21 febbraio 2026

Anteprima Presadiretta – la guerra in Ucraina, il sistema pensionistico di oggi e le pensioni di domani

4 anni di guerra in Ucraina

Il 24 febbraio saranno 4 anni dall’invasione russa dell’UCraina, l’operazione speciale come l’aveva cinicamente battezzata Putin.

Dopo 4 anni, nonostante il supporto occidentale, la guerra è rimasta in stallo, i soldati russi occupano stabilmente parte delle regioni russofone contese. E nei negoziati, anche grazie all’arrivo di Trump con la sua politica di disimpegno, il potere della Russia sembra aumentato.

LA guerra è entrata nel cuore dell’Europa, la guerra dei droni, dei sabotaggi, della corsa al riarmo (per la felicità dell’industria delle armi). Una guerra che è entrata nell’agenda politica dell’Europa


Accanto alla guerra fatta dai soldati c’è poi la guerra contro la popolazione civile, sotto le bombe, senza riscaldamento, una guerra vigliacca e ancor più criminale.

E poi, la guerra ibrida, quella combattuta con le armi della propaganda, con le infiltrazioni nei parlamenti. Presadiretta ha intervistato il membro del partito socialdemocratico tedesco (SDP) Kakan Demir che al giornalista racconta dei timori nelle commissioni nel condividere informazioni riservate: dal 2020 il partito di estrema destra AFD ha portato avanti 7000 interrogazioni nel Parlamento e nei lander regionali, sulle nostre infrastrutture critiche e su come vengono trasportate le armi in Ucraina, “in quali depositi vengono custodite le armi, quali i dispositivi di sicurezza di quei depositi, quali percorsi fanno i convogli di armi in Ucraina ..”. Normalmente queste interrogazioni si fanno per presentare proposte di legge migliorative, ma AFD non ha mai proposto nulla e il sospetto del deputato è che stiano girando queste informazioni a Putin.

Le pensioni di oggi e i pensionati di domani

La somma di meno lavoratori attivi (nonostante i numeri dati dal governo), di salari più bassi, situazioni lavorative più precarie, una popolazione in decrescita sta mettendo a rischio il sistema pensionistico in Italia: di questa fragilità ne siamo consapevoli da almeno 20 anni, Piero Angela lo aveva raccontato in una vecchia puntata di Quark, quando ci aveva detto che nel 2020 ci sarebbe stato, per ogni italiano in pensione, un solo italiano attivo sul lavoro.

I conti dell’Inps reggeranno?


Cosa possiamo fare – ha chiesto Presadiretta al giornalista Sergio Rizzo? Non possiamo alzare le tasse, nemmeno possiamo tagliare troppo le pensioni, per non mandare alla fame altre persone (i poveri in Italia sono già circa 6 ml). Dovremmo rendere più stabile il rapporto di lavoro, alzare i salari, introdurre un salario minimo, combattere seriamente lavoro nero e caporalato. Ma questo non è nelle priorità né del governo (nemmeno dei precedenti in verità) né di Confindustria o delle associazioni di categoria.

Il sistema pensioni è in disavanzo (per la differenza tra contributi versati e pensioni erogate) – racconta Rizzo – ogni anno lo Stato deve metterci 50 - 60 miliardi: nel 2046 per coprire questo deficit serviranno circa 200 miliardi, il gettito irpef di un anno

Ma oltre a questo abbiamo un altro problema che inciderà sulle pensioni di domani e sull’Italia di domani: i tanti giovani, non solo laureati, che se ne vanno all’estero a lavorare. Sono state 124 mila nel solo 2024

Persone come Federica che è andata a fare la parrucchiera in un salone a Berlino dove lavora con un contratto regolare, è ben pagata (1800 euro al mese con un contratto a tempo indeterminato a part time) e può lavorare 3 giorni su 5. Niente apprendistato eterno, niente sabati in nero, niente sfruttamento. All’estero, diversamente dall’Italia, lavoro non è sinonimo di sfruttamento, pretendere una vita e un salario dignitoso non sono richieste folli.

Anziché dare bonus (basati sull’ISEE), perché il governo, non questo certo, non si impegna a dare asili gratis, mese gratis, la scuola gratis, trasporti gratis (o a prezzi molto calmierati) per venire incontro alle famiglie?
Perché non si alzano i salari, per incentivare le persone ad andare a lavorare (anziché rimanere a casa)?

La scheda del servizio:

Torna Presadiretta, in onda domenica 22 febbraio alle 20.30 su Rai 3, con la puntata “Pensione mai”. Le lavoratrici di Savona, Parma e Napoli sconfitte nella battaglia per difendere Opzione donna e costrette ad attendere anni prima di andare in pensione. Le mancate promesse della politica e la lotta di chi in pensione c’è già, ma con importi che in cinque anni hanno perso il 15% del potere d’acquisto. Nell’inchiesta, le misure dell’ultima finanziaria del governo Meloni con le motivazioni della maggioranza, le critiche dell’opposizione, le analisi dell’ex ministra Elsa Fornero e dell’ex presidente dell’Inps Tito Boeri. “PresaDiretta” racconta quanto il sistema italiano, in cui le pensioni sono pagate da chi lavora, sia diventato insostenibile. In alcune regioni come il Molise, i pensionati sono già di più dei lavoratori. L’ex direttore del Pronto Soccorso di Isernia ogni due giorni torna, da pensionato, a dare una mano agli ex colleghi. Remo e sua moglie Venere, precari della scuola, fanno i pendolari tra Caserta e Roma e quanto riceveranno di pensione? E poi, le simulazioni sulle migliaia e migliaia di precari con salari sempre più bassi che versano sì i contributi, ma non sufficienti a raggiungere il minimo necessario e quindi non matureranno la pensione. Nel frattempo, nel 2024 l’Italia ha toccato il record storico di partenze: 156mila persone hanno scelto di andare all’estero, un trend che cresce. Un reportage in Germania per conoscere Alessio, ingegnere informatico della provincia di Verona, e Federica, parrucchiera di Torino. Con loro, lo chef milanese Simone e le mamme Marianna, Francesca, Giulia, Grazia. Ventenni, trentenni ma anche quarantenni che hanno scelto di vivere a Berlino dove lavoro, casa e welfare sono una certezza.

Un viaggio, infine, nel sistema dei bonus, nelle storture dell’Isee, nelle truffe dei falsi braccianti e delle cooperative “scatole vuote”. Con l’evasione contributiva stimata dall’Inps in 10-12 miliardi l’anno e con 119 miliardi di crediti accumulati, mentre per la classe politica i privilegi resistono.

Pensione mai” è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina De Ritis con Marianna De Marzi, Alessandro Macina, Elena Marzano, Andrea Vignali, Emilia Zazza, Fabrizio Lazzaretti e Paolo Martino.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

19 febbraio 2026

Uomini a pezzi di Alessandro Bongiorni

 


Scavalcò il parapetto e si fermò sul cornicione. Era stanco, fradicio, aveva le gambe rigide. Il vento gelido gli sferzava la faccia, la pioggia arrivava a folate, i lampi illuminavano il cielo violaceo. Gli girava la testa. Iniziò a tremare. Milano, sotto di lui, era un’orgia multirazziale di luci al neon

Un ragazzo che si lancia dal cornicione di un hotel di lusso in una fredda notte di Milano.

Un vicecommissario di polizia costretto ad inghiottire pillole una dietro l’altra per nascondere il dolore delle ferite che si porta dentro. Un uomo di mezz’età che esce dal carcere riscoprendo la libertà, un magistrato lasciato a tappar buchi in Procura che passa le notti a pippare coca e poi un uomo che ha appena scoperto di stare per morire ...

Dopo “Favola per rinnegati”, Alessandro Bongiorni torna in libreria con questo Uomini a pezzi, quarto romanzo con protagonista il vicecommissario Rudi Carrera.

È lui, Carrera, uno degli “uomini a pezzi” per come è finita la brutta indagine sulla strage di piazza San Marco (“Favola per rinnegati”), quando dei ragazzini spararono su altri ragazzi seduti ad un bar con dei Kalashnikov. Un uomo a pezzi dopo la fine della relazione con Marta, che l'ha lasciato solo col suo lavoro e la sua disperazione per un incarico all’Europol all’Aia.

Nella sua testa, l’incubo che si ripete. Un dolore troppo grande. Un’altra donna della sua vita, un’altra donna che non era riuscito a salvare. Dopo Ane, Sanja, Monica e Giada, era il turno di Teresa.

Un uomo a pezzi per la morte di Teresa, la giovane ragazza che aveva usata per una sua indagine nel mondo dei trapper.

Sognava di diventare musicista, per sfuggire a quella miseria a cui sembrava condannata, ma è finita uccisa per una overdose anche per colpa sua.

Un altra donna che non è riuscito a proteggere, un altro passo verso quel baratro da cui sembra non poter sfuggire.

Finché non gli capita sulla scrivania un nuovo caso, che gli viene affidato da un procuratore in cerca di un'occasione per mettersi in mostra: un dipendente di una cooperativa che si occupa di cremazione nel cimitero di Lambrate viene trovato morto mentre stava bruciando il cadavere di un ragazzo di colore.

Il morto con un nome si chiama Nando, era stato più volte in carcere, viveva in un tugurio e, per tutti quelli che lo conoscevano, non aveva l'animo di un assassino.

L'altro, che viene battezzato John Doe, è fatto a pezzi e al suo corpo sono stati espiantati reni e fegato.

«All’uomo di colore mancano alcuni pezzi. I reni e il fegato, per l’esattezza. Ecco perché ho detto che è un po’ più complicato.» «Cristo santo» disse Carrera. «I tagli sono ben fatti» riprese il medico, «quindi non glieli hanno strappati, questi organi. Anche le ricuciture sono ben eseguite.»

Così, per sopravvivere ai sensi di colpa Carrera si getta in questa inchiesta coinvolgendo i suoi uomini, Esposito e Pelide, portandoli anche a rischiare la loro pelle.

Accanto a questa indagine che va a scavare negli angoli più bui del crimine, ci sono altre storie con altri uomini a pezzi che solo alla fine andranno a riunirsi in un unico racconto: un chirurgo famoso che è stato accusato di un delitto che non ha commesso e che ora, uscito dal carcere, è deciso a riprendersi la sua vita.

Il responsabile della sicurezza di un hotel di lusso, ex ufficiale della Finanza, che ha scoperto di avere ancora pochi anni, forse mesi, di vita, prima che la SLA si prenda tutta la sua vita.

Il magistrato tappabuchi della Procura, con due baffoni alla Escobar che in quell’indagine sul morto al cimitero di Lambrate, John Doe, il morto senza nome, sta cercando il suo riscatto.

Un ispettore di polizia a cui un’esplosione ha lasciato una profonda cicatrice in faccia che va a farsi giustizia da solo coi suoi uomini nella notte milanese, come tanti cowboy armati di corda e sapone.

Si parla di traffico di esseri umani in questa indagine tesa, dove sembra che ci sia qualcuno che stia spiando gli agenti per neutralizzare le loro mosse: uomini che vengono presi tra i tanti immigrati che sbarcano sulle nostre coste e che diventano buoni per espiantare organi che potrebbero salvare la vita ad altre persone, ciniche abbastanza di superare le remore per accettare un organo da un circuito non ufficiale.

Cosa saresti disposto a fare se sai che stai per morire e non puoi aspettare un organo da un donatore? Anche loro sono “uomini a pezzi”, uccisi, aperti come animali e usati come “come pezzi di ricambio”.

«I donatori provengono dai Paesi più poveri, immagino.»
«Questo è scontato. Mentre i riceventi vengono dai Paesi sviluppati. Dalle “democrazie”. Ma anche dai Paesi del Golfo. È il ricco che mangia il povero, un cannibalismo mascherato. Puro capitalismo.»

Il “cuore nero” dell’animo umano si è radicato anche qui a Milano, si trova a pensare Carrera: trafficanti di esseri umani, chirurghi con pochi scrupoli e broker che mettono assieme la domanda (persone con pochi scrupoli e tanti soldi) e l’offerta, a volte “volontaria”, di disgraziati che per soldi si vendono un organo. A volte non volontaria, come sembra per questo John Doe.
Per arrivare a capo di questa indagine Rudi Carrera sarà disposto a scendere a tanti compromessi, bruciando le strade di questa Milano che rimane sullo sfondo, una “pianura oscura che andava a fuoco” che attraversa come un giustiziere con tante macchie e tanti rimorsi.

Guardò il commissariato, dall’altra parte della piazzetta, e ripercorse nella sua mente tutti gli anni passati a entrare e uscire da Palazzo Castani. Le facce, le scelte, le donne della sua vita che non era riuscito a salvare, un’esistenza a cui si era donato anima e corpo pagandone sempre il prezzo.

Come me, arriverete alla fine dopo aver letto queste pagine senza riuscire mai a staccarsi e vi chiederete, avrà un futuro il vicecommissario Rudi Carrera? Noi lettori di Alessandro Bongiorni lo speriamo.

La scheda del libro sul sito Mondadori

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14 febbraio 2026

Anteprima Presadiretta – il referendum sulla giustizia, la compressione delle libertà, i crimini di ICE

Tornano le inchieste di Presadiretta la domenica sera: in questa prima puntata si parlerà di giustizia e del prossimo referendum confermativo sulla riforma Nordio.

In studio assieme al conduttore Riccardo Iacona saranno presenti l’ex magistrato Antonio Di Pietro e Nicola Gratteri in un faccia a faccia sulle ragioni a favore e contro questa riforma.

Quali saranno gli impatti di questa riforma sul sistema della giustizia e sugli italiani?

Di cosa avrebbe veramente bisogno la macchina della giustizia per funzionare meglio, perché, come ha detto lo stesso ministro Nordio, la separazione delle carriere non inciderà per nulla sull’efficienza della giustizia.


Presadiretta è entrata nel Tribunale di Alessandria, dove ha intervistato il presidente Paolo Rampini: “questo è il peggior tribunale d’Italia” ha raccontato, “certamente il nostro è molto inguaiato”.

Cerotti sulle finestre della stanza di un giudice per tener fermo il vetro. Bagni comuni per giudici, avvocati e personale amministrativo. Nelle aule delle udienze dove si fa giustizia in nome del popolo italiano ci sono sedie rovinate che non vengono sostituite. I muri della stanza di rappresentanza tutti scrostati, moquette tagliate,

Sento il dovere di chiedere scusa perché questo dovrebbe essere un palazzo diverso” commenta amaramente il presidente Rampini.

E cosa pensa di fare il governo Meloni? Un doppio CSM con in più l’alta corte di giustizia, checi costerà almeno 150 ml di euro in più (sono stime che potete trovare nel libro “Perché no” di Marco Travaglio.

Poi si parlerà del nuovo decreto sicurezza: possiamo barattare una maggiore sicurezza (che sarà poi reale) in cambio delle nostre libertà (di manifestazione, di espressione)?

Qual è lo stato della libertà di stampa nel nostro paese, specie con questa Rai sempre più Telemeloni?

In una democrazia il giornalismo serve chi viene governato, non chi governa, eppure in Italia vediamo sempre giornalisti minacciati, dalle mafie, con intimidazioni mirate (come l’attentato a Sigfrido Ranucci) e con lo spauracchhio delle querele temerarie.

Ma sono tanti i giornalisti minacciati, meno famosi di Ranucci, le cui storie nemmeno vengono raccontate, perché poco funzionali allo storytelling della destra di governo (i maranza, i giudici che scarcerano i violenti, gli immigrati..): Presadiretta racconterà la storia del giornalista Domenico Rubio di Arzano News, finito sotto scorta per le minacce ricevute dalla Camorra.


Vive nella zona nord di Napoli, 20 comuni uno attaccato all’altro, una lunga distesa di case che arriva fino a Scampia: un territorio dove vivono quasi 1 ml di persone, la più alta densità abitativa d’Europa e anche camorristica. Qui vivevano famiglie che hanno fatto la storia della criminalità: i Di Lauro, gli Amato Pagano, gli scissionisti e il clan Moccia.

I camorristi gli hanno lanciato due bombe sotto casa nell’agosto 2018, che seguivano una scia di altre intimidazioni del clan iniziate tempo prima.

E poi un viaggio in America, nell’America di Trump dove si attaccano i giudici che si permettono di applicare le leggi dando torto alla Casa Bianca, si attaccano i giornalisti che fanno domande e gli immigrati. L’America dove la polizia privata di Trump uccide le persone per strada, davanti a tutti, con un senso di impunità per gli agenti dell’ICE che deve farci paura.


Eh ma sono tutti immigrati irregolari, se fossero entrati legalmente .. queste sono le giustificazioni ciniche date di fronte alle immagini degli spari contro civili che non costituivano minaccia, di fronte agli arresti, anche di bambini, anche di persone anziane, nelle case, nelle scuole, negli uffici pubblici per il rinnovo del permesso. Presadiretta mostrerà immagini del documentario Iced out of America di Michael Nigro che ha documentato gli abusi dell’ICE, scene filmate all’interno del Tribunale per l’immigrazione di New York. Un giorno sono entrati nel Tribunale agenti mascherati che hanno iniziato ad arrestare immigrati che stavano rinnovando il permesso di soggiorno, inizialmente a Nigro è stato impedito di entrare ma alla fine è riuscito ad entrare e a riprendere queste immagini, venendo anche arrestato mentre filmava le proteste. Arrestato per aver compiuto un atto di giornalismo: fare il giornalismo è diventato pericoloso, non come a Gaza, o come in altre zone del mondo. Ma anche nella terra delle libertà, la libertà di informazione è diventata una parola vuota.

Michael Nigro era a Capitol Hill il 6 gennaio 2021, il giorno in cui i sostenitori di Trump hanno fatto irruzione alla Camera: anche in quel caso per i fan del Maga, i giornalisti erano un obiettivo (oltre che i rappresentanti dei democratici che sono dovuti scappare).

Il colpo di Stato del 6 gennaio è finito tutto in un nulla: gli assalitori sono stati graziati e ora gli Stati Uniti sono di nuovo nel mezzo di una tempesta.

Ecco perché è importante mostrare le immagini di queste persone arrestate, perché altrimenti sparirebbero nell’oscurità.

La scheda del servizio:

Un viaggio tra procure, corti d’Appello, tribunali dei minori e giudici di pace, da Alessandria a Gallarate, Roma e Milano. Lo propone “PresaDiretta Open” con cui si apre la nuova stagione di “PresaDiretta”, il programma di Riccardo Iacona con il coordinamento giornalistico di Maria Cristina De Ritis, in onda domenica 15 febbraio alle 20.30 su Rai 3. Uffici con carenza del personale amministrativo fino al 60%, strutture dove gli atti dei procedimenti si snodano per chilometri e chilometri, sedi con udienze fissate al 2032. Le sfide per centrare entro giugno gli obiettivi del Pnrr e i paradossi dell’innovazione tecnologica che dovrebbe migliorare il funzionamento del sistema giustizia.
In studio, ospiti di Riccardo Iacona, per affrontare i nodi centrali del referendum: l’ex magistrato ed ex politico Antonio Di Pietro e il procuratore della Repubblica del Tribunale di Napoli Nicola Gratteri.
Poi, “Il Nemico Dentro”. Immigrati, avversari politici, giornalisti, studi legali, organizzazioni antifasciste: per alcuni sono difensori delle istituzioni, per il presidente degli Stati Uniti sono nemici. Perché, come ha dichiarato proprio Donald Trump, l’America sarebbe sotto invasione dall’interno del Paese. Da Minneapolis a New York, dall’uccisione di Renée Good e Alex Pretti agli arresti dell’Ice fin dentro i tribunali dell’immigrazione, gli inviati di “PresaDiretta” sono andati nei luoghi in cui la democrazia appare sempre più in bilico. E hanno incontrato anche le politiche di chi ha proposto una ricetta alternativa, il neosindaco di New York Zohran Mamdani.
E in Italia? Fin dove può spingersi l’arretramento dei diritti? Il racconto della contestazione a Torino contro la chiusura del centro sociale Askatasuna e della mobilitazione dei metalmeccanici a Bologna, insieme alle proteste degli operai della logistica, degli attivisti ambientali e degli studenti delle scuole superiori. Un’inchiesta sulle vicende di chi era in piazza e sull’applicazione delle norme dei diversi pacchetti sicurezza varati dal governo, dal reato di blocco stradale al fermo preventivo.
La compressione delle libertà riguarda anche la stampa. Nel reportage di Riccardo Iacona, le storie di Mimmo Rubio, Luciana Esposito e Marilena Natale, che da anni denunciano l’infiltrazione della camorra e gli affari dei clan in Campania. Giornalisti che, dopo intimidazioni e minacce di morte, vivono sotto scorta, come altri 23 cronisti in tutta Italia, mentre altri 250 sono sotto tutela delle forze dell’ordine. E poi le querele temerarie. I cronisti spiati con virus nei cellulari. In attesa della concreta applicazione dell’European Media Freedom Act.
Ospite in studio, il presidente della Federazione nazionale della stampa Vittorio Di Trapani.
“Il Nemico Dentro”: è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina De Ritis con Lorenzo Grighi, Raffaele Marco Della Monica, Lisa Iotti, Paola Vecchia, Andrea Vignali, Emilia Zazza, Fabio Colazzo, Eugenio Catalani, Paolo Martino, Massimiliano Torchia.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

11 febbraio 2026

Perché NO di Marco Travaglio (con prefazione di Gustavo Zagrebelsky)



Guida al referendum su magistratura e politica in poche e semplici parole

Tutto quello che vi serve per arrivare ad una vostra opinione sulla riforma costituzionale firmata Nordio – che poi non è nemmeno una riforma vera e propria – lo trovate in queste 167 pagine di questo “Perché no”.

Chiaramente, già dal titolo si capisce, la posizione del direttore del Fatto Quotidiano è chiara, come anche quella dell’ex presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky (che ha scritto l’introduzione) e del procuratore di Napoli Nicola Gratteri (che ha invece scritto l’ultimo capitolo).

Questa riforma non contiene nulla che possa rendere la nostra giustizia più efficiente, rendere più veloci i tempi dei processi, dare rassicurazione ai cittadini che possono confidare in un sistema “giustizia” in cui veramente la legge è uguale per tutti e dove il magistrato non è un nemico.

Ma non è solo questo il motivo per cui al referendum del prossimo 22-23 marzo dovremmo votare no: questa riforma è il primo passo per mettere sotto il controllo dell’esecutivo (e non solo del Parlamento) l’azione penale.

Questo disegno politico deriva dal piano di rinascita nazionale di Licio Gelli, venerabile maestro della Loggia P2, la struttura segreta dietro le pagine più nere della nostra storia a cominciare dalla strage di Bologna: separare le carriere, introdurre test psichiatrici per i magistrati, togliere l’obbligatorietà dell’azione penale..

Con questa riforma Nordio che tocca diversi articoli della Costituzione, si vanno a separare le carriere dei magistrati da quelle dei giudici, che saranno “governati” da due CSM dove i togati saranno sorteggiati mentre i membri laici saranno nominati dal Parlamento (dunque graditi alla maggioranza). Già questo indebolirà il potere dei magistrati. Dobbiamo poi aggiungere la creazione di questa “Alta corte di disciplina” per le sanzioni contro i magistrati: i laici saranno in proporzione di 2 a 1 e le loro sanzioni non potranno più essere appellate di fronte alla Cassazione.

I difensori del si, la destra di governo, parte del mondo degli avvocati, la destra PD (con molti che hanno cambiato idea in questi anni sulla separazione delle carriere) si difendono dicendo che non sta scritto da nessuna parte che con questa riforma si sottomettono i magistrati, che il loro potere rimarrà immutato.

Non è vero: queste modifiche alla Costituzione sono un primo passo dentro una scia di riforme che è partita coi governi Prodi (ministro Mastella), al governo Renzi (che voleva mettere la polizia giudiziaria sotto il controllo dei rispettivi corpi, dunque dell’esecutivo), fino al governo Draghi con la ministra Cartabia, che ha introdotto l’improcedibilità e l’oblio. Se non si chiude entro due anni il processo in appello va tutto in fumo, processo annullato con la possibilità che adesso i cittadini nemmeno sappiano di quanto successo.

E ora le “controriforme” del governo Meloni: oltre alla separazione delle carriere, al doppio CSM, ci sono altre proposte come togliere l’obbligatorietà dell’azione penale, togliere la polizia giudiziaria dal controllo dei magistrati che poi comporterà, come in tutti i paesi dove vige la separazione delle carriere, che è il governo che indica ai magistrati su cosa indagare e su cosa non indagare.

Dimenticatevi le storielle che si sono inventati i comitati per il si (anche finanziati dal governo che ha varato questa riforma): la separazione delle carriere non porterà ad un processo giusto, non accorcerà i tempi dei processi, non eliminerà le correnti nella magistratura (ci mancherebbe che venisse meno il diritto di associazione) come nemmeno il vulnus delle nomine concordate.

E nemmeno renderà i giudici (o i pm) meno appiattiti sulle decisioni dell’altro ramo della magistratura, dato questo poi sconfessato dai numeri, ad oggi le assoluzioni per merito o con altre formule sono al 50%.

Anche l’altra giustificazione per questa riforma, ovvero che senza separazione il giudice non è più terzo, si basa su fondamenta fragili: il cambio di funzione oggi tocca pochi magistrati che anche dopo la riforma continueranno a frequentarsi, nello stesso palazzo di Giustizia.

Se il problema è l’influenza sui giudizi tra parte inquirente e giudicante, perché allora non si separano i giudici di primo grado da quelli in appello e dalla Cassazione?

Ma agli italiani interessa veramente vedere pm e giudici con carriere separate – si chiede Travaglio?

Dovendo proprio dividere qualcosa, i cittadini separerebbero volentieri la politica dagli affaristi, dai lobbisti e dai corrotti. E magari il Parlamento dagli avvocati in conflitto di interessi.

La campagna referendaria è stata purtroppo farcita dalle tante bugie che arrivano dal fronte del si e che vengono smontate da questo libro: il modello italiano è unico nel mondo, siamo l’unico paese ad avere pm e giudizi nello stesso organo dello Stato.

Come racconta Travaglio esistono tanti modelli di giustizia nel mondo, non è che vero che dappertutto ci sono pm separati, ma di certo nei paesi dove il pm è separato dal giudice, è spesso sotto il controllo del governo. Come in America, dove i prosecutor devono fare campagna elettorale, chi ha più soldi vince, alla faccia del merito.

Ma i migliori testimonial della campagna del no sono proprio i sostenitori di questa riforma: citano a casaccio l’inchiesta su Garlasco (l’omicidio di Chiara Poggi), il caso Tortora:

Anche il caso Tortora non c’entra nulla con la “riforma” Nordio (anche perché l’indagine e il processo si svolsero con il vecchio Codice).

Tirano in ballo, pur di portar acqua al loro mulino, anche le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi, salvato dalle leggi ad personam, e quelle dell’ex sindaco di Lodi Uggetti, con l’inchiesta che ha visto assolto, per la tenuità del reato, che lui stesso aveva ammesso.

Lo stesso partito della presidente Meloni era contrario alla separazione delle carriere, perfino lo stesso Nordio, almeno finché, come racconta l’ex collega Casson, ruppe i rapporti con l’associazione magistrati:

Nordio era contro la separazione delle carriere. Poi cambiò idea quando ruppe con l’Anm – a cui era iscritto – e l’associazione lo pose sotto una sorta di procedimento disciplinare”. Accadde nel 1997.

Ripetiamolo, questa non è una riforma ma una vendetta contro la magistratura colpevole di oltrepassare il limite, ovvero permettersi di giudicare e a volte anche bloccare, le azioni della politica. Dal ponte sullo stretto (per la magistratura contabile), ai cpr in Albania.

Lo scrive Zagrebelsky nella prefazione

In realtà è una rivalsa di certa politica contro certa magistratura per spostare gli equilibri costituzionali a favore dell’impunità della prima e a danno dell’autonomia e dell’indipendenza della seconda.

Questi i capitoli del libro.

  • Introduzione di Gustavo Zagrebelsky
  • Referendum: istruzioni per il voto
  • Come funziona oggi la giustizia
  • Cosa cambia se passa la riforma
  • Perché votare no
  • Tutte le bugie del si
  • Come funziona all’estero
  • Errori giudiziari veri e inventati
  • I voltagabbana del Sì (e del No)
  • I No (e i Sì) di Nicola Gratteri

L’attuale procuratore capo di Napoli spiega in questo suo ultimo capitolo le sue ragioni per dire no al referendum sulla separazione delle carriere, spiegando anche come è nata la sua scelta di entrare in magistratura:

Dottor Gratteri, quando e perché decise di fare il magistrato? Alla scuola media, quando vedevo i figli degli ’ndranghetisti fare i bulli contro di noi, ragazzi “normali”.

Quali le leggi da azzerare, a partire da quelle approvate dal 2021, secondo Gratteri:

Tutte. A partire dalla norma Cartabia che vieta l’appello del pm contro le assoluzioni per alcuni reati. E soprattutto l’improcedibilità, sempre targata Cartabia...

Infine la sua definizione su cosa sia la giustizia:

La giustizia è l’architrave della civiltà umana: altrimenti diventiamo tutti come le bestie. E noi abbiamo la fortuna di vivere in un Paese ancora democratico

La scheda del libro sul sito di PaperFirst

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07 febbraio 2026

Anteprima inchieste di Report – l’Italia dei dossieraggi, la strage a Crans Montana, la giustizia secondo la destra

Quando il profitto prevale sulla sicurezza – Crans Montana

La Svizzera è vicina a quanto pare: non solo geograficamente ma anche per quanto riguarda la leggerezza con cui si fanno i controlli di sicurezza nei locali. Prima gli affari, prima i clientelismi locali.

LAB REPORT: COSTELLAZIONI D’INTERESSI

di Cristiana Mastronicola

Collaborazione Samuele Damilano, Celeste Gonano, Alessia Marzi, Eleonora Numico

Crans Montana è un luogo da cartolina: neve, lusso ed eventi sportivi di richiamo internazionale. Oggi è sinonimo di ricchezza e turismo d’élite, ma non è sempre stato così. In pochi decenni, da realtà a vocazione rurale si è trasformata in una meta esclusiva, una crescita rapida che ha spesso portato le leggi non scritte del turismo a prevalere sui controlli, favorendo tolleranze e clientelismi locali. È in questo contesto che si consuma la strage di Capodanno: 41 morti e 115 feriti.

L’Italia dei dossier


In Italia il valore di un politico, di un dirigente di una controllata, sta nella sua ricattabilità – così aveva confessato una volta Giuliano Ferrara ad Aldo Busi.

E la ricattabilità deriva dai dossier, dalle informazioni fatte “esfiltrare” da database che dovrebbero essere protetti. Come è emerso dall’inchiesta su Equalize, la società di investigazioni che faceva capo all’ex presidente Pazzali.

Di queste storie si è sempre dichiarato estraneo – Enrico Pazzali, un manager molto vicino alla destra in regione Lombardia – scaricando tutte le colpe su Gallo (l’ex super poliziotto) e Calamucci. Report ha raccolto la sua versione dei fatti: non era lui a capo della centrale di dossieraggio che era Equalize, tutte le intercettazioni dicono il contrario, “dicono che io non dovevo sapere”. Pazzali ha spiegato poi che ai collaboratori chiedeva dei report reputazionali sui dipendenti della Fondazione Fiera, “io avevo un’attenzione al rischio molto elevata”.

Ma le persone su cui Pazzali ha chiesto informazioni non hanno a che fare con rischi reputazionali connessi al suo ruolo di presidente della Fiera di Milano. Parliamo degli accessi illegali ai database delle forze dell’ordine fatti per ottenere informazioni su un competitor di Pazzali, Giovanni Gorno Tempini, suo predecessore alla Fiera poi finito alla CDP.

Nelle perquisizioni della sede di Equalize sono state trovate copia delle conversazioni su wharsapp tra Gorno Tempini e il giornalista Gianni Dragoni.

È stata un’iniziativa di Carmine Gallo – si è difeso Pazzali.

Anche nel confronto tra Calamucci (l’informatico di Equalize) e Pazzali sono emerse le contraddizioni nei loro racconti: perché avremmo dovuto accedere allo SDI per avere informazioni su Scaroni – si chiedeva Scaramucci . Sul report per Scaroni i carabinieri di Varese che hanno seguito l’indagine, scrivono che l’obiettivo di Pazzali era raccogliere informazioni per screditarlo, perché all’epoca sembrava destinato alla guida del comitato olimpico Milano Cortina 2026, un incarico a cui Pazzali sembrava ambire.

Non è vero - risponde Pazzali – fondazione Fiera e Milano Cortina erano partner e non c’era competizione: allora perché questa raccolta di informazioni? Sempre per capire se c’erano problemi di natura reputazionale. E allora perché chiederlo a Gallo, l’ex capo della Mobile di Milano?

La scheda del servizio: CHI DI DOSSIER FERISCE…

di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

Per la prima volta parlano i protagonisti di Equalize, la macchina infernale, come l’hanno definita i magistrati, che ha svolto per anni attività di dossieraggio su politici, imprenditori, personaggi dello sport e dello spettacolo, come Marcel Jacobs ed Alex Britti. Ha avuto tra i propri clienti le più importanti aziende italiane, tra cui Eni, Heineken e Barilla, e persino mafiosi. La storia di Equalize si è incrociata con quella di un’altra centrale di dossieraggio, Squadra Fiore, di cui avrebbero fatto parte soggetti legati ai servizi segreti, esercitando pressioni su Leonardo Maria Del Vecchio, uno degli otto eredi del colosso Essilorluxottica. Secondo quanto rivela a Report uno dei protagonisti, lo scopo era condizionare la scalata a Mediobanca.

La giustizia di classe

La sovranità appartiene al popolo .. la legge è uguale per tutti: possiamo iniziare a metterli in soffitta questi principi cardine della nostra democrazia, che non è liberale perché ci sono i ricchi e i poveri, ma perché di fronte allo Stato, di fronte alla magistratura, il ricco e il povero, il potente e il povero operaio sono uguali.

Mettendo assieme tutte le riforme in ambito di giustizia fatte dal governo Meloni, abrogazione dell’abuso d’ufficio, decreti sicurezza, separazione delle carriere, l’ipotesi di rimuovere l’obbligatorietà dell’azione penale, le intercettazioni che possono durare massimo 45 giorni, fanno pensare ad un modello di giustizia “di classe”. La giustizia dipende dal censo.

Da una parte la mano leggera per i reati contro la pubblica amministrazione dall’altra la mano pesante contro i “maranza”, i rave, contro la violenza di strada.

Si depotenziano gli strumenti per contrastare la corruzione, i reati contro lo Stato, con l’ipocrita postilla, che i reati di mafia sono esclusi da queste “riforme” ma, come racconterà il giudice Nino Di Matteo, i reati contro la pubblica amministrazione sono reati civetta rispetto a qualcosa che riguarda l’interesse mafioso.

Tutto in nome di un finto garantismo, che poi è il solito garantismo peloso contro il potente pescato a rubare, condizionare le gare e gli appalti, chiedere voti al mafioso..

Il potere che va scudato a protezione dell’azione della magistratura.

La scheda del servizio: PROPAGANDA

di Luca Bertazzoni

Collaborazione Samuele Damilano

I prossimi 22 e 23 marzo si voterà per il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia. L’inchiesta di Report racconta cosa cambierebbe nella magistratura con l’approvazione della riforma e chi c’è dietro ad alcuni comitati che stanno facendo campagna elettorale in vista del voto.

Il presunto giornalismo indipendente


Si presenta come media indipendente, quello di Esperia, ma dietro questa impresa ci sono precisi contatti col partito di Meloni che più volte rilanciano i loro contenuti.

Il direttore editoriale poi, Zavalani, nei suoi post se la prende con Report, con la sinistra (quale poi?), contro Conte, contro Barbero, contro i sindacati, contro i magistrati, contro il comitato del no al referendum sulla separazione delle carriere. Sarà un caso, tutti i “nemici” del governo Meloni.

Poi però, come tutti i politici di destra scappa alle domande di Report: chi sono i finanziatori di questa impresa, come mai la proprietà reale è schermata.

L’editore di Esperia è Dors media una società costituita nel settembre scorso con un capitale di 50 mila euro ma non sappiamo chi abbia messo i soldi perché la proprietà è schermata dalla fiduciaria Fiditalia, dentro il cui CDA è presente l’avvocato Cassa “maestro venerabile” della loggia Avalon.

Perché capire chi sia l’amministratore di Dors Media, Report è andata in Senato al comitato del Si, presieduto da Sallusti, dove è presente anche l’ex braccio destro di Casaleggio Pietro Dettori , oggi responsabile social della campagna referendaria di Fratelli d’Italia.

Niente domande nemmeno a Dettori, alla faccia dell’essere media indipendente.

Come potete leggere sul sito di Ispri Italia, Gino Zavalani era presente come speaker all’ultimo festival di Atreju. Gli altri partner di Esaperia sono Pietro Dettori, che lavorava con Casaleggio ed è stato portavoce di Di Maio, ex m5s e infine Lara Fanti, compagna di Tommaso Longobardi, portavoce di Meloni.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

05 febbraio 2026

L’ultimo colpo, di Don Winslow


 
Un criminale vecchio stampo, di quelli con un codice d’onore, più o meno, alla ricerca del suo ultimo colpo.

Il passaggio all’età adulta di un giovane ragazzo del Rhode Island che guadagna consegnando alcolici la domenica, uno di quelli costretti a crescere in fretta.

Un altro bravo ragazzo, Doug, che ha sempre voluto fare il poliziotto perché credeva in quel “protect and care”, che però diventerà un poliziotto corrotto per proteggere un suo cugino.

Storie di mafiosi, tanto incredibili da apparire irreali, ma tutte storie vere. Come i soprannomi dei boss, come quel “Lenny senza calzini”.

Poi un gruppo di amici, surfisti della “pattuglia dell’alba” ma anche investigatori all’occorrenza, costretti a fare da bodyguard ad un’attrice capricciosa.

Infine la storia di un dirigente di una catena di resort che, in un attimo di follia, diventa un criminale e vedrà cambiare la sua vita.

Perché la vita è fatta di collisioni, tra ciò che vogliamo essere e ciò che siamo.

Sono questi i sei racconti raccolti di Don Winslow che troverete in questo romanzo: ogni volta mi sorprende la capacità che ha questo scrittore nel prenderti per mano e nel portarti dentro questi nuovi mondi. Perché sa scrivere bene, perché i suoi protagonisti li possiamo vedere, quasi toccare, sono reali. Perché il tempo narrativo dei suoi racconti è nel presente. Perché chi legge queste storie si trova dentro quella realtà, che si tratti del Rhode Island o delle acque della costa della California del sud.

Nella prefazione, lo scrittore Reed Farrel Coleman scrive:

Don è un camaleonte nel senso migliore del termine e, a prescindere dai colori o dai camuffamenti con cui dipinge i suoi personaggi, non importa se sotto le spoglie di una pupa del cartello, di un detective corrotto della polizia di New York, di un mafioso locale o di un investigatore privato, il suo lavoro brilla senza mai richiamare l’attenzione sull’uomo che c’è dietro.

Ci sono loro, le storie, dentro cui il lettore riesce ad immergersi subito, i protagonisti di questi racconti che sembra quasi di conosce da sempre. C’è questo stile, in presa diretta, a volte brutale come il racconto del mondo del carcere dentro cui si trova a vivere Brad McAlister, da ex direttore di un resort.

Perché il carcere è progettato per far impazzire una persona. L’affollamento, il rumore, l’ansia, la paura, la reclusione, il tedio, la violenza, la disperazione generano una psicosi individuale e di massa.

C’è anche tanta ironia, non può mai mancare quella: come le storie “vere” che si raccontano i mafiosi, come quando un piccolo criminale viene scoperto ad aver fatto una rapina dentro un locale della famiglia.

«Jerry va da Bats coi settemila dollari restanti, dice che gli dispiace molto, non sapeva che lui avesse una quota del club, e che non lo farà mai più. “Certo che non lo farai più, cazzo” dice Bats. “Non farai mai più niente.”»

«Io mi sarei cagato addosso. Cos’ha fatto Jerry?»

«Si è cagato addosso.»

«Sul serio?»

«Sul serio. Bats è così disgustato che lo butta fuori dal suo ufficio.»

«Così Jerry l’Irlandese si è salvato la vita cagandosi addosso.»

In questa raccolta ritroviamo i tre surfisti della Pattuglia dell’alba, Daniel Boone, David the love god e il samoano High Tide, con i loro amici, alle prese con un incarico spinoso: un’attrice viziata che ritiene di essere minacciata da uno stalker. Ma che alla fine scoprirà che esiste un’altra vita fuori dai capricci di Hollywood, osservando la meraviglia del tramonto da sopra una tavola da surf.

Sono storie di ragazzi abituati a dover prendere delle decisioni difficili, come Doug, il bravo poliziotto, costretto a proteggere il cugino, uno che campa vivendo alla giornata:

Doug non era così. Aveva un obiettivo e non se ne discostava mai. Voleva diventare un poliziotto.

O ragazzi come Nick che, nell’America degli anni ‘70, sanno che per scampare al Vietnam c’è solo il collage, ma servono soldi per entrarci. E i soldi arrivano anche da lavori umili. Come consegnare alcolici ad una lista ristretta di clienti la domenica mattina. La sua sarà un’estate di formazione, questa del 1970:

Dovrà andare alla fabbrica del pesce. O in Vietnam. L’estate è finita. E l’infanzia con essa. Nick è ormai un adulto.

Infine il racconto da da il nome alla raccolta: un vecchio rapinatore che deve fare un ultimo colpo, per lasciare il segno come una leggenda e per lasciare qualcosa a sua moglie. Perché sa che dopo quel colpo, non uscirà più di prigione.

Adesso ha bisogno di denaro per il conto corrente del carcere, che fa una gran differenza nella qualità della vita di un detenuto. Ma, cosa ancora più importante, ha bisogno di denaro sufficiente per garantire a Jewel un’esistenza confortevole.

Questi i titoli dei racconti e gli incipit:

L’ULTIMO COLPO

John Highland morirà in prigione. È stato dichiarato colpevole di rapina a mano armata, in questo caso ai danni di un furgone blindato. Si tratta di venticinque anni in un carcere federale,

LA LISTA DELLA DOMENICA

Rhode Island, 1970

Ogni domenica, Nick McKenna prende in mano la lista. Nota, per ovvi motivi, come la “Lista della Domenica”. Vedete, in tutto il Rhode Island la domenica non si vende alcol.

L’ALA NORD

La notte in cui Chrissy Pritchett uccide Sarah Gaines non è molto diversa da tante altre notti. Chrissy si ubriaca al Seaside, si mette al volante e cerca di orientarsi verso casa nella fitta nebbia del Rhode Island.

UNA STORIA VERA

«È una storia vera. Conosci Lenny, no?» «Lenny il Barbiere o Lenny Senza Calzini?» «Il secondo.» «Scherzi? Lo conosco da quando portava ancora i calzini.»

LA PAUSA PRANZO
«Dave-eh!» Nessuna risposta. «Dave-eh!» Dave the Love God, il già citato “Dave-eh” nel gergo della Generazione Z femminile della West Coast, finge di non sentire.

COLLISIONE

La vita può essere vista come una serie di collisioni. In effetti, alcuni scienziati direbbero che tutta la vita, tutta l’esistenza, è una serie di miliardi e miliardi di collisioni tra atomi.

La scheda del libro sul sito di Harper&Collins

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

31 gennaio 2026

Anteprima inchieste di Report – l’influenza aviaria, l’insicurezza sulle strade, la scuola del non merito e il tartufo con gli aromi

Viva la sicurezza – ma non sulla strada

L’ultima trovata del governo Meloni, quello dell’ordine e della sicurezza, è il metal detector per entrare nelle scuole. Come a dire, cari ragazzi, quello che fate fuori dalla scuola non ci interessa, ma dentro la scuola niente coltelli.

Perché questo è il governo della sicurezza. Ma non sulle strade: niente città a 30 km all’ora, niente limiti, tanti investimenti per nuove autostrade e tagli al servizio pubblico (e i pendolari sanno cosa significa).

E poi situazioni paradossali per cui ci sono persone che hanno preso la multa per aver superato i limiti di velocità (come loro stessi ammettono), ma hanno presentato ricorso sfruttando una sentenza della cassazione del 2024 sugli autovelox che devono essere omologati e anche approvati.


Già dal 2023 il ministro dei trasporti Salvini sapeva della necessità di equiparare omologazione ad approvazione degli autovelox: serviva modificare il codice della strada ma per questo non c’era fretta, nessun decreto in emergenza. Come mai così poca fretta? Se lo è chiesta anche la Citiesse, la principale azienda che fornisce gli autovelox ai comuni che poco tempo fa ha chiesto i danni al ministero per 600 mila euro (che pagheremo noi) per i mancati incassi dai comuni. Perché vista la situazione ambigua, molti comuni hanno spento gli autovelox e non ne comprano più. “L’anno scorso non abbiamo mandato un ordine” racconta a Report Raoul Cairoli AD di Citiesse. Invece di fare una legge chiara Salvini si è basato su un parere dell’avvocatura dello Stato per cui le sentenze della Cassazione non farebbero testo. Così i comuni nell’incertezza hanno preferito spegnere gli autovelox ed evitare contenziosi: Citiesse accusa il ministero di condotta omissiva, l’inerzia del ministero sta provocando un danno economico. E nel frattempo le gente continua a morire per incidenti sulle strade, spesso causati dall’alta velocità.

LAB REPORT: LA CATTIVA STRADA

di Giulio Valesini, Cataldo Ciccolella, Lidia Galeazzo

Collaborazione Alessia Pelagaggi

C’è un lavoro che nessun poliziotto vorrebbe mai fare. Suonare il campanello di una casa, di mattina presto, una casa dove mamma e papà stanno aspettando inquieti. E dire: “mi dispiace, vostra figlia è morta questa notte in un incidente stradale”. In Italia ormai da un decennio ci sono circa 3 mila morti all’anno sulle strade. Negli anni duemila l’introduzione dei tutor sulle autostrade e una serie di altri progressi avevano portato a ridurre di molto la mortalità, che era di 7 mila vite perse annualmente. Ma oggi sembra lontano l’obiettivo europeo di dimezzare morti e feriti entro il 2030. Tra le cause ci sono la velocità e i guard-rail pericolosi che uccidono invece di salvare. Report documenta il confuso quadro normativo che regolamenta autovelox e barriere di sicurezza, mettendo a repentaglio vite umane.

Febbre d’aviaria

Giulia Innocenzi ha preparato un altro servizio sugli allevamenti in Italia: per contenere in questi allevamenti la diffusione dell’aviaria le anatre allevate vengono uccise sotto gli occhi di un veterinario a bastonate. “Le arrivano informazioni che non stanno né in cielo né in terra” è stata la risposta dell’allevatore, ma ci sono le immagini raccolte da Food for Profit, che testimoniano come non si siano rispettate tutte le norme a tutela del benessere degli animali.


La scheda del servizio: FEBBRE ALTA

di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi

Report ha scoperto a chi è stata venduta la carne scaduta del macello Bervini su cui è stata lanciata l'allerta alimentare e finalmente potrà informare i consumatori che, al momento, non hanno invece avuto risposte dagli enti preposti. E ancora: è scoppiata l'emergenza influenza aviaria, e milioni di polli e galline vengono abbattuti negli allevamenti. Come avvengono gli abbattimenti? Report è entrato in possesso di immagini esclusive e sconvolgenti, che sollevano più di qualche domanda sulla correttezza delle procedure utilizzate anche per contenere la diffusione del virus. Abbattimenti che vengono fatti sotto la supervisione del controllo veterinario, e con milioni di euro dei contribuenti.

La scuola modello destra

Nonostante le smentite, le rassicurazioni del segretario Salvini, il generale potrebbe creasi il suo partitino a destra creando qualche problema al “capitano”, come viene chiamato il segretario della Lega.

Che in questo servizio ci spiegherà qual è la sua visione della scuola: gli eroi della decima mas, i poeti del risorgimento, insegnare valori come lealtà, onore, il sacrificio, il valore, la dedizione alla patria.

Io non rinculo – dice al giornalista di Report: nessuna marcia indietro sull’esercito personale di Borghese salvato dalla fucilazione per crimini di guerra dagli americani.

A scuole le classi vanno separate per competenze, le persone disabili non devono bloccare lo sviluppo di quelli bravi (magari pure biondi e con gli occhi azzurri): anche questo è un altro capisaldo della scuola vannacciana.

Meglio mostrare adesso chi sia Vannacci, prima di ritrovarcelo candidato per la presidenza del Consiglio.

La scheda del servizio: NEL MERITO DELLA SCUOLA

Di Danilo Procaccianti

Collaborazione Cristiana Mastronicola, Eleonora Numico

Le recenti iniziative del Ministero dell’Istruzione e del Merito stanno alimentando il confronto nel mondo della scuola. Docenti, dirigenti ed esperti segnalano criticità legate alle nuove Indicazioni nazionali, in particolare per l’insegnamento della storia, e alle possibili ricadute sull’autonomia didattica e sullo sviluppo del pensiero critico. Attenzione anche alle circolari ministeriali su organizzazione e gestione delle attività scolastiche, nonché al clima che si sta creando intorno al dibattito su temi di attualità, rispetto al principio del pluralismo e alla funzione educativa della scuola.

La caccia al tartufo

Non è tutto tartufo quello che luccica – racconta Report nell’anteprima del servizio: andar per tartufi è la gioia della ricerca, raccontano a Report gli appassionati tartufari, una passione per loro e un gioco per i cani, “sei tu, l’animale, la fantasia e la terra..”

Il tartufo è un patrimonio dell’Unesco dal 2021: la ricerca dei tartufi è anche un’attività redditizia e così spuntano anche qui i furbetti del tartufo.

Quelli che mettono il trucco ai tartufi per farli apparire più belli e profumati per indurre l’ignaro consumatore all’acquisto. Per esempio coprirli con della sabbia gialla, “stinkare” il tartufo in gergo, e qualche goccia di aroma di tartufo, bis-metiltiometano, come il gas appunto. Perché l’odore caratteristico del tartufo sparisce a pochi giorni dalla raccolta. Per cui quando vedete un tartufo che arriva da lontano e ha fatto un viaggio di qualche giorno, fatevi qualche domanda.

La scheda del servizio: TRUFFLE LAND

di Lucina Paternesi

Collaborazione Cristiana Mastronicola, Celeste Gonano

Un cane fedele, il vanghetto, scarpe buone ai piedi. Tutto questo è andar per tartufi, patrimonio culturale immateriale dell’Unesco dal 2021. Ne esistono oltre 100 specie nel mondo, ma in Italia se ne possono commercializzare 9, come il nero pregiato, lo scorzone, il bianchetto e il più pregiato di tutti, il bianco, protagonista indiscusso di fiere e piatti costosi quanto prelibati.

Ma da dove viene tutto il tartufo che troviamo proprio a queste fiere? A causa dei cambiamenti climatici e dell'impoverimento delle tartufaie naturali, la domanda aumenta e l'offerta diminuisce sempre di più. Nonostante per legge sia obbligatorio indicare una zona geografica di raccolta, aggirare la normativa è un gioco da ragazzi. Ma è fondamentale essere sul mercato, anche quando i tartufi non ci sono. Lo sanno bene anche alla Regione Piemonte, che sui tartufi ha organizzato la presenza a Expo 2025 a Osaka.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

28 gennaio 2026

Il nido del corvo di Piergiorgio Pulixi

Prologo

Milano, tre anni prima Il bar era pieno, proprio come piaceva a lui. Il vociare della gente si mescolava al suono delle tazzine sui piattini e al tintinnio dei bicchieri. La luce calda filtrava attraverso le grandi vetrate, riflettendosi sulle bottiglie allineate dietro il bancone.

C’è un uomo che osserva le donne, le clienti di un bar, le commesse di negozi, le donne che incrocia nei suoi giri. Non il solito “lumacone”, quest’uomo ha una passione particolare. Le mani:

.. l’aveva notata nel momento esatto in cui aveva alzato la tazzina per portarla alla bocca. Le mani. Sempre le mani. Quelle che stava contemplando erano delicate, affusolate..

Non si ritiene un mostro, un feticista, per questa passione, no: lui è un artista alla ricerca della perfezione nella forma delle mani, nella forma delle unghie, il loro colore, quello dello smalto, l’assenza di imperfezioni.

Un esteta delle mani che però, pur di soddisfare questa sua passione è pronto a dare la caccia alle sue vittime, con metodo, con pazienza, con un attento lavoro di osservazione.

Penisola del Sinis, Cabras, Sardegna La macchina correva lungo la provinciale 6 mentre il tramonto si arrendeva al buio. Il cielo, basso e saturo, prometteva tempesta..

Tre anni dopo, in quella zona della provincia di Oristano ci sono un uomo e una donna in macchina: sono due poliziotti della Mobile. L’uno l’esatto contrario dell’altro: lei, Viola Zardi, una vita disordinata, una passione pericolosa per il poker, un conto in rosso e un compagno più giovane di lei che non sa ancora se ama davvero.

Lui, Daniel Crobu, Corvo in dialetto, è invece il classico precisino, partendo dal vestito, al taglio dei capelli, all’atteggiamento. Padre di due bambino, marito premuroso, pronto ad aiutare il padre e i fratelli nell’azienda agricola di famiglia, Niu ’e Crobu, il “Nido del Corvo”, in sardo.

Daniel e Viola stanno andando in questo luogo di campagna, la penisola del Sinis, dove il cellulare di una donna scomparsa a Milano tre anni prima si è riattivato. Ma accanto al telefono fanno una macabra scoperta:

Quindi la videro. Accanto al telefono, una mano. Livida. Mozzata. Un dono crudele. Le unghie erano perfette. Manicure da salone di alto livello.

Inizia così, con la presentazione dei protagonisti questo romanzo di Piergiorgio Pulixi con al centro la caccia al serial killer, questo “artista” delle mani, capace di sezionare una mano di una persona con grande professionalità e disposto anche a voler sfidare i due poliziotti della Questura di Oristano. Come in gioco: portandoli a girare per questa parte della Sardegna, gli stagni, paesi abbandonati dove sembra di essere dentro un film western. Arriva perfino a mandare loro dei messaggi, delle foto mentre sono sulle scene del crimine. Più di una, perché ci sarà più di una vittima di questo “strano” mostro. Un mostro che da una parte denota grande freddezza, preparazione. Dall’altra parte invece sembra volersi divertire in questa sfida, anche personale ai due poliziotti.

Una sfida che colpisce Daniel e Viola nei loro affetti più cari quando stanno affrontando un momento estremamente delicato della loro vita.

Daniel Corvo per la malattia del padre, che credeva fosse un cardine della sua vita e che ora sta soccombendo ad una malattia che lo costringe a stare lontano dai lavori di campagna, dai suoi cavalli. E ora Daniel deve prendere una decisione importante sul futuro del padre, sapendo che qualunque sia la sua scelta, si sentirà un traditore.

Aveva ancora un padre da non tradire, un killer da trovare e delle persone da proteggere. E nessuna certezza su come farlo senza sporcarsi l’anima.

Viola invece deve ancora capire se vuole portare avanti quella relazione con Alex, un ragazzo più giovane di lei di 14 anni, premuroso, disposto a tanti sacrifici pur di starle accanto anche solo per qualche ora, la sera, quando Viola smette di essere una poliziotta che da la caccia agli assassini.

Ma come in tanti altri momenti della sua vita, di fronte ad un bivio, non sa prendere una decisione. Meglio una via di fuga.

Dentro, sentiva un tumulto. Paura di affrontarlo, voglia di perdersi tra le sue braccia. Le due forze collisero con più violenza del solito. Come in tutti i bivi importanti della sua esistenza, escluso il lavoro, Viola si sentiva inadatta a decidere.

Avrà un finale questa storia, ma non un lieto fine, non una consolazione per il lettore. Un finale con tanto di colpo di scena, che consentirà di incastrare tutti i tasselli al posto giusto e di dare una risposta alle tante domande degli investigatori. C’è un legame tra le vittime del mostro? Perché ha deciso di sfidare, anche sul piano personale, i due poliziotti?

Arrivati a fine libro si comprende meglio la dedica iniziale di Pulixi a Carlo Lucarelli e al suo Almost Blue, apripista del genere “serial killer” in Italia: in questo “Il nido del corvo” il racconto entra profondamente nella mente dei protagonisti, con le loro paure, i loro blocchi, le passioni, anche quelle criminali.

Se nel romanzo di Lucarelli a farla da padrone erano le voci, gli accenti, i colori come sfondo delle persone, qui è la natura del posto ad avere un ruolo importante.

Dal villaggio abbandonato di San Salvatore che sembra un set di film western, allo scenario all’apparenza placido dello stagno di Mistras, fino agli odori della pianura del Nido del Corvo, l’ultimo rifugio dell’ispettore Corvo:

Aveva gli occhi socchiusi, il naso all’insù, le gote segnate ma distese. “Senti l’odore? Terra bagnata, fieno. È casa.” Niu ’e Crobu li avvolgeva. La pianura intorno, buia e familiare, era un nido per davvero.

PS: nel romanzo sono presenti diversi riferimento al precedente romanzo di Pulixi pubblicato sempre da Feltrinalli, La donna nel pozzo, sempre ambientato in Sardegna nel Sulcis, come in questo passaggio dove si parla della presentazione di un libro

Ospite, uno scrittore: Lorenzo Roccaforte, cinquantenne, annunciato con enfasi e copertina del libro in bella mostra. Il romanzo era ambientato in Sardegna, ispirato a un caso reale di oltre trent’anni prima: una ragazza uccisa nel Sulcis


La scheda del libro sul sito di Feltrinelli
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon