperia) avrà voglia di confrontarsi con le domande di Report.

Sentir parlare Zavalani è come sentir parlare Meloni o qualsiasi altro esponente della destra meloniana: le radici, il contesto, non si possono cancellare. Radici di cui si vantano pure.

Le domande erano semplici: perché per la fondazione della società si sono rivolti ad una fiduciara, con cui scudare i veri proprietari? Sapevate che il presidente era massone?

Ecco, di fronte a queste domande il direttore ha improvvisato un comizio, tirando fuori i commenti fatti da altri utenti sui sociale (di cui Report non è responsabile).
Ma quanto è vasto (e poco conosciuto) il fronte della propaganda neofascista?

Il servizio di Luca Bertazzoni si occuperà poi di Casaggì, una associazione fiorentina fondata da studenti di azione giovani di AN, da cui è nata la sigla azione studentesca, responsabile dell’aggressione a sei studenti a Firenze. Casaggì è la cerniera tra la destra di governo di Meloni (che a parole prende sempre le distanze dal fascismo) e l’estrema destra, che nel fascismo pesca a piene mani.

Uno dei fondatori di Casaggì, Francesco Torselli, è stato eletto nel parlamento europeo, ma altri fondatori hanno preferito seguire altre strade: Marco Scatarzi ha fondato una casa editrice, Passaggio al Bosco. I libri che pubblica si distinguono per trattari i temi classici del fascismo: la rivalutazione dei valori del fascismo, l’antifemminismo, remigrazione. Tra gli autori in catalogo c’è Mussolini, Clemente Graziani fondatore di ordine nuovo e Leon Degrelle, ex ufficiale delle SS. Report ha chiesto ad Alex Orlowsky di analizzare i contenuti sui social della casa editrice e dei follower: molti sono bot che pubblicano contenuti antisemiti.

Casaggì e Passaggio al Bosco non pubblicano contenuti antisemiti ma interagiscono con account falsi che fanno propaganda fascista.

Loro non si definiscono fascisti” prova a giustificarsi Donzelli – responsabile organizzativo di FDI. Ben venga che si pubblichino i libri, prosegue Donzelli senza censure, riferendosi alle proteste alla fiera Più libri più liberi per la presenza di questa casa editrice lo scorso anno.

Basta con questi tribunali morali, basta censure per i libri che inneggiano ai camerati e al loro valore – aggiunge il presidente della fondazione Tatarella Franscesco Giubilei.

E allora il comunismo, e allora Stalin? La solita difesa (sentità già dall’ex ministro Sangiuliano) va sempre bene per buttarla in caciara. In Italia abbiamo avuto la dittatura fascista mentre i comunisti hanno combattuto per la libertà. Difficilmente negli stand delle fiere si trovano libri a favore della mafia, del terrorismo rosso o di Stalin. L’apologia di fascismo è reato.

La scheda del servizio: Il braccio destro di Luca Bertazzoni

Dai meme ai merchandising: il mondo parallelo della propaganda social

I buchi della giustizia

Nello scorso gennaio Report aveva raccontato del sistema ECM, un programma di Microsoft che è stato installato, in modo silente, sul pc di 40 mila magistrati: dovrebbe servire per l’amministrazione del device da remoto ma, come il servizio ha dimostrato, consente di spiare l’attività dei magistrati senza che questi se ne accorgano.
Tutto regolare secondo il ministero della Giustizia: ma chi garantisce che i dati dei magistrati siano al sicuro?

La scheda del servizio: Giustizia cieca di Carlo Tecce e Lorenzo Vendemiale

Immagini di Antonio Castoro, Chiara D’Ambros, Andrea Lilli, Fabio Martinelli e Alessandro Sarno

Ricerca immagini di Ludovica Sala

Montaggio di Sonia Zarfati

Grafiche di Giorgio Vallati

Report torna sulle falle del sistema informatico al Ministero della Giustizia

Dopo aver rivelato l’esistenza su oltre 40mila postazioni della Giustizia dell’ormai noto Ecm, un comune programma informatico che potrebbe permettere di controllare a livello centrale tutte le postazioni periferiche. Con un effetto collaterale non banale però in un contesto sensibile come quello della magistratura: il programma offrirebbe la possibilità concreta di entrare nei computer di giudici e procuratori senza richiederne il consenso e soprattutto senza alcun tipo di notifica. Con documenti e testimonianze esclusive, Report replica a tutte le rassicurazioni del Ministero e conferma tutti i dubbi della magistratura e delle opposizioni. Dal ruolo degli amministratori alle pratiche sulla trasparenza sino ai fornitori esterni: ci sarebbe più di un buco nel sistema informatico della Giustizia, ma finora l’unico a pagare è stato il tecnico che ha sollevato il caso prima in Procura a Torino e poi con Report.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

13 maggio 2026

Maigret e il ladro indolente di Georges Simenon

 

Qualcosa fece un gran rumore vicino alla sua testa e Maigret cominciò a dimenarsi, imbronciato, quasi spaventato, annaspando con un braccio sopra la coperta. Era consapevole di trovarsi nel proprio letto, e anche della presenza di sua moglie, che era più sveglia di lui ma non osava aprir bocca e restava in attesa al buio.

Ma cosa ne sanno questi nuovi giudici, cresciuti studiando solo le carte, i codici, i regolamenti, su come di fa un’indagine, come si interroga un sospettato, come ci si mette sulle tracce di un criminale? Solo chi ha conosciuto i ladri, i rapinatori, quelli che sfruttano le prostitute le sanno queste cose. Sanno come ragionano, quali precauzioni prendono per difendersi e come prenderli in castagna in un interrogatorio.
Ma questi metodi, quelli dei poliziotti vecchio stampo, sono metodi vecchi. Pedinamenti, appostamenti che durano anche ore, a qualunque ora, al freddo. Anche il voler entrare nella mente di un criminale, come ha sempre fatto Maigret, o i “piedipiatti” della sua generazione, non serve a niente.
Sono questi i pensieri, un po’ tristi, che girano nella testa del commissario, mentre si appresta ad uscire in una notte di inverno, dopo ave ricevuto una telefonata dall’ispettore Fumet. Un altro della vecchia guardia, capace di fare il suo mestiere ma destinato a non fare carriera perché in difficoltà nella scrittura dei rapporti.
Anche questa telefonata, un morto trovato da due agenti in pattuglia: un altro commissario, uno di quelli giovani imbevuti di teoria, l’avrebbe dimenticata. Ma Fumel, e Maigret, no, perché quel morto ha qualcosa di strano:

Un uomo di una certa età... Più o meno la mia... Per quello che ho potuto capire non ha niente in tasca, nessun documento... Ovviamente il corpo non l’ho spostato... Non so perché, ma mi sembra che ci sia qualcosa di strano e ho preferito telefonarle…

Arrivato sul posto, Maigret crede di riconoscere il morto, la conferma arriverà successivamente incrociando i dati del casellario: si tratta di Honoré Cuendet, un ladro che il commissario aveva incontrato più volte nella sua “carriera” criminale, arrivando persino ad interessarsi della sua strana vita e a stimarlo, quasi.
Cresciuto in Svizzera, un passato nella legione da cui era scappato senza motivo, così come senza motivo sembravano i furti di cui era stato accusato.

Ma per il magistrato accorso sul posto, non c’è nessuna indagine da fare: si tratta di un omicidio per un “regolamento di conti”, come a dire, finché si ammazzano tra di loro i criminali meglio non sprecare energie. Questo il modo di pensare dei signori del palazzo di Giustizia:

Ristrutturazione: così la chiamavano. Giovanotti istruiti e beneducati, che provenivano dalle migliori famiglie della Repubblica, studiavano nei loro uffici silenziosi soluzioni efficaci per tutti i problemi.

Ma quel morto ha qualcosa di strano: nessun criminale avrebbe infierito sul corpo in quel modo. E poi, come mai il cadavere è stato spostato? Perché Honoré non è stato ucciso in Bois de Boulogne? Chi l’ha spostato, e perché?

Honoré era un ladro con una sua etica: mai armato, amava studiare le ville dei signori per giorni, per settimane, osservando la vita delle persone dall’esterno. Per poi capire il modo come entrare in casa, quando le vittime erano al suo interno.

«Vuoi dire che per lui è come un vizio?».

«Forse la parola è troppo forte, ma sospetto che fosse una mania, che lui provasse un certo piacere a introdursi nell’intimità delle persone.»

Inizia così un’indagine in cui ufficialmente Maigret non è coinvolto, sarà perfino costretto a mentire e chiedere di mentire per non farsi scoprire a questo omicidio che per la procura è un caso chiuso.
Perché ufficialmente Maigret è impegnato su una serie di rapine su cui la Procura è allarmata per la “recrudescenza della criminalità”.

A questo era ridotto il loro mestiere: a dover proteggere non la vita delle persone, la loro incolumità, ma i beni posseduti dallo Stato, dalle famiglie della borghesi, dalle banche, dalle assicurazioni. Queste sono le indagini che interessano ai pezzi grossi.

In realtà, il nostro compito principale è di proteggere prima di tutto lo Stato, il governo, qualunque esso sia, le istituzioni, poi la moneta e i beni demaniali, la proprietà privata e solo dopo, ma proprio all’ultimo posto, la vita degli individui...

Anche qui, Maigret una certa idea su chi sta dietro queste rapine, ce l’ha in testa ma, troppo orgoglioso per parlane col procuratore, decide di muoversi coi suoi uomini sotto traccia, tenendo d’occhio i vecchi membri di una banda, su cui aveva già indagato e che erano tornati in libertà.

In questo romanzo, dove il commissario si avvicina, tristemente, all’età della pensione, emergono tutti i tratti distintivi del suo carattere: la difficoltà se non l’insofferenza nel tenere i rapporti coi “piani alti”, che siano la Procura o la stessa polizia. Quelli che chiedono il tatto, il guanto di velluto quando si parla di indagare le persone perbene, gli intoccabili.

E, dall’altra parte, la forte empatia con gli ultimi, quelli che la vita ha costretto a dover prendere una brutta strada per sopravvivere, come le prostitute. O le persone dotate di una intelligenza che lo incuriosisce, come questo “ladro indolente”, una persona capace di osservare con pazienza le sue vittime, di passare ore a leggere le riviste, i libri, per informarsi, perché “la sua testa non stava mai ferma”.

La morte di Cuendet lo addolorava e lo rattristava. Ce l’aveva personalmente con i suoi assassini, come se lo svizzero fosse stato un amico, un compagno, o comunque una conoscenza di lunga data.

Se il povero Honoré non potrà avere giustizia, perché “è stato un regolamento di conti”, e il giudice non accetterebbe mai la verità che Maigret – deus ex machina di tutta questa storia – ha scoperto, troverà il modo di ricompensare questi ultimi, a modo suo, anche non rispettando fino in fondo le regole.

La scheda del libro sul sito di Adelphi
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09 maggio 2026

Anteprima inchieste di Report – La benzina per Israele, la crisi al San Raffaele, gli affari di Lotito, la mafia e l’eolico

Queste le anteprime dei servizi che andranno in onda domani sera nella puntata di Report

LAB REPORT: BENZINA SUL FUOCO

di Manuele Bonaccorsi, Madi Ferrucci

La Global Sumud Flotilla è stata fermata da Israele al largo di Creta nella notte tra il 29 e il 30 aprile. Gli aiuti umanitari, al momento, non possono entrare a Gaza. Eppure, come rivela un’inchiesta di Report e Greenpeace, dall’Italia verso Israele sono partite, dal 2024 a oggi, spedizioni di carburante e petrolio destinate anche ad aziende legate alle forze militari israeliane. Non solo: tra il 2024 e il 2026, da Isab, il petrolchimico di Priolo in Sicilia, sono partiti almeno cinque carichi di carburante diretti in Israele al colosso energetico ORL Bazan, legato alle forze militari. In base al diritto internazionale, gli Stati hanno l’obbligo di prevenire e non contribuire a conflitti che coinvolgono civili. Perché questi carichi allora non sono stati fermati?

LA PUNTA DELL'ICEBERG

di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella

Collaborazione Lidia Galeazzo, Alessia Pelagaggi

Il 5 dicembre 2025 al reparto ad alta intensità di cura "Iceberg" dell'Ospedale San Raffaele di Milano scoppia una crisi. Il personale della Cooperativa Auxilium Care, chiamato in servizio per sostituire personale sanitario esperto, non è all'altezza delle gravi patologie dei pazienti in cura: si registrano somministrazioni di farmaci in sovradosaggio e persino incapacità di prendere la pressione ai malati. Report racconterà cosa c'è dietro l'incidente e qual è lo stato di salute del Gruppo San Donato, il gigante della sanità privata convenzionata che possiede il San Raffaele.

IL BUNKER

di Luca Chianca

Collaborazione Alessia Marzi

Oggi nel cuore di via di Porta Latina c'è una delle più importanti proprietà del senatore di Forza Italia e Presidente della Lazio Claudio Lotito. La maggior parte dell'area su cui insiste il complesso immobiliare è vincolata nel rispetto delle mura aureliane che si trovano a pochi metri di distanza. Eppure, stando a una documentata ricostruzione, Report ha scoperto la presenza di alcune anomalie. Nel frattempo, la Lazio ha iniziato un percorso amministrativo per essere quotata sulla borsa di New York e qualche mese fa ha lanciato l'idea di restaurare lo stadio Flaminio. Ma che sostenibilità finanziaria ha la società del senatore Lotito per lanciarsi in queste operazioni? Perché da quel che Report ha scoperto la Lazio spende molto, e a incidere sui suoi bilanci sarebbero anche le altre società del gruppo Lotito.

LA VIA DELLA PALA

di Walter Molino

Collaborazione Andrea Tornago

Le infiltrazioni della criminalità organizzata nel grande business dell’energia eolica, dalla Sicilia fino a Verona. Rivelazioni inedite ed esclusive sugli affari di Matteo Messina Denaro in Veneto.






PSICOLOGO DEI SOLDATI IDF

di Giammarco Sicuro


Tuly Flint è uno psicologo e un ex soldato israeliano pentito dopo aver combattuto a Gaza. Oggi si prende cura dei militari dell’IDF che rientrano dalla Striscia e dal Libano e rivela a Report alcuni loro racconti.

08 maggio 2026

Ombre sulla Repubblica di Aldo Giannuli


 
Italia, 1945-1948: una guerra civile latente

Conoscere il passato per saper comprendere il presente e come siamo arrivati a questo presente, con un partito proveniente dall'estrema destra al governo e con una classe dirigente che nemmeno si riconosce nell'antifascismo.

A questo servono i libri di storia e a questo servono gli storici, tanto più se parliamo di storia moderna dove il rischio di confondere la conoscenza dei fatti, delle relazioni, delle cause (che hanno provocato gli effetti) con le proprie idee poitiche rischia di contaminare il racconto.

Ma non è questo il caso di Aldo Giannuli: lo spiega direttamente nell'introduzione

"Dunque, lo storico del proprio tempo deve essere molto vigilante su sé stesso. Essere di parte (e confessare le proprie posizioni ideologiche è la cosa più onesta che si possa fare".

In questo lungo e ben documentato saggio Giannuli copre i tre anni fondamentali durante i quali è nata la nostra giovane democrazia, gli anni tra la fine della guerra di Liberazione (o guerra civile) e le prime elezioni del 1948, quando si instaurò al potere quel blocco politico con al centro il partito della Democrazia Cristiana rimasto stabilmente al governo per più di 40 anni.

Un percorso non rettilineo, passato attraverso finte epurazioni dei fascisti (e del fascismo), attraverso colpi di stato veri o solamente annunciati (l'intentona, per dirla alla spagnola) ovvero come strumenti di pressione verso i fragili governi di Ferruccio Parri e De Gasperi nati sulle ceneri del fascismo.

Non un triennio di transizione dalla guerra verso la democrazia, ma un periodo di formazione dove si sono consolidati quelle forze, quegli assetti di potere che hanno influenzato la storia del nostro paese fino ad oggi.

Nell’introduzione abbiamo sostenuto, in primo luogo, il carattere fondativo del triennio 1945-1948, non solo per il lascito della Costituzione, ma anche perché allora si è organizzato il sistema politico e di potere che poi è rimasto identico a se stesso sino al 1992

La Chiesa, il potere della "forza" (le forze di intelligence, ufficiali e non, la forza militare), il potere industriale che in Italia è per lo più basato sulla rendita.

L’idea di insieme che ne ricavo è che quel triennio fra la fine della guerra e la fine dei lavori dell’Assemblea Costituente sia stato segnato da una «guerra civile latente», poi evoluta in una «guerra civile fredda» (cap. 9), perfetto pendant della «Guerra fredda»

Sono gli anni in cui sono avvenute stragi ancora misteriose (e su cui ancora girano tante verità di fatto che non corrispondono alle verità storiche), come la strage di Portella della Ginestra, il 1 maggio del 1947. Una storia di criminalità locale, il bandito Giuliano che ha sparato sulla folla di braccianti in festa.. no, un primo episodio di una strategia della tensione verso il governo, la DC, verso le sinistre per condizionare la situazione politica col terrore.

Una storia che a tratti assomiglia ad un romanzo di spie: il nostro era un paese uscito sconfitto dalla guerra, sebbene una parte (minoritaria) degli italiani avesse combattuto contro gli occupanti nazifascisti con le formazioni partigiane. Eravamo un paese sotto tutela, sotto il controllo delle potenze vincitrici, non tutte avrebbero voluto per l'Italia una piena democrazia, pieni poteri (in ambito politico, industriale, militare).

Aldo Giannuli racconta delle influenze dei paesi vincitori che occuparono il nostro paese sia con la presenza delle truppe, sia con la presenza dei loro agenti.

Gli agenti dei servizi occidentali, chiaramente, inglesi e americani, ma anche gli agenti sovietici, attenti a non pestarsi troppo i piedi tra di loro. Quello che ho trovato interessante è stato il capitolo dedicato alle interferenze dei servizi Jugoslavi, interessati ad entrare in possesso delle zone ad est di Trieste.

E poi chiaramente gli ex fascisti che dopo la sconfitta (e dopo le torture, i massacri, i delitti, le ruberie) si erano nascosti o eclissati, in attesa di tempi migliori.
L’autore racconta degli attentati al sud, ma non solo, delle cellule fasciste, le “uova del drago” compiuti per destabilizzare le istituzioni o, come in Sicilia, per spingere il governo a concedere l’autonomia.

Dal sito NotizieGeopolitiche.net, relativamente alla questione dei servizi:

Servizi ufficiali e strutture parallele
Un altro aspetto decisivo è la molteplicità degli apparati informativi.
Nel dopoguerra non esiste soltanto un servizio segreto ufficiale, ordinato, lineare, pienamente riconducibile a una catena istituzionale trasparente. Esistono strutture militari in trasformazione, uffici riservati del Ministero dell’Interno, reti alleate, canali americani, informatori legati al mondo industriale, residui di apparati fascisti, organizzazioni clandestine di destra, servizi di partito, circuiti informali.
Questa pluralità rende il quadro molto più complesso. Il potere informativo non è concentrato in un unico centro. È disperso, stratificato, competitivo. E proprio questa dispersione produce zone grigie. Dove finisce lo Stato e dove comincia il servizio parallelo? Dove finisce la collaborazione con gli Alleati e dove comincia la subordinazione? Dove finisce la prevenzione legittima e dove comincia la manipolazione politica? Dove finisce l’antifascismo istituzionale e dove comincia l’uso tattico di elementi neofascisti in chiave anticomunista?

Da tutto il racconto, veramente ben dettagliato con continui rimandi ad altre opere e citazioni di documenti ufficiali presi dai vari archivi, emergono tre figure principali che hanno caratterizzato questo periodo e dunque la fondazione e la formazione della nostra Repubblica: Palmiro Togliatti, Alcide De Gasperi e Maria Giuseppe Giovanni Pacelli, papa Pio XII.

Il PCI di Togliatti, con la svolta di Salerno, aveva rinunciato all’idea della rivoluzione, ma sul partito comunista, il più grande dell’Europa occidentale, pesavano i sospetti per i legami con Mosca che il segretario non seppe risolvere (o forse non era in grado di risolvere).
Se la coalizione con i partiti di centro sinistra fu vincente alle elezioni del 1946 su referendum e Assemblea Costituente, essa fu sconfitta nel 1948 alle prime elezioni. L’Italia era rimasta un paese profondamente moderato, le persone erano stanche dalla guerra, più che la rivoluzione (quale? E come?) volevano la tranquillità. Quella garantita dalla Chiesa, dalla DC, l’altro partito di massa.

Si di lui scrive Giannuli:

Togliatti ebbe sempre un’idea tutta e solo politica della rivoluzione, non credette mai nel protagonismo delle masse, che poteva affermarsi solo grazie al ruolo del partito [..]
Per Togliatti la rivoluzione fu soprattutto l’occupazione del potere statale da parte del Partito, e a tutti i livelli.

Un leader politico intelligente che però non aveva saputo leggere bene il suo tempo, aveva fatto molte concessioni, alla DC, alla Chiesa, agli ex fascisti, sperando poi di averne un ritorno politico:

.. seguirono le altre concessioni alle controparti: alla Chiesa il voto sull’articolo 7 della Costituzione, alla Confindustria lo smantellamento dei consigli di gestione in fabbrica, la riabilitazione di manager come Vittorio Valletta e la politica di moderazione salariale, al clandestinismo fascista l’amnistia..

Alcide De Gasperi guidò il governo dopo la fine dell’esperienza di Ferruccio Parri, un esecutivo nato dal CLN e non da una elezione: dovette giostrarsi tra i paletti imposti dalle potenze vincitrici, la presenza ingombrante dell’esercito, dell’intelligence, del banditismo al sud (gli autonomisti siciliani, la banda Giuliano), quella della Chiesa, un potere ingombrante e diffuso, molto più che quello dei partiti. Dopo la strage di Portella – su cui Giannulli racconta i possibili moventi e i perché – chiuse l’esperienza di governo col PCI, spalancando la strada ai goveni

Chiuse un occhio sul “potere della forza”, i giochi sporchi dei servizi (compresi quelli non ufficiali come il “Noto Servizio”, a metà tra la fedeltà atlantica e quella alla nostra Costituzione.

Assieme a Togliatti, questo va dato loro atto, evitarono la guerra civile in Italia, che all’indomani della fine della guerra sembrava poter scoppiare da un momento all’altro (per vari motivi, la resistenza tradita, il ritorno dei fascisti).

Infine papa Pacelli:

Pacelli fu un papa antiecumenico, antimodernista, tradizionalista, cultore dell’idea del Papato imperiale, e accesamente anticomunista.

Accettò il fascismo e il nazismo come male minore rispetto al comunismo, come anche dovette accettare parzialmente il laicismo che arrivava con l’American way of life.

Un papa moderno, per come imparò ad usare i nuovi media come la Radio, ma un papa antimodernista su temi sociali, culturali, civili:

Pacelli incoraggiò la nascita di organismi del laicato per categorie sociali, e nacquero così il centro italiano femminile, l’associazione dei maestri cattolici, l’associazione cristiana dei lavoratori italiani

Ombre sulla Repubblica racconta dunque degli anni di formazione della nostra Repubblica, la nascita della Repubblica dei partiti, il consolidamento di una Costituzione materiale in attesa dell’attuazione di quella dei costituenti.
Un modello basato sull’equilibrio dei poteri, ma che pagava il pegno dell’immobilismo: abbiamo dovuto aspettare il 68 e ancora, per avere le prime riforme sulla smilitarizzazione della polizia, lo statuto dei lavoratori, il divorzio..
Dice un’altra cosa, Aldo Giannuli: la nostra Costituzione, la nostra Repubblica non è nata da una pacificazione, con l’ammissione delle proprie colpe dei fascisti, di chi li ha supportati tra industriali, chiesa, borghesia. La nostra Repubblica nasce da una guerra civile che non si è ancora chiusa, nemmeno oggi. Lo si capisce dai tanti nemici della Costituzione nella politica, nella classe dirigente. La legge uguale per tutti, il salario dignitoso, la tutela dell’ambiente.

La scheda del libro sui sito di Amazon e Ibs.

Il blog dell’autore Aldo Giannuli e il suo canale Youtube

07 maggio 2026

Ombre sulla Repubblica - la nascita di Israele e i sionisti in Italia (di Aldo Giannuli)


 Ultimo caso del tutto particolare è quello sionista che utilizzava l’Italia come corridoio di passaggio per sbarcare in Palestina partendo dai porti di Bari e Brindisi (esattamente come i gararchi nazisti in fuga che cercavano rifugio in Egitto). La cosa in sé avrebbe avuto scarso rilievo opitico (al massimo qualche incidente con gli inglesi che cercavano di impedire l'afflusso ebraico in Palestina) se non ci fossero state alcune complicazioni. Il sionismo era diviso in due organizzazioni principali: l’Haganah (più moderata, che cercava per via poiltico-diplomatica uk riconoscimento per il costituendo Stato di Israele e tentava di passare dando il minor disturbo possibile) e l'Irgun.

Anzi, per la precisione,l’Irgun Tzvai Leumi, fondata da una scissione dell’Haganah, era la componente più radicale e militarista, dedita al terrorismo antibritannico, che, in Israele, compì l’attentato contro l’hotel King David presso il quale aveva sede il comando inglese (60 morti di cui 17 ebrei), per intenderci, l'omologo ebraico dell'attuale terrorismo islamista di Hamas.

Il fondatore, Vladimir Jabotinsky, era di orientamento schiettamente nazionalista e manifestava apertamente un violento razzismo antiarabo. Per la verità, Jabotinsky non teorizzò il genocidio della popolazione araba quanto, piuttosto, una pulizia etnica (all’epoca l’espressione non era in uso) attraverso una guerra che escludeva qualsiasi possibile mediazione politica. Nonostante questa caratterizzazione nazionalista e razzista, Jabotinsky non si disse mai fascista, ma ebbe una fattiva collaborazione con Mussolini che (in funzione anti inglese) gli concesse il porto di Civitavecchia per fondare l’embrione della marina ebraica.

Poi egli morì per infarto a New York nel 1940, ma gli sopravvisse la sua creatura politica che, attraverso molte trasformazioni, vive nel Likud, partito attualmente al potere a Tel Aviv.

Il 31 ottobre 1946, l’Irgun, con l’appoggio del Fascio di Azione Rivoluzionaria di Pino Romualdi (torna la costante della collaborazione con i fascisti) compì un attentato contro l’ambasciata inglese a Roma, creando qualche problema diplomatico all'Italia. In sé poca roba (solo due feriti e nessun morto) ma politicamente questo apriva spazi al clandestinismo fascista aumentandone il potere contrattuale, perché il governo della Repubblica doveva prendere in considerazione l'idea di una collaborazione sistematica fra i fascisti e i temibili uomini dell'Irgun. E si capisce agevolmente come Romualdo, con grande realismo, sia passato sull'antisemitismo per avere alleati, esattamente come aveva fatto il suo duce sei anni prima.

Da Ombre sulla Repubblica di Aldo Giannuli

 La scheda del libro sui sito di Amazon e Ibs.

Il blog dell’autore Aldo Giannuli e il suo canale Youtube 

02 maggio 2026

Anteprima inchieste di Report – il tarfufo spagnolo, il caso Santanché, il caso Venezi, la zia di Zampolli il disastro di Cutro

Il tartufo cinese

Ma il tartufo che si mangia nei ristoranti, è italiano o no? Arriva dalla Spagna? Dalla Cina?

Dopo aver raccontato come si profumano i tartufi “chimicamente”, domenica sera Report ci racconterà di come oggi la vera capitale del tartufo sia in Spagna, a Sarrion.

LAB REPORT: TARTUFI CINESI di Lucina Paternesi

Collaborazione Cristiana Mastronicola

Si chiama Nero pregiato o Nero Norcia ma in realtà, oggi, viene quasi tutto dalla Spagna grazie ai forti investimenti, europei e statali, che negli ultimi 30 anni hanno puntato sulla coltivazione.

Dalla Spagna, però, passa anche il tartufo cinese che poi arriva in Italia, nonostante sia vietata la commercializzazione. Noi lo abbiamo assaggiato perché, in realtà, ne gira molto di più di quello che immaginiamo.

Tutto pur di non fallire

C’è voluta la sconfitta al referendum sulla giustizia per far dimettere – forzatamente perché da sola non se ne sarebbe mai andata – Daniela Santanché dalla poltrona di ministra del turismo.

Forse Meloni si è resa conto di quanto fosse imbarazzante la vicenda giudiziaria (di cui si era occupata Report in più puntate), per cui ora la senatrice di fratelli d’Italia rischia una condanna per bancarotta.

La scheda del servizio: È TUTTO UN CINEMA di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

Dopo le dimissioni imposte da Giorgia Meloni a Daniela Santanchè la ex ministra, senatrice di Fratelli d’Italia, è alle prese – tra continui colpi di scena – con le vicende giudiziarie e societarie. Rinviata a giudizio per falso in bilancio e indagata per falso in bilancio in un altro procedimento, Santanchè ha venduto Visibilia ma le sue sorti personali e penali restano intimamente legate a quelle della società. Se l’azienda fallisce, rischia un processo per bancarotta. Per questa ragione, nonostante sia gravata da un fardello di 7 milioni di euro, Visibilia sta passando di mano in mano da un gruppo imprenditoriale all’altro. Ci sarebbe però un unico filo conduttore a tenere insieme questi continui cambi di proprietà, che restano sotto la lente della magistratura, con diverse ipotesi.

La direttrice che pensava di essere meritevole

Alla fine è stato il sovrintendente della Fenice a licenziare la direttrice Venezi, designata direttrice musicale del teatro pur non avendone tutti i titoli (se non la vicinanza alle sorelle Meloni, la partecipazione a Sanremo, un premio ad Atreju, un padre dirigente di Forza Nuova..).

Un altro tentativo della destra meloniana di occupare le poltrone nella cultura, per imporre la sua egemonia, nella musica, nel teatro e anche nel cinema. Con la bocciatura dei finanziamenti al film su Regeni.

La scheda del servizio: BELLA CIAO di Luca Bertazzoni

Collaborazione Samuele Damilano

Dopo mesi di polemiche e scontri, il Sovrintendente della Fenice ha annunciato l’annullamento delle collaborazioni future con Beatrice Venezi, che lo scorso settembre era stata designata direttrice musicale del teatro veneziano. Report ripercorre le tappe della vicenda e tratta anche il mancato finanziamento del Ministero della Cultura al documentario su Giulio Regeni “Tutto il male del mondo”.

L’inviato speciale di Trump

Più ci si lavora, sulla storia di Zampolli, l’ambasciatore speciale di Trump, passato dal gestire delle modelle a diventare socio nel settore immobiliare del futuro presidente Trump, più escono fatti interessanti. Come le testimonianze di altre ragazze che hanno denunciato le violenze, fino alla storia che lega assieme il compagno di Nicole Minetti ad Epstein.

La scheda del servizio: LA ZIA D'AMERICA di Sacha Biazzo

Collaborazione Luigi Scarano, Cristiana Mastronicola

Dopo il nuovo attentato a Donald Trump e la pubblicazione degli Epstein Files, Report ricostruisce la figura di Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente e fondatore dell'agenzia ID Models, attiva nello stesso circuito della Trump Model Management e della MC2 di Jean-Luc Brunel finanziata da Epstein. Le testimonianze della zia, dell'ex compagna Amanda Ungaro e di ex modelle abusate da Brunel restituiscono un ritratto inedito di Zampolli, fino all’audio di una telefonata esclusiva in cui indirizza una vittima di Harvey Weinstein verso l'avvocato che si scoprirà lavorare per la difesa del produttore cinematografico condannato per abusi. Report allarga l’inchiesta all'amico di Zampolli, Giuseppe Cipriani, oggi al centro di uno scandalo legato alla grazia ottenuta dalla sua fidanzata Nicole Minetti.

Il mancato soccorso – quanto vale la vita di un migrante?

Quanto vale la vita di un migrante? Poco, verrebbe da dire, per come viene valutata dalle politiche sulla sicurezza emesse dal governo italiano. I porti sicuri, la stretta sulle ong, gli accordi strategici con la guardia costiera libica e le milizie.

La vicenda della strage di Crotone fa emergere tutta l’ipocrisia di questa destra, che si batte per la difesa della vita a meno che non sia su un barchino partito dalle coste africane.

La scheda del servizio: LA NOTTE DEL SOCCORSO di Rosamaria Aquino

Collaborazione Norma Ferrara

Al Tribunale di Crotone si è aperto il processo per i presunti mancati soccorsi del naufragio di Cutro, avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio del 2023 in cui sono morti 94 migranti, tra cui 35 minori. A rispondere dei mancati soccorsi di quella notte sono sei agenti di Guardia costiera e Guardia di finanza. Tutto ruota intorno ad una domanda: si potevano salvare? Con audio originali delle conversazioni dei soccorritori e delle forze dell'ordine, Report ricostruirà tutte le scelte fatte quella notte e darà voce ai famigliari delle vittime che ad ogni udienza chiedono verità e giustizia.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

30 aprile 2026

Persa e mai ritrovata di Simon Mason

 

Uno
L’autolavaggio abusivo sulla strada in uscita da Oxford in direzione sud è quello più economico in città, una struttura improvvisata tra pozzanghere e rivoli oleosi, lucidi e neri sotto tendoni fradici.

La chiave di questo terzo romanzo di Simon Mason, con protagonisti la coppia di investigatori Ray e Ryan Wilkins, è il contrasto. Ovvio, non solo il contrasto nel vedere assieme i due ispettori Wilkins così diversi tra di loro: Ray elegante, bello, proveniente dalla buona società, con ottimi studi alle spalle e una moderata ambizione davanti per fare carriera in polizia. Tutto il contrario di Ryan, cresciuto in un caravan, un figlio – il piccolo Ryan – avuto da una compagna morta per droga. Tanto riflessivo, posato e rispettoso dei modi e delle gerarchie, anche sociali il primo. Quanto insofferente alle regole, istintivo, sordo di fronte ai regolamenti, incapace di imparare dai propri errori.
Eppure assieme, i due Wilkins hanno risolto casi importanti: l’omicidio presso il college di Barnabas Hill (Un omicidio a novembre) e il complicato caso della sparizione della piccola Polly Clark (Il caso Poppy Clark).

No, non sono solo i contrasti tra i due a guidare il libro: in questo si parla dei contrasti dentro la società inglese, non solo a Oxford dove si svolge la storia. Da una parte le persone perbene, magari con qualche titolo nobiliare, a cui tutto sembra concesso, anche scampare alle proprie responsabilità. Dall’altra gli invisibili, gli ultimi della società: i senzatetto, le prostitute, persone che vivono alla giornata, sperando di sopravvivere anche questa notte, ricorrendo a tutto quello che hanno, il loro corpo, l’istinto di sopravvivenza quando c’è. Ricorrendo anche a qualche piccolo reato. Sono gli ultimi che magari non vorremmo vedere, che releghiamo ai margini, negando ogni sostegno. Quelli contro cui si scaglia con ferocia a volte, il pugno della legge, con gli sgomberi degli assembramenti di fortuna dei clochard.

Questa terza indagine comincia proprio con una scena surreale, i famosi contrasti di cui si diceva: cosa ci fa una Rolls Royce Phantom, tutta lucente, nel parcheggio della stazione vicino a Becker Street?

È la macchina della famosa – per la sua continua presenza sulle riviste di gossip - Zara Fanshawe: un passato da cavallerizza, un titolo nobiliare alle spalle, un matrimonio fallito e un problema con le droghe che si era messa alle spalle.
Che fine ha fatto Zara, visto che la macchina viene trovata vuota?

Visto l’impatto mediatico, del caso sono incaricati i due Wilkins, questa volta a comandare è Ryan.

Una scelta che crea qualche problema a Ray – il Wilkins “educato”, che ha appena ricevuto un premio per come ha risolto il caso PoppyClarke e su cui si sono accese le attenzioni del vice capo della polizia Lynch: un poliziotta tosta, energica, che ha fatto carriera anche per come ha gestito la questione dei senzatetto, con molti sgomberi.

Col passare dei giorni quella che sembrava una indagine semplice si rivela invece una rogna: che ci faceva la notte la famosa Zara Fanshawe in quella zona periferica dove, pare, si fosse fatta vedere anche nei giorni precedenti?

Nessuno vuole parlare coi poliziotti tra i frequentatori notturni di quel quartiere – per la paura di uno sgombero, per il timore di essere accusato di qualcosa.
Negli ultimi tempi però Zara si era disintossicata e stava attraversando una specie di fase mistica, come se volesse emendarsi da qualche peccato di gioventù.

Ma Zara non è andata a nascondersi da qualche parte dopo l’incidente con quella macchina così vistosa, Zara è stata uccisa. Sono Ryan e Ray a ritrovarla, morta, in un appartamento sfitto dell’ex marito

Ryan si accucciò e la osservò a lungo. Indossava un golfino costoso e pantaloni verde oliva, qualche bel gioiello, ma in quella posa disumana, in quella mansarda desolata, sembrava spogliata di tutto, povera come un barbone di strada

Questa indagine mette in difficoltà la polizia, per la pressione dei giornali, e mette in difficoltà proprio i due ispettori: Ryan sta attraversando un momento delicato col suo rapporto col figlio, che riesce a vedere solo la sera. Tutto questo non lo aiuta nel gestire i suoi rapporti con i superiori e con le persone che deve interrogare. Ray invece ha in mente la proposta che gli è arrivata dal vice capo della polizia, un incarico importante, che gli garantirebbe una enorme visibilità con la stampa ma gli toglierebbe l’adrenalina delle indagini sulla strada.

Nel frattempo altre pedine di questa storia si muovono sullo sfondo, per ragioni che si comprenderanno solo alla fine, quando tutto l’enigma verrà svelato: un clochard chiamato Waitrose che sta cercando i soldi che gli hanno rubato; un’altra “barbona” che si mette a fare domande su Waitrose, come se sapesse qualcosa..

Si torna sempre al tema dei contrasti: com’è possibile che Zara, “capelli d’oro”, la regina dei tabloid, si sia ridotta a morire in quella mansarda, quasi a volersi spogliare di tutti i suoi beni? Chi stava cercando in quel mondo oscuro dei senzatetto?

Cosa voleva dire Zara in quel suo ultimo messaggio alla polizia, dopo lo scontro della sua Rolls Royce, con le parole «Sono Zara Fanshawe». E poi «Sempre persa e mai ritrovata»?

La soluzione andrà ricercata nel passato di Zara, in una fredda notte di un capodanno di tanti anni prima. Quando successe qualcosa di così drammatico da sconvolgere la sua vita e non solo.

Ma per arrivare a questa soluzione Ryan e Ray dovranno mettersi a scavare in questo passato, andando anche a scomodare certi personaggi importanti nella polizia.

Non sempre la verità fa piacere a tutti.

Ray cercò di girarsi, ma Ryan lo trattenne. «Da quand’è che non ti interessa più la verità? Te lo dico io. Da quando hai cominciato a pensare alla tua prossima promozione».

Persa e mai ritrovata è un romanzo giallo dove l’autore è stato bravo nel mettere sul tavolo pochi tessere di questo puzzle all’inizio. Una sfida per il lettore, prova tu ad indovinare quale sia il disegno finale?
Tutto l’intreccio narrativo funziona, fino al colpo di scena finale dove si arriva in un crescendo di tensione. Funziona, ancora una volta, questa coppia di investigatori che più diversi non potrebbero essere: ma forse sta proprio in questo la loro forza, la capacità nel saper risolvere gli enigmi più intricati. La riflessione e l’impulsività. Il rispetto delle regole e sapere prendere le decisioni senza pensarci troppo.

Buona lettura!

La scheda del libro sul sito di Sellerio
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


25 aprile 2026

Anteprima inchieste di Report – il prezzo del turismo, dietro la liberazione di Alberto Trentini, il patto Melania Zampolli

La sicurezza sulle nostre autostrade

In poco più di 4 anni il governo ha già varato cinque decreti sicurezza. Ma a che punto sta la sicurezza sulle strade italiane e sulle autostrade italiane?

Siamo il paese dove è crollato un ponte, a Genova, e nessuno ha pagato. Dove per accertare le responsabilità dopo un incidente su un viadotto ad Avellino sono serviti anni di processo.

Questa sera Report si occupa dello stato dei guard-rail sulle nostre autostrade.

LAB REPORT: SENZA PROTEZIONE

di Giulio Valesini, Lidia Galeazzo e Cataldo Ciccolella

Collaborazione Alessia Pelagaggi

L’Italia è costellata di guard-rail vecchi di decenni, concepiti male e manutenuti peggio. Si suppone che proteggano e invece sono proprio loro a uccidere. Tra i più famigerati ci sono quelli con il terminale a manina, ossia piatto e senza protezione, vere lame che affettano le auto e chi ci sta dentro. Poi ci sono i paletti imbullonati che sorreggono i guard-rail, e che in caso di impatto con un motociclista causano amputazioni e lesioni mortali. Report dedica una inchiesta speciale allo stato delle barriere protettive sulle nostre strade.

Il prezzo del turismo

Il turismo è un asset importante del nostro paese. Lo sentiamo ripetere spesso dai politici di ogni colore, che poi sono i primi a dimenticarsi che un turismo sostenibile deve basarsi sul rispetto per chi ci lavora (basta salari da fame), sul rispetto delle norme ambientali (la montagna e i mari non vanno depredati) e sul rispetto degli abitanti delle città turistiche. Spesso costretti a dover subire il turismo come un peso, senza ricavarne alcun guadagno.

Il servizio di Bernardo Iovene parlerà dell’impatto ambientale delle navi da crociera nei porti turistici: nonostante le pubblicità, non sono navi ad impatto zero, le 16 che MSC ha in piano da costruire (costo per ciascuna 1 miliardi di euro) saranno basate su combustibile fossile, il gas naturale liquefatto che importiamo a caro prezzo dall’america dell’amico Trump. Oltre ai problemi (e ai costi) per il trasporto, per rifornirsi le navi da crociera devono andare fino a Marsiglia perché in Italia mancano strutture apposite per le grandi navi.

Prima o poi il gas naturale liquefatto dovrà essere abbandonato, cosa ce ne faremo delle tante navi costruite nel frattempo, dal valore di miliardi di euro? Sono navi progettate per durare 35 anni, almeno: significa che saremo costretti a rimanere vincolati al fossile per ancora tanti anni. Oppure sperare che si affermi l’utilizzo e la distribuzione del gnl di origine biologica.

E gli abitanti che vivono attorno ai porti che dicono? Sono loro a sorbirsi il fumo delle navi che anche quando rimangono ferme nei porti emettono fumi nocivi che inquinano le case a ridosso del porto. Come ad Ancona dove le navi sostano in pieno centro storico, qui oltre al fumo e alle polveri nere emesse dalle navi c’è l’inquinamento dei tir che arrivano per scaricare/caricare le merci. “Qua vivete in una fabbrica” è stato il commento di Bernardo Iovene di fronte alle immagini raccolte dal signor Riccardo che ha risposto “se fosse una fabbrica aveva già chiuso..”
Stessa situazione a Napoli al porto Beverello, coi traghetti: sommando tutti gli inquinanti pm20 pm25 e gli ossidi di azoto risulta la città più inquinata d’Italia. E poi ancora a Civitavecchia, Genova. Le navi inquinano anche quando sono ferme, perché i motori devono essere sempre accesi.

Chi vive a ridosso dei porti soffre di conseguenze drammatiche per questo inquinamento, come tumori alle vie respiratorie.
Purtroppo per loro la connessione elettrica nei porti è più costosa rispetto al GNL (da un +30 ad un +50%).

La scheda del servizio: L'ARIA DEI PORTO di Bernardo Iovene

Collaborazione Lidia Galeazzo

Le navi quando sostano nei porti restano con i motori accesi per garantire energia a bordo, ma i camini scaricano nell’aria delle città particolato fine, ossido di azoto e anidride solforosa. Una nube che investe direttamente le città. Due studi epidemiologici indicano che in città portuali come Ancona e Civitavecchia l’indice di mortalità è più alto legato proprio alle emissioni delle navi. È un problema comune a tutte le città che si affacciano sulla zona portuale. Sulla carta l’Europa è intervenuta, infatti da maggio 2025 nel Mediterraneo è obbligatorio utilizzare carburanti con un contenuto di zolfo allo 0,1 per cento. Ma nella pratica oltre il 90 per cento delle navi traghetto, da crociera e porta container continuano a bruciare olio combustibile fino al 3,5 per cento di zolfo perché hanno installato un sistema di lavaggio dei fumi, gli scrubber, prelevano tonnellate di acqua dal mare riscaricandola a mare aperto e perfino nei porti con i residui di idrocarburi policiclici aromatici, alcalini, black carbon, sostanze che vanno a finire nella vita marina e quindi nel pesce.

Per ridurre le emissioni, l’Italia punta sull’elettrificazione delle banchine, finanziata con il PNRR, permetterà alle navi nei porti di collegarsi alla rete elettrica terrestre e spegnere i motori. Un sollievo parziale per gli abitanti delle città portuali che respirano metri cubi di biossido d’azoto specie durante le manovre di arrivo e partenza delle navi. Ma anche qui, la realtà è più complessa, servono grandi quantità di energia, le infrastrutture sono limitate e i costi restano attualmente più alti rispetto ai combustibili fossili.

La trattativa per liberare Alberto Trentini

Il 13 gennaio scorso la presidente del Consiglio Meloni e il ministro Tajani hanno accolto Alberto Trentini (assieme a Mario Burlò) a Ciampino, dopo più di un anno di detenzione in Venezuela.

Pochi giorni prima,il 2 gennaio, il presidente Trump aveva lanciato l’operazione Absolute Resolve per catturare il presidente Maduro e portarlo negli Stati Uniti con l’accusa di aver gestito un traffico di droga.

I due italiani sono stati liberati dalla nuova presidente Rodriguez dopo 423 giorni di detenzione nel carcere dove sono detenuti gli oppositori politici del regime di Maduro.
Daniele Autieri lo ha incontrato nella sua Laguna di Venezia, col giornalista ha parlato della detenzione.
Che trattative ci sono state dietro la sua liberazione?

C’è stato un primo scambio di detenuto dal Venezuela nel luglio scorso, le ONG vicine al governo americano hanno stilato una loro lista di detenuti da rilasciare, ma Trentini non era incluso. In Venezuela né il capocentro Aise – il servizio segreto – né l’ambasciata avvisano il sottosegretario alla presidenza Mantovano di questa prima trattativa.

Secondo il giornalista Estefano Tamburrini non c’è stata alcuna telefonata tra il governo italiano e quello venezuelano fino ad allora.

Così il 18 luglio 218 detenuti venezuelani vengono rilasciati dal carcere di El Cecot, in Salvador, accusati dagli USA di essere membri di una gruppo criminale, vengono riconsegnati al Venezuela e in cambio Maduro libera 10 cittadini americani e 80 cittadini venezuelani detenuto al Rodeo.

La scheda del servizio: IL CARTELLO DI TRUMP di Daniele Autieri

Collaborazione Celeste Gonano

Un italiano usato come pedina in una guerra globale che va dal petrolio alla droga. Dietro la liberazione di Alberto Trentini, ci sarebbe un intreccio tra Donald Trump, Nicolas Maduro, l’Iran e il governo italiano, tra trattative segrete e occasioni mancate che racconterebbero molto delle relazioni tra il nostro Paese e la Casa Bianca. È la storia di un risiko internazionale che passa da Roma e arriva fino al Medio Oriente.

L’ambasciatore di Trump

Ha già minacciato querele Zampolli, l’ambasciatore di Trump, contro chiunque diffonderà i video e le informazioni del servizio diReport di domenica scorsa, dove si sosteneva esistesse un patto tra Zampolli e la first lady per influenzare il presidente.

I liberali americani, gli amanti del free speech sono così, abbasso le restrizioni, ma solo per noi.

Report ha scovato una telefonata del 2017 tra l’imprenditore italiano e un suo contatto alle Nazioni Unite, dove emergerebbe questo patto: tutto risale al 2026 quando il tabloid Daily Mail aveva pubblicato un’inchiesta sul passato di Melania Trump. Quest’ultima ne aveva chiesto la rimozione ed ottenuto un risarcimento milionario dal quotidiano anche grazie alle dichiarazioni di Zampolli.

Non tradirei mai un amico” racconta quest’ultimo in una telefonata dove parla della causa e del risarcimento. E di una protezione garantita da Melania in cambio della sua difesa, per allontanare le ombre sul suo passato.

La scheda del servizio: L'UOMO DEL PRESIDENTE di Sacha Biazzo

Collaborazione Luigi Scarano, Cristiana Mastronicola

Report ricostruisce l'ascesa di Paolo Zampolli al ruolo di consigliere e inviato speciale di Donald Trump. L'inchiesta mostra in esclusiva l'audio che proverebbe un accordo tra Zampolli e la first lady Melania Trump ed esamina la sua presenza negli Epstein Files, il suo ruolo di diplomatico della Dominica, il ruolo della sua organizzazione WATO in una delle maggiori frodi nella storia delle Nazioni Unite, e le accuse di abusi di un'altra donna.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.