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28 ottobre 2021

Come siamo arrivati a questo?

 

Guardando ieri le immagini di giubilo in Senato per l'affossamento con ghigliottina del DDL Zan mi sono chiesto "come siamo arrivati a questo?"

E piano piano mi è anche arrivata la risposta.

In parlamento c'è una nuova maggioranza, il baricentro politico in Parlamento (e del governo dei competenti che nemmeno ha bisogno di consultarlo) si è spostato a destra. Una destra nemmeno troppo liberale e moderna.

Come è stato possibile, a sinistra, non accorgersene? 

E' iniziato tutto quando si è iniziato a guardare alla terza via, quando si è iniziati a dire che l'importante era vincere, alle elezioni, non importa chiedendo voti a chi.

Quando si è iniziato ad abbandonare a sé stessi gli ultimi per flirtare con chi sta sopra passando da un incarico politico ad un posto in un cda o in una banca (per es Minniti).

Ora, un centro sinistra dignitoso dovrebbe prendere atto di questo ed uscire da questa maggioranza: un atto che costerebbe molto, ma che almeno costringerebbe il governo (che non ha bisogno del parlamento) a cercarseli i suoi voti.

Per le pensioni (andremo in pensione più tardi degli altri, con meno welfare), per ritoccare al peggio il reddito di cittadinanza (al secondo no, per qualsiasi lavoro, perdi il sostegno), per ritoccare la giustizia (con la ghigliottina dei processi dopo due anni). Certo ci vuole coraggio.

L'alternativa è essere complici di questo scivolamento verso una democrazia svuotata delle idee e delle proposte della sinistra e perfino degli elettori.

Tanto, Draghi mica ha bisogno di presentarsi alle elezioni?

10 gennaio 2021

Cosa ci dicono le immagini dei barbari a Capitol Hill

Usare le immagini dell'assalto al Congresso americano per risolvere beghe italiane, è sintomo del provincialismo di cui soffrono molti giornalisti e opinionisti senza titoli in Italia.

Le persone che hanno forzato le transenne, attaccato i poliziotti, arrivando a farsi i selfie nelle stanze dei rappresentanti al congresso non erano poveracci: molti sono professionisti, alcuni sono personaggi cresciuti all'interno del sottobosco razzista e suprematista bianco che Trump ha difeso e coccolato.

Come aveva detto Marx, la storia si ripete, la seconda volta in farsa: nel corso di un secolo siamo passati dall'assalto al palazzo d'Inverno da parte dei comunisti, all'assalto del palazzo da parte dei ricca borghesia.

Ma questo non vuol dire che dietro la vittoria di Trump ci siano solo questi personaggi vestiti da vichinghi o da sciamani.

Trump ha vinto perché l'alternativa non aveva convinto l'elettorato democratico, e qui tocca tirare in ballo quanto scritto dall'ex ministro Barca su Twitter, sul peso delle disuguaglianze, che estremizza il discorso politico spostando elettori a votare per quello che a loro sembra diverso.

Se a destra nessuno vuole ammettere che quella destra, illiberale, razzista e poco amante delle leggi, è la loro destra, nel campo progressista (per modo di dire) non si vuole ammettere che anche nel centro sinistra (o quello che è rimasto) si hanno delle colpe per queste disuguaglianze.

Parlo delle politiche del lavoro portate avanti in questi anni, del precariato diventato bandiera a sinistra, di interi capitoli di spesa spostati da istruzione, sanità, ricerca verso le grandi opere (tutte utili?), gli armamenti, bonus dati senza discriminazione.

In Italia dobbiamo preoccuparci dell'abbandono scolastico, dei pochi laureati e di quanti finiti gli studi vanno all'estero, di una sanità che non ovunque dà stessi livelli e che col covid ha mostrato le sue fragilità anche qui al nord.

Anziché pensare alle case per chi ne ha bisogno, si pensa al nuovo stadio a Milano, secondo un modello di shopping, uffici luminosi, ormai fallito (se prenderà piede lo smart working tutto quel cemento per ricchi non servirà).

Quanto successo in America dovrebbe farci riflettere, specie a sinistra, sui nostri errori.

E invece tutto fa brodo per le polemiche di giornata. E ggli ultimi rimarranno sempre in fondo, dimenticati, anche ora che dobbiamo decidere come spendere i 200 miliardi e passa dall'Europa.

PS: ancora oggi, anche nell'editoriale di Travaglio, sento parlare di censura su Trump.

Twitter e FB hanno delle regole, poche ma ci sono e l'account di Trump le ha violate, non mi risultano che ci siano delle deroghe nel regolamento di questi social per i presidenti degli Stati Uniti.

La censura è un'altra cosa: è quando la Rai ti blocca il servizio, quando un direttore di giornale blocca un pezzo.

Quando ad un giornale arrivano querele temerarie per fargli tenere la bocca chiusa.

09 aprile 2019

Il non ritorno della sinistra

Leggevo sull'Espresso di domenica scorsa che, secondo Cacciari, la prossima campagna elettorale sarà caratterizzata dai temi sociali, sarà estrema, un ritorno a destra e sinistra.
A me non pare, più che altro perché nel centro sinistra non trovo alcuna proposta di sinistra concreta da contrapporre alla narrazione salviniana.
Come vogliamo gestire i flussi dei migranti? Come vogliamo affrontare il tema povertà?
Cosa vogliamo fare per il problema della casa? Dei trasporti pubblici?
Quale idee per i cambiamenti climatici?

Le idee di questo governo funzionano sulla carta e, come ha raccontato Report ieri, sembrano pensate solo per avere un effetto immediato per le elezioni di maggio (reddito di cittadinanza e flat tax).
Dove sarebbe questa radicalizzazione, nel concreto, nelle proposte di Calenda e Zingaretti?
C'è più sinistra nelle parole di un ragazzo di 15 anni sceso in piazza a Torre Maura a fronteggiare i fascisti.

04 febbraio 2019

Ci servirebbe un pazzo

Sono due i temi caldi su cui discute il centro sinistra di lotta sui social: la TAV da fare perché va fatta e le chiusure domenicali.
Se Calenda, i neo candidati alla segreteria PD vogliono suicidarsi politicamente, che continuino così.
Prenderanno qualche voto da confindustria, madamine, quel che resta del ceto medio. E basta.
Stesso discorso sulle chiusure domenicali: faranno perdere posti di lavoro, questa la prima obiezione, a cui però bisognerebbe aggiungere quanti posti di lavoro hanno creato, di che natura (stabile o a tempo), con che salario.
Altrimenti è solo dare i numeri che interessano, "cherry picking".
Scrive oggi Fontana sul corriere:
"c’è tantissima gente che è disponibile a lavorare e in ogni caso ci sono molte categorie di lavoratori che lo fanno regolarmente: forze dell’ordine, autisti, personale di volo e dei trasporti, dipendenti degli ospedali, addetti agli alberghi e alla ristorazione, impiegati nei servizi di emergenza e così via (anche i giornalisti, per la verità, ma siccome sono élite nella considerazione dei nuovi politici è meglio che restino in un angolo in punizione). Tutti questi lavoratori sono figli di un Dio minore?"
Rispondo al direttore del corriere che sono i lavoratori dei centri commerciali che sono figli di un Dio minore e queste cose, una persona coi piedi per terra dovrebbe conoscerle.

Infine il reddito di cittadinanza: Calenda twittava ieri dicendo che 780 euro scoraggiano le persone a cercare lavoro. Stesso ragionamento fatto da Boccia (Confindustria):
"I 780 euro mensili potrebbero scoraggiare dal cercare un impiego considerando che in Italia lo stipendio mediano dei giovani under 30 si attesta a 830 netti al mese"
Anziché preoccuparsi dei salari bassi (la soglia di povertà per una persona che abita da solo al nord è di 654 euro), questi vorrebbero un redditi di sostegno ancora più basso. Anzi, non lo vorrebbero proprio, solo sgravi alle imprese che assumono.
Come fatto dal Pd con gli effetti che abbiamo visto: si sono gonfiati i numeri dei contratti a tutele crescenti ma solo negli anni degli sgravi.

Vogliamo rifondare il centro sinistra?
Parliamo di povertà, di istruzione, di ricerca, di sanità pubblica.
Parliamo di treni per i pendolari e non solo dell'alta velocità.
Parliamo di reddito minimo, di lotta al precariato e di lotta al lavoro nero.

E invece no.
Ieri sera mi sono rivisto il film "Viva la libertà": il segretario del maggior partito di centro sinistra, sotto tensione per i sondaggi negativi e le contestazioni prese, se ne scappa a Parigi.
Viene sostituito dal gemello, uscito da poco da una clinica psichiatrica.
Il fratello pazzo riesce a rilanciare il partito, all'opposizione, cambiando parole, atteggiamento, punti di vista.
Forse serve veramente un pazzo per salvare questo centro sinistra che riesce solo a fare concorrenza alla destra.

25 giugno 2018

Pure Scajola

Pure Scajola è tornato.
Non ci siamo fatti mancare niente a questo giro di amministrative: la sinistra ha perso città importanti in Emilia e in Toscana.
Ha perso a Cinisello, amministrate da giunte di centro sinistra dal dopoguerra.
Dove vogliamo arrivare?

Certo, sabato scorso a Milano è successo un evento importante: tutta la sinistra che si oppone a questa destra salviniana si è ritrovata al pranzo solidale al parco Sempione dove è intervenuto anche Saviano.
Ma non basta.
La sinistra sta perdendo terreno nelle città e nei piccoli comuni oggi amministrati da Lega e centro destra al grido più sicurezza, via gli accattoni, via gli immigrati clandestini!
Come a Como, dove si è appena celebrato il compleanno dell'amministrazione Landriscina: progetti per una Como diversa? Nessuno: a Como, raccontava questa mattina in collegamento con Radio Popolare il giornalista Giampiero Rossi, l'amministrazione esegue i desiderata di confesercenti.
E dove a livello nazionale le proposte sono quelle di cui leggiamo: impronte digitali per i dipendenti pubblici, manica larga per gli evasori, l'attacco alle ONG e agli immigrati (con la complicità di una Europa che si sta sfaldando).

Cosa vogliamo fare?
Continuiamo così?

29 ottobre 2017

Con chi se la sta prendendo Michele Serra oggi?


Non sono molto d'accordo con Michele Serra per quanto scrive sull'Amaca di oggi (domenica 29 ottobre): è una visione molto semplificata di quello che è oggi centro sinistra e centro destra (sempre premesso che si possano chiamare ancora destra e sinistra questi partiti e partitini).
La destra presentata come un gruppo che sta assieme solo per spartirsi le poltrone senza alcuna visione politica, beati loro.
La sinistra litigiosa che farà vincere la destra.

Troppo semplice: la destra si odia ma semplicemente lo abbiamo dato per scontato e non fa notizia.
Berlusconi che teme Salvini che teme la crescita di popolarità di Maroni e Zaia dopo il referendum.
Salvini che odia Alfano ma non ha nulla a che dire dell'alleanza in Lombardia.
Probabilmente si metteranno assieme alle elezioni, non si sa ancora attorno a che leader e su quali basi.

E chiariamo una cosa anche sull'odio a sinistra? Con chi se la sta prendendo Serra? Con Renzi che chiama gufi e rosiconi le persone che non si piegano ai suoi diktat?
O quelli che fanno le battutine sul “grosso Grasso” come da twitter fa una sostenitrice renzianissima promossa a capo di una direzione nel PD?
Quanto amore e quanto ascolto c'è in queste persone che considerano di sinistra bonus, sgravi, nominati nei partiti, clientelismo locali (vedi l'omelia di fronte a De Luca e Alfieri)?

“Il primo a sinistra che oserà lamentarsi, prima di farlo si guardi allo specchio”: questa se la poteva risparmiare. Il PD per primo (prima dei partitini a sx) dovrebbe guardarsi allo specchio per capire dove è andato e cosa si è lasciato indietro nel suo percorso di avvicinamento al partito della nazione.

Dove si rende indistinguibile tutto, l'antisistema, l'anti establishment e la lotta per gli ultimi.

14 luglio 2017

La cabina di regia

I retroscena, le tattiche, le alleanze, le congiure e le trame.
Tema che appassiona molti, che seguono le cronache dei movimenti, dei papabili leader, delle alleanze sui retroscena pubblicati sui giornali.
Al Nazareno seguono le mosse della sinistra con un certo interesse. La riflessione che viene fatta è questa: «Senza Pisapia candidato quel cartello elettorale si indebolirà tantissimo». Il presidente del Pd Matteo Orfini va dicendo da tempo che alla fine, a suo avviso, le liste alla sinistra del Partito democratico saranno tre: «Insieme», Sinistra italiana, magari in accoppiata con il movimento di Anna Falcone e Tomaso Montanari, e Rifondazione. E la reazione che ha avuto ieri Nicola Fratoianni di fronte alla notizia di una «cabina di regia» Pisapia-Bersani-D’Alema parrebbe dare ragione a Orfini. «Fanno questa cosa? Auguri e in bocca al lupo», è stato il commento in Transatlantico del leader di Sinistra italiana. Come a dire: non è cosa che mi riguarda. D’altra parte lo stesso ex sindaco di Milano non aveva escluso l’eventualità di più liste.
In questi giorni Blob ha mandato in onda un ripasso delle ultime stagioni politiche: dal crepuscolo del prima Repubblica, alla stagione di Mani Pulite, la discesa in campo del signore delle televisioni Berlusconi, la stagione dell'ulivo con Prodi.







La caduta dell'Ulivo, il primo scontro con Bertinotti, lo strappo dentro rifondazione, le pressioni esterne per fermare un governo poco affidabile.
Il secondo ritorno del Caimano fino alla nascita del Partito Democratico.
Nei giorni passati è toccato a Renzi: dalla guerra di logoramento a Letta, #enricostaisereno, al patto del Nazareno.
La stagione delle riforme del governo dei mille giorni, che ci ha consegnato un paese con gli stessi problemi (compresi i roghi e l'emergenza incendi) e ancora più spaccato tra tifosi pro o contro qualcuno.

Repetita iuvant.
Aiuta a ricordare cosa è stato in Italia: quanti anni abbiamo perso ad inseguire garantismo e presunzione di innocenza (ma solo per quanto riguarda i colletti bianchi).
Ad inseguire il famoso centro, l'elettorato di centro (che alla fine si è scoperto che non esiste). E non è solo Bersani con (meteora) Monti e Casini.
Repetita iuvant anche D'Alema e la Bicamerale e le riforme assieme al cavaliere che difendeva il suo conflitto di interesse.
Repetita iuvant anche per Renzi, pure lui ad inseguire l'elettorato di centro per poi scoprire che questi preferiva l'originale e non la copia.

Tutto queste blobbate dovrebbero servire anche ai tanti leader riconosciuti (o auto riconosciuti) che oggi si aggirano a sinistra.
Gli elettori non vi seguono più. Basta, vi hanno detto alle scorse elezioni amministrative.
Non è detto che succeda lo stesso alle prossime elezioni politiche.
Ma se dovessimo arrivare nuovamente ad una situazione con bassa affluenza e col ritorno al governo della destra, di questa destra imbarazzante, ecco, noi ve l'avevamo detto.

14 giugno 2017

Scelte a sinistra

Sul Fatto Quotidiano (lo potete trovare anche sul suo blog) Alessandro Robecchi parla della mucca in corridoio diventata mandria, del maiale in cucina che è vero che non si butta via niente, ma inizia pure a puzzare.
Fuori di metafora, la scoperta ipocrita che l'estrema destra (e il suo bacino elettorale) ancora esistono e nemmeno si nascondono. Loro e i loro simboli, come il fascio littorio sulla lista a Mantova, come la torta con la svastica di Casapound a Lodi (postata su Facebook senza alcun problema), come i cartelli contro i negozi stranieri affissi a Roma dai ragazzotti di Azione Frontale.

La destra è un serbatoio di voti molto appetibile a quanto pare: non solo la destra estrema, quella contro gli immigrati, delle ong come taxi, dei rom che rubano.
E' anche la destra dell'elusione, del falso in bilancio da togliere per non bloccare l'economia, della deregulation sulle regole ambientali (vedi decreto Sblocca Italia e l'atteggiamento del PD sul referendum per le Trivelle) e su quelle del mondo del lavoro (vedi jobs act).

Dopo le amministrative il vice di Renzi Martina ha detto che il centro sinistra per vincere deve stare unito, ma deve rimanere a guida democratica.
Ma deve decidersi però da che parte stare.
Non si può stare contemporaneamente con Pisapia e Berlusconi, dalla parte del jobs act con Marchionne e poi chiedere voti a sinistra.
Così come non si può parlare di centro sinistra e poi appoggiare lady Tosi a Verona, solo perché i tosiani hanno votato si al referendum.

Oggi tutti i partiti, non ultimo il M5S di Grillo, vanno a caccia di voti dell'elettorato di destra, col risultato di legittimare certi atteggiamenti che poi sfociano nella xenofobia.
Eppure quante praterie a sinistra.

23 luglio 2012

Quale coalizione per il centrosinistra

Questa mattina, all'ingresso della metropolitana sono stato fermato da due ragazzi, in giacca e cravatta, che vendevano ai passanti copie del giornale Lotta comunista. "Lotta comunista, compagno?".
Pensavo, vedendo questi due ragazzi con l'aria più da impiegati che da operai, che se questi sono i comunisti di oggi, quelli che ancora ci si chiama compagno, dove si usano le stesse parole che Marx e Lenin avrebbero usato il secolo scorso, allora è giusto che quello che chiamiamo centro sinistra sia in realtà espressione del centro.

Forse sono io che sono confuso, i tempi lo sono, perché faccio fatica a capire quale sarà la prossima coalizione di centrosinistra.
Attorno a che valori, a quali idee si costruirà questo progetto. E, soprattutto, attorno a quali partiti: UDC e PD?
Per dare un sostegno politico a Monti, affinchè prosegua la sua politica di risanamento?

Ecco, sono ancora più spaesato, da queste notizie: cosa c'è di centrosinistra nel progetto montiano?
Nella sua riforma del lavoro. Nella sua riforma delle pensioni (e non delle pensioni d'oro). Nella sua visione delle liberalizzazioni. Nella sua visione di privatizzazioni (e per fortuna che la consulta ha detto stop alle privatizzazioni nella gestione dei beni pubblici).
Per quale motivo gli elettori di centro sinistra dovrebbero accettare queste scelte politiche quando magari avrebbero preferito una bella tagliata alle spese militari, una seria lotta di contrasto a corruzione ed evasione, uno svecchiamento nella politica, investimenti in ricerca e università ...?

Forse, i leader della strana maggioranza, pensano di mettere gli elettori di fronte al fatto compiuto. Mangiate questa ministra, altrimenti quella è la finestra. E magari con una legge elettorale che sbarra la strada agli outsider.
Ma tutto questo non suona un pò anti-democratico?

Mettere alla sbarra Grillo e i grillini, di Pietro e Travaglio (come ha fatto ieri Scalfari) perchè attaccano (in realtà si chiama critica) Monti e Napolitano e proseguire con queste persone, eredità del passato?
Sono confuso. E non solo per i due ragazzi con Lotta comunista sotto il braccio.