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16 novembre 2023

Un lungo Capodanno in noir – autori vari


 
Cos'hanno in comune questi dieci racconti qui raccolti? C'è l'ambientazione da “capodanno”, ovvero quel periodo in cui si inizia a staccare dal lavoro quotidiano, per prendersi una pausa di riposo o di riflessione. Oppure, della grande sofferenza se si è costretti a lavorare mentre gli altri festeggiano, come può capitare agli investigatori, protagonisti di alcuni racconti, perché il loro lavoro non può fermarsi mai.

Ma, attenzione, anche il male non si ferma mai e può colpire in tutte le sue forme, anche quelle che non ti aspetti.

Perché c'è un'altra cosa che lega assieme tutte queste storie: sono racconti brevi, come brevi lampi in un temporale, storie in cui il lettore viene gettato subito nella storia dove si trova davanti un mistero, un omicidio, un evento fuori dal normale. E il volto del male sarà una illuminazione tristemente tragica come il lampo nel buio della notte. Sapranno sorprendervi tutti e dieci i racconti.

Diego De Silva - Gli accidentali

La facilità con cui è possibile entrare in un albergo (soprattutto un grande albergo), circolarvi e uscirne senza dover superare alcun controllo adeguato, è addirittura disarmante, per chi fa un lavoro come il mio.

In prima persona un professionista (nel suo mestiere) ci racconta del suo lavoro, di come stia attento a prestare attenzione a tutti i dettagli, a selezionare solo poche offerte, ben remunerative.

Ma, anche, di come sia importante rimanere nell'ombra, niente luci della ribalta, il suo lavoro, l'essere un killer di professione, è più come il direttore della fotografia. Chi è che ne ricorda il nome dopo aver visto un film?
Ma ogni lavoro ha anche il suo tallone d'Achille..

Giancarlo De Cataldo - ’O Zuzzuso (Roma, 1971)

Il Direttore sedeva al tavolo d’onore del suo ristorante preferito. Da qualche mese collaborava, con uno pseudonimo vagamente esotico, come esperto gourmet, a un settimanale di sinistra.

Non sarà difficile individuare a chi si sia ispirato lo scrittore romano per questo suo personaggio così sinistri, nonostante il suo aspetto da comune impiegato e la passione per la cucina. Si tratta di un alto dirigente del Viminale che “aggiusta” le cose, raccogliendo notizie private, prepara dossier per ricattare i nemici, fa sparire i corpi del reato (e a volte anche i corpi) per sistemare i processi.
Lui sa come si sistemano le cose per evitare che certi commissari troppo zelanti e troppo giovani si mettano a ficcare il naso.

Benvenuti nella Roma del “Romanzo criminale”, sebbene questo racconto sia ambientato qualche anno prima.

Leonardo Gori - Due Capodanni

1. Firenze, 1974
Era piena notte e i malati russavano, immersi in una tenue luce azzurra. Il 1974 aveva deposto le armi già da diverse ore, ma ancora si udivano lontani scoppi di petardi.

In ospedale, mentre fuori ci si prepara a festeggiare capodanno, il colonnello Arcieri, ex ufficiale dei servizi in pensione, racconta ad un suo collega, che negli anni della guerra stava dall'altra parte del fronte, di un altro capodanno. Di due ragazzi di vent'anni che in quel 1944 tragico fecero scelte diverse (ma si era giovani, purtroppo): in comune lo stesso atteggiamento geloso nei confronti delle fidanzate.

Il vecchio colonnello sorrise. «È una storia di amori malati che finirono male. Ma se c’è un significato, direi che è questo: in tema d’amore, non c’è mai da aspettarsi una reazione in base alle convinzioni politiche.»

Gian Andrea Cerone Il mistero del condominio. La prima indagine di Marisa Bonacina

Era stata una giornata limpida, di lucentezze trasversali, in cui l’inverno si era presentato alla città soffiandole addosso un vento gelido e pungente.

Nei suoi due precedenti gialli abbiano conosciuto il commissario Mario Mandelli dell’Unità di Analisi del Crimine Violento. Qui abbiamo la ventura di conoscere meglio la moglie, la sciura Marisa Bonacina: a furia di stare accanto ad un investigatore (e anche bravo), è capace anche lei di svolgere una sua indagine personale, su strani furti che avvengono dentro un palazzo.

Ma qui non ci sarà un ladro da arrestare: il male qui ha il volto delle violenze subite dai migranti nel loro lungo viaggio verso l'Europa nella speranza di cambiare le proprie vite.

Marco De Franchi Il Dono

La prima volta che ho trovato la testa di un essere umano, tagliata di netto e adagiata sull’uscio della mia casa, è stato circa due anni fa. No, posso essere più preciso.

Un uomo che cerca un momento di quiete nel silenzio di un paesino di montagna, lontani chilometri dalla città, dal lavoro. La neve che circonda la casa attutisce tutti i rumori.
Ma qualcuno gli ha lasciato un dono, uno strano dopo, sull'uscio.

Era la testa di un ragazzo. Non avrà avuto più di vent’anni

E' come se l'assassino gli riconoscesse il fatto di essere il maschio dominante e quella testa rappresenta dunque un dono. Un dopo poco gradito

Perché io. E perché adesso. La risposta è la stessa. E non mi piace per niente. Ecco perché questo Natale starò più attento. Il dominante s’è stancato.

Ma il dominante non vuole avere emuli.

Gianni Biondillo Weekend lungo a Barcellona

Alla fine, Antonio aveva mantenuto la promessa. D’altronde la storia stava andando avanti da troppo tempo e la moglie si dimostrava ogni giorno sempre più insofferente.

Cosa può nascondersi dietro un week end di vacanza a Barcellona? E cosa può nascondersi di misterioso dietro una giovane moglie, remissiva e tranquilla come tante?

Lo scopriremo arrivando alle ultime pagine di questa storia.

Andrea Fazioli Il custode dell’abisso

Sul lago tutto scivola e scompare: la rabbia, i dubbi, i debiti, la noia, perfino le parole «nemici», «pericolo», «morte». Forse la morte indugia un po’ più a lungo, come l’ombra di un nero dirigibile che trattenga i raggi del sole.

Il male può nascondersi dietro lo schermo di un computer? È quello che crede un cliente dell’investigatore Luca Contini, a cui confida le sue paure

«Signor Zocchi, è sicuro che fossero delle minacce di morte?»
«Più che minacce erano consigli. La mia vita è in pericolo.»

Il problema è che chi lo sta minacciando ha il volto, si fa per dire, di un monitor di un computer e il corpo, sempre si fa per dire, dell’algoritmo più famoso di intelligenza artificiale. Si chiama MAX, acronimo di Machine-Assisted eXpert.

Ma forse la spiegazione per certe frasi uscite dal computer, che sembravano volerlo spingere verso un limite irraggiungibile, hanno una spiegazione molto più terrena.

Luca Crovi - Odio il Capodanno

La regina era morta e il bambino era scomparso. Questi erano i due fatti che avevano occupato per alcuni giorni la testa e la coscienza del commissario Carlo De Vincenzi.

Siamo negli ultimo giorni del 1926 quando capitano due eventi: il primo, la morte della regina, che costringe il “poeta del crimine” ovvero il commissario De Vincenzi a dover partecipare a delle stancanti cerimonie. E poi la sparizione del piccolo Michele Adelmi.

«No, no. Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è Capodanno.»

«Quindi ogni nuovo giorno al Due è per lei un nuovo inizio?»

Non è un uomo di cerimonie, il commissario, come si trova a confidare con Antonio Gramsci, l’intellettuale detenuto nel carcere di San Vittore, perché considerato pericoloso dal regime (come tutte le teste pensanti).

«Perciò odio il Capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un Capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno.

Altri due manigoldi faranno presto compagnia a Gramsci, non certo intellettuali, ma i responsabili della morte del piccolo Michele che De Vincenzi farà di tutto per tenere dentro, nonostante le pressioni del regime.

Marcello Fois - Ho qualcosa da dirti

Sgambati alza la voce: «Signora si calmi!» intima.
La donna all’altro capo della linea non pare dargli retta. Carnevali passa a quel punto davanti alla sua scrivania facendogli un cenno per chiedere che succede.

È capodanno e a nessuno piace lavorare l’ultimo giorno dell’anno mentre tutto il mondo si ritrova a festeggiare. Ma quando a sparire è il figlio di una tua amica, non puoi sottrarti al tuo dovere: è quello che succede all’ispettore Carnevali.

Dev’essere capitato così: io sapevo chi eri. Ti conoscevo da sempre, conoscevo ogni singolo millimetro della tua pelle appena esposta alla vita.

Cosa è successo a Riccardo? Qui il male ha le sembianze di un amore malato, tossico, pericoloso..

Marco Vichi Il bosco

«Non allontanatevi troppo» disse la mamma, mentre i bambini stavano uscendo. «No mamma, andiamo qua dietro» disse Camilla. «Siete coperti bene?» «Sì mamma...» «E non tornate tardi...»
Il bosco è il luogo del mistero e della paura per eccellenza. Ma accade che questa paura, oppure il fascino della scoperta attirino ragazzine sveglie come Camilla, che si tira dietro nel suo girare per il bosco il fratellino Filippo.

«Ma che è successo nel bosco? Cos’hai visto?»
«Nulla...» «Bugiarda» bisbigliò Filippo, e accese la luce. «Dai, spegni.»

Nel bosco si rischia di fare brutti incontri, specie se ci si mette a seguire un uomo in mezzo ai rovi.

La scheda del libro sul sito di Guanda

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09 aprile 2022

Sono felice, dove ho sbagliato? Di Diego De Silva

 

Cominciamo (Tipologia dei pantani)

Quelli che parlano d'amore sono convinti di sapere tutto dell'amore. Perché pensano che la loro esperienza faccia testo. Io questa cosa non me la spiego. L'idea che le proprie faccende d'amore abbiano l'autorevolezza del vissuto, voglio dire. Come se il vissuto dei parlatori d'amore (che infatti nei discorsi infilano sempre la parola «vita»: «Si tratta della mia vita», «Ormai è fuori dalla mia vita», «Ho messo la mia vita nelle sue mani e guarda come mi ha ripagato» ecc.) fosse una specie di precedente giurisprudenziale che fa stato nelle faccende amorose degli altri.

D'accordo, non esiste una laurea in amore (anche se ci sono dei corsi di grammatica e sintassi amorosa con ausilio di specifici romanzi, come se poi i romanzi fossero bugiardini da consultare al bisogno), ma questo non vuol dire che tutti possono pontificare sul tema. Anche perché l'amore non è un tema.

Al centro di questo romanzo, a tener assieme tutte le storie che vengono raccontate, c'è l'amore: non il tema dell'amore, genericamente parlando, ma l'amore in una coppia, le dinamiche tra persone che vivono sotto lo stesso tetto, i battibecchi, i non detti, il gioco del farsi il muso l'uno con l'altro, solo per ripicca.

L'amore in senso strettamente fisico, come lo considerano quelli che partecipano ai festini a base di coca e sesso, magari con qualche droga per vincere le resistenza della vittima caduta nella trappola (perché rimane sempre un rapporto non consenziente, sappiatelo).

C'è l'amore del padre verso i figli e poi, perché arriva anche questo momento, verso i nipoti, quando i tuoi figli decidono che è arrivato il momento di farti nonno (ma tu sarai pronto?).

Ci sono poi le delusioni d'amore (chi non ne ha vissuta una?): in questo romanzo, l'avvocato Malinconico farà una profonda conoscenza con una un sotto insieme di questa platea di questi, le persone rimante invischiate in un "pantano" amoroso. Ovvero quelle relazioni che non sbocciano mai in un qualcosa di concreto, rimangono sempre ferme ad un punto, generando insoddisfazione, dolore, frustrazione.

Dovete sapere che esistono diverse tipologie di pantano, il pantano del figliol prodigo, quello che ritorna sempre dall'amato. C'è il pantano della ritrovata maturità, coloro che alla fine scoprono di aver perso anni inutilmente dietro una persona. Il pantano c (eh già, perché l'avvocato Malinconico li ha classificati tutti da A a D) o del "falso problema", quello per cui arrivi a farti la domanda delle domande (andare avanti o rompere?) ma poi decidi di rimanere lì, perché è un falso problema, meglio crogiolarsi nel tuo brodo.

Infine il pantano D, quella della rivalsa, da cui parte poi quella parte della storia che riguarda lo studio legale Lacamita e associati più da vicino: sono gli impantanati che ad un certo punto decidono di aver diritto ad un risarcimento per quanto hanno subito.

Impantanati che decidono di poter andare da uno studio legale, avete capito voi quale, e chiedere il patrocinio per chiedere i danni a quelle persone che li hanno trascinati per anni in una relazione senza sbocchi.

Capite voi il dramma di Vincenzo Malinconico?

Un giorno un'amica di Veronica, Maria Egizia, la sua compagna, si presenta al ristorante per esporre la sua situazione e chiedere il suo aiuto: perché la giurisprudenza copre tutti gli ambiti della nostra sfera e non anche quelli della nostra vita privata?

Perché non è possibile fare una causa per infelicità?

Oltre a rovinargli il pranzo, questa storia rischia pure di rovinargli la relazione, al punto tale da portarlo per sfinimento ad ascoltare le ragioni di questi impantanati. Eh si, perché Maria Egizia ha creato un'associazione di vittime del reato di infelicità che vorrebbero fare una class action contro i rispettivi partner: a questo incontro si imbuca anche Benny Lacalamita, il vulcanico titolare dello studio, più che altro per attrazione nei confronti delle generose forme di Maria Egizia, arrivando anche ad inventarsi una sua personale storia di "impantanato" (cosa non si fa per amore..).

E pensare che il nostro avvocato delle cause perse avrebbe da pensare ad un'altra causa, ad un processo in cui tutela una ragazza finita dentro un festino di cui si parlava prima, sesso e droga. Forse è per questo che qualcuno lo sta pedinando, in modo anche sfacciato, persino sotto casa?

Tra riunioni stile alcolisti anonimi, problemi familiari (il diventare nonno), aggressioni in mezzo alla strada, non avremo modo di annoiarci in questo romanzo dove si ride molto ma c'è anche spazio per delle riflessioni personali del protagonista. Come il suo senso di inferiorità nei confronti delle donne, non come il "servo della gleba" cantato da Elio e le storie tese, ma perché "la donna che sceglie di starmi accanto avrà sempre la mia gratitudine, anche se non fa nulla per meritarsela."

Le donne, questi oggetti misteriosi che vediamo atterrarci accanto come gli alieni di "Incontri ravvicinati..", donne che abbiamo sempre sognato, desiderato, raccontato e forse immaginato troppo.

Ma alla fine, domandiamoci, ha senso dare un valore economico al dolore, è qualcosa di veramente quantificabile? Non sarebbe meglio, come ci dice il nostro avvocato Vincenzo Malinconico alla fine di questa storia, accontentarci di quei veri momenti di gioia che magari quando arrivano ci lasciano quasi sgomenti, “sono felice, dove ho sbagliato?”

Buona lettura!

La scheda del libro sul sito dell'editore Einaudi

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02 ottobre 2021

Le minime di Malinconico, di Diego De Silva

 


E' uscita per Einaudi una raccolta delle migliori, o peggiori a seconda dei punti di vista, citazioni e aforismi dell'avvocato (delle cause perse) Vincenzo Malinconico, la creatura dello scrittore napoletano Diego De Silva, che presto vedremo interpretato in carne e ossa dall'attore Massimiliano Gallo.

Tanto per inquadrare il personaggio, la citazione che apre il volumetto con le citazioni è questa

Sono contrario alle citazioni
Vincenzo Malinconico.

Come si fa a non amare un personaggio così?

Questa raccolta, una sorta di aperitivo in attesa della prossima avventura del nostro avvocato, è un compendio delle sue massime, di quanto la vita nel bene e nel male gli ha insegnato.

L'amore:

L'amore, se posso dire come la penso, è una malattia della dignità.

L'autoelogio personale:

Sono un cretino di talento

La vita e i sogni:

La realtà non supera la fantasia, la abbassa solo di livello.

Le cose fondamentali della vita, quelle da difendere a tutti i costi (e qui è chiaro il riferimento alla sua ultima, poco piacevole, esperienza personale, tra ospedali e chirurghi):

Non si sa mica, quali sono le cose fondamentali. Soprattutto, non si sa mai esattamente dove siano. Si spostano, le cose fondamentali: è così che ti fregano

C'è spazio anche per l'attività professionale forense:

In Tribunale, ho sentito dire una volta a un famoso penalista che parlava con un suo cliente in manette, è importante che le cose sembrino vere, mica che lo siano.

(lo dice Malinconico, signori avvocati, non prendetevela con me..)

C'è anche spazio a qualche riflessione profonda sul dopo di noi, sul mondo dopo Malinconico (sperando che sia sempre più in la)

L'idea che il mondo non abbia bisogno di me, e quindi non sentirà la mia mancanza se muoio, mi lascia del tutto indifferente. Io non chiedo al mondo un posto di rilievo. Non voglio passare alla storia. Io non voglio morire, tutto qua.

In 85 pagine, è concentrato tutto il Malinconico pensiero, un'occasione per provare ad entrare nella testa di questo personaggio letterario, alle prese coi suoi problemi personali di genitore e uomo: una ex moglie, una figlia  e un figlio che sono diventati grandi, una relazione con una ex cliente non proprio facile e stabile.

E alle prese con le sue cause, anch'esse testimoni dei casi della vita.

La scheda sul sito di Einaudi

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14 giugno 2020

I valori che contano (avrei preferito non scoprirli), di Diego De Silva


Santuario Malinconico

Uno dice: «Accogli». E va be', figuriamoci. Solidarietà, prima di tutto. Empatia e umanità. Non scherziamo. Apri all'estraneo che bussa alla tua porta in cerca di aiuto, non stare lì a domandarti chi è, cosa ha fatto, da chi fugge. Non badare all'età, al colore della pelle e neanche a quello delle mutande, specie se ha addosso solo quelle. Intanto, salvalo. Anzi, salvala. Esci da quel guscio piccolo borghese che ti separa dal mondo reale dove la gente vera lotta per vivere. Liberati dalla paura di perdere i tuoi meschini privilegi. Di comprometterti. Per una volta, fa' qualcosa di giusto, accidenti.

Avvocato Vincenzo Malinconico, non ancora associato allo studio Lacalamita, passato (grazie all'incontro e all'amicizia con Benny il titolare) dallo studio arredato con mobili Ikea ad uno studio con sei vani, una segretaria e diversi praticanti.
Una ex moglie Nives, una relazione durata a lungo e poi finita e, ora, una rapporto non ancora stabile (da “amanti di albergo”) con una ex cliente, Veronica Starace Tarallo, di cui aveva curato la causa di separazione (leggetevi Divorziare con stile).

Due figli, uno suo e uno della prima moglie, Alagia e Alfredo. Un gatto, Alfonso, che ha preso possesso del suo appartamento. Sapete come fanno i gatti, no?
In questo romanzo lo vediamo alle prese con una storia di ricatti politici e di rapporti familiari e di incomprensioni che non si vogliono ricucire.

E, tra un'udienza di separazione e questa storia di ricatti, dovrà affrontare una prova importante, che lo porterà a scoprire quei “valori che contano”, che forse non avrebbe voluto scoprire in quel modo, così duro. 
Ma andiamo per ordine.
A chi non è mai capitato di trovarsi di fronte alla porta, una sera, una ragazza in mutande? Si tratta della ragazza al centro del discorsetto morale che leggiamo nell'incipit.

- Devi aiutarmi, - ha detto ansimando.

E' stato allora che, voltandomi, ho capito che era nuda. Una ventina d'anni, sì e no. Magra, rossa, lentigginosa. Una Pippi Calzelunghe lievemente attempata, col taglio nazi al posto delle trecce.

La Pippi non più giovane è una escort (se volete trovate voi un'altra espressione) che sta sfuggendo dalla retata dei carabinieri nella casa di tolleranza che si trova pochi piani sopra casa Malinconico (ma non se ne era mai accorto?).
Alla porta, dopo aver dato rifugio alla ragazza (bravo Vincenzo), un carabiniere che assomiglia tanto all'attore Aldo Maccione

- Per caso ha visto una ragazza in mutande, con i capelli corti e il seno pronunciato, diciamo una terza?

La ragazza si chiama Venere ed è soprattutto la figlia del sindaco della città Mario Dasporto.
Ma tutte queste cose Vincenzo le scoprirà solo in seguito alla telefonata dalla segreteria del sindaco (con grande rosicamento dell'amico Benny): la ragazza, che si presenterà allo studio col padre, è stata fermata dalla polizia in un successivo controllo in un hotel (specializzato nell'affittare camere a professioniste) e ora teme che il suo nome esca dai giornali.
Tra padre e figlia c'è un rapporto difficile, ai limiti dell'insofferenza. Tanto ribelle lei, tanto distante lui, preoccupato per le ripercussioni politiche se quella notizia dovesse diventare pubblica

Le incomprensioni sono estenuanti perché sono fatte di punti che restano attaccati. L'unica è aspettare che cadano da sé, come quelli di certe ferite che non ti tolgono i medici.

Ma per far cadere questi punti ci vorrà del tempo, del tempo al padre per capire l'importanza nel voler proteggere la figlia, perché queste sono le cose (i valori) che contano, non le ambizioni di carriera. E del tempo alla figlia per capire il gesto del padre.

Ma a questo si arriverà alla fine di tutta il romanzo che ci regala anche una parentesi tra il comico e il drammatico legata alla causa di separazione Sgherzi – Panimolle.
Di tutta una vita assieme, alla fine rimangono le parole tecniche, forse anche incomprensibili, nel ricorso per la causa di separazione: i “titoli di coda di una vita in comune”, spiega Malinconico alla donna, che rimane colpita da questa espressione. Così tanto da mandargli all'aria la causa davanti al giudice ..

Ma c'è dell'altro.
Vincenzo dovrà affrontare un problema di salute, scoperto per caso una mattina, che lo porterà a prendere familiarità con medici e medicine, a scoprire parole nuove (linfoma, nodulo) e a scoprire un mondo di persone che soffrono. Come se fossero soldati in trincea, solo che la trincea è un reparto di un'ospedale dove si scopre tanta umanità e solidarietà:

In trincea dopo un po' il tumore diventa una faccenda politica. Il tuo dramma non riguarda solo te. E volete saperne un'altra? Ci vedo un senso nell'essere qui, proprio adesso che ho più paura. Mi piace l'idea che siamo in tanti nello stesso recinto, è che possiamo farcela.

Come finirà la storia del sindaco e della figlia? E come finirà la sfida tra Vincenzo Malinconico, uomo, e il suo male?
La vita andrà avanti anche senza di lui, gli spiega, forse cinicamente, un dottore, nel tentativo di fargli vedere la sua malattia in un modo diverso. 

Ma questa malattia, e le lunghe ed estenuanti cure, diventano l'occasione per scoprire quei “valori che contano” e che, come recita il sottotitolo “avrei preferito non scoprirli”.

.. contemplare gli intonaci è una forma di meditazione. Che gli intonaci hanno diversi tipi di avvallamenti, a ognuno dei quali corrisponde uno stato emotivo differente. Praticamente, in controluce rivelano una mappa psichica.

Il primo avvallamento è quello dell'autocommiserazione. Lì, dopo aver piagnucolato un po', vai in modalità propositiva e ti dici che devi cercare di dare un senso alla malattia, perché solo adesso (non prima) hai l'occasione di scoprire i valori che contano, e dunque di vivere ogni giorno che ti viene regalato con intensità e riconoscenza, circondato dalle persone che ami e dagli amici..

Anche questa è la vita: le gioie, le risate, gli amori, le cose che sfuggono e a cui paradossalmente siamo più legati, ma anche la malattia, il dolore, la sofferenza, la paura del poi...
E Diego De Silva è bravo a raccontarcela, questa vita, col suo sarcasmo e la sua ironia.

La scheda del libro sul sito di Einaudi
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25 agosto 2017

Divorziare con stile, Diego De Silva

Un personaggio così o lo si ama o lo si odia: sto parlando dell'avvocato napoletano Vincenzo Malinconico: un uomo sulla mezza età, belloccio, con una buona cultura e un genuino senso dell'umorismo, che però tira fuori sempre al momento sbagliato.
vorrei tanto che qualcuno mi spiegasse perché tutte le volte che provo ad essere sincero finisco per fare la parte dello stronzo, e quando gli altri sono sinceri con me devo anche ringraziarli”.

Due relazioni serie alle spalle, la prima con Nives, da cui si è separato, la seconda con una collega, Alessandra. E una relazione attiva con una donna sposata che, però, ha il pregio di non fare domande.
Sono un uomo fortunato. Sul serio. Di tutte le donne con cui mi sia capitato di avere una relazione, Viola è l'unica che non mi abbia mai chiesto niente.

Relazioni che gli hanno lasciato due figli, Alagia e Alfredo.
Cosa aggiungere della vita di Vincenzo Malinconico: uno studio in comune con un ragioniere commercialista, Espedito Lanza, con tanto di segretaria, Gloria.
Una specie di segretaria anche lei, che passa più il tempo a messaggiare con Whatsapp che a lavorare.
Tante amicizie, tante storie alle spalle, una carriera poco brillante: conduce una vita complicata il nostro Malinconico, una vita che scopriremo man mano leggendo questo libro perché sarà lui stesso a raccontarcela, con la sua viva voce.

Cominciando dalla causa civile che vede Olivieri Carmine (lo zio Mick) contro “Non solo coffee bar, Tabacchi e scommesse di Galloppo Lucia Santa”.

Parentesi che si apre (in questo libro, ce ne saranno tante): dovete sapere che zio Mick non è proprio uno zio di Vincenzo: era uno zio acquisito, in quelle famiglie allargate che c'erano al sud negli anni 50-60:
La mia inchiesta mi ha portato alla conclusione che nelle famiglie dell'epoca, quando in casa giravano zii che non erano zii, garantito che si trombavano qualcuno.

In pratica una storia di una nasata dello zio Mick contro la vetrata del bar, le porte automatiche che non si sono aperte e il proprietario (quello vero, non l'intestatario su carta) che rassicura che “non si preoccupi, tanto poi paga l'assicurazione”, per poi rimangiarsi la parola.

Ed ora eccoci qua, di fronte al giudice di pace Pestalocchi, detto “La merda”.
Eh si, una definizione che è proprio calzante per questo giudice (non magistrato), che gode nel gestire la sua dose di potere nei confronti degli avvocati: nemmeno un aguzzino delle SS, “avrebbe il profilo del chiudivagone: il verme per capirci, che fatta la conta dei deportati chiudeva lo sportello del treno ..”.

Ma se il titolo del romanzo (il terzo di De Silva con il protagonista Malinconico) si chiama “Divorziare con stile” un motivo ci sarà: il motivo si chiama Veronica Starace Tarallo, moglie bellissima del noto avvocato Ugo Starace Tarallo.
Imparo ad apprezzare l'acutezza e lo stile di questa donna abituata alla bella vita ma per niente altezzosa, che si muove e parla senza approfittare del suo corpo: non lo sfoggia, non lo spende, non lo usa per governare il dialogo, ma al contrario cerca fra le cose che ascolta quella che le stimoli un pensiero che valga la pena d'essere espresso.

Chissà perché una donna bellissima, e pure consapevole del fascino che suscita nei maschietti, si è rivolta proprio all'avvocato Malinconico, non proprio uno tra i più noti e famosi del foro napoletano, per la causa di divorzio col marito?
Chi è stato a consigliare a Veronica proprio Malinconico e non altri, più famosi?
La causa della lite tra i signori Starace Tarallo, tra l'altro, è molto particolare: dietro c'è un tradimento, solo virtuale, di Veronica, che il marito ha ricostruito spiando la sua corrispondenza elettronica.
Obiettivo di Veronica è evitare la misera liquidazione che probabilmente le verrà proposta dal marito (più per una questione di principio, essendo ricca di famiglia, oltre che bella e intelligente..).
Un incarico impegnativo per Malinconico che è si divorziato, ma non esperto della materia e nemmeno dell'ambiente in cui vivono questi Starace Tarallo. A queste difficoltà si aggiunge anche il tentativo di seduzione di Veronica, quasi una sfida per lei, abituata a sottomettere tutti gli uomini e che dunque non accetta l'atteggiamento di Vincenzo, quasi distaccato.
Ma come avrà fatto una donna così bella e colta a sposarsi un parvenù come l'avvocato Ugo (Starace Tarallo)? Un altro mistero che troverà poi spiegazione.

Questi sono le due cause seguite da Malinconico: la nasata dello zio Mick e “la guerra dei Roses” dei coniugi Starace Tarallo: ma attorno, una miriade di altre storie, un caleidoscopio di personaggi.

La guerriglia di Vincenzo contro “La merda”, combattuta a fianco di Benny Lacalamita, altro avvocato, che però il suo studio legale lo ha ereditato.
La vita dentro il “Diciamo Loft”, con la targa Maliconico e Lanza (sottotitolo “si riceve nei giorni dispari per appuntamento”), dove scopriamo che Gloria è stata assunta da Espe, ma lo stipendio lo paga il suo fidanzato, amico di Espe, che la fa lavorare in quella specie di loft arredato da Ikea, per tenersela lontano e portare altri guai nello studio (ma anche questo lo vedremo poi).
Il matrimonio della figlia Alagia, poco più che ventenne, con un ricercatore che sta pure antipatico al nostro Vincenzo.
L'invito a Roma da parte dell'altro figlio, Alfredo, per festeggiare l'inizio degli studi, nella nuova casa assieme a quel coinquilino ..
L'incontro coi vecchi compagni di scuola, alcuni dei quali scomparsi da anni dalla sua vita: un incontro che si rivelerà disastroso sotto certi versi, per il deflagrare di antichi odi, del non detto tra ex studenti, ora persone adulte o quasi.

C'è il compagno diventato dentista che si sta separando dalla moglie per colpa della sua passione per le sottane.
C'è quell'altro che vorrebbe scrivere libri e che per questo manda messaggi vocali a Malinconico, per avere un suo giudizio.
Infine il secchione, quello che era già vecchio sui banchi di scuola, che si riscopre essere la migliore scoperta della serata.

Oltre alla professione di avvocato, Vincenzo è anche un filosofo, abituato a discutere di tanti argomenti, anche se nessuno glielo ha chiesto: il rapporto tra musica e l'immaginario sentimentale delle persone (“Altro che la musica rock..”).
Come le persone vivono il loro rapporto coi treni dell'Alta velocità:
Sarà una mia impressione, ma tutte le volte che prendo un Alta Velocità noto la gente che, quando scende la treno, tende a comportarsi da manager.
Il suo rapporto con le donne (e compare in un breve cameo anche il commissario Ricciardi di Maurizio De Giovanni):
C'è chi si siede davanti ai cadaveri e vede la dinamica dei delitti (come quel vecchio telefilm, Millenium), o chi, come il famoso commissario napoletano degli anni Trenta, sente le voci dei morti nell'ultimo istante di vita: io vedo le madri, e il più delle volte sono addirittura vive. Le uniche donne che mi attirano sono quelle che non hanno le madri in controluce”.

Mille pensieri, mille divagazioni, mille parentesi aperte in un discorso e tutto questo mentre prende il treno, mentre passeggia, sotto la doccia, al lavoro.
Come andranno a finire tutte le storie, il matrimonio della figlia, la causa per la separazione, la vita nel loft, la causa di zio Mick?
Si ride molto in questo romanzo, si ride anche in modo amaro, seguendo la vita dell'avvocato Malinconico, le sue battute, le sue divagazioni, le sue infelicità: che sono tante ma che di certo, non riescono a buttarlo giù
penso che non mi è mai successo, ma proprio mai, che una delle mille sceneggiature di felicità che mi sono scritto nella testa mi abbia mai dato la soddisfazione di avverarsi, anche una sola volta”.

La scheda sul sito di Einaudi
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24 giugno 2017

L'agenda ritrovata - sette racconti per Paolo Borsellino (a cura di Gianni Biondillo e Marco Balzano)

Immaginatevi per un momento come sarebbe questo paese se le cose fossero andate in modo diverso: per esempio se l'agenda di Paolo Borsellino, quella rubata in via D'Amelio al giudice dopo l'attentato, dopo lunghe ricerche, fosse stata ritrovata.
Leggere tutte le annotazioni, tutti gli appunti lasciati su di essa da Borsellino, così importanti che Borsellino da quella agenda rossa, un regalo dei carabinieri, non se ne separava mai.

Cosa potremmo leggere, di così importante? Borsellino stava lavorando al filone tra mafia, appalti e politica, nell'ultima intervista alla TV francese (l'intervista censurata dalla Rai, servizio pubblico al servizio dei partiti) aveva parlato di Mangano, testa di ponte della mafia la nord.
Chissà, forse la storia della seconda Repubblica avrebbe potuto andare in modo diverso....
Che riscatto potrebbe essere per lo stato italiano, per la sua credibilità, ritrovare l'agenda e con essa tirare finalmente i fili della tela che lega assieme la mafia, quel pezzo dell'imprenditoria italiana e della politica italiana che alle mafie chiedono aiuti, favori, servizi.
Un riscatto per lo Stato e anche per tutte quelle persone, non solo magistrati, che hanno combattuto e combattono la lotta alle mafie in una condizione di solitudine.
Le stessa sensazione che, possiamo immaginare, deve aver vissuto anche Borsellino, in quei 55 giorni che separano Capaci da via D'Amelio. La sua consapevolezza di essere il prossimo, dopo Falcone.
Ma gli scrittori non sono degli storici, non hanno l'obbligo del rispettare pedissequamente la storia. Loro possono immaginarselo un paese diverso, anche per ribellione alla realtà: un paese, (come scrive Marco Balzano nella prefazione) dove alla fine, l'agenda rossa venga ritrovata.
Il ritrovamento dell’agenda rossa metaforicamente è il recupero di una forma di dignità, di un senso delle cose che finalmente si disvela, di una consapevolezza che un altro mondo, un’altra vita sono più che mai possibili.”

Con “L'agenda ritrovata”, sei scrittori si sono cimentati in questa raccolta letteraria sul giudice Borsellino, sulla mafia, sui rapporti tra mafia e potere in Italia. Una raccolta che unisce il paese dal punto di vista letterario, dal nord al sud, da Helena Janeczek che ci racconta della mafia al nord, a Evelina Santangelo, nella Sicilia di Messina Denaro, che testimonierà l'importanza della memoria e della società civile nella lotta alle mafie.
La raccolta è curata da Gianni Biondillo e Marco Balzano (le cui prefazioni costituiscono di fatto l'ottavo e il nono racconto), partendo da un'idea, una pazzia forse, dell'associazione culturale L'oraBlu, di Bollate.

Non è un caso.
La lotta alla mafia, diceva Falcone, non è solo una questione di magistrati, di forze dell'ordine, di leggi speciali. È anche una questione di cultura, di diritti civili, di memoria.


Helena Janeczek - Pochi gradi di separazione

Da un incontro fortuito con Salvatore Borsellino, il fratello di Paolo, un lungo racconto che diventa poi una riflessione sulla presenza della mafia al nord, nell'hinterland milanese. Le storie raccontate da Ester Castano, la cronista che ha sfidato la mafia (mentre altri giornalisti e altri amministratori locali di fronte alle intimidazioni hanno preferito non vedere e non scrivere).

Ricordando le parole del magistrato Alessandra Dolci della DDA, sul capitale sociale della ndrangheta e sul terreno fertile che ha trovato al nord:
Il capitale sociale della ‘NdranghetaLa Dolci prende spunto dall’ultima inchiesta da lei condotta per raccontare i legami e le fitte trame che intercorrono tra imprenditoria lombarda e mafia. E’, infatti, notizia di pochi giorni fa l’arresto di 29 persone accusate di associazione mafiosa della locale di Mariano Comense (Como) condotto dalla Dolci, durante l’operazione denominata Crociata. Il vero problema per il sostituto procuratore è il rapporto ormai inscindibile tra l’imprenditoria del Nord e l’organizzazione mafiosa. “La ‘ndrangheta – racconta Dolci davanti a un’aula stracolma di studenti e cittadini castanesi e non – ormai viene vista come la componente sociale che può risolvere qualsiasi problema. Dalle prime operazioni antimafia della fine degli anni ’80 non è cambiato molto. Continua a non esserci il rispetto delle regole”. E ricorda storie di almeno 30 anni fa, ma che ancora oggi risultano essere attuali. Molto. Anzi, a malincuore, troppo. Nel 1983, l’ex sindaco di Giussano Erminio Barzaghi dichiarò: “Il peggio del Sud si sta legando al peggio del Nord”. Parole forti, che però fanno pensare. Oggi è cambiato qualcosa? No. E basta guardare alle continue notizie che ci giungono: politici corrotti, imprenditori collusi. In molti cercano la mafia per avere una protezione e una sicurezza. Tuona Dolci: “Ancora oggi non c’è il rispetto delle regole. Ricordiamo che non è la mafia che s’infiltra nel territorio lombardo, sono gli imprenditori e i politici, tutti lombardi, che chiedono aiuto alla mafia, che la cercano. C’è una devianza da parte di tutti i settori: corruzione, evasione fiscale, l’idea che è meglio essere furbi. La ‘ndrangheta punta a creare il consenso sociale, che è il vero capitale dell’organizzazione criminale”.

Così, con un colpevole ritardo (e come ci ha ricordato il procuratore della DNA Franco Roberti), scopriamo quando sono pochi i gradi di separazione tra la mafia del sud e quella del nord.

Carlo Lucarelli - Hanno ucciso l'uomo ragno

Ritorna la giudice bambina, Valentina Tagliafferri, che avevamo già conosciuto nella raccolta "Giudici" : sopravvissuta alla guerra tra servizi, trasferita a Como dal CSM come sanzione disciplinare, si trova ora tra le mani delle carti scottanti. Siamo nell'estate del 1992 e a Milano è già scoppiata l'inchiesta di Tangentopoli. A Palermo è invece scoppiata un'altra bomba. Contro il giudice Falcone.
Sono documenti che provano il collegamento tra società che riciclano denaro e la mafia. Al nord, non in Sicilia.
Comunque, di solito è un viaggio a senso unico. Quello di ritorno, i soldi della mafia al nord, invece, non è ancora stato esplorato. E non intendo il riciclaggio, le lavanderie di denaro, ma qualcosa di più. Un vero e proprio radicamento.”

Di chi fidarsi? Dello Stato che già una volta ha cercato di ucciderla?
Rimane solo quel giudice, giù a Palermo, l'amico di Falcone. Che sulla sua agenda rossa si segna l'appuntamento con Valentina.

Vanni Santoni - La solitudine della verità.

Il racconto di Vanni Santoni parte dalla provincia toscana, dove un concerto rave attira dal resto dell'Italia tanti ragazzi in cerca di musica e sballo.
Anche Caterina, Cate, che abita in valle, decide di andare al concerto.
Ma più che la musica, è un'altra scoperta che la colpisce: una discarica abusiva dentro un residence abbandonato, un cubo di cemento sulla collina.
Bidoni dal colore verde che forse contengono amteriali che non dovrebbero essere lì.
Cate fa quello che ogni cittadino dovrebbe fare.
Cerca di denunciare il pericolo ad a una pattuglia di carabinieri.
Ad un giornale locale.
Va persino a parlarne in caserma.
Dov'è lo Stato. Ma lo stato non c'è. Perché ci sono cose che è bene non vedere.

Alessandro Leogrande - Le maschere di San Giovanni

Alessandro Leogrande fa incontrare un giornalista con un ex ministro (socialista?) del governo Andreotti, quello in carica quando scoppiarono le bombe di Capaci di via D'Amelio.
Un politico della prima repubblica, dei partiti di massa. Poi travolti da Tangentopoli.
Che gli parla di quelle bombe, delle maschere dei politici ai funerali di Falcone. Come le maschere di altri politici, o forse gli stessi, ad un altro funerale, quello del presidente DC Aldo Moro.
Che in una sua lettera a Zaccagnini (una di quelle trovate nel covo di via Montenevoso) ragionava sul carattere gli italiani.
Si tratta di capire cosa agita nel profondo la nostra società, la rende inquieta, indocile, apparentemente indominabile, irrazionale.”

Irrazionale: Moro temeva questa società di cui non riusciva a leggere bene gli sconquassi, le fratture.
Moro vedeva una società senza alcuna autorità morale, politica, economica, in grado di governare il disordine o gestire i problemi.
Le bombe degli anni settanta, la guerra a bassa intensità che serviva per stabilizzare il sistema.
E le bombe scoppiate dopo la caduta del Muro, che servivano a spazzare via una classe dirigente marcia:
Una parte della Democrazia Cristiana, degli apparati dello Stato, dei servizi segreti. Anche alcuni superpoliziotti troppo potenti per essere intaccati, troppo sicuri di sé per essere ostacolati: uomini delle forze dell'ordine, che avevano lavorato con altri uomini della forze dell'ordine ammazzati dalla mafia, e che poi all'improvviso si sono ritrovati a condurre il gioco sporco”.


Diego De Silva - Notturno pendolare

Il racconto dello scrittore napoletano tocca del tema della mafia da lontano. Si parte da una donna che vive in via Chiaia e che passa la notte, per insonnia, nei cinema di notte.
Finché una sera non incontra un ragazzo che la colpisce e si mette a seguirlo, per le vie dei Quartieri ..

Gioacchino Criaco – La memoria del lupo

Un carabiniere di Africo, appartenente ad una squadra speciale, che da cacciatore diventa preda, per una vendetta portata avanti da un killer con gli occhi azzurri. Che ha ammazzato il suo generale e poi tutti gli altri membri della squadra.
Stanco di scappare, torna al suo paese, in Calabria. Africo, in pieno Aspromonte. Per trovarsi di fronte al lupo.
E scoprire che il nemico non è lui, ma qualcuno che sta alle sue spalle.
Il Giuda del generale, dei tuoi compagni, il tuo nemico sta da un'altra parte. Che forse è la tua stessa parte.”

Evelina Santangelo - Presenze

L'importanza della memoria nella lotta alla mafia. Affinché tutti i fatti, tutte le persone, siano ancora vive.
La strage di Ciaculli del 1963.
La vita e la tragica morte di Peppino Impastato.
Quel ragazzo venuto da nord a creare una comunità contro la tossicodipendenza, Mauro Rostagno.
Nella Trapani che è lo zoccolo duro della mafia, da dove partono i picciotti per l'America. Come da quelle coste e dall'aeroporto partiva la droga raffinata e poi inviata al nord.
Con la benedizione dei fratelli massoni e la protezione della politica.
Quei politici come Totò Cuffaro che, a Samarcanda, aveva attaccato Falcone e l'azione del pool antimafia.
Così colpevoli da meritare la pena di morte.
Ma forse Falcone era già stato ucciso da quei giuda nel CSM e nella stessa magistratura che gli avevano sbarrato il posto all'Ufficio Istruzione e poi alla procura antimafia.
Nell'ultimo suo discorso pubblico, nella biblioteca di Palermo, Paolo Borsellino lo aveva ricordato: si voleva ammazzare quel giudice per quello che aveva fatto, uccidere lui e fermare il pool antimafia.

E poi altre morti. Il 19 luglio 1992 Borsellino. E l'anno successivo, don Pino Puglisi.
La fine di tutte le speranze.
O forse no.

Questo il sito dell'associazione culturale L'Ora blu di Bollate e il link con tutte le tappe della staffetta e quello dell'iniziativa, a cui tutti possono partecipare!

La scheda del libro sul sito di Feltrinelli

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

30 marzo 2014

Giochi criminali, di Giancarlo De Cataldo, Maurizio de Giovanni, Diego De Silva e Carlo Lucarelli

Quando a giocare sono gli adulti, spesso il gioco diventa un gioco criminale: lo raccontano secondo quattro angolatura diverse gli autori di questa raccolta.
Dai giochi sadomaso che richiamano la letteratura del passato di De Cataldo, al gioco del lotto che diventa, nel racconto di De Giovanni, una febbre che uccide.
Un gioco d'amore che viene scambiato per stalking dall'avvocato Malinconico, personaggio seriale del napoletano Diego Silva.
Infine, il gioco più crudele, quello della vendetta. In cui si imbatterà l'ispettrice Grazia Negro in un momento estremamente delicato della sua vita e della sua relazione con Simone.

I quattro racconti:
Giancarlo De Cataldo, Medusa
Forse il più attinente alla realtà, dove si mescolano passioni amorose “particolari” con mafia e speculazione edilizia.
Al caffè centrale non si parlava d'altro. E se ne parlava al'uso salentino: con poca o nulla pietà, molta iroinia e continue allusioni alle abitudini sessuali della vittima. Era opinione diffusa presso i belcastresi che il barone Mallarmè, con il suo stile di vita estremo, se la fosse andata a cercare.

Anche il giovane magistrato di turno pensa che in fondo, il barone, trovato nudo nella sua stanza, sia stato ucciso da un suo amante. Ma la professoressa Blasi, no.
La Medusa, per il suo sguardo che durante gli interrogatori impietriva gli studendi, dovrà trovare un colpevole non scontato, andando a fugare nei beni del defunto amico.
Il risentimento che ancora provava per Stefano svanì di colpo, e dal suo cuore partì una risata irrefrenabile. Bé, era stato divertente. Atroce e divertente quel gioco a due. E lei, in fondo, che cosa avrebbe potuto chiedere ancora? Aveva goduto del suo prezioso spazio segreto, e per un tempo lungo. A quanti esseri umani era stato concesso un simile privilegio? ”

Maurizio de Giovanni, Febbre
Domenica mattina: davanti al commissario Ricciardi, l'uomo che riesce a vedere gli ultimi istanti dei defunti, si presenta il piantone spiegandogli che è stato rinvenuto un cadavere al vicolo Speranzella.
È un assistito, uno che parlava con le anime del purgatorio, ricevendo i numeri del lotto. Rummolo Gaspare detto 'o cecato, lo chiamavano tutti nel quartiere per interpretare i loro sogni, da tutti benvoluto.
Perché aiutava i napoletani, tutti, senza distinzione di censo osesso, a coltivare la loro malattia: quella del gioco, che illude ricchi e poveri, borghesi e aristocratici, nella speranza di una vincita che dia una svolta alla vita.
Dovevo capire.Dovevo capire chi avesse avuto la forza, la volontà e soprattutto un motivo valido per porre fine alla vita di un uomo che, a quanto pareva, era benvoluto da tutti, e che al contrario di altri che facevano il suo mestiere non mirava ad arricchirsi alle spalle di poveri creduloni.[..]Dovevo capire chi fosse in realtà la vittima, che sentimenti e che passioni avesse suscitato la sua vita per indurre l'assassino al delitto”.
Diego De Silva, Patrocinio gratuito
Lo stalking è un reato disgustoso, perché rende la vita delle vittime un inferno, alla mercè di un uomo (di solito) che considera la sua moglie/compagna/amante solo un oggetto di sua appartenenza. Una tortura quotidiana fatta di telefonate, messaggi, minacce anche velate …
E se invece, dietro certe telefonate, in cui si sente solo la voce di Mina che canta “Parole, parole”, ci fosse altro?
Lo scopre a sue spese l'avvocato Vincenzo Malinconico, costretto ad aiutare l'ennesima amica di amici, proprio per un caso di stalking un po' particolare.
Che forse proprio stalking non è.
E che costringerà il povero Vincenzo a fare da mediatore tra due strane persone.

Ti ha chiamato lui, giusto
Eh.
Ti ha detto che era lui che infastidiva la tipa, giusto?
Eh.
E tu gli hai detto che se non la finiva avresti preso provvedimenti, giusto?
Eh.
Quindi il tuo dovere l'hai fatto.
Mi pare di sì.
A quel punto lui ti ha chiesto di metterci la buona parola con la tipa.
Proprio.
E ti voleva pagare.
Anche subito. Era davanti al computer, ha detto «Dica lei la cifra, se mi da l'Iban le faccio il bonifico».Ha detto proprio così.Eh.
«Dica lei la cifra».
«Dica lei la cifra».
E ti ha chiesto pure l'Iban.
E mi ha chiesto pure l'Iban.
E tu gli hai detto di no.
A questo non rispondo, visto che c'era anche lui.
Ci guardiamo in faccia per, tipo, un minuto netto.
Vincé, - dice, rompendo il silenzio.
Oh.
Ma sei cretino?



Carlo Lucarelli, A Girl Like You
“Una donna, un tatuaggio, affari illeciti, due morti più o meno suicidi. Coincidenze.
Coincidenze?
Stella, Stellina, pensò Grazia mentre scendeva le scale.
Stella, Stellina.”

Una indagine che parte da una stella tatuata sul dorso del piede e da uno strano suicidio di Franchino Malapoti. Figlio del capo della ndrina che comanda in quella zona dell'Emilia, terreno fertile per appalti, corruzione e mafie.

Stella, stellina che porterà Grazia, alle prese con la sua gravidanze alle prime settimane, lungo una scia di altri strani suicidi. Il figlio del capo della ndrina, l'assessore e il sindaco, il figlio della proprietaria di un bar. Qual'è il nesso comune?
Proprio quella stella.

La scheda del libro sul sito di Einaudi

Il link per ordinare il libro su Ibs e Amazon