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10 giugno 2019

Le inchieste di Report – lunedì 10 giugno

Sono molti gli argomenti affrontati nei servizi dei giornalisti di Report questa sera: andremo sulle tracce del tesoro di Salvini, chiederemo conto sull'efficacia delle cure termali, un aggiornamento sulla storia degli investimenti in diamanti, i ladri di gasolio e il mondo dietro le prenotazioni online degli alberghi.
Infine, se mancano i medici, chi ci curerà?

Sulle tracce del denaro della Lega

Luca Chianca ha seguito le tracce del denaro della Lega, da Bergamo dove risiedono le società dei commercialisti che i beni del partito di Salvini, a Milano dove lavora un altro commercialista con interessi in una società della regione Lombardia.

Una storia, quella dei soldi della Lega, che non finisce mai di stupire.


Nell'anticipazione del servizio, si parla di una società di ristrutturazione, la Barachetti SRL e sui lavori ottenuti nel corso degli anni da parte della Lega nord, della Lega Nord per Salvini e della Pontida Fin, l'immobiliare del partito.
Soldi che poi Barachetti eroga nei confronti dei cassieri del partito, Centemero (tesoriere), Di Rubba (direttore amministrativo dei conti del partito alla Camera) e Manzoni (revisore contabile del gruppo al Senato).


Perché Barachetti versa 400mila euro ai commercialisti della Lega? – la domanda che il giornalista Giovanni Tizian si poneva nell'intervista con Luca Chianca.
Questi fornitori di servizi della Lega sono molti legati ai suoi vertici, vivono negli stessi paesi: operazioni di cui Michele Scillieri, commercialista milanese, era all'oscuro. Presso il suo ufficio era stata fissata la domiciliazione legale della Lega nel 2017, un favore fatto nei confronti del collega Manzoni.

Questa è solo una parte dei soldi pubblici finiti nelle mani di società vicine a Di Rubba, per un totale di 800mila euro, in un intreccio che coinvolge anche i familiari dei direttore amministrativo.
Nel maggio 2018 viene costituita la Vadolive SRL dalla cognata di Rubba (di professione barista in un bar a Clusone): dopo 8 giorni il gruppo Parlamentare al Senato della Lega sottoscrive con lei un contratto da 480 mila euro. Ufficialmente per comunicare le attività del gruppo sui canali social.
“Io non sono tenuta a rispondere” la risposta che ha dato questa persona al giornalista.
Il contratto è stato interrotto dopo qualche mese ma parte di quei soldi sono finiti a persone dello staff del ministro Salvini, come Luca Morisi.


Perché questo contratto, perché questa società fondata da una barista (con tutto il rispetto)? Domande a cui il capogruppo al Senato Romeo non ha voluto rispondere: “stiamo andando a votare lo sblocca cantieri”.

La scheda del servizio: I COMMERCIALISTI di Luca Chianca in collaborazione di Alessia Marzi
Per sapere chi gestisce la cassa della Lega di Salvini Premier bisogna andare a Bergamo, in un immobile dove il partito ha trasferito la sede di alcune società e associazioni gestite da tre professionisti: Giulio Centemero, tesoriere della Lega, Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba, rispettivamente i revisori contabili dei gruppo alla Camera e al Senato. Ed è in questo studio di Bergamo che a dicembre scorso i magistrati della procura di Genova, hanno sequestrato decine di carte di alcune società. L'ipotesi è che potrebbero essere state utilizzate per portare all'estero parte dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali percepiti e rendicontati con irregolarità. Ma seguendo le tracce dei commercialisti di Bergamo siamo finiti a Milano in un altro studio di commercialisti dove Matteo Salvini ha fatto registrare, per un breve periodo, la sede del suo nuovo partito e dove abbiamo trovato un altro commercialista con interessi nella Lombardia Film Commission, guidata fino allo scorso anno da Alberto Di Rubba, che ha comprato un fabbricato da 800mila euro. Seguendo chi ha incassato buona parte dei soldi pubblici della Lombardia Film Commission, Report è finito con il tornare da dove era partito, nelle valli bergamasche, e più esattamente proprio nel paese di Di Rubba.

L'efficacia delle cure termali

Le cure termali sono state inserite tra i livelli essenziali di assistenza e offerte dalla sanità pubblica per la cura di una serie di patologie.
Ma le cure termali fanno bene? Domanda che non è oziosa visto che è lo Stato che paga queste cure ai cittadini per 118ml di euro. E visto che le strutture per le terme usano acqua che arriva dalla falda.

La scheda del servizio: LA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA di Adele Grossi
Le cure termali sono comprese fra i livelli essenziali di assistenza e per questo pagate dal sistema sanitario nazionale per la cura di svariate patologie. Per finanziare queste cure, solo nel 2018 sono stati spesi 118.798.000 euro. Ma le cure termali sono veramente efficaci? È importante chiederselo, visto che per sfruttare la risorsa termale 33.000 ettari di superficie sono dati in concessione ai privati che pompano l'acqua a ritmo continuo dal sottosuolo. Gli enti locali non sanno esattamente quanta acqua viene prelevata, i controlli mancano e le conseguenze dell'impoverimento delle falde possono essere molto gravi. Da Abano a Rapolano terme, da Chianciano sino a Tivoli e Guidonia, dove il depauperamento della risorsa ha portato alla cosiddetta subsidenza catastrofica, vale a dire a uno sprofondamento del territorio che oggi è ancora in atto con rischi concreti per le abitazioni.

Come è andata a finire?


Come ogni finale di stagione, Report fa un aggiornamento di vecchie inchieste, raccontando che evoluzione hanno avuto.

Gli investimenti in diamanti
Un diamante è per sempre, ma non sempre è un buon investimento o, quanto meno, non quell'investimento garantito dalle società che Report aveva messo sotto la lente di ingrandimento nel 2016.
Diamanti venduti a prezzi superiori a quelli di mercato, società di investimento che danno consigli non disinteressati (Diamond Private e IDB), un sistema che coinvolge banche (San Paolo e Unicredit), quotidiani (come il Sole 24 ore che riportava i dati dei rendimenti forniti da queste società di investimento) e che ha rifilato delle fregature a persone che cercavano solo un sistema sicuro dove mettere i loro guadagni.
Ma ad essere fregati sono stati non solo i risparmiatori ma anche i dipendenti delle banche.
La procura di Milano ha sequestrato 700 ml di euro a due di queste società di intermediazione: Report darà i nomi di alcuni dei manager che si sono arricchiti con questa truffa, una anticipazione la potete leggere nell'articolo di Fabio Pavesi sul Fatto Quotidiano
Da Ghizzoni a Profumo: una ventina di top manager ricevevano sculture greche ed etrusche, soggiorni in hotel 5 stelle con spa e massaggi, per rifilare ai clienti preziosi a prezzi gonfiati

La scheda del servizio: OCCHIO AL PORTAFOGLIO di Emanuele Bellano in collaborazione di Ilaria Proietti e Greta Orsi
Diamanti da investimento venduti attraverso i circuiti bancari: era stato proprio Report a svelare, per primo, la truffa, celata dietro a quello che veniva proposto come bene rifugio per eccellenza. A subirne le conseguenze, risparmiatori e lavoratori delle banche. L'inchiesta rivelerà chi sono i top manager che hanno beneficiato del sistema.


I ladri di carburante

In questo paesi ci sono i vampiri, i ladri di carburante che fanno il pieno gratis bucando gli oleodotto: succhiano il prodotto dalle tubazioni. Contro di loro scendono in campo i cacciatori di vampiri, i responsabili della sicurezza, che devono controllare chilometri e chilometri degli oleodotti.


Ma ci sono anche altri vampiri: lo scorso novembre Giorgio Mottola aveva raccontato della rete parallela (e illegale) del gasolio, che arriva anche dalle zone controllate dall'ISIS e, con l'aiuto delle mafie, finisce nelle nostre pompe di benzina.
Un sistema che impoverisce lo Stato e arricchisce le mafie e tutti i colletti bianchi al loro servizio, anche grazie alla liberalizzazione nel settore voluta da Monti (le cosiddette pompe bianche): il costo stimato è di 6 miliardi di evasione.

La scheda del servizio: NERO COME IL PETROLIO di Giorgio Mottola in collaborazione di Alessia Cerantola e Norma Ferrara
Da qualche tempo in alcune campagne italiane sono comparsi i vampiri. Così vengono chiamati i ladri di carburante che di notte bucano gli oleodotti per spillare decine di migliaia di tonnellate di gasolio e benzina all’anno. Per bloccarli, è comparsa una nuova figura professionale: il cacciatore di vampiri. Uomini in passamontagna che tutte le notti perlustrano il tracciato degli oleodotti, servendosi di sensori supertecnologici e telecamere termiche. Ma il grosso dell’illegalità nel settore dei carburanti è causato da un altro genere di vampiri: i colletti bianchi. Imprenditori, commercialisti e broker al servizio della camorra e delle altre organizzazioni criminali che, nonostante il servizio di Report della scorsa stagione, continuano ad arricchirsi grazie all’evasione più grande della storia d’Italia.

Dietro il mondo delle prenotazioni online degli alberghi


Il fatturato del settore alberghiero vale in Italia 23 miliardi: circa il 30% delle prenotazioni avviene tramite due portali web, Expedia e Booking.
Questo però è un sistema che tende a livellare verso il basso i margini di quest'ultimi a vantaggio dei pochi portali: una storia che ricorda quella di Flix Bus o di Air BNB, chi guadagna di più è quello che procaccia il cliente (e che prende commissioni dal 18 al 30%), senza metterci le risorse.
E poi magari le tasse sui profitti (circa 1 miliardo) le paga fuori dall'Italia (o paga pochissimo allo Stato), meno dell'1%.

La scheda del servizio: UN FISCO PER L’ESTATE di Manuele Bonaccorsi in collaborazione di Lorenzo Di Pietro
Prenotare l’albergo per le proprie vacanze sul web è ormai una pratica ordinaria per moltissimi turisti, che si rivolgono principalmente a due portali: dalle loro pagine web passano circa 200 miliardi di dollari di prenotazioni alberghiere in tutto il mondo. Ma cosa si nasconde dietro la comodità di prenotare tutto con un click? Commissioni altissime, tra il 18% e il 30%, che erodono pesantemente i margini di guadagno degli alberghi. E poi una presunta immensa evasione fiscale, dell’Iva e delle tasse sul reddito. Le procure di Roma e Genova indagano su booking, che in Italia incassa commissioni nell’ordine degli 800 milioni, ma paga appena 4,7 milioni di tasse, lo 0,6%. Mentre Expedia accumula le sue provvigioni in una società svizzera, rigorosamente senza IVA. I nostri viaggi, insomma, alimenterebbero grandi ricchezze esentasse. Come fare a rompere questo sistema? Report svelerà qualche trucco, che permette pure di risparmiare un po’.


Il futuro delle cure mediche

Spendiamo meno della media europea nel settore della sanità e, quel che è peggio, parte della spesa si sta spostando sempre più verso la sanità privata. Di fatto avvantaggiando i ceti medio alti che possono ancora permettersi le cure. Che futuro ha la sanità pubblica in questo paese?
Ma un altro problema si sta presentando all'orizzonte: la carenza di medici.

La scheda del servizio: CHI CI CURA? di Giulia Presutti
Siamo a corto di medici specialisti: secondo le proiezioni di Anaao Assomed, da qui al 2025 agli ospedali italiani mancheranno oltre 16mila strutturati. Colpa della "gobba pensionistica": il 67% dei medici dell’intero Sistema sanitario nazionale ha più di 50 anni e nei prossimi tre anni ne andranno in pensione tra i 18 e i 21mila. Le uscite non verranno compensate dalle nuove assunzioni, perché i laureati in medicina che abbiano conseguito anche il titolo della specialità non sono abbastanza. Tra le discipline che soffrono di più c'è la pediatria: i pediatri si dividono tra gli studi e gli ospedali e alcune zone d'Italia iniziano a rimanere scoperte. La coperta è corta, ma chi ha causato la carenza? E soprattutto, si può risolvere prima che gli ospedali restino deserti?

13 dicembre 2018

Il ritorno del terrorismo

Il nuovo terrorista (di matrice islamica, ma sempre terrorista rimane) non è più un esperto del Corano come gli esponenti di Al Qaeda, martiri senza peccati alle spalle: Cherif Chekatt (l'attentatore di Strasburgo) era stato arrestato più volte, non era uno sconosciuto per le forze dell'ordine. Come ha potuto colpire in quel modo, senza che venisse fermato prima?

Chi ha seguito la prima parte della puntata di ieri di Atlantide, la trasmissione di inchiesta di Andrea Purgatori, ha ora più chiaro in mente perché l'Europa e, in particolar modo, alcuni paese in particolare siano più vunerabili agli attentati del terrorismo di matrice islamica.
Scarsa cooperazione tra servizi, informazioni in mano all'intelligence che non arrivano ai poliziotti di frontiera, poche risorse e molti obiettivi da monitorare: dei circa 5000 europei andati in Siria, si stima che circa un terzo siano tornati in Europa e una parte di questi è stata preparata per compiere attentati.
Sembrano poche 1500 persone da seguire, molte delle quali già note alla polizia perché hanno dei precedenti alle spalle.
D'altronde l'Europa è unita sulla moneta, sull'atteggiamento da seguire nei confronti dei migranti, nel controllo del dei conti sull'economia e meno sul resto.
Non esiste un'uniformità sulle leggi antimafia e nemmeno sul terrorismo.
E nemmeno sulla fiscalità, su regole antidumping, sulla questione dei paradisi fiscali (vedi il Lussemburgo di Juncker).

Una riflessione se questa sia l'Europa che vogliamo dovremmo anche farla.

20 novembre 2018

Report – nero come il petrolio

Fiumi di petrolio arrivano dai territorio dell'Isis e dalla Libia, per la più grande evasione della nostra storia, 6 miliardi di euro di tasse inevase.
Poi i comuni indebitati che avrebbero bisogno di una boccata di ossigeno, Torino, Catania, Casinò: non bastano i corni sul tavolo di De Magistris.

Ma prima una bella bevanda energetica.

Energy boom, di Alessandra Borella

Analcoliche, zuccherate, premettono prestazioni esagerate: gli energy drink dalle farmacie sono passati agli scaffali dei supermercati, sono bevute anche dai ragazzini (anche 4 litri al mese, di una bevanda ex farmaco) e questo preoccupa le organizzazioni mediche.

Dentro queste sostanze c'è carnitina, taurina, ginseng e altre erbe stimolanti, caffeina: un mix del genere bevuto da un adolescente che effetto fa?
Il professor Zuccotti ha fatto una relazione per il ministero della salute: non c'è motivo per cui un bambino debba prendere questa bevanda energetica, c'è il rischio di disturbi di ansia, emicrania, insonnia.
Disturbi già registrati dall'università canadese di Victoria: vengono prese per non sentire la stanchezza della nottata, per rendere meglio nello sport e nello studio.
Ma molti di questi poi finiscono al Pronto Soccorso, perché vengono presi assieme all'alcool, ti fanno ubriacare e non te ne accorgi.
L'università di Messina ha fatto studi in tal senso che non sono stati sufficientemente presi in considerazione dal ministero: servirebbe lanciare messaggi chiari ai ragazzi, spiegandone i rischi e proibendo le pubblicità ingannevole.

In Lituania è vietata la vendita degli energy drink ai minorenni, qui il ministero della Difesa fa sponsorizzare da una di queste bevande, Forza Blu, presente sul sito della Marina.

Assobibe è l'associazione dei produttori: non sono preoccupati dall'incremento del consumo, meno degli effetti di queste con l'alcool.
Vedremo cosa faranno.

Nero come il petrolio di Giorgio Mottola

Un'inchiesta delicata, ma anche un consiglio ai ministri Tria, Di Maio e Salvini per recuperare quei 6 miliardi evasi, per il petrolio di contrabbando.
Una norma del governo Monti ha fatto proliferare nel paese le pompe bianche: nessuno controlla l'origine del petrolio e così, si è scoperto poi, che il 30% di quello che troviamo alle pompe, è frutto di contrabbando.
Petrolio che è arrivato anche alla nostra Marina militare, a Q8, Total, Eni.

Facendo il pieno, c'è il 30% di possibilità di finanziare le mafie, il terrorismo, di milizie.
In Siria, mentre infuriava la guerra, si aggirava un broker che cercava del petrolio da vendere alle società di intermediazione di materie prime: il petrolio estratto da Raqqa trova il canale giusto, con un prezzo interessante per arrivare qui da noi.
Il broker, intervistato dal giornalista, racconta che ha comprato il petrolio in Turchia, per aggirare le regole: petrolio pagato in armi e in medicinali, oltre che in denaro.
Grazie all'occupazione dell'isis, le compagnie europee hanno comprato petrolio a prezzi vantaggiosi, anche società italiane: petrolio che le immagini dei satelliti russi hanno mostrato, nelle lunghe code di camion.

Il giornalista di Al Araby intervistato tira in ballo la Saras de Moratti, ma fino ad oggi nessuna inchiesta ha dimostrato questa vendita, ma ci sono state delle operazioni di Saras, passate da UBI, estero su estero. I PM di Brescia che stanno indagando su UNI e Saras hanno aperto delle rogatorie in Turchia per vederci chiaro.

Saras ha confermato di aver acquistato petrolio dal Curdistan e dalla Turchia, ma non ha spiegato perché i soldi sono transitati attraverso dei paradisi fiscali, in operazioni condotte da una banca il cui consiglio di Gestione era presieduto da Letizia Moratti.
In leggero conflitto di interesse.

La certificazione dell'origine del petrolio fa acqua da tutte le parti: Mottola ha raccontato la storia di due broker maltesi, Debono, che si sono avvalsi della consulenza di un boss mafioso legato al clan Santapaola.
Un giro che parte dalla Libia, passa per Malta ed è arrivato passando per Augusta, alla Maxcom Bunker per finire alla marina militare.

Dal 2015 al 2017 nel deposito di Augusta sono arrivate tonnellate di petrolio di contrabbando, poi finite nelle pompe nel nostro territorio ma anche in Germania.
La Finanza ha aperto una indagine, che ha fatto emergere tutta la rete del contrabbando: da Marco Porta, manager della Maxcom.
Poi Ignazio Romeo, referente del clan Santapaola, particolare che Marco Porta conosceva, per via della sua segretaria Rosanna La Duca: “questa è la mala che non si può toccare, la mala giusta”.
Romeo presenta il manager della Maxcom ai broker maltesi Debono, che trovano subito un accordo: nelle intercettazioni si parla di Malem, Fahmi Mousa Saleem Ben Khalifa: Steve Spittaels, coordinatore del dossier Onu del 2017, spiega chi sia questo “Malem”: si tratta di un capo di una delle milizie (simile ad un clan mafioso), uno dei più grandi contrabbandieri libici su cui l'ONU ha indagato di più.
Il suo ruolo era quello di far uscire il petrolio fuori da Zawiya, un importante hub petrolifero.

I Debono caricavano il petrolio dall'Hub in Libia e con le loro navi lo portavano nelle acque di Malta: qui il petrolio era portato da una nave ad un'altra, veniva cambiata l'origine del petrolio falsificando i certificati di origine.
Tutto questo grazie al fatto che Malta ha una legislazione permissiva, troppo permissiva per poter contrastare il contrabbando.

Un rapporto dell'Onu del 2016 indicava Darren Debono come uno dei trafficanti più importanti: il suo nome è scomparso dai rapporti però, per i suoi rapporti coi servizi segreti spagnoli.

Del ruolo di Malta nel contrabbando di petrolio nel Mediterraneo ne aveva parlato già Daphne Caruana, prima di essere uccisa: oggi Debono si difende dicendo di essere solo uno che vende pesce.

Mottola ha cercato un'intervista anche con Ignazio Romeo, ora ai domiciliari.
Ci sono altri cartelli che operano nel Mediterraneo: il 30% del carburante prodotto in Libia e molto di questo contrabbando passa per le milizie, che però non si occupano solo di petrolio ma anche di traffico di esseri umani e poi ci sono molti politici connessi ai contrabbandieri – sono le parole del presidente del NOC Mustafa Sanalla.
Che, continua nell'intervista, l'Unione Europea non si è mai occupata seriamente di questi traffici, perché per i paesi europei (Italia in primis) l'unico problema è quello del traffico degli esseri umani, ignorano o fingono di non vedere il traffico di petrolio, che però è uno degli elementi che minano di più la stabilità del paese libico.

Eppure il mar Mediterraneo è il più militarizzato: aerei elicotteri navi eppure le navi dei fratelli Debono portano il petrolio qui da noi, tutto questo non ha una logica.
Questo petrolio alimenta i terroristi, le milizie che destabilizzano la Libia, favoriscono le migrazioni dei disgraziati.

Eppure la commissione europea e il governo italiano non hanno in agenda il contrasto a questo traffico: il petrolio sporco di sangue è entrato qui in Italia.
Petrolio acquistato da Tamoil, Q8, fino a quando non è scattata l'inchiesta della Finanza.

Gordon Debono è a capo di una holding, legata a società italiane: la KB Petrols era una società maltese che avrebbe avuto tra i soci Danilo Angarella. Al giornalista ha raccontato come, dopo il crollo del prezzo del petrolio del 2015, molte aziende hanno preferito acquistare piccole quantità di petrolio e non passare più dalle grandi petroliere.
Debono era già accreditato presso le grandi società: riforniva la Q8, la Tamoil e l'API che hanno smesso di rifornirsi da questo broker solo dopo l'inchiesta della Finanza.
Debono vendeva il petrolio a prezzi bassi, molto vantaggiosi: il tutto perché c'era un'evasione dell'IVA per una somma pari a 6 miliardi di euro.
Non pagando l'iva le società del mercato parallelo stanno mettendo fuori mercato le pompe dei distributori ufficiali.

Di chi sono le società del mercato parallelo: una di queste è di un imprenditore romano, Giovanni Temibile. Sempre a Roma altre due società, la Finsel e la Car fuel, che in due anni non hanno versato un euro di tasse. Il proprietario è stato arrestato a seguito di una inchiesta sui clan di Ostia.

Dalle società del mercato parallelo del Veneto sono partiti bonifici verso la Cina ma anche verso una società nel napoletano, che facevano da prestanome per delle fatture false.
Soldi ritirati cash dalla banca, senza che nessuno dicesse niente.

Chi erano i registi di questa operazione, di broker, mafiosi, società cartiere, prestanome, società di distribuzione parallelo con prezzi bassi?
Forse la puzza di petrolio non ha fatto sentire la puzza di contrabbando.

In questa rete si trova dentro anche Loris Rossato, ex consigliere di Forza Italia, e Bellan, primo proprietario di una pompa bianca, con delle società che fanno numeri strani, come fatturazione.
C'è un nome che rincorre, Maloa, in questo sistema di frode sui carburanti: diverse procure stanno indagando su Maola e anche dalla Banca d'Italia

Il meccanismo della fattura elettronica e della fattura solidale è un tentativo del governo per cercare di tappare il buco della frode dell'Iva, ma senza successo.
Ancora oggi ci sono società che offrono a prezzi bassi, troppo bassi, del petrolio, come quella del bridisino Russi, che riesce a piazzare carburante ad un valore inferiore al suo costo di produzione.

Basta essere solo un committente e non l'acquirente: Russi tira in ballo la Max Petroli, società romana. Come fa la Max Petroli, i cui camion arrivano dalla Slovenia e dalla Croazia, a fare dei prezzi così competitivi?

Ci sono tanti camion che arrivano dalla Slovenia all'Italia: un flusso enorme che è aumentato in questi anni. Ma il carburante non è conveniente, se si rispetta la legge.
Se si rispetta la legge si è fuori dal mercato: come possiamo definirci un paese civile?

Chi non partecipa alle spese di un paese, lo rapina del suo futuro.
Di questa rapina sono complici quei governi che non si sono accorti di questa situazione, che oggi poi con la “pace fiscale” rischia di finire anche depenalizzata.

19 novembre 2018

Le inchieste di Report: petrolio nero, i mali dei comuni e le bevande energetiche


Come di consueto, sono due le inchieste principali nella puntata di questa sera, più un'anteprima dedicata ad argomenti più vicini al quotidiano: il petrolio di contrabbando che è entrato nel nostro paese, i problemi di bilancio dei nostri comuni e un approfondimento sulle bevande energetiche.
Ma si parlerà anche del fallito attentato al giornalista di Report Federico Ruffo, nella sua casa di Ostia, che qualcuno ha cercato di incendiare: Ruffo si era occupato dei rapporti tra la Juventus e i gruppi ultras, controllati da esponenti legati alla 'ndrangheta.
Pur non essendo stata coinvolta dall'inchiesta, le carte dell'inchiesta parlano: la Corte D'Appello scrive che la Juventus era disponibile a dare biglietti agli ultras, per tenerseli buoni, delegando di fatto ai capi ultras (pregiudicati) la questione sicurezza.
Boss che incassano milioni di euro mentre la squadra non si è nemmeno dichiarata parte civile nel processo.

Squadra che chiudeva due occhi anche di fronte a striscioni con frasi ingiuriose, che nemmeno dovevano entrare in curva: una porcheria, lo ammettono anche loro.

La Commissione Parlamentare antimafia ha redatto un rapporto secondo cui altre squadre sarebbero infiltrate dalla mafia, da sempre interessata alla vendita dei biglietti, al controllo delle curve, al consenso.
Cosa ne pensano il ministro degli Interni, il ministro della giustizia, il responsabile della FIGC, del Coni?

L'anteprima della puntata ENERGY BOOM di Alessandra Borella

La scorsa settimana Francesca Ronchin e Carla Rumor si erano occupati di integratori e della loro efficacia: in sostanza spesso ci troviamo di fronte ad un effetto placebo, la nostra stanchezza dipende dalla nostra alimentazione (frettolosa e incompleta di tutti gli alimenti) e da uno stile di vita improntato allo stresso.
Questa sera Alessandra Borella parlerà di bevande energetiche: ogni anno ne beviamo per 9 miliardi di litri, per un giro d'affari da 50 miliardi di dollari, una di queste pubblicizza anche le nostre forze armate,
Bocciate dalla comunità medica, amate dai giovani: toro, tigre, a fuoco, megaforza. Oggi, il mercato delle bevande energetiche è in crescita costante, con quasi nove miliardi di litri bevuti nel mondo all’anno. E cresce il consumo tra i più giovani: i numeri dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare dicono che il 68% dei ragazzi tra i 10 e i 18 anni le beve con regolarità, e il 16% dei bambini tra i 6 e i 10 anni ne assume una media di quasi quattro litri al mese. A preoccupare è l’abuso di queste bevande, accusate di indurre sovrappeso e obesità, tachicardia, ipertensione, fino a effetti più seri dovuti all’abitudine di associarle all’alcol. Le autorità sanitarie di molti Paesi si stanno muovendo per contrastare il fenomeno: in Lituania e Lettonia se hai meno di 18 anni non puoi comprare energy drink neanche al supermercato. E in Italia quali sono le regole?

Gli effetti dei tagli ai comuni

Gli effetti dei tagli dei trasferimenti dallo Stato centrale ai comuni, cominciati ai tempi del governo Berlusconi (quello della finta devolution) sono ora arrivati al pettine: Manuele Bonaccorsi è andato a vedere la situazione di diversi comuni in Italia.
Perché questi tagli si riflettono poi sulla nostra vita, sui servizi erogati: si parte da Telgate, dove il sindaco leghista celebra un matrimonio. Terminata la cerimonia, si mette la tuta e comincia la sua giornata col secondo lavoro, quello di spazzino: è un lavoro che fanno in due, perché i 15 dipendenti del comune non bastano a svolgere tutte le funzioni.
Telgate ha un bilancio di 2.9 milioni, fanno 450 euro per abitante, pochissimo.

Dalla bergamasca a Courmayeur, il comune sopra i mille metri più ricco d'Italia, con una spesa di 6200 euro per cittadino: il sindaco Miserocchi mostra al giornalista le sedie nuove nell'aula di consiglio, se le possono permettere perché è un comune di seconde case e può permettersi di raccogliere l'ici o imu su queste.
Si parla di circa 12 milioni di euro, di cui 4 milioni sono versate allo Stato e il resto rimane nelle casse per i servizi al cittadino, coi suoi 44 dipendenti.
Con questi soldi il comune può così permettersi di pulire le strage ogni giorno, con quattro spazzatrici diverse.
E poi una scuola nuova con un sistema di pannelli fotovoltaici sul tetto, una biblioteca con 12mila libri con una terrazza che si affaccia sul Monte Bianco.
Il comune riesce a gestire un cinema comunale, la scuola e l'acquedotto e un centro sportivo famoso in tutta Europa: una struttura che costa 500mila euro ogni anno.
L'ufficio del sindaco di Courmayeur


Sembrano due comuni di due nazioni diverse: secondo i dati dell'IFEL, la spesa pro capite dei nostri comuni è molto variabile, passa da 300 a 6000 euro per abitante.
Il motivo è legato alle scelte politiche dei precedenti governi, a cominciare dal federalismo fiscale del terzo governo Berlusconi: doveva essere un federalismo solidale, quello della leggge 42 del 2009, ma solidale non lo è stato, spiega Andrea Ferri, responsabile della fondazione IFEL.
Il federalismo non è stato attuato – risponde Antonio Decaro, presidente Anci: lo Stato trattiene per sé circa 3 miliardi di tasse raccolte dai comuni, mentre i tagli nei trasferimenti ai comuni tra il 2009 e il 2015 sommano a 9 miliardi di euro.
A cui si aggiunge l'abolizione dell'ICI sulla prima casa: oggi i comuni sono un bancomat del governo.
Il problema di bilancio è comune a tanti comuni, grandi e piccoli: Napoli nel 2012 aveva un buco di bilancio di 800ml di euro oggi, secondo la Corte dei Conti, sarebbe arrivato a 2.5 miliardi.
Eppure la legge (sempre quella di Berlusconi e Bossi) impone ai comuni il pareggio di bilancio, tanto incassi tanto spendi, dunque non possono fare investimenti per cercare di migliorare il meccanismo di riscossione delle tasse: questo significa che i problemi di riscossione tributi raccontati da Presa diretta il mese scorso, continueranno ancora per molto..
Dopo Napoli, Manuele Bonaccorsi è andato a visitare Catania, Campione d'Italia (comune fallito a seguito del crac del casinò) e Torino.

Torino ha 4,5 miliardi di debiti, con un bilancio in spesa corrente da 1,3 miliardi: di questi, 250 ml vanno a ripagare il debito. E' stato concordato un piano di rientro dal debito entro il 2021 che passa per delle dismissioni di beni pubblici e oneri di urbanizzazioni.
Un piano che, secondo il consigliere di minoranza Morano, non potrà funzionare e dello stesso avviso è anche la Corte dei Conti.


La scheda del servizio: MAL COMUNE di Manuele Bonaccorsi in collaborazione di Alessia Marzi e Ilaria Proietti
Catania affonda sotto il peso di 1,6 miliardi di debiti. È il più grande Comune italiano mai andato in dissesto. Napoli rischia di fare la stessa fine, con 2,5 miliardi di debiti. Non se la passano molto meglio neppure a Torino che, con oltre quattro miliardi di rosso, è il Comune più indebitato d’Italia. Che succede nei Comuni italiani? Succede che, dopo anni di tagli ai trasferimenti pubblici alle amministrazioni locali, i nodi vengono al pettine. E i sindaci, per far quadrare i conti, si sono messi a fare bilanci “creativi”.

Petrolio nero (qui una anticipazione su Raiplay)

Quando facciamo benzina c'è una una possibilità su tre che stiamo finanziando coi nostri soldi un'organizzazione criminale, oppure le mafie, i miliziani o terroristi: la rete cioè che sta dietro il contrabbando di petrolio dai paesi sotto il controllo del califfato (la Siria) o sotto il controllo delle milizie (la Libia), e che ha causato un buco erariale per nostre casse pari a 6 miliardi di euro.


Una rete che avrebbe a capo un italiano, Marco Porta, amministratore della Maxcom Bunker: seguendo e intercettando il manager la Finanza ha individuato gli altri anelli della rete.
Il siciliano Ignazio Romeo, accusato da diversi pentiti di essere il braccio imprenditoriale del clan Santapaola a Catania. Marco Porta era informato delle intercettazioni su Romeo dalla sua segretaria, Rosanna La Duca.
In queste, la segretaria parlava di una mala che si può toccare e di una mala che non si può toccare: la mala buona è quella che ha i contatti giusti per organizzare la rotta siciliana del contrabbando.
Per organizzare questa rotta Romeo presenta a Porta due broker maltesi, i fratelli Debono, anche questi poi arrestati.
Romeo, Porta e Debono citano un nome, Malem: è il soprannome di Fahmi Mousa Saleem Ben Khalifa, libico, su cui già l'Onu ha aperto diversi dossier sul contrabbando di petrolio.
Steve Spittaels, coordinatore del dossier Onu del 2017, spiega chi sia questo “Malem”: si tratta di un capo di una delle milizie (simile ad un clan mafioso), uno dei più grandi contrabbandieri libici su cui l'ONU ha indagato di più.
Il suo ruolo era quello di far uscire il petrolio fuori da Zawiya, un importante hub petrolifero.
Ma non c'è solo questo cartello attivo nel Mediterraneo: secondo la National Oil Corporation, una delle poche autorità libiche riconosciute, ogni anno viene contrabbandato petrolio libico per 1 miliardo, il 30% di tutto il carburante prodotto.
Molto di questo contrabbando passa per le milizie, che però non si occupano solo di petrolio ma anche di traffico di esseri umani e poi ci sono molti politici connessi ai contrabbandieri – sono le parole del presidente del NOC Mustafa Sanalla.
Che, continua nell'intervista, l'Unione Europea non si è mai occupata seriamente di questi traffici, perché per i paesi europei (Italia in primis) l'unico problema è quello del traffico degli esseri umani, ignorano o fingono di non vedere il traffico di petrolio, che però è uno degli elementi che minano di più la stabilità del paese libico.

La scheda del servizio: PETROLIO NERO di Giorgio Mottola in collaborazione di Simona Peluso
Negli ultimi anni sono entrate nel nostro paese milioni di tonnellate di petrolio di contrabbando. Durante l’occupazione della Siria da parte dell’Isis, molte società europee, incluse alcune italiane, hanno acquistato grezzo proveniente dai territori del Califfato. Un broker italiano, che ha lavorato per i più importanti trader internazionali, ha raccontato a Report i trucchi usati per far uscire il carburante dal confine siriano. L’altro canale di rifornimento del contrabbando è la Libia. Da qui, attraverso l’intermediazione di Cosa nostra e di contrabbandieri maltesi, è arrivato negli ultimi anni un vero e proprio fiume di petrolio illegale. C’è finita di mezzo anche una delle più importanti società del settore che ha rivenduto il carburante di contrabbando a centinaia di stazioni di rifornimento in Italia e all’estero. Persino la Marina Militare Italiana ha acquistato gasolio di contrabbando, ignorandone l’origine illegale. Ma nel settore, il vero business oggi è l’evasione fiscale. Secondo la stima di alcune procure italiane, il giro di Iva e altre imposte non pagate su prodotti petroliferi ammonta a oltre 6 miliardi di euro all’anno. Una cifra da capogiro su cui hanno messo le mani organizzazioni mafiose, imprenditori spregiudicati e colletti bianchi corrotti. È il mercato parallelo del carburante da cui tutti noi, ogni giorno, ci stiamo rifornendo senza saperlo.

07 giugno 2018

Lo stupore della notte di Piergiorgio Pulixi




Incipit
Prologo Cimitero di Siderno, Calabria, 2006

Bastò mostrargli i tesserini per farlo stare zitto. Il custode aprì il cancello e li fece passare.
«Torna pure a dormire» disse uno dei quattro poliziotti. «Non ci metteremo molto. Giusto il tempo di salutare un vecchio amico.»
«Vi accendo le luci?»
«No. Ci piace il buio»

Raramente ho letto thriller così crudi, così diretti, come quello scritto da Piergiorgio Pulixi e ambientato in una Milano che si appresta a festeggiare il Natale (quello appena passato) sotto la minaccia del terrorismo di matrice islamica.
Forse solo nei romanzi di Massimo Carlotto, nella serie dell'Alligatore, si ritrova tutto questo male con cui sono costretti a combattere i protagonisti del racconto.

Un racconto in cui non ci sono buoni e cattivi, in una lotta per far vincere il bene sul male: in questo romanzo che scorre veloce in un crescendo pieno di adrenalina, il male ha le sembianze di un misterioso ed enigmatico personaggio, il maestro, che sta organizzando il suo piano di distruzione proprio a Milano, nel cuore dell'Italia, proprio nei giorni in cui le persone pensano alle festività natalizie, a divertirsi e a comprare regali.
E il bene? Dall'altra parte della barricata troviamo i poliziotti del nucleo antiterrorismo della polizia milanese, guidati dal commissario capo Rosa Lopez.

.. capo dell’Unità speciale contro il terrorismo di matrice islamica della DIGOS milanese, e coordinatrice regionale per le Unità antiterrorismo interforze.

Una vita contro il crimine: la ndrangheta prima, fino a quando la famiglia Macrì non le ha ucciso il suo capo. Poi il passaggio a Milano, alla sicurezza di Expo e la lotta al terrorismo.
Ma non pensiamo a Rosa e ai suoi uomini come a degli eroi senza macchia, anzi.
Se il male è disposto a tutto per la sua causa, ovvero annientare per sempre gli infedeli, facendoli sprofondare in una spira di terrore, anche il bene per sconfiggere il male deve essere disposto a fare di tutto.
Turni massacranti, una vita tutta dedicata al lavoro, giornate che non finiscono mai per analizzare e incrociare dati.
Ma anche torturare, fare violenza perfino uccidere a sangue freddo se serve. Un potenziale obiettivo, una persona che potrebbe conoscere qualche informazione preziosa.
Rosa Lopez quella linea che separa ciò che è giusto fare e ciò che invece va oltre la legge e le garanzie che vanno concesse anche ai criminali, l'ha già sorpassata da tempo.
.. nonostante il suo ruolo centrale all’Antiterrorismo, il suo grado e l’esperienza accumulata in tutti quegli anni, per gli uomini del Lovers non era altro che una pedina in un gioco molto più grande di lei

Il lovers hotel, diversamente da quanto si potrebbe pensare, è un luogo anonimo di Milano dove non si pratica il peace and love.
Il Lovers è luogo neutrale. Poco più di duemila metri quadrati di territorio immune a qualsiasi ingerenza statale. A tutti fa comodo così, perché tutti, prima o poi, hanno bisogno di una camera al Lovers.

Ex albergo con una sinistra fama, per un suicidio avvenuto tanti anni prima, è stato usato nel corso della guerra dai nazisti per torturare i partigiani per strappare loro qualche informazione.
Ed ora dagli agenti della CIA per torturare qualche altro disgraziato, per carpire qualche informazione sulla rete dell'Isis in Italia e in Europa.
Ma nessuno ufficialmente vi dirà che esiste un posto del genere, chiamato Lovers Hotel.
Nemmeno Rosa che con questi agenti di Cia e Mossad è costretta a collaborare, per un brutto ricatto.

Una serie di informazioni arrivate ai nostri servizi (e al procuratore antiterrorismo Marra) fanno pensare che sia imminente un attacco, proprio in Italia. Il paese che fino a quel momento è stato risparmiato da attacchi, come il Bataclan a Parigi o il furgone killer di Berlino.
Questo anche grazie al lavoro della squadra di Rosa, composta da poliziotti ed ex militari, esperti di controspionaggio, in cui era “l’odio, oltre al senso di giustizia, era la malta che li univa”.

Una di queste informazioni nasce da un video in cui si vedono due ragazzini di una paranza napoletana torturati a morte:

.. i due paranzini, per loro stessa ammissione, avevano venduto tre fucili AK-47, rubati dal magazzino di un clan camorristico napoletano, a due ragazzi
di colore, di origine araba ma dall’accento brianzolo. Quindi seconda generazione, la più pericolosa, la più facile da radicalizzare e votare alla jihad.

La frenetica caccia al maestro, che Rosa e i suoi uomini iniziano a temere non sia più una leggenda, si alterna al racconto della vita delle persone che hanno deciso di sposare la causa della jihad.
Li andiamo a conoscere uno per uno.
Una donna che ha perso il marito e il figlio sotto un bombardamento degli americani.
Un ragazzo che nella fede islamica ha trovato quel riscatto da una vita di espedienti.
Tutte persone votate all'odio, per l'occidente e per quanto questi rappresenta. Sia per la decadenza dei costumi, sia per i crimini di cui era accusato di aver fatto nei paesi del medio Oriente nelle guerre passate: “La jihad sublimava la loro frustrazione e la loro ribollente voglia di riscatto”.

Guerre che non sono non avevano esportato la democrazia, ma nemmeno quel minimo di civiltà che quelle persone aspettavano.
Guerre che avevano creato, come frutti di una pianta maledetta, Al Qaeda prima e l'Isis poi.
E poi il proselitismo contro gli infedeli cresciuto nel web, nei quartieri europei più disagiati, incubatori di radicalismo e indottrinamento.

Chi vincerà questa gara, tra il terrore e la democrazia, difesa a caro prezzo, anche andando oltre il rispetto dei diritti civili?

Come scritto prima, non aspettatevi alcun lieto fine: non ci sono cavalieri senza macchia e senza paura.
Questo romanzo è come un veleno che entra piano piano in circolazione: come Rosa Lopez e i suoi collaboratori, si rischia di vedere un nemico in ogni faccia dal colore diverso che si incontra.
Dove si può nascondere il nemico? Nei quartieri a maggioranza islamica della periferia milanese? Nelle palazzine dell'Aler in zona Gorla?
Milano era una città scissa da profonde contraddizioni. Soltanto la notte prima, in quella stessa zona, un rifugiato etiope era morto assiderato proprio mentre un giovane milanese veniva stroncato da un infarto dentro un locale per colpa di una pasticca tagliata male. Avevano la stessa età ..

Zone dove i poliziotti sono costretti a farsi rispettare con la legge dell'occhio per occhio, perché altrimenti nessuno li avrebbe poi rispettati.

Ma il male sa assumere forme che nemmeno ti aspetti.
Il male è capace di colpire celandosi dietro forme insospettabili: preparatevi ad un colpo di scena finale che ricorda molto da vicino il film “I soliti sospetti”.
Saremo tutti depistati da questo genio del terrore, non solo la nostra Lopez.
Anche perché a dare alla caccia al “maestro” ci sono altre persone, altrettanto pericolose, con altrettanto odio e desiderio di vendetta...

Ma possiamo stare tranquilli, questo è solo un romanzo.
E se non fosse così?
Politicamente scorretto, duro e cattivo, il thriller di Pulixi mette in luce tutte le ambiguità, le storture, delle nostre torture di sicurezza. Ci ricorda di quanto noi occidentali siamo responsabili delle paure che stiamo vivendo.
Agenti dalle mani sporche, ndrangheta (che non è spettatrice silente in questo gioco) e la rete dell'Isis.

Infine, Pulixi ci regala un nuovo personaggio, il commissario Rosa Lopez, così forte e così debole, per quella vita normale che non le è stata concessa, le storie d'amore piene di dolore.

La scheda del libro sul sito dell'editore Rizzoli e un estratto del primo capitolo
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


11 maggio 2018

Ama il nemico tuo, di Daniele Autieri



"Vi mando come agnelli in mezzo a lupi"
Vangelo di Matteo 10,16-23

Incipit
Mark stringe le ginocchia al petto e ci infila la testa dentro. All’età di sei anni sa cos’è la paura. E la porta della stanza, chiusa a chiave, è lì per ricordarglielo. Fuori, gli strepiti rompono il silenzio della notte.Sono iniziati con un rumore secco, come lo schianto di un vetro in frantumi. Mark è saltato sul letto e si è messo in ascolto, evitando che il ritmo del respiro gli impedisse di sentire …

Un brillante broker della City, la città dove si muovono i soldi senza far troppo rumore e senza farsi troppe domande. Con un figlio che non vuole assomigliare a lui: è lui il bambino di cui leggiamo nell'incipit, che cerca di trovare un rifugio nel buio della notte.
Per la rabbia del padre, che esplode la sera, per lasciar poi il posto di giorno alla belva capace di fiutare l'odore dei soldi e che solo la droga tiene in piedi
Pochi secondi e la dexedrina fa effetto. La stanchezza passa in un attimo, e anche la depressione. D’un tratto si sente eccitato, scattante, in palla. «Che diavolo ti guardi, amico?» sfida se stesso nello specchio

Una donna magistrato in carriera, una di quei pm che finiscono sui giornali un giorno su due per le brillanti operazioni che portano a segno: bella, elegante, con una bella famiglia ma con qualche segreto nascosto.

Il primo bottone cede con facilità. Poi il secondo e infine il terzo. L’uomo insinua le mani nella camicetta di seta, sposta la lingerie, e comincia a sfiorarle il seno, piccolo e rotondo.

E poi un medico francese andato a lavorare in Siria con la Croce rossa internazionale, per salvare vite umane nell'inferno e che all'inferno ha venduto la sua anima per un pugno di soldi.
Suruç, Turchia, a due passi dal confine con la Siria. Una spianata di campi profughi che accolgono gli sfollati di Kobanê e delle altre città finite in mano a Daesh.

Polvere, sudore e sangue ovunque, che ti rimane addosso:
Ce l’ha ovunque: sulle mani, sui vestiti, in faccia, tra i capelli. All’improvviso crolla sulle ginocchia e inizia a singhiozzare.

I protagonisti del romanzo di Daniele Autieri sono tre persone che più distanti tra loro non potrebbero essere: Priscilla Silli la donna magistrato a Roma, un marito e due belle bambine. Ma con un amante all'interno di un reparto speciale della polizia, che potrebbe costarle caro: per esempio dover subire un ricatto, ed essere costretta fare un favore a delle persone che non si conoscono.

Alex Power, il broker londinese, con una ex moglie e un figlio cui è ancora legato, nonostante tutto. Il suo mestiere è far girare soldi: ma questa volta la montagna di soldi da spostare, per conto dello “sceicco”, è veramente tanta, col rischio di far insospettire qualcuno.
Ma è anche uno di quegli incarichi che non si possono rifiutare, perché dietro ci sono tanti soldi, e perché sono soldi che potrebbero far comodo per dare un futuro al figlio Mark.

Infine Erik Josten, con le mani sporche del sangue dei feriti che deve salvare, nella sua tenda nell'inferno siriano. E non è solo il sangue che lo sporca. Anche la coscienza, per quei lavori che deve fare per conto dei signori dell'Isis, pur di trovare quei soldi necessari a saldare un debito.
Debito che potrebbe costare la vita a lui e alla moglie Cécile.

Il broker, la magistrata, il medico umanitario e infine anche lo 'ndranghetista, l'Americano, o anche Mac o il Mohicano, come si fa chiamare.
Un uomo a servizio del Crimine per gestire un grosso giro di droga, dai cartelli messicani a Panama, fino alle coste della Guinea Bissau, per passare attraverso la Highway 10, l'autostrada della droga e dei trafficanti di esseri umani lungo il deserto africano.

Un deserto attraversato da morti che camminano e dai predoni.
Su, fino ai porti libici per far arrivare la “signora in bianco”, la cocaina, al porto di Gioia Tauro dove verrà presa in carico dalla ndrangheta. Il Crimine.

Sono loro i protagonisti di questo romanzo che attraversa tutto il mondo e che racconta una verità pericolosa, amara: il mondo è piccolo e anche molto cattivo (una citazione presa da Sergio Leone e il suo “Per qualche dollaro in più”).
Un mondo cattivo perché nessuno è innocente, perché in questo mondo si deve uccidere per non essere ucciso, perché si deve colpire per primo per non essere colpito alle spalle.
Dove il tuo fratello è forse il primo che ti può tradire.

Un mondo cattivo perché ciascuno dei personaggi della storia si porta dentro i propri demoni, figli di quel passato che pensavano di essersi lasciati alle spalle e che invece no, è sempre lì pronto a chiedere conto.
Scappare non serve, perché i peccati ti inseguono ovunque. E nessuno sfugge alla propria pena.

Ora tutti e quattro sono costretti a compiere un qualcosa contro la loro volontà, tante tessere di un puzzle cui si fa fatica ad intuire l'immagine che viene fuori alla fine.
Perché quello spostamento da 50 milioni di dollari da Panama a Londra e infine a Dubai?
Perché la ndrangheta sta fregando quel carico di droga ai cartelli messicani, per portarlo in Europa?
Chi è l'uomo che il magistrato Sinni deve fare entrare in Italia, passando per il CIE di Lampedusa, la più grande prigione a cielo aperto in Italia?
Ma, soprattutto, chi li sta manovrando alle loro spalle, chi li sta ricattando per costringerli a compiere certe mosse, per essere poi sacrificati come pedoni in una partita a scacchi?

Ci si muove in fretta in questo romanzo, in un susseguirsi di scene da un continente all'altro senza potersi prendere pause.
Un giro del mondo, lungo i gironi dell'inferno peggiori che si possono immaginare: l'inferno africano dove la corruzione governa la vita e la morte delle persone; il deserto del Sahel, coi suoi 40 gradi, coi suoi fantasmi, coi suoi morti ancora vivi, stipati in camion che attraversano le dune come merce da vendere al mercato ..
«È l’Africa, milioni di derelitti alla ricerca di un rifugio, che non esiste. La vergogna dell’uomo è tutta qui.»

Si viaggia da Londra a Parigi a Roma. Dai grattacieli di New York alla sabbia del deserto, dalle foreste pluviali dell'America centrale (forse l'unico posto dove si incontra l'innocenza del mondo) fino alle macerie di Kobane:
I cani sono quello che resta di oltre cinquantamila anime, sparite chissà dove. Forse è proprio questo il mistero della guerra: nascondere gli esseri umani, farli scomparire quasi non fossero mai esistiti.

L'Isis, i soldi degli sceicchi che possono comprare tutto e arrivare a tutto, la coca che arriva in Europa dai cartelli messicani smerciata dalla ndrangheta, la potente mafia che controlla pezzi importanti del nostro paese, dell'economia, dello Stato e che in questo traffico ha messo all'angolo la mafia siciliana.

Le tessere del puzzle troveranno una loro sistemazione al termine del viaggio, quando si iniziano ad intuire dei collegamenti, delle connessioni, che fanno intuire uno scenario da intrigo internazionale che fa venire i brividi.
«Nel deserto vive uno scorpione che ha un’abitudine insolita. Quando per errore raggiunge un’oasi o un centro abitato dove potrebbe trovare con più facilità cibo e acqua, allora inverte la rotta e riparte verso il nulla. Ecco noi siamo come lo scorpione. Restiamo vivi solo finché andiamo nella direzione opposta.»

Come lo scorpione dell'apologo (che viene raccontato da un guerrigliero del deserto del Sahel), anche i personaggi del libro per aver salva la vita, dovranno andare in direzione opposta a quella della coerenza, quella del buon senso, fare i conti una volta per sempre col loro passato in un finale in cui non incontreremo la vittoria del bene sul male.

La scheda del libro sul sito dell'editore Rizzoli e il link al pdf del primo capitolo
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon