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05 giugno 2018

I big four della consulenza, il gioiello di famiglia e AirBnb – le inchieste di Report

L'anteprima della puntata è dedicata all'economia circolare, un circolo virtuoso di un prodotto che lo allontani dalla discarica: recuperare il cibo e recuperare altri piccoli prodotti per far cominciare, dal basso, una vera rivoluzione.

Per ridurre gli sprechi alimentari, oltre agli sgravi, si può puntare sul riciclo degli scarti dei supermercati: gli alimenti invenduti non sono buttati ma lo chef li ritrasforma in qualcos'altro.
Gli scarti della frutta si possono indossare, invece: lo fa Orange Fiber che dalle arance e dalle sue bucce crea un tessuto che sembra seta.
Con 700 mila tonnellate di scarti agrumicoli si potrebbe vestire un continente – assicurano – con un prodotto che non è di bassa qualità.

A Vicenza hanno creato una matita creata dagli scarti della grafite: dagli scarti si produce un prodotto che non ha poi scarti a sua volta. Dalla tempera, si produce un'altra matita, geniale no?
L'azienda è stata bloccata dal legislatore: le leggi non sapevano distinguere tra rifiuti e sottoprodotto, servirebbero cioè leggi più semplici per la gestione di questi prodotto di riciclo.

Anziché fertilizzanti chimici, si possono usare le mosche soldato per concimare terreni, mentre mangiano rifiuti.

Le direttive europee indicano una soglia precisa per il riciclo e togliere di mezzo le leggi che considerano i rifiuti come qualcosa da gettare: i nostri imprenditori non dovrebbero lottare contro la burocrazia e leggi vecchie che ostacolano la ricerca e l'innovazione.

I big four della consulenza - l'inchiesta di Giulio Valesini

KPMG, PWC, Ernst & Young e Deloitte verificano bilanci di banche e aziende e se sbagliano le ricadute possono essere gravi sulle persone: questa volta è Report che fa la revisione alle società d revisione grazie al servizio di Giulio Valesini.

Si comincia col la gaffe della notte degli oscar, per un errore di un socio della PWC, che ha sbagliato a consegnare il foglio all'attore Warren Beatty.
A Londra la credibilità di questa società è stata minata dalla vicenda dei lavoratori del museo di Londra, assunti da Carillon: era considerata una delle più solide multinazionali inglesi, i suoi bilanci erano certificati da KPMG.
Grazie a questi bilanci Carillon vinceva dei bandi e la società di revisione prendeva lauti compensi.

La vicenda Carillon coinvolge tutte queste società, tra consulenza, liquidatore, revisione conti: hanno guadagnato due volte dalle società, consigliando anche come eludere le tasse.
Un partner KPMG ha collaborato col governo per una legge sui brevetti che consentiva degli sconti fiscali: una volta tornato in azienda ha scritto una brochure dove spiegava come pagare meno tasse.

I bug four hanno la passione per i paradisi fiscali: qui hanno carta bianca per creare società e spostare capitali, grazie alle leggi che i governi scrivevano grazie alle consulenze delle società di consulenza stessa.
Ernst & Young per esempio consigliava come non pagare l'iva sugli aerei, come era emerso dall'analisi delle carte di Appleby: aerei acquistati con società di comodo, in in paradiso fiscale, dove non si paga l'iva.

Grazie ai consigli delle big four le società hanno risparmiato milioni, hanno aiutato queste ad eludere il fisco ma non pagano mai il dazio, anche quando sbagliano.
La procura di Milano ha aperto un fascicolo su una consulente del ministero di Padoan mentre era anche pagata da Ernst & Young: Susanna Masi vestiva il doppio ruolo, consulente del ministero ma anche per Ernst & Young ed è stata accusata di passare informazioni importanti alla società di consulenza.
Per chi lavorava, per il pubblico, per lo Stato o per il privato?
La magistratura ha stabilito che non c'è reato (chiedendo l'archiviazione): ma dall'inchiesta emergono i rapporti tra la Masi, che lavorava nel MEF dal 2012, con un altro partner della E&Y. Chi comanda nei ministeri dunque? Ministri e burocrati di Stato o i privati?
Masi ha preso altri incarichi pubblici, dopo che è uscita dalla società di consulenza, dalle Ferrovie ad Invimit. Per compensarla dalle rinunce per il posto da privato.

La ragnatela di Deloitte nella provincia autonoma di Trento: qui la società ha scritto prima le regole del gioco, poi ha vinto il bando del consorzio Trento Rise, dove vince pure diverse maxi consulenze.
Massimo Bonacci ex partner Deloitte ha scritto un bando per la provincia di Dellai: un bando per riformare i lavori della provincia, bando che poi hanno vinto.

“Si vede che hanno fatto delle proposte serie” si giustifica Dellai. Eppure dalle mail mandate a Roma sembra che il patner Deloitte fosse sicuro di vincere.
E in effetti gli appalti della provincia li vinceva Deloitte: l'inchiesta in corso non ha chiarito come abbia fatto Deloitte ad infilarsi in tutti gli appalti, perché è tutto finito in un patteggiamento.

Nessuno spiegherà il perché dei rapporti tra Deloitte e la Keynet, società vicina al cognato del presidente della provincia Rossi.
Una storia che stride coi valori di Deloitte pubblicati sul loro sito.

L'appalto pubblico di Consip.
I big four della consulenza si sarebbero messi d'accordo, per una gara audit di Consip: si erano messe d'accordo su come fare i ribassi in modo che non si sovrapponessero, in modo da spartirsi i lotti.
L'antitrust ha sanzionato le società di consulenza, ma la gara non è stata ancora bloccata dal Consiglio di Stato.

La storia dei risparmiatori di Banca Marche.
PWC certificava i bilanci di banca Marche: la banca è fallita nel 2016 per i crediti deteriorati, facendo sparire in un posso i risparmi di un territorio.
La Consob ha contestato diversi principi di revisione alla PWC: non si erano accorti di nulla, dei bilanci sballati, per anni.
Oggi alla PWC chiedono danni i risparmiatori e anche i commissari: un ex manager della banca ha raccontato al giornalista di come la Price, per tenersi il contratto di revisione, non abbia voluto vedere dei problemi nei conti e nei bilanci.
Per esempio prestiti ad imprenditori amici concessi senza troppe garanzie.

Dopo PWC, a Banca Marche arriva Deloitte, dopo che questa aveva gestito i bilanci della cassa di risparmio di Ferrara: anche loro certificano i bilanci per diversi anni, nascondendo i problemi, fino all'aumento di bilancio del 2011.
Nel 2015 le banche venete hanno dovuto pagare i compensi per la revisione fiscale e per la consulenza alle big four: 3,8 milioni di euro che Veneto Banca ha pagato a PWC, il controllato che paga il controllore in un rapporto poco chiaro ed efficace.

Come funzionano le cose all'estero: i big four all'estero hanno collezionato multe da milioni di dollari, sono state bandite per diversi periodi dall'attività di consulenza.
In Europa stiamo adesso pensando di separare attività di consulenza da quelle di revisione.

E il nostro governo a chi si è affidato per salvare le banche in crisi? Sempre alle stesse società che negli anni precedenti le avevano mal controllate.

28 maggio 2018

Consulenze d'oro, la vendita del Milan e AirBnb – le inchieste di Report


Lunedì 21.15 Rai3 Le grandi società di consulenza certificano i bilanci della pubblica amministrazione, delle banche, delle grandi aziende. Fanno anche i corsi anticorruzione. Ma quanto sono pure e trasparenti? E poi: cosa c'è dietro l'acquisto del Milan, di chi sono i 740 milioni di euro?»

Anche questa sera tanti argomenti: ma l'anteprima della puntata ci parla di sostenibilità e di scarti dell'industria che possono essere utilizzati in nuovi prodotti.
Per esempio gli scarti della frutta che oggi si possono indossare e che trattati nel modo giusto diventano morbidi come la seta. Nell'anteprima del servizio di Alessandra Borella viene intervistata la fondatrice di Orange Fiber: stupisce vedere una sciarpa e pensare che arriva dagli scarti di una arancia perché si pensa che sia un prodotto di non lusso: noi invece abbiamo voluto dimostrare esattamente il contrario, non è un prodotto di bassa qualità.
Anche il lusso può essere sostenibile ed essere attento all'ambiente: le 700 tonnellate di rifiuti agrumicoli potrebbero vestire il mondo, perché per fare un metro di questo tessuto servono tre kg di buccia d'arancia.


I rifiuti possono anche diventare suppellettili e perfino opere d'arte, come quelle firmate dall'urbanista ungherese Friedman.
Obiettivo è stimolare un consumo più consapevole del cibo e dei prodotti che compriamo: lo stesso principio che ha ispirato un'azienda a Vicenza (Alisea e Perpetua) che produce matite, esportate in Australia, fatte con gli scarti di grafite (e non col legno).
"Dalla culla alla culla", come dice il guru dell’economia circolare Walter Stahel: un'economia "pensata per potersi rigenerare da sola” in un processo di riciclo virtuoso. Così, con i fondi di caffè si può produrre di tutto e dai pannolini usati nascono mollette da bucato, la grafite diventa una matita senza legno e le bucce di arancia si trasformano in un tessuto morbido come la seta. Sono numerosi gli scarti industriali riutilizzabili, dalla carta al vetro, alla plastica recuperata dagli oceani trasformata per produrre scarpe da ginnastica. Tra i grandi paesi europei l’Italia è quello che recupera più materia prima da reimpiegare nel sistema produttivo, il 18,5%. Il "pacchetto economia circolare" è stato da poco approvato in Europa. Tuttavia, con le norme vigenti, se lo scarto di produzione viene classificato come “rifiuto” anziché come “sottoprodotto”, è intoccabile e non può essere riciclato. 

Chi controlla i consiglieri – le società di consulenze strategiche

Le società di consulenza: fatturano centinaia di milioni di dollari in tutto il mondo e hanno un peso sulla nostra vita quotidiana più grande di quel che immaginiamo. Quanto sono pure? (E che c'entrano gli Oscar?)

Fanno politica, sia politica di investimenti, che politica industriale. Danno consigli su come spendere soldi pubblici, su dove investire e su dove tagliare.
Ma non sono persone elette o nominate: sono le società di consulenza che si siedono a fianco dei manager, dei ministri, dentro la macchina dello Stato o dentro le grandi banche, per “dare consigli”.
Il servizio di Giulio Valesini cercherà di fare chiarezza: chi sono, quanto sono trasparenti, qual è la loro influenza, come usano i soldi che incassano per il loro lavoro?


Una di queste è la PWC (PricewaterhouseCoopers), la multinazionale della consulenza che aveva firmato i bilanci di Banca Marche (uno dei crac bancari che Report aveva raccontato l'anno scorso con Paolo Mondani) nel 2008, certificandone la bontà senza evidenziare alcun problema.
A Jesi PWC se la ricordano bene: contro questa società oggi pendono diverse cause per risarcimento , sia da parte degli allora commissari dell’istituto di credito (per 180 milioni di euro), che dalle Fondazioni marchigiane ex proprietarie, sia da parte di alcuni risparmiatori, alcuni dei quali sono stati ascoltati da Report e li potremo vedere lunedì in trasmissione.
«La PwC se la ricordano bene i risparmiatori per le certificazioni dei bilanci di Banca Marche. Dopo un commissariamento di tre anni la banca è fallita nel 2016 , affondata da sei miliardi di crediti deteriorati. Un pozzo senza fondo che ha fatto sparire i risparmi del territorio», sottolinea il servizio di Report. Al centro della querelle, l’aumento di capitale della primavera del 2012, certificato dalla società di revisione nonostante le ispezioni di Banca d’Italia avessero iniziato a mettere in luce dubbi sui conti e sulla gestione dell’istituto di credito.

Banca Marche è fallita nel 2016, affondata da 6 miliardi di crediti deteriorati: un pozzo senza fondo che ha fatto sparire i risparmi del territorio.
La Consob ha contestato alla Price ben 40 principi della corretta revisione: lavorò anche al prospetto informativo per l'aumento del capitale, presentato ai risparmiatori, dove attesto come veritiero il piano industriale della banca che prefigurava un utile di 92,4 ml. Insomma, era un buon affare investire in Banca Marche.

Su Raiplay trovate un'anticipazione: si parte dalla gaffe nella notte degli Oscar 2017, quando un consulente della PWC consegna a Warren Beatty il foglio sbagliato per il miglior film, Lalaland invece che Moonlight.
La società di consulenza aveva il compito di conservare le buste dei giurati fino alla premiazione.
Non è la prima volta che la credibilità dei colossi delle consulenze strategiche viene meno: passiamo dagli Oscar a Londra, aprile scorso, con le proteste dello staff del British Museum, gli ex dipendenti della società Carrilion, addetti alle pulizie che non ricevevano stipendi da mesi.
L'azienda che gestiva le pulizie era finita in bancarotta a gennaio: i dipendenti delle pulizie una volta lavoravano direttamente per il museo, fino alla loro esternalizzazione.
Fino a pochi mesi fa Carillion era considerata una multinazionale solida: aveva però debiti nascosti per 1 miliardi, debiti sfuggiti anche alla società di revisione KPMG. Per certificarne i bilanci incassava 1,5 ml di sterline, ma non si erano accorti di nulla.
Il Parlamento inglese istituisce una commissione di inchiesta sul fallimento e chiama in causa anche KPMG: “non vi farei certificare nemmeno il mio frigo, perché non sapreste cosa c'è dentro”.
KPMG risponde che certificherebbe ancora quel bilancio perché succede, nel settore edile, di perdere 1 miliardo di sterline.

La scheda del servizio: POKER D’ASSI di Giulio Valesini in collaborazione di Simona Peluso e Cataldo Ciccolella
 Re Artù aveva al suo fianco il fidato Mago Merlino. I capitani d'industria e i funzionari statali oggi hanno accanto le “big four”, il poker d'assi della consulenza e revisione. Network di società e studi legali che fatturano centinaia di milioni e sono ovunque nel mondo. Perché ci dovrebbe interessare? Perché indicano alle aziende come muoversi nei paradisi fiscali o ristrutturare unità produttive, spesso tagliando migliaia di posti di lavoro, certificano i bilanci delle banche, anche quelle che poi fanno crac. E poi fanno analisi per le indagini giudiziarie, aiutano la pubblica amministrazione a gestire i fondi europei e qualche volta finiscono anche a lavorare dentro ai ministeri, persino accanto ai ministri più strategici. Mentre con la mano sinistra, in certi casi, indirizzano i privati che a quei fondi e a quelle politiche sono interessati. Insomma si tratta di un pezzo di potere poco conosciuto ma molto influente. E Report ve lo racconta, in una puntata di vero servizio pubblico. 

Da dove vengono i soldi per la vendita del Milan

Il servizio di Luca Chianca è un derby tutto calcistico: cosa c'è dietro il suicidio di uno juventino e dietro l'acquisto del Milan?

Lunedì Report guarderà da vicino l'operazione con cui, un anno fa , Yonghong Li ha comprato la squadra da Silvio Berlusconi.
Dei 740 ml dell'operazione, ben 200 ml arrivano dal paradiso fiscale delle British Virgin island, 304 ml dal fondo Elliot (quello che ora, grazie a CDP ha preso il controllo di Tim a spese di Vivendì).
Chi è allora il vero padrone del Milan e da dove vengono i soldi entrati nelle casse di Fininvest?

La scheda del servizio: IL GIOIELLO DI FAMIGLIA di Luca Chianca con la collaborazione di Alessia Marzi

Ad aprile del 2017 dopo 31 anni e 29 trofei all'attivo Silvio Berlusconi vende il suo Milan a Mr Li, un cinese del Guangdong e residente a Hong Kong. Ma chi è veramente Yonghong Li? Nessuno lo sa. L'operazione però vale ben 740 milioni di euro che entrano nelle casse della Fininvest da una serie di società con sede nel paradiso fiscale delle British Virgin Island. Per concludere l’acquisto Mr. Li è stato seguito dalla Rothschild il cui vicepresidente a Londra è Paolo Scaroni, ex Eni, da sempre vicino al Cavaliere. In Cina però Mr. Li ha avuto diversi problemi con una delle sue holding: mentre stava prendendo il Milan aveva i creditori alle costole e, pochi mesi fa, un tribunale cinese ne ha dichiarato il fallimento. E infatti dopo aver dato i primi 300 milioni, Yonghong Li, a pochi mesi dal closing, ha difficoltà a trovare i soldi per chiudere l'acquisto. Provvidenziale, arriva il Fondo Elliott con un prestito che gli consente di chiudere l'operazione. Ma chi c'è dietro al Fondo? 

Il paradiso (fiscale) di Airbnb

Abbiamo fatto un viaggio dentro il mondo di #Airbnb, per scoprire che molti host sono in realtà grandi società immobiliari e non semplici cittadini che arrotondano: il giornalista di Report si è messo a cercare un appartamento a Firenze, tra tanti annunci.
All'appuntamento per la consegna delle chiavi, ha scoperto che la casa non era delle due persone ce avevano messo l'annuncio, ma di una agenzia. Ovvero, ci sono agenzie pubblicizzano le loro vendite nascondendosi dietro cittadini normali.

Da Firenze a San Francisco, patria di AirBnb, la più grande azienda turistica al mondo: tanto diffusa, vero, ma le tasse sono pagate solo dove c'è una società, peccato che le sedi stiano anche in diversi Paradisi Fiscali.

Un altro problema di cui parlerà il servizio riguarderà lo spostamento di popolazione da queste grandi città, per colpa di prezzi di affitto troppo alti: per far spazio ai manager delle società della rete, le persone normali devono fuggire dal centro.
I proprietari delle case hanno alzato il valore degli affitti, per metterli fuori mercato e costringere le persone a lasciare le case o a essere sfrattate, e poi hanno messo questi appartamenti in affitto su Airbnb.

La scheda del servizio: UN SOGGIORNO IN PARADISO (FISCALE) di Manuele Bonaccorsi in collaborazione con Lorenzo Di Pietro
 
È il nuovo modo di viaggiare, che sta soppiantando bed and breakfast e alberghi: Airbnb gestisce nel mondo 4,8 milioni di annunci.  In Italia, nel 2017 ha dato ospitalità a 7,8 milioni di turisti. Parola d’ordine: condivisione. Non solo di una camera da letto, ma di un’esperienza reale, tra la gente che vive davvero il luogo che visitiamo. Ma è così? Abbiamo fatto un viaggio dentro il mondo di Airbnb, per scoprire che molti host sono in realtà grandi società immobiliari e non semplici cittadini che arrotondano. E che nei centri storici il fenomeno degli affitti a breve termine sta producendo un esodo degli abitanti. In Europa sono corsi ai ripari, limitando la possibilità di affittare le case ai turisti. Negli Stati Uniti, a San Francisco dove Airbnb è nata, il Comune è riuscito a farsi consegnare dalla piattaforma web i dati degli host, per poter governare il fenomeno e colpire l’evasione fiscale. E in Italia? Una legge ci sarebbe, ma Airbnb ha fatto ricorso e ha deciso di non applicarla. Anche per evitare che il fisco bussi alla porta della multinazionale californiana, che scherma i suoi profitti nei paradisi fiscali.