Su Marta, fammi andare a dormine, è tardi e sono stanco.
Ma tu quando torni?
Se va tutto be domani mattina sono a casa e mi predo un paio di giorni liberi. Ma senza impegno, perché qui quando c'è ancora qualche rogna da sistemare, sai questi impianti..
Ancora due chiacchiere. I saluti. La buonanotte. Poi quello con la cravatta chiude la telefonata.
Il Biondo lo guarda con un'espressione che mischia disapprovazione e disgusto, un sorriso beffardo, ecco, figuratevelo così, come una fidanzata che vi ha spiato la cronologia del computer.
Pensate
che sia semplice fare il killer di professione a Milano? Beh,
toglietevelo dalla testa, anche uccidere le persone a pagamento è un
mestiere usurante. C’è il rischio di impresa, perché magari la
vittima non è contenta di lasciare questa valle di lacrime e venderà
cara la pelle. Poi c’è il problema dei committenti, ovvero le
persone che ordinare l’omicidio – un caro parente, la moglie, il
capo ufficio – che potrebbero avere un rimorso di coscienza. E
ripensarci.
Infine il metodo: se devi far fuori qualcuno senza
fare troppo rumore (tipo un’esecuzione mafiosa) serve stile,
classe, affinché quella morte possa passare per un incidente comune.
Tizio che scivola sulla doccia, che rimane fulminato o che rimane
ucciso nel corso di un borseggio. Che tempi che viviamo signora mia,
questa criminalità..
Vi suona troppo cinico? Ditelo ai due soci
della Snap SRL. Perché l’omicidio su commissione deve essere
considerato immorale mentre produrre armi è semplicemente business?
La gente non muore sotto le bombe, forse? E che dire di quelli che se
ne vanno per colpa dell’inquinamento, stritolati da un macchinario
a cui una mano improvvida ha disabilitato i dispositivi di sicurezza?
Signori viviamo in tempi in cui il profitto uber alles, non vi scandalizzate.
Il Biondo e Quello con la cravatta infatti non si scandalizzano per il loro lavoro.
Col
tempo (come ci hanno raccontato ne Il tallone da killer) hanno fatto
il salto di qualità passando da un modello “artigianale” per
soddisfare i bisogni dei clienti (ovvero far fuori le persone) ad un
modello più industriale, raffinato vorrei dire.
Travestimenti,
sistemi di intercettazione sofisticati, identità fittizie comprate
da fornitori fidati, una rete di informatori nelle banche, nelle
società telefoniche..
E, soprattutto, un metodo sicuro per
selezionare i committenti, una barriera per tenere alla larga persone
che poi cambiano idea, si fanno venire strani scrupoli, “oddio, ho
fatto uccidere mio padre-marito..”.
Nuovi clienti possono
arrivare solo tramite un necrologio per un “caro parente”, il cui
nome viene fornito direttamente dai due soci della Snap SRL, una
garanzia che il loro nome non circoli troppo in giro.
Uno dei
clienti è il figlio del signor Gradani, quest’ultimo un
imprenditore all’antica, per l’attaccamento verso l’azienda di
famiglia, ma anche con una certa voglia di godersi la vita dopo anni
di lavoro. Ecco perché Gradani figlio ha chiesto quel lavoro ai due
soci, il Biondo e Quello con la cravatta: un lavoro pulito, con una
certa eleganza, nulla di volgare.
“Il signore da, il signore
toglie, e in questo caso i signori sono due”.
Trovare un bar con la cinese dietro il banco, l'uomo con la pancia alla cassa delle sigarette e qualche fancazzista che legge la «Gazzetta» stropicciata è diventata un'impresa.
Povera Milano, come siamo messi.
Non ci avevano detto che avremmo preferito per rimpiangere i bar di merda.
Dopo
il contratto Gradani ecco arrivare un nuovo contratto, direttamente
dal Gradani figlio – nemmeno il tempo di riposarsi signora mia:
«Allora?»
«Un mio.. ehm... conoscente... avrebbe lo stesso problema, di... liberarsi, diciamo... di una persona. Mi chiedevo se..»
Il committente è un mercante d’arte, con un nome lungo (Antonio Tossini De Coullier), un’importante disponibilità economica e una certa passione per non passare inosservato per come si veste:
Ha un cappotto a mantella, tipo Sherlock Holmes, un Borsalino nero con le falde troppo larghe, pantaloni rossi a quadrettoni, come uno scozzese che abbia deciso di non mettere il kilt, ma solo questa mattina, e un bastone da passeggio che agita ad ogni passo.
Oggetto
del contratto Tossini è il nipote del mercante d’arte, Gianguido,
uno studente di quasi ventuno anni che a breve erediterà un trust
milionario su cui Tossini, il vecchio, ha messo gli occhi. Tutti quei
soldi ad un ragazzo che chissà come andrà a sperperarli? Ma
scherziamo.
Il dover uccidere un ragazzo crea qualche problema
di coscienza ai due soci della Snap SRL - anche i killer hanno una
coscienza, cosa pensate?
Così, prima di prendere una decisione,
come ogni bravo manager che si rispetti, il Biondo e Quello con la
Cravatta chiedono il consiglio – come fosse un advisor – alla
“stagista”, la killer che aveva collaborato con loro nella
precedente avventura (Il tallone da killer).
Niente
scrupoli, questo è un contratto come un altro – spiega Francesca
Aroldi (sempre che questo sia il suo nome): piuttosto, per un caso
così complesso, perché non lavorare in tre, per capire meglio come
e quando colpire questo Gianguido?
Studente modello, nessun vizio apparente, certo vive in un appartamento dove ci starebbero larghe tre famiglie, dove ogni tanto invita i suoi amici per delle feste.
«Perché un ventenne con tutti quei soldi, che tra sei mesi ne avrà ancora di più, vive a Milano invece che a Boston, o a Malibù, o dove cazzo vuole?»
«Ma non li leggi i giornali? Non senti cosa dice il sindaco? Milano è una città attrattiva! C'è scritto anche nelle classifiche dei milionari..»
I due-tre soci della Snap SRL iniziano così a seguire la vita di Gianguido per scoprire quali possano essere i punti deboli nella vita di Gianguido, andando a spiare la sua vita da giovane milionario con tanto di fidanzata (in attesa dell’anello).
Ma sarà un contratto che riserverà loro delle sorprese: non solo per i dubbi su quale sia dei due Tossini la persona da uccidere, il giovane milionario oppure il vecchio venditore di opere d’arte vestito come un clown.
Anche
quello del killer è un mestiere usurante, non sempre è facile
nascondere il proprio lavoro alla famiglia che sta a casa e che ti
vede sparire per giorni interi.
Il contratto Tossini riserverà
ai tre soci, il Biondo e Quello con la cravatta assieme alla
“stagista” neo promossa, diverse sorprese con situazioni
grottesche – al limite del comico – tra assassini e vittima.
Ma
il lavoro è lavoro, anche quello di uccidere le persone.
In questo secondo capitolo della serie con i due assassini professionisti si racconta il giallo da un altro punto di vista: niente indagini sull’assassino, sui moventi, sul perché. Qui lo sguardo è quello del killer che deve uccidere una persona con un tocco d’artista, nulla di artigianale anche se, a volte, bisogna sapere improvvisare, cogliere le occasioni. Come si dice, “free jazz”.
Alessandro Robecchi ci porta dentro il mondo dei milionari, quelli che per uccidere chiamano un professionista, perché “I proletari non vengono da noi, la gente che devono ammazzare se l'ammazzano da soli, infatti li beccano.”
Un mondo composto da gente che fa i soldi con i soldi, che si trova si da giovane su un gradino superiore rispetto agli altri, con migliori opportunità.
E l’ascensore sociale? - direte voi. Beh la risposta la da Quello con la cravatta, guardando le quotazioni di un’azienda su cui prenderà delle azioni (i soldi che fanno i soldi):
Si è consolato con un'occhiata alle quotazioni della AI Future Horizon, in una settimana ancora benissimo, più otto virgola due per cento. Ha usato la calcolatrice del telefono: quasi cinquantamila euro, senza muovere un dito, senza nemmeno pensarci, senza danni agli arti inferiori, né bende, né domande di Marta. Forse per fare i soldi bisogna prima diventare ricchi, ha pensato. Che fine ha fatto l'ascensore sociale, se può salire solo chi sta ai piani alti?
Come in tutti i romanzi di Alessandro Robecchi, sebbene i protagonisti di questo romanzo siano tutti appartenenti alle classi sociali che non soffrono la fame, la Milano alle spalle è sempre quella dove, nel giro di pochi quartieri attraversi tutti gli strati sociali:
Uscendo dal labirinto del quartiere San Siro, hanno attraversa tutti gli stati sociali della città, come in un carotaggio sociologico. Le palazzine e le ville dei super-ricchi, poi le case della buona borghesia, poi palazzi di quel che rimane del ceto medio impoverito. Infine la casbah di piazza Selinunte, palazzine fatiscenti intorno all'enorme camino del teleriscaldamento del quartiere.
Dagli attici con la piscina sul tetto all'umanità dolente con tre figli, moglie e suocera in quaranta metri quadri che non vengono ristrutturati dall'attentato di Sarajevo.
La scheda del libro
sul sito di Sellerio
e il blog
di Robecchi.
I link per ordinare il libro su Ibs
e Amazon











