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13 dicembre 2019

Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone



Che poi, un matrimonio in febbraio. 
Ma pensi che la gente sia scema? 
Sì, l'ho sentita la storia che sei andata dicendo in giro, che banalità i matrimoni a maggio o a giugno, quando si sposano tutto, che palle. 
Che poi ti ritrovi ovunque con altre coppie.. 
Perciò, febbraio, hai detto. E ti sei messa a ridere con quella risata che dice io, vedete, io sono la padrona del mondo.

Ma chi è che si sposa a febbraio, con quel freddo, la pioggia?
Con tutti i mesi buoni dell'anno, specie a Napoli dove la primavera comincia a marzo e dura fino a novembre quasi?

Eppure Francesca così aveva deciso, poche settimane prima aveva fissato la data del matrimonio parlandone col suo ragazzo e piena di entusiasmo si apprestava a vivere il giorno più bello della sua vita.
Ma qualcuno ha trasformato questa vigilia in dramma, uccidendola con una coltellata all'interno di una grotta che si affaccia sul mare.
Il suo cadavere e il suo bellissimo vestito da sposa galleggiano ora sull'acqua e sono visti da una signora anziana affacciata alla finestra di questo strano palazzo seicentesco affacciato sul golfo..
Il ricordo delle nozze era vivido e perfetto, e le sembrò quasi naturale vedere che la corrente spingeva acqua dalla riva al largo recava una grande macchia bianca. 
Qualcosa di ampio e setoso, con merletti e veli. 
Un abito da sposa.

Chi ha ucciso Francesca Barrella? La domanda è inizialmente senza risposta, se non per una risposta troppo scontata.
Era una ragazza giovane, brillante (aveva studiato all'estero dove aveva incontrato il fidanzato, Giovanni), estroversa e testarda.
Nessuno sembra poter avere dei motivi di risentimento nei suoi confronti, se non qualche screzio in ufficio col capo.

Se non ci fosse quel fidanzato, il cui collegamento col cognome arriva dopo agli agenti del commissariato di Pizzofalcone incaricati dell'indagine.
Perché io mi chiamo Sorbo, Giovanni Sorbo. E tutti, compresi voi, appena avete sentito questo nome avete fatto lo stesso pensiero. Due più due.

Perché Giovanni si chiama Giovanni Sorbo, figlio di Emiliano, boss del clan omonimo, legato a varie attività criminali ma mai preso con le mani nel sacco dall'antimafia.
Per questo motivo Buffardi, il magistrato antimafia più famoso (e presenzialista di fronte alle telecamere) della città, chiede ai Bastardi di farsi da parte perché questo è un caso suo.

Ma è stato veramente un delitto di mafia? Un delitto compiuto da un clan rivale per colpire i Sorbo? Oppure è stato Giovanni stesso (perché come sosteneva Lombroso, il sangue criminale è quello e non si scappa)?
I Bastardi, in particolare Lojacono ed Elsa (il nuovo acquisto, la giovane sostituta che ha preso il posto di Pisanelli) non sono d'accordo: Giovanni era cresciuto lontano dalla famiglia, più che al padre, aveva preso dalla madre, per la sua sensibilità, per il suo essere diverso.
I Bastardi riescono, con l'aiuto del magistrato Piras, a strappare tre giorni all'antimafia per portare avanti una loro indagine e sconfiggere ancora una volta quei pregiudizi contro di loro.
Anche i pregiudizi dei genitori di Francesca, distrutti dalla perdita di quella figlia ribelle, che aveva scelto di sposarsi proprio con quel ragazzo, che arrivava da quella famiglia poco raccomandabile …

Non è facile trovare il perché di quella morte, sempre che si voglia rimanere fuori dall'ovvio. Magari non è un delitto di mafia, ma di qualcuno che voleva colpire i Sorbo.
Perché il dolore di Giovanni sembra così sincero.
Perché, a confermare l'estraneità della criminalità, arriva anche il contributo di Pisanelli, reduce dall'operazione e stanco di rimanere a letto (specie ora che deve ospitare pure Aragona, ma questa è un'altra storia). Anche lui, sfruttando le sue amicizie nel quartiere, porterà l'indagine nella giusta direzione.
Partendo da un campo di calcio
Il campetto. Dove i ragazzi di un quartiere giovane, disperato e ingenuo passavano interminabili pomeriggi di interminabili partite, tre contro tre, o venti contro venti, chi arriva primo a nove vince, tre corner un rigore, portiere volante.Il campetto. Un modello di democrazia assoluta, dove vinceva il più bravo, non il più ricco o il più violento, ma il più bravo. Il campetto. Dove il figlio di un maestro poteva diventare compagno, anzi, il fratello del figlio di un calzolaio.

Francesca, la ragazza perfetta, tutti l'amavano, era una luce, il centro della vita di tutto.. Eppure da qualche parte esiste questa crepa, dentro cui si è infilato l'odio, la vendetta, la pazzia, per concepire quel delitto, dentro una grotta, sul mare, con un abito da sposa portato dietro in una fredda mattina di febbraio.

Cominciamo col dire che questo giallo, nuovo capitolo (e non ultimo, perché De Giovanni è scaramantico) dei Bastardi, è femmina.
Non solo perché si parla delle nozze di una giovane donna: anche gli altri componenti della squadra si sentono toccati da questo evento, uno di quelli che fanno battere il cuore a tutti.
Ci sono le nozze desiderate dalla Martone con Alex, se quest'ultima riuscisse a vincere le paure nel parlare chiaro coi suoi genitori.
Nozze che fanno paura, come la parola matrimonio a persone come Aragona. Che rimane sempre quel poliziotto imperfetto (come tutti i Bastardi), nel bene e nel male.
Matrimonio che può essere desiderato ma irraggiungibile per Palma, o una gabbia per Ottavia.
Matrimonio desiderato anche Lojacono, ma un sogno che ancora fa venire cattivi pensieri per Laura.
Un matrimonio da ricostruire quello di Romano, per potersi tenere la piccola Giorgia. Ma un matrimonio con la persona sbagliata.
Per la Martini, la rossa, mai un matrimonio. Al contrario di Pisanelli che forse è l'unico che ha un buon ricordo del matrimonio, peccato sia al passato. Con quella moglie con cui parla ancora..

No, questo romanzo è femmina perché alla soluzione dell'omicidio, dopo un bel colpo di scena, arriveranno le componenti femminili della squadra, facendo proprio gioco di squadra, andando anche un po' contro le regole, perché le donne sanno essere molto più pragmatiche dei maschi.
Un intuizione, quel dettaglio che non torna, quell'oggetto di colore che fa scattare la scintilla: non dimenticatevi l'antico adagio napoletano per cui una sposa deve indossare qualcosa di nuovo, qualcosa di prestato, qualcosa di vecchio, qualcosa di blu.

Rispetto ad altri romanzi dei Bastardi, in questo la dose dell'indagine, della risoluzione del caso è meno preponderante, specie nella prima parte tutti i personaggi in scena si prendono il loro spazio per raccontarci i loro problemi, il perché siamo qui. Perfino Lojacono passa quasi in secondo piano.
E' nella seconda parte che l'azione cresce di ritmo e, si torna a vedere i Bastardi all'opera!

Buona lettura

La scheda del libro sul sito dell'editore Einaudi (il pdf del primo capitolo)
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

07 dicembre 2018

Vuoto per i bastardi di Pizzofalcone, di Maurizio De Giovanni



Lo senti il rumore di questa carezza? 
Lo so che avverti il tocco, il passaggio lieve della mia mano sull'incavo del fianco., dal basso verso l'alto affinché la carezza sia bilanciata dal contropelo. Lo so che senti il movimento dei polpastrelli e del palmo, anche se hai gli occhi chiusi e il mezzo sorriso che ti increspa le labbra quando capisci i miei pensieri e ascolti le mie parole sussurrate.

Il rumore di una carezza, una deflagrazione, un movimento sensuale che percorre tutto il corpo della persona amata, un qualcosa di sospeso tra passato e presente.
Il modo in cui dirci come ci amiamo..
Si apre con questa confessione-poesia l'ultimo romanzo di Maurizio De Giovanni della serie dei Bastardi e ancora una volta ci troviamo di fronte ad un libro a cui la definizione di giallo sta veramente stretta.
Il meccanismo del giallo, il delitto, l'investigazione, la scoperta del colpevole, sono solo la scintilla da cui far partire un racconto che ha sempre al centro i suoi personaggi, la squadra (ora più che mai allargata) dei Bastardi, i sentimenti che li tormentano, i pensieri che li affliggono. Ma anche le passioni, gli amori, i desideri ..
Questa volta tocca al vuoto, che significa l'assenza di un qualcosa, una mancanza, una sottrazione, una perdita.
Per Palma, promosso vicequestore, il vuoto della passione, dopo la separazione dalla moglie, che gli rinfacciava di essere troppo attaccato al lavoro. Un vuoto che è assenza di speranza.
Per Ottavia è il vuoto che nasce da una vita che è come una condanna: un figlio autistico che sa solo dire mamma mamma e un marito perfetto ma che forse non ha mai amato. Un vuoto che è una condanna.
Per Lojacono è un vuoto di futuro: una figlia che si ostina a considerare come una bambina, mentre Marinella è già in quell'età in cui ci si innamora in modo assoluto e in cui si è disposti a tutto per la persona amata. Per Lojacono, inchiodato ad un presente con troppi problemi, il futuro è qualcosa che non si riesce nemmeno ad immaginare.
E poi gli altri: Aragona che vorrebbe essere un agente speciale e che invece ha solo tanti sogni e, per fortuna, anche qualche buona intuizione.
Francesco Romano un vuoto di certezze, che nasce da quella bambina salvata da un cassonetto di rifiuti che gli ha dato nuova speranza. Ma per poterla adottare serve essere in due, e Romano la sua scelta per il suo futuro non riesce a farla.
Anche Alex deve fare una scelta, per se stessa e per la persona che ama. Vuoto di coraggio, scrive l'autore nella terza di copertina. Quel coraggio che non le manca nel lavoro, anzi.
Poi Pisanelli, salvato per un pelo da quell'ospite che lo stava uccidendo e che ora è vuoto di energia. E quanta energia avrebbe bisogno per portare a termine quella sua indagine sui finti omicidi nel suo quartiere, proprio ora che sa chi è l'assassino.
Infine Elsa Martini, la sostituta commissario che è anche sostituta di Pisanelli: per lei, per tutti i cambi di sede, per l'impossibilità di mettere radici, si può solo parlare di vuoto di presente.

Anche a novembre a Napoli arriva il freddo ed un freddo che da ancora più fastidio perché qui, a due passi dal mare, non te lo aspetti questo freddo.
In commissariato a Pizzofalcone è arrivata un nuovo elemento, dal nord, da Torino, in sostituzione di Pisanelli, “il presidente”: si chiama Elsa Martini ed è un nome è preceduto dalla sua fama: una tipa tosta, decisa, mal disposta a tollerare certe regole se sono contro il suo senso di giustizia.
Forse, tra tutti, è lei la più bastarda di tutti.

Anche lei seguirà questa indagine che, in tema col libro, parla di un vuoto: è il vuoto dell'assenza della professoressa Chiara Fimiani, insegnante di lettere nell'istituto tecnico Giancarlo Siani, che dal fine settimana non ha fatto avere notizie ai colleghi dell'istituto e lunedì non si è presentata al lavoro.
Al commissariato si presentano il vicepreside Rigosi e la professoressa Costanzo che della Fimiani era molto amica.
Due giorni senza avere notizie, il telefono staccato, l'assenza, forse è un po' poco: ma c'è quel messaggio mandato proprio alla Costanzo “questo stasera mi ammazza ..”
Il “questo” dell'sms all'amica potrebbe essere il marito della Fimiani, Marcello Baffi, un'importante industriale con aziende non solo in Italia, personaggio molto in vista nella Napoli bene con un futuro in politica che non tiene nascosto.

Altri poliziotti lascerebbero cadere nel vuoto le parole due due insegnanti, non c'è una denuncia, il personaggio su cui indagare è molto in alto e una mossa azzardata in quell'ambiente significherebbe alzare un vespaio (e forse il rischio di una chiusura per Pizzofalcone).
Ma i Bastardi sono così perché più che alle regole, sanno fidarsi più delle singole intuizioni: capiscono che dietro i timori della Costanzo c'è qualcosa di serio e così decidono di muoversi, facendo qualche domanda in giro, prima nella scuola dove insegna:
L'aula in cui avrebbero dovuto incontrare coloro che potevano fornire informazioni sulla Fimiani era uno stanzone vuoto e freddo, rischiarato da una luce livida che filtrava attraverso un finestrone opaco e sporco. In fondo c'era una vecchia lavagna, si cui si intravedevano formule matematiche e parole cancellate male. 
[..] 
Vuoto, rifletté Lojacono. Questo posto è vuoto. Di un vuoto più grande di quello che sembra, più grande di tutto. Vuoto di sogni.

Parlando con le persone amiche della Fimiani, scoprono che di Chiara Fimiani ne esistono due: la prima era la moglie del noto industriale
sorridente e taciturna, che frequentava circoli esclusivi, sempre un passo indietro il brillante marito; l'altra la professoressa dolce e gentile, pronta a farsi carico dei problemi familiari degli alunni, mai assente e in prima linea in qualsiasi attività utile a tenere i ragazzi a scuola.

L'indagine “discreta” deve scoprire cosa è successa a questa persona, dall'ultima volta che è stata vista, ad un ricevimento ad un circolo dove ha pure fatto una “piazzata” al marito, che si doveva vergognare di qualcosa che aveva fatto..
Se l'indagine diventa una vera indagine, col supporto della procuratrice Laura Piras, angelo custode dei Bastardi, è perché avvengono due fatti: alla Costanzo arriva una lettera dell'amica in cui questa parlava del marito, accusandolo di essere il peggior delinquente della terra.
L'uomo che ho amato da una vita è il mio peggior nemico: per questi sospetti, ora, si sente in pericolo. Un pericolo che confida all'amica con questa lettera..
Una lettera che è un'accusa contro una persona che ha affiancato all'immagine di imprenditore capace, anche quella di benefattore nei confronti delle famiglie disagiate di Napoli.

Il secondo fatto è una scoperta di Aragona (anche lui, dietro quell'aspetto, è capace di ragionare) sulla barca dei Fimiani: un foulard sporco di sangue.
Così, una scomparsa, un vuoto, che interessava solo una collega, porterà i Bastardi ad indagare dentro la vita di questa coppia e a scoprire che anche nelle vite più piene (di ricchezza, di benessere) può celarsi un vuoto di felicità.
Il problema del vuoto, sapete, è nelle cose che ci sono dentro
Non si parla solo del senso del vuoto (che De Giovanni riesce a descrivere in tutte le sue tinte), in questo capitolo dei Bastardi: c'è un'altra dimensione dell'animo umano che De Giovanni va ad esplorare e si tratta del rapporto padre figlio.
C'è quello genuino della Fimiani nei confronti dei suoi ex studenti, con cui manteneva un rapporto anche al termine degli studi.
Figli che cercano di ricostruire un rapporto col proprio genitore, come succede con fatica ad Alex.
Figli che scoprono in quel collega quel padre che vorrebbero aver avuto, come per Aragona con Pisanelli.
Figli che si scoprono madri dei proprio genitori, come tra Vittoria e sua madre, Elsa.
Figli che sono una condanna per la madre, fine pena mai, come per Ottavia.
Figli che per qualcuno sono un peso da disfarsene, mentre per altri sono un bene da proteggere, perché ti hanno lasciato dentro qualcosa, di profondo e che non ti lascia più.

C'è poi il racconto delle due Napoli, quella benestante dei circoli di vela, delle feste esclusive e quella della miseria, dell'arte dell'arrangiarsi, ai margini della criminalità. Due Mondi e due Napoli separate che non si incontrano (se non nella sensibilità di un'insegnante che affronta con passione il proprio lavoro).

Ma, attenzione, il vuoto non è perenne, non è detto che sia per sempre: se De Giovanni ci ha lasciato un insegnamento nei suoi libri è che accanto a tanta disperazione si può trovare anche la speranza di un riscatto, di una vita diversa, di una vita piena.
L'uomo dai capelli candidi rientrò dalla spiaggia, reggendosi al suo bastone.Il mare festeggiò con un formidabile ventaglio di spuma

Qui trovate la presentazione del libro alla Passione per il delitto ad Erba.
La scheda del libro su Einaudi e il pdf del primo capitolo
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

18 dicembre 2016

Pane, per i Bastardi di Pizzofalcone

Le prime righe:
Il Principe dell'Alba si mette in cammino venti minuti prima delle quattro.Non sono molti i gesti che deve compiere, e il Principe li conosce a memoria; potrebbe eseguirli a occhi chiusi. Ma quella è l'ora, e tutto va fatto come va fatto, senza deroghe. Oggi, poi, sarà una di quelle giornate che ti invitano a ringraziare Iddio di essere vivo. È vero che fino a poco fa ha piovuto, e neppure poco, ma già si capisce che verrà il sereno.Oggi l'estate ha deciso di presentarsi, pensa il Principe dell'Alba. Non c'è dubbio. Basta annusare la promessa di calore, non la sentite? Be', io sì. La sento forte e chiara.A frequentare l'alba fin da bambini se ne impara il linguaggio. Sembra sempre uguale, l'alba, invece cambia ogni volta. Non dura molto, badate. Può essere lunga un'ora, ma anche più breve, dieci o venti minuti. Ha confini incerti: a ovest con la notte che allunga i suoi tentacoli di solitudine e silenzio, a est con il giorno urlante e feroce, ed è diversa sia dall'una che dall'altro, che non si incontrano mai, perché c'è lei separarli.

A Napoli, nel quartiere dei Bastardi di Pizzofalcone, hanno ucciso il Principe dell'Alba:
Pasquale Granato, figlio e nipote di una famiglia che per decenni ha fatto il Pane, seguendo sempre lo stesso rito, con lo stesso lievito madre e con gli stessi ingredienti, senza mai cambiare:
Acqua da funtanella; farino d'o campo 'e grano; mosto d'a cullina; merda d'o pullidro.

Quello di Paqualino, il Principe, non è un pane qualsiasi, di quelli che dopo poche ore sono gommosi, senza sapore: il suo è un pane buono, il primo cibo della giornata che da energia alla gente. E nemmeno lui è un panettiere qualsiasi, ma quasi un sacerdote:
Tu, Pasquali', sei quello che fa il pane per il quartiere. Sei quello che scaccia i brutti sogni della gente, sei quello che dà la prima forza per affrontare la giornata. E chi, se non un Principe, fa questo per il popolo suo?

Un sacerdote che ogni mattina, preparato il lievito per i suoi dipendenti, si mangiava il primo panino, da solo, nel vicolo del quartiere. E lì lo hanno ammazzato.
Siamo a Napoli e ogni delitto deve essere un delitto ricollegato alla Camorra. Anche perché Pasquale, qualche tempo fa, aveva visto compiersi un delitto davanti a lui e non aveva girato la testa dall'altra parte. Aveva visto un commando sparare contro la vetrina di un negozio e aveva raccontato tutto al magistrato Buffardi, anche quel tatuaggio sul braccio di uno degli sparatori. Un tatuaggio che indicava un nome preciso nel clan Sorbo.
L'ispettore si avvicinò, attento a non mettere i piedi sul selciato che forse l'uomo aveva percorso prima di cadere: un pezzo di pane, un panino per l'esattezza, col segno di un morso. Il palmo del morto era sporco di farina, come i pantaloni e la parte del grembiule visibile.

Così, sebbene quella mattina i primi ad accorrere sulla scena del crimine siano i poliziotti del commissariato di Pizzofalcone, Lojacono e Francesco Romano, il cinese e Hulk, quando arriva sulla cena Buffardi, il famoso Buffardi, della direzione antimafia, si devono fare da parte, senza fare troppe storie.
Perché anche nella Napoli dei vicoli, delle stese, dei clan, ci sono poliziotti di serie A e di serie B. E delitti di serie A e quelli di serie B.
.. Il divo Buffardi, il magistrato più mediatico che abbiamo in città, il simbolo dell'Antimafia, l'idolo delle massaie e il cocco del procuratore nazionale. Uno che ogni sera è in televisione, che tutti sollecitano ad entrare in politica e la cui voce è più famosa di quella di Massimo Ranieri. Proprio lui. Non potevate sceglierne uno migliore a cui rompere le scatole.

Ma è stato veramente un delitto di mafia quello del Principe?
All'occhio di Lojacono, c'è qualcosa che non torna.
L'arma, per esempio, una pistola di piccolo calibro.
Il luogo dell'agguato, un vicolo senza via d'uscita.
I colpi sparati, tanti, di cui solo uno andato a colpo. Strano per un killer di mafia…
- Ti dico che quell'uomo non è stato ucciso per la testimonianza ritrattata. Chi l'ha ammazzato è inesperto, arrabbiato e terrorizzato, quindi molto pericoloso. Se dovesse uccidere ancora, o uccidersi, la colpa sarebbe nostra perché abbiamo trascurato ciò che è evidente.

Ma i Bastardi di Pizzofalcone, nonostante i casi risolti, l'ultimo di questi l'omicidio di una ragazza dell'est (“Cuccioli”), sono ancora considerati solo degli scarti, la feccia dei poliziotti.
Ci sono ancora dei pregiudizi da vincere: nonostante non siamo più un insieme di poliziotti indisciplinati, con dei peccati da espiare alle spalle, nonostante siamo ormai diventati un gruppo affiatato, un gruppo dove ciascuno ha un proprio ruolo e confida nelle capacità degli altri.

L'esperienza del Cinese, la forza testarda di Hulk, la sensibilità di Alex, l'intuito di Marco. ” E, ancora, l'abilità nel ricercare tutte le informazioni disponibili in rete da parte di Ottavia, le doti organizzative di Palma, la rete di conoscenze di Pisanelli ….

Ma per fortuna, esiste un angelo custode che veglia su di loro: è il magistrato Laura Piras che, con le buone (ma soprattutto con le cattive) ottiene il coaffidamento del caso.
La DDA seguirà la pista della criminalità organizzata, i Bastardi altre piste, interne alla cerchia familiare del morto.
Paquale Granato non aveva nemici, è vero. Nel quartiere tutti gli volevano bene, gran lavoratore, aveva sacrificato tutta la vita per fare il pane. In tutti i sensi: era separato dalla moglie, Loredana, un'insegnante, con cui era rimasto però in buoni rapporti.
Qualche screzio c'era, invece, col cognato, Marino, il marito della sorella, Mimma.
Anche qui, le discussioni tra i due vertevano sul pane. Tradizionalista, Pasquale si ostinava a voler fare il pane col lievito madre, anche se col lievito di birra si riesce a produrre di più ad un prezzo più vantaggioso, a vendere alle catene dei supermercati. Niente da fare, il Principe doveva continuare col lievito del padre:
- Qual è la differenza? Cioè, se il lievito di birra è più vantaggioso ..Marino scosse il capo.- La differenza è nel pane. Preparato con quella cosa là sul tavolo, resta lo stesso per due giorni; è digeribile, leggero, buono. L'altro diventa subito una pietra e continua a lievitare pure nello stomaco, dando un senso di gonfiore.

Questa volta, l'indagine che i Bastardi dovranno affrontare sarà una vera sfida: non solo per capire chi sia l'assassino, ma anche contro i professionisti dell'antimafia, i poliziotti e i magistrati di serie A.
Ancora una volta, dimostreranno di essere diventati una squadra, il cui valore è superiore alla somma dei singoli.

Maurizio De Giovanni nemmeno la nasconde la sua fonde di ispirazione, i poliziotti dell'87 esimo distretto raccontati nei gialli di Ed McBain (“Il più grande di tutti”).
Ma qui non siamo nella New York raccontata in quei romanzi: qui siamo a Napoli, forse l'unica metropoli italiana.
Una Napoli dalle molteplici forme e dalle molteplici ispirazioni – così l'ha descritta Ranieri Polese alla presentazione del libro al Noirfest mercoledì 14.
Una Napoli dove si tende a generalizzare, a dire che tutto è Camorra: parliamo di una città da più di tre milioni di abitanti dove ci sono quartieri, come il rione Sanità, in cui non ci sono scuole, presidi medici, commissariati, biblioteche. Quartieri dove è lo stato che è arretrato, non la criminalità che è avanzata.
Una città che ha tante storie da raccontare – così la descrive lo stesso De Giovanni – una città sedimentata su più strati, vicino al mare, con strade strette e così piena di bellezze che è come non averle.
L'Anfiteatro Flavio cui si accede da una botola in un basso.
Il più grande bacino di Carenaggio di epoca romana che si visita grazie alla disponibilità della signora Titina ..
Una città che ribolle di storie, in una situazione di perenne confine, poiché ogni quartiere ha un suo cuore dove si parla la sua lingua.

Il cuore, le passioni.
Non lo nasconde nemmeno nel libro: De Giovanni (e di riflesso anche i suoi personaggi) proprio alle passioni sono più interessati. Non sono poliziotti che risolvono i casi analizzando un capello lasciato sulla scena del crimine, analizzando il DNA di un sospettato ..
Certo, sarà proprio il DNA da una parte e l'intuito di Aragona (proprio lui) assieme a quello di Alex a risolvere un piccolo caso (un caso nel caso) assegnato a loro. Una storia di stalking, che poteva finire pure male.

Sono due i personaggi che emergono prepotentemente da questo racconto (che ancora una volta finisce lasciandoci in bocca un retrogusto amaro): Alex, Calamity Jane, che forse in questa storia avrà modo di non dover più nascondere (alla famiglia, alle persone che le stanno attorno) la sua natura.
E Francesco Romano, Hulk, il poliziotto che non riesce a trattenere la sua rabbia.
In questo racconto riuscirà ad avere una seconda possibilità, anche grazie alla piccola bambina, salvata in mezzo ai rifiuti nello scorso racconto e a cui si è affezionato. Giorgia, come la moglie.
Visto dall'interno, troveremo in lui anche dei sentimenti positivi: una delle cose che insegna la letteratura nera, lo scoprire che il bene e il male assoluto non esistono, ma esistono tante sfumature.

Il pane, che da il titolo alla storia, è la metafora del vecchio contro il nuovo, che non sempre è meglio. Del pane che sfama le persone, come i cibi di una volta. Come i sentimenti di una volta:
Il pane che trovate nei supermercati, nei negozi grossi, nei ristoranti del centro non sa di niente, se non ci mettete qualcosa vicino. È fatto apposta. Serve per vedere altra roba, perciò costa poco. Questo pane qua, invece è pane. Solo pane. Come da bambini.- Voglio dire che Pasquale era roba vecchia, come lo sono io e come lo è questo forno. Tra poco non serviremo più. Le discussioni che lui faceva erano sempre sul pane. E sulla sua famiglia. Magari a vederlo da fuori sembrava un tipo strano, invece no. Solo gli piaceva il pane di una volta. E il volersi bene di una volta. Perciò aveva voluto testimoniare quello che aveva visto. E perciò è morto.

Il pane che non manca mai sulle nostre tavole, perché oggi la povertà non esiste, lo sappiamo che non esiste, no? Una povertà che l'autore racconta nel capitolo d'ambiente (il XXII), bellissimo, da leggere e rileggere, che racconta della rapina in farmacia, dell'anziano ladro in supermercato, dell'impiegato che va al pronto soccorso per rimediare un pasto …
Una povertà che stride in un paese dove c'è gente che fa la fila per comprarsi l'Iphone 7.
I poveri, oggi, sono quelli che non hanno il telefonino di ultima generazione, credete a me. Sono quelli che saltano una rata della macchina, o che portano lo stesso soprabito dell'inverno precedente. Il piatto in tavola che importa? È roba di un'altra epoca.Oggi il problema non è il pane. Figuriamoci.


I Bastardi di Pizzofalcone:

Luigi Palma, detto Gigi: commissario.
Pane integrale.
Giorgio Pisanelli, detto il Presidente: sostituto commissario.
Pane raffermo.
Giuseppe Lojacono, detto il Cinese: ispettore.
Pane al sesamo.
Francesco Romano, detto Hulk: assistente capo.
Pane duro.
Ottavia Calabrese, detta Mammina: vicesovrintendente.
Pane dolce.
Alessandra Di Nardo, detta Alex: agente assistente.
Pan pepato.
Marco Aragona, vorrebbe essere detto Serpico: agente scelto.
Pane cafone.

Alcuni stralci del libro

La scheda del libro sul sito Einaudi

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08 dicembre 2015

Cuccioli per i Bastardi di Pizzofalcone, di Maurizio de Giovanni

Incipit
Prima di addormentarsi, Lara sognò.Non fu un vero e proprio sogno.Piuttosto uno di quei lampi tra coscienza e incoscienza che attraversano la mente quando il sonno avanza. Immagini e visi e percezioni che non passano per la coerenza di un ragionamento, che non devono pagare dazio a una storia; un groviglio senza senso, privo dello sviluppo che la logica impone. Sensazioni.Vide casa sua, d'inverno. Una distesa desolata, il campo incolto dietro la palazzina.C'era tanta neve, forse perché la mente traduceva così il freddo che sentiva sulla pelle mentre andava verso l'incoscienza. Il cielo era di piombo, come sempre. A Lara pareva addirittura di sentire l'odore di egna bruciata che saliva dai comignoli delle rade abitazioni.

Quinto episodio della serie dei Bastardi (che l'anno prossimo avrà anche un uscita televisiva sulla Rai): i ragazzi del commissariato di Pizzofalcone sono cresciuti, sono sempre più una squadra unita, nonostante siano stati scelti, in sostituzione di altri poliziotti corrotti, prendendo i peggiori scarti dagli altri commissariati.
A cominciare dal cinese Lojacono, uno sbirro con un gran fiuto come si dice, ma anche con alle spalle una nomea di essersi venduto alla mafia.
Pisanelli, il presidente, e Ottavia Calabrese, i due unici superstiti del vecchio nucleo.
Aragona, il poliziotto sbruffone, politicamente scorretto, che vorrebbe somigliare a quelli delle serie televisive. Ma che in questa storia riuscirà perfino a risolvere un caso tutto suo, sui randagi che spariscono.
Alex, la poliziotta con la pistola e che, proprio per un colpo partito per sbaglio, è stata trasferita in mezzo ai Bastardi.
Aragona, Hulk per la sua stazza: uno che non riesce a tenere a bada la sua forza, le sue mani. Ma proprio le sue mani raccoglieranno la neonata, abbandonata in mezzo ai rifiuti in un cassonetto vicino al commissariato.

Una storia di cuccioli: cuccioli abbandonati in mezzo alla monezza, come la neonata, raccolta da Romano e attorno a cui si stringe tutto il gruppo. Come si può abbandonare una bambina in quella maniera?
Perché proprio davanti al commissariato? È come se chi l'ha abbandonata volesse che venisse presa proprio dai poliziotti e non lasciata morire.
In quell'abbandono c'è qualcosa che stona, a cominciare dai vestitini con quei ricami, dal modo in cui è stato reciso il cordone ombelicale: tutto fa pensare ad un parto non clandestino.
All'inchiesta sulla piccola, cui Romano da il nome di Giorgia (come la moglie da cui è separato) si aggiunge un altro particolare, che arriva dalla confessione raccolta da un giovane parroco:
Don Vito alzò lo sguardo e lo fissò sul viso di Pisanelli. All'improvviso appariva calmo e sicuro di sé.- C'entra, dottore. Secondo noi c'entra. Perché la ragazza, alla fine della confessione, mi ha chiesto se rinunciando a suo figlio una madre andava all'inferno. Anche se qualcuno la costringeva a farlo con la forza.

Dunque si tratta di cercare una giovane ragazza, dall'accento dell'est, che ha partorito da poco e che presumibilmente lavorava nel quartiere, magari come badante o come domestica.
Dopo tanti buchi nell'acqua, una dritta da una donna del quartiere, una di quelle che sa sempre tutto di tutti grazie al tam tam da palazzo a palazzo, i ragazzi della squadra risalgono alla donna, Lara. Una ragazza ucraina che viveva, sola apparentemente, in un bell'appartamento.
Lojacono, entrando nella stanza, cerca di recepire tutti i dettagli della scena del delitto (e qui non può non venire in mente l'altro celebre personaggio di De Giovanni, il commissario Ricciardi e il suo dono particolare)
Lo faceva sempre, se poteva. Era convinto che in certe situazioni nell'aria rimanesse qualcosa, come una sospensione di emozioni, una rottura della superficie della realtà da cui scaturiva un flusso appena avvertibile, che scompariva del tutto quando il luogo diventava la Scena del Delitto. Scena. Come quella di una rappresentazione teatrale, come quella di un maledetto film”.

Una donna morta, col suo passato alle spalle da scoprire: presso chi lavorava, perché è andata a vivere da sola, aveva una famiglia alle spalle ..
E anche la ragione della sua morte, il morbo di Caino:
Il morbo di Caino, però, non conosceva guarigione. Il morbo di Caino armava ancora le mani, a sud come a nord. I soldi, le passioni, le infinite sfumature dell'odio lo portavano ogni volta lì, sulla Scena del Delitto. L'unica scena sulla quale gli spettatori arrivavano solo quando la rappresentazione è già finita.”

Ma oltre alla donna morta, c'è anche un cucciolo in ospedale, ora nelle mani dei medici che stanno facendo di tutto per salvarla dopo che la sua diagnosi è peggiorata. Più di tutti, è Romano, il poliziotto dalle enormi mani con cui finora ha saputo solo far del male, quello che si prende più a cuore la bambina.
Giorgia.
L'occasione per un suo riscatto. Una bambina che per qualcuno non era così importante, tanto da gettarla via, come un oggetto che non serve più.
Invece per me sei importante. Perché nel momento in cui ti ho presa tra le mani, queste mie orribili grosse mani che tanto spesso mi hanno messo nei guai, mi sei entrata dentro. Da quando ti ho presa tra le mani, queste brutte mani che per una volta invece di fare male facevano bene, ti sei insinuata nel mio cuore come nessuno mai, come nemmeno la donna il cui nome ti ho dato”.

La caparbietà, l'intuito, l'ostinazione, il lavoro certosino del gruppo dei Bastardi, assieme al commissario Palma e al magistrato Piras, porterà alla risoluzione del caso. Una storia di amore malato e di egoismo.
Ma all'euforia per la soluzione subentrerà ben presto la tristezza della domenica sera, quando passata l'adrenalina per la fine delle indagini, tutti i pezzi tornano a posto. O quasi.

La storia dei bastardi non è finita: se l'indagine sui cuccioli (la neonata lasciata nel cassonetto, i randagi rapiti per strada) ha un amaro lieto fine, le storie personali dei protagonisti andranno avanti, con tutti i loro problemi.
Riuscirà Lojacono a trovare un nuovo equilibrio a Napoli, sia con la figlia Marinella che con le due donne che l'amano?
Romano riuscirà a smettere di guardarsi indietro nella sua vita, per cercare un futuro davanti?
E Aragona, riuscirà a trovare una sua identità nella vita reale, smettendo di sognare una vita come quella dei poliziotti delle fiction?
E poi Alex, che deve risolvere il suo rapporto difficile coi genitori.
Ottavia col marito “perfetto” e il figlio che ha sempre e solo bisogno di lei. Mentre lei avrebbe bisogno di una vita piena di sentimento. Come per il commissario Palma.
Perché la domenica sera è diversa da ogni altra sera.Perciò attenti a non finirci dentro”.

Gli altri libri della serie dei "bastardi" di Pizzofalcone

La scheda del libro sul sito di Einaudi
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