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10 dicembre 2019

Report – l'affaire CSM

Il più grande scandalo della storia che ha colpito la magistratura, poi i Benetton tra autostrade e capi di abbigliamento.

Ma prima una sciata sulla neve con Claudia di Pasquale

Natale in Bianco – di Claudia di Pasquale

Il servizio della giornalista di Report racconta la situazione degli impianti sciistici, come la Via Lattea in Piemonte: qui gli affari vanno bene, sono stati due anni straordinari.
Via Lattea, del signor Brasso gestisce impianti privati e pubblici, costruiti per le olimpiadi del 2006 in concessione al privato che paga zero per il loro utilizzo.

Stato, regioni e comuni hanno costruito, poi hanno concesso l'uso ai privati in cambio della manutenzione e dell'obbligo a fare gare per la gara, dove vince sempre uno.

La Sestrieres SPA è la società privata che gestisce gli impianti ma non paga nulla al pubblico per la concessione della seggiovia di Trebials: Brasso ha mostrato tutti i dati a Report, mostrando come gli impianti pubblici diano utili al privato.

Così alcuni comuni hanno cercato di mettere a gara gli impianti, nessuno si è presentato e alla fine hanno dato in concessione gli impianti sempre a Sestrieres, che gestisce anche dei bacini idrici, sempre senza canone.

Il pubblico da 3ml di euro al privato, tramite la regione, per l'innevamento: tutto è nata dalla concessione partita dagli Agnelli, dopo le olimpiadi del 2006.
Si dice che siano stati un regalo agli Agnelli, in cambio dell'aiuto dato a Samaranch, dopo lo scandalo del CIO di fine anni 90, un caso di corruzione in cambio delle olimpiadi svoltesi negli Stati Uniti.
Agnelli e Kissinger avrebbero pulito le macchie sul CIO di Samaranch.

L'affaire CSM di Luca Chianca

L'inchiesta sulla fondazione Open e il più grave scandalo della magistratura scoperto questa estate: sono due storie che portano a Firenze e al clan renziano.
Luca Chianca è partito dall'inchiesta su Open, che ha raccolto 6 ml di euro fino al 2018: tra i finanziatori anche Maestrelli, imprenditori nell'ortofrutticolo, il figlio è stato nominato in una società di CDP, mentre la madre, anni dopo, ha fatto un bonifico a Renzi con cui l'ex presidente ha comprato casa (somma restituita qualche mese dopo).

Dei 700mila euro dati a Renzi, solo 400mila euro sono stati usati dalla casa: il giornalista ne ha chiesto conto a Renzi stesso, che ha spiegato dei suoi introiti ricevuti per i suoi discorsi in giro per il mondo.
Sono soldi guadagnati onestamente: Renzi contesta la pubblicazione della chat, delle perquisizioni su imprenditori che hanno finanziato regolarmente Open.
Secondo i magistrati era un finanziamento alla politica; hanno indagato anche l'ex presidente Bianchi, per traffico di influenze e per una storia di una consulenza col costruttore Toto.

Renzi, nella conferenza stampa, attacca la magistratura: non è lei che deve decidere cosa è partito e cosa no.

Ma la politica dovrebbe anche chiarire se è normale che politici e magistrati (del CSM) si incontrino per decidere delle prossime nomine nelle procura italiane, come Roma, Perugia, Firenze, Genova …

A Roma i pm hanno chiesto di archiviare la posizione dei genitori di Renzi, mentre a Firenze Giuseppe Creazzo li ha indagati e portati alla condanna.
Di queste nomine parlavano nei mesi passati Luca Palamara con Luca Lotti e Cosimo Ferri: per l'inchiesta sul CSM sarebbe saltata la partita del cuore a San Luca, dopo le scorse elezioni comunali.

Luca Palamara era presidente dell'ANM, promotore dell'iniziativa a San Luca: assieme a Lotti e Ferri e ad altri consiglieri del CSM, si discuteva delle nomine dei futuri capi delle procure a Roma e Firenze.
Tra i papabili Viola, assieme a Creazzo e Lo Voi: dalle conversazioni sembra emergere una guerra per bande, per mettere il cappello sulla procura più importante d'Italia.

Ferri ha contestato l'uso del Trojan nell'indagine, nei confronti di due politici: come mai da ex magistrato continua ad occuparsi delle carriere dei magistrati?
Perché cercano di mettere in cattiva luce il procuratore di Firenze Creazzo?

Creazzo è il procuratore che ha indagato sui genitori di Renzi, per una storia di bancarotta: Creazzo ha ricevuto un esposto da parte della procura di Genova che ne potrebbe pregiudicare la nomina.

Le intercettazioni captate dal Trojan forse non saranno usate nel processo, per una questione di forma: ma dovremmo anche occuparci della sostanza, di come usano il loro potere i nostri rappresentanti.

Renzi ha accettato l'incontro col giornalista, uno dei pochi giornalisti ad aver accettato il confronto: anche per Renzi sono intercettazioni illegittime, frutto di un reato.

Fare la guerra a Creazzo .. Renzi era amareggiato per la vicenda dei genitori ..

Sull'esposto di Genova contro Creazzo decideranno i magistrati di Genova: i due politici volevano usarlo contro Creazzo, con l'accordo di Palamara?
A Roma è stata trasferita l'inchiesta Consip, dove Lotti è stato rinviato a giudizio dalla procura retta di Pignatone: l'inchiesta è costato il posto a Marroni, ex AD di Consip che ha confermato ai magistrati il fatto che fosse stato Lotti a raccontargli delle cimici ambientali messe nel suo ufficio dai pm di Napoli.

Secondo l'avvocato di Marroni, erano arrivati dei segnali per farlo ritrattare.
E Palamara racconta di incontri tra Pignatone e Lotti con Renzi: per discutere di Consip?
Ma io ero presidente del Consiglio – spiega Renzi.

Una storia complicata: il procuratore aggiunto Ielo che fa indagare Palamara a Perugia, Palamara che parla con un altro pm per contrastare Ielo, usando il fratello avvocato per Eni, per l'inchiesta che ha toccato l'AD Descalzi (che avrebbe fornito delle carte a Lotti) ..

Eni smentisce, Lotti ha smentito le ricostruzioni emerse dalle intercettazioni.
Attorno alla procura di Roma ci sono tanti interessi, anche usando qualche schizzo di fango.

Ci sono sms tra Lotti ed Ermini, vice presidente del CSM.
Ci sono avvicinamenti tentati col consigliere laico Lanzi, sempre per forzare le nomine. Lanzi sarebbe stato fregato già una volta, per il ruolo di vice presidente, da Ermini.

In ogni caso, il quadro che emerge dall'indagine giudiziaria è un quadro sconcertante – sono le parole del presidente Mattarella.

Nel plenum al CSM Mattarella era seduto poco distante dal pg della Cassazione Fuzio, amico di Palamara: è lui che firma i procedimenti contro i consiglieri coinvolti nello scandalo (sono cinque i consiglieri coinvolti), ma a luglio dovrà lasciare l'incarico quando si apprende che era indagato per “rivelazione di segreto d'ufficio”.

Luca Chianca è ritornato al caso Amara, il sistema corruttivo che ha minato il funzionamento della magistratura, specie in Sicilia.
Amara a Calafiore avevano un livello relazionale importante: avevano rapporti con Palamara e l'imprenditore Centofanti che con la Cosmec, organizzava eventi per la magistratura..

Tutto si mescola, tutto si lega assieme: magistrati e imprenditori con politici.
Difficile capire i contorni dei rapporti, capire quanto i fatti e gli incontri siano opportuni o meno.

Lotti compare anche in un'altra storia, raccontata dall'avvocato Amara, che lo lega con l'imprenditore Bacci in un affare non andato in porto con Eni.

Nel finale del servizio, Sigfrido Ranucci ha espresso il suo giudizio sul rapporto politica e magistratura: la magistratura deve essere indipendente dalla politica: se non può esserci una magistratura senza correnti, dobbiamo far si che almeno le correnti servano a fare da filtro alle mele marce, non siano in mano ad una mela marcia per portar avanti i suoi interessi.

09 dicembre 2019

Le inchieste di Report: l'inchiesta sul CSM, le concessioni di autostrade e piste da sci e i Benetton


Sono diverse le inchieste di questa puntata di Report: dall'inchiesta sulle nomine pilotate nel CSM, alle reti autostradali (quanto sono sicure?), gli affari della famiglia Benetton.

Si parte con l'inchiesta di Claudia di Pasquale sulle piste da sci (due settimane fa la giornalista si era occupata degli impianti realizzati per le olimpiadi invernali di Torino 2006 e di quelli che saranno realizzati per le prossime a Cortina).

NATALE IN BIANCO di Claudia Di Pasquale

La nuova stagione sciistica è alle porte e Claudia di Pasquale è andata a vedere in che condizioni sono gli impianti: per esempio in Piemonte, al comprensorio della via Lattea, 47 impianti e 400 km di piste, costo dello skipass 38 euro al giorno.
Il presidente del consiglio di amministrazione di Sestriere SPA, ha raccontato che gli impianti consentono ricavi per 5 ml (3ml dopo le tasse) per un fatturato di 30ml di euro (nei dieci anni).
L'azienda sta bene, gli ultimi due anni sono stati straordinari, ammette il presidente: oggi con la Sestriere SPA gestisce 31 impianti privati e i 16 impianti realizzati per le olimpiadi di Torino 2006, finanziati con soldi pubblici.
Ma quanto paga la Sestriere SPA per averli in concessione?
Organizzare le Olimpiadi è come firmare un assegno in bianco, spiega Bent Flyvbjerg, docente di Oxfod che ha studiato i costi di tutte le Olimpiadi: i costi aumentano sempre, dopo le stime iniziali, gli stati si indebitano e a guadagnare sono solo i privati.
Chi non ha mai sognato di trascorrere le vacanze di Natale sulla neve? A dicembre si inaugura la nuova stagione turistica invernale con la riapertura degli impianti di risalita, che devono essere pronti e ben manutenuti. E perché tutto funzioni alla perfezione serve però lei, la neve, e se non ha ancora nevicato la neve bisogna produrla artificialmente e spararla con i cannoni. Servono i bacini di innevamento che però costano e spesso vanno realizzati in zone vincolate. Una volta però che le opere sono state realizzate, chi le gestisce e come funzionano le concessioni per gli impianti?

Il caso CSM

Dalle intercettazioni captate (grazie al trojan di cui si era occupata una passata inchiesta di Report sulla cybersecurity) dall'ex capo dell'ANM Luca Palamara, emerge l'inchiesta che coinvolge le alte sfere della magistratura e due parlamentati, Luca Lotti e Cosimo Ferri.
Nelle intercettazioni si parlava delle nomine di magistrati, tra cui quelli candidati alla procura di Roma: i due parlamentari puntano (almeno così emerge dalle intercettazioni) a far eleggere Marcello Viola a discapito di un altro magistrato, Giuseppe Creazzo, “colpevole” forse di aver aperto una indagine prima sui genitori del senatore Renzi, leader di Italia Viva e poi sui finanziamenti stessi ricevuti dalla fondazione Open negli anni tra il 2012 e il 2014, quando Renzi conquistò la segreteria del PD.

Renzi e la sua fondazione hanno raccolto 6 milioni di euro, arrivati anche da imprenditori e aziende: su questi soldi i magistrati stanno indagando per finanziamento illecito.
La fondazione non è un partito politico – così si è difeso Renzi nella conferenza stampa: la differenza tra fondazione e un partito la decide un politico o un magistrato?

Anche l'inchiesta scoppiata questa estate tocca il nervo scoperto della separazione dei poteri tra politica e magistratura: il 9 maggio il consigliere Palamara si è incontrato con 5 altri magistrati e i due deputati Lotti e Ferri, con l'obiettivo secondo i pm che li indagavano, di pilotare le future nomine delle procure italiane.
Per la nomina di procuratore a Roma puntano su Marcello Viola, procuratore generale a Firenze. Ma in lizza c'è anche il procuratore capo di Firenze, Giuseppe Creazzo (che ha indagato i genitori di Renzi e ora ha aperto il fascicolo sui finanziamenti ricevuti da Open).

Sia Lotti che Ferri, contattati dal giornalista, smentiscono la ricostruzione: a Renzi è stato chiesto se il vulnus siano le perquisizioni della finanza oppure gli incontri dove si pilotavano le nomine (o si sarebbero pilotate).
“LA corrente di Palamara supportava e ha portato i voti in sede di commissione il giudice Creazzo ..” la risposta ottenuta: a cosa si riferiva Lotti quando diceva allora “bisogna fare la guerra contro Creazzo”?
Domande che non sono piaciute al senatore Renzi, che ha tacciato di maleducazione il giornalista.
Il presidente della Repubblica, nonché presidente del CSM, ha definito il quadro emerso dall'inchiesta sul CSM “sconcertante”, non proprio una questione di maleducazione.
Nel plenum al CSM Mattarella era seduto poco distante dal pg della Cassazione Fuzio, amico di Palamara: è lui che firma i procedimenti contro i consiglieri coinvolti nello scandalo, ma a luglio dovrà lasciare l'incarico quando si apprende che era indagato per “rivelazione di segreto d'ufficio”.

Riccardo Fuzio aveva scritto una lettera a Fiammetta, la figlia del giudice Paolo Borsellino: in essa spiegava come avesse voluto far luce sui misteri della strage di via D'Amelio ma che gli era stato impedito.
Un'offesa, così la considerata Fiammetta Borsellino: Fuzio e il CSM avevano altro da fare questo 19 luglio, 27 esimo anniversario della strage.
Perché il depistaggio del falso pentito Scarantino è potuto accadere anche grazie al cattivo lavoro di magistrati, contro cui i familiari del giudice avrebbero voluto che fosse aperto un procedimento.
Invece nulla, passano i mesi e si rimane in uno stato di inerzia: una situazione che Fiammetta ha esposto al presidente Mattarella.

La vicenda delle nomine si intreccia anche con un piccolo evento nel comune di San Luca, in Calabria, terra di 'ndrangheta: il giornalista Klaus Davi, eletto consigliere in questo comune ha raccontato a Luca Chianca la storia della mancata partita del cuore.
Si dovevano fronteggiare cantanti, magistrati, un evento che tutta la comunità di San Luca aspettava.
A pochi giorni dalle elezioni comunali è tutto saltato, senza che nessuno abbia dato spiegazioni: il capitano della squadra dei magistrati era Palamara (ex presidente dell'associazione nazionale magistrati) e, secondo Davi, potrebbe dare lui una spiegazione.
E' stato lui il promotore di questa iniziativa che ha visto la luce la prima volta due anni fa e che ha consentito la rinascita della squadra di calcio locale.
Un qualcosa di importante, in una terra martoriata dalla 'ndrangheta.
L'incontro di calcio salta per colpa dell'inchiesta di Perugia sulle nomine: l'inchiesta ha già causato le dimissioni di alcuni magistrati dall'ANM, come Pasquale Grasso.

Chi è stato tirato dentro l'inchiesta si è difeso dicendo che si è sempre fatto così: ma è una giustificazione che non possiamo più accettare.

La scheda del servizio: IL CASO CSM di Luca Chianca in collaborazione di Alessia Marzi
A Report il caso Csm: quando la politica cerca di influenzare le toghe. Il magistrato Luca Palamara, cinque componenti del Consiglio superiore della magistratura e i deputati Luca Lotti (Pd) e Cosimo Ferri (Iv) vengono registrati mentre discutono le nomine ai vertici delle procure. Per quella di Roma, in particolare, puntano su Marcello Viola, attuale procuratore generale di Firenze. In lizza c'era anche Giuseppe Creazzo, capo della Procura di Firenze che ha indagato sia i genitori del segretario di Italia Viva Matteo Renzi sia la Fondazione Open.

Lo stato della nostra rete autostradale

Da una parte si invocano maggiori investimenti (pubblici) per nuove infrastrutture, dall'altra parte vediamo come le attuali soffrano di carenze di manutenzione: i viadotti in Liguria sono solo la punta dell'Iceberg (il ponte Morandi coi report sulla sicurezza falsati).

In condizioni stanno i viadotti, anche quelli fuori dalla Liguria?
Manuele Bonaccorsi è andato a vedere come sta il viadotto Cerrano lungo la A14: nell'anticipazione del servizio andata in onda nel TG regionale dell'Abruzzo, si parla di problemi sulle cerniere di taglio, un pezzo dell'infrastruttura. Secondo l'ingegnere Migliorino i viaggiatori non sono a rischio, così ha scritto nella relazione ad Autostrade per l'Italia, ma chiede comunque lo stop dei mezzi pesanti sul viadotto Cerrano.

Ma Aspi non ha proceduto allo stop, ritenendo “non sussistenti le condizioni di rischio”.
La lettera coi rischi è stata dunque inviata al Prefetto di Teramo, chiedendo un intervento sul viadotto in via sostitutiva, ma i prefetti non sono concordi sulla possibilità di porre un divieto al transito.
Spiegano i prefetti che questo esula dalle loro competenze e invece ricade su Anas e società concessionarie: l'unico potere che ha l'ingegnere Migliorino, che rappresenta il ministero dei trasporti, è chiedere alla società concessionaria di porre in atto le prescrizioni richieste.
Di fatto, ha meno poteri di Aspi, che è una società concessionaria privata: la regolamentazione del traffico è una prerogativa esclusiva della concessionaria.

Sul Fatto Quotidiano un'anticipazione del servizio

Infiltrazioni della camorra negli appalti di Autostrade. La puntata di Report in onda stasera su Rai 3 racconta un ulteriore capitolo del sequel che dal crollo del Ponte Morandi a Genova ha acceso i fari sulla società Aspi. In prima serata ci sarà la testimonianza di un testimone di giustizia, Gennaro Ciliberto, 45 anni, di origini napoletane, che da quando ha denunciato vive sotto protezione.

La scheda del servizio: LA RETE AUTOSTRADALE di Manuele Bonaccorsi in collaborazione di Giusy Arena
Il conto lievita. Il degrado della rete autostradale lascia un lungo segno, fatto di code, circolazione dai porti in affanno, riduzioni di corsie a rischio, gallerie non a norma e ponti chiusi al traffico. Dopo l’ennesimo crollo in Liguria in un tratto dell’A6, lo scorso 24 novembre, e dopo la chiusura improvvisa del viadotto sul’A26, si è capito che la ferita aperta dal ponte Morandi è molto più estesa. Autostrade per l’Italia toglie il monitoraggio delle sue infrastrutture alla sua controllata, SPEA engineering, finita sotto inchiesta. E mentre il governo discute se revocare la concessione, alcune procure italiane vanno avanti tra nuovi sequestri e blocchi al traffico dei mezzi pesanti. Con un rilevante dubbio, alla vigilia dell’esodo natalizio: il problema riguarda solo la Liguria o tutta Italia?

Gli affari dei Benetton

I Benetton non sono solo Atlantia, ovvero la società che attraverso Aspi, è concessionaria di autostrade: il loro business è anche quello dell'abbigliamento e di questo si occupa il servizio di Giuliano Marrucci.
Nel 2010 Benetton aveva tremila punti vendita in Italia, oggi ne sono rimasti circa mille.

Centinaia di piccoli imprenditori, dietro questi punti vendita, sono finiti sul lastrico: il giornalista racconterà le loro storie.

La scheda del servizio: UNITED VICTIMS OF BENETTON di Giuliano Marrucci in collaborazione di Giulia Sabella e Silvia Scognamiglio
In un periodo dove le vicende del Ponte Morandi sono tornate a occupare le prime pagine dei giornali, Report torna a parlare di Benetton laddove tutto era cominciato: dalla moda. Ancora nel 2010 Benetton soltanto in Italia contava su una rete commerciale di circa 3000 punti vendita, comprese decine e decine di megastore negli angoli più prestigiosi delle principali città italiane. Di quei negozi a oggi ne sono rimasti appena un migliaio. A rimetterci, tanti piccoli imprenditori che al marchio avevano legato a doppio filo tutta la loro esistenza. Vendevano alle condizioni imposte da Benetton, ma senza che fosse riconosciuto loro nessun diritto, neanche quello di firmare un contratto.

16 giugno 2019

La questione giustizia



E alla fine Repubblica ha scoperto l'esistenza del caso Consip (e dei legami con ex ministri del PD): c'è voluta l'inchiesta che ha coinvolto il CSM, un magistrato romano, Palamara, gli incontri tra politici (Ferri e Lotti) e magistrati dove si discuteva delle future nomine nelle procure.
Mi ricordo ancora quando, a fine 2016, del caso Consip ne parlava solo il Fatto Quotidiano, di come fosse stata distorta tutta la storia, raccontata come un golpe contro l'ex presidente Renzi.

E invece oggi si parla proprio di intreccio tra politica e magistratura, di come bloccare l'inchiesta..

Così fan tutti, hanno risposto gli interessati, anche mandando qualche messaggio minaccioso al PD e al suo segretario che aveva chiesto a Lotti un passo indietro.
Come se fossero una cosa normale quegli incontri e quelle discussioni: immaginate per un momento se fosse stato Di Maio a discutere con un procuratore romano, nei mesi in cui il sindaco Raggi era sotto processo a Roma...

Ma quelle intercettazioni erano illegali, si è difeso Ferri (in una intervista al Fatto Quotidiano).
Si intercettava un magistrati, cosa possibile dalla legge e, nel mentre conversava con un politico, si sono registrate anche le conversazioni col politico.
Come al solito se il saggio indica la luna, lo stolto osserva il dito.

Attenzione all'indignazione momentanea: chi ha letto il libro di Riccardo Iacona, con Danilo Procaccianti, Palazzo d'Ingiustizia (a cui aveva anche dedicato una puntata di Presa diretta), queste storie le ha già sentite.
Ovvero di come le correnti dei magistrati (che di fatto sono strutture private) stanno condizionando l'azione della magistratura, i magistrati da promuovere e quelli da bloccare.
Come certi processi, a cui la politica è interessata, finiscano nel cassetto per essere poi archiviati: Iacona nel libro raccontava la storia del giudice Robledo a Milano, alle inchieste su Expo e ad altre storie.

Non è storia di oggi che esistano rapporti tra politici e magistrati, magari non illegali ma sicuramente molto poco opportuni: il libro di Iacona spiegava in modo chiaro come tutto questo si traduca in uno svilimento della giustizia, per cui la legge non è più uguale per tutti.
E' un problema che riguarda tutti noi.

La giustizia è la cartina al tornasole dei politici della seconda repubblica e anche di questa seconda repubblica e mezzo, poiché rivela la loro natura: confrontate le parole dei democratici di oggi con quelle dei berlusconiani di ieri, troverete una perfetta sovrapposizione, nel loro garantismo nei confronti dei potenti.

E ora leggetevi le proposte in tema della ministra Bongiorno (che c'entra lei con la giustizia?): separazione delle carriere, bloccare la pubblicazione delle intercettazioni.
Che sono le stesse proposte già sentite tante volte che escono ad ogni nuovo scandalo.

Vi indigna la pubblicazione di intercettazioni non penalmente rilevanti? Peccato che siano proprio queste che rivelano la vera natura delle persone, come ragionano, cosa fanno nel segreto delle loro stanze, quando si incontrano tra di loro.
Pensate che negli incontri tra Lotti, Ferri e Palamara si discutesse di norme per rendere migliore la giustizia per tutti? O di come cambiare il meccanismo di selezione dei procuratori, per tutte le procure?

Finché non ci sarà una vera trasparenza nella nostra classe dirigente, non possiamo permetterci la censura delle intercettazioni, il tenere segreti gli atti fino al rinvio a giudizio.

Tornando alla vicenda da cui siamo partiti, ci sono alcune cose che non tornano:

- Palamara non poteva fare molto per Lotti, essendo ora l'inchiesta davanti al giudice per le indagini preliminari
- Leggendo le intercettazioni, sembra che la procura di Roma si sia comportata "da cattiva" nei confronti di Renzi e Lotti, eppure nel passato Renzi ne aveva parlato bene, nel suo libro. Pignatone ha avuto "la mano pesante" più con Scafarto, Woodcock e Lillo che non con Renzi senior.
- Esiste una intercettazione, quella del 9 maggio, in cui Ferri e altri membri del csm avevano annunciato la presenza di Lotti: il trojan poteva essere disattivato, sapendo che Lotti in quanto deputato non può essere intercettato? Se sì, perché i magistrati sono andati avanti lo stesso?


Emerge una strana impressione, per cui tutto questo scandalo (che scandalo non è per chi almeno ha letto il libro di Iacona) sia usato per altri fini: si sia partiti dall'inchiesta su Palamara, per poi forzare le nomine nelle procure (come quella di Roma, dove Palamara sembra stare dalla parte di Viola).

14 giugno 2019

Il caso Lotti


Il caso Lotti imbarazza il PD: il titolo campeggia sulla prima pagina di Repubblica.
Lotti, ex ministro, ex sottosegretario, si è difeso dicendo che non ha commesso reati.
Ma ci sono comportamenti che pur non essendo reati, vanno censurati: lo si diceva quando certe cose le faceva Berlusconi e le si deve ripetere oggi, quando altri deputati discutono di nomine con membri del CSM.
Non ha commesso reati, ma ha superato quella soglia che separa l'etica, la correttezza, dal condizionamento, dal fare pressioni su membri del CSM..

In ballo c'è la credibilità della giustizia, dei giudici, la loro indipendenza. E anche la credibilità di un partito.

Non vorrei che tutta questa buriana servisse solo a far eleggere un procuratore maggiormente gradito a Roma.

06 giugno 2019

La scoperta degli operai


Anche in Danimarca, come in Italia, la sinistra che vince (a questo giro) è quella che si sposta a destra, per lo meno sulle politiche nei confronti dei migranti.
Finché gli elettori non si renderanno conto della mutazione genetica e smettono di votarla, come successo in Italia dove siamo passati da Renzi a Gentiloni a Conte.
E da Alfano a Minniti a Salvini.

Oggi, per cominciare da Repubblica, è tutto un riscoprire quella realtà per tanto tempo tenuta nascosta: gli interessamenti di Lotti, ex sottosegretario e ministro, per le nomine del CSM nelle varie procure.
Le crisi industriali che non si risolvono con un tweet (come facevano Renzi e Calenda per Alitalia o per Almaviva) o con un decreto dignità (come ha fatto Di Maio).

A Taranto la crisi non si è risolta con l'accordo con gli indiani, si continua ad inquinare e ad ammalarsi. 
A Torino ancora si aspettano gli investimenti della ex Fiat/FCA e soprattutto i nuovi modelli.  

Ora sarà tutto uno scaricarsi le colpe sugli altri: l'Europa, il PD, Salvini e Di Maio e le loro promesse elettorali ..
E così passeremo l'estate.
Ma almeno abbiamo scoperto che esistono ancora gli operai..

31 maggio 2019

Dentro il mondo dei magistrati

Finché l'inchiesta sulle toghe non ha toccato la procura romana, l'inchiesta sull'avvocato Amara, i dossier usati per colpire Zingales quando cercava di fare pulizia nell'Eni era rimasta in sottofondo.
Se ne era occupata una puntata di Report, erano usciti alcuni articoli di giornale.
Oggi invece è su tutte le prime pagine dei giornali: stiamo parlando di una inchiesta su presunte corruzioni di giudici (Palamara e anche Pignatone per incarichi che avrebbe dato al fratello), per spostare nomine, per condizionare le elezioni regionali..
Ma si lega anche con la nomina del successore di Pignatone a Roma (dove si parla di garantire la continuità, una parola che può avere significati ambigui), con le inchieste Consip (quelle che hanno portato a Lotti).
Ma dietro c'è tutto il sistema del CSM che dimostra tutti i suoi limiti: il peso delle correnti, i legami tra i magistrati e le toghe (come Lo Voi a cena con Salvini e Boschi).

Altro che separazione delle carriere di pm e giudici (o le toghe rosse che avrebbero fatto la guerra a Berlusconi): servirebbe una riforma che separi veramente politica e magistratura, che premi il merito o che almeno non premi i correntisti e i carrieristi.

E' un problema antico, quello della giustizia, delle nomine nei Tribunali e nel CSM, fin dai tempi di Salvini.

20 luglio 2018

Il deja vu sulle nomine

In Rai, a capo della Vigilanza, hanno messo un ex cronista del gruppo di Berlusconi (Barachini).
Dentro il CSM l'avvocato di Berlusconi Michele Cerabona, che ha seguito il processo per la compravendita dei senatori e il professor Alessio Lanzi, che è stato avvocato di Fedele Confalonieri e di David Mills. 
Oltre all'avvocato della Lega Stefano Cavanna che sta difendendo il partito di Salvini per la storia dei 49 ml di euro (di cui la Cassazione ha chiesto il sequestro).
Un renziano anche nel CSM (Ermini), uno al Copasir (Guerini) e un altro (Giachetti) alla giunta per le elezioni.Gasparri è stato ricompensato con il posto nella giunta per le Autorizzazioni e le immunità di Palazzo Madama.

Il M5S ha scelto i suoi tramite un voto (sulla piattaforma gestita da un privato) Alberto Maria Benedetti, dalla stessa università di Conte.

Antonello Massari spiega invece il "who's who" nella prossima nomina dentro la Consulta:

Per quanto riguarda l’elezione del giudice costituzionale, la Consulta aspettava da novembre 2016 quando, per motivi di salute, si dimise Giuseppe Frigo, eletto in quota Pdl. Adesso arriverà Antonini, sostenitore del referendum di Veneto e Lombardia del 22 ottobre scorso. Ex consulente di Giulio Tremonti e di Roberto Calderoli, ha buoni rapporti non solo con gli ex ministri leghisti ma anche con Gianni Letta e Maurizio Lupi. Ha presieduto la Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale (Copaff). Per il ministro Calderoli ha redatto il decreto delegato sul federalismo fiscale. Portano la sua firma anche gli altri provvedimenti in materia di federalismo del governo Berlusconi.

Non volevano fare il governo assieme al m5s i #senzadime, ma ci troviamo di fronte la solita spartizione dove si conferma il patto del nazareno PD e FI.
E il merito? Le facce nuove? 

23 aprile 2018

Il lunedì dopo la sentenza

Passato il fine settimana, della sentenza di venerdì scorso di Palermo, sul processo alla Trattativa e alla "minaccia ad un corpo dello Stato", non se ne parla più.
Siamo tornati ai tatticismi dei partiti che prima hanno votato il rosatellum e ora accusano il m5s di non essere in grado di fare un governo.

Tutto dimenticato, anche le accuse ai pm che hanno portato avanti l'inchiesta e che sono stati tacciati di grillismo, di essere magistrati di parte: la peggior accusa per chi dovrebbe amministrare la giustizia in nome del popolo italiano.
Eppure, quell'accusa di essere magistrati politicizzati stona, se teniamo presente le ultime nomine fatte dal CSM: anche qui torna utile il saggio di Riccardo Iacona, nel capitolo dove racconta del potere delle correnti nella magistratura, che di fatto hanno occupato l'organo di autogoverno, di fatto condizionando nomine e promozioni.
Cosa aveva rinfacciato Bruti Liberati a Robledo quando si insediò come Procuratore Capo?
“Avrei potuto dire a uno dei miei colleghi che mi rompeva i coglioni e andare a fare la pipì, così sarebbe stata nominata come aggiunta la Gatto”

Ecco: a Napoli il csm ha preferito Melillo al procuratore di Reggio Cafiero De Raho; il primo era capo di gabinetto del ministro Orlando, aveva meno esperienza e meno anzianità. 
A Palermo Lo Voi ha battuto Lo Forte e Lari, dalla sua aveva la nomina in Eurojust, da parte del governo Berlusconi.
Infine Milano: a prendere il posto di Borrelli, D'Ambrosio e Minale, nel 2010 è arrivato Bruti Liberati, nominato anche coi voti del centro destra.
Racconta a Iacona il cronista di giudiziaria Frank Cimini, della voce raccolta dall'avvocato Saponara, secondo cui Bruti Liberati è uno con cui si può parlare, un politico.
Non come Pomarici o Spataro, che si erano permessi di andare contro diversi esecutivi (Berlusconi, Monti e Letta) che avevano messo il segreto di Stato sulla vicenda del rapimento Abu Omar.

Insomma, forse il problema della politicizzazione dei magistrati, legato alla gerarchizzazione delle procure, esiste. Ma non come intendono i detrattori di Di Matteo.

21 dicembre 2015

Report – come è andata a finire (Anas Mps e altre inchieste)

“Non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose”
Albert Einstein

Prima chiudere la stagione con i servizi su Ana, Mps .. Milena Gabanelli è tornata alla puntata su Eni che sui social e sul suo sito ha scatenato la sua battaglia contro Report: “quello che report non vi racconterà”.

Eppure Eni ha negato l'intervista a Luca Chianca, si è sottratta al confronto, non ha visto l'inchiesta e ha fatto passare sui media la sua visione mediatica d'assalto, che alla fine è stata solo una grande opera di distrazione di massa.
E il miliardo di Eni, in che tasche è finito?
Eni, che non è un'azienda privata, non dovrebbe rispondere ai cittadini di come spende i soldi?
E magari anche ai dipendenti dei poli chimici, che Eni vuole vendere ad un fondo privato americano, sponsorizzato da una banca in cui lavora Scaroni, che ora sono preoccupati del loro lavoro.

Come è andata a finire? Questi i servizi della puntata di ieri di Report.
Cominciamo da Anas: “abbiamo un sistema di controllo sofisticato, in anas non c'è un giro di mazzette” – diceva Ciucci. Infatti le chiamavano ciliege, c'erano dirigenti che si compravano quadri e scarpe di pitoni...
Il caro estinto: nel 1998 se ne era occupato Iovene. Perché ci sono agenzie che subiscono minacce e attentati con delle bombe?
Gli sviluppi sul caso Mps, i pacemaker con certificati falsi su cui dovrebbe controllare l'istituto superiore della sanità e il Ponte sullo stretto: quanto ci sta costando?

Partiamo dal ponte sullo stretto: c'era una volta il ponte sospeso più lungo del mondo.
Nel 2002, alla data della prima inchiesta di Report, il progetto era lì per venire.
Il prof. Di Majo è uno dei pochi esperti che si è visto il progetto, dove le macchine sono disegnate al contrario. Il progetto servirà per i treni o per le auto?
L'affare da 4,4 miliardi se lo è aggiudicata Impregilo “una società garantita” diceva Ciucci nel 2005.
Nel 2011 Monti l'aveva messa in liquidazione, ma Eurolink (Salini e Impregilo) aperto un contenzioso con lo stato da 800 ml. Ma cosa ha fatto per chiedere i danni allo Stato?

Stefania Rimini ha visto cosa ha fatto la società stretto di Messina: nessun progetto esecutivo, solo rendering e progetti su carta.
Di opere realizzate c'è solo una galleria propedeutica al ponte, la variante di Cannitello, che è la prima pietra di Berlusconi, per un costo da 26 ml circa: non vale il prezzo della penale, su un progetto da miliardi.

Ciucci nel 2005 aveva garantito che non ci sarebbero state penali, ma poi nel 2009 firma un atto dove queste vengono fuori, anche in questa fase non esecutiva.
O Eurolink chiede troppo o gli viene permesso di chiedere troppo: ma a queste società fa comodo dire che conviene costruire (per uno costo dello stato stimato in 1,5 miliardi) piuttosto che pagare le penali per non fare niente.
Ci possiamo fidare delle stime di salini?
I soldi pubblici (1,5 miliardi) al momento non ci sono, non li ha messi nemmeno Berlusconi: il finanziamento del ponte è sempre stato un bluff, ma abbiamo mantenuto i dipendenti della società del ponte, per non fare niente.

Il progetto esecutivo al momento non risolve i problemi ambientali, il problema di dove mettere i terreni di scavo, in una zona a rischio sismico. A Messina non hanno avuto l'acqua per settimane, da dove si prenderebbe l'acqua per il ponte?
Perché non si investono soldi nel dissesto idrogeologico?
Perché non si risolve il problema delle ferrovie in Sicilia, dove non ci sono treni veloci e il 30% è a gasolio e il 23% è a binario unico.

Il traffico dei treni è crollato sullo stretto, c'è solo un treno che arriva a Milano, dopo 22 ore.
E ora, se dovessimo pagare, chi ci mette i soldi?
Forse Salini usa le penali come pressione sul governo, per farsi dare altri incarichi?

Il monte dei misteri: MPS, il suicidio di Rossi e i derivati.
Il capo della comunicazione Rossi si suicida nel 2013: la sua morte viene prima archiviata e poi riaperta nel novembre 2013, dopo ulteriori analisi sul corpo.
Le perizie sui bigliettini lasciati da Rossi in ufficio hanno mostrato delle irregolarità, come se il soggetto avesse una mobilità limitata. Come se ci fosse qualcuno nella stanza ..

Le indagini su Mussari hanno mostrato come la banca ha usato i derivati per coprire i buchi, derivati che erano iscritti a bilancio come titoli di Stato.
Bankitalia si è accorta dei derivati nel 2012, la relazione è stata mandata alla Consob poco dopo, che ha fatto le verifiche solo nel 2015.
Viola AD in MPS ha guadagnato 6 ml di euro, in tre anni, nel momento in cui molti lavoratori sono stati mandati a casa.
Solo dopo 3 anni Consob scrive che quei bilanci erano falsi: perché questo ritardo? E' la stessa storia per le popolari, se i risparmiatori avessero letto la paginetta sui rischi non avrebbero perso i soldi.
In giro ci sono 100mila persona rovinate, ma Vegas rimane alla Consob a fare il suo lavoro …

Iovene aveva fatto un'inchiesta nel 1998 sulle agenzie funebri, che lavoravano direttamente nelle camere mortuari e dove gli infermieri prendevano delle mazzette.
Non si potrebbe stazionare nelle camere mortuarie, per procacciarsi gli affari: ma in Lazio hanno dato l'appalto ad una società, che si ripaga sull'ospedale.

Iovene ha sentito diverse agenzie, che raccontano di contatti con gli infermieri, di abusivi in lotta tra loro, delle proteste dei concorrenti dentro la camera mortuaria.
L'appalto infinito dell'agenzia che ha vinto, è regolare? I dati dell'appalto sono stati negati ad un consigliere regionale.
Al S. Andrea ci sarebbe stato anche un arresto, per una procedura irregolare: le aziende pagavano gli ospedali, per fare i funerali.
A Roma abbiamo 600 agenzie funebri, che si scatenano nella caccia al morto: oltre a queste troviamo agenzie abusive, altre che hanno appalti scaduti ma che lavorano lo stesso.
Tutto questo succede nella capitale, dentro gli ospedali: quello delle onoranze funebri è un settore poco regolamentato.
Nel Lazio poche società grosse gestiscono in modo sleale, senza trasparenza, buona parte del settore: gli altri, rimasti a bocca asciutta, si sono organizzati per mostrare la loro protesta, con dei blitz dentro gli ospedali: il dg dell'Asl di Roma 3 ammette che servirebbero gli appalti.
La nuova gara sarà nel 2016, nel frattempo nel policlinico Casilino c'è una società privata col cartellino dell'ospedale, che farebbe attività promozionale.

Zingaretti presenterà una proposta di legge, per internalizzare la gestione dei funerali, come sta succedendo al CTO. Qui prima c'era AZ, la ditta del funerale dei Casamonica, quello coi carri.

Chi denuncia il nero, da parte dei concorrenti, rischia pure di subire attentati, come al signor Salomone: nel settore delle pompe funebri trovi dentro anche la criminalità, sia per un discorso di riciclaggio, che per un discorso di affari, da fare spazzando via la concorrenza e grazie alla corruzione di dipendenti comunali.

Iovene è poi passato alla gestione dell'interramento nei cimiteri: ad Afragola, una ditta aveva il monopolio sulle lapidi di marmo, non avendo i requisiti, in modo abusivo.
A Napoli trovi i seppellitori abusivi, come nell'inchiesta di 15 anni fa: sono riuniti in cooperative, vivono di mance e senza di loro i cimiteri di Napoli si fermerebbero.

E con la cremazione?
A Torino la cremazione si paga come la sepoltura, per evitare che mancassero soldi per tenere in vita i cimiteri. Si parla di 1700 euro, non poco: eppure il prezzo è fissato per legge a 600 euro.
Ogni regione fa a modo suo, in questo settore, dove gira tanto nero: servirebbe un maggiore controllo.

Dal ponte sullo Stretto, ritroviamo Ciucci parlando di Anas: Report se ne era occupata nei mesi in cui crollavano i ponti, gli appalti venivano fatti al ribasso, coi costi che poi lievitavano.
L'inchiesta sulla dama nera ha raccontato di che pasta erano fatti i dirigenti Anas: che parlavano di ciliegie al posto di tangenti nelle intercettazioni.
Tra gli arrestati, nel sistema delle tangenti, anche un ex sottosegretario, Meduri.
Il nuovo presidente Armani sta cercando i fare pulizia in Anas: alcuni dirigenti sono stati cacciati, altri sono stati ruotati.

Tra le aziende coinvolte, la Tecnis, che ha ceduto l'appalto per la variante di Morbegno alla Cossi: una procedura su cui sta indagando l'Anac. La firma sulla cessione la mette Ciucci, mentre era dimissionario.
Tecnis ha avuto una interdittiva dalla prefettura, ma ha diversi appalti con Anas e questo sta bloccando i lavori, perché l'azienda dovrebbe essere commissariata.
Si dovrebbe selezionare la qualità delle aziende, dei fornitori, prima di iniziare i lavori.

Nel nuovo corso di Anas, le opere sono programmate non di anno in anno, ma su tempi lunghi: in questo nuovo piano buona parte dei soldi sarà anche per manutenzione, per il completamento delle opere incomplete.

Che fine hanno fatto i dirigenti dell'epoca Ciucci?
“Non è facilissimo mandar via le persone, se non sono d'accordo” ammette Armani, parlando del caso del dirigente Baio, che ha nominato in quel posto la dama nera.
“Sono arrivato in un posto dove non ti puoi fidare di nessuno, ma sono in un posto dove puoi fermare le cose per due anni”: ci sono i lavori da portare avanti, i progetti...

E' un sistema per lavorare male, che va cambiato: c'è stata tanta incapacità e tanta incompetenza. Non è solo un problema di burocrazia, il primo problema è il malaffare, la corruzione: questo dice Delrio.
Ma è un problema di scelta di uomini, di chi piazzi nei posti chiave: perché i condannati per corruzione non sono cacciati dai posti pubblici?

Il danno e la beffa: l'inchiesta di Sigfrido Ranucci sui pacemaker non era rimasta lettera morta.
Si parlava di certificati rilasciati senza fare test, su pacemaker poi usati nelle persone: il dirigente del ministero che mette poi la firma dice che sarebbe una truffa …
La GDF è intervenuta e ora ci sono 4 manager dell'istituto superiore della sanità sotto inchiesta.

Romanzo capitale: Report su era occupata della scarsa trasparenza della fondazione Nuova Italia di Alemanno. Dentro trovi Panzironi, Anemone, Pennaforti: gente sotto inchiesta, trasparenza zero, zero bilanci.

La giusta causa: Claudia De Pasquale poche settimane fa aveva raccontato dei criteri di nomina dei dirigenti nei tribunali, dove gli aspiranti erano tutti bravi e correntocrati.
Dal servizio emergeva la spartizione tra correnti, per prendersi i posti nelle varie sedi d'Italia.

Il biscotto perfetto: ovvero quando lo stato beffa se stesso, con la gestione della confisca dei beni ai mafiosi.
Un forno sequestrato dallo stato ad un boss di Fasano, che poi lo assume ma non gli paga i contributi.
La proposta di assunzione è stata presentata dal boss e avallata dal custode giudiziario: la norma lo consente, ma sembrerebbe inopportuno.
L'agenzia dei beni confiscati avrebbe poi dovuto pagare i contributi: ora il boss si è rivolto ai giudici, che hanno pignorato i beni al forno, cioè allo stato.
Il confiscato dallo stato pignora lo stato: ma non si poteva evitare?
Lo Stato, per colpa del pignoramento, ha incassato solo 190 euro dalla vendita del forno.

I macchinari sono in un altro forno, del genero del boss.

30 novembre 2015

Report – la giusta causa

Come mai giudici diversi decidono in modo manifestamente diverso su casi simili?
Come mai le sentenze arrivano dopo anni?
Mancanza di personale, leggi fatte male, mancanza di risorse, si dice.
Ma allora, come si organizzano gli uffici e il lavoro nelle procure?
Come si decidono le carriere dei magistrati?
Come vengono selezionati i dirigenti in questi uffici?

“Se le leggi potessero parlare per prima cosa si lamenterebbero dei giuristi”.
Dei giuristi se ne era occupata una passata inchiesta di Report (le leggi fatte col buco): ora tocca ai magistrati.
Un'inchiesta sulle corti supreme, la Cassazione e la Corte Costituzionale, le cui sentenze impattano sulle nostre vite, usando la metafora della bilancia, cercando di unificare l'applicazione delle leggi affinché i giudici non si sbizzarriscano nelle scelte.
Ma se ad una sentenza si arriva dopo 11 anni, qualcosa non va nella magistratura
Lo stesso vale se, per la nomina di un procuratore capo, si muovono giochi poco puliti di raccomandazioni come successo a Napoli.
Infine i giudici della Consulta, i più pagati al mondo.
I garanti della Costituzione le cui ultime decisioni hanno fatto molto discutere, creando qualche difficoltà ai nostri conti.

La giusta causa di Claudia Di Pasquale (qui il pdf con la trascrizione del servizio)

Iniziamo dai licenziamenti per giusta causa: vediamo alcuni casi.

17 maggio 2001: la dottoressa Spinu partecipa ai Fatti nostri mentre era in malattia.
Le sue coliche non le consentivano di lavorare ma di cantare sì.
La casa di cura non sapeva della trasmissione e la licenzia: lei però fa appello e vince in Cassazione, prendendosi anche i contributi arretrati.
La Cassazione sentenzia che uno può anche fare attività hobbistica in malattia.

Altra trasmissione “Paese che vai”: il conduttore aveva proposto l'assunzione della moglie nel programma, cosa vietata dal codice etico.
Il giudice fa reintegrare il giornalista perché moglie e marito non sono parenti ma coniugi.
Il comportamento rimane in palese contrasto, ma il modulo era fallace …

Sempre in Rai, il caso del giornalista Testi che guadagna 19mila euro ma non fa nulla, pur avendo incarichi dirigenziali. Incarichi contestati dal giornalista, che ha fatto causa all'azienda.
La Cassazione gli ha riconosciuto 170mila euro, per questa inattività.
Ma poi si scopre che lavora la domenica, per poche ore, accumulando tanti mancati riposi.

Salvatore, ex addetto in una pescheria in un supermercato: viene licenziato perché in malattia fu sorpreso a lavorare in una pescheria in nero.
Si è difeso dicendo che stava facendo apprendimento, stava studiando.
I giudici hanno ritenuto scorretto il comportamento, ma la Cassazione ha ribaltato il verdetto dopo 11 anni, col rimborso di 10 anni di stipendi arretrati e contributi.

Roberto ha avuto una storia simile con un finale opposto: sorpreso a lavorare per altri, in malattia, fu licenziato. In primo grado e in appello gli viene data ragione, ma alla fine la Cassazione conferma il licenziamento. Per slealtà.

In Liguria 5 dipendenti vengono sorpresi a rubare: la Cassazione li fa reintegrare, per il valore tenue della merce rubata.
Lucio viene licenziato per un furto di dischetti, in Fincantieri. Nel suo caso la Cassazione ha confermato il licenziamento.
Merendine si e dischetti no?

Oggi non c'è la certezza del diritto: cambia a seconda del magistrato. Come mai?
Il primo pres. Della Corte di Cassazione Santacroce spiega che è fisiologico, una sezione può non conoscere le scelte di un'altra.
La lunghezza dei processi è imputata alla carenza degli organici.

Col jobs act il governo ha tagliato la testa al toro, togliendo l'articolo 18.
Niente reintegro, solo indennizzo.
Il senatore Ichino ha citato proprio il caso del pescivendolo, per giustificare la riforma del lavoro: ma all'addetto alla pescheria non si imputa la nuova norma, perché è stato assunto prima del jobs act.
La normativa vale solo per i nuovi assunti, dunque rimane una divisione di trattamento dei lavoratori: colpa del governo che ha legiferato con la delega del Parlamento.

I giudici hanno una responsabilità?
Santacroce invita a porre la domanda alla sezione lavoro, quello che ha deciso per il giornalista rai e per la pescheria, e che ha risposto a Report dicendo che parlano solo le sentenze.

Come funziona nel pubblico?
Savona 2013: alcuni dipendenti dell'ospedale vengono condannati a 4 anni, per una storia di mazzette. Oggi i dipendenti lavorano, il giudice del lavoro li ha riammessi al lavoro.
Veniano: Samanta viene fermata dai vigili, era senza assicurazione. Uno dei vigili fa delle avances, per chiudere un occhio.
Samanta denuncia i vigili, che vengono licenziati: uno dei due fa ricorso e lavora ancora come vigile.
Nel trevigiano: l'ex dirigente della scuola aveva sottratto 197mila euro, il giudice lo fa reintegrare per un vizio di forma.
Nel paese ci si chiede perché?

L'onorevole Rubinato aveva chiesto, tramite un emendamento, di unificare la ppaa al privato: per i nuovi dipendenti pubblici vale il jobs act o no?
Ichino dice si, la collega Gnecchi in commissione lavoro dice di no.
Forse perché è una legge scritta male, che non chiarisce cosa sia giusta causa?

Nemmeno il ministro Madia riesce a chiarire i dubbi della giornalista.
Milena Gabanelli
Il ministro Madia ha detto più volte che le nuove norme sui licenziamenti non valgono
per i dipendenti pubblici; quindi la legge discrimina fra pubblico e privato, ma anche
fra privato e privato, perché, come abbiamo sentito, per chi è stato assunto prima del
7 marzo valgono le vecchie, per i nuovi non c’è tanto da interpretare. Comunque
nessuna legge ha risolto il problema dei tempi biblici, nemmeno quando le cause
arrivano davanti alla Corte Suprema.

Perché i giudici, prima di decidere, non consultano le sentenze della Cassazione, che dovrebbe garantire l'uniformità delle decisioni?
Il problema viene imputato alla mole dei ricorsi: in totale pendono 137026 ricorsi, non esistono tanti ricorsi in altri paesi europei.
In Germania siamo a 7mila casi.
In Italia si arriva in Cassazione sempre, non è mai l'eccezione: ogni consigliere partecipa a 4 sedute al mese, le sezioni tengono udienza 1 o due volte al mese.
Il tempo lo occupano a leggersi le carte.
Nel civile si aspettano così anche 5 anni per una sentenza.
Nel penale si aspetta un anno: per ogni ricorso dichiarato inammissibile si dovrebbe pagare una penale di 1000 euro, ma nessuno paga.
Conviene impugnare e nessuno paga nel caso si debba pagare le penali che sono il 61% dei casi.
In Cassazione rispondono che non sanno nemmeno calcolare il totale delle sanzioni non pagate: contenti loro.

Chi nomina i membri della Cassazione? Il CSM, presieduto dal presidente della Repubblica che pra dovrà decidere i capi di diverse procure in Italia.
Come vengono nominati i capi delle procure?

La storia di Falcone (e Borsellino) forse non la conoscono in tanti: un “giuda” (parole di Borsellino) fece fuori Falcone a capo dell'Ufficio istruzione che fu dato a Meli perché più anziano.
Oggi la storia sembra ripetersi: Di Matteo è stato bocciato per la procura nazionale antimafia dal CSM, nonostante i suoi successi, in 18 anni.

Quelli nominati che cosa avevano di più? Dopo solo sette mesi i membri del CSM non si ricordano.
Di Matteo lo vuole morto Riina, non fa parte di una corrente, ha istruito il processo stato mafia.
La correntocrazia sta uccidendo la magistratura – racconta Bruno Tinti: recentemente Area, Unicost e MI si sono divise le procure di Appello di Napoli, Milano, roma e Caltanissetta.
Per un accordo tra correnti Napoli è rimasta scoperta per un anno.

Balduzzi, membro laico del CSM, nemmeno sa cosa ha fatto il procuratore generale Alfonso per meritare il posto a Milano.
Francesco Greco è uno dei giudici bocciati, in questo giro di nomine: la carriera si fa perché ti occupi di altre cose, non per i processi – dice Greco.
Non si viene scelti perché si è bravi, ammette il giudice del processo Parmalat: conta di più l'appartenenza.
Anche Davigo è stato bocciato alla corte d'appello a Torino: sul perché, il vice presidente del CSM Legnini non sapeva rispondere alle domande di Di Pasquale.
Ma è tutto ampiamente motivato.

Ma nelle carte di parla genericamente delle doti dei singoli. Nessuna valutazione nel merito, attendibile. Solo una storia di baratti. Voto di scambio, così dice Aniello Nappi.

Tra i magistrati eletti nelle correnti, Forteleoni e Pontecorvo, sponsorizzati via sms dal sottosegretario Ferri, ex capo di MI.
E i membri laici del CSM? Sono quasi tutti ex politici, come Balduzzi, Leone, Casellati. O come Legnini, che era un sottosegretario prima della nomina al CSM.
Sono lì per controllare i magistrati?

Milena Gabanelli
A vedere i fascicoli degli aspiranti dirigenti degli uffici giudiziari, sono tutti straordinari.
Ma non potrebbe essere diversamente, perché quale sostituto farà presente che il suo
capo è carente quando è quello che poi gli deve firmare la relazione? Il quale capo dirà
che ha un sostituto che sa lavorare male, che è come dire, come accusare se stesso di
non essere capace di organizzare l’ufficio. Per cui sono sempre tutti fantastici.
Chi deve scegliere, allora, come sceglie? Presumibilmente quello che si è dato da fare
per la mia corrente, che può anche andar bene, purché sia bravo. Però non siamo in
grado di valutarlo. Noi che ne sappiamo se quello che è stato mandato a Milano o a
Palermo è il migliore, il peggiore o il mediocre. Però alla domanda “perché Tizio al
posto di Caio” la risposta è: “non ricordo”. Allora, noi invece ricordiamo benissimo
perché ne paghiamo le conseguenze, del fatto che sono troppi gli uffici giudiziari
organizzati male. Non è che è dovuto anche al fatto che è stato scelto il capo
sbagliato? Intanto gli esclusi fanno ricorso e i tar sono pieni.

Come quello per Lo Voi a Palermo.
Come Passandante a Venezia: aveva vinto il ricorso al Consiglio di Stato. Ma la collega con meno titoli rimane al suo posto.
Vincenzo Russo invia una lattina di olio al giudice del Consiglio di Stato che doveva decidere sul suo ricordo.
De Donno, Gasparri, Annibali al CSM era la catena con cui Mancuso voleva assicurarsi la nomina per Napoli. È stato solo ammonito dal CSM.

Solo il 7% degli esposti ai magistrati non vengono archiviati: quando i magistrati sbagliano, cosa succede?
Di Pasquale ha parlato del caso della centrale di Tirreno Power di Savona: nelle intercettazioni si parla del procuratore Granero, contro cui si voleva arrivare ad una sanzione disciplinare presso il CSM, con un esposto. Per bloccare l'inchiesta.
Il sottosegretario De Vincenti non ha risposto alla giornalista.

Centrale Enel di Porto Tolle: la procura di Rovigo ha fatto tre processi contro l'Enel, per i danni ambientali. Ma il pm Fasolato è finita sotto processo dal CSM.
Per aver scritto al ministero dell'ambiente per un chiarimento: tutto era partito dall'interessamento di Violante e di Alfano.

Legnini scrisse una lettera aperta al corriere in cui chiedeva ai magistrati di valutare il peso delle loro scelte sull'economia, dopo il caso Ilva.
Il modello del giudice sta cambiando: oggi il giudice ha bisogno di una formazione continua, una cultura dell'organizzazione.


Oggi il ministero della giustizia sta lavorando alla riforma del CSM, con ex membri del CSM stesso. Tra questi Mirabelli, Ciani e Zagrebelsky. E anche Virga, il magistrato indagato a Palermo per induzione indebita.

Qui il link per rivedere il servizio sulla Corte costituzionale.