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12 luglio 2024

La notte non ha bisogno di Paola Ronco e Antonio Paolacci

 

Se avesse saputo di essere arrivato al suo ultimo pasto, Vittorio Oliveri avrebbe scelto di assaporarne ogni dettaglio, come prescrivevano i testi zen che gli capitava di leggere nei rari momenti di relax. Di certo non sarebbe sceso dal taxi in volata e con il cellulare all’orecchio, senza guardarsi intorno [..] aveva tanti impegni, ancora, ma si illudeva di avere anche tutto il tempo per portarli a termine.

Un altro romanzo della coppia di scrittori Ronco Paolacci, o Paolacci Ronco, con protagonista il vicequestore Paolo Nigra che qui troveremo alle prese con una brutta indagine di un importante finanziere genovese, della Genova bene, ucciso in un modo brutto, con tanto di rituali satanici, quel genere di particolari su cui un certo tipo di stampa, preoccupata di parlare alla pancia delle persone piuttosto che alla loro mente, si getta a capofitto.

Purtroppo questo delitto capita in un momento poco sereno per Nigra: il suo fidanzato, l'attore Rocco Antonelli, diventato famoso con la fiction del commissario Scogliamiglio sta per esordire con la sua prima pièce teatrale, proprio a Genova.

Ma Rocco, a differenza di Nigra, non ha avuto il coraggio di fare “coming out” per dire a tutti che la sua normalità è amare un uomo.

Non è facile – e questo è il primo problema per Nigra - voler bene ad una persona e doversi nascondere, non poter vivere alla luce del sole questa situazione: Nigra ha sperimentato sulla sua pelle quanto sia difficile poi continuare a fare il proprio lavoro dopo aver detto che si ama un uomo, c’è il rischio che la carriera di Rocco subisca un arresto, perché siamo in Italia e qui viviamo ancora nello stereotipo della famiglia tradizionale, un uomo una donna anzi, un papà che lavora e una mamma che sta a casa ad accudire i bambini.

Questo è, ad esempio, il modello di famiglia che ha in mente il leader del Partito degli Italiani, Lorenzo Modesti: Dio, patria e famiglia, questa la sua politica che, come potete immaginare, non vede di buon occhio gli omosessuali e i migranti, considerati le cause di tutti i mali del paese.

In una precedente indagine Nigra aveva scoperto come questa immagine di buon italiano, patriota e difensore dei cari e vecchi valori, che di giorno tuona contro chi delinque e chi non rispetta le leggi, è legato ad una potente ndrina di cui, di fatto, è solo un pupo. Il potere, quello vero, quello di questa Italia dove si criminalizza la povertà e si depenalizzano i reati dei colletti bianchi, deve necessariamente andare a braccetto con le mafie:

Devi capire che noi non lavoriamo per la criminalità organizzata: queste puttanate lasciale pensare al popolino. Noi facciamo parte della rete d’affari più importante d’Italia, quella dove girano i veri soldi e il vero potere. L'azienda italiana meglio organizzata e insieme l'istituzione più funzionante che ci sia. L'unica cosa diversa dal potere che una volta si chiamava legale, qui, è che ci sono altre regole da seguire, e altri avversari da cui nascondersi o fottere. Noi siamo nel fulcro del potere, lo capisci? Non c’è un’altra strada per arrivare a governare in Italia, non oggi. Quindi metti da parte i tuoi concetti del secolo scorso e dammi retta. Stiamo facendo un lavoro importante e abbiamo già avuto un intoppo, un danno di cui ci chiederanno quantomeno spiegazioni. Per cui invece di gongolare perché il carico non sarà sequestrato, dobbiamo concentrarci sulle priorità, ovvero il fatto che il container adesso è bloccato, invece deve arrivare qui comunque, e presto, nei prossimi giorni. E nessun piccolo funzionario che non conta nulla dovrebbe riuscire ad impedirlo. Riesci a seguirmi?

Da uomo politico potente in Liguria, ha protetto i traffici di droga della famiglia Mangano nella sua Genova, la città da cui dall'enorme porto passa circa il 40% della cocaina che poi transita verso il nord Italia (dati della relazione della Dia).

Quella contro Modesti è una partita da giocare con accortezza: perché tanto Nigra conosce il segreto di Modesti quanto il potente politico ligure, nella sua ambizione di potere, sa quanto quel poliziotto, quel cane sciolto della Questura, possa costituirgli un intoppo nel suo sogno che lo vorrebbe portare a Roma. Perché quel cane sciolto non può essere comprato, come altri uomini nelle forze dell’ordine.

Ma i problemi per il vicequestore sono destinare a peggiorare: la morte del finanziere costringe tutta la Mobile a seguire il caso per due motivi. Per l’estrema importanza della vittima - Oliveri Vittorio, anni cinquantaquattro, di professione consulente finanziario, non tutti i morti sono uguali, come sappiamo bene.
E poi per il come è stato trovato il morto: legato ad un letto, col corpo coperto da vernice rossa, tanto da far sembrare il corpo inondato di sangue in un primo momento. Ma non è stato ucciso dalle coltellate, quelle sono date post mortem, perché Oliveri è morto soffocato.
La cosa che salta all’occhio è un’altra, quel “disegno tracciato sul pavimento con una certa precisione circolare, un pentacolo che sembrava essersi formato spontaneamente con il liquido rosso”.

Un pentacolo, dunque magari un rito satanico, compiuto da qualche setta di matti, magari legati proprio a quel cantante famoso che da poco è venuto pure lui ad abitare a fianco dei potenti di Genova, in una villa poco lontana. Si tratta del cantante Fidel Dior, molto estroverso nei suoi concerti, abile nel provocare le gente perbene, politici come Modesti per esempio.

C’è, infine, un altro problema che, come un Tir a velocità sostenuta, sta piombando addosso a Nigra: in città è arrivato il professor Walter Sobrino, un importante criminologo in Italia, tanto da essere chiamato da diverse procure per le sue consulenze. Come avverrà anche per questo delitto, per mettere a tacere le voci fatte circolare dalla stampa di un delitto rituale.

Quando, come Nigra ha già capito, quel pentacolo è solo un depistaggio. Un caso di “staging”, di messa in scena di un delitto.

Purtroppo Walter Sobrino è anche la persona che meno avrebbe voglia di vedere in quel momento, essendo stato il suo ex, prima di Rocco.

«Lo so che tra voi c’è stato, come dire, un vissuto importante, ma qui parliamo di lavoro. Dobbiamo avvalerci della consulenza del professor Sobrino in questo caso...»

Tutto sembra andare per il verso sbagliato, la vita di Nigra sembra prendere una piega sbagliata: tutta colpa del non potere dichiarare la sua relazione per proteggere Rocco che in quei giorni è proprio a Genova per la sua prima. Nigra si ritrova sotto attacco da parte di Modesti, costretto ad abbandonare la sua indagine non autorizzata sui container dal porto di Gioia Tauro carico di cocaina. È costretto a mentire ai suoi colleghi, a cui non può raccontare né di Rocco né dell’indagine. È costretto anche a non essere sincero con Rocco, causando il risentimento di quest’ultimo.

E la presenza di questo Walter, un criminologo di quelli brillanti, da talk, capace con le sue punzecchiature sul loro comune passato, di scalfire l’atteggiamento da pokerista di Nigra, non aiuta di certo.

L’unico punto di forza che sentiva di avere era proprio la logica, e forse non era vero nemmeno quello; più che altro, in qualche modo riusciva a farla prevalere sull’emotività.

Una doppia indagine, molto pericolosa quella su Modesti, molto delicata quella sul delitto di Oliveri: quest’ultima si risolverà mettendo assieme, con tanta pazienza e con un lavoro certosino sui dettagli, tutti i pezzi che non tornano. Come mai il morto era stato trovato a stomaco vuoto e con residui di cocaina in circolo, ma assente nella sua villa? Come mai quel rituale falso, quel pentacolo messo lì dall’assassino per sviare le indagini (e creare quel clamore mediatico che avrebbe messo in difficoltà gli investigatori)? Tutto sembra ruotare attorno alla cocaina..
A dare un contributo arriverà la testimonianza di due strani ladri, i fratelli Malavac, due ladri che parlano tutte le lingue dell’Europa, una sorta di Gramelot moderno.

Tutto troverà una sua spiegazione che punterà dritto contro le ipocrisie di quella Genova bene, arricchita magari sulle spalle di speculazioni finanziarie o legami stretti con la politica, quella Genova che si spaventa per gli atteggiamenti di un cantante che sul palco bacia il chitarrista, che si atteggia da finto satanista. Ma che non si fa scrupoli nel portare avanti le proprie perversioni, l’importante è che siano nel privato della propria villa.

Ci sono tanti spunti, legati anche alla realtà che vediamo tutti i giorni, di cui leggiamo sui giornali: delitti che occupano le prime pagine per giorni per quei dettagli che colpiscono l’immaginazione dei lettori.

La politica che prende di mira i migranti ma che in realtà sui migranti basa la sua sopravvivenza: per la propaganda, per le leggi che costringono i migranti a vivere da clandestini, senza diritti, dunque più ricattabili dalla criminalità organizzata.

L’uomo politico cresceva nei sondaggi spingendo l’opinione pubblica e le istituzioni verso l’intolleranza nei confronti degli immigrati, così da ostacolare qualsiasi scelta politica che ne facilitasse la regolarizzazione.

[..] Era un sistema a ingranaggi, dove ogni rotella forniva forza motrice all’altra: gestione illegale dell’immigrazione, traffico di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, speculazione edilizia, manodopera a buon mercato e propaganda politica che macinava consensi.

C’è un finale, parzialmente risarcitorio alla fine di questa storia. Ma non è il finale della battaglia che Nigra dovrà portare avanti, per avere un’Italia migliore, per sconfiggere quel sistema di corruzione e ricatti, dove potere e criminalità organizzata sono legati, tanto da renderli indistinguibili l’uno dall’altro.

Soprattutto, questo è solo un romanzo. O forse no..

Le precedenti indagini del vicequestore Nigra

Oceano di Fabrizio De Andrè

Quanti cavalli hai tu seduto alla porta

Tu che sfiori il cielo col tuo dito più corto

La notte non ha bisogno

La notte fa benissimo a meno del tuo concerto

Ti offenderesti se qualcuno ti chiamasse un tentativo

Ed arrivò un bambino con le mani in tasca

Ed un oceano verde dietro le spalle

Disse, "Vorrei sapere, quanto è grande il verde

Come è bello il mare, quanto dura una stanza"

È troppo tempo che guardo il sole, mi ha fatto male

Prova a lasciare le campane al loro cerchio di rondini

E non ficcare il naso negli affari miei

E non venirmi a dire, "Preferisco un poeta

Preferisco un poeta ad un poeta sconfitto"

Ma se ci tieni tanto puoi baciarmi ogni volta che vuoi

La scheda del libro sul sito di Piemme editore, il blog degli autori.
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

07 luglio 2024

Il potere che una volta si chiamava legale

L'ultimo romanzo della coppia Paola Ronco e Antonio Paolacci, "La notte non ha bisogno" (ed Piemme) parte dal porto di Genova, da un container in arrivo con una nave da Gioia Tauro che contiene un carico importante di cocaina.

Il porto di Genova, finito al centro di una importante indagine da parte della procura di Genova per un'inchiesta su un presunto giro di corruzione ha un'importanza fondamentale per i traffico di droga della 'ndrangheta, in Italia e nel resto dell'Europa.

E' sempre il libro a raccontare come: 

L’hub portuale di Genova era uno dei primi scali per il traffico di cocaina in Italia. Carichi fino a due tonnellate, e in numero difficile da quantificare. Secondo una stima approssimativa della Dia, circa il 40% della merce destinata al mercato italiano passava di lì. Un giro d'affari enorme, che richiedeva ben più di qualche portuale impegnato a spostare cassoni e container.

Dietro c’erano le cosche ’ndranghetiste radicate sul territorio, e anche loro di certo non si muovevano da sole. La malavita aveva bisogno di basi logistiche regionali per la gestione dei carichi, e poi traiettorie di spostamento nazionali e internazionali, con molte persone impegnate a manomettere bolle di trasporto, sviare controlli, verificare persi e cifre. Il traffico di cocaina spostava così tanto denaro e potere che era dilagato a inglobare persone dalla fedina penale pulita e dal curriculum irreprensibile; e naturalmente diversi uomini chiave nelle istituzioni.

Un giro «stratificato», lo definiva la Dia, con connessioni tra imprenditori, professionisti, funzionari pubblici, politici e amministratori locali.  

Tra questi politici, anche il leader del partito degli Italiani, Lorenzo Modesti che, in un colloquio col suo avvocato, commentando come sono riusciti a salvare un carico grazie ad una soffiata, racconta di questo nuovo modo di concepire il potere, "che una volta si chiamava legale" e di questi rapporti col mondo criminale.

L'esponente politico [..] parlò con voce bassa e tranquilla, senza che il suo tono sottolineasse il cambio di argomento:

«Tu te ne rendi conto, vero, che stavolta abbiamo rischiato parecchio?» 

«Ne sono consapevole» rispose Crociani, sedendosi davanti al suo cliente senza essere stato invitato. 

«Se il nostro uomo alla Finanza non avesse sentito le voci sulla soffiata, stanotte avrebbero fermato un carico di quelli grossi. E i nostri amici se la sarebbero presa con noi.»

«Il tuo uomo alla Finanza sta lì apposta per quello» si strinse nelle spalle Crociani, calcando l'accento sul cambio di possessivo.

«E ti ricordo che non presta servizio pro bono. Anzi. In ogni caso ha svolto egregiamente la sua funzione. Sarebbe divertente poter vedere le facce di quelli che apriranno il container, stanotte.»

«Ho capito, Raimondo. Stavolta è andata bene. Abbiamo avuto l'informazione in tempo e sono riuscito ad avvisare e risolvere la faccenda. Ma la prossima?» 

«Che possiamo farci? Più che coltivare una rete di informatori per evitare guai, che altro vorresti fare?» decise di essere chiaro Crociani.

Lorenzo Modesti socchiuse gli occhi e per un riflesso condizionato si guardò intorno come alla ricerca di qualcosa.

[..]

«Tu pensi troppo come un uomo del secolo scorso» cominciò Modesti, mettendosi comodo. «Qui non si tratta semplicemente di corrompere poliziotti e sperare che vada bene. Qui si tratta di governare il Paese. Di prendere in mano lo Stato. Tu ragioni da avvocato, senza offesa.»

Si fermò, come aspettasse la risata in studio. 

«Continui a considerarti solo un opaco professionista che fa le palanche parando il culo a gente che si muove sul confine della legalità. 

Devi fare il salto, Raimondo. Devi capire che noi non lavoriamo per la criminalità organizzata: queste puttanate lasciale pensare al popolino. Noi facciamo parte della rete d’affari più importante d’Italia, quella dove girano i veri soldi e il vero potere. L'azienda italiana meglio organizzata e insieme l'istituzione più funzionante che ci sia. L'unica cosa diversa dal potere che una volta si chiamava legale, qui, è che ci sono altre regole da seguire, e altri avversari da cui nascondersi o fottere. Noi siamo nel fulcro del potere, lo capisci? Non c’è un’altra strada per arrivare a governare in Italia, non oggi. Quindi metti da parte i tuoi concetti del secolo scorso e dammi retta. Stiamo facendo un lavoro importante e abbiamo già avuto un intoppo, un danno di cui ci chiederanno quantomeno spiegazioni. Per cui invece di gongolare perché il carico non sarà sequestrato, dobbiamo concentrarci sulle priorità, ovvero il fatto che il container adesso è bloccato, invece deve arrivare qui comunque, e presto, nei prossimi giorni. E nessun piccolo funzionario che non conta nulla dovrebbe riuscire ad impedirlo. Riesci a seguirmi?»

La notte non ha bisogno di Paola Ronco e Antonio Paolacci

Tutto questo meccanismo perfetto che mette a fianco uomini infedeli allo Stato, criminali, professionisti con molto pelo sullo stomaco non può essere bloccato da un vicequestore di polizia, un cane sciolto, che non può essere corrotto. Pure gay dichiarato. Il vicequestore Nigra. 

«Intanto dobbiamo toglierci dalle palle lo sbirro frocio» sparò d’un fiato Modesti, mostrando i palmi delle mani come per sottolineare l’ovvietà. «Quello ce l’ha con me e tornerà a provarci.

E' solo un romanzo, certo, questo "La notte non ha bisogno", che però racconta del volto nascosto della politica, dei legami con la criminalità, ormai in osmosi. Di come la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata siano la stessa cosa.

Ma forse è solo un romanzo..

16 marzo 2022

Tutto come ieri: Un'indagine di Paolo Nigra, di Paola Ronco e Antonio Paolacci

 


L’ultimo giorno della sua vita, il venticinquenne Franco Rosai lo cominciò con un’imprecazione sommessa, rivolta alla tapparella rotta della stanza. La lama della prima luce del mattino si era insinuata tra le fessure sgangherate, conquistandosi lo spazio storto, allargandosi piano dal torace ampio fino al collo, arrampicandosi su una guancia e infine battendo sadica sulle palpebre.

Con questo romanzo, il terzo della serie con protagonista il vicequestore Nigra, i due autori Paola Ronco e Antonio Paolacci hanno raggiunto la piena maturità confermandosi autori capaci, con uno stile ben definito e confermando ancora una volta come il giallo possa essere uno strumento per raccontare il nostro paese, reso ancor più fragile dalle ultime emergenze.
In questo terzo romanzo un episodio della cronaca passata fa da spunto per l’inizio di questo racconto: mentre il vicequestore Nigra è in convalescenza a Torre del Greco per incontrare i genitori di Rocco, due balordi a Genova sparano dalla loro auto su dei ragazzi di colore fermi in piazza Commenda, urlando insulti razziali.

L’aria ferma, alla Commenda, aveva il peso e l’odore degli eventi irrimediabili. Il sole ormai alto batteva senza pietà e toglieva il fiato, creando una cappa surriscaldata che inaspriva la rabbia e la amplificava in ondate furibonde.

Perché è ora di dire basta a questa invasione, li vedi questi qua, tutti ragazzi aitanti che vengono fatti arrivare da noi per prendere il nostro posto, un’invasione di persone che non vogliono integrarsi, sanno solo spacciare e chiedere diritti senza rispettare la legge. Spacciatori, ladri..

«Oggi lasciamo il segno» continuò Boiler, scandendo ogni sillaba.
«Questo qui è il primo giorno della nostra guerra. Ed è solo l’inizio. Pensi di essere pronto?»

Uno dei due uomini è un ragazzo giovane, desideroso di mettersi in mostra nei confronti dell’altro, Boiler si fa chiamare, uno che sa come stanno veramente le cose. Questi colpi di pistola scatenano subito il caos sui giornali, dentro le forze dell’ordine e hanno anche un’eco da parte del mondo della politica perché il ragazzo aveva frequentato quel gruppo di estrema destra, Corrente Sociale e si era fatto anche fotografare dal leader del Partito degli Italiani, Lorenzo Modesti. Un politico che ha basato la sua perenne campagna elettorale criminalizzando l’immigrazione, cavalcando le paure degli italiani, l’anima razzista dentro la brava gente che lavora e che mantiene con le loro tasse anche questi invasori

«.. Certe cose non succederebbero, se la gente non fosse esasperata da un’immigrazione selvaggia, ormai fuori controllo.»

Alla Mobile questa sparatoria piomba addosso al gran capo Virdis a pochi giorni dalle ferie sebbene per la natura dell’indagine il caso spetti alla Digos. Ma all’improvviso, seguendo le tracce lasciate dagli sparatori, spunta una pista che porta ad un vecchio caso di Nigra.
Mentre il vicequestore fa conoscenza con i genitori di Rocco, spunta un legame tra uno degli attentatori con un vecchio suo caso, il suo primo delitto a Genova e anche il suo unico caso rimasto insoluto. La morte di una giovane impiegata..

«Si chiamava Elisa Poluzzi. Era una donna di quarantadue anni, mai stata sposata, nessun legame sospetto, faceva una vita piuttosto solitaria e lavorava da oltre vent’anni presso quel commercialista.»

A casa di Rosai, questo il nome del ragazzo, viene trovata una lettera della Poluzzi e la pistola che ha sparato il proiettile che l’ha uccisa.

La tentata strage ha da subito un risvolto positivo per gli investigatori: preso dal rimorso, Rosai si è suicidato. Per la Digos, forse troppo ansiosa di soffocare le tensioni che quel sangue ha suscitato tra gli immigrati (e per non creare troppi problemi alla politica), il caso potrebbe essere chiuso: due balordi, di cui uno morto, che hanno sparato a delle persone.

Ma per Nigra non è così. Nonostante la ferita al braccio (leggetevi il precedente Il punto di vista di Dio), nonostante l’importanza di passare del tempo col suo compagno (non potendo nemmeno fare outing, per non metterlo in difficoltà per la sua notorietà in televisione), decide di tornare a Genova e prendere in mano le indagini.

C’è quel cold case da chiudere, un delitto senza indizi, senza movente, senza alcun appiglio che lo ha ossessionato per anni. E poi c’è quella tentata strage, che dietro ha motivi razziali e la cui dinamica non lo convince del tutto.
La dinamica degli spari, il piano per la fuga, non può essere opera di Rosai, quel balordo senza arte né parte. Ma cosa lega quello spacciatore, con idee di estrema destra, con quella ragazza uccisa sei anni prima.

C’è poi una testimone, una ragazzina del Bangladesh, ma nata a Genova dunque molto più italiana di tanti, che ha visto in faccia il secondo uomo. E che ora ha paura, nonostante Nayana sia una di quelle adolescenti coraggiose, che vanno per la loro strada. Ma ora ha paura perché quell’uomo, Boiler, la sta cercando.

Ci sono interi passaggi di questo romanzo che andrebbero letti, stampati e appiccicati sui muri, tanto sono profondi: il fascismo di questi anni che non ha nulla a che vedere col folklore della camicia nera e del fez ma riguarda qualcosa di profondo in noi italiani,

Il fascismo è un modo di pensare. È il tizio che pensa di essere più furbo e più degno di esistere degli altri e quindi più meritevole di comandare, e di decidere sulle vite altrui.

Ci sono i pregiudizi contro i diversi, le persone di colore che vengono da paesi lontani e che spesso riteniamo siano un problema senza considerare la ricchezza che si portano dietro con le loro culture. Persone costrette all’illegalità per colpa di legge pensate apposta per ostacolarne l’integrazione, per costringerli a rimanere dentro una zona grigia per sopravvivere, manovalanza gratis della criminalità.

«Quando sono arrivato qui, io volevo lavorare. Ho chiesto il permesso di soggiorno per poter lavorare. Ma mi hanno detto che dovevo lavorare per avere il permesso, ..»

E poi ci sono i pregiudizi contro gli omosessuali: c’è un bellissimo passaggio del libro dove si parla di questo, di come sia facile non rendersi conto del peso che queste persone devono sopportare per non poter manifestare liberamente il loro amore. In Italia, nel 2021, ci sono state persone picchiate per strada per la sola colpa di essere mano nella mano col loro fidanzato. O la fidanzata. In Italia si etichettano le persone in un certo modo perché “ostentano” o meno la loro personalità:

«E che ho detto?» rimase basito Ruggero Antonelli. «Che posso aver detto di così terribile?» «Hai detto che lui ti piaceva, perché è uno che non ostenta. Che poi per voi significa uno che non si vede che è ricchione.»

Infine c’è il tema della droga, che fa da collante, i filo nero, della storia: la droga che spacciano anche gli immigrati, quelli contro cui puntano il dito i politici come Modesti, i difensori della legge, dimenticandosi che quella droga arriva in Italia grazie alle organizzazioni criminali contro cui mai una certa politica, razzista e ipocrita, ha mai fatto una vera battaglia. I migranti, delle persone costrette a vivere per strada, da fastidio. L’odore dei soldi, molto meno.

Non dimentichiamoci mai che se questo è un romanzo, frutto della fantasia degli autori, il gesto di Traini, quei colpi di pistola esplosi a Macerata nel febbraio del 2018, sono reali.

Come reale è il razzismo che coviamo dentro, frutto di pregiudizi, di paura che i media alimentano contro i diversi, contro chi arriva da lontano.

La scheda del libro sul sito di Piemme Editore

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01 agosto 2020

Il punto di vista di Dio, di Antonio Paolacci e Paola Ronco



Pochi minuti prima che ci scappasse il morto, il sudamericano si alzò per andare a prendere l’eucaristia. Sua moglie era rimasta seduta a cullare il loro piccolo, un pupo di meno d’un anno che aveva frignato per l’intera funzione, suscitando molti sospiri seccati. L’uomo era l’unico sotto i cinquant’anni a mettersi in fila per la comunione. Il resto dei presenti, all'incirca una decina, era composto dal solo genere di italiani tipicamente propenso a temere per la propria anima, ovvero quelli di età non inferiore ai settanta.

Un delitto in una stanza chiusa: la coppia di scrittori Paolacci e Ronco si cimenta in questo classico del giallo nel secondo capitolo della serie del vicequestore (aggiunto) Nigra, il poliziotto torinese in servizio alla Mobile di Genova, alle prese coi pregiudizi nel mondo della polizia per il suo essere gay dichiarato.
Ma con delle doti di indagine che lo porteranno a risolvere l'enigma: un delitto avvenuto in una chieda, nel centro storico di Genova, un insegnante in pensione, Sergio Bruzzone che, dopo aver preso dalle mani del prete la particola consacrata, si accascia al suolo.

Riverso per terra poco distante dall'altare, il pensionato viene soccorso dalle persone che erano con lui a messa e che, con lui, facevano parte di una specie di circolo di lettori di libri gialli.
La dottoressa Salati, l'ex maresciallo Scialoja, i farmacisti Parodi, l'insegnante Scaturchio. E poi, la seconda moglie Carmen Cabrera in Bruzzone e un aspirante scrittore di libri gialli Malpighi.
E' la dottoressa stessa a capire che quello che all'inizio viene scambiato per un malore, è in realtà qualcosa di peggio:
«Chiamala subito, Carlo» rispose finalmente, la voce che tremava. «Ma chiama anche la polizia. Credo che Sergio sia appena stato ucciso.»

Quella che sembrava essere una tranquilla domenica mattina si trasforma per Nigra nell'ennesima giornata di lavoro assieme ai colleghi della sua variopinta squadra: il molto raccomandato vice Musso, l'ipocondriaco ispettore Caccialepori e l'assistente Santamaria, con la sua pipa in bocca.
«Quindi lei non ha dubbi? Bruzzone è stato ucciso?» «Cianuro» rispose lei di slancio, come se non aspettasse altro.

Un delitto in una stanza chiusa può essere il caso più semplice da risolvere ma anche il più difficile: chi può aver avvelenato l'ex insegnante? Il prete è, materialmente quello che avrebbe avuto maggiori possibilità, ma, andando a sentire i diversi personaggi, si scopre che tutti potevano avere un motivo di astio nei confronti del morto, per le sue battute cattive. Battute che pungevano le persone del circolo toccando i loro segreti.
Quello che non era mai riuscito a digerire era l’impressione di incongruenza dei contesti apparentemente puliti come quello in cui si trovava adesso, bolle di vita tranquilla e rispettabile, dove il male non poteva essere nominato nemmeno come ipotesi.

Come si può sospettare di essere un assassinio un prete, una insegnante in pensione, due tranquilli farmacisti, un carabiniere.. oppure uno che si crede uno scrittore (ma che deve pagare per veder pubblicati i libri)?
Persone che si trovavano ogni settimana, a parlare di libri gialli e delitti, una specie di circolo (da cui era esclusa la moglie, forse perché immigrata, cioè esterna a quella cerchia).
Persone all'apparenza irreprensibili, persone normali, brava gente dunque.
Ma in questa storia bisogna stare attenti ai pregiudizi: non solo quelli nei confronti degli omosessuali, come sa ben Nigra, costretto a nascondere la sua relazione con l'attore napoletano Rocco, guarda caso attore in una famosa fiction dove interpreta un commissario che risolve sempre in modo brillante i casi.

No, qui ci sono altri pregiudizi, quelli che portano a dare dei giudizi nei confronti degli altri usando i propri preconcetti. Per esempio quelli contro gli immigrati.
Come la moglie del morto, Carmen, accusata di essersi spostata l'italiano per mettersi a posto.
O come gli altri immigrati che, come ci racconta in modo dettagliato certa stampa, spacciano e commettono piccoli reati nei vicoli del centro di Genova, dimenticandosi che la droga a Genova (e nel resto del nord) arriva grazie alla ndrangheta.
Italiani brava gente, che rispettano le leggi, mica come quelli là, arabi, nordafricani, clandestini, che stanno portando il degrado nelle nostre città. Ma sono italiani che quando hanno problemi non si rivolgono ai vigili o allo Stato, ma ai cravattari o a personaggi poco raccomandabili.
«Ogni giorno c’è una notizia su un immigrato, sì. Però si omette il dettaglio che qui spesso sono le ’ndrine calabresi ad affidare ai marocchini lo spaccio, e ai nigeriani e ai pakistani il compito di fare da vedette

A proposito di pregiudizi, o giudizi affrettati, ecco la prima citazione di altri investigatori che vivono nei libri gialli:
«Mi hai appena fatto tornare in mente un collega di Bologna, un ispettore. E non ti sto facendo un complimento, era un tipo piuttosto assurdo. Lui lo diceva spesso: anziani, piaga della società. Oddio, ora che ci ripenso se non erano loro erano i punkabbestia, i marocchini, gli studenti» Nigra aggrottò la fronte. «Coliandro,..»

La seconda citazione è invece dedicata a Rocco Schiavone e all'attore che lo interpreta in tv Marco Giallini:
Ma ti ricordi quando quegli altri hanno chiesto di cancellare la serie di Marco, solo perché il personaggio si fa le canne?

Torniamo al delitto: tutti le persone del circolo avevano del rancore, va bene. Ma è questa la causa del delitto? O centra forse la criminalità, per una certa storia di debiti, che lega tra loro alcune di queste “brave persone”? E cosa voleva dire il morto con quelle sue allusioni ad una villa da costruire a Venezia?
Quel caso, così pieno di segreti, sospetti, gente in apparenza perbene e odio mascherato, gli metteva addosso un forte bisogno di rifugiarsi nella sua quotidianità, in quell’intesa che lui e Rocco avevano trovato senza sforzo, senza giochi di potere, ..

Ma, abbiamo detto, questa è anche una storia di pregiudizi. E quale peggior pregiudizio se non quello nei confronti degli immigrati?
Il delitto è in realtà un attentato compiuto da estremisti islamici per colpire il mondo cattolico: questa la pista di cui è convinta la Digos e, in particolare, un collega di Nigra con cui non ha mai avuto un buon rapporto.
Perché gay, perché progressista, perché diverso dal cliché da law and order ovvero essere forte coi deboli (e debole coi forti, le mafie, le famiglie che contano, ..).
Perché non un uomo vero, un vero italiano, difensore dei valori patriottici e cattolici, come il partito di quel Lorenzo Modesti, pochi voti ma una gran cassa di risonanza dai giornali locali e nazionali per le sue provocazioni contro gli immigrati.
La pista della Digos, sapientemente fatta uscire da qualche fonte interna, viene rilanciata da questo partitino e dal suo leader, per la sua personale campagna elettorale.
Bruzzone, che si era anche candidato alle elezioni per il comune, è stato vittima casuale di un gruppo di estremisti?

Prima di finire stritolato in mezzo alle accuse dai giornali di inerzia nelle indagini, se non superficialità, Nigra e i suoi collaboratori devono venire a capo dell'intrigo, della matassa.
Magari come farebbe quel bravo investigatore a Roma, di origini cinesi, ennesima citazione letteraria nel libro, a fianco di Agata Christie e Chesterton (parlo di Andrea Cotti, padre del vicequestore Luca Wu)
«Pensi che invece io conosco un poliziotto di origini cinesi» disse Nigra, lanciato nel tentativo quasi disperato di scaldare la conversazione. [..]
Molto bravo, ci ho lavorato per una faccenda, tempo fa. Si chiama Luca Wu, ora sta a Roma.»

E allora, degna conclusione dell'indagine, questo finale alla Poirot, dove tutti i sospettati sono riuniti in una stanza, per svelare il nome dell'assassino e per spiegarci cosa sia “Il punto di vista di Dio”.
«Lei ha proprio intenzione di chiuderla come un giallo classico, è così? Facendo un bel monologo rivelatore con tutti i sospettati intorno.»

Il punto di vista di Dio conferma il giudizio positivo che avevo dato al precedente romanzo della coppia Paolacci Ronco, con protagonista il vicequestore Nigra.
Il meccanismo letterario dietro l'indagine funziona, come funzionano anche i personaggi, su cui si concede qualche cliché, che lascia spazio a delle scenette divertenti da commedia all'italiana.
Come in altri romanzi, ho molto apprezzato il racconto della città, vista con gli occhi del protagonista: Genova non è come la sua Torino, con le sue strade dritte e regolari.
C'è il centro storico, ci sono i vicoli dove se allunghi le mani tocchi i muri, si sente la muffa ma anche gli odori della frutta e della merce venduta dai commercianti nei caruggi
Percorse i caruggi sconnessi, la Maddalena e i Macelli di Soziglia, catturato come sempre dalle vetrine variopinte dei fruttivendoli e delle gastronomie, dai panni stesi alle finestre, dal perenne contrasto tra lerciume e meraviglia, che facevano a pugni ad ogni passo. In pochi metri i suoi occhi videro polpette di baccalà, acciughe salate, un bar polveroso, le creme salate di una erboristeria …

Molto attuale è poi il tema dei pregiudizi, legato anche a quanto vediamo accadere dentro le caserme di polizia o i commissariati.
Dobbiamo ancora farne di strada prima di diventare un paese moderno, libero da discriminazioni e dai pregiudizi, libero anche dalla cappa delle mafie, quelle che si vedono e anche quelle che non si vedono, che sono anche assecondate perché, in fondo, offrono un servizio vantaggioso ..

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16 febbraio 2019

Nuvole barocche, di Paolacci & Ronco



Incipit

Il vento carico di acqua gelida soffiava sulle onde di un mare increspato e nero, raggiungeva la costa, spazzava l'acciottolato e il cemento del porto, batteva contro il muro dei palazzi antichi e sibilava nei vicoli, facendo vibrare le corde nei panni e percuotendo le imposte chiuse.

Un delitto senza molti indizi e con pochi sospettati, un ragazzo aggredito poco lontano da un locale dove si festeggiava l'approvazione della legge per le unioni civili.
Delitto probabilmente causato dall'omofobia, da coloro che pensano che i gay non abbiano il diritto di manifestare davanti a tutti il loro essere, lo stare felici accanto ad una persona dello stesso sesso.

Poi vide.Vide un braccio e una mano. Vide tutto il resto. Le gambe fasciate da qualcosa di stretto ed elastico, il cappotto di un rosa brillante. 
«Signorina!» urlò. «Dio, Dio, Dio. Sta male?» 
In un attimo fu sul corpo, senza esitare afferrò la spalla e diede uno scossone. Una bolla d'aria si formò davanti alla faccia riversa a terra, nella pozza di pioggia e sangue.

Ci troviamo a Genova, una città che si porta dentro tante anime (come forse tante grandi città italiane) e anche tante ferite, come quella mai ricucita per il G8 del 2001.
Ad occuparsi di questo delitto è il vicequestore della Mobile Paolo Nigra, torinese di origine ma ora nel capoluogo ligure.
Nigra è un investigatore capace di inchiodare il sospettato con domande apparentemente innocue, un po' Colombo e un po' Sherlock Holmes.
Uno sguardo che non tradisce le sue emozioni per la sua faccia da poker. La capacità di perdere sempre il cellulare, ritrovato grazie all'aiuto dell'ispettore Caccialepori, poliziotto ipocondriaco che fa da contraltare alla romana Santamaria, bionda e spiccia nei modi.
Una moto Guzzi V8, una gatta che lo aspetta nella sua casa in pieno centro, un quartiere che ama perché ilcentro storico è uno di quei posti in cui è possibile sentirsi veramente a casa”, anche se nelle case non è possibile avere l'ascensore.
Nel passato ha praticato Karate, ma ora è approdato al Tai Chi Chuan, un’antica arte marziale cinese assomiglia quasi più ad una danza.
«Questo caso poi è perfetto per Nigra. Come divevo, no?» 
«Si, commissario» fece Caccialepori, impassibile.

Ma è un'altra cosa che rende il vicequestore Nigra quasi unico, specie nel mondo degli sbirri: è gay ed ha appena fatto coming out tra i colleghi perché non ha avuto più voglia di nascondersi, di mostrarsi per quello che non è.
Il suo ragazzo si chiama Rocco e, guarda il caso, è un attore che sta per andare in televisione come attore protagonista della fiction TV “Il commissario Scognamiglio”.
Qualcuno, tra i colleghi, pensa che forse Nigra sia la persona giusta per seguire questo caso, o forse no. Forse un gay non è sufficientemente distaccato per indagare su un delitto come questo.
Perché Andrea Pittalunga era gay e non lo teneva nascosto, nemmeno quella sera al locale, per come era vestito.
Andrea era il nipote dell'architetto Pittalunga, una famiglia importante a Genova, architetti da generazioni: lo zio non nasconde il suo disappunto per quel nipote che aveva dovuto crescere dopo che i suoi genitori lo avevano abbandonato (anche qui il caso, dopo i fatti del G8 a Genova). Un nipote che non aveva finito l'università, che frequentava quel mondo, quello dei gay, un mondo così diverso da quello della sua famiglia.
Famiglia che vanta amicizie importanti e lo zio architetto non omette di farlo pesare, di fronte a Nigra. Tanto per chiarire chi comanda.
Meno di un'ora dopo, il cielo sopra Genova era magnifico; nuvole barocche si rincorrevano lontane, verso l'orizzonte, svelando un azzurro totale.

Inutile negarlo: il delitto di Andrea Pittalunga lo sta mettendo in difficoltà perché si sente in difetto nei confronti di quei ragazzi che, alla festa, la sera del delitto, non avevano avuto paura di mostrarsi in pubblico, mentre lui ha ancora paura dopo tanti anni, a mostrarsi assieme a Rocco di fronte alle persone che conosce:

«Ho passato tanti anni a nascondermi sul lavoro. Mi pesa, adesso, dover nascondere con chi sto. E mi sento in difetto verso quei ragazzini che se ne vanno a testa alta a una festa per le unioni civili. Noi abbiamo quarant'anni ..»

I ricordi del Nigra ragazzo vengono fuori poco a alla volta, portati a galla proprio da quell'omicidio e che rendono difficile rimanere distaccato.
Com'era il vicequestore a vent'anni?

Su tutte, la fotografia di se stesso a vent'anni, i capelli più lunghi, nessun filo di grigio a intaccarne il nero, un piercing al sopracciglio, la sigaretta tra le labbra; ….

Quando ha scoperto la prima volta l'omofobia sulla propria pelle?

Quello che era accaduto dopo era un'altra immagine. Quello che era accaduto dopo, alla fine della notte, le luci spente, era cominciato con una voce di scherno che si faceva sempre più vicina. Il primo spintone l'aveva preso di sorpresa ..

Quei ricordi, quel dolore, lo ha hanno fatto diventare l'uomo che è oggi: vicequestore aggiunto (e non commissario, come direbbe il celebre collega Rocco Schiavone) della polizia di Stato, un mondo in cui non è facile lavorare se sei gay dichiarato.
Per quelle battutine, quegli sguardi, quelle parole dette alle spalle da colleghi repressi che tanto più sono stupidi tanto più si sentono superiori:
«In qualunque ambiente, e non parlo solo del mio, dico anche in quelli più insospettabili, troverà sempre qualche stronzo che si sente migliorie di tutti gli altri. Non cambieranno idea. Quanto più sono stupidi, tanto più credono nella loro visione del mondo, che di solito è piccolo quanto il loro uccello».Battista Arneri non trattenne una piccola risata.Nigra rimase serio: «Meno sono capaci, più credono di essere migliori degli altri. Ma lei cresca, diventi un adulto, sia se stesso. Con il tempo, arriverà la consapevolezza piena che questa gente che si preoccupa tanto di come scopano gli altri non conta niente. Guardi me. Sono qui, in una posizione di comando, e diversi miei sottoposti non sopportano l'idea di dover obbedire ai miei ordini. Non è piacevole, mi creda. Vedo la loro sofferenza e mi fanno pena. MA non è un problema mio». Per un breve istante Nigra sorrise.

Bene, ora che conosciamo Nigra, parte del suo passato e tutto il suo presente, non dobbiamo dimenticarci di quel ragazzo morto a seguito di un'aggressione sul porto Antico e lasciato agonizzante per ore.
Chi lo ha ucciso?
Quella banda di tre ragazzi che va in giro per la città a molestare le coppie gay?
Qualcuno che conosceva Andrea e che lo ha ucciso per un motivo anche banale, come quel ragazzo che gli doveva dei soldi?
Addosso a Nigra arrivano le pressioni della famiglia del morto, del famoso architetto che sembra quasi infastidito che ad occuparsi di questo caso sia un poliziotto gay.
E anche le supposizioni tanto inutili e fastidiose del suo collaboratore Musso, anche lui proveniente da una di quelle famiglie bene di Genova e dunque amico dei Pittalunga.
Sembra uno di quei delitti impossibili da risolvere di cui parlava lo scrittore Durrenmatt nel suo romanzo “Il giudice e il suo boia”.
Un libro, citato dal pm che segue il caso assieme a Nigra, in cui si parla dei crimini come alterazione di un equilibrio naturale, equilibro che dovrebbe essere ripristinato proprio dalla soluzione del caso. Ma in questa storia a portare alla soluzione del caos contribuirà proprio il caso, quel caso capriccioso che viene fuori quando meno te l'aspetti e che porterà Nigra a trovare quell'indizio mancante.

Nuvole barocche mi ha colpito sin dalla copertina, uno scorcio di mare che si apre alla fine di un vicolo. Bella la copertina, il titolo preso da una canzone di De André e anche la storia, l'indagine all'interno della Genova bene, insofferente al fatto che qualcuno venga a ficcare il naso nei suoi scheletri. Un mondo elitario, chiuso e, scopriremo, anche con una mentalità poco aperta.
Attraverso lo sguardo del protagonista sul mondo, sul suo lavoro, sulla società, comprendiamo tutte le difficoltà che ancora oggi i gay devono subire per poter vivere la loro vita.

Le pagine dell'indagine si alternano a quelle dove si racconta di Genova e delle sue tante facce: il centro storico
Il centro storico è uno di quei posti in cui è possibile sentirsi veramente a casa, da qualunque parte si arrivi. E’ uno di quei posti in cui il tuo barista di riferimento, pur lavorando in zona turistica e non vedendoti molto spesso, si ricorda cosa prendi e te lo serve nella maniera che piace a te. E’ uno di quei posti in cui non c’è bisogno di nascondersi, perché qualcuno più strano di te salta sempre fuori.

.. i quartieri dove vivono i ricchi
La Santamaria si infilò in una delle eleganti strade del quartiere Albaro; la differenza con il centro storico era talmente stridente che sembrava di entrare in un'altra città. Gli spazi ampi, le case con pochi piani e molti balconi, le aiuole di delimitazione tenute in ordine; nessun senso di claustrofobia, molto decoro. Bisognava guardare bene per rendersi conto dei dettagli; le crepe sui marciapiedi, identiche a quelle di certi carruggi, il numero esorbitante di cacche di cane per terra, tante tapparelle chiuse.

Un breve ma significativo passaggio dedicato al G8 di Genova e alla morte di Carlo Giuliano a Genova:
Si fermò in piazza Alimonda per il tempo di un pensiero complicato e feroce, le mani contratte sul manubrio, le spalle irrigidite, gli occhi chiusi, poi si voltò per tornare.

Alla prossima indagine, vicequestore aggiunto Nigra!

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Il blog degli autori, Paolacci e Ronco.
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