Visualizzazione post con etichetta Daniela Santanchè. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Daniela Santanchè. Mostra tutti i post

02 maggio 2026

Anteprima inchieste di Report – il tarfufo spagnolo, il caso Santanché, il caso Venezi, la zia di Zampolli il disastro di Cutro

Il tartufo cinese

Ma il tartufo che si mangia nei ristoranti, è italiano o no? Arriva dalla Spagna? Dalla Cina?

Dopo aver raccontato come si profumano i tartufi “chimicamente”, domenica sera Report ci racconterà di come oggi la vera capitale del tartufo sia in Spagna, a Sarrion.

LAB REPORT: TARTUFI CINESI di Lucina Paternesi

Collaborazione Cristiana Mastronicola

Si chiama Nero pregiato o Nero Norcia ma in realtà, oggi, viene quasi tutto dalla Spagna grazie ai forti investimenti, europei e statali, che negli ultimi 30 anni hanno puntato sulla coltivazione.

Dalla Spagna, però, passa anche il tartufo cinese che poi arriva in Italia, nonostante sia vietata la commercializzazione. Noi lo abbiamo assaggiato perché, in realtà, ne gira molto di più di quello che immaginiamo.

Tutto pur di non fallire

C’è voluta la sconfitta al referendum sulla giustizia per far dimettere – forzatamente perché da sola non se ne sarebbe mai andata – Daniela Santanché dalla poltrona di ministra del turismo.

Forse Meloni si è resa conto di quanto fosse imbarazzante la vicenda giudiziaria (di cui si era occupata Report in più puntate), per cui ora la senatrice di fratelli d’Italia rischia una condanna per bancarotta.

La scheda del servizio: È TUTTO UN CINEMA di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

Dopo le dimissioni imposte da Giorgia Meloni a Daniela Santanchè la ex ministra, senatrice di Fratelli d’Italia, è alle prese – tra continui colpi di scena – con le vicende giudiziarie e societarie. Rinviata a giudizio per falso in bilancio e indagata per falso in bilancio in un altro procedimento, Santanchè ha venduto Visibilia ma le sue sorti personali e penali restano intimamente legate a quelle della società. Se l’azienda fallisce, rischia un processo per bancarotta. Per questa ragione, nonostante sia gravata da un fardello di 7 milioni di euro, Visibilia sta passando di mano in mano da un gruppo imprenditoriale all’altro. Ci sarebbe però un unico filo conduttore a tenere insieme questi continui cambi di proprietà, che restano sotto la lente della magistratura, con diverse ipotesi.

La direttrice che pensava di essere meritevole

Alla fine è stato il sovrintendente della Fenice a licenziare la direttrice Venezi, designata direttrice musicale del teatro pur non avendone tutti i titoli (se non la vicinanza alle sorelle Meloni, la partecipazione a Sanremo, un premio ad Atreju, un padre dirigente di Forza Nuova..).

Un altro tentativo della destra meloniana di occupare le poltrone nella cultura, per imporre la sua egemonia, nella musica, nel teatro e anche nel cinema. Con la bocciatura dei finanziamenti al film su Regeni.

La scheda del servizio: BELLA CIAO di Luca Bertazzoni

Collaborazione Samuele Damilano

Dopo mesi di polemiche e scontri, il Sovrintendente della Fenice ha annunciato l’annullamento delle collaborazioni future con Beatrice Venezi, che lo scorso settembre era stata designata direttrice musicale del teatro veneziano. Report ripercorre le tappe della vicenda e tratta anche il mancato finanziamento del Ministero della Cultura al documentario su Giulio Regeni “Tutto il male del mondo”.

L’inviato speciale di Trump

Più ci si lavora, sulla storia di Zampolli, l’ambasciatore speciale di Trump, passato dal gestire delle modelle a diventare socio nel settore immobiliare del futuro presidente Trump, più escono fatti interessanti. Come le testimonianze di altre ragazze che hanno denunciato le violenze, fino alla storia che lega assieme il compagno di Nicole Minetti ad Epstein.

La scheda del servizio: LA ZIA D'AMERICA di Sacha Biazzo

Collaborazione Luigi Scarano, Cristiana Mastronicola

Dopo il nuovo attentato a Donald Trump e la pubblicazione degli Epstein Files, Report ricostruisce la figura di Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente e fondatore dell'agenzia ID Models, attiva nello stesso circuito della Trump Model Management e della MC2 di Jean-Luc Brunel finanziata da Epstein. Le testimonianze della zia, dell'ex compagna Amanda Ungaro e di ex modelle abusate da Brunel restituiscono un ritratto inedito di Zampolli, fino all’audio di una telefonata esclusiva in cui indirizza una vittima di Harvey Weinstein verso l'avvocato che si scoprirà lavorare per la difesa del produttore cinematografico condannato per abusi. Report allarga l’inchiesta all'amico di Zampolli, Giuseppe Cipriani, oggi al centro di uno scandalo legato alla grazia ottenuta dalla sua fidanzata Nicole Minetti.

Il mancato soccorso – quanto vale la vita di un migrante?

Quanto vale la vita di un migrante? Poco, verrebbe da dire, per come viene valutata dalle politiche sulla sicurezza emesse dal governo italiano. I porti sicuri, la stretta sulle ong, gli accordi strategici con la guardia costiera libica e le milizie.

La vicenda della strage di Crotone fa emergere tutta l’ipocrisia di questa destra, che si batte per la difesa della vita a meno che non sia su un barchino partito dalle coste africane.

La scheda del servizio: LA NOTTE DEL SOCCORSO di Rosamaria Aquino

Collaborazione Norma Ferrara

Al Tribunale di Crotone si è aperto il processo per i presunti mancati soccorsi del naufragio di Cutro, avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio del 2023 in cui sono morti 94 migranti, tra cui 35 minori. A rispondere dei mancati soccorsi di quella notte sono sei agenti di Guardia costiera e Guardia di finanza. Tutto ruota intorno ad una domanda: si potevano salvare? Con audio originali delle conversazioni dei soccorritori e delle forze dell'ordine, Report ricostruirà tutte le scelte fatte quella notte e darà voce ai famigliari delle vittime che ad ogni udienza chiedono verità e giustizia.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

25 maggio 2025

Anteprima inchieste di Report – l’evasione nella moda, il granchio blu e le mani delle cosche sulle curve di Milano

Questa sera si parlerà del mondo della moda e della più grande evasione fiscale della storia italiana, quella del gruppo Kering, in un servizio dove si parlerà anche della storia delle borse che la ministra Santanchè ha regalato alla compagna di Silvio Berlusconi che si sono poi rivelate per delle patacche.

Il granchio blu sul delta del Po

L’arrivo del granchio blu sul delta del Po ha creato grossi problemi agli allevatori di molluschi: le istituzioni hanno risposto con una caccia aperta al granchio, senza voler comprendere le cause dell’arrivo di questo predatore e senza cercare una soluzione al problema “naturale”. Lo aveva raccontato Sabrina Giannini in una puntata di Indovina chi viene a cena: uno dei predatori del granchio blu è il polpo, poi l’anguilla, ma ci sono anche altri pesci, come il branzino. Ma servirebbe una classe politica capace di gestire i problemi con la testa e non con la pancia: in Tunisia lo stesso problema è stato affrontato in modo strutturale creando una nuova filiera che ha trasformato un’emergenza in una nuova opportunità per i pescatori tunisini. Leggo da un articolo dell’Ansa del 2023

Di fronte all'esplosione del granchio blu i pescatori tunisini si sono ingegnati e hanno costruito nasse appositamente modificate per catturarlo. Si tratta di trappole, un sistema di pesca passivo che non viene trainato sul fondale e garantisce una cattura più selettiva delle reti. Se adeguatamente gestite, hanno un impatto ambientale ridotto. "Le nasse sono la soluzione più efficace: sono selettive e più sostenibili, pescano solo il granchio senza danneggiare il fondale marino o altre specie. E sono convenienti per i pescatori: una nassa dura almeno due anni, mentre una rete da pesca dura 6 mesi al massimo, perché il granchio blu la distrugge, oltre a mangiare tutto il resto del pesce catturato", spiega Alaya.

Anche le donne delle comunità locali, molte mogli di pescatori, sono state coinvolte: è stato insegnato loro a costruire le nasse apposite e a cucinare il granchio blu, organizzando diverse degustazioni per mostrare la varietà di piatti possibili. In parallelo, sono state coinvolte le aziende di trasformazione del pesce per testare il potenziale di valorizzazione del granchio blu. E questo è stato un vero boom, ad oggi in Tunisia si contano 48 aziende che lavorano ed esportano diversi prodotti finiti: granchio intero cotto, granchio decorticato, carne di granchio. Sassi ci racconta come ora stia iniziando anche la vendita di farina di granchio per la produzione di compost per piante e mangime per animali da allevamento, con una donazione della cooperazione Stati Uniti-Tunisia per l'acquisto di macchine per la produzione di compost.

In Tunisia non avranno un Lollobrigida?

LAB REPORT: ORO BLU O PESTE BLU?

di Alessandro Spinnato

Collaborazione Tiziana Battisti

Nel Delta del Po l’invasione del granchio blu ha messo in ginocchio l’intera filiera delle vongole, lasciando centinaia di famiglie senza lavoro e alimentando un senso di abbandono da parte delle istituzioni. Ma dall’altra sponda del Mediterraneo, la Tunisia racconta una storia diversa: quella di un Paese che ha saputo trasformare una crisi ecologica in un’opportunità economica.

Attraverso voci di pescatori, ricercatori, imprenditori e rappresentanti istituzionali, Report mette a confronto due modelli: quello italiano, ancora frammentario e segnato da ritardi, e quello tunisino, basato su una strategia integrata di filiera.

Il viaggio si conclude nella cucina della chef stellata Chiara Pavan, che con i suoi piatti mostra come anche in Italia sia possibile un futuro diverso — ma serve un cambiamento di passo da parte delle politiche pubbliche.

Un'inchiesta sul campo che mette al centro il mare, le persone che ci vivono e il difficile equilibrio tra ambiente, economia e adattamento.

Le borse della Santanché e la moda fuori legge

Nelle mie borse non c’è paura” la ministra ha usato queste parole per difendersi in aula durante la seduta per la sua sfiducia alla Camera: “lo denuncio qua in Parlamento , ho una collezione di borse ..”

In effetti Santanché ha dimostrato di non aver paura di quello che le potrebbe accadere per le inchieste che la vedono coinvolta. Lei, come racconta a Report la stessa Franesca Pascale, non ha paura di fare brutte figure “lei è soprannominata la pitonessa, lei è senza scrupoli.”

Tutto iniziò nel 2014 con un regalo: due borse del marchio di alta moda Hermes che Daniela Santanché regalò all’allora compagna di Silvio Berlusconi.

La birkin 30 è un modello che costa 9800 euro, il modello più grande costa 10600 euro, mentre la kelly, l’altro modello regalato alla Pascale, costa invece 9350 euro. Non proprio due regali qualunque.

L’ex compagna di Berlusconi si accorse che erano due borse contraffatte quando le portò a far aggiustare. Quando le chiese se si fosse accorta che le borse regalate fossero contraffatte, Santaché le rispose “dammi le borse che te le vado a cambiare..”

Berlusconi si era dimostrato molto critico nei confronti di questi regali di lusso, quando scoprì poi che erano pure borse false ci rimase male, ma non troppo, “conoscendo il soggetto” racconta sempre la Pascale.

Quanto potevano costare quelle borse? Il giornalista Luca Bertazzoni è andato in Versilia, dove si trova il Twiga, l’ex locale della ministra, ad incontrare Mauro, la persona che rifornisce i rivenditori ambulanti che vendono borse sulle spiagge e nei mercati di Forte dei Marmi.

La Birkin costa 1200 euro, se presa dagli ambulanti, forse non originale ma comunque una borsa fatta bene, in tutti i particolari.

Al centro del servizio però c’è l’inchiesta sul colosso della moda Kering, proprietario dei marchi Gucci e Bottega Veneta: nel passato l’agenzia delle entrate ha contestato al marchio il mancato pagamento di tasse.

Grandi marchi che danno lustro anche all’immagine del made in Italy ma che poi nascondono anche storie di evasione e di sfruttamento di manodopera a basso costo.

Marco Grasso sul Fatto Quotidiano di oggi fa una anticipazione del servizio:

Kering, ora l’ex manager racconta per la prima volta la maxi evasione da 3 mld

di Marco Grasso

Il colosso del lusso e la triangolazione Svizzera. L’ad: “Paghiamo la protezione?”

La più grande evasione fiscale scoperta nella storia d’Italia: 3 miliardi di euro, che hanno portato lo Stato italiano a recuperare, attraverso una transazione con il gruppo Kering, 1 miliardo e 250 milioni di euro per il marchio Gucci e 186 milioni per Bottega Veneta. A raccontare quel sistema, per la prima volta, è Carmine Rotondaro, ex direttore finanziario del gruppo dell’alta moda, intervistato nella puntata di Report in onda stasera su Rai Tre. Rotondaro è l’uomo che si presentò alla Procura di Milano con la contabilità del gruppo, svelando l’architettura societaria attraverso cui la multinazionale della moda sottraeva al Fisco i guadagni prodotti in Italia.

La scheda del servizio: FUORI MODA

di Luca Bertazzoni

Collaborazione Marzia Amico

Report racconta la più grande evasione fiscale della storia del nostro Paese, quella del colosso Kering che ha transato con l’Agenzia delle Entrate 1 miliardo e mezzo di euro per aver fittiziamente spostato in Svizzera il centro di produzione dei marchi Gucci e Bottega Veneta. In un’intervista esclusiva, l’ex responsabile fiscale del gruppo Carmine Rotondaro racconta i meccanismi con cui si è generata l'evasione fiscale. L’inchiesta tratta anche le vicende che hanno portato all’amministrazione giudiziaria, poi revocata, di Armani e Dior: la produzione delle borse di questi grandi marchi avveniva spesso in opifici cinesi dove venivano sfruttati i lavoratori. Infine, il mistero delle borse Hermès che la Ministra del Turismo Daniela Santanchè regalò a Francesca Pascale, allora compagna di Silvio Berlusconi.

I bilanci dell’Inter (e il controllo dello stadio da parte delle cosche)

Si ritorna a parlare dei bilanci dell’Inter, del controllo sullo stadio e del tifo organizzato, della vendita dei biglietti.

Lo stadio dell’Inter era territorio gestito dalle cosche – racconta nell’anteprima Report - territorio controllato grazie a squadre di picchiatori che mettono in riga i ribelli e vendicano i torti subiti.


Come l’aggressione subita da Cristiano Iovina nel marzo 2024, il personal trainer che ha dichiarato di aver avuto una relazione con Ilary Blasi. Secondo la procura di Milano tra gli autori del pestaggio ci sarebbe anche Cristian Rosiello, body guard di Fedez, braccio destro dell’ultras Luca Lucci (arrestato lo scorso anno e oggi a processo per l’inchiesta “Doppia curva”). Tutto sarebbe nato per uno scontro avvenuto all’interno della discoteca The Club, come documentano le immagini trasmesse nell’anteprima del servizio. Le telecamere di sorveglianza inquadrano Iovino seguito da due donne, poco dopo si vede lo scontro accendersi, e poi Rosiello e Fedez vengono trascinati via dai buttafuori del locale.

Da qui Rosiello e altri, secondo la Procura, avrebbero deciso di andare a prendere Iovino fuori casa per dare una lezione.

Il Tribunale di Milano ha archiviato il procedimento contro Fedez e Rosiello anche perché Iovino non ha denunciato né presentato un certificato medico. Ma le parole del cantante Emis killa confermerebbero una diversa verità, dove parla di una spedizione.

Secondo la Procura della cricca farebbe parte anche Emis Killa indagato per associazione a delinquere assieme agli ultras e presente al pestaggio di uno stuart che tentava di far rispettare le regole all’ingresso di San Siro. Nel corso della perquisizione a casa del cantante gli uomini della Mobile hanno trovato 35 mila euro in contanti all’interno di una scatola di scarpe. Oltre ad una collezione di coltelli e tirapugni.


Ma attorno allo stadio ruotano anche affari che mettono in secondo piano il tifo calcistico: come racconta Daniele Autieri, sono l’anima del patto siglato tra il leader della curva del Milan Luca Lucci (fotografato una volta assieme al ministro Salvini) e quello della curva dell’Inter Andrea Beretta oggi sotto processo per l’omicidio del suo sodale Antonio Bellocco, esponente dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta.

Sta a noi un po’ più maturi dettare dei paletti e cercare di vedere prima che un problema sorga” spiegava Luca Lucci a Beretta in una intercettazione.

Quest’ultimo rispondeva “Stiamo vedendo dove possiamo arrivare .. magari io e lui sappiamo, magari gli ultimi giovani.,”
“Lo vediamo assieme e decidiamo assieme dove possiamo arrivare e dove non possiamo arrivare ..”

Un patto di non belligeranza tra Lucci e Beretta: dietro c’era la ndrangheta? Klaus Davi ne è convinto, “la ndrangheta è stata il regista in tutti questi anni di tutte queste operazioni, è stato un regista occulto, ma anche palese. Consideriamo che la ndrangheta, le singole famiglie criminali, Lucci da una parte e Beretta dall’altra, le chiamavano a sé per rafforzare la loro reputazione all’interno delle curve.”

Anche il fratello di Antonio Bellocco, Umberto, rimane coinvolto nell’indagine di Milano: sempre Klaus Davi “Certo, rimane l’architrave di questa storia di estorsioni, lui, suo cognato, suo cugino secondo le intercettazioni viene demandato il compito della vendetta. In una intercettazione la suocera gli dice ‘devi fare una strage, la famiglia si appoggia a te’.. ”
Proprio Klaus Davi ha incontrato Berto Bellocco, oggi indagato dalla procura di Milano per aver tentato di costringere Beretta a cedere ad esponenti della famiglia Bellocco le attività della società di merchandising della curva.

Per la ndrangheta il dolore, per la morte di Antonio, si cura col tempo ma anche con la vendetta, quella annunciata nei confronti di Andrea Beretta anche secondo un altro affiliato illustre delle cosche.

Questo, in forma anonima, racconta a Report che Andrea Beretta è già morto, “è morto pure sotto protezione, te lo posso assicurare io. Questi fanno una strage sulla parola. Questi a livello di sangue non guardano in faccia a nessuno, sono pericolosissimi. Beretta è stato preso per il collo, è stato messo giù e gli hanno detto: ‘se tu non collabori ti fanno la famiglia a pezzettini’, ma gliela mandavano veramente a pezzettini. A Beretta e ai suoi familiari fino alla settima generazione gliela faranno pagare.”

La scheda del servizio: I PADRONI DI SAN SIRO

di Daniele Autieri

Collaborazione Alessandra Teichner, Andrea Tornago

Il ruolo della ‘ndrangheta negli affari di San Siro, una storia che inizia nel 2021 quando l’Inter combatteva per non fallire e le cosche infiltravano le curve, spedendo dalla Calabria a Milano i sicari incaricati degli omicidi e delle gambizzazioni eccellenti.

Così, mentre la Società era impegnata a far tornare i conti dopo una crisi dovuta anche all’impatto del Covid-19, l’anima criminale della Curva prendeva il controllo degli affari dello Stadio grazie a un patto di non belligeranza siglato con il direttivo della Curva del Milan guidato dal boss dei tifosi rossoneri Luca Lucci. Le intercettazioni inedite di Luca Lucci e Andrea Beretta, unite alle testimonianze esclusive delle vittime dei pestaggi degli Ultras, concorrono a tratteggiare un’immagine di San Siro come di un luogo dove la legge non esiste e il territorio viene controllato da bande criminali quando non dalle mafie stesse.

Report manderà in onda un audio messaggio esclusivo di Antonio Bellocco, il rampollo della ‘ndrangheta ucciso da Andrea Beretta nel settembre scorso, come prova delle attività delle consorterie criminali che per anni hanno gestito i lucrosi business intorno allo Stadio.

Nella melma della laguna – come funzionano i trasporti a Venezia

Report torna ad occuparsi del sindaco di Venezia e della sua gestione "personale" della cosa pubblica, dove si fa fatica a comprendere dove finisce il Brugnaro sindaco e il Brugnaro imprenditore.

La scheda del servizio: LE ALI SULLA LAGUNA

di Walter Molino e Andrea Tornago

Chi è il più importante imprenditore dei trasporti a Venezia? E che cosa c'entra con il patriarcato di una delle città più antiche e belle del mondo?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

02 febbraio 2025

Anteprima inchieste di Report – le curve pericolose, il passito, i furbetti dei semi, le donazioni alla Leidaa e la Wip Finance

Finalmente il servizio che tutti i troll e hater della rete, specialmente tifosi di certe squadre, rinfacciavano a Report: i rapporti pericolosi tra Inter e Milan con diversi esponenti criminali delle curve, le infiltrazioni ndranghetiste e i segreti finanziari.

I nemici della sostenibilità ambientale

Un altro pezzo di Pnrr che si perde via, come anche la possibilità di trasformare le nostre città in luoghi più vivibili: uno degli obiettivi del piano era piantare 6,6 ml di alberi entro il 2024 per contrastare i cambiamenti climatici e contrastare la perdita della biodiversità.

Ma è stata l’ennesima occasione persa: anziché degli alberi ci siamo accontentati di piantare semi nei vivai.

Non tutti hanno per fortuna adottato la soluzione (furbetta) dei semi: a Genova, alla discarica di Scarpino, hanno messo a “dimora” 30mila piante: “a dicembre è avvenuta la fase di piantumazione in sito” spiega Agostino Ramella dirigente della città metropolitana di Genova “e no si è dovuto ricorrere ai semi piantati dentro i vivai”. Hanno sperimentato anche la via dei semi ma questa poi si è rilevata poco efficace, “perché abbiamo ingrassato i ghiri della zona”, diverse piante si sono seccate dopo la piantumazione, oltre a questo c’è stato il problema della siccità che ha infierito sulla vita delle piantine.

LAB REPORT: IL SEME DELLA DISCORDIA

di Roberto Persia

Collaborazione Stefano Lamorgese

Nel 2022, il PNRR prometteva 6,6 milioni di alberi con 330 milioni di euro. Nel 2024, l'obiettivo scende a 4,5 milioni di alberi e 210 milioni. Il problema? Mancano gli alberi.

I tempi del PNRR hanno imposto una logica economica alla crescita degli alberi. Con una produzione insufficiente, si è optato per contare anche i semi, trasformando la riforestazione in un’operazione contabile. La Corte dei conti ha sollevato dubbi sulla gestione, ma il Governo ha eliminato il "controllo concomitante", abdicando alla trasparenza.

Mentre le città metropolitane soffocano, la riforestazione rischia di restare una promessa vuota.

Le curve pericolosa

Il 4 settembre, un mese prima degli arresti di esponenti delle curve milanesi, decapitandone i vertici, viene ucciso Antonio Bellocco da Andrea Beretta, colpito da 11 coltellate letali: improvvisamente quello che prima era già noto a molti, diventava notizia nazionale, l’infiltrazione della ndrangheta dentro le curve di Inter e Milan.


Una questione di soldi e consenso – così la racconta a Report il giornalista Klaus Davi: “sembriamo sorpresi di qualcosa di cui se ne parlava” ammette il ministro dello sport Abodi “ma ci sono stati altri segnali in questa direzione di questa infiltrazione della criminalità organizzata.”
Sette anni prima di questa storia, era emerso da una indagine a Torino come la criminalità aveva infiltrato giù la curva della Juventus, due vicende speculari, quasi da copia e incolla.
Beppe Marotta, spiega il servizio di Report, sa bene quanto sono profonde le infiltrazioni criminali negli stadi fin dai tempi in cui era AD della squadra torinese.

Andrea Beretta coi magistrati ha raccontato di aver incontrato anche Marotta con cui parlava in milanese.

A valle dell’inchiesta della procura di Milano è stata aperta un’inchiesta dalla procura federale perché c’è un articolo che vieta espressamente i rapporti tra i tesserati e gli ultras: il giornalista di Report ne ha chiesto conto all’allenatore dell’Inter Simone Inzaghi, delle telefonate e Marco Ferdigo con altri calciatori.

Inzaghi ha spiegato di essere tranquillo “ho chiarito nelle sedi opportune tutto quello che dovevo dire e con molta tranquillità, non mi adesso di dilungarmi .. quello che dovevo dire l’ho detto.”

Dopo la vittoria del suo ventesimo scudetto, lo scorso aprile, la squadra è stata salutata a 9000 km di distanza dal presidente Zhang, in Cina a cercare di risolvere i problemi finanziari del gruppo Suning.

I dati finanziari del gruppo sono stati analizzati da un analista che Report ha contattato: “questi hanno fatto un casino che la Parmalat è niente in confronto” racconta ridendo al telefono al giornalista.

L’Inter appartiene ad un fondo americano, Oaktree a cui il gruppo cinese di Zhang ha concesso il timone non essendo in grado di restituire i 360 ml del prestito ricevuto.

Ma l’Inter non può fallire, come molte altre società di calcio a cui sono concesse deroghe che non vengono però date ad altre aziende italiane.

Il perché lo spiega il tifoso numero uno dell’Inter: “non è una normale società” secondo il presidente del Senato Ignazio La Russa, tifoso della squadra, “una società dove il dare e l’avere si devono bilanciare, qui ci sono in ballo le emozioni, e quando ci sono in ballo le emozioni vanno gestite con una attenzione, una sensibilità diversa da qualunque altra attività imprenditoriale ..”
Che detto da un giurista non mi sembra una grande affermazione è stato il commento alle dichiarazioni di La Russa da parte dell’analista finanziario ed esperto di diritto penale, Gian Gaetano Bellavia perché “i bilanci non si fanno con le emozioni ..”

Le emozioni non hanno salvato Zhang: dopo non aver restituito il prestito da 360 ml a Oaktree, il 19 maggio il fondo americano ha preso il controllo della squadra di calcio: “i veri soldi li hanno messi gli americani” spiega Bellavia “che però non sono americani perché anche loro sono nelle Cayman, tutto il controllo arriva dalle Cayman, cioè nebbia..”

Nonostante il fallimento di Zhang e i bilanci negativi, lo scorso agosto il nuovo presidente della Covisop (la commissione per la revisione dei bilanci delle squadre) Tommaso Miele risponde agli esponenti della fondazione “identità bianconera”.
Ne parla l’avvocato Patrisso a Report “ci dice che tutti i controlli dovuti, nel rispetto delle norme federali, a loro avviso danno garanzia ampia del regolare svolgimento dei campionati e dell’equa competizione”.
Dunque la commissione sui bilanci Covisoc assicura che non ci sono anomalie: è la stessa commissione che nel mese di maggio, quando scoppia il caso Inter, viene di fatto commissariata dal governo Meloni. Il ministro dello sport Abodi annuncia che i controlli sulle squadre di calcio saranno condotti da esperti esterni e di nomina governativa.
La commissione dovrebbe controllare anche le effettive proprietà delle squadre, come l’Inter? Il ministro Abodi spiega a Report di non voler mettere in discussione la serietà e la correttezza, “perché sarebbe grave e superficiale da parte mia e anche inopportuno, lo dovremo dimostrare però che una commissione indipendente ed esterna al sistema da un lato possa rispettare le decisioni e dall’altro garantire una maggiore efficienza. E questo non solo vale per i controlli economici, i corretti adempimenti nei confronti dei tesserati, ma anche la struttura proprietaria dei club, come prevedono le norme federali, deve esserci trasparenza. ”
A Report il ministro aggiunge che, pur essendoci una norma sulla trasparenza, nel passato è mancata la corretta applicazione sistematica della norma, puntuale ed efficace “che potesse mettere tutti in condizioni di vedere cosa c’è dentro questa scatola che deve essere di vetro.”
Ma queste sono accuse che il numero uno del calcio italiano respinge: il presidente Gravina racconta che tutte le decisioni della Covisoc che sono state impugnate presso organi terzi, come il TAR e il Consiglio di Stato, hanno sempre dato ragione alla Covisoc.
Dunque non c’erano condizioni che ostacolavano il controllo delle società: ma come mai Gravina e la Federcalcio e la Covisoc non ha sentito la necessità di approfondire la questione del passaggio del controllo dell’Inter al fondo Oacktree nel maggio scorso?

Molte volte si confonde il debito del club con il debito che è in capo al titolare del club” risponde Gravina, come a dire che questi controlli non dovevano essere a capo della commissione. E sull’Inter aggiunge che il problema non è il debito, ma il vivere nelle condizioni di poter soddisfare il debito.

Ma nonostante questo il 17 maggio il sindaco Beppe Sala consegna ai vertici del club l’Ambrogino d’Oro: alla consegna dell’onorificenza il presidente Marotta ha voluto ribadire come la squadra intenda continuare con questa striscia di successi, alzando ancora di più l’asticella. Quale asticella?

Ci ci nasconde dietro l’azione dei magistrati, “aspettiamo l’esito delle inchieste”?

Non dovremmo aspettare le indagini per commentare le immagini dove l’attuale ministro dei trasporti, Matteo Salvini, tifoso del Milan, abbraccia Luca Lucci, capo ultras della curva. Un leader criminale accusato dalla procura di essere anche il terminale finale di traffici di droga, capace, in nome degli affari, di stringere patti di non belligeranza coi rivali dell’Inter.

C’è una intercettazione dell’incontro tra Lucci e Beretta in cui i due parlano proprio di questo patto “perché siamo tutti ragazzi seri, ragazzi per bene..”
Ma Lucci ha continuato a fare i suoi affari nello stadio: ne parla l’ex capo dei commandos tigre Anghinelli “se non l’arrestavano, avrebbe continuato ancora adesso, perché là c’è ancora qualcuno”.
Milan e Inter erano d’accordo sulla gestione di questi affari: Anghinelli conosce le regole del mondo ultras e il codice e sa che dietro la fede si nascondono gli affari, la rivendita dei biglietti, la gestione dei parcheggi, il business del merchandising. Quegli affari che i capi criminali delle curve riescono a mettere in piedi esercitando pressioni sui club, come si evince da una intercettazione tra il capo degli ultras Marco Ferdico e Matteo Norrito (un pugile interista che oggi figura tra i 19 arrestati dalla procura di Milano): “sarà bene che entro il 16, 17 ci danno una risposta, se riesce, che sennò io metto in piedi .. io faccio finta di contestare la società, la campagna acquisti, ma gli faccio arrivare qualcosa, o mi danno le tessere o è guerra”.

C’è un forte rapporto tra i capi ultras e i dirigenti delle società: “tu mi devi dire come mai la curva sud del Milan sono seimila persone, se tu vuoi un biglietto, è tutto prenotato, perché già loro hanno tutte le tessere, chi gliele da stè tessere e gli abbonamenti? La società. Certi del direttivo [della curva] vanno in giro per lo stadio col braccialetto ” spiega a Report Anghinelli “i soldi sono tanti, sono due milioni di euro che guadagnano in un giorno solo coi biglietti..”

Solo per la finale di Champions del 2023 col City, Beretta, Bellocco e Ferdico si mettono in tasca 150 mila euro ciascuno dalla rivendita dei biglietti, una circostanza che lo stesso Beretta ha raccontato in uno dei suoi interrogatori: “nell’ultima Champions, quella persa in finale col City io mi sono portato a casa 150 mila euro, 150 Marco e 150 Bellocco, tutta la società dell’Inter lo sapeva che dietro la We are Milano c’ero io che muovevo i fili, perché io ero il responsabile dichiarato della curva nord..”

Il 27 novembre si tiene un evento a Roma dedicato al mondo del calcio: alla kermesse organizzata dal Corriere partecipano i rappresentanti delle istituzioni e i presidenti di club, compreso il numero uno del Milan, Paolo Scaroni.

Nessuno, nemmeno Scaroni, vuole parlare delle indagini milanesi, delle infiltrazioni criminali e dei rapporti di questi personaggi con la società.
Stiamo parlando di personaggi con dietro un Daspo anche da 15 anni parlavano con dei dirigenti di club: il presidente di Federcalcio Gravina a risposto che ci sono delle indagini quindi bisogna aspettare per capire i reali contenuti di queste relazioni..

Tutti sapevamo, dai vertici delle curve fino ai dirigenti delle squadre. Ma sono stati tutti zitti.

Nel servizio si tornerà a parlare della Juventus: Report è venuta in possesso di una mail in cui Fabio Germani (ex capo ultras) scrive a Stefano Marulla, responsabile biglietteria della Juventus riporta una lista di biglietti che la squadra avrebbe dovuto assicurare a Rocco Dominello. L’uomo delle cosche poteva vantare una posizione dominante anche grazie ai rapporti che, secondo Report, aveva con Andrea Agnelli.

Dominello era, per la Juventus, il referente per i rapporti con tifoseria: di questo ne parla lo stesso Germani quando racconta “vedevo Dominello in rapporti molto amichevoli con dirigenti della Juve, cosa di cui ero all’oscuro”.

Anche rapporti personali con Andrea Agnelli: a processo quest’ultimo ha detto di aver visto Dominello sempre con gli altri tifosi e di non averlo incontrato singolarmente. Circostanza smentita da Germani che invece riporta di diversi incontri nello studio privato in piazza CLN dove c’è l’immobiliare di famiglia, “io l’ho visto, l’ho aspettato sotto”.
Germani ha poi raccontato, tramite messaggio vocale, un’altra storia inedita: un pomeriggio avevano un appuntamento in piazza San Carlo a Torino, dopo averlo chiamato diverse volte, Dominello al telefono lo invita ad andare in piazza CLN e suonare ad un certo numero. Germani sale al sesto piano ed entra in uno studio dove sono presenti D’Angelo (il security manager della Juve), Dominello e l’AD della società immobiliare di Andrea Agnelli.

Mi sono reso conto che per le cose ufficiali potevi andare dalla Juventus e per le cose meno ufficiali nell’immobiliare di fiducia per non farti vedere.”

La scheda del servizio: IL DERBY D’ITALIA di Daniele Autieri

Collaborazione Andrea Tornago

I segreti delle infiltrazioni mafiose e quelli finanziari della squadra Campione d’Italia. Report ricostruisce i risvolti inediti dell’inchiesta sulle infiltrazioni nella tifoseria dell’Inter e svela un collegamento tra le infiltrazioni della ‘ndrangheta emerse nel 2017 nella Juventus e quelle attuali nella città di Milano. L’inchiesta mette in luce le responsabilità dei Club e delle istituzioni sportive, tanto sul fronte criminale, quanto su quello finanziario. Per la prima volta parla un analista che nel 2020 stilò un report dal quale emergevano anomalie sul bilancio dell’Inter, e rivela di aver comunicato quelle informazioni alle massime istituzioni sportive, Federcalcio e Uefa. Nessuno però è mai intervenuto e chi ha tentato di farlo ha subìto pressioni affinché non fossero alterati gli equilibri del Campionato.

Come viene fatto il Passito in serra

Per ridurre i tempi di essiccamento delle uve da cui poi si produce il famoso Passito di Pantelleria, un produttore ha pensato di usare la strada delle serre. Nelle serre si raggiungono temperature di 70 gradi che “cuociono l’uva come fosse un forno lento”. Ma che differenza c’è tra un appassimento in filiera e uno in serra? Hanno gusti diversi – racconta a Report il presidente delle cantine Abraxas – gusti diversi che poi ti ritrovi nel prodotto finale

Perché più alta è la temperatura a cui sono sottoposte le uve e maggiore è la degradazione di queste sostanze aromatiche (che danno il sapore al vino).
Ma il Consorzio di tutela del Passito è mai intervenuto, ha fatto qualcosa per cercare di eliminare questa contraddizione col disciplinare? Al momento no, racconta il servizio di Report.
Benedetto Renda è presidente del Consorzio dei vini Doc di Pantelleria: a Report spiega che questo procedimento, le serre, è solo un accelerare leggermente quello che è il processo di essiccazione. In realtà i tempi di essiccazione si dimezzano, l’uva appassisce prima e può essere sostituita con altra, sotto le serre, aumentando la produzione, risparmiando tempo e spazio.
Il disciplinare del passito di Pantelleria vieterebbe l’essiccazione in serra (“in ambienti condizionati”) ma, guarda caso, il presidente del Consorzio di tutela è anche un produttore di questo vino (Donnafugata SRL) dove si usa il procedimento in serra e dunque, a domanda di Report, risponde che tutto avviene nel rispetto delle norme.

La scheda del servizio: VINO IN SERRA di Emanuele Bellano

Collaborazione Madi Ferrucci, Raffaella Notariale

Il Passito di Pantelleria è un vino dolce apprezzato in tutto il mondo. La produzione si basa sull'appassimento delle uve di zibibbo sfruttando il sole d'agosto dell'isola e seguendo un metodo tradizionale: le uve appena raccolte vengono stese sugli "stinnituri", gli stenditoi in pietra esposti a sud tipici della tradizione pantesca. La lentezza del processo di produzione insieme ai rischi, alle difficoltà e al territorio geograficamente limitato, fa sì che il Passito di Pantelleria arrivi a costare anche 65 euro a bottiglia. Ma il più grande produttore dell'isola ha da tempo adottato un altro metodo per essiccare le uve: le serre. Con temperature che superano i 60 gradi, le serre riducono i tempi di essiccamento ma intervengono anche sul sapore delle uve appassite. Il controllo delle procedure di produzione è in mano al consorzio di tutela del Passito di Pantelleria Doc, di cui un’azienda in particolare è uno dei soci principali. E finora ha ritenuto di non dover intervenire.

Dove finiscono le donazioni alle associazioni per gli animali?

Quanto è trasparente il meccanismo delle donazioni fatte verso le associazioni a difesa degli animali? Report è venuta in possesso di materiale esclusivo inerente la contabilizzazione della società Leidaa, di cui è presidente Michela Vittoria Brambilla, trovando delle spese quanto meno anomale. C’erano fatture intestate alla Leidaa ma altre non c’entravano nulla coi cani, come alcune che hanno come fornitore la “Autoblu SRL”, società di noleggio auto: questa società offre il servizio di noleggio con vetture di alta gamma con tanto di autista.



L’azienda – racconta a Giulia Innocenzi un lavoratore della Onlus – serviva [la Brambilla] quando lei andava a Roma in Parlamento “la mia collega ha chiamato la Autoblu per chiedere se avesse un’altra azienda che potesse risultare come fornitore. ”
Infatti le fatture successive hanno come fornitore non più Autoblu SRL bensì La Valle Beniamino, tutte e due le società hanno lo stesso indirizzo e email, nell’oggetto della fattura scompare il noleggio ed è invece presente la scritta “servizi resi per vostro conto”.

Continua il dipendente della Onlus: “immagina una associazione del terzo settore che prende il 5 per mille con su scritto Auto Blu, sono cose incompatibili con una associazione che si occupa di aiutare gli animali”.

In totale, Leidaa ha pagato un totale di fatture alla Autoblu per 7515 euro: nel periodo natalizio vengono fatti due acquisti di bottiglie, uno da 1263 euro e l’altro da 2550 euro per l’acquisto di 15 bottiglie da 139 l’euro l’una.

Ma ci sono criteri da rispettare per le associazioni di volontariato sulle spese che possono sostenere? “C’è solo il buon senso” spiega l’esperto di diritto penale all’economia Bellavia “io spendo per le necessità dell’associazione, per fare un rifugio per dar da mangiare agli animali, per soccorrerli, per pagare i veterinari.”

Pagare delle bottiglie 140 euro non avrebbe senso..
Ci sono poi altre fatture, di cui Report è venuta a conoscenza, tutte intestate alla Leidaa per servizi dell’albergo Principe di Savoia a Milano, un albergo a 5 stelle, come l’affitto di una sala per 1400 euro, un evento comprensivo di pranzo da 4675 euro e una notte in cui Michela Vittoria Brambilla risulta aver soggiornato nell’albergo con cena in camera per la cifra di 3200 euro, per un totale in una sola ricevuta da 17165 euro. Ma il totale delle ricevute pagate dalla Leida somma a 29761 euro.

Tutto regolare, ci mancherebbe, ma cosa c’entra questo con la tutela degli animali, con una associazione senza fini di lucro, anche perché quando la Brambilla doveva incontrare qualcuno lo faceva nella sede della Leidaa al centro di Milano, in via Mozart.

L’associazione per questa sede vicino al quadrilatero della moda paga un affitto di 3000 euro al mese: “avessimo una casa di moda, ha senso” commenta Bellavia “un’associazione che favorisce il recupero e il sostentamento degli animali può stare benissimo anche in una zona periferica”, dove magari coi soldi risparmiati riesce a fare di più per gli animali.

La scheda del servizio: BENESSERE PARLAMENTARE di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi, Giulia Sabella

Sono tanti i cittadini che con generosità donano in favore di associazioni che si battono per la protezione degli animali. Tutte le donazioni vanno a finire a destinazione? Grazie a documenti esclusivi, Report mostrerà spese anomale, di cui siamo andati a chiedere conto anche a un importante politico.

Chi sta dietro Wip Finance?

Sabato 1 febbraio è uscita una anticipazione di quanto verrà raccontato stasera da Giorgio Mottola: i rapporti tra la ministra Santanché e il “business developer” Altair D’Arcangelo della Wip Finance (la società che ha rilevato le quote di Visibilia) risalirebbero a ben prima dello scorso anno: lo racconta Nicola Borzi sul Fatto Quotidiano

Visibilia, il legame del 2022 tra D’Arcangelo e Santanchè

Interessi - La ministra partecipò a un convegno organizzato dal Fondo Virgo dell’intermediario e da Luca Paolorossi, oggi sindaco di Filottrano

Filottrano, popoloso borgo delle Marche a poca distanza dalla riviera del Conero, da qualche mese tiene banco nelle cronache dei media locali anche per il suo sindaco, l’imprenditore della sartoria Luca Paolorossi, eletto a giugno 2024 per una lista civica ma candidato alla Camera nel 2008 per Forza Nuova. Paolorossi da anni scatena polemiche per le sue uscite assai “politically uncorrect”. È qui che il 9 dicembre 2022 Daniela Santanchè, meno di 50 giorni dopo essere stata nominata ministro del Turismo, ha incrociato per la prima volta il gruppo Virgo di Altair D’Arcangelo. Una intersezione significativa, perché retrodata di due anni i contatti tra la politica e l’imprenditore che a Report si è proclamato “business developer” del contratto preliminare annunciato il 24 dicembre scorso con il quale Wpi Finance, sconosciuta società svizzera, progetta di acquisire Visibilia dalla senatrice di Fratelli d’Italia al prezzo di 2,7 milioni.

Nell’articolo si parla anche dei rapporti imprenditoriali tra il sindaco di Filotrattano Paolorossi, D’Arcangelo e la sua Virgo e il deputato PD De Zanle cui attività imprenditoriali sono legate a D’Arcangelo da sponsorizzazioni, come quelle al Gay Pride di Padova del quale pure Paolorossi è stato sponsor.

La scheda del servizio: QUESTIONE DI FIDUCIA di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

Report è in grado di rivelare un nuovo colpo di scena nella vicenda della vendita di Visibilia da parte di Daniela Santanchè alla misteriosa Wip Finance. L’inviato Giorgio Mottola è riuscito a scoprire chi sarebbe il vero proprietario della società anonima svizzera. Emergerebbe un’altra storia inquietante che getterebbe ombre sempre più pesanti sulla operazione finanziaria di cui è protagonista la ministra del turismo.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

26 gennaio 2025

Anteprima inchieste di Report – la vendita di Visibilia, la sanità abruzzese e il ruolo di INGV nel progetto del ponte

Poco prima di essere rinviata a giudizio la ministra Santanché aveva venduto le sue quote di Visibilia ad un’altra società: chi ci sta dietro?

Un secondo servizio sarà dedicato al piano pandemico che l’Italia non aveva aggiornato, mentendo anche e trovandosi poi impreparata quando arrivò il covid.

L’inchiesta sul presidente della giunta abruzzese

Il presidente della giunta abruzzese, Lorenzo Sospiri (FI), è finito a processo a seguito di una inchiesta che riguardava i suoi rapporti con l’imprenditore Marinelli.

Marinelli, oltre ad avere interessi nella sanità, è stato anche presidente del Pescara, dirigente della nazionale under 21 – spiega a Report il giornalista de Il Centro Pietro Lambertini – “intorno a sé aveva costruito una rete di consenso che, secondo la procura, era stata costruita anche con la corruzione”.
Punto di riferimento nella sanità abruzzese per Marinelli era Tiziana Petrella, dirigente dell’ufficio acquisti della ASL e responsabile di tutte le gare di appalto della provincia: con Marinelli c’era un rapporto personale che ho sempre mantenuto.. Marinelli voleva che Petrella fosse nominata al vertice dell’ARIC, l’agenzia di committenza regionale che gestisce gare milionarie e per favorirne la nomina avrebbe perfino coinvolto il presidente del consiglio regionale.

Ho parlato con Tiziana Petrella in tutto tre volte” è il commento del presidente Sospiri, ma negli atti risultano contatti tra Sospiri e Marinelli che sollecitava la nomina, “ne sottlineava l’importanza per incarichi di maggiore responsabilità” ammette, per poi aggiungere “non credo che si possa dire che io sono mai andato a richiedere questa nomina che comunque non avrei fatto io.. posso aver detto che lei [Petrella] era un’ottima candidata ”.

Ottima candidata che aveva visto solo due o tre volte, ma non perché glielo aveva detto Marinelli.

Sempre dall’Abruzzo arriva la vicenda del finanziamento alla clinica privata dove lavora come chirurgo Mario Quaglieri, assessore al bilancio di FDI: la racconta il consigliere di opposizione Pierpaolo Pietrucci a Report, partendo dall’opportunità di finanziare con fondi pubblici le cliniche private (tra il 2023 e il 2024 sono arrivati circa 20 ml di euro di fondi pubblici) e poi la questione dell’assessore al bilancio, che è stato anche presidente della commissione sanitàin regione Abruzzo “che è anche contrattualizzato con una delle case di cura beneficiarie di questi fondi.. c’è un conflitto di interessi tanto è vero che dopo la regione Abruzzo è stata costretta a fare un parere, se l’assessore Quaglieri potesse rimanere in giunta purché si fosse astenuto dal votare le delibere di giunta che riguardavano la sanità, ma oramai il danno era stato fatto, quindi una sorta di ammissione di colpa.”

Per la delibera sulle case private la Procura ha avviato un’indagine sull’assessore Quaglieri e anche sulla proprietaria della clinica Di Lorenzo, il reato ipotizzato per Quaglieri sarebbe di falso. Ma a seguito dell’indagine è emersa un’altra cosa: hanno disposto il sequestro del telefonino all’assessore Quaglieri e si sono resi conto che non aveva mai restituito la Sim al comune di Trasacco dove era sindaco.
La giornalista di Report ha poi sentito l’assessore per raccogliere la sua versione: “la delibera non la faccio io ma la fa il dipartimento sanitario ..”. Come mai non si è astenuto visto il suo rapporto di collaborazione con la clinica? “Ma non è più sospettoso l’astenersi” ha risposto l’assessore, tirando fuori una curiosa teoria, per cui anche in situazioni da conflitto di interessi è meglio votare in modo palese.
Sulla Sim, che aveva dal 2012 quando era sindaco, poi non è stata più restituita “per distrazione”.

LAB REPORT: SANITÀ ALL’ABRUZZESE di Giulia Presutti

Collaborazione Madi Ferrucci

In Abruzzo, la sanità rappresenta circa l'80% del budget regionale. Negli ultimi anni però, alcuni ospedali e Asl della regione sono stati coinvolti in inchieste giudiziarie. Il pronto soccorso di Pescara è oggetto di un'indagine della Procura per via delle liste d'attesa che vedono i pazienti sostare a lungo nei corridoi prima di essere accolti nei reparti specialistici. Intanto però, la Regione ha assegnato 20 milioni di euro di Budget Alta Specialità alle cliniche private per svolgere prestazioni complesse e combattere la mobilità sanitaria. Fra le cliniche finanziate, anche quella nella quale lavora come chirurgo l'assessore al Bilancio Mario Quaglieri, che per questo è indagato dalla Procura dell'Aquila. Per gli appalti alla Asl di Pescara, è coinvolto in un'indagine anche il presidente del Consiglio Regionale, Lorenzo Sospiri, che aspetta l'inizio del processo per turbativa d'asta e corruzione.

Il riconteggio delle schede a Cosenza

Alla fine l’ha spuntata il candidato di Forza Italia, Andrea Gentile: andando contro le istruzioni del ministero dell’Interno, contro le dichiarazioni dei presidenti di seggio (che Report aveva raccolto  in un servizio andato in onda poche settimane fa), il candidato ha raccolto le testimonianze (obique) di stimati personaggi su presunte anomalie eha ottenuto che si rifacesse il riconteggio delle schede nel seggio di Cosenza. Magicamente delle schede bianche sono diventate schede col suo simbolo e la candidata avversaria del movimento 5 stelle ha perso il posto, Elisa Scutellà.

La Giunta per le elezioni ha deciso, in autonomia, che per quel seggio, in questo specifico caso, valessero delle leggi speciali su come considerare una scheda nulla, a posteriori: si sono alterate le regole del “gioco democratico” – è stato il commento del segretario del M5S Giuseppe Conte. La candidata dei 5 stelle ha allora chiesto alla giunta il riconteggio di tutte le schede perché, se ci sono state irregolarità sulle schede bianche, potrebbero esserci state anche nelle schede ritenute valide, anche perché lo scarto con Gentile è di soli 240 voti. Perché la Giunta non le da questa possibilità di aprire un campione di schede valide?
Il presidente della giunta, Federico Fornario, ha preferito non commentare.

La scheda del servizio: “L’ELETTO” di Giulia Presutti

Collaborazione Madi Ferrucci

Il 17 gennaio la Giunta delle Elezioni della Camera ha ratificato l'elezione di Andrea Gentile: dopo un passaggio in Aula, infatti, il candidato di Forza Italia alle scorse politiche entrerà ufficialmente alla Camera. Perderà il posto Elisa Scutellà del Movimento 5 Stelle, che aveva chiesto alla Giunta la riapertura di un campione di schede valide per completare la lunga istruttoria svolta in seguito al ricorso presentato dal suo avversario. I membri della Giunta hanno votato, negando al Movimento 5 Stelle un ulteriore approfondimento, e accogliendo così in toto il ricorso di Gentile.

Il caso Santanchè e i nuovi proprietari di Visibilia

Chi sta dietro la Wip Finance, la società anonima con sede in Svizzera che ha preso le quote di Visibilia vendute dal ministro del turismo Daniela Santanchè?

Chi ha ragione nello scontro tra la ministra e il figlio del fondatore di Sif, Mirko Ruffino sulle pressioni del presidente del Senato che si sarebbe esposto in prima persona per Visibilia?

Report ha chiesto in giro ad analisti ed operatori finanziari, le informazioni su questa società elvetica, ma Wip finance rimane un soggetto non identificato. Nei mesi precedenti l’operazione su Visibilia aveva fatto la sua prima operazione in Italia, l’acquisto di una squadra di calcio abruzzese, il Chieti, che milita in serie Giuseppe Gianni di Fabio è il nuovo presidente che ora sta ristrutturando la società: ex assessore a Chieti è stato nominato da Wip Finance che, a cauisa delle difficoltà economiche è riuscita ad iscriversi al campionato in croso solo all’ultiomo momento. Ma ora i tifosi iniziano a sognare in grande, puntando subito alla Lega Pro, l’arrivo di questa società è stato accolto con entusiamo non solo in città ma anche dall’ex allenatore della nazionale Mancini.

Dietro Wip Finance c’è una SGR, una finanziaria svizzera ma ad una specifica domanda, Di Fabio non ha saputo rispondere su chi siano i veri proprietari, “perché queste cose non sono pubbliche”.


Chi c’è dietro Wip Finance? Giorgio Mottola lo ha chiesto ad Altair D’Arcangelo – Business Development di Wip: “dietro ci sono degli investitori, una compagine abbastanza importante dentro Wip Finance.. non posso fare nomi di investitori, ma so per certo che ci sono molti microinvestitori.. io sono colui che organizza il business su dei mandati particolari”.
Una sorta di procacciatore d’affari, come quello chiuso lo scorso dicembre con l’acquisizione di Athena Pubblicità, la concessionaria pubblicitaria di Daniela Santanché che possiede il 90% di Visibilia. La società anonima svizzera diventerebbe così proprietaria del pacchetto di riviste della ministra del turismo come Novella 2000, Ciak, e PC Professionale.
Il business developer non ha voluto dare la cifra dell’acquisto: di questa storia però non c’è traccia né online né sui giornali. Ma sappiamo però che nel 2019 D’Arcangelo è stato sottoposto agli arresti domiciliari con l’accusa di associazione a delinquere, frode, riciclaggio e autoriciclaggio: secondo l’accusa D’Arcangelo gestiva 98 società operative solo sulla carta e intestate a prestanomi con i quali avrebbe messo in piedi operazioni immobiliari fittizie allo scopo di creare falsi crediti Iva.

Due anni fa gli arresti domiciliari gli sono stati revocati ma il Tribunale di Milano gli ha sequestrato quasi 40 ml di euro frutto della frode di cui sarebbe stato la mente.
D’Arcangelo non ha voluto parlare di questa vicenda nell’intervista, “sono ancora soggetto di indagine.. le accuse sono tutte concatenate ma sono sicuro che cadranno tutte.. lei ne sa più di me [rivolto a Mottola] di queste cose se ne occupano i miei legali, sono sereno.”
La ministra Santanché era a conoscenza di questa vicenda? “Non sono temi di cui si parla ..”, come a dire che queste, per la transazione fatta con la ministra, sono questioni irrilevanti.
Ma irrilevanti non lo sono, siccome di mezzo ci sono gli azionisti e una ministra della Repubblica.

C’è poi un’altra vicenda lontana nel passato che Report ha riportato alla luce: nel 1997 era sttato eletto consigliere comunale a Chieti con Forza Italia, poi alle elezioni successive rieletto con la Democrazia Cristiana. La carriera si interrompe nel 2006 quando i carabinieri in un controllo lo trovano in possesso di cocaina per 100mila euro.

All’epoca ero purtroppo vittima di tossicodipendenza - ha ammesso D’Arcangelo – fui felice perché poi smisi di essere assuntore di cocaina.

“E’ l’incontro più inquietante che ho avuto in tutta la mia vita” è la testimonianza raccolta da Mottola del cosmetista Diego Della Palma relativa all’incontro avuto con i vertici di Virgo Cosmetics, l’avvocato, l’amministratore delegato, Altair D’Arcangelo (che formalmente non ha nessuna carica in Virgo, come ha poi verificato Report). Virgo ha acquistato la gestione di Nouba, un marchio importante nella cosmetica che si trovava in difficoltà finanziarie.
“Io ho capito subito che dovevo tutelarmi e ho detto, signori io prima di qualsiasi proposta che mi farete, sappiate che io voglio, visto che state acquisendo Nouba, voglio i miei soldi. Il signor D’Arcangelo mi ha detto che non ci sarebbe stato problema, nel giro di pochi giorni le assicuriamo che avrà i soldi. Poi i soldi sono spariti tutti.. con mia grande gioia.”
Virgo prometteva di rilanciare Nouba ma poi ha veramente investito dei soldi in questo marchio? “No, nel modo più assoluto tanto è vero che va all’asta.”

Il servizio di Giorgio Mottola torna poi ad occuparsi del finanziamento ottenuto da Visibilia dalla Negma, la misteriosa società di Dubai: negli ultimi cinque anni altre venti società hanno chiesto prestiti alla stessa che, come racconta Giovanni Natali – presidente dell’associazione delle piccole e medie imprese quotate – “avevano tutte delle forti tensioni di problematiche finanziarie, decreti ingiuntivi, debiti non pagati, banche che richiedevano il rientro dei fidi”.
Dunque Negma sarebbe una sorta di parassita che attacca il corpo di società infette: si, spiega Natali, “l’ho definito un virus che distruggeva il valore delle società e chi ci rimetteva soldi era il piccolo investitore”.
Tra le aziende che si sono rivolte a Negma anche eccellenze dell’industria italiana come Illa, azienda emiliana con sede a Parma che dalla metà degli anni ‘70 produce pentole tutte made in Italy, apprezzate per il rapporto costo qualità anche dalle multinazionali straniere.

Era il fornitore di Ikea fino al 2018 – racconta il delegato Fiom Parrucchella a Report poi Ikea nel 2018 ha chiuso l’appalto che aveva con Illa che si è ritrovata con una drastica riduzione del fatturato. Ikea rappresentava circa l’80% del fatturato così quando la multinazionale svedese ha preferito comprare le pentole in Turchia ad un costo inferiore l’azienda è entrata in una crisi profonda. Negma si è palesata nel mondo Illa nel gennaio 2022 – continua il delegato Fiom – pensando che fosse il modo più veloce per recuperare risorse finanziarie fresche e poter continuare la propria attività, rispetto al rivolgersi alle banche.
Negma offriva soldi apparentemente facili: se uno si rivolge al mercato finanziario normale ha bisogno di garanzie, mentre Negma offrì subito ad Illa 3,2 ml di euro che rappresentavano una forte boccata d’ossigeno per l’azienda coi conti in rosso.
Il problema è che poi Negma non rimase come investitore ma rivende il credito al mercato e così il prezzo del titolo scese: i conti non migliorarono anche a causa di pessime scelte industriali, nel 2022 le perdite raddoppiarono salendo a 2,8 ml .

Soprattutto, mano a mano che la finanziaria di Dubai convertiva le obbligazioni in azioni di Illa, il titolo della società emiliana iniziò a crollare drammaticamente.

Da 31 euro nel 2021, ad un millesimo di euro nel 2023: come mai? Lo ha raccontato il presidente di Illa Roberto Maviglia, “Negma non era un investitore che manteneva il titolo a lungo termine ma svolge una azione di cabotaggio, sottoscrive il prestito obbligazionario, converte in azioni e poi vende le azioni sul mercato e questo distrugge il valore di borsa dell’azienda”

La scheda del servizio: IL SANTO PATRON di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

Alla vigilia dello scorso Natale, Daniela Santanchè ha annunciato la vendita di Visibilia a una misteriosa società anonima svizzera, la Wip Finance. Report ha scoperto chi si nasconderebbe dietro e la sua identità getta pesanti ombre sull’intera operazione. Sullo sfondo ci sarebbe infatti la storia di una frode da 40 milioni di euro, 98 società fantasma e soldi che da anni arriverebbero dalla Svizzera in Italia per fondare aziende che poi restano inattive. Report ha ricostruito l’intera rete finanziaria che avrebbe portato alla nascita di Wip Finance e all’operazione per l’acquisizione di Visibilia, intervistando tutti i protagonisti. L’altro mistero legato alle società di Daniela Santanchè è la società di Dubai, Negma, che avrebbe distrutto il valore azionario di Visibilia e di un’altra ventina di società italiane. A partire da Illa, eccellenza made in Italy delle pentole, finita due anni fa nelle mani della finanziaria emiratina e di una società che sarebbe riconducibile a Daniela Santanchè.

Il ponte sullo Stretto e il ruolo dell’INGV

Dopoil servizio di domenica scorsa sul Ponte sullo Stretto, Webuild, la società che costruirà l’opera, ha annunciato azioni legali contro Report e Ingv. Come aveva raccontato il servizio, Inngv non è stata interpellata formalmente dalla società per approvare il progetto, ad onor del vero nemmeno il progetto per il ponte non prevedeva nessun via libera ufficiale da Ingv.

La scheda del servizio: IL PONTE DELLE OMBRE di Danilo Procaccianti

Collaborazione Enrica Riera

Report torna a occuparsi del progetto per il Ponte sullo Stretto di Messina, con un approfondimento sul presunto ruolo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia nelle verifiche in tema di rischio sismico dell’area su cui dovrebbero sorgere i piloni portanti dell’infrastruttura.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

04 luglio 2023

Report – l’imprenditrice Santanché, la carne da produzione cellulare, l’acqua che manca

Che visibilia!

Giorgio Mottola torna ad occuparsi del ministro Santanché, come imprenditrice: nel servizio si racconta di una dipendente che, in cassa integrazione, continuava a lavorare per Visibilia. La lavoratrice scoprì di essere stata messa a 0 ore solo in seguito, quando prese le carte dello stipendio.

La dipendente presentò denuncia, cosa che fece arrabbiare il compagno della ministra, Dimitri Kunz.

Da Visibilia editore escono soldi per le altre società del gruppo: sono operazioni denunciate come opache da un azionista di minoranza di Visibilia.
Il servizio di Mottola aveva raccontato anche che non era vero che l’allora senatrice aveva versato i contributi ai dipendenti durante il covid.

Nel 2018 Visibilia aveva chiesto aiuto ad un fondo arabo, Negma, con sede a Dubai: nel contratto si prevedeva che Negma prestava soldi acquistando delle azioni, versando in più tranche per 3ml. Le obbligazioni di Visibilia furono convertite in azioni: succede però che le azioni crollano, facendo crollare il valore del titolo, “come se fosse una partita truccata dove vince sempre il banco, ovvero Negma” spiega il consulente di Report Bellavia.

L’azionista indipendente che ha denunciato Visibilia parla di reato, turbativa d’asta o manipolazione del mercato: Negma convertiva l’azione quando il titolo era basso e poi lo rivendeva quando risaliva, guadagnandoci anche 900ml euro.

Chi ha comprato le azioni di Visibilia? Bisognerebbe capire chi sta dietro il fondo Negma di Dubai, da dove arrivano i soldi per i prestiti a Visibilia e a Ki Group.

Secondo Dimitri Kunz non c’è nessun legame tra Negma e Visibilia, sebbene Report abbia scoperto che in una riunione del consiglio sindacale partecipò il senatore La Russa, avvocato di Visibilia.

Nello stesso periodo La Russa aveva scritto per conto di Negma una lettera di diffida al quotidiano online Milano Today.

La relazione dei periti della procura della Repubblica dice che giù dal 2016 i bilanci erano falsati: dalla memoria di Report è venuto fuori un documento che rivela l’esposizione verso le banche della ministra che nel 2012 aveva chiesto un fido a BPM, negato dalla banca, e la ministra passa anche per Ponzellini per ottenere quei soldi.

La BPM di dieci anni fa era molto sensibile alle richieste di politici di centro destra, come Giorgetti e la Santanché – raccontano due dirigenti della BPM nel vecchio servizio.

Alla fine Cannalire – braccio destro di Ponzellini - prende un fido da BPM e la aiuta a raccogliere della pubblicità per conto di Visibilia. Ci sono le fatture inviate a BPM di Visibilia, ma nel 2012 l’allora senatrice negò ogni aiuto e l’aver ricevuto un aiutino.

Che cosa riferirà in Parlamento questa settimana la ministra del turismo?

Chissà se non fosse stata parlamentare come sarebbe stata valutata la sua prestazione di imprenditrice…

Il peccato della carne

Giulia Innocenzi è andata fino a Singapore per assaggiare la carne prodotta in laboratorio: questo paese si è sviluppata molto, ha la terza densità demografica, e le persone si sono dovute ingegnarsi per gestire questa crescita. Con le piante dentro le costruzioni, per abbassare la temperatura dell’aria, con gli orti urbani, per avere frutta e verdura e non dover importare tutto. Siccome non hanno più terreno da coltivare, usano orti impilati uno sopra l’altro: il governo ha messo come obiettivo il produrre il 30% del cibo entro il 2030.

Ecco perché Singapore ha autorizzato la produzione e la vendita di carne di produzione cellulare, oltre alla carne da allevamento.

La carne di Good meat è stata autorizzata dall’autorità di controllo: la giornalista di Report ha assaggiato il piatto preparato da uno chef, pasta con broccoli e pollo coltivato in via cellulare. Dal sapore è indistinguibile dal pollo tradizionale.

La carne di base cellulare è stata vietata in Italia: il ministro dell’agricoltura italiano ha preferito difendere le tradizioni (mai carbonara con la carne), ma forse varrebbe la pena provare a studiare anche qui da noi questo sistema di produzione della carne.

Si tratta di carne presa da biopsie, fatta crescere in bioreattori: ci sono problemi etici dietro, ma ci consente di abbandonare gli allevamenti intensivi, non si devono uccidere gli animali. Costa molto più della carne da macello, ma investendo nel sistema di produzione, col crescere della domanda, probabilmente i prezzi scenderebbero.

Come mai l’Italia ha detto no, alla carne sintetica? Ha pesato l’influenza di coldiretti, l’associazione dei produttori di carne, che ha ringraziato pubblicamente il governo Meloni per questa scelta.
Secondo l’esperto di sicurezza alimentare Lipp non è carne sintetica, ma è carne a base cellulare: dalla biopsia presa da un animale vivo, si ottengono le cellule per la carne stimolandone la crescita nei bioreattori– questo è il principio.
All’università di Trento avevano investito su questo sistema di produzione: il ministro Lollobrigida ha proibito anche la produzione della carne in Italia, perché la produzione del cibo deve rimanere nelle mani dei produttori italiani. Ma produttori italiani producono anche bioreattori, non solo per la carne ma anche per la cosmetica.

Come ad esempio Solaris, che vende per lo più negli Stati Uniti e Singapore: sono una eccellenza nel mondo, un loro reattore è stato esposto al MIT, il tempio della scienza.

La legge di Lollobrigida sta bloccando questa eccellenza italiana, che sarà costretto a guardare all’estero. Anche la ricerca in questo settore sarà costretta a vendere le sue scoperte ad aziende straniere: rischiamo dunque di perdere degli investimenti nel settore del cibo da laboratorio, che sono in crescita dal 2021.

I più grandi produttori di carne al mondo stanno investendo nella carne da produzione cellulare: nonostante oggi i big siano americani, la carne sintetica è nata in Olanda, con l’azienda Mosa Meat e il suo hamburger da 250mila euro.
Mosa Meat fa parte di un gruppo di ricerca, finanziato dall’Unione Europea, che cerca di arrivare a costi di produzione sempre meno costosi: paradossalmente anche noi italiani, che non vogliamo il cibo sintetico, stiamo pagando la ricerca in questo settore.

Non ci sono solo gli americani, anche il governo israeliano sta puntando su questo settore, in Spagna la JBS ha annunciato la costruzione del più grande impianto per la produzione di carne a base cellulare, mentre in Francia il ministro dell’agricoltura si è detto contrario a questa carne, perché consentirebbe la manipolazione genetica.

Il ministro Lollobrigida e Coldiretti su quali dati hanno vietato la carne coltivata? In base al principio di precauzione, dice il ministro, anche se però tutto è partito con le firme di Coldiretti.

C’è un rischio medico, un rischio ambientale, dice il presidente Prandini che cita una ricerca prodotta dall’università della California che non è ancora stata sottoposta alla peer review.

Singapore ha invece messo in piedi un comitato indipendente per stabilire se dare o meno l’autorizzazione. EFSA l’autorità per la sicurezza alimentare europea non ha ancora dato alcuna autorizzazione, non potevamo attendere la decisione di EFSA prima di dire no?

La portavoce del ministro Lollobrigida ha spiegato alla giornalista quali domande possono essere fatte al ministro, solo quelle giuste, mi raccomando.
Come faremo se EFSA dovesse autorizzare in Europa la produzione di carne sintetica? Il provvedimento di Lollobrigida non varrebbe nulla, perché le leggi locali non possono bloccare il libero scambio nei paesi europei.

E come la mettiamo con gli allevamenti intensivi, in Italia e non nel Qatar? Secondo Prandini quello italiano non si può chiamare allevamento intensivo, eppure il 90% di carne e latte proviene da questi allevamenti.

Gli allevamenti intensivi sono la causa dell’emissione del 14% di gas serra: il problema è certamente non solo italiano, se dovesse crescere il consumo di carne nei prossimi anni, il modello degli allevamenti intensivi non sarebbe più sostenibile. Quanti altri terreni possiamo consumare?

In Olanda gli allevatori stanno bloccando il paese da tre anni in protesta contro la legge del ministro dell’Agricoltura che ha ideato la legge sui nitrati: per ridurre le emissioni da nitrati si dovranno chiudere le stalle di un terzo, per questo il governo ha stanziato 24 miliardi di euro.

In Olanda ci sono il triplo dei nitrati, non bastano le innovazioni tecnologiche: negli ultimi cento anno questo paese ha perso molta della sua biodiversità, con la distruzione degli habitat naturali. C’è stata una denuncia alla corte europea di un comitato di cittadini per l’ambiente, accolta nel 2018: in questo paese ci sono 100ml di polli, 5 ml di bovini, qui c’è la più alta densità di capi da allevamento. Gli allevatori però hanno fondato un partito che si sta opponendo alla legge sui nitrati: il problema, si difendono, non sono gli allevamenti, ma la produzione intensiva.
Il partito degli allevatori olandesi ha avuto il sostegno dalla destra europea, come Lepen o della destra americana di Trump.

Il negazionismo climatico è entrato nell’agenda dei partiti sovranisti: eppure il caso di Singapore insegna che si possono coltivare la verdura consumando meno terreno e meno acqua.

Anche perché, come racconta il servizio di Luca Chianca sulla siccità del Colorado River, attorno alla scarsità d’acqua potrebbero scatenarsi delle guerre.

Nonostante l’acqua del fiume e l’acqua del bacino Mead sia al di sotto della media per colpa della siccità, si continuano a mantenere campi con erba medica, che hanno bisogno di molta acqua, perché sono il cibo delle mucche da allevamento.

Nonostante l’acqua sia un bene da proteggere si continuano a costruire ville con piscina nel deserto.