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03 dicembre 2023

Anteprima inchieste di Report – spy Game Gasparri, il superbonus, l’elettrocuzione,i ventilatori della Philips, la situazione in valle Stura e lo spid

Sono tanti i servizi programmati per la puntata di questa sera: un servizio sarà dedicato al bonus 110% e a come sono stati messi i cappotti alle case, poi il servizio dedicato alla società di cybersecurity del senatore Gasparri. A seguire alcuni servizi su temi di cui si era già occupata Report: i respiratori della Philips, gli abbattimenti dei suini tramite scossa elettrica e la situazione in Val Stura col traffico di tir per lo stabilimento dell’Acqua Sant’Anna.

Infine il servizio sullo Spid che doveva andare in onda settimana prossima.

Gli interessi del senatore Gasparri

Ora che non è più vicepresidente del Senato, posto ceduto a Ronzulli, Gasparri non rischia di creare un problema ad una delle istituzioni della Repubblica.

Ma il problema rimane, nonostante la notizia sia sparita dai telegiornali e anche da molti quotidiani, che han preferito dedicarsi alle notizie sul presunto scontro toghe – politica (che non esiste): trovate una anticipazione del servizio sul Fatto Quotidiano (unico giornale a seguire i servizi di Report)

L’italo-israeliano dal bunker: “Gasparri ci serve a Palazzo”

STASERA A “REPORT” - Lobbismo. Leone Ouazana, patron di Cyberealm, spiega il ruolo del senatore presidente (azzurro)
DI ALESSANDRO MANTOVANI

“Gasparri? Mi aiuta a capire lo scenario italiano nel settore della sicurezza”, dice l’italo-israeliano Leone Ouazana quando Report gli chiede perché abbia scelto lui per la presidenza della sua Cyberealm. Con questa azienda e anche con la partecipata Atlantica Cyber Security, Ouazana offre servizi a soggetti pubblici: proprio Gasparri ha favorito lo scorso 12 luglio un appuntamento dell’italoisraeliano all’Agenzia delle Dogane, per un affare che poi è saltato. Insomma, secondo l’inchiesta di Report in onda stasera, il capogruppo FI in Senato fa il lobbista. Un senatore, vicepresidente del Senato fino a quando si è dimesso nel pieno di questa storia, che fa il lobbista. Dal 17 giugno 2021 è delegato a “curare e gestire i rapporti istituzionali con enti pubblici e privati”.

Chi meglio di lui, membro della commissione Esteri e Difesa? Come farà il Senato, presieduto dall’ex camerata Ignazio La Russa, a non sanzionarlo per la mancata comunicazione dell’incarico? E come fanno a tenerlo in commissione di Vigilanza Rai quando ha usato quella posizione contro Report, convocando Ranucci quando già sapeva dell’inchiesta?

Gli appalti, come sappiamo, li prende Atlantica Digital, colosso in mano al gruppo Smart4 del francese Cyril Roger e dell’italiano Carlo Torino, già coinvolto in un’indagine poi archiviata sulle conferenze di Matteo Renzi negli Emirati Arabi. Report elenca 6,9 milioni di euro da Sogei, l’occhio telematico dello Stato; 132 mila dai Carabinieri; circa mezzo milione dalla Rai “vigilata” da Gasparri. La società che gestisce il Soc, il centro operativo di sicurezza informatica, è però Atlantica Cyber: Smart 4 ne ha ha acquisito il 25% decisivo nel 2022 pagandolo 1,2 milioni di euro a Cyberleam che ne conserva il 24%.

Il settore della cybersecurity è uno di quelli che non subiscono tagli, vale ogni anno 6 miliardi di euro e, per colpa delle falle nella sicurezza informatica nel nostro paese, è un settore molto remunerativo, siamo anche uno dei paesi al mondo che subiscono maggiori attacchi (come i casi di attacchi ransomware agli ospedali e alle ASL). Dal 2024 il sottosegretario Mantovano ha promesso maggiori investimenti nel settore, per arrivare a 220 ml di euro (quest’anno sono 80ml). Avere un senatore nello staff di un'azienda di questo settore può aiutare.

La scheda del servizio: SPY GAME 2 di Lorenzo Vendemiale e Carlo Tecce

Dopo le anticipazioni degli scorsi giorni, l'inchiesta integrale di Report sugli interessi privati del senatore Maurizio Gasparri nella cybersicurezza. Report ha scoperto che Gasparri, da vicepresidente del Senato prima e ora da capogruppo di Forza Italia, è stato ed è ancora presidente anche di Cyberealm, una società specializzata nella sicurezza informatica. Ma chi c’è davvero dietro Cyberealm? E qual è il ruolo, mai dichiarato al Parlamento, di Maurizio Gasparri? Dall’inchiesta emerge che l’azienda, in cui operano rappresentanti ufficiali e occulti vicini ad apparati stranieri, ha rapporti diretti e indiretti con le nostre istituzioni.

Cosa rimane dopo il superbonus

Dopo i lavori fatti col superbonus quanto sono sicure le nostre case? Report lo scorso anno aveva dedicato un servizio al bonus al 110%, nato col governo Conte II per rilanciare il settore delle costruzioni e consentire un ammodernamento delle case. L’assenza di controlli e la solita furbizia italiana avevano trasformato questa opportunità per rendere sicure e sostenibili le abitazioni in una opportunità per arricchimento per pochi: un business dentro cui sono entrati attori come Poste Italiane e le banche che hanno gestito la cessione dei crediti senza troppi controlli.
Il servizio raccontava anche di come, ad aver usufruito di più del bonus, dunque dei soldi pubblici, siano state persone che non avevano problemi economici, che hanno potuto ristrutturare le loro case o seconde case.

Il superbonus verrà chiuso il prossimo anno, quando le detrazioni passeranno dal 110 al 90% ma, la domanda che si è posta Report col servizio di Luca Bertazzoni, alla fine le nostre case saranno più sicure ed efficienti?


Il 2 giugno 2023 un incendio ha distrutto un palazzo a Colle Aniene, nella periferia di Roma, una persona morì nell’incendio e 17 rimasero ferite, molte delle quali con delle ustioni che rimarranno sul loro corpo per il resto della vita. Nel condominio erano in corso i lavori di ristrutturazione con il superbonus 110% : il giornalista ha visitato il palazzo, dopo l’incendio, partendo dalla zona più danneggiata che è quella dove si era iniziato a mettere il cappotto termico. Erano quadrati di plastica che vengono attaccati al soffitto, erano rimasti depositato in uno dei piani del palazzo, a mo di deposito. Nel momento in cui è scoppiato l’incendio tutto il materiale plastico ha preso fuoco: l’incendio si è sviluppato all’esterno, dalle finestre è entrato nelle scale e da lì negli appartamenti.
Il giornalista ha chiesto un parere a Davide Luraschi, presidente del collegio ingegneri di Milano, è anche perito per l’incendio che ha colpito due anni fa la Torre dei Moro a Milano: per la costruzione di un cappotto termico si usano isolanti di diverso tipo, ci sono quelli totalmente incombustibili come la lana di vetro o la lana di roccia. Ma il 70% del materiale venduto è combustibile perché sono sostanzialmente come le EPS, polistirene espanso sinterizzato, di origine organica o sintetica che evidentemente bruciano.

Sono più vendute perché costano meno? L’ingegner Luraschi: “sicuramente più venduto perché più economico, questa norma sul superbonus avrebbe dovuto attenzionare di più il tema della sicurezza”.

Bertazzoni ha intervistato l’economista Giuseppe Pisauro, uno tra i primi a denunciare il pericolo dietro il superbonus, per tramite l’ufficio parlamentare di bilancio che allora presiedeva (dal 2014 al 2022): “quando ci sono stati tentativo col governo Draghi di ridimensionarlo c’è stata una opposizione trasversale di tutte le forze politiche. La cosa un po’ più triste di tutta questa storia è che c’è chi ha potuto approfittarne del 110% e chi invece non c’è riuscito per vari motivi, ma che fosse una lotteria doveva essere chiaro fin dall’inizio, perché non potevano usufruirne tutti.. ”
Alla fine la lotteria è costata agli italiani quasi 100 miliardi di euro ma a vincerla è stato solo il 3% del patrimonio immobiliare. E chi non si è reso conto che fosse un gioco d’azzardo ha perso tutto: come Paola Fantoni che su quei soldi contava per completare la ristrutturazione dell’abitazione, per lei e per i figli. Al 31 dicembre il superbonus termina e ora mancano i soldi per terminare i lavori. Per aver creduto ad una legge dello Stato.

La scheda del servizio: IL BONUS È FINITO di Luca Bertazzoni

collaborazione Marzia Amico

Il prossimo 31 dicembre finirà l’era del Superbonus 110% che in questi anni è costato quasi 100 miliardi di euro alle casse dello Stato per 440mila interventi di ristrutturazione. L’inchiesta traccia un bilancio della misura voluta dal Governo Conte II. L’iniziale cessione multipla dei crediti fiscali ha avuto come effetto un enorme numero di truffe ai danni dello Stato: Report racconta quella di Mister Miliardo, un imprenditore di San Severo finito sotto indagine per presunta emissione di fatture inesistenti. L'inchiesta si occupa anche dei materiali che sono utilizzati per costruire i cappotti termici in Italia, partendo dall’incendio dello scorso giugno in un palazzo di Colli Aniene a Roma, dove ha perso la vita una persona.

Gli abbattimenti tramite scossa elettrica

Giulia Innocenzi torna ad occuparsi degli abbattimenti dei suini negli allevamenti dove è stata trovata la peste suina: a Roma un allevatore ha filmato come i suoi animali sono stati uccisi tramite elettrocuzione, le difficoltà da parte degli operatori nel bloccare gli animali a cui applicare gli elettrodi. Un metodo poco rispettoso degli animali tanto che l’allevatore ad un certo punto ha dato in escandescenza col titolare della cooperativa che ha gestito gli abbattimenti, che dovrebbe essere Ido Bezzi, responsabile degli abbattimenti in provincia di Pavia oltre che di quelli vicino Roma. Come mai gli è stato consentito di usare lo stesso metodo a distanza di un anno, che presenta tante criticità?


La scheda del servizio:
LA SCOSSA di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi, Giulia Sabella

Dopo l'inchiesta del 5 novembre, in cui Report aveva mostrato che per contrastare la peste suina erano stati abbattuti in Lombardia oltre 10.000 suini con l'elettrocuzione, e che erano stati commessi diversi maltrattamenti sugli animali, la procura di Pavia ha aperto un fascicolo e il ministro dell’agricoltura Lollobrigida è stato chiamato alla Camera dei deputati a dare spiegazioni. Chi ha autorizzato l'elettrocuzione, pratica sconsigliata su così tanti maiali, e perché? Giulia Innocenzi è inoltre entrata in possesso di alcune immagini sull'allevamento dove sono stati fatti gli abbattimenti. C'è un'emergenza benessere animale, fondamentale anche per evitare il rischio di propagazione di malattie?

I ventilatori della Philips

Nel giugno 2022 Report aveva denunciato in un servizio dei problemi di sicurezza dei respiratori della Philips, quelli usati dalle persone con problemi di apnee notturne: la schiuma fonoassorbente contenuta nei dispositivi a lungo andare si degrada e finisce nelle vie aeree.
È stato un incidente oppure c’è stata una falla nei controlli?
Come racconta il servizio di Giulio Valesini, Philips conosceva il problema dal 2015, per le segnalazioni che riceveva dai clienti e non ha posto rimedio. È stato dopo il 2020, quando i respiratori sono stati usati anche per il Covid, quando sono arrivate molti più reclami, che si è fatto qualcosa. Si è sacrificata la sicurezza dei pazienti per il profitto?
Il medico della società tedesca che ha risposto alle domande di Report spiega che la loro reputazione si basa sulla sicurezza dei pazienti. Ma questi modelli sono stati usati, e alcuni anche approvati in emergenza, proprio durante la pandemia, con pazienti con importanti difficoltà respiratorie. Nonostante il management della Philips sapesse del problema del particolato. Finita l’ondata di malati del covid, c’è stato un recall di questi dispositivi, come il Trilogy 100 e 200.

Ci sono state poi polemiche sulle perizie fatte sulle morti che si ritengono collegate all’uso di questi respiratori: sono state fatte dalla stessa azienda, come chiedere all’oste se il vino è buono. Le perizie e gli studi andrebbero fatti da un ente indipendente: Philips ha commentato dicendo che stanno facendo le loro valutazioni, perché al momento non ci sono dati che stabiliscano una correlazione tra le morti e l’uso dei loro dispositivi.

La scheda del servizio: C’è (ANCORA) POLVERE NEL VENTILATORE di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella

Collaborazione Lidia Galeazzo, Alessia Pelagaggi

Report torna a occuparsi dei CPAP, BiPAP e ventilatori distribuiti in tutto il mondo da Philips, che dovevano aiutare i pazienti a respirare meglio. Nel 2021, 15 milioni di dispositivi sono stati dichiarati pericolosi per la salute dei pazienti. Philips ammise che la schiuma usata per insonorizzare il motore rilasciava una polvere potenzialmente cancerogena per gli utilizzatori. In Italia sono 100 mila gli utilizzatori di apparecchi per respirare di Philips non sicuri, il 70% in comodato d'uso attraverso la convenzione con le Asl. L'azienda olandese è chiamata a sostituire tutti i dispositivi ma a distanza di due anni, nel nostro paese ce ne sarebbero ancora circa 15 mila che nessuno sa dove siano finiti e chi li stia utilizzando, anche perché ad oggi non esiste ancora un registro che aiuti la tracciabilità dei respiratori.

Documenti interni a Philips, proverebbero che i dirigenti della multinazionale olandese erano a conoscenza del grave problema da anni ma hanno atteso prima di effettuare il più grande richiamo di sicurezza della storia dei dispositivi medici. A Milano i pazienti hanno portato Philips in tribunale promuovendo la prima class action in ambito sanitario del nostro paese.

Lo spid e la nostra identità digitale

Tra il 2021 e il 2023 circa 600 studenti italiani sono stati truffati (e anche lo Stato italiano) sfruttando le falle del sistema di autenticazione SPID.

Questi ragazzi avrebbero speso tutto o quasi il loro plafond dal bonus cultura (che il governo Meloni non ha rinnovato), ma l’ordine non è partito da loro: l’esercente da cui è partito uno degli ordini è una persona di Novara a cui Report ha provato a chiedere spiegazioni. Dai registri della Camera di Commercio non compare la partita iva di questo signore, la libreria dovrebbe essere in un capannone, ma la giornalista non è riuscita a trovare nessun negozio all’indirizzo indicato, perché semplicemente non esiste. In sostanza 15mila euro sono stati erogati dal fondo pubblico ad un esercente che non ha nemmeno una partita iva registrata alla Camera di commercio.

La scheda del servizio: UNO, NESSUNO E CENTOMILA SPID di Lucina Paternesi

Collaborazione Giulia Sabella

Tra il 2021 e il 2023 in alcune città italiane, tra cui Siena, Ancona e altre in Friuli-Venezia Giulia, molti degli studenti che avevano diritto al Bonus Cultura 18App si sono visti azzerare il proprio plafond senza aver fatto accesso alla piattaforma del Ministero della Cultura né aver speso soldi in qualche libreria o acquistando i biglietti per una mostra o un concerto. Ad oggi i casi sono più di 600 e la truffa si aggira sui 300 mila euro. Chi ha sottratto i soldi che i neo diciottenni avrebbero potuto spendere in manifestazioni culturali o testi universitari? Mentre il Governo ha deciso di non rifinanziare il bonus, sostituendolo con una Carta del Merito e una Carta cultura giovani in base all’Isee, qualcuno si è approfittato delle falle nel sistema di autenticazione utilizzato per accedere al Bonus 18App, lo Spid. Ma come, se l’identità digitale di ciascuno di noi prevede l’autenticazione del richiedente? Tra finti librai che incassano buoni mai spesi in assenza di controlli e doppioni delle identità digitali, quanto siamo pronti alla sfida del ‘Wallet europeo’ con cui potremo acquistare un biglietto aereo o autenticarci durante un controllo delle forze dell’ordine?

La situazione in Val Stura

A distanza di due anni Report è tornata in Val di Stura: i tir che attraversano il paese per arrivare allo stabilimento di Acque Sant’Anna sono aumentati, sono collegati al valico internazionale.
Acqua Sant’Anna – racconta a Report il presidente dell’unione montana Valle Stura – ha fatto una scelta commerciale, puntando sulla quantità e sul basso prezzo per generare utili, i volumi sono saliti e di conseguenza il traffico.
Tutto questo ha causato, nella valle, una tendenza allo spopolamento, cartelli con su scritto vendesi e negozi chiusi: la popolazione sta sopportando una situazione sempre più pesante, racconta il sindaco di Demonte (CN), che è sempre meno facile accettare, la difficoltà di vivere una vita sociale in un paese dove i tir passano a pochi centimetri dalle case, tutti i giorni.

Che dice l’azienda? Niente, non una parola. Le difficoltà delle persone di una valle da cui Acque Sant’Anna trae il suo profitto, in modo legittimo per carità, non meritano nemmeno una parola.

La scheda del servizio: WATER-GATE di Chiara De Luca

Report è tornata per vedere come è cambiata la situazione in Valle Stura, dove ogni giorno circa 1000 tir attraversano il centro di alcuni comuni montani. Sono diretti per il 70 per cento allo stabilimento di Acqua Sant’Anna e per il 30 per cento in Francia.

Proprio il management dell’azienda che produce il noto marchio acqua Sant’Anna è protagonista di una vicenda giudiziaria. Tutto ruota intorno a un articolo secondo cui il brand Acqua Eva sarebbe stato di proprietà della Lidl. Una notizia falsa, che però ha allarmato il mondo della grande distribuzione.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

10 maggio 2022

Report – le spie russe in Italia

La missione Dalla Russia per amore del marzo 2020: come mai Putin chiamò il presidente Conte per offrire aiuto e uomini? Cosa centra questa telefonata col vaccino Sputnik?

Poi una storia di spionaggio che ci riporta ai tempi della guerra fredda e, nell'anteprima, l'attacco informatico che ha colpito diverse strutture sanitarie in Italia.

IL VIRUS DEL RISCATTO di Lucina Paternesi e Goffredo De Pascale

Il 3 dicembre 2021 i sistemi informatici dell'azienda sanitaria 6 in Veneto furono colpiti da un attacco hacker, bloccando i pc nei quattro ospedali, mandando in tilt le prenotazioni, le vaccinazioni, le visite.

Un attacco di cui nessuno vuole parlare perché ha messo a nudo una nostra fragilità che è stata raccontata a Report da un'infermiera ha scelto di raccontare questa storia ma solo in anonimo.

Gli hacker si sono infilati nei PC degli ospedali che si sono infettati da un virus informatico di tipo ransomware: gli hacker hanno minacciato di pubblicare i dati sensibili dei pazienti, se non si fosse pagato un riscatto.

Report ha preso visione di una chat che racconta di contatti da dentro l'ASL verso gli hacker, per decriptare i dati: si chiedevano 3 ml di euro per riavere i dati, ma dalla direzione dell'ULS smentiscono qualsiasi trattativa, mai autorizzata ufficialmente.

Per fermare le minacce serve avere un backup dei dati, ma non basta: dopo quello di dicembre ci sono stati altri attacchi ma la regione Veneto non ha mai pagato.

Finiscono online i dati di 9000 file, certificati medici, esiti di tamponi, numeri di telefoni dei pazienti oncologici: dati che potrebbero essere usati per impossessarsi di altre identità.

Il garante della privacy ha aperto una istruttoria per verificare se è stato fatto tutto il possibile per evitare il data breach: ci sono responsabilità da parte dell'azienda? C'erano computer vecchi, racconta la fonte di report: l'azienda zero in Veneto aveva il compito di aggiornare il parco informatico delle varie Usl venete, ma negli ospedali mancavano le basi minime per la sicurezza informatica ed è mancato il sostegno informatico da parte delle strutture regionali.
Nei due mesi successivi l'USL 6 ha speso quasi due milioni di euro, per recuperare i dati e aggiornare i sistemi.
La regione Veneto avrebbe dovuto controllare meglio la sicurezza informatica delle sue USL e, alla fine anche sanzionare sé stessa in caso di problemi: ora questo ruolo toccherà all'agenzia alla cypersecurity.

Analoghi attacchi sono avvenuti in Lombardia, in Campania e nel Lazio: attorno ai dati sanitari ci sono forti interessi.

DALLA RUSSIA CON AMORE di Danilo Procaccianti

Torniamo al marzo 2020, ai giorni in cui la val Seriana era al centro della pandemia, si stava preparando la zona rossa, i sindaci erano pronti a chiudere i comuni. Ma poi non avvenne nulla, né a Bergamo né negli altri comuni della zona.
Da lì a pochi giorni, anziché i militari italiani arrivarono i militari russi, per una missione di supporto, decisa dal presidente Putin e offerta al governo Conte: fu una missione completamente disinteressata oppure questa aveva altri scopi?

Il 22 marzo 2020 atterrano all'aeroporto Pratica di Mare 13 cargo russi da cui scendono uomini in tuta mimetica: uno schieramento che preoccupò l'allora capo di Stato Maggiore Vecciarelli.
I russi portarono 30 ventilatori difettosi, 500 mila mascherine e solo 27 medici: la missione alla fine costerà all'Italia 3 ml di euro, perché abbiamo pagato ai russi anche il carburante per gli aerei.
I camion russi si diressero poi verso Bergamo, all'epicentro mondiale della pandemia: ma a Bergamo nessuno era avvisato dei russi, nemmeno il sindaco Gori.
La missione si perfezionò con una telefonata tra Putin e Conte: era un momento di grande difficoltà per l'Italia – racconta l'ex presidente – che però non era a conoscenza degli aspetti attuativi della missione, “mi colpì che al centro dell'azione c'era la sanificazione..”

La sanificazione poteva essere fatta anche dai nostri militari e, come spiega il generale Vecciarelli, non ce n'era nemmeno bisogno: su questa missione oggi in tanti esprimono dubbi, da Gori a diversi esponenti politici, per l'atteggiamento dei russi.
Il professor Pellicciari ha aiutato Report a capire meglio la natura missione: in tutte le missioni miliari è sempre presente un esponente dei servizi, l'addetto militare Nemudrov, che era in contatto con l'esponente leghista Savoini, poi espulso dall'Italia a seguito della vicenda Biot.
Quella di Mosca era una missione di spionaggio, per arrivare alle basi di Ghedi a Brescia e di Amendola in Puglia? Volevano sanificare gli uffici pubblici, perché?
I militari, come Vecciarelli, hanno poi bloccato l'azione dei russi, che si muovevano in base di “accordi superiori”: accordi di cui Conte non era a conoscenza, così racconta oggi a Report.

Dalla Russia sono arrivati con amore e soprattutto con 104 militari: un'azione sanitaria di poco valore aggiunto (anziché gli uffici, sono stati bonificate le RSA), vedendo i numeri e quanto fatto (nemmeno Conte è stato in grado di valutare l'impatto).

Report ha scoperto che ha favorire l'azione dei russi in Italia è stata l'internazionale sovranista:per capire il vero ruolo della missione basta vedere chi fossero i partecipanti. In Italia è arrivato il generale Kikov, esperto in guerra batteriologica, il generale Bogomolov, che ha combattuto in Cecenia, numero due di un istituto discusso, come anche il colonnello Yumanov: gli ultimi due hanno lavorato in laboratori da cui sarebbe uscito il veleno con cui è stato avvelenato Navalny.
Abbiamo sottovalutato i rischi della missione? Il Copasir sta facendo altri approfondimenti, perché suona strano che l'elite russa dell'intelligence batteriologica volesse andare nelle RSA.

Nel team di aiuto dalla Russia era presente anche il nome di Natalia Pshenichnaya, vicedirettrice dell'Istituto centrale di ricerche epidemiologiche: mesi dopo pubblicherà un paper sulla situazione italiana con giudizi spietati sulle iniziative messe in atto dal nostro governo, “l’assistenza sanitaria del paese non era preparata .. le misure di controllo dell’infezione non sono state attuate e hanno portato alla diffusione del contagio tra gli operatori sanitari ”

La vicedirettrice da anche un valore politico alle sue ricerche: nel settembre 2020 scrive un testo in cui dice che il coronavirus ha determinato nuovi parametri per costruire l’ordine mondiale.

È come se mostrasse il vero volto dell’operazione “Dalla Russia con amore”, è come se l’Italia venisse usata come cavallo di Troia per sbirciare dal buco della serratura per capire cosa stava veramente accadendo nei paesi occidentali, ma doveva anche servire alla Russia per arrivare prima nella corsa ai vaccini, una corsa in cui tutte le potenze mondiali si stavano confrontando.

Chi fosse arrivato per primo ad un vaccino avrebbe avuto un vantaggio strategico, specie se questo vaccino lo controllava – spiega ancora Igor Pellicciari, direttamente dalla produzione: “arrivare ad un vaccino per primi, in un contesto in cui lo controlla un’azienda farmaceutica che deve fare marginalità per sua stessa missione è diverso rispetto al potere geopolitico di un vaccino di Stato, uno Stato decide a chi darlo, per guadagnarci geopoliticamente.”

L’importanza del vaccino russo come strumento geopolitico sembrerebbe confermata dai documenti segreti del Dossier Center di Londra: si legge di un piano del braccio destro di Putin Kostantin Malofeev, dove nel marzo 2021 si prevedeva la creazione di una rete occulta nota come Altintern, alla quale dovevano aderire politici stranieri e dove il vaccino Sputnik doveva essere la strada per ripristinare i rapporti con i partiti euroscettici col fine di contrastare la politica sanzionatoria di Bruxelles.
Altintern era lo strumento per formare questa rete e al suo interno troviamo i partiti di Salvini, della Le Pen e l'AFD austriaco.

Esiste una lettera inviata al deputato della Duma russa Roman Babayan, vicino a Vladimir Putin, dal collega tedesco Ulrich Oeme, all’epoca membro del Bundestag per la formazione di estrema destra Alternative für Deutschland (Afd), che sosteneva di averne parlato con il leghista Paolo Grimoldi, parlamentare della Lega di Salvini. Era il 20 marzo 2020 e il 21 Putin chiama il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Paolo Grimoldi si vantò poi sui social dell'arrivo della missione russa, con l'arrivo dei militari di Putin: oggi Grimoldi racconta che ha agito solo in nome dell'interesse del suo paese, l'Italia si spera.

Cos'è questa rete occulta Altinern? Si tratta di una rete, ispirata e finanziata dall'oligarca Malofeev, a cui avrebbero aderito i partiti sovranisti in Europa, che aveva come fine la veicolazione del vaccino russo per portare avanti l'egemonia russa.

Per fabbricare il vaccino serviva il virus, che in Italia è stato accertato per la prima volta a fine gennaio, col caso dei due cinesi portati all'istituto Spallanzani.
Allo Spallanzani aveva il virus, ma per arrivare al vaccino serviva metterlo in cultura: il giornalista di Domani Casadio ha scritto su Domani su questa storia, i russi erano andati a Bergamo al fine di mettere le mani sul vaccino “vivo”, prendendolo dai malati.

C'è la concreta possibilità che alcuni campioni del virus i medici russi se li siano presi dagli italiani, usando dei tamponi che avevano e che davano risultati in poche ore (e poi analizzati nei loro laboratori mobili, su cui gli italiani erano tenuti lontani).

In quel marzo 2020 in Russia avevano difficoltà a mettere le mani su vaccini in cultura: poi ad agosto 2020 arriva il vaccino Sputnik. In una intervista dell'aprile 2021, il direttore dell'istituto Gamaleya (dove è stato fabbricato il vaccino russo) ammette a Report di aver ricevuto il virus da un turista arrivato a Mosca dall'Italia e che era risultato positivo. Suona molto strano, visto che si parla di un caso del febbraio 2020: era un vero paziente russo in arrivo dall'Italia, oppure si tratta dei campioni presi dalla missione in Italia?
Il primo vaccino al mondo, lo Sputnik, è frutto della missione militare-sanitaria in Italia?

La velocità con cui i russi hanno prodotto il loro vaccino ha sorpreso tutti gli enti di controllo nella comunità scientifica, che non hanno avuto accesso ai dati grezzi della sperimentazione russa.
Nell'articolo uscito su Lancet si parlava di una sperimentazione di 38 casi e in un successivo articolo del 2021 si parla di scarsi effetti collaterali, mai comunicati.
Torniamo all’istituto Spallanzani: nella primavera del 2021 il DG Vaia pubblica un articolo favorevole al vaccino russo: successivamente l'assessore alla sanità nel Lazio e lo stesso Vaia firmano un accordo con l'istituto Gamaleya, senza passare per il ministero della salute, per arrivare ad un protocollo comune e condividere i dati sulla sperimentazione sul virus.
Il 20 gennaio 2022 gli scienziati dello Spallanzani e del Gamaleya pubblicano un loro report sugli effetti dello Sputnik, confrontando i dati con persone vaccinate con Pfizer ma sei mesi prima (e che dunque avevano valori di anticorpi più bassi).

C'è anche un altro punto poco chiaro di questa vicenda: Vaia chiese allo Spallanzani di controllare delle fiale di Sputnik provenienti da San Marino, per verificare la capacità replicativa del virus dentro il campione.

I campioni del virus sono arrivati ai russi dallo Spallanzani grazie ad un contratto firmato nel marzo 2020, dall'allora DG dell'istituto Ippolito: l'accordo con l'istituto russo Vector controllato dal governo russo, prevedeva delle royalties nel caso si fosse arrivato ad un vaccino, ma all'istituto non è arrivato nulla.

Il cimitero delle spie - SPY GAME Di Daniele Autieri

A seguito dell’arresto dell’ufficiale vengono espulsi due funzionari dell’ambasciata russa, l’addetto militare Nemudrov (che aveva avuto un ruolo anche nella missione a Bergamo) e il colonnello Dimitri Ostroukhov, un altro diplomatico proveniente dal GRU, il servizio segreto militare. Secondo i nostri servizi di intelligence erano entrambi impegnati a cercare prove di intesa tra la Nato e il presidente ucraino Zelenski.

Nemudrov guidava la task force a Bergamo, aveva rapporti con esponenti politici in italia, era in contatto con Savoini (uomo di Salvini coinvolto nell'inchiesta sul caso Metropol): l'espulsione di due spie, nei panni di diplomatici, è stata fatta come azione concordata con altri paesi europei, ha poi spiegato in conferenza stampa Draghi.

In totale sono stati in 30 i diplomatici espulsi: erano in cerca di attività della Nato nell'est Europa e in Ucraina, questa è stato l'anticipazione della guerra in Ucraina scoppiata poi a febbraio 2022.

Le carte dentro la scheda SD sono documenti che non sono stati consultati né dal giudice né dai difensori di Biot: significa che c'è un segreto di Stato su questi atti? Ma la presidenza del Consiglio non è stata interpellata su questo caso.
Esistono delle immagini di Biot mentre fotografa dei documenti nel suo ufficio. Ma anche qui non esiste un provvedimento dell'autorità giudiziaria: era un'indagine dei nostri servizi – lascia intendere il servizio di Report, era l'AISE che avrebbe fatto le registrazioni, erano dietro gli addetti militari russi per coprire una “dispersione delle informazioni”.

L'inchiesta di Report termina al cimitero di Brazzano, al confine con la Slovenia: qui sono seppelliti 111 soldati russi morti nel corso della prima guerra modiale.

Questo luogo è stato visitato proprio dai due diplomatici Nemudrov e Ostroukhov, che erano interessati ai caduti russi e al lavoro dello storico di Cormons Panzera.

I servizi di intelligence hanno convocato Panzera per capire meglio il suo ruolo nella vicenda Biot e con i due diplomatici russi.

Panzera ha raccolto una confidenza interessante: il caso Biot è scoppiato su input politico, casi come questi nel passato si sarebbero risolti senza troppo clamore, in silenzio. Si è voluto invece creare il caso per rassicurare l'alleato americano.

15 settembre 2021

Il giorno del Bianconiglio di Alessandro Curioni (Chiarelettere)

 


Prologo

Con la complicità del vento, la notte scivolò nella stanza come una ladra. L'uomo alzò lo sguardo, pareva l'avesse vista. A tradirla non era stato il sussurro delle tende, ma l'incedere dell'oscurità.

«Tempus fugit» mormorò Leonardo, non tanto perché lo pensasse realmente quanto per essere stato sorpreso dall'ultimo respiro del giorno. Il suo mestiere gli aveva insegnato quanto fosse importante essere pronti all'inatteso. Aveva imparato tanto bene la lezione che amici e amanti avevano smesso di fargli sorprese: non dava mai soddisfazione. Un «grazie» accompagnato da un mezzo sorriso era il massimo che riusciva a elargire.

Passiamo gran parte della giornata guardando, spesso ingobbiti, lo schermo del nostro smartphone con cui parliamo con amici, condividiamo nostre informazioni con sconosciuti.

Poi, a casa o al lavoro, accediamo a sistemi informatici in internet per prenotare una visita, pagare una bolletta, chiedere un documento alla pubblica amministrazione.

Ma siamo consapevoli dei rischi che corriamo, tutti i giorni, navigando in rete, rispondendo ad una mail, cliccando su un link invitante (“verifica qui lo stato della tua spedizione..”), accettando l'amicizia di una persona dall'aspetto piacevole?

Alessandro Curioni è un esperto di sicurezza informatica, la cybersecurity: i rischi che si annidano dietro un uso inconsapevole dei servizi internet li conosce molto bene e ce li racconta in questo romanzo che richiama nel titolo uno dei personaggi di Lewis Carrol e il celebre thriller di Frederick Forsyth, Il giorno dello sciacallo.

E' proprio inseguendo il coniglio bianco, il Bianconiglio, che Alice inizia il suo viaggio nel paese delle meraviglie: ma dietro le luci e gli scintillii della rete si nascondono associazioni criminali pronti a rubarci le nostre informazioni, infettandoci il computer con virus che si chiamano malware, che possono anche cifrare rendendo illeggibili i file con ransomware (in tutte le sue varianti).

Non sapete cosa sono malware o ransonware? Non avete idea di che rischi state correndo in questo momento mentre scaricate film pirata o navigate in acque torbide?

Bene, leggendo questo thriller inizierete ad essere un po' più consapevoli: come nel libro di Forsyth anche qui c'è una caccia ad un criminale sfuggente, senza volto, criminali web molto abili e pericolosi che si nascondono dietro il nome di Socrate.

«Ti stavo dicendo… Qualche anno fa ha collaborato con noi un certo Leonardo Artico, un esperto di sicurezza informatica, a suo modo anche simpatico.»

In questo gruppo va ad imbattersi Leonardo Artico, esperto informatico milanese e consulente di grandi aziende, non solo quelle che erogano servivi in rete, ma anche una importante multinazionale che opera nel settore energetico in cui il controllo delle centrali è gestito da sistemi informatici.

Cosa accadrebbe se un'organizzazione criminale decidesse di attaccare i loro sistemi? E' lo stesso Leonardo a spiegare l'importanza di queste strutture e di quali siano i rischi legati alla sicurezza informatica:

« .. "Potrei farle decine di esempi di potenziali rischi legati all'informatica, ma preferisco utilizzare un paradosso.

Quale potrebbe essere un disastro tale da mettere a rischio la nostra civiltà?"

Io risposi: “Ritrovarci senza energia elettrica”. E lui: “Bene. Diciamo che esistono alcuni sistemi informatici deputati a gestirne la produzione e la distribuzione.

Immaginiamo che qualcuno crei un virus con un solo obiettivo: spegnerli. Riesce a diffonderlo e i sistemi informatici che consentono la produzione di energia elettrica sono tutti ko. Cosa facciamo?".

Tu cosa faresti, Teresa?» Suo padre interruppe il racconto.

«Be', qualcuno li riaccenderà.»

«Più o meno la stessa risposta che ho dato io. E sai cosa ha ribattuto Artico? “Davvero? E con quale energia?” L’ho trovato geniale!»

Per proteggersi da attacchi come questi e dalle loro conseguenze (ritrovarsi per giorni, settimane, mesi, senza elettricità), Leo e il suo collaboratore Roberto hanno partorito il Bianconiglio, un malware che è stato da loro realizzato e inserito in documenti messi a bella posta per essere rubati da qualche criminale

«Lo abbiamo chiamato “Bianconiglio”» mormorò Leo comparendo alle loro spalle. Teresa sussultò, non lo aveva sentito arrivare. «In fondo non è cattivo e il punto in cui scava la sua tana potrebbe diventare la porta del nostro paese delle meraviglie.»

Come una spia dietro le linee nemiche, questo virus segnalerà l'indirizzo ip dei sistemi presso cui è stato scaricato, come le torri di avvistamento degli squali sulle spiagge dell'oceano: appena uno di questi si avvicina ad una delle reti private, come quella dei sistemi monitorati da Artico, si accenderà una bella luce rossa.

Per rendere ancora più attraente l'esca, Artico e Roberto hanno pensato di creato un Honeypot, ovvero un barattolo di miele. Di cosa stiamo parlando? In termini di cybersicurezza si intende una finta rete aziendale ricreata in tutto punto per far credere all'attaccante che si tratti di una vera rete aziendale, con dentro tante informazioni sensibili da rubare.

Ma questa volta all'esca ha abboccato non uno squalo qualunque, ma un vero e proprio Leviatano, ovvero dei criminali organizzati, potenti e anche molto bravi nel violare i sistemi che potrebbero mettere in atto il peggior incubo di Leo, ovvero colpire al cuore le infrastrutture strategiche di un paese al prezzo di un riscatto.

In rete il leone non si presentava con denti, artigli e muscoli, il suo ruggito non faceva rumore. La belva non aveva odore e il dolore che poteva causare non era fisicamente percepibile.

Per sconfiggere questo nemico senza volto, impalpabile come tutti i nemici virtuali ma estremamente pericoloso, Leo dovrà chiedere aiuto a Lui, una persona che gli ha portato via, anni prima, la moglie e un pezzo della vita precedente.

Non solo, assieme a Roberto e ad una giornalista che sta seguendo questa storia con la speranza di scrivere poi uno scoop in esclusiva, Leo dovrà mettere in piedi un piano così azzardato, così assurdo, da farlo quasi passare lui stesso come un criminale.

Leo si avvicinò all’ispettore e abbassò il tono della voce: «Certe cose, prima di farle, devi essere capace di immaginare che siano possibili».

Il romanzo è costruito come un thriller veloce, una vera e propria corsa contro il tempo. Forse può anche sembrare irrealistico per gli scenari di rischio che racconta, ma dobbiamo ricordarci che anche prima dell'11 settembre nessuno avrebbe mai immaginato un attacco terroristico di quel tipo, sui cieli delle città occidentali.

Anche se è “solo” un romanzo, sono tante le domande che fa sorgere nel lettore?

Quanto siamo vulnerabili, come paese, ad attacchi informatici mirati ad infrastrutture che condizionano la nostra vita? E, ancora, quanto le nostre vite potrebbero essere a rischio, tenendo presente quanto l'informatica entrerà sempre di più nelle nostre vite col 5G e con l'internet delle cose.

Lo colpiva sempre la totale inconsapevolezza di miliardi di persone rispetto a quanto poteva accadere nell’universo parallelo della rete. Pur facendone un utilizzo continuativo e riversandoci dentro anche i più insignificanti dettagli della propria vita,..

Immagino che ritroveremo, in una prossima avventura tutti e tre i protagonisti del racconto: il gelido e, all'apparenza, poco simpatico Leonardo Artico, un hacker che ama le cose belle della vita, la giornalista Teresa (con le sue insicurezza) e l'esperto Roberto Gelmi, che apprezza Leo nel bene e nel male, perché “Leo è Leo .. hai sempre la sensazione che dovresti andare oltre per capire cosa gli passa per la testa. E poi è uno di poche parole.”

I link per ordinarlo su Ibs e Amazon

10 settembre 2021

La vulnerabilità informatica


 
« .. "Potrei farle decine di esempi di potenziali rischi legati all'informatica, ma preferisco utilizzare un paradosso.

Quale potrebbe essere un disastro tale da mettere a rischio la nostra civiltà?" 

Io risposi: “Ritrovarci senza energia elettrica”. E lui: “Bene. Diciamo che esistono alcuni sistemi informatici deputati a gestirne la produzione e la distribuzione. Immaginiamo che qualcuno crei un virus con un solo obiettivo: spegnerli. Riesce a diffonderlo e i sistemi informatici che consentono la produzione di energia elettrica sono tutti ko. Cosa facciamo?".

Tu cosa faresti, Teresa?» Suo padre interruppe il racconto.

«Be', qualcuno li riaccenderà.»

«Più o meno la stessa risposta che ho dato io. E sai cosa ha ribattuto Artico? “Davvero? E con quale energia?” L’ho trovato geniale!» 

Il giorno del Bianconiglio - Chiarelettere Alessandro Curioni (la scheda sul sito de Il Libraio)

Nel libro di Alessandro Curioni si parla di cybersecurity (tema di cui l'autore si occupa da anni): il dialogo tra due protagonisti del racconto riportato sopra è inventato, ma è molto realistico. Quali sono i rischi reali, che impattano sulla nostra vita quotidiana, di un attacco informatico ad alcuni asset strategici come quelli che riguardano l'energia?

Una lettura molto interessante.

10 maggio 2021

Anteprima inchieste di Report – il grande fratello cinese, smart working e babbi

In che modo sta avvenendo la supremazia cinese nel mondo e anche in Italia. Poi un servizio su come lo smart working potrebbe cambiare in meglio il mondo del lavoro, infine un aggiornamento sull'incontro tra Renzi e un dirigente dei servizi di cui si era occupata Report la scorsa settimana.

Il prezzo dell'egemonia cinese

In che modo la Cina intende diventare potenza egemone entro il 2035, prendendo il posto di America e Russia? Spionaggio di massa, infiltrazione negli organismi sovranazionali, creazione di lobby per avvicinare politici stranieri e utilizzo dei social. Sta avvenendo anche in Italia: “gli occhi del dragone si sono allungati anche verso il nostro paese e con il covid si sono allungati ancora di più” racconta Sigfrido Ranucci nell'anteprima, che parte con quelle telecamere di sorveglianza che ci osservano tutti i giorni.

Per la nostra sicurezza: sono le telecamere di fronte agli edifici pubblici, ad obiettivi sensibili per la sicurezza del nostro paese (di fronte alla del terrorismo), nelle stazioni dei treno e della metropolitana.

Col covid ci siamo abituati a passare diversi controlli biometrici dove telecamere intelligenti ci dicono se abbiamo la febbre o meno, se la mascherina è ben indossata, se abbiamo un cappello che copre troppo la fronte, un grande aiuto per prevenire l'infezione del virus.

Ma, come racconta nel servizio Giulio Valesini, il mercato della videosorveglianza è in mano a poche aziende: i nostri dati dove finiscono, potrebbero essere usati contro di noi?

“Bisogna tener conto del bilanciamento tra salute pubblica e la privacy” commenta un esperto di privacy e sicurezza intervistato dal giornalista che gli chiede se si sente sicuro da questo monitoraggio per il covid: “ assolutamente no, sono aumentate molto le telecamere e aumenteranno ancora.. ”

I più grandi player del mercato sono multinazionali cinesi: l'ordinamento giuridico cinese contempla quattro norme fondamentali che obbligano qualsia cittadino cinese a qualunque latitudine a fornire qualsivoglia genere di informazioni allo Stato, pena il carcere. Se la vogliamo dire in maniera più brutale, potenzialmente ogni cittadino cinese è una spia.

Sia sotto Trump che sotto Biden, gli Stati Uniti hanno messo al bando Hikvision (multinazionale cinese che lavora nel settore del bio-riconoscimento facciale), perché implicata in violazione dei diritti umani ma anche per ragioni di sicurezza nazionale: siti governativi o obiettivi sensibili sono ora preclusi a questa azienda.


In Italia la sorveglianza della Rai è affidata alle telecamere proprio della Hikvision (il cui controllo societario è in mano allo stato cinese): Report ha deciso di fare un esperimento con un consulente esperto un cybersecurity che è stato consulente di diverse procure.

Assieme al consulente Giulio Valesini è entrato nel sistema di videosorveglianza per capire cosa accade ai dati catturati dalle telecamere: analizzando il traffico dati dei server il consulente tracciava dei collegamenti con server cinesi.


Sotto l'amministrazione di Xi Jin Ping la Cina si è trasformata in un paese che fa della raccolta dati per l'intelligence un assett nazionale, mettendo assieme il settore industriale civile con quello industriale : Giulio Valesini racconterà la storia di una startup di Shenzhen, la Zhenhua, finita al centro di uno scandalo internazionale. Questa azienda aveva raccolto i dati su decine di migliaia di soggetti politicamente esposti in tutto il mondo, usando database specializzati come Dow Jones arricchiti con dettagli riservati e profili psicologici: tra gli italiani nella lista Matteo Renzi, Enrico Letta, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni.

E poi dirigenti delle autorità portuali, boss della malavita, industriali e loro familiari.

Qualcosa però è sfuggito di mano ed è stato analizzato da una società di cyber security australiana Internet-2.0: il CEO Robert Potter spiega al giornalista come una parte significativa dei dati tecnologici riguardava il personale militare e le navi militari, che le persone nel database raccolto venivano classificate in base a profili psicologici, categorizzati in base a cinque tipi di profilo, per esempio quanto sono disponibili, quali sono le loro vulnerabilità o come quella data persona ha ereditato una certa ideologia.

Zhenhua non può aver agito in modo indipendente dal partito comunista cinese e il governo, i loro partner avevano legami significativi col governo cinese anche perché, spiega ancora il CEO di Internet 2.0, “se in Cina qualcuno si mettese a raccogliere questi dati senza il permesso del governo finirebbe probabilmente in prigione. E la CCT Tech è fortemente coinvolta nella provincia dello Xinjiang e sviluppa molta tecnologia di riconoscimento facciale che viene poi utilizzata in quelle province”.

Utilizzata contro la minoranza degli uiguri, discriminata e sotto posta a violazione dei diritti da parte del governo di Pechino.

La scoperta di questo database potrebbe essere un avvertimento, sostiene Francesco Sisci, sinologo che lavora a Pechino: attenzione, ci stanno dicendo dalla Cina, sappiamo tante cose di voi.

Nella regione dello Xinjiang il governo cinese ha costruito diversi edifici che, visti dal satellite, hanno un aspetto simile a dei campi di concentramento: torri di avvistamento, muri attorno: secondo le autorità sarebbero istituti tecnici, ma una fuga di comunicazioni interne tra i quadri del regime ha svelato al mondo il manuale operativo per la gestione di questi campi di detenzione e il sistema di sorveglianza di massa della regione. Lo scoop è della ICIJ e rivela come i così detti centri di formazione in questa regione siano in realtà campi dove fanno il lavaggio del cervello politico:

le porte dei dormitori devono essere chiuse a doppia mandata” .. “controllare l'attività degli studenti per prevenire la fuga degli studenti durante le lezioni ” .. “risolvere i problemi ideologici e le emozioni normali degli studenti in ogni momento ” questo è scritto nei manuali operativi, frasi che hanno ben poco a vedere con l'istruzione.

Da anni il governo cinese accusa la minoranza musulmana di attentati e il programma nei centri di detenzione sarebbe il tentativo di stroncare la minaccia: “una bugia” – secondo Dolkun Isa presidente del congresso mondiale degli Uiguro - “il governo cinese sta cercando di nascondere la realtà e usano la scusa del terrorismo per la repressione degli Uiguri, il mio nome è il numero tre nella lista dei terroristi ma nella mia vita non ho mai visto una pistola vera, non ho mai visto una vera bomba, la mia bomba è solo questa penna, quella che uso per scrivere.”

Il programma di repressione nello Xinjiang ruota attorno ad un programma di riconoscimento facciale, la raccolta di dati biometrici, persino vocali che rende possibili perfino arresti preventivi come nel film Minority Report: milioni di telecamere disseminate nella regione e l'intelligenza artificiale che analizza i dati e stabilisce se sei arrabbiato, pericoloso e a quale etnia appartieni.

Cosa ne pensano di tutto questo alla Hikvsion Italia? “Noi produciamo apparati, è come se si accusasse un produttore di armi di omicidio ”

La scheda del servizio: L'OCCHIO DEL DRAGONE di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella con la collaborazione di Norma Ferrara ed Eleonora Zocca

Con la pandemia ci siamo abituati a passare numerosi controlli biometrici: le telecamere intelligenti rilevano se abbiamo la febbre, se portiamo bene la mascherina, se abbiamo un cappello che copre troppo la fronte, se siamo in gruppo o da soli davanti all’obiettivo. Si tratta di un grande aiuto a prevenire la diffusione del virus ma il mercato della videosorveglianza è in mano a poche aziende e i più grandi player del mercato sono multinazionali cinesi. Chi c'è dietro queste aziende? Dove finiscono i nostri dati? Potrebbero essere usati contro di noi? Dopo Trump e Biden una nuova guerra fredda sembra stagliarsi all'orizzonte e proprio i dati saranno il terreno di battaglia.

Intanto l'ombra di deportazioni e lavoro forzato tinge di rosso le piantagioni di cotone dello Xinjiang nell'ovest della Cina, dove decine di migliaia di uiguri, una minoranza turcofona musulmana, sono costretti da Pechino a estenuanti campagne di raccolta a mano lontano dai loro villaggi. Il Partito Comunista Cinese vuole cancellare le radici culturali delle minoranze e combattere l'estremismo e lo ha fatto imprigionando da uno a tre milioni di uiguri in campi di rieducazione che il governo definisce centri di formazione professionale. Una volta rieducati molti di questi uiguri sono spediti nelle grandi fabbriche della Cina orientale, a lavorare per i fornitori di multinazionali occidentali. Anche noi abbiamo provato a creare la nostra società di import export e ci siamo infilati nel business del cotone. Scoprendo quanto è facile camuffarne l'origine.

Un mondo del lavoro smart

Lo smart working è un'opportunità per fermare il consumo di cemento nelle grandi città, per ripopolare le cittadine della provincia, un'opportunità per i borghi turistici (è sufficiente una connessione di rete) e la possibilità per i pendolari di riconquistarsi quelle ore di tempo spese sui treni regionali (che non verranno potenziati nemmeno dal PNRR che potrebbe diventare un'occasione mancata).

La scheda del servizio: SMART WORK IN PROGRESS di Max Brod con la collaborazione di Greta Orsi

Con la pandemia tutto il mondo, Italia compresa, ha iniziato a sperimentare lo smart working. Da una parte ci sono i datori di lavoro che ci credevano ancor prima del Covid, dall'altra c'è chi, per paura dei cosiddetti "furbetti", non si fida a lasciare i lavoratori a casa. È così che cresce la richiesta, per gli investigatori privati, di spiare i dipendenti. Non tutti però sono così diffidenti. Ci sono aziende che vedono aumentare la produttività grazie allo smart working e molti dipendenti hanno iniziato a scegliere le location più disparate per la loro postazione di lavoro: addirittura le navi da crociera. Migliaia di piccoli borghi in via di spopolamento, poi, sognano di rinascere grazie al lavoro agile. Sempre che arrivi anche qui l'elemento fondamentale per lavorare da remoto: l'internet veloce.

Erano solo babbi natale..

In Italia l'informazione non è al servizio del cittadino, affinché sia informato di quanto accade nel paese e allo stesso modo non è la politica che deve essere trasparente e al servizio del paese.

No, in Italia è Report che deve spiegare come e perché è venuta in possesso del video in cui un'insegnante ha ripreso per 20 secondi l'ex presidente del consiglio Renzi assieme a Marco Mancini, dirigente del DIS (l'ente che coordina l'attività dell'Aisi e dell'Aise).

Non solo, l'atteggiamento dei partiti, con poche eccezioni, dimostra ancora una volta quale sia la loro considerazione dell'informazione: a servizio del potete, quale esso sia.

In ogni caso, questa sera i giornalisti di Report intervisteranno la signora, che darà la sua versione dei fatti. Perché dell'altra parte, siamo ancora alla storiella dei babbi di cioccolato.

Cari politici, dovete abituarvi a spiegare, a rendere conto, che siano incontri all'autogrill o voli in Arabia Saudita, tanto per parlar chiaro.

Perché questo atteggiamento, “chissà chi ha pagato Report per quel servizio” vi rende tanti simili ai grillini, quegli odiati populisti.

La scheda del servizio: Com’è andata a finire? BABBI E SPIE

Il Copasir, l’organismo bicamerale che esercita il controllo parlamentare sull'operato dei servizi segreti italiani, dopo la messa in onda di foto e video che mostravano l’incontro tra il leader di Italia Viva Matteo Renzi e lo 007 Marco Mancini, oggi dirigente del Dipartimento informazioni e sicurezza (Dis), ha deciso di approfondire. Ha convocato lo stesso direttore del Dis Gennaro Vecchione, riservandosi di procedere a ulteriori verifiche e alle audizioni degli stessi Renzi e Mancini. Report tornerà sulla vicenda con informazioni esclusive.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

19 novembre 2019

Report – Infiltrato speciale (la guerra sulla cybersecurity)

Abbiamo barattato la nostra privacy in nome di una finta sicurezza: possiamo essere spiati anche se usiamo App come Telegram.
A rivoluzione del 5G quanto è sicura?

Nell'anteprima, la storia di un piccolo comune alle prese con l'Ici che dovrebbe ricevere dal ministero della Difesa.

Casa e difesa – Chiara De Luca

Il ministero della Difesa ha in uso circa 21 mila immobili del Demanio, di questi circa 16mila sono utilizzati dal personale della Difesa, per esigenze di tipo abitativo: secondo la Cassazione non svolgendo attività istituzionale, dovrebbero essere soggetti al pagamento dell'Imu e dell'Ici.
Ad oggi non è ancora stato versato nulla: al comune di Fontana di Liri (da cui è partita la sentenza) hanno stimato in 500mila euro la somma che dovrebbe arrivare dal ministero e che sta già creando problemi di bilancio.

A Milano sono 86 le sedi, a Napoli sono 6 i complessi, a Roma 1981 e l'ammanco sarebbe di tre milioni di euro l'anno.
Il sindaco di Fontana Liri, Gianpio Salacco, ha raccontato alla giornalista di aver esposto il problema al Gabinetto dell'ex ministra Trenta, che ha ammesso che i crediti fossero legittimi, ma siccome non era stati stanziati in bilancio, non sapevamo come sarebbero stati pagati (e se sarebbero stati pagati..).

Per fare pressione alla Difesa, il sindaco ha chiesto aiuto all'Anci: De Caro ha anche dato la sua disponibilità, per aiutare il comune del sindaco Salacco.
DeCaro ha chiesto scusa al collega, pure lui ha qualche problema col ministero della Difesa, dovendo ricevere dei soldi: possibile che due enti dello Stato non sappiamo risolvere questi problemi da soli, senza arrivare ad un contenzioso?
La giornalista di Report ha chiesto conto al neo ministro Guerini: ha aperto un tavolo per dare una soluzione a tutti i comuni, compreso Milano che deve prendere dalla Difesa 1,2 milioni.

Ma se un cittadini non paga l'Imu la casa viene pignorata: ma se la casa è dello Stato non è possibile; senza le entrate per l'Imu, i comuni devono tagliare i servizi per tenere a pari il bilancio.

A Cagliari ci sono 174 alloggi della Difesa, ma il comune non è in grado di arrivare nemmeno ad una stima dei debiti pregressi, per problemi di accatastamento.
A Napoli l'agenzia del Demanio si è rifiutato di comunicare al comune quante sono le case del ministero della difesa: così il comune ha spiato le comunicazioni sui social dei dipendenti della Difesa. Incredibile.

A Verona conoscono gli immobili, ma il ministero della Difesa qui fa orecchio da mercante.
Entro il 31/12 senza nessuna risposta procederanno d'ufficio per non perdere soldi.

A Sesto Fiorentino, il sindaco vorrebbe incassare l'Imu anche dalle caserme inutilizzate e abbandonate: la cifra è pari a 700mila euro, soldi che contribuirebbero a migliorare la vita nelle città.

Roma dovrebbe incassare dalla Difesa 3ml di euro: il sindaco Raggi ha assicurato che faranno una conferenza stampo, a tempo debito. Ma il tempo non c'è e le casse del comune languono.

Perché questa guerra tra enti dello Stato? I comuni non potrebbero incassare direttamente dal ministero delle Finanze e dell'economia?

Infiltrato speciale di Paolo Mondani

Un centinaio di italiani sono stati spiati in modo illegale da un trojan i Stato, autorizzato dallo Stato: l'ennesimo capitolo della guerra al terrorismo, alla criminalità e poi alla corruzione, che oggi si basa su malware e spyware, ma che in realtà violano la nostra privacy, carpiscono le nostre chat e le nostre emozioni.

Questi attacchi hanno colpito l'ex presidente Renzi, il giornalista Khasshoggi, Draghi.
Nessun segreto sembra al sicuro, se è sul cellulare: nel vuoto tra leggi e tecnologia si è infilato il trojan, che rischia di diventare una normalità.

Basta mandare una immagine su whatsapp, una mail con l'allegato e si prende il controllo del cellulare, anche se è spento.
Un trojan può manipolare un tablet, uno smartphone, qualsiasi dispositivo con sw: sul mercato ci sono anche trojan commerciali, che si pagano con un canone mensile, ma bisogna avere a disposizione il telefono.
Come fare? Basta vendere il telefono, già “inoculato”, già pronto per la captazione.

Il trojan di stato è stato usato per intercettare il magistrato Palamara, nell'inchiesta di Roma sulle nomine al CSM: è dalla riforma Bonafede dello scorso anno che questi “captatori” possono essere usati nelle indagini sulla corruzione, fino a quel momento potevano essere usati solo nelle indagini su mafia e terrorismo.

Palamara ha partecipato a riunioni dove si sarebbero concordate le future nomine di magistrati: ma era solo un tavolo dove politici (come Ferri e Lotti) e magistrati trattavano per queste nomine.
Come mai il trojan è stato inoculato solo dopo un anno dalla notizia di reato, partita nel 2018?

Exodus è il trojan realizzato da un imprenditore calabrese, Fasano, della E-Surv, capace di bucare la chat di Telegram: è stato arrestato con l'accusa di aver intercettato in modo illegale centinaia di italiani.
Questo sw è stato adottato dall'80 90% delle procure italiane: la polizia riusciva a inoculare il virus grazie ad una app messa sullo Store.
Le informazioni captate sono finite su un cloud di Amazon e non direttamente a server della Procura: una vulnerabilità dei dati non da poco.

Come è cominciata l'intercettazione abusiva? Per un errore del sw, che non avrebbe fatto match col codice Imei dei cellulari da intercettare per la procura.
Ma un ex dipendente della E Surv sostiene che i dirigenti si sentivano così forti tanto da intercettare tutti: accuse portate alla procura di Napoli, da cui sono partite le indagini.

Perché lo hanno fatto?
E-Surv lo avrebbe fatto per gente che ha soldi da investire nel furto di queste informazioni – sostiene il giudice Gratteri, procuratore a Catanzaro.
Dietro i vertici di E Surv ci sono personaggi importanti?

Sempre negli Stati Uniti sono finite le informazioni carpite dai fratelli Occhionero a Renzi, Monti e Draghi: sono stati arrestati, con l'accusa di cybespionaggio e di aver tentato un attacco informatico all'Enav.

Occhionero si è difeso sostenendo l'inconsistenza delle accuse: il perito della procura si era mosso contro loro prima del decreto del giudice, che ha autorizzato l'inserimento del trojan contro gli Occhionero.
Ritengono di essere finiti sotto inchiesta perché volevano coinvolgerlo nell'inchiesta sul furto delle mail alla Clinton, per incolpare poi Trump, per la loro vicinanza coi repubblicani.

Una storia torbida, che coinvolge il governo italiano, FBI e magistrati italiani. Solo un complotto inventato o c'è qualcosa di reale?

Fare intercettazioni costa da pochi euro per quelle tradizionali, 100 150 euro per quelle telematiche: servirebbe un prezzario nazionale per livellare i costi, questo chiedono le procure italiane.
Nel 2018 le intercettazioni telematiche sono costate 218 ml e i costi stanno aumentando negli ultimi tempi anche per la riforma Bonafede.
Mancano però ancora alcuni decreti attuativi per normare meglio l'uso del Trojan: un controllo indipendente di un ente terzo, la disabilitazione della captazione, quali dati prendere dai telefoni.
In questo mercato della captazione non c'è nessun controllo pubblico: un problema importante che riguarda la nostra privacy – lo racconta un avvocato esperto della materia come Giuseppe De Vita.
Le informazioni raccolte non finiscono direttamente nella procura ma transitano in mezzo a d altri server, non controllati dalle procure.

La Sio Spa è una delle poche aziende del settore che ha accettato l'intervista da parte di Report: le altre società in questo business sono israeliane, tedesche, americane.
C'è un forte rischio che i trojan, diventando poliformici, si trasformino come i virus in natura e inizino a mutare: trojan nati per fini di indagine, potrebbero diventare virus che rubano pezzi della nostra vita, che danneggiano le persone.
Mancano delle norme certe – ammette la procuratrice Dolci, della DDA di Milano: questo non aiuta le casse della giustizia, non aiuta i magistrati, non aiuta la giustizia.
Manca un trojan di Stato, manca un albo dei fornitori, manca la trasparenza.

Eppure avremmo dovuto imparare la lezione del virus Galileo, della Hacking Team: facevano sicurezza difensiva, poi nel 2012 hanno cambiato politica, per fare sicurezza offensiva.
Così hanno venduto il loro sw a paesi che hanno usato il trojan contro giornalisti e oppositori (Nigeria, Singapore, Arabia..): tutte commesse autorizzate dal Mise, vendite intermediate da Israele.

Lo aveva raccontato già Snowdem: la NSA sorvegliava tutto il paese, tutto il pianeta, in modo indiscriminato, solo per destabilizzare paesi stranieri, per controllarne la politica.

Nel 2014 il governo voleva imporre ad Hacking Team la clausola per bloccare la vendita di Galleo a paesi poco democratici: ma poi un ministro del governo Renzi fece saltare la clausola.

Gli israeliani dell'NSO sono una delle migliori società nel settore, il loro sw Pegasus è stato usato dall'Arabia per spiare il giornalista Khasshoggi e anche da altri paesi per spiare oppositori, attivisti, sindacalisti, giornalisti.
Sono stati violati migliaia di profili Facebook, grazie ad una vulnerabilità di Whatsapp per cui poi la società americana ha chiesto un risarcimento milionario agli israeliani.

Il mercato degli spyware è in crescita in America: lo usano gli investigatori privati, l'intelligence, molto meno la polizia, perché di mezzo ci sono i diritti della difesa da far rispettare.
Se acquisisci i dati in modo illegale, le accuse contro i criminali veri decadono: la sorveglianza di massa, fatta con spyware, non aiuta chi fa delle vere indagini.

In Europa la Costituzione tutela la libertà dei nostri dati, ma pure lì i trojan possono essere usati: costano decine di milioni di euro eppure non hanno sventato nessun attacco terroristico.

In Europa l'europarlamentare olandese Marjekte Saake ha cercato di regolamentare il mondo delle intercettazioni sw, senza successo: la consultazione popolare sulla legge per gli spyware è stata poi bypassata dal governo.
E' stata lei a raccontare che il sw che ha intercettato Regeni in Egitto è stato fatto in Italia: cosa sta succedendo?
Stiamo calpestando la privacy, stiamo calpestando i nostri diritti, in nome di una sicurezza tutta da dimostrare?
L'impressione è che dietro ci sia solo un business il cui prodotto sono le informazioni dei cittadini, che hanno tutto il diritto di veder tutelate le proprie conversazioni.

Possiamo fidarci di captatori capaci di prendere possesso di un cellulare e di infilarci dentro una prova falsa?