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21 marzo 2026

Anteprima Presadiretta – l’intelligenza artificiale, l’illusione del ponte

Il ponte sullo stretto di Messina

In Presadiretta Open si parlerà del ponte sullo stretto di Messina, la grande opera su cui il ministro Salvini e il governo stanno puntando tanto. Costo dell’opera, che ha già ricevuto una prima bocciatura da parte della Corte dei Conti (eh ma con la riforma Nordio nessun giudice si permetterà..), è al momento di circa 13 miliardo. Che succederà adesso al progetto?
Quali rilievi ha fatto la Corte dei Conti a cui ora il governo deve rispondere?
Cosa succederà adesso alle famiglie colpite dagli espropri necessari per costruire questa opera strategica, anche in funzione di un attacco militare da sud (così è stato affermato da eminenti ministro). Come la casa della signora Di Domenico, che si affaccia su uno dei posti più magici dello Stretto, vicino la spiaggia di Capopeloro che nel 2022 è stata premiata dal National Geographic come la spiaggia italiana col panorama più bello.

Questa zona sarà completamente trasformata dal progetto del ponte, stravolgendo la vita del territorio e delle persone che ci vivono.

Il valore delle loro case è stato diminuito per colpa del ponte, non conviene vendere o affittare, come anche fare lavori migliorativi, uno ci pensa prima di partire. Sono famiglie bloccate anche se gli espropri non sono partiti ancora e a rendere ancora più precaria la loro situazione è proprio l’ultima decisione della Corte dei Conti che ad ottobre 2025 ha negato il visto di legittimità, l’ennesimo stop che pesa sulla vita degli abitanti di queste zone e sul loro futuro.

“Io sono arrabbiata” racconta a Presadiretta “perché avere questa gente che dice domani cominciamo, tra tre mesi cominciamo, insomma è ridicolo. Preoccupata no, perché lo so che il ponte non lo fanno. E lo sanno anche loro che non lo possono fare.”

Il mondo con l’intelligenza artificiale

L’uso dell’intelligenza artificiale sta diventando sempre più importante e strategico nel mondo: nella medicina, nella ricerca, per costruire robot che possano essere addestrati per lavori pericolosi. Purtroppo anche nell’ambito militare l’AI.

Stiamo parlando della rivoluzione tecnologica del secolo: che futuro avremo in un mondo dove domina l’intelligenza artificiale? Quanti posti di lavoro perderemo? E che futuro avrà l’Europa stretta nella morsa tra Stati Uniti e Cina?


Riccardo Iacona è andato a Hangzhou, la capitale cinese dell’intelligenza artificiale perché qui sono nati i “sei dragoni”, le aziende protagoniste dell’innovazione tecnologica cinese. Aziende come Deep Robotics che ha realizzato i robot cane, capaci di muoversi su qualunque terreno, di nuotare nell’acqua: gli algoritmi e i sistemi di controllo di questo robot sono all’avanguardia e sono usati per ispezionare le fabbriche, i parchi industriali. Sono usati in caso di incendi, catastrofi. Coi loro sensori possono vedere e registrare le immagini, registrare la temperatura esterna. Un robot nato nell’università della città di Hangzhou, dove la stessa Deep Robotics e i suoi fondatori fanno ricerca.

Quanti lavori perderemo per l’AI? E quali figure servono per addestrare l’algoritmo?

Come si può capire dall’anteprima del servizio:

Non servono ingegneri per addestrare l'intelligenza artificiale: servono umanisti. Linguisti, traduttori, psicologi e scrittori stanno alimentando, attraverso piattaforme online, i grandi modelli linguistici che sempre più spesso sostituiscono le loro professioni. Un fenomeno silenzioso ma in rapida crescita, che in Italia coinvolge già migliaia di giovani laureati intrappolati nella gig economy del dato.

Ma, oltre alla questione dei posti di lavoro, c’è un altro punto da tenere in considerazione quando si parla degli impatti dell’AI: il consumo energetico e di acqua degli enormi data center dentro cui si elaborano o dentro cui girano gli algoritmi, quello che noi chiamiamo il cloud.

Energia per addestrare l’AI, energia per le elaborazioni. Presadiretta partirà dallo studio fatto dall’università della California: una singola richiesta al chatbot costa come il consumo di una lampadina da 60 watt per una decina di secondi e un consumo d’acqua equivalente a quello di un bicchierino.. Ma, citando Totò, è la somma che fa il totale.

Francesco Fuso Nerino è il diretto di Climate change action a Presadiretta racconta di come nel 2030 si è stimato che il consumo di acqua per i server dell’AI negli Stati Uniti potrebbe arrivare fino a 1100 milioni di metri cubi, un valore importante se i server sono installati in regioni degli Stati Uniti o nel mondo dove c’è scarsità di acqua. Si basa sul documento pubblicato su Nature Sustainability che dice che negli USA nel 2030 l’intelligenza artificiale arriverà a consumare l’acqua che in genere è consumata da 10 ml di cittadini americani.

Lo studio ha preso in esame anche il consumo energetico: sempre nel 2030 i server negli USA arriveranno a consumare fino a 200-250 TW/ora di elettricità l’anno, più della metà del consumo elettrico annuale di un paese come l’Italia. Se l’elettricità arriva da fonti rinnovabili e a basso contenuto di carbonio l’impatto resta più contenuto, se arriva da fonti fossili l’effetto sul clima può diventare rilevante.

La scheda del servizio:

Il Ponte sullo Stretto di Messina, tra questione ambientale, mancata gara, aumento dei costi: questo il tema in apertura della nuova puntata di “PresaDiretta Open”, in onda domenica 22 marzo, alle 20.30, su Rai 3. Dopo la delibera della Corte dei conti e il nuovo decreto del governo Meloni, il racconto tra gli abitanti di Messina che rischiano l’esproprio delle abitazioni, i comitati che si oppongono a un’infrastruttura da oltre 13 miliardi di euro e quelli che la vogliono a tutti i costi. Viaggio nella città col più alto tasso di spopolamento in Europa e dove solo un cittadino su tre riceve l’acqua 24 ore al giorno. Il ponte, secondo uno studio di Unioncamere Sicilia, avrà un impatto sul Pil di oltre 23 miliardi, col paradosso che a beneficiarne saranno Lombardia, Lazio, Veneto ed Emilia-Romagna. In studio, Riccardo Iacona ne discuterà con Peter Gomez direttore del Fatto Quotidiano online.
A seguire, la puntata di “Presa diretta” si occuperà di “Rivoluzione Artificiale”, con un reportage dentro la più grande trasformazione tecnologica del nostro tempo. Il programma partirà dalla Cina per raccontare come un intero Paese stia trasformando l’intelligenza artificiale nella propria infrastruttura produttiva. Dal piano governativo “AI Plus” - 200 miliardi di dollari investiti a partire dalle scuole primarie - ai laboratori di robotica di Pechino e Suzhou, dove robot umanoidi imparano a camminare, lavorare e prendersi cura degli anziani. Dodicenni che programmano rover spaziali, fabbriche che girano al buio senza operai: una corsa globale che non riguarda solo la Cina, ma il futuro del lavoro nel mondo intero. Ma c’è anche un costo nascosto dell’intelligenza artificiale: nell’hinterland milanese i datacenter avanzano sui terreni agricoli del Parco Agricolo Sud, divorando acqua ed energia, senza una legge nazionale che li regolamenti e senza che nessuno abbia risposto alla domanda più scomoda: questi impianti servono davvero all’Italia, o solo alle grandi aziende digitali straniere? E poi l’attenzione su chi lavora nell’ombra: traduttori, grafici, laureati che guadagnano 12-13 euro l’ora addestrando la stessa IA che li ha rimpiazzati o che lo farà presto. L’ultima frontiera si chiama “IA Agentica”: agenti software invisibili che svolgono compiti aziendali - dalle note spese ai contratti legali - interfacciandosi via WhatsApp come fossero colleghi. All’Aquila, dove i call center sono il principale datore di lavoro, per il 60-70% donne, l’automazione è già entrata in silenzio. Una rivoluzione che rischia di colpire soprattutto chi ha meno strumenti per reinventarsi: i lavori più a rischio sono storicamente quelli svolti dalle donne. Cosa succederà alle decine di migliaia di persone che fanno lavori ripetitivi e non possono semplicemente “reinventarsi”?
"Rivoluzione artificiale" è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina De Ritis con Marcello Brecciaroli, Marco Della Monica, Irene Fornari, Luigi Mastropaolo, Teresa Paoli, Paola Vecchia, Emilia Zazza, Fabio Colazzo, Riccardo Cremona, Massimiliano Torchia.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

20 dicembre 2025

Anteprima inchieste di Report – il business dell’acqua privata, la carne scaduta in commercio, il sistema Amazon

L’Italia senz’acqua

Immaginatevi di alzarvi una mattina e di non avere acqua corrente per lavarvi, per fare colazione, per cuocere il cibo.

Ecco, un pezzo di Italia vive in queste condizioni: è la Sicilia dei commissari speciali, dei consorzi e degli impianti abbandonati con le reti idriche che perdono acqua prima di arrivare nelle case.

Succede nella Sicilia dei gattopardi e dei furbetti che si arricchiscono col business del servizio idrico privato e delle autobotti per fare scorta di acqua.


LAB REPORT: UN BUCO NELL’ACQUA

Di Alessandro Spinnato

Collaborazione Tiziana Battisti

Tra dighe incompiute, reti colabrodo, consorzi di bonifica commissariati e impianti abbandonati, in Sicilia la crisi idrica non è solo una questione di siccità, ma il risultato di una gestione fallimentare che dura da decenni. Sullo sfondo, un’inchiesta giudiziaria che ha portato all’arresto dell’ex governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro, svela intrecci tra politica, clientele e appalti sospetti.

La sanità del cuore in Sicilia


Sempre in Sicilia, per parlare della sanità regionale e della cardiochirurgia pediatrica.


La scheda del servizio: IL CUORE DEL PROBLEMA

di Claudia Di Pasquale

Collaborazione Giulia Sabella

In base al Decreto Balduzzi può esserci una sola cardiochirurgia pediatrica ogni 4-6 milioni di abitanti. Alla Sicilia ne spetterebbe una, ma qui ce ne sono due. Una a Palermo, aperta nel 2023 e gestita in collaborazione con il Policlinico San Donato, e una a Taormina gestita da 15 anni in convenzione con il Bambino Gesù. Potranno restare aperte tutte e due? Sulla base di quali dati vengono prese le decisioni?

Come funziona il sistema Amazon all’interno?

In questi giorni di Natale molti di noi si rivolgeranno ad Amazon per comprare i regali e farseli inviare a casa. Perché è comodo, semplice, efficiente. Ma su cosa si basa l’efficienza del sistema Amazon? Anche tramite interrogatori a cui vengono sottoposti i dipendenti grazie a cui riceviamo i famosi pacchi nelle nostre case.

Interrogatori condotti da manager che hanno esperienza di polizia investigativa, che seguono la tecnica Wicklander-Zulawski: dubito che vorremmo che questa fosse applicata a noi.

Una tecnica citata nei documenti interni, dove si specificano i passi da seguire in una investigazione interna: sono tecniche che ad investigatori privati non sarebbero consentite, sono attività che competono solo all’autorità giudiziaria.

La scheda del servizio: I GIOCHI DI AMAZON

di Emanuele Bellano

Collaborazione Chiara D’Ambros, Goffredo De Pascale, Madi Ferrucci

Fondata da Jeff Bezos come sistema per distribuire libri, oggi Amazon è una big-tech che ha rami operativi in ogni settore. E la sua crescita è vertiginosa: ha fatturato - nel 2024 – oltre 630 miliardi di euro, l’11 per cento in più rispetto all’anno precedente e ormai conta una capitalizzazione di mercato di 2.380 miliardi di dollari. Riesce a fare questi numeri grazie al lavoro di migliaia di dipendenti che selezionano la merce, la imballano, la preparano e la spediscono. Ma l'efficienza di Amazon ha un prezzo: Report è in grado di ricostruire con testimonianze e documenti inediti la pressione alla quale sarebbero sottoposti i dipendenti in un clima di controllo che sarebbe basato anche su attività non lecite per un datore di lavoro, come investigazioni, interrogatori illegali e dossieraggio.

La carne scaduta del macello Bervini

Giulia Innocenzi torna ad occuparsi della carne scaduta (e che veniva importata dal sudamerica) che nel macello Bervini nel mantovano veniva veniva “ripulita” e re impacchettata: a chi è stata venduta? Come è possibile che in questi anni nessuno, Asst, carabinieri del Nas, la regione, se ne sia accorto di nulla?


Sul Fatto Quotidiano trovate un’anteprima del servizio

Dopo che Report ha consegnato all’Ats Valpadana le etichette e le informazioni raccolte sulla carne scaduta rimessa in commercio dal macello Bervini, è scattata l’allerta alimentare. E cioè si procede al ritiro della carne potenzialmente pericolosa finita in bar, ristoranti e mense. Inoltre, l’Autorità sanitaria ha inoltrato il fascicolo alla procura di Mantova per i reati di frode nell’esercizio in commercio e vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine. Ma dov’è finita davvero la carne scaduta? E perché ci è voluto tanto per intervenire?

La scheda del servizio: CHI L’HA MANGIATA?

di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi

Un nuovo sequestro è stato disposto dalla Usl di Reggio Emilia con i Nas di Parma nell'impianto di Salvaterra del macello Bervini a seguito dell'inchiesta sulla carne scaduta di Report. Grazie a nuove testimonianze e prove documentali emergono ulteriori tasselli che delineano un quadro inquietante: la carne scaduta veniva messa in commercio almeno dal 2018, ed emergono ombre anche sulla macellazione degli animali, attività a oggi ancora portata avanti dal macello Bervini. E resta ancora una domanda inevasa: dov'è finita la carne scaduta?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

04 luglio 2023

Report – l’imprenditrice Santanché, la carne da produzione cellulare, l’acqua che manca

Che visibilia!

Giorgio Mottola torna ad occuparsi del ministro Santanché, come imprenditrice: nel servizio si racconta di una dipendente che, in cassa integrazione, continuava a lavorare per Visibilia. La lavoratrice scoprì di essere stata messa a 0 ore solo in seguito, quando prese le carte dello stipendio.

La dipendente presentò denuncia, cosa che fece arrabbiare il compagno della ministra, Dimitri Kunz.

Da Visibilia editore escono soldi per le altre società del gruppo: sono operazioni denunciate come opache da un azionista di minoranza di Visibilia.
Il servizio di Mottola aveva raccontato anche che non era vero che l’allora senatrice aveva versato i contributi ai dipendenti durante il covid.

Nel 2018 Visibilia aveva chiesto aiuto ad un fondo arabo, Negma, con sede a Dubai: nel contratto si prevedeva che Negma prestava soldi acquistando delle azioni, versando in più tranche per 3ml. Le obbligazioni di Visibilia furono convertite in azioni: succede però che le azioni crollano, facendo crollare il valore del titolo, “come se fosse una partita truccata dove vince sempre il banco, ovvero Negma” spiega il consulente di Report Bellavia.

L’azionista indipendente che ha denunciato Visibilia parla di reato, turbativa d’asta o manipolazione del mercato: Negma convertiva l’azione quando il titolo era basso e poi lo rivendeva quando risaliva, guadagnandoci anche 900ml euro.

Chi ha comprato le azioni di Visibilia? Bisognerebbe capire chi sta dietro il fondo Negma di Dubai, da dove arrivano i soldi per i prestiti a Visibilia e a Ki Group.

Secondo Dimitri Kunz non c’è nessun legame tra Negma e Visibilia, sebbene Report abbia scoperto che in una riunione del consiglio sindacale partecipò il senatore La Russa, avvocato di Visibilia.

Nello stesso periodo La Russa aveva scritto per conto di Negma una lettera di diffida al quotidiano online Milano Today.

La relazione dei periti della procura della Repubblica dice che giù dal 2016 i bilanci erano falsati: dalla memoria di Report è venuto fuori un documento che rivela l’esposizione verso le banche della ministra che nel 2012 aveva chiesto un fido a BPM, negato dalla banca, e la ministra passa anche per Ponzellini per ottenere quei soldi.

La BPM di dieci anni fa era molto sensibile alle richieste di politici di centro destra, come Giorgetti e la Santanché – raccontano due dirigenti della BPM nel vecchio servizio.

Alla fine Cannalire – braccio destro di Ponzellini - prende un fido da BPM e la aiuta a raccogliere della pubblicità per conto di Visibilia. Ci sono le fatture inviate a BPM di Visibilia, ma nel 2012 l’allora senatrice negò ogni aiuto e l’aver ricevuto un aiutino.

Che cosa riferirà in Parlamento questa settimana la ministra del turismo?

Chissà se non fosse stata parlamentare come sarebbe stata valutata la sua prestazione di imprenditrice…

Il peccato della carne

Giulia Innocenzi è andata fino a Singapore per assaggiare la carne prodotta in laboratorio: questo paese si è sviluppata molto, ha la terza densità demografica, e le persone si sono dovute ingegnarsi per gestire questa crescita. Con le piante dentro le costruzioni, per abbassare la temperatura dell’aria, con gli orti urbani, per avere frutta e verdura e non dover importare tutto. Siccome non hanno più terreno da coltivare, usano orti impilati uno sopra l’altro: il governo ha messo come obiettivo il produrre il 30% del cibo entro il 2030.

Ecco perché Singapore ha autorizzato la produzione e la vendita di carne di produzione cellulare, oltre alla carne da allevamento.

La carne di Good meat è stata autorizzata dall’autorità di controllo: la giornalista di Report ha assaggiato il piatto preparato da uno chef, pasta con broccoli e pollo coltivato in via cellulare. Dal sapore è indistinguibile dal pollo tradizionale.

La carne di base cellulare è stata vietata in Italia: il ministro dell’agricoltura italiano ha preferito difendere le tradizioni (mai carbonara con la carne), ma forse varrebbe la pena provare a studiare anche qui da noi questo sistema di produzione della carne.

Si tratta di carne presa da biopsie, fatta crescere in bioreattori: ci sono problemi etici dietro, ma ci consente di abbandonare gli allevamenti intensivi, non si devono uccidere gli animali. Costa molto più della carne da macello, ma investendo nel sistema di produzione, col crescere della domanda, probabilmente i prezzi scenderebbero.

Come mai l’Italia ha detto no, alla carne sintetica? Ha pesato l’influenza di coldiretti, l’associazione dei produttori di carne, che ha ringraziato pubblicamente il governo Meloni per questa scelta.
Secondo l’esperto di sicurezza alimentare Lipp non è carne sintetica, ma è carne a base cellulare: dalla biopsia presa da un animale vivo, si ottengono le cellule per la carne stimolandone la crescita nei bioreattori– questo è il principio.
All’università di Trento avevano investito su questo sistema di produzione: il ministro Lollobrigida ha proibito anche la produzione della carne in Italia, perché la produzione del cibo deve rimanere nelle mani dei produttori italiani. Ma produttori italiani producono anche bioreattori, non solo per la carne ma anche per la cosmetica.

Come ad esempio Solaris, che vende per lo più negli Stati Uniti e Singapore: sono una eccellenza nel mondo, un loro reattore è stato esposto al MIT, il tempio della scienza.

La legge di Lollobrigida sta bloccando questa eccellenza italiana, che sarà costretto a guardare all’estero. Anche la ricerca in questo settore sarà costretta a vendere le sue scoperte ad aziende straniere: rischiamo dunque di perdere degli investimenti nel settore del cibo da laboratorio, che sono in crescita dal 2021.

I più grandi produttori di carne al mondo stanno investendo nella carne da produzione cellulare: nonostante oggi i big siano americani, la carne sintetica è nata in Olanda, con l’azienda Mosa Meat e il suo hamburger da 250mila euro.
Mosa Meat fa parte di un gruppo di ricerca, finanziato dall’Unione Europea, che cerca di arrivare a costi di produzione sempre meno costosi: paradossalmente anche noi italiani, che non vogliamo il cibo sintetico, stiamo pagando la ricerca in questo settore.

Non ci sono solo gli americani, anche il governo israeliano sta puntando su questo settore, in Spagna la JBS ha annunciato la costruzione del più grande impianto per la produzione di carne a base cellulare, mentre in Francia il ministro dell’agricoltura si è detto contrario a questa carne, perché consentirebbe la manipolazione genetica.

Il ministro Lollobrigida e Coldiretti su quali dati hanno vietato la carne coltivata? In base al principio di precauzione, dice il ministro, anche se però tutto è partito con le firme di Coldiretti.

C’è un rischio medico, un rischio ambientale, dice il presidente Prandini che cita una ricerca prodotta dall’università della California che non è ancora stata sottoposta alla peer review.

Singapore ha invece messo in piedi un comitato indipendente per stabilire se dare o meno l’autorizzazione. EFSA l’autorità per la sicurezza alimentare europea non ha ancora dato alcuna autorizzazione, non potevamo attendere la decisione di EFSA prima di dire no?

La portavoce del ministro Lollobrigida ha spiegato alla giornalista quali domande possono essere fatte al ministro, solo quelle giuste, mi raccomando.
Come faremo se EFSA dovesse autorizzare in Europa la produzione di carne sintetica? Il provvedimento di Lollobrigida non varrebbe nulla, perché le leggi locali non possono bloccare il libero scambio nei paesi europei.

E come la mettiamo con gli allevamenti intensivi, in Italia e non nel Qatar? Secondo Prandini quello italiano non si può chiamare allevamento intensivo, eppure il 90% di carne e latte proviene da questi allevamenti.

Gli allevamenti intensivi sono la causa dell’emissione del 14% di gas serra: il problema è certamente non solo italiano, se dovesse crescere il consumo di carne nei prossimi anni, il modello degli allevamenti intensivi non sarebbe più sostenibile. Quanti altri terreni possiamo consumare?

In Olanda gli allevatori stanno bloccando il paese da tre anni in protesta contro la legge del ministro dell’Agricoltura che ha ideato la legge sui nitrati: per ridurre le emissioni da nitrati si dovranno chiudere le stalle di un terzo, per questo il governo ha stanziato 24 miliardi di euro.

In Olanda ci sono il triplo dei nitrati, non bastano le innovazioni tecnologiche: negli ultimi cento anno questo paese ha perso molta della sua biodiversità, con la distruzione degli habitat naturali. C’è stata una denuncia alla corte europea di un comitato di cittadini per l’ambiente, accolta nel 2018: in questo paese ci sono 100ml di polli, 5 ml di bovini, qui c’è la più alta densità di capi da allevamento. Gli allevatori però hanno fondato un partito che si sta opponendo alla legge sui nitrati: il problema, si difendono, non sono gli allevamenti, ma la produzione intensiva.
Il partito degli allevatori olandesi ha avuto il sostegno dalla destra europea, come Lepen o della destra americana di Trump.

Il negazionismo climatico è entrato nell’agenda dei partiti sovranisti: eppure il caso di Singapore insegna che si possono coltivare la verdura consumando meno terreno e meno acqua.

Anche perché, come racconta il servizio di Luca Chianca sulla siccità del Colorado River, attorno alla scarsità d’acqua potrebbero scatenarsi delle guerre.

Nonostante l’acqua del fiume e l’acqua del bacino Mead sia al di sotto della media per colpa della siccità, si continuano a mantenere campi con erba medica, che hanno bisogno di molta acqua, perché sono il cibo delle mucche da allevamento.

Nonostante l’acqua sia un bene da proteggere si continuano a costruire ville con piscina nel deserto.

14 febbraio 2023

Presadiretta – i risultati delle elezioni e l’acqua che manca

Puntata dedicata ad una risorsa preziosa come l’acqua: Presadiretta nel secondo servizio racconterà di cosa va fatto per non sprecarne nemmeno un goccio.

Ma prima dell’acqua Presadiretta si occuperà del voto nel Lazio e nella Lombardia, col dato incredibile dell’astensione: la maggioranza degli elettori non ha vota, non ha fiducia in questa politica, in questi candidati.

In studio a commentare il voto Marco Damilano: il giornalista ha citato un saggio di Saramago, dove in un paese spuntano solo schede bianche, gli elettori non si interessano alla politica.
La cosa che preoccupa è quando l’elettore non crede più nella politica, nelle elezioni locali e in quelle nazionali.

È come se segassimo il ramo dove siamo seduti – il commento di Iacona: nella capitale solo il 33% ha votato, nei giorni in cui abbiamo festeggiato la nostra Costituzione.

Cosa ha portato a questo?
Giovanni Diamanti di Youtrend ha commentato il consenso nelle due regioni: dal 2016 al 2023 il centrosinistra è sparito nel Lazio, dopo dieci anni di governo nella regione. Stesso discorso anche nelle città, come Latina e Rieti.
Agli elettori è stato chiesto quanto è stata importante la scelta dei rifiuti nel voto: circa l’83% dei votanti ha detto che era importante, del resto il termovalorizzatore ha bloccato l’alleanza nel Lazio tra Pd e 5 stelle ed è stata una delle cause della caduta del governo Draghi.

I rifiuti a Roma

Con le elezioni le strade di Roma sono abbastanza pulite, ma nei mesi passati l’immagine di Roma è legata ai rifiuti: i cittadini di un quartiere della capitale è arrivata a voler fare una azione legare contro il comune per tutta la montagna di rifiuti.
Il termovalorizzatore è stato al centro della discordia: dovrebbe essere costruito tra i comuni di Pomezia e Albano Laziale e dovrebbe raccogliere tutti i rifiuti di Roma e delle periferie.
Oggi non è possibile fare a meno dell’inceneritore, forse in un futuro, ma al momento la raccoltsa differenziata non consente una scelta diversa.
Il problema è che comuni come Albano Laziale la differenziata la fanno al 70%, la presenza dell’inceneritore è una beffa per il sindaco della città: assieme ad altri sindaci della zona ha scritto a Gualtieri, dove esprime la sua preoccupazione di diventare la pattumiera di Roma.
Ad Albano c’è anche la discarica di Roncigliano, riaperta dalla Raggi dal 2021 che sta prendendo i rifiuti anche ora.
A Guidonia c’è l’impianto di trattamento rifiuti che ora è sotto collaudo dopo anni in cui è rimasto fermo: anche a Guidonia fanno la differenziata e non sono contenti di questo vecchio impianto che verrà ora aperto.
Il Lazio ha una % di differenziata del 53%: la metà dei rifiuti organici viene gestiti fuori regione che ha una ricaduta in termini di costi per i cittadini laziali.
Ad incidere sui costi dei rifiuti è il loro trasporto verso le altre regioni, fino in Olanda.
I rifiuti sono un problema vero: è uno scandalo che Roma non sia riuscito in questi anni a risolvere il problema, in questi anni non si è fatta alcuna politica in tal senso.
I rifiuti sono stati usati come arma politica, la politica ha abdicato al suo compito: i rifiuti sono l’oro per molte persone, che li usano per condizionare sindaci e amministratori.
Si doveva fare la sintesi di politica – racconta Damilano: si dovevano ritrovare sindaci per trovare una soluzione d’accordo, come nel caso del sindaco di Guidonia che ha scritto al sindaco di Roma senza avere risposta. Ma poi c’è anche qualcuno che deve prendere una decisione.

Il voto in Lombardia

Il centro sinistra non ha mai vinto in Lombardia, cinque anni fa – racconta Giovanni Diamanti – la partita sembrava contesa, oggi invece è una regione completamente a destra. La provincia di Milano è divisa a metà. C’è anche un solco tra le città e le province: nelle grandi città il centro sinistra è davanti, ma poi fuori dai capoluoghi aumenta il vantaggio del centro destra.
La domanda fatta da Youtrend riguardava la sanità: la sanità ha inciso il voto? Il 91% ha risposto si, in modo trasversale. Evidentemente molti lombardi che hanno votato sono soddisfatti da questo modello.
A Milano Letizia Moratti ha preso il 12% dei voti, molto poco.

La sanità in Lombardia

Anche la sanità, come i rifiuti, è un tema vero: nella mia regione la sanità sta diventando a pagamento. Per chi ha i soldi, per chi se lo può permettere. A Vimodrone 2000 cittadini non hanno un medico, né un pediatra e nemmeno la guardia medica.

In Lombardia c’è l’eccellenza sui grandi ospedali, mentre per le visite si deve andare nel privato, perché le agende degli ospedali pubblici sono chiuse, perché le liste d’attesa sono lunghe.
Provate voi a chiamare il numero verde del cup e ad ascoltare la musica fastidiosa.
Ma a parlare di questi argomenti, a parte Presadiretta e Report, c’è molta poca informazione: delle liste d’attesa ne parla ogni settimana il dottor Agnoletto nella trasmissione di Radio Popolare.
Ci sono esami in Lombardia che hanno tempi di attesa di più di 1 anno, come la colonscopia: ma se chiami il privato e paghi qualche centinaia di euro, basta aspettare pochi giorni.
La Lombardia ha tanti CUP, non c’è una sola struttura che vede tutte le agende pubbliche e private: questo produce il fatto che siamo prede dei privati accreditati - racconta la professoressa Sartor – ma sono i privati che scelgono loro quali esami fare e quali no, quelli più convenienti e remunerativi.
Sotto elezione però Fontana ha trovato i soldi per snellire le liste d’attesa, strano.

Se si vuole cambiare questo modello, bisogna far pagare ai privati, quelli che hanno aperto centri prelievi o di controllo perfino nelle metropolitane.
Caro cittadino sei insoddisfatto del servizio pubblico? Ci sono le smart clinic del privato, che decide lui quali servizi offrire al pubblico, decide lui quanto aprire delle sue agende.

Della sanità ne ha parlato il giornalista Michele Sasso: chi non può permettersi di spendere in Lombardia non può curarsi e questo aumenterà l’ingiustizia sociale.
Noi cittadini paghiamo le tasse affinché un sistema politico distruggesse i nostri diritti, il nostro sistema sanitario nazionale.

In Lombardia la coalizione di centro destra si è rafforzata, il PD ha rintuzzato l’attacco di Conte e dei 5 stelle, ma è una magra consolazione.
Stiamo arrivando ad una situazione di democrazia bloccata, una democrazia che esclude i molti a favore dei pochi, una democrazia per i clientes, per chi ha i danè.

Acqua meno 40%

Che bello il sole d’inverno: ma significa anche meno giornate di pioggia, le acque del fiume Po al minimo storico, la neve sulle montagne non placa la siccità del più grande fiume italiano.
I fiumi che scendono dal Monviso verso Torino sono desertificati: i segnali della siccità sono visibili da decenni, i nostri ambienti alpini sono caratterizzati da lunghe fasi di carenza idrica – racconta il professor Fenoglio a capo dell’osservatorio del Monviso.
Le Alpi non sono più un serbatoio alpino e così i fiumi diventano pericolosi anche dal punto di vista sanitario: le Alpi stanno sperimentando una crisi idrica senza precedenti.
Le nevicate sono poi spazzate via dal caldo, non si sciolgono più nella primavera: i ghiacciai sono arretrati anche di duecento metri.
A secco sono anche i laghi, come il Maggiore, come il Garda ai minimi storici: siamo a 70 cm in meno, acqua che non può entrare nei canali e nei campi da irrigare.
La prossima estate sarà difficile aprire il lago per dare acqua ai fiumi e ai canali: Michele Prunetti è un ricercatore del CNR, a Presadiretta racconta di come il 2022 sia stato l’anno con più siccità e anche l’anno più caldo, a soffrirne sono state le regioni del nord ovest.
Ma questo è un trend non una eccezione: negli ultimi 20 anni il nord si è scaldato sempre, ogni anno. L’inverno sarà sempre più corto, specie nelle montagne, stiamo perdendo la neve sulle montagne e questo significa meno acqua nei fiumi.
Il Po ha perso 5 mld di metri cubi di acqua: nel corso del fiume sorgono delle isole, tanto il fiume è basso. Le portate sempre inferiori del Po avranno un impatto sulla popolazione che vive attorno, sono 20 ml di abitanti di 4 regioni, che oggi dovrebbero occuparsi di questo problema andando nella stessa direzione.
Il Veneto ha 400 idrovore, migliaia di km di canali per portare l’acqua dove serve: la rete dell’acqua alimenta il territorio del Veneto, ma oggi le cattedrali dell’acqua sono in difficoltà.
Meno acqua, meno energia idroelettrica (come quella dalle turbine sul Brenta), meno acqua per i campi.
I consorzi agrari stanno pensando a ricaricare le valli con le risorgive, canali che imprigionano l’acqua.
Ma alla foce del Po si capisce bene l’entità del problema: qui l’acqua è infiltrata da quella salata del mare che crea problemi agli allevatori delle vongole e di altri molluschi.
I pescatori del consorzio del Po cosa faranno quando l’acqua del mare risalirà ancora di più verso il fiume?

A Porto Tolle hanno dovuto comprare un desalinizzatore dalla Spagna per avere acqua dolce: il riso è andato, racconta la sindaca, forse si salva qualcosa nell’entroterra.
Ma oltre che sensibilizzare la regione e Roma non possono fare nel comune di Porto Tolle: sanno che succederà di nuovo, questa estate, non avranno più acqua per le culture.

Il sale del mare brucia le campagne del Polesine: l’acqua dei canali è salata e le risaie così spariscono, arrivando alla desertificazione del territorio.
È un problema comune alle provincie di Rovigo e Ferrara: niente insalate IGP, niente radicchio, niente riso.

Senza acqua non possiamo fare niente, racconta a Presadiretta un agricoltore: dovrebbe essere un problema, anzi il problema di cui dovrebbero discutere i governanti alle varie COP.
A rischio sono anche le falde, anche loro sono a rischio, come i nostri consumi: già oggi i cambiamenti climatici, all’origine della siccità e della mancanza di pioggia e di neve, stanno creando problemi all’agricoltura.

A Pavia, zona di risaie, il paesaggio sta già cambiando: le tradizionali culture devono essere sostituite da nuove culture, meno idro-esigenti ma anche meno redditizie.

Alessandro Macina è andato a visitare l’azienda del signor Tacchini, che aveva 80 ettari di riso, “specialmente di qualità, come il riso Carnaroli, Volano, Arborio, che vengono usati specialmente nei ristoranti. Io ho perso nella mia azienda dal 65 al 70% di produzione lorda vendibile, non recuperabili. Io quest’anno ho già cambiato la mia produzione seminando dei cereali come l’orzo, la colza ..”
Questo scelta è fatta per cercare di far quadrare i conti, ma la resa non è la stessa: non è bastato nemmeno passare alla semina in asciutta del riso, con meno acqua, per salvare il raccolto.
“Il riso non si può fare senz’acqua: qui l’acqua arrivava con alla goccia oppure il canale era asciutto. Se vengono ancora annate così certe aziende chiudono. Vedendo le mie campagne bruciare e il secco, mi sentivo non in pianura Padana ma nel deserto. ”

Nella provincia di Lodi a fare le spese della siccità sono stati i campi di mais, che in estate hanno bisogno di tanta acqua.
I prati stabili della zona catturano la co2, danno foraggio di qualità per le mucche, che senza foraggio e acqua non produce latte e non si ingravida.
Meno cibo, meno latte, meno bovini: nel lodigiano potrebbero decidere di abbattere dei capi a causa della siccità: un problema rilevante per questa zona dove si produce il Grana Padano.
Il direttore del Consorzio del Grana Padano racconta che stanno addirittura pensando di riciclare l’acqua delle deiezioni.

In Emilia Romagna stanno studiando le irrigazioni intelligenti, con micro-irrigatori efficienti, controllati da remoto, per mantenere quell’agricoltura di qualità che avevano fino a qualche anno fa.

In Pianura Padana, al CREA, stanno già selezionando il grano che avrà bisogno di meno acqua: selezionano i geni delle piante che possano resistere alle maggiori temperature e alla minore irrigazione.
Piante pronte a tutto: il mondo della ricerca sta cercando il modo di selezionare piante che possano resistere domani. La stessa ricerca la fanno alla AgroInnova a Torino, con lavori di ricerca sui parassiti: qui raccontano di come le culture si sposteranno verso il nord, con un impatto importante sul PIL. Avremo le banane coltivate in Sicilia, ma anche l’avocado, il mango, che prendono il posto degli agrumeti, come se fossimo in un paese tropicale.

Quando piove, poco, perdiamo pure l’acqua dal cielo: tutta colpa della cementificazione dei campi per dar spazio alle autostrade, ai capannoni dei poli logistici che spuntano sempre più in Pianura Padana.
Il consumo di suolo è stato maggiore in Lombardia ed Emilia, le regioni che oggi soffrono di più della siccità: il suolo libero è capace di stoccare acqua – racconta il professor Sileri del Politecnico– acqua che viene poi distribuita alle falde. Ma con la cementificazione tutto questo è perso.

Non sappiamo quanta acqua consumiamo, non sappiamo quanta acqua cade sul territorio: conosciamo pochissimo una risorsa così preziosa, perché ci sono molti enti che non si scambiano dati, perché al sud ci sono molti enti privati che prelevano acqua direttamente dai bacini.
Dovremmo fare come in Umbria dove da 20 anni monitorano l’acqua consumata, l’acqua che esce dalle fonti, l’acqua che si perde nella rete di distribuzione.

L’idea della regione è collegare tutti i canali, le dighe, in una sola rete: la parola d’ordine è interconnessione, perché non esistono sorgenti infinite.

Che fare?

Secondo l’ANBI, l’associazione dei consorzi di bonifica, dobbiamo mettere le politiche di adattamento alla siccità in cima all’agenda politica: purtroppo delle acque se ne occupano tanti enti e diversi ministeri, non esiste una piano unico idrogeologico.

Il presidente di Anbi chiede che ci sia un solo ente che si occupi di questo problema, perché i cambiamenti climatici non aspettano i tempi della burocrazia.

Che proposte hanno fatto al governo? Il piano “laghetti” per creare riserve di acque nei momenti di siccità, piccoli invasi da creare sul territorio nazionale. Mancano i soldi però, sebbene l’idea funzioni, come si vede a Ravenna a Poggio san Ruffillo, dove i laghetti sono tutti collegati.
Potremmo fare lo stesso in Lombardia, nel bresciano nella zona dei fontanili: i laghetti li stanno costruendo nelle cave dismesse.
Si potrebbe recuperare l’acqua dalle acque reflue depurate, ma mancano gli impianti di recupero.

In Sardegna hanno fatto scorta di acqua col sistema delle dighe, gestite da un unico ente, la regione: l’acqua degli invasi serve poi nei periodi estivi, con meno precipitazioni. Le dighe sarde funzionano perché sono in comunicazione, possono trasferire l’acqua da un bacino all’altro, cosa importante quando piove in modo irregolare.

Nemmeno delle dighe abbiamo un censimento nazionale però, perché molte regioni non forniscono allo stato centrale tutte le informazioni: eppure come sanno in Spagna, le dighe sono fondamentali per contrastare la siccità.

In Olanda la sfida è oggi trattenere l’acqua, non tenerla fuori dai porti: a Rotterdam hanno realizzato dei laghetti urbani che raccolgono la pioggia, per non creare problemi alle case (e agli scantinati che si allagavano con la pioggia) e non disperderla.

Altra soluzione è aumentare le falde acquifere dei fiumi: usare il sottosuolo come una banca dove immagazzinare l’acqua, prendendola dai fiumi. Ci sono anche interventi di rimodulazione dell’alveo dei fiumi, sempre con l’obiettivo di tenerla nel sottosuolo ed evitare che arrivi nel mare.

Sono tutte tecniche che dovremmo mettere a fattor comune, senza dimenticarci poi l’obiettivo della lotta ai cambiamenti climatici, abbassando le emissioni, abbassando la temperatura del pianeta.

13 febbraio 2023

Anteprima Presadiretta – le elezioni regionali e l’acqua (che manca)

Questa sera Presadiretta si occuperà dell’analisi del voto per le regionali in Lombardia e nel Lazio: il risultato di queste elezioni ha un valore importante non solo perché parliamo delle due maggiori regioni in Italia, ma per gli effetti politici sia per il rapporto maggioranza - opposizioni sia per i rapporti di equilibrio all’interno della maggioranza. Nel caso in cui anche in Lombardia il partito di Meloni dovesse fare le scarpe a Salvini e Berlusconi potrebbero acuirsi quelle tensioni tra i tre leader di questo governo di destra.

A seguire un servizio estremamente importante sull’acqua: negli ultimi anni è piovuto il 40% in meno, il Po è in secca e il mare entra nell’entroterra, col risultato di distruggere i campi coltivati. Come i campi di riso inariditi dall’acqua salata: "Il riso non si può fare senz'acqua" raccontano i proprietari dei campi.

Acqua meno 40%

Piove sempre di meno e in modo così intenso che il terreno non è più capace di assorbire le precipitazioni. Tutto questo è l’effetto dei cambiamenti climatici, non possiamo più permetterci di perdere nemmeno un goccio d’acqua: Presadiretta è andata a vedere le conseguenze della siccità dell'ultimo anno, è racconterà anche di come sono cambiate le colture in Sicilia a causa dell'aumento delle temperature.
A Pavia, zona di risaie, il paesaggio sta già cambiando: le tradizionali culture devono essere sostituite da nuove culture, meno idro-esigenti ma anche meno redditizie.


Alessandro Macina è andato a visitare l’azienda del signor Tacchini, che aveva 80 ettari di riso, “specialmente di qualità, come il riso Carnaroli, Volano, Arborio, che vengono usati specialmente nei ristoranti. Io ho perso nella mia azienda dal 65 al 70% di produzione lorda vendibile, non recuperabili. Io quest’anno ho già cambiato la mia produzione seminando dei cereali come l’orzo, la colza ..”

Questo scelta è fatta per cercare di far quadrare i conti, ma la resa non è la stessa: non è bastato nemmeno passare alla semina in asciutta del riso, con meno acqua, per salvare il raccolto.
“Il riso non si può fare senz’acqua: qui l’acqua arrivava con alla goccia oppure il canale era asciutto. Se vengono ancora annate così certe aziende chiudono. Vedendo le mie campagne bruciare e il secco, mi sentivo non in pianura Padana ma nel deserto. ”
Il viaggio di Presadiretta è partito da dove nasce il Po, sul Monviso, coi grandi invasi in difficoltà, le montagne senza neve: nei suoi 650 km il fiume attraversa la Pianura Padana fino all’Emilia e al Veneto dove la siccità è ormai strutturale e l’acqua marina entra nel fiume risalendo la corrente e bruciando tutte le colture.

È a rischio il sistema agricolo nel nord Italia che produce da solo il 50% del PIL agricolo è industriale: Presa diretta racconterà quali sono le possibili soluzioni da mettere in atto per non sprecare l’acqua ed evitare il disastro.

La scheda del servizio:

La prima parte della puntata viene dedicata ai risultati delle Elezioni Regionali in Lazio e in Lombardia. A PresaDiretta, a poche ore dalla chiusura dei seggi, l'analisi del voto e i risultati in tempo reale. Le inchieste di PresaDiretta in Lazio e in Lombardia sui temi che hanno scaldato le campagne elettorali. In studio con Riccardo Iacona: Giovanni Diamanti analista politico e cofondatore di YouTrend, il portale italiano che elaborerà in esclusiva per PresaDiretta, mappe elettorali e sondaggi e Marco Damilano, giornalista, saggista e conduttore della striscia quotidiana "Il cavallo e la torre" per riflettere sulle scelte politiche dei quasi 8 milioni di cittadini che sono stati chiamati al voto.

E poi il secondo appuntamento con le grandi inchieste di PresaDiretta, dedicato a uno degli effetti più drammatici del cambiamento climatico: la mancanza di acqua. In Italia siamo già a meno 40% del fabbisogno: acqua da bere, acqua per l'agricoltura e per l'industria. Il bene più indispensabile, non basta più. Il Nord Italia, l'area che sta soffrendo di più, produceva il 50% del Pil agricolo e industriale d'Italia. Ma tutto sta cambiando. Cosa fare per arginare il disastro? Sono tanti i modelli positivi in Europa. PresaDiretta è andata in Olanda e in Spagna, paesi che hanno inventato soluzioni innovative per risolvere i problemi idrici. E anche in Italia: in Sardegna esiste la più sviluppata rete di dighe di tutte le regioni italiane, in Umbria si monitora l'acqua da 25 anni, in Toscana si riesce a ricaricare le falde acquifere. Il problema nel nostro Paese è la moltiplicazione dei centri decisionali che non permette di fare sistema attorno alla preziosa risorsa dell'acqua.
“Acqua meno 40%” è un racconto di Riccardo Iacona con Marianna De Marzi, Giuseppe Laganà, Alessandro Macina, Francesca Nava, Roberta Pallotta, Elena Stramentinoli, Cesarina Trillini, Matteo Delbò, Fabrizio Lazzaretti, Alessandro Marcelli, Massimiliano Torchia.
 

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

01 luglio 2022

I bisogni della gente

 


Guardate le prime pagine dei giornali: si parla di guerra? Della siccità (in Lombardia abbiamo ancora dieci giorni di acqua per l'agricoltura)? Dei rincari dell'energia? Delle morti bianche (ieri l'ultimo caso a Roma)?

Dell'ultimo summit Nato in Spagna dove si è deciso che per combattere i cambiamenti climatici servono più armi? Dell'innalzamento dei contagi per il covid e del ritorno alle mascherine ffp2 sui luoghi di lavoro?

No, si parla della vicenda Conte - Draghi, dove ovviamente ciascun giornale la vede a modo suo, con le fibrillazioni del governo subito smorzate dal premier (?). O Draghi o elezioni.

Perché ci sono da gestire i progetti del PNRR, le riforme senza cui non prenderemo i soldi dell'Europa.

La giustizia, quella che renderà questo paese quello con meno condanne, se non si mette al meccanismo di improcedibilità che bloccherà i processi in appello dopo due anni.

O magari il ddl concorrenza, dove si ritorna a parlare di gestione privata dall'acqua in barba al referendum del 2011. 

I privati gestiranno meglio il servizio? O lo gestiranno come hanno fatto manutenzione su ponti e viadotti?

Come dice Draghi, sempre sia lodato, "Il populismo si sconfigge con un'azione di governo che risponda ai bisogni".

Il paese ha fame? Date loro la riforma Cartabia e il bonus terme..
E alla fine a votare andranno sempre meno persone.

25 giugno 2022

Appesi alla pioggia

 Una volta si diceva, piove governo ladro, per criticare quei qualunquisti che sapevano solo argomentare per luoghi comuni, pur di attaccare la politica.

Eppure oggi, parlando della siccità, la politica sa solo attaccarsi alla pioggia (speriamo che piova, ma non troppo per non far scappare i turisti) o al razionamento dell'acqua per non innaffiare gli orti.

Non sta piovendo da mesi eppure fino a poche settimane fa non era un problema: non era un problema le montagne senza neve, i ghiacciai che stanno scomparendo, le temperature sempre in crescita.

E ora, dal governo dei competenti fino alle ricche regioni del nord (quelle a caccia di maggiore autonomia) è tutto un "mi raccomando, caro cittadino, sii parsimonioso.."

Se va bene, ci scappa pure la lezioncina contro il furore ideologico degli ambientalisti, col loro maledetto estremismo: ah, se ci fossero i privati a gestire l'acqua, scrivono su Il foglio - quotidiano sovvenzionato da fondi pubblici (ma le idelogie sono sempre quelle degli altri).

Laddove c'è il privato a gestire il servizio idrico le cose vanno meglio? Ci sono tanti articoli che negano la tesi (e poi i servizi di Report sull'acqua in Sicilia e sull'acqua pubblica di Presadiretta). 

Perché non si è fatto niente per migliorare le rete idrica, care regioni, comuni e governo (e governi precedenti)?

Quanti dei soldi del PNRR saranno destinati per migliorare la rete idrica e cercare di risolvere il problema della siccità (al nord e al sud)? Report lunedì si occuperà giusto di questo tema.


Ho letto un bell'articolo di Elisabetta Ambrosi, La siccità ha un pregio: sono riemerse le balle - buona lettura e non arrabbiatevi troppo

Ancora: la siccità spazza via la categoria di quelli che “daje ai fautori della decrescita”, cioè quelli da sempre critici con chi promuoveva maggior frugalità, bollati come pauperisti maleodoranti che volevano mettere a rischio la nostra economia. Ebbene, la siccità ci mette di fronte al fatto che, non avendo più acqua, potremmo anche non avere più niente da mangiare, visto che il cibo sarà sempre più prezioso ovunque e ogni nazione tenderà a tenersi quello che ha. Altro che decrescita: saremo costretti a una radicale revisione forzata di ciò che mangiamo (pare che il sorgo sia un cereale che resiste anche nel deserto), e di come ci spostiamo. Non era meglio un po’ di decrescita felice fatta prima?

Ci sono infine i negazionisti climatici, giornalisti e politici, un residuo umano che ancora sussiste. Oggi alcuni di questi stanno cercando di smarcarsi dalle proprie posizioni – vedi Salvini – e cominciano a biascicare parole come “ambiente” e “animali”. Arriveranno a capire la crisi climatica nell’al di là.

Infine la siccità smaschera buona parte della nostra classe politica ignara del tema climatico. D’altronde, avendo vissuto in questi anni chiusa in Transatlantico, come poteva percepire l’aria sempre più torrida e le campagne asciutte? Il guaio è che se un tempo la malapolitica provocava aumento del debito pubblico e disservizi, oggi mette letteralmente a rischio la nostre pelle. È assordante il silenzio sul tema di Draghi e anche quello di Cingolani, che pure manda un comunicato al giorno sulla qualunque. D’altronde, solo noi italiani, ma cosa abbiamo fatto di male, abbiamo avuto la disgrazia di un ministro della Transizione ecologica che parla di “lobby del rinnovabilismo” e di “ideologia” sulla fine della macchine a benzina. Solo noi italiani, ma che abbiamo fatto di male, abbiamo un primo ministro che se non ambientalista avremmo sperato fosse europeista, e dunque ambientalista di ritorno, e invece sulla crisi climatica tace, mentre noi siamo costretti a far morire i nostri giardini e i nostri orti.

Ma assordante è anche, infine, il silenzio di quei giornalisti dei talk show, che dopo averci per mesi ossessionato con la loro lezioncina pedagogica sull’aggredito e l’aggressore, mai si sono occupati di siccità. Perché non sanno, in questa che è la più grande delle battaglie, chi è l’aggredito e l’aggressore. Perché la crisi climatica non è una favoletta e per raccontarla ci vuole studio, competenza, anche coraggio. E soprattutto scarso o nullo narcisismo.

19 dicembre 2017

Report – l'acqua, un bene da proteggere

L'acqua della laguna, l'acqua che manca per la siccità, l'acqua gestita dai privati. Come la stiamo gestendo?
La logistica di Togotà, acqua e sapone.
E, ancora, i paradise papers e le antenne abusive di Verona.


A tre anni dal decreto Clini le grandi navi continuano a passare per Venezia: l'inchino continua ancora.
Il comitato interministeriale ha trovato una soluzione, dopo la recente riunione: far sbarcare i turisti a Marghera ma non si sa quando.
La scelta del “comitatone”, di spostare le navi fuori dal canale è un deja vu: ma perché i turisti dovrebbero sbarcare in un luogo inquinato, ex aria industriale?
A Marghera ancora aspettano le bonifiche e i fondi: la scelta del comitatone è arrivata per fermare la guerra tra le navi e i comitati.
Ci sono problemi di spazio, in un canale largo sessanta metri: il canale andrebbe scavato ma poi il problema è dove mettiamo i fanghi tossici?
Il timore è che sia una soluzione solo per prendere tempo, per lasciare la patata bollente ai futuri governi.
La capitaneria ha stabilito che se nel canale devono passare navi lunghe più di 300 metri, serve allargare il canale, dunque il progetto Marghera necessiterà di tempi lunghi.

E i veneziani cosa ne pensano? Si sta trasformando in una Disneyland, scrive il NY Times, una città piena di bed and breakfast e gli abitanti vanno via.
Ma il sindaco punta di Marghera, per lui contano solo i posti di lavoro: qui si attendono però ancora 250mila euro per le bonifiche.
La riqualificazione porterebbe posti di lavoro – racconta Clini: ma sembrano solo promesse visto che di progetti non c'è traccia.

Un buco nell'acqua – Manuele Bonaccorsi

La siccità fa sparire laghi e mari: questo causa migrazione di popoli, che oggi solo quattro volte quelli che si spostano per le guerre.
Lo scenario che si prevede uno scenario è in peggioramento: sulla disponibilità dell'acqua c'è una guerra geopolitica, per l'aumento di necessità dell'acqua che sarà sempre di meno.
Oggi, quando piove, è il momento di governarla, di raccoglierla: noi però abbiamo fatto delle scelte politiche diverse, mettendo l'acqua a mercato, in mano alla speculazione.

La quantità d'acqua che cade si concentra in pochi periodi dell'anno, siamo ricchi di acqua ma nel sottosuolo: ma noi gestiamo male l'acqua nei nostri serbatoi, così succede che questa manchi dai rubinetti, per cucinare e lavarsi.
A Formia questa estate è mancata l'acqua: un'emergenza durata fino all'autunno.
L'acqua è così arrivata via mare da Napoli: l'acquedotto è un colabrodo, le perdite sono l'81%, l'acqua esce in piccoli rigagnoli.
Sono perdite che non possono essere riparati dai comuni, che non hanno soldi, mentre il gestore del servizio idrico (Acqua latina, 49% privata) non ha fatto investimenti.
Gli investimenti non sono coperti dalla tariffa, racconta l'AD di Acqua latina: i soldi sono arrivati da una banca che ha chiesto in pegno delle azioni della SPA.
La banca controlla la società, controllo tolto ai comuni che non possono opporsi.

Stessi problemi di perdite anche a Roma: questa estate l'acqua si è dovuta prelevare dal lago di Bracciano, che è calato di livello.
L'acqua di Roma arriva dal territorio di Castel S. Angelo: qui i comuni chiedono soldi a Roma, per una concessione nata nel 1926 scaduta negli anni 90.
Il comune vorrebbe prendere altra acqua dal fiume Peschiera: Acea gestisce l'acqua per il comune, per il 49% è privata (Caltagirone e Suez).
L'anno scorso ha staccato 131 ml di dividendi: il piano industriale per i prossimi anni è di soli 1,6 ml.

Lo scenario nel paese è questo: 4 multiutility si sono divise il mercato, producono utili che non sono investiti negli impianti, ma fanno solo profitto.
Diversamente da quanto gli italiani avevano detto nel referendum del 2011.

Gli impianti di Acea non sono efficienti, viste le perdite: perché preferiscono incassare dividendi, allora? Perché sono soldi utili anche per i comuni, visti i tagli dallo Stato centrale.

A Roma governa il M5S che si dice favorevole all'acqua pubblica: il comune di Roma, essendo maggioranza, potrebbe decidere però di diminuire i dividendi e aumentare gli investimenti.
Ma, ascoltando le parole del consigliere comunale Pacetti, si capiva la difficoltà da parte del movimento di prendere una decisione...

Oggi per fare investimenti le società idriche devono fare mutui con le banche: l'acqua diventa un affare per la borsa e per i banchieri.
Ci sono fondi di investimento sul'acqua: il settore idrico presenta delle prospettive di crescita attraenti – spiega un consulente finanziario, l'editor di Morningstar.

Questi fondi di investimento garantiscono rendite al 16% che crescono, paradossalmente, col diminuire dell'acqua.
I soldi per questi rendimenti arrivano dagli oneri finanziari che leggiamo in bolletta: da qui incassano anche i comuni, anche la sindaca Raggi.
LA Raggi e il M5S potrebbe scegliere di dirottare i soldi sugli investimenti, vedremo..

Nel resto dell'Europa le perdite sono infinitamente inferiori, rispetto all'Italia.

Bisognerebbe cambiare politica, sugli acquedotti ma anche per la gestione dell'acqua usata in agricoltura.

In Puglia si soffre la siccità, ma quando piove sono inondati: il consorzio idrico ha proposto un progetto che è rimasto su carta.
C'è ne sono altre di opere incompiute, in Puglia, alcune che risalgono ai tempi della cassa del Mezzogiorno.

L'acqua arriva da Acquedotto pugliese spa, 100% pubblica: l'acqua, anche quella reflua, trattata potrebbe essere usata per irrigare, ma si è scelto di accumularla.
274ml di metri cubi di acqua purificata non viene usata, di fatto viene sprecata: perché non si organizzano i comprensori irrigui, da cui prendere l'acqua.

I consorzi pugliesi però non hanno soldi, hanno debiti per 200ml e non hanno modo di attivarsi per prendere l'acqua depurata.
Da dove arrivano i debiti? In parte dagli stipendi.

I consorzi incassano 650ml dagli agricoltori, una parte sono destinati ai dipendenti, 4000 impiegati, poi ci sono i direttori generali che prendono stipendi fuori norma.
Uno di questi prendeva 368mila euro l'anno, più del presidente della Repubblica.

L'associazione nazionale per i consorzi di bonifica ha 18 dipendenti e spende 1,7 ml in stipendi: molti sono per le consulenze esterne, racconta uno dei dirigenti dell'ente.


In Israele hanno il 15% della nostra acqua, ma la poca che c'è è considerata un bene prezioso: le falle negli impianti sono monitorate dai satelliti, così riescono a coltivare pomodori in un deserto.
Ci sono sensori che misurano l'umidità nel terreno, sanno dosare l'acqua per il terreno: la poca acqua viene gestita con parsimonia.
Israele pesca l'acqua dagli impianti sotto le case: le acque reflue sono depurate e ripulite e finiscono in laghetti, fino a che arriva in una falda.
Viene poi prelevata e usata per gli impianti nel deserto: i batteri sono ripuliti dall'azione del terreno e del sole.

L'85% delle acque reflue sono usate per usi agricoli. Ma non basta, anche l'acqua del mare viene ripulita, in impianti di desalinizzazione, così il 75% dell'acqua potabile in Israele viene dal mare.
Anche gli impianti sono efficienti: le perdite sono controllate con delle immagini satellitari, in tutte le zone del paese.

Perché non si importano queste tecnologie anche in Italia?

Il caso Veneto.
Nel vicentino avevano un problema: acqua in quantità in inverno, meno in estate.
Così hanno deciso di mettere l'acqua nella falda.
Hanno realizzato un bosco, su un terreno che era destinato a campo, con tanti canali dove scorre l'acqua, come fosse una banca.

In Emilia invece fanno dei bilanci idrico, in base alle previsioni del tempo: i tecnici del consorzio indicano agli agricoltori quando e come irrigare.

Sono esempi che illustrano che non servono grandi opere, trasformare il mondo degli agricoltori secondo un paradigma che porti a conservare l'acqua.

Poi ci sono altri esempi che mostrano come invece noi l'acqua la sprechiamo, perdendo questo bene prezioso, perdendo soldi.
Nel 2030 avremo il 40% di acqua in meno: noi siamo un paese ricco d'acqua, nel sottosuolo, ma non sappiamo quanti ne pompano in modo illegale.

E poi spendiamo 1 miliardo di euro per dare incentivi a chi produre energia, che poi producono conflitti.

Nel campo della Resit sono stati interrati rifiuti tossici: qui a fianco ci sono dei campi irrigati con acqua pescata da falde a contatto coi rifiuti.
Questo succede nella Campania delle ecomafia, a Gela e anche in Veneto.
Nella Basilicata del petrolio.

Ci sono i tanti, troppi progetti per le dighe che stiamo costruendo sulle Alpi: spendiamo miliardi in incentivi, per produrre poca energia in proporzione.
Senza incentivi nessuno di questi impianti potrebbe stare sul mercato: impianti sul Piave e sul Brenta.
Qui si sta scatenando una guerra tra i canoisti e chi sta costruendo l'impianto: aumentano i conflitti tra chi ha bisogno dell'acqua, chi decide sull'uso dell'acqua?

L'acqua è un bene pubblico, la sua gestione viene gestita dalle regioni o dalle agenzie infraregionali, poi le Arpa e le multiutility.
Troppi enti e troppe competenze, che non portano ad economie di scala.
Poi ci sono gli impianti abusivi che pescano acqua che non viene stimata.

Facciamo pagare poco a chi estrae l'acqua per fare profitto, lo stesso prezzo per chi estrae un litro e chi ne prende 1 milione.
Così tra gestioni clientelari, poltronifici, stipendi d'oro per i dipendenti dei consorzi, rischiamo di perdere questo bene prezioso che è di tutti.