Quando il profitto prevale sulla sicurezza – Crans Montana
La Svizzera è vicina a quanto pare: non solo geograficamente ma anche per quanto riguarda la leggerezza con cui si fanno i controlli di sicurezza nei locali. Prima gli affari, prima i clientelismi locali.
LAB REPORT: COSTELLAZIONI D’INTERESSI
di Cristiana Mastronicola
Collaborazione Samuele Damilano, Celeste Gonano, Alessia Marzi, Eleonora Numico
Crans Montana è un luogo da cartolina: neve, lusso ed eventi sportivi di richiamo internazionale. Oggi è sinonimo di ricchezza e turismo d’élite, ma non è sempre stato così. In pochi decenni, da realtà a vocazione rurale si è trasformata in una meta esclusiva, una crescita rapida che ha spesso portato le leggi non scritte del turismo a prevalere sui controlli, favorendo tolleranze e clientelismi locali. È in questo contesto che si consuma la strage di Capodanno: 41 morti e 115 feriti.
L’Italia dei dossier
In Italia il valore di un politico, di un dirigente di una controllata, sta nella sua ricattabilità – così aveva confessato una volta Giuliano Ferrara ad Aldo Busi.
E la ricattabilità deriva dai dossier, dalle informazioni fatte “esfiltrare” da database che dovrebbero essere protetti. Come è emerso dall’inchiesta su Equalize, la società di investigazioni che faceva capo all’ex presidente Pazzali.
Di queste storie si è sempre dichiarato estraneo – Enrico Pazzali, un manager molto vicino alla destra in regione Lombardia – scaricando tutte le colpe su Gallo (l’ex super poliziotto) e Calamucci. Report ha raccolto la sua versione dei fatti: non era lui a capo della centrale di dossieraggio che era Equalize, tutte le intercettazioni dicono il contrario, “dicono che io non dovevo sapere”. Pazzali ha spiegato poi che ai collaboratori chiedeva dei report reputazionali sui dipendenti della Fondazione Fiera, “io avevo un’attenzione al rischio molto elevata”.
Ma le persone su cui Pazzali ha chiesto informazioni non hanno a che fare con rischi reputazionali connessi al suo ruolo di presidente della Fiera di Milano. Parliamo degli accessi illegali ai database delle forze dell’ordine fatti per ottenere informazioni su un competitor di Pazzali, Giovanni Gorno Tempini, suo predecessore alla Fiera poi finito alla CDP.
Nelle perquisizioni della sede di Equalize sono state trovate copia delle conversazioni su wharsapp tra Gorno Tempini e il giornalista Gianni Dragoni.
È stata un’iniziativa di Carmine Gallo – si è difeso Pazzali.
Anche nel confronto tra Calamucci (l’informatico di Equalize) e Pazzali sono emerse le contraddizioni nei loro racconti: perché avremmo dovuto accedere allo SDI per avere informazioni su Scaroni – si chiedeva Scaramucci . Sul report per Scaroni i carabinieri di Varese che hanno seguito l’indagine, scrivono che l’obiettivo di Pazzali era raccogliere informazioni per screditarlo, perché all’epoca sembrava destinato alla guida del comitato olimpico Milano Cortina 2026, un incarico a cui Pazzali sembrava ambire.
Non è vero - risponde Pazzali – fondazione Fiera e Milano Cortina erano partner e non c’era competizione: allora perché questa raccolta di informazioni? Sempre per capire se c’erano problemi di natura reputazionale. E allora perché chiederlo a Gallo, l’ex capo della Mobile di Milano?
La scheda del servizio: CHI DI DOSSIER FERISCE…
di Giorgio Mottola
Collaborazione Greta Orsi
Per la prima volta parlano i protagonisti di Equalize, la macchina infernale, come l’hanno definita i magistrati, che ha svolto per anni attività di dossieraggio su politici, imprenditori, personaggi dello sport e dello spettacolo, come Marcel Jacobs ed Alex Britti. Ha avuto tra i propri clienti le più importanti aziende italiane, tra cui Eni, Heineken e Barilla, e persino mafiosi. La storia di Equalize si è incrociata con quella di un’altra centrale di dossieraggio, Squadra Fiore, di cui avrebbero fatto parte soggetti legati ai servizi segreti, esercitando pressioni su Leonardo Maria Del Vecchio, uno degli otto eredi del colosso Essilorluxottica. Secondo quanto rivela a Report uno dei protagonisti, lo scopo era condizionare la scalata a Mediobanca.
La giustizia di classe
La sovranità appartiene al popolo .. la legge è uguale per tutti: possiamo iniziare a metterli in soffitta questi principi cardine della nostra democrazia, che non è liberale perché ci sono i ricchi e i poveri, ma perché di fronte allo Stato, di fronte alla magistratura, il ricco e il povero, il potente e il povero operaio sono uguali.
Mettendo assieme tutte le riforme in ambito di giustizia fatte dal governo Meloni, abrogazione dell’abuso d’ufficio, decreti sicurezza, separazione delle carriere, l’ipotesi di rimuovere l’obbligatorietà dell’azione penale, le intercettazioni che possono durare massimo 45 giorni, fanno pensare ad un modello di giustizia “di classe”. La giustizia dipende dal censo.
Da una parte la mano leggera per i reati contro la pubblica amministrazione dall’altra la mano pesante contro i “maranza”, i rave, contro la violenza di strada.
Si depotenziano gli strumenti per contrastare la corruzione, i reati contro lo Stato, con l’ipocrita postilla, che i reati di mafia sono esclusi da queste “riforme” ma, come racconterà il giudice Nino Di Matteo, i reati contro la pubblica amministrazione sono reati civetta rispetto a qualcosa che riguarda l’interesse mafioso.
Tutto in nome di un finto garantismo, che poi è il solito garantismo peloso contro il potente pescato a rubare, condizionare le gare e gli appalti, chiedere voti al mafioso..
Il potere che va scudato a protezione dell’azione della magistratura.
La scheda del servizio: PROPAGANDA
di Luca Bertazzoni
Collaborazione Samuele Damilano
I prossimi 22 e 23 marzo si voterà per il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia. L’inchiesta di Report racconta cosa cambierebbe nella magistratura con l’approvazione della riforma e chi c’è dietro ad alcuni comitati che stanno facendo campagna elettorale in vista del voto.
Il presunto giornalismo indipendente
Si presenta come media indipendente, quello di Esperia, ma dietro questa impresa ci sono precisi contatti col partito di Meloni che più volte rilanciano i loro contenuti.
Il direttore editoriale poi, Zavalani, nei suoi post se la prende con Report, con la sinistra (quale poi?), contro Conte, contro Barbero, contro i sindacati, contro i magistrati, contro il comitato del no al referendum sulla separazione delle carriere. Sarà un caso, tutti i “nemici” del governo Meloni.
Poi però, come tutti i politici di destra scappa alle domande di Report: chi sono i finanziatori di questa impresa, come mai la proprietà reale è schermata.
L’editore di Esperia è Dors media una società costituita nel settembre scorso con un capitale di 50 mila euro ma non sappiamo chi abbia messo i soldi perché la proprietà è schermata dalla fiduciaria Fiditalia, dentro il cui CDA è presente l’avvocato Cassa “maestro venerabile” della loggia Avalon.
Perché capire chi sia l’amministratore di Dors Media, Report è andata in Senato al comitato del Si, presieduto da Sallusti, dove è presente anche l’ex braccio destro di Casaleggio Pietro Dettori , oggi responsabile social della campagna referendaria di Fratelli d’Italia.
Niente domande nemmeno a Dettori, alla faccia dell’essere media indipendente.
Come potete leggere sul sito di Ispri Italia, Gino Zavalani era presente come speaker all’ultimo festival di Atreju. Gli altri partner di Esaperia sono Pietro Dettori, che lavorava con Casaleggio ed è stato portavoce di Di Maio, ex m5s e infine Lara Fanti, compagna di Tommaso Longobardi, portavoce di Meloni.
Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.











