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22 febbraio 2022

Presadiretta – amore bestiale

In Italia abbiamo più cani e gatti che esseri umani: cresce il desiderio di avere un animale in casa e qu come cresce anche l'economia attorno a loro. Come mai tutto questo bisogno di compagnia di un animale domestico?

Fa strano dover parlare di cani e gatti nelle ore in cui si teme un attacco da parte della Russia di Putin all'Ucraina, ora che il presidente russo ha riconosciuto le due repubbliche secessionistiche.

Ma ieri sera Presadiretta ha parlato dell'amore che noi umani riversiamo nei confronti dei nostri amici a quattro zampe: saune relax con oli essenziali per farli rilassare, spa per cani dove applicano al manto dei fanghi per pulirne il manto.

Spendiamo 35ml di euro l'anno per la toelettatura e i trattamenti di cani e gatti: non basta pulire il cane, oggi si fanno trattamenti su misura per il loro manto, per il loro pelo. Anche al latte e al miele.

E i vestitini per cani? Ci sono sartorie dove fanno camicine per cani, come nel laboratorio a Prato, dove una volta i capi pregiati erano confezionati per le persone mentre oggi lo sono per Fido che può orgogliosamente indossare gilet e capi in pelle firmati dal marchio Ross e Co, l'azienda che compra i capi prodotti a Prato, che ha quadruplicato il fatturato nel 2021 (lo stesso vale per altre aziende nel settore degli accessori per cani).

Perfino i grandi nomi della moda si sono lanciati in questo settore, da Gucci a Moschino, hanno la loro serie Pet. Anche i divani si producono pensando ai cani: la Dog’s Sofa in Veneto produce e vende divani in memory per cani in tutto il mondo.

Parliamo di un mercato che oggi vale 200miliardi, stimato in 300 miliardi tra pochi anni: la gente fa meno figli e dunque riversa il proprio amore su cani e gatti. Solo il cibo per cani muove 4 miliardi di euro: lo sanno alla Monge, dove anno dopo anno hanno avuto una crescita del 20% e la finanza internazionale (Allianz Global Investment) si sta interessando al settore Pet.

Presadiretta cercherà di capire le ragioni di questo amore con gli animali, quando abbiamo iniziato a trattarli come figli. E come li abbiamo trasformati nel corso degli anni.

Tanti italiani come la stessa giornalista Lisa Iotti hanno perso la testa per il loro cane: cani che entrano in casa, durante il lockdown per la Iotti, e occupano tutti gli spazi in casa dove non siamo più noi umani i padroni.
Ci siamo lasciati soggiogare da loro, vivono con noi e dormono con noi e vanno anche a scuola, come noi: a Milano esiste una scuola per cani (Harmonia), o meglio, un asilo come fossero dei bambini, con tanto di un parchetto per scorrazzare felici.

C'è perfino uno scuolabus che li raccoglie a casa, per evitare che stiano tutto il giorno da soli.

Il costo è di 20, fino a 40 euro al giorno, proprio come avere un bambino al nido: cani che sono al centro della vita delle persone, racconta un signore milanese e che una volta che li guardi, capisci perché non ne puoi più fare a meno.

Presso la struttura di Harmonia c'è perfino una piscina, uno spazio per fare esercizi di logica, c'è lo spazio relax per un riposino.

Esistono anche ristoranti per cani, con menù dedicati per loro: Dog's Mistrò prepara pappe ad hoc per ogni cane, un'idea nata da un erede dei Mondadori che, una volta, si occupavano di editoria.

Quella che inizialmente era presa come un'idea per matti sta diventando un idea di successo: questa azienda calcola il valore proteico ideale per ogni cane, in base alla razza e al peso, con pappe che arrivano da una filiera locale, come quella per il nostro cibo.

Vuoi andare in vacanza col tuo cane? Oggi anche gli hotel di lusso accolgono il cane, non è più come ai tempi che furono, dove all'ingresso trovavi la scritta “vietato al cane”.

Oggi negli hotel di lusso si trovano servizi di lusso per cani, come per esempio all'hotel Cavalieri Waldorf Astoria a Roma o all'Hilton di Londra.

Stiamo forse esagerando nel nostro rapporto coi cani?

Lisa Iotti ha incontrato Adam Miklòsi – professore di etologia a Budapest: i cani sono un po' come i nostri figli, nel gioco, nelle interazioni coi loro padroni: i ricercatori ungheresi hanno osservato i cani per studiarne il comportamento mentre interagivano coi proprietari e tra di loro. E hanno testato le loro reazioni di fronte ad alcuni gesti tipici umani, come indicare qualcosa con il dito o i segnali dello sguardo.

“Sembra che i cani siano molto simili ai bambini di due o tre anni, seguono il gesto di puntare col dito, capiscono singole parole legate a delle azioni come seduto o in piedi” – è sempre il professore Miklòsi a parlare – “e questo non succede con altri animali, i cani sono speciali. Considerate che i cani hanno una storia evolutiva lunghissima, di venti-trentamila anni. E visto che i cani vivono con noi, i loro stati emotivi sono molto simili ai nostri ..”

I cani possono essere tristi, possono provare dolore fisicamente ed emotivamente, come noi umani, per esempio quando li lasciamo soli: i cani devono vivere una vita felice, come anche noi del resto, non devono annoiarsi, non devono sentirsi abbandonati.

All'università di Glagow hanno inventato una specie di telefonino per chiamare il padrone: l'idea è garantire al cane una vita con maggiore benessere e anche – racconta la dottoressa Douglas – perché la mia casa è anche la sua casa.

Sempre in Ungheria hanno fatto un esperimento su un cane, che dal Messico è arrivato fino in Ungheria: analizzando il loro cervello, hanno scoperto che i cani sanno distinguere le lingue e sanno anche distinguere parole senza senso da un discorso vero.

Ma anche dentro di noi, al contatto coi cani e quando li guardiamo negli occhi, si scatenano dei fenomeni: accarezzare un cane produce l'ossitocina, l'ormone dell'amore che viene rilasciato nel sangue.

Più si osserva, più ci si avvicina, più si rilascia l'ossitocina producendo effetti benefici sull'organismo: stare coi cani e coi gatti ci fa stare bene, ci gratifica. È lo stesso principio che si ha quando si guarda un bambino.

Guido Guerzoni è autore del libro Pets: “tanto più l’affettività si dematerializza, tanto più l’affettività animalesca cresce e diventa appagante”. Il calore, l'affettività che ci arriva da un cane o un gatto ci ripaga, non è un amore malato, non è un amore sprecato, non esiste la concorrenza dell'amore, si può amare un cane e anche delle persone.

Ma sono sempre creature di una specie diversa, non sono bambini: se li trattiamo come bambini gli facciamo male, anzi, li maltrattiamo.

Questo succede quando sovralimentiamo gli animali, che sono obesi come noi: un fenomeno che è scoppiato con la pandemia.

E così, oltre alla sartoria, all'asilo per cani, esiste anche l'ambulatorio per cani obesi, come all’università Ludwig Maximilian di Monaco, dove fanno un check completo ai pazienti cani, dal cuore al giro vita.

I cani più stanno con noi, più ci assomigliano anche nelle patologie: diventano depressi, obesi, stressati, fanno poco movimento.

Siamo destinati a condividere lo stesso destino, racconta il professor Guerzoni, dunque anche loro devono andare dall'osteopata e forse un giorno anche dallo psicologo.

Amiamo così tanto le razze che hanno tratti simili ad un bebè tanto da selezionarli per questo scopo: il muso schiacciato, occhi grandi, un viso tondeggiante.

Come per esempio per il bulldog francese: cani che non riescono a respirare, con un palato piccolo, con arti corti. Animali “brachicefali”, non solo cani ma anche gatti e perfino cavalli: sono animali con lingua enorme e poco spazio nel palato e dunque respirano a fatica.

Lisa Iotti ha intervistato Emma Goodman, una veterinaria inglese che nel 2016 ha lanciato una grande campagna internazionale per abolire gli allevamenti dei cani brachicefali, i carlini, i bulldog francesi, i bulldog inglesi ma anche certe razze di gatti, di conigli e persino di cavalli. Sono selezioni estreme sulla loro salute: gli abbiamo tagliato il muso, accorciato le ossa del cranio, ma tutti i tessuto molli all’interno della bocca come lingua, il palato, sono rimasti uguali, quindi questi animali hanno delle narici strettissime e una lingua enorme che occupa tutto lo spazio, per questo la metà di questi cani non può respirare. Non solo: “la maggior parte di loro non si può riprodurre e molti piccoli devono nascere col cesareo, perché hanno la testa troppo grande per uscire e inoltre le mamme non ce la farebbero a respirare durante il travaglio perché non hanno il fiato.”

L’evoluzione aveva selezionato altri tratti morfologici più adatti per la sopravvivenza, come le zampe lunghe, muso affilato, occhi protetti, ma l’uomo li ha via via eliminati, per far si che questi animali mantengano sempre quell’aspetto da cuccioli che ci piace tanto.
“La gente non capisce che ci siamo evoluti per avere queste caratteristiche da bebè e non da adulti, quando ottieni degli occhi così grandi [come quelli del carlino] come hanno questi cani è perché hai reso molto meno profonde le orbite, per cui poi hai delle infezioni” conclude la dottoressa Goodman.

Abbiamo forzato altre razze, sempre per assecondare i nostri ideali di bellezza: per esempio aver accorciato il cranio dei cani spinge il cervello verso il fondo, è come avere un mal di testa perenne. Sono cani che non possono camminare, che non possono respirare, che non possono partorire senza un cesareo (perché nel parto per lo sforzo, non riuscirebbero a respirare da soli).

Così, racconta Presadiretta, ci sono cliniche che operano al palato i cani brachicefali, come la San Marco a Padova: dobbiamo fermare l'allevamento di queste razze, cani “maltrattati geneticamente” come bulldog francesi e cavalier King, nonostante siano razze molto di moda, che si vendono facilmente in rete.

Megan Rowe è un analista dell'associazione Cat & Dog Alliance che ha analizzato gli annunci di vendita di animali in internet: la rete sta diventando il luogo principale per vendere, legalmente e anche illegalmente cuccioli, è il luogo ideale per venditori senza scrupoli, per traffici illegali.

Lisa Iotti si è finta una acquirente ed è andata a vedere gli allevamenti in Ungheria, uno dei principali paesi dall'est da dove partono questi animali venditi in Italia.

Ci sono gruppi dedicati su Viber dove poter comprare un bulldog a 300 euro, mentre qui da noi si trovano a 2000/3000 euro.

Sono gruppi chiusi dove si entra per invito, perché gli allevatori sono sospettosi: anche Lisa Iotti è riuscita ad entrare in uno di questi gruppi, diventando Lisa Brin, trasformandosi in una imprenditrice che cerca cuccioli da portare in Italia per le feste.

La giornalista si è fatta aiutare da una troupe locale per visitare un mercato locale di animali: qui, dentro i bauli delle macchine ferme al mercato si trovano gli animali, anche sotto le otto settimane, senza che hanno terminato il ciclo vaccinale.

Ma il mercato è solo una vetrina per prendere contatti coi clienti: gli affari si fanno nelle case dei venditori, che sono state trasformate in veri e propri allevamenti intensivi al chiuso, piene di animali riproduttori e di cuccioli rinchiusi nelle gabbie.

Non si potrebbero esportare i cani sotto i tre mesi: ma di fatto si può fare di tutto, anche trasportare cani senza tutti i vaccini, come quello per la rabbia, che in Italia è scomparsa ma nei paesi dell'est è ancora presente.

Non ci si pensa, ma ogni anno nel mondo 55 mila persone muoiono per un morso di un cane.

Eppure bastano dei passaporti falsi fatti da veterinari compiacenti (dove si falsifica l'età del cucciolo), allevatori con pochi scrupoli e venditori che vengono in Ungheria per fare affari e il gioco è fatto, tutto troppo facile per un traffico da milioni di euro ogni anno.

Cani che arrivano da allevamenti che sono peggio di un lager: fabbriche di cuccioli dove gli animali non vedono la luce, non sono trattati per i parassiti.

In queste fabbriche non si allevano cani, si producono.. racconta una volontaria di una associazione che lotta contro il traffico di questi animali.

Comprare questi cani, in modo illegale, pensando di fare un affare perché li paghiamo poco, alimentano questa piaga. Tutta l'Europa è responsabile, ma a mettere in modo questa macchina sono stati gli italiani, commercianti italiani venuti in Ungheria e ad inventare questo business, passando dall'allevamento intensivo di maiali a quello di cani.

“Avete bisogno di un animale di compagnia? Andate in un canile, nell'attesa che in Italia si faccia come in Francia, dove con una legge dello stato si è vietato la vendita online o nei negozi.” - è il commento a fine puntata di Riccardo Iacona.

Perché questi animali ci fanno stare bene, non solo per gli ormoni dell'amore.

All'ospedale Meyer di Firenze si trovano tre supereroi, Galileo, Polpetta e Malì, si muovono nei reparti dove si curano adulti e bambini. La pet therapy è una cura per i pazienti, come una medicina comune, l'interazione con il cane porta ad una diminuzione del dolore, ad una diminuzione dell'ansia, del cortisone, i pazienti si rilassano.

Sono operatori sanitari come medici e infermieri, i cani: comprendono le emozioni e il dolore del bambino, consolano l'operatore sanitario nella fatica quotidiana. Stemperano la tensione nel reparto: i cani hanno la percezione dell'emotività, “percepiscono le emozioni che ci circondano, noi dovremmo andare a lezione da loro.”

La felicità aiuta sempre: ci sono studi scientifici, come quelli della dottoressa Friedman negli anni settanta in America o come quelli della scienziata svedese Tove Falle “uno studio lungo 12 anni dimostra come chi viva con animali domestici abbia una probabilità di morire minore dell’11% rispetto a chi viveva senza e nei single la % saliva al 33%.”

La solitudine è un problema, è un fattore di rischio per una morte prematura e un cane aiuta a rendere una vita significativa, perché ci costringe a prendersi cura di lui e a prendersi cura degli altri. Una lezione che, dopo questa pandemia, dovremmo imparare bene.

Nella prossima puntata Presadiretta si occuperà dei cambiamenti climatici e degli effetti sul pianeta che stanno già avvenendo oggi.

21 febbraio 2022

Anteprima Presadiretta – un amore bestiale

Un’intera puntata dedicata ai nostri animali domestici che coccoliamo, curiamo, come fossero i nostri figli.


O anche più dei nostri figli: cani sottoposti a sedute di relax con tanto di vapore, oli essenziali e massaggi, cani vestiti con abiti da cerimonia in organza ricamata, cani alimentati con cibi ricercati come il merluzzo e vitello.

Non sapevo che esistessero asili per cani con tanto di piscine e di spazi per i giochi.

Come nemmeno sapevo esistessero delle SPA dedicate ai cani o ristoranti dedicati ai nostri compagni a quattro zampe: ristoranti che assicurano i clienti della varietà del loro menù, con proteine diverse.

Trovare un sarto capace di farti un abito su misura è oggi difficile mentre, cercando in internet si trovano sarti per Fido, per Lupo, per Ringhio.

“Trattiamo i nostri animali come fossero i nostri figli, naturalmente l’industria del pet non aspettava altro se è vero che attorno alla cura degli animali domestici c’è un giro d’affari che vale 200 miliardi di euro l’anno, e per gli analisti è destinato solo a crescere. Nello spazio di cinque anni dovrebbe arrivare a 300 miliardi di euro. Ma è solo business? Che cosa ci restituiscono i nostri animali domestici nella vita che passiamo tutti i giorni assieme? Perché abbiamo così tanto bisogno di loro?” - questa la presentazione del servizio che ha fatto lunedì scorso Riccardo Iacona e tutte le risposte a queste domande le avremo alla fine della puntata.

Sono risposte che hanno una base scientifica perché, come spiegherà Guido Guerzoni docente alla Boccini e autore del libro Pets, tanto più l’affettività si dematerializza, tanto più l’affettività animalesca cresce e diventa appagante.

“Abbiamo scoperto che l’attaccamento tra il proprietario e il suo cane è molto simile all’attaccamento che lega il genitore al suo bambino” Adam Miklòsi – professore di etologia a Budapest “e la somiglianza non è solo a livello del comportamento quotidiano, ma avviene anche quando la madre o il padre lascia il bambino da solo, o quando il proprietario lascia il cane da solo. Quello che fa il cane è uguale a quello che farebbe il bambino in una soluzione simile. Questa è una delle scoperte più importanti che abbiamo fatto.”

I ricercatori ungheresi hanno osservato i cani per studiarne il comportamento: mentre interagivano coi proprietari, mentre interagivano tra di loro. E hanno testato le loro reazioni di fronte ad alcuni gesti tipici umani, come indicare qualcosa con il dito o i segnali dello sguardo.

“Sembra che i cani siano molto simili ai bambini di due o tre anni, seguono il gesto di puntare col dito, capiscono singole parole legate a delle azioni come seduto o in piedi” – è sempre il professore Miklòsi a parlare – “e questo non succede con altri animali, i cani sono speciali. Considerate che i cani hanno una storia evolutiva lunghissima, di venti-trentamila anni. E visto che i cani vivono con noi, i loro stati emotivi sono molto simili ai nostri ..”

Quindi – conclude l’etologo - i cani possono essere tristi, tutta l’etologia sta andando in questa direzione, riconoscendo che la sofferenza, la capacità degli animali di provare dolore sia emotivo che fisico, sia molto simile a quella di noi umani.

C’è anche qualcosa di più: chi vive con animali domestici ha maggiori probabilità di incorrere in malattie della vita moderna. È il risultato di uno studio pubblicato inizialmente nel 1980 dove era emerso che i possessori dei cani ed erano state ricoverate in ospedale per malattie cardiache, avevano più probabilità di sopravvivenza rispetto alle persone senza animali domestici.

Tesi confermata dalla scienziata Tove Fall autrice di uno studio su quanto ci facciano bene questi compagni di vita: uno studio lungo 12 anni che dimostra come chi viva con animali domestici abbia una probabilità di morire minore dell’11% rispetto a chi viveva senza e nei single la % saliva al 33%.

Nel servizio si parlerà anche dell’obesità degli animali domestici cresciuta di pari passo con quella degli umani, perché li stiamo ammazzando di cibo: il 50% dei cani nel mondo occidentale soffre di una qualche forma di obesità, soprattutto da quando è scoppiata la pandemia.

Racconta il servizio di Presadiretta che più di 4 veterinari su dieci hanno dovuto investire in strutture di sollevamento extra per poter alzare gli animali: in Germania a Monaco un ambulatorio per animali ha lanciato un programma specifico per combattere l’obesità da lockdown.

In questa struttura, legata all’università Ludwig Maximilian di Monaco, fanno un check completo ai pazienti cani. Dal cuore al giro vita.

Un fenomeno che il professor Guerzoni spiega così: “Perché i cani tendono ad assumere i nostro peggiori comportamenti, anche loro tendono a diventare sedentari, mangiano troppo, si deprimono. Più stanno con noi, più tendono ad assomigliarci, anche nelle patologie, il 30% degli animali statunitensi assume antidepressivi, siamo accomunati dallo stesso destino, le parabole dei nostri destini si stanno avvicinando”.

Ci stiamo avvicinando tanto, anche perché abbiamo selezionato le razze canine in modo da essere sempre più simili ai neonati, nel corso dei decenni, dai carlini ai gatti.

Il naso incassato in mezzo agli occhi in modo completamente innaturale, senza renderci conto che questa selezione artificiale fatta da noi ha creato delle razze nate per soffrire.


Lisa Iotti ha intervistato Emma Goodman, una veterinaria inglese che nel 2016 ha lanciato una grande campagna internazionale per abolire gli allevamenti dei cani brachicefali, i carlini, i bulldog francesi, i bulldog inglesi ma anche certe razze di gatti, di conigli e persino di cavalli. Sono selezioni estreme sulla loro salute: gli abbiamo tagliato il muso, accorciato le ossa del cranio, ma tutti i tessuto molli all’interno della bocca come lingua, il palato, sono rimasti uguali, quindi questi animali hanno delle narici strettissime e una lingua enorme che occupa tutto lo spazio, per questo la metà di questi cani non può respirare. Non solo: “la maggior parte di loro non si può riprodurre e molti piccoli devono nascere col cesareo, perché hanno la testa troppo grande per uscire e inoltre le mamme non ce la farebbero a respirare durante il travaglio perché non hanno il fiato.”

L’evoluzione aveva selezionato altri tratti morfologici più adatti per la sopravvivenza, come le zampe lunghe, muso affilato, occhi protetti, ma l’uomo li ha via via eliminati, per far si che questi animali mantengano sempre quell’aspetto da cuccioli che ci piace tanto.
“La gente non capisce che ci siamo evoluti per avere queste caratteristiche da bebè e non da adulti, quando ottieni degli occhi così grandi [come quelli del carlino] come hanno questi cani è perché hai reso molto meno profonde le orbite, per cui poi hai delle infezioni” conclude la dottoressa Goodman.

La scheda del servizio

Lunedì prossimo a Presadiretta una puntata straordinaria, perché straordinaria è stata la trasformazione che ha messo al centro della nostra vita, non solo in Italia, ma in tutto l’Occidente, cani e gatti.

L'industria che gli gira attorno vale. tra prodotti per gli animali, mangiare per gli animale, babysitter e cure veterinarie. 200 miliardi di euro destinati a crescere perché il motivo per cui da padroni siamo diventati genitori dei nostri amici animali ha a che fare con l’amore, e quando c’è di mezzo l’amore non ci sono limiti, perché è il bisogno più grande che c’è.

La puntata l’abbiamo chiamata AMORE BESTIALE.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

07 dicembre 2015

Report – trippa per gatti, baratto e bike to work

“In un mondo dove cane mangia cane,vince il più cane”.

Puntata casalinga, dove si parlerà di un settore industriale che, anche in tempi di crisi, è ancora in crescita: quello dei cibi per animali domestici, un settore in cui gli italiani hanno speso in un anno quasi due miliardi di euro.

Il baratto a Milano (e anche in altri comuni): i morosi incolpevoli, sotto i 1500 euro di Isee, potranno estinguere il debito lavorando per il comune.
Infine un comune che incentiva l'uso della bici, come a Parigi.

Troppa trippa di Sabrina Giannini (il link al sito di report e il pdf con la trascrizione).
14 ml di italiani hanno un animale domestico: comprano cibo per i loro animali, magari guardando le pubblicità: sono animali coccolati, che vengono perfino mandati a fare cure di bellezza.
E che alla fine della loro vita vengono sepolti in cimiteri per animali, come uno di famiglia.

Si spende molto per far vivere a lungo i nostri amici a 4 zampe: integratori, farmaci detraibili parzialmente (ad uso veterinario). Peccato che le leggi impongano ai veterinari la prescrizione del farmaco non generico: non è l'unico aspetto dove la politica si è mossa a favore delle aziende del farmaco.

Negli ultimi 10 anni la spesa per cani e gatti è aumentata del 70%: i fondi di investimento puntano sulle aziende che vendono cibo per animali, dove si ricicla il cibo che si butta via.
Parliamo di 128 ml di euro solo per gli snack fuori pasto.
Ci sono crocchette per tutte le razze e per tutti i gusti, coi probiotici e anche senza glutine.
Che carne o pesce contengono questi cibi? Spesso (leggendo le etichette) c'è più acqua e grasso che il resto, ma allora come mai questi prezzi alti?

Secondo la legge, basta che ci sia almeno il 4% di pollo o salmone, di qualsiasi provenienza, per poter etichettare “carne al pollo”: non sappiamo da dove viene il pollo e quale parte del pollo sia.
E poi ci sono gli additivi: servono perché il prodotto industriale altera il cibo e allora servono gli additivi come la Taurina, che si perde con le alte cotture.

Pochi veterinari prescrivono la dieta casalinga, che va bene, sebbene vada integrata con additivi, come il calcio. Cibi freschi, come quelli che mangiano i loro stessi padroni: l'esperienza dimostra che si può far crescere un animale anche senza cibo industriale.

Ma la maggior parte dei veterinari consigliano cibi industriali, usando prodotti i cui depliant si trovano perfino nelle sale d'aspetto.
Qui il marketing lavora bene, come nel settore della cosmesi o nel mondo della farmaceutica: la giornalista ha seguito un congresso sul tema della nutrizione dei cani nei primi mesi di vita, sponsorizzata dalle maggiori aziende di cibo per cani.

Aziende che non hanno permesso a Sabrina Giannini di visitare i centri dove si sperimentano questi prodotti: Royal Canin ha un centro di test ad Amien dove fanno i test alimentari sui cani, dove hanno accesso i veterinari, ma non i giornalisti, serve un appuntamento, che non viene concesso.

Nel Kansas c'è il cento studi della Hill's: nemmeno la Hill's ha concesso le riprese, assicurando che cani e gatti sono trattati benissimo.
Fino a prova contraria, come testimoniano le immagini dei test in un laboratorio del Missouri: cani operati, intubati per ingerire il cibo, tenuti in gabbia.
Le immagini hanno scosso l'opinione pubblica americana, per cui oggi sui cibi compare l'etichetta “cruel free”.

Poi ci sono cibi testati clinicamente ma che costano troppo e non verrebbero mai comprati, se non fossero suggeriti dai veterinari.
Gli studi sugli effetti di questi prodotti sono pagati dalle aziende stesse, e spesso non sono proprio recenti.

Scivac, l'azienda che organizza questi incontri di formazione per i veterinari, prende soldi dalle società che producono cibo.
In Francia addirittura i veterinari possono vendere diete e prodotti industriali: c'è un conflitto di interesse?
Così, in caso di problemi con le crocchette, i padroni devono cambiare veterinari su veterinari, crocchette su crocchette. Finché non passano a diete casalinghe o magari a crudo.

La giornalista ha sentito anche un allevatore del Canton Ticino: dopo aver perso diversi cuccioli iniziò ad indagare sulle crocchette, in cui era presente una micotossina.
I problemi sono nati con l'ingresso dei cereali nel cibo: ci sono effetti a breve termine, come la morte dei cuccioli appena nati, ma ce ne sono altri che emergono dopo anni.

Una ricercatrice francese spiegava come le aziende (per la composizione dei loro prodotti) si basano su raccomandazioni tarate su altri animali, come bovini e suini. Animali di taglia ben diversa da cani e gatti.
Ci sono raccomandazioni per gli uomini, ma non per animali domestici: nei loro cibi si trovano cibi di scarto.
Certo, seguendo una dieta casalinga si riduce il rischio di contaminazione, ma i primi sponsor per i cibi industriali (più costosi) sono gli allevatori o i veterinari nei canili, che consigliano marche ben precise: il cibo fidelizzato è un bell'investimento.

I produttori hanno influenzato anche i legislatori in Unione Europea: niente indicazione su conservanti o antiossidanti: servono per impedire che gli olii contenuti nei cibi irrancidiscono: anche noi umani mangiamo cibi con conservanti, ma il problema è che gli animali domestici mangiano questo prodotti tutti i giorni.
Tra gli antiossidanti, troviamo BHA e BHT che sono potenzialmente cancerogeni e anche questi sono permessi dalla UE
Se tu, padrone, hai un problema di allergie, puoi solo chiamare un call center indicato sulla confezione: negli Stati Uniti, invece, i proprietari di cani possono segnalare il problema al sito del ministero. E allora le segnalazioni possono diventare un caso penale da class action.
Milena GabanelliAllora, tirando le fila: vista la genericità delle etichette, i pochi vincoli della normativa, che si può anche violare perché dopo 6 anni stanno ancora discutendo sulle sanzioni, abbiamo chiesto ad almeno uno di questi produttori, di vedere le materie prime, vale a dire che cosa c’è dietro a tutte queste mille diciture.Le risposte sono state abbastanza variegate. Allora. C’è chi ha scritto “dobbiamo proteggere il segreto delle ricette” - a noi sarebbe bastato vedere il prima delle crocchette - un altro ha risposto “proprio adesso sto rifacendo le cisterne”; un terzo “mi è bruciato lo stabilimento”; il quarto “produco in Thailandia”. Allora. Noi saremmo stati disposti ad andare ovunque, ma non c’è stato niente da fare. Nemmeno per il presidente dell’associazione di categoria, che pure lui è un produttore. Per quel che riguarda i conservanti invece va detto che pure noi li mangiamo e hanno un loro perché; la differenza è che loro a cui vogliamo tanto bene li mangiano tutti i giorni finché campano e se dentro ci sono anche quelli non chimici non è dato sapere. Vadetto però che quando riesci a trasformare lo scarto di macellazione, in un paté raffinatissimo a 5 stelle, che tanta gente compra, perché guai a dargli avanzi, al punto da diventare, nella generale crisi dei consumi, una delle poche voci in crescita …chapeau! Fate bene a tener segrete le vostre ricette.

Il baratto di Giulio Valesini (il link del servizio e il pdf): si pratica grazie ad una legge di stabilità del 2014, nel grossetano. Risparmia il comune e risparmiano anche i cittadini. E aumenta il senso civico delle persone.
FRANCESCA BALZANI - ASSESSORE BILANCIO COMUNE DI MILANOLa condizione di una persona che non riesce a pagare un debito, per ragioni che non dipendono dalla sua volontà - o peggio dalla sua mala volontà - spesso poi è una condizione di disagio, di sofferenza… perché è inutile negarci che poi gli automatismi delle procedure esecutive, i pignoramenti, le cartelle, creano veramente…GIULIO VALESINIE quello stavo pensando, quello del disagio, certo, però è un problema pratico, il fermo amministrativo della macchina...FRANCESCA BALZANI - ASSESSORE BILANCIO COMUNE DI MILANO…assolutamente. Sono procedure che naturalmente, se il cittadino è in una condizione di difficoltà, poi che risultato portano?
MILENA GABANELLI – IN STUDIOChe risultato portano? Se uno i soldi non ce li ha puoi mandargli tutte le cartelle che vuoi. Speriamo che questo baratto – tra l’altro previsto dalla legge - dilaghi, e poi è anche possibile estenderlo, declinarlo, in varie forme.

Bike to work di Giulio Valesini (il link per la puntata e il pdf): piccoli comuni come Massarosa in provincia di Lucca cercano di imitare quello che sta facendo il comune di Parigi, per incentivare l'uso della bici per andare al lavoro.

Il comune investe 30000 euro l'anno, per dare 25 centesimi al km ai 50 lavoratori che si sono presentati al bando: i soldi arrivano dalle multe degli automobilisti.
MILENA GABANELLI – IN STUDIOSe la sperimentazione funzionerà si allargherà poi oltre i 50 cittadini. Come funziona: parte il bando… i primi che si iscrivono… e poi mantengono i 600 euro l’anno, insomma non è che non sono niente, uno si fa anche una bella bici nuova. E questi soldi sono spesi bene perché è una visione lungimirante, le ricadute dell’inquinamento hanno costi ben superiori!

A Milano, se non piove entro mercoledì il comune dovrà intraprendere l'azione dei blocchi.
A Roma basta un blocco di una linea del metrò o di una linea dei bus per mandare in tilt il traffico.
Eppure le soluzioni per l'ambiente e per il traffico (e la nostra salute) ci sono.

Certo, non accontentato le lobby del petrolio e dei produttori di auto.

06 dicembre 2015

Cosa mangiano i nostri animali domestici?

“L’animale domestico, per chi ce l’ha, è parte della famiglia, ed è trattato come un membro della famiglia. Ogni anno spendiamo solo in Italia e solo in alimenti quasi due miliardi di euro. Ci verrà la curiosità di sapere cosa c’è dentro la crocchetta”.


Ecco, cosa c'è dentro le crocchette che diamo ai nostri gatti?
Report, che nel passato con Sabrina Giannini si è già occupata in diverse inchieste del tema dell'alimentazione, questa sera darà una risposta a questa domanda.
Non è solo per un discorso di affezione (i vitelli dopati, l'olio di palma) ai nostri compagni di vita, Il business del cibo per gatti cuba 1 miliardo e 800 ml di euro l'anno: questo è quanto gli italiani spendono per Fido e per Fuffy.
Abbastanza per chiedersi se possiamo stare tranquilli del cibo che troviamo nei supermercati: c'è trippa per gatti?

La scheda del servizio: Troppa trippa di Sabrina Giannini
“Centoventotto milioni di euro spesi solo per gli snack per cani e gatti.Può sembrare una cifra eccessiva ma non è nulla rispetto al miliardo e ottocento milioni di euro che spendono i 14 milioni di proprietari di animali da compagnia.Un settore che non soffre la crisi dei consumi e che è in costante crescita. Questo grazie a straordinarie operazioni di marketing, e a una normativa a maglie larghe che consente etichettature troppo generiche e l'utilizzo di materie prime che non rispondono agli stessi criteri di quelle certamente più sicure per l'alimentazione umana, i cui avanzi vengono buttati in pattumiera (per un valore di 8 miliardi di euro).L'inchiesta di Sabrina Giannini cerca di fare luce su un settore poco trasparente: tutte le aziende produttrici contattate, in Italia, Europa e Stati Uniti, hanno rifiutato di mostrarci gli stabilimenti, così come i loro fornitori di scarti di macellazione e farine di carne. Infine l'ultima novità del mercato che vede in competizione le multinazionali: le diete a supporto delle patologie che colpiscono cani e gatti. Alimenti molto costosi che suscitano dubbi”.

L'anteprima su Reportime:


Secondo servizio: un nuovo modo di concepire il rapporto tra cittadini e istituzioni, in un momento di crisi come questo dove gli amministratori devono inventarsi nuove forme per recuperare soldi per i lavoro necessari nei comuni.
Un'idea che è tanto nuova quanto vecchia: quella del baratto. Vediamo dove e come viene applicata.

La scheda Il baratto amministrativo di Giulio Valesini
“In Italia si stanno sperimentando nuove forme di collaborazione tra cittadini e amministrazioni locali. La prima permette di pagare le tasse anche senza soldi. Si chiama baratto amministrativo ed è stato introdotto dalla legge Sblocca Italia del 2014. Lo stanno già sperimentando alcuni comuni italiani: il cittadino, in cambio di lavori utili come la manutenzione del verde o la pulizia di una scuola, ottiene sconti sulle tasse comunali o l’azzeramento dei debiti accumulati. A Milano, la prima grande città a introdurre il baratto amministrativo, si permette ai morosi con un reddito inferiore ai 21 mila euro di chiudere le pendenze con il Comune, multe comprese”.

Infine, un servizio per gli amanti delle bici che usano questo mezzo per muoversi in città: perché più pratico, perché non inquina, per la passione per le due ruote.
A Parigi il ciclista che arriva al lavoro in bici viene pagato: il comune di Massarosa l'ha imitato.
Speriamo che altri ne prendano l'esempio.


Se vai a lavoro in bicicletta, il comune ti paga. L’ha proposto ai suoi cittadini il sindaco di Massarosa, in provincia di Lucca. Si chiama Bike to work e la piccola citta toscana è la prima in Italia a sperimentarlo sul modello di Parigi. Il lavoratore-ciclista riceverà 25 centesimi ogni chilometro percorso per andare sul posto di lavoro. Un incentivo in più per lasciare la macchina a casa e inquinare di meno.