16 luglio 2020

La sinistra riparta da?

Da dove dovrebbe ripartire la sinistra?
Da quell'area politica che vorrebbe l'alleanza con Berlusconi, invocata da De Benedetti in un'intervista al Foglio (ex giornale berlusconiano poi renziano)?
Dal sindaco di Milano Sala che si lamenta dello smart working perché gli toglie dei consumatori dalla sua città: che deve essere green, ma senza esagerare. 
Da quelli che dovevano cambiare i decreti sicurezza, perché non possiamo dimenticarci del rispetto dei diritti umani.
Da quelli che, vergogna, vendiamo armi all'Egitto nonostante non abbia aiutato i magistrati nel caso Regeni (torturato dai servizi egiziani).
Da quelli che si fanno vanto delle leggi fatte sul lavoro, quel mondo dove ci sono persone pagate pochi euro all'ora in un call center in un sottoscala.
Da quelli che oggi si lamentano della soluzione trovata dal governo su Aspi e sul Ponte Morandi a Genova (che consente a tutti di festeggiare eccetto forse i parenti delle vittime), perché torna lo stato imprenditore, perché tanto paga sempre pantalone ...

Ecco: sono morte 43 persone, per un incidente causato dalla cattiva manutenzione non fatta dal gestore privato che si è preso le quote di Aspi a debito, non facendo un vero investimento e guadagnando profitti milionari sfruttando anche i contratti vergognosi firmati da diversi governi (l'ultimo dei quali del governo Berlusconi nel 2008).

Servirebbe un maggior nei confronti degli italiani e dei parenti delle vittime.
Perché non è un esproprio, come si lamentano oggi i Benetton su Repubblica: è una concessione, non è roba loro.
L'espressione usata  "siamo stati trattati peggio di una cameriera" dice molto sulla visione classista della nostra classe dirigente.

Ecco, la sinistra riparta da? Da chi?

15 luglio 2020

Prepariamoci ora per l'autunno - la lettera dei medici di base

Mentre nel paese si discute se sia lecito o meno consentire ad un privato in concessione continuare a fare i suoi guadagni miliardari fuori mercato (perché è di questo che si parla quando si parla di Aspi e dei Benetton), in Italia ci stiamo predisponendo ad una nuova fase (dopo la 2 e la 3).
Da oggi basta mascherine all'aperto, pur mantenendo le distanze: il rischio è che per molti sia un tana libera tutti, la pandemia è finita, possiamo fare quello che vogliamo.

Non è così, piccoli focolai continuano a venir fuori, nei settori produttivi legati alla logistica.
C'è poi l'avvertimenti dei medici di base, con la lettera che trovate pubblicata sui vari giornali: è un grido d'allarme in previsione di quanto potrebbe succedere in autunno, quando riapriranno le scuole, quando probabilmente le aziende private termineranno con lo smart working.

In questa lettera si chiede al governo di rafforzare la medicina territoriale, di assumere nuovo personale adesso per gli USCA.
Di essere pronti per la possibile nuova ondata di Covid, recuperando medicinali e dispositivi, dei tamponi per poter distinguere le influenze dal Covid (per evitare cioè che hai primi sintomi le persone siano messe in quarantena per giorni).

13 luglio 2020

10 anni dal crimine infinito

Dieci anni fa, nella mattina del 13 luglio 2010 uscirono i primi lanci d'agenzia: 300 persone venivano arrestate per i reati di usura, traffico di stupefacenti tra Lombardia e Calabria.
La più grande operazione contro la ndrangheta qui al nord: la mappa delle ndrine qui (fino a Mariano Comense, Desio, Canzo), nelle province lombarde portò in molti a dire che non si doveva più parlare di penetrazione mafiosa, ma di colonizzazione.
Colonizzazione che toccava l'imprenditoria, il mondo dei professionisti, il mondo della politica.

Ma nonostante gli arresti, i contatti, l'ultimo velo che cadeva sul segreto di Pulcinella, la presenza delle mafie al nord, la classe politica lombarda cercò di minimizzare la portata dell'operazione. Parlo del sindaco di Milano Moratti e del prefetto Lombardi. 
Parlo del ministro dell'interno Maroni che pretese un posto in prima fila in Rai per rispondere alle parole di Saviano, che aveva detto una cosa ovvia, le mafie al nord parlano con tutti i partiti.

"Non c'è la mafia, ci sono solo singoli mafiosi" .. "non c'è mafia, c'è la criminalità organizzata".
C'era proprio un tabù nel pronunciare la parola mafia: ma dopo quell'inchiesta cambiò tutto.
Non si poteva più negare nulla, dopo aver letto le carte sulla vicenda di Perego Strade, un'azienda nota qui in Brianza, finita nelle mani della ndrangheta.
Non si poteva negare nulla dopo le intercettazioni che inchiodavano l'assessore Zambetti, definito pisciaturo.

Attenzione, della presenza della mafia al nord lo si sapeva da anni, almeno dagli anni ottanta, con le inchieste sulla Duomo Connection, l'inchiesta Wall Street.

Imprenditori che non vedevano i mafiosi o che li vedevano ma non denunciavano per paura o convenienza.
Politici locali che facevano campagna non con l'antimafia ma sulla connivenza, accettando pacchetti di voti sporchi.
La procuratrice Alessandra Dolci oggi alla DDA di Milano, dieci anni fa era nel pool che aveva condotto l'inchiesta: a Rafdio Popolare ha commentato l'inchiesta crimine infinito spiegando che è cambiato poco, dopo dieci anni, non c'è la fila di imprenditri che vengono a denunciare il pizzo, il racket. E nemmeno c'è la fila di politici che denunciano contatti tra esponenti dei loro partiti con la mafia.

In dieci anni le cose sono cambiate poco: i boss della famiglia Moscatello, a Mariano, fino a ieri, ricevevano a casa i politici che chiedevano loro i voti dei mafiosi.
E oggi le mafie sono ben mimetizzate nell'hinterland milanese e nelle altre province, le nuove leve sanno essere bilingui, scriveva ieri Davide Milosa sul Fatto Quotidiano: sanno parlare lumbard ai tavoli che contano e sanno essere compari coi loro compari.
Ricchissimi al Nord, ma quando tornano in Calabria curano l’orto e guidano il trattore?
Una doppia faccia, certamente. Dico sempre che i nuovi mafiosi sono bilingui. Bravissimi a parlare lombardo quando devono sedersi ai tavoli che contano, e di nuovo compari con i compari, parlando il dialetto dell’Aspromonte.
 
Tra tutti gli eredi su cui ha avuto la possibilità di investigare, chi ha mostrato di avere queste capacità?
Alessio Novella, uno dei figli di Carmelo Novella, il boss che per anni, prima di essere ucciso, ha comandato la Lombardia. Più di altri ha mostrato una grande abilità nei rapporti con il “mondo di sopra”, che resta sempre di più l’obiettivo principale dei clan. Oggi sono tanti gli affari leciti nel mirino della ’ndrangheta lombarda. Dal settore del turismo, a quello dei rifiuti. In tutto questo, è certamente cambiata la percezione della società civile e delle istituzioni. Oggi certo nessuno può più negare l’esistenza della mafia a Milano. Questo però non significa che i mafiosi e i loro emissari siano tenuti a debita distanza da politici e imprenditori.
Con la crisi del Covid oggi le mafie al nord aspettano i soldi dall'Europa per la ripartenza e, soprattutto, sono pronte a vendere i loro servizi, i loro pacchetti di voti, al miglior offerente.

Fino a quando continueremo a far finta di niente?
In gioco c'è la salute della nostra democrazia, della nostra imprenditoria locale.

12 luglio 2020

Canto della pianura di Kent Haruf




Canto della pianura è il primo romanzo della trilogia della pianura di Kent Haruf, tutti ambientate nella città inventata di Holt, nel Colorado. In questa città vivono persone come ne troveresti tante, in altrettante città: un padre di famiglia, Tom Guthrie, insegnate di storia americana al liceo, con due figli piccoli e una moglie che passa le sue giornate a letto, alle prese con la sua malattia.

Guthrie 
A Holt c'era quest'uomo, Tom Guthrie, se ne stava alla finestra della cucina, sul retro di casa sua, fumava una sigaretta e guardava fuori, verso il cortile posteriore su cui proprio in quel momento stava spuntando il giorno. Quando il sole ebbe raggiunto la sommità del mulino a vento, l'uomo rimase a guardare la luce che si faceva sempre più rossa sulle alette d'acciaio e sulla coda, alte sulla piattaforma in legno.

C'è poi una ragazza, studentessa al liceo dove insegna Guthrie, che aspetta un figlio, da un ragazzo conosciuto ad una festa.
Victoria Robideaux 
Ancora non era sveglia e se lo sentì arrivare nel petto e in gola. Quindi si alzò in fretta da letto, con le mutande bianche e l'enorme maglietta bianca che indossava di notte, corse in bagno, si accovacciò sulle piastrelle del pavimento, togliendosi i lunghi capelli dalla faccia e dalla bocca con una mano e aggrappandosi con l'altra al bordo della tazza, scossa dai conati di vomito.

Il padre se ne è andato e la madre, indifferente alla sua situazione, l'ha messa alla porta.
Sai cosa penso, signorina? Chiese la donna. 
La ragazza si passò di nuovo sul viso la salvietta umida. 
Penso che tu ti sia fatta mettere incinta. Penso hge tu abbia un bambino in pancia e sia questo che ti a vomitare. 
Sempre tenendosi la salvietta sul volto, la ragazza guardò la madre allo specchio. 
E' così. 
Mamma. 
E' così, non è vero? 
Mamma, basta. 
Ma brava, stupida puttanella.

I due figli di Tom si chiamano Ike e Bobby e sono già molto più adulti della loro età di quanto dovrebbero essere, per la malattia della madre, per la cattiveria gratuita delle persone con cui hanno a che fare quando consegnano i giornali in città, il Denver news: il barbiere che non li vuole pagare, la vecchia signora Stearns che ha solo bisogno di compagnia, il bigliettaio della stazione con le sue fissazioni ..
Ike e Bobby 
Montarono in bicicletta, dal vialetto uscirono sulla ghiaia di Railroad Street e si diressero a est, verso la cittadina. L'aria era ancora fresca, odorava di letame di cavallo e alberi e erbacce secche e polvere nell'aria e qualcos'altro che non avrebbero saputo definire. Sopra di loro, un paio di gazze si dondolavano schiamazzando sul ramo di un pioppo nero..

Sono questi i protagonisti principali delle storie raccontate in questo romanzo, storie semplici ma non storie banali: la difficile prova nell'affrontare una gravidanza e i pregiudizi di una piccola cittadina di provincia:
Ah, i giovani. La notte devi andare a letto. Prese le monete e le mise nei diversi scomparti. E sto parlando del tuo letto. 
E' quello che faccio, rispose la ragazza. 
Certo, disse Alice. So come vanno queste cose.

La fatica nell'affrontare studenti come quel Russell Beckman, indifferenti allo studio, che in molti insegnanti vorrebbero promuovere solo per non vederselo più tra i banchi.
La difficoltà nel crescere senza un madre, senza una carezza, senza un sorriso dolce.

Ma in questo piccolo paese, ci sono ancora persone disposte ad aiutare il prossimo: come Maggie Jones, insegnante come Guthrie, che accoglie Victoria in casa e la ascolta: la storia di quella estate, di quel ballo con quel ragazzo, le sere passate andando in giro con la sua macchina

E poi l'amore. Ne parlò molto brevemente. L'odore di lui vicinissimo, il suo dopobarba, il tocco delle sue mani e l'urgenza in ciò che facevano e dopo, qualche volta, una breve, tranquilla chiacchierata. E poi, sempre, il ritorno a casa. 
Si, disse Maggie. Ma lui chi era? 
Un ragazzo. 
Certo, tesoro. Ma chi? 
Non mi va di dirlo, rispose la ragazza. Ad ogni modo lui non lo vorrà. Non lo riconoscerà. Non è quel genere di persona.

Un romanzo di storie semplici, storie di dolore, di vuoti che non si colmano, di persone che mancano e anche storie di solitudini. Come la vita che fanno i due fratelli McPheron, Harol e Raymond, fattori con una fattoria a poche miglia dalla città. Una vita da soli dopo la morte dei genitori cinquantanni prima.
Una vita senza aver la possibilità di preoccuparsi di altre persone se non loro stessi: ma forse la vita può riservare a loro una seconda possibilità

Maggie Jones si abbottonò il cappotto e si sedette 
- Sono venuta a chiedervi un favore. 
Ah sì? Disse Harold. Be', fai bene a provarci. 
Di che si tratta? Domandò Raymond. 
Una ragazza che conosco ha bisogno di una mano, disse Maggie. E' una brava ragazza, ma si è messa nei guai. Credo che potreste aiutarla. Vorrei che ci pensante e mi faceste sapere. 
[..]Ha diciassette anni, disse Maggie Jones. E' incinta di quattro mesi e non ha marito. 
Be' in effetti, disse Harold. In effetti pare proprio un guaio.

Due fratelli che nella loro vita non hanno visto altro che vacche, vitellini, mercati e poco altro e una ragazzina di diciassette anni, con un bambino in grembo.
Oh, so che sembra una pazzia, disse lei. Suppongo che lo sia. Non so. E nemmeno mi importa. Ma quella ragazza ha bisogno di qualcuno e sono pronta a fare qualsiasi cosa. Ha bisogno di una casa per questi mesi. 
E anche voi – sorrise – dannati vecchi solitari, avete bisogno di qualcuno. Qualcuno o qualcosa di cui prendervi cura, per cui preoccuparvi, oltre a una vacca fulva. C'è troppa solitudine qui. Prima o poi morirete senza aver avuto neppure un problema in vita vostra. Non del tipo giusto, comunque. Questa è la vostra occasione.

Una follia, ma una follia che cambierà le vite di tutti i protagonisti, dai due vecchi che impareranno a prendersi cura di una persona e diventeranno quasi padri. Nonostante le maldicenze in paese, nonostante non sappiano nemmeno come comportarsi con una donna, di cosa parlarle.
Cambierà la vita di Tom, anche lui di fronte ad una seconda possibilità di amare una donna.
Cambierà, portandoli nel mondo degli adulti, la vita dei due bambini e di Victoria.
Mi sembra una follia andare a vivere laggiù con due vecchi.E' vero, disse Maggie. Ma questi sono tempi folli. Certe volte penso che ci siano mai stati tempi più folli di questi.

Sono storie semplici quelle raccontate da Kent Haruf con la sua scrittura delicata, mai sopra i toni, sia quando deve parlare d'amore, in tutte le sue sfaccettature, sia quando deve parlare della natura attorno ad Holt, del bestiame, del tramonto sulla campagna, delle notti invernali sferzate dal vento.
Un stile lineare, che si accende solo nei dialoghi e che talvolta appesantisce la scrittura (nei successivi romanzi, Haruf ha imparato anche a togliere, da quanto scrive).
Un romanzo corale, a più voci, come il canto medioevale che sta dietro il titolo del libro, “plain song”: tutti i problemi delle nostre vite possono essere risolti solo se stiamo insieme, senza rancori, senza pregiudizi, senza vivere le proprie vite in modo superficiale.
Buona lettura!

La scheda del libro sul sito di NN Editore
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10 luglio 2020

Restaurazione

Sento nell'aria una gran voglia di restaurazione, come dopo la sconfitta di Napoleone quando tutti i regnanti tirarono un sospiro di sollievo e si rimisero la parrucca.

Revochiamo la concessione ad Aspi? Giammai, lo stato deve rimanere passivo e non deve controllare il privato.
Notate poi chi sono gli schieramenti contrari alla revoca: la destra e Italia Viva.

Piccoli focolai crescono: dove si sviluppano i focolai in Italia? Nei settori produttivi dove c'è anche grande precarietà, dove le persone devono lavorare quasi a cottimo, in barba ai principi di cautela.
Succede a Bologna, dopo il caso Bartolini, il caso TNT.

Fomentatori di odio: guai a dare del fascista ad un fascista, si passa per fomentatori di odio. Però ieri sul Corriere potevamo leggere il pezzo di Gramellini contro i dipendenti pubblici che hanno preso lo stipendio pure se erano in smart working. Sti impuniti.
E oggi, sempre lui, se la prende con la maggioranza che non ha votato a favore della giornata delle vittime della malagiustizia.

E perché non le vittime della malasanità?
O le vittime dell'uranio impoverito?
O le vittime dell'amianto?
O, in generale, le vittime sul mondo del lavoro, dove i controlli sul rispetto delle regole sono pochi.

Ancora tu, ma non dovevamo vederci più: Prodi rivaluta Berlusconi, in una partita di tattica politica che fa cadere le braccia. Al governo hanno bisogno dei voti in aula di Forza Italia il cui leader deve assicurare lunga vita e prosperità alle sue aziende.
E Prodi? Dai retroscena pare punti al Quirinale. Sempre che ci si possa fidare di Berlusconi.

Colpa d'Alfredo: le morti al Pio Albergo Trivulzio? Colpa degli assenteisti, dice la relazione voluta dai vertici della regione che si guarda bene dal tirare in mezzo i vertici della regione.
Era già alto l'assenteismo, nei giorni del Covid toccò punte del 60%.
E le mascherine che non c'erano? E le indicazioni nel non usarle? E poi, come mai nessuno si era accorto di queste punte di assenteismo?

09 luglio 2020

Dacci oggi la polemica quotidiana (inventata)

Si può parlare come un fascista.
Ci si può vestire come un fascista.
Si possono perfino omaggiare i fascisti.

Ma guai se poi chiami fascisti questi personaggi e, come ha scritto Alessandro Robecchi sul F.Q. (riferendosi ad esponenti del partito della Meloni), spieghi che si devono cacciare come fatto durante la guerra di Liberazione.
Fa bene Gad Lerner (su questo giornale) a chiedere alla sora Meloni di dissociarsi una volta per tutte dalla retorica fascista dei suoi eletti e dei suoi militanti, ma dubito che succederà: quella retorica, un po’ grottesca e molto ignorante, risibile e feroce, è l’acqua in cui nuota Fratelli d’Italia, gli slogan fascisti e i vestiti da gerarchi sono il plancton di cui si nutre, e non si è mai visto un pesce svuotarsi l’acquario da solo. Bisognerebbe aiutarlo come l’altra volta, settantantacinque anni fa.

Se lo fai, parte subito la polemica (basata sul nulla), in cui tutto il fronte che parte dall'estrema destra alle brigate voltaire (in minuscolo) dei nostri liberali, se la prende col Fatto Quotidiano e lo scrittore milanese.


Addirittura si parla di istigazione all'odio: non di chi indossa la divisa delle SS, perché quello è folklore. 
No, siamo noi antifascisti il problema.

La concessione sul ponte


A leggere i giornali oggi, per come commentano la vicenda della concessione sul ponte di Genova, sembra che siamo stati tutti favorevoli alla revoca della concessione ai Benetton. Da La Stampa, a Repubblica, il problema è questo governo che in due anni non ha saputo prendere una decisione. Quale decisione? Non lo dicono, gli editorialisti di oggi, che ieri puntavano il ditino contro la decisione di revocare la concessione "senza aspettare i tempi della giustizia". 
Mi ricordo in quanti scrivevano che era una barbarie, i simpatici difensori di Aspi, della generosa concessione (ben gradita dai governi di centro destra e centro sinistra) e dei Benetton. 

Certo, Conte 1 e Conte 2 non hanno ancora deciso, la sua ministra De Micheli ha poi (volutamente?) creato ancora più confusione con quell'atto in cui si riassegna la concessione del nuovo ponte Morandi ad Aspi, ma temporaneamente. 

Ma tutto fa brodo per fare polemica. Dimenticandosi delle persone morte, dei controlli non fatti, nonostante una concessione ben remunerativa.

08 luglio 2020

Il libro dei sogni già vecchi

Nel DL semplificazioni, "salvo intese" troviamo soldi per le grandi opere, un contentino al sud e un bel boccone per le regioni del nord, per tenersi buoni tutti.
Modello Genova con commissari "amici" per una serie di opere tra cui anche il completamento della Pedemontana, sia quella veneta che quella lombarda.
Il ritorno del Ponte (non pensavo avesse tanti sponsor) e del TAV.

E poi, sempre notizia di questi giorni, si è votato il rifinanziamento delle missioni militari e per gli aiuti alla guardia costiera libica.
Dopo il regalo ai gestori dei lidi, la cui concessione è stata prorogata per anni (alla faccia del libero mercato che è libero solo quando conviene).

Dal Fatto Quotidiano del 7 luglio:
Ed eccoli gli affari d’oro. Per il Twiga di Marina di Pietrasanta (quasi 4.500 mq), dove si spendono mille euro al giorno, il proprietario Flavio Briatore (Daniela Santanchè è una socia) paga 17.619 euro di canone allo Stato, contro 4 milioni di fatturato. Un anno e mezzo fa l’imprenditore ha acquistato la concessione dalla storica famiglia di proprietari a 3,5 milioni di euro. Al Papeete (5 mila mq e 35 euro per due lettini e un ombrellone), lo stabilimento romagnolo reso famoso da Matteo Salvini, lo scorso anno i ricavi sono volati a 3,2 milioni, ma il canone – riporta il Corriere – è rimasto fermo a 10 mila euro. Secondo il report di Legambiente, a Santa Margherita Ligure, il Lido Punta Pedale versa 7.500 euro all’anno; a Forte dei Marmi il Bagno Felice 6.560 euro per 4.860 mq; il Luna Rossa di Gaeta 11.800 euro per 5.381 metri, mentre il Bagno azzurro di Rimini ne versa 6.700. In Sardegna, per la spiaggia di Liscia Ruja, l’hotel Cala di Volpe paga 520 euro all’anno. Della proroga al 2033 ne beneficeranno di certo i 71 stabilimenti di Ostia (10 km di spiaggia) che, a fronte di ricavi da 300 mila euro, pagano tra i 20 e 40 mila euro l’anno. La giunta capitolina di Virginia Raggi sta portando avanti la battaglia per abbattere gli stabilimenti e le strutture abusive.

Non dimentichiamoci poi del finanziamento alle scuole private, che sono private ma poi anche loro vanno avanti grazie ai fondi pubblici.
Il ponte di Genova verrà probabilmente lasciato ai Benetton, nessuna revoca della concessione ..
Insomma, non si capisce come mai tutti vogliano cacciare Conte e mandare a casa questo governo: perché non da risposte ai cittadini?
O forse sono solo pressioni per far approvare le leggi che interessano (e non toccare certi privilegi)?

Non si è toccato il settore della sanità, sul mondo del lavoro si son fatti pochi passi in avanti (e ora sono tante le pressione per tornare ad avere mano libera su licenziamenti e contratti a termine), sui decreti sicurezza niente.

La semplificazione di Conte è stata chiamata il libro dei sogni e forse è vero. Ma sono sogni che anche altri hanno spacciato, tutti quelli che oggi puntano il ditino.

07 luglio 2020

C'era una volta Ennio Morricone


C'era una volta Ennio Morricone e ci sarà ancora.
Ci saranno le sue colonne sonore, da Mission, La battaglia di Algeri a C'era una volta in America.. 
Morricone aveva potuto sperimentare, mettere a frutto il suo genio lavorando a fianco di grandi registi.

Ecco, mi chiedo che ne sarà dei giovani musicisti italiani (e in generale dei giovani artisti) che nel mondo di oggi non hanno tutte le possibilità che hanno avuto Morricone, Bertolucci, Leone, Tornatore.
Attori, registi, musicisti, tecnici, quel mondo di invisibili che lavorano nel mondo della cultura, quella per cui non si mangia.

Chissà se i politici che non si sono fatti scrupoli di fare il tweet autocelebrativo ("qui è quando io davo il premio a Morricone durante...") si rendono conto di questo: quante persone stanno dietro un film, uno spettacolo teatrale, una rappresentazione..
Quanti talenti ci stiamo perdendo oggi, costretti a lavorare gratis, con voucher, accontentandosi di lavoretti..

06 luglio 2020

L'assassino ci vede benissimo, di Christian Frascella




La lunga notte di Contrera

Sono sdraiato accanto a Erica, e tra pochi mesi diventerò padre per la seconda volta. La guardo dormire alla debole luce che saetta dalle tapparelle. È bella anche nella semioscurità.

I capelli come un sole rosso attorno al viso sereno e appagato. Individuo le sue lentiggini. Dice che la piccola la prendevano in giro ..

Si apre con questa immagine placida e romantica il terzo romanzo di Christian Frascella della serie con Contrera. Ma non preoccupatevi, è solo la quiete (mattutina, al risveglio) prima della tempesta. La tempesta che si abbatterà sul nostro investigatore privato nelle successive 24 ore: “la lunga notte di Contrera”, forse un omaggio alla calda notte dell'ispettore Tibbs, dopo l'omaggio della copertina al taxista nevrotico di Martin Scorsese.

Bentornato Contrera, l'investigatore privato capace di distruggere quanto di bello ha attorno e di ficcarsi nei guai senza nemmeno rendersene conto.

Un matrimonio fallito alle spalle, una figlia di cui si è perso la crescita, cacciato via dalla polizia (per una partita di droga con cui scappare in Cosa Rica), un'onta per la polizia e per il padre, la cui ombra grava ancora sulla sua vita. Perché il padre era un riferimento per la gente del quartiere, che di lui si fidava.

Un baratro. Una voragine dentro la quale mi sono lasciato scivolare. Ho rubato cinque chili di coca dal magazzino della Narcotici, per rivenderla. Ma mi hanno beccato e cacciato dalla polizia. E mio padre si è suicidato. Sta tutta qua la mia vita..

Una vita di fallimenti, forse anche per una forma di autolesionismo, o forse per l'incapacità di essere sinceri con sé stessi e gli altri.

In fondo dentro di noi c'è un po' di Contrera. Ma almeno noi non giriamo il quartiere Barriera di Torino con una giacca militare e un paio di vecchi anfibi. Non riceviamo i nostri clienti nella lavanderia di Mohamed, in cui ricevere clienti come Abdellah, che nel suo paese sarebbe un infermiere, in Italia deve consolarsi di scaricare cassette di frutta a Porta Vittoria.

Abdellah a cui un concessionario senza scrupoli (ma con molte pezze d'appoggio anche nelle forze dell'ordine) ha venduto un bidone. Contrera dovrebbe aiutarlo a riprendersi i soldi.
E' questo il primo incarico di Contrera, altri ne arriveranno, altri soldi, anche sporchi, passeranno di mano.

Ma prima di infilarsi dritto dentro la “lunga notte” farà in tempo a rovinare per sempre i rapporti col cognato, con la figlia Valentina e con la fidanzata Erica.
Rischiando anche di essere impallinato da un anziano pensionato, uno di quelli per se si vede un ladro meglio sparare, non si sa mai...

Perché c'è una strana e brutta aria nel quartiere (e anche nel paese): in tanti stanno soffiando sul fuoco dell'intolleranza razziale per sfogare la propria rabbia.

E ancora una volta il nostro Contrera si trova in mezzo di questo scontro (e più avanti nella storia si troverà proprio nel centro del mirino): in mezzo a gente come l'amico Sergione, che sta mettendo in piedi una ronda di cittadini che vogliono farsi giustizia da sé contro gli spacciatori

.. hai visto com’è ridotto il quartiere? Droga e musi neri a tutti gli angoli, si son presi le nostre case, i nostri garage, i nostri negozi, la nostra libertà di portare a pisciare il cane la sera senza che ci succeda niente.

E gente come Eddie, l'amico nigeriano coi dread, che non è uno spacciatore, non fa parte della mafia nigeriana, ma ha il problema di avere la pelle di quel colore scuro.
Ma la calda notte è solo all'inizio: cosa può succedere di peggio, dopo aver rotto con la moglie, con la figlia, col cognato (col rischio concreto di non poter rivedere la sorella e i nipoti)?
Rimanere coinvolto in un omicidio: quello del kebabaro Basim, ucciso assieme ad un signore italiano col Borsalino a cui quei kebab piccanti piacevano proprio.
Eccola, la notte calda di Contrera: mentre una nebbia grigia avvolge la città rendendo tutto più inquietante, mentre la miccia dello scontro etnico tra immigrati e brava gente si consuma in modo fatale, il nostro investigatore deve portare avanti la sua indagine per salvare l'amico Eddie che, per una serie di circostante, è l'assassino più probabile.

Perché Contrera è anche questo: quel tipo di detective che prende tante botte ma che alla fine riesce a sbrogliare la matassa anche grazie al suo intuito. Arrivando a capire il chi e il perché di questo assassino, un assassino che ci vede benissimo.

Penso che l'assassino tirando le somme, sia un privilegiato: è l'unico a conoscersi fino in fondo, l'unico a sapere fin dove è capace di arrivare un essere umano. Noi tutti siamo a metà di un tunnel buio, lui invece ci vede benissimo.

Un po' Marlowe e un po' Coliandro (l'ispettore polizia di Carlo Lucarelli) Contrera si muove nel quartiere Barriera di Torino, ex quartiere operaio dove le tute blu sono state sostituite da pensionati, da commercianti che cercano una via di fuga, da immigrati di tutte le nazionalità, da spacciatori nigeriani (che stanno prendendo il posto dei vecchi ndranghetisti).

Una Babele di lingue e di popoli, con tanti suoni e tanti odori diversi, come in tante altre periferie d'Italia, coi suoi problemi di degrado, di abbandono, di insofferenza e di tensioni che crescono.

Il romanzo non è andato troppo distante dalla realtà, da quel mondo dove vivono persone che maturano le loro “fissazioni sballate” (farsi giustizia da soli, con le armi, con la violenza) nel vuoto della loro esistenza.
Oppure persone che cercano la loro vendetta proprio per dare un senso alla loro solitudine ...

Tutto questo è lo sfondo dell'indagine più difficile in cui Contrera sia mai stato tirato dentro, ad un passo da una sparatoria, tra vetrine spaccate, colpi di fucile e bombe dimostrative che di dimostrativo hanno poco.

Un mondo vero, che il nostro investigatore attraversa e a cui sopravvive con la sua dote di sarcasmo a volte veramente fuori luogo, ma che è anche la sua arma.

La scheda del libro sul sito di Einaudi
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05 luglio 2020

Aiuto, i comunisti..

Ma voi avete capito cosa farebbe, di concreto, questa destra sovranista (e anche un po' fascista) se andasse al governo, come tutti sono convinti dai sondaggi?
Farebbe come Trump (o era Berlusconi) che punta il dito contro i comunisti per nascondere i suoi problemi? Ovvero le migliaia di casi di coronavirus al giorno (siamo a 60mila nuovi casi) a cui si è arrivati negando il rischio contagio del virus, incoraggiando comportamenti ai limiti dell'eversione contro il lockdown, come gli assalti con fucili agli uffici del governo federale in Michigan? 
Facendo adunate politiche senza distanziamento, senza mascherine (quelle che Trump stesso non indossa)?

Cosa farebbe questa destra, la stessa che oggi in Veneto chiede il TSO per chi non rispetta le raccomandazioni ma giusto ieri chuedeva di riaprire tutto?
A proposito, oggi Gad Lerner racconta la storia dell'imprenditore vicentino che si è infettato in Serbia e ha rinunciato al ricovero perché c'è da lavorare. Fa il paio con la storia raccontata la scorsa settimana dal giornalista di Repubblica Berizzi sugli imprenditori che tornavano dalla Cina a febbraio senza prendere misure di precauzione.
Forse non è vero che è questa politica che fa più morti del Covid..

Ecco, che farebbero oggi Salvini, Meloni e Tajani (o Berlusconi) se dovessero occuparsi di scuole, ospedali, sanità di base, disoccupazione, natalità.

Prenderebbero i soldi dal Mes, come vuole FI oppure no?
Abbiamo visto all'opera il metodo lombardo sulla sanità, abbiamo visto cos'hanno fatto i vecchi governi di centro destra su scuola e università. Abbiamo visto (da centro destra e centro sinistra) le politiche sul lavoro che hanno generato queste generazioni di lavoratori precari e con davanti un futuro molto difficile.

Vi ricordate no, le proposte della Lega?
Flat tax (e poi come finanzi la sanità e la ricerca?), cantieri dappertutto, via le soprintendenze in sintonia perfetta tra salviniani e renziani (e come difendi il patrimonio ambientale e culturale?), mani libere alle imprese a cui però vanno garantiti i fondi pubblici, come anche a scuole e ospedali privati.
E' questo il paese che vogliamo?

Quando sei al governo non puoi puntare il dito contro i comunisti, non puoi prendere in giro il tuo paese a lungo. Perché prima o poi le elezioni arrivano e in Italia non si può fare come nei democratici Stati Uniti, dove i repubblicani hanno fatto di tutto per ostacolare il voto nei loro distretti e nei loro stati di ispanici e neri.

04 luglio 2020

Non andrà tutto bene

No, non andrà tutto bene.
Non solo perché poche settimane di fase 3 ci hanno convinto che tutto sia finito (e invece piccolo focolai nel territorio sono ancora presenti).
Ma perché le idee che girano per cambiare il paese (e questa era l'occasione) hanno un sapore antico.
Una spruzzata di ecologia e poi incentivi alle auto diesel, via ai cantieri sul modello Genova (che ha funzionato a Genova dove c'erano tutti i riflettori puntati addosso).
La scuola deve aprire ma non dimentichiamoci delle scuole paritarie (private): i fondi a pioggia vanno bene solo se aiutano i signori.
Nemmeno la spesa sanitaria è cambiata e non si parla più di rivedere il sistema sanitario (chiarire le competenze tra regioni e stato, ridefinire il ruolo dei privati, aumentare i medici e gli infermieri).

Il rapporto Istat dice che il Covid ha colpito in modo diseguale gli italiani, mette nero su bianco il calo dell'occupazione, ma parla anche dell'impossibilità nel fare figli.
Ma questo non è colpa di questo governo solo: anno di deregolamentazione sul mondo del lavoro, salari bassi, nessuna politica abitativa (nemmeno nelle grandi città), per non parlare degli asili che mancano e del trasporto pubblico insufficiente.

L'imperativo categorico è sburocratizzare, ma si fa riferimento solo ai cantieri (la famosa cura del cemento).
Eppure farebbe comodo anche alle persone, avere rapporti più semplici con la pubblica amministrazione, il fisco, le ASL.
Anche lo smart working, che aveva il pregio di risparmiarci le ore perse nello spostamento casa lavoro non va più bene.

Perché se non ti sposti, non spendi. E se non spendi non esisti.

03 luglio 2020

Chernobyl, il costo delle bugie

Ogni menzogna che raccontiamo ha un debito con la verità, e prima o poi, quel debito deve essere pagato. Qual è il costo delle bugie?
Termina con le parole dello scienziato Legasov la serie TV Chernobyl che, nelle sue cinque puntate, racconta in modo molto realistico, la più grave sciagura nucleare al mondo nella centrale nucleare russa.

I difetti del reattore tenuti nascosti nei cassetti per non offuscare la gloria del regime sovietico e della sua industria nucleare.
Tecnici dentro le centrali che facevano carriera cercando di compiacere i vertici del partito, senza tener conto della sicurezza dell'impianto e delle persone.
Il tentativo di tenere nascosta l'esplosione, la nube nucleare, i rischi del contagio nucleare, alle persone che vivevano a pochi chilometri dalla centrale.

E poi, come in tutte le tragedie, l'eroismo dei tanti che hanno evitato, col loro sacrificio, il peggio.
Gli scienziati come Legasov accorsi a Chernobyl per capire come gestire l'emergenza.
I tre tecnici che entrano nei sotterranei dell'impianto per bloccare le pompe dell'acqua ed evitando così una seconda esplosione.
I 400 minatori che scavarono il tunnel sotto il reattore esploso per poter installare uno scambiatore di calore, con cui abbassare la temperatura del nocciolo.
I vigili del fuoco accorsi spegnere l'incendio inconsapevoli del rischio che stavano correndo (e che hanno pagato con la vita).

E' un pugno nello stomaco questa serie e per questo va vista: le immagini delle bare dei vigili sepolte sotto uno strato di cemento, senza nessun funerale, senza nessuna cerimonia ricordano l'immagine più recente dei camion militari che portavano via da Bergamo le bare dei defunti da Covid.

Come ha poi raccontato Andrea Purgatori nel servizio successivo all'ultima puntata, sono tante le analogie tra Chernobyl e le altre sciagure che abbiamo vissuto, da Seveso (per una settimana alle persone non fu detto della nube di diossina scatenata dall'incidente) a Fukushima al Covid recente.

Quante menzogne, quante bugie abbiamo ascoltato, a partire dalla lobby del nucleare che, prima del referendum del 2011, raccontava i prodigiosi miracoli di questa tecnologia.
Vi ricordate il prodigioso piano del governo Berlusconi?
L'acqua in gestione ai privati e un piano per realizzare nuove centrali (basate sulla vecchia tecnologia comprata dai francesi), presidiate dall'esercito. 

Ancora oggi non sappiamo come gestire le scorie anzi, credo che siamo pochi i paesi al mondo che abbiamo un piano strutturale per le scorie nucleari.
Per non parlare dei rischi collegati agli impianti: il nocciolo di Chernobyl brucia ancora e il sarcofago di cemento che lo copre è garantito per altri cento anni.

La tragedia russa (e anni dopo, quella di Fukushima) hanno risvegliato negli italiani un minimo di coscienza ecologica.
Quella che ci fa indignare ogni volta che sentiamo parlare di condoni, di piani per cementificare le coste, ogni volta che sentiamo parlare di eco reati, di siti di stoccaggio illegali che bruciano, di traffici di rifiuti (qui al nord in Lombardia, non solo nella terra dei fuochi in Campania) dove troviamo dentro mafiosi e imprenditori con pochi scrupoli.

Il prezzo di questi reati ambientali lo pagheranno le prossime generazioni, come il debito che accumuliamo.
Peccato che non siano tanti i fautori della austerity ambientale nel nostro paese.

01 luglio 2020

Operazione caos

I garantisti ci si sono buttati a pesce: esiste un video che scagiona il martire Berlusconi dalla condanna, c'è stato un plotone di esecuzione, ci tocca riscrivere la storia del nostro paese .. 

Solo confusione e nient'altro: si tratta di un audio (carpito consapevolmente?) tra Berlusconi e il giudice che nel 2013 ha presentato la relazione d'accusa contro di lui.
In questo audio ci sono accuse che non possono essere confermate: il giudice Amedeo Franco è morto lo scorso anno e, sia Esposito (relatore della sentenza) e la Cassazione stessa in una nota hanno smentito tutto.
Nessuna pressione contro Berlusconi, nessun plotone.

Come mai questo audio è stato tirato fuori solo adesso?
A cosa serve questa opera di disinformazione, di caos?
A spingere verso una riforma della giustizia che sia di maggior gradimento per una parte della politica?
Ma il Riformista (che ha tirato fuori lo scoop) non era un giornale garantista? Oppure il garantismo non vale per i giudici?

Tutto questo succede in un momento difficile per il paese, dove la concordia auspicata dal presidente Mattarella non c'è proprio.
Dove è iniziata la campagna elettorale per le regionali che il centro destra (e forse non solo) vorrebbe usare per far cadere il governo.
Dove si deve decidere come spendere i soldi europei: fa specie che siano proprio i partiti del rigore a chiedere l'adozione del MES, che di fatto è un altro prestito. Che avrà delle garanzie dietro.
Dove si chiede di semplificare, di sburocratizzare, ma alla fine si arriva sempre al cemento, ai condoni, alla deregolamentazione, al consumo del territorio, all'assenza di trasparenza.

Ci siamo già dimenticati del medici eroi, degli infermieri che crollavano dalla stanchezza sui tavoli negli ospedali.
E non stiamo dando sufficiente attenzione ad una notizia che meriterebbe maggior interesse: si tratta del centinaio di casi sospetti di polmonite rilevati dai medici di base tra dicembre e gennaio ad Alzano.
Sono casi che sono stati ignorati dall'ASST: come sarebbe cambiata la storia se invece di ignorarli si fossero prese delle misure cautelative già a gennaio?

30 giugno 2020

Il cacciatore di anime di Romano De Marco

 

Alzano Lombardo, ventitré anni fa

Corro con la forza della disperazione. Ogni passo rimbomba nel vuoto gelido di quest’area industriale. Gli echi si rincorrono mentre alle spalle mi lascio una nuvola di polvere grigia. Laggiù, eccola. Una porta, sotto alle capriate in ferro del vecchio cementificio. L'aria mi brucia nel petto, le gambe straziate da fitte dolorose, il sudore gelato lungo la schiena.

Angelo Crespi anni fa era un poliziotto, uno di quelli che danno la caccia ai serial killer, quegli assassini che scelgono le proprie vittime, le seguono e le uccidono seguendo un proprio rituale. Era uno dei migliori, Crespi, tanto da scrivere dei libri su cui generazioni di investigatori hanno basato i loro studi di criminologia.

Finché un giorno un assassino non lo ha colpito nei suoi affetti più cari.
Da allora ha deciso di non esistere più, cambiare nome, cambiare casa, cambiare vita. Ma forse al proprio destino, non si può proprio scappare..

Valdera, Pisa. Oggi

Il capitano Rambaldi limitò la pressione sul pedale dell’acceleratore mentre la Jeep Renegade attraversava la statale 64, una strada larga e dritta che tagliava in due la valle ..

Ventitre anni dopo quei fatti avvenuti a metà anni novanta, il capitano dei carabinieri Mauro Rambaldi viene chiamato a risolvere un delitto “particolare” nella piccola cittadina di Pecciolli, nella campagna pisana.
Dovrebbe essere a Roma, a prendere il nuovo incarico (nell'unità di scienze comportamentali) per quella promozione meritata, dopo anni di successi a Pisa, merito delle sue capacità di investigatore.

Ma una telefonata del procuratore Brogi, lo ha portato qui, in questa cittadina graziosa, che ha puntato molto sul suo patrimonio culturale, attraverso una fondazione, che gestisce anche il museo locale.
Che è diventato però una scena di un delitto:

.. c’era una teca orizzontale lunga poco meno di due metri. Il corpo della ragazza era stato ricomposto con cura. Era distesa con le mani raccolte sul petto e i lunghi capelli castani ordinati in maniera impeccabile, sulle spalle. Sembrava viva.

La ragazza si chiama Roberta Savio, era la custode del museo: l'assassino l'ha strangolata e poi ha composto il cadavere nella teca di Isadora. E' una teca dedicata ai resti di una ragazza morta nel trecento, i cui arredi funebri sono stati recuperati dagli archeologi.

Non è un delitto comune: non c'è solo quel cadavere, come un messaggio che l'assassino ha voluto lanciare (ma a chi?). A rendere il lavoro difficile a Rambaldi e agli uomini della stazione dei carabinieri locale c'è anche l'assenza delle registrazioni delle telecamere interne, la scomparsa del cellulare e del tablet della ragazza (rubati dall'assassino?).
C'è anche il fatto che la ragazza conducesse una vita normale, non un fidanzato, non delle amiche con cui uscire la sera. Chi poteva volerle del male?

Rambaldi capisce che la risposta a tutti i perché può arrivare solo andando ad indagare all'interno di quel piccolo microcosmo che è il paese di Peccioli. Un paese dove si conoscono tutti e dove tutti sembrano avere qualcosa da nascondere.

Il sindaco, la direttrice della fondazione a capo del museo, la sua collaboratrice.

Quell'uomo di mezz'età che gioca fare il selvaggio, il cavaliere in sella alla sua moto, libero di girare il mondo.

In quel paese devono cavarsela quasi da soli, Rambaldi e gli uomini del maresciallo Santamaria: l'unico aiuto arriva da Daria Del Colle, una ricercatrice che collabora con diverse soprintendenze e che ha seguito gli scavi che hanno portato alla scoperta della tomba di Isadora.

Il paese gli stava mostrando un lato nascosto di sé stesso. Più che in un luogo fisico, Mauro sentiva di trovarsi in un luogo dell’anima. C’era il pensiero di suo padre, che tornava spesso a turbarlo.

E poi quell'altra persona, un volto noto per Rambaldi: si fa chiamare Valerio Albis, oggi, fa il pittore ma nessuno ha visto i suoi quadri. Perché dopo averli dipinti, li brucia nel fuoco, perché ancora oggi quel dolore, quell'abisso partorito dalla sua mente e messo su tela, non è sopportabile.

Quell'uomo è in realtà proprio Angelo Crespi: a lui si rivolge il capitano Rambaldi, per chiedere aiuto. Nessuno saprà mai la sua identità – lo rassicura l'ufficiale – sarà una cosa tra me e te.
Alla prima morte, ne seguirà una seconda, sempre secondo un rituale difficile da decifrare ma che sembra legato al patrimonio artistico locale. Gli occhi del paese sono tutti su Rampaldi e la sua indagine su quello che i giornali chiamano il mostro di Peccioli.


Ma altri occhi stanno seguendo il capitano. Sono occhi che lo scrutano nell'ombra, che sembrano conoscere le sue mosse:

Ben arrivato, detective. Sei sbarcato nel paesino di provincia e ti starai domandando che diavolo ci fa una superstar come te in questo buco di posto. Lo so che sei abituato ad altri palcoscenici, ad altre platee e ti ritrovi a indagare sull'omicidio della guardiana di un piccolo museo.

Che piano ha in mente questo assassino dagli occhi scuri e profondi come l'abisso?

Sei un topo nel mio labirinto, capitano Mauro Rambaldi, e finirai proprio dove ho deciso di inchiodarti. In un vicolo cieco.

Che legame c'è tra queste morti e la presenza in paese del “cacciatore di anime”? Si tratta solo di un caso?

Ancora una volta Romano De Marco è bravo nell'imbastire una trama piena di enigmi e di trappole, dove la tensione cresce capitolo dopo capitolo, in cui tutto si mescola tra presente e passato e dove il protagonista dovrà combattere una gara contro il tempo per salvare una persona a lui cara.

Tutto questo ambientato in questo piccolo borgo di cinquemila anime nella provincia pisana, nella Valle dell'Era, Peccioli: un paese virtuoso, per come ha deciso di valorizzare le sue bellezze artistiche (e che anche solo per questo merita una visita in questa estate di vacanze italiane).

Buona lettura!

La scheda del libro sul sito di Piemme (e su youtube, la lettura di un brano del libro da parte di Pierfrancesco Favino).

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


29 giugno 2020

C'era un movimento

Nonostante i sondaggi siano positivi, la questione dei transfughi nel movimento 5 stelle è un problema: coi sondaggi non approvi le tue proposte, specie in momenti come questi, con questa opposizione così poco collaborativa.
Questo spiega certi cambiamenti di verso del movimento (e anche di Conte): per esempio sulla questione della fornitura delle armi all'Egitto, su cui sia Di Maio sia Conte hanno spiegato come sia proprio tenendo in piedi i rapporti commerciali con Al Sisi che aiuterà a trovare la verità su Regeni. 
Come se fosse solo quello, come se in Egitto non ci fosse un grave problema di diritti umani non rispettati.

C'è stato poi l'ammiccamento al ponte di Genova da parte di Conte: quel ponte è una sorta di cartina al tornasole per capire le cose.
Se sei un amico del partito del cemento e dei grandi costruttori o se vuoi cambiare le cose, non cementificando, pensando alle piccole opere sul territorio ..

Di Maio, che dovrebbe occuparsi di politica estera, ha incontrato Salini alla Farnesina, dove si è fatto raccontare della bellezza del modello Genova. Un modello che ora parte del movimento vorrebbe usare per tutti i grandi cantieri da aprire nel paese.
Lo stesso Salini che è in causa con lo Stato per la mancata realizzazione del ponte sullo Stretto. Che fine han fatto le analisi costi benefici prima di decidere se procedere con un progetto?

In fondo questo governo, sebbene si sia discostato dai precedenti per alcune questioni (penso alla Giustizia, al tema delle intercettazioni, alla prescrizione), nei mesi dell'emergenza ha accontentato tutte le lobby, senza riuscire a cambiare il verso alle cose.
La sanità pubblica, la scuola da potenziare (e gli edifici da mettere a norma), gli sgravi a pioggia alle imprese.

C'era un tempo in cui si parlava di acqua pubblica, di energia verde. Certo rimane la lotta alla Casta (quella alla povertà è stata archiviata in parte, per come è stato gestito il reddito di cittadinanza): la trasparenza delle fondazioni, il talgio ai vitalizi pregressi e il taglio dei parlamentari. Leggi fatte in fretta o da sistemare: Report ha raccontato i problemi della legge sulle fondazioni voluta da Bonafede; il taglio dei parlamentari fa risparmiare soldi ma rischia di incidere sulla rappresentatività degli elettori in Parlamento.

28 giugno 2020

Rassegna stampa domenicale

Archiviato il caso Ustica (e l'indignazione del momento) possiamo dedicarci ai temi che urgenti per rilanciare il paese.
La scuola: mancano insegnanti (anche di sostegno), le aule, i dettagli delle linee guida per le lezioni. Non possiamo scaricare tutte le colpe sulla ministra Azzolina, ma nemmeno possiamo permetterci di fallire: il futuro passa per il ritorno in aula (in sicurezza) degli alunni.

Gli investimenti: arriveranno i soldi, a chi darli? E con che garanzie?
Marianna Mazzuccato e Antonio Andreoini sul Fatto Quotidiano parlano di come in altri paesi si siano vincolati gli aiuti ai privati a condizioni su posti di lavoro, sul divieto di fare dividenti, evitare di fare outsourcing e invstimenti puliti. In Francia la Renault dovrà arrivare al 2025 ad 1 milione di auto ad energia pulita.

Le infrastrutture: oltre alle grandi opere, ci sarebbero anche le attuali strade e cavalcavia da mettere in sicurezza. Per evitare un'altra tragedia come quella di Genova. Il modello Genova non deve nascondere i 43 morti e le responsabilità di chi non ha controllato o investito in sicurezza.

La sanità: interessante l'articolo di Barbacetto, sugli ex politici (Alfano, Maroni..) assunti dal gruppo San Donato dei Rotelli. Ma non dovevamo potenziare la sanità pubblica e controllare meglio quella privata?

Infine, l'inchiesta di Paolo Berizzi sugli NCC, con la storia dell'autista che ha scarrozzato gli imprenditori della Var Seriana di ritorno dalla Cina, senza che fossero posti sotto controllo.


27 giugno 2020

La vergogna di Stato (a quarant'anni dalla strage di Ustica)

Cosa rimane dopo quarant'anni dalla strage di Ustica? Dall'abbattimento dell'aero dell'Itavia IH870 nei cieli del Tirreno tra le isole di Ponza e Ustica? 
81 morti, tra cui due neonati, 11 bambini.
E poi le altre morti strane, strani suicidi, strani incidenti. Controllori di volo, i due piloti italiani in volo quella notte.

Rimane una verità giudiziaria che assolve i generali, non ci sono prove che abbiano depistato, che non abbiano vigilato.

Rimane poi la sentenza in sede civile del processo per i risarcimenti: il ministero della Difesa e dei Trasporti condannati a risarcire le vittime per non aver protetto quelle persone in volo la sera del 27 giugno 1980.

E poi ci sono le inchieste dei giornalisti, tra le tante quelle di Fabrizio Colarieti, di AndreaPurgatori e il lavoro teatrale di Marco Paolini.

Inchieste che ci portano ad un passo dalla verità: manca ancora la bandierina, il responsabile, chissà forse se ora qualcuno vorrà parlare. Il reato di strage non va in prescrizione, i procuratori oggi hanno materiale su cui lavorare, il nastro del voice recorder e quelle ultime parole “guarda cos'è”, il troncone di indagine sulla base Nato di Grazzanise e il comando West Star in Veneto.

Se la memoria rischia di sfilacciarsi, di perdersi via, i parenti delle vittime però sono ancora là, a chiedere verità per loro, una verità su quella notte di guerra neicieli del Tirreno.

Perché ancora oggi ci si ostina a raccontare (anche da parte di personaggi con ruoli istituzionali) le bugie della bomba, dell'attentato, dell'areo che viaggiava solitario sul Tirreno?

Forse perché bisogna tacere quell'ovvia verità emersa in parte dalla sentenza civile: non abbiamo saputo proteggere quelle persone. Perché l'Italia non era padrona dei nostri cieli.

Perché la nostra politica estera era ambigua, tra fedeltà atlantica e gli accordi commerciali con la Libia.

Perché sarebbe una vergogna imbarazzante per il nostro paese, per quei governi a trazione DC, per quei generali, per quei pezzi dei servizi segreti che non si capisce a servizio di chi siano (della Costituzione no di certo), per quei ministri dalla memoria tardiva (come Cossiga che solo dopo anni tirò fuori la storia dei francesi).


26 giugno 2020

La destra sovranista e gli invisibili di Mondragone

La destra italiana (sovranista o meno, oggi fa poca differenza) è questa: finché i romeni (chiamati rom, per far più effetto) e i bulgari erano invisibili, andava bene. Oggi che si permettono di protestare, perché per iò Covid non possono andare a lavorare nei campi, sfruttati anche da noi italiani, è tutto un dagli all'untore.

Eppure, come scrivono in tanti (Zancan su La Stampa, Fierro sul Fatto Quotidiano) tutti a Mondragone sapevano: del caporalato, del lavoro nero, delle case ex Cirio occupate (e con affitti in nero). 
Cos'ha fatto lo Stato fino a ieri per contrastare la situazione? E la Regione di De Luca?

L'impressione è che a questa destra i clandestini, gli invisibili vadano bene: quando stanno zitti perché ingrassano gli imprenditori furbetti che non si preoccupano di come vengono raccolti i pomodori o le fragole.
Quando lanciano le sedie, perché ingrassano la loro propaganda...

25 giugno 2020

La salita dei saponari, di Cristina Cassar Scalia



Lella Canton staccò il naso dal finestrino e controllò le foto appena scattate sul telefono. Ce n'erano un paio che su Instagram avrebbero fatto schiattare d'invidia tutte le sue colleghe. Cielo terso, nessuna nuvola, orizzonte perfetto. Negli ultimi dieci minuti sotto i suoi occhi erano passati prima le isole Eolie, poi lo stretto di Sicilia, infine lo scenario più fantastico che le fosse mai capitato davanti. La montagna maestosa, la roccia nera spruzzata di neve e il pennacchio di fumo sulla sommità. Metteva quasi soggezione..
Uno scenario da favola apre il terzo romanzo della scrittrice siciliana Cristina Cassar Scalia che mette la sua protagonista, il vicequestore di polizia Vanina Guarrasi al centro niente di meno che di un “intrigo internazionale”.
Intrigo che parte con la scoperta di un cadavere all'interno del parcheggio dell'aeroporto di Catania Fontanarossa: si tratta di un uomo, di una settantina d'anni, sparato al cuore nella sua auto.
La notizia raggiunge Vanina al termine di un blitz fallito per la cattura del boss Salvatore Fratta, detto Bazzuca, un mafioso di piccolo calibro che è riuscito a farsi largo dentro Cosa nostra. Ma per Vanina è qualcosa di più, quasi una sfida personale: per vendicare suo padre, l'ispettore di polizia Giovanni Guarrasi ucciso in un agguato. Per superare quel ricordo doloroso, quando dovette uccidere i killer che stavano sparando al pm antimafia, Paolo Malfitano.
Da Palermo, dall'antimafia, da Paolo, con cui ha avuto una relazione, Vanina è scappata a Catania, dove è dirigente della sezione dei reati contro la persona. Omicidi, come quello contro Esteban Torres, appunto.
Così si chiama il morto: nato a Cuba ma poi scappato negli anni sessanta in America, doppia cittadinanza italiana e americana, ma residente in Svizzera. Tre mogli, nessun figlio, un lavoro nel ramo import export. E una casa vicino Catania, sulla salita dei Saponari, per salire sull'Etna.
Manco il tempo di arrivare e Vanina era già in movimento. Di corsa per giunta, come piaceva a lei. Aveva ragione Adriano: per entusiasmarla veramente, per sentirselo suo, un caso doveva avere un indice di «rognosità» tale da occuparle la mente per giorni, fino alla totale risoluzione. L'omicidio di Esteban Torres, a occhio e croce, prometteva bene.
Al delitto si dedica tutta la squadra: Spanò, il suo braccio destro (alle prese con i suoi problemi personali), Fragapane, la nordica Bonazzoli, Nunnari e l'agente Lo Faro.
Come negli altri casi, al gruppo si unirà anche l'ex commissario Biagio Patanè, ora in pensione, che ebbe un ruolo importante nella risoluzione del caso del cadavere mummificato (“Sabbia nera” Einaudi).
Per scoprire l'assassino, bisogna partire dal movente: indagando sugli affari del morto, tra America e Italia, nasce il sospetto che fosse implicato in traffici sporchi, soldi o forse droga.
Anche la scoperta dell'arma usata, una Makarov russa, un'arma da guerra fredda, aggiunge una nota internazionale al caso.
Caso che si complica ulteriormente quando a Taormina viene ritrovato un cadavere, morto da diversi giorni, di una donna, Roberta Geraci, l'amante siciliana del morto, con cui si dovevano vedere proprio a Taormina, in un hotel famoso.
Di professione, organizzatrice di eventi, ma anche per lei, diversi lati oscuri nella vita privata.

C'è un legame tra i due delitti? Forse. Ma quale può essere la causa: la distanza di giorni tra la prima morte e la seconda esclude la pista passionale.
E' forse una storia in cui c'entra la mafia? E perché quella pistola russa?Tante cose non tornano, alcuni dettagli non si riescono a chiarire: per esempio quella persona che è stata vista assieme alla Geraci negli ultimi giorni..
L'arrivo di notizie sul morto dall'America, grazie al supporto di un collega milanese di Vanina, completa il quadro del morto, ma non da contributi per far andar avanti l'indagine: Esteban Torres era noto all'FBI, per i suoi legami con le famiglie mafiose, legami insufficienti per portarlo in prigione però.
Sapeva muoversi, Torres, senza lasciare tracce, nel mondo del gioco e in quello della finanza.
Non è un'indagine facile. Nonostante tutte queste informazioni, le tracce dei telefoni, i tabulati, il contributo della scienza.L'impressione è in questa storia ci sia qualcosa di personale, che viene da lontano, alla causa del delitto del cubano.
Non è un'indagine facile per Vanina: nonostante siano passati anni, non riesce a chiudere definitivamente la storia con Paolo, il pm antimafia con cui ha avuto una storia importante. Non riesce a chiudere con la sua vecchia vita, con quella fogna in cui aveva dovuto scavare negli anni all'antimafia a Palermo:
La febbre che l'aveva accompagnata per anni, giorno e notte, costringendola a scavare, scavare anche a mani nude, per abbrancare qualunque traccia che fetesse dalla fogna contro cui lei combatteva ogni giorno, e smontarla e rimontarla finché non l'avesse portata dritta da qualcuno [..] quella febbre non l'aveva mai davvero abbandonata. Era lì, latente, pronta a risalire, ad armarle la mano e a caricarla d'odio. Un odio così profondo che avrebbe annientato per prima lei stessa.
Ancora una volta l'ex commissario Patané, ritornato in servizio (con grande dispiacere della moglie Angelina), darà il suo contributo alla soluzione del caso, per arrivare all'assassino che, paradossalmente, è sia un colpevole che una vittima.
Come nei procedenti romanzi, anche in questo le pagine dedicate all'indagine si alternano a quelle dove si racconta il privato dei personaggi. A cominciare da Vanina, la sbirra con la pistola sempre appresso, tenace e capace di grandi intuizioni, ma una frana ai fornelli e con un fardello pesante sulle spalle per quel passato che non riesce a chiudere definitivamente.
Per andare poi alla sua cerchia personale, la vicina di casa Bettina, una seconda madre, l'avvocato Giulia De Rosa, il medico legale Adriano Calì.
E poi ancora la Sicilia orientale, che a Catania lega assieme montagna e mare, l'odore degli agrumi e l'aria frizzante della montagna, “un'isola nell'isola, con una doppia anima”.

Su Facebook sulla pagina di Einaudi, potete ascoltare Alessio Boni che legge un passaggio del libro.

La scheda del libro sul sito dell'editore EinaudiI link per ordinare il libro su Ibs e Amazon