Dunque, la prostituzione c'è stata, come c'è stata anche la telefonata di Berlusconi in Questura a Milano. Ma Berlusconi è stato comunque assolto: perché non sapeva della minore età (ma funziona solo per lui non provateci) e perché non è provato che abbia voluto minacciare i funzionari della polizia. Dice infatti la sentenza:
"Ostuni agì non perché pressato e costretto da Berlusconi, ma per «eccessivo ossequio e precipitazione», «timore reverenziale» e «debolezza», per non volere «sfigurare» di fronte all’allora premier con il quale si era «sbilanciato» troppo in anticipo".
E allora, se ha fatto tutto il funzionario della Questura di Milano, dovrebbe essere allontanato. O sbaglio?
Quanto costa il silenzio di una persona? Egidio Verzini, l'ex legale di Ruby parla, dopo l'assoluzione in appello di Berlusconi, dei versamenti che B. avrebbe fatto in favore della ragazza, per pagare il suo silenzio:
“L'Espresso” in edicola da domani, è l'avvocato Egidio Verzini, il
legale che ha gestito quella trattativa economica per conto di Ruby,
nella primavera del 2011, mentre era il suo difensore di fiducia.
Nei due gradi del processo che, dopo la condanna in tribunale, ha visto
il leader di Forza Italia conquistare la piena assoluzione in appello,
finora era emerso solo che Silvio Berlusconi aveva versato circa 57 mila euro
a Ruby nel 2010: un «atto di liberalità» verso una ragazza bisognosa.
In realtà, sostiene l'avvocato Verzini, «Ruby ha ricevuto molti più
soldi, sicuramente».
Il legale si rifiuta di precisare la cifra esatta, ma conferma che
l'ordine di grandezza è di oltre sei milioni di euro, che sarebbero
stati bonificati all'estero. Fu Ruby personalmente, in quei giorni, a
confermare al suo legale «che aveva raggiunto l'accordo e che doveva
percepire cifre molto più ingenti».
«Se Berlusconi fosse stato condannato anche in appello, avrei continuato
a tacere, per non ledere la sua posizione di imputato», ha premesso
l'avvocato Verzini: «Ma ora la sentenza di assoluzione, purtroppo, viene
usata come un'arma per colpire i magistrati della procura di Milano.
Non si può far credere ai cittadini italiani che i fuorilegge, in questo
Paese, siano i pubblici ministeri. A questo punto mi sento in dovere di
parlare».
L'avvocato Verzini spiega a “L'Espresso” che «Ruby aveva capito che quella era l'occasione della sua vita ed era decisissima ad uscirne con un sacco di soldi. Io le avevo proposto una strada legale. Ruby doveva costituirsi parte civile nel processo contro Emilio Fede.
Un bel giorno avremmo annunciato che la costituzione veniva revocata.
Come succede normalmente nei processi, questo significa che la parte
civile è stata risarcita privatamente. E visto che Ruby è stata
screditata sulla stampa di tutto il mondo, una transazione di alcuni
milioni era credibile. Poi, se Fede alla fine non avesse pagato di tasca
sua, questi non erano fatti di Ruby né miei».
La trattativa, però, si è bloccata per effetto di una pesante interferenze esterna: «Qualcuno ha suggerito o imposto a Ruby una strada diversa
e non la via legale da me consigliata», chiarisce il legale: «A quel
punto ho deciso di interrompere il rapporto con la mia assistita, in
quanto ciò che mi veniva proposto andava a collidere con il rispetto
delle norme del nostro ordinamento».
Nell'intervista a L'Espresso, l'avvocato Verzini precisa più volte che
il segreto professionale gli vieta di rispondere a molte domande, per
evitare di divulgare le confidenze che aveva ricevuto da Ruby sul merito
del processo e sulle sue nottate nella villa di Berlusconi. Ma aggiunge
che un avvocato non può diventare «complice» di un reato, rappresentato
in questo caso da un «accordo illegittimo» per versare segretamente cifre milionarie a una testimone, e spiega che proprio per questo motivo abbandonò quella cliente.
Parliamo dell'ex presidente del Consiglio e delle sue cene eleganti. Delle donnine finite poi in politica o con qualche particina in TV. Mantenute con regalini, con l'affitto della casa pagato ogni mese. Parliamo di queste testimoni che, anche dopo il processo, hanno continuato a ricevere questi pagamenti, come sarebbe avvenuto anche per Ruby. Parliamo del presidente dei condoni e del bunga bunga. Delle leggi ad personam e dei ristoranti pieni mentre il paese entrava nella paggior crisi del dopoguerra. Parliamo di un politico condannato per frode fiscale e prescritto per i milioni evasi al fisco. Parliamo del presidente di un partito creato da una persona condannata per concorso esterno in mafia.
Purtroppo parliamo anche del novello padre costituente, quello del patto del nazareno, quello per cui "il patto tiene".
La storia dell'affare Ruby: dai festini (o cene eleganti) in quel di Arcore, alla telefonata alla Questura per finire con la condanna in primo grado.
Passando per ex consigliere regionali, presunti testimoni, prostitute, travestimenti, balletti e tanti, tanti soldi. Lo speciale di Servizio pubblico dedicato a questa vergogna d'Italia.
La farsa in Piazza Farnese, organizzata da Giuliano Ferrara, in difesa del capo. Con queste persone non c'è pacificazione che tenga.
Tutte le telecamere (fuori dall'aula) dei giornalisti saranno puntate sull'aula dove si svolgerà il processo per prostituzione minorile a Milano. A prescindere da quello che pensa il parlamento italiano, sia gli i cittadini italiani che i cittadini degli altri paesi han compreso quello che sta succedendo. Un governo che non si lascia giudicare, nemmeno su questi reati che nulla hanno di funzionale alla politica. Chissà, forse ci racconteranno ancora che i capitali dall'estero fuggono per colpa della cattiva produttività degli operai italiani.
Che vergogna. Il paese del bunga bunga, dove chi si oppone allo sconcio, è pure accusato di moralismo.
Aggiornamenti: alla fine è stata una toccata e fuga, processo rinviato al 31 maggio. E, come c'era da aspettarsi, Ruby non si è costituita parte civile.
Montatura di montatore (di Marco Travaglio su Il fatto)
Cicchitto: “Gravissima violazione della legge, intercettazioni indebite, strumentalizzazione della giustizia per fini politici”. Quagliariello: “Trascrizioni in assoluto spregio delle leggi e della Costituzione”. E via delirando. Figurarsi se i giureconsulti da riporto non s’inventavano qualche nuova balla alla vigilia del processo Ruby che leva il sonno al Cainano perché non è ancora riuscito a escogitare una legge che lo fulmini. Il pretesto gliel’ha scodellato su un piatto d’argento il Corriere della Sera che, accanto allo scoop su tre telefonate fra altrettante Papi-girls e B., pubblica un commento dal titolo “Le conversazioni che non dovevano essere trascritte”.
Che cos’è accaduto? Fra le 20 mila pagine dei 20 faldoni di atti depositati dalla Procura di Milano agli onorevoli difensori di B., il Corriere ha scovato tre foglietti esplosivi: quelli, appunto, che raccolgono i brogliacci di polizia giudiziaria con le trascrizioni di tre telefonate della Minetti, della Polanco e della Skorkina, intercettate mentre parlano con B. (e pare ce ne sia qualcun altro). Il Corriere le pubblica e fa benissimo: il contenuto è molto interessante, dal punto di vista sia giudiziario sia politico.
Fin dal 1° agosto 2010, quattro mesi prima di essere indagato e tre settimane dopo il primo interrogatorio di Ruby, B. già sapeva che c’era un’inchiesta che poteva riguardarlo e si attivava per rastrellare testimonianze sul fatto che la minorenne si fosse spacciata per maggiorenne. Prometteva soldi, anzi “benzina” a una ragazza rimasta a secco, tramite il solito Spinelli; un posto in Parlamento alla Minetti; e contratti in Mediaset alla Polanco. Ma soprattutto a convocare le testimoni per le indagini difensive, non era lo studio Ghedini, bensì la segretaria del premier, che già che c’era suggeriva pure la versione da fornire all’onorevole avvocato (“costruire e verbalizzare la normalità delle serate del presidente B.”). Un caso da manuale di inquinamento probatorio e di subornazione del teste, roba da arresto in flagrante. Invece, sorprendentemente, la Procura ha deciso (almeno per ora) di chiudere un occhio sulle anomalie delle indagini difensive e sulle manovre di B. per costruire testimoni ad personam.
[..] Ma, anche se avesse deciso di distruggerli [i brogliacci delle telefonate], avrebbe dovuto depositarli ai difensori di B. e degli altri intercettati, a garanzia dei loro diritti (vedi mai che, nelle telefonate, ci fossero elementi utili alla difesa). E così è stato fatto. Nessun abuso, nessuna violazione di legge, anzi un doveroso scrupolo garantista che non porterà alcun vantaggio all’accusa (le intercettazioni, non essendo passate per la Camera, sono inutilizzabili almeno contro B.). Infatti per Rosa Santanchè “la Procura ha commesso un reato grave con subdoli intenti politici”. E per Olindo Sallusti, detto il Fotocopia, “la Boccassini ha commesso un reato e dev’essere processata”. La prova migliore che è tutto regolare.
E nemmeno sapremmo dei festini, dei contatti con gi spacciatori, del giro di soldi, delle case e dei gioielli. Meriterebbero un encomio i due agenti, per aver fatto semplicemente il loro dovere, in un paese dove nessuno sono pochi quelli che si assumono le proprie responsabilità.
"la dottoressa Fiorillo pare abbia deciso di difendere a tutti i costi la sua versione dei fatti. E ieri va in televisione a ripetere la sua verità: pur sapendo di rischiare un procedimento disciplinare, ..."
"la dottoressa Fiorillo appare quasi isolata anche all’interno della sua categoria."
Martire, difende solo la sua versione (che altri hanno smentito), isolata:su certi giornali la macchina contro il pm dei minori si è mossa.
Nell'intervista a In mezz'ora, la dottoressa Fiorillo ha dato la sua versione, ha ammesso le sue colpe (dovevo dire "ricordo di non aver autorizzato") e ha messo in conto gli attacchi.
Le pressioni del DG (parlate d'altro) fanno pensare male: forse si voleva che l'unica versione televisiva della vicenda fosse quella del ministro e non quella del pm?
A tal proposito, il pm ha detto:
Ma sul ministro, alla giornalista che insiste, alla fine dichiara: “Parlava a nome del governo, avrà anche delle ragioni politiche per aver detto quello che ha detto. Potrebbe essere, chiamiamola in modo molto generico, ragione di Stato. Ma qualunque ragione di Stato non può essere così assorbente da superare la violazione della legalità”. Fiorillo risponde poi a un’altra domanda che in molti si sono fatti: perché dopo quella notte così tesa, per sua stessa ammissione, l’indomani non si è informata su che fine avesse fatto la ragazza? “Avevo finito il mio turno e come per ogni altro caso, il seguito documentale passa ad altri colleghi”. Delle telefonate di Berlusconi, invece, non era stata informata dalla polizia: “ L’ho appreso dai giornali”.