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07 settembre 2021

Presadiretta – la guerra dei soldi

Una puntata dedicata al bitcoin e alle altre criptovalute, monete virtuali che non si comprano in banca e che in questi anni hanno raccolto duemila miliardi di dollari (in transazioni che non sono passate attraverso i canali tradizionali).

Sarà la moneta del futuro? E cosa faranno le banche tradizionali e le banche centrali?

Oggi in commercio ci sono monete virtuali, non emesse dalle banche: la loro importanza la si capisce dal fatto che sono diventate sponsor di squadre di calcio, Socios.com per l'Inter o sponsorizzano le società di streaming come Cripto.com il cui logo appare durante il VAR. Sono siti che vendono criptovalute e che hanno portato milioni freschi nelle casse delle squadre.

Si chiamano Exchange questi siti e lo scorso aprile Coinbase, l'exchange più grande di tutte, è sbarcata a Wall Street raccogliendo 63,5 miliardi di dollari e battendo ogni record di un titolo al debutto sull'indice Nasdaq.

Il 2% della popolazione mondiale investe in criptovalute, in Italia siamo al 5%: persone che si sono avvicinate per gioco, ma la maggioranza sono persone che si sono avvicinate quando il valore di questa moneta era basso e che nel corso degli anni, al crescere del valore, è diventata ricca. Questa crescita ha fatto da traino per altri investitori.

Andrea Ferrero è cofondatore della Young, società di scambio di queste monete: ha raccolto 2 milioni di euro di raccolta fondi, a Presadiretta racconta della guerra sul prezzo di queste monete, che al mondo sono migliaia, alcune delle quali sono solo truffe.

Il loro obiettivo è costruire una banca cripto, offrendo tutti i servizi delle banche tradizionali, dalle carte ai prestiti: vorrebbero diventare loro una banca, rendendo inutile per le persone andare presso uno sportello a fare operazioni.

A Treviso lavora Alessandro in una miniera fatta da una serie di computer che elaborano calcoli complessi per generare, “estrarre”, monete virtuali.

La febbre dell'oro ha contagiato il mondo, oggi per comprare le schede usate per estrarre monete si deve spendere molto di più che in passato: le grandi miniere di oggi sono grandi capannoni che spuntano nei luoghi del mondo dove l'energia costa poco, per lo più nell'est del mondo.

Ma si trovano anche a Milano: il giornalista di Presadiretta ha visitato un capannone si trovano batterie di macchine per estrarre bitcoin, al momento irreperibili sul mercato, dove si estrae un bitcoin al mese, una moneta che oggi vale 40mila dollari.

Bitcoin nasce nel 2008, col crollo delle banche d'affari, come Lehmann Brothers: è nata per cambiare le regole del gioco, rimuovendo gli intermediari che controllavano il sistema monetario privato e centrale, l'idea era creare “la moneta del popolo” racconta Luca Fantacci dell'università Bocconi.

Una moneta scarsa, nata da un creatore senza identità, disintermediata, in numero finito, come anche l'oro è scarso in natura: oggi un solo bitcoin vale 40mila euro, avrà lo stesso impatto dell'oro sulla finanza mondiale?

Dietro il bitcoin c'è la blockchain, di fatto una sequenza di bonifici che segue le transazioni di questa moneta sin dall'inizio, una sorta di registro contabile: questa modalità peer to peer consente di fare a meno delle banche perché ci sono i miners che certificano le transazioni che vengono scritte sul registro e vengono ricompensati per ogni transazione certificata (appiccicata a fine registro) con delle monete virtuali.

Serve energia a basso costo per queste elaborazioni e così vecchie fonti di energia, come quella idroelettrica di una centrale a Trento, venduta a società come la Alps Blockchain che ha realizzato diversi impianti tra Trento e Val d'Aosta, con cui estrarre a fine anno fino a 3 bitcoin l'anno.

Ci sono paesi però che, per l'alto consumo di energia, proibiscono l'estrazione delle monete, come la Cina, ma senza grossi successi.

Ci sono anche strutture di mining che prendono energia da vecchie centrali a carbone oppure basate sugli idrocarburi: una deputata dello stato di NY ha così deciso di presentare una legge che proibisca l'uso di queste centrali per il bitcoin.

Ma ci sono paesi che invece cercano di attrarre investimenti tramite bitcoin, come El Salvador che ha reso questa criptovaluta come moneta di stato.

O come la bitcoin valley in Trentino dove ci sono exchange più che a Berlino: in questa provincia coi bitcoin si possono fare acquisti per beni e servizi di tutti i giorni, dal parrucchiere ai giornali.

Dietro i bitcoin c'è l'idea di arrivare ad una moneta di scambio tra uomo e uomo, oppure solo la volontà di arricchirsi in un investimento speculativo?

In questo mercato non esiste un'entità di controllo, come la Sec o come la Consob: è come un Far West, ma su questa i pareri degli esperti interpellati da Presadiretta sono diversi.

Una rivoluzione che ci porta nel futuro oppure una controrivoluzione, un ritorno alla moneta di Von Hayek?

E' possibile pensare un mondo senza banche centrali controllare da organi politici?

Nel lungo periodo, dove però saremo tutti morti, anche bitcoin sarà una moneta stabile come l'oro?

Ci sono però monete che diversamente da bitcoin non hanno avuto successo: in tutto sono circa seimila, stiamo vivendo una bolla delle criptovalute, come la bolla delle dot.com nel duemila. Ma quando la bolla si sgonfierà tutta la moneta si riverserà su quelle solide che rimarranno in piedi.

Nel mondo blockchain ci sono state anche delle truffe, come quella di Onecoin, che ha sottratto 20 miliardi nel mondo, dagli investitori. Ai tempi della pandemia c'è stato anche il coronacoin, una speculazione sui morti per coronavirus (su cui milioni di persone hanno investito).

C'è poi la storia di Bitgrail, un exchange specializzato in nano monete virtuali, dove queste monete sono state oggetto di un furto virtuale.

Non è facile capire chi siano le vittime e chi i colpevoli in questi episodi di truffa ed è per questo che le criptovalute sono amate dai criminali, dai narcotrafficanti per il traffico di droga e dai criminali per il riciclaggio.

Sarà difficile chiudere questo mercato che fa gola ai big di internet come Facebook che si è fatta la sua criptovaluta, per consentire l'accesso ai servizi finanziari a chi non ne aveva i mezzi o le conoscenze.

Servizi economici per le persone che non hanno un conto in banca, persone provenienti dalle periferie del mondo che non entrano in una banca ma hanno un cellulare e un account FB.

Libra diventerebbe una banca in mano ad un monopolista, in concorrenza con gli stati centrali: contro FB si sono espresse le banche centrali e l'Oms.

Oggi le banche centrali stanno studiando la loro moneta virtuale: la stessa BCE sta lavorando ad un euro digitale, per evitare rischi in un futuro di instabilità monetaria in Europa.

Ma solo in Cina esiste una vera moneta virtuale di Stato, varata dalla banca centrale ed usata dal 40% della popolazione e le società private devono mettersi d'accordo con lo stato per far circolare le loro monete.

Con lo yuan digitale si possono offrire servizi bancari anche negli angoli remoti del paese, non serviti dalle normali banche: il rischio è mettere nelle mani dello stato cinese il controllo delle transazioni.

In che modo si possono controllare le sanzioni economiche di un paese, come la Corea del nord, col passaggio allo yuan digitale?

Negli Stati Uniti hanno fatto simulazioni di questi scenari geopolitici in cui i rapporti di forza tra Occidente e Cina sono cambiati rispetto a qualche anno fa.

L'influenza della Cina aumenterà anche grazie al passaggio alla moneta virtuale che prenderà il posto del sistema Swift o del dollaro, per le transazioni commerciali.

Ma le banche tradizionali stanno facendo il loro lavoro, oggi, per il sostegno alle imprese e alle famiglie?

L'arrivo del Covid ha costretto il governo a immettere 400 miliardi per tenere in piedi le imprese in crisi, per le restrizioni: di questi, anche secondo le stime di ABI, solo la metà sono finite alle imprese come finanziamenti.

Presadiretta ha raccolto diversi casi di imprenditori che dopo aver chiesto un finanziamento ad una banca, che a loro volta chiedevano garanzie anche al di fuori dalla garanzia dello Stato, costringendoli a mettere a garanzie beni personali, case e capannoni. Molti sono stati costretti a rientrare da vecchi debiti prima di ottenere il prestito (lo aveva raccontato una puntata di ottobre di Presadiretta).

Secondo una stima della CGIA di Mestre solo un quinto dei prestiti di stato (quelli del decreto liquidità) sono finiti alle imprese, il resto sono serviti a risanare vecchi prestiti.

Perché un problema delle banche in questi anno sono i crediti non performanti, quelli inesigibili, che pesano sui bilanci e che portano poi a erogare sempre meno prestiti.

Esiste una correlazione tra l'andamento dell'economia e la crescita di questi crediti inesigibili: ma se l'economia non riparte come facciamo? Come riparte il paese?

C'è poi un'altra questione: gli sportelli delle banche oggi vengono chiusi, specie nei piccoli comuni, come a Gabiano in provincia di Alessandria.

La banca locale è stata chiusa senza avvisare l'amministrazione, i conti correnti son stati spostati in altre filiali lontane anche 30km ed è difficile anche andare al bancomat.

Senza banche è difficile anche ottenere un prestito o pagare i dipendenti tramite bonifici per le imprese.

Mantenere le filiali ha un costo, rispondono le banche, come la BPM che ha chiuso a Gabiano: BPM non ha concesso l'intervista, ma ha spiegato che sta rimodulando la sua offerta commerciale, per rinforzare i servizi digitali – spiega in una mail.

Ma queste ristrutturazioni nascono anche dalle fusioni tra gruppi bancari, che paradossalmente (avendo meno concorrenti) porta ad una desertificazione dei servizi bancari sul territorio.

Abbattere i costi, minimizzare i rischi, massimizzare i profitti: tra i rischi da minimizzare ci sono i titoli di stato, i debiti che non potranno essere riscossi per la pandemia.

Ma se non saranno le banche a sostenere l'economia, chi lo farà?

In Italia il sistema bancario non è esente da peccati: in Veneto il crac delle banche popolari ha portato ad un terremoto finanziario che ha travolto un intero territorio, famiglie e imprese.

Banche che hanno tradito la fiducia delle persone – racconta Maurizio Crema giornalista de Il Gazzettino e autore del libro Banche rotteIl costo per il territorio veneto di questi crac è stimato in 60-70 miliardi di euro.

In Calabria invece la crisi delle banche ha portato famiglie e imprese nelle mani degli strozzini, usurai che chiedevano interessi esorbitanti, fino al 27% mensile.

Questa regione è l'ultima in classifica per i prestiti, qui è difficile ottenere un prestito perché è considerato rischioso, ma in questo modo si strozza l'economia regionale.

Racconta Don Marcello Cozzi, di una associazione anti usura, che le banche si devono rendere conto che è vero che prestare soldi è rischioso, ma senza questi rischi loro stesse rischiano di sparire.

Anche perché il sistema bancario raccoglie il 19% dal sud, ma presta alle imprese del sud solo al 14%, preferendo investire e prestare soldi al nord.

Esistono per fortuna anche realtà come quella di Banca Etica, dove a comandare non c'è solo il profitto.

15 maggio 2018

Report – cooperative fuori controllo

Finte cooperative, criptovalute, il mondo dei volantini e, nell'anteprima, i problemi dei buoni pasto.

Buoni a nulla – Cecilia Bacci

I buoni pasto sono una risorsa per il dipendente ma anche per l'azienda, perché detassati: dall'anno scorso si possono usare anche negli agriturismo.
Ma ci sono negozianti che non li accettano, col rischio di essere tagliati fuori dal mercato: è un mercato da 3 miliardi, che è in mano a poche aziende emettitrici.
C'è il problema dei talloncini che devono essere spediti per posta, il rischio che si perdano e dunque l'esercente perderebbe tutto.
E poi le commissioni per il convenzionamento (8% - 10% con Pellegrini, ad esempio) e per la lettura telematica del talloncino: non proprio un affare.
Colpa degli appalti al ribasso, spiega il responsabile dell'associazione imprese emettitrici: come la Consip per gli appalti della pubblica amministrazione.
Spesso sono appalti al minimo ribasso: nell'ultima gara hanno vinto Sodexò e Qui ticket, su quest'ultima sono pure stati segnalati problemi nel pagamento.

Dunque servirebbe togliere via la burocrazia (i talloncini via posta) e le commissioni: a Padova la Pellegrini ha fissato con gli esercenti un accordo per pagamenti certi.

Trader di criptovalute – Giuliano Marrucci

Conviene o no investire in criptovalute? A vedere come è andata a Marrucci sembrerebbe di no, il mercato è ancora volatile.
Sono una risorsa o una fregatura? Lo racconterà il servizio del giornalista di Report.

Cooperative fuori controllo di Bernardo Iovene

Le cooperative sono enti tutelati dalla Costituzione ma, dietro la legalità formale, si nascondono delle fregature di chi lavora.
Come raccontano i magazzinieri della Conad, tutti in cooperative e non assunti: sono cooperative in subappalto dentro il magazzino di Fiano Romano, dentro un consorzio.
Coop che cambiano nome ogni anno, ma con gli stessi nomi e responsabili: straordinari non pagati o pagati fuori busta, per chi chiede un contratto nazionale arriva il licenziamento.

Nel marzo 2017, molti lavoratori di queste coop sono passati dalla CGIL ai Cobas: erano tutti iscritti alla CGIL per forza – raccontano. Dopo aver firmato per l'assunzione si doveva firmare anche la tessera del sindacato.
Tutto falso, ribatte il segretario della CGIL regionale: ma oggi 14 persone iscritte ai COBAS sono stati licenziati, erano iscritti a delle cooperative ma non hanno mai fatto delle assemblee che, erano di fatto solo di facciata.

Sono finte cooperative, denunciano queste persone: la LISS, ad esempio, è in mano ad un indiano, che nessuno ha visto.
Perché Conad non assume i dipendenti delle coop? L'azienda non ha concesso l'intervista e nemmeno l'amministratore delegato della coop.

Chi controlla queste cooperative? Le più grandi associazioni di cooperative si sono riunite in un gruppo “Alleanza per le cooperative”, il cui presidente spiega che ha denunciato al Mise molte di queste che presentavano anomalie. Andrebbero liquidate immediatamente: ma rimane strano che le 80mila coop sotto questa Allenza siano controllate da loro.

Liss ha chiuso i battenti, dopo l'intervista non riuscita di Iovene: ma ha cambiato nome in “Nuova era” e l'amministratore unico è ancora un indiano.
Per chi ci lavorava dentro, si è sentito dire dimettetevi se volete mantenere il posto, così hanno pure perso le anzianità.
Lo spot della Conad è “LE persone oltre le cose”: ma a vedere cosa succede nei magazzini, sembrerebbe di no.

Ma se le coop si controllano da sole, che fa il ministero? Alcuni ispettori del lavoro raccontano che oggi la politica chiede a loro di fare ispezioni breve e rapide, per fare numero.

Per esempio il caso di cuochi che hanno lavorato in nero per uno chef stellato: un caso facile, perché c'era la denuncia, per lavoro nero. Tutto finirà con una sanzione minima.

Severo Lutrario, ispettore del lavoro, lo dice chiaro: le false cooperative devono essere trascurate, per andare ad aggredire il nero. È una direttiva politica voluta dal capo dell'Ispettorato al lavoro.
Manca del personale, mancano le risorse per fare il loro lavoro: sono scoperti nel loro lavoro, questa la grave denuncia dei due ispettori che si sono lasciati intervistare da Iovene.
Altri ispettori, in anonimo, raccontano la stessa cosa: non c'è formazione, sulla parte fiscale, contabile, sulla sicurezza. Per le ispezioni devono usare l'auto propria o un mezzo pubblico, niente auto di servizio.
Se in un cantiere non arriva un bus o un treno, niente ispezione. Niente controlli sui grandi appalti e il tutto viene fatto su carta, nemmeno su tablet o portatili.

In Veneto ci sono due province senza ispettori tecnici, per la sicurezza: per esempio a Marghera, a vigilare sui lavori di Fincantieri nel porto.
IL modello Fincantieri si appoggia fortemente su cooperative in subappalto, costretti a lavorare e vivere in modo poco dignitoso.
Fincantieri non da nemmeno servizi minimi per queste persone, servizio mensa o parcheggio.
Spesso sono stranieri pagati 1100, 1200 euro al messo, con un contratto globale: sarebbe un illecito, perché dentro la paga c'è dentro tutto, tfr e ferie.
Anziché 12 euro l'ora, si viene pagati 3-4 euro l'ora: tutti lavorano con questo sistema di paga globale, ma chi denuncia? Chi controlla?

Un altro modo per non pagare i contributi è mantenere i lavoratori al primo livello, lavoratori che lavorano di notte senza maggiorazione, anticipi che poi non risultano in busta paga.
Le ditte in subappalto non sono interessate a concedere interviste. E nemmeno inps: si dice che quando arriva una ispezione, dentro i cantieri si sa già tutto.
Altri ispettori denunciano delle lunghe attese prima dei controlli: tutte situazioni fuori norma, di cui gli ispettori sono comunque consapevoli.

Servono le prove per smontare il sistema, si difende il capo degli ispettori: non basta che gli abusi, il nero, lo denunci il lavoratore.
Fincantieri non è obbligata per legge a consegnare tutte le carte, tutti i documenti dei subappaltatori: così le cose vanno avanti, in una azienda di Stato che oggi è pure in crescita.

Il jobs act ha unito i tre gruppi di ispettorato, inps inail e ministero del lavoro sotto un unico cappello: nel 2017 è stata ripristinata la figura del capo dell'ispettorato del lavoro nazionale, Pennesi.
Ma ora i controlli funzionano meglio? Gli ispettori continuano a lavorare dentro il loro ente, sono state segnalate gelosie nello scambiarsi i dati, da ente pubblico e ente pubblico.
I servizi ispettivi di inps e inail andranno a morire: ma significa che verranno assunti nuovi ispettori dentro il ministero?

In tre anni gli ispettori nell'inps sono calati e questo significa meno soldi recuperati per lo Stato, per l'evasione fiscale: un calo stimato in 400 ml di euro in tre anni (la Stima è della Corte dei Conti).
Il ministero del lavoro dovrebbe assumere nuove figure che sappiano di lavoro, previdenza e infortunistica: ma è un'idea sbagliata, pensare che esista una figura che sappia tutte queste cose assieme.
Ma non sarebbe stato meglio coordinare meglio le attività di inps e inail, anziché smantellarle?
Agli ispettori del lavoro manca l'accesso alle banche dati dell'inps: il coordinamento degli ispettori, ribadito dal jobs act, con la condivisione delle banche dati, è un miraggio, tutte le direttive del ministro è rimasto inascoltato.

Perché l'inps non apre la banca dati agli ispettori del lavoro del ministero?
“Gelosia del dato” è l'espressione del capo dell'ispettorato, un'accusa abbastanza difficile da accettare. Usano la privacy come scusa per non lavorare in sinergia: per fare una ispezione gli ispettori inail e inps devono chiedere permesso all'ispettore del lavoro del ministero, perdendo tempo ed effetto sorpresa.

La riforma di Renzi e Poletti è stata abbandonata a se stessa: sono calati gli ispettori, quelli bravi a recuperare l'evasione dei contributi, per esempio. Perdita economica e anche perdita di competenze.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO

Che Pennesi e il ministro Poletti volessero servire lo Stato non abbiamo dubbi. Il problema è che secondo la Corte dei Conti il loro servizio non sarebbe stato così impeccabile. Mancano all’appello, da quando è entrata in vigore la riforma introdotta nel Jobs Act, 400 milioni di euro di contributi evasi; sono diminuiti anche gli ispettori dell’Inps: da 1400 a 1185 ed è un peccato perché sono quelli più bravi a recuperare i contributi evasi: l’ultimo anno, un miliardo di euro. Questo significa soldi per le nostre pensioni. Ecco. Son diminuiti perché sono andati in altri uffici – hanno paura di guadagnare di meno con la nuova riforma – altri sono andati a finire in pensionamento, non sono stati sostituiti perché la riforma non lo prevede. Quelli rimasti dovrebbero condividere i loro formidabili archivi con chi invece non ha i mezzi per poterli utilizzare e leggerli nel migliore dei modi. Bisognerebbe assumere nuovo personale, formarlo… ma come fai se la riforma prevede che tutto questo debba avvenire a costo zero? Nel frattempo però c’è un’urgenza da sanare. La sicurezza sui posti di lavoro: nel 2017 ci sono stati 1029 morti; nei primi 3 mesi del 2018, 212. L’ultimo, pochi giorni fa in un cantiere di Fincantieri appunto. Ecco. Sono aumentati più dell’11% rispetto allo scorso anno. Se si commette un errore a volte bisogna avere il coraggio di rimediare.

Qui potete scaricare il pdf con la trascrizione della puntata 

14 maggio 2018

Di cooperative, criptovalute, volantinaggio e ticket restaurant


Le cooperative sono diventate uno strumento per imprenditori senza scrupoli, hanno messo in piedi un sistema che evade contributi e controlli. Dovrebbero vigilare gli ispettori del lavoro, ma lo fanno? Le altre inchieste: gli affari attorno al volantini pubblicitari della grande distribuzione e poi i bitcoin e le altre criptovalute: risorse o fregature?

Altra puntata ricca che tocca argomenti diversissimi, forse fuori dall'attuale discussione politica (tra l'altro di flat tax si è comunque occupata una recente puntata di Report): le finte cooperative su cui mancano i controlli, come sono nate le criptovalute, il mondo delle imprese che fanno volantinaggio e, infine, cosa non funziona nel mondo dei ticket restaurant.

L'anteprima della puntata: Buoni a nulla di Cecilia Andrea Bacci

Perché molti esercenti rifiutano i buoni pasto? Da benefit del dipendente, spesso questo ticket (il cui valore passa da 5 a 7-8 euro) si trasforma in un peso.
Un settore importante quello dei ticket restaurant: un mercato che vale 3 miliardi, per 2,5 milioni di persone, su 90 mila aziende e 120mila esercizi convenzionati.
Cosa si è inceppato in questo meccanismo?
Tempestano le vetrine di bar, ristoranti e supermercati. Sono i loghi delle società che emettono i buoni pasto che ogni anno, in Italia, smuovono tre miliardi di euro. A spenderli - quando possibile - 2,5 milioni di lavoratori, dipendenti e collaboratori, pubblici e privati. Eppure capita di vederseli rifiutare. Cosa c’è dietro al rifiuto dell’esercente? Commissioni elevate e mancati pagamenti. Ristoratori e negozianti accettano di convenzionarsi con le società emettitrici per non perdere clienti e fatturato. Consip, che con i suoi bandi di appalto copre un terzo del mercato nazionale, aggiudica i lotti secondo l’offerta economicamente più vantaggiosa. Ma alla fine, di un buono da cinque euro, cosa resta in mano? Una cosa è certa: il piatto vuoto del lavoratore che non riesce a spendere il suo ticket.

Cooperative fuori controllo

Da strumento di vera cooperazione, nato nel mondo della sinistra per dare al lavoro una forma più umana, le cooperative oggi sono diventate altro.
Da forma di lavoro in cui non ci sono dipendenti ma soci, per fare impresa senza fini di lucro e dunque potendo godere di una tassazione e di una legislazione molto favorevole, oggi sono diventate un modo per livellare al ribasso la qualità del lavoro in termini di diritti e salari.
A furia di deregolamentare, di togliere controlli (i famosi lacci e lacciuoli che tanto danno fastidio) oggi le cooperative sono esplose e ci sono settori produttivi quasi completamente fatti da cooperative. Finte.
Dalla logistica (trasporti, società di pulizie..) fino alla cantieristica.

Su raiplay trovate la consueta anteprima del servizio: gli ispettori del ministero del lavoro, le persone che dovrebbero vigilare sui posti di lavoro, sono solo 2100, di questi 290 sono ingegneri tecnici e si occupano della sicurezza. Pochi, tanti? In Veneto ci sono due province scoperte, tra cui quella di Venezia Mestre, dove ci sono industrie grandi come quelle a porto Marghera.
Senza ispettori, la situazione che si presenta agli occhi del giornalista è sufficientemente eloquente: operai della cantieristica che si vestono in macchina (niente spogliatoi),operai che fanno la pausa pranzo fuori, al freddo, mangiando un panino in fretta.
In condizioni igieniche che non hanno bisogno di ulteriori commenti, le immagini parlano da sole.


Fincantieri non da a queste persone nemmeno i servizi minimi, siccome sono lavoratori (spesso stranieri) di ditte in subappalto.
Da Marghera a Fiano Romano, ai magazzini dove parte la merce per i supermercati Conad del centro Italia: qui lavorano 400 persone di cui 380 attraverso cooperative esterne, in subappalto prese da un consorzio.
Cooperative che periodicamente chiudono e poi riaprono, con altri nomi.
A quanti hanno chiesto l'applicazione del contratto collettivo del lavoro, è successo di aver perso il lavoro, finendo cacciato via dalla cooperativa.
Tutto è cominciato quando nel 2017 la maggior parte di questi lavoratori ha lasciato la CGIL, da cui non si sentivano più tutelati, per entrare dentro ai COBAS: le testimonianze di queste persone raccontano dell'atteggiamento ostile dei sindacati “o ti sta bene così o te ne vai”, così in molti hanno scelto di andarsene e chiedere ai COBAS e chiedere loro se ci fosse modo di veder riconosciuto qualche diritto in più.

Erano tutti CGIL: quando si firmava il contratto, quasi obbligatoriamente c'era anche la firma per aderire a questo sindacato confederale.
Iovene è andato a chiedere conto al segretario della Filt-CGIL regionale, che ha negato quanto raccontato prima: dammi il nome che lo denuncio alla procura della Repubblica.
Vedremo come andrà a finire.

Gli ispettori del lavoro dovrebbero, secondo le leggi del Ministero, secondo le indicazioni del governo, fare una lotta al lavoro nero e all'evasione contributiva: cose banali nel senso che sono presenti nei piccoli esercizi.
Significa lasciar perdere i grandi appalti, le cooperative in subappalto: sono le direttive del capo dell'ispettorato al lavoro, a Roma, Paolo Pennesi.
L'idea di Poletti e Pennesi è quella di spostare gli ispettori dell'Inps dell'Inail e del ministero sotto una sola struttura: la direzione unica è stata fatta ma gli ispettori non si sono spostati, ognuno è rimasto nel proprio ente.
Gli attuali ispettori dell'Inps sono in presidio, contro questa riforma perché, sostengono, in questo modo, senza ispettori, l'inps cessa di esistere.
Tra l'altro, non sono previsti inserimenti, quando una di queste figure andrà in pensione.
Non solo, c'è una strana difficoltà a far dialogare questi enti tra loro, far parlare le banche dati, per un controllo più efficace.
Il capo dell'ispettorato al lavoro parla di “gelosia del dato” da parte degli enti della ppaa: nel frattempo però, nel mondo reale, si va avanti con sfruttamento, assenza di diritti, tensioni sociali.
Un brutto clima che poi porta all'avanzata delle destre populiste e xenofobe, come successo in Friuli alle elezioni regionali.

Come funzionano oggi i controlli sul lavoro? Cosa è cambiato col jobsact, quanta evasione contributiva sono riusciti a recuperare gli ispettori dopo la riforma?

Per la cronaca, quello dei controlli è un problema diffuso in tutto il paese: bit 
Ispettorato del Lavoro di Foggia: report 2017 controlli nelle aziende foggianeL'Ispettorato del lavoro tira fuori numeri 'allarmanti': irregolarità nel 67% delle aziende foggianeIl report ha interessato strutture di riposo per anziani nonché tutti i settori merceologici. Nell’anno 2017 ispezionate n. 2.924 aziende delle quali n. 1.633 sono risultate irregolari

La scheda del servizio: Fuori controllo di Bernardo Iovene
Nel magazzino Conad del centro Italia su 400 lavoratori 380 sono forniti da una cooperativa esterna, che periodicamente cambia limitando i diritti dei lavoratori. Nei cantieri navali della Fincantieri a Porto Marghera, su cinquemila lavoratori, quattromila sono forniti da 300 società esterne. Lavorano per 3-4 euro l’ora senza alcun diritto. Un sistema definito “paga globale”, un’illegalità di massa che gli organi preposti al controllo non riescono a regolarizzare.
La vigilanza degli ispettorati del lavoro vive un momento di transizione che ne diminuisce l’efficacia: dal primo gennaio 2017, infatti, gli ispettori del ministero del Lavoro, dell’Inps e dell’Inail sono stati unificati nell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), ma i dipendenti di Inps e Inail non sono confluiti nel nuovo ente. Si è creato quindi un corto circuito, prendono le direttive dall’INL ma resteranno dipendenti dei propri enti fino alla pensione con un “ruolo a esaurimento”. La riforma, prevista dal Jobs Act e approvata a costo zero, fino a oggi avrebbe determinato incertezza, rallentamento dell’attività ispettiva e minori introiti dal recupero dei contributi previdenziali evasi.


Cosa sono le criptovalute

Di moneta virtuale si sente parlare da tanto tempo, ma penso che siano veramente in pochi quelli che saprebbero descriverle o raccontarne la loro origine.


L'anteprima del servizio su Raiplay: si parte dalla guerra in Iraq, con le immagini dei morti di civili per strada, scambiati per potenziali assassini.
Sono le immagini che sono state diffuse da Wikileaks (altrimenti di questa guerra sporca cosa avremmo saputo dalle fonti tradizionali o dal Pentagono?): nel 2011 Wikileaks e Assange svela gli Agfan paper e i cable gate, la più grande fuga di notizie della storia.
Per arginare questa fuga, i circuiti Visa, Mastercard e Paypal fermano il servizio per le donazioni, causando un buco per Wikileaks di 15 ml di dollari.
Un pugno di società finanziarie statunitensi ha deciso, su pressioni dall'alto, cosa i cittadini dovessero vedere e sapere, bloccando le donazioni che consentono a Wikileaks di fare il suo lavoro.
Assange si è salvato grazie a Bitcoin, la moneta virtuale, utilizzata fino a quel momento solo da pochi smanettoni e dai criminali del deep web.


Il valore del Bitcoin è così schizzato verso l'alto con un ritorno del 50000%.

Sette anni fa il Bitcoin valeva 80 centesimi, a dicembre valeva 16mila euro: in questi anni sono nate altre 1500 criptovalute. Tutte assieme a gennaio valevano 665 miliardi, oggi il loro valore è crollato a 270.
La domanda cui cercherà di dare una risposta il servizio di Marrucci è, cosa ne sarà domani di queste criptovalute domani? Sono destinate a durare, dunque siamo di fronte ad una rivoluzione tecnologica, o è solo una bolla?

La scheda del servizio: Le criptovalute di Giuliano Marrucci

Nate appena tre settimane dopo il crollo di Lehman Brothers, da un’idea di un personaggio rimasto anonimo, le criptovalute a gennaio sono arrivate a capitalizzare oltre 600 miliardi di euro, dieci volte il valore di aziende come Eni, Enel o Intesa Sanpaolo. Pochi giorni dopo però il mercato è crollato, e nel giro di pochi giorni si è ridotto a poco più di un terzo. È la fine delle criptovalute? O dietro la bolla speculativa c'è qualcosa destinato a durare?

Le imprese di volantinaggio

I volantini delle grandi catene commerciali, dei supermercati, riempiono le nostre cassette delle lettere.
Oramai, a parte qualche bolletta, dentro la cassetta troviamo solo questi pezzi di carta, distribuiti da ragazzi (spesso di origine straniera) che girano per le strade con zaini pieni zeppi di materiale, per conto di aziende di distribuzione.
Report col servizio di Francesca Ronchin cercherà di fare luce su chi sono queste aziende del settore, come lavorano, quali i problemi.

La scheda del servizio: Scripta volant di Francesca Ronchin

Cosa gira intorno ai volantini pubblicitari? Quelli che vediamo nella cassetta delle lettere sono solo una parte, molti non vengono distribuiti ma venduti come carta da macero. Una pratica che danneggia i marchi della grande distribuzione: continuano a stampare in eccesso e spesso non sono al corrente delle irregolarità. Dal canto loro, le aziende incaricate del recapito spiegano che i prezzi sono troppo bassi per riuscire a consegnare tutto. Il mondo del volantino è un business che vale circa 200 milioni di euro, le società che operano nel settore sono 450, ma sono solo due o tre quelle che si dividono la gran parte del mercato.