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16 giugno 2024

Report - la sicurezza sul lavoro, l’acqua delle terme e l’acqua sprecata in Sicilia

LAVORO A PERDERE di Danilo Procaccianti

16 febbraio 2024: nel cantiere del nuovo supermercato Esselunga a Firenze crolla una trave ammazzando 5 operai. Per accellerare i lavori al cantiere sono arrivate nuove squadre, creando della confusione, in violazione delle norme sulla sicurezza.
L’ipotesi è che i lavori avessero subito una accelerazione per evitare le penali che sarebbero scattate in caso di ritardi nella consegna dell’opera. Questa sarebbe confermata dalle mail sequestrate dalla procura di Firenze che indaga per omicidio colposo plurimo e crollo colposo. Si ipotizza anche un difetto di fabbricazione della trave o un errore nel suo montaggio: di sicuro c’è che a tre mesi dalla strage sul registro degli indagati non compare nessun nome.

I familiari delle vittime vogliono però sapere cosa è successo, come Simona Mattolini, che a Report spiega di voler capire chi abbia causato la morte del marito e degli altri quattro operai: “sono cinque persone che non sono tornate a casa per causa di qualcuno e non di qualcosa”.
Cosa è mancato in quel cantiere? “Sono mancate le regole minime di sicurezza in quel cantiere” continua il segretario della Fillea
Marco Carletti “i quattro morti (dei cinque) non dovevano essere in quel luogo, era assolutamente vietato lavorare sotto l’operazione di getto. Il problema vero di quel cantiere è che quel manufatto che avete visto in televisione è stato costruito in due giorni e mezzo ..”

A Firenze e provincia c’è un accordo che risale al 2014 chiamato “cantiere trasparente”, per gli appalti privati sopra i 5 ml di euro è previsto un sistema elettronico di rilevazione delle presenze, il monitoraggio delle ore di lavoro e il monitoraggio della formazione dei lavoratori.
A Firenze e provincia c’è un accordo che risale al 2014 chiamato “cantiere trasparente”, per gli appalti privati sopra i 5 ml di euro è previsto un sistema elettronico di rilevazione delle presenze, il monitoraggio delle ore di lavoro e il monitoraggio della formazione dei lavoratori.
C’era tutto questo in quel cantiere? “In quel cantiere non c’era” spiega il segretario della Fillea CGIL “non a caso la sera fummo ricevuto in prefettura e la viceprefetta con candore (legittimo, io fui spaventato) ci disse che al momento non sappiamo neanche quanti ce ne sono sotto seppelliti.. è evidente che in quel cantiere ci fossero delle situazioni di irregolarità, per me è certo perché io li ho fermati quelli che immediatamente dopo l’infortunio fuggivano dal cantiere allontanandosi dall’intervista che voleva fargli la polizia.”
Se scappavano era perché avevano qualcosa da nascondere: analizzando il cantiere è stato come scoperchiare un vaso di pandora, con episodi di caporalato, lavoratori a nero..
Della situazione degli operai nel cantiere (dove a morire sono stati dipendenti in subappalto stranieri) ne parla l’Imam di Firenze “loro prendevano 12 euro, a chi ha portato il lavoro dovevano dare 7 euro e rimaneva così a loro 5 euro. Questo non è per un mese o due, ma era per più di un anno .. Questo è caporalato, abbiamo una legge in Italia contro questo abuso. Per altro questi ragazzi egiziani avevano un permesso di soggiorno, di asilo, non so se politico o umanitario, perciò non sapevano neanche l’Italiano, erano impauriti. Questa era una situazione incredibile, a Firenze nel 2024”.
Il giornalista
Danilo Procaccianti ha chiesto all’Imam se gli operai avessero fatto dei corsi di formazione, sulla sicurezza : “se non parlano l’Italiano.. non hanno fatto niente.

Report ha intervistato il segretario generale della Fillea CGIL di Firenze Marco Carletti, chiedendo in particolare se in quel cantiere si è riuscito a capire se ci fossero lavoratori a nero: “alcune cose di quel cantiere le abbiamo già affidate ad organismi inquirenti..”
Un modo per dire si: quel cantiere sarebbe stato controllato ben 9 volte dal dipartimento prevenzione dell’azienda sanitaria Toscana centro, nove controlli che non avevano incredibilmente rilevato nulla di anomalo.
Ma allora come prendere le dichiarazioni del direttore del dipartimento di prevenzione USL, secondo cui ci sarebbe un monitoraggio molto frequente? L’ultima verifica su quel cantiere era del 12 gennaio scorso e non avevano dato luogo a rilievi.


Sono controlli che durano 20 minuti, 30 minuti racconta un ex ispettore della prevenzione: in qualsiasi cantiere in Italia non avrebbe rilevato nulla. L’ex ispettore avrebbe subito pressioni di ogni tipo per evitare multe e sanzioni alle aziende che controllava.
A pochi metri dagli uffici degli ispettori, tra l’altro, ci sono capannoni dove lavorano cinesi, in condizioni insane e pericolose. Nessun capannone rispetta le norme di emergenza: non è fatalità quello che succede nei cantieri.

Il marchio con la Esse ha sempre puntato sulla sua italianità ma, come racconta il servizio di Report, nei suoi magazzini arrivava manodopera per tramite finte cooperative: questa frode è stata scoperta dalla Finanza milanese, che ha parlato di un vero e proprio caso di schiavismo in età moderna.
All’origine di tutto c’è il tema della riduzione al massimo dei costi dell’opera, per la massimizzazione del profitto, a volte anche a scapito della sicurezza, questa potrebbe essere la causa dell’incidente di Firenze: il committente dei lavori era la Villata spa, società della famiglia Caprotti, proprietari di Esselunga. Il presidente della società La Villata è l’ex ministro Angelino Alfano che, per la costruzione del supermercato di Firenze ha affidato i lavori alla società “Attività edilizie pavesi”, che a sua volta ha dato in subappalto i lavori ad un dedalo inestricabile di aziende.
Nella notifica del cantiere si parla di 150 imprese coinvolte e a scorrere l’elenco si trovano 61 subappalti.
L’ex ministro ha preferito non rispondere alle domande poste da Giorgio Mottola, “le ha già detto che non parla” , hanno fatto scudo gli assistenti che hanno poi allontanato il giornalista dalla libreria dove stava Alfano doveva presentare un libro. Argomento scomodo, evidentemente, quello della sicurezza dei lavori. Anche se ci sono stati cinque morti.
Nessuno da Esselunga ha chiamato i familiari delle vittime per fare le condoglianze, silenzio assoluto: “penso che chi non ha paura ci mette la faccia ” sono le parole di Simona Mattolini “chi ha la coscienza pulita ci mette sempre la faccia, se non c’è niente da nascondere perché scappare ..”

Per capire le cause del crollo nel cantiere bisogna seguire il flusso del denaro a cominciare proprio dalla società immobiliare del gruppo Esselunga, quella Villata SPA guidata da Angelino Alfano: la società va “da Dio” spiega a Report Gian Gaetano Bellavia, esperto di diritto privato nell’economia, consulente della trasmissione in tanti servizi, “La Villata guadagna più dei Benetton con le autostrade in monopolio, fa più del 50% di utile lordo e al netto delle imposte guadagna il 33% dei ricavi, un terzo del fatturato è utile netto ..”
Come riescono a fare questi utili? “Sicuramente abbassando al massimo i costi, comprimendo i costi a chi gli costruisce la roba.”

Chi costruisce la roba è AEP, che però ha solo 21 addetti, una forza lavoro che non è in grado di gestire appalti come quello di Firenze: AEP è solo un general contractor che lavora tanto, ma a fronte di alte perdite, paga le imposte con la rateazione e dunque è costretta a strozzare i subappaltatori se vogliono mantenere i lavori.
La Villata guadagna anche sulle spalle delle aziende costrette a tagliare i costi: a Genova su altri appalti, sempre al massimo ribasso, c’erano stati incidenti che hanno causato infortuni ai lavoratori.
AEP non ha soldi per pagare le tasse, nei suoi cantieri succedono incidenti, ma poi trova soldi per finanziare la politica.

Come successo a Lodi, dove AEP ha comprato un’area per costruire un centro commerciale, ma solo se il comune amministrato dal centrodestra avesse fatto una variazione urbanistica per cambiare la destinazione del terreno.
Ci sono stati incontri tra emissari di AEP e politici del centro destra di Lodi: in particolare FDI era contrario a questo cambio di destinazione, per poi cambiare idea. C’entra qualcosa un finanziamento di Esselunga a Fratelli d’Italia?
Report ha intervistato la consigliera comunale Giulia Baggi di FDI, chiedendo come mai si era mossa per raccogliere le firme per il supermercato. “Non ho raccolto firme per Esselunga, ma per una riqualificazione” ha risposto la capogruppo, ma in realtà nel volantino del suo partito si parlava esplicitamente del marchio con la S: chissà se a smuovere i consiglieri sia stato proprio un finanziamento al partito fatto da Attività edilizie pavesi, 25mila euro il giorno prima che la variante arrivasse in consiglio comunale e 24.500euro qualche giorno dopo la raccolta firme (nel settembre 2020). Una scansione temporale un po’ strana di cui però la capogruppo non ne sapeva niente. E’ tutto regolare, a termini di legge, ma è anche opportuno? Un’azienda che finanzia un partito che poi adotta in consiglio comunale una delibera a sua favore?
“Penso che le due cose non fossero collegate, io facevo parte del gruppo consiliare di allora e del finanziamento non ne sapevamo nulla.”

Gli esposti in procura su questa vicenda a Lodi non avevano portato nulla, come nulla avevano portato le indagini che la stessa azienda aveva fatto al comitato per il presidente della regione Liguria Giovanni Toti con la coincidenza che da quanto ha cominciato a governare lui in Liguria i supermercati Esselunga sono passati da 0 a 6. Toti sembra essere diventato un testimonial pubblicitario del marchio.
Il consigliere comunale, ed ex giornalista, Ferruccio Sansa aveva denunciato tutto questo: “benvenuta Esselunga, Esselunga sta arrivando a Genova, più concorrenza e spesa meno cara.. a me questa sembra pubblicità… ciao mister Esselunga festeggerai da lassù e i liguri ti ringrazieranno risparmiando qualche euro di spesa..”

Il finanziamento di AEP è stato di 50mila euro al comitato Giovanni Toti era arrivato nell’agosto 2020 proprio in coincidenza con la discussione in regione dell’apertura del supermercato Esselunga a Genova: “
secondo me, se una amministrazione deve pronunciarsi e dare via libera a questa operazione consistente, ovviamente poi, se questa riguarda un suo finanziatore, allora si crea una questione di opportunità..” continua Sansa.
Quello che colpisce, chiede Danilo Procaccianti, è che questo sembra un modus operandi, quando c’è qualche problema con la politica, la società che costruisce i supermercati Esselunga comunque tira fuori denaro.
“Ci sono finanziamenti, col logo di Esselunga
che spesso compare, a eventi del comune di Genova che sono eventi che danno molto lustro al politico, poi c’è un altro fenomeno interessante. Esselunga è il principale inserzionista della principale televisione privata ligure, una televisione per cui Toti e Bucci hanno una estrema simpatia..”

Nell’inchiesta della procura di Genova dovrà capire se dietro queste storie ci sono possibili reati o meno: di certo ci sono gli incontri tra Toti, il rappresentante di Esselunga Moncada, che in un caso parlano col ministro Brunetta sui vini da esporre sugli scaffali. Sono questioni di interesse pubblico?
In Liguria è difficile distinguere dove finisce il pubblico e inizia il privato: l’impressione è che si stia assistendo all’inchino della politica nei confronti dell’imprenditoria, in cambio di appoggi per le elezioni.

In questi mesi ci sono stati diversi incidenti sul lavoro: a Firenze, alla diga dell’Enel, a Casteldaccia nel palermitano. Tutti incidenti con morti: solo fatalità, imperizia dei lavoratori?
No, spesso questi incidenti sono legati all’assenza di regole di protezione sui cantieri e dentro le imprese, i processi spesso durano anni e comunque non riportano in vita le persone, mancano i controlli da parte di Asl, gli ispettori del dipartimento di prevenzione spesso – come ha mostrato il servizio – ricevono pressioni per non fare sanzioni alle aziende.
Report ha parlato degli incidenti a Casal Bordino, in Abruzzo, in una azienda dove mancava il piano di prevenzione esterno, che dovrebbe proteggere la popolazione: la fabbrica è rimasta ferma solo per pochi mesi, ma poi l’attività è ripresa: fino ad un nuovo incidente con altri 3 morti.

C’è stato un incidente perfino al circolo del golf di Perugia: le macchine tagliaerba non avevano dispositivi di sicurezza, mancavano i corsi di formazione per i trattori. Le risposte dall’azienda erano le stesse, non ci sono i soldi per fare sicurezza e per i corsi di formazione.
Ma se devo fare sicurezza devo chiudere il campo – risponde il vicepresidente del cda del campo golf.
E se denunci la mancata sicurezza rischi anche di perdere il posto.

Sempre in Liguria è successo anche di peggio: nel cantiere di Recco i lavoratori, stanchi di non essere pagati, si erano rivolti al sindacato perché il datore di lavoro non aveva versato loro nemmeno i versamenti alla cassa edile.
“E’ diventato una giungla” commenta il delegato Fillea CGIL Serafino La Rosa “qua abbiamo lavoratori che arrivano al nord che non sanno nemmeno cos’è fare un corso sulla sicurezza, a volte ci troviamo lavoratori che fino a ieri facevano i pizzaioli.”
Stanchi di questa situazione gli operai una mattina di due mesi fa si sono rifiutati di lavorare e hanno denunciato tutto ai sindacati: a quel punto è arrivata in cantiere una squadra col compito di fare un raid punitivo.
Un ragazzo egiziano è stato preso a botte: per difendere i propri diritti siamo arrivati a questo, a dover prendere calci e pugni.
A Genova c’è un grande appalto pubblico per la ristrutturazione di palazzi,
le case popolari gestite dalla SPIM, una società al 100% del comune di Genova. Ma questo non ha evitato che i cantieri fossero fuori controllo: anche qui gli operai raccontano di stipendi non pagati, né cassa edile né inps, lavoratori a nero, addirittura gente senza permesso di soggiorno (dunque clandestini, ma tollerati perché funzionali a questa imprenditoria malata).
I sindacati hanno convocato il datore di lavoro nei loro uffici: a quest’ultimo gli è scappato di bocca che è vero, non avevano fatto corsi di formazione, sulla sicurezza, non sapeva chi c’era in cantiere .. però il cantiere continua a lavorare, nessuno gli ha revocato l’appalto.
Cosa risponde il sindaco di Genova? Nulla “c’ho da fare” dice al giornalista di Report mandandolo via “me lo allontanate per favore”.

C’è sempre qualcosa di più interessante da parlare rispetto alla sicurezza sul lavoro.
268 infortuni sul lavoro, 4% in più rispetto allo scorso anno, una media di 3 morti al giorno, un infortunio al minuto.
La ministra del lavoro Calderone chiede più controlli sul lavoro: ma chi li farà questi controlli?
A parole sono tutti per la sicurezza ma alla fine, racconta il magistrato Bruno Giordano, i morti non votano: è stato cacciato dalla ministra Giordano da capo dell’ispettorato sul lavoro, come primo atto.
Marina Calderone era presidente dell’ordine dei consulenti del lavoro, prima di diventare ministra: in quel ruolo aveva incontrato il magistrato Giordano, a cui aveva chiesto di firmare un protocollo con l’ordine dei consulenti del lavoro, un protocollo che esonera le aziende che ricorrono ai loro servizi di ricevere ispezioni. Un protocollo che Giordano aveva criticato.

Alla fine quel protocollo è stato firmato dai Calderone marito e moglie.
Nel frattempo il suo ministero ha ridotto i risarcimenti Inail, ha proposto la riduzione di ore di formazione per le aziende a rischio. La proposta di patente a punti sarebbe anche interessante, ma bisogna aspettare l’iter della magistratura ma poi alla fine i punti si guadagnano con un bel corso di formazione.
Ma cosa sta facendo per le ispezioni sui cantieri e nelle imprese?

ACQUE SCURE di Emanuele Bellano

Un’inchiesta sulla corruzione nel mondo degli appalti per l’acqua pubblica: il servizio è cominciato con la testimonianza di Marco Schiavio, titolare dell’azienda Passavant, nel settore di depurazione delle acque. Racconta di una gara europea a cui partecipa anche Veolia: la sera prima della gara è stato contattato dal DG di Veolia, che gli chiedeva di aumentare il prezzo della loro offerta, per ammodernare un depuratore.
In questa gara internazionale Passavant si è trovata in mezzo a due giganti, Suez e Veolia, che si occupa oltre che di acque anche di rifiuti.

L’appalto era sul depuratore di Clichy, in gestione ad una società pubblica francese, Siaap: il valore era di 300 ml di euro, dal racconto di Schiavio, Veolia avrebbe proposto una tangente a Passavant per spartirsi l’appalto.
Alla fine l’appalto viene attribuito a Veolia, Passavant fa ricorso avendo proposto un valore per i lavori più bassi: quando esce la notizia del ricorso, Veolia convoca a Parigi Schiavio che, non fidandosi di questo invito, si presenta con una penna che registra le conversazioni.
All’incontro due importanti manager di Veolia esprimono il problema che il ricorso avrebbe presentato e promettono denaro a Passavant se non avessero presentato ricorso, poi altri lavori assieme nel mondo, come subappaltatori.
Il ricorso va avanti: a Passavant arrivano dei documenti su carta Siaap, dove emerge che l’azienda italiana aveva punti uguali alle concorrenti, finché, dopo la presentazione dell’offerta, su un altro documento, Passavant perde 24 punti per problemi di non conformità.
Le tabelle di conformità sono state redatte dalla società Artelia
(uno studio ingegneristico internazionale): ma in questa gara avrebbe avuto un forte conflitto di interessi, perché contemporaneamente alla valutazione di questo appalto. Artelia era in gara assieme a Veolia in un altro appalto.
La gara è stata poi annullata nel 2018, anche per questa situazione di conflitto di interesse.

Schiavio ha raccontato poi di un altro appalto, per un impianto di depurazione di Parigi: ancora una volta Passavant riceve un messaggio da un ex consulente di Sarkozy, Dominique Payllè, che gli chiede di rinunciare alla gara.
Payllè lo invita a rinunciare l’offerta, perché tanto orama il film è stato già scritto: l’autorità che gestisce l’appalto, il Siaap, ha già assegnato la gara, contro ogni regola di concorrenza.
L’appalto per la decantazione di Parigi è stato vinto alla fine da Veolia.
Tutti gli appalti per il depuratore di Parigi sono stati vinti da Suez, Sterau e Veolia: alla fine la sensazione è che questi appalti siano stati spartiti dai tre colossi, che hanno presentato offerte concordandole tra di loro. Lo dicono due ministeri francesi, che mettono anche nero su bianco come questo controllo degli appalti dai gruppi francesi ha fatto anche lievitare i costi.
Stiamo parlando di lavori finanziati anche dalla Bei, la banca di investimenti europei, soldi dei cittadini europei.

Barbalat, ex amministratore di Veolia, smentisce la versione di Schiavio, sebbene nelle registrazioni ascoltate si senta la sua voce.

Con questi appalti Suez e Veolia riescono ad affacciarsi sui mercati di altri paesi: Veolia gestisce l’acqua in Campania, Sicilia e nella provincia di Latina.
Veolia in particolare gestisce la rete idrica in Sicilia in particolare attraverso la Siram: il servizio di Report racconta l’inchiesta che ha coinvolto il manager Manganaro, in una inchiesta seguita dalla Finanza per una tangente pagata per una gara di appalto.

Siram avrebbe fatto delle pressioni ad un amministratore pubblico, che ha denunciato ai magistrato la tangente.
Ma l’arrivo di Veolia è stato un affare per la Sicilia? No, se si gira Agrigento si vedono i tanti serbatoi sulle case, perché qui l’acqua corrente non arriva tutti i giorni.
Ma è acqua che non si può bere, serve solo per lavare, le persone devono usare l’acqua minerale per cucinare e per il caffè.
I serbatoi sono ricaricati quando arriva l’acqua corrente, due giorni a settimana, a volte anche meno: è in corso un razionamento dell’acqua distribuita da Siciliaacque, che fino allo scorso anno era controllata al 75% da Veolia.
Siciliaacque avrebbe dovuto fare degli interventi per aumentare l’acqua disponibile, dall’accordo del 2004, ma molti di questi non sono stati fatti: a Blufi, alla diga Gibbesi, ad esempio.
Oltre a queste mancate opere di potenziamento della rete, ci sono perdite che vanno avanti da settimane senza essere riparate. Così le persone devono prendersi l’acqua dalla fontana dal monte Bonamorone.

Non è stato un affare l’arrivo di Veolia in Italia e in Sicilia, che oggi ha abbandonato la regione Sicilia: ci sono crediti degli enti locali, lavori non fatti per la rete idrica, che perde per il 51%.
Oggi le quote di Veolia sono in carico ad una società di CDP, cioè i risparmi postali.

Nel Lazio la pulizia delle acque sono in gestione ad Acea (ovvero Suez): a Frosinone a Fontana Liri c’è un depuratore che non funziona e che è costato all’Italia una multa dall’Unione Europea pari a 165mila euro al giorno
(i liquami inquinano i fiumi).
Il depuratore pagato dai cittadini in bolletta, scarica le acque reflue nel fiume Liri.
L’avvocato Macioci ha fatto causa ad Acea per i costi per la depurazione in bolletta, pur sapendo che il depuratore non funzionava: Macioci ha vinto la causa e gli verranno indennizzati gli oneri per la depurazione delle acque.
E gli altri abitanti di Monte San Giovanni Campano?
Suez ha usato Acea per entrare nel mercato italiano: Acea ha distribuito dividendi per centinaia di milioni usando soldi pagati dagli abitanti dei comuni della provincia di Frosinone, per servizi non erogati.

 UN BUCO NELL’ACQUA Di Chiara De Luca

320 impianti termali al 90% accreditati col servizio sanitario: dovrebbero essere il nostro fiore all’occhiello, per le terapie erogate. Ma qual è la situazione di questi impianti?
A Montecatini si curano assieme perfino russi e ucraini per le “acque miracolose” che curano il corpo: la città si è attrezzata per accogliere i clienti dall’est, tanto che alcuni di loro hanno investito qui. Il gran Hotel La Pace è stato acquistato dalla figlia di un deputato della Duma.
E se Putin e Zelensky venissero qui a discutere della pace?
Le terme di Montecatini sono un bene dell’Unesco, un bene che deve essere tutelato dunque:
dei sette stabilimenti termali ne rimangono aperti solo due, uno di questi invece è parzialmente chiuso.

L’Excelsior è invece oggi chiuso e trasformato in un magazzino: all’interno ci sono dei quadri importanti che vanno tutelati.
Dopo anni di bilanci in rosso, il marchio di Montecatini Spa è stato messo all’asta, vendere beni per pagare i debiti: c’è un debito da 20 ml di euro per la realizzazione della più grande piscina termale, dove si è pagato 1,5ml di euro per un progetto dell’archistar Fuksas.
Ma i costi per la realizzazione della piscina sono aumentati, tanto che alla fine si è bloccato tutto.
Le terme sono in una fase di declino, che diventa il declino di una intera città, gli alberghi e le strutture commerciali.
Di chi è la colpa di questo declino? Le terme sono gestite a metà da regione e comune: nel 2016 la regione ha dichiarata non strategica la sua partecipazione nelle terme, puntando alla dismissione della sua partecipazione
(cosa difficile in quanto le terme erogano un servizio in convenzione con la sanità). Due anni dopo la regione di ripensa, Montecatini ritorna strategica se si fosse presentato un piano di risanamento: ma in assenza di questo, sono mancati sia gli investimenti che il rilancio.
Oggi Montecatini SPA è all’asta,
in un’asta internazionale (con tutti i beni dentro): la regione se ne lava le mani, lascia mano libera all’amministratore unico, che però non avendo soldi dalla regione non può fare nulla. Un cane che si mangia la coda.

Anteprima inchieste di Report - la sicurezza sul lavoro, l’holding di Aci, l’acqua delle terme e l’acqua sprecata in Sicilia

Se la scorsa settimana Report si è occupata della sicurezza sulle strade (secondo il modello Salvini e di questa destra), questa sera tocca al drammatico tema della sicurezza nel mondo del lavoro. Tre morti al giorno non sono una fatalità.

Poi un servizio sugli acquedotti italiani e si chi ci sta arricchendo.

La sicurezza sui luoghi di lavoro

In Italia si può morire di lavoro: la politica, la classe dirigente e parte del mondo dell’informazione considerano i tre morti sul lavoro ogni giorno (e gli infortuni) come una tassa da pagare, qualcosa da accettare in nome del profitto e delle procedure snelle nei cantieri.
La morte di 5 operai nel cantiere di Firenze dell’Esselunga del 16 febbraio scorso è emblematico: della situazione degli operai nel cantiere (dove a morire sono stati dipendenti in subappalto stranieri) ne parla l’Imam di Firenze “loro prendevano 12 euro, a chi ha portato il lavoro dovevano dare 7 euro e rimaneva così a loro 5 euro. Questo non è per un mese o due, ma era per più di un anno .. Questo è caporalato, abbiamo una legge in Italia contro questo abuso. Per altro questi ragazzi egiziani avevano un permesso di soggiorno, di asilo, non so se politico o umanitario, perciò non sapevano neanche l’Italiano, erano impauriti. Questa era una situazione incredibile, a Firenze nel 2024”.
Il giornalista Danilo Procaccianti ha chiesto all’Imam se gli operai avessero fatto dei corsi di formazione, sulla sicurezza : “se non parlano l’Italiano.. non hanno fatto niente.”

Report ha intervistato il segretario generale della Fillea CGIL di Firenze Marco Carletti, chiedendo in particolare se in quel cantiere si è riuscito a capire se ci fossero lavoratori a nero: “alcune cose di quel cantiere le abbiamo già affidate ad organismi inquirenti..”
Un modo per dire si: quel cantiere sarebbe stato controllato ben 9 volte dal dipartimento prevenzione dell’azienda sanitaria Toscana centro, nove controlli che non avevano incredibilmente rilevato nulla di anomalo.
Ma allora come prendere le dichiarazioni del direttore del dipartimento di prevenzione USL, secondo cui ci sarebbe un monitoraggio molto frequente? L’ultima verifica su quel cantiere era del 12 gennaio scorso e non avevano dato luogo a rilievi.

Cosa è accaduto su quel cantiere lo scorso 16 febbraio allora? L’ipotesi è che i lavori avessero subito una accelerazione per evitare le penali che sarebbero scattate in caso di ritardi nella consegna dell’opera. Questa sarebbe confermata dalle mail sequestrate dalla procura di Firenze che indaga per omicidio colposo plurimo e crollo colposo. Si ipotizza anche un difetto di fabbricazione della trave o un errore nel suo montaggio: di sicuro c’è che a tre mesi dalla strage sul registro degli indagati non compare nessun nome.
I familiari delle vittime vogliono però sapere cosa è successo, come Simona Mattolini, che a Report spiega di voler capire chi abbia causato la morte del marito e degli altri quattro operai: “sono cinque persone che non sono tornate a casa per causa di qualcuno e non di qualcosa”.
Cosa è mancato in quel cantiere? “Sono mancate le regole minime di sicurezza in quel cantiere” continua il segretario della Fillea “i quattro morti (dei cinque) non dovevano essere in quel luogo, era assolutamente vietato lavorare sotto l’operazione di getto. Il problema vero di quel cantiere è che quel manufatto che avete visto in televisione è stato costruito in due giorni e mezzo ..”
A Firenze e provincia c’è un accordo che risale al 2014 chiamato “cantiere trasparente”, per gli appalti privati sopra i 5 ml di euro è previsto un sistema elettronico di rilevazione delle presenze, il monitoraggio delle ore di lavoro e il monitoraggio della formazione dei lavoratori.
C’era tutto questo in quel cantiere? “In quel cantiere non c’era” spiega il segretario della Fillea CGIL “non a caso la sera fummo ricevuto in prefettura e la viceprefetta con candore (legittimo, io fui spaventato) ci disse che al momento non sappiamo neanche quanti ce ne sono sotto seppelliti.. è evidente che in quel cantiere ci fossero delle situazioni di irregolarità, per me è certo perché io li ho fermati quelli che immediatamente dopo l’infortunio fuggivano dal cantiere allontanandosi dall’intervista che voleva fargli la polizia.”
All’origine di tutto c’è il tema della riduzione al massimo dei costi dell’opera, per la massimizzazione del profitto, a volte anche a scapito della sicurezza, questa potrebbe essere la causa dell’incidente di Firenze: il committente dei lavori era la Villata spa, società della famiglia Caprotti, proprietari di Esselunga. Il presidente della società La Villata è l’ex ministro Angelino Alfano che, per la costruzione del supermercato di Firenze ha affidato i lavori alla società “Attività edilizie pavesi”, che a sua volta ha dato in subappalto i lavori ad un dedalo inestricabile di aziende.
Nella notifica del cantiere si parla di 150 imprese coinvolte e a scorrere l’elenco si trovano 61 subappalti.
L’ex ministro ha preferito non rispondere alle domande poste da Giorgio Mottola, “le ha già detto che non parla” , hanno fatto scudo gli assistenti che hanno poi allontanato il giornalista dalla libreria dove stava Alfano doveva presentare un libro. Argomento scomodo, evidentemente, quello della sicurezza dei lavori. Anche se ci sono stati cinque morti.
Nessuno da Esselunga ha chiamato i familiari delle vittime per fare le condoglianze, silenzio assoluto: “penso che chi non ha paura ci mette la faccia ” sono le parole di Simona Mattolini “chi ha la coscienza pulita ci mette sempre la faccia, se non c’è niente da nascondere perché scappare ..”

Per capire le cause del crollo nel cantiere bisogna seguire il flusso del denaro a cominciare proprio dalla società immobiliare del gruppo Esselunga, quella Villata SPA guidata da Angelino Alfano: la società va “da Dio” spiega a Report Gian Gaetano Bellavia, esperto di diritto privato nell’economia, consulente della trasmissione in tanti servizi, “La Villata guadagna più dei Benetton con le autostrade in monopolio, fa più del 50% di utile lordo e al netto delle imposte guadagna il 33% dei ricavi, un terzo del fatturato è utile netto ..”
Come riescono a fare questi utili? “Sicuramente abbassando al massimo i costi, comprimendo i costi a chi gli costruisce la roba.”

AEP, la società di costruzioni di Esselunga ha lavorato anche a Genova per la costruzione di nuovi supermercati che, negli anni della presidenza Toti, sono passati da 0 a 6, anche grazie ai buoni rapporti con la politica.
Stessa storia a Lodi: Report ha intervistato la consigliera comunale Giulia Baggi di FDI, chiedendo come mai si era mossa per raccogliere le firme per il supermercato. “Non ho raccolto firme per Esselunga, ma per una riqualificazione” ha risposto la capogruppo, ma in realtà nel volantino del suo partito si parlava esplicitamente del marchio con la S: chissà se a smuovere i consiglieri sia stato proprio un finanziamento al partito fatto da Attività edilizie pavesi, 25mila euro il giorno prima che la variante arrivasse in consiglio comunale e 24.500euro qualche giorno dopo la raccolta firme (nel settembre 2020). Una scansione temporale un po’ strana di cui però la capogruppo non ne sapeva niente. E’ tutto regolare, a termini di legge, ma è anche opportuno? Un’azienda che finanzia un partito che poi adotta in consiglio comunale una delibera a sua favore?
“Penso che le due cose non fossero collegate, io facevo parte del gruppo consiliare di allora e del finanziamento non ne sapevamo nulla.”
Gli esposti in procura su questa vicenda a Lodi non avevano portato nulla, come nulla avevano portato le indagini che la stessa azienda aveva fatto al comitato per il presidente della regione Liguria Giovanni Toti con la coincidenza che da quanto ha cominciato a governare lui in Liguria i supermercati Esselunga sono passati da 0 a 6. Toti sembra essere diventato un testimonial pubblicitario del marchio.
Il consigliere comunale, ed ex giornalista, Ferruccio Sansa aveva denunciato tutto questo: “benvenuta Esselunga, Esselunga sta arrivando a Genova, più concorrenza e spesa meno cara.. a me questa sembra pubblicità… ciao mister Esselunga festeggerai da lassù e i liguri ti ringrazieranno risparmiando qualche euro di spesa..”

Il finanziamento di AEP è stato di 50mila euro al comitato Giovanni Toti era arrivato nell’agosto 2020 proprio in coincidenza con la discussione in regione dell’apertura del supermercato Esselunga a Genova: “se una amministrazione deve pronunciarsi e dare via libera a questa operazione consistente, ovviamente se questa riguarda un suo finanziatore, allora si crea una questione di opportunità..” continua Sansa.
Quello che colpisce, chiede Danilo Procaccianti, è che questo sembra un modus operandi, quando c’è qualche problema con la politica, la società che costruisce i supermercati Esselunga comunque tira fuori denaro.
“Ci sono finanziamenti, col logo di Esselunga, a eventi del comune di Genova che sono eventi che danno molto lustro al politico, poi c’è un altro fenomeno interessante. Esselunga è il principale inserzionista della principale televisione privata ligure, una televisione per cui Toti e Bucci hanno una estrema simpatia..”

Sempre in Liguria è successo anche di peggio: nel cantiere di Recco i lavoratori, stanchi di non essere pagati, si erano rivolti al sindacato perché il datore di lavoro non aveva versato loro nemmeno i versamenti alla cassa edile.
“E’ diventato una giungla” commenta il delegato Fillea CGIL Serafino La Rosa “qua abbiamo lavoratori che arrivano al nord che non sanno nemmeno cos’è fare un corso sulla sicurezza, a volte ci troviamo lavoratori che fino a ieri facevano i pizzaioli.”
Stanchi di questa situazione gli operai una mattina di due mesi fa si sono rifiutati di lavorare e hanno denunciato tutto ai sindacati: a quel punto è arrivata in cantiere una squadra col compito di fare un raid punitivo.
Un ragazzo egiziano è stato preso a botte: per difendere i propri diritti siamo arrivati a questo, a dover prendere calci e pugni.
A Genova c’è un grande appalto pubblico per la ristrutturazione di palazzi, case popolari gestite dalla SPIM, una società al 100% del comune di Genova. Ma questo non ha evitato che i cantieri fossero fuori controllo: anche qui gli operai raccontano di stipendi non pagati, né cassa edile né inps, lavoratori a nero, addirittura gente senza permesso di soggiorno (dunque clandestini, ma tollerati perché funzionali a questa imprenditoria malata).
I sindacati hanno convocato il datore di lavoro nei loro uffici: a quest’ultimo gli è scappato di bocca che è vero, non avevano fatto corsi di formazione, sulla sicurezza, non sapeva chi c’era in cantiere .. però il cantiere continua a lavorare, nessuno gli ha revocato l’appalto.
Cosa risponde il sindaco di Genova? Nulla “c’ho da fare” dice al giornalista di Report mandandolo via “me lo allontanate per favore”. Che ci sia una situazione di pericolo e di violazione delle regole importa ancora a qualcuno? A parte dopo le tragedie?



La scheda del servizio: LAVORO A PERDERE
di Danilo Procaccianti
Collaborazione Goffredo De Pascale, Andrea Tornago

Un incidente sul lavoro al minuto, tre morti al giorno, più di milleduecento all'anno. Sono i numeri di una vera e propria strage, i numeri dei morti sul lavoro. Solo negli ultimi quattro mesi ci sono stati tre incidenti con più morti nello stesso evento: Casteldaccia (Pa), Suviana (Bo) e Firenze dove, per il crollo di una trave, sono morti 5 operai il 16 febbraio scorso e ad oggi non c'è nessun nome iscritto sul registro degli indagati. In quel cantiere erano coinvolte più di 100 aziende e nella notifica del cantiere appaiono 61 subappalti. Quanto ha influito tutto questo in quella tragedia? Cosa sta facendo la politica per ridurre questi tragici numeri?

Il business sull’acqua pubblica

In Italia Veolia si occupa di energia e di acqua e in Sicilia per 20 anni ha gestito l’acquedotto regionale, l’approvvigionamento e la distribuzione dell’acqua ai comuni: con quali risultati?
Ad Agrigento basta alzare la testa per vedere che c’è qualcosa che non torna nel servizio erogato, ovvero i tanti serbatoi sui tetti delle case. Come racconta il signor Mario Aversa, portavoce dell’associazione Punto e a capo, “ogni serbatoio fa capo ad una unità immobiliare, una famiglia” e più grande è la casa più grande deve essere il serbatoio.
Perché nelle case, nell’Italia del 2024, non arriva l’acqua corrente, così le famiglie devono arrangiarsi coi serbatoi e con le pompe per portare l’acqua in casa. Ma rimane un’acqua che non si può bere, “addirittura mettiamo l’amuchina dentro perché non sappiamo che tipo di acqua è” racconta a Report una signora del posto “io non l’adopero neanche per cucinare”.
Perché qui, sempre nell’ITalia del 2024, usano l’acqua minerale (in bottiglie di plastica) per cucinare, persino per il caffè. Per gli altri usi c’è quella del serbatoio, fino a quando non finisce e allora va ricaricato, secondo i turni dell’acqua: “chi si alza prima al mattino in questa zona avvisa gli altri che sta per arrivare l’acqua perché sente prima di tutti il rumore, dopodiché aspetta, oppure lava la biancheria..”
Si lava e si stendono i panni tutti assieme, quando arriva l’acqua per i serbatoi, due volte a settimana, mercoledì e sabato – continua la signora Rubini – “però non è sempre così perché in questo momento ad esempio arriva anche dopo otto o dieci giorni.”

Perché in questo momento è in corso un piano di razionamento dell’acqua in 93 comuni siciliani, annunciato da SiciliaAcque, la società che gestisce il prelievo dell’acqua da pozzi e dighe e anche l’acquedotto con cui la distribuisce ai comuni.
Dall’anticipazione del servizio: Il piano di razionamento partito a marzo riguarda 93 Comuni nelle province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Palermo e Trapani. La decisione è stata presa dalle autorità regionali insieme a Siciliacqua, la società che gestisce l'approvvigionamento dell'acqua e la sua distribuzione ai comuni. Ad Agrigento nelle case l'acqua corrente arriva solo una o due volte a settimana per poche ore. Scorre invece dalla fontana Bonamorone dove tutti vanno a fare scorte.

Così, nell’Italia del 2024, dove si appresta a costruire la grande opera che stupirà il mondo, il ponte sullo stretto, persone di 80 anni sono costrette a portare a mano bidoni di acqua dall’unica fontana pubblica del paese, per fare scorta.
Siciliaacque fino al 2023 controllata da Veolia con il 75% delle quote societarie ” spiega a Report l’esperto tributario Maurizio Di Marcotullio “mentre il 25% era detenuto dalla regione Sicilia”: questa società ha ottenuto dalla regione la gestione dell’acqua a seguito di un accordo firmato nel 2004: la regione fondamentale era eliminare il rischio di mancanza di acqua, eliminare le condizioni che potessero mettere in difficoltà i cittadini e le imprese – racconta Salvatore Licari membro della consulta idrica di Agrigento.
Viene così stilato un elenco di interventi per ammodernare l’acquedotto e aumentare la quantità di acqua disponibile, ma dopo 20 anni Siciliaacque ne ha fatti solo alcuni di questi interventi e altri rimangono sulla carta.
Tra gli interventi non fatti c’è anche il completamento della diga di Blufi: qui avrebbe dovuto essere raccolta acqua per circa 7 ml di metri cubi per un nuovo bacino che poi l’acquedotto avrebbe dovuto portare ai comuni. Ma alla fine l’acquedotto non è mai stato realizzato: la diga era responsabilità della regione Sicilia, la componente dell’acquedotto era invece a carico di Siciliaacque che però si difende dicendo di non essere obbligata a portare l’acqua ai comuni, perché quest’acqua dovrebbe essere destinata all’irrigazione dei campi.
In un rapporto stilato a fine 2021 Siciliaacque prende atto che l’acquedotto Fanaco ad Agrigento è in alcuni tratti degradato ma programma la manutenzione solo a partire dal 2025, stessa cosa per l’acquedotto Ancipa in provincia di Enna e per altre opere considerate strutturali.
Ma se gli acquedotti non sono adeguati aumenta il rischio di perdite lungo il percorso (Report ne mostrerà diverse nel corso del servizio, alcune con perdite sostanziose che vanno avanti da settimane senza che nessuno faccia nulla): in Sicilia la perdita lungo il trasporto arriva al 51,6%, costringendo le persone a dove ricorrere ai serbatoi.

La scheda del servizio: ACQUE SCURE
di Emanuele Bellano
Collaborazione Chiara D’Ambros, Raffaella Notariale

L'acqua è un bene comune e la rete idrica appartiene allo Stato che la affida in gestione a soggetti privati, pubblici, o misti. I più grandi gestori dell'acqua in Europa sono due società francesi: Veolia e Suez. Con base in Francia operano anche in Italia su tutto il territorio nazionale. La testimonianza esclusiva di un imprenditore italiano che ha cercato di entrare nel grande business della depurazione delle acque permette di scoperchiare e di ricostruire dall'interno il meccanismo dei grandi appalti internazionali di questo settore. Offerte di denaro nel tentativo di truccare le gare, conflitti di interessi, promesse di sub-appalti: la società milanese Passavant Impianti di Marco Schiavio si ritrova travolta da un sistema che non avrebbe mai immaginato esistesse a quei livelli. Grazie a documenti inediti e a registrazioni si delinea uno spaccato di come gira lo sporco mondo della depurazione delle acque. Con dei rivoli che scorrono anche nel nostro Paese.

Gli affari dell’Automobil club

Del servizio di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella è uscita una anticipazione sul Fatto Quotidiano a firma di Roberto Rotunno:

Aci si fa la holding e alla sicurezza vanno le briciole

Prendi la parte più sana di un ente pubblico come l’Automobile Club Italia (Aci) e trasferiscila in una holding privata. Con l’impegno si occupi, forse, di realizzare le attività benefit previste dal gruppo. Report in onda stasera alle 20.50 su Rai3 si occuperà delle ultime manovre societarie di Angelo Sticchi Damiani, presidente Aci con un mandato che assomiglia più a una monarchia: è in carica dal 2011.

Il servizio di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella fa luce sugli aspetti opachi dell’operazione in favore della Ventura Spa. Che cosa si intende, in primis, per operazioni benefit? L’Aci si occupa di promozione, controllo e indirizzo sul settore automobilistico, quindi il pensiero va alla sicurezza stradale. Ma qui, sorprendentemente, viene fuori che l’investimento è molto risicato: da bilancio, ci sarebbero 5 milioni di euro, ma le fonti del programma di Sigfrido Ranucci raccontano che in realtà in quella cifra ci sono altre voci come il Cis – Viaggiare informati e i servizi di informazione per chi si sposta all’estero. Benché Sticchi Damiani parli di circa 13 milioni spesi, andando all’osso il costo è appena 1 milione. Il presidente sostiene poi che l’Aci conterebbe su 50 formatori sul territorio a svolgere attività più altri 80 degli automobilclub. In realtà, risulta che dentro l’Aci vi siano appena tre formatori, e che altri 40 arriveranno a tempo parziale spostandoli altre mansioni, quindi a costo zero. Ricapitolando, la holding Ventura dovrà mettere in pratica le scarse attività benefit dell’Aci, in cambio riceverà il 25% di Sara Assicurazioni, società che nel 2023 ha realizzato un utile di 83 milioni. Il piano è stato redatto da Kpmg, che da questa operazione ha previsto un risparmio fiscale che Sticchi Damiani vorrebbe usare proprio per aumentare le attività benefit.

La scheda del servizio: QUATTRO RUOTE E QUATTRINI
di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella
Collaborazione Eva Georganopoulou

L’ACI nasce nel 1898 come associazione di appassionati torinesi dell’automobile, diventa poi un’associazione nazionale che nel secondo dopoguerra cresce fino a entrare nel parastato diventando il gestore del PRA, il registro delle automobili. I soldi delle imposte sulle auto insieme alle tessere dei milioni di soci, nel corso degli ultimi decenni hanno portato l’Automobile Club d’Italia a possedere immobili per più di 215 milioni di euro e persino l’80% di quote dell’assicurazione SARA, una gallina dalle uova d’oro. Il fatturato ACI gira sui 600 milioni di euro. Report ha verificato quanti di questi soldi finiscono in formazione per la sicurezza stradale.

Il buco nelle terme

Montecatini Terme era il fiore all’occhiello della regione Toscana, all’interno della struttura ci sono vari stabilimenti, ciascuno con una sua funzione terapeutica: nello stabilimento Tettuccio, per esempio, si pratica la cura idroclinica per le patologie gastrointestinali. Sono cure previste dal sistema sanitario nazionale attraverso 12 giorni di terapia che prevede di bere fino a 4 bicchieri di acqua ogni giorno a secondo delle problematiche, colon irritabile, diverticoli – spiega a Report il medico Stefano Russo. A Montecatini Terme sempre in convenzione col SSN, vengono curate anche le patologie osteo articolari sia attraverso dei fanghi in acqua sia attraverso la fango terapia. Qui vengono curate anche la patologie respiratorie, anche nel periodo post covid venivano indirizzati qui dei pazienti.
Il servizio di Report racconterà come funzionano i vari stabilimenti.

La scheda del servizio: UN BUCO NELL’ACQUA
Di Chiara De Luca
Collaborazione e ricerca immagini Eva Georganopoulou

L’Italia con i suoi 320 impianti, per il 90% accreditati con il Servizio sanitario nazionale, è uno dei paesi al mondo con la più antica tradizione termale. Montecatini Terme è una delle città termali più importanti d'Italia, meta amata anche da russi e ucraini. La società Montecatini Terme Spa, di proprietà di Comune e Regione, è in perdita dal 2011 e oggi tutto il patrimonio immobiliare, stimato in 50 milioni di euro, è finito all’asta per un valore di circa 42 milioni di euro. Report ha analizzato i motivi per cui si è arrivati a questo punto.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

10 giugno 2024

Report - la sicurezza sulle strade, gli abbattimenti indiscriminati delle bufale e il rischio sismico dei Campi Flegrei

BUFALE SENZIENTI Di Bernardo Iovene

Anziché vaccinare i capi, nel 2019 la regione Campania ha deciso di abbattere tutti i capi che si sospettava fossero ammalati di Brucellosi (almeno il 20% di casi sospetti in un allevamento, questo diceva la legge). Poi nel 2022 il piano è cambiato, anche perché si scoprì che molti dei capi abbattuti non erano ammalati.
La campagna di vaccinazione è stata interrotta nel 2014 in Campania, quando la brucellosi era stata quasi eradicata: dal 2022 la vaccinazione è stata introdotta nuovamente ma solo ai vitelli di 1 anno, gli altri vanno abbattuti.

Gli indennizzi della regione non bastano agli allevatori per ripopolare l’allevamento, che devono anche accollarsi i costi di messa in sicurezza delle stalle.
Ma c’è anche da ripulire i canali d’acqua attorno agli allevamenti, perché il batterio si nasconde lì: la bonifica spetterebbe alla regione e non agli allevatori, molti dei quali trovandosi nuovamente a dover abbattere i propri capi hanno deciso di interrompere la produzione.

Fu l’ex presidente del Consiglio di Stato Frattini il primo a sollevare il problema giuridico degli abbattimenti massivi delle bufale: su 8187 bufale abbattute solo 80 erano state ritrovate positive alla brucellosi nel 2020.
A tutto questo si è giunti perché la regione e l’ASL hanno scelto la politica dei casi sospetti, perché erano metodi facili da gestire: anche per questo Frattini aveva bloccato la pratica degli abbattimenti – lo aveva spiegato a Report in una intervista poco prima di morire – con delle ordinanze che coinvolgevano nelle analisi l’istituto zooprofilattico e l’istituto superiore di Sanità.
Il sospetto della presenza dell’infezione non basta per ammazzare tutti gli animali, anche loro hanno dei diritti: ora l’ASL sta rifacendo le analisi sui capi, ma le norme sugli abbattimenti non sono state revocate.
Dovrebbe essere il ministero della Salute a fare chiarezza, per sospendere i piani di abbattimento: ma tra ministero, commissario straordinario, presidenza della regione, nessuno ha accettato l’intervista.

Report ha così sentito i sindacati degli allevatori, come Coldiretti, che hanno sposato la linea della regione, per il principio del dubbio e per la sicurezza della nostra salute.

Ma allora come mai gli animali macellati, per il principio del dubbio, sono stati destinati al consumo? Quella carne ce la siamo mangiata noi (il macello a cui si è rivolta la regione faceva riferimento al gruppo Cremonini).
I problemi degli allevatori campani sono arrivati in Parlamento: i deputati chiedono la fine del commissariamento della regione, la fine del piano di eradicazione voluto da De Luca, anche perché nel frattempo gli allevatori hanno iniziato uno sciopero della fame.
Il ministero ha nominato un nuovo commissario, ma non è cambiato nulla: a Report parla il presidente del coordinamento degli allevatori, gli allevatori vogliono i numeri senza doversi ogni volta rivolgere alla magistratura.

NEL POSTO GIUSTO Di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella

Il servizio sulla sicurezza nelle strade è cominciato con la storia di Francesco Valdisseri, investito da una macchina mentre camminava su un marciapiede, nel posto giusto. Era la ragazza al volante della macchina che l’ha ammazzato ad essere nel posto sbagliato: colpa dell’eccessiva velocità e dello stato di ubriachezza, in una strada dove pochi rispettano i limiti di velocità, via Cristoforo Colombo.
3159 sono stati i morti in un incidente stradale nel 2022: dieci morti l’anno tra ciclisti e automobilisti, senza contare i feriti.
L’introduzione del tutor e della patente a punti aveva ridotto il numero dei morti, nei primi anni duemila erano a 7000 circa, poi però sono saliti, anche per colpa delle scelte politiche fatte.
A giugno scorso il governo ha dato via libera al nuovo codice della strada, toccando anche il tema degli autovelox: per mettere a norma la “giungla” degli autovelox, accusando velatamente i comuni di fare cassa con questi controlli.
Eppure le evidenze raccolte da Report, con la polizia locale di Verona, di Ravenna, dicono il contrario: l’effetto deterrente sugli automobilisti fanno si che le multe dopo una impennata iniziale, si stabilizzano.

Salvini si è basato sul lavoro di un sito scdb (secondo cui in Italia ci sarebbe il 10% degli autovelox nel mondo), che però da numeri che non convincono, perché non contano tutte le nazioni: così Salvini, attento alla pancia del paese e del suo elettorato, ha deciso di limitare l’installazione di autovelox, nelle città sotto i 50 km orari.

Per controllare la velocità servono le pattuglie, secondo il decreto Salvini, siccome però mancano le pattuglie per tutte le scuole, queste rimarranno senza controlli.

Ma gli autovelox bloccano le città, l’economia, creano code? Ad Olbia la giunta di centro destra ha imposto per la prima volta diverse strade a 30 km all’ora.
Il decreto Salvini azzoppa il suo provvedimento? “Metto l’autovelox mobile, metto il telelaser e il controllo lo faccio, non possono essere vietati, altrimenti quando muore un bambino perché uno stava correndo, chi paga? Paga il ministero? Io non penso che il DG del ministero dei traporti che ha predisposto la direttiva abbia voglia di avere sulla propria coscienza un morto in più.”
“La destra fa un codice della strada di destra” è il commento di Luca Valdisseri “dove la parte repressiva e punitiva è molto forte, la parte di controllo della velocità è assente. Ringrazio Salvini di essersi occupato del tema, però ci volevano dei correttivi anche su quella parte che il suo elettorato vede con meno piacere ..”
Noi siamo uno dei pochi paesi che segnalano prima la presenza di un autovelox: “la gestione in Italia degli autovelox è demenziale …”

Sugli autovelox si è abbattuta una sentenza della cassazione, sulla loro approvazione e non omologazione: il processo di approvazione in uso non equivale alla sua omologazione, una falla che rischia di mettere nei guai molti comuni italiani, le prime 20 città italiane nel 2023 hanno incassato dalle multe per eccesso di velocità circa 73 milioni di euro che servono soprattutto per rifare illuminazione pubblica, manti stradali e manutenzione.
Diversi comuni hanno spento i loro autovelox, dovendo scegliere tra la tutela della sicurezza e il dover pagare i ricorsi ai cittadini, hanno scelto la seconda strada: toccherebbe al ministero fare le omologazioni, ma stiamo ancora aspettando da 30 anni.
La scelta del ministero di Salvini è stata politica, così nel paese sono nati diversi giustizieri degli autovelox, come Fleximan, che hanno abbattuto diversi dispositivi, costringendo le amministrazioni a dover fare altre spese per la loro ricollocazione.

Perché gli autovelox salvano vite umane: un incidente stradale non è una cosa ineluttabile, la narrazione contro gli autovelox è stata intossicata dalla politica per accontentare quegli automobilisti restii ai controlli.

Altro che mito di Fleximan, c’è di mezzo la tutela della vita delle persone.

Nelle 16 ore della morte, nel fine settimana, si sono concentrate 374 morti tra il 2022 e il 2023: sono le ore in cui le pattuglie della polizia monitorano le strade della movida, per controllare gli automobilisti, ma ci sono chat e app dove si segnalano i posti di blocco.

Sono chat dove i messaggi si distruggono dopo poche ore: uno dei gruppi Telegram di Verona riesce addirittura ad anticipare dove si piazzeranno i posti di blocco,

Siamo un paese di furbi, sulla pelle delle persone: queste app per evitare le multe, come Waze comprate da Google, sono alimentate dagli utenti stessi, che fanno da palo quando vedono un posto di blocco.

Il ministero dell’Interno dovrebbe bloccare queste app, vietando la pubblicazione di zone e orari dove ci sono posti di controllo: Google perderebbe fatturato se togliesse questa app, dunque perché farlo?

Le auto moderne sono più sicure, con tanti airbag, ma la presenza di display enormi, di tipo touch, rischia di creare problemi di distrazione ai guidatori: Euro NCAP, la società che certifica la sicurezza delle auto ha lanciato il suo allarme contro questi touch screen e le aziende automobilistiche potrebbero perdere tutte le stelle.

L’Europa aveva invitato tutti i paesi a produrre un piano nazionale di sicurezza stradale, per arrivare nel 2050 a 0 morti sulla strada: il ministro Giovannini aveva elaborato un suo piano, ma con l’arrivo del ministro Salvini è cambiata la composizione del comitato per la sicurezza stradale, i cui componenti sono stati nominati solo a fine 2023.
Questo comitato per il coordinamento del piano per la sicurezza non si è mai riunito: siamo molto lontano dalla riduzione del 50% dei morti entro il 2030.

Il piano Giovannini prevedeva anche un osservatorio nazionale sugli incidenti, ma in assenza di un tale strumento nazionale, sono le associazioni delle vittime della strada che devono colmare la lacuna. Scoprendo che i dati sui morti sulle strade sono sottostimati: in Italia non riusciamo nemmeno a contare i morti sulle strade (per circa il 10%), compito che spetterebbe ad Istat che si nasconde dietro il meccanismo contabile degli incidenti usati nel resto dell’Europa.
Mentre nel resto dell’Europa il numero di incidenti stradali è in calo e il numero di morti è sceso del -9%, in Italia stiamo andando in direzione contraria: tutto questo perché il piano della sicurezza stradale non prevede obblighi.

Ma in Italia non riusciamo nemmeno a creare le zone a 30km all’ora nelle città: contro questi limiti è partita una guerra ideologica, anche da questo governo, contro le città che avevano iniziato questa strada, come Bologna.
Piste ciclabili allargate, isole salvagenti per le persone, dossi per rallentare la circolazione delle auto, proteggere le persone, i ciclisti e non lasciare che le strade urbane siano piste.
Il sindaco Lepore è stato accusato di ammazzare l’economia: questi argomenti sono stati ripresi dal ministro Salvini che parla di scelta ideologica, di code di automobilisti, di maggiore inquinamento..
A Bologna si è creata una unione tra ex gruppi no vax e gruppi contrari ai limiti di velocità, saldati con l’estrema destra.

Anche i tassisti si lamentano di questi limiti, lamentando delle minori corse: il viceministro Bignami ha sostenuto la battaglia dei tassisti contro la direttiva della città a 30 km orari.
Ma ad Olbia, dove ci sono intere zone con questi limiti, non si è mica bloccata l’economia e la città: qui si sono registrati meno morti, dopo i nuovi limiti.

Tutta una questione elettorale per le europee, spiega così il sindaco di Olbia la scelta di Salvini.

Come funziona all’estero?
A Valencia la città a 30 km/ora ha reso la città più sicura, a misura d’uomo, si sono solo ridotti i tempi di consegna delle merci.

Qui si è puntato tutto su mezzi pubblici e bici: anche i tassisti sono felici di questi limiti perché con meno macchine in circolazione ci sono meno ingorghi.

Questi limiti sono presenti a Bruxelles, a Graz, Helsinki, Glasgow, Budapest.

Cosa c’è dentro il nuovo codice della strada?
Ci sono strette contro chi guida in stato di ebrezza, chi guida sotto l’uso di stupefacenti, contro chi guida col cellulare in mano. Multe più alte per eccesso di velocità.
Ma c’è dell’altro: ai neopatentati è consentito guidare auto più potenti, si fanno degli sconti a chi fa più infrazioni.

ACI è stata ispiratrice di queste norme, proprio Aci offre corsi di sicurezza alla guida.

Per controllare la velocità servono controlli, ma senza autovelox ci si basa solo sulle pattuglie della polizia locale e stradale: in questi anni però sono stati chiusi diversi reparti di polizia stradale nell’ottica del risparmio.

Sarebbe stato interessante ascolta il punto di vista di Salvini e del suo direttore generale, che però hanno declinato la richiesta.

Se vogliamo cambiare rotta sui morti nelle strade bisogna investire nelle strade, sui cartelli, ma va cambiata la cultura di chi si mette alla guida, non rispettare i limiti di velocità non rende fighi, non è un concetto di libertà. Di mezzo c’è la vita delle persone.

SEDUTI SUL VULCANO Di Giulia Presutti

La popolazione che vive nella zona dei Campi Flegrei deve convivere le scosse dei terremoti, vivono sopra un’enorme caldera che abbraccia diversi comuni attorno a Napoli, con 30 bocche eruttive attorno a cui negli anni sono state costruite tante case.
Ci sono 500-600 mila persone a rischio, racconta Mario Tozzi, invitando ad occuparsi della struttura e della sicurezza delle case.

Lo scorso anno il governo Meloni ha emanato un decreto per verificare lo stato delle abilitazioni, come quelle attorno alla solfatara di Pozzuoli, case che da una parte si affacciano sul golfo di Pozzuoli e dall’altra parte sull’inferno della solfatara.

A Pozzuoli non hanno ancora fatto controlli sulle case, per capire se sono in grado di sopportare le scosse: sono così i proprietari a chiamare i vigili del fuoco che verificano lo stato delle case.
Nel decreto campi Flegrei erano previsti 4ml per gli edifici privati e 800 per gli edifici pubblici: ma il decreto non prevede fondi per risistemare le case, prima va fatta una fotografia dell’esistente.
La situazione oggi è che, chi può, dorme fuori casa, gli altri dormono col pensiero della scossa.

Mancano i controlli alle case, manca un vero piano di evacuazione, manca una vera esercitazione per la popolazione per spiegare loro come comportarsi in caso di sisma.
Nel 2019 circa 4000 cittadini parteciparono ad una esercitazione in caso di allarme per eruzione vulcanica: i piani di previsione dei terremoti hanno una percentuale di prevedere l’evento pari al 20%, non è possibile essere certi di una previsione al 100%.

Oltre al problema della previsione dello scenario, c’è il tema dell’accoglienza: le persone dell’area interessata finiranno anche fuori regione, nelle regioni gemellate, per evacuare in 72 ore 500mila persone. Ma non tutte le regioni non sono ancora pronte, alcune prevedono di ospitare le persone nelle tende.

09 giugno 2024

Anteprima inchieste di Report - la sicurezza sulle strade, gli abbattimenti indiscriminati delle bufale e il rischio sismico dei Campi Flegrei

Report tornerà ad occuparsi di bufale (dopo il servizio del 2022), non le false notizie fatte uscire sui giornali o sui social, ma gli animali fatti abbattere in Campania dopo l’infezione da Brucellosi e Tubercolosi.

Poi un servizio sulla sicurezza sulle ns strade.

L’abbattimento delle bufale in Campania

Dopo la scoperta dei focolai di brucellosi, erano partite dalla regione Campania le ordinanze per l’abbattimento dei capi infetti, nel frattempo sono state chieste ulteriori analisi sugli animali da parte dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’istituto Zooprofilattico di Brescia. A marzo 2024 erano state annullate da due sentenze del Consiglio di Stato che annullano gli abbattimenti e che riguardano 700 bufale, ancora vive e che vivono non isolate dagli altri animali – come racconta l’avvocato Sasso – perché il Consiglio di Stato ha annullato i provvedimenti anche per l’isolamento.

Vincenzo Caporale è il presidente dell’istituto Zooprofilattico di Teramo, a Report spiega come queste sentenze dicono molte cose: “non è pensabile che si possa procedere ad abbattere se prima non si è davvero avuta la certezza che in quell’allevamento è davvero presente l’infezione”.
Fino ad oggi bastava il sospetto: il Consiglio di Stato ha riconosciuto che l’abbattimento totale non era una misura proporzionale al rischio esistente.
Quindi per abbattere intere mandrie servono analisi di verificazione con metodi diversi per la conferma, la controprova ed è quella che cerca il signor il signor Windisch-Graetz, un allevatore le cui bufale sono in isolamento ormai da 4 anni: la storia delle sue bufale è paradossale, dopo le prime analisi positive, la ASL le aveva rifatte per un errore formale e in quel caso uscirono tutte negative, però non hanno mai ritirato l’ordinanza di abbattimento.
Quindi, spiega il servizio di Bernardo Iovene, nel caso in cui siano state rifatte le analisi con lo stesso metodo o con incroci diversi l’infezione è sparita.

Cosa rispondono di quanto successo Copagri e Coldiretti: tutte e due le associazioni si rifanno a quanto è stato scritto dalle ASL, coi capi da abbattere per il “sospetto” del contagio, senza nessuna remora sul dover uccidere animali “senzienti” che non si sa se siano veramente malati.
Ma dietro questi abbattimenti imposti dal’ASL c’è anche la beffa: nel caso delle bufale dell’allevamento della famiglia Noviello, la carne delle bufale abbattute è stata destinata al consumo: un qualcosa che aveva stupito, negativamente, perfino lo stesso presidente Frattini.
Per la famiglia Noviello è stata una beffa: le loro bufale considerate positive col beneficio del dubbio sono state destinate all’abbattimento, ma nel certificato di abbattimento l’ASL scrive che la carne poteva essere destinata al consumo. Come è possibile che carne proveniente da animale sospettati di essere positivi alla brucellosi siano finiti sulle nostre tavole?

“Come è possibile che questi controlli veterinari scriva nero su bianco che la carne di un animale malato di brucellosi, magari non è una medicina ma non fa niente? Io una cosa del genere non l’ho mai letta” è stato il commento di Frattini (l’ex presidente del Consiglio di Stato deceduto nel dicembre 2022).

Alcuni allevatori sono arrivati allo sciopero della fame, come forma di protesta contro la decisione dell’abbattimento delle bufale: “quando si arriva a questo punto c’è davvero qualcosa di cui preoccuparsi e i parlamentari che stanno sul territorio non possono girare la testa dall’altra parte” commenta il deputato di AVS Francesco Mari. Sotto la sede del ministero della salute il 16 aprile gli allevatori hanno cominciato lo sciopero della fame uniti in un coordinamento per la difesa degli allevatori bufalini presieduto da Gianni Fabris: “abbiamo costituito comitati tecnico scientifici, siamo andati a Bruxelles a porre le questioni, il parlamento si è espresso, ora bisogna agire e per agire va nominato il commissario nazionale dandogli i compiti precisi ..”
Dopo 14 giorni di sciopero della fame, Fabris ha accusato un malore, viene soccorso e gli viene consigliato di riprendere l’alimentazione, ma decide di continuare la sua protesta, in attesa di una risposta dal ministero che ancora non era arrivata.
“Abbiamo fame, fame di soluzioni, fame di diritti, fame di democrazia ..” il commento amaro.
A sorpresa il 7 maggio alla conferenza stampa sul DL sull’agricoltura e pesca finalmente arriva la risposta: il ministro Lollobrigida annuncia la nomina di un commissario per il contrasto alla brucellosi, ponendo fine così alla propesta di Fabris e degli altri allevatori campani.
Ma cosa è cambiato nella sostanza? Risponde Fabris: “Abbiamo trovato una chiusura totale, fino al fatto i nostri interlocutori invece di risponderci o chiudevano la porta in faccia o raccontavano bugie: persino davanti alla commissione di indagine del parlamento, agli atti, sta scritto che l’Europa è contraria, impedisce la vaccinazione, sapendo di sostenere il falso. Questi nominano il commissario Cortellessa per applicare un piano che fallisce.. non è quello il suo mandato, applicare il piano della regione o di cambiare i piani della regione ”

La scheda del servizio: BUFALE SENZIENTI

Di Bernardo Iovene

Collaborazione Lidia Galeazzo, Greta Orsi

Brucellosi e Tubercolosi sono le infezioni che stanno decimando gli allevamenti di bufale in provincia di Caserta. Fino al 2013 i capi si potevano vaccinare e le malattie erano quasi sparite, dal 2014 il nuovo piano ha stabilito di adottare l’abbattimento per eradicare le infezioni e ha abolito la vaccinazione, da allora sono andate al macello quasi centomila bufale e hanno chiuso oltre 300 aziende. Gli allevatori sono sul lastrico e chiedono nuovi metodi di analisi visto che il 98,5 per cento delle bufale post mortem risulta sano e va sul mercato della carne bovina gestito dai macelli che ne traggono vantaggio. L’inchiesta parte dalla situazione degli allevamenti sul territorio e si sviluppa sulle contraddizioni riscontrate dal Consiglio di Stato che ha ordinato ulteriori analisi per 2 allevamenti che hanno fatto ricorso, da cui è emerso che quelle 700 bufale condannate alla macellazione in realtà erano sane. La Regione Campania non indietreggia e, sotto la spinta degli allevatori, il ministro della Salute ha nominato un commissario nazionale che secondo gli allevatori dovrebbe sancire il fallimento del piano regionale

La sicurezza sulle strade

Mandiamo i militari a pattugliare le strade delle città italiane perché i cittadini chiedono sicurezza. Ma poi, sulle strade, sui marciapiedi, ciclisti, pedoni, automobilisti non sono al sicuro. Come non era al sicuro Francesco ValdiserriFrancesco Valdiserri che la sera del 19 ottobre 2022 mentre camminava sul marciapiede di via Colombo a Roma venne travolto da un’auto che gli piombò alle spalle, uccidendolo sul colpo. Alla guida c’era una ragazza di 22 anni che poi risulterà essere positiva all’alcol test.


“La cosa che personalmente mi fa più male è pensare a quante cose gli sono state tolte , quante esperienze, quanta musica non ha potuto sentire, quante cose non ha potuto scrivere ” racconta il padre Luca a Report. Francesco era un appassionato di calcio, nella vita come nello sport stava dalla parte dei più deboli, per lui un giorno anche la nazionale del Togo avrebbe potuto vincere i mondiali di calcio. Si era iscritto al primo anno di università, studiava musica, letteratura e spettacolo, aveva scelto le note delle canzoni per esprimersi, con la sua band di cui era il cantante.
È stato un incidente quello di Francesco? “Francesco era sul posto giusto, su un marciapiede” ha risposto il padre “oggettivamente pensi di essere al sicuro, era una delle raccomandazioni che non gli ho mai fatto .. era la ragazza che l’ha ammazzato, lei era nel posto sbagliato, per cui no, non è stato un incidente. È stato un errore dovuto all’immensa sopravvalutazione delle proprie capacità. Ha cercato di fare una manovra per girare a destra, poi a quella velocità e nelle condizioni in cui era nemmeno Lecrerc o Verstappen avrebbero potuto controllare la macchina.. ”.
La macchina andava tra i 70 e gli 80 km all’ora: viale Cristoforo Colombo è una sorta di autodromo urbano con limiti di velocità tra i 30 e i 50 km/ora che però quasi nessuno rispetta, soprattutto la notte: su questa strada sarebbero serviti gli autovelox, “però noi non possiamo pensare di ridurre il numero dei morti se non riduciamo la velocità. Mentre io sono sicuro al 100% che non tutti sono alla guida ubriachi o alla guida drogati o con lo smartphone, penso che un buon 80% degli italiani non rispetti i limiti di velocità. Per cui statisticamente credo che la velocità sia il primo problema in questo caso..”

Eppure la politica di questo governo sta andando in direzione diversa: il consiglio dei ministri ha dato mandato al ministero delle infrastrutture di emanare un regolamento che metta un po’ di ordine nella giungla degli autovelox, quelli poco amati da parte degli automobilisti, quelli abbattuto da fleximan e per questo considerato da alcuni di loro come un eroe.

Per accompagnare il provvedimento il ministero delle infrastrutture ha pubblicato delle slide, in una si accusano i comuni di usare gli autovelox in modo truffaldino, “basta la truffa degli autovelox, via gli impianti mangiasoldi..”
Ma è veramente così? “è una cosa offensiva” risponde il comandante della polizia locale di Verona Luigi Altamura “noi abbiamo dei dati statistici che ci indicano un numero di morti e feriti che è crollato dopo che sono state installate le postazioni con autovelox”.
Non è vero che a Verona si fa cassa con gli autovelox: “abbiamo avuto una ispezione dal ministero e l’abbiamo superata dimostrando che il 50% delle somme incassate dal nostro comune sono state impiegate per la sicurezza stradale e lo devono fare tutti i comuni italiani..”
Marco Granelli, assessore a Milano, ha rappresentato l’Anci in un’audizione davanti le commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera sul tema della sicurezza urbana: “che ci sia stato qualche elemento nel passato, non tarato che ha causato problemi è vero, oggi però tutti gli autovelox vengono posizionati in determinate località sulla base di uno studio ..”

L’autovelox, con i segnali che ne indicano la presenza, sono in deterrente per limitare gli eccessi di velocità, sono uno strumento che salva vite umane: in una prima di fase di installazione possono esserci degli aumenti degli introiti, ma poi questi calano vertiginosamente – spiega a Report la comandante della polizia municipale di Ravenna.
Col decreto legge di Salvini sugli autovelox non si potranno più mettere questi controlli vicino a scuole ed ospedali, per salvare il portafoglio degli italiani e l’anarchia dell’autovelox ovunque – spiega il ministro sui social (ormai sdoganati a canale di comunicazione istituzionale): “la sicurezza prima di tutto ma senza tassare e tartassare gli italiani”.

Basta autovelox sugli stradoni dunque, sebbene siano queste le strade più a rischio per le violazioni dei limiti di velocità, col nuovo decreto Salvini, davanti a luoghi a rischio come scuole ed ospedali dove i limiti spesso sono già scesi a 30km/ora, in base al nuovo testo i comuni non potranno più usare gli autovelox.

Sotto i 50km orari nelle città non si può controllare con autovelox il rispetto della velocità – spiega l’esperto di mobilità sostenibile Andrea Colombo – ma è possibile farlo solo con la pattuglia dei vigili che contesta sul momento che significa ridurre enormemente l’efficacia deterrente.
In una città servirebbero decine di pattuglie che fermano un guidatore alla volta, cosa impensabile, dunque la maggior parte delle scuole non sarà protetta.
Inoltre il DL Salvini prevede che per le postazioni mobili di autovelox che oggi non devono essere concordate saranno sottoposte anch’esse ad un accordo con la prefettura.
Ad Olbia il sindaco di centrodestra Settimo Nizzi è stato il primo ad abbassare nella sua città i limiti a 30 km /ora nel 90% del territorio comunale.
Il decreto Salvini azzoppa il suo provvedimento? “Metto l’autovelox mobile, metto il telelaser e il controllo lo faccio, non possono essere vietati, altrimenti quando muore un bambino perché uno stava correndo, chi paga? Paga il ministero? Io non penso che il DG del ministero dei traporti che ha predisposto la direttiva abbia voglia di avere sulla propria coscienza un morto in più.”

“La destra fa un codice della strada di destra” è il commento di Luca Valdisseri “dove la parte repressiva e punitiva è molto forte, la parte di controllo della velocità è assente. Ringrazio Salvini di essersi occupato del tema, però ci volevano dei correttivi anche su quella parte che il suo elettorato vede con meno piacere ..”
Noi siamo uno dei pochi paesi che segnalano prima la presenza di un autovelox: “la gestione in Italia degli autovelox è demenziale ”

Vincenzo Iurillo ha pubblicato una anticipazione del servizio sul Fatto Quotidiano:

Il senso di Salvini per la sicurezza stradale: guerra agli autovelox e alle città 30 all’ora

DI VINCENZO IURILLO

La guerra di Matteo Salvini agli autovelox ed alle “città 30” (dove il limite di velocità è stato ridotto a 30 km/h), e il ritardo ultratrentennale del suo ministero ad emanare le specifiche tecniche per l’omologazione dei rilevatori di velocità, sono al centro della puntata di Report che andrà in onda stasera su Rai 3. Il servizio di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella spiega perché nel 2024 in Italia è in corso una nuova impennata di morti e feriti per incidenti, e siamo precipitati dal 13° al 19° posto nella classifica europea per la sicurezza stradale. È purtroppo anche il frutto di una volontà politica che ritiene gli autovelox strumenti “truffa” – definizione mutuata da una slide del ministero dei Trasporti che ne illustra il nuovo regolamento –, usati solo per far cassa ai danni dei cittadini, e finisce così per incitare un clima di illegalità.

Tanto che nel nord est qualcuno ha cominciato ad abbatterli, ed è nato il mito di “Fleximan”. Lo ricorda Marco Scarponi, della fondazione intitolata al fratello Michele Scarponi e vincitore del Giro d’Italia 2011, ucciso nel 2017 da un furgone che non aveva rispettato un segnale di stop. Scarponi gira per le scuole incontrando i ragazzi per sensibilizzarli contro la guida spericolata, e in una scuola ha scoperto che alcuni disegnavano Fleximan come un eroe: “Il nostro – dice – è il Paese che continua a dire che la morte sulla strada è accettata”.

La scheda del servizio: NEL POSTO GIUSTO

Di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella

Collaborazione Evanthia Georganopoulou

In Italia nel 2022 sono stati registrati 3159 morti e più di 223mila feriti per incidenti stradali. In tutta Europa nello stesso anno quasi 21mila persone sono morte per collisioni stradali, i feriti sono diversi milioni. Per questo la Commissione Europea ha lanciato una serie di azioni per dimezzare morti e feriti entro il 2030. Anche l’Italia partecipa con un suo piano nazionale, che però stenta a partire. Anzi, il comitato di indirizzo non ha mai fatto una riunione operativa. Così, se nel resto d’Europa la riduzione delle vittime fra il 2019 e il 2022 è del 9%, l’Italia invece non ha visto alcun miglioramento. Anzi la tendenza del 2024 mostra un importante aumento di morti e feriti. È una pura fatalità? No. Le cause sono guida distratta o sotto effetto di stupefacenti, tecnologie pericolose, il mito della velocità. Ma anche città progettate male, leggi ormai datate, carenza di organico delle forze dell’ordine e una guerra culturale alle multe che ha prodotto il fenomeno Fleximan, l’antieroe che distrugge gli autovelox. Nei primi anni duemila invece con l'introduzione del tutor e della patente a punti i morti erano stati dimezzati. Report dedica una inchiesta speciale al tema della sicurezza stradale, mentre il Senato sta per approvare un nuovo codice della strada che non è esente da contraddizioni. Vedremo anche alcune nuove coraggiose politiche della mobilità che sono capaci di fare la differenza.

Il rischio sismico attorno al Vesuvio

Inutile nasconderci: la zona attorno ai campi Flegrei è una zona sismica, ma nonostante questo negli anni si è costruito tantissimo. Sotto quel terreno c’è una profonda pressione che preme e rigonfia, creando spaccature e fratture nella terra che generano dei piccoli o grandi sisma.
I geologi, come Mario Tozzi, sono convinti che queste scosse continueranno, potrebbero anche crescere come magnitudo, fino a livello 5.
Sotto questa terra a premere si sono fluidi e gas generati dal magma che sta in profondità: quella dei Campi Flegrei è una enorme caldera, una depressione vulcanica larga 12-15 km che comprende i comuni di Monte di Procida, Bacoli, Pozzuoli e Quarto, parte di Giuliano e Marano più i quartieri di Bagnoli, Fuorigrotta, Posillipo, Soccavo e Pianura a Napoli. All’interno della caldera si trovano 30 bocche eruttive, la solfatara è una delle più note perché assomiglia ad un vulcano, gli altri sono stati cancellati, in uno c’è un ippodromo, in un altro c’è un ospedale, una base militare – spiega Mario Tozzi alla giornalista di Report.

Sulle bocche eruttive abbiamo costruito, quella è una zona densamente popolata: ci sono 500-600mila persone a rischio, dove per rischio si intende la probabilità che un evento arrivi e i beni e le persone che sono esposte, dunque è l’area a maggiore rischio vulcanico del Mediterraneo.

Se parliamo del rischio sismico – continua Mario Tozzi - è bene mettere a posto le case, non è il terremoto che ti ammazza, è sempre la casa costruita male.

La scheda del servizio: SEDUTI SUL VULCANO

Di Giulia Presutti

Collaborazione Norma Ferrara

A Pozzuoli il 20 maggio la terra ha tremato 150 volte: la scossa più forte ha raggiunto magnitudo 4.4 con epicentro a circa due chilometri dalla superficie. Gli abitanti sono dovuti uscire da casa e alcuni, per i danni subiti dagli edifici, non sono più rientrati.

Ai Campi Flegrei vivono circa 500mila persone, in un'area che insiste su una caldera vulcanica larga dai 12 ai 15 chilometri e comprende i comuni di Pozzuoli, Bacoli, Quarto, parte di Giugliano e Marano e diversi quartieri di Napoli. L'attività del magma e dei gas nel sottosuolo provoca un innalzamento del terreno di 2 cm al mese e, di conseguenza, le scosse di terremoto che negli ultimi mesi sono state avvertite continuamente dai residenti. Cosa stanno facendo le istituzioni per mettere in sicurezza gli edifici? Il Decreto-legge Campi Flegrei approvato a ottobre 2023 prevedeva uno stanziamento di circa 45 milioni di euro per le verifiche sull'edificato pubblico e privato. Le verifiche sono state fatte? E nel caso di uno scenario ancor più grave, quello dell'eruzione vulcanica, quali sono le misure previste per mettere in sicurezza 500mila persone? Esiste un piano di evacuazione messo a punto dalla Protezione Civile, con gemellaggi stipulati tra ogni Comune dei Campi Flegrei e una Regione nel resto d'Italia. Ma le Regioni sono pronte?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.