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08 maggio 2016

Trasformare l'immigrazione da un'emergenza in una opportunità (Sergio Rizzo)

L'articolo di Sergio Rizzo sul Corriere, a commento del servizio di Report di questa sera:
«Così l’immigrazione può diventare un’opportunità per l’Italia»L’inchiesta di Report: basta cooperative, lo Stato gestisca i rifugiati utilizzando le caserme vuote Per accogliere 200 mila persone l’anno servirebbero 400 immobili
Quattrocentosettanta chilometri di filo spinato. Una lunghezza pari a quasi quattro volte quella del primo muro tirato su in Europa, 19 secoli fa: il Vallo di Adriano. Due millenni più tardi le barriere di reti e acciaio spuntano in tutto il Continente. Cento chilometri fra Bulgaria e Turchia, 175 fra Ungheria e Serbia, una trentina fra Austria e Slovenia, 166 fra Slovenia e Croazia. E dove non ci sono muri fisici ecco le frontiere, e alle frontiere le divise, i fucili spianati, i controlli. «Schengen è morto», sentenzia il deputato del partito del popolo danese Kenneth Kristensen Berth con l’inviata di Report Claudia Di Pasquale. Quel partito rappresenta la destra antieuropea, vero. Ma la realtà dei fatti è che la libera circolazione delle persone nel nostro continente non esiste più. L’emergenza immigrazione ha risvegliato pulsioni nascoste: egoismi e nazionalismi che rischiano di far naufragare gli ideali stessi alla base dell’Unione. In questa crisi senza precedenti dei principi che da sessant’anni ci tengono insieme, l’Italia è il classico vaso di coccio. Con ottomila chilometri di frontiere liquide, impossibili da controllare, e la rotta dei Balcani ormai sbarrata, l’urto dell’immigrazione è tutto sulle nostre spalle, oltre che su quelle della Grecia. Un problema enorme da fronteggiare. A meno che non diventi un’opportunità.In che modo hanno provato a immaginarlo quelli di Report di Milena Gabanelli nella puntata che va in onda domenica sera su Raitre. L’idea è quella di riportare la gestione dei rifugiati nelle mani dello Stato. Basta con gli affidamenti a certe cooperative: la storia del Cara di Mineo insegna. Basta con i finanziamenti agli alberghetti trasformati in ostelli degradati. Basta con il torbido intreccio su cui si allunga l’ombra di interessi politico-affaristici.

 
Le strutture pubblicheL’Italia è piena di strutture pubbliche che potrebbero essere utilizzate per i compiti di accoglienza dei rifugiati. Caserme vuote ce ne sono dappertutto, e molte neppure in condizioni pessime. Alcune hanno cucine e servizi igienici funzionanti. Oltre a locali utilizzabili per i corsi di lingua, educazione civica e formazione professionale. Per accogliere 200 mila persone l’anno servirebbero 400 immobili. Il costo per rendere idoneo a tale funzione questo patrimonio pubblico si potrebbe aggirare, secondo le stime degli esperti consultati da Report (fra cui l’urbanista Paolo Berdini), intorno ai 2 miliardi. Altri 2 miliardi e 165 milioni l’anno sarebbero necessari per il mantenimento delle strutture, compreso lo stipendio per 25 mila addetti e 400 medici. Chi pagherebbe? «Se l’Italia mettesse in piedi un piano nazionale complessivo e il governo lo facesse suo presentandolo ufficialmente agli organi europei competenti, sarebbe senz’altro recepito positivamente. Se sono necessari più soldi ne discutiamo nel dettaglio, i soldi ci sono», risponde il commissario europeo all’immigrazione Dimitris Avramopoulos a Giuliano Marucci di Report. Potrebbe pagare dunque l’Europa. I rifugiati richiedenti asilo sarebbero accolti in strutture adatte e organizzate nel nostro Paese, per poi essere smistati secondo le quote nei vari paesi: identificati, preparati, istruiti e coscienti dei diritti e dei doveri europei. In cambio, una volta finita l’emergenza, ci resterebbe un patrimonio immobiliare pubblico ristrutturato e di valore enormemente accresciuto. Conosciamo l’obiezione: per la politica (e la burocrazia) italiana è una sfida impossibile. E non è campata per aria. Ma perché non provarci?

23 dicembre 2014

La grande sanatoria (per la serie, l'assalto alla diligenza non c'è stato ..)

Sergio Rizzo sul corriere, a proposito della sanatoria per Sisal
Incalzato dai grillini al Senato, Matteo Renzi tuonò: «Adesso basta con le marchette in Parlamento!». Sentendosi rinfacciare sulla «Stampa» da uno del suo partito, il presidente della commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia: «Veramente il primo a fare le marchette è stato il governo. Al Senato ha presentato novanta emendamenti...». Alcuni del quali con nome e cognome.

Per esempio, quello sui giochi messo a punto dagli uffici delle Finanze, che ha un destinatario preciso: la Sisal, società concessionaria presieduta dall’ex ministro delle Finanze ed ex commissario dell’Alitalia Augusto Fantozzi, controllata dalla holding lussemburghese Gaming invest. L’obiettivo è rianimare il Superenalotto, ormai da tempo in caduta verticale. La ragione è che si vince troppo poco in rapporto con altri giochi d’azzardo. Per metterci una pezza non resta che consentire di aumentare la percentuale di vincita con, testuale, «l’adozione di ogni misura utile di sostegno della offerta di gioco». Interventi che però potrebbero anche avere ripercussioni sul gettito erariale: in un senso positivo, ma come pure nel senso opposto. Che fare, allora? Siccome nessuno ha la palla di vetro, ecco che nell’emendamento salta fuori una innovazione formidabile, tenuto conto dell’inflessibilità con cui i guardiani dei nostri conti dispensano il prezioso bollino. Qui, infatti, il problema della copertura non solo non viene preso in considerazione, ma si precisa che considerati «obiettivi e ineliminabili margini di aleatorietà» delle scelte che saranno fatte, «i provvedimenti adottati ai sensi del presente comma non comportano responsabilità erariale quanto ai loro effetti finanziari». Un capolavoro.

In quell’emendamento, in realtà, c’è anche una specie di sanatoria per le migliaia di negozi di scommesse privi di concessione statale ai quali verrebbe offerta «una opportunità di redenzione nella direzione del circuito ufficiale e legale di raccolta di scommesse». In che modo? Pagando una certa somma entro la fine di gennaio 2015 come tassa di ingresso nel sistema alla luce del sole. La questione ha almeno una decina d’anni e non è mai stata risolta: nasce da una serie di ricorsi presentati a Bruxelles da soggetti che si ritenevano discriminati, e per questo hanno ritenuto di poter operare anche senza aver ottenuto (ma neppure chiesto) la prevista autorizzazione. Parliamo di un fenomeno che negli anni ha raggiunto proporzioni enormi, se si pensa che il volume delle scommesse raccolte da costoro è dell’ordine di 2 miliardi e mezzo l’anno contro i 3,7 miliardi dei negozi regolari: semplicemente astronomica l’evasione fiscale connessa a questo sistema parallelo. La relazione tecnica quantifica lo stima in circa 7 mila punti, a fronte dei 7.400 legali, distribuiti sull’intero territorio nazionale. Anche se «dagli accertamenti condotti dalla guardia di Finanza emerge che la rete degli operatori non autorizzati è principalmente localizzata nelle grandi aree urbane e nelle zone meridionali, dove la raccolta media è di gran lunga più alta». Accertamenti che peraltro hanno innescato una forma di intimidazione senza precedenti nei confronti dei dirigenti dell’Agenzia dei Monopoli e dei finanzieri incaricati dei controlli e del recupero delle imposte non pagate presso questi negozi non autorizzati, che si sono visti recapitare almeno 160 cause e atti di diffida individuali.

Tutto questo avviene sullo sfondo di un passaggio cruciale. È quello del rinnovo delle concessioni in scadenza sia per i giochi numerici cosiddetti «a quota fissa» che per il lotto. E qui gli emendamenti del governo contengono un’altra sorpresa. Non per la durata delle concessioni, fissata in nove anni, né per la base d’asta stabilita in 700 milioni di euro, e neppure per il livello degli aggi o per gli altri obblighi imposti agli eventuali partecipanti. Ma per la composizione della commissione di gara: che dovrà essere «composta di cinque membri di cui almeno il presidente e due componenti scelti tra persone di alta qualificazione professionale (e i due rimanenti?, ndr ), inclusi magistrati o avvocati dello Stato in pensione». Ricordiamo male o il governo aveva deciso di vietare l’affidamento di incarichi pubblici ai pensionati statali? Verissimo. Salvo poi concedere, com’è stata concessa, una deroga per i componenti delle commissioni. La ragione? Che si fa fatica a convincere i dipendenti pubblici a farne parte, causa la modestia dei compensi. Allora, porte aperte ai pensionati...

02 ottobre 2011

Licenziare i padreterni di Stella e Rizzo, pretesti di lettura


Forse è la volta buona: perché finalmente la politica ritorni ad essere partecipata da tutti e non solo qualcosa con cui delegare il potere ad una elite al di fuori dalle regole e dal mondo civile.
Licenziare i padreterni, dicono i due autori Stella e Rizzo: criticare la nostra classe politica , i loro comportamenti, la loro superbia non è antipolitica, perchè nel libro si citano esempi cocreti di cattivo utilizzo di soldi pubblici cioè nostri. Una casta (che come dice il sottotitolo "Ha tradito l'Italia") che governa per se stessa, per i suoi amici, comprando il consenso. Un mare di soldi che potrebbero essere usati per scuole, strade, ospedali, servizi alle fasce più deboli e vengono invece usati per vitalizi (uno schiaffo in faccia ai milioni di italiani cui viene detto che dovranno andare in pensione più tardi), per stipendi d'oro (quando i giovani che entrano nel mondo del lavoro si dice che dovranno accontentarsi di fare i precari), per auto blu (una cosa che non ha pari nel mondo). Mentre agli italiani si dice che dovranno abituarsi a perdere i diritti pregressi (i licenziamenti facili, le pensioni che sfuggono avanti di anno in anno, la scuola e l'università che diventano una cosa per pochi) mentre loro, i padreterni, si tengono ben stretti tutti i privilegi. E parlano pure dei tagli. E non si rendono conto della tensione, del malumore, della crisi che cresce.

I pretesti di lettura, per invogliarvi alla lettura. Che non sarà buona, ma istruttiva.
Qui la prima parte “Licenziare i padreterni – la trasparenza della casta” .

Vedi alla vice trasparenza (dei contributi, tassati pure poco):
“Quanto sarebbe importante la trasparenza lo confermano quelle poche notizie che ancora sfuggono alla cortina id nebbia. Come la disinvoltura con la quale i democratici di sinistra di Roma, nel pieno delle polemiche sui costi della politica nel 2007, incassarono 100000 euro, attraverso la società Progetto 90, da Sergio Scarpellini. Quello che affitta al mondo della politica romana un impero immobiliare. E che tre anni dopo, con una maggioranza di senso opposto, avrebbe omaggiato con la stessa cifra il Popolo della Libertà. Altrettanto disinvolto nell'incassare gli assegni.
Contemporaneamente al partito di Berlusconi arrivava, del resto, un altro finanziamento di 50000 euro. Dalla società Metro C., il general contractor che sta realizzando la nuova linea metropolitana di Roma , un'opera da almeno 3 miliardi di e mezzo di euro. Tra i soci Caltagirone, Astaldi, l'Andaldo, Il Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna e la Cooperativa Costruttori e Braccianti di Carpi. Le coop rosse che finanziano Berlusconi! L'uomo che definiva intollerabile il sistema della cooperative rosse che prendono appalti dalle giunte rosse, perchè poi queste coop non pagano tasse e sono di supporto ad un partito che è nell'agone politico! Tranquilli: pecunia non olet. Il denaro non puzza. Né per il cavaliere, né per le coop.”
Pagina 108-109

A proposito di conflitti di interesse.
“Un episodio dice tutto. A un certo punto, alla Camera, una deputata dei Responsabili, Catia Polidori, candidata ad un posto di sottosegretario, presenta un disegno di legge per rifare la rete idrica sistemando o sostituendo i tubi di mezza Italia. Il suo grido di allarme è accorato: 'Colleghi, il tasso degli acquedotti è del 40%, contro il 10% della Germania e il 15% della Gran Bretagna! '. E tutti: bé, sì, effettivamente .. Peccato che, a spulciare nel registro delle imprese, salti fuori che mentre avanzava la sua meritoria proposta la 'disinteressata' onorevole Polidori sedeva anche nel consiglio di amministrazione della Sirci Gresintex. Che società è? Indovinato: è la leader italiana delle condutture idriche di plastica.
Il fatto è che è che nel Parlamento italiano non esiste né un codice deontologico, come quello introdotto in Francia che obbliga i deputati ad autodenunciare tutte le loro attività in potenziale conflitto a una specie di authority guidata da un deontologo, né ci sono leggi davvero in grado di scongiurare conflitti.
[..]
[Negli Stati Uniti] l'Office for Government Ethics accertato il rischio di potenziali conflitti d'interessi, può imporre al politico o al componente di governo di cedere il proprio patrimonio o affidarlo ad un blind trust, un fondo cieco che lo amministra. E il gestore di questo fondo non può mica essere la figlia o il miglior amico. Lì no, Silvio Berlusconi non avrebbe mai potuto sostenere di essersi liberato del problema affidando il suo regno a Marina o a Fedele Confalonieri ...”

Pagina 112.

Il sistema pensionistico della casta.
“L'esperto Emilio Rocca ha fatto una simulazione nel caso di un ipotetico politico di 45 anni che resti in Parlamento per 5 anni. Le regole attuali dicono che potrà riscuotere il vitalizio minimo, pari a 3018 euro lordi mensili, a 65 anni compiuti. Per avere quel vitalizio deve versare ogni mese l'8,6% della propria indennità lorda, pari a 1006 euro e 51 centesimi. Considerando un'aspettativa di vita di 78 anni, scrive Rocca, potrà realisticamente godere del vitalizio per 13 anni. Bene: analizzando i contributi, si ricava che il nostro avrà intascato in quei 13 anni il 533% di quello che ha versato. Per farla breve, dà uno e riceve per cinque.
'L'iniquità rispetto al sistema previdenziale riservato al comune cittadino' commenta lo studioso 'è enorme': un lavoratore dipendente nel settore privato italiano che oggi ha 48 anni si attende dal proprio trattamento pensionistico Inps un ritorno del 102%. In valori attuali, gli viene cioè restituito praticamente quello che ha versato'”.

Pagina 128.

I vitalizi e le buonuscite nelle regioni (corriere).
Si parte dal caso Giovanni Copertino in Puglia, "ex democristiano, ora berlusconiano, un politico di lunghissimo corso, già sindaco, assessore e presidente del Consiglio regionale della Puglia uscito dopo vent'anni dall'assemblea, ha incassato una buonuscita di 492000 euro.
Una somma extraterrestre, resa possibile dal fatto che a differenza dei comuni mortali, per i quali la buonuscita a fine attività si calcola sulla base di una mensilità per ogni anno di lavoro, quella dei consiglieri regionali pugliesi è pari ad una annualità per ogni legislatura: cioè 2,4 stipendi mensili per ogni anno di lavoro. Un privilegio assurdo, che ha comportato soltanto nel 2010, per chiuder ele pendenze delle legislature precedenti, un esborso per le casse regionali pari a 8 milioni di euro. Superiore addirittura ai 7241000 euro scuciti nel 2008 da Palazzo Madama per pagare gli assegni di solidarietà ai senatori rimasti senza seggio.
'I soliti terroni!' dirà qualcuno. Non è così: la stessa regoletta è in vigore anche in Lombardia senza che a Milano, 'capitale morale d'Italia', nessun partito, e men che meno la Lega nord, abbia organizzato manifestazioni di piazza sotto il Pirellone per chiedere l'abolizione di questo incredibile trattamento extralusso.
Nella regione Lazio le pensioni sono ancora più favorevoli. Al punto che si può incassare l'assegno anche a 50 anni. Un esempio? Piero Marrazzo, travolto quando era presidente dallo scandalo dei ricatti trans e oggi (dopo aver incassato una liquidazione di 31103 euro) 'pensionato' dal 12 maggio 2010 quando aveva 51 anni, con la possibilità di cumulare i circa 4000 euro lordi allo stipendio, non proprio miserabile, di giornalista Rai, dove è rientrato dopo aver chiuso con la politica. Cumulo possibile proprio perchè la sua non è una pensione:è un vitalizio.”

Pagina 132.

Gli stipendi nelle regioni.
Lasciamo perdere il New Hamphire, dove si fa politica gratis. “la California (che oggi è in difficoltà ma era arrivata ad avere il settimo PIL mondiale) ha un parlamentare ogni 308.117 abitanti. La Lombardia uno ogni 124.101. Il Molise uno ogni 10.653. E quel parlamentare californiano guadagna 66284 euro lordi: un quarto dello stipendio di Renzo 'Trota' Bossi, tre volte ripetente agli esami di maturità ma imposto dal padre nel 2010, come dicevamo, al Consiglio regionale lombardo. Per non dire di Nicole Minetti, la disinibita signorina 'di madrelingua inglese' che gestiva le ragazze ai festini del Cavaliere ed è stata premiata lo stesso anno da Silvio Berlusconi con un seggio al Pirellone: 150660 euro netti l'anno. Un premio che lei stessa, in una telefonata registrata, spiega a Barbara Faggioli così 'A lui gli fa comodo mettere te e me in Parlamento perchè dice “bene me le sono levate dai coglioni, lo stipendio lo paga lo stato”' . Un'intercettazione indimenticabile. ”
Pagina 146-147.

Ci sono poi le province, i doppi incarichi (quelli che fanno sia il sindaco, che il coordinatore regionale che l'onorevole, quelli che fanno sia i presidenti di provincia che il deputato). I gruppi parlamentari in regione con un solo eletto, i soldi della regione Calabria di Scopelliti per le feste di Lele Mora, le auto blu usate per i propri affari del leghista Ballaman e le regioni a statuto speciale dove di speciale ci sono gli sprechi, come i 2033 dirigenti pubblici, le migliaia di lavoratori PIP a spasso, le baby pensioni (fino al 2004 vigeva ancora il sistema retributivo) ....

E infine, la questione morale, come la raccontava nella sua celebre intervista, il segretario del PCI, Enrico Berlinguer.

La passione è finita?
I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss". La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi. Per la DC: Bisaglia in Veneto, Gava in Campania, Lattanzio in Puglia, Andreotti nel Lazio, De Mita ad Avellino, Gaspari in Abruzzo, Forlani nelle Marche e così via. Ma per i socialisti, più o meno, è lo stesso e per i socialdemocratici peggio ancora...

Lei mi ha detto poco fa che la degenerazione dei partiti è il punto essenziale della crisi italiana.
È quello che io penso.
Per quale motivo?
I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c'è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.
[..]
Non trovo grandi differenze rispetto a quanto può pensare un convinto socialdemocratico europeo. Però a lei sembra un'offesa essere paragonato ad un socialdemocratico.
Bè, una differenza sostanziale esiste. La socialdemocrazia (parlo di quella seria, s'intende) si è sempre molto preoccupata degli operai, dei lavoratori sindacalmente organizzati e poco o nulla degli emarginati, dei sottoproletari, delle donne. Infatti, ora che si sono esauriti gli antichi margini di uno sviluppo capitalistico che consentivano una politica socialdemocratica, ora che i problemi che io prima ricordavo sono scoppiati in tutto l'occidente capitalistico, vi sono segni di crisi anche nella socialdemocrazia tedesca e nel laburismo inglese, proprio perché i partiti socialdemocratici si trovano di fronte a realtà per essi finora ignote o da essi ignorate.
[..]
Secondo lei, quel mutamento di metodi e di politica c'è o no?
Francamente, no. Lei forse lo vede? La gente se ne accorge? Vada in giro per la Sicilia, ad esempio: vedrà che in gran parte c'è stato un trasferimento di clientele. Non voglio affermare che sempre e dovunque sia così. Ma affermo che socialisti e socialdemocratici non hanno finora dato alcun segno di voler iniziare quella riforma del rapporto tra partiti e istituzioni -che poi non è altro che un corretto ripristino del dettato costituzionale- senza la quale non può cominciare alcun rinnovamento e senza la quale la questione morale resterà del tutto insoluta.
[..]
Signor Segretario, in tutto il mondo occidentale si è d'accordo sul fatto che il nemico principale da battere in questo momento sia l'inflazione, e difatti le politiche economiche di tutti i paesi industrializzati puntano a realizzare quell'obiettivo. È anche lei del medesimo parere?
Risponderò nello stesso modo di Mitterand: il principale malanno delle società occidentali è la disoccupazione. I due mali non vanno visti separatamente. L'inflazione è -se vogliamo- l'altro rovescio della medaglia. Bisogna impegnarsi a fondo contro l'una e contro l'altra. Guai a dissociare questa battaglia, guai a pensare, per esempio, che pur di domare l'inflazione si debba pagare il prezzo d'una recessione massiccia e d'una disoccupazione, come già in larga misura sta avvenendo. Ci ritroveremmo tutti in mezzo ad una catastrofe sociale di proporzioni impensabili.
[..]
E il costo del lavoro? Le sembra un tema da dimenticare?
Il costo del lavoro va anch'esso affrontato e, nel complesso, contenuto, operando soprattutto sul fronte dell'aumento della produttività. Voglio dirle però con tutta franchezza che quando si chiedono sacrifici al paese e si comincia con il chiederli -come al solito- ai lavoratori, mentre si ha alle spalle una questione come la P2, è assai difficile ricevere ascolto ed essere credibili. Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l'operazione non può riuscire.
«La Repubblica», 28 luglio 1981
[link]

Altri articoli:
- Dove la disoccupazione cresce la politica guadagna di più, l'inchiesta su lavoce.info (link)
L'economista Andrea Gennaro ha pubblicato un dossier sul sito lavoce.info. Risultato: gli stipendi degli amministratori sono salati mentre i risultati degli investimenti deludono

- I compensi d'oro delle regioni (link).
- Con la Polverini si lavora poco Solo 33 sedute in 16 mesi (link)

Il link per ordinare il libro su ibs.
Il sito di RCS.
Technorati: ,

29 settembre 2011

Licenziare i padreterni - la trasparenza della casta


Nel capitolo "Chi ci da i soldi? Fatti nostri" di "Licenziare i padreterni" Stella e Rizzo parlano della trasparenza dei politici nelle democrazie occidentali (non in Italia), come in Inghilterra. E' tutto online: regali, redditi, attività.
"E non funziona così soltanto nel Regno Unito. Ci sono norme simili anche in Germania. Per non parlare degli Stati Uniti e del Canada, paesi dove le reogle per evitare conflitti di interesse sono rigidissime. Il caso più clamoroso è quello di Henry Paulson, il segretario del Tesoro  americano chiamato a gestire la crisi finanziaria in cui, oltre alla Lehman Brothers, era coinvolta anche l'azienda della quale era stato il numero uno, cioè Goldman Sachs. Scocietà con la quale aveva rotto ogni contatto vendendo anche, come previsto dalla legge, un robusto pacchetto d'azioni. A un certo phnto, nell'estate del 2009, il New York Times gli cavò la pelle, denunciando che aveva contatti con il suo successore al comando della multinaizonale, Lloyd Blankfein. Cosa vietatissima. Vi chiederete: come aveva fatto il quotidianoa scoprire questi contatti? Esaminando a una ad una le telefonate partite dall'ufficio del ministro. In base al Freedom of Information Act, la legge sulla libertà di informazione, infatti, l'elenco di queste telefonate può essere richiesto e ottenuto non solo dai cronisti ma da ogni cittadino.
Ve lo immaginate una cosa del genere in Italia, dove la Camera nega ai giudici l'autorizzazione ad usare le intercettazioni del coordinatore del PDL Denis Verdini e dove i magistrati hanno dovuto chiedere il gentile permesso a Montecitorio per usare i tabulati telefonici di Marco Milanese? Ve lo immaginate se i nostri deputati e senatori fossero costretti a mettere on line in tempo reale i loro guadagni extra? Gli avvocati le parcelle milionarie che incassano e chi le paga, i consulenti i proventi delle consulenze, i medici gli onorari degli interventi .. E poi regali, viaggi, passaggi aerei ...
Immaginate soltanto se Silvio Berlusconi dovesse elencare sul web tutte le volte che ha dato un passaggio sui voi di Stato a Mariano Apicella o a tante gentili ospiti, come Sabina Began, Sara Tommasi o la famosa ballerina di flamenco fotografata all'aeroporto di Olbia mentre scendeva da un aereo militare. Fantascienza? In Inghilterra accadde nel 1997, volo per volo, passeggero per passeggero.Qui da noi no, impossibile. Qui i nostri rappresentanti sono tutelati da una nebbia impenetrabile,a dispetto anche delle poche regole che dovrebbero assicurare un minimo di trasparenza. Dei parlamentari italiani si può conoscere la denuncia dei redditi e la situazione patrimoniale: case, auto, azioni. Ma solo una volta all'anno, quando la dichiarazione fiscale viene presentata. E non su internet. Bisogna andare di persona in un ufficio delle Camere e consultare i libri in ordine alfabetico. Senza nemmeno la possibilità di fare fotocopie. I giornalisti delle agenzie, costretti a fare come un secolo fa con sil solo vantaggio di avere penne a sfera invece che la piuma e il calamaio, ci diventano pazzi ogni anno. [..] Con la rabbia di sapere che quel lavoraccio è dovuto a una scelta scientifica e maligna: vuoi la trasparenza? Te la faccio pagare carissima."
Licenziare i padreterni - pagine 104-107

Riassumendo: in America vige una legge rigida sul conflitto di interessi (altro che regalare le aziende ai figli e ai fratelli); è vietato cumulare più stipendi con un lavoro privato (se questo supera il valore delle indennità) e i dati patrimoniali sono online, trasparenti (esiste una legge sulle lobby). 

Se oltre a questo aggiungiamo che i nostri padreterni (eterni perchè non smettono mai la toga di parlamentare) godono di vitalizi su cui valgono sempre i diritti pregressi (cosa che non vale per i comuni mortali) e che non sono coperti dai contributi versati (per la sola regione Lazio, per 100 euro versati in contributi dai consiglieri, 1000 se ne vanno via in vitalizi pure comulabili). I costi di camera e senato che sono in perenne aumento (la camera per le spese correnti costa +41%, il senato per le spese correnti +41% dal 2001).
La bassa produttività (le commissioni che lavorano poche ore alla settimana, in senato ad es. per soli 78 giorni su 1243), i portaborse in nero, il clientelismo e i ricongiugimenti familiari (il caso Bondi, i  Fassino ..) , gli stipendi non in linea col resto del mondo (Obama prende 275000 euro, il suo team ristretto arriva a 118000 euro al massimo .. un dipendente del Senato può arrivare a 137000 di stipendio).

Gli sprechi, le inefficienze, le corruzioni (l'ultimo il caso del comune di Parma).
Le immunità che sono diventate a furia di abusarne delle vere e proprie impunità (che credibilità ha oggi l'Italia con un ministro sotto processo per mafia e il premier sotto processo per evasione, corruzione...). 

Ecco .. la domanda che mi faccio è: fino a quando?
Non si rendono conto, i nostri politici che quando vanno in televisione e parlano di liberalizzazioni, privatizzazioni, tagli delle pensioni, non sono per nulla credibili?

Che qui non c'è in gioco solo la tenuta del governo. Qui è in gioco il futuro, lo stato.
Dal Fatto quotidiano del 28 settembre:

Ridurre la Casta? Ora il Senato dice no 
E prende tempo per bloccare tutto Palazzo Madama rimanda a novembre l'istituzione della Commissione che deve riformulare l'articolo 81 della Costituzione per il pareggio di bilancio e l’abolizione delle Province. Lega e Pdl si mettono di traverso, il Terzo Polo non partecipa al voto, l'Idv e il Pd protestano
La riduzione dei parlamentari? Non è urgente. L’istituzione di una Commissione speciale con il compito di elaborare testi di riforma costituzionale che prevedano, tra le altre cose, la riformulazione dell’articolo 81 della Costituzione ai fini del perseguimento del pareggio di bilancio e l’abolizione delle Province? Rimandata a novembre. A decidere, l’aula del Senato.
E così la Casta ha perso l’ennesima occasione per dimostrare di voler davvero diminuire i costi della politica. 
Ve lo ricordate o no, Calderoli, questa estate? Le province, i comuni, da accorpare. La riduzione dei parlamentari. Ecco. Rimandato, in attesa di una riforma costituzionale (come la vuole la Lega) e che nessuno voterà.
E settimana prossima (domani si va già in vacanza), si riprende a parlare di bavaglio.


La scheda sul sito di RCS.
Il link per ordinare il libro su ibs.