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22 gennaio 2019

Presadiretta – la guerra dei dazi (e l'intervista a Cantone)

Il nuovo codice degli appalti, i provvedimenti del governo contro la corruzione: queste le domande di Iacona al giudice Raffaele Cantone, presidente dell'autorità anti corruzione, in una puntata dove si parlerà della guerra dei dazi diTrump. Cosa può fare l'Europa per non finire stritolata?

L'intervista a Raffaele Cantone

La corruzione è una malattia che rischia di distruggere il paese: tutti i partiti si schierano contro la corruzione, ma a che punto è la lotta alla corruzione?
Ci sono chance di ottenere dei risultati, non si può eliminare, ma riportarla entro valori fisiologici. Oggi siamo migliorati negli indici di Transparency, per la maggiore consapevolezza della corruzione da parte dei cittadini.
Il codice degli appalti non va nella direzione giusta, come anche l'affidamento diretto degli appalti (come era già emerso in mafia capitale): la norma del governo parla di tre preventivi ma non dice come vengono acquisiti, non c'è pubblicità per invitare nuovi concorrenti.
Il rischio è che queste cose sperimentali (il nuovo codice) poi siano usate dalle persone disoneste.

Di Maio ha attaccato il codice degli appalti, come nemmeno Conte: ma non sono regole e codici a frenare l'economia.
LA corruzione è sabbia nel motore, non olio nel motore.

La manina che ha introdotto nel decreto spazza corrotti, per trasformare il peculato in malversazione.
Nello spazza corrotti ci sono cose buone, come l'agente infiltrato: gli avvocati nei processi per peculato hanno provato a far applicare la nuova legge, non riuscendoci.

Le gare al massimo ribasso continuano ad esserci e il codice degli appalti è ancora monco.
Il codice è entrato in vigore solo per un terzo, mancano il DPCM che avrebbe creato la qualificazione delle stazioni appaltanti, ovvero non tutti gli enti possono fare appalti, tipicamente i comuni piccoli.
La rivoluzione che doveva portare è che tutti gli enti possono fare appalti, perché si crea una nuova cultura, c'è meno confusione nelle regole, i tecnici sono preparati ed efficienti.
Invece dove c'è inefficienza c'è corruzione.

Sulla prescrizione Cantone pensa che non sia sufficiente toglierla per rendere più veloci i processi: ho stima nel ministro Bonafede, ma ho sentito tanti ministri parlare di riforme epocali, ma poi è cambiato poco.

Cosa pensa di questa Italia che chiude i porti e considera le ONG come gli scafisti?
Non mi riconosco in questa Italia, l'accoglienza è nel nostro dna, ma delle regole vanno messe e devono coinvolgere tutta l'Europa. L'Italia deve essere il porto dell'Europa: ma pensare che non si vada a salvare qualcuno in mare dopo un sos, è qualcosa di agghiacciante.

La guerra dei dazi.

Dalla guerra dei dazi dipende l'export del nostro made in Italy: la guerra è stata aperta da Trump nel 2018, per difendere le aziende e i posti di lavoro americani.
Ha alzato dazi contro i produttori di pannelli fotovoltaici, poi sulle importazioni di acciaio e alluminio: una guerra che ha colpito tanti paesi nel mondo, col risultato che poi altri paesi come la Cina hanno a loro volta alzato i loro dazi.
L'Europa ha firmato trattati di libero scambio col resto del mondo: col Giappone e col Canada (il CETA che abbatte del 98% i dazi doganali dei prodotti scambiati tra Europa e Canada).

Ma i partiti europei, non solo i sovranisti, sono contrati a questi trattati bilaterali: c'è paura di essere invasi da merci e prodotti stranieri, per il peso delle multinazionali che non garantiscono gli stessi standard di sicurezza.
LA leader canadese del movimento NoCeta (Barlow) si dice contraria al trattato: è pensato per le multinazionali, che usano il glifosato nei campi e gli ormoni nella carne.
Quando ci saranno delle controversie tra le multinazionali e i paesi, per poter vendere questi prodotti a bassa qualità, il loro peso varrà molto più delle nostre tutele della salute.

Anche Coldiretti si è mobilitata contro il CETA: anche in questo accordo sono riconosciuti decine di prodotti DOP, non difende a sufficienza i nostri prodotti in Canada.
I prodotti con “italian sound” continueranno ad essere venduti e poi, continua coldiretti, la lista è troppo corta, sono poche le 41 DOP riconosciute.

Ma sono prodotti di nicchia, si difendono i sostenitori del Ceta.

Contro il Ceta si sono incontrati anche politici come Salvini e Di Maio: i funzionari italiani che sostengono il CETA saranno rimossi, ha minacciato Di Maio davanti i delegati della coldiretti.

Ma ci sono associazioni favorevoli a questo accordi, come Confagricoltura e Cia fino a Confindustria: dobbiamo aprirci agli altri paesi per mantenere questo livello di export, per non rimanere schiacciati dai due giganti, Cina e America.
Grazie all'industria noi esportiamo 442 miliardi: con questo accordo ci siamo difesi dai paesi a basso costo di manodopera, spiega il presidente Boccia.

Di diverso avviso i partiti di destra, come FDI, in nome della tutela dei più deboli; dello stesso parere anche Sinistra Italiana, perché c'è poca chiarezza sugli arbitrati internazionali.
Nel campo del centrodestra è rimasta solo Forza Italia a difendere il CETA: le esportazioni verso il Canada sono cresciute dell'8% l'anno scorso.
Il Partito Democratico è sostenitore dell'accordo: Gentiloni ha elogiato l'abbattimento dei dazi, la tutela dei nostri prodotti, noi siamo i paesi che ne trarrà maggior beneficio.

Cosa ne pensano i produttori, in Italia? E cosa sta succedendo in Canada coi nostri prodotti?

Iacona e i suoi giornalisti hanno girato il paese per capire cosa ne pensano i nostri produttori: a Sassari è andato da un pastore che produce il pecorino DOP.
Il 60% della superficie della Sardegna è dedicato alla pastorizia, qui nasce il famoso pecorino romano, un marchio di qualità riconosciuto nel mondo grazie ad un consorzio che produce 1,2ml di forme l'anno che poi finiscono nei mercati del mondo.
I produttori di formaggio hanno investito in tecnologia e qualità, hanno lavorato sui sistemi di stoccaggio del latte, i sistemi di lavorazione all'avanguardia, tutti i processi sono sottoposti a controlli, fino alle analisi chimiche finali.
C'è infine un legame forte tra prodotto e territorio: il pecorino romano è fatto solo con latte di pecore sarde.

Salvatore Palitta, presidente del consorzio, riconosce che nel trattato col Canada ci sono aspetti innovativi perché riconosce quel marchio sul mercato canadese, i volumi di export sono cresciuti del 61% in un anno.
L'aspetto negativo è il costo del latte, troppo basso per garantire un giusto guadagno ai pastori: Palitta non dà la colpa alla globalizzazione, ammette che è colpa dei produttori, che spesso si muovono in modo diverso, ognuno fa un prezzo diverso, magari ci si fa la guerra uno con l'altro con un prezzo più basso.
Si vende al 10% di meno del costo del pecorino: perché non si fa una sola politica dei prezzi tra i produttori, per arrivare ad una situazione in cui tutti ne traggono beneficio.

Anche il Provolone, il gorgonzola, il montasio, la mozzarella, il grana padano e il parmigiano reggiano hanno aumentato le esportazioni: crescite a doppia cifra a volte.
Crescita confermata anche da Assolatte, associazione dei produttori di latte: pur con qualche problema, è meglio di una situazione senza accordi e senza regole, come era prima.

Il comparto del latte cuba circa 15 miliardi di euro l'anno: ma i benefici non sono solo per i prodotti DOP, ma anche per prodotti di nicchia.

Basile è un imprenditore agricolo calabrese: i suoi formaggi sono venduti anche in nord America, nella sua Fattoria della Piana, un sistema ad economia circolare, non si butta via niente, gli scarti delle aziende agricole sono usate per creare energia.
Carmelo Basile continua a pagare il latte ai produttori il 10% in più del valore di mercato, mantenendo il fatturato: con lo sfruttamento non si ottiene niente, risponde ad Iacona.
A questi numeri ha contribuito il CETA: l'export in Canada è aumentato del 65%, un ottimo risultato, anche se il pecorino calabrese non è nella lista dei 41 prodotti DOP.

Le copie dei prodotti italiani, dice Carmelo Basile, sono un qualcosa che ti riconosce di avere qualcosa in più: oggi il modello della Fattoria della Piana è osservato, studiato anche dai giapponesi, da altri paesi europei.
“Oggi è finita l'epoca dello sfruttamento, il futuro è l'economia circolare: non c'è impatto per l'ambiente”: Carmelo non ha paura del Ceta, degli arbitrati, del peso delle multinazionali. Non bisogna chiudersi, dobbiamo essere più bravi noi degli altri, non avere sempre paura.

Iacona è andato a visitare i prosciuttifici del San Daniele: alla Prolongo producono questo prodotto secondo le norme rigide (solo sale marino, niente conservanti).
Anche questo marchio è oggi riconosciuto in Canada, come anche il Prosciutto di Parma, che ha combattuto negli anni passati per poter vendere il loro prodotto con la denominazione “Parma”.
Questo prosciutto veniva venduto con un nome inventato, perché prosciutto di parma era registrato da un'azienda canadese. Questo prima del Ceta.

Per esportare con questi livelli, gli stabilimenti visitati da Iacona devono mantenere alti standard di qualità, di pulizia, di igiene, spendendo molta parte del guadagno per realizzare impianti all'avanguardia.
Senza export queste aziende non avrebbero fortuna, perché il mercato italiano ristagna da anni: puoi anche essere bravo nel fare il tuo prodotto, ma se poi non riesci a venderlo, sei rovinato.

E' la storia degli orafi italiani: i migliori al mondo, ma i dazi hanno chiuso i mercati di questa industria, perché spesso i costi di questi dazi erano superiori al valore del prodotto.
Come per il settore del latte, anche questi orafi si sono salvati grazie agli accordi come il CETA, che hanno aperto nuovi mercati.

Il viaggio in Canada: cosa sta succedendo ai nostri prodotti in Canada, è veramente tutt'oro quello che luccica?
E poi, corriamo veramente il rischio di importare grano col glifosato o carne con gli ormoni?
Sul mercato canadese troviamo prodotti italiani affiancati da prodotti locali, con nomi simili che richiamano il nostro paese. Ma sulle etichette c'è sempre scritto made in Canada, mentre sui nostri prodotti sta scritto made in Italia.
E' tutto nelle mani dei consumatori che ricercano i marchi DOP, che sono ancora garanzia di qualità.

In Canada è andata l'assessore della regione Emilia Romagna, come testimonial dei 12 prodotti emiliani dop riconosciuti dal CETA: si difendono i prodotti e anche i lavoratori che stanno dietro.
Non solo nel settore alimentare, ma anche nel settore del vestiario: Loro Piana, Zegna, Armani, Cucinelli sono marchi molto apprezzati dai canadesi. Lo stesso discorso vale per le scarpe italiane e dei gioielli italiani.

L'Italia esporta in Canada tre volte di più di quanto importa: ora le tonnellate di formaggio europeo sta causando problemi sui produttori canadesi, che non ricevono sussidi dallo Stato e lamentano un crollo delle vendite.
I perdenti del CETA sembrano essere i piccoli formaggiai del Quebec, gli agricoltori che producono il grano (l'export del grano canadese è crollato proprio per il glifosato, non per il CETA).

La carne dei bovini canadesi cresce con l'aiuto degli ormoni, ammessi dagli standard di questo paese: con gli ormoni la bestia cresce più in fretta e i produttori sono più competitivi – dicono.
Ma il CETA vieta l'esportazione della carne con ormoni: così gli allevatori per esportare da noi devono allevare gli animali secondo un disciplinare precisi, in recinti separati, sottoponendosi a controlli periodici.

Il CETA, a quanto abbiamo potuto vedere, non ha abbassato gli standard sulla salute, non ha danneggiato i produttori, ha consentito a molte aziende di poter continuare ad andare avanti.
Cosa farà ora il governo del popolo?

21 gennaio 2019

La guerra dei dazi – le inchieste di Presa diretta


Si fa in fretta a dire prima gli americani, prima gli italiani e prima noi.
Le politiche sovraniste a base di barriere, muri e dazi hanno un costo che qualcuno deve pagare
La guerra commerciale scatenata da Trump con i dazi su acciaio e alluminio è già costata al mondo intero 500 miliardi di dollari e la riduzione del 6% del commercio internazionale. L'Europa risposto firmando trattati di libero scambio con Giappone e Canada. Cosa deve fare l'Italia per salvare le rotte commerciali fondamentali per l'esportazione del made in Italy? 

I giornalisti di Presadiretta sono andati a vedere gli effetti della guerra dei dazi di Trump (America first): compra americano e assumi americano e come stanno andando i trattati (a livello europeo) di libero scambio firmati col Canada e col Giappone.
Elena Marzano è andata ad intervistare Patrick Pelliccione, un italo canadese a capo di un'azienda di import export di prodotti alimentari italiani, per un valore di 80ml di dollari, 1000 container l'anno.
Da quando c'è il CETA, il business di Pelliccione è schizzato alle stelle, racconta la giornalista e le prospettive per il futuro sono enormi: anche per il nostro made in Italy.
Le imprese italiane chiedono di non chiudere i mercati, una parte importante del nostro PIL si basa proprio sull'export.


Dal grande commercio, al piccolo: nel corso del servizio Iacona è andato a vedere nuovi esempi di economia circolare, nel sud che sta cercando di resistere al declino: è il modello di Fattoria della Piana, un sistema che coinvolge tante aziende che, facendo sistema, hanno risolto il problema della gestione dei loro sottoprodotti, come quello delle acque di vegetazione, nella produzione degli agrumi.
Prima pagavano soldi per smaltire queste acque, oggi lo portano qui, dal signor Carmelo Basile, per produrre energia.
“Questa è vera economia, quando tutti guadagnano, altrimenti è sfruttamento, se uno perde e uno guadagna.. Oramai l'unica soluzione è l'economia circolare, è finita l'epoca dello sfruttamento”.

La seconda inchiesta riguarderà esempi positivi di burocrazia in Italia.

La scheda della puntata: La guerra dei dazi

OSPITE IN STUDIO IN APERTURA RAFFAELE CANTONE, PRESIDENTE DELL’AUTORITA’ NAZIONALE ANTICORRUZIONELa guerra dei dazi” inaugurata da Trump contro la Cina vale già ora 500 miliardi di dollari e una riduzione del 6 per cento del commercio mondiale. Ma quanto ci riguarda da vicino? 
Presadiretta ha raccolto l’appello delle imprese italiane che chiedono di non chiudere i mercati. 
Raffaele Cantone, il presidente dell’Anac, è l’ospite in studio di Riccardo Iacona in apertura di puntata. Il suo parere sulla legge “spazzacorrotti” e un bilancio delle attività dell’autorità anticorruzione.
PresaDiretta ha attraversato i migliori territori produttivi italiani, ha incontrato artigiani, imprenditori, allevatori e agricoltori, per capire come si fa a tenere aperte le rotte commerciali attraverso cui viaggia il meglio del made in Italy. Come difendere, per esempio, l’eccellenza dell’agroalimentare italiano?PresaDiretta è andata in Canada per fare un bilancio degli scambi commerciali a un anno dall’entrata in vigore del Ceta, il Trattato di libero scambio con l’Europa, che da circa un anno ha abbattuto i dazi tra Europa e Canada. Quali sono i risultati del primo anno di import export senza i dazi? Le importazioni di prodotti alimentari italiani sono aumentate, stessa cosa per la meccanica, la farmaceutica, la cosmetica, l’abbigliamento, l’arredamento. Secondo i dati canadesi, l’Italia ha esportato più di 7 miliardi di dollari di prodotti, l’11,3 per cento in più dell’anno precedente.
Le telecamere di PresaDiretta sono andate anche negli Stati americani colpiti dal declino dell’industria siderurgica, quelli che hanno votato in massa Trump e le sue promesse di misure protezionistiche. E adesso che acciaio e alluminio sono protetti da dazi molto alti, come vanno le cose? Le fabbriche hanno riaperto?
Nella seconda pagina di PresaDiretta “La bella burocrazia”. In Italia, sia a nord che a sud, ci sono Amministrazioni Pubbliche che funzionano in modo eccellente. Efficienza e competenza, dedizione e trasparenza, digitalizzazione e qualità nei servizi pubblici, ci sono. Come moltiplicare queste esperienze positive?LA GUERRA DEI DAZI” e “LA BELLA BUROCRAZIA” sono un racconto di Riccardo Iacona con Elena Marzano, Marcello Brecciaroli, Giuseppe Laganà, Luigi Mastropaolo, Irene Sicurella, Massimiliano Torchia, Pablo Castellani.

12 maggio 2014

Purché non sia una foglia di fico

In Italia facciamo le cose in fretta e in emergenza. La gara per Expo è stata vinta nel 2007 quando c'era ancora il governo Prodi, ma per terminare i lavori dobbiamo fare una corsa contro il tempo (e forse anche contro le leggi). E nemmeno si termineranno tutti i lavori previsti.

Specie quelli indispensabili, come le linee per la metro, indispensabili per far circolare i visitatori per la città senza saturare il traffico e per collegare gli aeroporti coi siti.
Expo è nata male: per anni si è consumata una lotta sulle competenze, sulle cariche e sulle nomine.

Poi si è scelto di comprare i terreni da un privato, come se non ci fossero aree pubbliche a disposizione (come l'Ortomercato, ricorda Boeri nell'intervista al Corriere di oggi).
Si sono prima spesi milioni in marketing e pubblicità, dimenticandosi dei cantieri, delle linee, della costruzione dei padiglioni.
Sembra che ci sia stata ancora una volta la volontà di perdere tempo per poi essere costretti a lavorare in deroga, in fretta.
Coi rischi che ora abbiamo visto. Appalti pilotati, tangenti, la criminalità organizzata.
Certo la presunzione di innocenza.
Ma le intercettazioni e le immagini parlano chiaro.
C'era un sistema di do ut des tra politica, intermediari come Greganti e Frigerio e imprese (CL e coop rosse). Promozioni, appalti, soldi pubblici da dividersi.

E ora, quando forse è troppo tardi, la nomina di Raffaele Cantone.
Bravissimo magistrato, ma col rischio di essere messo lì come foglia di fico.
Dove solo le leggi per contrastare la corruzione?
Dove è questa sbandierata trasparenza (Expo mafia free ..??) su nomine dei manager e su assegnazione delle gare di appalto?

Meglio un Expo in tono minore, senza fronzoli che distruggono il territorio come il famigerato progetto delle vie d'acqua, che un Expo a San Vittore.

01 aprile 2012

Operazione Penelope – l'ultimo libro del magistrato Raffaele Cantone

Operazione Penelope, perchè la lotta alla criminalità organizzata e al malaffare rischia di non finire mai.
Si intitola Operazione 
Penelope (link su ibs) l'ultimo libro sulla criminalità organizzata scritto dal magistrato di Cassazione Raffaele Cantone: ieri sera la presentazione a Che tempo che fa.



Si parte da una constatazione fondamentale: le criminalità organizzate come la Camorra non sono un corpo estraneo, ma un succedaneo dello Stato. Utilizzano le carenze e le situazioni assenza dello stato per svilupparsi. La raccolta dei rifiuti, la carenza di lavoro, la necessità di un politico di cercare consenso.

Sono un tumore maligno dentro i nostri tessuti che per crescere sviluppa i suoi rapporti con economia e politica. Le mafie sono oggi un aspetto fondamentale della società, delle famiglie, delle persone: se a Secondigliano si fermasse (se fosse possibile farlo) il mercato dello spaccio, un intero mondo che vive attorno a questo si bloccherebbe e interi gruppi familiari soffrirebbero di una perdita economica, perchè lo spaccio, come la vendita di merci contraffatte, il lavoro nero, sono l'unica fonte di sussistenza.

La contiguità investigatori e investigati: è cronaca degli ultimi giorni l'arresto a Milano di un gip di Palmi che faceva le vacanze a spese dei boss. Ma alcuni mesi fa a finire nei guai fu il capo della Mobile diNapoli.
Emerge sempre di più questo legame tra guardie e ladri: la forza della mafia sta non solo nei mafiosi, ma in quelli che non lo sono ma sono comunque coinvolti nella macchina criminale delle mafie. Anche magistrati e poliziotti, che vengono corrotti e comprati da queste.

Il sud che investe al nord: i soldi della criminalità vengono investiti al nord: nelle autostrade, nelle pere per l'alta velocità, per la costruzione dei quartieri... Il denaro viene investito dove rende di più, anche con l'acquisto di marchi industriali prestigiosi (Fazio nell'intervista si riferiva al caso della Lazzaroni).
La criminalità investe laddove il denaro è accettato senza troppi problemi: la loro penetrazione è favorita perchè è riuscita ad occultarsi, perchè non è più una mafia che spara (discorso a parte, le minacce ai cantieri, contro chi non si piega al racket).

Il sequestro dei beni: quando si sequestra un bene alla mafia, se l'azienda fallisce (perchè lo stato non riesce o non è in grado di tenerla produttiva) si perde due volte. La prima volta per l'investimento mafioso che non si è riusciti a bloccare e poi per la perdita produttiva. Che vuol dire non solo perdita industriale (o agricola), ma anche la perdita di posti di lavoro.

I comuni sciolti per mafia: le amministrazioni locali sono uno snodo vitale delle mafie; è più importante un assessore rispetto ad un politico nazionale, perchè il primo riesce a decidere su settori di primario interesse per le criminalità. Il cambio di destinazione del terreno comprato dal boss o da prestanome, l'appalto per l'autostrada, per la discarica, per il movimento terra ..
Se un comune viene sciolto per mafia, ma poi gli stessi amministratori vengono ricandidati e rieletti c'è un difetto della politica.
La mafia oggi è federalista: prima ancora che lo stato lo divenga, le mafie hanno anticipato i tempi.

Il core business dei rifiuti: è sbagliato dare la colpa delle emergenze alle mafie (a Roma, come a Napoli). Le mafie hanno lucrato sull'emergenza (le cave da interrare, i camion per il trasporto dei rifiuti), ma le colpe dell'emergenza sono dentro le amministrazioni.

Emergenza corruzione: un capitolo del libro è dedicato alla corruzione. Dove c'è corruzione è forte la mafia, è una tara che caratterizza l'immagine del paese. Il vero spread da abbassare è la corruzione che ci pone oggi dietro il Benin. Dopo Tangentopoli si è fatto di tutto per far tornare la corruzione.
Dieci giorni fa sono stati arrestati , come fosse una retata, decine di giudici tributari: oggi la corruzione è un sistema innestato nella società e le leggi per contrastarlo sono inadeguate.

La lettera a Berlusconi: il libro termina in modo singolare, con una lettera all'ex primo ministro “egregio signor Berlusconi ..”.

Il link per ordinare il libro su ibs.

Prima parte dell'intervista



Seconda parte.

29 novembre 2010

I gattopardi - la presentazione di Raffaele Cantone

I gattopardi. Uomini d'onore e colletti bianchi: la metamorfosi delle mafie nell'Italia di oggi.
Raffaele Cantone ha presentato a Che tempo che fa il suo ultimo libro, scritto col giornalista Gianluca De Feo.

"La trasformazione della mafia, che non spara più e che immette denaro nell'economia, potrebbe fare pure comodo a qualcuno": il ritratto delle mafie moderne è anche questo, un gattopardo che ha cambiato pelle.
Infatti, il magistrato ha continuato dicendo che "la camorra si è civilizzata e la società civile si è camorrizzata"..

Oggi la Camorra si è specializzata nell'offrire servizi fondamentali per le aziende che investono al sud (e di questo il piano per il sud appena varato dovrebbe tenerne conto): è cambiato il rapporto impresa vittima e mafia carnefice. Oggi le mafie si offrono a prezzi vantaggiosi, senza problemi di essere pagati nei tempi (per la grande liquidità di cui dispongono), servizi di recupero crediti, di soluzione di problemi su questioni di lavoro nei rapporti con i sindacati, della burocrazia nei rapporti con la pubblica amministrazione.

Per una impresa, almeno all'apparenza, è vantaggioso rivolgersi ai loro servizi.
Ma sono le stesse persone che poi con i loro affarri avvelenano la terra, falsificano i controlli sugli allevamenti (delle bufale), inquinano l'economia, uccidendo il mercato.

La presenza delle mafie è stata scoperta nei grossi centri commerciali (il caso Despar in Sicilia), nel calcio (nelle squadre minori, per avere visibilità), nella sanità (per conquistare consenso e costruire buoni rapporti con i medici).
E non si parla solo del nord: Cantone coglieva il riflesso condizionato di quanti, di fronte alle accuse di chi parla di mafia al nord, risponde con "ma qui la mafia non c'è".

Infine la dedica del libro: ai magistrati e giornalisti che cercano di arginare la mafia. E ai politici cosa chiede? Comportamenti coerenti.









Il link per ordinare il libro su ibs.
La recensione su L'Espresso.