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16 novembre 2023

Un lungo Capodanno in noir – autori vari


 
Cos'hanno in comune questi dieci racconti qui raccolti? C'è l'ambientazione da “capodanno”, ovvero quel periodo in cui si inizia a staccare dal lavoro quotidiano, per prendersi una pausa di riposo o di riflessione. Oppure, della grande sofferenza se si è costretti a lavorare mentre gli altri festeggiano, come può capitare agli investigatori, protagonisti di alcuni racconti, perché il loro lavoro non può fermarsi mai.

Ma, attenzione, anche il male non si ferma mai e può colpire in tutte le sue forme, anche quelle che non ti aspetti.

Perché c'è un'altra cosa che lega assieme tutte queste storie: sono racconti brevi, come brevi lampi in un temporale, storie in cui il lettore viene gettato subito nella storia dove si trova davanti un mistero, un omicidio, un evento fuori dal normale. E il volto del male sarà una illuminazione tristemente tragica come il lampo nel buio della notte. Sapranno sorprendervi tutti e dieci i racconti.

Diego De Silva - Gli accidentali

La facilità con cui è possibile entrare in un albergo (soprattutto un grande albergo), circolarvi e uscirne senza dover superare alcun controllo adeguato, è addirittura disarmante, per chi fa un lavoro come il mio.

In prima persona un professionista (nel suo mestiere) ci racconta del suo lavoro, di come stia attento a prestare attenzione a tutti i dettagli, a selezionare solo poche offerte, ben remunerative.

Ma, anche, di come sia importante rimanere nell'ombra, niente luci della ribalta, il suo lavoro, l'essere un killer di professione, è più come il direttore della fotografia. Chi è che ne ricorda il nome dopo aver visto un film?
Ma ogni lavoro ha anche il suo tallone d'Achille..

Giancarlo De Cataldo - ’O Zuzzuso (Roma, 1971)

Il Direttore sedeva al tavolo d’onore del suo ristorante preferito. Da qualche mese collaborava, con uno pseudonimo vagamente esotico, come esperto gourmet, a un settimanale di sinistra.

Non sarà difficile individuare a chi si sia ispirato lo scrittore romano per questo suo personaggio così sinistri, nonostante il suo aspetto da comune impiegato e la passione per la cucina. Si tratta di un alto dirigente del Viminale che “aggiusta” le cose, raccogliendo notizie private, prepara dossier per ricattare i nemici, fa sparire i corpi del reato (e a volte anche i corpi) per sistemare i processi.
Lui sa come si sistemano le cose per evitare che certi commissari troppo zelanti e troppo giovani si mettano a ficcare il naso.

Benvenuti nella Roma del “Romanzo criminale”, sebbene questo racconto sia ambientato qualche anno prima.

Leonardo Gori - Due Capodanni

1. Firenze, 1974
Era piena notte e i malati russavano, immersi in una tenue luce azzurra. Il 1974 aveva deposto le armi già da diverse ore, ma ancora si udivano lontani scoppi di petardi.

In ospedale, mentre fuori ci si prepara a festeggiare capodanno, il colonnello Arcieri, ex ufficiale dei servizi in pensione, racconta ad un suo collega, che negli anni della guerra stava dall'altra parte del fronte, di un altro capodanno. Di due ragazzi di vent'anni che in quel 1944 tragico fecero scelte diverse (ma si era giovani, purtroppo): in comune lo stesso atteggiamento geloso nei confronti delle fidanzate.

Il vecchio colonnello sorrise. «È una storia di amori malati che finirono male. Ma se c’è un significato, direi che è questo: in tema d’amore, non c’è mai da aspettarsi una reazione in base alle convinzioni politiche.»

Gian Andrea Cerone Il mistero del condominio. La prima indagine di Marisa Bonacina

Era stata una giornata limpida, di lucentezze trasversali, in cui l’inverno si era presentato alla città soffiandole addosso un vento gelido e pungente.

Nei suoi due precedenti gialli abbiano conosciuto il commissario Mario Mandelli dell’Unità di Analisi del Crimine Violento. Qui abbiamo la ventura di conoscere meglio la moglie, la sciura Marisa Bonacina: a furia di stare accanto ad un investigatore (e anche bravo), è capace anche lei di svolgere una sua indagine personale, su strani furti che avvengono dentro un palazzo.

Ma qui non ci sarà un ladro da arrestare: il male qui ha il volto delle violenze subite dai migranti nel loro lungo viaggio verso l'Europa nella speranza di cambiare le proprie vite.

Marco De Franchi Il Dono

La prima volta che ho trovato la testa di un essere umano, tagliata di netto e adagiata sull’uscio della mia casa, è stato circa due anni fa. No, posso essere più preciso.

Un uomo che cerca un momento di quiete nel silenzio di un paesino di montagna, lontani chilometri dalla città, dal lavoro. La neve che circonda la casa attutisce tutti i rumori.
Ma qualcuno gli ha lasciato un dono, uno strano dopo, sull'uscio.

Era la testa di un ragazzo. Non avrà avuto più di vent’anni

E' come se l'assassino gli riconoscesse il fatto di essere il maschio dominante e quella testa rappresenta dunque un dono. Un dopo poco gradito

Perché io. E perché adesso. La risposta è la stessa. E non mi piace per niente. Ecco perché questo Natale starò più attento. Il dominante s’è stancato.

Ma il dominante non vuole avere emuli.

Gianni Biondillo Weekend lungo a Barcellona

Alla fine, Antonio aveva mantenuto la promessa. D’altronde la storia stava andando avanti da troppo tempo e la moglie si dimostrava ogni giorno sempre più insofferente.

Cosa può nascondersi dietro un week end di vacanza a Barcellona? E cosa può nascondersi di misterioso dietro una giovane moglie, remissiva e tranquilla come tante?

Lo scopriremo arrivando alle ultime pagine di questa storia.

Andrea Fazioli Il custode dell’abisso

Sul lago tutto scivola e scompare: la rabbia, i dubbi, i debiti, la noia, perfino le parole «nemici», «pericolo», «morte». Forse la morte indugia un po’ più a lungo, come l’ombra di un nero dirigibile che trattenga i raggi del sole.

Il male può nascondersi dietro lo schermo di un computer? È quello che crede un cliente dell’investigatore Luca Contini, a cui confida le sue paure

«Signor Zocchi, è sicuro che fossero delle minacce di morte?»
«Più che minacce erano consigli. La mia vita è in pericolo.»

Il problema è che chi lo sta minacciando ha il volto, si fa per dire, di un monitor di un computer e il corpo, sempre si fa per dire, dell’algoritmo più famoso di intelligenza artificiale. Si chiama MAX, acronimo di Machine-Assisted eXpert.

Ma forse la spiegazione per certe frasi uscite dal computer, che sembravano volerlo spingere verso un limite irraggiungibile, hanno una spiegazione molto più terrena.

Luca Crovi - Odio il Capodanno

La regina era morta e il bambino era scomparso. Questi erano i due fatti che avevano occupato per alcuni giorni la testa e la coscienza del commissario Carlo De Vincenzi.

Siamo negli ultimo giorni del 1926 quando capitano due eventi: il primo, la morte della regina, che costringe il “poeta del crimine” ovvero il commissario De Vincenzi a dover partecipare a delle stancanti cerimonie. E poi la sparizione del piccolo Michele Adelmi.

«No, no. Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è Capodanno.»

«Quindi ogni nuovo giorno al Due è per lei un nuovo inizio?»

Non è un uomo di cerimonie, il commissario, come si trova a confidare con Antonio Gramsci, l’intellettuale detenuto nel carcere di San Vittore, perché considerato pericoloso dal regime (come tutte le teste pensanti).

«Perciò odio il Capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un Capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno.

Altri due manigoldi faranno presto compagnia a Gramsci, non certo intellettuali, ma i responsabili della morte del piccolo Michele che De Vincenzi farà di tutto per tenere dentro, nonostante le pressioni del regime.

Marcello Fois - Ho qualcosa da dirti

Sgambati alza la voce: «Signora si calmi!» intima.
La donna all’altro capo della linea non pare dargli retta. Carnevali passa a quel punto davanti alla sua scrivania facendogli un cenno per chiedere che succede.

È capodanno e a nessuno piace lavorare l’ultimo giorno dell’anno mentre tutto il mondo si ritrova a festeggiare. Ma quando a sparire è il figlio di una tua amica, non puoi sottrarti al tuo dovere: è quello che succede all’ispettore Carnevali.

Dev’essere capitato così: io sapevo chi eri. Ti conoscevo da sempre, conoscevo ogni singolo millimetro della tua pelle appena esposta alla vita.

Cosa è successo a Riccardo? Qui il male ha le sembianze di un amore malato, tossico, pericoloso..

Marco Vichi Il bosco

«Non allontanatevi troppo» disse la mamma, mentre i bambini stavano uscendo. «No mamma, andiamo qua dietro» disse Camilla. «Siete coperti bene?» «Sì mamma...» «E non tornate tardi...»
Il bosco è il luogo del mistero e della paura per eccellenza. Ma accade che questa paura, oppure il fascino della scoperta attirino ragazzine sveglie come Camilla, che si tira dietro nel suo girare per il bosco il fratellino Filippo.

«Ma che è successo nel bosco? Cos’hai visto?»
«Nulla...» «Bugiarda» bisbigliò Filippo, e accese la luce. «Dai, spegni.»

Nel bosco si rischia di fare brutti incontri, specie se ci si mette a seguire un uomo in mezzo ai rovi.

La scheda del libro sul sito di Guanda

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29 luglio 2017

Stesso sangue – raccolta (Guccini e Macchiavelli, Lansdale, Nesbo, Fois)

Buon sangue non mente
Di padre in figlio
Tale padre tale figlio

Sono tanti i proverbi e i modi di dire che riguardano le relazioni di sangue tra padre e figlio o comunque all'interno dello stesso ambito familiare.
La famiglia, il luogo nel quale sentirsi più protetti: al sicuro nel guscio familiare, protetti dalle cattiverie e dalle bruttezze del mondo.
Ma non è così: sappiamo che spesso il male si nasconde proprio dentro questo mondo e il cattivo, l'uomo nero, è a volte il marito, il padre o una persona vicina a te.

In questa raccolta, che è uscita l'anno scorso per Einaudi, cinque autori si cimentano su questo tema nei loro quattro racconti: come in tutte le raccolte anche in questa troviamo racconti riusciti meglio e altri no.

Questo incanto non costa niente – Guccini Macchiavelli

Estate 1938, ci troviamo sull'appennino Tosco Emiliano a Bagni dell'Appennino, una località turistica dove trovare un cinema, alberghi, sale da ballo. Luogo di riposo ma anche di cura, per le sue acque che sgorgano dalle montagne.
Una località di lusso dove i rampolli delle famiglie “bene” bolognesi vengono a divertirsi.
Uno di questi, Romano Pareschi, viene trovato morto dopo un volo in fondo al burrone all'interno della sua auto, una fiammante Isotta Fraschini.
Un incidente.
O forse no, il padre, il federale di Bologna Adolfo Pareschi chiede che venga aperta un'indagine non ufficiale sul caso, perché il figlio è stato ucciso.
L'indagine è affidata al giovane maresciallo Benedetto Santovito, che arrivato in paese, prende contatto con gli amici di Romano.

Durante il viaggio Santovito guardò più volte l'immagine di Romano Pareschi che gli sorrideva dalla foto. In divisa da giovane fascista, alto e dall'aspetto sano e sportivo, come da disposizioni del gerarca, camerata Achille Starace.

No: non è stato un incidente, e Santovito scoprirà le cause e i responsabili.
E scoprirà anche i perché di quel delitto: una storia di soprusi, di razzismo (il manifesto della razza era lì da venire) e di olio di ricino

Andava di moda. I picchiatori fascisti ne facevano abbondante uso conviti che facesse cambiare idea ai sovversivi. Il risultato era: dolori al ventre da rotolarsi a terra e giorni di dissenteria violentissima. E un rinnovato odio contro i fascisti..

Ci eravamo chiesti, leggendo Macaronì, quale fosse il motivo per cui l'arma aveva mandato, per punizione, Santovito, uomo che veniva dal Cilento, uomo di mare e di sole, in quel paesino dell'appennino?
Alla fine del racconto scopriremo qualcosa di più, del maresciallo.
E vedremo la faccia disonesta, violenta, del regime. Dell'incanto del regime
Voglio vivere e goderl'aria del monteperché questo incantonon costa niente

Coco Butternut, di Joe Lansdale

Un caso all'apparenza semplice, quello che viene affidato all'agenzia investigativa di Brett e Hap e Leonard: pagare il riscatto per avere indietro il cadavere, mummificato, di un cane, Coco Butternut.
Cane che qualcuno ha dissotterrato dal cimitero gestito dal signor Farmer e che lui rivuole indietro, spendendo anche quei 100mila dollari di riscatto.

Fin qui, solo una delle tante strane storie capitate alla più strana coppia di cercaguai del Texas.
Ma poi la storia inizia a prendere una direzione un po' più che strana, pericolosa. Per quale motivo qualcuno dovrebbe pagare quella cifra per un cane morto?
Insospettitosi, Hap e Leonard ispezionano la bara e, sotto il cane, trovano il cadavere di una donna.
Arrivati a casa di Farmer, lo trovano morto, la testa sfondata da una mazza o qualcosa di simile.

E così, la squadra investigativa si mette in moto, tutta assieme, compresa Chance, la figlia di Hap
- Cavolo – intervenne Chance. - Una gita al cimitero per consegnare dei soldi e farsi dare il cadavere in cambio. Un omicidio. Un incendio doloso. Mio padre e mio zio che dicono le parolacce. Un appostamento. Sono stata per anni al riparo da tutto questo, ma la nuova vita mi piace molto di più.

Siero, di Joe Nesbo

La storia di un padre che non voleva fare il padre e di un figlio cresciuto senza padre, con la passione per il gioco, per la cocaina e in generale, per spendere male i suoi soldi. Con la convinzione che avrà comunque una seconda chance.
Li ritroviamo assieme in Africa, in Botswana, alle prese con un morso del cobra nero sul corpo di Stan, il padre.
Ken, il figlio, deve fare in fretta a trovare il siero.

Un racconto breve ma duro, che racconta della legge di natura dell'uccidere per non essere uccisi.
Come il cobra che uccide e mangia i piccoli cobra suoi figli.
Divoriamo i nostri padri o i nostri figli quando dobbiamo farlo, non per odio, ma per amore della vita. Eppure, crediamo che bruceremo all'inferno per questo. E forse bruceremo davvero. Ecco perché il cobra è moralmente superiore a noi quando sceglie di mangiare i suoi figli. Non si sente in colpa neanche per un attimo, perché il peccato non esiste, esiste solo una fortissima volontà di vivere.Capisci. L'unico che può salvarti sei tu, e ti salvi semplicemente facendo quello che devi fare per sopravvivere.

Ti ho fatto male, di Marcello Fois

Un commissario di polizia distrutto dal dolore per la morte della moglie, Laura.
Uccisa in modo brutale.
Un dolore che l'ha tenuto isolato da tutti, solo.
Un dolore che vede in sé stesso, osservandosi allo specchio.
Un dolore come gli ricorda quel passaggio del libro di Tolstoj, Guerra e pace, quando il perfido Dolochov incontra alla vigilia della battaglia di Borodino Pierre Bezuchov.
Dopo averlo dileggiato, tradito, ingannato, lo raggiunge e lo abbraccia:
«Ti ho fatto male, - gli sussurra, - ti ho fatto male, ma ora stiamo per morire ..»

La nebbia del dolore gli ha cancellato il ricordo. Il ricordo di Laura, il ricordo di cosa è stato.
Come quando da bambino, mentre era in treno coi genitori che litigavano, si era messo ad osservare la foresta di pioppi, allungati verso l'alto come le colonne di una chiesa. E osservando quegli alberi aveva provato quella sensazione di estraniamento, una senza di pace in quell'ordine verticale.

Chiunque avesse concepito lo spazio dove lui si trovava adesso era stato un bambino, solo nella navata principale della foresta. Come lui vi si era perso e aveva chiesto la grazia di ritrovare la via.
La scheda del libro sul sito di Einaudi

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26 maggio 2017

Marcello Fois, Del dirsi addio - Einaudi

... Prima di tutto
Quando dissero a Gea che suo padre era morto, abitava da qualche giorno coi Ludovisi. Il Tribunale aveva stabilito che dovesse chiamarli famiglia.Non si poteva certo dire che lei fosse estranea a quella morte. Si trattava pur sempre di suo padre e si trattava dell'uomo che aveva fatto del male a suo fratello Lilo.Anni dopo, quando era già una donna,. avrebbe letto da qualche parte che Oreste Bomoll era morto dichiarandosi innocente. E che anzi la formula «era morto» andava rivista a favore della più precisa «si era tolto la vita». Il che può apparire come una sfumatura linguistica, ma era, a tutti gli effetti, l'espressione di una differenza sostanziale. Per lo meno agli occhi di Gea. Tuttavia, comunque fossero andate le cose, lei sapeva bene ciò che aveva visto. E al poliziotto che l'aveva interrogata non aveva nascosto niente, come la zia le aveva detto di fare. Perché la zia ci teneva a lei e a Lilo.

Terra fuoco aria vento
I quattro elementi fondamentali secondo della filosofia classica costituiscono anche i quattro macro capitoli in cui si sviluppa questo racconto di Marcello Fois.
Che sfrutta il meccanismo del giallo per imbastire un racconto complesso (e che è complesso anche nel leggerlo) dove al centro troviamo persone alle prese coi nodi irrisolti del loro passato, e che si riverberano ancora oggi nelle loro relazioni. Relazioni di coppia, relazioni tra padre e figlio...

L'azione si svolge a Bolzano: un ragazzino, Michele Ludovisi, scompare in una fredda sera d'inverno, in un'area di servizio fuori dalla città, di ritorno da una cena carica di tensione tra i genitori.
Questo episodio di cronaca, di cui si occupa la polizia, fa da detonatore a tutta la vicenda: l'indagine sulla scomparsa di Michele fa emergere tutte le tensioni covate in questi personaggi, sviscerati a fondo nella loro psicologia e i cui intrecci verranno svelati solo alla fine.

A cominciare dalla coppia di genitori, i coniugi Ludovisi, che si comportano prima come se quel bambino dovesse tornare da un momento all'altro, poi come se non fosse esistito.
Così si erano combattuti sempre. Così. E con lo stesso trasporto con cui si erano amati ora capivano di odiarsi, ma non era un odio che prevedesse l'abbandono. Era un odio che li attraeva l'uno verso l'altra. Si sentivano talmente distanti che da quello che erano stati da illudersi di vedersi in quel pomeriggio incerto per la prima volta.

Gea e Nicola: il loro figlio Michele è un bambino speciale, molto più intelligente dei suoi compagni, ma proprio per questo con forti difficoltà a stabilire delle relazioni di amicizia coi coetanei.
Come mai non hanno avvisato loro la polizia, che è stata avvisata da un prete di passaggio, don Giuseppe?
Cosa provano veramente nei confronti di Michele sapendo che potrebbe essere scomparso? Quale segreto nascondono, nella loro relazione? Basta di sesso, di attrazione e di conflitti.
- Di questo volevo parlare, - disse provando a mantenere una determinazione senza segno di resa. 
- Di questo cosa? - Ora il tono di lui tradiva una certa incrinatura. 
- Era a proposito di quello che non aveva previsto, - riprese lei, come se fosse intenta a non perdere il filo del discorso. 
- Non avevo previsto che Michele potesse capire così presto. E non potevo accettare che avesse paura di te.

Troviamo poi un'altra coppia, di uomini adulti, alle prese con un momento delicato della loro relazione: il commissario Sergio Striggio, che deve occuparsi del caso del piccolo Michele, e il suo fidanzato Leo.
Si trattava piuttosto della sua ossessione di non apparire per quello che era. O credeva di essere. La domanda che gli aveva fatto Leo in merito a dove avesse nascosto quel bambino innamorato dell'orco peloso, quel bambino che voleva scrivere romanzi, era una domanda vera. E lui una risposta altrettanto vera non ce l'aveva. Poteva azzardare qualcosa del tipo che certi adulti non si meritano il compito che gli è stato assegnato e che qualche volta i bambini si nascondono da se stessi ...

Una coppia che deve decidere cosa vogliono fare da grandi, visto che Sergio ha tenuto nascosto il suo rapporto sia nell'ambito lavoro, ai colleghi, sia al padre, Pietro Striggio, ex poliziotto, che da Bologna è voluto salire fino a Bolzano per passare del tempo con lui. E per rivelargli una notizia inaspettata.

In un continuo avanti e indietro col passato, lasciando affiorare i ricordi della sua infanzia, il Sergio adulto è costretto a fare i conti col Sergio bambino. Anche lui un bambino molto particolare, intelligente, bisognoso di quell'affetto da parte dei genitori che invece è mancato.
Che cos'era in fondo? Un uomo che fingeva di seguire le proprie attitudini, ma che, di fatto, si nascondeva. Era una specie di città virtuale anche lui, come se non fosse previsto che alcuna passione potesse abitare in quel corpo fatto per le passioni.

All'improvviso, nelle fredde giornate invernali di autunno, imbiancate dalla neve, spazzate via dal vento, tutto affiora in superficie.
Quella notte in cui un collega del padre venne a dormire da loro e di cui Sergio si innamorò.
La morte della madre, con quella domanda che lo ha arrovellato, sull'ultima immagine vista da viva.
I suoi incontri con lo psicologo.
E soprattutto il padre: il padre assente, il padre che aveva lasciato sola la madre nell'ultimo momento, il padre che la tradiva...
Suo padre arrivò due ore dopo che era spirata. Indossava una camicia bianca candidissima perfettamente stirata, impeccabile. Il che, per chi lo sa leggere, è il più chiaro dei segnali premonitori.

Tra sogni, ricordi, litigi, bugie e riappacificazioni, segreti che ritornano, le tante miserie dell'animo e le poche nobiltà, colloqui taglienti e pagine che si aprono su parentesi storiche (che un po' appesantiscono la lettura) l'indagine prosegue. Quella della polizia e quella dello scrittore dentro l'anima delle sue creature.
Tutte le domande troveranno una risposta.
E tutti quei nodi lasciati irrisolti, verranno riallacciati: anche tra padre e figlio Striggio, nel momento del dirsi addio
Lui e suo padre si erano fraintesi per troppo tempo, ma ora ogni fraintendimento sarebbe stato sanato. Suo padre aveva un figlio sorridente e un bianco bosco d'abeti da portare all'altro mondo. Quanto a lui, quando fosse arrivato il momento si sarebbe messo tra il bosco e il letto per riempirgli l'ultimo sguardo e avrebbe sorriso, perché come ci si dice addio è la cosa più importante del dirsi addio.

La scheda del libro sul sito di Einaudi e qui potete scaricare il primo capitolo in PDF
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11 ottobre 2014

I semi del male, di Bonini, De Cataldo, Dazieri, Fois, Morchio, Pandiani

I cattivi lo fanno, i buoni lo sognano.

Quando sui giornali leggiamo di un'inchiesta di corruzione, l'ennesima, su una delle tante grandi opere da fare in emergenza e in deroga alle leggi. E si scopre il solito sistema di politici-imprenditori-finanzieri-banchieri che controllava fondi e appalti.

Quando apprendiamo dell'ennesimo caso di violenza sulle donne. Dove la vittima viene pure calunniata e violentata dopo morta. Se l'era cercata. Se ne fosse rimasta a casa sua.
Quanto veniamo informati di quell'imprenditore che se ne scappa con la cassa, per fare la bella vita all'estero.

O dell'imprenditore che era una testa di legno della mafia o della ndrangheta, cui serviva una fedina pulita per presentarsi agli appalti. Fedina da ripagare con coca e auto di lusso.


Ecco, in tutti questi casi ci siamo resi conti quanto il “male”, inteso come l'andare contro le regole civili, non solo contro le leggi, sia molto, troppo vicino a noi.
Noi stessi forse l'abbiamo sperimentato, l'abbiamo toccato, ci siamo lasciato sedurre dalle sue lusinghe.
La tentazione di poter dare anche noi, umili peones che osserviamo dal basso il grande bacchetto (vedete voi chi mettere tra i commensali), l'occasione della nostra vita.

Quella che ci permetterebbe di liberarci di tutti i nostri problemi. Economici, di lavoro, familiari.
I soldi che non ci sono mai. La famiglia che ti stressa e non ti da libertà. Il lavoro che ti uccide ogni giorno.
Il male è dentro di noi, ci dicono i sei autori qui riuniti da Rizzoli per parlarli di questo: il male ha piantato i suoi semi dentro di noi e se almeno una volta siamo caduti in tentazione siamo in parte anche noi colpevoli.

Sei autori per cinque racconti, non tutti pienamente riusciti, putroppo.

I migliori, i primi due: Grifo della coppia Bonini - De Cataldo e Stallone di Dazieri (col ritorno del Gorilla).
Grifo è il racconto di un giovane e ambizioso capitano della Guardia di Finanza, che vende la sua integrità morale e la sua amicizia con un giornalista, per poter accedere al bel mondo della finanza. Belle barche, belle donne, auto di lusso.
Il tutto chiudendo un occhio su un caso di estero vestizione di una società con finta sede all'estero e con guadagni in Italia non tassati.

“Dove crede di andare, capitano? Il suo paese, il nostro paese, è questa roba qui. Deve solo decidere da che parte stare. Non le chiedo di non far rispettare la legge, ma di tenere conto delle compatibilità.” Compatibilità, capisci? Quella fu la parola che usò. Compatibilità. “Solo i fessi”, disse, “credono davvero che la legge sia uguale per tutti. È una delle tante sciocchezze che ci ha consegnato l'Illuminismo.”
Stallone è il racconto di un'indagine su un caso di suicidio, che forse non è così, di una ragazza di Cremona che aveva appena lasciato il suo lavoro in uno studio di avvocati.
La madre, che non crede alla morte, ingaggia un ex investigatore che ora si arrangia a vivere a Milano, facendo un po' di tutto. E' il Gorilla, il personaggio seriale di Sandrone che avevamo lasciato col libro “La bellezza è un malinteso”. E il Gorilla, a modo suo, dovrà tornare nella sua Cremona per scoprire gli ultimi giorni di vita di Katia. Una ragazza molto chiacchierata, che era pure finita su youporn ..
«Era una bella ragazza.»
«Senza dubbio.»
«Abbastanza bella da attirare il suo interesse di stallone?» Esita.
«Come ha visto sono un uomo sposato» dice poi.
«I cavalli non sono monogami.»
«Lei sta spingendo troppo avanti la metafora.»
«Forse è lei che si è spinto troppo avanti.»
Nascimbene fa un cenno ai lavoranti. «Buttatelo fuori.»
Non male nemmeno il racconto di Marcello Fois "Come mucche nel fango", con protagonisti un commissario di polizia Lucia Merisi e un magistrato Carlo Sogliani, che fanno pure coppia nella vita.
Una coppia con troppi punti oscuri, per un precedente tradimento di lui (che lei ancora non dimentica) e per le chiacchiere che riceve sul magistrato. La figlia di un imprenditore che aveva a libro paga politici per i suoi affari, le racconta che in questo libro compariva anche il nome di Sogliani.
Inizia una guerra di sospetti e tradimenti che rischierà di minare il loro rapporto e l'indagine.
Lucia poteva odiarsi per questa sua tendenza a non dimenticare, a impantanarsi nei retropensieri. Come quelle mucche nel fango che dovrebbero sognare valli erbose e invece sono lì, immobili o rallentate nei movimenti anche più semplici, pigre.[..]Avrebbe voluto liberare quelle mucche, dirsi che bastava prosciugare la vasca di mota dentro la quale erano immerse e farle alzare sulle zampe esilissime per lasciare che vagassero nel mondo. Avrebbe voluto credere in tutto e per tutto a se stessa quando si diceva che Carlo non era in assoluto coinvolto in questa faccenda.
Odissea blues, di Bruno Morchio, è la storia di un commerciante oppresso dalla famiglia che decide di fuggire. Scappare. Un ultimo colpo e via, verso una nuova vita, piena di piacere. Ma non sa che a maneggiare il male si rischia di farsi male da soli.
Da quanto tempo quell’idea gli girava per la testa? giorni? Settimane? Mesi? O erano forse due anni, dal giorno stesso in cui Luana gliene aveva parlato? E ogni volta che si ritrovavano abbracciati nel retrobottega della merceria Calypso, a rubare al lavoro e alle loro grigie esistenze
Infine Un letto di sassi, di Enrico Pandiani. La discesa verso il basso di un ragazzo: l'eredità della madre finisce ad un prete dalla doppia vita. In casa sua si installa una vecchia zia che diventa la padrona di casa. Costretto a rubare l'elemosina nelle cassette, inizia a sognare il colpo che sistemerebbe per sempre i suoi problemi.
Ma sarà il caso a risolverli per lui.


Lapresentazione del racconto Stallone con Sandrone Dazieri alla Feltrinelli di Milano.

La scheda del libro sul sito di Rizzoli.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon.