Visualizzazione post con etichetta Bolsonaro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bolsonaro. Mostra tutti i post

19 aprile 2021

Anteprima di Report – il caso brasiliano e la gestione dei vaccini

Siamo il paese che ha bisogno dei commissari straordinari, degli uomini forti a cui affidare pieni poteri: uomini che lanciano proclami, cronoprogrammi, malati di quella malattia chiamata annuncite.

Qui in Lombardia ne sappiamo qualcosa: per gestire la Lombardia è arrivato il signor Bertolaso, commissario straordinario che, appena insediato, ha fatto le prime promesse. Tutti i lombardi vaccinati entro l'estate.. Sarà vero?

Certo la Lombardia e l'Italia non è il Brasile, secondo argomento delle inchieste di questa sera di Report: con le migliaia di morti ogni giorno, dovrebbe essere chiaro a tutti cosa succede quando si danno pieni poteri a personaggi come Bolsonaro, cui il termine negazionista è forse l'espressione più gentile che riesco a fargli.

Cosa rischiamo se la gestione della pandemia non cambia in Brasile? E che succede se i vaccini non arrivano ora a tutti i paesi “poveri” nel mondo? Non penseremo veramente che basti vaccinare noi “fortunati” occidentali?

La situazione della pandemia in Brasile

Se ne parla poco della situazione della pandemia in Brasile: metterebbe in imbarazzo i tanti fan del capitano Bolsonaro (un giorno la storia giudicherà anche lui). Report racconterà come si è sviluppata la variante brasiliana e come è arrivata fino a noi: “il Brasile potrebbe diventare la fucina mondiale di nuove varianti che potrebbero ridurre l'efficacia dei vaccini”, racconta l'anteprima del servizio. Significa che quello che succede laggiù è un problema che riguarda anche noi.

A San Paolo, la città più grande del Brasile, al centro di primo soccorso non si riesce ad intubare tutti i malati quando peggiorano, e così devono essere trasferiti negli ospedali, ma mancano posti liberi per la terapia intensiva. Così i malati con crisi respiratorie rimangono in un'area di internamento anche per 72 ore.

Il governo di Bolsonaro aveva detto che il vaccino non serviva, che la mascherina non serviva, che il lockdown non serviva, e così la situazione è peggiorata, racconta un medico di questo primo soccorso a San Paolo.

Bolsonaro ha dato priorità all'economia rispetto alla salute, senza preoccuparsi delle vittime– racconta l'ex ministro della salute a Report – cavalcando tesi antiscientifiche.

L'ex ministro Mandetta aveva proposto misure di lockdown, senza le quali in Brasile ci sarebbero state 180mila morti in un anno, ma Bolsonaro lo ha dimesso mettendo al suo posto un altro medico che dopo venti giorni si è dimesso pure lui.

Alla fine hanno messo come ministro un militare, senza competenze.

Così oggi a San Paolo nei grandi ospedali non hanno un posto libero, solo se qualcuno muore si libera, ma dietro ci sono cento, duecento persone in lista. Persone giovani, senza malattie pregresse: è questa la nuova variante brasiliana.

La scheda del servizio: Pericolo Varianti di Manuele Bonaccorsi, Lorenzo Vendemiale con la collaborazione di Edoardo Garibaldi
immagini di Henri Guareschi e Matteo Delbò
montaggio di Andrea Masella e Riccardo Zoffoli

Manaus, capitale dello Stato di Amazonas, nel nord del Brasile. Qui ha origine la variante brasiliana, arrivata ormai praticamente in tutto il mondo e presente anche in Italia. A novembre gli abitanti della città pensavano di aver raggiunto l’immunità di gregge e di essere al sicuro, ma all’inizio dell’anno sono stati travolti da una nuova ondata di contagi, che ha fatto andare in tilt il sistema sanitario. La variante di Manaus, infatti, è in grado di reinfettare chi ha già gli anticorpi del Covid, sostengono gli esperti. E si è diffusa in tutto il Paese: oggi in Brasile si contano circa quattromila morti al giorno e gli ospedali sono pieni di pazienti gravi, anche giovani. Il Sudamerica rischia di diventare la fucina mondiale di nuove mutazioni del virus, che potrebbero anche ridurre l’efficacia dei vaccini attualmente a disposizione. Con un reportage esclusivo da Manaus e da San Paolo, le telecamere di Report racconteranno come si è sviluppata la variante in Brasile. E poi documenteranno come si è diffusa in Italia, grazie alla mancanza di controlli e soprattutto ai nostri ritardi nei sequenziamenti del virus.

Come funziona il piano vaccinale in Lombardia?

Come ha gestito le vaccinazioni la regione più virtuosa d'Italia, la regione che non può fermarsi mai, un faro e un esempio per tutto lo stivale?

Hanno cambiato l'assessore al welfare, due direttori generali, due commissari e due piattaforme per le prenotazioni. Al di fuori delle luci e dei proclami come stanno andando le cose?

All'inaugurazione dell'hub di Malpensa lo scorso 31 marzo erano presenti il commissario Figliuolo, il capo della protezione civile Curcio accompagnati dal consulente della regione Lombardia Bertolaso.

Nella conferenza stampa il generale-commissario racconta ai giornalisti che, sì, le cose non vanno tutte bene, ma, come rimarcato dall'assessore Moratti, “siamo sulla strada giusta”, sono stati fatti degli errori ma li stiamo rimediando.

E le polemiche sono “stucchevoli”, tiene a precisare il presidente frontman Fontana, “polemiche che non sono degne di un paese come il nostro”.

Ma non è nemmeno degno quello che è successo agli anziani in regione Lombardia: Claudia Di Pasquale è andata ad incontrare Mario Tacca, registrato a metà febbraio sulla piattaforma di Aria, dopo un mese ha ricevuto un messaggio con la data e il luogo della vaccinazione. A Casalmaggiore: “sono rimasto allibito, ho l'ospedale qui a due passi, è una cosa da manicomio.” Da Crema, dove abita il signor Mario, a Casalmaggiore sono circa 90km.

A Codogno, dove è partita la pandemia, abita il signor Giuseppe Cigolini, di 83 anni: abita a due passi dal centro vaccinale, ma è stato mandato dalla regione a Soresina, col suo carrozzino, piano piano.

Il sindaco di San Bassano è andato a prendere gli anziani direttamente a casa pur di farli vaccinare, col furgoncino dei servizi sociali: anziani di oltre 90 anni a cui non è mai arrivata la risposta dalla regione dopo la prenotazione.

Il sistema di prenotazione di Aria non ha funzionato dunque: Bertolaso è stato uno dei primi a criticarne la scelta, racconta oggi. Di fronte alla giornalista si lascia andare: “quando leggo che è stato Bertolaso che ha voluto Aria, che ha insistito per Aria .. io fino ai primi giorni di questo febbraio conoscevo l'Aria che respiriamo, l'aria che tira come trasmissione, conoscevo l'aria fritta, come modo di dire romano...”

Ma nel documento redatto dal direttore di Aria Spa Gubian c'è scritto che il 7 di febbraio Bertolaso, dopo aver visto il sistema di Poste, decise di affidare ad Aria il servizio di prenotazione (costato 18 ml di euro, soldi nostri).

“Chi ha deciso di affidare le prenotazioni ad Aria se non è stato lei?” - è la domanda fatta a Bertolaso.

“Sentiamo l'audio della famosa riunione del 7 di febbraio, ascoltate quell'audio, così verba volant, parola invece si capisce.. ”

E chi ha deciso di anticipare la campagna vaccinale dal 1 marzo al 18 febbraio?

Bertolaso non risponde. Fontana non risponde: “le interviste si chiedono e si concedono” la blocca una persona dello staff del presidente. Peccato che poi le interviste non vengono concesse.

Così, per questi errori della regione virtuosa, a febbraio ci sono state persone anziane che, nell'attesa di una risposta della piattaforma mai arrivata si sono ammalate.

E qualcuno di loro è morto. Quanti di loro si sarebbero salvati se fossero stati vaccinati in tempo? Ci sarà un'inchiesta della magistratura anche su queste morti?

Dalla Lombardia al Veneto: in questa seconda ondata questa regione ha registrato il tasso di mortalità più alto d'Italia, 8000 decessi in poco più di due mesi, a partire da ottobre. Cosa è successo in questo mesi?

E' successo che il contatto dopo il tampone anziché dopo 24 ore arrivava dopo giorni, pazienti risultati positivi non sono stati contattati da alcun tracciatore, per risalire poi ai contatti e isolare i contagi.

Così a dicembre nel vicentino si sono trovati nella stessa situazione di Bergamo: non si trovavamo cioè posti negli ospedali per i malati e nemmeno per effettuare le cremazioni (alcune delle salme sono state spostate a Bologna).

Con la seconda ondata la regione ha voluto dimostrare un obiettivo completamente politico, che era tutto merito loro – racconta il Andrea Crisanti (che nella prima ondata è stato consulente del governatore Zaia) – e che quindi avrebbero potuto fare a meno di me e del mio contributo.

Report è venuta in possesso di una nota riservata del ministero della Salute contenente le quantità prenotate dei vaccini e i costi (fino ad un miliardo di euro):

Il documento, datato al 24 agosto 2020, è firmato da Giuseppe Ruocco, l’uomo che ha rappresentato l’Italia in Europa al tavolo coi big pharma, e rivela quanto ci stanno costando davvero i vaccini. Come aveva anticipato Report a gennaio , se gli ordini saranno confermati l’Italia spenderà nel solo 2021 circa 1,5 miliardi di euro. Una cifra destinata ad aumentare, visto che rispetto alla tabella stilata all’epoca la Commissione Ue ha firmato due ulteriori contratti con Pfizer e Moderna (mentre intanto è saltato quello con Sanofi). Confermati i prezzi: si va dai 2,9 euro a dose per Astrazeneca ai quasi 19 euro per Moderna, il più caro sul mercato.

La nota sottolineava come l’Europa avesse scelto di includere nel suo paniere vaccini di tutte e tre le tecnologie differenti, proprio per tutelarsi sulla loro possibile efficacia. Ma a posteriori non si è rivelata vincente la scelta di puntare soprattutto sui prodotti a vettore virale, come Astrazeneca e Johnson & Johnson (da cui dovevano arrivare 800 del miliardo e mezzo di dosi totali), viste le difficoltà incontrate e le restrizioni che sono state poste nel loro utilizzo.

Il segretario Ruocco concludeva il documento ponendo una serie di questioni urgenti al governo allora in carica: chiedeva, ad esempio, di valutare l’opportunità di acquistare ulteriori vaccini con una tecnologia diversa rispetto a quella di Astrazeneca, unico contratto allora sottoscritto. O di decidere da subito come ripartire i vari sieri in base alle differenti categorie prioritarie nella campagna vaccinale, nel caso in cui non ci fosse stata disponibilità immediata per tutti.

Ora tutta l'attenzione mediatica si è concentrata sui vaccini, ma per scoprire e fermare le varianti del virus e per tracciare gli infetti servono i tamponi, ma anche questi non bastano, serve fare il sequenziamento del virus.



Ma l'Italia su questo è indietro, solo pochissimo tamponi vengono sequenziati: Report è entrata nel laboratorio dell'ospedale Sacco di Milano, dove c'è tutta l'apparecchiatura per estrarre l'RNA del virus.

Sono macchinari che costano 100mila euro, al Sacco ne hanno tre e ciascuno carica da 48 a 60 tamponi: volendo potrebbero sequenziare almeno 100 tamponi al giorno, ma ne fanno molti meno perché mancano i fondi per fare questo, racconta la ricercatrice Alessia Lai al giornalista.

E' un procedimento costo, si parla di 100 euro a genoma e nonostante la pandemia, le morti e le infezioni, non c'è stato lo sforzo per investire su questo: ci sono state parecchie donazioni più che sovvenzioni statali.

Il lavoro in laboratorio si fa con un software open source, gratuito, che lavora sui file prodotti dal sequenziatore, che corrispondono a parti del genoma della persona che ha fatto il tampone.

Potremmo sequenziare molti più tamponi, se solo riuscissimo a mandare a “regime” le macchine: ma forse la regione e lo stato preferiscono spendere i fondi in altro modo.

La scheda del servizio: La campagna di Lombardia di Claudia Di Pasquale con la collaborazione di Giulia Sabella e Federico Marconi
immagini di Giovanni De Faveri

In questi giorni è partita la campagna vaccinale massiva, il suo successo dipenderà anche dall'andamento delle vaccinazioni in Lombardia, che con i suoi 10 milioni di abitanti è la regione più popolosa d'Italia. Solo pochi giorni fa Fontana ha annunciato la somministrazione di due milioni di dosi. Ma non è tutto oro quello che luccica. Negli ultimi mesi in Lombardia è successo di tutto. Si sono accumulati annunci, proclami, disguidi e disservizi. Sono saltate diverse teste. Si sono succeduti due assessori al welfare, due assessori alla famiglia, due consulenti per la campagna vaccinale, tre direttori generali al welfare. Il piano vaccinale è stato rivisto più volte, è stata cambiata persino la piattaforma per la prenotazione dei vaccini ed è stato azzerato il cda della società regionale Aria. Sono cambiamenti finalizzati solo a migliorare la lotta alla pandemia? O si è consumata anche una sotterranea guerra politica?

La storia dell'armatore Onorato

L'inchiesta parte dalla strage della Moby Prince, fuori dalle acque del porto di Livorno, quando il traghetto della Navarma si scontra con la petroliera della Snam poco fuori il porto di Livorno: in quell'incidente, il più grave della storia della Marina italiana morirono 140 persone. 29 anni fa, tre processi fatti, nessun colpevole. Colpa della nebbia si è detto. Errore umano.

“Il dolore della perdita di un congiunto si accompagna alla mancanza di giustizia” – racconta alla giornalista Loris Rispoli, presidente dell'associazione vittime della Moby Prince - “sono trent'anni che noi continuiamo a dire che dietro questa tragedia ci sono delle responsabilità. Perché [le vittime] sono rimaste vive per ore in attesa dei soccorsi.”

Della vicenda se ne era occupato il giornalista Francesco Sanna:

“[Quella della Moby Prince è] Una storia che è sparita dai radar nazionali con una rapidità imbarazzante, 140 morti in circostanze misteriose e ci siamo accontentati di una inchiesta sommaria della capitaneria di porto, parte in causa, che diceva 'è un incidente, c'era la nebbia, il comandante ha avuto un abbaglio '. Questa è una ricostruzione surreale.”

Angelo Chessa è il figlio del comandante del traghetto, anche lui non si rassegna ad una verità monca, falsa: “il porto di Livorno chiama la Moby Prince” racconta “il traghetto non risponde e non si fanno nemmeno una domanda?”

“La stessa Navarma, si scoprì poi, sapeva che la petroliera [della Snam] contro cui è andata a sbattere la sua nave, era in una posizione di divieto, però non ha detto nulla” – spiega Gabriele Bardazza, ingegnere civile e consulente dei familiari delle vittime.

Di quelle 140 vittime oggi rimane il ricordo dei familiari e poco altro: una fattura per l'albergo, delle chiavi, una cintura, occhiali. Oggetti che sono sopravvissuti al fuoco. E anche questo è strano.

Si scoprì poi che le due società, la Navarma e la Snam, stipularono un accordo, per non farsi la guerra in tribunale e scaricare le spese per i risarcimenti (circa 60 miliardi) su una assicurazione in un paradiso fiscale, spiega il giornalista Francesco Sanna .

Senza quell'accordo, senza quella rapida liquidazione, la Navarma avrebbe chiuso: invece oggi è la prima compagnia di navigazione italiana col nome di Moby e gestisce il traffico verso la Sardegna grazie ad una convenzione da 72ml di euro con lo Stato italiano mai messa a gara.

Un esempio di cattiva amministrazione da parte dello Stato, spiega il concorrente Grimaldi: per la tratta Arbatax Civitavecchia si paga 25ml per 200mila persone “gli puoi pagare l'aereo a tutti”.

Eppure il governo pensa di prorogare la convenzione fino a febbraio perché non hanno ancora finito di scrivere il nuovo bando di gara.

“Una situazione che genera un danno economico per la Sardegna” racconta a Report l'ex deputato Silvio Lai.

Non si sa se Onorato sia il più grande armatore italiano, come si definisce, ma di sicuro conosce i porti dove approdare: nel 2016 dona 150mila euro alla fondazione Open di Renzi e l'armatore è pure andato alla Leopolda a celebrare i fasti del governo del fu rottamatore.

L'anno scorso al PD dell'Isola d'Elba Moby versa 30mila euro, mentre nel 2019 100mila euro vanno alla fondazione Change di Toti (il governatore di centro destra della Liguria).

Anche per Toti, Onorato spende belle parole ad una convention “un bell'applauso per il governatore..”

Ci sono poi 600mila euro per un contratto con la Casaleggio Associati e 240mila euro vanno al blog di Beppe Grillo: “ciao a tutti gli amici di Beppe Grillo ...”.

Per non rischiare nulla, Onorato versa 40mila euro a Giorgia Meloni e 5000 euro a Fratelli d'Italia: pure per Giorgia Meloni e i Fratelli un bel ringraziamento in video.

Onorato, pur dovendo restituire centinaia di milioni allo stato per la crisi finanziaria, investe oltre 4 ml di euro tra acquisto e ristrutturazione per una villa a Porto Cervo. Duecento metri quadri con spiaggia privata per un immobile ad uso rappresentanza che oggi risulta affittata ad un privato.

L'anno scorso i creditori hanno chiesto al Tribunale di Milano il fallimento di Moby denunciando anche operazioni immobiliari per 12 ml come quella di Milano per l'acquisto di un attico da 300metri quadri, che Moby ha acquistato dal suo stesso manager, Vincenzo Onorato che in cambio incassa 7,6 ml di euro.

Doveva diventare la sede della società ma in realtà, racconta il servizio, stavano provando a venderlo dopo averlo affittato.

La scheda del servizio: Soccorso di Stato di Adele Grossi con la collaborazione di Norma Ferrara
immagini di Tommaso Javidi e Dario D'India
grafica di Michele Ventrone
montaggio di Orazio Danza
 

Centoquaranta persone muoiono su un traghetto che andava ad Olbia: prende fuoco scontrandosi con una petroliera ferma all'ancora. Accade tutto a pochi minuti dal porto di Livorno: è così vicino che dal lungomare si vede tutto. Eppure i soccorsi non arriveranno mai. A trent'anni dalla strage dimenticata del Moby Prince, Report torna sulla vicenda con documenti inediti, partendo dalla compagnia armatrice del traghetto che da allora è cresciuta a dismisura e che oggi, in cambio di oltre 72 milioni di euro annui, garantisce il trasporto marittimo pubblico da e per la Sardegna, in base a una convenzione scaduta da un anno e più volte prorogata.

La stazione sperimentale

Diversamente da quello che fa pensare il titolo, la stazione sperimentale di cui tratta il servizio di Chiara De Luca non sta nello spazio ma si occupa di conserve.

Si tratta di una fondazione di ricerca a cui 3370 aziende che si occupa di agricoltura devono versare un contributo obbligatorio, per un totale di 7.492.000 euro l'anno.

Cosa fanno di preciso?

L'AD di Pexto SRL, una piccola società alimentare a Genova racconta di averli contattati per avere informazioni tecniche a cui non hanno saputo rispondere, ma in compenso gli hanno mandato bollettini da pagare, per gli anni passati. “Solo dopo che li contatti questi iniziano a farti pagare ..”.

Forse era meglio se non li si contatta, allora.

La scheda del servizio: Conserve e buoi dei paesi tuoi di Chiara De Luca con la collaborazione di Greta Orsi
Immagini di Matteo Delbò, Dario D’India e Fabio Martinelli
Montaggio e grafica di Michele Ventrone

La stazione sperimentale delle conserve è una fondazione di ricerca con sede a Parma. Ogni anno più di tremila aziende che producono conserve alimentari ittiche, vegetali e animali sono tenute a pagare un contributo obbligatorio a questo ente, che rappresenta quasi il 70% del suo fatturato annuale. Ma chi gestisce questi soldi e come?

12 aprile 2021

Anteprima delle inchieste di Report – lunedì 12 aprile

La lotta contro la corruzione all'interno della Chiesa e la fabbrica dove si produce il vaccino russo SputnikV: sono questi due degli argomenti della prima puntata della nuova stagione di Report che riprende stasera.

Chi e come sta ostacolando il lavoro di papa Francesco in Vaticano? Il servizio parlerà di alti prelati in affari con faccendieri spregiudicati in contatto con servizi segreti, di congiure e di ricatti.

Poi un servizio sul virus: come si è sviluppata la variante brasiliana e come si è propagata in Italia. Per come il governo di Bolsonaro non ha gestito la pandemia, il Brasile potrebbe diventare la fucina delle varianti del virus e questo potrebbe indebolire l'efficacia dei vaccini.

Vaccini come il russo Sputnik V: i giornalisti di Report sono entrati laddove si produce questo vaccino

La lotta di papa Francesco contro la corruzione

Il servizio di Report racconterà di come funziona il processo di beatificazione dei santi, non bastano miracoli, servono anche tanti soldi (alcune cause sono arrivate a costare anche 1 milione di euro).

All'interno della Congregazione per le cause dei santi ci sarebbe qualcuno che chiede le mazzette per velocizzare i processi di beatificazione.

Il servizio di Giorgio Mottola si occuperà anche dei segreti più reconditi dell'Obolo di San Pietro, custoditi in Svizzera a Lugano, in una villa a strapiombo sul lago dove vive Enrico Crasso,il broker romano a cui la segreteria di stato vaticana ha affidato le chiavi della sua cassaforte.

E' arrivato a gestire un quinto, quasi un quarto del patrimonio – racconta Crasso al giornalista: fino al 2014 ha gestito al massimo 40 ml di euro, è con l'arrivo di Becciu che Crasso fa il salto di qualità, lascia Credit Suisse per fondare una sua società di brokeraggio a cui la segreteria di Becciu arriva ad affidare oltre 400 ml di euro.

Le aspettative era per un profilo [di investimento] moderato e pertanto il mio compito è stato facilitato da questo” spiega a Report, ma forse si dimentica di alcune operazioni davvero sorprendenti: col suo fondo di investimento dal profilo moderato, Centurion, dentro cui sposta i soldi della segreteria, finanzia due produzioni cinematografiche. Tre milioni vanno a Man In Black 3 e 1 ml a Rocket Man, il film sulla vita di Elton John, star della musica pop e icona gay.



I promoter volevano fare questo investimento in un film di Oliver Stone, White Lies, verso la fine del 2018 ci comunicano che Stone non era più diponibile a fare il film, una doccia fredda, però alla fine i promoter investirono in questi film, con una performance del 14%, peraltro un film di grande successo”: talmente di successo che Elton John ha accusato la chiesa cattolica di ipocrisia, da un lato accusa il cantante della sua omosessualità, dall'altro guadagna con un film sulla sua vita e che celebra il suo matrimonio gay.

Tutti gli investimenti sono stati concordati con la segreteria vaticana: anche l'investimento fatto coi soldi delle donazioni su un fondo altamente speculativo che scommetteva sull'arrivo di una catastrofe, di una guerra o di una pandemia.

Un hedge fund su cui è stato investito circa l'8% del patrimonio del fondo gestito dal broker con la sua Centurion: “credo che sia stata un'ottima strategia” racconta il broker “perché poi purtroppo scoppiò la pandemia e questo fondo cominciò a salire tantissimo”.

Si tratta del fondo “georisk” della banca d'affari Merryl Lynch che garantiva ritorni altissimi in casi di crisi geopolitiche, pandemiche grazie alla speculazione sulle valute internazionali: dopo i primi mesi della pandemia i valori di questo fondo sono schizzati in alto costringendo la banca a chiuderlo. E ora dovranno pure rispondere al broker e al Vaticano di questo.


Cecilia Marogna è stata una delle persone di fiducia dell'ex segretario di stato Becciu: a lei il cardinale ha affidato la raccolta di segreti dentro e fuori il Vaticano, un dossieraggio su altri prelati, una sorta di servizio segreto parallelo.

Chiamiamolo così, in interazioni con gli altri servizi segreti paralleli internazionali”: sembra una spy story ma non è così, Cecilia Marogna aveva un incarico ufficiale presso la segreteria di stato, con un documento firmato da Becciu, col ruolo di “analista geopolitico”.

Come ha maturato l'esperienza geopolitica? Da autodidatta, ha risposto. Come fa una persona così ad entrare in contatto con i vertici del Vaticano?

Con una mail scritta al cardinale nel 2016, la risposta data, molto poco credibile.

Altra versione quella fornita da Francesca Chaoqui, una dei protagonisti dello scandalo Vatileaks: “so che è stata presentata al cardinale e questo ha deciso di fidarsi di lei.”

Prima di collaborare col Vaticano la Marogna era dentro gli ambienti della massoneria e si era iscritta al movimento Roosvelt, l'organizzazione politica fondata da Gioele Magalvi, massone del grande oriente d'Italia e gran maestro venerabile.

Una vicinanza che la Marogna giustifica come necessaria per “deformazione professionale”: nei suoi studi e nelle sue frequentazioni ha conosciuto anche Gianmaria Ferramonti (leghista della prima ora considerato vicino a Gelli): anche queste frequentazioni (Ferramonti, Pazienza, Flavio Carboni) erano tasselli del suo “studio”.

C'è anche Bisignani in questo pantheon fatto di esponenti della massoneria vicini a Licio Gelli (gran maestro della P2, coinvolto in diversi episodi neri della nostra storia): Ferramonti stesso si considera un “gelliano” che, recentemente sembra aver puntato su Italia Viva e sulla caduta del governo Conte.

Ferramonti avrebbe fatto pressioni sull'onorevole Boschi tra gennaio e febbraio per aprire la crisi.

Diciamo che con la Boschi ho una corrispondenza .. ci scriviamo non ci parliamo [..] Gli avevo dato una piccola notizia che se buttavano giù sto cretino Conte magari gli davamo una mano, vediamo ..”

Gli davate una mano, chi?

Allora, qui hai un rappresentante di Confimpresa, di Confimea, della Cifa, insieme qualche milioncino di voti ce lo abbiamo, no? E se decidiamo di [spostarli sulla Boschi] chi sarà al momento giusto al posto giusto.”

Per entrare nei suoi giri, Cecilia Marogna si avvicina a Ferramonti, partecipando alle sue cene romane: “[Cecilia Marogna] è una brava ragazza intelligente e furba.. è venuta a qualcuna delle mie cene romane. C'è stato un periodo tre o quattro anni fa che organizzavo cene a Roma ogni 15 giorni, facevano a gara per esserci, ma non roba da 10-20, 80-100 persone.”

E chi partecipava a queste cene?

“Tutti quelli che volevano di un certo livello in su. Anche la Chaoqui è una cara amica”

La scheda del servizio: LO STERCO DEL DIAVOLO di Giorgio Mottola con la collaborazione di Norma Ferrara e Giulia Sabella

Da anni Papa Francesco ha avviato una battaglia interna al Vaticano per portare trasparenza nei conti della Santa Sede. Ma la resistenza interna continua a essere forte: troppi sono gli interessi finanziari in ballo. Un’inchiesta esclusiva di Report documenta come gli scandali all’ombra del Cupolone non si fermano nemmeno davanti ai Santi. Secondo una denuncia inedita raccolta dalla trasmissione, all’interno della Congregazione per le cause dei santi, la commissione vaticana che gestisce i processi di canonizzazione, un alto funzionario avrebbe chiesto una tangente per avviare il processo di beatificazione di un candidato molto noto e amato. Una vicenda avvenuta mentre il prefetto della Congregazione per le cause dei santi era il cardinale Giovanni Angelo Becciu, l’ex sostituto della Segreteria di Stato dimessosi lo scorso settembre dopo le accuse di peculato. Con documenti inediti e testimonianze esclusive Report ricostruirà gli investimenti finanziari realizzati dalla Segreteria di Stato negli ultimi anni, a partire dall’acquisto degli ex magazzini Harrod’s di Londra, un palazzo costato al Vaticano oltre 400 milioni di euro e che oggi varrebbe non più di 290 milioni. Dietro agli investimenti opachi fatti con i soldi dei fedeli, si nasconderebbero uomini d’affari spregiudicati, faccendieri, religiosi corrotti e una guerra all’interno dei servizi segreti italiani.

La censura del piano pandemico

Giulio Valesini e Report ritornano sul rapporto redatto dai ricercatori italiani dell'Oms, coordinati da Francesco Zambon: rapporto che criticava la gestione iniziale della pandemia da parte del governo italiano, parlando di approssimazione e caos e della mancanza di un piano pandemico.

Il 14 maggio il piano, finanziato dall'OMS fu ritirato: un ruolo importante a tacitare il lavoro degli “scemi di Venezia” lo ha avuto il direttore aggiunto Ranieri Guerra, ex dirigente del ministero della salute fino a pochi anni fa, che aveva responsabilità proprio su quel ruolo.

Ai magistrati di Bergamo aveva raccontato di non aver avuto alcun ruolo in questa faccenda che, di fatto, appare sia una censura che un atto di omaggio di un ente terzo come l'Organizzazione della sanità verso un governo (che l'aveva appena finanziata). Ma da alcune chat col direttore dell'ISS Brusaferro emerge il contrario e per la prima volta tira in ballo il dottor Tedros, il più alto rappresentante dell'OMS.



Alla fine l'unico che ha pagato per questa vicenda è stato il capo dei ricercatori di Venezia Zambon, che ha abbandonato il posto: al giornalista, molto amareggiato, racconta che ad uscirne male è soprattutto il ruolo dell'OMS, un'agenzia delle Nazioni Unite dove queste pressioni sui ricercatori per nascondere un loro report sono inammissibili.

Sul Fatto quotidiano del 10 aprile è uscita una anticipazione di queste chat.

La scheda del servizio: IL TRIANGOLO DELLA CENSURA di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella con la collaborazione di Norma Ferrara e Eleonora Zocca

Nuovi documenti esclusivi: Ranieri Guerra si vantava di aver censurato il rapporto Oms sull’Italia, con il supporto di Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'Organizzazione. Maggio 2020. Negli stessi giorni in cui Report denunciava le gravi problematiche dell’Oms e il mancato aggiornamento del piano pandemico, il direttore aggiunto dell’agenzia Onu dirigeva una campagna di censura per bloccare uno studio critico della gestione italiana della prima ondata Covid. Incontri riservati con i vertici del ministero della Salute, comunicazioni senza peli sulla lingua, accordi per riscrivere il testo del rapporto. Tra Ginevra, Roma e Copenaghen si sarebbe messo in moto un meccanismo per oscurare la verità, sino a oggi sempre negato dal ministro Speranza e dai vertici di Oms e Istituto Superiore di Sanità. Report può mostrare in esclusiva nuove prove che rivelano una realtà alquanto diversa dalla versione ufficiale sin qui raccontata al pubblico.

Le varianti del virus e il vaccino russo

Report è andata a vedere come la comunità di indios a Manaus, la città più popolosa dell'Amazzonia, sta affrontando la variante brasiliana del Sars Cov2, ormai diffusa in tutto il mondo.

Qui la comunità ha allestito un piccolo ospedale dove gli ammalati possono accedere alla terapia dell'ossigeno, sdraiati sulle amache.

Come ai tempi dei conquistadores, gli indios sono particolarmente esposti alla malattia per la debolezza delle loro difese immunitarie, gli ammalati sono poi portati in ospedale. Ad oggi nel Brasile di Bolsonaro ci sono 4000 morti al giorno.

In Brasile si sta usando un vaccino cinese che si teme non sia efficace contro la variante brasiliana.

Altro vaccino di cui si parlerà nel servizio è quello russo: Report entrerà nello stabilimento dove si produce lo SputnikV, anticipando l'ispezione dell'Ema che verrà fatta tra il 17 e il 21 maggio: l'audit dell'ente di controllo europeo sarà un evento storico, racconta la dottoressa Navoicik, capo del laboratorio sterile dello stabilimento: “sentiamo una grande responsabilità, anche perché le regole tra l'Unione Europea e la Russia sono diverse, sarebbe stato senz'altro meglio se ci fossero state regole uniformi.”

Finché non arriverà l'approvazione di Ema questo vaccino non potrà essere utilizzato in Europa che dovrà vagliare la validità dei dati scientifici e verificare il rispetto dei protocolli di validità dei siti di produzione.

Se anche le verifiche dovessero essere positive, non potremo avere questo vaccino prima di due mesi.

Report sarà la prima televisione europea ad entrare in questi stabilimenti: oltre al servizio sulla produzione, verrà intervistato anche il proprietario del fondo sovrano russo che detiene il vaccino.

Nell'anticipazione a Uno Mattina, Sigrifo Ranucci ha raccontato che ha avuto più problemi a parlare con l'Ema che non coi russi i quali avrebbero iniziato a studiare il virus dopo che un italiano lo avrebbe portato in Russia, dove i numeri ufficiali di morti e contagiati sono relativamente bassi, grazie alle restrizioni forti ai confini.

Report ha fatto un'altra scoperta: in Russia non usano mascherine e non c'è distanziamento sociale, hanno i vaccini ma i centri vaccinali sono vuoti. Anche Putin, che ostenta ogni suo gesto, questa volta si è vaccinato lontano dalle telecamere, “per non irritare in prossimità della campagna elettorale i russi che non tollerano tanto la politica della vaccinazione”

La scheda del servizio: SPUTNIK, IL VACCINO CHE VIENE DAL FREDDO di Manuele Bonaccorsi e Lorenzo Vendemiale con la collaborazione di Edoardo Garibaldi

Efficacia dichiarata altissima (92%), prezzo contenuto (10 dollari a dose), scarsi effetti collaterali: mentre in Europa mancano i vaccini e le dosi arrivano con il contagocce, tutti parlano di Sputnik V. Il siero russo però in Europa non arriva e la sua autorizzazione si sta trasformando in un giallo. Per Ema il dossier sarebbe ancora incompleto, i russi invece dicono che è tutto pronto e aprono le porte dei loro stabilimenti. Gli inviati di Report sono stati a Mosca, nelle fabbriche che producono il vaccino, dove nemmeno gli ispettori europei sono ancora ancora riusciti a entrare. E hanno scoperto che l’ispezione avverrà soltanto a metà maggio, quindi per vedere Sputnik in Europa dovremo aspettare almeno due mesi. Attraverso le interviste esclusive ad Alexander Gintsburg, capo dell'Istituto Gamaleya che ha scoperto la formula, e ai più alti responsabili del progetto, Report mostrerà perché lo sbarco di Sputnik in Europa non è solo una questione scientifica, ma anche una complessa partita geopolitica, e svelerà la reale capacità produttiva delle fabbriche russe, per rispondere alla domanda che tutti si pongono: Sputnik è davvero la soluzione ai problemi dell’Europa? Con immagini e testimonianze inedite l’inchiesta racconterà anche come sta andando la campagna vaccinale in Russia, un paese che oggi vive come se il Coronavirus non esistesse.

09 febbraio 2021

Presadiretta – la guerra all'Amazzonia, il polmone del pianeta

Il reportage di Presadiretta ha fatto conoscere l'ecosistema più bello al mondo, quello dell'Amazzonia e chi lo sta distruggendo e perché. E cosa possiamo fare noi in Italia per salvarlo.

Cosa succede quando un leader sovranista come Bolsonaro prende il potere? Succede, come capitato in Brasile, un disastro: il disastro degli incendi scoppiati in Amazzonia, che si vedevano anche dal satellite, il cui fumo è arrivato fino a San Paolo, a 2700km di distanza.

Incendi durati fino ad ottobre, che hanno distrutto parte della foresta: si tratta di incendi dolosi, un numero in crescita di più dell'80% rispetto al 2018.

Ma secondo Bolsonaro non è colpa degli allevatori, è colpa delle Ong che denunciano gli incendi: ma ormai il mondo si è accorto del disastro in Amazzonia, così Macron al G7 nel 2019 decise di mettere il tema al centro dell'incontro.

Per salvare l'Amazzonia al G7 si decise di dare un sostegno finanziario da 20ml di euro, rifiutato da Bolsonaro, con la scusa delle ingerenze esterne e del colonialismo.

A fine settembre, all'assemblea dell'Onu Bolsonaro non arretra di un passo col suo negazionismo ambientale: usa la leva del patriottismo, per nascondere i crimini ambientali effettuati in Brasile.

E così nel 2020 le cose vanno anche peggio, gli incendi crescono del 60%, a settembre: il paradiso della biodiversità del Pantanal ha ceduto alle fiamme, sparito assieme alla vita che ospitava.

Le parole negazioniste di Bolsonaro aiutano chi sta distruggendo la foresta, creano un clima di impunità, si negano fondi a chi lotta per l'ambiente e non si fanno multe.

Se è arrivato il covid è anche perché abbiamo distrutto le foreste e avvicinato specie animali con cui prima non eravamo in contatto: oltre a questo, se l'Amazzonia sparisce, tutto il pianeta ne soffrirà, perché nonostante quello che pensa il presidente brasiliano, è ancora il polmone del pianeta.

Lo stato di Rondonia era, fino agli anni '70, un'unica distesa di foresta pluviale mentre oggi è stata trasformata in una distesa di campi di monoculture di soia e di pascoli per i bovini. Dagli anni '80 assieme alla prima strada è arrivata l'agricoltura e ad oggi è sparito un terzo della vegetazione nativa dello stato.

Lungo l'autostrada che divide in due lo stato, dove viaggiano i camion pieni di soia, si vedono le colonne di fumo e alberi carbonizzati in mezzo ai pascoli.

Presadiretta ha seguito la pattuglia della polizia ambientale, che lotta contro i trafficanti illegali di alberi: in Rondonia ci sono terreni contesi tra le popolazioni indigeni e gli allevatori, c'è il rischio di essere presi alla sprovvista nella foresta.

Gli incendi hanno disboscato centinaia di ettari: ma chi ha appiccato l'incendio non finirà in galera perché non è stato colto in flagrante, cosa difficile perché gli agenti che pattugliano sono pochi per il territorio da controllare.

Basta dire di non aver visto niente, di non aver con sé i documenti...

E poi c'è la lentezza della giustizia che consente agli allevatori di continuare ad incendiare le foreste protette, senza temere conseguenze.

Nonostante i sequestri di legname, nonostante l'impegno della polizia ambientale, gli incendi continuano: ci sono solo 225 agenti per lo stato di Rondonia, molto al di sotto del numero accettabile per i controlli.

L'Ibama è la principale agenzia federale contro i reati ambientali, hanno mezzi e risorse molto più ampi di molte altre polizie ambientali, si occupano delle operazioni più grandi come le miniere illegali o lo sfruttamento illegale del legname nelle zone più irraggiungibili della foresta.

Fanno indagini e operazioni in tutti gli stati, essendo una polizia federale.

Nonostante l'aumento dei crimini ambientali in atto il Brasile, secondo quando riporta l'agenzia di giornalismo investigativo Publica, lo scorso anno il numero delle operazioni dell'Ibama è crollato e si è addirittura azzerato nelle provincie più problematiche

Il budget è stato ridotto da Bolsonaro dal 2019, del 25 % nel 2021, rischiando di mettere in ginocchio questo ente federale: Bolsonaro pensa che l'Ibama sia solo una fabbrica di multe, inutile per la sua politica anti ambiente.

E' stato ordinato all'Ibama di fare meno operazioni possibili, racconta un'ex dirigente dell'ente.

Che il governo Bolsonaro stia volontariamente indebolendo il sistema di difesa dell'ambiente in Amazzonia non è solo un'impressione, è scritto nero su bianco su questo documento, una richiesta di impeachment verso il ministro dell'Ambiente Riccardo Salles, firmata da 12 procuratori della repubblica federale.

All'interno del documento di descrive come nei due anni del governo Bolsonaro sia avvenuta una “destrutturazione normativa” e come il ministro Salles si sia impegnato nello svuotare dei propri poteri il ministero dell'ambiente.

Per capire chi sia Salles, basta ascoltare cosa suggerisce durante un consiglio dei ministri brasiliano: si deve approfittare della pandemia di covid per cancellare il maggior numero di leggi ambientali.

“Dobbiamo approfittare di questo momento in cui la stampa è distratta e parla solo di Covid, per far passare tutte le leggi che vogliamo, questo è il momento”.

Deregolamentazione , semplificazione, tutto quanto riguarda la normative agricole e ambientali, “perché sappiamo che tutte le nostre modifiche appena le variamo gli ambientalisti ce le impugnano di fronte alla corte suprema federale.”

La prima firmataria contro Salles è la procuratrice Braganca, della forza speciale dell'Amazzonia: al giornalista racconta di come il governo Bolsonaro stia proteggendo chi disbosca la foresta con le tante sanatorie.

Il piano di difesa dell'Amazzonia non viene rinnovato, nonostante la legge lo obblighi. Oltre al taglio del budget: il governo vede la difesa dell'ambiente come un intralcio dello sviluppo.

Il governo Bolsonaro ha dichiarato guerra all'Amazzonia: reati e crimini contro l'ambiente sono reati amministrativi, tagli alla difesa dell'ambiente, gruppi armati al soldo dei proprietari terrieri che uccidono e terrorizzano chi tutela l'ambiente.

Sono 168 i martiri dell'ambiente negli ultimi cinque annoi, non solo parte della popolazione indigena, ci sono anche i missionari della chiesa.

Il 6 ottobre 2019 in Vaticano si celebra il Sinodo dell'Amazzonia dove il papa ha parlato del fuoco appiccato per distruggere, di modelli di sviluppo predatori: la chiesa in Brasile da un supporto legale a chi difende l'ambiente, come gli indios, ma il governo ha istituito commissioni di inchiesta contro il consiglio dei missionari, ha scatenato contro anche i servizi segreti, hanno violato i loro dati fiscali, per trovare appigli per denunce.

Bolsonaro, con dietro gli allevatori e i produttori di soia, si è messo contro il Vaticano: i missionari in Brasile come Roque Paloschi qui rischiano anche la vita per la loro battaglia, il Brasile è il paese che uccide il maggior numero di difensori dell'ambiente.

Oggi non si uccidono più preti, per evitare troppi problemi, il governo Bolsonaro preferisce uccidere gli indios, perché tanto sono gli ultimi della terra, per loro non val la pena di preoccuparsi.

Negli ultimi cinque anni sono stati uccisi 168 “guardiani della foresta” della tribù dei Guajajara nello stato amazzonico dello Maranao: loro compito è vigilare sui trafficanti di legname che vengono a depredare nella foresta. Hanno deciso di difendere la loro terra da soli perché stanchi di aspettare invano l'aiuto del governo dando vita ad una guerriglia contro i trafficanti.

Grazie alla loro lotta sono riusciti a suscitare l'attenzione internazionale sulla distruzione delle terre indigene in Brasile, al prezzo però dei 168 morti: tra questi Paolinho, uno dei leader di questa lotta, ucciso il 1 novembre del 2019.

Un altro guardiano, Tainaki, sopravvissuto ad una imboscata, vive nascosto da sei mesi per non farsi uccidere dai trafficanti.

La morte di Paolinho non ha fermato i trafficanti, si sono solo calmati in attesa che la notizia non girasse più in televisione, poi ricominciano daccapo – spiega al giornalista, che gli ha chiesto che futuro c'è per la sua gente:

“Io non smetterò mai di lottare, io non posso scappare come altri che già sono morti magari moriremo anche noi lottando, ma non abbiamo scelta. Sono già stati uccisi cinque guardiani e non possiamo aspettare la giustizia brasiliana che non farà mai niente. Prendi il caso di Paolinho, a più di un anno dalla sua morte non è stato ancora fatto niente.”

Altre tribù hanno seguito l'esempio dei Guajajara: Presadiretta ha seguito una pattuglia della tribù dei Suruì nel loro giro di controllo, per dissuadere i trafficanti di legname.

Il legname più pregiato che arriva in Europa spesso è frutto di questi traffici illegali.

Nonostante le foto, i video delle segherie illegali, il governo fa poco, anche per contrastare il commercio illegale di legname: legno verso la Francia, verso l'Italia e verso gli Stati Uniti.

Purtroppo il grande lavoro della polizia federale non blocca l'export del legname tagliato in modo illegale, che riesce ad uscire dal Brasile grazie a documenti contraffatti: il problema è che in Europa si fanno pochi controlli, nei grandi porti a cui arriva questa merce, perché la legge dell'Unione Europea è troppo permissiva e l'ente certificatrice del legname in Brasile fa certificazioni solo fittizie.

In Brasile l'1% della popolazione, la bancada ruralista, possiede tutte le ricchezze del paese: appoggia Bolsonaro perché li sta aiutando a togliere tutti i vincoli ambientali per mettere le mani sulle ricchezze della foresta.

Come le piantagioni di soia, che dal Mato Grosso questa viene trasportata nel resto del mondo, anche verso l'Italia, in crescita anno dopo anno.

Come in crescita le superfici seminate a soia, nello stato di Rondonia: l'export assomma a 1,3 miliardi di dollari, l'anno. Sono soldi che arricchiscono i trasportatori e i produttori di mais e riso e che, dunque, hanno tutto votato Bolsonaro.

Uno di questi produttori è un quasi senatore, Bagattoli: è uno di quegli imprenditori che considerano le limitazioni nel taglio del legname un crimine, e così ha preferito investire nelle piantagioni lasciando perdere il legname.

Le preoccupazioni sugli effetti della piantagioni intensive?

Inutili, perché tanto quelle aree erano già disboscate, usando le terre degli allevatori di bovini che così, per avere terreni, sono costretti a disboscare.

La crescita della soia crea una pressione che porta a nuovi disboscamenti, anche nelle riserve naturali, nelle persone che vivono vicino a queste aree hanno solo la loro povertà, non possono permettersi una coscienza ambientale.

I grandi proprietari mandano avanti i piccoli, per disboscare i terreni che poi vengono comprati dai grandi in un gioco perverso: nei pascoli si vedono gli zebù, bovini resistenti al caldo allevati senza distinguere tra quelli legali e quelli allevati in pascoli illegali.

Il tracciamento della carne funziona in Brasile?

Amnesty International è venuta in possesso di documenti che attestano come animali allevati e macellati illegalmente dentro riserve naturali nello stato di Rondonia siano entrate nella catena di produzione di JBS, la più grande azienda produttrice di carne al mondo.

Secondo questi documenti, bovini sarebbero stati fatti transitare brevemente in un'azienda legale e poi rivenduti alla JBS, una truffa che in Brasile chiamano “lavaggio del bestiame”.

Altre volte invece il bestiame illegale è stato acquistato direttamente da JBS: la conferma che quanto denunciato da Amnesty International non sia un caso isolato la da il procuratore federale Rafael Rocha, che guida le indagini sul traffico di carne nello stato di Rondonia.

Il giornalista ha riportato al procuratore quanto visto lungo la strada che attraverso lo stato a nord del Mato Grosso: colonne di fumo, alberi inceneriti e bestie in questi pascoli abusivi. Come fanno questi animali ad entrare in commercio in modo legale?

“Le vacche non muoiono di vecchiaia nei pascoli, le aree che ha visto sono quelle dove, anche se è proibito allevare bestiame, non è ancora arrivata una denuncia formale e finché la polizia non produce un verbale che attesti l'infrazione non c'è niente che impedisca a quel bestiame di andare al macello. Oggi noi usiamo le immagini satellitare per contrastare gli alleva animali nelle aree disboscate.”

Trovate spesso irregolarità nei mattatoi, è un problema esteso?

“Ogni volta che indago trovo delle irregolarità, prima era il 30% dei casi, da quando abbiamo cambiato sistema è il 100%.”

In Europa ci chiediamo se la carne brasiliana arrivi da catene coinvolte con la deforestazione. Secondo lei la catena della carne è affidabile?

“Lasci che le risponda così, fintanto che ci sarà deforestazione a questi livelli in Amazzonia no, non è possibile dire che la catena della carne brasiliana sia affidabile.”

Non è possibile assicurare una filiera legale della carne brasiliana, dice il procuratore: carne illegale che contribuisce al disboscamento dell'Amazzonia.

L'Italia è il primo importatore di carne in Europa: come mai importiamo tanta carne congelata?

Serve per i preparati di carne, dall'industria di trasformazione della carne, che è poco trasparente e che sta uccidendo i nostri allevatori italiani.

Le aziende italiane (come Minerva Foods, Bervini, Gamma Carni SRL e Cremonini) hanno poco piacere a rispondere alle domande di Presadiretta: aziende che importano carne surgelata poi venduta a mense e ad altre aziende di trasformazione.  PEr esempio Inalca, gruppo Cremonini, che importa la carne dal Brasile, ma non la utilizza per la carne in scatola, dice.

La carne che arriva dal Brasile ha un alto tasso di pesticidi, spiega Anna Cavazzini dall'Unione Europa: l'Europa sta trattando per importare una maggior quantità di carne dal Brasile dunque c'è molta pressione.

Dovremmo esportare controlli in Brasile, ma come consumatori europei non possiamo fidarci di quanto succede in Brasile, dove nel passato ci sono stati casi di corruzione e scandali.

La carne brasiliana finisce nelle mense e nel catering ma viene anche usata per produrre la bresaola italiana, uno dei prodotto italiani più consumati.

Facendo concorrenza ai produttori italiani, come quelli di Livigno che portano i loro animali in alpeggio, allevati e cresciuti in quelle zone.

Nei supermercati possiamo trovare brasola di carne brasiliana, di Zebù: il consorzio non lo vieta, l'importante è indicare dove viene prodotta la bresaola.

La carne brasiliana costa poco, dunque ai produttori con pochi scrupoli conviene importare dal Brasile e a chi importa se la tracciatura della filiera è solo sulla carta?

In Piemonte, al consorzio Coalvi, producono la carne nostrana, di razza Fassona, alimentati con prodotti naturali, gli antibiotici si usano raramente e assolutamente non si usano anabolizzanti.

Questi allevatori devono puntare sulla qualità, perché rispettando standard alti non possono competere con gli allevatori che usano carne dall'estero.

Riescono a sopravvivere grazie ai contributi pubblici, altrimenti non ce la farebbero: soldi per fare un vero tracciamento, per far crescere gli animali senza antibiotici e steroidi.

La concorrenza della carne straniera sta mettendo in crisi sia i piccoli produttori che i grandi: all'Italia e all'Europa chiedono trasparenza, che tutti i produttori mettano in etichetta tutte le informazioni come fanno loro. E così il consumatore sceglie: ma la legge sull'etichettatura è molto lasca, nelle etichette sui preparati di carne (sughi, prodotti per l'infanzia) non hanno obbligo di dichiarare l'origine della carne.

Anche la carne fresca può prepararsi in preparato di carne, basta aggiungere un po' di rosmarino o senape e il gioco è fatto: si può non dichiarare l'origine.

E lo stesso vale per hotel e strutture di catering: servirebbe una nuova legge europea per l'indicazione del paese d'origine della carne.

Un grossista di carne ha raccontato al giornalista di Presadiretta la realtà di questo mondo: il buyer tratta la carne per supermercati e l'industria della carne, c'è una guerra tra grossisti per vendere al prezzo più basso, perché ogni supermercato ha più grossisti.

Quello che conta è solo il prezzo: “difficilmente troverai un prodotto ad un prezzo superiore a cinque euro..”

La pratica di risparmiare sulle materie prime è diffusa nell'industria della trasformazione: lo spiega una rappresentante di questo mondo, che parla di carniccio, la pelle dell'animale che viene usata per i ripieni.

Più spezie e aromi si mettono nella carne, più significa che c'è stato bisogno di un'operazione di maquillage.

Consumiamo tanta carne in Italia, ma questa ha un impatto ambientale: è il costo degli allevamenti intensivi (come quelli in Lombardia, che ha un sistema di allevamento non sostenibile), si livella al ribasso il costo della carne, uccidendo i piccoli allevatori e quelli onesti.

La puntata si è conclusa con una dedica a Patrick Zaki, affinché possa tornare ad essere un cittadino libero, liberato dalle prigioni del regime egiziano.


08 febbraio 2021

Anteprima delle inchieste di Presadiretta: la guerra all'Amazzonia

Brucia l'Amazzonia e con essa un intero ecosistema, il polmone verde del pianeta, la sopravvivenza delle tribù nella foresta.

Un patrimonio dell'umanità e non solo del presidente Bolsonaro che con le sue politiche antiambientaliste lo sta mettendo in pericolo: ogni anno bruciano migliaia di ettari di foresta mentre la materie prima che lì vengono prodotte, legno, soia e carne, invadono i nostri mercati.


Il fumo degli incendi copre i cieli di città a km di distanza, come successo il 19 agosto 2019, quando la coltre di fumo coprì il cielo di San Paolo, una città lungo la costa, a 2700 km di distanza. Un fumo che ha portato la notte nelle prime ore del pomeriggio: è stato l'apice degli incendi che hanno bruciato la foresta tra agosto e ottobre del 2019, per una superficie di 143mila chilometri quadrati, un disastro che si vede chiaramente anche dallo spazio. Osservando bene la scena si vedono i pennacchi di fumo che si innalzano dalle piantagioni che confinano con la foresta. Perché questi sono incendi dolosi.

L'Ibama è la principale agenzia federale contro i reati ambientali, hanno mezzi e risorse molto più ampi di molte altre polizie ambientali, si occupano delle operazioni più grandi come le miniere illegali o lo sfruttamento illegale del legname nelle zone più irraggiungibili della foresta.

Nonostante l'aumento dei crimini ambientali in atto il Brasile, secondo quando riporta l'agenzia di giornalismo investigativo Publica, lo scorso anno il numero delle operazioni dell'Ibama è crollato e si è addirittura azzerato nelle provincie più problematiche

Che il governo Bolsonaro stia volontariamente indebolendo il sistema di difesa dell'ambiente in Amazzonia non è solo un'impressione, è scritto nero su bianco su questo documento, una richiesta di impeachment verso il ministro dell'Ambiente Riccardo Salles, firmata da 12 procuratori della repubblica federale.

All'interno del documento di descrive come nei due anni del governo Bolsonaro sia avvenuta una “destrutturazione normativa” e come il ministro Salles si sia impegnato nello svuotare dei propri poteri il ministero dell'ambiente.

Per capire chi sia Salles, basta ascoltare cosa suggerisce durante un consiglio dei ministri brasiliano: si deve approfittare della pandemia di covid per cancellare il maggior numero di leggi ambientali.

“Dobbiamo approfittare di questo momento in cui la stampa è distratta e parla solo di Covid, per far passare tutte le leggi che vogliamo, questo è il momento”.

Deregolamentazione , semplificazione, tutto quanto riguarda la normative agricole e ambientali, “perché sappiamo che tutte le nostre modifiche appena le variamo gli ambientalisti ce le impugnano di fronte alla corte suprema federale ”.



Negli ultimi cinque anni sono stati uccisi 168 “guardiani della foresta” della tribù dei Guajajara nello stato amazzonico dello Maranao: loro compito è vigilare sui trafficanti di legname che vengono a depredare nella foresta. Hanno deciso di difendere la loro terra da soli perché stanchi di aspettare invano l'aiuto del governo dando vita ad una guerriglia contro i trafficanti.

Grazie alla loro lotta sono riusciti a suscitare l'attenzione internazionale sulla distruzione delle terre indigene in Brasile, al prezzo però dei 168 morti: tra questi Paolinho, uno dei leader di questa lotta.

Un altro guardiano, Tainaki, sopravvissuto ad una imboscata, vive nascosto da sei mesi per non farsi uccidere dai trafficanti.

La morte di Paolinho non ha fermato i trafficanti, si sono solo calmati in attesa che la notizia non girasse più in televisione, poi ricominciano daccapo – spiega al giornalista, che gli ha chiesto che futuro c'è per la sua gente:

“Io non smetterò mai di lottare, io non posso scappare come altri che già sono morti magari moriremo anche noi lottando, ma non abbiamo scelta. Sono già stati cento guardiani e non possiamo aspettare la giustizia brasiliana che non farà mai niente. Prendi il caso di Paolinho, a più di un anno dalla sua morte non è stato ancora fatto niente”

Nello stato di Rondonia quella che era, fino agli anni '70, un'unica distesa di foresta pluviale, oggi è stata trasformata in una distesa di campi di monoculture di soia e di pascoli per i bovini. Dagli anni '80 assieme alla prima strada è arrivata l'agricoltura e ad oggi è sparito un terzo della vegetazione nativa dello stato.

Lungo l'autostrada che divide in due lo stato, dove viaggiano i camion pieni di soia, si vedono le colonne di fumo e alberi carbonizzati in mezzo ai pascoli.

Carne e soia prodotti in Brasile, distruggendo l'Amazzonia, vengono esportate in tutto il mondo, anche in Italia: Amnesty International è venuta in possesso di documenti che attestano come animali allevati e macellati illegalmente dentro riserve naturali nello stato di Rondonia siano entrate nella catena di produzione di JBS, la più grande azienda produttrice di carne al mondo.

Secondo questi documenti, bovini sarebbero stati fatti transitare brevemente in un'azienda legale e poi rivenduti alla JBS, una truffa che in Brasile chiamano “lavaggio del bestiame”.

Altre volte invece il bestiame illegale è stato acquistato direttamente da JBS: la conferma che quanto denunciato da Amnesty International non sia un caso isolato la da il procuratore federale Rafael Rocha, che guida le indagini sul traffico di carne nello stato di Rondonia.

Il giornalista ha riportato al procuratore quanto visto lungo la strada che attraverso lo stato a nord del Mato Grosso: colonne di fumo, alberi inceneriti e bestie in questi pascoli abusivi. Come fanno questi animali ad entrare in commercio in modo legale?

“Le vacche non muoiono di vecchiaia nei pascoli, le aree che ha visto sono quelle dove, anche se è proibito, non è ancora arrivata una denuncia formale e finché la polizia non produce un verbale che attesti l'infrazione non c'è niente che impedisca a quel bestiame di andare al macello.”

Trovate spesso irregolarità nei mattatoi, è un problema esteso?

“Ogni volta che indago trovo delle irregolarità, prima era il 30% dei casi, da quando abbiamo cambiato sistema è il 100%.”

In Europa ci chiediamo se la carne brasiliana arrivi da catene coinvolte con la deforestazione. Secondo lei la catena della carne è affidabile?

“Lasci che le risponda così, fintanto che ci sarà deforestazione a questi livelli in Amazzonia no, non è possibile dire che la catena della carne brasiliana sia affidabile.”

La scheda della puntata:

L’Italia è un grande consumatore di carne brasiliana. Ogni anno arrivano dal Brasile un milione e 55mila tonnellate di carne, tutta carne surgelata e con questi numeri siamo i primi importatori di carne dal Brasile dell’Unione Europea. Ma siamo sicuri che la carne brasiliana che arriva sulle nostre tavole sia tracciata, controllata e non venga da pascoli illegali? Ci sono indagini e documenti importanti che mostrano che le falle nel sistema di tracciamento e controllo sono gravi.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.