Visualizzazione post con etichetta Paolo Romani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Paolo Romani. Mostra tutti i post

04 maggio 2011

La politica degli sgomberi della Lega

Il vicensindaco se ne è pure fatto vanto, del numero degli sgomberi compiuti nel corso degli anni: 501 sgomberi per spostare i roma da una parte all'altra di Milano senza risolvere il problema (sempre che i rom costituiscano un problema, piuttosto che non i campi in cui sono costretti a stare).

E ora questo fuori onda dell'eurodeputato Salvini, che risponde ad un simpatizzante della Lega :
L'europarlamentare e consigliere comunale Matteo Salvini, infatti, rispondendo ad una ex simpatizzante del partito, sui campi rom dice altre cose. E un filmato lo incastra. Soprattutto in merito alla questione del campo di transito di via Idro che si vuole attuare e finanziare con 5 milioni di euro. A precisa domanda del perché non si è voluta prendere una posizione netta, neppure sui giornali, Salvini risponde: «Ma perché è chiaro, vado a fare la campagna sul campo di via Idro...» E ancora: «Se in via Idro so che in ogni caso i rom rimangono, non vado a fare lì la campagna».

L'ex simpatizzante, che abita proprio dalle parti del futuro insediamento, gli fa notare che via Idro è molto vicina a via Padova, già una polveriera, quindi perché proprio lì e non in altri posti, magari in centro. E la risposta è l'opposto di quanto simpatizzanti e iscritti leghisti vorrebbero sentirsi dire. «Ci saranno altri due o tre campi in altri quartieri, non sarà solo via Padova». Dunque «via i rom» è uno slogan che va bene per la campagna elettorale, ma poi sono in programma altri tre campi in città.
Sgomberare paga.

16 dicembre 2010

Lo stesso fatto, due visioni

Gli scontri e la guerriglia a Roma.
Due visioni distinte, da due giornalisti diversi, Bonini su Repubblica e un post su un blog de Il giornale (uno sfogo presunto di un poliziotto ).

Scrive Bonini sul processo e sul lavoro che dovrà fare il giudice

.. Ieri, il procuratore aggiunto Pietro Saviotti ha voluto che il processo si celebrasse dopo ventiquattro ore di studio dei verbali di arresto. "Per non procedere in modo sommario". "Per valutare attentamente l'incensuratezza e l'età degli imputati". "Per circoscrivere con precisione le condotte di cui ciascuno deve rispondere". Per non sommare, insomma, enfasi ad enfasi. Per non trasformare un processo per direttissima in un'ordalia. E magari provare a capire cosa davvero tenga insieme tre studenti di Genova tra i 18 e i 20 anni, con il ventunenne di Firenze, studente universitario di matematica, figlio di un artigiano, un ragazzo che il suo avvocato, Federica Falconi, racconta "schivo e riservato". O cosa condividano due ragazzi di Pisa che insieme non fanno quarant'anni con due "solitari" di Trento e Forlì, con un paio di universitari torinesi, con sette romani che non arrivano a un'età media di ventuno anni.

Dal blog de Il giornale, lo sfogo dell'agente:
Certo in qualche caso si riesce a fare della prevenzione ma mai in modo esaustivo. Comunque vorrei ribadire il concetto che il lavoro del poliziotto o carabiniere è reso efficace se coordinato con quello della magistratura. Ma vi assicuro che 9 volte su 10 (e ne ho le prove inconfutabili dato che ho subito aggressioni con lesioni) al processo l’imputato a piede libero o in stato di arresto subisce pene irrisorie o viene scarcerato subito! Allora dove sta il cancro? Se non siamo supportati dal magistrato il nostro lavoro non è efficace. Anche in presenza di prove evidenti e inconfutabili i magistrati danno (spessissimo) un buffetto sulla guancia e mandano a casa il violento! Per quanto riguarda i black bloc: per favore non fatemi ridere. Non sono i miei colleghi. Non lo erano nemmeno quei tifosi del Livorno che alla partita ad Arezzo-Livorno prima del G8 di Genova ci minacciavano e ci dicevano che ci avrebbero fatto il culo a Genova! E poi se per caso uno sbirro parla con un black bloc. Qual è il problema? È un infiltrato? O magari lo sta mandando affan... perché non può rompergli la testa allontanandosi dalla propria squadra o dall’obiettivo che deve presidiare.

15 dicembre 2010

Qui ci vuole repressione



«Una minoranza cialtrona senza valori, principi e onore», così il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi stigmatizza il movimento che è sceso oggi per le strade di Roma. «Siamo in presenza di una violenza vergognosa che non ha la minima dignità politica, è una violenza comune che merita solo una parola: repressione».

C'erano agenti provocatori ieri tra i manifestanti? Chi è il dimostrante coi guanti rossi?
Mah ...
E gli infiltrati in parlamento? Quelli che sono stati nominati per sedere alla Camera o al Senato per dire di sì? Quanti i danni a Roma? 20 milioni, come dice Alemanno?
E i danni al paese che sta provocando questa casta politica?
... sotto gli occhi delle forze dell'ordine, un paio di centinaia di "neri" hanno potuto devastare il centro storico di Roma, il "cuore" politico e istituzionale della Capitale e imbruttire movimenti di protesta responsabili che finora hanno fatto leva soprattutto su parole, analisi, ragionevoli argomenti. Soltanto gli irresponsabili corifei del Sovrano possono sovrapporre le violenze dei black bloc al voto di fiducia. Soltanto un Gasparri può vedere nelle "violenze di piazza, la conseguenza della predicazione violenta di troppi apprendisti stregoni".
Quale predicazione violenta? Quella paziente e pacata degli aquilani? Quella ostinata e mite degli studenti e dei ricercatori universitari che, con la più violenta delle scelte, salgono su un tetto per "farsi vedere"?
La verità è che nel governo, nella maggioranza c'è chi valuta come un'occasione politica - non disprezzabile con i tempi che corrono - il ritorno a una stagione di violenza. Consente di invocare "repressione", come fa Sacconi, ancor prima di comprendere e giudicare. Permette di inaugurare una nuova emergenza e ancora uno "stato d'eccezione". Soprattutto concede di nascondere, tra i fumi delle auto bruciate e le grida contro il "nuovo terrorismo", il fallimento di un governo incapace di dare risposte a un'Italia sofferente e fragile. E' quella che ieri, con Roma, ha pagato il maggior prezzo a tre ore di violenza annunciata.

05 ottobre 2010

L'uomo dello sviluppo

Paolo Romani ex sottosegretario allo sviluppo , ex amministratore delegato di Telelombardia, l'uomo Mediaset in parlamento, è da ieri ministro allo sviluppo economico.
Per il momento non risulta che ancora nessuno gli abbia comprato casa.

Sarà lui la persona che si dovrà occupare del nucleare, del rilancio delle imprese italiane, e del futuro della Rai.
La persona giusta?

Di lui, nel cv pubblicato sul sito del ministero si dice solo che è stato editore (e non ha avuto qualche guaio giudiziario per le linee telefoniche a pagamento su Lombardia7) e assessore all'urbanistica a Monza (dove i Berlusconi hanno degli interessi nell'area della Cascinazza).

Dopo Masi, Minzolini, Martusciello, prosegue la campagna di occupazione della Rai. La campagna elettorale è vicina.
Il video è gentile omaggio di Wil.