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21 gennaio 2015

Il nazareno e la voce dei cittadini messa a tacere

L'intervista di Silvia Truzzi alla costituzionalista  Lorenza Carlassare sul Fatto quotidiano
“Il Nazareno vuole mettere a tacere la voce dei cittadini”
di Silvia Truzzi
"Distorce il voto” avevano scritto del Porcellum i giudici costituzionali, esattamente un anno fa. Dodici mesi dopo la proposta di modifica della legge elettorale non convince molti costituzionalisti. Tra loro c’è Lorenza Carlassare, professore emerito a Padova.

Professoressa, Renzi dice: la questione dei capilista non è decisiva.

Invece è assolutamente decisiva! A parte il partito che prende il premio di maggioranza, praticamente gli eletti degli altri partiti sarebbero tutti nominati. Soprattutto questo sistema va contro la sentenza della Corte costituzionale sul Porcellum. I giudici hanno insistito moltissimo sul tema della rappresentanza, del collegamento con gli elettori. E certo questo sistema dei “capilista bloccati” non corrisponde alle indicazioni della Consulta.

Che pensa delle candidature plurime?

Non c’è nessuna possibilità che il cittadino sappia chi verrà eletto. Se un candidato può presentarsi in otto collegi e, mettiamo, vince a Padova e opta per Milano, allora a Padova andrà un candidato che non è stato votato. Non è vero che con le liste corte il cittadino sa sempre chi vota, perché con le candidature plurime il risultato finale può essere diverso. Io voto lei, ma lei sceglie un altro collegio. Al suo posto verrà qualcun altro che io non ho scelto: il partito può avere un ruolo fondamentale in questo meccanismo.

Si ripropongono i dubbi di costituzionalità del Porcellum?

Molti, tutti incentrati sulla perdita di centralità del principio di rappresentanza. E non dimentichiamo la riforma del Senato...

...ecco: l'esecutivo vuol proseguire speditamente anche sulla riforma costituzionale. Il che porterebbe da un lato una Camera eletta con questo sistema, dall’altra un Senato di nominati.

È molto importante capire che non si può ragionare separatamente: la legge elettorale deve essere analizzata insieme alla riforma del Senato. La visione deve essere complessiva, perché è dall’orizzonte unitario che si capisce dove il patto del Nazareno vuole arrivare. Non si tratta nemmeno di un’elezione di secondo grado, ma di una cooptazione: i grandi elettori sono di fatto molto pochi. È un partita che si gioca all’interno delle segreterie. L’obiettivo finale è tacitare completamente i cittadini, che nell’elezione del Senato non hanno voce. Nella formazione della Camera si trovano di fronte a un meccanismo elettorale che tende ad alterare il risultato del voto popolare. Non dimentichiamo quanto il premio di maggioranza modifichi il risultato.

Il messaggio sembra essere: il prezzo della governabilità è un restringimento degli spazi di democrazia.

Bisogna tener conto di entrambe le esigenze, ma non si può fare a scapito degli equilibri democratici. Mussolini, nel 1923, chiarì a cosa serviva il premio di maggioranza: che “l’Assemblea eletta sia la più capace a costituire un governo... atto a risolvere nel modo più rapido, fermo e univoco tutte le questioni... non impacciato da preventive compromissioni, non impedito da divieti insormontabili, non soffocato da dissidi, non viziato nella origine da differenze ingenite di tendenze e di indirizzi”. Nessuno spazio per le opinioni diverse: l’elezione è intesa “più come atto di selezione del Ministero che come definizione della rappresentanza il cui ruolo è destinato a diventare del tutto secondario”. È una riforma che ha l’unico scopo di decidere velocemente: un argomento che dal 1923 si ripropone ancora oggi.

Bisognerebbe ricordare anche che il Parlamento che procede alla riforma costituzionale è un parlamento fortemente delegittimato dalla sentenza del gennaio 2014. Non è un dettaglio.

Questo Parlamento non dovrebbe fare nessuna riforma costituzionale, nessuna! La Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la legge con cui è stato eletto, pur ammettendo che il Parlamento possa restare in carica fino alle nuove elezioni, in modo da non bloccare la vita dello Stato. Ma non si può andare avanti all’infinito, per di più facendo riforme costituzionali: le Camere hanno una legittimazione molto scarsa. In più la situazione politica è opaca: di questi accordi del Nazareno non si quasi nulla. Il nostro presidente del Consiglio si accorda, prima che con i suoi, sempre con Berlusconi. E lo fa segretamente: la democrazia è fatta di dibattiti, di discussioni, di pubblicità, di dibattiti in Parlamento. Non di accordi segreti, cui non assiste nessuno al di fuori di Verdini, che tra l’altro ha diversi problemi penali.

Lei quale soluzione vedrebbe?

Una legge elettorale il più possibile orientata al sistema proporzionale, che sarebbe in grado di ricomporre tutte le fratture che ci sono nel Paese. Un Parlamento così eletto rappresenterebbe davvero i cittadini: sarebbe legittimato a fare le riforme costituzionali.
Un parlamento di nominati che votano come vuole il capo. Un governo che esprime una nuova  maggioranza (Renzi Berlusconi, nemmeno PD - FI) ma nessuno ha il coraggio di dirlo ai cittadini.
Il patto del nazareno che prevede (ormai è chiaro) l'agibilità piena del condannato tramite la legge 19 bis sulla delega fiscale (che Renzi ha messo al fresco).

24 dicembre 2014

La via dell'Italicum

Esiste una cosa chiamata democrazia, che sarà pure un sistema imperfetto ma al momento è il migliore modello (come diceva Churchill). E poi esiste qualcosa d'altro, che non è democrazia: è quando due politici, nessuno dei due eletti, si ritrova al chiuso e decide quella che è la futura linea politica. Come riformare la legge elettorale, come riformare gli assetti istituzionali, cosa deve esserci nella riforma della giustizia e cosa no. Quali i nomi papabili per le future nomine.
E dire che questa riforma, decisa al chiuso, da non eletti, senza coinvolgere elettori e Parlamento, è intoccabile. Minacciando, blandamente prima, i contrari, che vengono derisi, messi all'indice, ridicolizzati.
Gufi, vengono chiamati.
Quando poi alla fine, questo governo è gufo di se stesso:

Questa è la via dell'Italicum, della riforma delle province, del Senato, del lavoro. Prendere o lasciare. Riforme da sbandierare per darsi il merito del fare. Non importa che la legge elettorale (nelle varie versioni uscite) sia peggiorativa e non consenta la scelta dei candidati. Che la riforma delle province provochi esuberi, crei un buco di competenze che nessuno (comuni e regioni) vuole assumersi. Che la riforma del lavoro è una scatola vuota, basata sui principi di Confindustria, con tante promesse e poche certezze.
Ieri sera Delrio cercava di convincerci che queste riforme, che tolgono l'articolo 18, “sono battaglie storiche che la sinistra ha fatto”.
Ecco cosa succede quando si abbandona la base del partito, la gente che scende in piazza a protestare, quelli che occupano le fabbriche per impedire la chiusura.
La professoressa Lorenza Carlassare durante la trasmissione “di martedì” lo ha spiegato in modo chiaro:
"L'idea in sé delle riforme non mi dispiace. Ma non mi piace l'approccio di calo di democrazia e costituzionalismo".
Democrazia in senso di partecipazione, condivisione, trasparenza. E questo vale anche per il movimento di Grillo.


La Costituzione è oggi tradita per la sperequazione dei redditi, da leggi e regolamenti che permettono l'evasione, che lasciano impuniti i corrotti. Soldi rubati all'istruzione, alla sanità pubblica.
Da una parte le tasse fatte pagare ai genovesi, dall'altra la sanatoria per le società di giochi online.
Da una parte le grandi opere che sono diventate una grande abbuffata, dall'altra i patteggiamenti facili.
Da una parte un decreto sul lavoro, valido fin da subito, dall'altra una legge contro la corruzione che dovrà prima passare in aula. La corruzione che è “poltiglia morale”, per usare le parole dello scrittore Gianrico Carofiglio.

Non è un caso se in un periodo di tensioni come questo riescano fuori groppuscoli di estrema destra: “il momento storico è propizio” diceva al telefono gli ordinovisti 2.0.
Di nuovo non c'è nulla: la via dell'Italicus (non la legge, ma il treno) è quella buona per cambiare asse politico al paese.
Come già successo nel passato. Proprio per questo bisogna stare attenti allora a dare paternità di terrorismo a certi episodi, come gli attentati di Bologna ieri.
Abbiamo già vissuto la teoria degli opposti estremismi che alla fine ha portato alla stagnazione della classe politica, impedendone il ricambio.
E invece ci sarebbe bisogno di dare aria, di aprire le stanze, le discussioni.
La nostra storia, come ha spiegato sempre ieri sera Carlo Lucarelli è già piena di misteri, che poi in realtà sono dei segreti, perché la verità sta scritta da qualche parte.
In un giallo, spiegava lo scrittore, se il detective si mette a cancellare le impronte dell'assassino, il lettore pensa che stia dalla parte del crimine.
Nella nostra storia è successo questo: perché ci sono stati i depistaggi (Bologna, le bombe di piazza Fontana, piazza della Loggia..), perché parte dello stato ha aiutato i criminali?
Perché qualcuno che sta in alto e tiene le fila di tutti i pupi, ha deciso che le istituzioni così come sono non vanno più bene?

Questo il vero segreto.