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23 maggio 2023

Report – l’arresto di Messina Denaro, la latitanza, la trattativa

La verità, vi prego, sulla mafia, sull’arresto di Messina Denaro e su chi ne ha garantito la latitanza – viene da parafrasare il poeta Auden, per questa puntata di Report, all’indomani delle celebrazioni sulla morte del giudice Giovanni Falcone ucciso a Capaci 31 anni fa assieme alla moglie e ai componenti della scorta.

Sos Emilia Romagna

Ma l’anteprima della puntata è dedicata all’alluvione in Emilia Romagna, con le immagini dei campi allagati, gli allevamenti dove gli animali rischiano di affogare nell’acqua.
L’acqua nei campi ha raggiunto l’altezza di 1 metro e venti centimetri: significa la morte delle piante, dei laboratori, dei frigoriferi, di tutte le strutture nelle aziende agricole o negli allevamenti.
Andrea Benzenati – l’allevatore che ha aperto a Report il suo allevamento deve salvare le sue scrofe che sono rimaste nell’acqua fredda per più di 24 ore.

Passata l’emergenza arriverà poi il momento della conta dei danni.

La pupiata di Paolo Mondani

Nei vocali presi dal telefono di MMD si sente parlare il boss della sua vita privata: la cattura del boss è diventata una soap opera, le amanti che litigano, il paese omertoso sullo sfondo, la sua cartella clinica squadernata davanti a tutti.

Possibile che la sua rete di fiancheggiatori finisca con l’alter ego, il medico massone e l’autista?

Ancora mancano pezzi della cattura, non sappiamo chi abbia garantito la sua latitanza: il giudice Di Matteo parla di garanzie ad alto livello, in una provincia, Trapani, che non è una provincia qualsiasi. Qui si legano mafia, logge massoniche, servizi segreti.
Nelle logge si ritrovano mafiosi, politici che si ritrovano assieme. A Trapani si trovava la base dell’aeronautica usata da Gladio: dopo l’arresto di MMD si scoprì che il suo fiancheggiatore era il medico Tumbarello, i cui contatti cui servizi erano noti da anni, medico anche iscritto alla massoneria.

MMD aveva messo in piedi una rete massonica tutta sua: è stato l’architetto Tuzzolino a raccontarlo alla magistrata Principato. Alcune sue rivelazioni si sono rivelate false e ne hanno causato l’arresto, ma altre sono state riscontate: come quelle sui rapporti tra Messina Denaro e l’ex sottosegretario D’Alì, sul fatto che quest’ultimo fosse iscritto alla loggia La Sicilia, come un Gran Maestro.
Le indagini sulla massoneria si sono poi fermate: a queste super logge segrete appartenevano imprenditori trapanesi e politici che tutelavano la latitanza del boss.
Tuzzolini incontrò Messina Denaro più volte, in diversi incontri che gli diede una mano in un suo progetto a New York.
La Loggia La Sicilia era una diretta emanazione della P2 – racconta il servizio: sin dai tempi di Bontade la mafia era in contatto con la loggia di Gelli. Diversi pentiti hanno dettagliato di viaggi in Sicilia di Gelli in Sicilia, dove questi si incontrava coi boss mafiosi.
Dunque la rete di protezione di MMD (scoperta dalla pm Principato) è di derivazione da quella di Gelli: politici, giornalisti, professionisti, tutti dentro questa loggia itinerante, senza sede, che dava consigli e contatti per chi voleva investire all’estero.

Dentro questa loggia, raccontano i pentiti, anche l’ex senatore D’Alì, lo zio era iscritto alla loggia P2: oggi l’ex senatore è in carcere per la condanna di concorso esterno.

L’ex collaboratore Morsicato ha raccontato a Report dei familiari di MMD con cui era entrato in contatto: si sapeva che il boss era protetto da uomini dello stato. Lo stesso Tuzzolino spiega come nelle logge fossero presenti uomini delle forze dell’ordine e dei servizi.

Giovanni Savalle è un imprenditore che è stato considerato dalla GDF come il tesoriere di MMD: lo scorso anno è caduta l’accusa di essere in relazione col boss, per tramite di altri imprenditori, come Gianfranco Becchina. Secondo la DIA Becchina sarebbe a capo di una rete di trafficanti in opere d’arte. Altri rapporti con Maria Guttadauro, figlia di Filippo Guttadauro (sposato con la sorella di MMD), con Luca Bellomo (nipote del boss).. Buoni rapporti non solo coi parenti del boss ma anche con la politica, di destra o di sinistra: Totò Cuffaro gli aveva chiesto di candidarsi.

Tumbarello, il medico massone di MMD, era una fonte dei servizi: lo si sapeva da anni – racconta una fonte a Report che lavorava nella polizia giudiziaria: l’ex sindaco di Castelvetrano Vaccarino aveva proprio Tumbarello come tramite per raggiungere Messina Denaro. L’operazione Vaccarino era gestita dal Sisde e serviva per concordare la consegna spontanea del boss: una sorta di pre tavolo di trattativa.

Nelle lettere che MMD scrive a Vaccarino il boss spiega le sue condizioni, a modo suo: al centro della trattativa c’è l’ergastolo, il 41 bis.

Poi arriva la malattia e le abitudini del boss cambiano: è come se volesse lasciare delle briciole nel suo percorso per farsi arrestare, come il cellulare lasciato ad altre pazienti della clinica.

O era troppo fiducioso della rete di protezione oppure si è lasciato arrestare.

Il funzionario di polizia giudiziaria che è stato sentito da Report racconta della mancata cattura nel 2022: c’è un’ultima lettera con dentro dei pizzini, in cui MMD parla in codice “è andato tutto a scatafascio”, come se sapesse dell’indagine grazie ad una talpa.
Le indagini erano fatte da polizia e carabinieri, le cimici nella casa della sorella Rosalia erano state inserite dalla polizia e i carabinieri volevano inserirne una nel bagno
nel dicembre 2022.
Qui c’è un mistero, un pizzino che prima c’è, poi scompare: un pizzino dove si parla della malattia del capomafia, quel pizzino poi servì ai carabinieri per arrivare alla cartella clinica e poi arrivare alla cattura.
La sorella Rosalia si accorge dei movimenti di polizia e carabinieri, che si pestano i piedi: nel pizzino il boss dichiara di non voler usare la posta perché non sicura, ma rimane a Campobello, dove si sentiva sicuro.

I servizi segreti non vogliono che Matteo Messina Denaro fosse catturato nel maggio 2022, col governo Draghi”: sarebbe cioè il secondo round di una trattativa partita tramite uno scambio di lettere (le lettere a Svetonio) tra il mafioso e l’ex sindaco Vaccarino.
Lettere dove si parla del 41 bis, che rimane ancora un nervo scoperto per la mafia: quelle lettere servivano a preparare il terreno per la consegna di Messina Denaro.

L’arresto del latitante era stato annunciato da Salvatore Baiardo: nel processo del 2020 Ndrangheta Stragista aveva parlato di aver incontrato coi Graviano l’ex presidente Berlusconi.

Massimo Giletti aveva ospitato a La7 Baiardo dove quest’ultimo aveva annunciato l’arresta di Messina Denaro come regalo al governo, “quando allo stato farà comodo..”
L’arresto dei corleonesi in cambio della fine del 41 bis?

Report ha chiesto conto a Baiardo di questa cattura annunciata? Chi lo ha detto a Baiardo?
A Report Baiardo parla di un coinvolgimento dei servizi, che avrebbero interloquito col boss.

A Omegna sarebbe stata scattata la foto di Graviano con Berlusconi e l’ex generale Delfino: ex generale del Sismi, indagato per gli attentati del 1993. Cosa ci faceva sul lago D’Orta assieme ai Graviano? Quelle foto esistono veramente?
“Se non va tutto come deve andare le foto escono nel libro” racconta poi a Mondani: le foto sono state mostrate a Paolo Berlusconi – racconta ancora Baiardo.
L’avvocato di Paolo Berlusconi racconta di insinuazioni, si tratta solo di una richiesta di denaro.

Dopo la chiusura della trasmissione di Giletti e dopo l’uscita della storia delle foto, Baiardo inizia a ritrattare tutto facendo dei video su Tik Tok.
Altro che foto, sono tutte fesserie..

Ma all’autorità giudiziaria Giletti racconta di questa foto polaroid dove ha riconosciuto Berlusconi, l’ex generale Delfino e poi un’altra persona che Giletti non ha riconosciuto.

In uno scambio di messaggi Baiardo fa riferimento ad una data, l’8 marzo, data in cui la Cassazione inizia a discutere dell’ostacolo ostativo: a che gioco sta giocando Baiardo e per conto di chi?

Strane coincidenze in questa storia: la profezia del veggente Baiardo che da Giletti annuncia il regalo al governo Meloni, l’arresto del latitante Messina Denaro il 15 gennaio.

E, anni prima, la profezia del generale Delfino che nel 1992 annuncia la cattura di Riina, come favore al ministro Martelli.

Graviano, in una deposizione, racconta di essere venuto a conoscenza del pentimento di Balduccio Di Maggio, di cui non avvisò però Riina.

Oggi Martelli racconta di una visita, nell’estate del 1992, del generale Delfino: “non si preoccupi, le portiamo noi Riina” gli disse.
Già a luglio qualcuno nello stato sapeva della disponibilità di Di Maggio nel consegnare proprio Riina?
Era stato Graviano a portare Di Maggio a Borgomanero – racconta Baiardo oggi: è stato poi Graviano a portare Di Maggio dal generale Delfino, vendendo così Riina allo stato.
Questo si incastra con le rivelazioni fatte da Spatuzza, quando a Roma Graviano felice, spiega al suo soldato che avevano aggiustato tutto con quello di canale 5 e col paesano di Palermo.

I fratelli Graviano erano ad un passo di Berlusconi, sempre smentiti da quest’ultimo.
E questo porta
a raccontare di due verbali della Dia dimenticati nel cassetto: nel 1996 Francesco Messina era alla Dia e indagava sulle stragi del '93 insieme al magistrato fiorentino Gabriele Chelazzi, quando firmò due verbali con le rivelazioni di un confidente fino ad allora sconosciuto, Salvatore Baiardo. Quest’ultimo confessa a Francesco Messina di aver assistito nella sua casa tra il 1991 – 92 a conversazioni telefoniche tra Filippo Graviano e Marcello Dell’Utri dalle quali si evinceva che i due avevano interessi economici comuni in Sardegna.

Oggi il prefetto Messina è direttore del servizio centrale anticrimine e racconta a Mondani di quel verbale: “disse di aver assistito ad una conversazione telefonica tra Graviano e un tale Marcello, questo bisogna dirlo per onore della cronaca.”

Baiardo aveva capito tramite un commercialista di Palermo, Fulvio Lima parente del politico Salvo Lima (ucciso dalla mafia nel marzo 1992), che venivano trasferiti ingenti capitali proprio a Marcello Dell’Utri: “parlò di questo interessamento anche di Fulvio Lima a questo trasferimento di denaro, ma anche questo fu riferito all’autorità giudiziaria.”
La villa dove i Graviano stavano dopo le stragi del 1993 era ubicata a Punta Volpe (in Sardegna) ed è Baiardo che paga l’affitto per conto dei Graviano: “Baiardo raccontò di aver dovuto recapitare una valigia ai fratelli Graviano che si trovavano in vacanza in Sardegna e che questa valigia ad un certo punto fu recapitata in una villa che era nel comprensorio
vicino alla villa del prossimo presidente del Consiglio..”
Cosa aveva intuito Chelazzi (il pm fiorentino che indagò sulla bomba ai Georgofili) alla fine del suo percorso investigativo sulla strage di Firenze, sulla strage di Milano e sulle stragi del 1993?

Io credo che lui avesse percepito chiaramente da tempo che dietro a questi fatti non c’era soltanto l’ala militare di cosa nostra corleonese.”

Baiardo è stato interrogato dal pm Tescaroli a Firenze sulle stragi di Firenze e Milano: erano stragi per spazzar via la vecchia mafia e far emergere la mafia nuova, l’ala di Provenzano.
Sulla trattativa stato mafia la Cassazione ha confermato le assoluzioni a politici e carabinieri, il fatto non è reato: ma nella sentenza di appello era stato scritto come Dell’Utri aveva tramato per favorire interessi dei mafiosi.
Oggi l’indagine sui mandanti esterni per queste stragi si sono riaperte, gli investigatori stanno cercando le tracce di denaro tra i Graviano e Berlusconi (secondo i Graviano erano investimenti fatti nelle sue aziende).

Sulla strage di via dei Georgofili il pentito Spatuzza ha detto che questi morti non ci appartengono: o mafiosi non avevano tutto quell’esplosivo poi fatto esplodere sotto la torre. Secondo il giudice Donadio altri (chi?) hanno messo altro esplosivo oltre a quello dei mafiosi: i periti, sentiti da Report, parlano di Tritolo, Pentrite, T4, esplosivi che si ritrovano anche per uso civile.
Un ex agente della polizia giudiziaria di Firenze ha raccontato di una indagine svolta: la Torre dei Pulci poteva essere un obiettivo diverso,
perché quella Torre era ospitato un centro forse collegato ai servizi (forse dietro al scelta di quell’obiettivo c’erano altre menti raffinatissime?).
Un ex carabiniere poi passato ad una società privata avvisò gli investigatori con una minaccia nemmeno troppo velata. L’indagine fu poi troncata da un importante magistrato.

A Milano e a Firenze diversi testimoni parlano di una bionda e di una bruna: di questi strani agenti parla l’ex compagna del poliziotto Peluso, Marianna Castro, che parla di una rete (di agenti o ex agenti) composta da "faccia da mostro" e dall'ex funzionario del Sisde Contrada.

Da Firenze a Milano: il 27 luglio 1993 in via Palestro a Milano esplode una bomba uccidendo 5 persone ferendone 12. I magistrati ritengono che ci sia un buco di 48 ore nella ricostruzione della preparazione della strage, perché nessuno dei collaboratori di giustizia sa dire cosa accadde dopo, come se i mafiosi avessero passato nelle mani di altri l’esecuzione.
Altri chi? Ma non era stata solo la mafia a preparare e gestire quelle bombe?
Il giornalista Fabrizio Gatti nel 2019 ha scritto
Educazione americana, la storia di un agente della Cia di stanza a Milano che gli rivela i retroscena della strage.
“Dice di chiamarsi Simone Pace, il suo nome convenzionale, quindi credo che sia anche il nome finto, racconta e rivela che in quegli anni degli attentati, così come prima e negli anni successivi esiste in Italia e anche a Milano una squadra clandestina della Cia, formata da cittadini italiani e americani. In particolare lui, nei mesi precedenti all’attentato di via Palestro viene coinvolto dal suo capo americano, che dice di chiamarsi Viktor, viene coinvolto in un sopralluogo in via Palestro.”

Ancora Gatti racconta che Viktor chiese a Pace di comprare dei componenti chimici per realizzare una bomba: poco distante dalla casa di Viktor stavano i due mafiosi che hanno portato l’esplosivo per Milano.

Pace si definiva un facilitatore della storia, uno che fa si che la storia segua un certo corso – spiega Gatti a Mondani.

La nostra storia è stata facilitata grazie alle bombe, alle stragi, dietro cui si ritrovano spesso le stesse facce: un paese che non teme la mafia, che non ha nulla a che spartire con mafia e terrorismo (di tutto i colori), che non teme i ricatti dei mafiosi DEVE sapere svelare questi misteri, queste facce.

Sarà questo il compito della prossima commissione antimafia? Sarà questo l'obiettivo di questo governo?

22 maggio 2023

Anteprima inchieste di Report – Messina Denaro e il suo arresto, la selezione a Sanremo e la trasparenza delle etichette

Cosa è stato l’arresto di Matteo Messina Denaro

Degli ultimi mesi della latitanza di Matteo Messina Denaro sappiamo tutto: abbiamo i vocali su whatsapp (dove raccontava “io in genere sfuggo dal farmi riconoscere”), abbiamo i selfie che si è fatto assieme ad altri pazienti nel centro presso dove si curava per il tumore, abbiamo potuto persino vedere la sua cartella medica.

Matteo Messina Denaro è stato l’ultimo dei mafiosi responsabili delle stragi del 1992-93 ad essere arrestato: ma la sua fine il 16 gennaio 2023 non ha permesso di fare chiarezza sui tanti punti oscuri su quelle bombe, sul ricatto allo Stato (che non esiste, che non è reato a quanto ci dice la Cassazione), sul perché la mafia decise di portare avanti quella strategia terroristica.
Ancora oggi, chi fa veramente lotta alla mafia e non fiction si interroga su chi possano essere i mandanti esterni, i suggeritori di Riina e dei corleonesi, chi suggerì quella strategia del muro contro muro con lo Stato, chi indicò gli obiettivi da colpire a Firenze, Roma e Milano.  
Perché esistono queste persone, nello Stato, nel mondo della società civile.

L’arresto del boss, latitante da 30 anni, si è subito trasformata in una fiction: le sue amanti,i suoi figli segreti, i suoi libri, le foto nel suo covo con l’immagine de Il padrino e di Jocker: i pettegolezzi sulla sua vita sono stati spacciati come segreti, il suo omertoso paese (di cui si è occupato il passato servizio di Claudia di Pasquale) che fa da scenario, come se avesse gestito affari da 5 miliardi di euro tutti da Campobello di Mazara.
In uno di questi vocali sentiamo il boss, direttamente dalla sua voce, dire di non aver vissuto nel suo salottino in ciabatte, “io sono stato un tipo che il mondo lo ha calpestato”.
Come se bastasse il medico Tumbarello, l’alter ego Bonafede e l’autista a raccontare i suoi fiancheggiatori. Ma, come racconta nell’anticipazione del servizio
di Mondani, niente è stato raccontato, mancano pezzi decisivi della dinamica dell’arresto e soprattutto continuiamo a non sapere nulla delle protezione di cui ha goduto per 30 anni. È un vero boss questo Messina Denaro o solo un simbolo utile a dichiarare la mafia sconfitta?

Il servizio di Paolo Mondani intervisterà il magistrato Nino di Matteo: “io penso che neppure il mafioso più potente possa rimanere latitante per tanti anni senza godere di protezioni anche molto alte..”

Non possiamo non includere, oltre al livello politico, anche le logge massoniche che Messina Denaro frequentava, e a cui anche il medico Tumbarello era iscritto (e da cui oggi è stato sospeso, dopo la notizia delle indagini sul suo conto – racconta il gran maestro a Report).
Della rete di protezione di Messina Denaro, la rete di professionisti che hanno gestito i suoi beni (il commercialista che era considerato il tesoriere di Messina Denaro).

Torniamo allora alle bombe del 1992-1993: il 27 luglio 1993 in via Palestro a Milano esplode una bomba uccidendo 5 persone ferendone 12. I magistrati ritengono che ci sia un buco di 48 ore nella ricostruzione della preparazione della strage, perché nessuno dei collaboratori di giustizia sa dire cosa accadde dopo, come se i mafiosi avessero passato nelle mani di altri l’esecuzione.
Altri chi? Ma non era stata solo la mafia a preparare e gestire quelle bombe?
Il giornalista Fabrizio Gatti nel 2019 ha scritto
Educazione americana, la storia di un agente della Cia di stanza a Milano che gli rivela i retroscena della strage.
“Dice di chiamarsi Simone Pace, il suo nome convenzionale, quindi credo che sia anche il nome finto, racconta e rivela che in quegli anni degli attentati, così come prima e negli anni successivi esiste in Italia e anche a Milano una squadra clandestina della Cia, formata da cittadini italiani e americani. In particolare lui, nei mesi precedenti all’attentato di via Palestro viene coinvolto dal suo capo americano, che dice di chiamarsi Viktor, viene coinvolto in un sopralluogo in via Palestro.”


Il servizio tornerà poi a parlare di due verbali della Dia dimenticati nel cassetto: n
el 1996 Francesco Messina era alla Dia e indagava sulle stragi del '93 insieme al magistrato fiorentino Gabriele Chelazzi, quando firmò due verbali con le rivelazioni di un confidente fino ad allora sconosciuto, Salvatore Baiardo. Quest’ultimo confessa a Francesco Messina di aver assistito nella sua casa tra il 1991 – 92 a conversazioni telefoniche tra Filippo Graviano e Marcello Dell’Utri dalle quali si evinceva che i due avevano interessi economici comuni in Sardegna.

Oggi il prefetto Messina è direttore del servizio centrale anticrimine e racconta a Mondani di quel verbale: “disse di aver assistito ad una conversazione telefonica tra Graviano e un tale Marcello, questo bisogna dirlo per onore della cronaca.”
Baiardo aveva capito tramite un commercialista di Palermo, Fulvio Lima parente del politico Salvo Lima (ucciso dalla mafia nel marzo 1992), che venivano trasferiti ingenti capitali proprio a Marcello Dell’Utri: “parlò di questo interessamento anche di Fulvio Lima a questo trasferimento di denaro, ma anche questo fu riferito all’autorità giudiziaria.”
La villa dove i Graviano stavano dopo le stragi del 1993 era ubicata a Punta Volpe (in Sardegna) ed è Baiardo che paga l’affitto per conto dei Graviano: “Baiardo raccontò di aver dovuto recapitare una valigia ai fratelli Graviano che si trovavano in vacanza in Sardegna e che questa valigia ad un certo punto fu recapitata in una villa che era nel comprensorio dove era situata la villa del prossimo presidente del Consiglio..”
Cosa aveva intuito Chelazzi (il pm fiorentino che indagò sulla bomba ai Georgofili) alla fine del suo percorso investigativo sulla strage di Firenze, sulla strage di Milano e sulle stragi del 1993?

Io credo che lui avesse percepito chiaramente da tempo che dietro a questi fatti non c’era soltanto l’ala militare di cosa nostra corleonese.”

La scheda del servizio: La pupiata

di Paolo Mondani

Collaborazione di Marco Bova e Roberto Persia
Immagini di Dario D’India, Cristiano Forti e Alessandro Spinnato
Montaggio di Elisa Carlotta Salvati e Giorgio Vallati

Siamo alla ricerca della verità sui fatti di mafia e sulle stragi che hanno insanguinato il nostro Paese.
Sono passati oltre trent’anni e ancora siamo alla ricerca della verità sui fatti di mafia e sulle stragi che hanno insanguinato il nostro Paese. Con l’esperienza di quella stagione l’arresto di Matteo Messina Denaro pone interrogativi sulla sua cattura e la sua latitanza. Trent’anni sono passati dalla strage di Firenze in via dei Georgofili. La mafia in quegli anni metteva bombe qua e là per il Paese, ma non era sola nella pianificazione della strategia stragista. Grazie al recentissimo lavoro della Commissione parlamentare antimafia aggiungiamo pezzi di verità sui mandanti e sugli esecutori.

Come si arriva a Sanremo?

In che modo un cantante può arrivare a cantare a Sanremo? Ci sono favoritismi anche sulle selezioni per arrivare al festival?
Emanuele Bellano ha contattato due cantanti escluse dalla fase finale del concorso Area Sanremo nel 2014 (su cui oggi sta indagando la magistratura): Aurora Pacchi racconta al giornalista di aver preso voti alti al concorso di selezione organizzato dal comune sanremese, per un giudizio complessivo di 9+.. L’altro concorrente contattato da Report, Michelangelo Giordano, racconta della domanda ricorrente che si fa dal 2014 “ma gli altri 40 concorrenti passati in finale possibile che hanno preso tutti voti superiori a questi”. Anche lui al concorso aveva preso voti alti per essere poi escluso. Come per ogni concorso pubblico, anche questo prevede per i concorrenti la possibilità di fare accesso agli atti così sia Michelangelo che Aurora chiedono le schede dei concorrenti passati in finale, scoprendo che persone con voti più bassi hanno avuto accesso alla fase successiva che avrebbe poi dato accesso al festival.
Report ha intervistato il presidente di Area Sanremo nonché presidente dell’orchestra sinfonica di Sanremo, Livio Emanueli, che oggi si dice stupito di quanto è accaduto, il criterio di selezione è quello legato all’ascolto dei brani da parte di una commissione tecnica, “sulla base di queste valutazioni noi facciamo accedere al livello successivo i ragazzi”.

La graduatoria finale viene dunque stabilita in base ai voti presi dai giurati durante le audizione dunque chi è passato avrebbe dovuto avere voti più alti.

La scheda del servizio: La selezione

di Emanuele Bellano

Collaborazione di Greta Orsi
Immagini di Giovanni De Faveri

Come si accenderebbe veramente a Sanremo?
Il Festival di Sanremo consente ogni anno a otto giovani cantanti di accedere al palco dell'Ariston e di cantare in diretta TV davanti a milioni di spettatori in tutto il mondo. La selezione degli otto talenti avviene attraverso due strade: una organizzata direttamente dalla commissione RAI, l'altra attraverso un concorso chiamato Area Sanremo organizzato dal comune di Sanremo. Come rivela uno dei giudici che hanno fatto parte più volte della commissione giudicatrice di Area Sanremo, le pressioni sui giudici e sull'organizzazione sono molto forti e sarebbero finite anche in tentativi di corruzione. Nel 2014 di fronte all'esclusione dalla fase finale, due concorrenti di Area Sanremo fanno accesso agli atti e scoprono che la loro esclusione è anomala e che ci sarebbero state circostanze oscure nella selezione dei finalisti.

Le etichette dei prodotti alimentati

La scorsa settimana Report aveva messo a confronto il sistema di etichettatura francese, il Nutriscore, che usa la metafora del semaforo che, in base alle indicazioni raccolte dagli utenti intervistati nel corso del servizio, sembra più semplice da comprendere rispetto al modello scelto dall’Italia, il Nutrinform.
In Francia, oltre a Nutriscore, hanno sviluppato una App Yuka (scaricabile anche in Italia), che assegna un punteggio agli alimenti in base all’etichetta, segnalando anche gli additivi pericolosi, in base ad un principio di precauzione. Basta selezionare con lo smartphone il codice a barre del prodotto per scoprire cosa c’è dentro: nel suo Database sono schedati circa 4 ml di codici a barre, prodotti alimentari ma anche cosmetici. Il punteggio finale che da al prodotto è basato sulla qualità nutrizionale, gli additivi e la dimensione biologica per avere così una visione globale. L’algoritmo si basa su fonti scientifiche che sono tutte menzionate nell’applicazione.
Lucina Paternesi ne ha chiesto conto alla dottoressa Renata Alleva, nutrizionista: “su questo punto i francesi stanno lavorando molto, noi non abbiamo una regolamentazione che ci fa capire quant’è la tossicità legata al cocktail che noi abbiamo.. ”
Questa app è finita in tribunale a causa della reazione delle industrie degli insaccati.

La scheda del servizio: Tutti contro Yuka

di Lucina Paternesi e Giulia Sabella

Immagini di Davide Fonda
Montaggio di Sonia Zarfati
Grafiche di Giorgio Vallati

Come finirà la guerra delle etichette?
Non solo Nutri-score e NutrInform Battery, la battaglia delle etichette diventa sempre più hi-tech. Per invogliare i cittadini a prendere confidenza con la proposta di etichetta fronte-pacco di stampo italiana, il Ministero dello Sviluppo economico ha lanciato lo scorso luglio un’applicazione per smartphone con cui scansionare i codici a barre dei prodotti, ma funziona? In Francia, invece, sulla base dell’etichetta a semaforo qualche anno fa è nata Yuka, l’app che assegna un punteggio agli alimenti segnalando anche gli additivi pericolosi in base al principio di precauzione. Oggi più di 35 milioni di utenti l’hanno scaricata in tutto il mondo perché nei suoi database sono schedati oltre 4 milioni di codici a barre: alimenti ma anche cosmetici. I giudizi più severi sono riservati proprio agli alimenti ultra-processati e agli insaccati: prosciutti, salami e carni trasformate sono sempre giudicati negativamente dall’app, proprio per l’eccessivo utilizzo di additivi e sale da parte dell’industria. La reazione non si è fatta attendere e la Federazione francese degli industriali della salumeria ha trascinato la start up in tribunale.




Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

08 maggio 2023

Report -la rete degli insospettabili

INSOSPETTABILI IN BUONAFEDE di Claudia Di Pasquale

Il magistrato Giangiacomo Ciaccio Montalto fu ucciso nel gennaio 1983, ai funerali era presente anche il presidente Pertini, oltre alla moglie e alle figlie.
Per questo delitto sono stati condannati Totò Riina e il boss di Mazara del Vallo Mariano Agate: tra le varie ipotesi si è parlato che dietro ci fosse anche Matteo Messina Denaro nel commando quella notte – racconta a Report la figlia Marene Ciaccio Montalto che oggi vorrebbe incontrare il mafioso per chiedergli chi erano i mandanti e soprattutto chi era coinvolto da un lato e dall’altro, soprattutto dalla parte delle istituzioni.

Il magistrato Giangiacomo Ciaccio Montalto stava indagando sugli interessi della mafia trapanese nel traffico internazionale di stupefacenti, sul riciclaggio del denaro sporco e sulle troppe banche presenti a Trapani.

Rino Giacalone, giornalista della Stampa, ricorda queste indagini: “nelle indagini che il magistrato svolse spuntò fuori non tanto il nome di Castelvetrano, ma spunta fuori il nome di Leonardo Bonafede, boss Campobello di Mazara [l’ultima residenza di Messina Denaro era in questo comune].”
Cosa aveva già scoperto il giudice Ciaccio Montalto?

Il legame tra la mafia trapanese con Leonardo Bonafede, capomafia di Campobello di Mazara ..”
E Andrea Bonafede è il geometra di Campobello – arrestato poi dal ROS - che ha prestato la sua identità al capomafia.
Hanno un sapore amaro le parole della figlia: “In questi 40 anni il nome di mio padre è andato completamente perduto e da solo è morto in quella stradina dove nessuno si è dato la briga allertare la polizia, ed è stato trovato il mattino dopo.”
Tutti in silenzio, il silenzio della paura, dell’omertà, della complicità. Ma sempre silenzio rimane: “non ci stupiamo del fatto che Matteo Messina Denaro sia vissuto per 30 anni indisturbato ..”

Il boss Messina Denaro ha vissuto indisturbato a Campobello, grazie all’aiuto di insospettabili: Claudia Di Pasquale ha intervistato il sindaco Castiglione, eletto nel 2014: nelle sue liste anche una lista Io amo Campobello, in cui era presente anche Giorgi, sotto processo per estorsione.
A festeggiare alle sue elezioni anche il consigliere Truglio, che 20 anni fa fu condannato per droga.
Anche Paolo Ruggirello sosteneva Castiglione per le elezioni comunali.
Nelle carte del processo a Ruggero Ruggirello si dice che aveva avuto contatti con personaggi contigui alla mafia proprio per le elezioni a Campobello nel 2014 e che alla fine il suo intervento aveva portato anche alla vittoria dell’attuale sindaco Giuseppe Castiglione.
Il sindaco a risposto alla giornalista spiegando che, all’epoca, Ruggirello era deputato regionale, “potevo immaginare che eventualmente lui potesse avere contatti con persone malavitose o quant’altro?”

In aula, al processo, il pm ha fatto ascoltare l’audio di una intercettazione tra Ruggirello e un esponente mafioso a commento della vittoria di Castiglione dove si dicono “è salito il nostro sindaco ”. Lo scorso 12 aprile Ruggirello è stato condannato a 12 anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa: un paradosso secondo il suo difensore, “è stato ritenuto responsabile per avere favorito l’elezione del sindaco Castiglione e il sindaco Castiglione è immune da qualsiasi censura di carattere penale. ”

Anche l’onorevole, in Sicilia i consiglieri regionali si chiamano così, si pone la stessa domanda, di fronte alla giornalista che ha cercato di porgli qualche domanda per strada.
“E’ una cosa gravissima ..” spiega il sindaco
Castiglione: “io non vedo nessuna contraddizione, io sono vittima semmai, perché se avessi avuto il minimo sentore che lui fosse vicino ad ambienti mafiosi giammai lo avrei fatto avvicinare alla mia campagna elettorale”. 
Giammai.

Castiglione festeggiava nel 2014 la sua elezione con persone poi condannate per mafia, con persone con precedenti. Succede, non si può sempre controllare il passato delle persone che ti stanno attorno.
Report racconta la storia di una città che ha offerto copertura a Messina Denaro, una rete di complicità estesa: il capomafia ha scelto come nome di protezione Bonafede, non un nome a caso.
Già Ciaccio Montalto aveva intuito il potere dei Bonafede, indagando sui rapporti tra la mafia trapanese e la mafia di Campobello, del boss Leonardo Bonafede.
Oggi i tre nipoti del vecchio boss sono stati arrestati, come anche la persona che ha ceduto la sua identità a Messina Denaro: tutte persone nelle cui vite il boss entrava come fossero un albergo.

Negli anni 80 Borsellino, procuratore di Marsala, diceva che la zona del trapanese era il santuario dei mafiosi: perché Provenzano e Riina hanno parenti o grosse proprietà terriere qui – si chiedeva Borsellino?

A Trefontane hanno trascorso la loro latitanza di Riina e Provenzano, grazie all’interesse di Leonardo Bonafede, non un boss minore di cosa nostra.
Bonafede si occupò anche della latitanza del padre di Messina Denaro, Francesco Messina Denaro, quando la procura iniziò ad occuparsi di lui dopo le indagini del commissario Germanà, che scampò ad un attentato organizzato proprio da Riina e Bonafede.
A gennaio 2023 viene catturato Matteo Messina Denaro: viveva a Campobello, è stato operato due volte e a procurargli le ricette era il medico massone Tumburello. Anche la moglie del medico lavora al comune.
Andrea Bonafede, nipote del boss, dipendente del comune, si occupava di prendere le ricette e portarle al boss: il comune aveva integrato il suo stipendio di mille euro, per mancanza di personale spiega il sindaco.

Ma l’impiegato del comune, indefesso, aveva usato l’auto del comune per incontrare il boss: la scoperta che il nipote del boss aiutava Messina Denaro ha scioccato il sindaco.

L’architetto Tramonte è assessore al comune: presso il suo studio lavora la moglie di un altro nipote del boss Leonardo Bonafede, Emanuele Bonafede.
Anche qui, l’assessore non sapeva niente ed è stato uno scioc anche per lui leggere dell’arresto della moglie di Emanuele Bonafede.
Un altro locale, confiscato ai Bonafede, è finito alla cooperativa Cibus: anche qui lavorava un altro parente dei Bonafede.
La vivandiera Lancieri ha scritto a Messina Denaro dicendo che incontrare Messina Denaro è stato per lei un regalo.

Possibile che Messina Denaro, mandante delle stragi di via D’Amelio e Capaci, girava per le strade di Campobello senza problemi. Possibile?
Fa paura pensare che questo sia successo: a Campobello vive il fratello di uno degli agenti della scorta di Falcone, Agostino Catalano.
Il fratello, Salvatore, oggi vorrebbe parlare con Messina Denaro: vorrebbe chiedergli chi siano stati i mandanti nello stato per quelle stragi. Quali protezioni ha avuto dallo stato.

Come ha fatto a rimanere latitante per 30 anni? Se lo chiede il giudice Montalto, che sta firmando le carte con le condanne del capomafia.
Il servizio di Report racconta di una rete, della famiglia Bonafede, che ha avuto un ruolo importante nella sua latitanza. Possibile che non si potesse arrivare subito a loro?
Martina Gentile è figlia di Laura Bonafede, Messina Denaro la considerava una figlia, anche lei come la Lancieri (la vivandiera di Messina Denaro) ha lavorato nello studio di architetto di Tramonte.

Nel tirocinio ha lavorato alla sanatoria della sua casa? Secondo l’assessore no, la casa era già sanata racconta: invece no, carte alla mano, nel tirocinio ha lavorato alla sanatoria della casa di famiglia.
Oggi Martina Gentile è indagata per favoreggiamento: nel 2011 era citata nelle carte di una prima inchiesta su Campobello, anche questa sulla rete di protezione per il boss.
Laura Bonafede è stata arrestata nell’aprile scorso: fino ad allora era considerata solo la maestra dell’asilo, si considerava come una vittima della sua famiglia, o forse dello stato che aveva arrestato il marito, ergastolano e nipote del boss Leonardo Bonafede.

Cadono tutti dal pero, qui a Campobello. Come potevamo riconoscerlo, oggi a Messina Denaro – dicono alla giornalista.
Nessuno vuole commentare questi arresti, come nessuno vuole commentare la condanna dell’ex senatore D’Alì, come succede all’assessore all’istruzione della regione Sicilia.
La mafia è incompatibile per le istituzioni – racconta l’assessore: eppure a Campobello, nessuno si era fatto troppi problemi, nessuno si era fatto troppe domande. Sui Bonafede: Laura Bonafede era solo la maestra d’asilo. La figlia Martina consegnava i pizzini al padre, condannato per diversi omicidi. La vivandiera. L’impiegato comunale indefesso …

La relazione fatta dopo il commissariamento del comune di Campobello da ufficiali dei carabinieri, della finanza, è rimasta chiusa nel cassetto: dentro erano contenuti proprio i nomi della rete di protezione di Messina Denaro, emersi dopo la radiografia dei politici e dei mafiosi del paese.
Nella relazione, del 2012, era indicata anche una associazione, Belice soccorso.

Il servizio di Claudia di Pasquale è poi passato a raccontare i legami tra Andrea Bonafede (colui che ha prestato l’identità a Messina Denaro) e la Evergreen, una società di servizi con sede a Bologna che lavora in Sicilia, con la cooperativa Lo Faro, con l’imprenditore Epifanio Napoli, finiti in un indagine su un albergo costruito con denaro che sarebbe stato riciclato, sebbene poi le condanne siano finite in prescrizione, Andrea Bonafede era come Rivera, racconta oggi Epifanio Napoli.

Accanto all’AcquaSplash, un altro imprenditore Vito Quinci, aveva denunciato due ex consiglieri comunali che gli avevano proposto delle mazzette. Oggi si ritrova come un reietto, non ha ancora le concessioni per completare le sue opere, che hanno pure subito dei danneggiamenti.
Nel 2010 aveva denunciato una tangente pagata al consiglio comunale: a chiedergli i soldi sarebbe stato l’ex sindaco.

La storia raccontata da Quinci, del delitto dell’imprendotore Marcianò, è stata raccontata dal Fatto Quotidiano

Quinci accusava l’ex primo cittadino di aver intascato una tangente da 30 mila euro per ottenere l’approvazione del consiglio comunale per la struttura alberghiera. “Ritorna dopo un mese circa, qualcosa del genere, molto impaurito – racconta Quinci a Report–: Giuseppe che problemi ci sono? Io mi voglio costituire. Perché costituire? Perché a casa mia ogni mattina si fanno delle riunioni, Matteo Messina Denaro, tutti i boss, perché lì c’era il problema di eleggere i nuovi boss”. Chi partecipava ai summit? “Matteo Messina Denaro, c’erano gli Spezia, c’erano i Bonafede non so se erano gli eredi – dice ancora Quindi, intervistato, raccontando quanto riferito da Marcianò -. Io ora sono in grado di fare arrestare a tutti. Per fare arrestare a tutti, cosa facciamo mi dice, io divento collaboratore di giustizia, prima di diventare collaboratore di giustizia gli faccio mettere le cimici, le telecamere a casa mia, sotto l’albero dove avvengono le riunioni, loro prendono a tutti e a me mi devono arrestare. Agli occhi di tutti non devo essere il collaboratore, devo essere arrestato”.

Se fosse vera la ricostruzione di Quinci, il pentimento di Marcianò avrebbe potuto portare gli inquirenti, già nel 2017, direttamente a ‘u Siccu’, 5 anni prima dell’arresto.

La Cassazione ha assolto i politici e gli uomini del ROS nel processo sulla trattativa stato mafia: tanti giornalisti hanno gioito per questa sentenza. Ma nessuno ha scritto perché e come Bernardo Provenzano è rimasto latitante per 40 anni, perché e come Messina Denaro è potuto rimanere latitante, a casa sua, per 30 anni.

Anteprima inchieste di Report – la rete di Messina Denaro, dell’estrema destra, degli stadi col PNRR

La rete di Matteo Messina Denaro

Come è possibile che quello che veniva considerato il numero uno di cosa nostra, Matteo Messina Denaro, abbia potuto rimanere latitanti per quasi 30 anni, sin dalle bombe della stagione terroristico-mafiosa del 1992-93, per poi essere catturato a Palermo, mentre si recava a curarsi in una clinica?

L’imprendibile mafioso, che per anni ha potuto mantenere intatti i suoi legami con la borghesia mafiosa, con l’imprenditoria compiacente, portando avanti i suoi affari grazie ai prestanome, all’improvviso è impazzito tanto da farsi dei selfie assieme ad altri pazienti come lui?
In questo paese, giocare coi misteri è l’unica possibilità che rimane se una persona vuole cercare di avvicinarsi alla verità, visto che la storia ufficiale non è che convinca molto.

Quali erano i veri legami tra la famiglia Bonafede e Matteo Messina Denaro?

Il servizio di Claudia di Pasquale legherà questa vicenda, con ancora tanti aspetti da chiarire, con altri omicidi eccellenti nel passato, come l’assassinio del giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto ucciso nella notte del 25 gennaio del 1983. Per questo delitto sono stati condannati Totò Riina e il boss di Mazara del Vallo Mariano Agate: tra le varie ipotesi si è parlato che dietro ci fosse anche Matteo Messina Denaro nel commando quella notte – racconta a Report la figlia Marene Ciaccio Montalto che oggi vorrebbe incontrare il mafioso per chiedergli chi erano i mandanti e soprattutto chi era coinvolto da un lato e dall’altro, soprattutto dalla parte delle istituzioni.

Il magistrato Giangiacomo Ciaccio Montalto stava indagando sugli interessi della mafia trapanese nel traffico internazionale di stupefacenti, sul riciclaggio del denaro sporco e sulle troppe banche presenti a Trapani.
Rino Giacalone, giornalista della Stampa, ricorda queste indagini: “nelle indagini che il magistrato svolse spuntò fuori non tanto il nome di Castelvetrano, ma spunta fuori il nome di Campobello di Mazara [l’ultima residenza di Messina Denaro era in questo comune].”
Cosa aveva già scoperto il giudice Ciaccio Montalto?
“Il legame tra la mafia trapanese con Leonardo Bonafede, capomafia di Campobello di Mazara ..”
E Andrea Bonafede è il geometra di Campobello – arrestato poi dal ROS - che ha prestato la sua identità al capomafia.
Hanno un sapore amaro le parole della figlia: “In questi 40 anni il nome di mio padre è andato completamente perduto e da solo è morto in quella stradina dove nessuno si è dato la briga allertare la polizia, ed è stato trovato il mattino dopo.”
Tutti in silenzio, il silenzio della paura, dell’omertà, della complicità. Ma sempre silenzio rimane: “non ci stupiamo del fatto che Matteo Messina Denaro sia vissuto per 30 anni indisturbato ..”

Ecco, quale rete di protezione ha garantito a Matteo Messina Denaro una latitanza quasi indisturbata? Nelle carte del processo a Ruggero Ruggirello si dice che aveva avuto contatti con personaggi contigui alla mafia proprio per le elezioni a Campobello nel 2014 e che alla fine il suo intervento aveva portato anche alla vittoria dell’attuale sindaco Giuseppe Castiglione.
Il sindaco a risposto alla giornalista spiegando che, all’epoca, Ruggirello era deputato regionale, “potevo immaginare che eventualmente lui potesse avere contatti con persone malavitose o quant’altro?”
In aula, al processo, il pm ha fatto ascoltare l’audio di una intercettazione tra Ruggirello e un esponente mafioso a commento della vittoria di Castiglione dove si dicono “è salito il nostro sindaco ”. Lo scorso 12 aprile Ruggirello è stato condannato a 12 anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa: un paradosso secondo il suo difensore, “è stato ritenuto responsabile per avere favorito l’elezione del sindaco Castiglione e il sindaco Castiglione è immune da qualsiasi censura di carattere penale. ”
Anche l’onorevole, in Sicilia i consiglieri regionali si chiamano così, si pone la stessa domanda, di fronte alla giornalista che ha cercato di porgli qualche domanda per strada.
“E’ una cosa gravissima ..” spiega il sindaco: “io sono vittima semmai, perché se avessi avuto il minimo sentore che lui fosse vicino ad ambienti mafiosi giammai lo avrei fatto avvicinare alla mia campagna elettorale”.

La scheda del servizio: INSOSPETTABILI IN BUONAFEDE di Claudia Di Pasquale

Collaborazione Norma Ferrara

Consulenza Rino Giacalone

Il 16 gennaio 2023 è stato catturato Matteo Messina Denaro dopo trent'anni di latitanza. Ora sappiamo che ha trascorso gli ultimi anni a Campobello di Mazara, che ha un tumore, che è stato operato già due volte e che ad aiutarlo nella gestione della latitanza sono stati i parenti più stretti dell'ex capofamiglia di Campobello, Leonardo Bonafede, deceduto nel 2020 all'età di 88 anni. Oggi sono agli arresti la figlia dello storico boss e tre dei suoi nipoti. Ma cosa facevano prima i cugini Bonafede? Davvero non era possibile immaginare un loro eventuale coinvolgimento nella gestione della latitanza di Matteo Messina Denaro? In una girandola di incredibili paradossi Report tocca con mano la commistione, gli intrecci insospettabili, le relazioni inconsapevoli tra favoreggiatori, istituzioni e società civile.

La rete di protezione nelle carceri italiane

La scorsa inchiesta di Giorgio Mottola si era occupata delle associazioni che si occupano della riabilitazione dei detenuti nelle carceri: associazioni di ex detenuti di estrema destra che si sono occupate della riabilitazione e della possibilità di uscire dal carcere di altri terroristi di destra.

Come ad esempio i responsabili della strage di Bologna, i Nar Mambro e Fioravanti, in semilibertà da anni, che non hanno mai rifondato quanto dovuto ai parenti delle vittime della strage in quanto nullatenenti. Nullatenenti ma alla loro figlia è intestata una casa a Roma dal 2002, quando aveva appena un anno di età, casa che non si può pignorare.

Questa sera il servizio partirà dall’ex esponente del partito dei radicali in Sicilia Antonello Nicosia e i suoi legami con alcuni mafiosi: in una intercettazione lo si sente parlare dell’aeroporto di Palermo, intitolato a Falcone e Borsellino con un’altra persona che pensa si debba cambiare il nome, “ma perché dobbiamo sempre spiegare chi sono, perché dobbiamo sempre riminare la stessa merda? Poi non è detto che.. sono vittime, ma di che cosa? Di incidente sul lavoro, no?”.
Una risata chiude questa vergognosa frase.
Nicosia è un attivista siciliano per i diritti dei detenuti che all’epoca ricopriva il ruolo di membro del comitato nazionale dei radicali italiani. In virtù di questo suo incarico Nicosia faceva continue ispezioni nelle carceri siciliane e, come è emerso dalle indagini, nel corso di alcune visite, recapitava messaggi ai boss e si accertava di alcuni detenuti mafiosi sospettati di voler collaborare.
Tra queste, l’imprenditore siciliano Domenico Maniscalco che ha “gentilmente” invitato il giornalista a non fargli domande.
Durante una di queste ispezioni Nicosia approccia anche un detenuto molto vicino a Matteo Messina Denaro, l’ex consigliere di Castelvetrano Santo Sacco, condannato ad 8 anni per aver curato gli affari del boss e consegnato alcuni suoi pizzini.

[Nicosia] è una persona che l’ho incontrata due volte ma alla presenza di tutte le autorità all’interno del carcere, dal comandante, al direttore, all’ispettore.. Quindi, di che cosa stiamo parlando?”.
In una intercettazione Nicosia definisce l’ex consigliere il braccio destro, il primo ministro di Messina Denaro: “io tutte queste qualifiche non ce le ho” ha risposto Sacco.
Nicosia era già stato in carcere per dieci anni per traffico di stupefacenti, ma, come racconta a Report l’ex tesoriere dei radicali Capano, non sono abituati a fare le analisi del sangue alle persone con cui entrano in rapporto. Un insegnamento di Pannella, che però non esclude che si debbano prendere informazioni sulle persone che porti nel partito.
Questo non vuol dire che i radicali sono un partito vuol bene ai mafiosi, ma la domanda lecita che una persona è tenuta a farsi è questa, c’è il rischio che i radicali siano stati strumentalizzati?

Assolutamente si..” la risposta dell’ex tesoriere.


Giorgio Mottola si occuperà anche dell’associazione Nessuno tocchi Caino: da anni si occupa, anche in modo meritorio, della situazione delle carceri italiane.

Come il carcere di Rebibbia, dove – racconta il servizio – per la terza volta in pochi mesi, l’associazione del partito radicale ha svolto un’ispezione con una delegazione di cui facevano parte alcuni dirigenti dell’associazione neofascista di Casa Pound.

Non erano molto felici delle domande di Report, “come mai siete qui con una delegazione di Casa Pound”: Rita Bernardini ha risposto che nella sua associazione ci sono anche iscritti di Casa Pound, “cosa c’è di strano? Tutti coloro che sono impegnati ad attuare la Costituzione, ci teniamo moltissimo, abbiamo una storia pannelliana ..”.

Cosa c’entra con la Costituzione antifascista con Casa Pound? “Non mi pare che abbiano ricostituito il partito fascista” ha risposto Bernardini “su questa cosa della pena siamo perfettamente d’accordo.”

Eppure dopo la tentata strage di Traini a Macerata, il segretario di Casa Pound Di Stefano si era detto a favore della pena di morte (per i responsabili della morte di Pamela Mastropietro), non un qualcosa in linea coi principi garantisti dei radicali.
I neofascisti sono molto interessati alle carceri italiane: nel settore carcerario l’ex terrorista nero Luigi Ciavardini ha costruito un piccolo impero, ma dalle carte a cui Report ha avuto accesso emergono legami tra l’autore della strage di Bologna e il mondo di mezzo di Massimo Carminati.

La scheda del servizio: OMBRE GRIGIE di Giorgio Mottola

Consulenza Andrea Palladino

Collaborazione Norma Ferrara

Report torna a occuparsi di uno degli autori della strage di Bologna, Luigi Ciavardini, e delle sue attività nel settore carcerario. Dopo aver ottenuto la semilibertà nel 2010 ha riallacciato i rapporti con figure criminali legate al mondo dei Nar, protagonisti negli ultimi anni della scena mafiosa romana. L’estrema destra sembra da tempo molto interessata al mondo dei penitenziari italiani. Di recente molti esponenti di organizzazioni neofasciste hanno aderito a Nessuno Tocchi Caino, una delle principali e più autorevoli associazioni che si occupa di carceri in Italia. Fondata negli anni ’90 sotto l’egida di Marco Pannella e del Partito Radicale negli ultimi anni sembra essersi focalizzata sulla lotta contro il 41 bis e l’ergastolo ostativo, con una presenza massiccia di detenuti ed ex detenuti condannati per mafia nei suoi organismi dirigenti.

La rete di amicizia attorno agli stadi

Stavamo spendendo dei milioni del PNRR, il piano di resilienza ottenuto dall’Europa dopo il covid, per costruire stadi. Non ospedali, asili nido (per quei figli che mancano e per cui questo governo Meloni teme la sostituzione etnica), nemmeno la digitalizzazione della ppaa.

Uno stadio di calcio a Firenze e uno a Venezia: per fortuna, dopo la bocciatura dall’Europa, i progetti sono saltati, ma chi c’era dietro la rete di politici che aveva spinto per questi progetti?
Il senatore di Italia Viva Matteo Renzi era favorevole ad un progetto di rifacimento dello stadio di Firenze, ma pagato dalla Fiorentina, per evitare di rimanere indebitati nei prossimi trent’anni, mentre costruendolo da soli, lo stadio potrebbe diventare un valore.

Ma, racconta il servizio di Lorenzo Vendemiale, Renzi starebbe lavorando ad un progetto sul cambio di proprietà della squadra di calcio, per favorire contatti con l’Arabia Saudita.
Uno dei maggiori investitori del calcio internazionale che cerca di applicare il suo soft power per l’assegnazione dei mondiali di calcio 2030, anche come rivalsa per quelli disputati lo scorso anno in Qatar. Mentre l’attuale proprietario, Rocco Comisso, smentisce ogni intenzione di voler vendere.
Il giornalista ha chiesto conto di queste voci al senatore stesso, sempre disponibile ad un confronto, senza risparmiarsi in qualche frecciatina: “di solito vi vedo in autogrill..”.
Quali privati ricostruiranno lo stadio, una volta tolti i vincoli per abbattere lo stadio (o una sua parte)? Renzi ha risposto che a lui non è stato chiesto alcun interessamento ad alcuna cordata, né italiana né straniera.

La scheda del servizio: I CIRCOLI DEGLI AMICI di Lorenzo Vendemiale

L’Europa ha bocciato gli investimenti all'interno del PNRR per quanto riguarda gli stadi di Firenze e Venezia, e il governo Meloni è stato costretto a escludere i due progetti. Ma come c’è finito uno stadio di Serie A nel Pnrr? Un caso internazionale che ha visto scendere in campo anche Matteo Renzi, che sostiene la ristrutturazione privata pagata dalla Fiorentina. Quale partita sta giocando il senatore di Italia Viva? Report ha scoperto altri progetti controversi, ancora inediti, che riguardano il mondo dello sport e sono entrati nel Pnrr: diverse Federazioni sportive hanno indirizzato i finanziamenti proprio verso la città d’origine dei loro presidenti. Mentre altri 4 milioni di euro serviranno per realizzare un grande campo da golf in Toscana, che sta a cuore a un noto politico.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

24 gennaio 2023

Report – la latitanza di Messina Denaro

Mi chiamo Matteo Messina Denaro – di Danilo Procaccianti

Matteo Messina Denaro è stato arrestato all’ingresso della clinica privata La Maddalena a Palermo, dopo 30 di latitanza.

28 anni fa aveva rinunciato di riconoscere la figlia per evitare di essere catturato oggi invece non si preoccupava di farsi i selfie con altre persone, andava al supermercato.

Si ipotizzava che avesse cambiato aspetto, che fosse all’estero e invece è stato arrestato a casa sua, senza cambiare faccia. Si è lasciato catturare per il tumore oppure sono cadute le protezioni che ne hanno consentito la latitanza?

Danilo Procaccianti faceva il ciclo di chemioterapia nella clinica più famosa di Palermo, il suo patron ha legami con la politica, da Cuffaro a Schifani.
Matteo Messina Denaro si era perfino scambiato il numero di telefono con altri pazienti: il comandante dei carabinieri di Trapani imputa il suo cambio di atteggiamento per la malattia, questo ha poi consentito ai carabinieri di catturarlo.
Come mai MMD non si è curato in un centro oncologico famoso? Come mai si è operato a Mazara? Il 13 novembre 2020 ad operarlo sarebbe stato il chirurgo Urso, uno molto bravo: nemmeno il chirurgo sapeva chi stava operando? Bisognerà stabilire il livello di responsabilità di questi medici racconta a Report il colonnello dei cc. Fabio Bottino.
Tanti medici dovranno spiegare il loro comportamento, come il dottor Tumbarello, il suo medico personale, che gli avrebbe preparato le carte per l’operazione, fatta a nome di Bonafede.
Il sindaco di Campobello dice che il medico è stato costretto: nessuno ha visto niente, nessuno sa. Eppure negli ultimi mesi MMD ha vissuto in uno stabile sulla strada principale di Campobello: nessuno ha visto niente?
Nemmeno nel supermercato dove si è sicuri che MMD ha fatto la spesa: nemmeno qui lo hanno riconosciuto e se qualcuno lo avesse anche riconosciuto deve aver pensato, “ma chi me lo fa fare?”.
Nessuno ha visto i soldi per comprare la casa dove abitava negli ultimi mesi, nemmeno i carabinieri che hanno riempito di cimici il bar vicino casa lo avevano visto.
Può aver avuto delle protezioni negli anni passati – ammette il colonnello Bottino - anche a livello istituzionale. Di certo nel 2021 i carabinieri avevano ricevuto da una fonte anonima l’informazione secondo cui MMD era stato visto vicino a Torretta Granitola: lo racconta a Report il giornalista Marco Bova che spiega come Torretta Granitola fosse uno dei luoghi delle scorrerie passate del boss.
Tanti boss avevano casa nel trapanese, Brusca, Riina e poi Matteo Messina Denaro: qui i boss si sentivano al sicuro. Certo le protezioni istituzionali non si possono escludere.
La storia della latitanza è piena di sabotaggi, talpe anche all’interno dello Stato, come un corpo infestato dai virus come la massoneria.

Lo stato del latitante – di Giorgio Mottola

Per anni di MMD non si sono avute mai tracce, la voce, le impronte, pur di rimanere fuori da tutto, era capace di tutto raccontano oggi i magistrati Scarpinato (oggi senatore) e Principato.

Eppure oggi aveva cambiato atteggiamento: secondo l’ex giudice Scarpinato era arrivato al boss il messaggio che era arrivato il momento di farsi catturare, un messaggio molto dall’alto.
I magistrati sono stati vicino alla cattura del boss, ma poi sono stati bloccati in vario modo: un auto della polizia fermata dalla stradale, fino alla storia delle talpe nella DDA.

Come il maresciallo Ciuro, braccio destro di Ingroia e poi condannato per 4 anni per aver rivelato delle indagini contro la mafia al boss Aiello, medico e imprenditore nel settore della sanità ai tempi della presidenza Cuffaro.

Grazie a questo sabotaggio delle indagini MMD era sempre davanti agli investigatori.

Giorgio Riolo (ex ROS) è stato condannato assieme a Borzacchelli (ex carabiniere): avrebbero passato informazioni riservate dell’antimafia ad Aiello, condannato per mafia anche lui.
Ma ci sono stati anche errori degli investigatori nella caccia al boss: Teresa Principato racconta la storia del capo mafia Sutera, che si incontrava con MMD periodicamente. Il procuratore capo (Messineo), prima di concludere la cattura di Messina Denaro esprime dei dubbi sulle intercettazioni e decide di catturare Sutera, togliendolo di mezzo.

Era la pista più calda per arrivare a MMD: oggi Messineo racconta che non si poteva aspettare, perché c’era l’obbligatorietà penale. È una storia di rivalità tra magistrati o un sabotaggio delle indagini? A Teresa Principato qualche dubbio viene ancora oggi, accuse oggi respinte dall’ex procuratore Messineo.

La nuova pista su cui si concentra Principato fu la massoneria: un massone assoldato nella loggia di Castelvetrano racconta alla procuratrice di professionisti iscritti a questa loggia coperta, La Sicilia.
Ma il nuovo capo della procura di Palermo, Lo Voi interrompe il lavoro della Principato col pentito Tuzzolino.

Alfonso Tumbarello è il medico di MMD: la sua vicenda si intreccia con quella dell’ex sindaco Vaccarino, quest’ultimo in una udienza del 2012 aveva raccontato che aveva chiesto un incontro col fratello del boss. Il Sisde gli aveva chiesto un link per incontrare il boss e questo tramite era proprio Tumbarello: Mario Mori aveva chiesto a Vaccarino di fargli da tramite e da questo è nato il libro “Lettere a Svetonio”, un canale di comunicazione tra un pezzo dello stato e il boss?

Come mai non si è seguito mai questa pista che Vaccarino aveva raccontato in un udienza pubblica nel 2012?

La massoneria aveva avuto un ruolo nella latitanza di MMD: nel 2017 facendo una inchiesta su irregolarità del CNR nel trapanese, Report aveva raccolto delle tracce che portavano al capo mafia.

Lo Stato del latitante di Giulio Valesini

La vecchia tonnara di Capo Granitola, un vigilantes che sorveglia questa struttura affinché non venga vandalizzata: Report in un servizio del 2017 sul CNR si era già imbattuta in personaggi che poi si scoprì essere prestanome di MMD e che oggi si scoprono legati ai suoi covi.
La vecchia responsabile del CNR, Laura Giuliano, aveva denunciato le irregolarità dei conti nel CNR, aveva anche raccolto una confidenza di un medico secondo cui Capo Granitola era la casa di Matteo Messina Denaro.

Si arrivò ad un audit su queste irregolarità ma a questi controlli non arrivarono tutti i documenti: alla fine la Giuliano fu spinta ad andarsene, abbandonando il CNR.

La procura di Napoli ascoltò Laura Giuliano: che cosa ne è stato fatto della sua deposizione?
Giulio Valesini ha raccolto la testimonianza di un signore che vide Matteo Messina Denaro davanti la sede del CNR di Capo Granitola.

Tra gli uomini politici che hanno protetto la latitanza di MMD c’è Antonio D’Alì, ex sottosegretario all’interno del secondo governo Berlusconi.

Lo stato del senatore di Walter Molino

I Messina Denaro erano campieri nei vigneti dei D’Alì: presidente della provincia di Trapani, sottosegretario agli interni nel secondo governo Berlusconi dal 2001 al 2006, senatore fino al 2018.

Dopo 5 processi è stato condannato a sei anni di carcere per mafia: giusto un mese dopo è stato arrestato il boss.
Teresa Principato vede nel rapporto tra D’Alì e i Messina Denaro la chiave di tutto: dal ministero dell’Interno controllava la polizia e conosceva le indagini in Sicilia.

Non solo: quando lo stato cercava di mettere le mani nei beni dei boss, coi sequestri, poi succedeva che i beni tornassero alla mafia.

L’ex prefetto Sodano cercò di cambiare questo modo di agire ma fu cacciato come prefetto su ordine dell’ex ministro Pisanu, su pressioni di D’Alì.
Al processo contro D’Alì, la famiglia di Sodano non fu ammessa: oggi i familiari raccontano a Report il rammarico di essere stati abbandonati dalle istituzioni, avevano scritto tante lettere di denuncia ma non sono mai stati ascoltati.

Alfonso Tumbarello era iscritto ad una loggia del trapanese ma era anche candidato a sindaco di Campobello, sponsorizzato proprio da D’Alì: il ruolo delle logge nelle protezioni dei mafiosi è stato raccontato dall’ex giudice Scarpinato, che ha ricordato la storia della loggia scontrino, costola della P2. Nel trapanese era presente una base Gladio coinvolta nel traffico dei rifiuti.

In comune a Trapani di cosa si discute oggi? Dell’arresto di Matteo Messina Denaro? No, oggi si parla di un ex bomber del Trapani calcio.

In questo palazzo stanno crescendo giovani politici cresciuti sotto la protezione di D’Alì, come il consigliere Guaiana, che non rinnega l’amicizia dell’ex sottosegretario.

Sottosegretario che non solo si occupò del prefetto Sodano, ma allontanò dal suo incarico il commissario Linares che stava proprio indagando sulle logge nel trapanese.

Trapani era la Svizzera della mafia, raccontava Falcone.

Lo stato del latitante – la trattativa di Paolo Mondani

Per anni lo stato non si è interessato a Matteo Messina Denaro: eppure quest’ultimo era considerato come un figlio da Riina, assieme a Giuseppe Graviano.
Mondani ne ha parlato col procuratore Paci: Messina Denaro dopo l’arresto di Riina si è adattato alla nuova cosa nostra, ha iniziato a fare affari dimenticandosi delle bombe, con grande cruccio di Riina stesso.
A Report Salvatore Baiardo (amico dei Graviano) aveva raccontato che Graviano pensa ancora di uscire dal carcere: Giuseppe e Matteo si vedevano spesso, anche in vacanza.
Per uscire dal carcere Graviano aspettava la fine dell’ergastolo ostativo e del 41 bis: l’arresto di Messina Denaro rientra in una partita di scambio, tra cosa nostra e lo stato?

Le dichiarazioni di Baiardo diventano interessanti sotto questo aspetto: nella trattiva stato mafia del 1993 l’ergastolo era proprio al centro della questione.

Ma oggi qual è lo scopo delle dichiarazioni di Baiardo? Sono una nuova trattativa?
La trattativa è esistita, lo scrive la stessa sentenza di assoluzione degli alti ufficiali del Ros, dove si scrive che Provenzano fu lasciato libero per un interesse dello stato nel combattere l’ala stragista della mafia.

Secondo il giudice Di Matteo, le dichiarazioni di Baiardo possono essere la volontà da parte di cosa nostra di riprendere un dialogo con un pezzo dello stato. Magari con la fine dell’ergastolo ostativo, che di fatto favorisce l’omertà dei mafiosi.
Invece Messina Denaro non consegnerà i suoi documenti segreti, che gli hanno consentito per anni di ricattare lo stato: la storia della falange armata, il ruolo delle lettere a Svetonio scritte col sindaco Vaccarino con la supervisione del Sisde. La storia delle bombe di Firenze e Milano, che hanno provocato dieci morti tra cui una bambina di pochi giorni.

23 gennaio 2023

Sulle tracce di Matteo Messina Denaro - la pista del 2012

Questa sera Report racconterà come già nel 2012 si sarebbe potuto arrivare a Matteo Messina Denaro: è quanto emerge da una udienza in cui l'ex sindaco Vaccarino (Svetonio, nel libro di lettere in cui scriveva al capo mafia) raccontava del ruolo del medico Alfonso Tamburello (medico e massone, ora sospeso dal Goi dopo l'arresto di Messina Denaro).


Ne da una anticipazione Il Fatto Quotidiano con un articolo di Saul Caia

“Tumbarello, Messina Denaro, il Sisde di Mori”: il verbale del 2012

STASERA A REPORT (RAI3) - L’ex sindaco Vaccarino in una udienza 11 anni fa rivelò il ruolo di raccordo del medico massone. E in una informativa dell’Arma del 2021 il latitante veniva già localizzato tra due luoghi: a Capo Granitola e in paese

Si sapeva già dal 2012 che Alfonso Tumbarello, medico di base e massone, poteva essere un tramite per arrivare a Matteo Messina Denaro. Lo rivela Report, nella puntata in onda stasera alle 21,25 su Rai3, mostrando il verbale dell’ex sindaco di Castelvetrano Antonio Vaccarino (morto di Covid nel 2021): processo Golem II, durante l’udienza del 19 ottobre 2012 celebrata al tribunale di Marsala; proprio quel Vaccarino, alias Svetonio, che ha intrattenuto una corrispondenza epistolare (per conto dei servizi segreti) con Matteo Messina Denaro, che si firmava Alessio. Nella trascrizione, recuperata dall’archivio del giornalista Marco Bova, Vaccarino spiega in aula che in “accordo con il Sisde prese l’iniziativa di contattare” il fratello del latitante. “Sono stato io a chiedere al dottore Tumbarello di poter incontrare Salvatore Messina Denaro (il fratello di Matteo, ndr), perché era suo assistito”, riferisce Vaccarino. Perché quell’incontro? “Lo contatto perché ritenevo potesse portarsi avanti un’iniziativa, assolutamente legittima, creare un’area di servizio presso l’area Costa Gaia sull’autostrada, che porta in direzione Palermo da Castelvetrano”, aggiunge Vaccarino.

“Il professore Vaccarino ha un’idea. In quel periodo era libero Salvatore Messina Denaro, fratello di Matteo. Lui ottiene un appuntamento con Salvatore tramite il dottor Alfonso Tumbarello che era l’unico medico condotto di Campobello di Mazzara”, spiega ai microfoni di Report Teresa Principato, procuratore aggiunto a Palermo tra il 2009 e 2017, per anni sulle tracce del super latitante. L’incontro nello studio del medico Tumbarello sarebbe avvenuto tra “il 2001 e il 2002”, è Vaccarino a precisare in aula che l’arco temporale rientrava “dopo il 2001 e prima del 2004”, ovvero la “data della prima lettera a Matteo”.

Non basta, Matteo Messina Denaro sarebbe stato avvistato già nel 2021 a Torretta Granitola, frazione di Campobello di Mazara. Report mostra per la prima volta un’annotazione di servizio redatta dei carabinieri di Campobello, del novembre 2021, in cui una fonte confidenziale li informa che “a lui (Messina Denaro, ndr) non lo vogliono prendere” e che “qualcuno gli deve portare da mangiare e i vestiti puliti”. Aggiunge che “c’è gente di Campobello che sale e scende da Torretta” e di aver saputo che Messina Denaro “ha sempre la stessa faccia, ma molto invecchiato”.