16 aprile 2026

Omicidi SRL di Alessandro Robecchi

Su Marta, fammi andare a dormine, è tardi e sono stanco.

Ma tu quando torni?

Se va tutto be domani mattina sono a casa e mi predo un paio di giorni liberi. Ma senza impegno, perché qui quando c'è ancora qualche rogna da sistemare, sai questi impianti..

Ancora due chiacchiere. I saluti. La buonanotte. Poi quello con la cravatta chiude la telefonata.

Il Biondo lo guarda con un'espressione che mischia disapprovazione e disgusto, un sorriso beffardo, ecco, figuratevelo così, come una fidanzata che vi ha spiato la cronologia del computer.

Pensate che sia semplice fare il killer di professione a Milano? Beh, toglietevelo dalla testa, anche uccidere le persone a pagamento è un mestiere usurante. C’è il rischio di impresa, perché magari la vittima non è contenta di lasciare questa valle di lacrime e venderà cara la pelle. Poi c’è il problema dei committenti, ovvero le persone che ordinare l’omicidio – un caro parente, la moglie, il capo ufficio – che potrebbero avere un rimorso di coscienza. E ripensarci.
Infine il metodo: se devi far fuori qualcuno senza fare troppo rumore (tipo un’esecuzione mafiosa) serve stile, classe, affinché quella morte possa passare per un incidente comune. Tizio che scivola sulla doccia, che rimane fulminato o che rimane ucciso nel corso di un borseggio. Che tempi che viviamo signora mia, questa criminalità..
Vi suona troppo cinico? Ditelo ai due soci della Snap SRL. Perché l’omicidio su commissione deve essere considerato immorale mentre produrre armi è semplicemente business? La gente non muore sotto le bombe, forse? E che dire di quelli che se ne vanno per colpa dell’inquinamento, stritolati da un macchinario a cui una mano improvvida ha disabilitato i dispositivi di sicurezza?

Signori viviamo in tempi in cui il profitto uber alles, non vi scandalizzate.

Il Biondo e Quello con la cravatta infatti non si scandalizzano per il loro lavoro.

Col tempo (come ci hanno raccontato ne Il tallone da killer) hanno fatto il salto di qualità passando da un modello “artigianale” per soddisfare i bisogni dei clienti (ovvero far fuori le persone) ad un modello più industriale, raffinato vorrei dire.
Travestimenti, sistemi di intercettazione sofisticati, identità fittizie comprate da fornitori fidati, una rete di informatori nelle banche, ne
lle società telefoniche..
E, soprattutto, un metodo sicuro per selezionare i committenti, una barriera per tenere alla larga
persone che poi cambiano idea, si fanno venire strani scrupoli, “oddio, ho fatto uccidere mio padre-marito..”.
Nuovi clienti possono arrivare solo tramite un necrologio per un “caro parente”, il cui nome viene fornito direttamente dai due soci della Snap SRL, una garanzia che il loro nome non circoli troppo in giro.
Uno dei clienti è il figlio del signor Gradani, quest’ultimo un imprenditore all’antica, per l’attaccamento verso l’azienda di famiglia, ma anche con una certa voglia di godersi la vita dopo anni di lavoro. Ecco perché Gradani figlio ha chiesto quel lavoro ai due soci, il Biondo e Quello con la cravatta: un lavoro pulito, con una certa eleganza, nulla di volgare.
“Il signore da, il signore toglie, e in questo caso i signori sono due”.

Trovare un bar con la cinese dietro il banco, l'uomo con la pancia alla cassa delle sigarette e qualche fancazzista che legge la «Gazzetta» stropicciata è diventata un'impresa.

Povera Milano, come siamo messi.

Non ci avevano detto che avremmo preferito per rimpiangere i bar di merda.

Dopo il contratto Gradani ecco arrivare un nuovo contratto, direttamente dal Gradani figlio – nemmeno il tempo di riposarsi signora mia:

«Allora?»

«Un mio.. ehm... conoscente... avrebbe lo stesso problema, di... liberarsi, diciamo... di una persona. Mi chiedevo se..»

Il committente è un mercante d’arte, con un nome lungo (Antonio Tossini De Coullier), un’importante disponibilità economica e una certa passione per non passare inosservato per come si veste:

Ha un cappotto a mantella, tipo Sherlock Holmes, un Borsalino nero con le falde troppo larghe, pantaloni rossi a quadrettoni, come uno scozzese che abbia deciso di non mettere il kilt, ma solo questa mattina, e un bastone da passeggio che agita ad ogni passo.

Oggetto del contratto Tossini è il nipote del mercante d’arte, Gianguido, uno studente di quasi ventuno anni che a breve erediterà un trust milionario su cui Tossini, il vecchio, ha messo gli occhi. Tutti quei soldi ad un ragazzo che chissà come andrà a sperperarli? Ma scherziamo.
Il dover uccidere un ragazzo crea qualche problema di coscienza ai due soci della Snap SRL - anche i killer hanno una coscienza, cosa pensate?
Così, prima di prendere una decisione, come ogni bravo manager che si rispetti, il Biondo e Quello con la Cravatta chiedono il consiglio – come fosse un advisor – alla “stagista”, la killer che aveva collaborato con loro nella precedente avventura (Il tallone da killer).

Niente scrupoli, questo è un contratto come un altro – spiega Francesca Aroldi (sempre che questo sia il suo nome): piuttosto, per un caso così complesso, perché non lavorare in tre, per capire meglio come e quando colpire questo Gianguido?

Studente modello, nessun vizio apparente, certo vive in un appartamento dove ci starebbero larghe tre famiglie, dove ogni tanto invita i suoi amici per delle feste.

«Perché un ventenne con tutti quei soldi, che tra sei mesi ne avrà ancora di più, vive a Milano invece che a Boston, o a Malibù, o dove cazzo vuole?»

«Ma non li leggi i giornali? Non senti cosa dice il sindaco? Milano è una città attrattiva! C'è scritto anche nelle classifiche dei milionari..»

I due-tre soci della Snap SRL iniziano così a seguire la vita di Gianguido per scoprire quali possano essere i punti deboli nella vita di Gianguido, andando a spiare la sua vita da giovane milionario con tanto di fidanzata (in attesa dell’anello).

Ma sarà un contratto che riserverà loro delle sorprese: non solo per i dubbi su quale sia dei due Tossini la persona da uccidere, il giovane milionario oppure il vecchio venditore di opere d’arte vestito come un clown.

Anche quello del killer è un mestiere usurante, non sempre è facile nascondere il proprio lavoro alla famiglia che sta a casa e che ti vede sparire per giorni interi.
Il contratto Tossini riserverà ai tre soci, il Biondo e Quello con la cravatta assieme alla “stagista” neo promossa, diverse sorprese con situazioni grottesche – al limite del comico – tra assassini e vittima.

Ma il lavoro è lavoro, anche quello di uccidere le persone.

In questo secondo capitolo della serie con i due assassini professionisti si racconta il giallo da un altro punto di vista: niente indagini sull’assassino, sui moventi, sul perché. Qui lo sguardo è quello del killer che deve uccidere una persona con un tocco d’artista, nulla di artigianale anche se, a volte, bisogna sapere improvvisare, cogliere le occasioni. Come si dice, “free jazz”.

Alessandro Robecchi ci porta dentro il mondo dei milionari, quelli che per uccidere chiamano un professionista, perché “I proletari non vengono da noi, la gente che devono ammazzare se l'ammazzano da soli, infatti li beccano.”

Un mondo composto da gente che fa i soldi con i soldi, che si trova si da giovane su un gradino superiore rispetto agli altri, con migliori opportunità.

E l’ascensore sociale? - direte voi. Beh la risposta la da Quello con la cravatta, guardando le quotazioni di un’azienda su cui prenderà delle azioni (i soldi che fanno i soldi):

Si è consolato con un'occhiata alle quotazioni della AI Future Horizon, in una settimana ancora benissimo, più otto virgola due per cento. Ha usato la calcolatrice del telefono: quasi cinquantamila euro, senza muovere un dito, senza nemmeno pensarci, senza danni agli arti inferiori, né bende, né domande di Marta. Forse per fare i soldi bisogna prima diventare ricchi, ha pensato. Che fine ha fatto l'ascensore sociale, se può salire solo chi sta ai piani alti?

Come in tutti i romanzi di Alessandro Robecchi, sebbene i protagonisti di questo romanzo siano tutti appartenenti alle classi sociali che non soffrono la fame, la Milano alle spalle è sempre quella dove, nel giro di pochi quartieri attraversi tutti gli strati sociali:

Uscendo dal labirinto del quartiere San Siro, hanno attraversa tutti gli stati sociali della città, come in un carotaggio sociologico. Le palazzine e le ville dei super-ricchi, poi le case della buona borghesia, poi palazzi di quel che rimane del ceto medio impoverito. Infine la casbah di piazza Selinunte, palazzine fatiscenti intorno all'enorme camino del teleriscaldamento del quartiere.

Dagli attici con la piscina sul tetto all'umanità dolente con tre figli, moglie e suocera in quaranta metri quadri che non vengono ristrutturati dall'attentato di Sarajevo.

La scheda del libro sul sito di Sellerio e il blog di Robecchi.
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11 aprile 2026

Anteprima inchieste di Report – la destra italiana e le mafie, gli allevamenti di polli, i voli del garante e la fondazione Taormina

Come vengono spesi i soldi in regione Sicilia

Manca l’acqua in Sicilia. Mancano le strade, i servizi ferroviari sono spesso a binario unico.

Ma i fondi per finanziare fondazioni – dove la politica ha piazzato i suoi uomini e le sue donne – non mancano mai. Giulia Presutti racconterà del caso della fondazione Taormina Arte. Perché l'arte e la cultura, per questa destra di governo, solo solo un tema di occupazione di poltrone e propaganda.

LAB REPORT: LA FONDAZIONE di Giulia Presutti

Collaborazione Samuele Damilano

La fondazione Taormina Arte è una in house della Regione Siciliana, che tramite l'Assessorato al Turismo e allo Spettacolo ha erogato in suo favore tre milioni e mezzo di euro nel 2025. Ha l'obiettivo di promuovere cinema, opera lirica e letteratura: i due appuntamenti principali sono il Taormina Film Festival e la kermesse letteraria Taobuk. Nel 2022 è stata nominata direttrice artistica della fondazione Beatrice Venezi, che - insieme alla Sovrintendente Ester Bonafede - ha ideato il cartellone di eventi per la stagione 2023. Durante la gestione Venezi-Bonafede, il compenso della Direttrice artistica è passato da 52mila euro lordi a 80mila euro lordi, mentre quello della Sovrintendente da 65mila a 100 mila. Circostante contestate dalla stessa Venezi.

Fra gli eventi da promuovere, la Fondazione è incaricata di finanziare Taobuk, festival letterario organizzato da un'associazione che fa capo ad Antonella Ferrara e che nel 2025 ha ricevuto 450 mila euro di fondi regionali. Ma come mai la Regione Siciliana ha emanato una legge per stanziare il finanziamento, che passa attraverso la Fondazione per poi arrivare all'associazione di Ferrara senza gara d’appalto?

I rapporti tra la destra italiana e le mafie

La presidente del Consiglio – quella che ogni volta ripete di aver scelto di fare politica dopo l’attentato a Paolo Borsellino – ha definito “fango” lo scoop di Report sui rapporti tra il pentito di mafia Gioacchino D’Amico (referente del clan senese in Lombardia) e il partito di Meloni, Fratelli d’Italia.


Attenzione, non stiamo parlando del selfie che Meloni si è fatta con D’Amico, ma dei rapporti di quest’ultimo con esponenti di FDI che l’avevano fatto entrate alla Camera. Dei rapporti d’affari dell’ex sottosegretario Delmastro con la figlia di un prestanome della Camorra.
E di tanti altri episodi che parlano dei rapporti – pericolosi? Ambigui? – tra esponenti del partito di maggioranza e personaggi legati alla mafia.
Ma non solo queste: tutte le proposte di legge e i decreti, compresa la riforma Nordio sulla separazione delle carriere di giudici e magistrati vanno nella stessa direzione, depotenziare gli strumenti in mano ai magistrati per combattere i reati dei colletti bianchi (intercettazioni, trojan, la Corte dei Conti con meno poteri). Questi sono spesso dei reati spia, perché indagandoci sopra spesso viene fuori la criminalità organizzata.

Solo palate di fango lanciate da una opposizione in difficoltà si è difesa Meloni alla Camera, nel suo comizio pre elettorale. Quel selfie con D’Amico? Ne faccio tanti.

Eppure ai tempi della foto, D’Amico, ufficialmente un imprenditore, era stato già condannato per truffa e associazione a delinquere, eppure questo non gli ha creato problemi nell’essere invitato in Parlamento dall’attuale sottosegretaria all’Istruzione Frassinetti.

Nelle intercettazioni D’Amico spiega che l’incontro tenuto alla Camera con Frassinetti era legato a degli appalti nel settore della sanificazione degli ospedali.

Ma lei pensa che io veramente incontri un mafioso” – ha ribattuto al giornalista di Report Giorgio Mottola la sottosegretaria Frassinetti. “Tecnicamente lei lo ha fatto” è stata la risposta.

Come ha fatto D’Amico a farsi la tessera di FDI? Ha fatto tutto online - ha risposto la segretaria di Paola Frassinetti Alice Murgia.

Ma dalle telefonate con la collaboratrice della sottosegretaria Frassinetti emerge che D’Amico progettava di candidarsi a sindaco del comune milanese di Busto Garolfo proprio con FDI e per questo coltiva rapporti anche con altri partiti come Grande Nord, il movimento politico fondato dai dissidenti della Lega Nord, rimasti fedeli a Bossi.

D’Amico - l’uomo che ha fatto sedere allo stesso tavolo i referenti milanesi di Matteo Messina Denaro, i capi delle locali lombarde della ‘ndrangheta e il clan di Michele ‘o pazzo - è salito a parlare dal palco del congresso federale del partito Grande Nord tenendo un discorso che parlava alla pancia delle partite Iva del nord: “perché esiste la criminalità? La criminalità esiste perché la gente ha fame e non è il reddito di cittadinanza a togliere la fame, ma è il lavoro, è l’impresa. Ci vogliono i sostegni per gli imprenditori, per le imprese..”

Le carte dell’inchiesta Hydra parlano chiaro: in Lombardia le tre mafie avrebbero instaurato un rapporto di collaborazione andando a parlare coi partiti politici che qui governano.

Ma nonostante i tanti gridi d’allarme lanciati dalla procura antimafia, la politica (e l’imprenditoria) ancora fa finta di nulla.

Ad Abbiategrasso, dove il sindaco non sa se nella sia città ci sia la mafia, sono stati tenuti diversi summit dove erano presenti tra i più pericolosi capi mafia della provincia di Milano come Antonio Messina, tra i principali fiancheggiatori della latitanza di Matteo Messina Denaro e Giuseppe Fidanzati, figlio del boss storico di Cosa Nostra a Milano, Gaetano Fidanzati. In questi summit erano presenti anche esponenti della camorra, come Gioacchino D’Amico: in una intercettazione su Paolo Errante Parrino, parla dei suoi rapporti con “zio Paolo” e con Messina Denaro. Secondo la Procura D’Amico è uno degli elementi centrali del consorzio mafioso che in provincia di Milano tra il 2019 e il 2022 ha riunito i vertici di cosa nostra, ndrangheta e camorra. Un potere che aveva impressionato persino Massimo Rosi, capo della locale di ndrangheta.


A quel congresso del Grande Nord tenuto nel 2019, D’Amico non era un imbucato: Monica Rizzi, esponente del partito, racconta che un suo compagno di partito lo aveva presentato come un referente di Fratelli d’Italia in contatto coi vertici del partito. Tanto è vero che D’Amico portò al congresso l’europarlamentare Carlo Fidanza che, dal palco, ringraziò pubblicamente “l’imprenditore” D’Amico.

La scheda del servizio: UN MAFIOSO PER AMICO di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

Report torna con nuove rivelazioni e documenti inediti sul selfie scattato insieme a Giorgia Meloni dal pentito Gioacchino Amico, accusato di essere referente del clan Senese in Lombardia. Verranno trasmesse inoltre le testimonianze esclusive riguardanti le visite fatte dall’uomo a Montecitorio, dove, secondo una pista al vaglio dell’autorità inquirente, Amico avrebbe avuto a disposizione un accredito personale. Giorgio Mottola ha raggiunto inoltre alcuni dei boss accusati di far parte della nuova cupola lombarda e ha chiesto conto ai politici dei loro contatti con gli uomini dei clan.

I viaggi del collegio del garante

La procura di Roma ha indagato i 4 membri del collegio del garante della Privacy per corruzione, per aver ricevuto la tessera Volare, livello executive, fornitegli da Ita Airways proprio nel periodo in cui la compagnia era coinvolta in una controversia per regolare il trattamento dei dati personali di alcuni manager dell’azienda e dei dipendenti.

Le tessere avevano un valore di 6000 euro e permettevano l’accesso alla lounge.

Come racconta l’anteprima del servizio, Report è in grado di dimostrare che a chiedere le tessere Volare è stata Ada Fiaschi, attuale responsabile della protezione dei dati in Ita. Il 30 novembre 2022 scrive: “cara Giovanna mi è giunta per tramite il nostro DPO Stefano Aterno la richiesta di poter fare avere le tessere Volare a tutti e quattro i componenti del collegio del Garante, Pasquale Stanzione, Ginevra Cerina Feroni, Guido Scorza, Agostino Ghiglia. Se fosse possibile sarebbe un’attenzione verso un’autorità che ha un ruolo sempre più importante in un business come il nostro, che tratta di big data”.
All’epoca Stefano Aterno era responsabile della protezione dei dati personali in Ita ma anche socio dello studio E-Lex fondato da Guido Scorza.

Aterno ha risposto in modo vago alle domande della giornalista (se mi fate domande scritte.. io questa cosa non me la ricordo..), aggiungendo che alla fine ha invitato a contattare l’avvocato Fiaschi o qualcuno di Ita perché lui non aveva nessun potere, “io non mi sono mai messo a brigare per far avere le tessere a questi del collegio”.
La dottoressa Fiaschi ha scelto di non rispondere alle domande, per cercare di spiegare il senso di quella mail dove parlava dell’importanza delle tessere vista l’importanza del Garante che si occupa di dati, come la stessa Ita.

La scheda del servizio: LA FERMATA DEL GARANTE di Chiara De Luca

Collaborazione Eleonora Numico

Report torna a occuparsi del Garante della Privacy con nuovi documenti esclusivi che sollevano interrogativi sulle modalità di gestione dell’Autorità e sulla sua effettiva indipendenza dai partiti politici e dalle big tech, come Meta, che trattano i dati di milioni di utenti. Ulteriori documenti inediti fanno luce anche sull’origine delle tessere “Volare” di Ita Airways, un benefit dal valore di circa 6mila euro l’una, concesse nel 2023 ai quattro membri del Collegio dell’Autorità dalla compagnia aerea, chiarendo chi le ha emesse e quale sarebbe la motivazione.

I polli gonfiati

Come vengono allevati i polli la cui carne troviamo sugli scaffali dei supermercati?

Sono tutti polli allevati a terra, con cura e rispetto per l’animale, come ci dicono le pubblicità?

Giulia Innocenzi mostrerà immagini di allevamenti intensivi dove i polli vengono gonfiati, come body builder, per essere subito pronti per il mercato.

La scheda del servizio: POLLO BUCATO di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi

In Italia viene allevato mezzo miliardo di polli l'anno. Il 90% dei polli è di razza a rapida crescita, e cioè con una genetica che pompa la crescita abnorme del petto e riduce a circa 40 giorni il tempo necessario agli animali per andare al macello. Ma questa genetica porta con sé delle grandi criticità, che Giulia Innocenzi solleva grazie a delle immagini esclusive ottenute da un allevamento di polli riproduttori destinati a uno dei principali gruppi alimentari del nostro Paese.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

09 aprile 2026

La sentenza della polvere di Alessandro Bongiorni

 

Le cinque e mezzo del mattino. Il ragazzo era stanco di rigirarsi nel letto. Il suo orologio biologico, ormai, era rotto da anni. Uno dei problemi dei tossici è che non dormono, a meno che non siano strafatti.

Cinquecentosettanta pagine. E’la lunghezza di questo romanzo (uscito inizialmente per Piemme nel 2014 e oggi ripubblicato da Mondadori) che scorre via, dall’inizio alla fine, senza stancarti mai, con una tensione che non cala, capitolo dopo capitolo. Non so come abbia fatto Alessandro Bongiorni a costruire questa impalcatura letteraria con tanti personaggi, con storie che procedono in parallelo, sembra di assistere a quegli spettacoli circensi dove si fanno volare i birilli sopra la testa senza cadere mai..
Ci troviamo ancora una volta a Milano, la Milano tanto amata dal vicecommissario Rudi Carrera protagonista dei romanzi di Bongiorni: non la Milano da bere, degli aperitivi, delle sfilate, degli eventi, dei grattacieli moderni, ma bensì la città che nasconde al suo interno le radici romane che hanno sfidato i secoli, i piccoli capolavori dentro le Chiese (come quella di San Sepolcro).

Milano dove la nebbia e la neve sono state sostituite da altra “polvere”, la polvere bianca amata dai manager rampanti come anche dai giovani in fuga da un mondo che fa paura.

Squillò il telefono. Fenisi. «Mio figlio Domenico.» «Cos’ha combinato, stavolta?» chiese Carrera. «Me l’hanno ammazzato.»

Come il figlio del commissario Fenisi, ricoverato per disintossicarsi in una clinica privata in zona via Padova, e che una mattina di inverno viene trovato morto per overdose.

Una morte sospetta, come ha fatto quel ragazzo a recuperare quell’ultima dose?
Sono le domande che si pone Rudi Carrera che, assieme ai suoi uomini, inizia una sua indagine sul traffico di eroina a Milano.

Un’indagine che lo porta a scoperchiare un vaso di Pandora: Carrera assieme ai suoi collaboratori, Esposito e Achilli, si imbatte nella guerra tra le “pandilla”, le gang latinoamericane che si contendono il controllo delle piazze di spaccio a Milano, specie nella zona di via Padova.

Una guerra fatta a colpi di machete, dove non c’è nessun limite alla violenza, che per Carrera diventa una vera ossessione, eroina, eroina ed eroina, solo questo si ritrova a pensare.
Chi sta rifornendo gli spacciatori, non solo le gang di strada, anche i pusher che inondano di neve le notti milanesi?
Cosa nasconde la clinica Hug Life dove era ricoverato il figlio di Fenisi, Mimmo?

Carrera capì che era l’unica cosa da fare. Quel vecchio e stanco frate scozzese era la sola possibilità di evitare una guerra, un emissario pacifico senza bandiere e rispettato da tutti.

In questa guerra Carrera si ritroverà come alleato un vecchio frate scozzese, uno che ha visto tutta la miseria e il male del mondo. Carrera si troverà a dover usare le maniere, forti, a ricattare, torturare, infrangere le leggi. E, cosa ancora peggiore, a dover scendere a compromessi con sé stesso, pur di salvare la vita delle persone a lui care.

Ci sono altre due persone che stanno osservando quello che succede a Milano, queste indagini sotto traccia della polizia contro lo spaccio di eroina in città.
Il primo è un assessore del comune, Raul Monteferri, un uomo con una sfrenata ambizione che è disposto a tutto pur di prendere un posto nelle liste per le prossime elezioni europee. Volare a Strasburgo toccare il vero potere con le proprie mani. Ma per entrare nella lista dei candidati e, cosa ancor più importante, essere votato, serve il consenso degli elettori.

«È la gente che vota, Raul. E tu devi dare alla gente quello che vuole. Inventati qualcosa che faccia colpo sui cittadini. Trova la tua battaglia e il gioco è fatto.»
La lotta all’eroina diventa così la sua battaglia e, anche se Carrera non lo sa, Raul Monteferri è pronto a cavalcare l’onda di questa indagine sulla droga per vincere il biglietto per l’Europa.

La seconda persona che sta osservando le mosse della polizia e della squadra di Carrera è un vecchio cronista milanese, Sandro Chiodi: stanco di essere messo su piccoli casi di criminalità sta cercando la sua occasione per fare un vero scoop e tornare ad occuparsi di veri criminali.
Quel Carrera è la sua occasione. Anche mettendo a bada i pochi scrupoli che gli sono rimasti, anche rischiando di andare ad intralciare le indagini.

Eccola, impilata in sacchetti da un chilo bucati dai proiettili. Sgorgava sul pavimento come una cascata di zucchero. Si avvicinò, la toccò, pensò a Mimmo Fenisi. Era per quella polvere che era morto. Quella dannata polvere che aveva emesso la sua sentenza ed era pronta a emetterne altre.

La sentenza della polvere è un hard boiled che colpisce duro: per come racconta la violenza sulle strade (e che dal 2014 anno in cui è uscito il romanzo, è pure peggiorata); per come racconta come si costruiscono le carriere dei politici, costruendosi un’immagine che piaccia agli elettori. Un’immagine che non importa quanto sia vera, l’importante è che funzioni.

E, poi, al centro di tutto, questo poliziotto, Rudi Carrera, un antieroe, uno di quelli che sembra voler sfuggire alle promozioni. Sempre elegante tanto da sembrare un damerino, ma con la pistola sotto l'ascella sempre pronta e con un perenne mal di testa per tutta la tensione che deve sopportare.
Un personaggio sfuggente, allo stesso tempo ruvido, duro, incapace di mantenere una relazione con una donna, ma con una sua umanità che lo porta a legare con gli ultimi della sua Milano, come il clochard Raimondo, o come Ramon, uno dei ragazzi che vedono nell’affiliazione ad una pandilla l’unica strada per sfuggire ad un destino di miseria.

La scheda del libro sul sito di Mondadori
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31 marzo 2026

Il cielo degli invisibili di François Morlupi


Varese, 24 dicembre 1988

Buonasera dal Tg Lombardia della notte. La gioia del periodo natalizio si è trasformata in tragedia sulle strade lombarde, dopo il terribile incidente che ha coinvolto, a causa della nebbia, numerose vetture sull’autostrada A8.

Un incidente sull’autostrada per Varese causato dalla nebbia. Uno specializzando del Policlinico Umberto I a Roma, che si trova a vedere qualcosa che non dovrebbe vedere. E che, come un tarlo, inizia a rodergli in testa.

Un maresciallo dei carabinieri che, oltre alle doti di investigatore, ha una sua passione per la filosofia antica e per il calcio.

Infine il chioschetto “Panini parlanti”, allestito su un vecchio pullman degli anni ‘50 proprio di fronte al policlinico e gestito da un amante della letteratura, Otello De Bartolo.

Un piccolo luogo riparato dalle brutture del mondo, dove un’umanità multiforme e multicolore viene a godersi un momento di pace mangiando un panino ispirato ai capolavori della scrittura moderna e classica.

Sono quegli gli ingredienti del nuovo giallo dello scrittore italo-francese François Morlupi che, temporaneamente, ha abbandonato la serie dei cinque di Monteverde (che comunque qui appaiono in diversi cameo) per dedicarsi a questi nuovi personaggi.

E ad un nuovo investigatore dilettante, e forse anche un po’ incosciente per come si lancia nelle indagini, il “paninaro” Otello De Bortolo.

Sta succedendo qualcosa attorno al chiosco, se lo sente addosso come un presentimento Otello: perché quel medico specializzando che veniva sempre qui a mangiare è due giorni che non si fa vedere?

Nemmeno stasera è passato.” Le lancette dell’orologio segnavano le ventitré e la voce di De Bartolo tradì una palese preoccupazione.

Come mai Giuseppe, “il matto del Policlinico”, un clochard che viene da Otello con la sua chitarra a rallegrare l’atmosfera, racconta che nel quartiere sta succedendo qualcosa di brutto?

Alcuni miei amici che dormono nel quartiere parrebbero aver visto qualcosa di sconvolgente.” “Cioè?” Giuseppe allungò le braccia.

C’entra qualcosa con la denuncia arrivata alla stazione dei carabinieri comandata dal maresciallo Buzzini: una strana denuncia, un’esponente della comunità cinese che denuncia la scomparsa di un clochard cinese. Un fatto strano considerando quanto la comunità cinese sia chiusa e poco propensa a presentarsi di fronte alle forze dell’ordine per casi del genere.

.. Volevano denunciare la scomparsa di un connazionale: un senzatetto della loro comunità”.
“Un senzatetto?” Buzzini ne fu sorpreso.

E cosa ha visto quella sera, nello spogliatoio dei medici primari, il nostro specializzando, tanto da indurlo a portare avanti una sua indagine personale dentro la struttura?

Lo specializzando non ci aveva dormito, tentando di richiamare alla memoria la scena intravista per il tempo del battito d’ali di una farfalla. Un particolare colto nello spogliatoio degli anziani lo aveva turbato.

Sono tanti piccolo tasselli di un puzzle che i nostri investigatori dovranno ricostruire per arrivare a vedere il disegno finale. Sia gli investigatori veri, i carabinieri del maresciallo Buzzini, sia quelli improvvisati, Otello e il suo gruppo “variopinto” di amici, una specie di armata Brancaleone. Un clochard, una trans che tutti chiamano “La marchesa” e infine lo zio dello specializzando, arrivato a Roma per incontrare il nipote.

Un’indagine che si muoverà tra un vero labirinto che è il Policlinico, con le sue gerarchie, i suoi personaggi iconici (un San Pietro con le chiavi che arriva direttamente dagli anni ‘80) e il mondo degli invisibili, i reietti, quelli che questa società lascia ai margini.

Le persone che nemmeno hanno diritto a vedersi il cielo come tutti, costretti a trovare un riparo di fortuna dal freddo, dal vento, dalla pioggia:

Il cielo degli invisibili non si contempla; è cupo e senza speranza. Prima lo capisci e prima riuscirai a sopravvivere.

La scheda del libro sul sito di Feltrinelli
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28 marzo 2026

Anteprima Presadiretta – la violenza giovanile (e come combatterla) e la forza della mafia albanese

Ultima puntata della stagione per Presadiretta che dopo Pasqua lascerà lo spazio domenicale a Report: questa domenica si parlerà di violenza giovanile, un problema che sta esplodendo in questi anni e in controtendenza con i dati sui crimini in generale.

Poi un servizio sulla criminalità cinese e albanese.

La violenza tra i giovanissimi

L’ultimo atto di violenza tra i giovanissimi è di pochi giorni fa quando uno studente tredicenne di Bergamo ha accoltellato davanti la scuola una sua professoressa, per fortuna solo ferita.

Cosa sta succedendo tra i ragazzi italiani? Perché è aumentata la violenza (quando i dati sui reati sono in calo)? E poi, la risposta che sta dando il governo, con decreti emanati sull’emozione del momento, che prevedono solo un aumento delle pene (vedi decreto Caivano), sono il modo giusto per affrontare questa violenza?


Stiamo parlando di un fenomeno che sta diventando sempre più preoccupante, per l’età dei ragazzi responsabili delle violenze, per l’uso anche di armi e che non riguarda solo le grandi metropoli con le periferie. Episodi di violenza giovanile sono avvenuti anche nei piccoli centri, come a Santa Croce di Magliano, nel Molise, il 6 dicembre 2025.

Qui, una sera, tre ragazzi tra i 13 e i 16 anni, hanno circondato un loro coetaneo spingendolo a terra su cui poi si sono accaniti con calci e pugni. Altri ragazzi riprendevano tutto coi loro cellulari, ridendo, come se si trattasse di un gioco: la mattina dopo pezzi del pestaggio erano su Tik Tok o Istagram, con tanto di musica trap come sottofondo.

La madre, Angela Manzo, ha raccontato la storia a Presadiretta: il vedersi arrivare a casa, la sera, il figlio con la faccia rovinata, poi la corsa al Pronto soccorso la mattina dopo per i dolori, la nausea, le orecchie chiuse. Il giorno dopo è stata contattata dai carabinieri che le hanno mostrato il video: il figlio adesso ha paura ad uscire, il danno all’udito probabilmente sarà permanente. È stato anche questo a spingere la signora Manzo a denunciare i tre responsabili del pestaggio: le loro famiglie parlavano di bravata e le avevano chiesto di non denunciare. Ma la denuncia c’è stata: “ho pensato che non dovevamo fare la battaglia solo per mio figlio, ma per tutti quanti,.. qua ci conosciamo tutti, sono cose che si sentono anche nelle grandi città, ma quando arrivano in un paese come questo significa che abbiamo fallito come società, come famiglia, come istituzioni, come tutto, Perché dietro questi bambini ci siamo noi.”

Come operano le criminalità albanese e cinese

Quanto sappiamo della criminalità albanese e cinese in Italia? Come operano, quando sono potenti? La mafia albanese è diventata protagonista del traffico internazionale di droga: ne parlerà la seconda parte della puntata con un reportage dall’Ecuador.

Secondo un rapporto delle Dogane, da questo paese, dai suoi porti, arriva il 30% della droga per il nostro continente.

In questo paese le gang criminali sono arrivate fino a Quito, nelle periferie, dove reclutano giovani per inserirli nei loro traffici: i giovani sono diventati sia le vittime che i responsabili dei crimini avvenuti nella capitale.


Roberto Freire fa parte del progetto di recupero dei giovani della Fundación Sembrar: lavorano per dare speranza a questi ragazzi attraverso l’educazione “e la comunità ci protegge” racconta a Presadiretta, perché hanno capito che in questi spazi i loro figli possono crescere protetti, hanno una alternativa alla criminalità.

I giornalisti di Presadiretta sono entrati poi nel carcere di Guayaquil, il più grande e il più pericoloso nel paese: qui sono ospitato 10 mila detenuti, il doppio della sua capacità, è stato teatro delle più sanguinose guerre tra bande criminali del paese. Dal 2020 nelle prigioni del paese sono morte più di 800 persone. Da questa prigione i gruppi criminali hanno dettato legge, commissionando omicidi dei rivali, lo Stato in carcere era totalmente impotente.

La giornalista di Presadiretta ha varcato le porte del carcere con una mascherina perché dentro c’era una epidemia di tubercolosi: non ha potuto parlare coi detenuti né muoversi liberamente, in questa prigione sono i militari ora a controllare tutto. Stiamo parlando di 2500 militari più altri 800 agenti e personale interno del carcere – racconta il direttore a Presadiretta – la situazione è sotto controllo. In questo carcere esiste anche un’ala femminile che contiene 981 detenute, anche per reati di criminalità organizzata. Qui la mafia ha cercato anche di far entrare delle armi – spiega la direttrice del carcere femminile. Alcune delle detenute sono poco più che adolescenti, molte non hanno mai studiato e non sanno né leggere né scrivere e per questo nel carcere hanno organizzato delle lezioni, così almeno, quando escono, hanno un diploma di scuola superiore, per trovare un lavoro e sperare in una vita migliore.

Riassumendo, la lotta contro la criminalità passa per l’educazione, sul territorio, anche nelle zone difficili.

Presadiretta ha seguito un’operazione di un nucleo del GOA, il gruppo operativo antimafia della Guardia di Finanza: a Brescia hanno sequestrato un camion dal carico sospetto, dentro sono stati trovato 150 kg di cocaina, col marchio Brud, riconducibile sia al luogo di produzione che al cartello che ha inviato lo stupefacente in Europa.

Il nucleo del GOA ha fermato l’autista del camion mentre stava facendo lo scambio della droga con un intermediario che stava comprando il carico di droga: entrambe le persone arrestate sono albanesi. Il compratore viaggiava con un criptofonino, ma niente denaro.

Quest’ultimo ha spiegato di aver scelto di fare questo dopo un momento di crisi al bar dove lavorava: i trafficanti albanesi si sono messi in contatto con lui proponendogli allora di entrare nella rete del traffico di droga, il suo guadagno era di 10 mila euro ad ogni carico.

In caso di arresto di questi, che sono solo piccoli anelli di una catena molto più ampia, i capi fanno in fretta a resettare il criptofonino da remoto e cancellare ogni possibile contatto con loro.

Su Domani una anteprima del servizio:

Domenica 29 marzo alle 20,30 su Rai3, PresaDiretta Open, nella prima parte della serata, racconta le storie di un quattordicenne pestato dopo il catechismo in Molise, di un universitario rimasto quasi paralizzato per 50 euro dopo le botte, di un sedicenne ucciso con 25 coltellate a Pescara e di un ragazzo accoltellato a morte nei corridoi di una scuola a La Spezia. Un viaggio attraverso i tanti volti della violenza giovanile, con le testimonianze di carabinieri, magistrati, presidi, educatori e ragazzi che quella violenza l'hanno subita o commessa. Ragazzi sempre più giovani, sempre più soli, con una soglia di empatia che si abbassa di anno in anno. Il governo risponde con misure severe, ma chi lavora ogni giorno con i minori avverte: la punizione da sola non basta. Dietro ogni ragazzo che aggredisce, c'è qualcosa che la società non ha saputo vedere in tempo.

Ospite Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta per analizzare con Riccardo Iacona le tante domande del disagio giovanile.

E poi la puntata Racconto criminale. A Prato il distretto cinese del pronto moda più grande d'Europa nasconde una rete di illegalità sistemica: contrabbando, evasione, lavoro nero e sfruttamento. Accanto a questa realtà opera una criminalità organizzata che controlla logistica e mercati con violenza crescente.

Dalla Cina all’Albania

Ci sono sentenze che riconoscono l’esistenza di una vera e propria mafia cinese e il Procuratore Capo Luca Tescaroli lancia l'allarme su una delinquenza in espansione, capace di penetrare le istituzioni e stringere alleanze con altre mafie italiane e albanesi.

Il racconto si sposta poi sulla rete albanese della cocaina all'assalto dell'Italia, con i clan che trattano con la 'ndrangheta. PresaDiretta segue il Gruppo Operativo Antimafia della Guardia di Finanza tra Brescia e Bergamo e ricostruisce come i clan albanesi siano diventati i grossisti preferiti delle mafie italiane: affidabili, invisibili, capaci di consegnare a domicilio. Il reportage prosegue nell'Albania dei soldi sporchi, da Tirana a Durazzo: grattacieli e resort finanziati dalla cocaina, con la criminalità organizzata infiltrata nei porti, nelle istituzioni e in Parlamento.

Il viaggio lungo le rotte internazionali della droga arriva in Ecuador, da dove parte la maggior parte della cocaina diretta in Europa e negli Stati Uniti: solo dal porto di Guayaquil ne transita il 70 per cento, un mercato da 30 miliardi l'anno gestito da 'ndrangheta, cartelli messicani e mafia albanese. Per la prima volta le telecamere entrano nel carcere più pericoloso del paese. La testimonianza, infine, di chi resiste: giornalisti investigativi minacciati di morte, una suora comboniana che sfida le bande, le figlie dell'ex candidato alla presidenza Villavicencio - ucciso dalle gang - che chiedono verità.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

26 marzo 2026

Figli per i Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio De Giovanni

Mentre sentiva la notte entrare dal finestrino, pensava alla morte.

Era un assillo frequente, negli ultimi tempi. Il più frequente, a dire il vero. D’altra parte riteneva che i pensieri involontari, così come i sogni, fossero dettati dalle esperienze più forti, quelle che restano negli occhi e nelle orecchie persino dopo che sono passate. Come gli odori intensi, le sensazioni sulle quali il corpo si sofferma, ecco, sto avvertendo qualcosa di cui poi mi ricorderò.
Della morte era facile ricordarsi.

C’è una persona che aspetta, in una notte di fine estate, chiusa nella sua macchina. Per la testa tanti pensieri, legate alle sensazioni che il suo corpo sta recependo.

Le sensazioni del dolore, della morte. Di quella morte che arriva piano piano, assieme al dolore e che ti fa compagnia. Solo chi l’ha provata riesce a parlarne.

Sta aspettando una persona, che tra poco uscirà da un portone di un palazzo nel quartiere di Pizzofalcone. Per investirla con la sua macchina. Perché quella è la cosa giusta da fare.

Con “figli” siamo arrivati probabilmente alla fine di un ciclo anche per i Bastardi di Pizzofalcone: ogni storia deve avere un inizio e una fine e il padre dei protagonisti di questa serie sa quando arriva il momento di lasciarli liberi di vivere una loro vita. Magari, come è già avvenuto per Ricciardi, De Giovanni li riprenderà per raccontarci come si sono evolute le loro vite.

Questo romanzo ha come chiave di lettura il rapporto genitori e figli e, rispetto ai precedenti racconti dei Bastardi, l’indagine finisce quasi in secondo piano.

Un’indagine che nasce dall’intuito di uno “sbirro” troppo esperto dal farsi confondere dalle apparenze e di un magistrato capace di raccogliere le intuizioni degli investigatori: quell’investimento a Pizzofalcone non è stato un incidente. Troppo strana la dinamica. Meglio verificare meglio come sono andare le cose, anche perché il morto, Francesco Cascetta, era un patologo famoso, uno di quelli che spesso sono invitati nelle trasmissioni televisive, uno con amicizie importanti. Socio di un laboratorio di analisi in rapporti con importanti cliniche private.

È questa l’indagine che dovranno seguire gli agenti della squadra del vicequestore Palma, sapendo, ancora una volta, di avere addosso tante pressioni.

Ma è un momento delicato per i “Bastardi” e la chiave di tutto è ancora quella parola, figli.
Il futuro della piccola Giorgia per Francesco Romano, che deve decidere se sacrificare l’amore per la bambina che ha salvato o il suo di amore.
C’è un figlio, quello di Ottavia, in mezzo alla relazione clandestina con Palma: ma che futuro può avere questa relazione?
Anche Lojacono, il “cinese” (soprannome affibbiato dai colleghi e che è preso in prestito da Steve Carella dell’87 Distretto) ha un problema con la figlia Marinella: l’età dei diciotto anni è quella delle scelte, del futuro, cosa studiare, cosa voler fare da grandi. E nessun genitore arriva preparato a questo momento.

E non è nemmeno facile il rapporto tra il vicecommissario Elsa Martini e la piccola Vicky, una bambina già adulta per i suoi anni: chi è la madre tra le due? Chi è quella che prende le decisioni per entrambe?

Anche tra Pisanelli, vicecommissario in pensione, la memoria del quartiere di Pizzofalcone, e Marco Aragona si è creato un rapporto che alla lontana sembrerebbe quello tra un padre e un figlio.

Un figlio che forse non si vorrebbe avere come ospite, così ingombrante..

Ma che ne sappiamo noi di come si diventa padri, di come si impara a diventare genitori? Come racconta ai poliziotti di Pizzofalcone il figlio della vittima, nemmeno i figli conoscono veramente i padri, i loro pensieri, i loro timori:

I figli sanno così poco dei padri, come persone, come esseri umani. È come se il rapporto fosse a senso unico, mi spiego? Papà chiedeva: che cosa posso fare per te? Non accadeva mai l’inverso.

Nel frattempo, però, per i “Bastardi” c’è da portare avanti l’indagine sull’investimento del dottor Cascetta, dove però tutte le piste sembrano portare a nulla: le poche informazioni raccolte dai familiari non sono utili, il figlio vedeva solo pochi giorni il padre; la moglie viveva quasi separata dal marito. Poco utili i dati raccolti sul laboratorio, dove c’erano stato dei problemi con delle cliniche, che potevano essere superati. Quello che emerge è che, a detta dell’amico di infanzia che aveva poi preso un’altra strada, negli ultimi tempi Francesco sembrava cambiato.

.. a volte, per guardare meglio i fatti, bisogna fare un passo indietro. Perché, diceva, i particolari spesso divorano il generale e occultano l’evidenza.

Da cosa derivava quel cambio di atteggiamento di Cascetta? Che fattore nuovo era entrato nella sua vita? E, cosa ancora più importante per gli investigatori, da dove deriva quell’odio personale nei confronti del morto da parte dell’investitore?
A risolvere il caso sarà una intuizione di Alex di Nardo: ancora una volta una storia di figli e di padri e di quel rapporto indissolubile, che né il tempo né il resto possono scalfire.

Dovete sapere, quando verrete a prendermi, che la vita è fatta di genitori e figli, così come di amanti e mogli, di mariti e di amici, ma in primo luogo di genitori e figli, perché se gli altri si possono unire e separare, possono allontanarsi e avvicinarsi, i figli e i genitori no, non si possono separare, perché sono un obbligo e un impegno, perché sono indissolubili e irreversibili, perché sono inevitabili.

Buona lettura!

La scheda del libro sul sito di Einaudi
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

 

21 marzo 2026

Anteprima Presadiretta – l’intelligenza artificiale, l’illusione del ponte

Il ponte sullo stretto di Messina

In Presadiretta Open si parlerà del ponte sullo stretto di Messina, la grande opera su cui il ministro Salvini e il governo stanno puntando tanto. Costo dell’opera, che ha già ricevuto una prima bocciatura da parte della Corte dei Conti (eh ma con la riforma Nordio nessun giudice si permetterà..), è al momento di circa 13 miliardo. Che succederà adesso al progetto?
Quali rilievi ha fatto la Corte dei Conti a cui ora il governo deve rispondere?
Cosa succederà adesso alle famiglie colpite dagli espropri necessari per costruire questa opera strategica, anche in funzione di un attacco militare da sud (così è stato affermato da eminenti ministro). Come la casa della signora Di Domenico, che si affaccia su uno dei posti più magici dello Stretto, vicino la spiaggia di Capopeloro che nel 2022 è stata premiata dal National Geographic come la spiaggia italiana col panorama più bello.

Questa zona sarà completamente trasformata dal progetto del ponte, stravolgendo la vita del territorio e delle persone che ci vivono.

Il valore delle loro case è stato diminuito per colpa del ponte, non conviene vendere o affittare, come anche fare lavori migliorativi, uno ci pensa prima di partire. Sono famiglie bloccate anche se gli espropri non sono partiti ancora e a rendere ancora più precaria la loro situazione è proprio l’ultima decisione della Corte dei Conti che ad ottobre 2025 ha negato il visto di legittimità, l’ennesimo stop che pesa sulla vita degli abitanti di queste zone e sul loro futuro.

Io sono arrabbiata” racconta a Presadiretta “perché avere questa gente che dice domani cominciamo, tra tre mesi cominciamo, insomma è ridicolo. Preoccupata no, perché lo so che il ponte non lo fanno. E lo sanno anche loro che non lo possono fare.”

Il mondo con l’intelligenza artificiale

L’uso dell’intelligenza artificiale sta diventando sempre più importante e strategico nel mondo: nella medicina, nella ricerca, per costruire robot che possano essere addestrati per lavori pericolosi. Purtroppo anche nell’ambito militare l’AI.

Stiamo parlando della rivoluzione tecnologica del secolo: che futuro avremo in un mondo dove domina l’intelligenza artificiale? Quanti posti di lavoro perderemo? E che futuro avrà l’Europa stretta nella morsa tra Stati Uniti e Cina?


Riccardo Iacona è andato a Hangzhou, la capitale cinese dell’intelligenza artificiale perché qui sono nati i “sei dragoni”, le aziende protagoniste dell’innovazione tecnologica cinese. Aziende come Deep Robotics che ha realizzato i robot cane, capaci di muoversi su qualunque terreno, di nuotare nell’acqua: gli algoritmi e i sistemi di controllo di questo robot sono all’avanguardia e sono usati per ispezionare le fabbriche, i parchi industriali. Sono usati in caso di incendi, catastrofi. Coi loro sensori possono vedere e registrare le immagini, registrare la temperatura esterna. Un robot nato nell’università della città di Hangzhou, dove la stessa Deep Robotics e i suoi fondatori fanno ricerca.

Quanti lavori perderemo per l’AI? E quali figure servono per addestrare l’algoritmo?

Come si può capire dall’anteprima del servizio:

Non servono ingegneri per addestrare l'intelligenza artificiale: servono umanisti. Linguisti, traduttori, psicologi e scrittori stanno alimentando, attraverso piattaforme online, i grandi modelli linguistici che sempre più spesso sostituiscono le loro professioni. Un fenomeno silenzioso ma in rapida crescita, che in Italia coinvolge già migliaia di giovani laureati intrappolati nella gig economy del dato.

Ma, oltre alla questione dei posti di lavoro, c’è un altro punto da tenere in considerazione quando si parla degli impatti dell’AI: il consumo energetico e di acqua degli enormi data center dentro cui si elaborano o dentro cui girano gli algoritmi, quello che noi chiamiamo il cloud.

Energia per addestrare l’AI, energia per le elaborazioni. Presadiretta partirà dallo studio fatto dall’università della California: una singola richiesta al chatbot costa come il consumo di una lampadina da 60 watt per una decina di secondi e un consumo d’acqua equivalente a quello di un bicchierino.. Ma, citando Totò, è la somma che fa il totale.

Francesco Fuso Nerino è il diretto di Climate change action a Presadiretta racconta di come nel 2030 si è stimato che il consumo di acqua per i server dell’AI negli Stati Uniti potrebbe arrivare fino a 1100 milioni di metri cubi, un valore importante se i server sono installati in regioni degli Stati Uniti o nel mondo dove c’è scarsità di acqua. Si basa sul documento pubblicato su Nature Sustainability che dice che negli USA nel 2030 l’intelligenza artificiale arriverà a consumare l’acqua che in genere è consumata da 10 ml di cittadini americani.

Lo studio ha preso in esame anche il consumo energetico: sempre nel 2030 i server negli USA arriveranno a consumare fino a 200-250 TW/ora di elettricità l’anno, più della metà del consumo elettrico annuale di un paese come l’Italia. Se l’elettricità arriva da fonti rinnovabili e a basso contenuto di carbonio l’impatto resta più contenuto, se arriva da fonti fossili l’effetto sul clima può diventare rilevante.

La scheda del servizio:

Il Ponte sullo Stretto di Messina, tra questione ambientale, mancata gara, aumento dei costi: questo il tema in apertura della nuova puntata di “PresaDiretta Open”, in onda domenica 22 marzo, alle 20.30, su Rai 3. Dopo la delibera della Corte dei conti e il nuovo decreto del governo Meloni, il racconto tra gli abitanti di Messina che rischiano l’esproprio delle abitazioni, i comitati che si oppongono a un’infrastruttura da oltre 13 miliardi di euro e quelli che la vogliono a tutti i costi. Viaggio nella città col più alto tasso di spopolamento in Europa e dove solo un cittadino su tre riceve l’acqua 24 ore al giorno. Il ponte, secondo uno studio di Unioncamere Sicilia, avrà un impatto sul Pil di oltre 23 miliardi, col paradosso che a beneficiarne saranno Lombardia, Lazio, Veneto ed Emilia-Romagna. In studio, Riccardo Iacona ne discuterà con Peter Gomez direttore del Fatto Quotidiano online.
A seguire, la puntata di “Presa diretta” si occuperà di “Rivoluzione Artificiale”, con un reportage dentro la più grande trasformazione tecnologica del nostro tempo. Il programma partirà dalla Cina per raccontare come un intero Paese stia trasformando l’intelligenza artificiale nella propria infrastruttura produttiva. Dal piano governativo “AI Plus” - 200 miliardi di dollari investiti a partire dalle scuole primarie - ai laboratori di robotica di Pechino e Suzhou, dove robot umanoidi imparano a camminare, lavorare e prendersi cura degli anziani. Dodicenni che programmano rover spaziali, fabbriche che girano al buio senza operai: una corsa globale che non riguarda solo la Cina, ma il futuro del lavoro nel mondo intero. Ma c’è anche un costo nascosto dell’intelligenza artificiale: nell’hinterland milanese i datacenter avanzano sui terreni agricoli del Parco Agricolo Sud, divorando acqua ed energia, senza una legge nazionale che li regolamenti e senza che nessuno abbia risposto alla domanda più scomoda: questi impianti servono davvero all’Italia, o solo alle grandi aziende digitali straniere? E poi l’attenzione su chi lavora nell’ombra: traduttori, grafici, laureati che guadagnano 12-13 euro l’ora addestrando la stessa IA che li ha rimpiazzati o che lo farà presto. L’ultima frontiera si chiama “IA Agentica”: agenti software invisibili che svolgono compiti aziendali - dalle note spese ai contratti legali - interfacciandosi via WhatsApp come fossero colleghi. All’Aquila, dove i call center sono il principale datore di lavoro, per il 60-70% donne, l’automazione è già entrata in silenzio. Una rivoluzione che rischia di colpire soprattutto chi ha meno strumenti per reinventarsi: i lavori più a rischio sono storicamente quelli svolti dalle donne. Cosa succederà alle decine di migliaia di persone che fanno lavori ripetitivi e non possono semplicemente “reinventarsi”?
"Rivoluzione artificiale" è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina De Ritis con Marcello Brecciaroli, Marco Della Monica, Irene Fornari, Luigi Mastropaolo, Teresa Paoli, Paola Vecchia, Emilia Zazza, Fabio Colazzo, Riccardo Cremona, Massimiliano Torchia.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

19 marzo 2026

Il sangue degli architetti di Diego Lama


Interludio

Aprile 1884, sabato Due giorni dopo aver risolto il caso degli architetti, alle sette del mattino di sabato, il commissario Veneruso aprì la porta di casa e trovò una piccola scatola sul pianerottolo. Si chinò, la raccolse. Sopra, in bella grafia, c’era scritto: SUA ECCELLENZA VENERUSO.

I giorni maledetti del commissario Veneruso: potrebbe essere questo il sottotitolo di questa indagine che vedrà Veneruso, del commissariato di piazza Dante a Napoli, occupato ad inseguire la mano assassina che sta uccidendo diversi famosi architetti, in un racconto dove i capitoli si alternano andando avanti e indietro nel tempo, i giorni dell’indagine e i giorni successivi, quando Veneruso si trova destinatario di diversi “pacchi” spediti da un “brav’uomo”. Chi sia questo brav’uomo e chi sia l’assassino, verrà svelato solo alla fine quando tutta la verità verrà svelata anche grazie al contributo di un carillon.

Siamo a Napoli, in una primavera dell'anno 1884 dove la città si appresta ad un importante cambiamento: per evitare i rischi di un'epidemia di colera, l'amministrazione comunale ha deciso di sventrare i quartieri popolari nel centro per costruire nuove abitazioni, più moderne, spostando "il popolino" verso nuovi quartieri periferici ad est. Nuove costruzioni si affacceranno sulla collina del Vomero, una strada chiamata poi “il rettifilo” attraverserà il centro.

Persino la spiaggia di Mergellina dove il giovane Veneruso andava a giocare, verrà ricoperta da ghiaia e sassi per consentire la costruzione di nuove abitazioni.
Addirittura, nel progetto di Lester Young, uno dei quattro architetti che ha presentato un progetto per il comune (e che si dice che sarà pure il vincitore), si prevede un treno che attraversa la città collegando quartieri distanti. Una metropolitana. Cose inaudite per gente come Veneruso.

Lunedì mattina «Maledetto lunedì.» Il commissario capo Veneruso entrò nel suo piccolo ufficio di piazza Dante. Accese la stufa a carbone, appese cappotto e cappello al muro, prese il cuscino dall’armadio, lo sistemò sul piano duro della sedia.

Sono tanti gli interessi, non tutti nobili, dietro ognuno di questi, ci sono gli interessi dei proprietari terrieri che vedranno i loro terreni crescere di valore, ci sono gli interessi dei costruttori.

Il primo delitto avviene proprio nel giorno in cui il comune deve scegliere il progetto vincitore, tra i quattro: l'architetto Lester Young viene ucciso da una statuetta caduta da una finestra della sala dove sta avvenendo questa presentazione, l'assassino (o l'assassina) non può che essere uno dei presenti nella stanza, ma chi?

L'unica persona che potrebbe aver visto qualcosa o qualcuno è il vecchio usciere, nostalgico dei bei tempi che furono coi vecchi governanti, ma pure lui scivola sulle scale del palazzo e finisce all'ospedale.

Veneruso, coi suoi agenti – con cui condivide un rapporto di odio e amore – inizia a sentire i costruttori, gli architetti, la famiglia del morto, senza ottenere nulla.

Con la moglie aveva un rapporto freddo, la trattava come fosse una statua. Con gli altri architetti concorrenti non c’erano grossi screzi, sebbene ciascuno avesse sposato un suo stile diverso dagli altri: neogotico per lo scozzese Young, neo classico per l'architetto Guarino, contemporaneo per Messina e infine liberty floreale per Trago.

Ma queste rivalità non bastano a giustificare un omicidio..

Il lunedì maledetto diventerà il martedì, poi il mercoledì maledetto: lo stesso assassino, o assassina, colpisce uno dopo l’altro gli architetti, secondo modalità che sembrano legate al loro stile personale.

E tutto si complica ancora di più: vengono fuori, dagli interrogatori di Veneruso, i segreti nascosti dentro le famiglie di questi architetti famosi, misteriose signore che si muovono di notte, affaristi ambiziosi. Sullo sfondo una città che si appresta ad un nuovo cambiamento, con quartieri che vengono cancellati per far posto a quel nuovo che a Veneruso piace poco. Non solo perché tanti poveracci saranno costretti a lasciare le loro case, ma perché questo cambiamento significa cancellare la memoria di un certo passato. Un passato che Veneruso ricorda con tanta nostalgia, perché sebbene la fame, era il tempo della spensieratezza.

«Il tempo, commissa’...» gli ricordò Serra, un po’ impaziente. «Sì, il tempo, il tempo...» disse piano alzando il braccio e agitando la mano come una farfalla, come aveva visto fare al sindaco. «Questi omicidi sono stati ideati come un grande progetto di morte.»

Il tempo: il tempo alla fine sarà la chiave per risolvere l’enigma. Il tempo che scorre e che non torna più indietro, perché magari avevi pure i tuoi buoni propositi, magari con la sua Annarella, la prostituta che per Veneruso è quanto di più simile ad un amore, ma il tempo non ti lascia scampo.

Amo molto questo personaggio così poco “piacevole”, per l’aspetto, per il suo essere burbero, anche un po’ classista, che segue le sue indagine come fosse un contadino che vede crescere le sue piante, con pazienza, attendendo il tempo giusto per la raccolta.

Raccolta che deve fare assieme ai suoi collaboratori, anche qui, la cosa più simile ad una famiglia:

“Veneruso non aveva famiglia, parenti, amici: nient’altro che i suoi uomini, perciò avvertiva anche il bisogno della loro presenza”.

In questo romanzo ne scopriamo la sua parte più nostalgico, i rimpianti del tempo passato.

Il Veneruso bambino che cercava rifugio negli anfratti del suo quartiere.

Il Veneruso che si trova testimone di questo grande cambiamento, uno dei tanti subiti dalla città di Napoli, che qui viene raccontato da Diego Lama, architetto (come gli architetti del titolo), prendendo a prestito pezzi della realtà e romanzandoli il giusto.

Un libro da leggere come giallo e come romanzo sul rapporto tra l'uomo e le città, su come l'architettura ha cambiato il volto delle città, non sempre in meglio.

La scheda del libro sul sito di Mondadori

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon