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18 giugno 2026

Morte e miracoli del numero 3 di Franco Vanni

 

Tuono in accelerazione, ruggito in frenata. «Questa è facile! Nove!» urla uno dei ragazzini aggrappati alla rete. Il bolide ancora non si vede, ma si sente. Sgasa sulla provinciale fra i campi coltivati, dietro a un magazzino.

Tornano le indagini del giornalista Steno Molteni, cronista di nera per “La notte”: figlio di un maresciallo dei carabinieri anziché l’arma, ha scelto la strada del giornalista per combattere, a modo suo, con armi diverse, il crimine. Strano cronista, Steno: la sua dimora è una camera dell’Albergo Villa Garibaldi, dove è ospitato grazie all’amicizia col signor Barzini, portiere. Si muove per Milano e fuori città su una Maserati Ghibli degli anni ’70 di un amico. Alla guida Alberto, un clochard amico suo. Come amico suo è l’assistente capo Raffaele Cinà, compagno di studi e fonte riservata per i suoi articoli.
Come quello che si appresta a scrivere per l’investimento di una giovane promessa del calcio lariano:

«Asa è uscito dal campeggio, stava attraversando la strada, la macchina l’ha preso in pieno. Ecco quello che ho visto. Tutto qui.» La ragazza mastica il chewing-gum.

Asa Ba, maglia numero 3 al Veniano Calcio, serie D: per chi ha avuto la fortuna di vederlo giocare, un fuoriclasse, si vedeva che era di un altro pianeta rispetto agli altri calciatori in campo. Doveva andare a giocare nel Como, appena sbarcato in serie B, gli osservatori della squadra lariano avevano messo gli occhi su questo ragazzo proveniente dal Senegal, ospitato dalla zia Amina, a Bulgarograsso. Se non fosse stato investito da una macchina mentre attraversava la strada uscendo da un camping village poco fuori Milano, dove era stato da una sua amica, Martina, unica testimone dell’incidente. Una macchina, scura, forse vecchia, che l’ha preso e se ne è andata via.

Il solito pirata della strada: prima o poi li prendiamo – racconta alla zia l’assistente Cinà, detto “scimmia” dagli amici per il suo aspetto (braccia lunghe, gambe corte ..).
Così, mentre Cinà raccoglie i pochi dati per l’indagine, l’amico Steno se ne va a Veniano, un paesino a metà tra Como e Varese, vicino alla Pinetina dove si allena l’Inter, per raccogliere qualche testimonianza dall’allenatore di Asa Ba, dai suoi compagni di strada. Uno, in particolare lo colpisce: un ragazzino coi capelli rossi che ha una vistosa fasciatura alla mano. Qui sta l’istinto del cronista, individuare da certi dettagli quella che può essere una fonte per la sua storia.
Asa era diverso negli ultimi tempi: a preoccuparlo c’erano dei video, che erano girato anche nelle chat dei compagni di squadra.

«Quella storia dei video non lo faceva stare tranquillo», riesce finalmente a dire Canelo. I video. Al plurale. Steno involontariamente spalanca gli occhi. «I video? Quindi ce n’era più di uno?» «Sì. Lui stava con questa tipa. »
La tipa è proprio Martina, in arte Martina Doll, una “content creator” come si dice oggi, un modo per definire il suo lavoro, produrre video hard per i suoi fan che pagano per vederli.

Contemporaneamente, Sabine, la fotografa de “La notte”, nonché ex compagna di Steno, viene mandata al paesino di Asa per scattare qualche foto e magari raccogliere qualche informazione che possa essere utile per il giornale, per Steno, con cui ora è difficile parlare come se nulla fosse dopo la fine del loro rapporto ..

Poco alla volta vengono fuori piccoli particolari, rivelazioni, che mettono quell’incidente su una luce diversa. C’è la questione dei video, girati dal cellulare di Asa e che qualcuno aveva fatto girare. C’è la storia dell’assicurazione sulla vita che la procuratrice del calciatore racconta a Steno. E poi l’intervista di Asa a Liborio Smriglio, vecchio cronista de “La Provincia di Como”, una specie di istituzione sul calcio lariano.

Dietro la morte di Ba c’è qualcosa di molto più grosso che lega assieme la parte peggiore del mondo dei tifosi del calcio, i viaggi della speranza delle giovani promesse cresciute nei paesi africani che sperano di sfondare nel calcio in Italia e che poi si ritrovano alla mercè di procuratori con pochi scrupoli

Quanti mendicanti, spacciatori e ladruncoli sono arrivati in Europa con il miraggio di un futuro nel calcio. Quanti giovani uomini hanno vissuto nella miseria e nella menzogna, a migliaia di chilometri da casa..

L’indagine sull’ennesimo pirata della strada si trasforma così in qualcosa di molto più grosso, e pericoloso per Steno, Sabine e l’amico Cinà: un’indagine che mette assieme la passione per il calcio con i viaggi della fortuna dall’Africa, col lato oscuro di internet, i troll usati per manipolare l’opinione pubblica o per minacciare o ricattare persone finite nel loro bersaglio.

In questo noir, dove non mancano i riferimenti a personaggi reali (come il grande Gianni Brera), Franco Vanni ci racconta il lato oscuro e opaco del calcio, un mondo che per qualcuno significa solo soldi mentre per altri, i più sfortunati, è invece una forma di riscatto per trovare il suo posto in questa società dove ancora il colore della pelle è una forma di discriminazione.

La scheda del libro sul sito di Baldini e Castoldi
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

30 maggio 2026

Anteprima inchieste di Report – la colazione degli italiani, il calcio italiano, la morte del piccolo Domenico e la stretta su Cuba

La morte del piccolo Domenico

Come è potuto accadere? Report si interroga sulla catena degli errori che ha portato alla morte di Domenico Caliendo dopo un trapianto di cuore. Troppi errori, grossolani, non possono essere un caso. Report ricostruirà sulla catena dei controlli che in questo caso (solo in questo?) è saltata.

La scheda del servizio: DOMENICO NEL CUORE di Claudia Di Pasquale

Collaborazione Giulia Sabella e Norma Ferrara

In questi mesi il caso del piccolo Domenico Caliendo ha sconvolto l'opinione pubblica. L'errore fatale del cuore congelato e trapiantato a un bambino di due anni e mezzo ha commosso tutta l'Italia. Report ripercorre la catena degli errori, delle omissioni e delle responsabilità, svelando anche dei dettagli rimasti fino ad oggi nell'ombra. Chi sapeva? Chi ha taciuto? Chi doveva fare i controlli?

La colazione degli italiani

Questa volta Bernardo Iovene ci racconterà di cosa è fatto il cornetto che mangiamo alla mattina a colazione: come è fatto il cornetto che ci mangiamo al bar? Magari è talmente buono che non ci poniamo nemmeno la domanda di cosa sia fatto. Perché si sceglie la margarina e non il burro? Perché è più leggera risponde il barista pasticciere, ma nemmeno la margarina è del tutto naturale. A volte nella lista degli ingredienti compare anche il burro, ma è perché a Napoli, dove è stato fatto il servizio che vedete in anteprima sui canali social di Report, la margarina a volte si chiama burro. La margarina si lavora meglio, non si scioglie col caldo come il burro ed è più leggera.

La scheda del servizio: LA COLAZIONE GRASSA di Bernardo Iovene

Collaborazione Lidia Galeazzo

Tra pasticcerie, bar e punti di ristoro gli italiani a colazione mangiano prodotti cosiddetti processati e con molte calorie che, ingeriti quotidianamente, possono causare malattie cardiovascolari e tumorali. Analizzando l’elenco degli ingredienti, raccolti in alcune città d’Italia, esperti in fisiologia della nutrizione puntano il dito sull’uso disinvolto di margarina, aromi, addensanti, emulsionanti, glucosio, fruttosio e oli vegetali. Meglio il burro che contiene l’acido butirrico che avrebbe, secondo gli esperti, un effetto protettivo nei confronti del colon. Poi ci sono le farciture: spesso nei prodotti surgelati troviamo solo percentuali del prodotto indicato, quasi tutti contengono dei preparati con aggiunta di gelatine e zuccheri. Addirittura, su un croissant tra i più richiesti dai salutisti, quello integrale al miele, abbiamo verificato che spesso è poco integrale e la sostanza presente non ha nemmeno una piccola percentuale di miele, un’etichetta fuori norma che secondo i Carabinieri per la Tutela Agroalimentare di Parma sarebbe una frode in commercio.

Lo stato del calcio italiano

All’indomani della sconfitta con la Bosnia, che ha escluso l’Italia dal finale dei mondiali per la terza volta consecutiva, l’ex onorevole Bocchino aveva dato la colpa alla sinistra, colpa loro se i giovani non sono più attaccati alla bandiera..

E se invece i problemi del calcio fossero legati ai troppi soldi che girano nelle mani di procuratori, dirigenti delle società e cacciatori di talenti all’estero?

A pochi giorni dalla messa in onda del servizio di Report il direttore sportivo del Lecce, Corvino, si è dimesso: Report aveva intervistato il presidente Sticchi Damiano dove aveva parlato dei rapporti tra Corvino e Fali Ramadani, procuratore e manager di importanti sportivi che nel 2025 è stato accusato di evasione per poi essere assolto dalle accuse. Le indagini della Guardia di Finanza avevano fatto emergere una rete di società alcune nei paradisi fiscali con le quali il procuratore incassava e faceva girare i soldi. Molte le operazioni fatte all’estero: nel 2019 Ramadani ha messo dei soldi in una società del figlio del procuratore Pantaleo Corvino, con un rischio di conflitto di interessi tra agenti e direttori sportivi. Ci sono profondi legami tra i procuratori e non solo per questioni sportive: nel 2018 quando Pantaleo Corvino è direttore generale della Fiorentina il 40% delle commissioni versate agli agenti finisce all’agenzia che fa riferimento a Fali Ramadani e nel 2019, un anno dopo, l’agente bonifica 350mila euro sulla società Corvino Management controllata dal figlio di Corvino.

Il servizio di Daniele Ranieri racconterà poi dell’inchiesta sul VAR, con la testimonianza dell’arbitro Pasquale De Meo.

E poi al centro del servizio la questione dei calciatori stranieri, acquistati da presidenti e direttori sportivi, che sbarrano la strada a calciatori italiani.

Report ha intervistato un testimone anonimo del sistema calcio, un procuratore che ha consegnato alla trasmissione un plico con all’interno i resoconti dettagliati delle operazioni di mercato condotte da alcune squadre di serie A: giocatori, squadre e agenti.

L’Udinese nel 2023-24 ha condotto 12 operazioni, 9 su stranieri e tutte fatte da un gruppo di procuratori che fa capo a Vagheggi Claudio. Stessa situazione nel 2025, otto operazioni, solo stranieri, sempre Vagheggi. Una situazione simile a molte altre squadre di serie A, tante operazioni, sempre lo stesso procuratore. Il Verona dal 2023 acquista quasi solo stranieri e anche qui stesso gruppo di procuratori che fanno capo a Luci e Cristoforetti. Quest’ultimo nel 2024 costituisce una nuova società sportiva, la Footgoal agency e sceglie come socia al 49% Patrizia Ricci, la compagna di Maurizio Setti, presidente allora dell’Hellas Verona.

Nel nostro calcio il giocatore non è più il protagonista, non è il talento. Quello che guida è l’interesse nelle operazioni di mercato e la relazione che si crea tra il procuratore e il direttore sportivo o il presidente di un club.. ” Sono operazioni che non hanno più come oggetto il singolo giocatore ma un pacchetto di atleti, tutte operazioni da concludere all’estero. Affari saldati da un rapporti di fiducia e in molti casi, di convenienza.

Ci sono procuratori che fanno operazioni Italia su Italia e pagano all’estero – racconta a Report il giornalista Zazzaroni – c’è qualcosa che non funziona, sono soldi che escono e non rientrano più o che rientrano nelle tasche sbagliate.

La scheda del servizio: UN CALCIO ALL'ITALIA di Daniele Autieri

Collaborazione Celeste Gonano, Andrea Tornago

Cosa si nasconde dietro l’ennesimo fallimento della Nazionale italiana e la mancata qualificazione ai Mondiali 2026? Tutti i retroscena del sistema calcio italiano, le ragioni per cui i club non riescono a esprimere più grandi talenti e le responsabilità della Lega di serie A e della Federcalcio. “Report” propone un’inchiesta sul dietro le quinte del calcio italiano, anche con rivelazioni inedite

La stretta su Cuba

Comunque la si pensi su Cuba, non possiamo ritenere quello che gli Stati Uniti contro l’isola come qualcosa di normale. Cuba sta soffocando giorno dopo giorno per la mancanza di combustibile, per il blocco deciso da Trump.


Il 21 marzo l’intera isola è precipitata nel buio, 11 milioni di persone hanno dovuto ricorrere alle torce o alle candele, niente carburanti per accendere la luce dopo la decisione di Trump di imporre un blocco. Nonostante questo, la vita non si è fermata nelle strade de l’Avana.

Ma negli ospedali la mancanza di elettricità blocca le operazioni e le attività di tutti i giorni. Alcuni ospedali sono attrezzati con pannelli solari ma di notte non c’è la stessa potenza, si riesce solo a minimizzare le criticità. Senza petrolio, senza generatori di emergenza, lavorare negli ospedali è un problema, si può intervenire solo sui casi più urgenti.

La scheda del servizio: LAB REPORT: L'ASSEDIO di Manuele Bonaccorsi collaborazione di Chiara D'Ambros

All’embargo americano contro Cuba partecipano nei fatti anche i Paesi europei. È quanto emerge dal viaggio degli inviati di Report che hanno attraversato l’isola caraibica durante i lunghi blackout che costringono al buio 11 milioni di cittadini. Per paura di sanzioni sul mercato statunitense, infatti, neppure una goccia di petrolio proveniente dall’Ue avrebbe raggiunto l’isola e molte aziende europee eviterebbero di commerciare con Cuba, anche in medicinali salvavita.È l’effetto extraterritoriale delle sanzioni americane, che agisce nonostante esista un regolamento UE che impedirebbe a Paesi e aziende del nostro continente di conformarsi alle imposizioni di Washington. Le telecamere di Report racconteranno le tante facce della crisi ma anche la resistenza dei cubani, che montano pannelli solari donati dalla Cina e distribuiscono ai più deboli generi alimentari gratuiti. In un contesto in cui le sanzioni, durissime contro il settore pubblico cubano, hanno costretto il governo ad ampie aperture verso il settore privato, finanziato con rimesse estere. Col rischio di far crescere nell’isola, governata da un Partito comunista, nuove e inedite diseguaglianze.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

15 novembre 2022

Report – il soft power del Qatar

Come ha fatto il Qatar, un paese accusato di finanziare il terrorismo, che viola i diritti dell’uomo, a farsi assegnare i mondiali di calcio? È l’effetto del soft power, della corruzione e dell’influenza su certi politici.

Nell’anteprima un servizio sui giocatori degli sport virtuali, giocati davanti ad uno schermo.

Infine un servizio sul prosciutto italiano, quello vero.

GLADIATORI DIGITALI di Antonella Cignarale

I giocatori di eSports si sfidano in tornei dove in palio ci sono somme di denaro sempre più importanti: le competizioni sono trasmesse anche online e seguite anche da milioni di utenti.

Ci sono discipline di sport virtuali che hanno preso parte ad olimpiadi virtuali: a queste ha preso parte Matteo Gallo, un altro gladiatore virtuale, che però non ha avuto alcun riconoscimento dalla federazione.
Sono sport che non sono riconosciuti come tali, nonostante il tifo che gira attorno: il Coni potrebbe accettare il riconoscimento della simulazione di guida come sport virtuale, riconoscimento chiesto da ACI. Ma altre federazioni non hanno riconosciuto gli sport virtuali: le squadre di calcio hanno il loro Avatar virtuale, la Lega di serie Pro ha la sua lega virtuale.

In Italia i fan delle competizioni virtuali sono 1,6 ml, suscitano le attenzioni degli sponsor, ma i giocatori digitali non sono riconosciuti come tali: Nicolò Mirra, conosciuto come Insa, è un giocatore professionista, viene pagato, riceve premi, ma non è un giocatore professionista, come avviene invece ai suoi “colleghi” in Francia.

Servirebbero delle linee guida, per decidere come allenarsi, come allenarsi, come omologare le macchine: ci stanno lavorando al Coni, dove l’obiettivo è spostare col tempo i giocatori virtuali allo sport reale.

IL MIRAGGIO DELLO SCEICCO di Daniele Autieri e Lorenzo Vendemiale

Come ha fatto il Qatar a farsi assegnare un mondiale di calcio?
Il prossimo è il primo mondiale in medio oriente, giocato in una sola città (la capitale Doha), in inverno: come ha fatto questo paese da 300mila abitanti ad avere l'assegnazione? Si parla di pressioni e favori a politici (anche italiani), di compravendita di armi, del mercato del gas liquido, degli investimenti del Qatar nel Paris Saint Germain grazie ad un fondo sovrano da 400 miliardi di dollari.

Ma quando si parla di Qatar si parla anche di violazione dei diritti civili, specie quelli dei lavoratori che hanno tirato su gli stadi, ma anche quelli delle persone LGBT+.

Aveva un sogno lo sceicco del Qatar: far crescere prati verdi nel deserto, abitato per secoli dalle tribù dei beduini, le nove tribù come le nove punte che dividono il bianco e il rosso della bandiera. Alla testa di questo paese lo sceicco Bin Hamad al-Thani e suo padre bin Khalifa che, prima di lui, hanno cullato l’ambizione di portare qui il più grande evento sportivo della storia: la coppa del mondo di calcio.
Il 20 novembre inizierà il primo mondiale di calcio in inverno ospitato in una sola città, dove sono stati costruiti stadi con l’aria condizionata, che tiene la temperatura a 20 gradi, uno spreco di energia.
Daniele Autieri è entrato nello stadio che ospiterà la finalissima: alla sua costruzione hanno lavorato circa 10mila persone, giorno e notte, con turni su tutte le 24 ore specie negli ultimi due anni.

Stadi costruiti anche usando soluzione innovative, come lo stadio 974 che è stato pensato per essere smantellato finiti i campionati: tutto ciò è possibile essendo costruito con container. Questo non ha l’aria condizionata come in altri perché la sua struttura consente il ricambio di aria. Alla fine della competizione tutti gli stadi realizzati potranno essere riusati per il campionato nazionale o essere dismessi.

Anche sulla sicurezza il Qatar ha investito: Report è entrato nella camera di sicurezza, il Command Center, dove i monitor mostrano le immagini delle 15mila telecamere, dove le persone possono individuare comportamenti anomali, alzare o abbassare la temperatura.
Il Comitato Supremo che organizza l’evento ha proibito la ripresa di alcune zone del paese, della città, degli stadi: un brutto segnale per un paese che vorrebbe dimostrare la sua trasparenza ma dove regna la Sharia, dove l’omosessualità è proibita.
I diritti della comunità LGBT+ non saranno rispettati, diversamente da quello che racconta a Report la portavoce del comitato supremo
(“dovete rispettare le tradizioni del nostro paese..”).

Il
servizio di Daniele Autieri ha mostrato i tanti cantieri che sorgono a Doha: grattacieli, strade, marciapiedi, tutto è in costruzione, oltre agli stadi. Un miracolo edilizio che si regge sulle braccia di quasi 2 milioni di operai provenienti dai paesi più poveri del sud-est asiatico, Bangladesh, Nepal: operai che iniziano a lavorare alle 5 di mattina, per finire alle cinque del pomeriggio.
L’International Labour Organization (ILO) è un’agenzia delle Nazioni Unite che vigila sul rispetto dei diritti dei lavoratori, si è insediata nel Qatar nel 2017 per controllare che il paese realizzasse le riforme promesse, prima fra tutte quella della
Kafala, l’equivalente di una moderna schiavitù.
Max Tunon, direttore dell’ILO, racconta a Report che
“l’importante è che la parte più problematica della legge della Kafala sia stata smantellata. Significa che i lavoratori possono lasciare il paese senza chiedere il permesso ai datori di lavoro e soprattutto possono cambiare lavoro.”
Qual è lo stipendio medio di un lavoratore nelle costruzioni?
“1000 ryal al mese, l’equivalente di circa 275 dollari americani. Oltre a questo i datori di lavoro devono assicurare cibo e alloggio, altrimenti il salario è più alto.”

Dai 300 ai 500 dollari è la paga riconosciuta agli operai di un paese tra i più ricchi al mondo: l’ILO, è soddisfatta del lavoro fatto, ma il suo programma è pagato dallo stesso paese qatarino, suscitando molti sospetti, in molti si chiedono se siano indipendenti nel loro giudizio dentro questa agenzia delle Nazioni Unite. Sarebbero 6500 i lavoratori morti negli stadi, la maggior parte di loro è stata alloggiata nella città degli invisibili, la zona dove sono alloggiati questi lavoratori.

Report è andata nella zona industriale a pochi km da Doha, dove sorge la città degli operai: per mostrare le immagini del campo, il giornalista ha dovuto chiedere il permesso al responsabile del campo che lo ha negato. Nessuna foto deve uscire fuori dal Qatar per mostrare come si vive in questo campi, dove l’ingresso ai giornalisti è vietato.
Questo quartiere nascosto è composto da blocchi di palazzine basse che si ripetono per km: Daniele Autieri è riuscito ad incontrare un autista proveniente dal Pakistan che trasporta ogni giorno gli operai dal campo ai cantieri, su pullman dai vetri oscurati,
le persone che hanno costruito gli otto stadi che dovrebbero essere ad impatto zero.
I Qatar ha comprato i servizi dell’Inperpol per la sicurezza per 10ml di dollari, per garantire la sicurezza sarà presente perfino un contingente di militari italiani, comandati dal generale Figliuolo.

Ma se dovesse scatenarsi una sommossa, se dovessero palesarsi delle violazioni dei diritti umani, con chi si schiereranno i nostri soldati?

Come si è arrivati all'assegnazione dei mondiali
Il 2
dicembre 2010 Blatter annuncia che i mondiali del 2022 saranno ospitati dal Qatar: ma ancor prima che si aprissero le buste circolavano delle accuse sulle persone che hanno fatto la scelta. Blatter chiede allora ad un ex giudice, Michale Garcia, di fare un report sull’assegnazione, report che viene pubblicato nel 2016.
Del Comitato indipendente della UEFA che ha indagato sull’assegnazione e sul lavoro della Fifa ha lavorato il giornalista Petros Mavroidis: il lavoro della Fifa è stato superficiale, racconta a Report questo funzionario che oggi è uscito dalla Fifa.
Ma c'è anche un'indagine dal dipartimento di Giustizia Americano che sta indagando sulle regalie ricevute dai membri del comitato esecutivo della Fifa, per dare un voto in favore al Qatar.
Con l’arrivo di Gianni Infantino, la Fifa ha crea
to un suo comitato di governance, ma nonostante questo non sono riusciti nemmeno a cambiare la sostanza delle cose, i membri di questo comitato se ne sono andati quasi subito, senza creare scandali.

In Francia c’è un’altra indagine che punta alle pressioni di Sarkozy su Platini per la candidatura del Qatar: ci sarebbe stato un meeting, prima dell’assegnazione, con Platini e Sarkozy che oggi sarebbero indagati per traffico di influenza. A questo meeting (dove era presente anche l’Emiro del Qatar) si sarebbe discusso di scambio di armi, acquistate dal Qatar alla Francia, che avrebbe votato per questo paese.
L’accor
do tra Sarkozy e il Qatar non avrebbe riguardato solo le armi: si sarebbe parlato anche dell’acquisto del Paris Saint Germain, comprato dal fondo sovrano nel 2011 fino a quel momento di proprietà di un amico di Sarkozy, ad un prezzo superiore a quello reale.

Il rapporto Garciak voluto dall’ex presidente Blatter, non arriva a trovare prove della corruzione, ma rileva molte anomalie nei membri del comitato esecutivo.
Come una possibile anomalia è il fatto che il figlio di Platini sia stato assunto poi assunto dal fondo qatarino, il Katar Sport Investment.

Il fondo del Qatar ha comprato hotel di lusso a Milano, è proprietario del bosco verticale e di altre costruzioni di lusso nella zona di Porta Nuova. A Londra possiede i magazzini Harrod’s, è azionista della Volkswagen, in Francia è azionista della Total, possiede degli hotel più belli a Parigi.
Al centro di questa ragnatela di potere si trova Nasser Al Khelaifi, ex tennista, oggi un uomo di relazioni in Europa e nel mondo, espressione del soft power del suo paese: gli acquisti del Paris Saint Germain sono stati gestiti da questa persona che oggi è presidente della squadra e presidente dell’associazione dei club europei.
Oggi non è possibile fare controllo di fair play finanziario sul PSG, cosa impossibile perché è difficile fare controlli: il comitato etico della UEFA dove lavorava Mavroidis, aveva chiesto l’espulsione del PSG, espulsione poi annullata per un vizio di forma.
Al Khelaifi è un uomo potente nel calcio europeo, ma è anche un amico dello sceicco: secondo Liberation avrebbe fatto torturare un suo amico che poteva rivelare documenti sull’assegnazione dei mondiali.
“Non abbiamo nulla da nascondere” dice la portavoce del comitato supremo.

Un’altra vittima del Qatar e di Al Khelaifi è stato Verratti che nel 2017 stava per essere venduto al Barcellona (dal PSG): ma lo sceicco si oppose e così Verratti rimase a Parigi.
Il giocatore fu costretto a fare una intervista in cui si scusava con i tifosi, rimangiandosi le sue scelte di andarsene dal club parigino e
 a pagarne le spese è stato il suo procuratore, licenziato: oggi a Report l’ex procuratore racconta che questo mondiale sia lo sdoganamento del Qatar in Europa.

Secondo un gruppo di 
giornalisti investigativi svizzeri oggi questo paese ha iniziato un’operazione di spionaggio nei confronti della Fifa per bloccare la circolazione di informazioni che potrebbero danneggiare l’immagine del paese (anche relativamente all’assegnazione dei mondiali): indagine affidata ad un ex agente CIA. I soldi non sono un problema coi suoi 400 miliardi.

Nulla deve turbare la tranquillità del soft power qatariota: questo paese paga i biglietti agli influencer per vedere le partite, purché non parlino male del loro paese. Anche parlamentari italiani in delegazione sono andati in questo paese, a Doha: erano dei parlamentari del Movimento 5 stelle e uno di Forza Italia.
Si tratta dell’esponente di FI Michela Colucci che si considera mediatrice tra gli interessi del nostro paese e quelli del Qatar: dietro quali interlocutori politici aveva? Forse Tajani (ministro degli Esteri) e Martusciello, quest’ultimo membro del comitato di amicizia col Qatar.

In Qatar si ospitano politici e si finanziano anche programmi come Ambassador, dove si pagano “ambasciatori”, ovvero vip e sportivi per sostenere questo paese nelle iniziative pubbliche: milioni di dollari finiti a persone, secondo percorsi non tracciati.
Anche Salvini ha cambiato idea sul Qatar, dopo un viaggio a Doha: non è più il paese che finanzia i terroristi, anche perché tra il 2018 e il 2019 questo paese ha comprato armi (navi e caccia bombardieri) per miliardi di euro.

Dai Qatar Paper’s questo paese ha investito in 113 centri di preghiera islamica, anche in Italia, senza suscitare grandi problemi nella Lega di Salvini: si sono dimostrati più preoccupati i paesi arabi vicini, come Egitto, Arabia Saudita e Bahrein.
Cacciato dall’Opec, oggi il Qatar è il terzo produttore di gas liquido che vende in Europa: oltre al calcio, è il gas l’altro mezzo del potere del Qatar.

Potere che si estende anche sulla Premier League: oggi le squadre inglesi sono nelle mani di fondi stranieri di paese che violano i diritti civili, come l’Arabia Saudita (le cui responsabilità sulla morte del giornalista del Post Khasshogi) e i NewCastle.
Alla fine è stata la fine dell’embargo sul Qatar, da parte dell’Arabia, che ha sbloccato la trattativa sull’acquisto del Newcastle.

Oggi il Qatar si appresta a prendere il posto della Russia sul gas liquido: con la guerra in Ucraina Gazprom ha perso le sponsorizzazioni in Europa, che oggi potrebbero essere rimpiazzate dall’emiro, il cui sogno è diventare il termosifone dell’Europa. Condizionare la nostra politica, condizionare i nostri paese in cambio del gas liquido, dei dollari.
Dollari con cui hanno comprato la nostra coscienza: quanti dei nostri politici, dei nostri intellettuali, hanno espresso pubblicamente il loro dissenso in questi mondiali?

15 giugno 2022

Meno male che Draghi c'è

Vi ricordate i titoli dei giornali la scorsa estate? Come ci piace l'Italia di Draghi, che ci fa vincere in Europa  sia con la frizzante nazionale di Mancini sia con le canzoni dei Maneskin?

L'Italia di Draghi, un'Italia che vince ..

Euro 2020: Draghi celebra l'Italia al centro dell'Europa..

Europei: la vittoria dell'Italia rafforza anche Draghi in Europa

Meno male che Draghi c'è, meno male che non ci sono più i cialtroni di prima, a gestire la pandemia, il piano dei vaccini e, soprattutto, i soldi del PNRR..

Ecco, passato un anno, possiamo forse ammettere quanto questo entusiamo fosse solo tifo da stadio.

La pandemia è ancora tra noi, grazie al cielo in forma meno pesante come effetti: come siamo felici di tornare alla normalità, i concerti, gli stadi, basta mascherine.

Ma ve lo ricordate quanto si diceva nel 2020, quando i morti erano tanti e gli effetti del covid, non solo in termini economici, erano molto più palbabili?

Si parlava di riformare la sanità, superare il modello incentrato negli ospedali.

Ecco, la normalità (gli stadi, i grandi eventi in presenza come a Milano col salone del Mobile e fuori salone) non si è trasformata in normalità anche negli ospedali, nei pronto soccorsi, nelle code per le visite mediche.

Qui in Lombardia, l'assessora Moratti (che un pezzo del campo allargato del centro sinistra vedrebbe bene come candidata del campo del centro sinistra allargato a destra) ha partorito una riforma che è pure peggiorativa dell'attuale sistema sanitario.

Sistema dove mancano medici, infermieri e dove si registra i pronto soccorsi sono al collasso.

Meno male che Draghi c'è.. a parte lo spread? Ve lo ricordate lo spread? Pare non si sia ancora accorto del clima che è cambiato.
Non c'è rimasto nemmeno il calcio dopo un anno, fuori dai mondiali e con cinque pappine prese dalla Germania ieri sera.

Ma ora arrivano le riforme (con cui possiamo consolarci), quelle per cambiare il passo al paese: come la riforma della giustizia di cui ci ha ben parlato Report lunedì scorso: un giorno ci sveglieremo e non avremo più condanne per corruzione (e i giornali non ne parleranno per il diritto all'oblio)..

21 dicembre 2021

Report – la riforma del calcio, i soldi del pnrr sulle ferrovie e le telecamere cinesi

Palla avvelenata di Daniele Autieri

C'è il calcio di Messi e Ronaldo e c'è il calcio popolare, c'è un calcio dentro cui non girano soldi ma solo passione e c'è un calcio su cui stanno indagando finanza e magistrati sulle plusvalenze nell'acquisto dei calciatori, sui bilanci reali o fittizi.
Questo calcio può essere riformato? I presidenti delle squadre di calcio di serie A che si sono ritrovati nell'assemblea annuale sono consapevoli dei problemi con squadre che non hanno pagato tutte le tasse e che competono ancora nel campionato.

Ci sono squadre coi conti a posto come Napoli e Fiorentina, altre che invece rischiano di rimanere fuori, a campionato in corso.

Il presidente del Napoli De Laurentiis è duro: “non mi fate parlare perché se mi metto a parlare del calcio scoppia il finimondo, io ne ho talmente le palle piene, mi hanno impedito per due anni di andare a casa mia a Los Angeles, non vedo l'ora di fare un mese rigeneratore.. ”
Il Napoli è uno dei pochi club coi conti in ordine: se si permette ad alcune squadre di partecipare al campionato e a fare acquisti, non avendo però i conti a posto, non è concorrenza sleale? “Lo ha detto lei, non glielo devo dire io, ci si arriva da soli. Ma queste sono le responsabilità della Federcalcio, la Lega se è una associazione di società per azioni, quindi indipendente, dovrebbe pagare la Federcalcio solo per fare segretariato, invece è diventato un centro di potere perché ognuno istituzionalmente si mette una medaglia.”

Ma più che le medaglie sono le visite della Finanza ad arrivare: le accuse toccano anche i procuratori con l'accusa di riciclaggio, serve un giro di vite nel calcio se vuole diventare una casa di vetro.
Il presidente della Fifa Infantino ha rilasciato un'intervista esclusiva a Report:

Cosa non funziona in questo sistema?
La Fifa nel 2014 decisa una deregolamentazione nel mondo degli agenti e questo ha fatto si che sia successo un caos, 7 miliardi sono portati dentro un sistema di far west.
Sono i miliardi per le transazioni dei calciatori di cui solo una piccola parte sono destinati alla formazione nel calcio.

La Fifa sta lavorando ad una riforma nel sistema dell'intermediazione: si sta lavorando per una riforma nel 2022, con regole sul conflitto di interessi, tetti alle commissioni, regole da mettere in atto rapidamente per correggere il sistema dei trasferimenti.
Non sarà possibile che un agente possa rappresentare assieme il club acquirente e il giocatore, servirà un trasparenza nei pagamenti per tracciare dove finiscono i soldi, come accade oggi con le transazioni bancarie.

La via di fuga non è il super club europeo, la super lega a cui si partecipa per diritto di nascita: una rivoluzione finita in 24 ore, dopo la rivolta dei tifosi e l'ostilità della Fifa.
Era un tentativo per evitare il rischio insolvenza dei club europei: un leaks uscito nel 2015 aveva anticipato questa situazione, sono documenti fatti uscire da Rui Pinto dove si parla delle transazioni per i calciatori finiti nei paradisi fiscali.

La Fifa oggi deve guardare anche le questioni finanziarie, deve occuparsi su come organizzare un mondiale, magari in modo biennale per creare posti di lavori e pil.
Il calcio, per ovviare ai problemi di solvibilità hanno fatto ricorso alle plusvalenze fittizie: il problema – racconta Infantino – sta nell'arbitrarietà nello stabilire un valore del calciatore.

C'è una intercettazione inedita, contenuta nel fascicolo del fallimento del Cesena: i due intercettati parlano del virus nel calcio, stanno raccogliendo prove per “far saltare il sistema”, quello delle plusvalenze, parlano di cento giocatori coinvolti nel sistema in serie A.
“Non credo che ci sia nessuno pulito nel calcio” racconta l'ex presidente del Cesena, Lugaresi.

E' questo l'unico modo di fare calcio?
Il presidente della Lega Gravina aveva accusato Report di aver dato dei dati falsi, dopo la scorsa puntata di Report sulle plusvalenze.

Binario d'oro di Danilo Procaccianti

Arriveranno 31 miliardi dal PNRR per le Ferrovie dello Stato, ma come verranno spesi? Dal 1990 al 2016 lo Stato ha messo 500 miliardi dentro questa che è la più grande stazione appaltante, una società controllata dallo Stato. A tanti contributi corrispondono servizi di qualità?
Lo Stato non controlla i servizi e i manager delle FS dovrebbero mettere in discussione i loro benefit, i loro premi e stipendi e le buonuscite.

Danilo Procaccianti ha provato a fare il turista, spostandosi in treno da Catania a Trapani: partenza non in treno ma in bus per lavori sulla linea. Da Palermo a Trapani, solo 100km, ma servono due coincidenze perché quella linea è interrotta dal 2013, racconta un coordinatore dei pendolari siciliani, dopo anni, solo ora è stato fatto il bando per la Palermo Trapani.

Morale della favola, 11 ore per 330 km.

Danilo Procaccianti ha provato il viaggio inverso, da Ragusa a Catania, provando l'ebbrezza del furgoncino sostitutivo: a maggio 2011 è crollata un'arcata di un ponte tra Caltagirone e Gela e da allora il traffico è interrotto, spiega Giosuè Malaponti del comitato pendolari siciliani che, aggiunge “oggi assistiamo ad un rifinanziamento di 10ml per la progettazione del viadotto.. non possiamo aspettare altri dieci anni per la riapertura della Catania Caltagirone Gela.”

In Sicilia non vale nessun modello Morandi, il ponte è stato fatto saltare nel 2014 e di lavori per la ricostruzione neanche l'ombra, così per fare 100km si impiegano 4 ore, un disastro che nemmeno i politici non possono non vedere.

11 ore da Catania a Trapani, 13 ore da Trapani a Ragusa, 4 ore per fare 100km da Ragusa a Catania: questi i tempi per muoversi in Sicilia, che se paragonati al alcune tratte del nord gridano vendetta. Milano Bologna, 210 km, solo un'ora con l'AV.

Sono ferrovie da terzo mondo – ammette il presidente della regione Sicilia Nello Musumeci - “ed è quello che ho detto al ministro dei trasporti, l'ho detto a Giovannini, l'ho detto alla De Micheli e prima di dirlo alla De Micheli l'ho detto a Toninelli.. ” Ma Musumeci, pur essendo uno che conta, non è al momento riuscito ad ottenere molto dal governo o dai governi. Perché rimane solo la vocazione suicida, mettersi in mezzo ai binari con un biglietto con su scritto “mi ammazzo perché i governi centrali da settantanni non potenziano le ferrovie in Sicilia..”.

Ecco perché si fanno chiamare governatori, perché contano fino a dieci e nessuno a colpa dei problemi dei trasporti in regione.
In Sicilia, giova ricordarlo in un momento in cui si celebra con gaudio la linea ad AV tra Milano e Parigi, su 1369 km di rete ferroviaria, 1146 sono a binario unico e 578 sono non elettrificate.

Eppure le ferrovie dello stato sono finanziate con le tasse di tutti i cittadini, anche di quelli siciliani: Francesco Ramella, docente di Trasporti a Torino, racconta a Report che “dal 1990 al 2016 la spesa è di poco inferiore a 500 miliardi, ogni anno Ferrovie ci costa come Alitalia in tutto il dopoguerra.”

Ogni anno lo Stato investe in FS 10-12 miliardi, ma in questa regione non hanno freccia rossa o AV: pochi giorni prima del servizio si è fatto festa per la partenza del freccia bianca tra Palermo-Catania-Messina, quei freccia bianca che nel resto d'Italia sono entrati in servizio dieci anni fa e che in altre tratte sono in corso di dismissione.

Ma è comunque un motivo per brindare e vantarsi del passo in avanti, per il sottosegretario siciliano ai trasporti, Cancelleri del m5s: in realtà i numeri dati dal sottosegretario non sono veri, da Palermo a Catania il freccia bianca impiega 3 ore e 7 minuti, il regionale veloce ne impiega 3 ore e 9 minuti. Cambia solo il prezzo: la freccia costa 28 euro, il regionale 14 euro.

La solita manovra di marketing, che arriva ora dal partito a 5 stelle che una volta criticava le inaugurazioni in pompa magna degli altri partiti: il nuovo treno non va più veloce, semplicemente garantisce le coincidenze, cosa che si poteva già fare con un regionale veloce. E un bel bar a bordo.

Anche i siciliani devono avere il bar sul treno, tanto paga sempre pantalone e il servizio freccia bianca ad oggi è in perdita: non esiste nessuna rendicontazione degli investimenti fatti a Ferrovie dello Stato, come i freccia bianca in Sicilia.

Nel pnrr ci sono 25 miliardi per le ferrovie di cui 2 miliardi per la Sicilia: ma sono progetti che erano rimasti nel cassetto e resi riproponibili per il pnrr.
Ovvero l'AV Palermo Catania, che dovrebbe essere quasi ultimata: i soldi del pnrr sostituiscono investimenti esistenti in realtà, vecchi piani del 2001 della legge Obiettivo di Berlusconi.

Già in base al piano attuale alcune tratte dell'AV saranno ultimate solo nel 2029 (oltre i tempi stabiliti del pnrr) e non sarà nemmeno una vera alta velocità, i treni andranno a 100km ora, non a 300km /ora.
Basta attraversare lo stretto e la musica cambia: esiste un progetto (che al momento è solo un piano di fattibilità) per
l'AV Salerno – RC, opera irrealistica che ha un costo da 27 miliardi (al momento, senza gli extracosti durante la fase realizzativa).

Questa è un'opera che rischia di diventare un'eterna incompiuta, come la Salerno – RC su strada: con i soldi del pnrr si farà solo un pezzetto della linea, il resto rimane a debito.
Ma per i costruttori va tutto bene perché per loro l'importante è aprire i cantieri, tanto si sa che non potranno poi essere bloccate le opere.

Ma per accedere al PNRR si dovrebbero completare le opere nel 2026? Come mai allora sono stati approvati questi progetti, in Sicilia e in Calabria?
Non siamo riusciti a chiudere questi progetti nel passato, siamo sicuri che li chiuderemo per tempo? Nemmeno parliamo di alta velocità: sarà solo una manutenzione della linea venduta in un bel pacchetto, buono solo a riempire i tg nazionali e a far fare bella figura ai nostri politici.

I siciliani pagano l'AV per chi percorre la tratta tra Milano e Roma, non per attraversare la sua Sicilia. Pagano per gli autoservizi sostitutivi del treno, per le linee che rimangono interrotte per anni, come i fratelli Cuffaro.

Alcuni degli appalti delle FS sarebbero poi finiti ai casalesi, ai parenti del boss Sandokan, come Nicola Schiavone: lo ipotizza una inchiesta dei pm napoletani che hanno seguito i suoi movimenti dentro e fuori il palazzo di FS.
Nicola Schiavone è un imprenditore compare del boss Francesco Schiavone: non è mai stato condannato per camorra ma è ritenuto dai pm il riferimento pulito per gli investimenti clan.

Il figlio di Sandokan Schiavone, oggi collaboratore, parla di lui come di una sorta di facilitatore per i casalesi e secondo gli inquirenti sarebbe il riferimento di consorzi di aziende non direttamente ascrivibili a lui.

Siamo sicuri che i soldi degli appalti del PNRR non arriveranno anche alla mafia?

Secondo l'inchiesta della procura alcuni ex dipendenti di RFI, oggi licenziati, avrebbero fatto da consulenti occulti per Nicola Schiavone: quest'ultimo dava regali a tutti questi dirigenti di RFI, come Massimo Iorani (che era responsabile di molte gare di appalto), come una vacanza a Positano.

Tutte circostanze negate dall'imprenditore e dai suoi avvocati, che hanno accettato di rispondere alle domande di Report: il lavoro di Schiavone era da consulenza per le aziende che partecipavano agli appalti di RFI.
Vedremo come proseguiranno le indagini, se confermeranno queste ipotesi o meno.
Di certo è la familiarità di questa persona col top management di RFI, come l'ex AD di RFI Gentile.

Il nuovo management di RFI assicura che i vecchi dirigenti sono stati cacciati, per violazione del codice etico, ma Vincenzo Iorami è oggi direttore di una importante opera pubblica.
Come anche Mauro Moretti continua a cumulare incarichi: era AD di Ferrovie dello Stato quando avvenne la strage di Viareggio il 29 giugno 2009.
Un incidente ferroviario senza colpevoli, che si è trascinato per anni tra perizie e controperizie: chi aveva responsabilità del deragliamento di quel treno cisterna che trasportava gas gpl?

Quel gas fece da innesco ed esplose, distruggendo un'intera via: lo scorso gennaio la sentenza della Cassazione, dopo 12 anni, ha escluso l'aggravante del delitto colposo mandando in prescrizione il reato per gli imputati, tra cui l'ex AD di RFI Moretti.

Quello di Viareggio, dicono i giudici della Cassazione, non è un incidente sul lavoro: cos'è un incidente sul lavoro allora? Come lo si spiega ai familiari delle vittime, come Piagentini, che ancora sul volto porta i segni delle ustioni.

Ora è rimasto solo il reato di disastro ferroviario: per cosa sono morte quelle 32 persone, solo per profitto, solo per i soldi?
“Sono state cancellate 32 vite per i soldi, per il profitto, per il guadagno” è il commento amaro di Daniela Rombi, dell'associazione dei familiari delle vittime della strage: quel reato non esiste più per la giustizia italiana, qualcosa che è difficile da accettare per i parenti delle vittime che, a prescindere dal corso del processo, ritengono i vertici di RFI ancora oggi responsabili dell'incendio che ha ucciso queste 32 persone che, racconta ancora Daniela Rombi, erano in casa.

Il pm che ha sostenuto l'accusa in primo e secondo grado è Salvatore Giannino, ora sta preparando il nuovo processo d'appello: “i familiari delle vittime hanno ragione” ammette a Danilo Procaccianti, “[la sentenza della cassazione che ha tolto l'omicidio colposo] è un non senso, perché il fatto è lo stesso, quelle stesse condotte poste in essere nello stesso tempo hanno fatto si che morissero 32 persone, ci fosse l'incendio e l'esplosione delle case e ci fosse il disastro ferroviario.”

Le indagini e i processi hanno stabilito le cause e le responsabilità dell'incidente: il treno cisterna è deragliato perché un asse era arrugginito e si è spezzato, per questo sono stati condannati i proprietari stranieri del carro. E le nostre Ferrovie dello Stato? L'allora AD Mauro Moretti disse subito che loro non centravano nulla perché il carro lo avevano noleggiato: “ogni proprietario fa i controlli sui suoi” spiegava nell'intervista al TG1 del giugno 2009.

Il processo ha stabilito che quanto ha detto Moretti sui controlli non corrisponde al vero, sconfessandone la linea difensiva, le società italiane dovevano controllare i carri, non dovevano accontentarsi del foglio che la società tedesca (i proprietari di quel carro) dava a FS. E in ogni caso, racconta il pm, nemmeno quei fogli avevano controllato, “perché in quei fogli i nostri consulenti si sono accorti che il carro non poteva circolare in sicurezza, una omissione gravissima per scelta, perché la loro politica era proprio questa, io noleggio all'estero e non mi occupo più di nulla.”

La sentenza della Cassazione dice anche qualcosa sulla prescrizione di Moretti: se l'ex AD intende rinunciarne deve ritornare in aula e richiederla (la rinuncia) nuovamente. E' un inciso delle motivazione della sentenza che ha fatto sobbalzare i parenti delle vittime, che in aula avevano udito bene le parole di Moretti di voler rinunciare alla prescrizione, pur consapevole che quella rinuncia non era solo per il processo in appello ma sarebbe stata valida anche per gli ulteriori gradi di giudizio. La Cassazione avrebbe dunque offerto all'ex amministratore una via d'uscita “adesso vediamo se veramente ha rinunciato perché è una persona coerente oppure no” commenta Marco Piagentini dell'associazione vittime.

Moretti cosa deciderà sulla prescrizione? Le condanne non hanno causato ripercussioni sulla sua carriera: prima in Ferrovie dello Stato, poi in Finmeccanica e infine nel 2021 AD di PSC Group. Nel 2010, l'anno dopo la strage, era stato nominato dal presidente Napolitano cavaliere del lavoro, una scelta che ha fatto arrabbiare i parenti delle vittime dell'incidente.
“Ma lo stomaco, dove l'anno, la coscienza dove l'hanno ...”

Lo Stato ha rinunciato a presentarsi come parte civile in questo processo, a Viareggio, lasciando la palla alle assicurazioni, che si sono accordate con le controparti per evitare che si presentassero a processo.
Ogni vittima ha preso 330mila euro, cifra diversa da 1,6 milioni di euro come indennizzo per una polizza di Generali per l'ex AD di Ferrovie dello Stato.
All'inizio Ferrovie non attivò nemmeno le assicurazioni, perché – diceva Moretti – non era colpa loro: le assicurazioni hanno cercato di togliere le parti civili dal processo, con cifre basate su tabelle come fossimo al supermercato. Una vita umana vale al massimo 300mila euro. La sofferenza delle vittime è stata quantificata fino a 500mila euro.

Ma per la polizza di Gianfranco Battisti, ex capo della visione AV ed ex AD di Ferrovie, queste tabelle non valgono:
ha incassato 1,6 ml di indennizzo dalla sua polizza per una malattia invalidante molto strana, considerando che non ha avuto nemmeno un giorno di malattia.
Questa polizza è venuta fuori da un esposto anonimo che ha portato ad un audit che ha fatto emergere un sistema di controlli interni molto carenti.

La procura di Roma ha aperta un fascicolo per corruzione, che coinvolge il responsabile della parte assicurativa dentro Ferrovie (che anni fa pagava circa il 95% dei premi assicurativi alla sola Generali): dentro questa storia c'è anche la sparizione di alcune pratiche tra cui anche quella relativa alla polizza dell'ex AD Battisti.

Dopo la nomina di Mazzoncini, col governo Renzi, le cose cambiano: al posto di D'Onofrio arrivano due altri manager (Conti e Binazzi), poi fatti fuori dallo stesso Battisti perché, dice Battisti stesso, complici in un piano per far fuori l'amministratore.

Qui entrano nella storia lettere anonime, dossier, una interrogazione parlamentare di un esponente di Italia Viva (Nobili) che parla proprio della polizza di Battisti.
E di una pen drive dimenticata su un treno, contenente le tre lettere anonime contro Battisti, dimenticata dal presidente di Ferrovie Castelli:
“io so che girava una chiavetta, che sia attribuita a me non posso dirlo concertezza” si difende Castelli, “non sono io il corvo..”.

Una di queste lettere anonime è entrata dentro una interrogazione parlamentare presentata di Italia Viva dal deputato Nobili che ha scelto la via del riserbo non rispondendo alle domande di Report.

Ilritorno del dragone Luca Chianca

Il sistema di videosorveglianza dell'aeroporto di Fiumicino ha avuto un problema con le telecamere Hikvision: cercavano di contattare un indirizzo esterno, di cui ancora oggi non è conosciuta l'origine. Come mai cercavano di contattare questo IP: era un attacco oppure era un tentativo di carpire qualche informazione sensibile?

Non è un caso isolato, lo scorso maggio Report aveva scoperto che le telecamere di sorveglianza della Rai, sempre della Hikvision, contattavano server cinesi. Che dati si stavano scambiando?

Consip, dopo il servizio di Report, ha chiesto come comportarsi ai nostri servizi, trattandosi di sistemi che riguardano dati sensibili.

C'è il sospetto, dopo l'incidente di Fiumicino che le telecamere, quelle telecamere possano essere state usate come strumenti informatici per un attacco informatico.

O un attacco per far passare qualcuno da Fiumicino senza che le telecamere se ne potessero accorgere.

Quelle telecamere sono oggi davanti le procure e altri obiettivi sensibili: possiamo essere sicuri? Cosa vogliamo fare con le telecamere già installate in Italia?

20 dicembre 2021

Anteprima delle inchieste di Report – la rete ferroviaria, il calcio e le telecamere cinesi

Report si occuperà degli appalti sulle ferrovie italiane, tra sprechi e infiltrazioni delle mafie, bandi su misure per certe imprese e costi esorbitanti per le assicurazioni.

Si tornerà a parlare delle telecamere di sicurezza made in China e poi una intervista al presidente Fifa Gianni Infantino.

Lo stato dei trasporti ferroviari in Italia

Alle infrastrutture andranno una buona parte dei fondi del pnrr, ben più di quelli destinati a sanità e scuola: di questi ben 20 miliardi saranno destinati all'alta velocità. Ma in che modo verranno spesi questi soldi, in quali regioni, per quali opere?

Danilo Procaccianti nel suo servizio si è immaginato un turista in visita alla regione Sicilia che dopo aver visitato l'Etna, decide di andare a vedere Trapani e provincia, muovendosi in treno. Orario di partenza da Catania 9.15, per partire con un autobus sostitutivo, perché ci sono lavori sulla linea. Prima fermata Dittaino in provincia di Enna: scesi dal bus, ecco il treno fino a Palermo, alle 12.34. Da Palermo a Trapani mancano solo 100km: il treno in partenza alle 13.11 si ferma a Piraineto, in mezzo al nulla, per due ore di attesa per una coincidenza che non porta a Trapani perché la linea diretta è interrotta a causa di alcune frane da febbraio 2013 quando diversi smottamenti hanno bloccato la linea.

Dopo 9 anni solo pochi giorni prima del servizio è stato pubblicato il bando per i lavori: così il giornalista anziché andare dritto a Trapani, scende giù fino a Castelvetrano, a vedere il luogo dove fu ucciso il bandito Giuliano, per cambiare poi treno e risalire a Trapani, dove arriva alle 19, 11 ore dopo la partenza, per fare 330 km.

Danilo Procaccianti ha provato il viaggio inverso, da Ragusa a Catania, provando l'ebbrezza del furgoncino sostitutivo: a maggio 2011 è crollata un'arcata di un ponte tra Caltagirone e Gela e da allora il traffico è interrotto, spiega Giosuè Malaponti del comitato pendolari siciliani che, aggiunge “oggi assistiamo ad un rifinanziamento di 10ml per la progettazione del viadotto.. non possiamo aspettare altri dieci anni per la riapertura della Catania Caltagirone Gela.”

In Sicilia non vale nessun modello Morandi, il ponte è stato fatto saltare nel 2014 e di lavori per la ricostruzione neanche l'ombra, così per fare 100km si impiegano 4 ore, un disastro che nemmeno i politici non possono non vedere.

11 ore da Catania a Trapani, 13 ore da Trapani a Ragusa, 4 ore per fare 100km da Ragusa a Catania: questi i tempi per muoversi in Sicilia, che se paragonati al alcune tratte del nord gridano vendetta. Milano Bologna, 210 km, solo un'ora con l'AV.

Sono ferrovie da terzo mondo – ammette il presidente Nello Musumeci - “ed è quello che ho detto al ministro dei trasporti, l'ho detto a Giovannini, l'ho detto alla De Micheli e prima di dirlo alla De Micheli l'ho detto a Toninelli.. ” Ma Musumeci, pur essendo uno che conta, non è al momento riuscito ad ottenere molto dal governo o dai governi. Perché rimane solo la vocazione suicida, mettersi in mezzo ai binari con un biglietto con su scritto “mi ammazzo perché i governi centrali da settantanni non potenziano le ferrovie in Sicilia..”.
In Sicilia, giova ricordarlo in un momento in cui si celebra con gaudio la linea ad AV tra Milano e Parigi, su 1369 km di rete ferroviaria, 1146 sono a binario unico e 578 sono non elettrificate.
Eppure le ferrovie dello stato sono finanziate con le tasse di tutti i cittadini, anche di quelli siciliani: Francesco Ramella, docente di Trasporti a Torino, racconta a Report che “dal 1990 al 2016 la spesa è di poco inferiore a 500 miliardi, ogni anno Ferrovie ci costa come Alitalia in tutto il dopoguerra.”
Ogni anno lo Stato investe in FS 10-12 miliardi: come sono spesi questi soldi, come sono spesi per il sud, per la Sicilia? In questa regione non hanno freccia rossa o AV, pochi giorni prima del servizio si è fatto festa per la partenza del freccia bianca tra Palermo-Catania-Messina, i freccia bianca che nel resto d'Italia sono entrati in servizio dieci anni fa.


Ma è comunque un motivo per brindare e vantarsi del passo in avanti, per il sottosegretario siciliano ai trasporti, Cancelleri del m5s: in realtà i numeri dati dal sottosegretario non sono veri, da Palermo a Catania il freccia bianca impiega 3 ore e 7 minuti, il regionale veloce ne impiega 3 ore e 9 minuti. Cambia solo il prezzo: la freccia costa 28 euro, il regionale 14 euro.

La solita manovra di marketing, che arriva ora dal partito a 5 stelle che una volta criticava le inaugurazioni in pompa magna degli altri partiti: il nuovo treno non va più veloce, semplicemente garantisce le coincidenze, cosa che si poteva già fare con un regionale veloce. E un bel bar a bordo.

Chi dovrebbe progettare, appaltare, potenziare i servizi regionali è Ferrovie dello Stato: all'interno del palazzo però – racconta il servizio – sono entrati casalesi come ipotizza una inchiesta della procura di Napoli, che coinvolge Nicola Schiavone, nipote di Sandokan oltre ad alcuni dipendenti di RFI.

Il servizio racconterà anche della strage di Viareggio, l'incidente avvenuto nella stazione e che costò la vita a 32 persone, il 29 giugno 2009.
Un incidente ferroviario senza colpevoli, che si è trascinato per anni tra perizie e controperizie: chi aveva responsabilità del deragliamento di quel treno cisterna che trasportava gas gpl?
Quel gas fece da innesco ed esplose, distruggendo un'intera via: lo scorso gennaio la sentenza della Cassazione, dopo 12 anni, ha escluso l'aggravante del delitto colposo mandando in prescrizione il reato per gli imputati, tra cui l'ex AD di RFI Moretti.
“Sono state cancellate 32 vite per i soldi, per il profitto, per il guadagno” è il commento amaro di Daniela Rombi, dell'associazione dei familiari delle vittime della strage: quel reato non esiste più per la giustizia italiana, qualcosa che è difficile da accettare per i parenti delle vittime che, a prescindere dal corso del processo, ritengono i vertici di RFI ancora oggi responsabili dell'incendio che ha ucciso queste 32 persone che, racconta ancora Daniela Rombi, erano in casa.
Il pm che ha sostenuto l'accusa in primo e secondo grado è Salvatore Giannino, ora sta preparando il nuovo processo d'appello: “i familiari delle vittime hanno ragione” ammette a Danilo Procaccianti, “[la sentenza della cassazione che ha tolto l'omicidio colposo] è un non senso, perché il fatto è lo stesso, quelle stesse condotte poste in essere nello stesso tempo hanno fatto si che morissero 32 persone, ci fosse l'incendio e l'esplosione delle case e ci fosse il disastro ferroviario.”

Le indagini e i processi hanno stabilito le cause e le responsabilità dell'incidente: il treno cisterna è deragliato perché un asse era arrugginito e si è spezzato, per questo sono stati condannati i proprietari stranieri del carro. E le nostre Ferrovie dello Stato? L'allora AD Mauro Moretti disse subito che loro non centravano nulla perché il carro lo avevano noleggiato: “ogni proprietario fa i controlli sui suoi” spiegava nell'intervista al TG1 del giugno 2009.

Il processo ha stabilito che quanto ha detto Moretti sui controlli non corrisponde al vero, sconfessandone la linea difensiva, le società italiane dovevano controllare i carri, non dovevano accontentarsi del foglio che la società tedesca (i proprietari di quel carro) dava a FS. E in ogni caso, racconta il pm, nemmeno quei fogli avevano controllato, “perché in quei fogli i nostri consulenti si sono accorti che il carro non poteva circolare in sicurezza, una omissione gravissima per scelta, perché la loro politica era proprio questa, io noleggio all'estero e non mi occupo più di nulla.”

La sentenza della Cassazione dice anche qualcosa sulla prescrizione di Moretti: se l'ex AD intende rinunciarne deve ritornare in aula e richiederla (la rinuncia) nuovamente. E' un inciso delle motivazione della sentenza che ha fatto sobbalzare i parenti delle vittime, che in aula avevano udito bene le parole di Moretti di voler rinunciare alla prescrizione, pur consapevole che quella rinuncia non era solo per il processo in appello ma sarebbe stata valida anche per gli ulteriori gradi di giudizio. La Cassazione avrebbe dunque offerto all'ex amministratore una via d'uscita “adesso vediamo se veramente ha rinunciato perché è una persona coerente oppure no” commenta Marco Piagentini dell'associazione vittime.

Moretti parlerà in tribunale, ha scelto di non rispondere alle domande di Report: le condanne prese in primo e secondo grado non ha mai avuto ripercussioni sua sua carriera, prima in Ferrovie dello Stato, poi in Finmeccanica e infine nel 2021 AD di PSC Group. Nel 2010, l'anno dopo la strage, era stato nominato dal presidente Napolitano cavaliere del lavoro, una scelta che ha fatto arrabbiare i parenti delle vittime dell'incidente.

La scheda del servizio BINARIO D’ORO di Danilo Procaccianti con la collaborazione di Norma Ferrara, Marzia Amico e Alessia Marzi

Ferrovie dello Stato è una delle prime aziende italiane per numero di dipendenti, ne ha 83.000 ed è una società per azioni  controllata al 100% dal Mef, quindi controllo interamente pubblico. Negli ultimi 30 anni con la fiscalità generale sono andati 470 miliardi di euro a ferrovie, un quinto del debito pubblico. Le ferrovie sono pesantemente sussidiate perché considerate un servizio sociale. Eppure ci sono posti in Italia dove il treno è un miraggio. In Sicilia ci vogliono 11 ore per andare da Catania a Trapani, 13 ore da Trapani a Ragusa. Con il PNRR alle ferrovie andranno 25 miliardi. Sono in buone mani? Una recente inchiesta della Procura di Napoli ipotizza il coinvolgimento del clan dei casalesi negli appalti di Rete Ferroviaria Italiana e poi c'è l'inchiesta della procura di Roma sul settore assicurativo di Ferrovie dello Stato, con la polizza misteriosa dell'ex amministratore delegato Gianfranco Battista che ha avuto un risarcimento per malattia di 1.6 milioni di euro. Una cifra enorme e non lontanamente paragonabile ai risarcimenti riconosciuti ai familiari delle vittime della strage di Viareggio.

Le telecamere delle aziende cinesi

Le avranno tolte alla Rai le telecamere della Hikvision, quelle che, come aveva scoperto il servizio di Report a maggio, erano collegate ad IP di server cinesi?

A giugno 2021 dopo il servizio di Report Consip ha preso in mano lo scottante dossier: la prima gatta da pelare è la gara da 65 ml di euro per la videosorveglianza, aggiudicata in modo quasi definitivo a ottobre da un'azienda che si apprestava ad installare quasi esclusivamente Hikvision. Consip si è rivolta ai servizi di intelligence e all'agenzia per la cybersicurezza. Giulio Valesini ha avuto modo di intervistare l'AD di Consip Cristiano Cannarsa: “noi abbiamo avuto già una interlocuzione con questi soggetti preposti per la sicurezza nazionale, ai soggetti aggiudicatari di questi dieci lotti chiederemo se rispetto a questi punti che ci sono stati sottoposti, come condizione ..”

Quali sono questi dieci punti per le condizioni, chiede allora il giornalista:
“Funzioni di comunicazione con l'esterno, il fatto di poter disabilitare l'amministratore di sistema ..”
Sulle telecamere di una certa provenienza sono stati alzati i livelli di sorveglianza: “i punti sono quelli che voi [di report] sapete bene e che avete già evidenziato nei vostri servizi. Se non dovessero rispettarli noi renderemo noto in sede di aggiudicazione, daremo pubblicità alle amministrazioni che così sapranno cosa comprano. Quando lei, su un pacchetto di sigarette legge nuoce gravemente alla salute, lei che fa?”.

Gli obiettivi da proteggere nel nostro paese da due anni sono dentro un perimetro segreto ma anche molto ristretto, lasciando fuori molti siti comunque sensibili come i tribunali, le caserme, gli aeroporti, le stazioni ferroviarie e molto altro ancora.
Da questa estate però tutto passa per l'agenzia per cybersicurezza voluta da Mario Draghi: alla guida c'è uno dei massimi esperti italiani in materia, Massimo Baldoni, proveniente dal DIS, i dipartimento informazioni per la sicurezza, che coordina i nostri servizi segreti. Oggi deve mettere in sicurezza un paese che per anni ha trascurato i rischi informatici.
Come pensate di proteggere gli obiettivi sensibili del nostro paese?
“C'è una gestione del rischio che viene fatta tenendo conto di due cose fondamentali: l'oggetto che devo installare e dove lo vado ad installare.”

Da luglio 2020 le telecamere Hikvision e Dahua non hanno più la certificazione Onvif: questo è il nome del consorzio che da il bollino e che, sulla base delle restrizioni decise dal governo americano, non assicura più che le telecamere Hikvision e di altri marchi parlino la stessa lingua dei prodotti usati nella pubblica amministrazione italiana. Tra questi c'è la Dahua technology: in Italia i suoi affari stanno andando a gonfie vele, un terzo delle telecamere vendute hanno il loro brand, sorvegliano la città del Vaticano e a settembre dello scorso anno hanno piazzato 19 termo scanner per il riconoscimento facciale davanti Palazzo Chigi.
Giulio Valesini era andato ad incontrare i vertici aziendali della Dahua in Italia i quali avevano ammesso di non conoscere le leggi sulla sicurezza cinesi, nessuno gliele aveva dette. Il presidente della Dahua Italia è un cittadino cinese, principale azionista del gruppo, difficile che possa disobbedire al governo mettendo a rischio libertà e miliardi: passato un anno hanno perso la certificazione Onvif, sebbene all'azienda risulti valida ancora la certificazione fino al dicembre 2022.
A Report risulta che la Dahua non possa più certificare i prodotti da luglio 2020: “a noi risulta l'opposto” risponde il general manager Pasquale Totaro “se così non dovesse essere comincio a vedere una certa discriminazione razziale, in una forzatura del genere, perché non si sta più parlando di sicurezza ma di esseri umani discriminati.”

Discriminati in quanto azienda cinese: una discriminazione razziale secondo il general manager “in quanto non c'è nessun termine tecnico che vada ad avvalorare l'esclusione dell'Onvif dal punto di vista della sicurezza. Se me la trovano io sarò il primo a dire, fate benissimo.”

C'è un dettaglio, nella mega gara Consip per il rinnovo delle telecamere di videosorveglianza per la ppaa la certificazione Onvif è un requisito necessario: un problema tecnologico, spiega l'AD di Consip. E' solo quello?

La scheda del servizio IL RITORNO DEL DRAGONE di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella con la
collaborazione di Norma Ferrara ed Eleonora Zocca

A maggio Report aveva svelato anomalie sulle telecamere di sicurezza di una nota marca cinese piazzate a sorvegliare una importantissima sede Rai. Dopo lo scoop abbiamo ricevuto numerose segnalazioni tra cui una inquietante: una simile anomalia ha colpito anche l’aeroporto di Fiumicino. Chi controlla gli occhi elettronici che ci sorvegliano ogni giorno? E cosa succederà alla gara Consip da ben 65 milioni di euro aggiudicata a ottobre che potrebbe aprire le porte degli edifici governativi italiani a decine di migliaia di dispositivi che in altri Paesi sono banditi?

La riforma del calcio italiano

Quanto è sostenibile come modello di sistema per il calcio italiano? E quanto a livello europeo?
Una domanda che si pone dopo le inchieste sulle squadre di calcio italiano e dopo il tentativo fallito di creazione di una super lega europea (che dietro aveva l'esigenza di colmare i vuoti di bilancio delle squadre).

Il 16 dicembre scorso i presidenti delle squadre di calcio di serie A si sono riuniti a Roma per l'assemblea annuale, era l'occasione per confrontarsi sui problemi della Lega e per trovare una riforma condivisa. Secondo il presidente del Torino Cairo, in questo momento i fondi sono utili per coprire le finanze delle squadre.
La Lega deve monitorare meglio i bilanci delle sue squadre? L'AD dell'Inter Marotta ritiene che la Lega non abbia tutti questi poteri, è la federazione che ha i poteri.
Dopo le inchieste sulle plusvalenze, sul potere dei procuratori è il momento di riformare il calcio? Il general manager della Fiorentina Joe Barone ritiene di si, per tutti i tifosi, per i nuovi investitori che stanno entrando o che entreranno nel calcio. C'è stato un rilassamento delle regole – chiede il giornalista allora: “se a gennaio ci sono squadre che non hanno ancora pagato l'Irpef c'è un problema, il debito che hai col governo lo puoi utilizzare nel mercato di gennaio ..”

Il presidente del Napoli De Laurentiis è duro: “non mi fate parlare perché se mi metto a parlare del calcio scoppia il finimondo, io ne ho talmente le palle piene, mi hanno impedito per due anni di andare a casa mia a Los Angeles, non vedo l'ora di fare un mese rigeneratore.. ”
Il Napoli è uno dei pochi club coi conti in ordine: se si permette ad alcune squadre di partecipare al campionato e a fare acquisti, non avendo però i conti a posto, non è concorrenza sleale? “Lo ha detto lei, non glielo devo dire io, ci si arriva da soli. Ma queste sono le responsabilità della Federcalcio, la Lega se è una associazione di società per azioni, quindi indipendente, dovrebbe pagare la Federcalcio solo per fare segretariato, invece è diventato un centro di potere perché ognuno istituzionalmente si mette una medaglia.”

Nel frattempo che parta la riforma di cui parlerà nell'intervista il presidente Fifa Gianni Infantino, in Italia stanno nascendo squadre di calcio “popolari”, dove gli azionisti sono gli stessi calciatori e i tifosi, perché “il calcio è della gente”, come sostengono al Palermo Calcio Popolare, di cui portavoce è Giuseppe Vassallo.
Un'idea nata in un pub, davanti ad una birra, quando degli amici del calcio moderno, stanchi di vedere il calcio in mano ad un padrone, a volte due, stanchi di vedere calpestate maglie e colori.
“Siamo una squadra che va avanti grazie alla colletta” racconta l'allenatore Gabriele Mirto e questo concetto lo vogliono portare nel campo, l'aiutarsi tra di loro, come una comunità, ancora più di una famiglia, perché la famiglia non si sceglie mentre la comunità in cui siamo la scegliamo.

La scheda del servizio PALLA AVVELENATA di Daniele Autieri con la collaborazione di Federico Marconi

Una riforma internazionale per fermare il «far west delle transazioni». In un’intervista esclusiva rilasciata nella sede di Zurigo, il Presidente della FIFA Gianni Infantino racconta i dettagli della riforma del sistema delle intermediazioni che sarà lanciata nel 2022 e si esprime sugli scandali che hanno segnato negli ultimi mesi il mondo del calcio, a cominciare dai procuratori fino alle plusvalenze fittizie.
Il numero uno del calcio mondiale ammette che fino ad oggi il «sistema ha fallito» e stimola le federazioni nazionali ad avviare riforme serie, che comprendano anche l’inserimento di modelli oggettivi di valutazione dei calciatori, in modo da evitare la prassi delle plusvalenze fittizie.
Un vero e proprio sistema, come dimostra un’intercettazione inedita all’interno della quale l’ex-presidente del Cesena, Sergio Lugaresi, si confida con l’ex-numero uno della Lega Calcio di serie B, Andrea Abodi.
Mentre la procura di Torino indaga sulle operazioni di mercato della Juventus e quella di Milano sulla presunta evasione fiscale da 60 milioni di euro del procuratore Fali Ramadani, documenti e testimonianze inedite ricostruiscono le responsabilità della crisi del calcio.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione. 

07 dicembre 2021

Report – l'inchiesta sulle plusvalenze nel calcio e la gestione covid nelle scuole

Lo scandalo delle plusvalenze dentro cui è finita indagata la Juventus, il potere dei procuratori nel calcio. A seguire un'inchiesta sui banchi a rotelle nelle scuole e su come è stata gestita la pandemia.

Nell'anteprima un servizio sulle pale eoliche: come girano le pale in Italia?

Il mistero del Bastastello di Giuliano Marrucci

Nella provincia di Benevento, grazie alla conformazione morfologica, sono state installate tante pale eoliche ma prima che fosse sostenibile la loro installazione.

Purtroppo oggi, dove l'installazione è diventata sostenibile grazie alle leggi sulla transizione ecologica, è diventato paradossalmente più difficile installarle, specie da quando la provincia è gestita da un politico che ha fatto una sua battaglia alle pale.

Così, anziché mettere nuovi impianti, si fa revamping, installando nuovi generatori più performanti, il che è anche una cosa buona: ma anche in questi casi la provincia rimane restia a concedere le autorizzazioni perché quello delle pale non è una priorità, spiega il suo presidente, nonostante la transizione ecologica e l'obbligo di abbattere la co2.

Come spiega in studio il conduttore di Report Ranucci, dovremmo mettere impianti da fonti rinnovabili per 8000MGW, mentre in realtà ne installiamo un decimo: tutto è bloccato dalle autorizzazioni necessarie, richieste dagli enti locali.

Ma non sempre le cose vanno male: a Verona nel comune di Alfio i generatori sono stati messi dentro un ecosistema protetto, tra vigneti e un bosco, mantenendo la biodiversità del luogo.

L'impianto sul monte Mesa è stato progettato dal dottor Giusti, che ha convinto la multiservizi di Verona, la AGSM nell'investire in pale eoliche.

Ma anche qui, sono serviti anni per avere l'autorizzazione, mentre per la realizzazione degli impianti sono bastati 99 giorni.

Nel Mugello, un impianto simile è stato bloccato dagli enti, a cui il progettista, l'ingegner Giusti, ha dovuto rispondere con dei documenti.

Stessi problemi per la realizzazione di impianti fotovoltaici: la soprintendenza ha bloccato un impianto a Volterra, perché i materiali non erano idonei, perché l'impianto era grande, senza aver visto il progetto.

L'opposizione della soprintendenza è finita al consiglio dei ministri dove ha pure portato come giustificazione per la bocciatura, la presenza di resti archeologici. Resti che non esistono, si tratterebbe di un falso storico.

Così, tra ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, i tempi per realizzare gli impianti su allungano.

E la transizione ecologica? Gli impianti eolici e i pannelli servono proprio per questo, di certo meno impattanti delle colate di cemento per autostrade e linee ad alte velocità.

Nemmeno nel mare le pale eoliche vanno bene: il parco eolico davanti Riccione e Rimini è stato bloccato con questa scusa, mentre si approvano nuove piattaforme per estrarre petrolio dall'Adriatico.

Mentre un parco eolico è stato autorizzato lungo la costa pugliese, a Castro dove è sbarcato Enea: a dieci km dalla costa si realizzerebbe il più grande parco al mondo, con cento pale di fronte ad un sito di grande importanza.

Il vincolo paesaggistico non vale dappertutto? Come mai non esiste un piano nazionale che dice dove creare parchi e installare pali e dove non si deve fare niente?

Febbre a 90 di Daniele Autieri

Daniele Autieri è tornato ad occuparsi di calcio e delle inchieste sulle squadre di calcio, partendo da Luciano Moggi, simbolo dello scandalo di calciopoli nel 2006.

Da allora il processo al calcio non è mai stato fatto: “il calcio è questo” dice oggi Moggi che anche 15 anni fa fu coinvolto in un filone di indagini sulle plusvalenze che all'epoca per la Juve assommavano a 5 ml, mentre altre squadre ne avevano molte di più.

Altre procure archiviarono subito le loro indagini, mente quella per Juve durò due anni, fino ad arrivare al GUP che archiviò perché il fatto non sussiste.

Con le plusvalenze sposti i problemi nel futuro, non risolvi veramente i problemi – racconta l'ex direttore della Juve.

Moggi ha risposto anche alle domande sugli agenti, oggi potentissimi tanto da condizionare le squadre, come Raiola e Mendes.

Io ho fatto le squadre forti con Raiola, oggi si sente che prende 25 ml .. sapete cosa gli ho dato a Raiola per avermi fatto prendere Nedved, anche Emerson che era della Roma, non era procuratore e l'ho mandato a litigare con la Roma, anche Ibrahimovic? Gli ho preso un giocatore, senza dargli dei soldi, un ragazzino valutato un milione, poi questo ragazzino l'ho dato in comproprietà al Siena e m'ha dato 500mila euro. In tutta l'attività con Raiola ha preso un milione ..”

Moggi è stato condannato a due anni in appello, poi nel 2015 è scattata la prescrizione: oggi assieme a Giraudo ha presentato ricorso alla corte europea per i diritti.

All'epoca le plusvalenze erano solo 5 ml, oggi il valore e il peso sui bilanci è maggiore: le squadre usano le plusvalenze a specchio, per sistemarsi i conti senza tirar fuori soldi, con la compiacenza di altre squadre e di procuratori che si prestano a questi scambi.

Si sposta più in là il debito, ogni anno devi ripetere il gioco: ma alla fine la bolla dei conti è destinata ad esplodere: oggi la Juve è accusata di false comunicazioni, di aver falsificato i bilanci dalla procura di Torino.

Accuse che si sono concentrate sull'acquisto di alcuni calciatori, come quello di Rovella, sul contratto di Ronaldo. C'è poi sul ruolo dei procuratori come Raiola: Report la scorsa volta era andata a cercare la sede del procuratore a Malta, senza riuscirci.

Al centro dell'inchiesta della procura di Torino ci sono una serie di operazioni di mercato fittizie per un totale di 322 milioni di euro che sarebbero serviti per far quadrare i conti del club, la “gestione malsana delle plusvalenze”.

Fabio Pavesi, giornalista che si occupa di questi temi, spiega alla trasmissione che le plusvalenze sono raddoppiate negli ultimi 5 anni, per tutte le squadre, per la sola Juventus da sola fanno il 25% dell'intero fatturato annuo.

L'indagine della procura segue una precedente indagine della Covisoc, la commissione di vigilanza delle società di calcio, che proprio sulla Juve concentra il numero di operazioni sospette, solo negli ultimi due anni sono 62 i trasferimenti sospetti, di cui 42 riguardano la Juventus – continua Pavesi.

L'indagine della procura sta approfondendo anche i dettagli del contratto di Ronaldo, cercando documenti e scritture private al di fuori degli accordi ufficiali.

I manager intercettati sanno che questi documento sono scottanti (e che non sono ancora stati trovati).

Ma si parla anche di operazioni a specchio, trasferimento dove nessuno dei club ha sborsato un euro, tra questi quello di Nicolò Rovella, centrocampista acquistato il gennaio scorso per 18ml dal Genoa, mentre due calciatori della Juve finivano alla squadra genovese, uno per 10 e l'altro per 8 ml, un caso? In tutte e due le squadre a bilancio è entrata una plusvalenza, senza esborso di denaro, senza nessun flusso di cassa.

Ma il valore di 18ml per Rovella è reale? “Mi sembra un po' tutto irrealistico, chi conosce Rovella...”

Dentro il sistema un ruolo importante lo hanno i procuratori: nel caso di Rovella l'agente che ne cura gli interessi è Giuseppe Riso, che ha preso per la mediazione 7,2 milioni di euro.

Nel 2019 la Juve ha messo a bilancio 154 ml di plusvalenze, la Roma 132ml, che pesano sui ricavi tra il 25 e il 35%: mentre Consob si muove con celerità, l'azione della Covisoc non è così solerte, nessun provvedimento è stato ancora preso sui calciatori dentro questa indagine.

Lo scorso novembre la IAFA, associazione degli agenti, ha nominato presidente il procuratore Mino Raiola: Report a questo evento non era benvenuta, a fine incontro Raiola ha rinfacciato al giornalista di non aver fatto un servizio corretto, quando ha parlato della sua sede a Malta.

Report aveva trovato questo indirizzo in un palazzo a Malta leggendo le carte dell'operazione di vendita del calciatore Manolas.

Ma Raiola aveva cambiato indirizzo senza averlo comunicato: oggi la sua residenza è a Montecarlo, la sua società è operativa e non viola le leggi.

Le plusvalenze le fanno tante squadre tra cui il Genoa: fattura 70ml dalle plusvalenze, un valore mai visto nella storia del calcio. Eppure oggi tutti aspettano l'esito della giustizia ordinaria, perché quella sportiva si muove con tempi incerti. Con qualcuno interpreta le leggi con altri le applica, come sembra essere successo col Chievo.

La cenerentola del calcio, il Chievo.

A scivolare sulle plusvalenze qualche anno fa era stato il Chievo, coinvolto in una inchiesta della procura federale e punito con diversi punti di penalizzazione: il presidente Campedelli, che ha accettato l'intervista, ha raccontato al giornalista quei fatti, “la procura federale ha contestato al Chievo il fatto che facessimo plusvalenze fittizie per ottenere l'iscrizione. Noi abbiamo dimostrato che avevano sbagliato i conti e che noi eravamo iscrivibili a prescindere dalle plusvalenze.”

Nel 2018 il Chievo si è salvato, ma non questa volta: il 26 giugno scorso il Coni rigetta il ricorso del club e decreta la sua esclusione dal campionato di serie B per debiti tributari pari a 20 ml di euro.

Sono stati buttati fuori dal calcio? “Per me noi, al tavolo non servivamo più” - risponde il presidente “ed è giusto che nella loro ottica .. come dice un mio ex amico, la legge per gli amici si interpreta e per i nemici si applica, devo dire che per me non si è mai interpretata.”

Il Chievo oggi ha venduto tutti i suoi calciatori più importanti, è una squadra fantasma senza certezze per il futuro, compreso quello del presidente “credo che sia l'ultima intervista che rilascio.”

I problemi del calcio italiano oggi è che si fa calcio ma non per fare calcio (in senso dello sport), ma per altre cose, affari, interessi, protagonismo.

Il Chievo ha pagato il fatto di essere la Cenerentola del calcio italiano? “Sembriamo più la strega cattiva di Biancaneve”.

Il Chievo non era meno cattiva strega di altre squadre: almeno la metà delle squadre di calcio sono in ritardo nei pagamenti, dell'Iva, dei calciatori.

Sono finiti i soldi, per esempio per l'Inter che, per pagare ha emesso un bond: il consulente Bellavia parla di situazione disastrosa per l'Inter, una situazione molto squilibrata.

Per fare soldi hanno rivalutato i loro beni, il marchio e la libreria storica. Nonostante l'allarme lanciato a giugno da parte della Covisoc, sui bilanci delle squadre, la Federcalcio ha poi emesso un provvedimento per ritardare i controlli sulle squadre (sui pagamenti di tasse e contributi), per evitare altre sanzioni.

L'immobiliare del Milan e le bollette pazze

Michelangelo Albertazzi è un ex calciatore professionista, ha vissuto in un edificio della squadra, concesso come benefit dal club. Il calciatore avrebbe dovuto solo pagare le utenze: ma Albertazzi si è visto detrarre spese enormi dallo stipendio, per migliaia di euro, ma non è mai riuscito nemmeno a vedere una bolletta, in quei tre anni a Milano. Di mezzo c'è la Tor di Sole SRL, affittati alla Milan Real Estate (all'epoca a capo c'era Galliani).

Albertazzi ha avuto anche una richiesta di pagamento danni alla casa, per 120mila euro.

Queste anomalie non sono state denunciate da altri calciatori del Milan, ma Report ha trovato dei documenti che dimostrano che il problema delle “bollette pazze” era frequente.

E' stato un modo per recuperare liquidità a scapito dei calciatori? Purtroppo oggi non è possibile stabilirlo.

Il potere dei procuratori

Per raccontate del potere dei super procuratori, come Mendes (procuratore di Rinaldo) Report ha raccontato la vicenda di Rino Gattuso: il procuratore voleva piazzare 4 giocatori alla Fiorentina, come condizione per portare come allenatore Gattuso, una sorta di ricatto alla squadra che alla fine ha portato alla rescissione del contratto con l'allenatore (il cui agente è lo stesso Mendes).

C'è un conflitto di interesse, ha chiesto il giornalista a Gattuso? “Quando una persona è perbene e si comporta bene non ha scheletri nell'armadio” la risposta.

Anche dietro la vendita del calciatore della Fiorentina Vlahovic c'è un mistero sui procuratori reali: l'agenzia del campione della Fiorentina, International Sport Office, ha molte entrature col governo Serbo, del presidente Vucic.

Lo stato controlla due club, il Partizan la Stella Rossa, perché girano tanti soldi col calcio, perché fucina di nazionalisti.

Il figlio del presidente Vucic è in contatto con ultras serbi e con gruppi criminali legati al tifo – come raccontano dei giornalisti investigativi che Report ha incontrato.

Se il figlio di Vucic fosse il vero procuratore del calciatore, la commissione per il suo passaggio di proprietà sarebbe come un finanziamento alla politica?