Non c'è solo Roma, col probabile processo al sindaco Raggi per le sue nomine al comune di Roma.
E non c'è solo il caso del bambino malato di leucemia, morto per morbillo a Monza (preso dai fratelli che non si erano vaccinati).
Se volete indignarvi potreste anche occuparvi del sindaco di Milano Sala e delle sue scelte quando era commissario di Expo.
E ci sono anche i bambini che si ammalano a Taranto, o in Basilicata. E non perché non sono vaccinati.
Così, per completezza dell'informazione.
Nessuno io mi chiamo; nessuno è il nome che mi danno il padre e la madre e inoltre tutti gli amici
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23 giugno 2017
10 gennaio 2017
Presa diretta – il sacco di Roma e l'intervista a Gratteri
La prima puntata della stagione 2016 è
cominciata dall'incontro con Nicola Gratteri, uno dei
magistrati più esperti nella lotta alla mafia, che ha sequestrato
tonnellate di droga alla ndrangheta e ne ha decimato le famiglie.
Riccardo Iacona lo ha incontrato in una
delle sue lezioni per le scuole, dove presentava il suo ultimo libro
“Padrini e padroni”.
La zona grigia dove operano i
professionisti che lavorano per la ndrangheta non esiste: dobbiamo
considerarli organici alla ndrangheta.
Dal 2016 è procuratore capo a
Catanzaro: due anni fa poteva essere ministro della giustizia per il
governo Renzi.
A Presa diretta, alla domanda del
giornalista, aveva risposto che avrebbe accettato l'incarico, se
avesse avuto carta bianca per le riforme che avrebbero fatto
funzionare il processo penale, rendere non più conveniente
delinquere.
Si è detto che è stato Napolitano a
fermare la sua nomina perché magistrato: la verità è che io sono
indipendente, non ascrivibile ad alcuna corrente in magistratura e in
politica.
C'era un gruppo che brigava perché
Gratteri non arrivasse a quel posto: era il gruppo attorno a Gemelli
(il compagno dell'ex ministro Guidi, coinvolto nell'inchiesta su
Tempa rossa), emerso nell'inchiesta di Potenza, che dicevano “non
ci serve un altro Cantone”.
Quali sono i meccanismi veri del
potere?
La ndrangheta è entrata in modo
massiccio nella massoneria – scrive nel suo libro. Negli anni '70
gli ndranghetisti hanno fatto la doppia affiliazione alle ndrine e
alle logge: è stato un salto di qualità che le ha fatte entrare
nella stanza dei bottoni.
È una ndrangheta che è ora gruppo
dirigente nel potere, che gestisce la cosa pubblica anche al nord.
Le riforme di Gratteri: i reati
si prescrivono perché i processi non si celebrano, per cose banali.
Un componente del collegio che si
sposta, lo spostare i testimoni per il paese, che ha un costo.
Allora perché non fare la video
deposizione del testimone: se servono domande nuove si fanno,
altrimenti si guardano i dvd.
Il processo a distanza, per evitare le
traduzioni dei testimoni per il paese: costa 70 ml l'anno.
Nessun articolo è passato: si
ridurrebbero i tempi dei processi del 70%, si toglierebbe di mezzo la
prescrizione che è il motivo per cui la gente non crede in noi.
I processi per i delitti, per la
malasanità, in cui non si arriva alla sentenza.
Il lavoro di Gratteri è stato
consegnato a tutti i parlamentari: è un articolato di legge che non
è stato fatto suo dal governo Renzi né da altri.
Parzialmente è stato usato dal
ministro della giustizia: significa che o non è un buon lavoro
oppure che non era una priorità del governo, diversamente dal jobs
act.
Eppure la giustizia ha seri problemi: a
Catanzaro ogni sostituto ha 1500 fascicoli, molti dei quali si
prescriverà. È colpa di chi c'era prima, nelle procure, nei
ministeri e nel CSM.
Nonostante questo la procura con le
forze dell'ordine non sta con le mani in mano: operazioni contro le
cosche, che imponevano candidati, che controllavano il settore del
turismo.
La ndrangheta di Catanzaro e di
Crotone ha la stessa pericolosità di quella di Reggio: hanno
rapporti diretti con la politica e hanno colonizzato pezzi del nord,
come in Emilia.
A Catanzaro si cerca di fare indagini a
tutto tondo: “io ho la testa dura, è la caratteristica dei
calabresi, il senso della paura l'ho vinto tanti anni fa”.
Serve ragionare con la paura: è un
lavoro che si svolge tutti assieme, magistratura e forze dell'ordine.
Nonostante la politica.
Le minacce alla famiglia, ai figli a
Messina: “preferirei non parlarne .. noi stiamo attenti”.
In bocca al lupo procuratore!
Il sacco di Roma.
Raffaele Marra, il dirigente del comune
di Roma ora indagato dalla procura, è accusato di essersi messo a
disposizione di Scarpellini, il costruttore.
Come mai il sindaco Raggi lo ha difeso?
Ora la situazione della capitale è al
collasso, nonostante i tanti sprechi di soldi pubblici, che hanno
attraversato la città dal centro alle periferie.
Chi è il colpevole del sacco di Roma?
Roma è il banco di prova del M5S:
tutti stanno a vedere cosa fa la sindaca Raggi.
Una città unica come Roma è al
collasso finanziario: Giulia Bosetti lo ha raccontato nel suo
servizio.
Che è cominciato dal comizio del
sindaco, che rispondeva agli “esperti” che hanno mangiato a Roma,
prima di loro, il 3 giugno 2016.
I temi della sua campagna sono stati la
trasparenza e la legalità: nessuno controllava, tutti facevano i
loro comodi in Campidoglio.
Eppure, solo dopo pochi mesi,
un'inchiesta ha coinvolto anche la nuova amministrazione,
coinvolgendo l'ex capo di Gabinetto Marra, che avrebbe favorito
(prima di lavorare con questa giunta) il costruttore Scarpellini, in
cambio di un ritorno economico: compravendite di appartamenti che
nasconderebbero comportamenti corruttivi del funzionario pubblico.
Anche la casa di Marra sarebbe comprata
con assegni di Scarpellini: la casa è stata comprata da Enasarco,
che avrebbe dovuto dare diritto di prelazione agli inquilini, nel
2011.
I Marra erano affittuari ma solo nel
2013 e hanno avuto uno sconto del 40%.
Secondo i pm gli assegni sarebbero una
tangente (e non un prestito) in cambio di favori come dirigente del
comune: un palazzo affittato da Scarpellini al comune.
Si tratta di un palazzo di proprietà
di Inpgi, affittato a Scarpellini e poi subaffittato al comune di
Roma ad un prezzo superiore, non un affare per il pubblico.
Alemanno racconta dei primi incontri
con Marra, entrato nella pubblica amministrazione con la destra ,
quando era ministro e successivamente al comune: dopo
l'allontanamento, Panzironi avrebbe interceduto con Alemanno affinché
Marra tornasse al comune.
Marra è stato dirigente in regione
Lazio, con la Polverini: non aveva requisiti per essere capo del
personale e nonostante una pronuncia del TAR, è rimasto al suo
posto.
E con questa nomina, che ha fatto
curriculum, è poi passato al comune di Roma, come capo del
personale: le nomine fatte da Marra, senza criteri di merito.
Tra le nomine anche quelle del
fratello, nel settore del turismo: nomine firmate dal dirigente e
anche dalla sindaca.
Secondo l'Anac, si configura un
conflitto di interesse e Raggi lo sapeva: il sindacato dei dirigenti
ha protestato contro queste nomine.
Non si capivano i criteri delle nomine:
un problema di trasparenza e anche gestionale, per il governo della
città.
L'appello del sindacato dei dirigenti
non è stato ascoltato.
La nomina di Marra a capo del personale
è poi causa di altri problemi della giunta, come la nomina poi
saltata del capo di Gabinetto del giudice Raineri.
Che, nella sua ricostruzione dei fatti,
racconta come Marra e Romeo erano sempre a fianco della Raggi, erano
loro i veri capi di gabinetto: per estrometterla hanno inventato
l'esposto all'Anac per la sua nomina.
Romeo era un funzionario comunale poi
nominato dalla Raggi come vice capo di Gabinetto, con un aumento
considerevole dello stipendio, dopo essersi messo in aspettativa e
poi assunto come dirigente.
Raineri ora, nel suo esposto alla
procura, sostiene di aver ha pagato il prezzo di aver contestato alla
Raggi la nomina di Romeo.
La difesa del sindaco non è chiara:
Raineri è stata assunta con un criterio sbagliato, volevo usarne un
altro. Ora Romeo non è più capo della segreteria, per le insistenze
di Grillo e il sindaco ha chiesto la revoca della nomina del fratello
di Raffaele Marra.
Perché è stato scelto Marra, uno dei
personaggi che arrivava dalla destra romana, che ha contribuito alla
rovina del comune? Il sindaco ha scelto di non rispondere alle
domande di Presa diretta.
Altra nomina che ha causato problemi
alla giunta è quella dell'ex assessore Muraro: in un video
del M5S la si vede fare un blitz a Rocca Cencia, nell'impianto dei
rifiuti.
Un impianto ben conosciuto da Paola
Murato, quando era consulente per l'Ama, su nomina di Fiscon, ora
imputato nel processo di mafia capitale perché piegato agli
interessi di Buzzi e Carminati.
Murato aveva la delega alla gestione
degli impianti: Presa diretta era stata qui nel 2011, con una
inchiesta di Raffaella Pusceddu, che mostrava le pecche dello
stabilimento, dei rifiuti che venivano spostati in altri impianti e
non trattati.
Per 4 mesi il sindaco ha difeso la sua
assessora, finché non si è arrivato alle sue dimissioni.
Il buco di Ama è di 600ml di euro:
forse la Muraro non era la persona giusta per risanare l'azienda.
“Sarà la magistratura a chiarire se
ci sono profili di illegittimità” risponde il sindaco.
Il presidente del consiglio comunale ha
annunciato al comune la bocciatura del bilancio di Roma da parte
dell'OREF, i revisori: l'amministrazione non avrebbe previsto gli
interventi per salvaguardare gli equilibri del bilancio.
I buchi arrivano da molto lontano,
quando a governare c'erano quelli che ora fanno anche le pulci al
M5S: l'ex sindaco Marino tira in ballo i tempi di Rutelli e Veltroni,
finché non si è arrivati ai tempi di Alemanno.
Quando il governo Berlusconi nel 2010
ha ripianato il debito pregresso coi soldi pubblici: un commissario
nominato da Tremonti avrebbe dovuto ripianare la voragine.
Tra i debiti anche operazioni
finanziarie azzardate della gestione Veltroni, operazioni derivate
per milioni di euro.
I debiti del comune di Roma li pagano
tutti i cittadini romani, ma quelli di Roma due volte, per i servizi
che non ci sono e per l'addizionale Irpef più alta.
I questi ultimi anni, anche dopo il
debito ripianato, Alemanno è riuscito a peggiorare i conti: nel 2013
quando è arrivato Marino, la situazione era disastrosa.
L'elettricità che veniva comprata a
prezzi maggiorati, computer pagati dieci volte di più.
Marino voleva vendere delle società
(come l'assicurazione, il centro carni, le farmacie in perdita) ma
non ci è riuscito: il mandato è terminato coi consiglieri di
maggioranza e opposizione che vanno dal notaio a fermare il percorso
di risanamento, dice l'ex sindaco.
Orfini ha risposto dicendo che Marino
non stava risolvendo i problemi della città e allora ne hanno
staccato la spina: non lo hanno sfiduciato in aula per non mischiare
i voti, la giustificazione per l'operazione dal notaio.
Marino era un sindaco che non si
rendeva conto della realtà, che non aveva una visione politica..
La colpa è di Marino o del suo
partito?
Colpa della mancata comunicazione
dell'ex sindaco marziano?
Roma è risanabile o no?
L'Atac è un ottimo esempio di come
si sono creati i debiti del comune: il palazzo della società è
un primo passo. Il comune prima ha pagato un anticipo per comprare il
palazzo, poi lo ha affittato, spendendo di più.
Tutta la gestione degli immobili è
scandalosa: depositi abbandonati, come quello in piazza Santo
Spirito. Chi condiziona le scelte dell'azienda? I fornitori, la
politica che ha usato l'azienda come serbatoio dei voti, i
controllori che chiudevano gli occhi su lavori pagati ma non fatti.
E chi denunciava le storture sono stati
fatti fuori, come Marco Rettighieri: era stato nominato da Tronca, ma
il sindaco Raggi lo ha allontanato.
Atac, racconta Rettighieri, era il
bancomat della politica: ha bruciato 4,5 mld di euro arrivati da
regione e comune. Come è stato possibile?
C'era un contratto da 16 ml di euro per
la manutenzione delle gomme.
Consulenze per diversi milioni a 140
persone.
Villa Pamphili: il grande parco di
Roma, che ospita una villa del 600. La cancellata è un'opera per il
Giubileo, ogni palo della recinzione è costato 500 mila lire e
questo è solo uno degli sprechi.
Gli investimenti milionari sono finiti
in serre che ora sono usate come dormitori e abbandonate a se stesse.
Il comune di Roma ha tra le mani un
patrimonio straordinario ma non riesce a valorizzarlo: Roma incassa
dai suoi appartamenti una cifra irrisoria, 7,75 euro al mese ad
esempio.
60000 appartamenti, alcuni dei quali
non si sa nemmeno il costo d'affitto.
Roma la città degli sprechi e delle
opere incompiute: come un parcheggio per cui si sono spesi 50ml di
euro, che ha un accesso che blocca le auto troppo alte.
Una scuola in costruzione dal 2003,
ancora incompleta.
L'auditorium Pineta Sacchetti, in
costruzione dal 2003, si sono spesi finora 4ml di euro.
Sulla Pontina doveva sorgere la città
del rugby: nella struttura dovevano sorgere aree di fitness, un campo
da rugby, ma l'imprenditore ha lasciato i lavori a metà e il comune
ha un debito da 30 ml di euro.
I punti verdi di qualità nella città
sono un altro buco: 600 ml di euro di mutui non pagati dai
costruttori, per costruzioni su aree verdi, dove il comune garantiva
con delle fideiussioni.
Giovanni Caudo era assessore con la
giunta Marino: le opere pubbliche a Roma sono fatte per favorire
poche imprese private a scapito del pubblico.
Come le vele di Calatrava: chi ha
deciso di spendere 660 ml di euro per avere una piscina e un
palasport?
A Tor Vergata, nella zona sudest doveva
sorgere la città dello sport: delle due vele di Calatrava ne
è pronta solo una, con tanto ferro come nemmeno la Torre Eiffel e
oggi sono pure in stato di abbandono.
Il progetto nasce da una convenzione
con Caltagirone e Vianini che, nonostante questi sprechi, hanno
continuato a prendersi appalti pubblici.
Appalti su cui, nel marzo del 2016, si
è espressa negativamente anche l'Anac: opere senza gara, aggiudicate
da imprese coinvolte nell'inchiesta di mafia capitale.
Colpa dei bilanci affrontati poi in
ritardo, si è giustificato Alemanno: ma è un cane che si mangia la
coda, visto che erano proprio queste gare che poi facevano saltare i
bilanci.
La situazione è questa: 12 mld di
debito storico, 650ml di disavanzo. Vedremo come il sindaco Raggi
virrà affrontare questa situazione..
04 ottobre 2016
Pari e patta (e i rifiuti)?
Il presidente del Consiglio Renzi: “La svolta grillina a Roma? I rifiuti in mano a quelli coinvolti con Mafia Capitale”.
La risposta del sindaco di Roma (che fino ad oggi ha difeso il suo assessore Muraro nonostante la bugia sulle indagini sul suo conto): “Affari con Mafia Capitale? Mica siamo il Pd – scriveva Raggi su Twitter – i cittadini sanno che quel sistema l’hanno creato loro. Noi lo combattiamo”.
E' finita con un 1 a 1: una querela per parte, Muraro contro Renzi e PD (per mano del tesoriere Bonifazi) contro Raggi.
Come finirà non è dato sapere.
Quello che è certo sono i rapporti dell'ex consulente Muraro (oggi assessore) con personaggi come Fiscon e Panzironi.
Come altrettanto certi sono i finanziamenti a destra e sinistra di Buzzi, quello della coop rossa al centro dell'inchiesta Mafia capitale.
Finanziamenti finiti anche per la cena di Renzi.
In uno dei filoni dell'inchiesta è indagato anche il sottosegretario Castiglione, del partito di Alfano.
Ancora al suo posto perché siamo garantisti (e forse perché il suo partito è strategico per il governo).
Detto ciò, ancora stiamo aspettando una discontinuità sulla gestione del rifiuti: ci vorranno mesi, probabilmente.
Mesi che potrebbero essere meglio impegnati se si lavorasse di più, lasciando da parte beghe interne, polemiche sterili (da ambo le parti).
Tanto, come dicono i politici in questi casi, siamo sereni e aspettiamo la magistratura, no?
La risposta del sindaco di Roma (che fino ad oggi ha difeso il suo assessore Muraro nonostante la bugia sulle indagini sul suo conto): “Affari con Mafia Capitale? Mica siamo il Pd – scriveva Raggi su Twitter – i cittadini sanno che quel sistema l’hanno creato loro. Noi lo combattiamo”.
E' finita con un 1 a 1: una querela per parte, Muraro contro Renzi e PD (per mano del tesoriere Bonifazi) contro Raggi.
Come finirà non è dato sapere.
Quello che è certo sono i rapporti dell'ex consulente Muraro (oggi assessore) con personaggi come Fiscon e Panzironi.
Come altrettanto certi sono i finanziamenti a destra e sinistra di Buzzi, quello della coop rossa al centro dell'inchiesta Mafia capitale.
Finanziamenti finiti anche per la cena di Renzi.
In uno dei filoni dell'inchiesta è indagato anche il sottosegretario Castiglione, del partito di Alfano.
Ancora al suo posto perché siamo garantisti (e forse perché il suo partito è strategico per il governo).
Detto ciò, ancora stiamo aspettando una discontinuità sulla gestione del rifiuti: ci vorranno mesi, probabilmente.
Mesi che potrebbero essere meglio impegnati se si lavorasse di più, lasciando da parte beghe interne, polemiche sterili (da ambo le parti).
Tanto, come dicono i politici in questi casi, siamo sereni e aspettiamo la magistratura, no?
07 settembre 2016
Chi di streaming ferisce
Una volta era il M5S a chiedere gli incontri in streaming per mettere all'angolo l'avversario e costringerlo a difendersi.
Ma quando si entra nel palazzo, tocca a te subire la stessa sorte, come successo a Quarto, a Livorno, a Parma.
E ora a Roma.
Il tempo delle battute, degli slogan, del vento che cambia è finito.
Ora a comandare c'è la giunta a 5 stelle.
Se si racconta una bugia, ora è l'opposizione a darti del ladro.
Se nomini assessore una persona con (potenziali) conflitti di interesse (come la Muraro) sei tu dalla parte del torto.
Certo, nulla toglie al fatto che questa storia sia usata in modo strumentale dalle opposizioni e da quanti hanno interesse a non voler cambiare le cose.
Nulla toglie al fatto che mentre si parla di Roma e delle nomine della Raggi, in pochi si ricordano di Sala a Milano e delle sue dimenticanze nell'autocertificazione come commissario Expo.
E degli altri amministratori coinvolti in inchieste o processi.
Aggiungiamo anche come tutte le domande in commissione ecomafie abbiano riguardato le dinamiche interne al movimento (avete informato il direttorio? E i vertici nazionali?) e non i rapporti tra il ciclo dei rifiuti e la criminalità organizzata.
Detto ciò però, quello che sta succedendo a Roma mette in chiaro in modo spietato come la strada per il governo sia lunga.
E che forse, avere alle spalle un partito vero, con dei "saggi" che sappiano consigliare, decidere, non sia poi una brutta cosa.
Ma quando si entra nel palazzo, tocca a te subire la stessa sorte, come successo a Quarto, a Livorno, a Parma.
E ora a Roma.
Il tempo delle battute, degli slogan, del vento che cambia è finito.
Ora a comandare c'è la giunta a 5 stelle.
Se si racconta una bugia, ora è l'opposizione a darti del ladro.
Se nomini assessore una persona con (potenziali) conflitti di interesse (come la Muraro) sei tu dalla parte del torto.
Certo, nulla toglie al fatto che questa storia sia usata in modo strumentale dalle opposizioni e da quanti hanno interesse a non voler cambiare le cose.
Nulla toglie al fatto che mentre si parla di Roma e delle nomine della Raggi, in pochi si ricordano di Sala a Milano e delle sue dimenticanze nell'autocertificazione come commissario Expo.
E degli altri amministratori coinvolti in inchieste o processi.
Aggiungiamo anche come tutte le domande in commissione ecomafie abbiano riguardato le dinamiche interne al movimento (avete informato il direttorio? E i vertici nazionali?) e non i rapporti tra il ciclo dei rifiuti e la criminalità organizzata.
Detto ciò però, quello che sta succedendo a Roma mette in chiaro in modo spietato come la strada per il governo sia lunga.
E che forse, avere alle spalle un partito vero, con dei "saggi" che sappiano consigliare, decidere, non sia poi una brutta cosa.
02 settembre 2016
Governare Roma
Al netto del fumo sollevato dai partiti di opposizione (e dai signori del cemento, dei rifiuti ..) che hanno tutto l'interesse a screditare il lavoro della giunta Raggi a Roma, quello che sta succedendo nella capitale (le cinque dimissioni di ieri) non è un bel segnale.
Mettendo da parte le dimissioni dentro l'Atac (persone nominate da Tronca), le altre tre dimissioni nascono da scontri interni al movimento stesso.
Non so se si rendono conto, nel direttorio, dentro la Casaleggio, Grillo stesso, quanto l'occasione romana sia importante come viatico per sperare di arrivare al governo nazionale.
Chi comanda a Roma? Il sindaco, la sua giunta o altri, non eletti e fuori dal Campidoglio?
Su Radio popolare ieri, il giornalista Michele Raimo riportava voci raccolte fuori dal palazzo secondo cui a Minenna, il superassessore al Bilancio, non avessero fatto toccare palla.
Scomodo, forse, per la sua idea di accorpare l'amministrazione di tutte le partecipate sotto un solo amministratore, secondo il principio della spending review.
Andrea Managò sul FQ:
E' sulla gestione delle società partecipate del Campidoglio, una galassia di 26 aziende con circa 22 mila dipendenti, che si è consumato l’ultimo scontro, il più acceso, tra Marcello Minenna, ex assessore al Bilancio, e i fedelissimi dello staff della sindaca Virginia Raggi, a partire dal vice capo di gabinetto Raffaele Marra fino al capo della segreteria politica Salvatore Romeo. Una contesa di intensità tale che ieri in Campidoglio ha fatto sussurrare a più di un consigliere grillino: "Se l’andazzo è questo, che ci stiamo a fare qui?"Governare Roma è già complicato di suo, per i problemi che ci si porta dietro da anni, perché in tanti sperano nel fallimento della nuova giunta per tornare a banchettare.
Da quasi un mese, Minenna lavorava ad un piano per la razionalizzazione delle aziende municipalizzate, che rendesse definitiva la scelta di farle guidare da un amministratore unico, già sperimentata negli ultimi anni in Campidoglio. Via i cda, sarebbe rimasta una sola figura, assistita da un direttore generale, a guidare le aziende in house del Comune di Roma. Una scelta in linea con la spending review tanto cara ai 5Stelle. La delibera era pronta ma è slittata per diverse sedute di giunta visto che il nuovo modello di governance non avrebbe trovato ampia condivisione tra gli uomini più vicini alla sindaca, desiderosi di inserirsi nella partita. Perché avere le mani libere su Atac e Ama – una gestisce i trasporti, l’altra i rifiuti – significa dirigere buona parte dell’attività del Campidoglio.
A Roma per anni il “capitalismo municipale” ha generato mostri: società pubbliche che producono servizi di bassa qualità ad un costo elevato. Ma anche un grande bacino di consensi, visto il numero dei dipendenti. Numeri alla mano sia Atac sia Ama spendono più per i costi del personale che per i servizi erogati. La prima conta 11.738 lavoratori, forte di un contratto di servizio da 440 milioni di euro all’anno, a cui vanno aggiunti 71 milioni di fondi della Regione Lazio. L’altra, invece, ha in organico 7.924 addetti e incassa un contratto col Comune da 793 milioni l’anno. Non a caso uno dei concetti ripetuti della campagna elettorale della Raggi è stato fornire rassicurazioni ai dipendenti delle due partecipate che, nonostante i loro conti dissestati (solo Atac perde circa 1 miliardo) i servizi non sarebbero stati messi sul mercato. L’addio alla giunta di Minenna però ha generato un effetto domino anche in Atac e Ama: in entrambe le aziende si sono dimessi i vertici, anche se le due situazioni vanno distinte.
Perché complicarsi la vita allora con questi scontri, queste polemiche interne che fanno trasparire l'ancora scarsa maturità del movimento nel governare le grandi città?
Mi tornano in mente i primi mesi di questa legislatura, quando l'entusiamo portò i neo eletti (e i due portavoce del M5S) ad impantanarsi in gaffe sugli scontrini e sugli apriscatole.
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