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26 ottobre 2017

Ite missa est


La messa è finita, potete andare a casa, la sceneggiata è finita.
Un commento che sta bene sia sulla vicenda dell'immagine di Anna Frank usata dai tifosi laziali e delle scuse ipocrite del presidente Lotito.
Ma commento che sta altrettanto bene a commento della giornata di ieri in Senato: ora veramente la sceneggiata è finita, Verdini entra in maggioranza al posti degli ingrati di MDP (e così il rosatellum diventa anche un po' Verdinellum); e per tenere basso il numero legale, pure la Lega se ne esce dall'aula.

La sceneggiata è finita, non solo quella dei grillini.
Potete smetterla di far finta di preoccuparvi di età pensionabile, dei dati ISTAT e delle banche (Bankitalia, la disfida di burletta tra Boschi e Di Maio ..).

Alessandro Gilioli riassume in questo post la fine di una legislatura, incostituente:
Questa legislatura finisce così, con l'assurdo risorgere di Berlusconi le cui infinite nefandezze ad personam sono state cancellate dalla smemorina - l'unico prodotto che gli italiani assumono massicciamente ogni giorno - ed eccolo qui di nuovo, dimagrito da Chenot e mummificato dai chirurghi, con un nuovo doppiopetto da statista responsabile che però fa alleanze con ogni pulsione di destra estrema - è quella che sale nel Paese, sale sempre quando le classi mediobasse scivolano nella povertà e la sinistra si dà alla latitanza.Questa legislatura finisce così, con più rabbia diffusa e meno coesione sociale di cinque anni fa, con partiti che rappresentano solo ambizioni e caos, senza progetti di affrancamento e riscatto. E senza visioni per la prossima che non siano calcoli di collegio, candidature sicure, addizioni di deputati e senatori che cambieranno di nuovo casacca ma appiccicheranno una qualche maggioranza, peggiorando se stessi e il Paese che sarebbero chiamati - incredibile - a migliorare.

11 ottobre 2017

Un bel favore al m5s

Lo ius culturae non poteva essere approvato – disse il ministro Alfano alla festa de l'Unità – perché, nonostante sia nei valori e nel programma, sarebbe un favore alla Lega di Salvini.
La legge sui vitalizi, che li aboliva, è rimasta ferma alla Camera. Bloccata dalla stessa maggioranza che l'aveva approvata alla Camera.
Non c'è il reato di tortura, non si è discusso della legge sulle droghe leggere, una legge sulla regolamentazione delle lobby e sul conflitto di interesse.
Verrà invece approvata,presumibilmente con voto di fiducia, la nuova legge elettorale, ilRosatellum bis: in molti hanno ricordato i tristi precedenti di legge elettorali approvate con la fiducia nel passato.
Mussolini per le elezioni del 1924, De Gasperi nel 1953 e Renzi nel 2015. Ora Gentiloni nel 2017.

Usando le stesse parole dell'alleato Alfano, un bel regalo al Movimento 5 Stelle di Grillo (già sceso in piazza), che su questa legge, fatta apposta per penalizzarli, baserà la loro campagna elettorale.
Una legge che farà incrementare le liste civetta per raccogliere voti da portare ad una coalizione. Una legge elettorale mezzo e mezzo, con liste bloccate e nominati.
Una legge elettorale che ha trovato tutti d'accordo anche quel PD che, beh erano tanti anni fa, dopo il porcellum invocava il ritorno alle preferenze.

E ora si ritroverà in Parlamento a chiedere il voto di fiducia ai berlusconiani come Brunetta, alla lega di Salvini oltre che ai fidati verdiniani.

Vi ricordate quando i renziani zittivano i sostenitori del no dicendo, ma non vi vergognate di votare come Salvini? Eccovi serviti.
Una legge elettorale, approvata con la fiducia e a pochi mesi dalle elezioni.
Eravamo una repubblica parlamentare, ora siamo altro.
Zagrebelsky nell'intervista a Silvia Truzzi:

Immaginiamo che si approvi una nuova legge elettorale in prossimità del voto e che questa legge sia incostituzionalissima, addirittura per contrasto evidente con i precedenti della Corte costituzionale. Le procedure non consentirebbero di rivolgersi a essa in tempo utile. Si voterebbe con quella legge e le nuove Camere resterebbero in carica tranquillamente, ma incostituzionalmente, in virtù del principio di continuità, già evocato in passato. Non ci si è resi conto per tempo di questa assurdità: la Corte costituzionale ha dato la mano per prima, poi sono venuti i commentatori e i politici eletti che, comprensibilmente, avevano tutto l’interesse a terminare il mandato parlamentare. Con la conseguenza aberrante che le sentenze della Corte non hanno sortito effetto e il gioco può essere ripetuto all’infinito: basta votare la legge quando non è più possibile ricorrere contro i suoi vizi.

10 ottobre 2017

Cambiare il futuro

L'unica via per mantenere la produzione è abbassare diritti e salari: questo ci ripetevano economisti e finanzieri.
Via l'articolo 18, si agli sgravi per assumere e stipendi bassi per neoassunti, altrimenti le aziende scappano.
Ma se si abbassano salari e si tolgono diritti saranno le persone a scappare, finché possono cambiare città/paese.
A questo punto, una volta trasformata l'Italia nella Polonia (o nella Cina) del sud Europa, a chi vendiamo i prodotti italiani? 
Puntiamo solo sull'export? Sulla ristorazione? Tutti camerieri come vorrebbe Briatore?

Dove occupiamo le persone in esubero a Taranto o Genova? E quelle della Perugina, di Almaviva (che risparmiando sui salari riesce ad accumulare risorse per spostare i call center all'estero)?
E, soprattutto, chi si sta preoccupando del loro futuro nei palazzi?
Il partito di Renzi? Quello del jobs act che non piace nemmeno al ministro Calenda?
Oppure il centro destra che in questi anni si è visto applicare (o cercare di applicare) le sue riforme?
Il governo magari, che a breve metterà la fiducia sulla legge elettorale (chissà se questa volta FI parlerà di fascismo renziano)?
Nemmeno possiamo illuderci di Pisapia, forte del suo non partito (che si spera superi il 3%), o degli altri partiti a sinistra del PD.

Ecco, mentre nel palazzo si preparano un'altra volta a blindare il futuro e le nomine, non trovo nessuno in grado di cambiare in meglio il futuro di migliaia (o milioni) di italiani.

08 ottobre 2017

Stabilità, legge elettorale e un programma per il paese

Moody's considera stabile il rating dell'Italia, preoccupa però la stabilità politica
TG1 – ore 13.30

Tenetele bene a mente queste parole: stabilità politica. Sono parole che abbiamo già sentito, venivano ripetute continuamente ai tempi del referendum passato e anche prima.
Serve un governo e una maggioranza stabile per risolvere i problemi del paese, compreso il terrorismo internazionale.

Questo ha prodotto prima le larghe intese, poi una serie di leggi e proposte di leggi elettorali che portavano a questa stabilità drogando il voto con un premio di maggioranza abnorme.
Almeno avessero risolto i problemi del paese

Legge elettorale che i commentatori sui giornali (come sul Corriere  Meli e Verderami) non nascondono nemmeno più che è contro il movimento 5 stelle.
Renzi apre al centro sinistra? Si, un centro sinistra che parte da Pisapia (e Tabacci, e Pisacane) e che arriva fino ad Alfano.
“Con questo sistema sappiamo chi ha vinto la sera stessa delle elezioni”: anche questa è un'altra storiella che ci hanno proponinato per farci digerire Italicum e le sue varianti.
Come se questo non fosse la legislatura dei cambi di casacca, delle maggioranze variabili (con Verdini sempre pronto a dare sostegno al governo).

In realtà la governabilità, il conoscere subito il nome di chi ha vinto le elezioni non servono a nulla se poi ci troviamo qui ancora a discutere di Berlusconi (il Rosatellum è nato appunto da un accordo PD-Lega-FI e Alfano).
Come ha detto ieri Zagrebelsky intervistato da Silvia Truzzi: [il ritorno del cavaliere] “è un capolavoro che ci meritiamo: non siamo in grado di produrre novità politiche”.
Nessuna novità dal centro destra e nulla di nuovo all'orizzonte nemmeno dal centro sinistra o dalla sinistra.
Col Pd a rivendicare numeri e stime che indicano la bontà del governo e delle riforme.
Con i tanti partiti a sinistra che difficilmente staranno assieme, ancora non si capisce se con o contro il pd renziano, con quale programma. Ci aspettiamo sorprese, se vogliamo credere a quello che ha detto Civati l'altra sera ad Otto e mezzo.

Eppure ci sarebbe tanto di cui parlare, se togliamo di mezzo quel milione di posti di lavoro, le stime del PIL, i report dell'OCSE e delle agenzie di rating (che sono sempre le stesse della passata crisi finanziaria).
Quale potrebbe essere il programma a grandi linee?Non ci vogliono mille pagine ma nemmeno il poco spazio che abbiamo a disposizione. Però si potrebbero elaborare proposte concrete sugli argomenti più urgenti che conosciamo tutti: lavoro; flussi migratori; cultura e scuola pubblica; diritto alla salute, corruzione, evasione fiscale. Poi c’è un tema fondamentale: l’ambiente, il territorio, il diritto dei cittadini di avere sotto i piedi una terra sana, accessibile, bella. I cittadini di Taranto non devono vivere nel terrore di ammalarsi per l’aria che respirano, si deve abitare in case sicure e non abusive. E se uno vuole andare in spiaggia deve poterlo fare senza pagare. Sono programmi che costano e allora, oltre a dire che cosa si vuol fare, bisogna dire che cosa non si vuol più fare”.

Siamo sicuri che al centro dei pensieri dei padrini del Rosatellum (e che stanno preparando le liste civetta, i cespugli per le prossime elezioni) siano interessati a Taranto e ai dipendenti dell'Ilva?
Dei giornalisti di Sky di Roma che sono stati lasciati a casa.
O dei dipendenti della Perugina (Nestlè) in esubero.
Degli impresentabili nelle liste per le elezioni regionali, da Pietro D'Alì a Paolo Ruggirello.
Degli studenti che, per l'alternanza scuola lavoro, hanno fatto i camerieri per la festa del PD (o hanno pulito i cessi, come ha raccontato Crozza venerdì sera).

Dei ricercatori costretti ad accettare concorsi e nomine truccate dai baroni dell'Università.

08 giugno 2017

E ora?

L'accordo a 4 tra PD, FI, M5S e Lega sulla legge elettorale è saltato, per un emendamento della Biancofiore (FI) su cui il PD (che fa parte del patto) ha votato contro mentre il m5s a favore.
Il resto lo hanno fatto i franchi tiratori, gli assenti..
E ora, a parte il reciproco scambio di accuse (che forse indica che questo accordo alla fine non lo volevano proprio tutti), cosa succederà?
Si vota col consultellum?
Si va a fine scadenza?

05 giugno 2017

Modello tedesco, impianto italiano

Modello tedesco, con le correzioni all'italiana, con liste bloccate ma una sola pluri-candidatura (e un po' meno sporco di come era uscito).
Trovato forse l'accordo per la legge elettorale, non ci rimane che rassegnarci alla futura campagna elettorale, di cui in questi giorni vediamo gli scorci.
I numeri dell'Istat su PIL e occupazione, lo sconto chiesto alla UE per avere ad ottobre una manovra con meno lacrime e sangue.
E, dall'altra parte, la campagna in stile grillino contro gli avversari grillini: a cominciare da quanto successo a Torino sabato notte, in piazza San Carlo.
Così Trump è uno sciacallo quando attacca il sindaco di Londra Khan, mentre attaccare la sindaca Appendino per rinfacciare le sue responsabilità (che pure sembrano esserci) è esercizio di democrazia.

Speriamo che rimanga spazio per occuparsi anche di altro: la questione delle banche popolari (in Veneto e in Toscana), ad esempio, che significano voti.
Riusciranno i nostri eroi a trovare quel miliardi di investimenti privati per salvarle (oltre all'intervento di CDP)?

E' partita la battaglia a favore della vaccinazione obbligatoria: riuscirà a partire anche una campagna per la salute degli abitanti della Basilicata che hanno la sfortuna di abitare vicino ad impianto Eni?
E lo stesso vale per Taranto: fino a ieri si è usata l'arma del ricatto del posto di lavoro per prorogare l'avvelenamento della città. 
Ora che tutto il castello di carte è caduto, con la vittoria della cordata Marcegaglia Mittal e gli esuberi, tanto vale pensare fin da ora ad un futuro diverso per la città.

A proposito dei numeri sul lavoro: ieri sera mi son voluto rivedere il film di Virzì "Tutta la vita davanti": la neolaureata Marta che finiva a vendere un prodotto inutile in un call center dove si mescolavano mobbing, un trainig autogeno ai limiti del ridicolo e dove le ragazze si chiedevano se andare al bagno più volte durante il turno fosse reato.
Il film è del 2007 e oggi Marta rimpiangerebbe pure quel posto di Co co pro..

Non ti preoccupare, dice una signora anziana alla protagonista, avete tutta la vita davanti.
Al momento solo una perenne campagna elettorale.

01 maggio 2015

Servizio pubblico – dittadura!

Mi fido di te .. cosa sei disposto a perdere: l'anteprima di Michele Santoro inizia sulle parle di Jovanotti.
D'Alema, Fini, Veltroni non lo ammetteranno mai, ma Renzi è figlio loro e dalla loro sconfitta sono nati Grillo e Renzi.
Sono i loro ex seguaci che oggi o si sono accodati al vincitore o si danno il ruolo di attori senza parte.
Bersani, come Monti, come Letta non ha compreso il valore dell'informazione scomoda.
De Bortoli oggi scrive che in Italia i giornali sono scomodi e l'informazione è considerata un male necessario: è un segno di arretratezza del nostro paese.
L'insofferenza all'informazione scomoda è una delle cause della crisi della nostra politica, che ad un certo punto si è trasformata nel dominio di un partito personale. Di un politico che possedeva una tv e ne controllava l'altra.
Berlusconi non ha trovato politici a contrastarlo con una visione non viziata dai conflitti di interesse.
I nemici di B. erano i magistrati, i giornalisti e i ribelli della sua coalizione.
La nostra Costituzione è nata dal rifiuto del fascismo e dalla collaborazione di uomini diversi, repubblicani e monarchici.
La Costituzione non voleva tutelare l'azione della maggioranza ma le libertà.
Le riforme di B e quelle di R hanno in comune un aspetto: considerano centrale la possibilità a chi vince le elezioni di governare senza ostacoli e impicci.
Se l'informazione obietta.. tornano le parole di De Bortoli: “del giovane caudillo Renzi che dire? .. mal sopporta le critiche”.



Quando vediamo Brunetta che urla contro il fascismo di Renzi viene da ridere. Le sedute del parlamento sono una recita.
Siamo in una ditta-dura: il presidente del consiglio controlla il parlamento, siamo una repubblica presidenziale senza contrappesi.
Adesso, tutto tace. È l'elettorato di sinistra che dice “l'asciatelo lavorare”.
La democrazia rappresentativa è diventata delega del potere.
E così, della dittatura di centro ci si fida. Mica è una di destra o di sinistra …

Il partito non si spacca mai” Lotti.
Usciamo tutti più deboli da questa scelta (la fiducia)” Cuperlo
Io non tolgo la fiducia al governo” Damiano
Prove muscolari non sono utili al premier” Gotor. Votare no alla fiducia significa bocciare l'azione di governo.
Ne abbiamo discusso un anno e mezzo” Carbone.
Se andiamo avanti così non rimarrà il PD” Civati.
Qui abbiamo quelli che fanno i girotondi e poi in aula hanno problemi di coscienza” Richetti.
C'è qualcuno che vuole mandare a casa Renzi, lo faccia apertamente....”.

Bertazzoni e le reazioni dei deputati PD, le sceneggiate in aula, grida, insulti, le difficoltà della Boldrini nel tenere l'aula.

Bersani “bisogna tornare al Pd, ai suoi valori .. adesso vediamo .. la fiducia sulla legge elettorale è una cosa seria .. che il parlamento sia zittito sul tema della legge elettorale può essere un fatto serio ..”.

La Camera approva. Amen.

Per scuotere l'indifferenza sulla situazione politica – spiega Santoro – ho chiesto l'aiuto a due donne: Lorenza Carlassare, la costituzionalista e Amalia Signorelli l'antropologa.

Renzi, alle critiche sulla fiducia, risponde che stanno facendo la legge elettorale finalmente, per poter fare le cose senza rimanere impantanati nella vecchia politica.
È un'obiezione che nasconde una insidia.

Sono parole vecchie, risponde Carlassare: queste parole , “fare presto, non ci si può arenare”, sono nel discorso di Mussolini quando ha approvato la legge Acerbo nel 1923.
Il primo atto importante del fascismo è stato la legge elettorale. Gli argomenti sono questi: molte persone si erano convinte da queste argomentazioni, era convincente dire che bisognava uscire dalla palude. Tanto non importa il Parlamento..
I popolari erano divisi su questa legge, l'unico che la osteggiò era Don Sturzo: disse che, con questa legge, gli mettiamo in mano il potere. E così successe.
La gente ha memoria corta, la Costituzione non si studia: queste cose sembrano da sofisti, non si deve ragionare, si deve fare presto.
Se uno fa da solo, fa presto.


Si deve pensare al futuro e al peggio: chi arriverà dopo Renzi? Il punto debole della proposta quali sono?
I premi, per esempio: non hanno portato bene nemmeno alla DC. La legge truffa portava un premio alla coalizione. Pertini andò da Einaudi chiedendogli di non approvare questa legge votata con la confusione.
Oggi si da il premio al partito e non alla coalizione che prende il 50% più 1.
La maggioranza, nella legge De Gasperi, c'era già: è una differenza essenziale.

Se nessuno raggiunge il 50 più 1, il premio non scattava (con la legge truffa): invece qui la soglia è a 40% (dal 35%). Se non lo prende nessuno, si va al ballottaggio con due gruppi che hanno preso magari il 20-22%.
E chi vince si prende il Senato, la Camera, il presidente della Repubblica.

Io non ho desiderato che queste riforme non andassero in porto: ma vanno contro quello che ha detto la Consulta contro il porcellum.
Che ha spiegato come la governabilità non può essere fatto a discapito della rappresentanza. Non ci sono le preferenze (ci sono per i non capolista) …

Michele Emiliano: da anni cerchiamo di correggere il porcellum, per fare in modo che i cittadini esprimano le preferenze. L'Italicum consente di esprimere un nome, non per i capilista.
I cittadini chiedono rapidità nel risolvere i loro problemi: si deve cambiare, potremmo correggere i rischi di questa legge, obbligando i partiti a fare le primarie, ad avere uno statuto.
Obbligare un partito ad essere scalabile, ad avere una democrazia interna: sposterei le garanzie dentro i partiti.
Per me era pericoloso vivere nel partito, nella ditta, perché non mi schieravo.
Se non approviamo questa legge, non la cambiamo più e rischiamo di fare governi con Putin: non vogliamo più essere obbligati a fare larghe intese.
Serve una norma che sblocchi la tripartizione della politica.

Fassina: tra chi non ha votato la fiducia c'è gente che ha rinunciato la poltrona. La logica di Richetti la si deve applicare a quanti hanno poi votato la fiducia.
Le riforme servono e si devono fare: ma si può andare indietro con le riforme.
Si sono votate le pregiudiziali a voto segreto: se volevamo far cadere il governo, si usava quell'occasione, che invece è passata con molti voti di differenza.
Si mette la fiducia perché la legge è caratterizzata su questo Pd e si voleva togliere di mezzo ogni emendamento, che avrebbe potuto correggere i problemi.
Come la possibilità di fare alleanze in ballottaggio: le nostre proposte erano prerogative del Parlamento, non vendette contro il governo.
Renzi vuole questa legge elettorale, la legge del governo.

Non ho partecipato al voto non perché non ho le palle: non ritengo accettabile il ricatto al parlamento, col voto di fiducia. O fiducia o cade il governo.
Lunedì sera voteremo no alla legge elettorale.

Sondaggio su Renzi da EMG:
Comprereste un'auto usata da Renzi: 69% no.
Agli elettori del PD: la risposta è si all'80%.

Prima impressione dal sondaggio: la strategia decisionista coalizza il partito all'interno: la minoranza è vista come perdente, ma nell'opinione pubblica prevale lo scetticismo.

Signorelli, l'antropologa: serve ricorrere alla storia, purtroppo. Il paese ha il governo che si merita:
gli italiani sono contenti di farsi i fatti loro, la frase per rappresentare gli italiani è “farsi i fatti propri”. Curarsi gli affari e anche non impicciarsi.


Una fetta cospicua del Pd ha delegato a Renzi la politica. E un'altra parte di scettici che esprime sfiducia: la mia posizione cambierà se riesco a cambiare io.
A me ha dato fastidio il metodo, ho visto che nella Costituzione c'è scritto che una legge elettorale deve uscire da una collaborazione, non da una fiducia.
La percezione degli italiani è che la Costituzione può essere disattesa, tanto non succede niente ..

L'intervento di Travaglio:


Caro presidente Mattarella .. alla Camera stanno succedendo cose strane, il presidente del Consiglio, non eletto, si crede il capo del Parlamento.
Renzi vuole mettere la fiducia su una legge che una parte del suo partito non vuole: una minaccia al suo partito.
Potrebbe ricordare a Renzi che chi scioglie le Camere è lei e non lui?

Napolitano lo imploravamo per stare zitto, lei di parlare. Oggi i giornali sono uffici stampa di Renzi. Ci rimane solo lei. Ha insegnato diritto Parlamentare, sa che gli unici che hanno messo la fiducia sono stati Acerbo e Scelba.
Ha insegnato diritto costituzionale: all'articolo 70 si spiega che la fiducia si mette su leggi normali.
Articolo 67: il parlamentare non ha vincolo di mandato. Renzi lo sa? Ha sostituito i deputati in commissione che volevano votare contro l'italicum.
Renzi ha tradito il mandato degli elettori coi capilista bloccati e con i senatori nominati.

La sovranità appartiene al popolo, che elegge il parlamento che sceglie un governo.
D'Alimonte parla di elezione diretta del capo del governo, senza aver cambiato la Costituzione.
Il capo del partito che prende i voti, prende tutto. Dalla Rai al CSM.
Lei è stato nella Consulta che ha bocciato il porcellum.
Renzi sta usando la maggioranza incostituzionale del porcellum, per scassinare la Costituzione violare le regole.
Nel 2005 Mattarella in aula aveva attaccato Berlusconi “vi state facendo la vostra Costituzione, ma le istituzioni sono di tutti, anche della minoranza”.
Dovrebbe ripetere queste parole anche a Renzi.

Carlassare ha sollevato una critica all'intervento Travaglio, spiegando come Mattarella non può entrare nella discussione parlamentare: al limite può rimandare indietro la legge, motivandola.
Il voto è uguale anche in uscita: non solo ognuno può votare, ma il voto di quelli che sono finiti in minoranza non può contare niente o poco, rispetto al voto finito alla maggioranza.
La Consulta ha detto che il porcellum viola il principio di uguaglianza.

Renzoni: game over dopo l'Italicum? No, nella minoranza stanno pensando alla vendetta. Di D'Alema, che vuole far cadere il governo che doveva saltare sul jobs act.
Bersani e Speranza dissero che viene prima la ditta e non vollero far cadere il governo.
Renzi Lotti e la Boschi hanno chiamato i parlamentari: Leva e De Giorgis hanno confermato le promesse.
Sapete quanti deputati hanno aperto un mutuo?
Il governo cadrà in Senato, basterà fare un gruppo autonomo.


Il partito della nazione è nato: nelle regionali stanno accorrendo nel PD molti pezzi del centrodestra. Emiliano mette su due liste civiche: così i voti del PD diminuiscono e imbarca di tutto.
Il coordinatore di Emiliano viene dall'UDC, Spina. Campione di trasformismo.
Eupreprio Curto era iscritto all'MSI, si candida con UDC ma sostiene con Emiliano.
Il meccanismo è lo stesso ovunque: De Luca è sostenuto dai cosentiniani.
Renzi non ha dubbi: l'importante è vincere.
Verdini ha già pronte le valige per entrare nel partito del vincente. Renzi.

Le ideologie sono già superate.

Emiliano ha risposto alla questione degli ex centrodestra imbarcati, spiegando che nelle regioni è comune che succeda: anche Vendola ha avuto come assessore un ex iscritto ad AN.
Gli ex di centrodestra stanno cercando ora una collocazione, avendo perso l'egemonia politica in regione. Egemonia che ora ha il centro sinistra.

L'egemonia di cui parla Emiliano (e Renzi) ha un prezzo: si governa col centrodestra, dimenticandosi del percorso e del fine del governare. Si governa per fare cosa? Per fare una piattaforma diversa da quella del tuo elettorato?
Renzi sul lavoro ha approvato il modello della destra.
O nella scuola, col preside padrone che può decidere su tutto.

Fassina ha parlato di un riposizionamento culturale del partito democratico: è diventato un partito dell'establishment, che lascia fuori fasce crescenti di classe economica e politica.
Si costruisce un partito su un consenso ristretto: quel 25% che mi vota diventa la maggioranza politica del paese.
Si restringono gli spazi politici di rappresentanza: la sinistra dovrebbe cambiare e invece siamo legati dal trasformismo.
Perdiamo Cofferati e prendiamo la fiducia da Bondi.

Emiliano vs Fassina su larghe intese e transfughi dal centrodestra: Fassina ha governato con gli ex FI, e andava bene? E ora non va bene Bondi? Emiliano imputa a Fassina una doppia morale .

Altro sondaggio:
Ha più fiducia in Renzi dopo un anno: 58% no.
Fiducia in Renzi? 34%.

Le ideologie le abbiamo buttate via: la Signorelli ha spiegato come questo sia una sciocchezza, non si vive senza ideologie. Scegliersi i compagni di strada come si vuole, a seconda dell'obiettivo, non è naturale.
Le ideologie ti proponevano una stile di vita. Oggi passano le ideologie dei soldi, del successo, del tanto non succede niente.

Come femminista non voglio l'obbligo delle donne dentro una legge elettorale.

Giulia Innocenzi al parco Trenno, qui ragazzi #noexpo.
Le ragioni del no ad Expo: l'opera è una promessa tradita, dicono queste persone.
Una falsa promessa, debito tossico, alimenta opere inutili, si crea un sito che viene smontato, un'area che non si sa che fine farà. Il cibo diventa merce, il lavoro che viene sminuito.

Expo è un'opportunità? La carta di Milano contro la fame nel mondo è una cosa buona?
I partner di expo sono mc Donald e Coca Cola, Sanpellegrino (in prima fila nella privatizzazione della gestione dell'acqua). Eni che parla di sviluppo sostenibile mentre è indagata per corruzione.
Sponsor che rendono non credibile Expo.

Expo volano dell'economia? I posti di lavori reali sono pochissimi.
I turisti in più sono solo 5000.
Con 10 miliardi di euro potevamo ricostruire Pompei e rivalorizzare le aree del paese.

L'idea originale di Expo era un'altra: doveva essere il polmone verde di Milano. Non una colata di cemento.

Le opere collegate di Expo costano 11 miliardi.
I padiglioni per l'Italia costano più di 1 miliardo.
Il progetto approvato dal bureau era diverso: campi coltivati, serre. Oggi c'è una piastra che copre il terreno e impermeabilizza tutto.
70mila tonnellate di acciaio: oggi rimane un debito da 160 ml di euro. Sul groppone di comune e regione, che hanno acquistato le aree, non era mai successo prima.

La società Arexpo, che ha comprato i terreni ha scelto i terreni di Cabassi: era venditore e compratore. Terreni comprati a caro prezzo: terreni passati attraverso una variante urbanistica, che ha fatto crescere il valore. Da 10-20 euro a 150 euro …
I terreni erano da bonificare: l'appalto della CMC è stato vinto col ribasso. Ma poi i costi sono esplosi.

Questa esposizione è l'immagine della classe politica, dice Mattia Calise del M5S. Con Mc Donald che parla di nutrizione.

Santoro ha commentato la pioggia di critiche che sono piovute su twitter e su FB contro i no expo. Non possiamo dubitare nel capo: è quello che mette assieme le persone.
Chi critica Mc Donald è passatista. Punto e basta, senza argomentare.

La lezione sulle ideologie di Carlassare su Emiliano, che era comunista e oggi si pente di quel PCI del centralismo democratico.
Sposando il centralismo renziano.

Emiliano considera, se ho capito bene, come ideologie solo quelle del regime comunista (che gli impediva di mettere i calzoni bianchi). Ma sono ideologie anche il neo liberismo, la delega in bianco verso la politica, l'amore per l'uomo forte.
E sono ideologie anche i valori contenuti nella nostra Costituzione.
Per esempio quando parla di combattere tutte le diseguaglianze: le diseguaglianze sul lavoro, sulle condizioni di vita.

È antico tutto questo?

30 aprile 2015

Perché, signori miei ...

Leggendo qua e la i commenti sull'Italicum:
Come si fa a dare del fascista a Renzi? Era fascista anche Moro allora?

Abbiamo discusso per un anno, ora basta. La legge va approvata così ..

Ma questa legge almeno garantisce la governabilità e la governabilità serve per approvare le riforme e le riforme servono per far uscire il paese dalla crisi

Sapete solo criticare -insultare - aggredire - dire di no ..

E anche: 
se questa legge l'avesse fatta B. e avesse imposto la fiducia ..
(e parliamo della fiducia sull'Italicum, sulla legge bavaglio che blocca la pubblicazione delle intercettazioni ..)

Quando la discussione politica si abbassa a discussione da bar (arbitro cornuto, sapete solo rubare ..), scendere a questo livello di discussione è pericoloso. Perché a governare la discussione non è più il buon senso, l'onestà intellettuale, il ragionare.

Questo governo ha posto la fiducia sulla votazione alla Camera della legge elettorale, nata dal patto del nazareno tra il segretario del partito di maggioranza col leader di un partito di opposizione decaduto.
Questa legge elettorale non è stata discussa in parlamento ma altrove. Le pregiudiziali (per esempio sul premio alla maggioranza dato alla lista), le possibili modifiche venivano bloccate dicendo che c'era il patto da rispettare.
Non il parlamento, non la volontà degli elettori. Ma il patto con Berlusconi.

La questione della governabiiltà: è vero che serve un governo stabile che abbia una maggioranza stabile per governare.
Ma anche Silvio aveva una sua maggioranza forte. Ha governato bene?
Era il governo che voleva mettere il bavaglio alla stampa, che voleva costruire le centrali nucleari con l'esercito posto a difesa. Ce lo ricordiamo ancora, vero?
Più che la governabilità, servirebbe puntare alla qualità degli eletti.
Che entrano (e entreranno) in lista solo perché fedeli o perché garantiscono un loro pacchetto di voti.

Sapete dire solo di no: lato mio, dopo la bocciatura della Consulta (che prima ancora aveva giudicato inammissibile il referendum per togliere il porcellum ..), si doveva andare al voto col proporzionale (che garantiva tutti, grandi e piccoli) e solo con un nuovo parlamento più rappresentativo, si poteva procedere con la riforma. 



Moro e la legge truffa: la legge truffa di De Gasperi dava il premio di maggioranza al gruppo di liste collegate e solo se si superava il 50%.
Come al solito si cita il passato come fa comodo.

Durante la discussione sulla legge elettorale, Moro disse
«Anch´io sono disposto a riconoscere che la democrazia non è soltanto il regime della maggioranza, ma è il regime del rapporto necessario, della garanzia permanente di esistenza e funzionalità, ciascuna nel proprio ambito di una maggioranza e di una minoranza. Bisogna che la maggioranza possa orientare, dirigere, prendere iniziative e decisioni e che la minoranza possa con forza e sicurezza operare, secondo la sua funzione di controllo, proporre alternative, permettere eventuali mutamenti nell´orientamento del Paese». 
Con questa legge e con questa riforma costituzionale si toccano, sbilanciandoli, il pesi e i contrappesi dentro le nostre istituzioni: l'esecutivo ha una maggioranza stabile e certa, non ha più il doppio passaggio Camera e Senato per le leggi, per i decreti c'è la corsia preferenziale (e fino ad oggi Renzi ha governato per decreti soprattutto). 

E oggi i nostri deputati sono costretti a votare non secondo coscienza ma pensando alla cadrega.
Tutto bene?

PS: chiaramente se certe cose le avesse fatte B. saremmo sulle barricate. Ma si sa, fare opposizione stanca .. Come è comodo stare dalla parte dei vincenti.

16 aprile 2015

Il tempo delle decisioni forti

"Se le posizioni della minoranza rimarranno inamovibili non c'è alternativa alla fiducia".
Lo conferma in un'intervista a la Repubblica la vicesegretaria del Pd Debora Serracchiani, a poche ore dall'assemblea del gruppo alla Camera sul testo della legge elettorale, che Area Riformista non intende votare senza radicali correzioni. 


"Se si discute e si decide a maggioranza in un modo, poi il metodo dovrebbe essere che si vota tutti secondo quanto è stato deciso".
Roberto Giacchetti vicepresidente della Camera. 

Gli unici momenti in cui il PD si è trovato unito, ieri sera, è stato quando si parlava delle intercettazioni «C'è una partita che dobbiamo chiudere, che è il tema delle intercettazioni» ha raccontato ieri Matteo Renzusconi.
E' intollerabile lo sputtanamento dei nostri (intesi come politici) sui giornali solo perché frequentano tizio, prendono soldi da caio, sono in affari con Sempronio.
Come ha spiegato il garante Soro, non tutto ciò che è di interesse pubblico deve essere pubblicato (il senso era quello).

Poi si arrabbiano quando Landini spiega che questo è peggio di Berlusconi (che almeno era stato eletto.. ).
Uno che ha scalato il partito, promettendo il contrario di quello che sta facendo, che governa coi presi per le elezioni dove il programma era un altro.
E che ora minaccia di usare la fiducia su una legge elettorale di nominati, con un premio per la lista vincente vergognoso e dove alla fine viene fuori che i deputati saranno dieci in più.

E' arrivato il momento delle decisioni forti, impegnative e improrogabili.

21 gennaio 2015

Il nazareno e la voce dei cittadini messa a tacere

L'intervista di Silvia Truzzi alla costituzionalista  Lorenza Carlassare sul Fatto quotidiano
“Il Nazareno vuole mettere a tacere la voce dei cittadini”
di Silvia Truzzi
"Distorce il voto” avevano scritto del Porcellum i giudici costituzionali, esattamente un anno fa. Dodici mesi dopo la proposta di modifica della legge elettorale non convince molti costituzionalisti. Tra loro c’è Lorenza Carlassare, professore emerito a Padova.

Professoressa, Renzi dice: la questione dei capilista non è decisiva.

Invece è assolutamente decisiva! A parte il partito che prende il premio di maggioranza, praticamente gli eletti degli altri partiti sarebbero tutti nominati. Soprattutto questo sistema va contro la sentenza della Corte costituzionale sul Porcellum. I giudici hanno insistito moltissimo sul tema della rappresentanza, del collegamento con gli elettori. E certo questo sistema dei “capilista bloccati” non corrisponde alle indicazioni della Consulta.

Che pensa delle candidature plurime?

Non c’è nessuna possibilità che il cittadino sappia chi verrà eletto. Se un candidato può presentarsi in otto collegi e, mettiamo, vince a Padova e opta per Milano, allora a Padova andrà un candidato che non è stato votato. Non è vero che con le liste corte il cittadino sa sempre chi vota, perché con le candidature plurime il risultato finale può essere diverso. Io voto lei, ma lei sceglie un altro collegio. Al suo posto verrà qualcun altro che io non ho scelto: il partito può avere un ruolo fondamentale in questo meccanismo.

Si ripropongono i dubbi di costituzionalità del Porcellum?

Molti, tutti incentrati sulla perdita di centralità del principio di rappresentanza. E non dimentichiamo la riforma del Senato...

...ecco: l'esecutivo vuol proseguire speditamente anche sulla riforma costituzionale. Il che porterebbe da un lato una Camera eletta con questo sistema, dall’altra un Senato di nominati.

È molto importante capire che non si può ragionare separatamente: la legge elettorale deve essere analizzata insieme alla riforma del Senato. La visione deve essere complessiva, perché è dall’orizzonte unitario che si capisce dove il patto del Nazareno vuole arrivare. Non si tratta nemmeno di un’elezione di secondo grado, ma di una cooptazione: i grandi elettori sono di fatto molto pochi. È un partita che si gioca all’interno delle segreterie. L’obiettivo finale è tacitare completamente i cittadini, che nell’elezione del Senato non hanno voce. Nella formazione della Camera si trovano di fronte a un meccanismo elettorale che tende ad alterare il risultato del voto popolare. Non dimentichiamo quanto il premio di maggioranza modifichi il risultato.

Il messaggio sembra essere: il prezzo della governabilità è un restringimento degli spazi di democrazia.

Bisogna tener conto di entrambe le esigenze, ma non si può fare a scapito degli equilibri democratici. Mussolini, nel 1923, chiarì a cosa serviva il premio di maggioranza: che “l’Assemblea eletta sia la più capace a costituire un governo... atto a risolvere nel modo più rapido, fermo e univoco tutte le questioni... non impacciato da preventive compromissioni, non impedito da divieti insormontabili, non soffocato da dissidi, non viziato nella origine da differenze ingenite di tendenze e di indirizzi”. Nessuno spazio per le opinioni diverse: l’elezione è intesa “più come atto di selezione del Ministero che come definizione della rappresentanza il cui ruolo è destinato a diventare del tutto secondario”. È una riforma che ha l’unico scopo di decidere velocemente: un argomento che dal 1923 si ripropone ancora oggi.

Bisognerebbe ricordare anche che il Parlamento che procede alla riforma costituzionale è un parlamento fortemente delegittimato dalla sentenza del gennaio 2014. Non è un dettaglio.

Questo Parlamento non dovrebbe fare nessuna riforma costituzionale, nessuna! La Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la legge con cui è stato eletto, pur ammettendo che il Parlamento possa restare in carica fino alle nuove elezioni, in modo da non bloccare la vita dello Stato. Ma non si può andare avanti all’infinito, per di più facendo riforme costituzionali: le Camere hanno una legittimazione molto scarsa. In più la situazione politica è opaca: di questi accordi del Nazareno non si quasi nulla. Il nostro presidente del Consiglio si accorda, prima che con i suoi, sempre con Berlusconi. E lo fa segretamente: la democrazia è fatta di dibattiti, di discussioni, di pubblicità, di dibattiti in Parlamento. Non di accordi segreti, cui non assiste nessuno al di fuori di Verdini, che tra l’altro ha diversi problemi penali.

Lei quale soluzione vedrebbe?

Una legge elettorale il più possibile orientata al sistema proporzionale, che sarebbe in grado di ricomporre tutte le fratture che ci sono nel Paese. Un Parlamento così eletto rappresenterebbe davvero i cittadini: sarebbe legittimato a fare le riforme costituzionali.
Un parlamento di nominati che votano come vuole il capo. Un governo che esprime una nuova  maggioranza (Renzi Berlusconi, nemmeno PD - FI) ma nessuno ha il coraggio di dirlo ai cittadini.
Il patto del nazareno che prevede (ormai è chiaro) l'agibilità piena del condannato tramite la legge 19 bis sulla delega fiscale (che Renzi ha messo al fresco).

15 luglio 2014

I padroni del patto

Il patto del Nazareno tiene.
Da una parte Renzi e i suoi: "Dovendo azzardare dei tempi, potremmo dire che entro il 2014 si approva definitivamente la legge elettorale. Mentre l'approvazione definitiva della riforma costituzionale deve avvenire nel 2015, per poi procedere all'eventuale referendum".
Dall'altra Berlusconi e Verdini: il primo è sotto processo in Appello per la telefonata "intimidatoria" alla Questura, per liberare Ruby. Il secondo è stato appena rinviato a giudizio: "Il senatore di Forza Italia Denis Verdini è rinviato a giudizio nell'inchiesta sul Credito Cooperativo di Campi Bisenzio, la banca che ha guidato per 20 anni fino al 2010. Le accuse vanno dall'associazione a delinquere (per lui, per il consiglio di amministrazione e per i sindaci revisori), bancarotta e reati sui finanziamenti ottenuti dal Giornale della Toscana".

Ecco, questi sono gli attori della riforma epocale, quella da sbandierare in Europa, pena il rigore e la fine dentro la palude stagnante in cui prima di Renzi eravamo finiti.
E' bene tener presente che gli ultimi due pure hanno governato (o fatto parte del partito di maggioranza che ha governato).
Tutto questo va ricordato per un motivo preciso: perché trovo intollerabile che in questo paese il diritto di critica sia stato abolito e chi lo fa viene delegittimato, ribaltandogli addosso tutte le colpe.
Come Renzi e Boschi, nemmeno Mineo, Minzolini e Grillo erano in politica prima del 2013.
E dubito che si oppongano a questa riforma per tenersi un'indennità (che tra l'altro rimarrà per tutti i mille giorni necessari a Renzi per riformare il paese).

Silvia Truzzi ha intervistato il "professorone" Rodotà sul nuovo modello istituzionale “Avremo un governo padrone del sistema costituzionale”. C'è dentro tutto: la delegittimazione di chi si oppone, le decisioni prese senza trasparenza, il rischio di una maggioranza senza controllori (i decreti inemendabili, la maggioranza che si può scegliere presidente della Repubblica e i giudici della Corte Costituzionale ...).

Mentre al Senato comincia il dibattito sulle controriforme, Stefano Rodotà, già professorone, risponde così al telefono: “Il mio stato d’animo è terribilmente malinconico. Poteva finire in modo molto migliore di come si avvia a concludersi”.
Siamo un Paese alla rovescia: chi insinua dubbi sulla legittimazione degli oppositori o è membro di un’alleanza di governo che nessun cittadino ha votato o di un Parlamento fortemente sospettato di legittimità dalla sentenza della Consulta sul Porcellum.
È una vecchia tecnica: invece di discutere le tesi dell’interlocutore, lo si delegittima. Mi spiace perché la famosa lettera dei professoroni aveva messo in modo un meccanismo virtuoso, di iniziative parlamentari che andavano verso un processo riformatore, che non era in contrasto con la democrazia. Invece chi sostiene un’idea di riforma non brutale e semplificata, viene apostrofato come gufo o rosicone. Alla peggio lo si accusa di voler salvare lo stipendio.

Al Corriere della Sera, domenica il premier ha anche dichiarato “Mi piacerebbe discutere sulle grandi questioni del disegno di legge costituzionale”.
Ma chi gliel’ha impedito? Ha avuto sul suo tavolo una tale ricchezza di proposte che certamente questa auspicata discussione avrebbe potuto aver luogo! Solo che si è preferito andare avanti senza confronti. La domanda che dobbiamo porci è: Renzi e il suo gruppo dirigente hanno la cultura costituzionale adeguata per caricarsi il peso di questo cambiamento radicale?

Parliamo del merito. La questione centrale è analizzare la riforma del Senato insieme alla nuova legge elettorale che dovrebbe sanare l’illegittimità del Porcellum alla Camera.
E quindi torniamo al patto del Nazareno. Quante volte abbiamo chiesto di conoscere i punti di questa intesa e quante volte siamo stati liquidati con un “ma cosa volete”? Siamo costretti a dar ragione a Fitto - a Fitto! - che chiede chiarezza all’interno di Forza Italia! Non vogliamo chiamare il combinato disposto del nuovo Senato più Italicum “svolta autoritaria”? Diciamo allora che assisteremmo a un enorme accentramento di potere nelle mani dell’esecutivo e del premier. Alla diminuzione, e in qualche caso alla scomparsa, di controllo e contrappesi. Se questi poteri e contropoteri sono esclusi dal procedimento democratico – governo e attività legislativa – allora la funzione di controllo viene spostata all’esterno. Cioè sulla Consulta che viene caricata di un compito politicamente molto delicato. Ed è ciò che ha costituito l’oggetto della critica degli ultimi vent’anni, troppo potere alla magistratura. Ma se le forme di controllo all’interno del processo politico vengono eliminate, è ovvio che si spostano all’esterno. Non ci sono più gli equilibri costituzionali.

A cosa porta tutto questo?La maggioranza viene costruita attraverso una legge maggioritaria e un premio molto alto: quindi nelle sue mani finiscono tutti i diritti fondamentali. Aggiungo: nessuno può essere preso in giro a proposito dell’elezione del presidente della Repubblica, che sarebbe maggiormente garantita con lo slittamento al nono scrutinio dell’abbassamento della soglia di maggioranza. La storia di questi anni – in alcuni si è arrivati anche al 22esimo scrutinio – racconta che basta aspettare. Rinviare nel tempo la necessità della maggioranza non qualificata non garantisce proprio nulla.

Chi va al governo con l’Italicum controllerà direttamente o indirettamente 10 dei 15 giudici costituzionali (5 nominati dal Parlamento e i 5 scelti dal Quirinale).
La maggioranza può impadronirsi del presidente della Repubblica e dei giudici costituzionali. Mi spingo più in là: avremo un premier e un esecutivo che si impadroniscono del sistema costituzionale, senza forme efficaci di controllo. Ora si devono eleggere due membri della Corte che sono in scadenza: siamo alla sesta votazione perché si aspetta un accordo tutto politico. Scadendo il presidente, la Corte deve immediatamente provvedere, ma lo farà con un organico che non è pieno, 13 giudici su 15. Anche l’ultimo presidente è stato eletto con un solo voto di scarto: tutto questo incide, pesantemente, sulla sostanza degli equilibri costituzionali. Invece di preoccuparsi di mettere la Consulta nella situazione formalmente giusta per eleggere il presidente, si discute dei nomi di politici. Un fatto gravissimo che dimostra lo spirito che accompagna la fase che stiamo vivendo.

Cosa pensa della ghigliottina in Costituzione, con la limitazione di emendamenti e ostruzionismo?
Il voto bloccato altera il processo legislativo. La velocità di cui si parla, finisce per travolgere la discussione: l’unico interesse è eliminare i punti di vista critici e arrivare al risultato . Una volta costruita la famosa maggioranza blindata, in teoria non ci sarebbe bisogno della ghigliottina. Invece oltre alla legge maggioritaria, s’introduce anche la ghigliottina: un’altra riduzione di spazi democratici.

Dicono: chi si oppone è contrario all’innovazione.Le soglie dell’8 e 12 per cento previste dall’Italicum chiudono completamente gli spazi a nuove aggregazioni politiche. Questi numeri vogliono dire: non entra più nessuno. Trovo in questa riforma uno spirito di conservazione, di garanzia delle posizioni acquisite. I cittadini, più si va verso un parlamento non rappresentativo, più ritengono di avere diritto a strumenti di partecipazione importanti. Portare a 800mila le firme per un referendum, addirittura a 250 mila le firme per un disegno di legge popolare, è esattamente il contrario di ciò che si chiede. Il referendum in Italia ha avuto un ruolo fondamentale : nel 1974, sul divorzio, ha sbloccato il sistema politico. È sconvolgente la volontà di andare in così palese controtendenza: si fanno diventare impraticabili gli strumenti di partecipazione. L’idea è non disturbare il manovratore: non si vuole che i cittadini non dico interferiscano, ma che intervengano. Invece sarebbe stato necessario introdurre il referendum propositivo e aumentare le forme di controllo diffuso.

05 marzo 2014

Il piddi ha cambiato verso?

Ma siamo sicuri che il piddi renziano ha cambiato verso?
Prima governava con le larghe intese con B. e i diversamente alfaniani e ora governa con Alfano e B. e assieme a loro ha trovato l'accordo per la legge elettorale.
Quella specie di obbrobrio che se l'avesse fatto Letta il Renzi che fu l'avrebbe sotterrata con un tweet.
L'accordo sull'Italicum è una sorta di polizza sulla durata del governo che di fatto impedisce di tornare alle elezioni: perché alle due camereci sarebbero leggi elettorali diverse, perché se si aspetta che si abolisce il Senato passeranno mesi.

Nel frattempo B. potrà scontare ai servizi la condanna e prepararsi al ritorno.
Dei suoi problemi se ne occuperà il governo, per interposta persona. Della giustizia e delle televisioni.
Al Senato è stata rinviata la votazione per le intercettazioni di Verdini sull'inchiesta P3.

Aveva promesse una riforma al mese, Renzi. Se questo è l'inizio, meglio togliere mano.
Al momento, più che una riforma, è arrivato un aumento delle tasse al mese: quella della casa, cui però sono esentati edifici di culto e onlus.

Cambieremo verso anche su cultura (Pompei che crolla, le scuole senza soldi), evasione (Equitalia che recupera solo il 12% dell'evaso accertato, le norme pro evasione), giustizia (prescrizione, tribunali intasati per la troppa burocrazia), meritocrazia (le nomine dei manager delle aziende di stato)?

25 luglio 2013

I sicari di Trastevere: I deputati telegrafo e la speculazione dei beni ecclesiastici


Per quale motivo è stato ucciso Raffaele Sonzogno, direttore del quotidiano La Capitale, ucciso con 17 coltellate nei giorni del Carnevale del 1975 a Roma?
Per motivi futili, come sembra dai primi rilievi? Ucciso per mano di una banda di balordi del popolino romano come Frezza, detto spaghetto, l'assassinio, colto in flagrante.
Per motivi passionali, come sembra indirizzarsi l'indagine della polizia, che segue una pista passionale che arriva fino a Giuseppe Luciani, candidato in Parlamento coi soldi della Banca Romana ma anche amante della moglie del giornalista?
Oppure ci sono motivi politici dietro questo delitto eccellente, che partono dalla banda della malavita di Trastevere, per arrivare su fino agli scandali che Sonzogno, giornalista di sinistra, denunciava sul suo giornale senza nessun timore reverenziale?

Uno dei primi “cadaveri eccellenti” della storia dell'Italia Unita, l'omicidio Sonzogno, nel racconto dello sceneggiatore Roberto Mazzucco porta dritto dritto allo scandalo sulla speculazione dei beni ecclesiastici della Chiesa.
Beni che avrebbero dovuto essere incamerati dallo Stato, affinché terreni, case e soldi potessero essere utilizzati per il bene comune, per risollevare la situazione dei cittadini.

Liberata Roma, il luogotenente La Marmora aveva emesso un decreto per congelare i beni ecclesiastici nella capitale in attesa dell'applicazione della legge del '66 negli ultimi territori liberati.
Si trattava di un grosso capitale. Undici secoli di governo esercitato senza opposizione e senza controllo avevano reso la Chiesa e i suoi bracci operativi immensamente ricchi.
Scopo del decreto era impedire l'affrettata alienazione delle proprietà degli enti religiosi, in previsione dell'applicazione della legge [..] Ad onta del decreto, in tre anni, gli ordini avevano già alienato un terzo dei beni, sottratti al demanio e serviti caldi caldi a compratori eccitati. Come sempre all'avanguardia del clero, furono i gesuiti a violare per primi e in modo massiccio la legge: i loro terreni, siti tra Castro Pretorio e le Terme di Diocleziano furono venduti ad acquirenti in maggioranza stranieri: svizzeri, belgi, austriaci.
Visto il totale silenzio delle autorità laiche, i clericali presero coraggio. Perché vendere soltanto? Così, quando l'oscillante governo Lanza portò alla Camera la proposta che estendeva la legge del 7 luglio 1866 ai nuovi territori liberati., venne aggiunto un sottile codicillo. L'esproprio riguardava sì i beni ecclesiastici in Roma, ma non quelli di proprietà delle Case Generalizie degli ordini. In pratica, nessuno, perché a Roma avevano sede tutte le case generalizie religiose e non esistevano quindi dipartimenti periferici [..]
E' il momento in cui la finanza cattolica si salda alle gigantesche imprese immobiliari private. Come denunziò Sonzogno in un articolo, gli speculatori in tonaca - come il De Merodé tuttora vivo e vegeto - divennero i migliori alleati del governo italiano.
[..]
Il governo conservatore non aveva alcun interesse ad alienare il patrimonio immobiliare ecclesiastico per farne demanio pubblico. Proprietari terrieri e soci SPA erano invischiati sino al collo negli interessi dell'edilizia. Tuttavia, poiché lo spirito del Risorgimento non era ancora spento del tutto, quando la proposta arrivò alla commissione parlamentare competente – febbraio 73 – venne bocciata , sia pure per un solo voto.
[..] in Parlamento capitò un più grave cedimento. Un deputato cambiò opinione, informò i colleghi che ci aveva ripensato. Riportata in votazione, la legge passò alla Camera dove la manovra del governo sarebbe stata più agevole. Quel deputato era l'onorevole Pisanelli.
Sonzogno aveva compreso l'importanza della posta: sul giornale pubblicò in neretto un allarmante avviso sull'imminente scrutinio e mise in guardia contro il mutamento d'opinione di qualche membro della commissione.
Tutto inutile: messa ai voti di una Camera tradizionalmente ligia agli interessi dei conservatori, la legge passò con 196 voti contro 46. Considerato che la resistenza sarebbe stata compromettente e l'esito scontato, ben 170 deputati si erano squagliati al momento del voto. Avrebbero potuto così continuare a gridare ad alta voce il loro anticlericalismo senza il rimorso di aver ferito cuore e portafoglio. Vinse lo schieramento che Sonzogno chiamava, con feroce sarcasmo, i deputati telegrafo. Uomini mandati a Montecitorio per servire, mai presenti ma pronti ad accorrere a una convocazione della Presidenza.
pagina 191
Speculazione edilizia, affarismo privato sui beni pubblici, clientelismo e lobbismo che partiva dalla Chiesa romana per congiungere il mondo politico con quello finanziario dei banchieri.

Un quadro storico che ci racconta una verità scomoda: l'Italia non è mai stata innocente.
Lo scandalo del piano regolatore di Roma (e la deviazione del corso del Tevere, con le nuove costruzioni che sarebbero dovute sorgere sui terreni della Chiesa e dei banchieri), segue di pochi anni lo scandalo della Regia dei tabacchi, raccontato da Gian Antonio Stella nel libro “I misteri di via dell'Amorino”.

Il canovaccio è comune: una politica prona agli interessi privati (i deputati telegrafo), corruzione e conflitti di interesse palesi e trasversali tra destra e sinistra, una magistratura pronta a sopire ogni scandalo e a colpire duramente i giornalisti che si permettevano di fare delle denunce chiare, indicando nomi e cognomi, sui quotidiani.
L'onore del paese sulle spalle di pochi personaggi, impavidi e coraggiosi: il giovane deputato Cristiano Lobbia e, in questo racconto, il giovane giornalista Colacito o il deputato Cavallotti che ad un certo punto spiega:

«Questo è un banco di prova. Se vinciamo, quest’Italia, che sta per cadere in mano a avventurieri e profittatori, potrà riprendere il cammino degli ideali del Risorgimento, altrimenti...»

Altrimenti ....
Un' Italia da romanzo criminale di ieri che ricorda molto da vicino l'Italia di oggi.



La scheda del libro sul sito di Sellerio
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