L’ispettore troppo solerte
Ad essere troppo zelanti nel fare il proprio dovere si rischia il posto.
È quello che è successo a Carlo Bertini, l’ispettore di Bankitalia che aveva denunciato , e raccontato anche a Report, come funzionavano le cose in MPS sulla vendita dei diamanti.
LAB REPORT: L'ISPETTORE
di Emanuele Bellano
collaborazione di Chiara D'Ambros, Madi Ferrucci
L’ispettore di Banca d’Italia Carlo Bertini aveva raccontato in un’intervista a Report di aver subito pressioni e comportamenti vessatori durante un’indagine sulla vendita di diamanti da parte di Monte dei Paschi di Siena. Oggi, a cinque anni da quella denuncia, non lavora più presso l’istituto. Che fine hanno fatto il procedimento penale per truffa relativo alla vendita dei diamanti, gli approfondimenti della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche e la segnalazione presentata all’Anac per la tutela dei whistleblower? La vicenda solleva interrogativi sulle conseguenze affrontate da chi decide di segnalare presunte irregolarità.
Il diritto allo studio
Il
terremoto del 6 aprile 2009 a l’Aquila uccise 309 persone e oltre
1600 feriti. Gli sfollati furono 65 mila: persone costrette ad
abbandonare le proprie case distrutte o messe in serio pericolo dalle
scosse. Queste colpirono anche le scuole del capoluogo, decine di
strutture furono distrutte o rese inagibili e sostituite poi con
moduli provvisori o MUSP.
Così provvisori che ancora oggi, 17
anni dopo, sono usati dagli studenti costretti a studiare dentro
container.
“Dovevano durare solo 5 anni” spiega Massimo Prosperococco del comitato scuole sicure, siamo fuori tempo massimo. Chi garantisce agli studenti aquilani il diritto allo studio, i container danno un senso di precarietà ai ragazzi, “ci si sente spaesati” racconta Marcello Masci dirigente dell’Istituto Gianni Rodari. In questi anni migliaia di ragazzi sono cresciuti e si sono diplomati studiando nei moduli provvisori senza aver mai visto una scuola in muratura, senza una palestra, una biblioteca o un laboratorio.
“Noi
insegniamo in una scatola di latta” aggiunge Silvia Frezza
insegnante, “ci sono infiltrazioni di acqua, ci sono rigurgiti di
fogna, tapparelle che si rompono in continuazione, non c’è
traspirazione, quindi caldissimo d’estate e freddissimo d’inverno.
Non ci sono le condizioni di salute ottimali per tenere 8 ore al
giorno migliaia di alunni e di alunne..”
Il piano di
ricostruzione delle scuole prevede interventi in 18 istituti tra
ristrutturazioni, demolizioni e ricostruzioni e scuole da fare ex
novo. Ma a 17 anni dal terremoto ne sono stati ultimati solo quattro.
Ma anche a Palermo gli studenti non se la passano bene: ogni anno a Palermo l’amministrazione spende 6 ml di euro per affittare edifici adibiti a scuole, che di scuole hanno ben poco perché sono poco più che edifici fatiscenti. Il comune paga degli affitti esagerati aduna società di proprietà del costruttore Vassallo, quello del sacco di Palermo, genero di un capomafia. E questa storia va avanti da quasi 66 anni – racconta l’assessore regionale Ismaele La Vardera. Tutto nasce negli anni 70 quando su Palermo arrivarono enormi finanziamenti per edifici scolastici che non venivano realizzati per lungaggini burocratiche. E così lo stato doveva ricorrere al salvatore della patria Vassallo. Che nel frattempo aveva ricevuto da Ciancimino le licenze edilizie per costruire i palazzoni che hanno abbruttito la faccia di Palermo.
Sebbene non sia mai stato condannato, la commissione antimafia nel 1993 parlò apertamente di compromissione con la mafia. Piersanti Mattarella nel 1979, poco prima di morire, disse che se avesse toccato il sistema della locazioni per le scuole, avrebbe potuto morire.
Come
avvenne nel giorno dell’Epifania del gennaio 1980.
Quante
vale in Italia il diritto allo studio? E quanto sono sicure le nostre
scuole?
Report racconterà del crollo della scuola s San
Giovanni di Puglia in Molise il 31 ottobre 2002 per una scossa di
terremoto: morirono 27 bambini e una maestra. Nonostante al processo
emersero gravi carenze strutturali, norme edilizie non rispettate,
nessuno pagò per questa tragedia. A Torino il 22 novembre 2008 per
un crollo di un controsoffitto in una scuola causò la morte di uno
studente diciasettenne e il ferimento di altri ragazzi. Le indagini
scoprirono che la causa del crollo era la mancata manutenzione nelle
scuole. Da allora il 22 novembre è stata dichiarata giornata
nazionale per la sicurezza nelle scuole, ma nei fatti nulla è
cambiato. Tra settembre 2024 e settembre 2025 sono stati registrati
71 crolli negli istituti scolastici, un numero in aumento rispetto al
2023 quando ne erano stati registrati 69. Il rapporto di
Cittadinanzaattiva sulla sicurezza nelle scuole evidenzia anche 78365
infortuni capitati agli studenti, 7400 in più rispetto all’anno
precedente. Nelle scuole che dovrebbero essere i luoghi più sicuri
mancano di fatto gli interventi di manutenzione ordinaria come non
vengono fatti nemmeno interventi straordinari – racconta a Report
la segretaria di Cittadinanzattiva Anna Lisa Mandorino, “soprattutto
non c’è un’attenzione continuativa a quelli che sono gli
elementi più deboli strutturalmente di una scuola, che sono
soffitti, solai, controsoffitti”
La scheda del servizio: SCUOLE DI LATTA di Danilo Procaccianti
Collaborazione Cristiana Mastronicola, Eleonora Numico
A diciassette anni dal sisma dell’Aquila, più di tremila studenti frequentano ancora lezioni nei container. Intanto, in molte scuole italiane si registrano episodi di degrado strutturale, controsoffitti che cedono e edifici dichiarati inagibili. Tra ritardi burocratici, mancanza di fondi e rimpalli di responsabilità tra enti locali e istituzioni, migliaia di studenti continuano a studiare in condizioni precarie.
Le piste nere dietro la Uno Bianca
Cosa c’è dietro la Uno Bianca – avevano chiesto a Fabio Savi in una intervista, dopo il processo e la condanna. “Dietro la Uno bianca c'è soltanto i fanali, il paraurti e la targa ” fu la risposta. Come a dire, siamo solo noi i responsabili delle rapine, degli assalti ai supermercati, di quelle morti (24 persone uccise e 103 ferite), molte delle quali ancora inspiegabili (come la strage al Pilastro).
La
vicenda della Uno Bianca copre gli anni dal 1987 al 1994, con
l’arresto della banda, cinque dei quali erano poliziotti in
servizio, oggi in carcere.
Le indagini furono caratterizzare da
molti depistaggi, come accaduto nelle indagini avvenute, negli stessi
anni, sulle stragi di mafia.
A
30 anni di distanza ci sono nuove piste investigative, tali da ver
indotto la Procura di Bologna a riaprire le indagini.
Ne parlerà
domenica Report col servizio di Paolo Biondani: l’ex generale dei
carabonieri Michele Riccio racconto di una telefonata ricevuta nel
1996 da un legale genovese dove racconta di un suo assistito, ex
ufficiale dei carabinieri detenuto a Peschiera, che era entrato in
contatto con Alberto Savi e ne aveva acquistato la fiducia. Savi –
racconta il carabinieri – stava maturando l’intenzione di
collaborare con la giustizia, avrebbe parlato delle connivenze con la
Questura e dei servizi segreti. Riccio fece una relazione di servizio
e la consegnò al generale Mori, suo superiore al Ros.
L’ex generale Mori, sempre assolto nei processi in cui è stato imputato, è oggi indagato a Firenze per la strage avvenuta nel 1993 per i reati di strage e associazione mafiosa perché non avrebbe impedito le stragi del ‘93 pur sapendo in anticipo che sarebbero avvenute.
Biondani fa una rivelazione rimasta nascosta per 34 anni: al centro ci sarebbe un ex agente del Sismi, Luigi Baratiri. Era un collaboratore dei servizi, portava in giro armi, si spacciava per un trafficante (erano gli anni successivi alla caduta del Muro di Berlino), per poi arrestare gli eventuali acquirenti.
Cosa c’entrano assieme queste due storie? Anni fa era uscito un libro per Chiarelettere, “L’Italia della Uno Bianca” scritto dal magistrato Giovanni Spinosa: il magistrato si era chiesto come mai la mafia, in quegli anni in cui aveva cambiato strategia nei confronti dello stato, con le bombe, coi ricatti, non avesse mai fatto attentati in Emilia Romagna. E se i delitti della Uno Bianca fossero una sorta di braccio armato della mafia per creare terrore nelle banche, negli uffici postali nelle strade?
Dietrologia? Beh, allora come si spiegano le rivendicazioni fatte dalla sigla “Falange armata”, la stessa che rivendicò le stragi di mafia nella stagione 1992-93, che dietro aveva i servizi?
Ancora una volta, una pista nera dove tutto si confonde, la destra estrema, pezzi dello stato, la mafia..
La pista nera che Report aveva raccontato lo scorso anno nell’anniversario della strage di Capaci, col racconto del pentito Lo Cicero che aveva parlato della presenza di Stefano Delle Chiaie a Capaci nei giorni della strage. Lo Cicero ne parlò col magistrato Donadio che scovò nell’archivio della Direzione Nazionale Antimafia la nota informativa del capitano Cavallo sparita da anni. Report aveva ricevuto da un anonimo l’audio del colloquio segreto tra Donadio e Lo Cicero: “era lui che ci mise nella testa a cosa nostra delle stragi” dice Lo Cicero che conferma anche la presenza di Delle Chiaie proprio a Capaci mentre si preparava la strage. E dietro Delle Chiaie chi c’era?
La scheda del servizio: LE PISTE NERE di Paolo Mondani
Collaborazione Roberto Persia
E se la pista nera non fosse una, ma due? Se il coinvolgimento di esponenti dell’eversione neofascista nella strage di Bologna è stato accertato da sentenze definitive, restano ancora aperti numerosi interrogativi sugli omicidi e le stragi avvenuti tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90.
Le uova nei ristoranti
Dopo le inchieste sugli allevamenti intensivi dove spesso non vengono rispettare nemmeno le minime norme igieniche, dopo l’inchiesta sui macelli (Bervini a Mantova) dove si impacchettano anche pezzi di carne andata a male, domenica sera Giulia Innocenzi parlerà degli allevamenti di polli. Dove si massimizza il profitto a discapito della qualità di vita degli animale e anche della nostra salute.
“Dobbiamo lavorare tutti assieme affinché finiscano le forme di demonizzazione nei confonti di alcuni reparti produttivi ” - così parlò il segretario di Coldiretti rivolgendosi all’amica Giorgia Meloni: ce l’ha con Report e i suoi servizi contro gli allevamenti intensivi. Basta con la demonizzazione di chi maltratta gli animali, li imbottisce di medicinali, non rispetta le norme igieniche. “LA nostra zootecnia è la più sostenibile nel mondo” ha continuato Prandini, “dobbiamo far chiudere queste trasmissioni? Sappiamo che non è possibile” eh, i bei tempi quando c’era LUI. Prandini pretende una trasmissione di lode ai suoi associati in prima serata Rai, su Telemeloni.
Peccato che non si tratti di poche mele marce, come vuole fare intendere PRandini
La scheda del servizio: LIQUIDO MAGICO di Giulia Innocenzi
Collaborazione Greta Orsi
Qual è lo stato delle uova che vengono lavorate e destinate a pasticcerie e ristoranti?
Report è entrato in possesso di immagini esclusive provenienti dallo stabilimento Eurovo di Occhiobello, in provincia di Rovigo, al centro di una denuncia presentata da 58 lavoratori. A Lozzo Atestino, in provincia di Padova, cittadini e amministrazione comunale contestano inoltre il progetto di ampliamento dell’allevamento Fattorie Menesello — già oggetto di una precedente inchiesta di Report — che, secondo il piano presentato, potrebbe arrivare a ospitare fino a 1.300.000 galline, cioè oltre 600 ad abitante.
Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.









