07 febbraio 2026

Anteprima inchieste di Report – l’Italia dei dossieraggi, la strage a Crans Montana, la giustizia secondo la destra

Quando il profitto prevale sulla sicurezza – Crans Montana

La Svizzera è vicina a quanto pare: non solo geograficamente ma anche per quanto riguarda la leggerezza con cui si fanno i controlli di sicurezza nei locali. Prima gli affari, prima i clientelismi locali.

LAB REPORT: COSTELLAZIONI D’INTERESSI

di Cristiana Mastronicola

Collaborazione Samuele Damilano, Celeste Gonano, Alessia Marzi, Eleonora Numico

Crans Montana è un luogo da cartolina: neve, lusso ed eventi sportivi di richiamo internazionale. Oggi è sinonimo di ricchezza e turismo d’élite, ma non è sempre stato così. In pochi decenni, da realtà a vocazione rurale si è trasformata in una meta esclusiva, una crescita rapida che ha spesso portato le leggi non scritte del turismo a prevalere sui controlli, favorendo tolleranze e clientelismi locali. È in questo contesto che si consuma la strage di Capodanno: 41 morti e 115 feriti.

L’Italia dei dossier


In Italia il valore di un politico, di un dirigente di una controllata, sta nella sua ricattabilità – così aveva confessato una volta Giuliano Ferrara ad Aldo Busi.

E la ricattabilità deriva dai dossier, dalle informazioni fatte “esfiltrare” da database che dovrebbero essere protetti. Come è emerso dall’inchiesta su Equalize, la società di investigazioni che faceva capo all’ex presidente Pazzali.

Di queste storie si è sempre dichiarato estraneo – Enrico Pazzali, un manager molto vicino alla destra in regione Lombardia – scaricando tutte le colpe su Gallo (l’ex super poliziotto) e Calamucci. Report ha raccolto la sua versione dei fatti: non era lui a capo della centrale di dossieraggio che era Equalize, tutte le intercettazioni dicono il contrario, “dicono che io non dovevo sapere”. Pazzali ha spiegato poi che ai collaboratori chiedeva dei report reputazionali sui dipendenti della Fondazione Fiera, “io avevo un’attenzione al rischio molto elevata”.

Ma le persone su cui Pazzali ha chiesto informazioni non hanno a che fare con rischi reputazionali connessi al suo ruolo di presidente della Fiera di Milano. Parliamo degli accessi illegali ai database delle forze dell’ordine fatti per ottenere informazioni su un competitor di Pazzali, Giovanni Gorno Tempini, suo predecessore alla Fiera poi finito alla CDP.

Nelle perquisizioni della sede di Equalize sono state trovate copia delle conversazioni su wharsapp tra Gorno Tempini e il giornalista Gianni Dragoni.

È stata un’iniziativa di Carmine Gallo – si è difeso Pazzali.

Anche nel confronto tra Calamucci (l’informatico di Equalize) e Pazzali sono emerse le contraddizioni nei loro racconti: perché avremmo dovuto accedere allo SDI per avere informazioni su Scaroni – si chiedeva Scaramucci . Sul report per Scaroni i carabinieri di Varese che hanno seguito l’indagine, scrivono che l’obiettivo di Pazzali era raccogliere informazioni per screditarlo, perché all’epoca sembrava destinato alla guida del comitato olimpico Milano Cortina 2026, un incarico a cui Pazzali sembrava ambire.

Non è vero - risponde Pazzali – fondazione Fiera e Milano Cortina erano partner e non c’era competizione: allora perché questa raccolta di informazioni? Sempre per capire se c’erano problemi di natura reputazionale. E allora perché chiederlo a Gallo, l’ex capo della Mobile di Milano?

La scheda del servizio: CHI DI DOSSIER FERISCE…

di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

Per la prima volta parlano i protagonisti di Equalize, la macchina infernale, come l’hanno definita i magistrati, che ha svolto per anni attività di dossieraggio su politici, imprenditori, personaggi dello sport e dello spettacolo, come Marcel Jacobs ed Alex Britti. Ha avuto tra i propri clienti le più importanti aziende italiane, tra cui Eni, Heineken e Barilla, e persino mafiosi. La storia di Equalize si è incrociata con quella di un’altra centrale di dossieraggio, Squadra Fiore, di cui avrebbero fatto parte soggetti legati ai servizi segreti, esercitando pressioni su Leonardo Maria Del Vecchio, uno degli otto eredi del colosso Essilorluxottica. Secondo quanto rivela a Report uno dei protagonisti, lo scopo era condizionare la scalata a Mediobanca.

La giustizia di classe

La sovranità appartiene al popolo .. la legge è uguale per tutti: possiamo iniziare a metterli in soffitta questi principi cardine della nostra democrazia, che non è liberale perché ci sono i ricchi e i poveri, ma perché di fronte allo Stato, di fronte alla magistratura, il ricco e il povero, il potente e il povero operaio sono uguali.

Mettendo assieme tutte le riforme in ambito di giustizia fatte dal governo Meloni, abrogazione dell’abuso d’ufficio, decreti sicurezza, separazione delle carriere, l’ipotesi di rimuovere l’obbligatorietà dell’azione penale, le intercettazioni che possono durare massimo 45 giorni, fanno pensare ad un modello di giustizia “di classe”. La giustizia dipende dal censo.

Da una parte la mano leggera per i reati contro la pubblica amministrazione dall’altra la mano pesante contro i “maranza”, i rave, contro la violenza di strada.

Si depotenziano gli strumenti per contrastare la corruzione, i reati contro lo Stato, con l’ipocrita postilla, che i reati di mafia sono esclusi da queste “riforme” ma, come racconterà il giudice Nino Di Matteo, i reati contro la pubblica amministrazione sono reati civetta rispetto a qualcosa che riguarda l’interesse mafioso.

Tutto in nome di un finto garantismo, che poi è il solito garantismo peloso contro il potente pescato a rubare, condizionare le gare e gli appalti, chiedere voti al mafioso..

Il potere che va scudato a protezione dell’azione della magistratura.

La scheda del servizio: PROPAGANDA

di Luca Bertazzoni

Collaborazione Samuele Damilano

I prossimi 22 e 23 marzo si voterà per il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia. L’inchiesta di Report racconta cosa cambierebbe nella magistratura con l’approvazione della riforma e chi c’è dietro ad alcuni comitati che stanno facendo campagna elettorale in vista del voto.

Il presunto giornalismo indipendente


Si presenta come media indipendente, quello di Esperia, ma dietro questa impresa ci sono precisi contatti col partito di Meloni che più volte rilanciano i loro contenuti.

Il direttore editoriale poi, Zavalani, nei suoi post se la prende con Report, con la sinistra (quale poi?), contro Conte, contro Barbero, contro i sindacati, contro i magistrati, contro il comitato del no al referendum sulla separazione delle carriere. Sarà un caso, tutti i “nemici” del governo Meloni.

Poi però, come tutti i politici di destra scappa alle domande di Report: chi sono i finanziatori di questa impresa, come mai la proprietà reale è schermata.

L’editore di Esperia è Dors media una società costituita nel settembre scorso con un capitale di 50 mila euro ma non sappiamo chi abbia messo i soldi perché la proprietà è schermata dalla fiduciaria Fiditalia, dentro il cui CDA è presente l’avvocato Cassa “maestro venerabile” della loggia Avalon.

Perché capire chi sia l’amministratore di Dors Media, Report è andata in Senato al comitato del Si, presieduto da Sallusti, dove è presente anche l’ex braccio destro di Casaleggio Pietro Dettori , oggi responsabile social della campagna referendaria di Fratelli d’Italia.

Niente domande nemmeno a Dettori, alla faccia dell’essere media indipendente.

Come potete leggere sul sito di Ispri Italia, Gino Zavalani era presente come speaker all’ultimo festival di Atreju. Gli altri partner di Esaperia sono Pietro Dettori, che lavorava con Casaleggio ed è stato portavoce di Di Maio, ex m5s e infine Lara Fanti, compagna di Tommaso Longobardi, portavoce di Meloni.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

05 febbraio 2026

L’ultimo colpo, di Don Winslow


 
Un criminale vecchio stampo, di quelli con un codice d’onore, più o meno, alla ricerca del suo ultimo colpo.

Il passaggio all’età adulta di un giovane ragazzo del Rhode Island che guadagna consegnando alcolici la domenica, uno di quelli costretti a crescere in fretta.

Un altro bravo ragazzo, Doug, che ha sempre voluto fare il poliziotto perché credeva in quel “protect and care”, che però diventerà un poliziotto corrotto per proteggere un suo cugino.

Storie di mafiosi, tanto incredibili da apparire irreali, ma tutte storie vere. Come i soprannomi dei boss, come quel “Lenny senza calzini”.

Poi un gruppo di amici, surfisti della “pattuglia dell’alba” ma anche investigatori all’occorrenza, costretti a fare da bodyguard ad un’attrice capricciosa.

Infine la storia di un dirigente di una catena di resort che, in un attimo di follia, diventa un criminale e vedrà cambiare la sua vita.

Perché la vita è fatta di collisioni, tra ciò che vogliamo essere e ciò che siamo.

Sono questi i sei racconti raccolti di Don Winslow che troverete in questo romanzo: ogni volta mi sorprende la capacità che ha questo scrittore nel prenderti per mano e nel portarti dentro questi nuovi mondi. Perché sa scrivere bene, perché i suoi protagonisti li possiamo vedere, quasi toccare, sono reali. Perché il tempo narrativo dei suoi racconti è nel presente. Perché chi legge queste storie si trova dentro quella realtà, che si tratti del Rhode Island o delle acque della costa della California del sud.

Nella prefazione, lo scrittore Reed Farrel Coleman scrive:

Don è un camaleonte nel senso migliore del termine e, a prescindere dai colori o dai camuffamenti con cui dipinge i suoi personaggi, non importa se sotto le spoglie di una pupa del cartello, di un detective corrotto della polizia di New York, di un mafioso locale o di un investigatore privato, il suo lavoro brilla senza mai richiamare l’attenzione sull’uomo che c’è dietro.

Ci sono loro, le storie, dentro cui il lettore riesce ad immergersi subito, i protagonisti di questi racconti che sembra quasi di conosce da sempre. C’è questo stile, in presa diretta, a volte brutale come il racconto del mondo del carcere dentro cui si trova a vivere Brad McAlister, da ex direttore di un resort.

Perché il carcere è progettato per far impazzire una persona. L’affollamento, il rumore, l’ansia, la paura, la reclusione, il tedio, la violenza, la disperazione generano una psicosi individuale e di massa.

C’è anche tanta ironia, non può mai mancare quella: come le storie “vere” che si raccontano i mafiosi, come quando un piccolo criminale viene scoperto ad aver fatto una rapina dentro un locale della famiglia.

«Jerry va da Bats coi settemila dollari restanti, dice che gli dispiace molto, non sapeva che lui avesse una quota del club, e che non lo farà mai più. “Certo che non lo farai più, cazzo” dice Bats. “Non farai mai più niente.”»

«Io mi sarei cagato addosso. Cos’ha fatto Jerry?»

«Si è cagato addosso.»

«Sul serio?»

«Sul serio. Bats è così disgustato che lo butta fuori dal suo ufficio.»

«Così Jerry l’Irlandese si è salvato la vita cagandosi addosso.»

In questa raccolta ritroviamo i tre surfisti della Pattuglia dell’alba, Daniel Boone, David the love god e il samoano High Tide, con i loro amici, alle prese con un incarico spinoso: un’attrice viziata che ritiene di essere minacciata da uno stalker. Ma che alla fine scoprirà che esiste un’altra vita fuori dai capricci di Hollywood, osservando la meraviglia del tramonto da sopra una tavola da surf.

Sono storie di ragazzi abituati a dover prendere delle decisioni difficili, come Doug, il bravo poliziotto, costretto a proteggere il cugino, uno che campa vivendo alla giornata:

Doug non era così. Aveva un obiettivo e non se ne discostava mai. Voleva diventare un poliziotto.

O ragazzi come Nick che, nell’America degli anni ‘70, sanno che per scampare al Vietnam c’è solo il collage, ma servono soldi per entrarci. E i soldi arrivano anche da lavori umili. Come consegnare alcolici ad una lista ristretta di clienti la domenica mattina. La sua sarà un’estate di formazione, questa del 1970:

Dovrà andare alla fabbrica del pesce. O in Vietnam. L’estate è finita. E l’infanzia con essa. Nick è ormai un adulto.

Infine il racconto da da il nome alla raccolta: un vecchio rapinatore che deve fare un ultimo colpo, per lasciare il segno come una leggenda e per lasciare qualcosa a sua moglie. Perché sa che dopo quel colpo, non uscirà più di prigione.

Adesso ha bisogno di denaro per il conto corrente del carcere, che fa una gran differenza nella qualità della vita di un detenuto. Ma, cosa ancora più importante, ha bisogno di denaro sufficiente per garantire a Jewel un’esistenza confortevole.

Questi i titoli dei racconti e gli incipit:

L’ULTIMO COLPO

John Highland morirà in prigione. È stato dichiarato colpevole di rapina a mano armata, in questo caso ai danni di un furgone blindato. Si tratta di venticinque anni in un carcere federale,

LA LISTA DELLA DOMENICA

Rhode Island, 1970

Ogni domenica, Nick McKenna prende in mano la lista. Nota, per ovvi motivi, come la “Lista della Domenica”. Vedete, in tutto il Rhode Island la domenica non si vende alcol.

L’ALA NORD

La notte in cui Chrissy Pritchett uccide Sarah Gaines non è molto diversa da tante altre notti. Chrissy si ubriaca al Seaside, si mette al volante e cerca di orientarsi verso casa nella fitta nebbia del Rhode Island.

UNA STORIA VERA

«È una storia vera. Conosci Lenny, no?» «Lenny il Barbiere o Lenny Senza Calzini?» «Il secondo.» «Scherzi? Lo conosco da quando portava ancora i calzini.»

LA PAUSA PRANZO
«Dave-eh!» Nessuna risposta. «Dave-eh!» Dave the Love God, il già citato “Dave-eh” nel gergo della Generazione Z femminile della West Coast, finge di non sentire.

COLLISIONE

La vita può essere vista come una serie di collisioni. In effetti, alcuni scienziati direbbero che tutta la vita, tutta l’esistenza, è una serie di miliardi e miliardi di collisioni tra atomi.

La scheda del libro sul sito di Harper&Collins

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31 gennaio 2026

Anteprima inchieste di Report – l’influenza aviaria, l’insicurezza sulle strade, la scuola del non merito e il tartufo con gli aromi

Viva la sicurezza – ma non sulla strada

L’ultima trovata del governo Meloni, quello dell’ordine e della sicurezza, è il metal detector per entrare nelle scuole. Come a dire, cari ragazzi, quello che fate fuori dalla scuola non ci interessa, ma dentro la scuola niente coltelli.

Perché questo è il governo della sicurezza. Ma non sulle strade: niente città a 30 km all’ora, niente limiti, tanti investimenti per nuove autostrade e tagli al servizio pubblico (e i pendolari sanno cosa significa).

E poi situazioni paradossali per cui ci sono persone che hanno preso la multa per aver superato i limiti di velocità (come loro stessi ammettono), ma hanno presentato ricorso sfruttando una sentenza della cassazione del 2024 sugli autovelox che devono essere omologati e anche approvati.


Già dal 2023 il ministro dei trasporti Salvini sapeva della necessità di equiparare omologazione ad approvazione degli autovelox: serviva modificare il codice della strada ma per questo non c’era fretta, nessun decreto in emergenza. Come mai così poca fretta? Se lo è chiesta anche la Citiesse, la principale azienda che fornisce gli autovelox ai comuni che poco tempo fa ha chiesto i danni al ministero per 600 mila euro (che pagheremo noi) per i mancati incassi dai comuni. Perché vista la situazione ambigua, molti comuni hanno spento gli autovelox e non ne comprano più. “L’anno scorso non abbiamo mandato un ordine” racconta a Report Raoul Cairoli AD di Citiesse. Invece di fare una legge chiara Salvini si è basato su un parere dell’avvocatura dello Stato per cui le sentenze della Cassazione non farebbero testo. Così i comuni nell’incertezza hanno preferito spegnere gli autovelox ed evitare contenziosi: Citiesse accusa il ministero di condotta omissiva, l’inerzia del ministero sta provocando un danno economico. E nel frattempo le gente continua a morire per incidenti sulle strade, spesso causati dall’alta velocità.

LAB REPORT: LA CATTIVA STRADA

di Giulio Valesini, Cataldo Ciccolella, Lidia Galeazzo

Collaborazione Alessia Pelagaggi

C’è un lavoro che nessun poliziotto vorrebbe mai fare. Suonare il campanello di una casa, di mattina presto, una casa dove mamma e papà stanno aspettando inquieti. E dire: “mi dispiace, vostra figlia è morta questa notte in un incidente stradale”. In Italia ormai da un decennio ci sono circa 3 mila morti all’anno sulle strade. Negli anni duemila l’introduzione dei tutor sulle autostrade e una serie di altri progressi avevano portato a ridurre di molto la mortalità, che era di 7 mila vite perse annualmente. Ma oggi sembra lontano l’obiettivo europeo di dimezzare morti e feriti entro il 2030. Tra le cause ci sono la velocità e i guard-rail pericolosi che uccidono invece di salvare. Report documenta il confuso quadro normativo che regolamenta autovelox e barriere di sicurezza, mettendo a repentaglio vite umane.

Febbre d’aviaria

Giulia Innocenzi ha preparato un altro servizio sugli allevamenti in Italia: per contenere in questi allevamenti la diffusione dell’aviaria le anatre allevate vengono uccise sotto gli occhi di un veterinario a bastonate. “Le arrivano informazioni che non stanno né in cielo né in terra” è stata la risposta dell’allevatore, ma ci sono le immagini raccolte da Food for Profit, che testimoniano come non si siano rispettate tutte le norme a tutela del benessere degli animali.


La scheda del servizio: FEBBRE ALTA

di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi

Report ha scoperto a chi è stata venduta la carne scaduta del macello Bervini su cui è stata lanciata l'allerta alimentare e finalmente potrà informare i consumatori che, al momento, non hanno invece avuto risposte dagli enti preposti. E ancora: è scoppiata l'emergenza influenza aviaria, e milioni di polli e galline vengono abbattuti negli allevamenti. Come avvengono gli abbattimenti? Report è entrato in possesso di immagini esclusive e sconvolgenti, che sollevano più di qualche domanda sulla correttezza delle procedure utilizzate anche per contenere la diffusione del virus. Abbattimenti che vengono fatti sotto la supervisione del controllo veterinario, e con milioni di euro dei contribuenti.

La scuola modello destra

Nonostante le smentite, le rassicurazioni del segretario Salvini, il generale potrebbe creasi il suo partitino a destra creando qualche problema al “capitano”, come viene chiamato il segretario della Lega.

Che in questo servizio ci spiegherà qual è la sua visione della scuola: gli eroi della decima mas, i poeti del risorgimento, insegnare valori come lealtà, onore, il sacrificio, il valore, la dedizione alla patria.

Io non rinculo – dice al giornalista di Report: nessuna marcia indietro sull’esercito personale di Borghese salvato dalla fucilazione per crimini di guerra dagli americani.

A scuole le classi vanno separate per competenze, le persone disabili non devono bloccare lo sviluppo di quelli bravi (magari pure biondi e con gli occhi azzurri): anche questo è un altro capisaldo della scuola vannacciana.

Meglio mostrare adesso chi sia Vannacci, prima di ritrovarcelo candidato per la presidenza del Consiglio.

La scheda del servizio: NEL MERITO DELLA SCUOLA

Di Danilo Procaccianti

Collaborazione Cristiana Mastronicola, Eleonora Numico

Le recenti iniziative del Ministero dell’Istruzione e del Merito stanno alimentando il confronto nel mondo della scuola. Docenti, dirigenti ed esperti segnalano criticità legate alle nuove Indicazioni nazionali, in particolare per l’insegnamento della storia, e alle possibili ricadute sull’autonomia didattica e sullo sviluppo del pensiero critico. Attenzione anche alle circolari ministeriali su organizzazione e gestione delle attività scolastiche, nonché al clima che si sta creando intorno al dibattito su temi di attualità, rispetto al principio del pluralismo e alla funzione educativa della scuola.

La caccia al tartufo

Non è tutto tartufo quello che luccica – racconta Report nell’anteprima del servizio: andar per tartufi è la gioia della ricerca, raccontano a Report gli appassionati tartufari, una passione per loro e un gioco per i cani, “sei tu, l’animale, la fantasia e la terra..”

Il tartufo è un patrimonio dell’Unesco dal 2021: la ricerca dei tartufi è anche un’attività redditizia e così spuntano anche qui i furbetti del tartufo.

Quelli che mettono il trucco ai tartufi per farli apparire più belli e profumati per indurre l’ignaro consumatore all’acquisto. Per esempio coprirli con della sabbia gialla, “stinkare” il tartufo in gergo, e qualche goccia di aroma di tartufo, bis-metiltiometano, come il gas appunto. Perché l’odore caratteristico del tartufo sparisce a pochi giorni dalla raccolta. Per cui quando vedete un tartufo che arriva da lontano e ha fatto un viaggio di qualche giorno, fatevi qualche domanda.

La scheda del servizio: TRUFFLE LAND

di Lucina Paternesi

Collaborazione Cristiana Mastronicola, Celeste Gonano

Un cane fedele, il vanghetto, scarpe buone ai piedi. Tutto questo è andar per tartufi, patrimonio culturale immateriale dell’Unesco dal 2021. Ne esistono oltre 100 specie nel mondo, ma in Italia se ne possono commercializzare 9, come il nero pregiato, lo scorzone, il bianchetto e il più pregiato di tutti, il bianco, protagonista indiscusso di fiere e piatti costosi quanto prelibati.

Ma da dove viene tutto il tartufo che troviamo proprio a queste fiere? A causa dei cambiamenti climatici e dell'impoverimento delle tartufaie naturali, la domanda aumenta e l'offerta diminuisce sempre di più. Nonostante per legge sia obbligatorio indicare una zona geografica di raccolta, aggirare la normativa è un gioco da ragazzi. Ma è fondamentale essere sul mercato, anche quando i tartufi non ci sono. Lo sanno bene anche alla Regione Piemonte, che sui tartufi ha organizzato la presenza a Expo 2025 a Osaka.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

28 gennaio 2026

Il nido del corvo di Piergiorgio Pulixi

Prologo

Milano, tre anni prima Il bar era pieno, proprio come piaceva a lui. Il vociare della gente si mescolava al suono delle tazzine sui piattini e al tintinnio dei bicchieri. La luce calda filtrava attraverso le grandi vetrate, riflettendosi sulle bottiglie allineate dietro il bancone.

C’è un uomo che osserva le donne, le clienti di un bar, le commesse di negozi, le donne che incrocia nei suoi giri. Non il solito “lumacone”, quest’uomo ha una passione particolare. Le mani:

.. l’aveva notata nel momento esatto in cui aveva alzato la tazzina per portarla alla bocca. Le mani. Sempre le mani. Quelle che stava contemplando erano delicate, affusolate..

Non si ritiene un mostro, un feticista, per questa passione, no: lui è un artista alla ricerca della perfezione nella forma delle mani, nella forma delle unghie, il loro colore, quello dello smalto, l’assenza di imperfezioni.

Un esteta delle mani che però, pur di soddisfare questa sua passione è pronto a dare la caccia alle sue vittime, con metodo, con pazienza, con un attento lavoro di osservazione.

Penisola del Sinis, Cabras, Sardegna La macchina correva lungo la provinciale 6 mentre il tramonto si arrendeva al buio. Il cielo, basso e saturo, prometteva tempesta..

Tre anni dopo, in quella zona della provincia di Oristano ci sono un uomo e una donna in macchina: sono due poliziotti della Mobile. L’uno l’esatto contrario dell’altro: lei, Viola Zardi, una vita disordinata, una passione pericolosa per il poker, un conto in rosso e un compagno più giovane di lei che non sa ancora se ama davvero.

Lui, Daniel Crobu, Corvo in dialetto, è invece il classico precisino, partendo dal vestito, al taglio dei capelli, all’atteggiamento. Padre di due bambino, marito premuroso, pronto ad aiutare il padre e i fratelli nell’azienda agricola di famiglia, Niu ’e Crobu, il “Nido del Corvo”, in sardo.

Daniel e Viola stanno andando in questo luogo di campagna, la penisola del Sinis, dove il cellulare di una donna scomparsa a Milano tre anni prima si è riattivato. Ma accanto al telefono fanno una macabra scoperta:

Quindi la videro. Accanto al telefono, una mano. Livida. Mozzata. Un dono crudele. Le unghie erano perfette. Manicure da salone di alto livello.

Inizia così, con la presentazione dei protagonisti questo romanzo di Piergiorgio Pulixi con al centro la caccia al serial killer, questo “artista” delle mani, capace di sezionare una mano di una persona con grande professionalità e disposto anche a voler sfidare i due poliziotti della Questura di Oristano. Come in gioco: portandoli a girare per questa parte della Sardegna, gli stagni, paesi abbandonati dove sembra di essere dentro un film western. Arriva perfino a mandare loro dei messaggi, delle foto mentre sono sulle scene del crimine. Più di una, perché ci sarà più di una vittima di questo “strano” mostro. Un mostro che da una parte denota grande freddezza, preparazione. Dall’altra parte invece sembra volersi divertire in questa sfida, anche personale ai due poliziotti.

Una sfida che colpisce Daniel e Viola nei loro affetti più cari quando stanno affrontando un momento estremamente delicato della loro vita.

Daniel Corvo per la malattia del padre, che credeva fosse un cardine della sua vita e che ora sta soccombendo ad una malattia che lo costringe a stare lontano dai lavori di campagna, dai suoi cavalli. E ora Daniel deve prendere una decisione importante sul futuro del padre, sapendo che qualunque sia la sua scelta, si sentirà un traditore.

Aveva ancora un padre da non tradire, un killer da trovare e delle persone da proteggere. E nessuna certezza su come farlo senza sporcarsi l’anima.

Viola invece deve ancora capire se vuole portare avanti quella relazione con Alex, un ragazzo più giovane di lei di 14 anni, premuroso, disposto a tanti sacrifici pur di starle accanto anche solo per qualche ora, la sera, quando Viola smette di essere una poliziotta che da la caccia agli assassini.

Ma come in tanti altri momenti della sua vita, di fronte ad un bivio, non sa prendere una decisione. Meglio una via di fuga.

Dentro, sentiva un tumulto. Paura di affrontarlo, voglia di perdersi tra le sue braccia. Le due forze collisero con più violenza del solito. Come in tutti i bivi importanti della sua esistenza, escluso il lavoro, Viola si sentiva inadatta a decidere.

Avrà un finale questa storia, ma non un lieto fine, non una consolazione per il lettore. Un finale con tanto di colpo di scena, che consentirà di incastrare tutti i tasselli al posto giusto e di dare una risposta alle tante domande degli investigatori. C’è un legame tra le vittime del mostro? Perché ha deciso di sfidare, anche sul piano personale, i due poliziotti?

Arrivati a fine libro si comprende meglio la dedica iniziale di Pulixi a Carlo Lucarelli e al suo Almost Blue, apripista del genere “serial killer” in Italia: in questo “Il nido del corvo” il racconto entra profondamente nella mente dei protagonisti, con le loro paure, i loro blocchi, le passioni, anche quelle criminali.

Se nel romanzo di Lucarelli a farla da padrone erano le voci, gli accenti, i colori come sfondo delle persone, qui è la natura del posto ad avere un ruolo importante.

Dal villaggio abbandonato di San Salvatore che sembra un set di film western, allo scenario all’apparenza placido dello stagno di Mistras, fino agli odori della pianura del Nido del Corvo, l’ultimo rifugio dell’ispettore Corvo:

Aveva gli occhi socchiusi, il naso all’insù, le gote segnate ma distese. “Senti l’odore? Terra bagnata, fieno. È casa.” Niu ’e Crobu li avvolgeva. La pianura intorno, buia e familiare, era un nido per davvero.

PS: nel romanzo sono presenti diversi riferimento al precedente romanzo di Pulixi pubblicato sempre da Feltrinalli, La donna nel pozzo, sempre ambientato in Sardegna nel Sulcis, come in questo passaggio dove si parla della presentazione di un libro

Ospite, uno scrittore: Lorenzo Roccaforte, cinquantenne, annunciato con enfasi e copertina del libro in bella mostra. Il romanzo era ambientato in Sardegna, ispirato a un caso reale di oltre trent’anni prima: una ragazza uccisa nel Sulcis


La scheda del libro sul sito di Feltrinelli
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

24 gennaio 2026

Anteprima inchieste di Report – il made in Italy, il controllo dei magistrati, i pendolari dello Stato

C’era una volta il made in Italy

Domenica scorsa Report ci aveva mostrato come una parte importante della produzione del made in Italy, che da lustro al nostro paese, si basi su piccole aziende cinesi dove non valgono le norme sul lavoro. Il tutto perché i grandi brand chiedono profitti sempre più alti spremendo i fornitori finali a cui chiedono capi dal costo sempre più basso.

Parliamo di operai che lavorano senza contratto, senza tutele, in capannoni non a norma. E succede tutto sotto i nostri occhi.

Come a Prato dove Report ha seguito un controllo eseguito dalla Procura su queste aziende cinesi: ancora una volta si vedono operai senza permesso di soggiorno, senza contratto. E non era nemmeno la prima volta, come racconterà il servizio già nel 2022 in un precedente controllo erano stati trovati lavoratori in nero tra cui anche dei clandestini. Stesso proprietario che però, al momento dei controlli, era irreperibile. Ma poteva controllare l’operato dei dipendenti (regolari o meno) con una telecamera.

LAB REPORT: MADE IN ITALY?

di Luca Bertazzoni

Collaborazione Marzia Amico, Samuele Damilano

Report ha seguito un blitz dei Carabinieri della Tutela del Lavoro all’interno di un opificio cinese a Prato, dove erano presenti operai senza permesso di soggiorno che lavoravano senza le dovute condizioni di sicurezza.

I pendolari della scuola


Report racconterà la vita dei pendolari della scuola, insegnanti, personale tecnico, che per andare al lavoro devono partire alla 4 di mattina per arrivare al lavoro. Dalla Campania verso scuole di altre regioni, come le scuole di Roma. Un disagio fisico per il doversi alzare presto per prendere il treno delle 4 di notte da Aversa a Roma. Ma c’è anche un impatto economico perché questi viaggi si mangiano parte del loro misero stipendio. Abbonamento del treno, della metro, del parcheggio alla stazione di partenza, si arriva a pagare 500 euro al mese. Alla faccia della storiella, che era girata molto sui giornali, della bidella che aveva scelto di fare la pendolare perché così risparmiava..

Dalla Campania ogni giorno partono 6000 persone che con ostinata speranza si recano al lavoro sperando un giorno di potersi avvicinare a casa. Molti di loro fanno questa vita da anni, anni da precari della scuola: “lo Stato ci guadagna dai precari, sono cavie” racconta un’insegnante “siamo state cavie e lo saremo sempre.”

Ma è anche un problema dei bambini che ogni anno si ritrovano un insegnante diverso.

Ci sono poi insegnanti che fanno il viaggio da pendolari dall’interno della stessa regione Lazio: come Antonella che dalla provincia di Frosinone deve arrivare a Roma prendendo l’autobus. Poi la metropolitana, per un totale di più di 4 ore di viaggio.

Un paese civile può tollerare tutto questo sulle persone che hanno in mano il futuro dei nostri figli?

Il servizio di Report racconterà anche di come funziona il mondo dell’interpello: ci si può candidare per una supplenza rivolgendosi direttamente alle scuole, anche senza aver mai messo piede in una scuola, basta una laurea triennale (la giornalista di Report ha usato la sua laurea in filosofia). Basta arrivare all’orario concordato un po’ prima per fare l’ingresso, poi si è pronti per entrare in classe, senza corsi (antincendio, primo soccorso) né formazione senza nemmeno doversi informare sul programma. All’insaputa dei genitori.

E il ministro del merito (e del governo della legge e della sicurezza) che dice? Niente intervista, “ho detto al portavoce di mettervi a disposizione tutti i dati ”

La scheda del servizio: DIETRO LA CATTEDRA

Di Danilo Procaccianti

Collaborazione Cristiana Mastronicola, Eleonora Numico

La scuola è sempre al centro di tutti i programmi politici, di scuola si parla sempre con orgoglio e passione ma poi tutti fanno finta di non vedere cosa c'è "dietro" le cattedre: migliaia di precari. I forzati dell’istruzione, i docenti invisibili che tengono accesa, ogni giorno, la luce dell’istruzione italiana.

Il software di monitoraggio sui pc dei magistrati

A sollevare tante perplessità, se non peggio, non è tanto il fatto che sui pc dei magistrati italiani sia presente un sw per la gestione remota del software o dei problemi. Quanto il fatto che i magistrati non ne fossero stati messi a conoscenza. Parliamo del sw ECM/SCCM di Microsoft installato sui 40000 pc del personale amministrativo del ministero della giustizia compresi i magistrati. Chi ha i privilegi di amministratore può attivare il sw senza che l’utente ne sia a conoscenza.
Report ha raccolto la testimonianza del magistrato Aldo Tirone di Alessandria che ha scoperto l’esistenza di questo sw da una confidenza di un tecnico informatico “mi ha detto che sui ns computer è installato un sistema che consente, all’insaputa dell’utente di essere ‘spiato’”.

Qualcosa che collide con la segretezza delle indagini: il giudice del Tribunale di Alessandria ha messo alla prova il tecnico con un esperimento in cui effettivamente è possibile spiare le attività fatte sul pc all’insaputa dell’utente, vedere i file creati, le modifiche a file o cartelle esistenti.. Nessuna autorizzazione o warning sull’attività di controllo è apparsa sul desktop del pc del giudice Tirone. E questo smentisce le dichiarazioni dell’attuale ministro della giustizia Nordio secondo cui le funzioni di controllo non sarebbero mai state attivate e che “in ogni caso, il loro eventuale uso necessiterebbe di una richiesta dell'utente e di una sua conferma esplicita”.



A quanto pare così non è. Stai a vedere che anziché spiare i mafiosi e i signori delle mazzette, ad essere spiati sono stati i magistrati.
Report ha intervistato l’ex ministro Bonafede, era ministro quando fu scelto di installare questo sw: come ministro poteva dare indicazioni politico-amministrativo, non indicazioni tecniche su questa applicazione. Ma se avesse saputo che questo sw poteva creare problemi di sicurezza al sistema giustizia, avrebbe chiesto approfondimenti.

Non basta rispondere che in tutte le aziende esistono sistemi di monitoraggio da remoto (per motivi leciti e consentiti): stiamo parlando della giustizia italiana e dobbiamo essere certi della riservatezza delle indagini e degli atti processuali, uno dei pilastri su cui si fonda l’ordinamento giudiziario italiano.

Secondo quanto scrive Report nelle anticipazioni, il ministero della Giustizia sarebbe stato avvisato di questo potenziale rischio nel 2024 ma avrebbe silenziato tutto.

Sul Fatto Quotidiano trovate delle anticipazioni del servizio che andrà in onda domenica sera: l’articolo di Thomas Mackinson sul dialogo tra un tecnico informatico e un dirigente del ministero della Giustizia che faceva pressioni per far installare il sw ECM sul pc dei magistrati

Certe volte noi facciamo le cose come amministrazione che ci vengono imposte da altre forze. Se ti dico che c’è la Presidenza del Consiglio dei ministri che ci sta dicendo di fare ste cose non possiamo essere noi a metterci in difficoltà da soli”.

È la frase chiave che emerge dai dialoghi anticipati in esclusiva da Report che aggiunge un pezzo all’inchiesta sul software installato nei pc di 40mila tra giudici e magistrati che consente il controllo da remoto senza che se accorgano.

A parlare è Giuseppe Talerico, dirigente del Coordinamento dei sistemi informatici del Ministero della Giustizia, e un tecnico informatico, registrati nel maggio 2024. Il Fatto lo ha contattato ma ha deciso di declinare: “Guardi lasci stare, non parlo”.

Ripeto: se fosse tutto regolare, ci aspettiamo che questo sw sia installato anche sui pc dei nostri parlamentari con tanto di controllo da remoto autorizzato senza consenso del deputato/senatore. Diremmo ancora che è tutto normale?

La scheda del servizio: IL TROJAN DI STATO

di Carlo Tecce - Lorenzo Vendemiale

Un programma installato sui circa 40.000 computer dell’amministrazione giustizia che può rendere potenzialmente spiabili le postazioni dei magistrati, gli allarmi della procura di Torino al Ministero rimasti prima inascoltati e poi sopiti, l’inchiesta di Report racconta le gravi falle che potrebbero esserci nelle strutture informatiche della Giustizia. Con documenti inediti e testimonianze esclusive, il servizio pone un caso che potrebbe essere di sicurezza nazionale: i computer dei magistrati sono davvero inaccessibili?

Dietro l’efficienza di Amazon

Cosa si nasconde dietro l’efficienza di Amazon? In una precedente inchiesta Report aveva raccontato di come vengono eseguite le indagini interne sul personale: usando meccanismi di interrogatorio condotti da manager che hanno avuto una esperienza di polizia, come se fossero ufficiali di polizia giudiziaria.

Ma sul lavoro dei magazzinieri e degli operai gravano controlli ai limiti della violazione della privacy. Tipo manager di Amazon che vanno a controllare quanto tempo si sta in bagno, che vanno ad aprire le porte dei bagni vedere cosa stanno facendo i lavoratori

La scheda del servizio: AMAZON FILES

di Emanuele Bellano

Collaborazione Chiara D’Ambros, Goffredo De Pascale, Madi Ferrucci

Le stime più recenti dicono che ogni anno circa 38 milioni di persone in Italia usano mensilmente il marketplace di Amazon e che il 96 per cento degli italiani ha fatto almeno una volta un acquisto sulla piattaforma. Una rete di vendita e distribuzione enorme sempre in crescita grazie al lavoro di migliaia di magazzinieri e operai dal lavoro dei quali Amazon cerca di trarre il massimo del profitto usando metodi controversi, al limite del dossieraggio. Rimane aperta la questione sui controlli da parte delle autorità che dovrebbero tutelare i lavoratori come Ispettorato Nazionale del Lavoro e Garante della privacy.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

20 gennaio 2026

L'ultima cosa che sai di Paolo Roversi


 

L’argine si allunga come una cicatrice nel buio, nero su nero. Il grande fiume scorre lento, invisibile. La notte lo nasconde, ma se ne avverte l’odore. Sono in due. Camminano senza parlare. Solo il fruscio dei passi sull’erba. A un certo punto, l’uomo in testa si ferma. [..]
«Manca molto?» chiede quello dietro. L’altro gli mostra una mano. Tutto succede in un istante. Un rumore sordo, come uno schiocco di frusta nelle tenebre ..

L’assassino torna sempre sul luogo del delitto, ma lo stesso vale per lo scrittore di noir Paolo Roversi che, a vent’anni dall’esordio della serie con l’investigatore hacker Enrico Radeschi, ci riporta sulle sponde del Po, “in quella fetta di terra grassa e piatta che sta tra il fiume e il monte, fra il Po e l'Appennino. Nebbia densa e gelata l'opprime d'inverno, d'estate un sole spietato picchia martellate furibonde sui cervelli della gente e qui tutto si esaspera” (Mondo piccolo di Giovanni Guareschi).

Le sette del mattino sono una dimostrazione di buona fede. Se parti presto, sei già sulla strada giusta. E io e il Giallone lo eravamo
Deciso a fare una sorpresa ai genitori per Pasqua, Radeschi decide di partire per il suo paese Natale, Capo di Ponte Emilia, in sella alla sua amata Vespa, il “giallone” che non l’ha mai abbandonato in questi anni vissuti a Milano.
Un viaggio che è anche un ritorno a quel mondo antico che sembra essere sempre uguale a sé stesso e che fa affiorare i ricordi dell’infanzia, quell’epoca dove tutto sembrava bello e felice

La Bassa ti avvolge, ti entra piano sotto la pelle, senza fare rumore. Il nome racconta di una lingua di terra fertile e rigogliosa che costeggia il fiume fino agli Appennini. Sospesa tra la nebbia e la fatica, tra la puzza del concime e le campane.
Ma ad accoglierlo a Capo di Ponte ci sarà anche un bel delitto: il cadavere di un uomo strangolato viene ritrovato nella Golena del Po dai carabinieri del maresciallo Boskovic, vecchia amicizia di Enrico (dai tempi dell'indagine sulle mani mozzate - La mano sinistra del diavolo) che lo lascia avvicinare al corpo.

Il corpo ha le braccia piegate sul torace, come se qualcuno l’avesse messo in posa.
Non è l’unica stranezza di quel cadavere: stretto tra le mani un orologio che segna le 3.15 e non è l’ora della morte.

Liz è certa di stare per morire. A giudicare dal martello pneumatico che le spacca il cranio, perlomeno.

Nel frattempo a Milano Liz, la giovane hacker filippina conosciuta in una precedente storia, sta vivendo una nuova fase della sua vita in compagnia di Marika, la cugina di Radeschi dalla vita sentimentale molto movimentata: aperitivi, uscite serali, nuove amicizie.
Ma nemmeno lei può godersi questa parentesi di vacanza: viene ingaggiata come consulente informatico da Sebastiani, il vicequestore della Mobile milanese, per seguire uno strano caso di suicidio, un professore del Politecnico trovato morto in casa.
Insomma, se Radeschi è lontano da Milano, perché non avvalersi della collaborazione di Liz per andare a scovare i segreti che questo docente custodiva sul suo portatile?

L’azione del romanzo si muove, capitolo dopo capitolo, tra la bassa emiliana e la Milano scintillante che si appresta a vivere i giorni tra il ponte pasquale e quelli del 25 aprile.
Ma non c’è solo questo viaggio geografico tra la metropoli e la piccola provincia: Radeschi dovrà affrontare anche un altro viaggio nella memoria. Perché alla prima morte ne seguiranno altre: cadaveri ritrovati lungo la Golena del Po dove l’assassino ha seguito sempre lo stesso rito di composizione dei corpi, sempre con quell’orologio fermo alla stessa ora.
Chi erano le tre persone uccise? Si conoscevano, avevano dei legami tra di loro?

Se non posso interrogare la voce ufficiale, mi affiderò a quella ufficiosa. Quella del bar Binda.
La voglia di essere sempre avanti alla concorrenza non abbandona Radeschi nemmeno in questi luoghi, anzi: per avere le risposte alle sue domande può solo fare una cosa, ricorrere alla memoria delle persone. E così viene fuori un’altra storia nera, avvenuta nei lontano 1961, sempre lungo le sponde del Po, sempre con cadaveri composti secondo un rituale specifico, con quell’orologio al polso, fermo a quell’ora, le 3.15.
A qualcuno dei paesani viene un mente una vecchia leggenda, che affonda le radici ai tempi dei Gonzaga: la leggenda del Tribunale delle acque, una storia che lega assieme la superstizione dei contadini con la loro miseria, la paura di vedersi i pochi beni distrutti da una calamità o da una disgrazia.

Lo chiamavano Tribunale, ma in realtà era il dio Po, quello che decideva i destini della gente.

Saranno proprio gli articoli di Radeschi, sempre il primo, sempre a caccia del nuovo scoop, ad alimentare l’attenzione dei media nazionali su questi omicidi.
Ma Radeschi sa come muoversi: la pista del passato, quel qualcosa che lega i morti di oggi con quelli di ieri, è quella giusta e lui ha i contatti giusti per trovare quel filo che porta all’assassino, che viene subito battezzato come “il mostro del Po”.

E lo strano suicidio di Milano?
Liz si rivela un’ottima consulente per Sebastiani, alle prese coi suoi problemi personali, ma arriva il momento in cui il gioco si fa duro e i duri devono scendere in campo.

«Se non è Maometto ad andare alla montagna…» «La montagna va da Radeschi.»
Le due indagini arriveranno a toccarsi e, ancora una volta, l’astuzia e la capacità di Radeschi di saper violare qualunque sistema informatico, aiuteranno la polizia a svelare i retroscena di quel suicidio milanese che nasconde invece altri interessi.

E i delitti della Golena? Chi si nasconde dietro la maschera del “mostro del Po”?
Un vecchio diario, una lettera del 1961, articoli di giornali ingialliti dal tempo, un anello antico,una misteriosa ragazza dalla Polonia .. saranno questi i tasselli di una storia di vecchi contrabbandieri e di assassini dei giorni nostri. Il passato e il presente. E la forza della memoria, l’unica cosa che rimane, sfidando il tempo.
La memoria dei luoghi, delle persone. La memoria del fiume, che prima o poi presenta il conto.

Mai sottovalutare la forza della memoria, perché quella non la cacci via manco coi sassi. E questa è proprio l’ultima cosa che sai.

PS se il paese dove è ambientata la storia è inventato, non lo sono le pietanze con cui mamma Radeschi va a rimpinzare il giovane Enrico e il suo strano gruppo di amici. Dai cappelletti al brodo al risotto alla Pilota (Roversi spiegherà anche l’origine del nome di questo piatto).
Piatti da consumare con un bel bicchiere di Lambrusco frizzante.

La scheda del libro sul sito di Marsilio.
Il
blog di Paolo Roversi
I link per ordinare il link su
Ibs e Amazon

17 gennaio 2026

Anteprima inchieste di Report – le spese del garante, le passioni del generale, la plastica che non ricicliamo, il made in Italy che non c’è

Lo chiamavano garante (ma di chi?)

Le inchieste di Report sui membri del collegio della privacy hanno portato all’apertura di una indagine portata avanti dalla Guardia di Finanzia: le spese “allegre” dei membri, le situazioni da potenziale conflitto di interesse, la caccia dei membri alla talpa di Report con l’accesso agli uffici e l’assurda richiesta di far spiare i dipendenti dell’autority (che in teoria dovrebbe proprio tutelare la privacy degli italiani). E anche alcune scelte fatte dal collegio molto discutibili: la riduzione della multa a Meta (con possibile danno erariale), la multa a Report per l’audio di Sangiuliano (con tanto di visita in via della Scrofa ad Arianna Meloni di Agostino Ghiglia)..

Eh, ma questo collegio è stato nominato dal precedente governo – si difendono a destra: ma gli atti, le spese, le decisioni, fanno pensare ad un collegio in difesa degli interessi del governo di destra.

Ma questa sera Report si occuperà delle spese del collegio che, per quanto riguarda le sole spese di rappresentanza, sono decuplicate dal 2022 per aumentare negli anni successivi (siamo a 400 mila euro)

La scheda del servizio: I GARANTISTI

di Chiara De Luca

Collaborazione di Eleonora Numico

Report torna a occuparsi dell'autorità Garante della Privacy, a seguito delle perquisizioni e dei sequestri ordinati dalla Procura di Roma, che ha indagato i quattro membri del Collegio per peculato e corruzione. Sotto la lente della Procura ci sono anche gli oltre 400mila euro di spese di rappresentanza, che, come dimostrano documenti inediti, forse potevano essere limitate.

L’illusione del made in Italy

Ci si riempie la bocca col made in Italy, con la difesa dell’eccellenza italiana: capi di vestiario venduti a migliaia di euro, che danno lustro al nostro paese ma che dietro nascondono storie di sfruttamento, caporalato, elusione del fisco.

Storie che vengono raccontate dalle tante inchieste giudiziarie sui grandi marchi, ben poco raccontate dai giornali per non sporcare l’immagine dorata dei grandi brand.

Ha ancora senso parlare del made in Italy?”

No, perché le immagini della proprietaria dell’azienda l’Alba a PRato che va a picchiare i suoi operai che si erano permessi di protestare fuori dallo stabilimento in protesta contro il licenziamento parlano da sole.


Lavoratori stranieri che avevano stirato e lavorato capi di abbigliamento del made in Italy, vestiti che troviamo nelle vetrine a 300, 400, 500 euro - racconta a Report Luca Toscano del sindacato COBAS di Prato – e l’hanno fatto per anni con un contratto da addetti alle pulizie con straordinari non pagati, tutti i sabati a lavorare gratis, lavorando anche dieci ore al giorno.

LA filiera del lusso, che garantisci altissimi profitti ai proprietari dei brand e agli azionisti, si basa si queste filiere.

Dove tutti sanno e nessuno parla: tutti sanno che un capo viene a costare poche decine di euro sebbene venga venduto a dieci volte tanto. Capi del lusso prodotti da persone con uno stipendio da 1100 euro al mese lavorando 60 ore a settimana.

Nel servizio verrà intervistato il consulente Gian Gaetano Bellavia che farà le pulci sui conti di queste società del lusso: la sua intervista ha già scatenato un vespaio da parte della destra, a causa del furto che ha subito da parte di una sua ex collaboratrice.

La scheda del servizio: MADE IN ITALY?

di Luca Bertazzoni

Collaborazione Marzia Amico, Samuele Damilano

Dopo le misure di amministrazione giudiziaria nei confronti di molti brand della moda, il Procuratore capo di Milano Paolo Storari ha richiesto la misura interdittiva del divieto di fare pubblicità per 6 mesi per Tod’s. Con un’intervista esclusiva a Diego Della Valle, l’inchiesta ricostruisce la filiera della produzione dei beni di lusso, che dalla casa madre verrebbero appaltati a società italiane senza struttura produttiva che a loro volta subappalterebbero ad opifici cinesi.

Il generale sovranista (con molto tempo libero)

Pur essendo un eurodeputato (della Lega), l’ex generale Vannacci dispone di tanto tempo libero.

Per organizzare manifestazione (con scarso pubblico) fuori Montecitorio. Per fare le sue dirette social, come quella contro Report e il giornalista Luca Chianca, un “cane da tartufo”.

Chissa che volere cercare su di me – si chiede ironicamente l’eurodeputato che, almeno, ha accettato l’intervista: compito del giornalista fare domande, scavare nella vita dei politici per cercare di dare risposte alle tante domande. Per esempio, come mai questo continuo rimandare al ventennio fascista? “Non sono fascista perché oggi è assurdo definirsi fascista, perché il fascismo è finito 85 anni fa..”.

Questa è la classica risposta alla “Meloni”: fascista io? Ma se sono nata nel 1977?
Eppure. L’attacco ai poteri di controllo, la voglia di centralizzare tutto il potere dentro l’esecutivo, lo scavalcare i poteri intermedi (dai sindacati al Parlamento).

E anche il rispondere, come ha fatto Vannacci, che lui non è nostalgico del fascismo MA solo nostalgico dei valori che hanno caratterizzato l’Italia dal 1948 ad oggi, non depone molto a suo favore. Tra i valori fondanti della Repubblica italiana, che piaccia o meno a questa destra, ci sta l'antifascismo.

La scheda del servizio: I FRATELLI DEL GENERALE

di Luca Chianca

Collaborazione Alessia Marzi

Qualche mese fa, il generale Roberto Vannacci è finito al centro del dibattito, tutto interno al partito di Matteo Salvini, per aver deciso di non finanziare le casse della Lega. Vannacci risulterebbe, infatti, l'unico eletto nel partito a non contribuire, tra i mal di pancia degli iscritti e dei militanti. Nel frattempo, però, Report ha scoperto che Vannacci avrebbe dato vita a un nuovo soggetto politico, oltre all'associazione il Mondo al Contrario. Si chiamerebbe associazione Fondazione Generazione Xa, la Presidente è sua moglie e non sarebbero ancora noti gli scopi. Parallelamente, il generale ha dato vita anche a uno nuovo centro studi, Rinascimento Nazionale, insieme a Luca Sforzini, che a Report ammette di essere massone, con sede nel suo castello in provincia di Alessandria. Ma chi sono gli altri "fratelli" che il generale frequenta sempre più spesso?

Morire di plastica – che non ricicleremo


Conviene importare la plastica riciclata dall’estero piuttosto che non riciclarla in Italia, perché costa troppo: così succederà che moriremo seppelliti da questa plastica (che continuiamo a produrre come se niente fosse). È quello che sta succedendo nei centri di recupero della plastica, dove la plastica stoccata (già lavorata) rimane a fare ingombro per almeno il 50%: “il rischio collasso è giornaliero, è come se fosse una bomba ad orologeria”.

Un danno economico per gli impianti di riciclo della plastica, un danno ambientale per il paese e anche una beffa, perché la plastica riciclata la dobbiamo importare da fuori.

LAB REPORT: CRISI PLASTICHE

di Antonella Cignarale

collaborazione Evanthia Georganopoulou

Le feste sono alle spalle mentre tutto quello che abbiamo scartato e consumato è ancora in cammino lungo la filiera del riciclo, e i rifiuti dagli imballaggi in plastica stanno andando più a rilento delle altre frazioni. Lo scorso settembre le associazioni che rappresentano le aziende di riciclo di materie plastiche in tutta Europa hanno chiesto alla Commissione europea interventi immediati per sostenere la filiera messa in ginocchio da una profonda recessione. La concorrenza dei polimeri riciclati importati da paesi extra europei è diventata feroce. Secondo Plastic Recyclers Europe le chiusure dei centri di riciclo sono aumentate del 50%. Nell’economia circolare basta che un anello si blocchi che ne risentono tutti gli altri e se i polimeri riciclati dai rifiuti non si vendono il rischio è che i rifiuti che continuiamo a produrre non li vuole più nessuno.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

15 gennaio 2026

Cuore di mafioso, di Furio Scarpelli

 

Scherzo del destino

Pagina n.1 del Rapporto dell’Ufficio Istruzione della Direzione Investigativa dell’Alto Commissariato Antimafia alla Direzione Generale.

Il 18 agosto 1994 presso il bar della stazione di servizio Agip, km 62 della A18 Messina-Catania, alle ore dodici circa, il dottor Bandini Alberto, vicecommissario incaricato presso i Servizi Operativi di Milano..

Ridere della mafia si può. E anche scrivere storie di mafia e di mafiosi, e degli uomini dello Stato che la combattono, dove si mescolano assieme grottesco e ironia, si può fare.

Lo testimonia questo romanzo dello sceneggiatore e scrittore Furio Scarpelli, una storia che nasce da uno scambio, come l’avrebbe potuta scrivere Pirandello o Camilleri: un poliziotto distaccato presso la DIA che viene scambiato, per uno scherzo del destino, per il nipote milanese di un capomafia catanese.

Alberto Bandini, vicecommissario di polizia, che diventa Luca Sparaciano, nipote di Saverio Sparaciano, chiamato “Esso”, come colui che non si deve nemmeno nominare.

E che viene accolto, raccolto ferito dopo un incidente in moto in cui accompagnava proprio Luca, nel fortilizio dove vive questa “strana” famiglia di mafiosi.

Saverio, coi fratelli Miccio e Nico. E tanti altri personaggi che appaiono per poche pagine ma che contribuiscono a dare ancora più sapore a questa storia.

Dove si parla di mafia, certo: siamo nel 1994, lo Stato ha iniziato a reagire alle stragi del 1992-93, le famiglie palermitane sono state in parte decapitate, si scalpita per prendere la reggenza di quella provincia. E allora servono nuove strategie, il tritolo non basta più, occorre capirci di finanza, entrare nel mondo delle banche, sapere investire i capitali in settori puliti. La famosa pace imposta da Provenzano dopo la cattura di Riina.

Ecco perché doveva arriva a Catania questo “nipotuzzo” da Milano.

Alberto si ritrova, dolorante per la caduta in moto, disteso su un letto dentro la tana del lupo, con “un cuore d’asino e uno di lione” come avrebbe detto il maestro Camilleri. Prendere e scappare, appena possibile. O rimanere lì dentro e fare il suo mestiere.

Ma dentro questo romanzo, che è anche pensato come soggetto cinematografico come racconta il figlio a fine libro, c’è anche dell’altro.

C’è una donna come Teresa, giovane sposa di un mafioso finito in carcere che si innamora proprio di Alberto-diventato-Luca, per quel suo essere così dolce, così poco uomo di mafia.

Voglio morire, Luca.
– Cosa dici, Teresa. Su, qui ti vogliono tutti bene.
– Un bene da uomini. Tu sei diverso.
– Come, sono diverso.

Tu sei buono, dolce, gentile, intelligente, e mi fai godere. Sei meno uomo di tutti gli altri.

C’è un dottore, uno che avrebbe dovuto fare il giuramento di Ippocrate e che invece si trova a fare da psicanalista al boss, Saverio Sparaciano, che deve raccogliere le confessioni di quest’ultimo e a cui suggerisce di tornare alle origini, al suo “status ante”, se vuole guarire dalla sua depressione. Che lasciasse stare l’informatica, cosa c’è di meglio che di un morto ammazzato ogni tanto?

Nello status ante io facevo uccidere e uccidevo – gli ricordò Saverio lapidario.

Ebbè, questo è. In primis la salvazione del paziente.

(Avete presente il film Un boss sotto stress, con De Niro? Ecco, gli americani non hanno inventato niente.)

Ma lo stesso Alberto-Luca deve raccogliere lo sfogo di questo “boss sotto stress” (come il titolo del film con De Niro (gli americani non hanno inventato niente..):

Mi sfogo con te perché oltre alla testa tieni cuore. Dimenticherai quanto ti dico, solo questo ti chiede tuo zio. Luca, io sto male. Non di corpo. Quanto a corpo soltanto non vado, ho una stitichenza imbattibile. Di origine psicologica ..

Si ride leggendo questi dialoghi che ci portano, a modo loro, dentro “il cuore del mafioso”: d’altronde non è forse vero che per comprendere la mafia non basta leggere i rapporti dei magistrati o degli agenti della Dia, col loro pesante linguaggio burocratico?

Come si trova a pensare lo stesso Alberto, “se al macabro e alla psicopatologia non si univa il disprezzo che derivava dall’ironia, i mafiosi non potevi riferirli”.

La scheda del libro sul sito di Sellerio

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon