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01 agosto 2016

La strage di Bologna - l'intervista di Gianni Barbacetto al giudice Mastelloni

Ad ogni anniversario della strage di Bologna spuntano le rivelazioni su nuove piste e nuovi responsabili per la bomba. Piste e responsabili che spesso si sono rivelati sbagliati o, peggio, dei depistaggi.
Nei giorni scorsi ho scritto e commentato dell'ultimo libro sulla bomba alla stazione: il saggio uscito per Chiarelettere di Rosario Priore e Valerio Cutonilli "I misteri di Bologna".

Oggi sul FQ Gianni Barbacetto (autore tra gli altri del libro "Il grande vecchio" sulle stragi e sui segreti italiani) intervista il giudice Carlo Mastelloni, che nel passato aveva indagato sul disastro di Argo 16 e sui contatti tra Br e Olp per lo scambio d'armi.
Diversamente da Priore, Mastelloni ha pochi dubbi sull'origine della bomba e sui responsabili: sono stati i neofascisti dei Nar, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro.
Se quest'intervista cancella la tesi dei due autori del libro, ciò non toglie che il contesto internazionale degli anni a cavallo tra i '70 e gli '80 è ben descritto e contribuisce a chiarire tante altre storie tragiche avvenute in quegli anni (come l'abbattimento dell'aereo dell'Itavia, la strage di Ustica).

E' la più grave delle stragi italiane: 85 morti, 200 feriti. È anche l’unica con responsabili accertati, condannati da sentenze definitive: Valerio Giusva Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini. Esecutori materiali appartenenti ai Nar, i Nuclei armati rivoluzionari. La strage di Bologna del 2 agosto 1980, ore 10.25, è anche l’unica per cui sono state emesse sentenze per depistaggio: condannati due uomini dei servizi segreti, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, e due faccendieri della P2, Licio Gelli e Francesco Pazienza.
I depistaggi: fanno parte della storia delle indagini sull’attentato di Bologna (come di tutte le stragi italiane, a partire da piazza Fontana) e arrivano fino a oggi, dopo che sono passati 36 anni. Malgrado le sentenze definitive che attribuiscono la responsabilità dell’attentato ai fascisti nutriti dalla P2, sono continuamente riproposte altre spiegazioni, fantasmagoriche “piste internazionali”.

La pista palestinese, più volte presentata in passato, anche da Francesco Cossiga, torna alla ribalta oggi aggiornata dal magistrato che ha indagato sulla strage di Ustica, Rosario Priore. Continua a resistere la pervicace volontà di non guardare le prove raccolte in anni d’indagini e allineate in migliaia di pagine di atti processuali, per inseguire le suggestioni evocate da personaggi pittoreschi e depistatori di professione. Del resto Fioravanti e Mambro, che pure hanno confessato decine di omicidi feroci, continuano a proclamare la loro innocenza per la strage della stazione: non possono e non vogliono accettare di passare alla storia come i “killer della P2”. La definizione è di Vincenzo Vinciguerra, protagonista dell’altra strage italiana per cui c’è un responsabile condannato, quella di Peteano. Ma Vinciguerra ha denunciato se stesso e ha orgogliosamente rivendicato l’azione di Peteano come atto “di guerra politica rivoluzionaria” contro uomini dello Stato in divisa. Su Bologna, sulle 85 incolpevoli vittime, sui 200 feriti, invece, 36 anni dopo restano ancora all’opera i dubbi, le menzogne, i depistaggi.

Non ha dubbi: “Cominciamo a mettere le cose al loro posto: la matrice neofascista della strage di Bologna è chiara”. Carlo Mastelloni è dal febbraio 2014 procuratore della Repubblica a Trieste. Non dà credito alla pista internazionale per l’attentato: il giudice Rosario Priore, in un libro scritto con l’avvocato Valerio Cutonilli, spiega la strage con una pista palestinese.
Non l’ho mai condivisa”, dice Mastelloni. In estrema sintesi, secondo i sostenitori di questa ipotesi, la Resistenza palestinese avrebbe compiuto la strage come ritorsione per l’arresto nel novembre 1979 di Abu Saleh, uomo del Fronte popolare di liberazione della Palestina (Fplp), componente radicale dell’Olp di Yasser Arafat, fermato in Italia con tre missili terra-aria tipo Strela insieme a Daniele Pifano e altri due esponenti dell’Autonomia romana. La strage come vendetta per la rottura da parte italiana del cosiddetto “Lodo Moro”, cioè dell’accordo di libero transito in Italia dei guerriglieri palestinesi, in cambio della garanzia che sul territorio italiano non avrebbero compiuto attentati.
Quella pista”, ricorda Mastelloni, “si basa sul fatto che a Bologna la notte prima della strage era presente Thomas Kram; tuttavia,all’elemento certo di quella presenza si è aggiunto il nulla indiziario”. Kram è un tedesco legato al gruppo del terrorista Carlos, lo Sciacallo. Nuovi documenti, ancora secretati perché coinvolgono Stati esteri, sono stati di recente acquisiti dall’attuale Commissione parlamentare d’inchiesta sull’assassinio di Aldo Moro: proverebbero che gli accordi con la Resistenza palestinese hanno tenuto almeno fino all’ottobre dell’80, assicura lo storico Paolo Corsini, che ha potuto leggere quelle carte in qualità di componente dell’organismo parlamentare.

Racconta Mastelloni: “Quando il vertice del Sismi (il servizio segreto militare erede del Sid) dopo l’arresto di Pifano e degli altri fu costretto a rivelare la persistenza del Lodo Moro a Francesco Cossiga – che già ne era stato sommariamente informato attraverso le lettere inviate da Moro prigioniero nella primavera 1978 – questi andò su tutte le furie.
Soprattutto dopo aver appreso che il transito dei missili era stato accordato al capo dell’Fplp George Habbash dal colonnello del Sid Stefano Giovannone”. La furia di Cossiga, i contatti di Giovannone.
In quei mesi Cossiga era presidente del Consiglio. “Appunto. E si arrabbiò moltissimo. Di qui l’atteggiamento furioso di Habbash che rivendicò i missili e la copertura datogli “dal governo italiano” che lui evidentemente identificava in Giovannone, capocentro Sismi a Beirut. Conosco un po’ la personalità di Cossiga: gli piacevano assai certi intrighi internazionali e poi credeva di avere le stesse capacità strategiche di Moro. Per questo è assai facile che il Lodo abbia tenuto fino a tutto il 1980, almeno fino alla conclusione del mandato di Cossiga. È però da escludere che di fronte a una strage come quella di Bologna il Lodo Moro potesse essere idoneo a coprire il fatto. Mi si deve poi spiegare quale utilità avrebbe mai conseguito il Kgb – che aveva avuto alle sue dipendenze Wadi Haddad fino al 1978, così come nella sua orbita si trovava Habbash e lo stesso Arafat capo dell’Olp – colpendo la rossa Bologna”.
Cossiga arrivò a dire, in un’intervista al Corriere del giugno 2008, che la strage fu la conseguenza un transito di esplosivo finito male. “Non è assolutamente plausibile. L’esplosivo usato per l’attentato poteva esplodere solo se innescato, non per altri fattori accidentali. La strage fu causata dalla deflagrazione di una valigia riempita con circa 20 chili di Compound B, esplosivo di fabbricazione militare in dotazione a istituzioni come la Nato”.
Priore sostiene che l’Fplp di Habbash aveva una così forte influenza su Giovannone e, tramite questi, sul governo italiano, da pretendere che le nostre autorità rifiutassero a statunitensi e israeliani di esaminare i missili Strela sequestrati.
Il dottor Habbash è stato un capo carismatico ma, francamente, penso che i nostri alleati non avessero bisogno di analizzare gli Strela che già conoscevano. Le rivelo che spesi ogni energia –tante missive di richiesta allo Stato maggiore dell’esercito – per avere notizia dei missili sequestrati e poi inviati agli organi tecnici dell’Esercito. Dove si trovavano? Silenzio. Mi fu poi detto nel 1986, dal generale Vito Miceli, che erano stati spediti agli americani per le analisi”. L’ipotesi è che il destinatario ultimo dei missili sequestrati fosse niente di meno che il terrorista Carlos, che stava progettando un’azione clamorosa, un attentato contro i leader egiziano Sadat.
Lo escludo. Nel 1979, Carlos già da anni era stato espulso dal circuito di Fplp. Penso che quei missili fossero in transito e che gli autonomi arrestati si sarebbero dovuti limitare a trasportarli, probabilmente fino al confine svizzero. Si trovava infatti in Svizzera quella che io chiamo ‘la testa del motore’, e cioè la centrale del terrorismo palestinese. Mi pare che proprio in quel periodo a Ginevra fosse in programma un’importante conferenza internazionale cui doveva partecipare Henry Kissinger, da anni obbiettivo del Fplp. Carlos aveva assunto il comando dell’organizzazione poi chiamata Separat, vicina ai siriani, e quindi all’Unione Sovietica. Escludo perciò che Carlos avesse bisogno proprio dei due missili di Habbash così come escludo che quest’ultimo si mettesse ‘nelle mani’ di Carlos per compiere un attentato eclatante nella rossa Bologna” .
È dunque solida, da un punto di vista giudiziario,la matrice fascista della strage di Bologna.
Sì. Ricordiamoci innanzitutto il luogo e il contesto: agli inizi degli anni Ottanta, Bologna era ancora la capitale simbolica del Pci. Finiti gli anni del compromesso storico e degli accordi con la Dc, Enrico Berlinguer riposizionò il Partito comunista all’opposizione”.
Tanti i testimoniche parlano di Giusva
Responsabile della strage, per la giustizia italiana, è il gruppo dei Nar, i Nuclei armati rivoluzionari di Valerio Giusva Fioravanti.
Lo provano le testimonianze di militanti di primo piano dei Nar: da Cristiano Fioravanti a Walter Sordi, da Stefano Soderini a Luigi Ciavardini. Ma decisiva appare nel contesto della strage la vicenda dell’omicidio Mangiameli. Francesco ‘Ciccio’ Mangiameli, leader nazionale di Terza Posizione, fu indicato dal colonnello Amos Spiazzi nell’agosto del 1980 come coinvolto nell’attentato. Nel settembre dello stesso anno, Mangiameli venne eliminato dai fratelli Fioravanti, Francesca Mambro e Giorgio Vale a Roma, dopo essere stato attirato in una trappola. Omicidio inspiegabile, se non con il pericolo che ‘Ciccio’ rivelasse quello che sapeva sulla strage di Bologna ”.
Giusva Fioravanti e Francesca Mambro erano stati a Palermo, da Mangiameli, nel mese di luglio 1980, per pianificare l’evasione di Pierluigi Concutelli, capo militare di Ordine nuovo.
Sì. Ed è proprio per paura di quanto avevano appreso durante quel viaggio in Sicilia che Giusva era deciso a eliminare anche la moglie e la bambina di Mangiameli. Questo lo ha raccontato il pentito Cristiano Fioravanti, fratello di Giusva”.
Cristiano Fioravanti è un personaggio drammatico, grande accusatore del fratello Giusva. È un personaggio credibile?
Certamente sì. In diverse confidenze fatte nel carcere di Palianolo si evince dalle dichiarazioni di Sergio Calore e Raffaella Furiozzi – e in parziali confessioni rese alla Corte d’assise di Bologna, poi ritrattate ma solo su fortissime pressioni del padre dei fratelli Fioravanti, Cristiano ha additato il fratello come responsabile della strage che, nelle intenzioni, non avrebbe dovuto assumere dimensioni così devastanti”.
In aggiunta c’è la testimonianza di Massimo Sparti.
Ed è molto importante. Sparti parla di una richiesta urgente di documenti falsi per Francesca Mambro avanzata da un Valerio Fioravanti molto preoccupato che la ragazza fosse stata riconosciuta alla stazione di Bologna. Inoltre, è assolutamente certo che Giusva e Francesca volevano eliminare Ciavardini per aver fatto incaute rivelazioni il 1° agosto alla fidanzata. Stefano Soderini era già stato mobilitato per l’eliminazione del giovane, allora minorenne e ferito in uno scontro a fuoco durante un’azione dei Nar. Non le pare abbastanza per considerare definitiva la matrice fascista della strage?”.

Quella grande lapide con 85 nomi
Alcuni ritengono però che in tutta la vicenda processuale sia apparsa indeterminata, se nonassente, la figura dei mandanti e la motivazione profonda per la strage.
Resta un buco di ricostruzione storica. Ma nessuno può levarmi dalla testa che le continue e pervicaci campagne volte ad accreditare l’innocenza degli attentatori materiali neofascisti non hanno avuto altro esito – anche dopo la sentenza definitiva della Cassazione – che allontanare ancora di più la ricerca dei mandanti e dei loro scopi”.

Oggi resta intoccabile quella grande lapide (“Vittime del terrorismo fascista”) all’interno della stazione, con i nomi degli 85morti di Bologna. “Sì, e aggiungo una cosa: quella lapide è tuttora scomoda per parecchi ambienti”

29 luglio 2016

La pista di destra (da I segreti di Bologna)

Le sentenze della magistratura sulla bomba di Bologna parlano chiaro: a compiere l'attentato alla stazione di Bologna sono stati gli esponenti dei NAR Valerio Fioravanti, Francesca Mambro assieme all'allora minorenne Luigi Ciavardini.
La pista “nera” fu imboccata subito dai magistrati e dalle forze dell'ordine, anche il presidente del Consiglio di allora Cossiga, di fronte al Parlamento, parlò di strage nera.
Le bombe che uccidono in modo indiscriminato, per creare tensione e spostare l'asse politico a destra, le mettono i fascisti.
Tutto questo sebbene nel 1980 il progetto di unità nazionale era fallito e non eravamo più ai tempi dell'autunno caldo del 1969.
E le minacce all'Italia da parte del gruppo militare di Habash FPLP (con l'annuncio di azioni terroristiche come ritorsione al lodo Moro)? Gli allarmi lanciati dal direttore del Sismi Santovito a Zamberletti, prima di firmare l'accordo con Malta (che tagliava fuori la Libia di Gheddafi)? E le pressioni, sempre dei servizi, nei confronti dei giudici di Chieti e L'Aquila, per avere clemenza nei confronti degli imputati al processo sui missili di Ortona?
La verifica di una pista di destra per la strage di Bologna è un fatto scontato sotto il profilo investigativo. A suscitare perplessità, invece, è l'immediata esclusione di tutte le restanti ipotesi. Il telegramma della Questura di Bologna lo dimostra in modo inequivocabile. Nell'assenza dichiarata d'indizi, o di rivendicazioni attendibili, si è rinunciato a priori all'indagine a tutto campo. La scelta è incomprensibile, considerato che da diversi mesi Sismi, Sisde e Ucigos hanno certificato il pericolo di un attentato dell'Fplp.Com'è possibile che, proprio quando i fatti sembrano convalidare i timori palesati nelle informative, la pista palestinese scompaia improvvisamente nel nulla?Gli apparati di sicurezza sembrano in preda ad un'amnesia collettiva molto poco convincente. Nessuno ricorda gli allarmi arrivati da Beirut e dalla stessa Bologna.Viene rimossa anche la notizia dell'incontro tra Habash [il rappresentante del gruppo FPLP] e Carlos [lo sciacallo, il terrorista in contatto col FPLP] per concordare un'azione ritorsiva. Cadono nel dimenticatoio le richieste di clemenza inoltrate dagli uomini del Sismi ai magistrati di Chieti e L'Aquila, per scongiurare il rischio di una vendetta del Fronte popolare. Nessuna traccia di questo si troverà nei rapporti giudiziari destinati ai magistrati di Bologna. Anche la sottoscrizione del trattato italo maltese, avvenuta proprio negli istanti in cui la stazione ferroviaria è saltata in aria, sarà tenuta nascosta a lungo.Al ritorno in Italia, Zamberletti, scosso dalla coincidenza temporale e dalla reazione angosciata di Mintoff alla notizia dell'esplosione, chiederà lumi al direttore del Sismi. Il generale Santovito, l'uomo che nelle settimane precedenti lo aveva scongiurato di non grattare la schiena alla tigre, ora sembra tirarsi indietro. Esclude qualsiasi nesso tra il trattato di protezione militare e l'attentato di Bologna, che è stato commesso sicuramente dai neofascisti”.



Va chiarita una cosa: nemmeno gli autori del libro, l'avvocato Cutonilli e il giudice Priore, arrivano alla prova provata di una responsabilità da parte del gruppo di Carlos né di altri membri del gruppo FPLP.
Qui si vogliono solo rivelare delle incongruenze nel come è stata raccontata la storia, nelle indagini e nella spiegazione, dell'atto terroristico, che è stata data al paese.

Gli altri post sul libro:
La strage di Bologna – la pista palestinese
Le due anime della politica italiana (e i venti di guerra della primavera 80)


La scheda del libro “I segreti di Bologna” sul sito di Chiarelettere

28 luglio 2016

Come grattare la schiena alla tigre (da I segreti di Bologna)

Primavera estate del 1980, venti di guerra sull'Europa: la nuova politica del governo Cossiga in direzione contraria a quella filo araba dei governi di solidarietà nazionale e col disconoscimento del lodo Moro.
I tentativi di insurrezione contro il regime di Gheddafi (in cui sono coinvolti anche degli italiani e pezzi dei nostri servizi). La questione di missili americani Cruise in risposta agli SS 20 puntati contro le capitali europee.
E la vicenda dei missili di Tortona, l'intrigo internazionale al centro del libro “I misteri di Bologna” di Priore e Cutonilli: i missili terra aria sequestrati ad un gruppo di italiani, di autonomia, condannati dalla procura di Chieti per traffico d'armi assieme allo studente giordano Abu Saleh. Rappresentate italiano del gruppo militare FPLP.

Il generale Santovito, direttore del Sismi nel 1980

Infine, l'accordo italo maltese per la protezione dell'isola (e del banco petrolifero di Medina) che prevedeva l'allontanamento dei libici. Un'altra questione che oltre ad irritare l'ex alleato Gheddafi (nonché partner commerciale), preoccupava i vertici dei servizi di sicurezza, come il generale del Sismi Santovito, che erano a conoscenza del loro Moro (l'accordo coi palestinesi che consentiva loro il passaggio di terroristi ed armi sul nostro territorio purché fosse risparmiato da attentati):
Santovito cerca di convincere Zamberletti a compiere un passo indietro.Il direttore del Sismi lo avvisa che espellere i libici da Malta è come grattare la schiena alla tigre. Metafora quanto mai efficace per rappresentare l'imminenza di un grave pericolo.Il regime di Tripoli, infatti, ha già reagito in modo negativo alla decisione, non ancora ufficiale ma nota, di collocare i missili nucleari a ridosso delle coste libiche. L'accordo con Mintoff renderebbe colma la misura. Al direttore del Sismi non sfugge l'imbarazzo del governo per gli omicidi dei dissidenti libici avvenuti in Italia nei mesi precedenti. E' turbato anche dalla partecipazione di cittadini italiani al golpe che il governatore della Cirenaica Sheybi sta organizzando con l'aiuto occidentale. Ha motivo di ritenere che, in un contesto simile, la sottoscrizione del trattato maltese porterebbe allo scontro aperto con la Libia. I danni, non solo economici, che possono derivarne non troverebbero compensazione nei vantaggi generati dal controllo italiano su Malta. Santovito tiene a ricordare al rappresentante del governo che la Libia è in stretti rapporti con le principali centrali terroristiche. A Zamberletti non serve uno sforzo d'immaginazione per cogliere l'allusione all'Fplp...

Tutto questo è stato causa della bomba alla stazione di Bologna?
I responsabili (politici, militari) dell'epoca o sono morti (da Gheddafi a Cossiga e Santovito) o hanno scelto il silenzio.
La bomba di Bologna ha un responsabile,per la giustizia, sono i terroristi dei NAR Mambro e Fioravanti.
Difficile però, non pensare al contesto internazionale, alle tensioni sul Mediterraneo, a quell'aereo dell'Itavia abbattuto tra Ponza e Ustica probabilmente in uno scontro con caccia militari.
Sappiamo veramente tutto sulla strage di Bologna?

La scheda del libro “I segreti di Bologna” sul sito di Chiarelettere


26 luglio 2016

Le due anime della politica italiana (e i venti di guerra della primavera '80)

Nella seconda parte del saggio “I segreti di Bologna”, Rosario Priore e Valerio Cutonilli si concentrano sui mesi che precedono la strage di Bologna (2 agosto '80) inquadrandoli nel contesto politico internazionale.
Sono i mesi dove si decide l'installazione degli euromissili in Europa (e in particolare in Italia) in risposta agli SS 20 dei russi, puntati sui paesi della Nato.
Sono i mesi del golpe contro Gheddafi (in cui erano coinvolti anche italiani) e la repressione del rais in Europa (e in Italia, con l'aiuto del Sismi, scrivono Priore e Cutonilli nel libro “I segreti di Bologna”).
Gheddafi che si deve guardare dagli oppositori interni ma anche dalla Francia e dall'America di Cater, che in vista delle rielezioni, decide di puntare tutto sulla politica estera e sulle azioni di forza.
Azioni di forza come quelle dei russi, con l'invasione dell'Afghanistan e degli studenti di Komeini, che hanno assaltato l'ambasciata americana a Teheran.
Sono i mesi in cui si passa dal governo di solidarietà nazionale di Andreotti e la sua politica filoaraba (col rispetto del loro Moro) al governo di Cossiga, che quel lodo lo ha messo in discussione.
E che non ha fatto nulla per “proteggere” il militante del gruppo FPLP Abu Saleh dalla condanna dei magistrati di Chieti (è la vicenda dei missili di Tortona):
Per capire cosa è accaduto nelle stanze del potere, occorre fare un passo indietro. Nel febbraio del 1980 il governo sembra arrancare. Cossiga è sostenuto da una maggioranza esigua ed eterogenea che si divide sulle questioni interne e fatica a difendere le scelte di politica internazionale. Non c'è solo l'opposizione, infatti, a contestare l'approvazione degli euromissili o il deterioramento nei rapporti con la Libia.Anche una parte della Dc teme che il nuovo corso stia nuocendo agli interessi italiani nel Mediterraneo. Nei palazzi del potere serpeggia il timore di un arruolamento dell'Italia nella crociata contro Gheddafi che francesi e americani stanno per intraprendere. Attorno alla questione libica è riesploso il tradizionale conflitto tra le due anime della politica italiana. La prima tesa a ribadire l'ineludibilità del vincolo atlantico e di tutti gli impegni che potrebbero derivarne.La seconda volta a tutelare i rapporti economici con il regime di Tripoli. Rapporti ritenuti imprescindibili per via della dipendenza energetica, compensata peraltro dall'ampio volume di esportazioni e di commesse in nostro favore. Lo scontro sulle questioni internazionali sembra riflettersi, in modo simmetrico, sugli affari interni. Sia la sinistra democristiana che la corrente guidata da Andreotti contestano la linea di cossiga, tesa a costituire un asse con il Psi «anticomunista» di Craxi”.

Mettiamo da parte la teoria dell'ex giudice Rosario Priore e del giornalista Valerio Cutonilli, sulla pista palestinese per la bomba di Bologna.
Concentriamoci sull'attentato, sull'abbattimento dell'aereo dell'Itavia sui cieli del Tirreno (Ustica), sulle tensioni internazionali, sulla nostra ambiguità nella politica internazionale.
La moglie americana e l'amante libica.

Ma nel 1980 siamo veramente arrivati ad un passo dal far scoppiare una guerra?

25 luglio 2016

La strage di Bologna – la pista palestinese (dal libro Il segreto di Bologna di Priore e Cutonilli)


Nel saggio “I segreti di Bologna”, l'ex giudice Rosario Priore e il giornalista Valerio Cutonilli indicano una nuova pista sui responsabili della bomba alla stazione di Bologna, il 2 agosto 1980.
La strage sarebbe stato un attentato organizzato dalla FPLP (Fronte popolare per la liberazione della Palestina) ed eseguito materialmente dal gruppo Carlos, come ritorsione per la violazione degli accordi (mai ufficializzati in Parlamento) tra OLP e governo italiano. L'accordo, o lodo Moro, fu sancito tra esponenti del nostro governo (dove Moro era ministro degli esteri) e OLP per consentire il passaggio di questi gruppi e delle loro armi sul nostro territorio, in cambio dell'esclusione di obiettivi italiani per i loro attentati.
L'accordo, scrivono gli autori, sarebbe stato firmato nell'ottobre 1973 dopo un incontro al Cairo: siamo in piena emergenza terrorismo per tutti gli attentati nelle città europee che colpivano aerei della compagnia di bandiera israeliana. A seguito della sconfitta della guerra dei sei giorni da parte del fronte anti-israeliano, c'era stato infatti in cambio di strategia da parte dei gruppi militari palestinesi: portare la guerra in Europa, colpire gli israeliani nei loro spostamenti.

Scrivono gli autori: “Ufficialmente il lodo Moro non è mai esistito. Ancora oggi l’accordo di sicurezza con la resistenza palestinese viene negato in modo risoluto, soprattutto dai rappresentanti delle istituzioni che hanno concorso alla sua stipulazione”.
Il lodo Moro, mai ratificato dal Parlamento e mai ammesso ufficialmente, avrebbe funzionato almeno fino al 1978: niente attentati in Italia e niente problemi per i commando palestinesi in giro nella nostra penisola
Gli esempi concreti di applicazione del patto di sicurezza non mancano. Il 6 marzo 1976 tre terroristi arabi vengono perquisiti a Fiumicino. Spuntano pistole e bombe a mano. Il caso imbarazza le nostre autorità perché uno degli arrestati è in possesso di un passaporto diplomatico rilasciato dalla Libia. Il Tribunale di Roma li condannerà per direttissima a sette anni di reclusione per i delitti di introduzione, detenzione e porto illecito di armi comuni e da guerra. I terroristi rinunciano all'appello e la sentenza passa subito in giudicato. Ciò consente al Presidente della Repubblica, Giovanni Leone, di concedere la grazia ai tre terroristi, che potranno abbandonare il nostro paese a bordo di un velivolo militare. Questo è il lodo Moro”.I segreti di Bologna, Rosario Priore e Valerio Cutonilli

Cos'è successo poi?
C'è stata la morte di Aldo Moro e la questione dei missili di Ortona, nel novembre del 1979: con l'arresto di alcuni esponenti dell'estrema sinistra (che si scoprirà essere poi in contatto col terrorista Abu Saleh) che viaggiavano in un furgone dove poi i carabinieri scopriranno dei missili terra aria Strela di fabbricazione sovietica.
Abu Saleh, cittadino giordano, sarebbe il rappresentante in Italia del FPLP di Habbash e sarebbe stato in contatto col gruppo terroristico di Carlos lo sciacallo.

Questa la teoria dell'ex giudice Rosario Priore (che come magistrato ha indagato sulle stragi di Ustica e sulla morte di Moro) e del giornalista Valerio Cutonilli.
Tutta da verificare, tenendo conto che sulla bomba di Bologna esiste già una sentenza passata in giudicato che ha portato alla condanna di Fioravanti e Mambro dei Nar.
E tenendo conto di come le piste medio-orientali sulla strage siano state considerate dei depistaggi da parte del Sismi.

Il libro comunque merita una lettura, almeno per un approfondimento di un periodo storico nemmeno troppo lontano nel passato in cui l'Italia e l'Europa erano terreno della guerra fredda per lo scontro tra i due blocchi, quello atlantico e quello orientale.
Una guerra in cui si inserisce anche il terrorismo, per i contatti e i finanziamenti (sempre negati ma abbastanza certi) tra le BR e i servizi dell'est e per i legami tra queste e i terroristi palestinesi.
Una storia di intrighi e di spionaggio, oltre che di dirottamenti e di bombe.

Il libro si divide in due parti: nella prima si fa una ricostruzione storica del contesto in cui sarebbe maturato l'accordo, il lodo Moro, che avrebbe avuto come garante politico Aldo Moro e come riferimento nei servizi il colonnello Giovannone.
Nella seconda i due autori si concentrano sulla strage di Bologna, per spiegare (in base alle prove raccolte) la loro teoria sulla pista palestinese che mette assieme il lodo Moro, il Fronte Popolare di Liberazione (FPLP) e l'area dell'autonomia dell'estrema sinistra.
Per questa teoria si sono avvalsi anche di documentazione raccolta dalla commissione parlamentare Mitrokhin, alcuni dei quali sono stati riportati in appendice al libro.

Gli autori non credono alla pista dei Nar, nonostante le sentenze in giudicato e nonostante la magistratura che pure ha seguito anche la pista palestinese, sia arrivata alla richiesta di archiviazione.

A conforto di questa tesi (la pista palestinese, il Fronte popolare per la liberazione della Palestina, il gruppo del terrorista Carlos) c'è la scoperta che il terrorista Thomas Kram era presente a Bologna dal pomeriggio del 1 giugno. Ufficialmente per trovare un'amica, presentandosi col suo vero nome
[Thomas Kram] è anche un esperto di documenti falsi. Il fatto che la sera del 1 agosto 1980 si presenti in albergo con la sua patente di guida fa pensare che non stia per eseguire un attentato in città.Contraddizioni analoghe, del resto, sono emerse nel corso della nuova inchiesta. Nell'ultimo decennio, a cadenza sistematica, sono ricomparsi molteplici indizi che consentono di ricollegare l'esplosione di Bologna alla crisi del lodo Moro e al progetto ritorsivo dell'FPLP.Tali indizi però, valutati sul presupposto che quello di Bologna sia un attentato voluto e perfettamente riuscito, mostrano limiti non trascurabili. Limiti che vengono sminuiti o enfatizzati a seconda delle esigenze.Sarebbe utile, invece, capire se il compendio probatorio acquisito possa rivelarsi più efficace verificando un'ipotesi investigativa di segno differente.Si può escludere, ad esempio, che a devastare la stazione di Bologna sia stata in realtà una detonazione non prevista da chi trasportava l'esplosivo?


Cosa è successo allora quel 2 agosto 1980: forse un'esplosione accidentale durante il trasbordo della bomba che doveva esplodere da un'altra parte?
Gli autori non arrivano alla prova finale che scagioni i Nar e confermi la pista "rossa". Nonostante siano passati tanti anni, nonostante le sentenze, ci sono ancora dei punti ancora poco chiari in questa storia. Di dolore e sangue.

Sfortunato il paese dove non si riesce mai a mettere fine (o a far luce) sui suoi "misteri" e a chiudere i conti col passato..



La scheda del libro sul sito di Chiarelettere:
È arrivato il momento, dopo trentasei anni, di spiegare fatti rimasti finora in sospeso. Gli italiani hanno assistito inermi ad attentati di ogni genere: omicidi di militanti politici, poliziotti, magistrati. E stragi crudeli, terribili, come quella alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 che causò 85 morti e 200 feriti e che, nonostante la condanna definitiva dei tre autori, continua a essere avvolta nel mistero. Dopo interminabili indagini giudiziarie e rinnovate ipotesi storiografiche, gli autori di questo libro, esaminando i materiali delle commissioni Moro, P2, Stragi, Mitrokhin, gli atti dei processi e degli archivi dell’Est, e documenti “riservatissimi” mai resi pubblici, hanno tracciato una linea interpretativa sinora inedita, restituendo quel tragico evento a una più ampia cornice storica e geopolitica, senza la quale è impossibile arrivare alla verità.La loro inchiesta chiama in causa la “doppia anima” della politica italiana, le contraddizioni generate dalla diplomazia parallela voluta dai nostri governi all’inizio degli anni Settanta e, in particolare, lo sconvolgimento degli equilibri internazionali provocato dall’omicidio di Aldo Moro, vero garante di un patto con il Fronte popolare per la liberazione della Palestina finalizzato a evitare atti terroristici nel nostro paese. Senza questo viaggio a ritroso nel tempo è impossibile capire la stagione del terrorismo italiano culminata nell’esplosione del 2 agosto 1980.

L'intervista a Rosario Priore su Farhenheit
L'articolo di Dino Messina sul Corriere “Strage di Bologna, in un libro tutta l'altra verità”


I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

06 giugno 2010

Intrigo internazionale - la tragedia di Ustica

Intrigo internazionale: il caso Ustica.
Il giudice Priore si è anche occupato dell'abbattimento nei cieli del Tirreno del DC 9 Itavia: le tracce radar che inizialmente non indicano nulla di anomalo, i plot che, una volta tirati fuori, indicano una manovra di attacco di due caccia all'aereo italiano.
L'intreccio di aerei nei cieli del Tirreno: Nutarelli e Naldini, l'Awacs, i caccia francesi e quelli americani. L'inchiesta sullo scenario di guerra che procedeva con difficolta per tutti i depistaggi e le omissioni.

Ma cosa è successo, quella sera? Chi era l'obiettivo? [pagine 151-152]
[..]Si, anche Gheddafi. Secondo una fondata ipotesi, emersa già nel corso della nostra inchiesta e rafforzatasi in seguito, sembra che il bersaglio fosse proprio un aereo su cui viaggiava Gheddafi. Nei piani di volo conservati presso la nostra Aeronautica, quella sera era previsto un volo con vip a bordo da Tripoli a Varsavia.

L'aereo che viaggiava sotto la pancia del nostro DC-9 poteva essere quello di Gheddafi?
Secondo ragionevoli ipotesi, potevano essere uno o più caccia militari libici che tornavano dalla Jugoslavia utilizzando un corridoio senza la copertura del Nadge. Secondo ipotesi più recenti, quei caccia dovevano prelevare il leader libico sul Tirreno e scortarlo in un viaggio nell'europa nell'est. Ma, avvertito da qualcuno dell'imminente pericolo, all'altezza di Malta l'aereo avrebbe improvvisamente cambiato rotta per tornare in Libia.

Dunque i caccia libici provenienti da nord volavano sotto la protezione del DC-9 per andare a prelevare Gheddafi che stava arrivando da sud?
Questa è la situazione più probabile. Ed è del tutto evidente che chi avesse voluto attaccare Gheddafi avrebbe dovuto prima abbattere le sue scorte.

In definitiva i caccia libici vennero abbattuti, mentre Gheddafi si salvò perchè avvertito del pericolo. Chi lo avvisò? Gli italiani?
E' del tutto verosimile, visti i rapporti privilegiati tra l'Italia e la Libia. Il capo dei servizi segreti libici era dicasa a Roma e nel Sismi (il nostro servizio militare dell'epoca). C'era una forte cordata filoaraba e una filolibica, omologhe a quelle che esistevano all'interno dei governi della Repubblica e, più in generale, nella classe politica italiana.

Chi voleva uccidere Gheddafi?
Di recente, a inchiesta giudiziaria ormai conclusa, dopo che le sentenze di assoluzione dei generali erano ormai divenute definitive, l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che all'epoca era presidente del Consiglio, ha detto qualcosa in proposito. Riferendo informazioni provenienti dall'interno dei nostri servizi, ha parlato esplicitamente della responsabilità francese.

Intrigo internazionale: Autonomia, Br e il centro francese di Hyperion

Intrigo Internazionale (Fasanella, Priore): La provenienza delle armi dei gruppi terroristici.

Prima di parlare del progetto Metropoli, vorrei chiederle alcne conferme. Da quanto è emerso Br e Autonomia avevano entrambe lo stesso fornitore mediorientale?
E' così. I palestinesi.

Le armi erano di provenienza sovietica?
Sovietica e di altri paesi del Patto di Varsavia.

Lei ha detto che era la Stasi, il servizio segreto della Germania Est, a gestire per conto del Patto di Varsavia i rapporti tra palestinesi e organizzazioni europee.
Sì, per conto del Patto di Varsavia. E, atttraverso la Raf, la Stasi gestiva il rifornimento alle sigle terroristiche europee.

E a volte erano esponenit di Autonomia a distribuire le armi alle altre sigle del terrorismo?
E non solo alle sigle minori. Alcune armi provenienti dallo stock di Autonomia vennero usate per attentati firmati dalle Br.

Dunque le armi di Autonomia arrivavano alle Br?
Sì, anche alle Br. Uno dei brigatisti pentiti, Michele Viscardi, ci ha raccontato che in alcuni atttentati compiuti a Roma vennero usate armi provenienti dal Libano, ottenute da una non meglio precisata organizzazione terroristica per il tramite di Oreste Scalzone ...

Il progetto Metropoli: la fusione dei gruppi di Autonomia e Br per da luce ad unico movimento di lotta armata. Le infiltrazione in seno alle Br, il tentativo di condizionarle. [pagine 117 e seguenti]

Quando cominciò a prendere corpo quel disegno?
Potere Operaio, ad un un certo punto della sua storia, tra il 1970 e il 1971, decise di darsi un'identità completamente diversa: non più soggetto che doveva difendersi dalla polizia, dai fascisti, dai padroni, ma organizzazione anche offensiva. Una riconversione strategica che poggiava su una struttura non solo in gradi di contrastare il prepotere del nemico di classe, ma anche di diffondere la lotta armata.

Lei ha detto che quella struttura infiltrava le altre organizzazioni rivoluzionarie per orientarle e guidarle.
Questo era il filone precipuo del progetto: l'infiltrazione e la guida delle altre organizzazioni di lotta armata. Con l'obiettivo di spingerle verso l'insurrezione generale per la presa di potere, passando atttraverso una fase di guerra civile di più o meno lunga durata.

Un disegno che venne concepito tra il 1970 e il 1971.
Esatto, proprio in quel periodo. Ma si delineò con precisione soltanto tra il 1973 e il 1974, quando quel gruppo iniziò ad operare con il Cerpet.

Vorrei farle notare, allora, alcune coincidenze piuttosto curiose. La prima: proprio tra il 1970 e il 1971, mentre all'interno di Potere Operaio cominciava rendere corpo il "progetto Metropoli", Corrado Simioni prospettava un identico disegno in seno alle neonate Br.
E' vero. Lo ha raccontato Alberto Franceschini. E il suo racconto ha trovato riscontri tali che nno avrei più alcun motivo per dubitarne.

La seconda coincidenza: Simioni indicava proprio nel 1974 l'anno in cui quel progetto avrebbe dovuto concretizzarsi.
[..]
La terza coincidenza: Simioni arrivava dal partito socialista.

Veniamo ad Hyperion [pag 125].
Nel 1974, molti estremisti italiani trovano rifugio a Parigi, in Francia. come avvenne per l'intero gruppo di Corrado Simioni.

..Fu allora che il superclan [il presunto livello superiore alle Brigate Rosse] cominciò a radicarsdi a Parigi intorno alla scuola di lingue Hyperion, a cui erano collegati Moretti e Gallinari, i nuovi capi delle Br dopo l'arresto di Curcio e Franceschini nel 1974.

Dunque Hyperion costituiva la facciata, lo schermo legale dietro il quale continuava a operare una struttua clandestina. E' esatto?
Sostanzialmente sì, la struttura clandestina di coordinamento delle organizzazioni del terrorismo, anche delle nostre Brigate Rosse. Si occupava di assistenza ai latitanti, del reclutamento di nuovi adepti, e aveva una funzione politico diplomatica o politico militare.

05 giugno 2010

Intrigo internazionale, Giovanni Fasanella e Rosario Priore

Intrigo internazionale. Perchè la guerra in Italia: le verità che non si sono mai potute dire.
Il caso Moro, la tragedia di Ustica, il tentato omicidio di Giovanni Paolo II. L'eversione nera e rossa e il terrorismo internazionale: gli attentati dei terroristi palestinesi in Italia e l'inchiesta su Autonomia Operaia.
Questi alcuni dei casi che di cui il giudice Rosario Priore si è occupato.

Inchieste su cui non sempre si è arrivati ad una verità giudiziaria: in questo libro-intervista fatto assieme al giornalista Giovanni Fasanella, si è cercato di ricostruire aspetti poco raccontati e poco conosciuti del terrorismo italiano, andando a rispondere a delle semplici domande? Perchè in Italia scoppiò negli anni '70 (e in modo così violento) la violenza del terrorismo? Chi stava dietro i gruppi, chi li finanziava, chi li armava?
Si è sempre analizzato quanto successo in Italia, la "Strategia della tensione", le stragi, i tentativi di golpe, andando solo a considerare elementi storici e politici interni al nostro paese.
Nel libro si è fatto invece un passo in avanti, anzi, meglio, si cerca di alzare lo sguardo verso l'esterno: se le Brigate Rosse non sono un fenomeno nato nel cortile di casa nostra, serve capire di capire quale ruolo potrebbero avere avuto le potenze straniere e i relativi servizi, sul terrorismo italiano.
E' un discorso ancora poco affrontato eppure è indubbio che, sia i paesi dell'alleanza atlantica, quanto quelli del patto di Varsavia, fossero osservatori attenti della nostre vicende.
Per motivi diversi: molte potenze europee come Francia a Inghilterra temevano la nostra intraprendenza economica, la rinascita della nostra industria, dopo la sconfitta della seconda guerra mondiale: si fa riferimento all'Eni di Enrico Mattei che andava nei paesi del nord Africa (ex colonie francesi), per comprare petrolio "alla pari" con gli altri paesi.

Il giudice cita l'episodio della “rivoluzione socialista” che portò al potere Gheddafi in Libia: golpe (ai danni dei Re Idris che aveva fin quel momento tutelato gli interessi delle nazioni europee) pianificato in Italia nell'estate del 1969. Priore mette assieme il cambio di equilibri in Libia (e di riflesso nel Mediterraneo), che azzoppavano soprattuto l'egemonia dell'Inghilterra, con i primi episodi stragistici (la bomba di Piazza Fontana). Non a caso il termine “strategia della tensione” nasce su alcuni quotidiani britannici.
Inghilterra e Francia non potevano inoltre tollerare la politica filo-araba portata avanti da Aldo Moro, con l'accordo relativo agli attentati in terra italiana (il lodo Moro), da parte degli estremisti palestinesi.

Enrico Mattei e Aldo Moro:
"Due omicidi ovviamente politici... La coincidenza è impressionante. Non dimentichiamo la lezione della storia: gli uomini politici capaci di iniziative davvero forti generano reazioni altrettanto forti."[pagina 29]

Sotto questa prospettiva troverebbe spiegazione la tolleranza che i francesi hanno concesso ai terroristi italiani: la dottrina Mitterrand, che permise tra gli altri a Cesare Battisti di trascorrere diversi anni di latitanza oltralpe. Si pensi anche alla scuola di lingue Hyperion, a Parigi, punto di incontro e camera di compensazione di tutti i terroristi europei.
Priore cita anche l'episodio, poco approfondito dagli storici, del tentativo di Golpe, progettato dalgi inglesi, nel 1976, quando in Italia si prospettava (o veniva fatto prospettare) il compromesso storico tra i due maggiori partiti, DC e PCI. Golpe fallito per il divieto del presidente tedesco Schmidt.
C'è poi tutto il discorso relativo ai paesi e ai servizi dell'est, in particolar modo la Stasi della Germania orientale che, come racconta Priore a Fasanella, è dimostrato quanto fossero in grado di controllare e infiltrare i terroristi della Raf e, di conseguenza, anche le Br nostrane.
Il flusso dei finanziamenti, il flusso delle armi verso l'Autonomia, Potere Operaio e le Br: ecco un aspetto che all'epoca si studiò e indagò poco.
Le armi arrivavano tramite i contatti con i palestinesi, dai paesi del blocco orientale. Controllando armi e denaro, si poteva così condizionare l'attività, il potere reale, di questi gruppi.
Sono diversi gli episodi oggi poco ricordati, che mettono in luce “l'intrigo internazionale” di cui l'Italia era una pedina a limitata autonomia:
L'attentato a Enrico Berlinguer a Sofia nel 1972, per opera dei servizi bulgari (si cercava di togliere di mezzo un leader molto critico nei confronti della linea del PCUS).
Il rapimento Moro, il ruolo della Raf, la figura di Igor Markevic.
Il lodo Moro (il patto con gli estremisti palestinesi); la protezione che gli Usa hanno concesso all'Italia prima e ad Israele poi.
Il rapporto tra Autonomia, Br e Hyperion: la rete Feltrinelli, il Superclan sdi Simioni, il progetto Metropoli, l'egemonia di Potere Operai sugli altri gruppi; i finanziamenti dall'estero e le armi. Quanto erano autonomi (e impermeabili) i gruppi del partito armato, rispetto alle influenze dei servizi esteri: la Stasi, il Mossad, la Cia ...
Il caso Ustica: gli scenari di guerra in quella estate del 1980. I progetti per far fuori Gheddafi da parte della Francia e degli Stati Uniti. I depistaggi, la ragion di stato, le perizie.
L'ultimo capitolo di questo interessante libro, riguarda il rapporto tra giustizia e Ragione di stato: rapporto spesso conflittuale con cui spesso Priore ha dovuto scontrarsi. Un muro, una porta chiusa, che sbarra la strada alla verità giudiziaria.
Se l'Italia è la patria dei “
misteri” che non riescono mai a chiarirsi, delle storie che non riescono mai a finire (l'odissea dei parenti della vittime della stragi di Ustica, di Piazza Fontana, di piazza della Loggia ..), è anche colpa della nostra fragile democrazia. Democrazia di un paese che ancora non si sente unito:
“Negli altri paesi, lo Stato è uno nel senso più lato possibile, è una vera e propria entità storica e politica. Da noi, invece, è percepito esclusivamente come una'entità territoriale, senza memoria storica e senza progettualità per il futuro: insomma, parafrasando Metternich, una pura espressione geografica.[..]Pensi a come i francesi si comportarono di fronte al caso Ustica: ci risposero picche sia il tempo del moderato Giscard d'Estaing sia all'epoca del socialista Mitterand. A Parigi la tenuta del segreto è assoluta. In Italia invece persistono le nebbie sull'indicibile. Ma di tanto in tanto emergono dei brandelli di verità secondo l'andamento delle vicende della politica corrente [..]. Brandello di segreti che vengono utilizzati come strumenti di lotta e di ricatto tra le varie fazioni, senza che ci sia un disegno alto, complessivi ..” [pag 187].
Una stato giovane, immaturo, dove la ragion di stato è spesso vittima della nostra non autosufficienza in quanto a risorse e dove l'interesse nazionale è determinato dalle necessità economiche e dai detentori delle ricchezze. E non dai cittadini.
Dove si custodiscono oggi le carte dei segreti? Sostiene Priore, che non esistono cassetti che, se aperti, diano la risposta a tutto.
E continua chiarendo
“.. che i veri segreti sono quelli determinanti dalle grandi linee storiche e politiche degli stati. In altre parole, la chiave per capire cosa è successo è nei grandi conflitti geopolitici al centro dei quali l'Italia si è trovata”.

Il link per ordinare il libro su ibs.
La scheda sul sito di Chiarelettere.