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29 ottobre 2019

Report – la macchina della paura – principi cattivi (e il marketing sul sale)

50 sfumature di sale

Negli ultimi anni vanno di moda diversi tipi di sale che, secondo le etichette, farebbero pure bene alla salute: ma è davvero così?
Sono sali con delle impurezze e questo non giustifica un costo che arriva a cento volte tanto.
Sarebbe pure vietata la pubblicità del sale, ma invece, per una questione di marketing, c'è il far west nel mondo dei sali.

Si sceglie il sale in base al colore, in base a consigli dei commessi (che dovrebbero solo fare il loro mestiere): ma analizzando i campioni di sale colorato, non si trovano prove dei benefici declamati.
E ci sono anche questioni di correttezza come provenienza: il sale rosa dell'Himalaya, per esempio, viene estratto in Pakistan.
C'è poi il sale grigio di Bretagna, che viene definito iposodico, dal produttore Compagnia italiana sali: ma la dicitura iposodico è scorretta e pericolosa, perché tende a far aumentare il consumo di sale nel consumatore.

E il ministero della salute? Non ci sono controlli su ciò che si mette nelle etichette, dove si dice “ricchissimo di minerali” per tipologie di sali che in effetti non ne contengono molte quantità in più rispetto al sale normale.

La corte tedesca ha definito nel 2016 come “ingannevole” quelle etichette che contengono informazioni sbagliate o ingannevoli.

Principi cattivi di Giulio Valesini

Dove sono prodotti i farmaci che prendiamo? Che controlli devono passare queste industrie?
Rispettano l'ambiente oppure, come racconta il servizio di Giulio Valesini, sono vere e proprie bombe ecologiche?

Nel distretto in India ad Hyderabad sono prodotti alcuni farmaci che arrivano in Italia: qui sono stati trovati gli stessi batteri che in Italia è arrivato a settembre e che si chiama Nuova Delphi.

E' tutto legato: aziende che devastano l'ambiente, fiumi in cui proliferano batteri resistenti agli antibiotici, persone che si ammalano e che al momento non hanno cure.

Colpa della globalizzazione? No colpa dell'avidità delle aziende farmaceutiche che producono in paesi lontani per spendere di meno, dei controlli falsi e pilotati, del fatto che l'Ema (che è finanziata poi dalle stesse aziende che dovrebbe controllare) non ha obbligato le aziende di indicare dove sono prodotti i farmaci venduti o da dove arrivano i principi attivi.
Oggi non è facile tracciare la provenienza di un farmaco, nemmeno per Ema, che poi, in fretta e furia, decide di ritirare dal mercato alcuni farmaci presi da pazienti per anni.

Uno di questi farmaci è la Raniditina, un altro è il Valsartam: sono stati ritirati dal commercio, per la paura che siano contaminati da sostanze potenzialmente cancerogene.
Al momento, dal report di Ema, non si può conoscere l'esposizione totale del rischio: come è possibile che in tempi moderni non si possa garantire la qualità nemmeno sui prodotti farmaceutici?

In Italia le ispezioni, annunciate, le fa Aifa.
Ispezioni, non annunciate, e un report indipendente, è stato fatto da un gruppo indipendente di ricercatori tedeschi.
Scoprendo che il farmaco Valsartam potrebbe essere stato contaminato con le nitrosalmine sin dall'inizio, da quando è cambiata la produzione (al risparmio per il produttore) spostata in Cina.

La Ranipidina è invece un farmaco per il reflusso, prodotto in India in un polo farmaceutico che rifornisce (coi suoi principi attivi) anche aziende italiane come la Menarini.
Ci si aspetta un posto pulito e super controllato e invece, nei report delle ispezioni si parla di strumenti arrugginiti, di topi negli impianti..
E di aziende che hanno creato una bomba ecologica, coi residui chimici rilasciati nell'acqua, dove proliferano batteri antibiotico resistenti, come quelli scoperti in Toscana.

Forse stiamo scoprendo solo la punta di un iceberg.

La macchina della paura – Giorgio Mottola

L'incontro al Metropol (di cui si è occupata la scorsa puntata di Report) è solo il punto di partenza di un racconto sulla Lega di Salvini, dei suoi legami con gli oligarchi russi, delle infiltrazioni da parte dell'estrema destra (perché culturalmente arretrata), della fabbrica della paura alimentata da notizie false per abbattere l'Europa e il papato di Bergoglio.

Si parte dal massacro di Christchurch, dove il neonazista Brenton Tarrant ha ucciso 50 fedeli che stavano pregando nella moschea.
Perché quella strage? Per colpa della sostituzione etnica, da parte dei musulmani, che vogliono cacciar fuori i cristiani dai loro luoghi.
Le stesse parole usate in Italia da Salvini e da Meloni: il piano Kalergi, il complotto ordito dal conte Kalergi.

Il tema della sostituzione etnica è stato negli anni 70 cavallo di battaglia dell'estrema destra ma oggi è uscita da questa sfera: Jared Taylor, direttore di Reinassance, è una delle persone che più di altre hanno contribuito alla propagazione di questa teoria.
I bianchi sono superiori ai neri, i neri tendono ad essere criminali, non dobbiamo farci sottomettere dagli islamici.

Per queste idee, che Taylor considera giuste, ci sono terroristi che uccidono in America e nel mondo: “oggi la gente ha google, youtube e la gente si fa attrarre da queste idee”.

Si dice entusiasta da Salvini, Taylor: si usano dati falsi per portare avanti teorie complottistiche (il nome Mohamed non è il nome più diffuso ..).

Salvini oggi, per opportunismo elettorale, non ha respinto le amicizie nell'estrema destra, anzi: esiste una macchina della paura che veicola bugie che servono ad alimentare il razzismo nelle persone.

Il video dove si vedono persone di colore bastonare una macchina dei carabinieri? Falso, è un pezzo di un film. Il video è stato condiviso da gruppi vicini alla Lega, che inizialmente avevano nomi lontani dalla politica.

Esiste una rete di disinformazione che usa facebook e che il gigante della rete non controlla più, nemmeno censurando le pagine più estremiste.

Ma non è solo la Lega che paga Facebook per mostrare le sue pagine: Salvini spende 140mila euro in inserzioni (la sua propaganda deve arrivare anche ai minorenni, tra 13 e 17 anni), ma anche Renzi e Di Maio.
Salvini paga Facebook per mettere in evidenza episodi di cronaca che riguardano i migranti, veicolati anche ai minorenni.

Ci sono poi metodo non ortodossi anche: Raffaele Ariano ha ricevuto migliaia di minacce da parte di sostenitori della Lega. LA sua colpa, aver denunciato la capotreno che aveva detto sul treno “zingari scendete dal treno”.

Alex Orlowsky (esperto di propaganda online) ha analizzato come si sono mosse le persone che hanno minacciato Ariano: dietro le minacce ci sono sempre le stesse persone, come Francesca Totolo.
Ma dietro lei ci sono account marionetta, finti account gestiti da una stessa persona, che ritwittano lo stesso tweet più volte, per far sembrare che una certa notizia sia virale.

“Io non organizzo campagne, io rispondo quello che scrivo” ha risposto la giornalista, ma lo stesso meccanismo è avvenuto per la campagna “parlateci di Bibbiano”.

Giorgio Mottola è andato alla ricerca di Morisi, il social manager di Salvini: nato a Mantova, ha comprato casa da un imprenditore che ha relazioni con la Russia (un caso).
Morisi ha risposto che non conosce quell'imprenditore russo, non vuole essere immischiato in queste storie.

La sua macchina per la propaganda si chiama la “bestia”: ci sono decine di coordinatori che seguono la vita di Salvini, si infilano nei discorsi della gente, seguono i sondaggi per capire cosa dire e come, quali messaggi lanciare (la pacchia è finita).
Anche i selfie fanno parte di una strategia ben precisa: il selfie è poi pubblicato sui social e così si contribuisce alla propaganda.

Quanto costa la macchina? Morisi ha incassato 1ml di euro dalla Asl a guida leghista (Mantova e Cremona), forse senza gara; andando a seguire gli affari del commercialista della Lega De Rubba si scopre un finanziamento fatto, coi soldi della Camera, che finisce ad una società in mano ad una commessa di un bar, parente del commercialista della Lega.
Una parte dei soldi (di quel contratto da 400mila euro) sono poi girati ad alcuni membri dello staff di Salvini, che avrebbero dovuto avere già avere un contratto.

87 mila euro sono tornati poi nella disponibilità di Morisi e Paganella: ma alla bestia servono altri soldi e Report ha messo le mani su alcune mail, in cui Centemero spiega a Siri della necessità di avere a disposizione soldi, che non devono finire nei bilanci.

C'è poi un costo nascosto della bestia: Report è stata sotto attacco in questa settimana, tirando in ballo la par condicio, mentre i politici possono far pascolare le proprie idee senza alcun controllo.
Tra questi messaggi, anche quello che la tassa sulle merendine è un furto, inculcando ai ragazzini l'idea che forse non pagare le tasse è giusto.

Come ti frego l'algoritmo.

I bot sono uno strumento per fregare l'algoritmo dei social, per far sembrare che una certa notizia virale quando non lo era.
Mottola ha intervistato un esperto informatico, Andrea Bruno, che ha aiutato il m5s per condizionare la rete: un uomo in calzamaglia fatto passare per un uomo di Soros.

E vale lo stesso anche per la Meloni che condivide con la pagina Trash italiano buona parte dei follower, con meno di 10 follower e tutti nati nello stesso momento.
“Mai comprato follower in vita mia” ha risposto alla Meloni: sono account che ritwittano i tweet della Meloni, però.

Da qualche tempo, le citazioni e gli slogan di Meloni e Salvini tendono a convergere: Orwell e Chesterton sono stati citati entrambi dai due politici al congresso per le famiglie di Verona.
Chesterton va di moda negli ambienti ultra cristiani e in quelli che stanno attaccando papa Bergoglio: le associazioni della destra cattolica sono state alimentate con un flusso di denaro stimato in 1 miliardo di dollari, compresa quella di Bannon.

Bannon che ha preso, con Cambridge Analytica, i dati di utenti facebook.
Il leadership institute, la scuola dei politici estremisti americana, ha portato la sua sede a Roma. Ai suoi corsi si sono iscritti anche politici italiani e a leader di associazioni della destra cattolica, come quella di Pillon e Volontè.

Secondo Bannon è possibile profilare i cattolici che vanno messa, andando a chiedere i dati alle società dei telefoni, e mandare a questi messaggi mirati per condizionarne il voto.

Per questo sono importanti i follower, veri o falsi, per veicolare certi messaggi, per ingannare l'algoritmo di facebook e far si che sia lui stesso che proponga quel messaggio in vetrina.

E' un gioco che conviene a tutti, conviene a Facebook che può andare sul mercato dicendo di avere due miliardi di account, conviene ai politici, che fanno pesare i propri followers.
Ma chi ci rimette è la democrazia.

28 ottobre 2019

Le inchieste di Report – la sicurezza dei farmaci, la fabbrica della paura e i colori del sale

Visto che Report fa informazione seria, non si occupa di Salvini solo prima delle elezioni, come maliziosamente hanno detto in tanti (sopo il servizio dedicato ai rapporti con gli oligarchi russi): anche questa sera uno dei servizi della puntata sarà dedicato al segretario della Lega e alla sua fabbrica della paura.

Il servizio principale però riguarderà le medicine che prendiamo e che spesso sono prodotte in paesi con meno controlli sulla sicurezza.

L'anteprima della puntata è, come di consueto, dedicata ad un tema legato alla vita quotidiana: ovvero il sale con cui condiamo i cibi che finiscono sulle nostre tavole.

Cinquanta sfumature di Sale di Chiara De Luca

Da una parte c'è l'OMS, secondo cui non dovremmo superare i 5 grammi di sale al giorno,dall'altra parte c'è chi lo produce o lo importa, che pubblicizza i sali colorati addirittura come benefici, vendendoli di conseguenza a prezzi maggiorati.
Enzo Spisni, docente di fisiologia della nutrizione a Bologna, racconta di come ci sia una volontà a far ppassare un certo messaggio sul sale, “il sale costa poco, se trovo il modo di venderlo a 50-60 volte il prezzo, faccio un bel business”.

Rosa, viola, nero, grigio: sono i colori dei nuovi tipi di sale che negli ultimi anni si sono diffusi sul mercato. Nell'immaginario collettivo hanno fama di essere salubri. Alcuni produttori e importatori infatti li pubblicizzano come ottimi per la salute e ricchissimi di oligoelementi. Report proverà a capire se sia giusto dare questo tipo di informazione, dal momento che l’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia un uso moderato del sale. Effettivamente le etichette che dovrebbero informare il consumatore non danno le giuste specifiche: qual è il punto di vista di chimici e nutrizionisti e quello di chi questi sali li immette sul mercato?


Le medicine come gli smartphone o come le magliette comprate a basso prezzo: oggi ci curiamo con medicine prodotte in paesi lontani dove il costo della produzione è molto basso (ma non il costo per il consumatore).
Ma il risparmio delle case farmaceutiche corrisponde anche ad un risparmio sulla qualità e sulla nostra sicurezza?
Giulio Valesini è andato in India, nel distretto di Hyderabad, un medicinale su dieci, tra quelli che arrivano da noi, è prodotto qui e gli effetti si vedono: le industrie farmaceutiche sversano le acque usate nella loro produzione, direttamente nel terremo, nei fiumi, che non sono più limpidi e dove invece si vedono le schiume degli scarti della lavorazione chimica.
Nel 2016 la Corte Suprema indiana ha ordinato alle industrie farmaceutiche di applicare politiche di produzione a “zero liquidi”: ufficialmente quegli impianti hanno il trattamento in loco per le acque reflue, racconta al giornalista Christopher Lubbert medico dell'ospedale di Lipsia – “ma molti non funzionano a dovere perché così si risparmia”.
Il giornalista è andato a vedere come si lavora dentro una di queste aziende del distretto, che produce semilavorati per conto di queste aziende farmaceutiche: da una parte raccontano che loro rispettano tutti gli standard di sicurezza che vengono loro dati, ma poi, di fronte all'evidenza di essere in un luogo poco sicuro, ammettono “se seguissimo standard più elevati i costi si moltiplicherebbero”


Così nelle acque trovi, oltre ai liquami fognari, anche antibiotici: campioni di acque e dei terreni sono stati fatti analizzare proprio all'ospedale di Lipsia, che ha trovato batteri farmaco resistenti ovunque.
Hyderabad oggi rischia di essere l'epicentro di un pericolo che può arrivare in tutto il mondo.

“Non voglio spaventarvi, ma ogni volta che c'è una nuova resistenza antibiotica in India, in Cina o in Italia, non rimane lì. I batteri che stanno creando problemi in Toscana (il batterio new Delhi scoperto a settembre), sono molti simili a quelli che abbiamo trovato a Hyderabad, la globalizzazione inversa ha trovato la sua strada per l'Italia” - spiega il professor Lubbert.

E cosa è successo in Toscana? Mentre nel paese si discuteva di immigrazione, tasse, evasori da mandare in galera o meno, in Toscana ci sono un centinaio di pazienti colonizzati dal batterio New Delhi, per cui non esiste ancora un antibiotico specifico.
Giulio Valesini ha intervistato il direttore dell'AIFA, Luca Li Bassi a cui ha chiesto se questo distretto farmaceutico indiano, con tutto il proliferare di batteri resistenti, sia sostenibile.
Assolutamente no, la risposta.
Non è ammissibile, tutto ciò: basterebbe che Aifa e gli altri enti regolatori chiedessero a queste aziende di produrre rispettando gli standard ambientali, altrimenti non esportate più in Europa.
“Secondo me questa è un'ottima proposta costruttiva e sarebbe bellissimo poterla implementare” - la risposta del direttore.

Sul Fatto Quotidiano, Virginia della Sala da un'anteprima del servizio:
Sull’opportunità di segnalare la provenienza dovrebbe decidere l’Ema, che però è finanziata all’80 percento proprio dall’industria farmaceutica. Le aziende, infatti, sostengono che Cina e India siano i posti migliori da cui rifornirsi, da lì arrivano anche i principi attivi dei medicinali generici. La filosofia dicono è andare dove costa meno ma solo se i produttori sono bravi e verificati secondo gli standard europei. Peccato che le ispezioni sono “pilotate” oppure rilevino macchinari arrugginiti e condizioni igieniche insufficienti senza però apparenti conseguenze.
Così si arriva in India dove c’è la fabbrica della Saraca, una di quelle che vende la ranitidina contaminata utilizzata anche per i farmaci in vendita in Italia. È al centro di un distretto farmaceutico a sud dell’India, uno dei più importanti al mondo con 170 impianti. Qui c’è anche Aurobindo, il gigante indiano fornitore dei generici, ma soprattutto ci sono le aziende che forniscono i prodotti intermedi necessari per scatenare le reazioni chimiche che poi portano al principio attivo. Le telecamere di Report mostrano solventi chimici, sporcizia, macchinari arrugginiti, reattori, barili diplastica. “Non sembra igienico”dice il giornalista. “Noi qui facciamo semilavorati e seguiamo i loro standard risponde il titolare . Se ne seguissimo di più alti, i costi si moltiplicherebbero e la gente comune non potrebbe permettersi farmaci a costo più basso”.

Cosa farà l'AIFA? E il ministero della salute?
Riusciranno ad imporsi alle aziende, alle multinazionali del farmaco?

La scheda del servizio: PRINCIPI CATTIVI di di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella in collaborazione di Simona Peluso e Alessia Pelagaggi
Quando pensiamo alla globalizzazione, immaginiamo scarpe da tennis fatte in Thailandia e smartphone prodotti in Corea. Ma anche le medicine che assumiamo ogni giorno sono prodotte in stabilimenti lontani e spesso privi di controlli stringenti. Così si possono offrire prezzi bassi ai pazienti e fare anche un buon margine di profitto. Ma a forza di tagliare i costi, in alcuni casi il farmaco può venir fuori contaminato da impurezze.
Come per numerosi lotti di Valsartan, medicinale contro la pressione alta, che le autorità europee del farmaco, compresa l’italiana Aifa, hanno ritirato negli scorsi mesi perché contenenti nitrosammine, cioè agenti potenzialmente cancerogeni. A produrre le medicine era una società cinese, la Zhejiang Huahai, che pur di produrre più velocemente ha immesso per anni sul mercato un prodotto dannoso. Report farà un viaggio a ritroso a partire da una compressa per vedere cosa c’è dietro la sua catena di produzione, fra inquinamento dell'ambiente, proliferazione di batteri antibioticoresistenti e sfruttamento di cavie umane per i test clinici.


Report e Giorgio Mottola tornano ad occuparsi dei rapporti tra leghisti e russi, della fabbrica delle fake news e dei profili falsi sui social con cui queste vengono diffuse (e questo non riguarda solo la Lega).
Su Repubblica trovate un'anteprima del servizio:

Se la settimana scorsa si parlò della ricerca di finanziamenti russi per alimentare la "macchina della paura”, stavolta la trasmissione racconta ideologia, strategie e anomalie del network sui social della destra internazionale. Ma sempre al denaro si tornerà, perché serve quello per foraggiare le inserzioni su Facebook: sempre più focalizzate — da parte di Salvini — per arrivare anche agli iscritti sul social tra i 13 e i 17 anni.

La scheda del servizio: LA MACCHINA DELLA PAURA di Giorgio Mottola in collaborazione di Norma Ferrara e Simona Peluso

Su internet la macchina della paura non dorme mai. Produce notizie false, manipola le informazioni e propaganda dati truccati. Oggi la disinformazione è diventata il principale strumento di lotta politica e il campo di battaglia sono i social network. Facebook e Youtube si sono trasformati nel principale megafono della propaganda neonazista, rilanciata ormai apertamente anche dai leader nazionali dei partiti di destra. I contenuti della macchina della paura diventano virali grazie a inserzioni a pagamento, reti di pagine farlocche e account automatizzati. Si chiamano bot e sui social simulano il comportamento umano per diffondere e amplificare la propaganda di un leader o di un partito. In Italia li usano tutti: politici, giornali e aziende private. Report ha intervistato in esclusiva, a volto scoperto, uno dei più importanti programmatori di bot che su Facebook e Twitter è riuscito a rendere virali i messaggi di uno dei partiti oggi al governo.