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28 dicembre 2021

Report – i controlli sugli impianti sciistici e il cartello sulle scale mobili

Report ha ricostruito la tragedia del Mottarone, per capire le responsabilità ma anche come sono controllati i 200 impianti sciistici in Piemonte. Poi un viaggio in Cina per capire come va la pandemia e come viene tenuta sotto controllo.

Le smart TV: le stiamo comprando per il passaggio al nuovo digitale, ma come viaggiano i nostri dati? Nell'antprima, le scale mobili in Italia: come mai servono tanti mesi per le riparazioni?

Le fantastiche 4 di Roberto Persia

L'Italia è il secondo paese al mondo per ascensori, abbiamo la scala mobile più lunga al mondo, a Matera: ma la manutenzione di queste scale e ascensori è la gallina delle uova d'oro per le multinazionali che seguono questo settore.

Dell'importanza della manutenzione ce ne siamo accorti nel 2018 quando dei tifosi del CSKA furono inghiottiti a Roma, per un problema delle scale mobili, da cui è partita una indagine della procura.

Sono 4 le multinazionali che producono pezzi di ricambio e che condizionano il mercato e le aziende che fanno manutenzione: le ricadute sono a carico dell'utente, che si trova davanti impianti non sicuri e più costosi. C'è poi la questione delle manutenzioni che durano mesi, come successo a Roma per le scale mobili delle fermate del Policlinico e Castro Pretorio: serve una migliore programmazione degli impianti, spiega il neo assessore alla Mobilità.

Ma rimane il problema delle “fantastiche 4” che monopolizzano il mercato: l'Europa ha condannato il cartello messo in piedi da queste aziende Otis, Schindler, Kone e Thyssen Krupp che comunque continuano a gestire impianti in Italia.

Queste aziende costringono i clienti a ricorrere solo a loro, acquisendo le piccole aziende per concentrare il mercato in poche mani: si ammazza la concorrenza ai danni del libero mercato e dei clienti, per lo più aziende pubbliche, come i comuni di Assisi (impianti gestiti da Kone), Napoli (Otis Italia), che si ritrovano poi le scale ferme perché mancano pezzi di ricambio.

A Roma le scale mobili sono spesso chiuse, creando un danno d'immagine importante che si aggiunge al problema per la mobilità delle persone diversamente abili: qui sono presenti tutti e 4 i gruppi, l'ultima gara d'appalto è stata vinta da una associazione temporanea di impresa la Metro Roma SCARL per un bando di 3 anni, poi ritirato dalla sindaca Raggi dopo l'incidente dei tifosi. I quattro gruppi avevano fatto ostruzionismo non mandando i pezzi di ricambio?

Alla fine anziché stimolare la concorrenza si è ridotto il mercato a poche aziende.

Cronaca di una tragedia annunciata di Walter Molino

Il 23 maggio di quest'anno a Stresa una funivia si stacca, per il cedimento del cavo, precipitando nel vuoto: muoiono 14 persone tra cui due bambini, con un solo superstite.

Di fronte ai soccorritori si trovò di fronte uno scenario mai visto prima: i freni di emergenza non sono scattati perché bloccati, dai forchettoni, come ammesso dal capo servizio Tadini, il factotum della funivia.

L'altro protagonista è il direttore d'esercizio Perocchio, c'è poi il gestore Nerini, che gestiva l'impianto dagli anni settanta l'impianto che prima del covid era una vera miniera d'oro, per l'afflusso dei turisti che salivano in cima al Mottarone per godersi la vista delle montagne.

Un paradiso che il 23 maggio è diventato un inferno: dentro questa tragedia però non c'è solo fatalità, ma una storia di omessi controlli, perché in tante persone che hanno lavorato nelle funivie c'era la consapevolezza che non si gestiva l'impianto in sicurezza.

Tadini, di fronte ai magistrati, ha ammesso di aver messo i forchettoni per impedire blocchi all'impianto, perché quella mattina aveva sentito dei rumori sospetti.
Dopo questo i tre, Nerini Perocchio e Tadini vennero arrestati: i pm sostengono che sapessero di questa gestione superficiale dell'impianto. Dopo qualche giorno il GIP toglie l'arresto per i tre indagati, perché non è certo che sapessero.
Ma Report, nella sua ricostruzione dove ha intervistato anche ex dipendenti, ha scoperto che in tanti sapevano dell'uso dei forchettoni: Tadini ordinava ai conduttori della cabinovia di tenere i forchettoni e chi si opponeva veniva tranquillizzato, “prima che si rompa la fune ce ne vuole”..

Per non perdere 5000 euro d'incasso ogni giorno si dovevano far andare gli impianti coi forchettoni: ma gli altri sapevano o no?

La società di Nerini, dopo il lockdown, ha incassato 130mila euro, ma gravano anche le accuse sull'uso del nero, con schede di ingresso rivendute più volte, accordi con tour operator per non fatturare i costi. Sono tanti soldi incassati in nero da un privato in concessione: accuse da dimostrare ma che peggiorano il quadro.

I due indagati, Perocchio e Nerini sono rimasti a piede libero per mesi prima che il riesame sostenesse la necessità dell'arresto: in questi mesi hanno cercato di minacciare o condizionare dei testimoni? Il sorriso della PM alla domanda del giornalista è eloquente.

Il Tribunale ha creato due gruppi di periti, per la cabina e per la testa fusa per capire come mai la fune si sia rotta, ma servirà altro tempo per arrivare alla verità.

Questa è la volontà di chi decide – spiega uno dei consulenti del collegio: è stata decisa una proroga della perizia di un altro anno, quasi, fino a luglio 2022.

Sappiamo che la fune traente che si è spezzata andava bene, gli esami magneto induttivi erano stati fatti, serve aprire la testa fusa ora, ma servirà tempo.

I controlli sull'impianto del Mottarone e sulla fune sono stati fatto dalla Sateco nel novembre 2020, che ha fatto una ispezione con un magnete. Ma per la testa fusa questi controlli non servono, è un tratto che può essere ispezionato solo a vista non con i magneti, occorre cambiarla ogni cinque anni.

Le direttive europee raccomanderebbero di cambiare la testa fusa ogni 4 anni, quella del Mottarone aveva 4 anni e mezzo: avrebbe dovuto essere controllata a vista dal responsabile di esercizio.

La manutenzione della funivia del Mottarone è in capo alla Leitner, che però ricorre ad altre aziende, come la Sateco per la fune.

Walter Molino ha intervistato ex dipendenti che hanno lavorato con Nerini: raccontano di anomalie non registrate sui verbali, di impianti che non possono essere fermati perché c'è cosa e allora chiama il gestore. Un ex dipendente che si era rifiutato di far partire la cabina, si è visto arrivare alle spalle Tadini che gli disse, “vai a casa ci sono io..”

Tutta gente che sapeva dei problemi ma che però sta scegliendo di non parlare, di non andare dai carabinieri, rendendo difficile il lavoro della procura.
L'avaria sui freni si era manifestata da tempo, Tadini voleva chiudere l'impianto ma poi, con la ripresa della stagione dopo il covid, si decise di non fermare nulla e far ripartire il servizio.

Nerini, il gestore dell'impianto, è oggi tranquillo: aveva un contratto per la manutenzione con la Leitner, stipulato nel 2016, che aveva curato la ristrutturazione dell'impianto, che seguiva la manutenzione ordinaria e un servizio di pronto intervento in otto ore.
Ma l'intervento per i freni arriva ben dopo le otto ore: segnalato a fine aprile, i tecnici di RVS arrivarono ad inizio maggio – racconta Tadini ai magistrati.
La RVS è un fornitore di impianti frenanti: secondo loro tutti gli impegni sono stati rispettati, ma Tadini alla fine si è dovuto arrangiare “finisce che devo mettere i ceppi agli impianti” disse a Perocchio, perché l'intervento della RVS non aveva risolto il problema ai freni.

Stefano Gandini è un ex dipendente che ha consegnato ai carabinieri una registrazione che Report ha mandato in onda in esclusiva: un giorno si rifiuta di far partire quella cabina, per un problema di olio che si perde nell'impianto frenante nel 2019, due anni prima della tragedia: alla fine Gandini viene chiamato da Nerini in ufficio e minacciato di licenziamento.

Non voleva rischiare la vita delle persone, Gandini, che di fronte a Tadini aveva fatto una sinistra profezia, “qui finisce come il ponte Morandi”.

Nerini ha gestito per anni l'impianto, sin dagli anni settanta: ma quando si tratta di fare manutenzione i soldi arrivano dal pubblico, come successo a fine anni novanta, quando si dovettero fare importanti lavori di manutenzione, arrivati dal comune e dalla regione.

Il comune oggi sta dando i soldi che Nerini ha anticipato per i lavori, che è subentrato poi al pubblico dopo la pausa tra il 1997 e il 1999.

Il comune di Stresa ha impiegato sei mesi per revocare la concessione a Nerini, che oggi ha fatto ricorso e che ha continuato pure ad incassare il canone di affitto per un bar alla base della funivia (soldi che non arrivano al comune, oggi amministrato dalla Lega).
Come mai? Come mai Nerini ha avuto questa concessione per tanti anni?

“Bella domanda ..” la risposta dell'attuale sindaca.

Report ha scoperto che Perocchio oltre ad essere responsabile dell'impianto era anche dipendente della Leitner. Un conflitto di interessi: chi doveva controllare su questo? La Ustif, che ha scelto di non rispondere alle domande di Report, il direttore Cumerlato ha risposto telefonicamente a Walter Molino.

“Non posso dire che Perocchio sia un non plus ultra” risponde al giornalista.

E il ministero? Non ha risorse né autonomia politica, perché i gestori degli impianti esercitano importanti pressioni politiche e così i controlli non vengono effettuati.

L'USIF, l'ente di controlli, fa controlli a calendario a scadenza fissa e altri a sorpresa: ma anche qui un altro dipendente della funivia, in forma anonima, racconta che chi gestiva gli impianti sapeva le date dei controlli, “tante volte li andavamo a prendere pure a Torino, per tenerli buoni li portavamo anche a mangiare.”

In Piemonte ci sono 200 impianti e ci sono 3 persone a fare controlli, compreso il responsabile (che è un ex insegnante): come possono fare i controlli? Chi ha controllato che la testa fusa dell'impianto fosse a norma?

Alla fine il controllato comunica al controllore che tutto va bene.

A fine gennaio Ustif verrà assorbita dall'agenzia nazionale per la sicurezza delle infrastrutture, dovranno controllare autostrade, funivie e ferrovie ma il personale resta lo stesso a livello locale.

In Italia abbiamo 1700 funivie, in Piemonte circa 200: sempre tre persone vigileranno la sicurezza dei turisti che, ogni domenica, ogni giorno, saliranno su queste cabine.

Da una parte controlli che non funzionano, dall'altra l'avidità dei gestori: in mezzo noi, che dobbiamo sperare che vada tutto bene.

Gli altri due servizi:

  • come i cinesi stanno contenendo il covid, con app di tracciamento e con un controllo ossessivo dei nuovi focolai, fino alla cima dei monti del Tibet

  • dietro gli smart tv cosa si nasconde? Siamo noi che guardiamo la TV oppure è lei che guarda noi e comunica ai grandi player (Netflix, Google) cosa guardiamo, per profilarci

27 dicembre 2021

Anteprima inchieste di Report: la manutenzione delle funivie e delle scale mobili, Netflix e la strategia cinese

Report ha deciso di rovinarci la digestione del panettone e di tutto il pranzo di Natale con una serie di inchieste, per la chiusura dell'anno, particolarmente drammatiche come la tragedia del Mottarone e i contagi in Cina. A seguire un'inchiesta sulla manutenzione delle scale mobili e uno sulle smart TV (siamo noi o sono loro a guardarci?).

Una tragedia annunciata

Ha suscitato forti reazioni la strage del Mottarone: 14 persone sono morte nello schianto, per la rottura del cavo, della funivia che portava sulla cima del monte, tra cui due bambini. Forti polemiche suscitò anche lo scontro iniziale tra GIP e PM sulle richieste di arresto. Ma poi, piano piano, la notizia ha iniziato a finire sempre più in fondo, nei giornali e nei TG: al momento siamo nella fase del rimpallo delle responsabilità tra gestore e i tecnici dell'impianto.

Il gestore è tranquillo, Report lo ha raggiunto a casa (in attesa del giudizio della Cassazione sulla richiesta di arresto): “ero tranquillo perché avevo due professionisti che mi seguivano per la parte tecnica e una ditta leader mondiale .. se ci fossero state delle manutenzioni da fare, erano già pagate, perché versavo 150mila euro l'anno alla Leitner.”

La ditta, leader mondiale sugli impianti a fune, ha curato la ristrutturazione dell'impianto e aveva un contratto per la manutenzione straordinaria e ordinaria per 1,656 ml di euro, circa 150mila euro l'anno che prevede un servizio di pronto intervento entro 8 ore.

Ma allora, cosa non ha funzionato? Un ex dipendente della funivia racconta a Report che i controlli fatti dal ministero spesso non funzionano per colpa delle grandi pressioni da parte di chi gestisce questi impianti i quali spesso fanno importanti pressioni ai politici.

L'USIF, l'ente di controlli, fa controlli a calendario a scadenza fissa e altri a sorpresa: ma anche qui un altro dipendente della funivia, in forma anonima, racconta che chi gestiva gli impianti sapeva le date dei controlli, “tante volte li andavamo a prendere pure a Torino, per tenerli buoni li portavamo anche a mangiare.”

Quello era il sistema, spiega l'ex dipendente: un sistema in cui in 3 devono controllare tutti i 200 impianti. Le unità territoriali ora saranno assorbite dall'agenzia nazionale per la sicurezza delle infrastrutture, dovranno controllare autostrade, funivie e ferrovie ma il personale resta lo stesso.

La tragedia del Mottarone si poteva evitare? Chi ha scelto di far funzionare lo stesso l'impianto, con l'uso dei forchettoni (per disattivare i freni di emergenza) ha delle colpe?

La scheda del servizio: CRONACA DI UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA di Walter Molino con la collaborazione di Federico Marconi

23 maggio 2021, è passato da poco mezzogiorno, la cabina numero 3 della Funivia del Mottarone precipita nel vuoto. Muoiono 14 persone, l’unico superstite è il piccolo Eitan, 5 anni. È la più grande tragedia mai avvenuta su una funivia. L’inchiesta della Procura di Verbania accerta che la cabina è caduta perché si è spezzata la fune traente e i freni di emergenza risultavano disattivati.

Sono passati sei mesi dalla strage del Mottarone, la cabina numero 3 è stata recuperata solo poche settimane fa con un’operazione spettacolare dei Vigili del Fuoco, ma il collegio dei periti nominati dal Tribunale, che dovranno accertare le cause della rottura della fune, sono appena all’inizio delle loro analisi e hanno già chiesto una proroga di sei mesi.

Ma perché quella fune di acciaio si è spezzata? L’inchiesta di Report approfondisce tutti gli aspetti legati ai controlli e alla manutenzione, sottolineando le carenze di personale e di risorse degli organi statali di vigilanza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Organi che avrebbero dovuto vigilare anche sui conflitti d’interesse.

Grazie a documenti inediti e testimonianze esclusive, Report ricostruisce anche la storia della concessione pubblica dell’impianto, gestito fin dagli anni ‘70 da società riferibili alla famiglia di Luigi Nerini.

La strategia cinese

Mentre in Italia sono saltati i controlli sui contagi, con la tracciatura dei positivi, in Cina si prosegue con la strategia zero contagi, che passa per l'utilizzo di app e di una organizzazione per la logistica molto ben organizzata: “quando sbarchi in Cina per tre settimane hai contatti esclusivamente con persone coperte da tute bianche. Potresti essere su una stazione orbitante” racconta il giornalista Gabriele Battaglia, inviato a Pechino per la Radiotelevisione Svizzera.

La scheda del servizio: ZERO CONTAGI di Giuliano Marrucci

A quasi due anni dallo scoppio della pandemia, la Cina è rimasta sostanzialmente l'unico paese al mondo a perseguire con determinazione la strategia "zero contagi". Al centro, una serie di app per il tracciamento e una macchina logistica e organizzativa poderosa in grado di avviare in poche ore campagne di test di massa coinvolgendo milioni di persone non appena emerge un focolaio. Seguono lockdown mirati e restrizioni severissime sugli spostamenti, a prescindere se si sia effettuato o meno il vaccino.

La manutenzione delle scale mobili

Una volta costruiti gli impianti per le scale mobili, nelle metropolitane, negli aeroporti, nei grandi centri commerciali, queste vanno seguite con un programma di manutenzione, dietro cui girano milioni di euro, grazie ad appalti della pubblica amministrazione.

Manutenzione che spesso costa più di quanto dovrebbe a discapito della nostra sicurezza.

A Roma questo novembre ha riaperto la fermata della metropolitana di Castro Pretorio, il 24 dicembre ha riaperto quella la fermata del Policlinico ferma da un anno: la motivazione delle chiusura è stata per entrambe la manutenzione delle scale mobili, ma, si chiede nel servizio la coordinatrice di Potere al popolo Margherita Cantelli, “ci vuole effettivamente tanto tempo per cambiare e sostituire queste scale mobili?”

Ci sono stati problemi nel reperimento dei pezzi, spiega l'assessore alla mobilità di Roma, Eugenio Patané (al momento del servizio era assessore da meno di due mesi): sugli impianti ci sono diversi problemi sugli impianti “di traslazione”, quello che si è sbagliato negli anni è stata la programmazione, “tu sai quando un impianto di traslazione arriva a fine vita e tu non devi farlo arrivare a fine vita per programmare la sua manutenzione..”

La scheda del servizio: LE FANTASTICHE 4 di Roberto Persia

Nelle metropolitane di tutto il mondo, nei centri commerciali e negli aeroporti le scale mobili muovono 3 miliardi e mezzo di persone ogni giorno che si spostano su 800.000 impianti. Una volta installate, la partita che si gioca sui bandi delle pubbliche amministrazioni è quella della manutenzione e vale molti milioni di euro. Soldi che dovrebbero garantire la sicurezza dei passeggeri, ma che fanno i conti con la struttura oligopolistica di questo mercato. I ritardi nella fornitura di pezzi di ricambio sono soltanto la punta di un iceberg fatto di medie e grandi aziende che tendono ad assumere un atteggiamento autoprotettivo a discapito della clientela. Così i fermi degli impianti si prolungano e il disagio per l'utenza aumenta.

Chi guarda chi?

Siamo noi a guardare la smart TV oppure è la smart TV a controllare e monitorare noi, tracciando cosa vediamo, sui canali tradizionali o sui canali web, come Netflix?
L'algoritmo di questa piattaforma fa come il commesso di blockbuster che ti consigliava il film successivo dopo che ne avevi finito uno – racconta la giornalista Gina Keating che ha seguito Netflix sin dall'inizio.

“Hanno iniziato col noleggio dei DVD per posta, poi hanno capito che se volevano far fuori la concorrenza dovevano diversificarsi, così è nato il concetto di abbonamento e la possibilità di fare tutto online è stata la ciliegina sulla torta..”
200 milioni di abbonati nel mondo, un fatturato da 7 miliardi di dollari, oggi Netflix è un colosso nel mondo dello streaming: ha imparato a conoscere i gusti del pubblico e questo le permette di capire su quali produzioni investire e come evitare che si disdica l'abbonamento.

L'algoritmo di Netflix sa tutto di noi mentre noi non siamo in grado di sapere quali nostre informazioni sono in possesso di Netflix: quali sono gli show più visti, quanto tempo passano davanti i loro programmi gli abbonati? La mancanza di trasparenza e la riservatezza nel custodire questi dati sono parte del loro business, spiega la giornalista.

La scheda del servizio: SMART TV IS WATCHING YOU di Lucina Paternesi

In Italia ci sono quasi 120 milioni di televisioni, 15 milioni delle quali ormai hanno una connessione a internet. La pandemia ha fatto decollare dotazioni e connessioni digitali e la lunga permanenza in casa ha fatto sì che fosse maggiore anche il tempo trascorso davanti a uno schermo. Con l’arrivo del nuovo digitale terrestre e dei bonus stanziati dal Governo stiamo rottamando le vecchie tv affascinati dalle infinite possibilità offerte dalle piattaforme streaming. Film, serie televisive, documentari, cartoni animati, partite di calcio: l’obiettivo è non spegnere mai lo schermo. Nei laboratori dell’Imperial College, a Londra, Report ha testato ogni funzione e ogni piattaforma per scoprire che tra gli elettrodomestici intelligenti sono proprio le smart tv quelle che più di tutti contattano terze parti, condividono informazioni sensibili e, soprattutto, tracciano ogni nostra attività. Ma cosa sanno di noi queste piattaforme? Siamo sicuri che siamo solo noi a guardare la tv o è lei, ormai, a guardare noi?