Visualizzazione post con etichetta carne da produzione cellulare. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta carne da produzione cellulare. Mostra tutti i post

03 ottobre 2023

Presa diretta – Cibo sovrano

821 ml di persone soffrono la fame nel mondo e questo numero è destinato a crescere, la scienza è bellissima – dice il capo degli scienziati della FAO – è abbiamo bisogno della scienza per trovare nuove forme di cibo per sfamare il pianeta e rispettare l’ambiente.

Ma la politica ancora non è pronta ad ascoltare la scienza, troppo ancorata al mondo del passato.

La storia della peste suina è emblematica: migliaia di capi sono infettati nel nord Italia, da pochi mesi sono comparsi focolai negli allevamenti intensivi, così in caso di contagio si devono abbattere tutti i capo, quelli infettati e quelli sani.

Per contenere l’emergenza si sono sacrificati anche i maiali di compagnia, a Pavia, accolti in rifugio da attivisti che avevano anche realizzato un flash mob per bloccare gli abbattimenti.

Il virus della peste suina segue gli spostamenti dell’uomo, non solo segue gli spostamenti dei cinghiali: i focolai a Pavia sono cresciuti in poco tempo da questa estate per carenze nella biosicurezza negli allevamenti.

Allevamenti non recintati, con poca igiene, con tetti che non riparano dall’arrivo di altri animali: così l’infezione è andata avanti bloccando l’attività negli allevamenti.

Ma c’è anche di peggio: Marco Farioli, capo dei veterinari della Lombardia ha ammesso che alcune segnalazioni di casi di virus sono state denunciate in ritardo nella provincia di Pavia.

Il rischio è anche per l’economia italiana: i nostri prodotti potrebbero essere bloccati nell’export nel mondo: non cede solo la provincia di Pavia, ma tutta la regione.

Si doveva agire subito coi primi focolai tra Piemonte e Liguria: i primi casi sono della primavera del 2022, dal Piemonte la peste si è espansa fino a Roma.
Il piano di abbattimenti del commissario Caputo non convince tutti gli esperti, come quelli dell’Ispra: in effetti si doveva recintare i terreni, proibire la raccolta dei funghi, le passeggiate nei boschi.

La politica ha sottovalutato il problema, ora dobbiamo solo sperare che tenga il cordone di sicurezza a Pavia.

Le battaglie della Coldiretti

La Coldiretti è l’associazione degli agricoltori che spesso si è trovata in sintonia con questo governo e col ministro della sovranità alimentare Lollobrigida: cibo made in Italy, meno importazioni, no alle imitazioni, no alle limitazioni dell’Europa e alle sue politiche ambientalistiche.
Timmermans è un cretino – dicono gli incontri di Coldiretti: quello dell’Europa è terrorismo, come anche la carne coltivata in laboratorio, come il no ai pesticidi, no alle indicazioni sulle etichette.

Coldiretti ha molta influenza sulla politica alimentare in Italia e in Europa: è un sindacato che dovrebbe difendere i piccoli agricoltori, ma anche le grandi imprese e le multinazionali straniere.
La storia di Coldiretti è legata alla storia d’Italia, alla storia della DC, oggi detta la politica al ministero dell’agricoltura: la decisione sul no alla carne sintetica è stata lanciata dal presidente Meloni in piazza davanti ai tavoli della Coldiretti.
Coldiretti attacca tutto ciò che minaccia gli interessi degli agricoltori: ma in Europa tutti i paesi hanno le stesse regole, sia per il cibo prodotto in Europa che per quello che arriva da fuori.

Presadiretta ha seguito il lavoro degli ispettori che controllano il pesce importato (ma anche verdura, frutta), anche facendo dei prelievi per capire se ci sono pesticidi, residui di metalli pesanti.

Tutto deve rispettare gli standard europei, tutte le partite di cibo devono essere tracciate.

Coldiretti si batte contro il grano prodotto col Glifosato: in Canada può essere usato anche per l’essicazione chimica del frumento, ma quello che arriva da noi rientra nella norma, non ci sono motivi per bloccare i camion dal Canada, come ha fatto Coldiretti, per motivi di sicurezza.

Il Canada però non è tra i paesi tra quelli per cui fare controlli accresciuti: secondo Efsa i suoi prodotti sono controllati e sicuri.

Altra battaglia è quella contro l’alcool: l’Irlanda è stato il primo paese ad usare un’etichetta che parla della relazione dell’alcool col tumore. L’Italia è tra i primi produttori ed esportatori di vino e queste scelte sulle etichette danneggiano la nostra economia: anche Coldiretti si è schierata con gli agricoltori e contro l’Europa che non ha bloccato le etichette “terroristiche”.
Ma secondo gli esperti interpellati da Presadiretta l’alcool uccide, l’etanolo è responsabili di tumori, quello che dice l’industria del vino è falso: non esiste una dose sicura di alcool.

Cos’è veramente il made in Italy?

Non basta dire made in Italy per avere cibo eccellente: produciamo cibo “corrente” in Italia che non è meglio di prodotti non italiani. Parliamo per esempio dei prodotti ritirati dai supermercati: come il taleggio dop contaminato da batteri, tartare di manzo.. tutti prodotti made in Italy che non sempre fanno bene alla salute.

Oggi però made in Italy è un marchio, un brand: come per Mc Donald che ha stretto un accordo con Coldiretti, cosa che molti allevatori non sanno nemmeno.

L’accordo con la multinazionale Mc Donald non è un modello che favorisce la biodiversità – dicono da Slow Food: il cibo modello fast food non ha niente a che fare con la dieta mediterranea, è cibo omologato, sempre uguale in tutta Italia.

La dieta mediterranea si basa su legumi e su olio di oliva, non sul consumo di carne principalmente.

La carne di Mc Donald arriva dal colosso Inalca: qui arrivano le mucche da latte a fine carriera (al quarto quinto anno sono considerate anziane, sono mucche che non danno più profitto per l’industria), ma che possono essere sfruttate per fare panini.

Tanto la carne macinata non deve essere di qualità.

Da una parte si celebra la carne dei fast food e dall’altra parte si demonizza la carne prodotta in laboratorio: il ministro Lollobrigida si sta battendo contro questa carne, per un tema di salute dei cittadini (quelli che poi devono mangiare nei fast food).

Il presidente di Coldiretti Prandini era presente in studio per rispondere alla salute: secondo la scienziata Cattaneo è una insensatezza proibire la carne prodotta in laboratorio, si tratta di una cesura tra politica e scienza, come già avvenuto nel caso Stamina, con la Xylella.
La carne prodotta in laboratorio ha dei rischi per la salute delle persone – spiega Prandini – ci sono studi come quelli dell’OMS (mentre la FAO ha detto che è presto per parlare di rischi, servono altri studi).

Coldiretti vorrebbe equiparare questi prodotti alle medicine: serve un iter di approvazione che non bassa dalle persone.

Ma la carne prodotta in Italia è sostenibile? Secondo Prandini l’Italia è il paese più sostenibile, dovremmo spendere risorse pubbliche per rendere il paese più sostenibile.

Ma l’Italia usa maggiori pesticidi in Europa – ha risposto Iacona: colpa del fatto che l’Italia traccia tutti i pesticidi usati, mentre in altri paesi si è meno rigidi coi pesticidi.

La percentuale dei respingimenti da paesi extra UE è sotto l’1 %, dunque il cibo che arriva da fuori è sicuro: questi sono i dati del ministero.

Il ministro Lollobrigida ha dichiarato guerra al cibo artificiale con un disegno di legge del marzo scorso: la difesa della civiltà dai nuovi barbari passa dal divieto della carne prodotta in laboratorio.

Ma questo tipo di carne è studiata anche nei centri di ricerca italiani, come fanno a Tor Vergata: dalle cellule staminali si allevano cellule, come i semi nelle serre, per arrivare ad una simil bistecca. Obiettivo non è solo nuovo cibo per alimentazione, ma anche realizzare nuovi tessuti per fini medici: il ban del governo può creare problemi alla ricerca, perché blocca l’arrivo di fondi privati, fondamentali in Italia dove i fondi pubblici per la ricerca sono scarsi.

C’è poi il rischio di importare carne da paesi stranieri, dove la “ricetta” per produrre carne è segreta.

Presadiretta è andata a Singapore, città stato dove 5 ml di abitanti convivono su un’isola dove devono importare il cibo di cui si nutrono: cui si investono milioni di dollari per il cibo del futuro, come il bacon a base vegetale realizzato con la soia, pollo fatto con le arachidi che è un sottoprodotto di scarto dell’industria alimentare, pesce coltivato assieme a proteine vegetali, carne coltivata in laboratorio realizzata da una startup sud coreana, microalghe che fanno sanguinare gli hamburger vegetali.

La multinazionale Cargill è sponsor della manifestazione sulla carne del futuro a Singapore: sono interessati a questa carne da laboratorio perché ritengono che sia una interessante alternativa.

Il futuro non è in contrasto con la tradizione – spiega un venditore di carne alla giornalista di Presadiretta – semplicemente quando milioni di nuovi consumatori chiederanno nuova carne, dovremmo trovare il modo di produrla in modo sostenibile.

Alla UmamiMeats producono in laboratorio anche i pesci, specie quelli a rischio estinzione: sono prodotti in bio reattori prodotti da una azienda italiana, la Solaris. Sapere che in Italia la carne “sintetica” sia proibita, fa ridere il ricercatore intervistato da Presadiretta.

A Singapore tutti i ricercatori stanno cercando il modo di far crescere le cellule senza bisogno di ormoni o di liquidi di origine animale: un prodotto interamente “realizzato” senza bisogno di uccidere animali.

In futuro non potremo sfamare tutte le persone come oggi: cosa faremo allora? La carne diventerà solo un prodotto per ricchi, contrariamente a quanto è nelle intenzioni del ministro Lollobrigida?

Il professor Chen è un consulente della FAO: ha lavorato al documento che oggi viene usato dalla Coldiretti come arma contro la carne da laboratorio. Ma a Presadiretta spiega come nel documento si parli di rischi potenziali, ovvero di rischi presenti anche in altri prodotti.

Nella carne coltivata non ci sono rischi maggiori rispetto alla carne tradizionale: questa la posizione della FAO, con buona pace di tutti.

Non è solo questo: con la carne da laboratorio c’è meno consumo di risorse, c’è meno emissione di metano nell’aria.

È importante studiare la carne prodotta in laboratorio – racconta la ricercatrice della FAO – la scienza è bellissima, spiega, dovremo sfamare una popolazione in crescita con meno risorse.

Corriamo il rischio che il cibo del futuro finisca nelle mani di poche aziende nella Silicon Valley?

Allora perché non si fa ricerca anche in Italia – sono le parole di un manager di una di queste aziende americane la Eat just - la verità è che la carne tradizionale arriva da allevamenti intensivi che non hanno nulla di naturale, sono luoghi infernali, dove si fa largo uso di medicinali, dove gli animali vivono in condizioni drammatiche, sono costretti a crescere in modo rapido.

Altro che carne naturale, altro che l’immagine idilliaca dei polli allevati a terra o delle mucche libere nei pascoli.

Non è solo una questione etica: questo modello di allevamenti pone rischi anche alla nostra salute, per questo EFSA ha già pubblicato raccomandazioni su come allevare animali.

Per esempio dare spazio ai polli: se gli animali sono stressati si ammalano di più e queste malattie possono causare conseguenze agli uomini, costringono ad usare sempre più antibiotici. Dobbiamo considerare un tutt’uno la salute animale e quella dell’uomo.

Purtroppo come consumatori nemmeno possiamo sapere da dove arriva la carne, se l’animale è cresciuto in un allevamento intensivo, a che età è stato ucciso, come è stato trattato quando era in vita. Basta animali in gabbia, questa la battaglia che si sta preparando in Europa: basta scrofe costrette a stare settimane nelle gabbie per prepararle alla gestazione.

Allevamenti che emettono sostanze nocive in atmosfera, come l’ammoniaca e che sono nocive per la nostra salute.

Chi vive attorno a questi allevamenti lo sa molto bene: la puzza che arriva li costringe a rimanere chiusi in casa, chi può vende. Perché l’ammoniaca prodotta dalla zootecnia uccide.

Eppure in Italia, in Emilia Romagna si continuano a costruire ed espandere nuovi allevamenti e in Europa i popolare e le destre hanno votato per considerare come fonte di inquinamento anche gli allevamenti intensivi: le lobby sanno muoversi bene per difendere i loro interessi, spesso in contrasto con quelli della nostra salute.

Per seguire il consenso facile, la politica non fa lo sforzo di seguire la scienza, come non lo ha fatto anni fa quando è comparsa nel sud d’Italia la Xylella.

Dieci anni fa al CNR di Bari gli scienziati scoprirono questo batterio, la Xylella, molto pericoloso e sconosciuto in Europa: si trasmette tramite degli insetti che si nutrono con la linfa della pianta.

Il protocollo prevede l’abbattimento delle piante per fermare il batterio, suscitando le proteste dei coltivatori: ma purtroppo la realtà scientifica era quella, come ammette oggi un ex olivocoltore che oggi si è dedicato alla vite.

Oggi ci sono interi ettari che sono diventati un cimitero di ulivi che non sono nemmeno buoni come legna da ardere.

Gli indennizzi della regione sono stati insufficienti rispetto alle richieste degli agricoltori: i danni economici sono stati stimati in 2 miliardi di euro, si sono persi 5000 posti di lavoro a cui hanno contribuito il negazionismo e le teorie del complotto (cavalcate anche dalla politica). Non solo, alcuni ricercatori del CNR furono indagati dalla procura di Lecce.

Nel frattempo la Xylella non si è fermata, nuovi focolai sono stati individuati ancora più a nord: nonostante questo il negazionismo non è tramontato, il responsabile degli abbattimenti della regione Puglia è stato costretto a rilasciare l’intervista in modo anonimo.

La ricerca ci può salvare, solo la scienza: cercare cioè piante più resistenti, individuare in modo tempestivo nuovi focolai e questo si fa tutti assieme, ricercatori, politica e agricoltori, sempre che si voglia finanziare la ricerca.

Ma la politica oggi si sta battendo anche contro la rivoluzione dell’auto elettrica: l’industria automobilistica ha raccolto la sfida dell’elettrico, abbandonando il vecchio motore a benzina.

Significa fare ricerca sulle batterie, ricerca delle materie rare, una grande competizione con la Cina: ma in Italia non siamo pronti, la vecchia Fiat di Marchionne non credeva all’elettrico, abbiamo perso dunque il treno dell’innovazione e ora sono a rischio i posti di lavoro ancora rimasti nel nostro paese.

Non saranno certo le ridicole battaglie della nostra destra a difesa del motore termico a fermare la rivoluzione elettrica.

02 ottobre 2023

Anteprima Presa diretta – Cibo sovrano

 

Bacon a base vegetale realizzato con la soia, pollo fatto con le arachidi che è un sottoprodotto di scarto dell’industria alimentare, pesce coltivato assieme a proteine vegetali, carne coltivata in laboratorio (il cibo tabù per la Coldiretti e per il ministro Lollobrigida) realizzata da una startup sud coreana, microalghe che fanno sanguinare gli hamburger vegetali: sono questi alcuni dei cibi che la giornalista di Presadiretta Teresa Paoli è andata ad assaggiare fino a Singapore. Chissà, un giorno sulle nostre tavole saranno questi i piatti e non la carne da allevamenti intensivi, o gli insaccati che arrivano da maiali riempiti con antibiotici.
L’unica cosa certa è che se la popolazione mondiale continua a crescere, questo modello di consumo del cibo non è più sostenibile: quanta altra foresta dobbiamo disboscare per dare da mangiare agli animali costretti a crescere in fretta per diventare cibo per la nostra industria alimentare? Ma mentre in diverse parti del mondo si inizia a discutere e produrre il “cibo del futuro”, come la carne sintetica – di cui si era occupata anche Report in un servizio dello scorso luglio – in Italia tutto ciò è vietato.



“Il governo è contrario ad ogni produzione, finanziamento, di cibo artificiale” è stata la dichiarazione del ministro della sovranità alimentare Lollobrigida.
Singapore è il primo paese al mondo ad aver approvato la commercializzazione della carne coltivata in laboratorio, la città stato sorta davanti le isole della Malesia, da ex villaggio di pescatori è diventato il quinto centro finanziario al mondo. Qui 5 ml di abitanti convivono su un’isola priva di risorse proprie, costretti ad importare la totalità del cibo che consumano, non è un caso quindi che si stiano investendo ml di dollari sul cibo del futuro.
Ma l’Italia ha detto no al futuro (come ha detto no all’auto elettrica, all’abbandono del motore termico, ..): meglio la carne made in Italy, il cibo sovrano che tanto piace a questo governo.

Ma quanto è sicura la carne italiana, quella che arriva dai nostri allevamenti? È di questi giorni la notizia della contaminazione da peste suina (che non riguarda l’uomo) in alcuni allevamenti in Lombardia.
Come misura di contenimento l’ATS pavese ha deciso dell’abbattimento degli animali in alcuni allevamenti dove è stato trovato questo virus, la peste suina africana. Fino ad oggi sono stati 33mila gli animali abbattuti: per l’uomo questo virus è innocuo ma è sempre l’uomo, con le sue scelte su come gestire gli allevamenti, alla causa di questi focolai.

Un servizio di Eleonora Tundo e Daniela Cipolloni si occuperà anche degli abbattimenti degli ulivi in Puglia per la Xylella, il batterio scoperto 10 anni fa che ha causato la più grave epidemia di piante in questa regione colpendo 20 ml di ulivi: nonostante questi abbattimenti l’epidemia non è stata eradicata e continua a progredire: dal Corriere del Mezzogiorno

Un viaggio dalla provincia di Bari al Salento per raccontare come il batterio scoperto dai ricercatori del CNR di Bari nel 2013 - e fino a quel momento ufficialmente sconosciuto in Europa - in 10 anni abbia stravolto il tessuto economico, agricolo e paesaggistico del 40 per cento della regione. Otto mila chilometri quadrati di territorio, una superficie 100 volte più estesa rispetto alla zona infetta iniziale. Oggi le campagne del Salento sono desertificate e abbandonate e ovunque restano cimiteri di alberi che non valgono più nemmeno come legna da ardere.

I danni economici causati dal batterio sono stati stimati in 2 miliardi di euro. La produzione olivicola del Salento è crollata e si sono persi 5 mila posti di lavoro.

Presadiretta ripercorrerà la storia di questo batterio che ha causato la morte di 20 ml di ulivi: 8000 km quadrati di terreno sono oggi devastati, il 40% della popolazione della Puglia: ovunque restano cimiteri di ulivi che non valgono più nemmeno come legna da ardere.


Cinzia Giannini è la proprietaria dell’azienda agricola Santo Giannini: dei 500 ulivi che aveva e che producevano 35quintali di olio l’anno, non se ne è salvato nessuno e la produzione di olio è chiusa da sei anni. Ora non sanno che farsene di questo terreno: non hanno nemmeno aderito al bando che consentiva alle aziende di ripiantare gli ulivi perché delle 8000 domande presentate, solo le prime mille hanno potuto usufruire di questo incentivo.


La scheda del servizio:


Il cibo Made in Italy, le nuove frontiere della carne coltivata, la sostenibilità del nostro sistema agroalimentare e i problemi della filiera agricola. Sono i temi che “PresaDiretta” - di Riccardo Iacona e di Cristina De Ritis con la collaborazione di Sabrina Carreras, Lisa Iotti, Alessandro Macina, Raffaella Pusceddu, Elena Stramentinoli - affronta nella puntata dal titolo “Cibo Sovrano”, in onda lunedì 2 ottobre alle 21.20 su Rai 3.

Mentre l'Europa prova a ripensare il sistema agricolo in modo più sostenibile, per rispettare la natura e la nostra salute, la produzione agroalimentare italiana in che direzione sta andando? Quali sono le politiche agricole del Governo, per difendere il Made in Italy?
Siamo autosufficienti nella produzione del cibo e possiamo rinunciare alle importazioni? E gli standard degli alimenti che importiamo sono diversi dai nostri?

Le telecamere di "PresaDiretta" hanno attraversato il paese da nord a sud per raccontare l'eccellenza del nostro cibo e lo stato di salute della nostra filiera alimentare. In particolare, a dieci anni dalla comparsa, si ripercorre la storia della xylella, il patogeno che ha sterminato 20 milioni di piante. E oggi, a che punto è la battaglia?
Per quanto riguarda, invece, la carne coltivata, in molti paesi si investe e si fa ricerca sul cibo del futuro perché la popolazione mondiale aumenta e c'è bisogno di alternative.

"PresaDiretta" è andata a Singapore per assaggiarla e per capire a che punto è la ricerca scientifica. In Italia ne è vietata la produzione e la vendita, ma da anni i più importanti poli universitari studiano le potenzialità terapeutiche delle cellule coltivate in laboratorio. Infine, cosa si sta facendo per la prevenzione dei rischi nella catena alimentare? L'Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare sta lavorando per migliorare il benessere negli allevamenti di suini, polli e bovini, perché è dimostrato che esiste un legame diretto tra la salute degli animali e quella umana. È il concetto di one health: la salute è una sola.


In studio, ospite di Riccardo Iacona, Ettore Prandini presidente di Coldiretti per discutere insieme sui grandi temi della puntata.
“Cibo Sovrano” è un racconto di Riccardo Iacona, con Daniela Cipolloni, Teresa Paoli, Eleonora Tundo, Paola Vecchia, Fabio Colazzo, Eugenio Catalani, Matteo Delbò.


Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

04 luglio 2023

Report – l’imprenditrice Santanché, la carne da produzione cellulare, l’acqua che manca

Che visibilia!

Giorgio Mottola torna ad occuparsi del ministro Santanché, come imprenditrice: nel servizio si racconta di una dipendente che, in cassa integrazione, continuava a lavorare per Visibilia. La lavoratrice scoprì di essere stata messa a 0 ore solo in seguito, quando prese le carte dello stipendio.

La dipendente presentò denuncia, cosa che fece arrabbiare il compagno della ministra, Dimitri Kunz.

Da Visibilia editore escono soldi per le altre società del gruppo: sono operazioni denunciate come opache da un azionista di minoranza di Visibilia.
Il servizio di Mottola aveva raccontato anche che non era vero che l’allora senatrice aveva versato i contributi ai dipendenti durante il covid.

Nel 2018 Visibilia aveva chiesto aiuto ad un fondo arabo, Negma, con sede a Dubai: nel contratto si prevedeva che Negma prestava soldi acquistando delle azioni, versando in più tranche per 3ml. Le obbligazioni di Visibilia furono convertite in azioni: succede però che le azioni crollano, facendo crollare il valore del titolo, “come se fosse una partita truccata dove vince sempre il banco, ovvero Negma” spiega il consulente di Report Bellavia.

L’azionista indipendente che ha denunciato Visibilia parla di reato, turbativa d’asta o manipolazione del mercato: Negma convertiva l’azione quando il titolo era basso e poi lo rivendeva quando risaliva, guadagnandoci anche 900ml euro.

Chi ha comprato le azioni di Visibilia? Bisognerebbe capire chi sta dietro il fondo Negma di Dubai, da dove arrivano i soldi per i prestiti a Visibilia e a Ki Group.

Secondo Dimitri Kunz non c’è nessun legame tra Negma e Visibilia, sebbene Report abbia scoperto che in una riunione del consiglio sindacale partecipò il senatore La Russa, avvocato di Visibilia.

Nello stesso periodo La Russa aveva scritto per conto di Negma una lettera di diffida al quotidiano online Milano Today.

La relazione dei periti della procura della Repubblica dice che giù dal 2016 i bilanci erano falsati: dalla memoria di Report è venuto fuori un documento che rivela l’esposizione verso le banche della ministra che nel 2012 aveva chiesto un fido a BPM, negato dalla banca, e la ministra passa anche per Ponzellini per ottenere quei soldi.

La BPM di dieci anni fa era molto sensibile alle richieste di politici di centro destra, come Giorgetti e la Santanché – raccontano due dirigenti della BPM nel vecchio servizio.

Alla fine Cannalire – braccio destro di Ponzellini - prende un fido da BPM e la aiuta a raccogliere della pubblicità per conto di Visibilia. Ci sono le fatture inviate a BPM di Visibilia, ma nel 2012 l’allora senatrice negò ogni aiuto e l’aver ricevuto un aiutino.

Che cosa riferirà in Parlamento questa settimana la ministra del turismo?

Chissà se non fosse stata parlamentare come sarebbe stata valutata la sua prestazione di imprenditrice…

Il peccato della carne

Giulia Innocenzi è andata fino a Singapore per assaggiare la carne prodotta in laboratorio: questo paese si è sviluppata molto, ha la terza densità demografica, e le persone si sono dovute ingegnarsi per gestire questa crescita. Con le piante dentro le costruzioni, per abbassare la temperatura dell’aria, con gli orti urbani, per avere frutta e verdura e non dover importare tutto. Siccome non hanno più terreno da coltivare, usano orti impilati uno sopra l’altro: il governo ha messo come obiettivo il produrre il 30% del cibo entro il 2030.

Ecco perché Singapore ha autorizzato la produzione e la vendita di carne di produzione cellulare, oltre alla carne da allevamento.

La carne di Good meat è stata autorizzata dall’autorità di controllo: la giornalista di Report ha assaggiato il piatto preparato da uno chef, pasta con broccoli e pollo coltivato in via cellulare. Dal sapore è indistinguibile dal pollo tradizionale.

La carne di base cellulare è stata vietata in Italia: il ministro dell’agricoltura italiano ha preferito difendere le tradizioni (mai carbonara con la carne), ma forse varrebbe la pena provare a studiare anche qui da noi questo sistema di produzione della carne.

Si tratta di carne presa da biopsie, fatta crescere in bioreattori: ci sono problemi etici dietro, ma ci consente di abbandonare gli allevamenti intensivi, non si devono uccidere gli animali. Costa molto più della carne da macello, ma investendo nel sistema di produzione, col crescere della domanda, probabilmente i prezzi scenderebbero.

Come mai l’Italia ha detto no, alla carne sintetica? Ha pesato l’influenza di coldiretti, l’associazione dei produttori di carne, che ha ringraziato pubblicamente il governo Meloni per questa scelta.
Secondo l’esperto di sicurezza alimentare Lipp non è carne sintetica, ma è carne a base cellulare: dalla biopsia presa da un animale vivo, si ottengono le cellule per la carne stimolandone la crescita nei bioreattori– questo è il principio.
All’università di Trento avevano investito su questo sistema di produzione: il ministro Lollobrigida ha proibito anche la produzione della carne in Italia, perché la produzione del cibo deve rimanere nelle mani dei produttori italiani. Ma produttori italiani producono anche bioreattori, non solo per la carne ma anche per la cosmetica.

Come ad esempio Solaris, che vende per lo più negli Stati Uniti e Singapore: sono una eccellenza nel mondo, un loro reattore è stato esposto al MIT, il tempio della scienza.

La legge di Lollobrigida sta bloccando questa eccellenza italiana, che sarà costretto a guardare all’estero. Anche la ricerca in questo settore sarà costretta a vendere le sue scoperte ad aziende straniere: rischiamo dunque di perdere degli investimenti nel settore del cibo da laboratorio, che sono in crescita dal 2021.

I più grandi produttori di carne al mondo stanno investendo nella carne da produzione cellulare: nonostante oggi i big siano americani, la carne sintetica è nata in Olanda, con l’azienda Mosa Meat e il suo hamburger da 250mila euro.
Mosa Meat fa parte di un gruppo di ricerca, finanziato dall’Unione Europea, che cerca di arrivare a costi di produzione sempre meno costosi: paradossalmente anche noi italiani, che non vogliamo il cibo sintetico, stiamo pagando la ricerca in questo settore.

Non ci sono solo gli americani, anche il governo israeliano sta puntando su questo settore, in Spagna la JBS ha annunciato la costruzione del più grande impianto per la produzione di carne a base cellulare, mentre in Francia il ministro dell’agricoltura si è detto contrario a questa carne, perché consentirebbe la manipolazione genetica.

Il ministro Lollobrigida e Coldiretti su quali dati hanno vietato la carne coltivata? In base al principio di precauzione, dice il ministro, anche se però tutto è partito con le firme di Coldiretti.

C’è un rischio medico, un rischio ambientale, dice il presidente Prandini che cita una ricerca prodotta dall’università della California che non è ancora stata sottoposta alla peer review.

Singapore ha invece messo in piedi un comitato indipendente per stabilire se dare o meno l’autorizzazione. EFSA l’autorità per la sicurezza alimentare europea non ha ancora dato alcuna autorizzazione, non potevamo attendere la decisione di EFSA prima di dire no?

La portavoce del ministro Lollobrigida ha spiegato alla giornalista quali domande possono essere fatte al ministro, solo quelle giuste, mi raccomando.
Come faremo se EFSA dovesse autorizzare in Europa la produzione di carne sintetica? Il provvedimento di Lollobrigida non varrebbe nulla, perché le leggi locali non possono bloccare il libero scambio nei paesi europei.

E come la mettiamo con gli allevamenti intensivi, in Italia e non nel Qatar? Secondo Prandini quello italiano non si può chiamare allevamento intensivo, eppure il 90% di carne e latte proviene da questi allevamenti.

Gli allevamenti intensivi sono la causa dell’emissione del 14% di gas serra: il problema è certamente non solo italiano, se dovesse crescere il consumo di carne nei prossimi anni, il modello degli allevamenti intensivi non sarebbe più sostenibile. Quanti altri terreni possiamo consumare?

In Olanda gli allevatori stanno bloccando il paese da tre anni in protesta contro la legge del ministro dell’Agricoltura che ha ideato la legge sui nitrati: per ridurre le emissioni da nitrati si dovranno chiudere le stalle di un terzo, per questo il governo ha stanziato 24 miliardi di euro.

In Olanda ci sono il triplo dei nitrati, non bastano le innovazioni tecnologiche: negli ultimi cento anno questo paese ha perso molta della sua biodiversità, con la distruzione degli habitat naturali. C’è stata una denuncia alla corte europea di un comitato di cittadini per l’ambiente, accolta nel 2018: in questo paese ci sono 100ml di polli, 5 ml di bovini, qui c’è la più alta densità di capi da allevamento. Gli allevatori però hanno fondato un partito che si sta opponendo alla legge sui nitrati: il problema, si difendono, non sono gli allevamenti, ma la produzione intensiva.
Il partito degli allevatori olandesi ha avuto il sostegno dalla destra europea, come Lepen o della destra americana di Trump.

Il negazionismo climatico è entrato nell’agenda dei partiti sovranisti: eppure il caso di Singapore insegna che si possono coltivare la verdura consumando meno terreno e meno acqua.

Anche perché, come racconta il servizio di Luca Chianca sulla siccità del Colorado River, attorno alla scarsità d’acqua potrebbero scatenarsi delle guerre.

Nonostante l’acqua del fiume e l’acqua del bacino Mead sia al di sotto della media per colpa della siccità, si continuano a mantenere campi con erba medica, che hanno bisogno di molta acqua, perché sono il cibo delle mucche da allevamento.

Nonostante l’acqua sia un bene da proteggere si continuano a costruire ville con piscina nel deserto.