25 aprile 2026

Anteprima inchieste di Report – il prezzo del turismo, dietro la liberazione di Alberto Trentini, il patto Melania Zampolli

La sicurezza sulle nostre autostrade

In poco più di 4 anni il governo ha già varato cinque decreti sicurezza. Ma a che punto sta la sicurezza sulle strade italiane e sulle autostrade italiane?

Siamo il paese dove è crollato un ponte, a Genova, e nessuno ha pagato. Dove per accertare le responsabilità dopo un incidente su un viadotto ad Avellino sono serviti anni di processo.

Questa sera Report si occupa dello stato dei guard-rail sulle nostre autostrade.

LAB REPORT: SENZA PROTEZIONE

di Giulio Valesini, Lidia Galeazzo e Cataldo Ciccolella

Collaborazione Alessia Pelagaggi

L’Italia è costellata di guard-rail vecchi di decenni, concepiti male e manutenuti peggio. Si suppone che proteggano e invece sono proprio loro a uccidere. Tra i più famigerati ci sono quelli con il terminale a manina, ossia piatto e senza protezione, vere lame che affettano le auto e chi ci sta dentro. Poi ci sono i paletti imbullonati che sorreggono i guard-rail, e che in caso di impatto con un motociclista causano amputazioni e lesioni mortali. Report dedica una inchiesta speciale allo stato delle barriere protettive sulle nostre strade.

Il prezzo del turismo

Il turismo è un asset importante del nostro paese. Lo sentiamo ripetere spesso dai politici di ogni colore, che poi sono i primi a dimenticarsi che un turismo sostenibile deve basarsi sul rispetto per chi ci lavora (basta salari da fame), sul rispetto delle norme ambientali (la montagna e i mari non vanno depredati) e sul rispetto degli abitanti delle città turistiche. Spesso costretti a dover subire il turismo come un peso, senza ricavarne alcun guadagno.

Il servizio di Bernardo Iovene parlerà dell’impatto ambientale delle navi da crociera nei porti turistici: nonostante le pubblicità, non sono navi ad impatto zero, le 16 che MSC ha in piano da costruire (costo per ciascuna 1 miliardi di euro) saranno basate su combustibile fossile, il gas naturale liquefatto che importiamo a caro prezzo dall’america dell’amico Trump. Oltre ai problemi (e ai costi) per il trasporto, per rifornirsi le navi da crociera devono andare fino a Marsiglia perché in Italia mancano strutture apposite per le grandi navi.

Prima o poi il gas naturale liquefatto dovrà essere abbandonato, cosa ce ne faremo delle tante navi costruite nel frattempo, dal valore di miliardi di euro? Sono navi progettate per durare 35 anni, almeno: significa che saremo costretti a rimanere vincolati al fossile per ancora tanti anni. Oppure sperare che si affermi l’utilizzo e la distribuzione del gnl di origine biologica.

E gli abitanti che vivono attorno ai porti che dicono? Sono loro a sorbirsi il fumo delle navi che anche quando rimangono ferme nei porti emettono fumi nocivi che inquinano le case a ridosso del porto. Come ad Ancona dove le navi sostano in pieno centro storico, qui oltre al fumo e alle polveri nere emesse dalle navi c’è l’inquinamento dei tir che arrivano per scaricare/caricare le merci. “Qua vivete in una fabbrica” è stato il commento di Bernardo Iovene di fronte alle immagini raccolte dal signor Riccardo che ha risposto “se fosse una fabbrica aveva già chiuso..”
Stessa situazione a Napoli al porto Beverello, coi traghetti: sommando tutti gli inquinanti pm20 pm25 e gli ossidi di azoto risulta la città più inquinata d’Italia. E poi ancora a Civitavecchia, Genova. Le navi inquinano anche quando sono ferme, perché i motori devono essere sempre accesi.

Chi vive a ridosso dei porti soffre di conseguenze drammatiche per questo inquinamento, come tumori alle vie respiratorie.
Purtroppo per loro la connessione elettrica nei porti è più costosa rispetto al GNL (da un +30 ad un +50%).

La scheda del servizio: L'ARIA DEI PORTO di Bernardo Iovene

Collaborazione Lidia Galeazzo

Le navi quando sostano nei porti restano con i motori accesi per garantire energia a bordo, ma i camini scaricano nell’aria delle città particolato fine, ossido di azoto e anidride solforosa. Una nube che investe direttamente le città. Due studi epidemiologici indicano che in città portuali come Ancona e Civitavecchia l’indice di mortalità è più alto legato proprio alle emissioni delle navi. È un problema comune a tutte le città che si affacciano sulla zona portuale. Sulla carta l’Europa è intervenuta, infatti da maggio 2025 nel Mediterraneo è obbligatorio utilizzare carburanti con un contenuto di zolfo allo 0,1 per cento. Ma nella pratica oltre il 90 per cento delle navi traghetto, da crociera e porta container continuano a bruciare olio combustibile fino al 3,5 per cento di zolfo perché hanno installato un sistema di lavaggio dei fumi, gli scrubber, prelevano tonnellate di acqua dal mare riscaricandola a mare aperto e perfino nei porti con i residui di idrocarburi policiclici aromatici, alcalini, black carbon, sostanze che vanno a finire nella vita marina e quindi nel pesce.

Per ridurre le emissioni, l’Italia punta sull’elettrificazione delle banchine, finanziata con il PNRR, permetterà alle navi nei porti di collegarsi alla rete elettrica terrestre e spegnere i motori. Un sollievo parziale per gli abitanti delle città portuali che respirano metri cubi di biossido d’azoto specie durante le manovre di arrivo e partenza delle navi. Ma anche qui, la realtà è più complessa, servono grandi quantità di energia, le infrastrutture sono limitate e i costi restano attualmente più alti rispetto ai combustibili fossili.

La trattativa per liberare Alberto Trentini

Il 13 gennaio scorso la presidente del Consiglio Meloni e il ministro Tajani hanno accolto Alberto Trentini (assieme a Mario Burlò) a Ciampino, dopo più di un anno di detenzione in Venezuela.

Pochi giorni prima,il 2 gennaio, il presidente Trump aveva lanciato l’operazione Absolute Resolve per catturare il presidente Maduro e portarlo negli Stati Uniti con l’accusa di aver gestito un traffico di droga.

I due italiani sono stati liberati dalla nuova presidente Rodriguez dopo 423 giorni di detenzione nel carcere dove sono detenuti gli oppositori politici del regime di Maduro.
Daniele Autieri lo ha incontrato nella sua Laguna di Venezia, col giornalista ha parlato della detenzione.
Che trattative ci sono state dietro la sua liberazione?

C’è stato un primo scambio di detenuto dal Venezuela nel luglio scorso, le ONG vicine al governo americano hanno stilato una loro lista di detenuti da rilasciare, ma Trentini non era incluso. In Venezuela né il capocentro Aise – il servizio segreto – né l’ambasciata avvisano il sottosegretario alla presidenza Mantovano di questa prima trattativa.

Secondo il giornalista Estefano Tamburrini non c’è stata alcuna telefonata tra il governo italiano e quello venezuelano fino ad allora.

Così il 18 luglio 218 detenuti venezuelani vengono rilasciati dal carcere di El Cecot, in Salvador, accusati dagli USA di essere membri di una gruppo criminale, vengono riconsegnati al Venezuela e in cambio Maduro libera 10 cittadini americani e 80 cittadini venezuelani detenuto al Rodeo.

La scheda del servizio: IL CARTELLO DI TRUMP di Daniele Autieri

Collaborazione Celeste Gonano

Un italiano usato come pedina in una guerra globale che va dal petrolio alla droga. Dietro la liberazione di Alberto Trentini, ci sarebbe un intreccio tra Donald Trump, Nicolas Maduro, l’Iran e il governo italiano, tra trattative segrete e occasioni mancate che racconterebbero molto delle relazioni tra il nostro Paese e la Casa Bianca. È la storia di un risiko internazionale che passa da Roma e arriva fino al Medio Oriente.

L’ambasciatore di Trump

Ha già minacciato querele Zampolli, l’ambasciatore di Trump, contro chiunque diffonderà i video e le informazioni del servizio diReport di domenica scorsa, dove si sosteneva esistesse un patto tra Zampolli e la first lady per influenzare il presidente.

I liberali americani, gli amanti del free speech sono così, abbasso le restrizioni, ma solo per noi.

Report ha scovato una telefonata del 2017 tra l’imprenditore italiano e un suo contatto alle Nazioni Unite, dove emergerebbe questo patto: tutto risale al 2026 quando il tabloid Daily Mail aveva pubblicato un’inchiesta sul passato di Melania Trump. Quest’ultima ne aveva chiesto la rimozione ed ottenuto un risarcimento milionario dal quotidiano anche grazie alle dichiarazioni di Zampolli.

Non tradirei mai un amico” racconta quest’ultimo in una telefonata dove parla della causa e del risarcimento. E di una protezione garantita da Melania in cambio della sua difesa, per allontanare le ombre sul suo passato.

La scheda del servizio: L'UOMO DEL PRESIDENTE di Sacha Biazzo

Collaborazione Luigi Scarano, Cristiana Mastronicola

Report ricostruisce l'ascesa di Paolo Zampolli al ruolo di consigliere e inviato speciale di Donald Trump. L'inchiesta mostra in esclusiva l'audio che proverebbe un accordo tra Zampolli e la first lady Melania Trump ed esamina la sua presenza negli Epstein Files, il suo ruolo di diplomatico della Dominica, il ruolo della sua organizzazione WATO in una delle maggiori frodi nella storia delle Nazioni Unite, e le accuse di abusi di un'altra donna.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

24 aprile 2026

Le chiavi di casa di Patrick Fogli

 

È nato dal fuoco. Ogni volta che ripensa all’incendio, l’incendio che non lo ha mai bruciato, i suoi occhi vedono la stessa immagine. In quel fuoco è morto e in quel fuoco è risorto.

Cosa c’è di più rassicurante delle chiavi di casa, quelle che si tengono nelle tasche dei giacconi e che tiriamo fuori per entrare in quel luogo sicuro e protetto che è la nostra dimora.
Eppure anche le chiavi di casa possono essere qualcosa di inquietante. Specie se dietro quella porta all’ingresso si nascondono dei segreti.
Come quelle di casa Landi, una famiglia benestante della Romagna poco nota, ma a capo di un’azienda importante specializzata in forniture di servizi cloud..
In questo romanzone Patrick Fogli ci porta dentro un intreccio di storie, di personaggi misteriosi e di misteri pericolosi, per cui si può morire.

Per diventare una fenice serve una fiamma che ti bruci fino alle ossa.

Persone che sono rinate dalle loro ceneri, come una moderna araba fenice:

Persone che appaiono nella storia solo per un momento, per poi sparire subito, lasciandosi dietro una scia come una cometa:

L’uomo scende dall’autobus ed è come gettarsi in mare aperto.

[..]

È lì che succede. Prima che perda l’equilibrio qualcuno lo trattiene, gli mette una mano sulla schiena, lo affianca, lo prende per le spalle, sente un dolore al collo

E persone che hanno passato una vita a caccia di quei misteri, di quei segreti, come l’ex poliziotto Gabriele Riccardi (il protagonista del primo romanzo di Patrick Fogli – Lentamente prima di morire Ed. Piemme), oggi finito dietro ad un bancone di un bar.

Mi sono rassegnato da anni all’idea che non sopporto la gente. Strano, per uno che gestisce un locale. Meno strano se per metà della tua vita sei stato un poliziotto.

Ed è proprio Gabriele a provare a soccorrere l’uomo che scende dal bus - e che si stava dirigendo proprio al suo locale – negli ultimi istanti, dopo che qualcuno lo ha accoltellato lì, in mezzo ad una strada, davanti a quella massa di persone che anziché soccorrerlo lo stanno filmando come fosse una scena di un film.
Il morto si chiamava Lorenzo, era un senzatetto che spesso passava da lui, come in quel suo ultimo giorno di vita. Chi l’ha ucciso? Se stava andando da lui, voleva raccontargli qualcosa – sapendo la vecchia professione di sbirro di Riccardi?
Sono tutte domande che iniziano a girare nella testa dell’ex commissario della omicidi e che non lo lasciano in pace. Anche perché la sorella del morto, Giulia, gli chiede di fare una sua indagine.

La tua maledizione è voler rimettere le cose a posto, ma salvare il mondo, questo mondo, è un compito impossibile. Siamo due reduci, non solo per l’età.

Inizia così un’indagine personale dell’ex poliziotto sul morto, sul suo passato, sulle sue conoscenze, come era finito in mezzo ad una strada, sul fatto che ultimamente sembrava essersi ripreso.
Perché un professionista – perché chi l’ha ucciso si è mosso da esperto – dovrebbe voler uccidere un clochard? E poi quelle chiavi in tasca, quale porta aprono?

Gabriele Riccardi sente che non può fermarsi, anche se non conosceva quel morto, Lorenzo è venuto da lui, forse voleva dirgli qualcosa. Deve indagare, deve fare giustizia, deve scoprire il segreto che sta dietro questo delitto che interessa solo la folla di curiosi che ruotano attorno ad ogni morte violenta.

Ma questa non è la solita storia di una indagine, certo, c’è anche quello. Questo di Patrick Fogli – una delle migliori letture di quest’anno e forse degli ultimi anni – è una storia di misteri. I misteri che ogni famiglia si porta dentro. Quello di Lorenzo.

O quello della famiglia Landi – il cui ruolo nell’intreccio globale forse sfugge all’inizio: una famiglia sfortunata, a capo di una importante azienda di informatica, con importanti commesse con la pubblica amministrazione. Il padre e la madre morti in un incendio assieme al figlio Tommaso, un autentico genio.

Ma sono altri i segreti dentro questo intreccio: i segreti delle nostre vite, quelli che non confesseresti nemmeno al tuo migliore amico, ma che invece custodisci nel tuo cellulare. Pensando che il cloud sia sicuro. I nostri segreti custoditi in strutture lontano migliaia di chilometri che per qualcuno sono informazioni preziose.
Ci sono altri segreti, altrettanto pericolosi, quelli per cui vale la pena uccidere: i segreti della nostra povera Repubblica, dove il confine tra il bene e il male diventa sempre più labile. Dove finisce la ragione di Stato e dove iniziano gli interessi delle mafie, per esempio?

Cosa Nostra non è più quella di Nunia, di Candido Giulio, Riina, Provenzano. È tutto più sfumato. Dimenticati la cupola, il capo dei capi, tutta roba passata o quasi. È un potere diverso, meno evidente, più soffuso.”
“Più pericoloso.”

Segreti, dunque e chiavi che aprono porte che portano ad altri segreti. Pericolosi. Fino a che punto puoi spingerti per arrivare a svelare l’ultimo segreto? Cosa sei disposto a rischiare per arrivare alla giustizia?

Una volta ero un poliziotto. Un bravo poliziotto, dicevano, se sapessero la verità forse avrebbero un’opinione diversa. Di sicuro sono sempre stato capace di tenere le distanze, il modo migliore per resistere alla vita. Più di vent’anni fa ho arrestato uno dei mafiosi più ricercati d’Italia.

Segreti, ancora segreti, che portano ad altri segreti e che legano assieme un morto che torna a Bologna dall’oblio dentro cui si era nascosto, Lorenzo, la persona morta tra le braccia di Gabriele Riccardi. Ad Alice Landi, l’unica sopravvissuta della famiglia, oggi in carcere perché ha ucciso il figlio. Ad uno strano mafioso, anche lui sopravvissuto ad una stagione in cui la mafia aveva un’altra pelle e si poteva ancora riconoscere.

Ma in questo romanzo si parla solo di segreti, di omicidi, di sbirri e di criminali: con una estrema delicatezza Patrick Fogli riesce a parlare anche del rapporto genitori-figli che si inverte quando sei tu figlio a doverti prendere cura del padre. Solo chi è passato per certi momenti difficili riesce ad apprezzare in pieno quelle pagine.

Buona lettura!

La scheda del libro sul sito di Sem , il pdf del primo capitolo e il blog dell’autore.
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


18 aprile 2026

Anteprima inchieste di Report – il cantiere dei misteri, la plastica, gli Epstein files, i macelli non a norma

Schiavi della plastica monouso

Moriremo seppelliti dalla plastica, dal mare di plastica che ogni giorno viene prodotta e che non riusciamo a riciclare, perché ancora oggi una buona parte non è riciclabile e finisce nelle discariche.

Eppure esistono le direttive europee per ridurre gli sprechi, gli allarmi degli ambientalisti e persino gli allarmi delle aziende che si occupano di riciclo.


Finiscono nella raccolta differenziata della plastica anche i prodotti monouso in bioplastica col risultato di finire anche loro in discarica: perché non è facile per un consumatore distinguere tra un bicchiere di plastico e uno di bioplastica. Ci sono ancora dei bar che non differenziano alcun rifiuto, perché nessuna legge glielo impone . Infine c’è il problema dell’informazione sbagliata su questi prodotti, perché spesso si indica che bicchieri, piatti riutilizzabili vanno buttati nella plastica anziché gettarli nell’indifferenziata.

Così si mette in crisi gli impianti di gestione dei rifiuti in plastica.

LAB REPORT: SCHIAVI DEL MONOUSO

di Antonella Cignarale

Collaborazione Eva Georganopoulou

Quattro anni fa l’Italia ha recepito la SUP (Single Use Plastic), Direttiva europea per ridurre i rifiuti dei prodotti monouso in plastica. Era previsto di ridurre la produzione di bicchieri e coperchi e vietare completamente bastoncini cotonati, posate, piatti e cannucce. Tutti prodotti di plastica che maggiormente finiscono dispersi nel mare. La direttiva, però, dove non ha specificato in che modo e di quanto ridurre i prodotti monouso, ha lasciato dei vuoti normativi che il mercato è stato libero di interpretare, in più l’Italia, rispetto agli altri paesi dell’UE, sembra aver trovato un’ulteriore scorciatoia per non bandire tutti i prodotti monouso.

Il cantiere strategico di Rovigo e la Camorra

Report si era già occupato del cantiere Vittoria di Rovigo, salvato da un intervento dello Stato italiano perché considerato strategico.

La storia di questo cantiere si intreccia con altre storie, coi rapporti tra Italia e Libia per il contrasto all’immigrazione clandestina, sanciti dal memorandum firmato dal governo di centro sinistra (con il mininistro Minniti) nel 2017, perché proprio da questo cantiere partivano le motovedette della guardia costiera libica.

L’Italia si impegnava a fornire alla Libia gli strumenti per il controllo di flussi migratori nel rispetto delle persone coinvolte, un accordo rinnovato di governo in governo, tacitamente, senza troppe discussioni.

In questo accordo viene istituito un tavolo tecnico permanente in cui è presente, oltre al capo della polizia, anche il cantiere Vittoria.

In questo tavolo si prendevano accordi sulle forniture che l’Italia doveva garantire alla Libia ed era presente anche il Alessandro Duò, per conto del cantiere.

Il cantiere Vittoria si può considerare dunque IL partner strategico per la politica contro l’immigrazione clandestina lato Libia e Tunisia – spiega Duccio Facchini di Altraeconomia: questo cantiere si è aggiudicato la stragrande maggioranza delle forniture, come pattugliatori, motovedette.

Una società così strategica da non essere sostituibile con altre, tanto che il suo nome è stato segnalato, in un documento del ministero dell’Interno, dalle autorità libiche.

Attorno a questo cantiere girano brutti traffici verso la Libia – sempre legati agli accordi di cooperazione per il contrasto dell’immigrazione clandestina: esiste un embargo sulle armi eppure nel 2024 è stato sequestrato un cargo nel porto di Gioia Tauro che trasportava pezzi di droni dismessi provenienti dalla Cina che dovevano arrivare in Libia, violando l’embargo. Gli esperti dell’Onu hanno più volte richiamato il nostro paese per non essere stato abbastanza rigoroso nei controlli dei traffici verso la Libia e per non aver risposto ai chiarimenti delle Nazioni Unite.
L’anteprima del servizio di Report mostra dei mezzi delle milizie libiche dotati di mitragliere Browning simili a quelle sequestrate nel cantiere Vittoria (di cui si era occupato un servizio di Report andato in onda lo scorso anno), sono armi militari che in questi anni hanno alimentato la violenza negli scontri tra le milizie.

Nonostante l’embargo le armi arrivano in Libia: i legali della ONG SOS Mediterranée si auspicano che anche grazie alle loro indagini si riesca a rendere meno opachi questi canali per le armi, sia quelle delle milizie sia quelle impiegate sulle motovedette.
Sono le stesse motovedette, quelle costruite dal cantiere Vittoria, da cui sono partiti i colpi contro la Ocean Viking della ONG Sos Mediterranée.
Nel 2023 il nostro ministro degli Esteri Tajani aveva presenziato ad una cerimonia presso il cantiere Vittoria assieme alla ministra degli esteri libica e al commissario europeo Verhelyi. In quell’evento il ministro annunciò la vendita di due nuove motovedette alla guardia costiera libica. Una di queste è quella che ha sparato ai volontari sulla Ocean Viking.

Come racconterà Report, c’è un filo che lega assieme il cantiere Vittoria, con la politica di contrasto all’immigrazione e che porta fino alla Camorra.

I fondi per rilevare il cantiere Vittoria, quando era finito in crisi e doveva essere rilevato dalla nuova amministrazione in capo a Roberto Cavazzana (AD del cantiere Vittoria), arrivano da una società nel casertano.

Una lettera anonima legava questa vicenda con i casalesi, arrivando fino all’attentato subito da Sigfrido Ranucci nell’ottobre 2025.

La scheda del servizio: IL CANTIERE DEI MISTERI di Daniele Autieri

Collaborazione Celeste Gonano, Andrea Tornago

Dal traffico di armi alle infiltrazioni della criminalità organizzata, affari sporchi e riciclaggio ruoterebbero intorno a un cantiere navale strategico per lo Stato italiano, perché è lo strumento principale nei rapporti con la Libia e nel contenimento dei flussi di immigrati clandestini. Report torna a occuparsi del Cantiere Vittoria di Rovigo, da dove parte un nuovo filone d'indagine che lambisce aziende infiltrate dalla camorra e arriva fino all’attentato del 16 ottobre 2025 contro Sigfrido Ranucci e la sua famiglia.

Gli Epstein File

A sentir par lare Paolo Zampolli, l’imprenditore italiano amico di Trump che ha nominato come suo inviato speciale, vengono i mente i peggiori stereotipi del maschio italiano. Bianco e di buona famiglia. LE donne brasiliane sono programmate per creare dei casini, tipo estorcere del denaro ai maschi ingenui. Sono le stesse modelle brasiliane che dalla sua agenzia sono finite nelle grinfie di Epstein. Anche se Zampolli nega di aver mai avuto a che fare col finanziere pedofilo, dagli Epstein files si evince persino che i due volevano fare affari assieme, come quando provarono ad acquisire assieme un’altra agenzia di modelle attraversata da scandali sessuali.


Ma Report ha incontrato Amanda Ungaro, ex modella di origini brasiliane ed anche ex compagna di Zampolli che ha raccontato per la prima volta dei rapporti tra Zampolli, Epstein e della coppia presidenziale, Donald Trump e Melania Trump.

Secondo le accuse riportate dal Ny Times Zampolli avrebbe fatto deportare l’ex compagna proprio dall’ICE sulla base di false prove costruite ad arte, senza nemmeno un processo.

Forse la Ungaro era pericolosa non per la sua origine brasiliana, ma per quello che potrebbe rivelare sui rapporti tra Epstein e Trump.

La scheda del servizio: LA GUERRA DI EPSTEIN di Sacha Biazzo

Collaborazione Luigi Scarano, Cristiana Mastronicola

Melania Trump ha negato pubblicamente ogni legame con Jeffrey Epstein con un discorso senza precedenti. Ma Report ha raccolto in Brasile la testimonianza esclusiva di Amanda Ungaro, ex compagna dell'inviato speciale di Trump, l'italiano Paolo Zampolli, che ha parlato per la prima volta dei legami tra Zampolli, la coppia presidenziale e il finanziere accusato di abusi. Nel servizio anche il confronto con lo stesso Zampolli e i documenti desecretati dal Dipartimento di Giustizia americano.

Le rotte dei macellai

Anche riprendere degli animali mentre vanno al macello può essere pericoloso: il videomaker di Report Giovanni dE Faveri è stato aggredito mentre stava filmando delle vacche fuori da un macello a Mozambano, in provincia di Mantova. La sua telecamera, il suo strumento di lavoro, è stata danneggiata, colpita da un bastone di ferro, un attrezzo di lavoro di uno degli operai del macello. Il videomaker assieme alla giornalista Giulia Innocenzi avevano appena finito di intervistare il proprietario del macello, Raul Troni. Non amano le domande dei giornalisti i proprietari dei macelli e degli allevamenti, specie se vengono rilevate delle criticità.


Per esempio, il fatto che in quella struttura venissero macellate le vacche a terra (animali che fanno fatica a muoversi sulle zampe), questa operazione andrebbe fatta negli allevamenti, evitando agli animali la sofferenza del viaggio.

La scheda del servizio: LE ROTTE di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi

Il videomaker Giovanni De Faveri è stato aggredito mentre stava filmando uno scarico di vacche al macello Mario Troni a Monzambano, in provincia di Mantova. Chi è stato? E perché? Probabilmente chi ha spaccato la telecamera di Report voleva fermare la diffusione delle immagini di quello che succede all'interno del macello. Giulia Innocenzi ha raccolto filmati esclusivi che mostrano diverse criticità e di cui ha chiesto conto al proprietario del macello, Raoul Troni, pochi minuti prima che la troupe di Report fosse colpita con un bastone di ferro.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

16 aprile 2026

Omicidi SRL di Alessandro Robecchi

Su Marta, fammi andare a dormine, è tardi e sono stanco.

Ma tu quando torni?

Se va tutto be domani mattina sono a casa e mi predo un paio di giorni liberi. Ma senza impegno, perché qui quando c'è ancora qualche rogna da sistemare, sai questi impianti..

Ancora due chiacchiere. I saluti. La buonanotte. Poi quello con la cravatta chiude la telefonata.

Il Biondo lo guarda con un'espressione che mischia disapprovazione e disgusto, un sorriso beffardo, ecco, figuratevelo così, come una fidanzata che vi ha spiato la cronologia del computer.

Pensate che sia semplice fare il killer di professione a Milano? Beh, toglietevelo dalla testa, anche uccidere le persone a pagamento è un mestiere usurante. C’è il rischio di impresa, perché magari la vittima non è contenta di lasciare questa valle di lacrime e venderà cara la pelle. Poi c’è il problema dei committenti, ovvero le persone che ordinare l’omicidio – un caro parente, la moglie, il capo ufficio – che potrebbero avere un rimorso di coscienza. E ripensarci.
Infine il metodo: se devi far fuori qualcuno senza fare troppo rumore (tipo un’esecuzione mafiosa) serve stile, classe, affinché quella morte possa passare per un incidente comune. Tizio che scivola sulla doccia, che rimane fulminato o che rimane ucciso nel corso di un borseggio. Che tempi che viviamo signora mia, questa criminalità..
Vi suona troppo cinico? Ditelo ai due soci della Snap SRL. Perché l’omicidio su commissione deve essere considerato immorale mentre produrre armi è semplicemente business? La gente non muore sotto le bombe, forse? E che dire di quelli che se ne vanno per colpa dell’inquinamento, stritolati da un macchinario a cui una mano improvvida ha disabilitato i dispositivi di sicurezza?

Signori viviamo in tempi in cui il profitto uber alles, non vi scandalizzate.

Il Biondo e Quello con la cravatta infatti non si scandalizzano per il loro lavoro.

Col tempo (come ci hanno raccontato ne Il tallone da killer) hanno fatto il salto di qualità passando da un modello “artigianale” per soddisfare i bisogni dei clienti (ovvero far fuori le persone) ad un modello più industriale, raffinato vorrei dire.
Travestimenti, sistemi di intercettazione sofisticati, identità fittizie comprate da fornitori fidati, una rete di informatori nelle banche, ne
lle società telefoniche..
E, soprattutto, un metodo sicuro per selezionare i committenti, una barriera per tenere alla larga
persone che poi cambiano idea, si fanno venire strani scrupoli, “oddio, ho fatto uccidere mio padre-marito..”.
Nuovi clienti possono arrivare solo tramite un necrologio per un “caro parente”, il cui nome viene fornito direttamente dai due soci della Snap SRL, una garanzia che il loro nome non circoli troppo in giro.
Uno dei clienti è il figlio del signor Gradani, quest’ultimo un imprenditore all’antica, per l’attaccamento verso l’azienda di famiglia, ma anche con una certa voglia di godersi la vita dopo anni di lavoro. Ecco perché Gradani figlio ha chiesto quel lavoro ai due soci, il Biondo e Quello con la cravatta: un lavoro pulito, con una certa eleganza, nulla di volgare.
“Il signore da, il signore toglie, e in questo caso i signori sono due”.

Trovare un bar con la cinese dietro il banco, l'uomo con la pancia alla cassa delle sigarette e qualche fancazzista che legge la «Gazzetta» stropicciata è diventata un'impresa.

Povera Milano, come siamo messi.

Non ci avevano detto che avremmo preferito per rimpiangere i bar di merda.

Dopo il contratto Gradani ecco arrivare un nuovo contratto, direttamente dal Gradani figlio – nemmeno il tempo di riposarsi signora mia:

«Allora?»

«Un mio.. ehm... conoscente... avrebbe lo stesso problema, di... liberarsi, diciamo... di una persona. Mi chiedevo se..»

Il committente è un mercante d’arte, con un nome lungo (Antonio Tossini De Coullier), un’importante disponibilità economica e una certa passione per non passare inosservato per come si veste:

Ha un cappotto a mantella, tipo Sherlock Holmes, un Borsalino nero con le falde troppo larghe, pantaloni rossi a quadrettoni, come uno scozzese che abbia deciso di non mettere il kilt, ma solo questa mattina, e un bastone da passeggio che agita ad ogni passo.

Oggetto del contratto Tossini è il nipote del mercante d’arte, Gianguido, uno studente di quasi ventuno anni che a breve erediterà un trust milionario su cui Tossini, il vecchio, ha messo gli occhi. Tutti quei soldi ad un ragazzo che chissà come andrà a sperperarli? Ma scherziamo.
Il dover uccidere un ragazzo crea qualche problema di coscienza ai due soci della Snap SRL - anche i killer hanno una coscienza, cosa pensate?
Così, prima di prendere una decisione, come ogni bravo manager che si rispetti, il Biondo e Quello con la Cravatta chiedono il consiglio – come fosse un advisor – alla “stagista”, la killer che aveva collaborato con loro nella precedente avventura (Il tallone da killer).

Niente scrupoli, questo è un contratto come un altro – spiega Francesca Aroldi (sempre che questo sia il suo nome): piuttosto, per un caso così complesso, perché non lavorare in tre, per capire meglio come e quando colpire questo Gianguido?

Studente modello, nessun vizio apparente, certo vive in un appartamento dove ci starebbero larghe tre famiglie, dove ogni tanto invita i suoi amici per delle feste.

«Perché un ventenne con tutti quei soldi, che tra sei mesi ne avrà ancora di più, vive a Milano invece che a Boston, o a Malibù, o dove cazzo vuole?»

«Ma non li leggi i giornali? Non senti cosa dice il sindaco? Milano è una città attrattiva! C'è scritto anche nelle classifiche dei milionari..»

I due-tre soci della Snap SRL iniziano così a seguire la vita di Gianguido per scoprire quali possano essere i punti deboli nella vita di Gianguido, andando a spiare la sua vita da giovane milionario con tanto di fidanzata (in attesa dell’anello).

Ma sarà un contratto che riserverà loro delle sorprese: non solo per i dubbi su quale sia dei due Tossini la persona da uccidere, il giovane milionario oppure il vecchio venditore di opere d’arte vestito come un clown.

Anche quello del killer è un mestiere usurante, non sempre è facile nascondere il proprio lavoro alla famiglia che sta a casa e che ti vede sparire per giorni interi.
Il contratto Tossini riserverà ai tre soci, il Biondo e Quello con la cravatta assieme alla “stagista” neo promossa, diverse sorprese con situazioni grottesche – al limite del comico – tra assassini e vittima.

Ma il lavoro è lavoro, anche quello di uccidere le persone.

In questo secondo capitolo della serie con i due assassini professionisti si racconta il giallo da un altro punto di vista: niente indagini sull’assassino, sui moventi, sul perché. Qui lo sguardo è quello del killer che deve uccidere una persona con un tocco d’artista, nulla di artigianale anche se, a volte, bisogna sapere improvvisare, cogliere le occasioni. Come si dice, “free jazz”.

Alessandro Robecchi ci porta dentro il mondo dei milionari, quelli che per uccidere chiamano un professionista, perché “I proletari non vengono da noi, la gente che devono ammazzare se l'ammazzano da soli, infatti li beccano.”

Un mondo composto da gente che fa i soldi con i soldi, che si trova si da giovane su un gradino superiore rispetto agli altri, con migliori opportunità.

E l’ascensore sociale? - direte voi. Beh la risposta la da Quello con la cravatta, guardando le quotazioni di un’azienda su cui prenderà delle azioni (i soldi che fanno i soldi):

Si è consolato con un'occhiata alle quotazioni della AI Future Horizon, in una settimana ancora benissimo, più otto virgola due per cento. Ha usato la calcolatrice del telefono: quasi cinquantamila euro, senza muovere un dito, senza nemmeno pensarci, senza danni agli arti inferiori, né bende, né domande di Marta. Forse per fare i soldi bisogna prima diventare ricchi, ha pensato. Che fine ha fatto l'ascensore sociale, se può salire solo chi sta ai piani alti?

Come in tutti i romanzi di Alessandro Robecchi, sebbene i protagonisti di questo romanzo siano tutti appartenenti alle classi sociali che non soffrono la fame, la Milano alle spalle è sempre quella dove, nel giro di pochi quartieri attraversi tutti gli strati sociali:

Uscendo dal labirinto del quartiere San Siro, hanno attraversa tutti gli stati sociali della città, come in un carotaggio sociologico. Le palazzine e le ville dei super-ricchi, poi le case della buona borghesia, poi palazzi di quel che rimane del ceto medio impoverito. Infine la casbah di piazza Selinunte, palazzine fatiscenti intorno all'enorme camino del teleriscaldamento del quartiere.

Dagli attici con la piscina sul tetto all'umanità dolente con tre figli, moglie e suocera in quaranta metri quadri che non vengono ristrutturati dall'attentato di Sarajevo.

La scheda del libro sul sito di Sellerio e il blog di Robecchi.
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11 aprile 2026

Anteprima inchieste di Report – la destra italiana e le mafie, gli allevamenti di polli, i voli del garante e la fondazione Taormina

Come vengono spesi i soldi in regione Sicilia

Manca l’acqua in Sicilia. Mancano le strade, i servizi ferroviari sono spesso a binario unico.

Ma i fondi per finanziare fondazioni – dove la politica ha piazzato i suoi uomini e le sue donne – non mancano mai. Giulia Presutti racconterà del caso della fondazione Taormina Arte. Perché l'arte e la cultura, per questa destra di governo, solo solo un tema di occupazione di poltrone e propaganda.

LAB REPORT: LA FONDAZIONE di Giulia Presutti

Collaborazione Samuele Damilano

La fondazione Taormina Arte è una in house della Regione Siciliana, che tramite l'Assessorato al Turismo e allo Spettacolo ha erogato in suo favore tre milioni e mezzo di euro nel 2025. Ha l'obiettivo di promuovere cinema, opera lirica e letteratura: i due appuntamenti principali sono il Taormina Film Festival e la kermesse letteraria Taobuk. Nel 2022 è stata nominata direttrice artistica della fondazione Beatrice Venezi, che - insieme alla Sovrintendente Ester Bonafede - ha ideato il cartellone di eventi per la stagione 2023. Durante la gestione Venezi-Bonafede, il compenso della Direttrice artistica è passato da 52mila euro lordi a 80mila euro lordi, mentre quello della Sovrintendente da 65mila a 100 mila. Circostante contestate dalla stessa Venezi.

Fra gli eventi da promuovere, la Fondazione è incaricata di finanziare Taobuk, festival letterario organizzato da un'associazione che fa capo ad Antonella Ferrara e che nel 2025 ha ricevuto 450 mila euro di fondi regionali. Ma come mai la Regione Siciliana ha emanato una legge per stanziare il finanziamento, che passa attraverso la Fondazione per poi arrivare all'associazione di Ferrara senza gara d’appalto?

I rapporti tra la destra italiana e le mafie

La presidente del Consiglio – quella che ogni volta ripete di aver scelto di fare politica dopo l’attentato a Paolo Borsellino – ha definito “fango” lo scoop di Report sui rapporti tra il pentito di mafia Gioacchino D’Amico (referente del clan senese in Lombardia) e il partito di Meloni, Fratelli d’Italia.


Attenzione, non stiamo parlando del selfie che Meloni si è fatta con D’Amico, ma dei rapporti di quest’ultimo con esponenti di FDI che l’avevano fatto entrate alla Camera. Dei rapporti d’affari dell’ex sottosegretario Delmastro con la figlia di un prestanome della Camorra.
E di tanti altri episodi che parlano dei rapporti – pericolosi? Ambigui? – tra esponenti del partito di maggioranza e personaggi legati alla mafia.
Ma non solo queste: tutte le proposte di legge e i decreti, compresa la riforma Nordio sulla separazione delle carriere di giudici e magistrati vanno nella stessa direzione, depotenziare gli strumenti in mano ai magistrati per combattere i reati dei colletti bianchi (intercettazioni, trojan, la Corte dei Conti con meno poteri). Questi sono spesso dei reati spia, perché indagandoci sopra spesso viene fuori la criminalità organizzata.

Solo palate di fango lanciate da una opposizione in difficoltà si è difesa Meloni alla Camera, nel suo comizio pre elettorale. Quel selfie con D’Amico? Ne faccio tanti.

Eppure ai tempi della foto, D’Amico, ufficialmente un imprenditore, era stato già condannato per truffa e associazione a delinquere, eppure questo non gli ha creato problemi nell’essere invitato in Parlamento dall’attuale sottosegretaria all’Istruzione Frassinetti.

Nelle intercettazioni D’Amico spiega che l’incontro tenuto alla Camera con Frassinetti era legato a degli appalti nel settore della sanificazione degli ospedali.

Ma lei pensa che io veramente incontri un mafioso” – ha ribattuto al giornalista di Report Giorgio Mottola la sottosegretaria Frassinetti. “Tecnicamente lei lo ha fatto” è stata la risposta.

Come ha fatto D’Amico a farsi la tessera di FDI? Ha fatto tutto online - ha risposto la segretaria di Paola Frassinetti Alice Murgia.

Ma dalle telefonate con la collaboratrice della sottosegretaria Frassinetti emerge che D’Amico progettava di candidarsi a sindaco del comune milanese di Busto Garolfo proprio con FDI e per questo coltiva rapporti anche con altri partiti come Grande Nord, il movimento politico fondato dai dissidenti della Lega Nord, rimasti fedeli a Bossi.

D’Amico - l’uomo che ha fatto sedere allo stesso tavolo i referenti milanesi di Matteo Messina Denaro, i capi delle locali lombarde della ‘ndrangheta e il clan di Michele ‘o pazzo - è salito a parlare dal palco del congresso federale del partito Grande Nord tenendo un discorso che parlava alla pancia delle partite Iva del nord: “perché esiste la criminalità? La criminalità esiste perché la gente ha fame e non è il reddito di cittadinanza a togliere la fame, ma è il lavoro, è l’impresa. Ci vogliono i sostegni per gli imprenditori, per le imprese..”

Le carte dell’inchiesta Hydra parlano chiaro: in Lombardia le tre mafie avrebbero instaurato un rapporto di collaborazione andando a parlare coi partiti politici che qui governano.

Ma nonostante i tanti gridi d’allarme lanciati dalla procura antimafia, la politica (e l’imprenditoria) ancora fa finta di nulla.

Ad Abbiategrasso, dove il sindaco non sa se nella sia città ci sia la mafia, sono stati tenuti diversi summit dove erano presenti tra i più pericolosi capi mafia della provincia di Milano come Antonio Messina, tra i principali fiancheggiatori della latitanza di Matteo Messina Denaro e Giuseppe Fidanzati, figlio del boss storico di Cosa Nostra a Milano, Gaetano Fidanzati. In questi summit erano presenti anche esponenti della camorra, come Gioacchino D’Amico: in una intercettazione su Paolo Errante Parrino, parla dei suoi rapporti con “zio Paolo” e con Messina Denaro. Secondo la Procura D’Amico è uno degli elementi centrali del consorzio mafioso che in provincia di Milano tra il 2019 e il 2022 ha riunito i vertici di cosa nostra, ndrangheta e camorra. Un potere che aveva impressionato persino Massimo Rosi, capo della locale di ndrangheta.


A quel congresso del Grande Nord tenuto nel 2019, D’Amico non era un imbucato: Monica Rizzi, esponente del partito, racconta che un suo compagno di partito lo aveva presentato come un referente di Fratelli d’Italia in contatto coi vertici del partito. Tanto è vero che D’Amico portò al congresso l’europarlamentare Carlo Fidanza che, dal palco, ringraziò pubblicamente “l’imprenditore” D’Amico.

La scheda del servizio: UN MAFIOSO PER AMICO di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

Report torna con nuove rivelazioni e documenti inediti sul selfie scattato insieme a Giorgia Meloni dal pentito Gioacchino Amico, accusato di essere referente del clan Senese in Lombardia. Verranno trasmesse inoltre le testimonianze esclusive riguardanti le visite fatte dall’uomo a Montecitorio, dove, secondo una pista al vaglio dell’autorità inquirente, Amico avrebbe avuto a disposizione un accredito personale. Giorgio Mottola ha raggiunto inoltre alcuni dei boss accusati di far parte della nuova cupola lombarda e ha chiesto conto ai politici dei loro contatti con gli uomini dei clan.

I viaggi del collegio del garante

La procura di Roma ha indagato i 4 membri del collegio del garante della Privacy per corruzione, per aver ricevuto la tessera Volare, livello executive, fornitegli da Ita Airways proprio nel periodo in cui la compagnia era coinvolta in una controversia per regolare il trattamento dei dati personali di alcuni manager dell’azienda e dei dipendenti.

Le tessere avevano un valore di 6000 euro e permettevano l’accesso alla lounge.

Come racconta l’anteprima del servizio, Report è in grado di dimostrare che a chiedere le tessere Volare è stata Ada Fiaschi, attuale responsabile della protezione dei dati in Ita. Il 30 novembre 2022 scrive: “cara Giovanna mi è giunta per tramite il nostro DPO Stefano Aterno la richiesta di poter fare avere le tessere Volare a tutti e quattro i componenti del collegio del Garante, Pasquale Stanzione, Ginevra Cerina Feroni, Guido Scorza, Agostino Ghiglia. Se fosse possibile sarebbe un’attenzione verso un’autorità che ha un ruolo sempre più importante in un business come il nostro, che tratta di big data”.
All’epoca Stefano Aterno era responsabile della protezione dei dati personali in Ita ma anche socio dello studio E-Lex fondato da Guido Scorza.

Aterno ha risposto in modo vago alle domande della giornalista (se mi fate domande scritte.. io questa cosa non me la ricordo..), aggiungendo che alla fine ha invitato a contattare l’avvocato Fiaschi o qualcuno di Ita perché lui non aveva nessun potere, “io non mi sono mai messo a brigare per far avere le tessere a questi del collegio”.
La dottoressa Fiaschi ha scelto di non rispondere alle domande, per cercare di spiegare il senso di quella mail dove parlava dell’importanza delle tessere vista l’importanza del Garante che si occupa di dati, come la stessa Ita.

La scheda del servizio: LA FERMATA DEL GARANTE di Chiara De Luca

Collaborazione Eleonora Numico

Report torna a occuparsi del Garante della Privacy con nuovi documenti esclusivi che sollevano interrogativi sulle modalità di gestione dell’Autorità e sulla sua effettiva indipendenza dai partiti politici e dalle big tech, come Meta, che trattano i dati di milioni di utenti. Ulteriori documenti inediti fanno luce anche sull’origine delle tessere “Volare” di Ita Airways, un benefit dal valore di circa 6mila euro l’una, concesse nel 2023 ai quattro membri del Collegio dell’Autorità dalla compagnia aerea, chiarendo chi le ha emesse e quale sarebbe la motivazione.

I polli gonfiati

Come vengono allevati i polli la cui carne troviamo sugli scaffali dei supermercati?

Sono tutti polli allevati a terra, con cura e rispetto per l’animale, come ci dicono le pubblicità?

Giulia Innocenzi mostrerà immagini di allevamenti intensivi dove i polli vengono gonfiati, come body builder, per essere subito pronti per il mercato.

La scheda del servizio: POLLO BUCATO di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi

In Italia viene allevato mezzo miliardo di polli l'anno. Il 90% dei polli è di razza a rapida crescita, e cioè con una genetica che pompa la crescita abnorme del petto e riduce a circa 40 giorni il tempo necessario agli animali per andare al macello. Ma questa genetica porta con sé delle grandi criticità, che Giulia Innocenzi solleva grazie a delle immagini esclusive ottenute da un allevamento di polli riproduttori destinati a uno dei principali gruppi alimentari del nostro Paese.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

09 aprile 2026

La sentenza della polvere di Alessandro Bongiorni

 

Le cinque e mezzo del mattino. Il ragazzo era stanco di rigirarsi nel letto. Il suo orologio biologico, ormai, era rotto da anni. Uno dei problemi dei tossici è che non dormono, a meno che non siano strafatti.

Cinquecentosettanta pagine. E’la lunghezza di questo romanzo (uscito inizialmente per Piemme nel 2014 e oggi ripubblicato da Mondadori) che scorre via, dall’inizio alla fine, senza stancarti mai, con una tensione che non cala, capitolo dopo capitolo. Non so come abbia fatto Alessandro Bongiorni a costruire questa impalcatura letteraria con tanti personaggi, con storie che procedono in parallelo, sembra di assistere a quegli spettacoli circensi dove si fanno volare i birilli sopra la testa senza cadere mai..
Ci troviamo ancora una volta a Milano, la Milano tanto amata dal vicecommissario Rudi Carrera protagonista dei romanzi di Bongiorni: non la Milano da bere, degli aperitivi, delle sfilate, degli eventi, dei grattacieli moderni, ma bensì la città che nasconde al suo interno le radici romane che hanno sfidato i secoli, i piccoli capolavori dentro le Chiese (come quella di San Sepolcro).

Milano dove la nebbia e la neve sono state sostituite da altra “polvere”, la polvere bianca amata dai manager rampanti come anche dai giovani in fuga da un mondo che fa paura.

Squillò il telefono. Fenisi. «Mio figlio Domenico.» «Cos’ha combinato, stavolta?» chiese Carrera. «Me l’hanno ammazzato.»

Come il figlio del commissario Fenisi, ricoverato per disintossicarsi in una clinica privata in zona via Padova, e che una mattina di inverno viene trovato morto per overdose.

Una morte sospetta, come ha fatto quel ragazzo a recuperare quell’ultima dose?
Sono le domande che si pone Rudi Carrera che, assieme ai suoi uomini, inizia una sua indagine sul traffico di eroina a Milano.

Un’indagine che lo porta a scoperchiare un vaso di Pandora: Carrera assieme ai suoi collaboratori, Esposito e Achilli, si imbatte nella guerra tra le “pandilla”, le gang latinoamericane che si contendono il controllo delle piazze di spaccio a Milano, specie nella zona di via Padova.

Una guerra fatta a colpi di machete, dove non c’è nessun limite alla violenza, che per Carrera diventa una vera ossessione, eroina, eroina ed eroina, solo questo si ritrova a pensare.
Chi sta rifornendo gli spacciatori, non solo le gang di strada, anche i pusher che inondano di neve le notti milanesi?
Cosa nasconde la clinica Hug Life dove era ricoverato il figlio di Fenisi, Mimmo?

Carrera capì che era l’unica cosa da fare. Quel vecchio e stanco frate scozzese era la sola possibilità di evitare una guerra, un emissario pacifico senza bandiere e rispettato da tutti.

In questa guerra Carrera si ritroverà come alleato un vecchio frate scozzese, uno che ha visto tutta la miseria e il male del mondo. Carrera si troverà a dover usare le maniere, forti, a ricattare, torturare, infrangere le leggi. E, cosa ancora peggiore, a dover scendere a compromessi con sé stesso, pur di salvare la vita delle persone a lui care.

Ci sono altre due persone che stanno osservando quello che succede a Milano, queste indagini sotto traccia della polizia contro lo spaccio di eroina in città.
Il primo è un assessore del comune, Raul Monteferri, un uomo con una sfrenata ambizione che è disposto a tutto pur di prendere un posto nelle liste per le prossime elezioni europee. Volare a Strasburgo toccare il vero potere con le proprie mani. Ma per entrare nella lista dei candidati e, cosa ancor più importante, essere votato, serve il consenso degli elettori.

«È la gente che vota, Raul. E tu devi dare alla gente quello che vuole. Inventati qualcosa che faccia colpo sui cittadini. Trova la tua battaglia e il gioco è fatto.»
La lotta all’eroina diventa così la sua battaglia e, anche se Carrera non lo sa, Raul Monteferri è pronto a cavalcare l’onda di questa indagine sulla droga per vincere il biglietto per l’Europa.

La seconda persona che sta osservando le mosse della polizia e della squadra di Carrera è un vecchio cronista milanese, Sandro Chiodi: stanco di essere messo su piccoli casi di criminalità sta cercando la sua occasione per fare un vero scoop e tornare ad occuparsi di veri criminali.
Quel Carrera è la sua occasione. Anche mettendo a bada i pochi scrupoli che gli sono rimasti, anche rischiando di andare ad intralciare le indagini.

Eccola, impilata in sacchetti da un chilo bucati dai proiettili. Sgorgava sul pavimento come una cascata di zucchero. Si avvicinò, la toccò, pensò a Mimmo Fenisi. Era per quella polvere che era morto. Quella dannata polvere che aveva emesso la sua sentenza ed era pronta a emetterne altre.

La sentenza della polvere è un hard boiled che colpisce duro: per come racconta la violenza sulle strade (e che dal 2014 anno in cui è uscito il romanzo, è pure peggiorata); per come racconta come si costruiscono le carriere dei politici, costruendosi un’immagine che piaccia agli elettori. Un’immagine che non importa quanto sia vera, l’importante è che funzioni.

E, poi, al centro di tutto, questo poliziotto, Rudi Carrera, un antieroe, uno di quelli che sembra voler sfuggire alle promozioni. Sempre elegante tanto da sembrare un damerino, ma con la pistola sotto l'ascella sempre pronta e con un perenne mal di testa per tutta la tensione che deve sopportare.
Un personaggio sfuggente, allo stesso tempo ruvido, duro, incapace di mantenere una relazione con una donna, ma con una sua umanità che lo porta a legare con gli ultimi della sua Milano, come il clochard Raimondo, o come Ramon, uno dei ragazzi che vedono nell’affiliazione ad una pandilla l’unica strada per sfuggire ad un destino di miseria.

La scheda del libro sul sito di Mondadori
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31 marzo 2026

Il cielo degli invisibili di François Morlupi


Varese, 24 dicembre 1988

Buonasera dal Tg Lombardia della notte. La gioia del periodo natalizio si è trasformata in tragedia sulle strade lombarde, dopo il terribile incidente che ha coinvolto, a causa della nebbia, numerose vetture sull’autostrada A8.

Un incidente sull’autostrada per Varese causato dalla nebbia. Uno specializzando del Policlinico Umberto I a Roma, che si trova a vedere qualcosa che non dovrebbe vedere. E che, come un tarlo, inizia a rodergli in testa.

Un maresciallo dei carabinieri che, oltre alle doti di investigatore, ha una sua passione per la filosofia antica e per il calcio.

Infine il chioschetto “Panini parlanti”, allestito su un vecchio pullman degli anni ‘50 proprio di fronte al policlinico e gestito da un amante della letteratura, Otello De Bartolo.

Un piccolo luogo riparato dalle brutture del mondo, dove un’umanità multiforme e multicolore viene a godersi un momento di pace mangiando un panino ispirato ai capolavori della scrittura moderna e classica.

Sono quegli gli ingredienti del nuovo giallo dello scrittore italo-francese François Morlupi che, temporaneamente, ha abbandonato la serie dei cinque di Monteverde (che comunque qui appaiono in diversi cameo) per dedicarsi a questi nuovi personaggi.

E ad un nuovo investigatore dilettante, e forse anche un po’ incosciente per come si lancia nelle indagini, il “paninaro” Otello De Bortolo.

Sta succedendo qualcosa attorno al chiosco, se lo sente addosso come un presentimento Otello: perché quel medico specializzando che veniva sempre qui a mangiare è due giorni che non si fa vedere?

Nemmeno stasera è passato.” Le lancette dell’orologio segnavano le ventitré e la voce di De Bartolo tradì una palese preoccupazione.

Come mai Giuseppe, “il matto del Policlinico”, un clochard che viene da Otello con la sua chitarra a rallegrare l’atmosfera, racconta che nel quartiere sta succedendo qualcosa di brutto?

Alcuni miei amici che dormono nel quartiere parrebbero aver visto qualcosa di sconvolgente.” “Cioè?” Giuseppe allungò le braccia.

C’entra qualcosa con la denuncia arrivata alla stazione dei carabinieri comandata dal maresciallo Buzzini: una strana denuncia, un’esponente della comunità cinese che denuncia la scomparsa di un clochard cinese. Un fatto strano considerando quanto la comunità cinese sia chiusa e poco propensa a presentarsi di fronte alle forze dell’ordine per casi del genere.

.. Volevano denunciare la scomparsa di un connazionale: un senzatetto della loro comunità”.
“Un senzatetto?” Buzzini ne fu sorpreso.

E cosa ha visto quella sera, nello spogliatoio dei medici primari, il nostro specializzando, tanto da indurlo a portare avanti una sua indagine personale dentro la struttura?

Lo specializzando non ci aveva dormito, tentando di richiamare alla memoria la scena intravista per il tempo del battito d’ali di una farfalla. Un particolare colto nello spogliatoio degli anziani lo aveva turbato.

Sono tanti piccolo tasselli di un puzzle che i nostri investigatori dovranno ricostruire per arrivare a vedere il disegno finale. Sia gli investigatori veri, i carabinieri del maresciallo Buzzini, sia quelli improvvisati, Otello e il suo gruppo “variopinto” di amici, una specie di armata Brancaleone. Un clochard, una trans che tutti chiamano “La marchesa” e infine lo zio dello specializzando, arrivato a Roma per incontrare il nipote.

Un’indagine che si muoverà tra un vero labirinto che è il Policlinico, con le sue gerarchie, i suoi personaggi iconici (un San Pietro con le chiavi che arriva direttamente dagli anni ‘80) e il mondo degli invisibili, i reietti, quelli che questa società lascia ai margini.

Le persone che nemmeno hanno diritto a vedersi il cielo come tutti, costretti a trovare un riparo di fortuna dal freddo, dal vento, dalla pioggia:

Il cielo degli invisibili non si contempla; è cupo e senza speranza. Prima lo capisci e prima riuscirai a sopravvivere.

La scheda del libro sul sito di Feltrinelli
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28 marzo 2026

Anteprima Presadiretta – la violenza giovanile (e come combatterla) e la forza della mafia albanese

Ultima puntata della stagione per Presadiretta che dopo Pasqua lascerà lo spazio domenicale a Report: questa domenica si parlerà di violenza giovanile, un problema che sta esplodendo in questi anni e in controtendenza con i dati sui crimini in generale.

Poi un servizio sulla criminalità cinese e albanese.

La violenza tra i giovanissimi

L’ultimo atto di violenza tra i giovanissimi è di pochi giorni fa quando uno studente tredicenne di Bergamo ha accoltellato davanti la scuola una sua professoressa, per fortuna solo ferita.

Cosa sta succedendo tra i ragazzi italiani? Perché è aumentata la violenza (quando i dati sui reati sono in calo)? E poi, la risposta che sta dando il governo, con decreti emanati sull’emozione del momento, che prevedono solo un aumento delle pene (vedi decreto Caivano), sono il modo giusto per affrontare questa violenza?


Stiamo parlando di un fenomeno che sta diventando sempre più preoccupante, per l’età dei ragazzi responsabili delle violenze, per l’uso anche di armi e che non riguarda solo le grandi metropoli con le periferie. Episodi di violenza giovanile sono avvenuti anche nei piccoli centri, come a Santa Croce di Magliano, nel Molise, il 6 dicembre 2025.

Qui, una sera, tre ragazzi tra i 13 e i 16 anni, hanno circondato un loro coetaneo spingendolo a terra su cui poi si sono accaniti con calci e pugni. Altri ragazzi riprendevano tutto coi loro cellulari, ridendo, come se si trattasse di un gioco: la mattina dopo pezzi del pestaggio erano su Tik Tok o Istagram, con tanto di musica trap come sottofondo.

La madre, Angela Manzo, ha raccontato la storia a Presadiretta: il vedersi arrivare a casa, la sera, il figlio con la faccia rovinata, poi la corsa al Pronto soccorso la mattina dopo per i dolori, la nausea, le orecchie chiuse. Il giorno dopo è stata contattata dai carabinieri che le hanno mostrato il video: il figlio adesso ha paura ad uscire, il danno all’udito probabilmente sarà permanente. È stato anche questo a spingere la signora Manzo a denunciare i tre responsabili del pestaggio: le loro famiglie parlavano di bravata e le avevano chiesto di non denunciare. Ma la denuncia c’è stata: “ho pensato che non dovevamo fare la battaglia solo per mio figlio, ma per tutti quanti,.. qua ci conosciamo tutti, sono cose che si sentono anche nelle grandi città, ma quando arrivano in un paese come questo significa che abbiamo fallito come società, come famiglia, come istituzioni, come tutto, Perché dietro questi bambini ci siamo noi.”

Come operano le criminalità albanese e cinese

Quanto sappiamo della criminalità albanese e cinese in Italia? Come operano, quando sono potenti? La mafia albanese è diventata protagonista del traffico internazionale di droga: ne parlerà la seconda parte della puntata con un reportage dall’Ecuador.

Secondo un rapporto delle Dogane, da questo paese, dai suoi porti, arriva il 30% della droga per il nostro continente.

In questo paese le gang criminali sono arrivate fino a Quito, nelle periferie, dove reclutano giovani per inserirli nei loro traffici: i giovani sono diventati sia le vittime che i responsabili dei crimini avvenuti nella capitale.


Roberto Freire fa parte del progetto di recupero dei giovani della Fundación Sembrar: lavorano per dare speranza a questi ragazzi attraverso l’educazione “e la comunità ci protegge” racconta a Presadiretta, perché hanno capito che in questi spazi i loro figli possono crescere protetti, hanno una alternativa alla criminalità.

I giornalisti di Presadiretta sono entrati poi nel carcere di Guayaquil, il più grande e il più pericoloso nel paese: qui sono ospitato 10 mila detenuti, il doppio della sua capacità, è stato teatro delle più sanguinose guerre tra bande criminali del paese. Dal 2020 nelle prigioni del paese sono morte più di 800 persone. Da questa prigione i gruppi criminali hanno dettato legge, commissionando omicidi dei rivali, lo Stato in carcere era totalmente impotente.

La giornalista di Presadiretta ha varcato le porte del carcere con una mascherina perché dentro c’era una epidemia di tubercolosi: non ha potuto parlare coi detenuti né muoversi liberamente, in questa prigione sono i militari ora a controllare tutto. Stiamo parlando di 2500 militari più altri 800 agenti e personale interno del carcere – racconta il direttore a Presadiretta – la situazione è sotto controllo. In questo carcere esiste anche un’ala femminile che contiene 981 detenute, anche per reati di criminalità organizzata. Qui la mafia ha cercato anche di far entrare delle armi – spiega la direttrice del carcere femminile. Alcune delle detenute sono poco più che adolescenti, molte non hanno mai studiato e non sanno né leggere né scrivere e per questo nel carcere hanno organizzato delle lezioni, così almeno, quando escono, hanno un diploma di scuola superiore, per trovare un lavoro e sperare in una vita migliore.

Riassumendo, la lotta contro la criminalità passa per l’educazione, sul territorio, anche nelle zone difficili.

Presadiretta ha seguito un’operazione di un nucleo del GOA, il gruppo operativo antimafia della Guardia di Finanza: a Brescia hanno sequestrato un camion dal carico sospetto, dentro sono stati trovato 150 kg di cocaina, col marchio Brud, riconducibile sia al luogo di produzione che al cartello che ha inviato lo stupefacente in Europa.

Il nucleo del GOA ha fermato l’autista del camion mentre stava facendo lo scambio della droga con un intermediario che stava comprando il carico di droga: entrambe le persone arrestate sono albanesi. Il compratore viaggiava con un criptofonino, ma niente denaro.

Quest’ultimo ha spiegato di aver scelto di fare questo dopo un momento di crisi al bar dove lavorava: i trafficanti albanesi si sono messi in contatto con lui proponendogli allora di entrare nella rete del traffico di droga, il suo guadagno era di 10 mila euro ad ogni carico.

In caso di arresto di questi, che sono solo piccoli anelli di una catena molto più ampia, i capi fanno in fretta a resettare il criptofonino da remoto e cancellare ogni possibile contatto con loro.

Su Domani una anteprima del servizio:

Domenica 29 marzo alle 20,30 su Rai3, PresaDiretta Open, nella prima parte della serata, racconta le storie di un quattordicenne pestato dopo il catechismo in Molise, di un universitario rimasto quasi paralizzato per 50 euro dopo le botte, di un sedicenne ucciso con 25 coltellate a Pescara e di un ragazzo accoltellato a morte nei corridoi di una scuola a La Spezia. Un viaggio attraverso i tanti volti della violenza giovanile, con le testimonianze di carabinieri, magistrati, presidi, educatori e ragazzi che quella violenza l'hanno subita o commessa. Ragazzi sempre più giovani, sempre più soli, con una soglia di empatia che si abbassa di anno in anno. Il governo risponde con misure severe, ma chi lavora ogni giorno con i minori avverte: la punizione da sola non basta. Dietro ogni ragazzo che aggredisce, c'è qualcosa che la società non ha saputo vedere in tempo.

Ospite Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta per analizzare con Riccardo Iacona le tante domande del disagio giovanile.

E poi la puntata Racconto criminale. A Prato il distretto cinese del pronto moda più grande d'Europa nasconde una rete di illegalità sistemica: contrabbando, evasione, lavoro nero e sfruttamento. Accanto a questa realtà opera una criminalità organizzata che controlla logistica e mercati con violenza crescente.

Dalla Cina all’Albania

Ci sono sentenze che riconoscono l’esistenza di una vera e propria mafia cinese e il Procuratore Capo Luca Tescaroli lancia l'allarme su una delinquenza in espansione, capace di penetrare le istituzioni e stringere alleanze con altre mafie italiane e albanesi.

Il racconto si sposta poi sulla rete albanese della cocaina all'assalto dell'Italia, con i clan che trattano con la 'ndrangheta. PresaDiretta segue il Gruppo Operativo Antimafia della Guardia di Finanza tra Brescia e Bergamo e ricostruisce come i clan albanesi siano diventati i grossisti preferiti delle mafie italiane: affidabili, invisibili, capaci di consegnare a domicilio. Il reportage prosegue nell'Albania dei soldi sporchi, da Tirana a Durazzo: grattacieli e resort finanziati dalla cocaina, con la criminalità organizzata infiltrata nei porti, nelle istituzioni e in Parlamento.

Il viaggio lungo le rotte internazionali della droga arriva in Ecuador, da dove parte la maggior parte della cocaina diretta in Europa e negli Stati Uniti: solo dal porto di Guayaquil ne transita il 70 per cento, un mercato da 30 miliardi l'anno gestito da 'ndrangheta, cartelli messicani e mafia albanese. Per la prima volta le telecamere entrano nel carcere più pericoloso del paese. La testimonianza, infine, di chi resiste: giornalisti investigativi minacciati di morte, una suora comboniana che sfida le bande, le figlie dell'ex candidato alla presidenza Villavicencio - ucciso dalle gang - che chiedono verità.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.