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28 marzo 2026

Anteprima Presadiretta – la violenza giovanile (e come combatterla) e la forza della mafia albanese

Ultima puntata della stagione per Presadiretta che dopo Pasqua lascerà lo spazio domenicale a Report: questa domenica si parlerà di violenza giovanile, un problema che sta esplodendo in questi anni e in controtendenza con i dati sui crimini in generale.

Poi un servizio sulla criminalità cinese e albanese.

La violenza tra i giovanissimi

L’ultimo atto di violenza tra i giovanissimi è di pochi giorni fa quando uno studente tredicenne di Bergamo ha accoltellato davanti la scuola una sua professoressa, per fortuna solo ferita.

Cosa sta succedendo tra i ragazzi italiani? Perché è aumentata la violenza (quando i dati sui reati sono in calo)? E poi, la risposta che sta dando il governo, con decreti emanati sull’emozione del momento, che prevedono solo un aumento delle pene (vedi decreto Caivano), sono il modo giusto per affrontare questa violenza?


Stiamo parlando di un fenomeno che sta diventando sempre più preoccupante, per l’età dei ragazzi responsabili delle violenze, per l’uso anche di armi e che non riguarda solo le grandi metropoli con le periferie. Episodi di violenza giovanile sono avvenuti anche nei piccoli centri, come a Santa Croce di Magliano, nel Molise, il 6 dicembre 2025.

Qui, una sera, tre ragazzi tra i 13 e i 16 anni, hanno circondato un loro coetaneo spingendolo a terra su cui poi si sono accaniti con calci e pugni. Altri ragazzi riprendevano tutto coi loro cellulari, ridendo, come se si trattasse di un gioco: la mattina dopo pezzi del pestaggio erano su Tik Tok o Istagram, con tanto di musica trap come sottofondo.

La madre, Angela Manzo, ha raccontato la storia a Presadiretta: il vedersi arrivare a casa, la sera, il figlio con la faccia rovinata, poi la corsa al Pronto soccorso la mattina dopo per i dolori, la nausea, le orecchie chiuse. Il giorno dopo è stata contattata dai carabinieri che le hanno mostrato il video: il figlio adesso ha paura ad uscire, il danno all’udito probabilmente sarà permanente. È stato anche questo a spingere la signora Manzo a denunciare i tre responsabili del pestaggio: le loro famiglie parlavano di bravata e le avevano chiesto di non denunciare. Ma la denuncia c’è stata: “ho pensato che non dovevamo fare la battaglia solo per mio figlio, ma per tutti quanti,.. qua ci conosciamo tutti, sono cose che si sentono anche nelle grandi città, ma quando arrivano in un paese come questo significa che abbiamo fallito come società, come famiglia, come istituzioni, come tutto, Perché dietro questi bambini ci siamo noi.”

Come operano le criminalità albanese e cinese

Quanto sappiamo della criminalità albanese e cinese in Italia? Come operano, quando sono potenti? La mafia albanese è diventata protagonista del traffico internazionale di droga: ne parlerà la seconda parte della puntata con un reportage dall’Ecuador.

Secondo un rapporto delle Dogane, da questo paese, dai suoi porti, arriva il 30% della droga per il nostro continente.

In questo paese le gang criminali sono arrivate fino a Quito, nelle periferie, dove reclutano giovani per inserirli nei loro traffici: i giovani sono diventati sia le vittime che i responsabili dei crimini avvenuti nella capitale.


Roberto Freire fa parte del progetto di recupero dei giovani della Fundación Sembrar: lavorano per dare speranza a questi ragazzi attraverso l’educazione “e la comunità ci protegge” racconta a Presadiretta, perché hanno capito che in questi spazi i loro figli possono crescere protetti, hanno una alternativa alla criminalità.

I giornalisti di Presadiretta sono entrati poi nel carcere di Guayaquil, il più grande e il più pericoloso nel paese: qui sono ospitato 10 mila detenuti, il doppio della sua capacità, è stato teatro delle più sanguinose guerre tra bande criminali del paese. Dal 2020 nelle prigioni del paese sono morte più di 800 persone. Da questa prigione i gruppi criminali hanno dettato legge, commissionando omicidi dei rivali, lo Stato in carcere era totalmente impotente.

La giornalista di Presadiretta ha varcato le porte del carcere con una mascherina perché dentro c’era una epidemia di tubercolosi: non ha potuto parlare coi detenuti né muoversi liberamente, in questa prigione sono i militari ora a controllare tutto. Stiamo parlando di 2500 militari più altri 800 agenti e personale interno del carcere – racconta il direttore a Presadiretta – la situazione è sotto controllo. In questo carcere esiste anche un’ala femminile che contiene 981 detenute, anche per reati di criminalità organizzata. Qui la mafia ha cercato anche di far entrare delle armi – spiega la direttrice del carcere femminile. Alcune delle detenute sono poco più che adolescenti, molte non hanno mai studiato e non sanno né leggere né scrivere e per questo nel carcere hanno organizzato delle lezioni, così almeno, quando escono, hanno un diploma di scuola superiore, per trovare un lavoro e sperare in una vita migliore.

Riassumendo, la lotta contro la criminalità passa per l’educazione, sul territorio, anche nelle zone difficili.

Presadiretta ha seguito un’operazione di un nucleo del GOA, il gruppo operativo antimafia della Guardia di Finanza: a Brescia hanno sequestrato un camion dal carico sospetto, dentro sono stati trovato 150 kg di cocaina, col marchio Brud, riconducibile sia al luogo di produzione che al cartello che ha inviato lo stupefacente in Europa.

Il nucleo del GOA ha fermato l’autista del camion mentre stava facendo lo scambio della droga con un intermediario che stava comprando il carico di droga: entrambe le persone arrestate sono albanesi. Il compratore viaggiava con un criptofonino, ma niente denaro.

Quest’ultimo ha spiegato di aver scelto di fare questo dopo un momento di crisi al bar dove lavorava: i trafficanti albanesi si sono messi in contatto con lui proponendogli allora di entrare nella rete del traffico di droga, il suo guadagno era di 10 mila euro ad ogni carico.

In caso di arresto di questi, che sono solo piccoli anelli di una catena molto più ampia, i capi fanno in fretta a resettare il criptofonino da remoto e cancellare ogni possibile contatto con loro.

Su Domani una anteprima del servizio:

Domenica 29 marzo alle 20,30 su Rai3, PresaDiretta Open, nella prima parte della serata, racconta le storie di un quattordicenne pestato dopo il catechismo in Molise, di un universitario rimasto quasi paralizzato per 50 euro dopo le botte, di un sedicenne ucciso con 25 coltellate a Pescara e di un ragazzo accoltellato a morte nei corridoi di una scuola a La Spezia. Un viaggio attraverso i tanti volti della violenza giovanile, con le testimonianze di carabinieri, magistrati, presidi, educatori e ragazzi che quella violenza l'hanno subita o commessa. Ragazzi sempre più giovani, sempre più soli, con una soglia di empatia che si abbassa di anno in anno. Il governo risponde con misure severe, ma chi lavora ogni giorno con i minori avverte: la punizione da sola non basta. Dietro ogni ragazzo che aggredisce, c'è qualcosa che la società non ha saputo vedere in tempo.

Ospite Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta per analizzare con Riccardo Iacona le tante domande del disagio giovanile.

E poi la puntata Racconto criminale. A Prato il distretto cinese del pronto moda più grande d'Europa nasconde una rete di illegalità sistemica: contrabbando, evasione, lavoro nero e sfruttamento. Accanto a questa realtà opera una criminalità organizzata che controlla logistica e mercati con violenza crescente.

Dalla Cina all’Albania

Ci sono sentenze che riconoscono l’esistenza di una vera e propria mafia cinese e il Procuratore Capo Luca Tescaroli lancia l'allarme su una delinquenza in espansione, capace di penetrare le istituzioni e stringere alleanze con altre mafie italiane e albanesi.

Il racconto si sposta poi sulla rete albanese della cocaina all'assalto dell'Italia, con i clan che trattano con la 'ndrangheta. PresaDiretta segue il Gruppo Operativo Antimafia della Guardia di Finanza tra Brescia e Bergamo e ricostruisce come i clan albanesi siano diventati i grossisti preferiti delle mafie italiane: affidabili, invisibili, capaci di consegnare a domicilio. Il reportage prosegue nell'Albania dei soldi sporchi, da Tirana a Durazzo: grattacieli e resort finanziati dalla cocaina, con la criminalità organizzata infiltrata nei porti, nelle istituzioni e in Parlamento.

Il viaggio lungo le rotte internazionali della droga arriva in Ecuador, da dove parte la maggior parte della cocaina diretta in Europa e negli Stati Uniti: solo dal porto di Guayaquil ne transita il 70 per cento, un mercato da 30 miliardi l'anno gestito da 'ndrangheta, cartelli messicani e mafia albanese. Per la prima volta le telecamere entrano nel carcere più pericoloso del paese. La testimonianza, infine, di chi resiste: giornalisti investigativi minacciati di morte, una suora comboniana che sfida le bande, le figlie dell'ex candidato alla presidenza Villavicencio - ucciso dalle gang - che chiedono verità.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

21 marzo 2026

Anteprima Presadiretta – l’intelligenza artificiale, l’illusione del ponte

Il ponte sullo stretto di Messina

In Presadiretta Open si parlerà del ponte sullo stretto di Messina, la grande opera su cui il ministro Salvini e il governo stanno puntando tanto. Costo dell’opera, che ha già ricevuto una prima bocciatura da parte della Corte dei Conti (eh ma con la riforma Nordio nessun giudice si permetterà..), è al momento di circa 13 miliardo. Che succederà adesso al progetto?
Quali rilievi ha fatto la Corte dei Conti a cui ora il governo deve rispondere?
Cosa succederà adesso alle famiglie colpite dagli espropri necessari per costruire questa opera strategica, anche in funzione di un attacco militare da sud (così è stato affermato da eminenti ministro). Come la casa della signora Di Domenico, che si affaccia su uno dei posti più magici dello Stretto, vicino la spiaggia di Capopeloro che nel 2022 è stata premiata dal National Geographic come la spiaggia italiana col panorama più bello.

Questa zona sarà completamente trasformata dal progetto del ponte, stravolgendo la vita del territorio e delle persone che ci vivono.

Il valore delle loro case è stato diminuito per colpa del ponte, non conviene vendere o affittare, come anche fare lavori migliorativi, uno ci pensa prima di partire. Sono famiglie bloccate anche se gli espropri non sono partiti ancora e a rendere ancora più precaria la loro situazione è proprio l’ultima decisione della Corte dei Conti che ad ottobre 2025 ha negato il visto di legittimità, l’ennesimo stop che pesa sulla vita degli abitanti di queste zone e sul loro futuro.

Io sono arrabbiata” racconta a Presadiretta “perché avere questa gente che dice domani cominciamo, tra tre mesi cominciamo, insomma è ridicolo. Preoccupata no, perché lo so che il ponte non lo fanno. E lo sanno anche loro che non lo possono fare.”

Il mondo con l’intelligenza artificiale

L’uso dell’intelligenza artificiale sta diventando sempre più importante e strategico nel mondo: nella medicina, nella ricerca, per costruire robot che possano essere addestrati per lavori pericolosi. Purtroppo anche nell’ambito militare l’AI.

Stiamo parlando della rivoluzione tecnologica del secolo: che futuro avremo in un mondo dove domina l’intelligenza artificiale? Quanti posti di lavoro perderemo? E che futuro avrà l’Europa stretta nella morsa tra Stati Uniti e Cina?


Riccardo Iacona è andato a Hangzhou, la capitale cinese dell’intelligenza artificiale perché qui sono nati i “sei dragoni”, le aziende protagoniste dell’innovazione tecnologica cinese. Aziende come Deep Robotics che ha realizzato i robot cane, capaci di muoversi su qualunque terreno, di nuotare nell’acqua: gli algoritmi e i sistemi di controllo di questo robot sono all’avanguardia e sono usati per ispezionare le fabbriche, i parchi industriali. Sono usati in caso di incendi, catastrofi. Coi loro sensori possono vedere e registrare le immagini, registrare la temperatura esterna. Un robot nato nell’università della città di Hangzhou, dove la stessa Deep Robotics e i suoi fondatori fanno ricerca.

Quanti lavori perderemo per l’AI? E quali figure servono per addestrare l’algoritmo?

Come si può capire dall’anteprima del servizio:

Non servono ingegneri per addestrare l'intelligenza artificiale: servono umanisti. Linguisti, traduttori, psicologi e scrittori stanno alimentando, attraverso piattaforme online, i grandi modelli linguistici che sempre più spesso sostituiscono le loro professioni. Un fenomeno silenzioso ma in rapida crescita, che in Italia coinvolge già migliaia di giovani laureati intrappolati nella gig economy del dato.

Ma, oltre alla questione dei posti di lavoro, c’è un altro punto da tenere in considerazione quando si parla degli impatti dell’AI: il consumo energetico e di acqua degli enormi data center dentro cui si elaborano o dentro cui girano gli algoritmi, quello che noi chiamiamo il cloud.

Energia per addestrare l’AI, energia per le elaborazioni. Presadiretta partirà dallo studio fatto dall’università della California: una singola richiesta al chatbot costa come il consumo di una lampadina da 60 watt per una decina di secondi e un consumo d’acqua equivalente a quello di un bicchierino.. Ma, citando Totò, è la somma che fa il totale.

Francesco Fuso Nerino è il diretto di Climate change action a Presadiretta racconta di come nel 2030 si è stimato che il consumo di acqua per i server dell’AI negli Stati Uniti potrebbe arrivare fino a 1100 milioni di metri cubi, un valore importante se i server sono installati in regioni degli Stati Uniti o nel mondo dove c’è scarsità di acqua. Si basa sul documento pubblicato su Nature Sustainability che dice che negli USA nel 2030 l’intelligenza artificiale arriverà a consumare l’acqua che in genere è consumata da 10 ml di cittadini americani.

Lo studio ha preso in esame anche il consumo energetico: sempre nel 2030 i server negli USA arriveranno a consumare fino a 200-250 TW/ora di elettricità l’anno, più della metà del consumo elettrico annuale di un paese come l’Italia. Se l’elettricità arriva da fonti rinnovabili e a basso contenuto di carbonio l’impatto resta più contenuto, se arriva da fonti fossili l’effetto sul clima può diventare rilevante.

La scheda del servizio:

Il Ponte sullo Stretto di Messina, tra questione ambientale, mancata gara, aumento dei costi: questo il tema in apertura della nuova puntata di “PresaDiretta Open”, in onda domenica 22 marzo, alle 20.30, su Rai 3. Dopo la delibera della Corte dei conti e il nuovo decreto del governo Meloni, il racconto tra gli abitanti di Messina che rischiano l’esproprio delle abitazioni, i comitati che si oppongono a un’infrastruttura da oltre 13 miliardi di euro e quelli che la vogliono a tutti i costi. Viaggio nella città col più alto tasso di spopolamento in Europa e dove solo un cittadino su tre riceve l’acqua 24 ore al giorno. Il ponte, secondo uno studio di Unioncamere Sicilia, avrà un impatto sul Pil di oltre 23 miliardi, col paradosso che a beneficiarne saranno Lombardia, Lazio, Veneto ed Emilia-Romagna. In studio, Riccardo Iacona ne discuterà con Peter Gomez direttore del Fatto Quotidiano online.
A seguire, la puntata di “Presa diretta” si occuperà di “Rivoluzione Artificiale”, con un reportage dentro la più grande trasformazione tecnologica del nostro tempo. Il programma partirà dalla Cina per raccontare come un intero Paese stia trasformando l’intelligenza artificiale nella propria infrastruttura produttiva. Dal piano governativo “AI Plus” - 200 miliardi di dollari investiti a partire dalle scuole primarie - ai laboratori di robotica di Pechino e Suzhou, dove robot umanoidi imparano a camminare, lavorare e prendersi cura degli anziani. Dodicenni che programmano rover spaziali, fabbriche che girano al buio senza operai: una corsa globale che non riguarda solo la Cina, ma il futuro del lavoro nel mondo intero. Ma c’è anche un costo nascosto dell’intelligenza artificiale: nell’hinterland milanese i datacenter avanzano sui terreni agricoli del Parco Agricolo Sud, divorando acqua ed energia, senza una legge nazionale che li regolamenti e senza che nessuno abbia risposto alla domanda più scomoda: questi impianti servono davvero all’Italia, o solo alle grandi aziende digitali straniere? E poi l’attenzione su chi lavora nell’ombra: traduttori, grafici, laureati che guadagnano 12-13 euro l’ora addestrando la stessa IA che li ha rimpiazzati o che lo farà presto. L’ultima frontiera si chiama “IA Agentica”: agenti software invisibili che svolgono compiti aziendali - dalle note spese ai contratti legali - interfacciandosi via WhatsApp come fossero colleghi. All’Aquila, dove i call center sono il principale datore di lavoro, per il 60-70% donne, l’automazione è già entrata in silenzio. Una rivoluzione che rischia di colpire soprattutto chi ha meno strumenti per reinventarsi: i lavori più a rischio sono storicamente quelli svolti dalle donne. Cosa succederà alle decine di migliaia di persone che fanno lavori ripetitivi e non possono semplicemente “reinventarsi”?
"Rivoluzione artificiale" è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina De Ritis con Marcello Brecciaroli, Marco Della Monica, Irene Fornari, Luigi Mastropaolo, Teresa Paoli, Paola Vecchia, Emilia Zazza, Fabio Colazzo, Riccardo Cremona, Massimiliano Torchia.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

14 marzo 2026

Anteprima Presadiretta – il safari umano a Sarajevo, la politica del rigore in Argentina e Italia

Il safari umano a Sarajevo

Durante la guerra in Bosnia, degli italiani sono andati a Sarajevo per un “safari umano”, espressione agghiacciante che descrive però quello che queste persone hanno fatto. Sparare dalle postazioni dei cecchini serbi sulla città di Sarajevo assediata

Zero stato solo mercato



Conoscete l’espressione l’operazione è riuscita ma il malato è morto? È quello che sta succedendo in Argentina col nuovo presidente “liberale” Milei (idolo dei liberali all’italiana): tagli allo stato (specie la spesa per i più poveri) e solo mercato.

La giustizia sociale? Un furto, un trattamento disuguale di fronte alla legge – parole di Milei in parlamento prima di dare dei delinquenti ai deputati dell’opposizione.

Perché spendere soldi per gli ultimi? Perché concedere diritti per chi lavora quando il mercato globale richiede schiavi disposti a lavorare a basso costo?

E per chi protesta, perché costretto a pagare il prezzo del rigore, manganelli e botte. Guai a protestare perché le medicine non arrivano più gratis.

Eh ma l’inflazione è calata. Ma la fame del popolo è aumentata: a tagliare la spesa sociale sono buoni tutti. Specie se poi i soldi in prestito arrivano dall’amico Trump.

Ma l’austerità è tornata in vigore anche in Italia portata avanti proprio dai partiti che prima la contestavano. Tagli ai servizi sociali, alla sanità, alla scuola. E per chi non ce la fa, pazienza.

Tanto ora ci penserà la separazione delle carriere, la riforma che gli italiani aspettano da vent’anni.

L’austerità non ci salverà dallo shock energetico causato dalla guerra in Iran: ancora una guerra messa in piedi come prosecuzione di una politica aggressiva, i cui costi ricadranno su chi sta in basso.

Gente costretta a fare chilometri per delle cure perché mancano soldi per ricostruire un ponte, le macerie dell’alluvione a Prato.

E i soldi del PNRR? Senza quei fondi saremmo in stagnazione ma ora stanno finendo e all’orizzonte non si prevedono altri finanziamenti per scuole, asili, ospedali.

La scheda del servizio:

Un’inchiesta sull’ipotesi che durante l’assedio di Sarajevo ci fossero dei cecchini che pagavano per sparare sui civili. La propone “PresaDiretta Open”, in onda domenica 15 marzo alle 20.30 su Rai 3, mentre “PresaDiretta” si occupa di economia tra Stato e mercato.
Stranieri benestanti, tra cui numerosi cittadini italiani, avrebbero pagato per sparare sui civili durante l’assedio di Sarajevo. Il racconto dei “safari umani” oggi sotto inchiesta da parte della Procura di Milano. 

PresaDiretta Open, nella prima parte della serata, punta i riflettori sui cosiddetti "safari umani" di Sarajevo: durante l'assedio della città, tra il 1992 e il 1995, stranieri benestanti — tra cui cittadini italiani — avrebbero pagato per raggiungere le postazioni dei cecchini sulle colline intorno alla città e sparare sui civili come in una battuta di caccia. Nell’approfondimento: le testimonianze di un ex ufficiale dell'intelligence bosniaca e di un diplomatico italiano in servizio durante la guerra; lo snodo per lo smistamento dei cecchini per i safari umani a Trieste; le informazioni ricevute dai servizi segreti italiani. Sullo sfondo, i numeri di un assedio sanguinoso durato 1.425 giorni. Per i sopravvissuti, i ricercatori e in generale la società bosniaca, far luce su questi fatti non è solo una questione giudiziaria: è una condizione necessaria per superare i traumi profondi della guerra. Ospite in studio il giornalista Ezio Gavazzeni, autore del libro in uscita “I cecchini del weekend”. Proprio a partire dalle sue ricerche è stata aperta un’inchiesta alla Procura di Milano, che ha già portato, nelle scorse settimane, ai primi indagati.

E poi la puntata “Shock e rigore”, un viaggio che attraversa la situazione economica italiana e l'Argentina di Milei, e si interroga sui rischi economici della guerra, tra aumento del costo dell’energia, contrazione dei consumi e del Pil. Il reportage tra Buenos Aires e la provincia di Santa Fè presenta il prezzo umano della "cura shock" liberista nei primi due anni di governo di Milei. E mentre 24 caccia F-16 acquistati per 750 milioni di dollari sorvolano Plaza de Mayo, le mense popolari, colpite dai tagli al budget, distribuiscono migliaia di pasti al giorno e vengono presi d’assalto da pensionati e lavoratori impoveriti. Nel racconto di “PresaDiretta” oltre 22.000 imprese chiuse, quasi 300.000 posti di lavoro persi, la produzione industriale crollata nel 2024 di quasi il 10% - un record mondiale. Il PIL cresce, l'inflazione scende: ma chi paga il conto sono i più vulnerabili. Intanto attorno a Milei si stringe una rete internazionale — Trump, Musk, Orbán, Meloni — che fa dell'Argentina il banco di prova globale di un modello senza Stato.


E poi un importante viaggio in Italia per misurare le conseguenze concrete dei tagli dell’ultima Legge di bilancio del valore di 22 miliardi in tutto, la più povera degli ultimi dieci anni. Un ponte crollato da tre anni in Abruzzo, la statale 106 Jonica in Calabria con 205 morti in dieci anni, una scuola prefabbricata del 1981 ancora in uso in Puglia, le macerie dell'alluvione di Prato ancora sul posto: storie di un Paese che non riesce a mettere mano alle proprie infrastrutture per mancanza di risorse pubbliche.

E ancora, un focus sul PNRR. 200 milioni stanziati per smantellare 37 insediamenti abusivi entro marzo 2025, di cui quasi nulla è stato realizzato. Le telecamere di “PresaDiretta” in Puglia a Borgo Mezzanone, la più grande baraccopoli d'Europa, dove non è arrivato 1 euro dei 54 milioni previsti. Mentre tra i Comuni siciliani, a causa di ritardi strutturali, amministrazioni senza tecnici e opere incompiute, chi non finirà i lavori entro agosto 2026 rischia il dissesto. Secondo gli economisti, senza il PNRR l'Italia sarebbe già in stagnazione - ma i soldi stanno finendo e non c'è nulla che li sostituisca.
“Shock e rigore” è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina De Ritis con Pablo Castellani, Marco Della Monica, Marianna De Marzi, Irene Fornari, Giuseppe Laganà, Francesca Nava, Irene Sicurella, Emilia Zazza, Fabio Colazzo, Riccardo Cremona, Massimiliano Torchia.


Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

07 marzo 2026

Anteprima Presadiretta – cosa sta succedendo all’Ilva e Gaza con la pace dei forti

Quale futuro per l'Ilva a Taranto

Nonostante tutto, gli anni che passano, le inchieste sull’avvelenamento dell’ambiente, i processi, a Taranto si continua a morire per il lavoro. Si continua ad avvelenare l’acqua e l’aria di chi vive accanto all’Ilva. E si continua a non vedere alcuna prospettiva per questo sito industriale che sarebbe anche strategico per la poca industria nazionale che rimane.
Nell’ultimo mese sono morti, precipitando nel voto in un reparto che era stato chiuso precedentemente, due operai, l’ultimo si chiamava Loris Costantino, padre di due figli: solo dopo la minaccia di uno sciopero e di una manifestazione proprio sotto Palazzo Chigi, il ministro Urso ha pianificato un incontro coi sindacati.

Il destino dell’acciaieria di Taranto sarà al centro del racconto di Presadiretta Open di questa domenica.

Presadiretta ha incontrato don Alessandro Argentiero, prete del quartiere Tamburi, dove le case si affacciano sull’acciaieria: dopo aver visto l’ondata di sofferenze legate all’inquinamento del quartiere ora deve affrontare l’ondata della povertà causata dalla cassa integrazione.

Famiglie monoreddito o famiglie che dall’oggi al domani si trovano in cassa integrazione o licenziate, in 12 anni ho visto un cambiamento repentino, drastico, la gente si è impoverita. I nostri assistiti Caritas sono aumentati, tanto, prima erano 30 ora sono 75. La prima cosa che cerco di dare a questa gente è l’ascolto. Loro vengono qui e ti rovesciano sul tavolo, davanti a te tantissime cose, tantissimi problemi. E dicono ‘ grazie perché mi hai ascoltato’ ”.

Dentro la parrocchia che ha costruito don Alessandro mostra le cose che ha raccolto per i bambini, come i giochi, uno schermo. Qui il don ha appena organizzato una festa di carnevale per i piccoli. In un angolo c’è anche quello che fa per i grandi: zucchero, latte, scatolame, tonno, lenticchie..

Ma qual è il futuro dell’impianto industriale?

Il Tribunale di Milano ha chiesto alla proprietà di adeguarsi alle prescrizioni del ministero dell’Ambiente, per tutelare la salute delle persone. Assisteremo un’altra volta alla contrapposizione tra salute e profitto? Presadiretta ha intervistato il CEO di Flacks Group, Michael Flacks l’unico potenziale acquirente rimasto: “sapevamo che non sarebbe stata una sfida semplice, siamo consapevoli delle questioni legate ai sindacati, al governo, ai cittadini, alle emozioni della gente, stiamo parlando di Ilva, non è un’azienda qualunque. Per rispondere alla sua domanda, si vogliamo acquistare Ilva, abbiamo un ottimo rapporto coi commissari, col ministro Urso. Al di là delle opinioni politiche Ilva deve continuare a vivere per l’Italia, stiamo cercando di riportare rapidamente al lavoro 6500 persone e se porteremo la produzione a 6 ml di tonnellate di acciaio, come molti ritengono possibile, avremo bisogno di 10mila lavoratori ”

Il destino dei palestinesi

Quale sarà il destino dei palestinesi adesso? Sarà questa la domanda del secondo servizio di Presadiretta, a pochi mesi dal finto cessate il fuoco con l’esercito di Israele che continua a sparare ai civili e con la continua espansione dei coloni nei territori della Cisgiordania.

A pochi giorni dall’inizio di un nuovo conflitto in Medio Oriente, quello scatenato dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran. Dopo l’uccisione della “guida suprema” Khamenei che ha poi portato alla reazione dell’Iran coi missili sparati sui diversi paesi del golfo.

Presadiretta ci porterà a Gaza, in Cisgiordania, in Israele in un servizio che si è chiuso poco prima che lo spazio aereo venisse chiuso.

A cinque mesi dall’accordo sul cessate il fuoco nella striscia di Gaza, che veniva divisa in due zone, la zona ovest controllata dai palestinesi e la zona esterna controllata da IDF. L’accorod prevedeva il graduale ritiro dell’esercito israeliano dalla striscia che però, non è mai avvenuto. La linea gialla, da linea di demarcazione provvisoria da superare nelle successive fasi dei negoziati si è materializzata attraverso dei cubi di cemento.

Questa zona è pericolosa, se ti avvicini alla zona gialla ti sparano..” racconta al giornalista un ragazzo: possono solo raccogliere le poche cose rimaste sotto le macerie che possono recuperare ancora e spostarsi da un’altra parte. I cubi poi vengono spostati dall’esercito di Israele, costringendo la popolazione civili a doversi continuamente spostare, sempre più in là restringendo gli spazi per gli sfollati.

Riccardo Iacona ha intervistato l’ex ufficiale del Mossad Udi Levi a proposito dei finanziamenti ricevuto dal Qatar ad Hamas, specie all’ala militare e tutto questo è avvenuto già da molti anni. Udi Leva è stato a capo di una speciale unità che si occupava del finanziamento del terrorismo: ha ricostruito tutti i flussi finanziari dal Qatar che hanno reso Hamas così forte, così tanto da cacciar via nel 2007 i palestinesi della ANP con una campagna militare brutale. I soldi del Qatar hanno reso Hamas un esercito armato fino ai denti.

Le prime persone che hanno raccontato questi flussi di finanziamenti a Udi Levi sono stati proprio i palestinesi, non l’intelligence israeliana, ma quelli della Anp: “sono venuti da me e mi hanno detto, state dando soldi ai terroristi” e questo avveniva sotto gli occhi del governo. Di tutto questo il primo ministro Netanyahu era consapevole: “gli ho detto molte volte [a Netanyahu] che questo era un gravissimo errore, Netanyahu ha comunque una enorme responsabilità politica perché ha permesso al Qatar di finanziare Hamas per più di 10 anni, anche se noi del Mossad eravamo contrari. E alla fine è questo che ha portato al 7 ottobre, noi abbiamo nutrito questo mostro con così tanti soldi che loro ci hanno attaccato”.

Viene in mente la storia dei finanziamenti americani ai mujaheddin in Afghanistan in funzione anti sovietica. Fondamentalismi islamici da cui è nata poi Al Qaeda. Fino al’11 settembre.

Su Domani trovate un’anticipazione del servizio dove si parla dell’attacco di Stati Uniti e Israele ai giudici della corte penale internazionale, colpevole di aver accusato di genocidio Israele.

L’ultima giudice ad essere attaccata è la peruviana Luz del Carmen Ibáñez Carranza: “sia io che la mia famiglia siamo stati colpiti nelle questioni finanziarie, non abbiamo carte di credito, non posso ordinare un pasto online non possiamo usare western union per inviare soldi nei nostri paesi, non possiamo movimentare alcun conto in dollari”.

La censura colpisce chiunque abbia collaborato con la CPI, come la relatrice dell’Onu Francesca Albanese: i suoi beni sono stati congelati, le è stato impedito di fare qualsiasi transazione finanziaria perché nel sistema internazionale vige la legge americana. Per proteggere lei e gli altri cittadini europei sottoposti a queste sanzioni bisognerebbe attivare un provvedimento chiamato Blocking statute che protegge i cittadini e le istituzioni europee dagli attacchi di sanzioni americane. Ma al momento né l’Europa né lo stato italiano si stanno muovendo.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

28 febbraio 2026

Anteprima Presadiretta – la lunga storia del ponte di Messina e come allungare la vita

A che punto è il progetto per il ponte sullo stretto di Messina? E poi, vivere fino a 120 anni tra scienza e stili di vita e terribili truffe.

Il ponte sullo stretto di Messina


In Presadiretta Open si parlerà del ponte sullo stretto di Messina, la grande opera su cui il ministro Salvini e il governo stanno puntando tanto. Costo dell’opera, che ha già ricevuto una prima bocciatura da parte della Corte dei Conti (eh ma con la riforma Nordio nessun giudice si permetterà..), circa 13 miliardo. Al momento.

Che succederà adesso al progetto?

E che succederà adesso alle famiglie colpite dagli espropri necessari per costruire questa opera strategica, anche in funzione di un attacco militare da sud (così è stato affermato da eminenti ministro). Come la casa della signora Di Domenico, che si affaccia su uno dei posti più magici dello Stretto, vicino la spiaggia di Capopeloro che nel 2022 è stata premiata dal National Geographic come la spiaggia italiana col panorama più bello.

Questa zona sarà completamente trasformata dal progetto del ponte, stravolgendo la vita del territorio e delle persone che ci vivono.

Il valore delle loro case è stato diminuito per colpa del ponte, non conviene vendere o affittare, come anche fare lavori migliorativi, uno ci pensa prima di partire. Sono famiglie bloccate anche se gli espropri non sono partiti ancora e a rendere ancora più precaria la loro situazione è proprio l’ultima decisione della Corte dei Conti che ad ottobre 2025 ha negato il visto di legittimità, l’ennesimo stop che pesa sulla vita degli abitanti di queste zone e sul loro futuro.

Io sono arrabbiata” racconta a Presadiretta “perché avere questa gente che dice domani cominciamo, tra tre mesi cominciamo, insomma è ridicolo. Preoccupata no, perché lo so che il ponte non lo fanno. E lo sanno anche loro che non lo possono fare.”

La lunga vita


Si può vivere più a lungo, in salute, mantenendo uno stile di vita dignitoso. Si parla di questo nel primo servizio della puntata dove Presadiretta, per raccontare le nuove sfide della ricerca, è andata a Genova all’istituto italiano di tecnologia, tra i più importanti poli di ricerca in Italia. Qui è nata nel 2021 Corticale la prima startup italiana che produce interfacce neurali partendo da un prototipo nell’istituto: l’obiettivo di questa startup è portate questi prototipi dal mondo della ricerca neuroscientifica a quello della clinica – racconta Luca Boi uno dei tre fondatori.

Alla giornalista ha mostrato Sinaps un microchip piccolissimo che può essere impiantato nel cervello. I sensori sui chip raccolgono l’attività naturale, tutta questa informazione viene mandata all’unità di controllo integrata nel paziente che potrà rimettere in comunicazione il suo cervello col mondo esterno. Ancora meglio di quanto fa NeuraLink di Elon Musk perché i sensori di Sinaps sono n grado di raccogliere una quantità maggiore di informazioni.

Sinaps sarà impiantato in un uomo per la prima volta quest’anno e in un futuro nemmeno troppo remoto, attraverso il dispositivo, sarà in grado di controllate le protesi meccaniche restituendo al paziente anche tutte le funzioni percettive come il tatto e la possibilità di sentire il caldo o il freddo.

Ma la ricerca non si ferma: lo scopo adesso è diminuire la dimensione dei dispositivi aumentando in parallelo la capacità di estrazione dei dati. Lo spiega un altro dei fondatori di Corticale, Luca Bergondini: stiamo cercando di frammentare questi aghetti che raccolgono le informazioni in tantissimi piccoli dispositivi in mdoo che possano integrarsi simbioticamente col sistema nervoso - spiega a Presadiretta – un passaggio verso microdispositivi integrati.

Stiamo parlando di dispositivi invisibili ad occhio nudo, delle dimensioni di un granello di sabbia. È questa la nuova frontiera della ricerca, si apre alla possibilità di avere dispositivi fusi col tessuto, i più simbiotici possibile, col vantaggio di poter massimizzare il numero di cellule che possiamo monitorare nello stesso tempo. In un futuro è persino possibile introdurre degli stimoli alle cellule per compensare delle disfunzioni, pensando ad esempio al caso dell’epilessia – spiega ancora – “quando occorre un evento epilettico pensiamo di interrompere la crisi con la stimolazione elettrica.”

In generale sulla ricerca su come allungare la vita e sullo studio dell’invecchiamento si stanno investendo miliardi di dollari.


Ma in questo settore ci sono anche i ciarlatani che si approfittano delle disperazione delle persone ammalate per malattie gravi: Presadiretta ha scoperto un nuovo caso Stamina, una truffa a base di iniezioni di cellule staminali, il servizio mostrerà le foto su questa truffa, le testimonianze e farà i nomi delle persone dietro.

Si tratta di un gruppo di sedicenti medici provenienti dalla Polonia e dalla Bielorussia che arrivano in Italia e iniettano a domicilio porzioni di cellule staminali di cui, non si conoscono le origini, in casa di ammalati gravissimi in cambio di ingenti somme.

Una signora racconta di aver pagato, anticipatamente, 19 mila euro per queste iniezioni: dopo il pagamento sono arrivate a casa sua quattro persone, dalla Polonia.

Il marito della signora si è ammalato di sclerosi laterale amiotropica, la sla, una malattia spietata: questi presunti medici hanno fatto più iniezioni al marito, poi una flebo col “brodo di coltura delle cellule staminali”. In tre mesi le cellule staminali avrebbero dovuto fare il loro lavoro, sono stati mesi di grande attesa per la coppia, ma i miglioramenti non ci sono stati.

Le condizioni respiratorie del marito sono peggiorate in pochi mesi ed è stato ricoverato: “colpire nel momento in cui eravamo più scoperti e deboli merita tutto il nostro disprezzo.”

Domenica sera Presadiretta renderà tutto pubblico, nomi, cognomi, foto per evitare che altre persone possano cadere nella loro rete.

Lascheda del servizio:

Il Ponte sullo Stretto, tra questione ambientale, mancata gara, aumento dei costi, è al centro di “PresaDiretta Open“, in onda domenica 1° marzo, alle 20.30 su Rai 3. Nel reportage un’intervista all’ad della Società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, e un viaggio a Messina, la città col più alto tasso di spopolamento in Europa e dove solo un cittadino su tre riceve l’acqua 24 ore al giorno. Dopo la delibera della Corte dei Conti e il nuovo decreto del governo Meloni, si dà voce agli abitanti di Messina che rischiano l’esproprio delle abitazioni, ai comitati che si oppongono a un’infrastruttura da oltre 13 miliardi di euro e a quelli che la vogliono a tutti i costi. Il ponte, secondo uno studio di Unioncamere Sicilia, avrà un impatto sul Pil di oltre 23 miliardi, col paradosso che a beneficiarne saranno Lombardia, Lazio, Veneto ed Emilia-Romagna. In studio per discutere con Riccardo Iacona la scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo e il giornalista Marco Damilano, conduttore de “Il cavallo e la torre”.

E poi, PresaDiretta con la puntata “Lunga Vita”, tra prospettive e contraddizioni attorno a longevità, medicina rigenerativa, studi del cervello. Il racconto parte dall’Umbria, con la storia del signor Corrado Codignoni che a 105 anni guida l’auto, coltiva l’orto, fa la pasta a mano. Nel 2025 l’Italia ha raggiunto il record con oltre 23mila e 500 ultracentenari. Per arrivarci in buona salute, la ricerca attira sempre più investimenti. Solo le start up Usa hanno un giro d’affari stimato in 27 miliardi di dollari. In primo piano il racconto del lavoro del consorzio di studiosi Age-It in Italia e del boom delle cliniche della longevità. E poi un viaggio nel mondo delle cellule staminali: dall’eccellenza del San Raffaele di Milano dove è in corso la prima sperimentazione di Fase 2 al mondo per le forme più gravi di sclerosi multipla al business delle Bahamas dove ricchi e vip fanno iniezioni per ringiovanire. E all’estero prosperano anche le cliniche che promettono di curare con le staminali SLA, autismo, sclerosi multipla e vari tipi di demenza. PresaDiretta ha realizzato un’importante inchiesta su una di queste società senza scrupoli che – a caro prezzo – effettua pseudo-terapie a domicilio addirittura sul territorio italiano. Questi trattamenti sono vietati dalla legge nazionale e quindi illegali e sfruttano la disperazione dei malati e delle loro famiglie.

Si racconterà anche a quale punto è una delle maggiori sfide sulla via della longevità: la cura delle malattie del cervello con un reportage realizzato anche a Bologna con la storia di Lory, affetta da Alzheimer precoce. E la quotidianità di un milione e 400mila persone in Italia affette da vari tipi di demenza e delle loro famiglie troppo spesso lasciate sole, nonostante la legge dica che il Servizio Sanitario Nazionale è obbligato a coprire il 50% delle rette di chi è costretto all’assistenza in una RSA. Le cause legali per ottenere risarcimenti sono in aumento e rischiano di essere una bomba a orologeria per la sanità pubblica.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

21 febbraio 2026

Anteprima Presadiretta – la guerra in Ucraina, il sistema pensionistico di oggi e le pensioni di domani

4 anni di guerra in Ucraina

Il 24 febbraio saranno 4 anni dall’invasione russa dell’UCraina, l’operazione speciale come l’aveva cinicamente battezzata Putin.

Dopo 4 anni, nonostante il supporto occidentale, la guerra è rimasta in stallo, i soldati russi occupano stabilmente parte delle regioni russofone contese. E nei negoziati, anche grazie all’arrivo di Trump con la sua politica di disimpegno, il potere della Russia sembra aumentato.

LA guerra è entrata nel cuore dell’Europa, la guerra dei droni, dei sabotaggi, della corsa al riarmo (per la felicità dell’industria delle armi). Una guerra che è entrata nell’agenda politica dell’Europa


Accanto alla guerra fatta dai soldati c’è poi la guerra contro la popolazione civile, sotto le bombe, senza riscaldamento, una guerra vigliacca e ancor più criminale.

E poi, la guerra ibrida, quella combattuta con le armi della propaganda, con le infiltrazioni nei parlamenti. Presadiretta ha intervistato il membro del partito socialdemocratico tedesco (SDP) Kakan Demir che al giornalista racconta dei timori nelle commissioni nel condividere informazioni riservate: dal 2020 il partito di estrema destra AFD ha portato avanti 7000 interrogazioni nel Parlamento e nei lander regionali, sulle nostre infrastrutture critiche e su come vengono trasportate le armi in Ucraina, “in quali depositi vengono custodite le armi, quali i dispositivi di sicurezza di quei depositi, quali percorsi fanno i convogli di armi in Ucraina ..”. Normalmente queste interrogazioni si fanno per presentare proposte di legge migliorative, ma AFD non ha mai proposto nulla e il sospetto del deputato è che stiano girando queste informazioni a Putin.

Le pensioni di oggi e i pensionati di domani

La somma di meno lavoratori attivi (nonostante i numeri dati dal governo), di salari più bassi, situazioni lavorative più precarie, una popolazione in decrescita sta mettendo a rischio il sistema pensionistico in Italia: di questa fragilità ne siamo consapevoli da almeno 20 anni, Piero Angela lo aveva raccontato in una vecchia puntata di Quark, quando ci aveva detto che nel 2020 ci sarebbe stato, per ogni italiano in pensione, un solo italiano attivo sul lavoro.

I conti dell’Inps reggeranno?


Cosa possiamo fare – ha chiesto Presadiretta al giornalista Sergio Rizzo? Non possiamo alzare le tasse, nemmeno possiamo tagliare troppo le pensioni, per non mandare alla fame altre persone (i poveri in Italia sono già circa 6 ml). Dovremmo rendere più stabile il rapporto di lavoro, alzare i salari, introdurre un salario minimo, combattere seriamente lavoro nero e caporalato. Ma questo non è nelle priorità né del governo (nemmeno dei precedenti in verità) né di Confindustria o delle associazioni di categoria.

Il sistema pensioni è in disavanzo (per la differenza tra contributi versati e pensioni erogate) – racconta Rizzo – ogni anno lo Stato deve metterci 50 - 60 miliardi: nel 2046 per coprire questo deficit serviranno circa 200 miliardi, il gettito irpef di un anno

Ma oltre a questo abbiamo un altro problema che inciderà sulle pensioni di domani e sull’Italia di domani: i tanti giovani, non solo laureati, che se ne vanno all’estero a lavorare. Sono state 124 mila nel solo 2024

Persone come Federica che è andata a fare la parrucchiera in un salone a Berlino dove lavora con un contratto regolare, è ben pagata (1800 euro al mese con un contratto a tempo indeterminato a part time) e può lavorare 3 giorni su 5. Niente apprendistato eterno, niente sabati in nero, niente sfruttamento. All’estero, diversamente dall’Italia, lavoro non è sinonimo di sfruttamento, pretendere una vita e un salario dignitoso non sono richieste folli.

Anziché dare bonus (basati sull’ISEE), perché il governo, non questo certo, non si impegna a dare asili gratis, mese gratis, la scuola gratis, trasporti gratis (o a prezzi molto calmierati) per venire incontro alle famiglie?
Perché non si alzano i salari, per incentivare le persone ad andare a lavorare (anziché rimanere a casa)?

La scheda del servizio:

Torna Presadiretta, in onda domenica 22 febbraio alle 20.30 su Rai 3, con la puntata “Pensione mai”. Le lavoratrici di Savona, Parma e Napoli sconfitte nella battaglia per difendere Opzione donna e costrette ad attendere anni prima di andare in pensione. Le mancate promesse della politica e la lotta di chi in pensione c’è già, ma con importi che in cinque anni hanno perso il 15% del potere d’acquisto. Nell’inchiesta, le misure dell’ultima finanziaria del governo Meloni con le motivazioni della maggioranza, le critiche dell’opposizione, le analisi dell’ex ministra Elsa Fornero e dell’ex presidente dell’Inps Tito Boeri. “PresaDiretta” racconta quanto il sistema italiano, in cui le pensioni sono pagate da chi lavora, sia diventato insostenibile. In alcune regioni come il Molise, i pensionati sono già di più dei lavoratori. L’ex direttore del Pronto Soccorso di Isernia ogni due giorni torna, da pensionato, a dare una mano agli ex colleghi. Remo e sua moglie Venere, precari della scuola, fanno i pendolari tra Caserta e Roma e quanto riceveranno di pensione? E poi, le simulazioni sulle migliaia e migliaia di precari con salari sempre più bassi che versano sì i contributi, ma non sufficienti a raggiungere il minimo necessario e quindi non matureranno la pensione. Nel frattempo, nel 2024 l’Italia ha toccato il record storico di partenze: 156mila persone hanno scelto di andare all’estero, un trend che cresce. Un reportage in Germania per conoscere Alessio, ingegnere informatico della provincia di Verona, e Federica, parrucchiera di Torino. Con loro, lo chef milanese Simone e le mamme Marianna, Francesca, Giulia, Grazia. Ventenni, trentenni ma anche quarantenni che hanno scelto di vivere a Berlino dove lavoro, casa e welfare sono una certezza.

Un viaggio, infine, nel sistema dei bonus, nelle storture dell’Isee, nelle truffe dei falsi braccianti e delle cooperative “scatole vuote”. Con l’evasione contributiva stimata dall’Inps in 10-12 miliardi l’anno e con 119 miliardi di crediti accumulati, mentre per la classe politica i privilegi resistono.

Pensione mai” è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina De Ritis con Marianna De Marzi, Alessandro Macina, Elena Marzano, Andrea Vignali, Emilia Zazza, Fabrizio Lazzaretti e Paolo Martino.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

14 febbraio 2026

Anteprima Presadiretta – il referendum sulla giustizia, la compressione delle libertà, i crimini di ICE

Tornano le inchieste di Presadiretta la domenica sera: in questa prima puntata si parlerà di giustizia e del prossimo referendum confermativo sulla riforma Nordio.

In studio assieme al conduttore Riccardo Iacona saranno presenti l’ex magistrato Antonio Di Pietro e Nicola Gratteri in un faccia a faccia sulle ragioni a favore e contro questa riforma.

Quali saranno gli impatti di questa riforma sul sistema della giustizia e sugli italiani?

Di cosa avrebbe veramente bisogno la macchina della giustizia per funzionare meglio, perché, come ha detto lo stesso ministro Nordio, la separazione delle carriere non inciderà per nulla sull’efficienza della giustizia.


Presadiretta è entrata nel Tribunale di Alessandria, dove ha intervistato il presidente Paolo Rampini: “questo è il peggior tribunale d’Italia” ha raccontato, “certamente il nostro è molto inguaiato”.

Cerotti sulle finestre della stanza di un giudice per tener fermo il vetro. Bagni comuni per giudici, avvocati e personale amministrativo. Nelle aule delle udienze dove si fa giustizia in nome del popolo italiano ci sono sedie rovinate che non vengono sostituite. I muri della stanza di rappresentanza tutti scrostati, moquette tagliate,

Sento il dovere di chiedere scusa perché questo dovrebbe essere un palazzo diverso” commenta amaramente il presidente Rampini.

E cosa pensa di fare il governo Meloni? Un doppio CSM con in più l’alta corte di giustizia, checi costerà almeno 150 ml di euro in più (sono stime che potete trovare nel libro “Perché no” di Marco Travaglio.

Poi si parlerà del nuovo decreto sicurezza: possiamo barattare una maggiore sicurezza (che sarà poi reale) in cambio delle nostre libertà (di manifestazione, di espressione)?

Qual è lo stato della libertà di stampa nel nostro paese, specie con questa Rai sempre più Telemeloni?

In una democrazia il giornalismo serve chi viene governato, non chi governa, eppure in Italia vediamo sempre giornalisti minacciati, dalle mafie, con intimidazioni mirate (come l’attentato a Sigfrido Ranucci) e con lo spauracchhio delle querele temerarie.

Ma sono tanti i giornalisti minacciati, meno famosi di Ranucci, le cui storie nemmeno vengono raccontate, perché poco funzionali allo storytelling della destra di governo (i maranza, i giudici che scarcerano i violenti, gli immigrati..): Presadiretta racconterà la storia del giornalista Domenico Rubio di Arzano News, finito sotto scorta per le minacce ricevute dalla Camorra.


Vive nella zona nord di Napoli, 20 comuni uno attaccato all’altro, una lunga distesa di case che arriva fino a Scampia: un territorio dove vivono quasi 1 ml di persone, la più alta densità abitativa d’Europa e anche camorristica. Qui vivevano famiglie che hanno fatto la storia della criminalità: i Di Lauro, gli Amato Pagano, gli scissionisti e il clan Moccia.

I camorristi gli hanno lanciato due bombe sotto casa nell’agosto 2018, che seguivano una scia di altre intimidazioni del clan iniziate tempo prima.

E poi un viaggio in America, nell’America di Trump dove si attaccano i giudici che si permettono di applicare le leggi dando torto alla Casa Bianca, si attaccano i giornalisti che fanno domande e gli immigrati. L’America dove la polizia privata di Trump uccide le persone per strada, davanti a tutti, con un senso di impunità per gli agenti dell’ICE che deve farci paura.


Eh ma sono tutti immigrati irregolari, se fossero entrati legalmente .. queste sono le giustificazioni ciniche date di fronte alle immagini degli spari contro civili che non costituivano minaccia, di fronte agli arresti, anche di bambini, anche di persone anziane, nelle case, nelle scuole, negli uffici pubblici per il rinnovo del permesso. Presadiretta mostrerà immagini del documentario Iced out of America di Michael Nigro che ha documentato gli abusi dell’ICE, scene filmate all’interno del Tribunale per l’immigrazione di New York. Un giorno sono entrati nel Tribunale agenti mascherati che hanno iniziato ad arrestare immigrati che stavano rinnovando il permesso di soggiorno, inizialmente a Nigro è stato impedito di entrare ma alla fine è riuscito ad entrare e a riprendere queste immagini, venendo anche arrestato mentre filmava le proteste. Arrestato per aver compiuto un atto di giornalismo: fare il giornalismo è diventato pericoloso, non come a Gaza, o come in altre zone del mondo. Ma anche nella terra delle libertà, la libertà di informazione è diventata una parola vuota.

Michael Nigro era a Capitol Hill il 6 gennaio 2021, il giorno in cui i sostenitori di Trump hanno fatto irruzione alla Camera: anche in quel caso per i fan del Maga, i giornalisti erano un obiettivo (oltre che i rappresentanti dei democratici che sono dovuti scappare).

Il colpo di Stato del 6 gennaio è finito tutto in un nulla: gli assalitori sono stati graziati e ora gli Stati Uniti sono di nuovo nel mezzo di una tempesta.

Ecco perché è importante mostrare le immagini di queste persone arrestate, perché altrimenti sparirebbero nell’oscurità.

La scheda del servizio:

Un viaggio tra procure, corti d’Appello, tribunali dei minori e giudici di pace, da Alessandria a Gallarate, Roma e Milano. Lo propone “PresaDiretta Open” con cui si apre la nuova stagione di “PresaDiretta”, il programma di Riccardo Iacona con il coordinamento giornalistico di Maria Cristina De Ritis, in onda domenica 15 febbraio alle 20.30 su Rai 3. Uffici con carenza del personale amministrativo fino al 60%, strutture dove gli atti dei procedimenti si snodano per chilometri e chilometri, sedi con udienze fissate al 2032. Le sfide per centrare entro giugno gli obiettivi del Pnrr e i paradossi dell’innovazione tecnologica che dovrebbe migliorare il funzionamento del sistema giustizia.
In studio, ospiti di Riccardo Iacona, per affrontare i nodi centrali del referendum: l’ex magistrato ed ex politico Antonio Di Pietro e il procuratore della Repubblica del Tribunale di Napoli Nicola Gratteri.
Poi, “Il Nemico Dentro”. Immigrati, avversari politici, giornalisti, studi legali, organizzazioni antifasciste: per alcuni sono difensori delle istituzioni, per il presidente degli Stati Uniti sono nemici. Perché, come ha dichiarato proprio Donald Trump, l’America sarebbe sotto invasione dall’interno del Paese. Da Minneapolis a New York, dall’uccisione di Renée Good e Alex Pretti agli arresti dell’Ice fin dentro i tribunali dell’immigrazione, gli inviati di “PresaDiretta” sono andati nei luoghi in cui la democrazia appare sempre più in bilico. E hanno incontrato anche le politiche di chi ha proposto una ricetta alternativa, il neosindaco di New York Zohran Mamdani.
E in Italia? Fin dove può spingersi l’arretramento dei diritti? Il racconto della contestazione a Torino contro la chiusura del centro sociale Askatasuna e della mobilitazione dei metalmeccanici a Bologna, insieme alle proteste degli operai della logistica, degli attivisti ambientali e degli studenti delle scuole superiori. Un’inchiesta sulle vicende di chi era in piazza e sull’applicazione delle norme dei diversi pacchetti sicurezza varati dal governo, dal reato di blocco stradale al fermo preventivo.
La compressione delle libertà riguarda anche la stampa. Nel reportage di Riccardo Iacona, le storie di Mimmo Rubio, Luciana Esposito e Marilena Natale, che da anni denunciano l’infiltrazione della camorra e gli affari dei clan in Campania. Giornalisti che, dopo intimidazioni e minacce di morte, vivono sotto scorta, come altri 23 cronisti in tutta Italia, mentre altri 250 sono sotto tutela delle forze dell’ordine. E poi le querele temerarie. I cronisti spiati con virus nei cellulari. In attesa della concreta applicazione dell’European Media Freedom Act.
Ospite in studio, il presidente della Federazione nazionale della stampa Vittorio Di Trapani.
“Il Nemico Dentro”: è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina De Ritis con Lorenzo Grighi, Raffaele Marco Della Monica, Lisa Iotti, Paola Vecchia, Andrea Vignali, Emilia Zazza, Fabio Colazzo, Eugenio Catalani, Paolo Martino, Massimiliano Torchia.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

18 ottobre 2025

Anteprima Presadiretta – trafficanti di uomini

Per i trafficanti di esseri umani i migranti sono una miniera d’oro: prendono i soldi da loro quando vengono in Libia, poi li rinchiudono nei lager e chiedono il riscatto ai familiari, altri soldi sono chiesti per partire per l’Italia . E la politica italiana, destra o sinistra, non fa nulla, concretamente, per fermare questo. Anzi. La destra italiana campa sulla propaganda avvelenata contro i migranti. E questa politica d'odio contro i migranti si è estesa, non da oggi, all'Unione Europea.

Il parlamento italiano, composto in gran parte da (presunti) cattolici, ha recentemente respinto l’autorizzazione a procedere nei confronti dei ministri Nordio e Piantedosi e anche per il sottosegretario agli interni Mantovano, sul caso Almasri, il torturatore libico su cui pende un mandato di cattura internazionale per i reati che gli vengono attribuiti.

Il Parlamento ha deciso che se il governo non ha consegnato Almasri alla Corte Penale Internazionale e lo ha rimpatriato in Libia lo ha fatto per motivi strategici nazionali e per la sicurezza nazionale – racconta Riccardo Iacona nella presentazione della puntata.

A Presadiretta nell’ultima puntata della stagione 2025 si parlerà proprio del caso Almasri partendo da una domanda: come mai la sicurezza nazionale italiana passa attraverso un capobanda mafioso libico? Presadiretta ricostruirà i rapporti che l’Italia ha avuto con la Libia sin dal 2009, ai tempi in cui Gheddafi era al potere. Presadiretta ricostruirà le reti internazionali attraverso le quali i trafficanti libici di uomini vanno a prendere i loro “clienti” anche a migliaia di chilometri di distanza e accenderà le luci su quello che succede in Senegal e in Bangladesh.

E pensare che questo governo aveva dichiarato guerra senza quartiere a chi lucra sulla disperazione della gente, dando la caccia ai trafficanti di uomini “su tutto il globo terracqueo”. Ma quando ha avuto l’occasione di consegnare alla giustizia internazionale un criminale, Osama Almasri, che per anni ha torturato e sfruttato i migranti in Libia, non lo ha fatto. Almasri è stato rimandato a Tripoli, a casa sua, con un aereo di Stato. A Tripoli è stato festeggiato come un eroe dal suo clan.

La foto, incredibile, mentre Almasri scende dal nostro aereo dei servizi è stata scattata da un attivista libico, Husam El Gomati, avvisato da una sua fonte a Torino: “l’Italia ha rimandato in Libia un criminale a sue spese, facendolo viaggiare in prima classe.. ”
LA corte penale internazionale ha indagato su di lui per anni raccogliendo numerose prove e testimonianze: secondo il mandato di cattura nella prigione di Almasri sarebbero stati uccisi 34 detenuti, altri 22 (almeno) abusati sessualmente, persino un bambino di 5 anni.

A Tripoli una cosa è certa, hanno cominciato a preparare i festeggiamenti prima ancora che Almasri salisse sull’aereo” continua Husam El Gomati nel suo racconto davanti a Riccardo Iacona.

Chi ha fatto pressioni dalla Libia affinché Almasri non finisse alla Corte Penale Internazionale?

L’attivista ha mostra a Iacona un video dove parla il primo ministro della Libia Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh, non sono stato io a fare pressioni sull’Italia, sono stati altri membri della milizia di Almasri a contattare l’ambasciata italiana a Tripoli. Il primo ministro della Libia ha di fatti ammesso pubblicamente che la liberazione di Almasri è il frutto di un accordo politico tra una milizia e Roma.

La storia di due migranti in Libia Thdyane e Serifo


Il lungo viaggio di Thdyane e Serifo è partito da Dakar, la capitale del Senegal, passando per l’inferno della Libia: in aereo sono sei ore di volo ma per chi parte senza visto il viaggio verso l’Europa può durare anni. Il Senegal è uno degli hub del traffico di migranti dall’Africa occidentale: da qui partono due rotte, quella atlantica a bordo di piroghe, verso le Canarie. E quella via terra, attraverso il deserto, fino alla Libia e da lì il salto verso l’Italia. Ai giornalisti di Presadiretta sono arrivate le foto di ragazzi senegalesi detenuti nei lager in Libia vittime di violenze e torture. Presadiretta ha percorso al contrario il loro viaggio da Dakar verso il loro paese natale, nella regione di Casamance, assieme a dei volontari del Vis, il volontariato internazionale per lo sviluppo. Una ONG che assieme ai salesiani di Don Bosco lavora coi migranti di ritorno, vittime dei trafficanti. Dopo due giorni di strada finalmente il villaggio da cui i ragazzi delle foto arrivate a Presadiretta sono partiti da qui: qui nel 2017 è partita Thdyane assieme ad uno dei suoi fratelli, Serifo. Vivevano in una capanna senza acqua né luce con altri dieci tra fratelli e sorelle. Fanta è la loro sorella maggiore e a Presadiretta racconta del lungo viaggio fino alla Libia dove sono stati sequestrati e imprigionati più volte, ogni volta veniva chiesto un riscatto alla famiglia “ti chiamano degli sconosciuti, ti dicono solo ‘pagate o li uccidiamo’ e noi dobbiamo trovare i soldi anche se non abbiamo niente.” Adesso sono liberi ma non stanno bene, si stanno ancora curando le ferite. Ai trafficanti la famiglia ha pagato già migliaia di euro, un enorme somma se si pensa che in questa regione del Senegal si vive con meno di due dollari al giorno. Sono tante le testimonianze di persone che hanno dovuto pagare più volte il riscatto per dei loro parenti finiti nelle mani dei trafficanti in Libia: persone che si sono indebitate per pagare, hanno dovuto vendere i loro animali. E le persone per cui è stato pagato il riscatto sono ancora bloccate in Libia.

Il post alluvione in Romagna

Le telecamere di Presadiretta tornano in Emilia, nelle zone colpite dall’alluvione del 2024 per capire ad un anno di distanza qual è lo stato dei lavori di messa in sicurezza del territorio e se i ristori sono stati sufficienti a far ripartire imprese e famiglie.

Perché ci sono famiglie che sono fuori casa da un anno, che non possono rientrare in casa e far partire i lavori perché ancora non si sentono in sicurezza: “io non rientro perché ho paura, non mi sento sicura, mi sono salvata una volta, non posso rischiare una seconda volta.”

A settembre una nuova ordinanza commissariale ha previsto contributi fino ad un massimo di 2350 euro al metro quadro per i proprietari di case che hanno subito danni gravi a seguito delle alluvioni, per costruire altrove.

Ma tanti cittadini non ci stanno e chiedono che sia messo in sicurezza il territorio anziché andarsene: come in Val di Zena, fuori Bologna, una delle aree più colpite nell’ultima alluvione. Vicino all’argine del fiume c’è un gruppo di case con tantissime famiglie che si dovrebbero spostare che non hanno intenzione di abbandonare tutto – racconta a Presadiretta Pietro Latronico il presidente del comitato degli alluvionati della Val di Zena.

Dopo la prima alluvione del 2023 avevano già ristrutturato casa, con tanto entusiasmo, sono stati fuori casa otto mesi, poi sono rientrati finché non è arrivata la seconda alluvione l’ottobre scorso. E ora in casa c’è nuovamente da rifare tutto, impianti elettrici, riscaldamento “ma se non mettono in sicurezza il fiume non spendo i soldi neanche a morire” spiega il signor Latronico.

Noi siamo qua nel limbo, aspettiamo questa politica lenta, abbiamo in Italia una politica lenta e burocratica, la gente vuole i fatti ..”

L’obiettivo non è ritornare come eravamo prima – spiega ai suoi cittadini il presidente De Pascale in un intervento pubblico a Castel Bolognese – “l’obiettivo è vivere in una terra più sicura di quando siamo stati colpiti”.

Presentando i piani di messa in sicurezza il presidente spiega di come ci sia bisogno di risorse, per gli investimenti costosi, per una cassa di espansione si parla di decine di milioni di euro, di norme che semplifichino.

A queste assemblee pubbliche partecipano sia le autorità che i cittadini: tutti chiedono risposte serie per interventi veloci “perché non è che possiamo vivere anche quest’inverno spostando i mobili mettendo dei sacchi” racconta una signora.
Se ci sono i soldi cosa stanno facendo? – è la domanda che si pongono in tanti delle persone colpite, tutti chiedono tempi certi per i lavori, perché tutti devono pagare le tasse, le spese per l’energia, per i lavori nelle case alluvionate.
Si sono perse tre estati, dal 2023 al 2025 – ricorda Riccardo Galassi un geologo esperto in idraulica consulente della commissione di inchiesta parlamentare sul rischio idrogeologico – non si può più perdere tempo: “qui stiamo ancora parlando di affidare degli incarichi a delle società che facciano le progettazioni, dopo di che c’è la valutazione della progettazione, poi la valutazione dell’opera, poi l’affidamento dell’incarico dell’opera, poi devono cominciare i lavori, dopo di che sa cosa significa questo? Che lei torna nel 2027 mi fa la stessa intervista.. questo significa, solo che lasciamo passare altri due anni e la gente è li e ha paura.”
Da qui al 2027 quante pioggie e quanti alluvioni ci prenderemo ancora? – Si chiede un’altra residente della val di Zena “questa è la cosa grave, questa è la cosa che non mi fa stare tranquilla, neanche un po’”.
Le persone hanno paura quando piove, vedono i lavori che non partono e si sentono prese in giro, lavori che inizieranno forse tra due anni, “nei prossimi due anni ci fanno andar via tutti o crepiamo.”

Ma quando partiranno i lavori? A questa domanda risponde il presidente De Pascale: “se stessimo ai finanziamenti del governo, nel 2027, noi vogliamo partire il 2026, anticipando le risorse. Il miliardo del governo parte dal 2027 e dura dieci anni, noi abbiamo detto bene, la regione li anticipa. Quindi noi nel 2026 il nostro obiettivo è iniziare a muovere la terra ..”
Vedremo allora le ruspe per le casse di espansione, anti tracimazione: l’idea della regione è completare entro il 2025 la progettazione e far partire le opere nel 2026, compito che spetta ora alla regione. De Pascale aggiunge che fino al giugno di quest’anno non c’era nulla come finanziamenti (per la messa in sicurezza), tutte le risorse erano solo per ricostruire, “la mia battaglia è stata convincere il governo a stanziare risorse aggiuntive .. Abbiamo perso tempo ma finalmente siamo sul binario giusto, la rabbia la frustrazione dei cittadini è totalmente giustificata.”
Ma 1,1 miliardi di euro sono sufficienti per questi lavori? Secondo il presidente non sono sufficienti, ma non ho voluto rituffarmi nella polemica – spiega a Presadiretta – quando avremo speso i primi 800 ml verremo a discutere richiederne altri.

La scheda del servizio (raiplay):

Un viaggio di PresaDiretta tra Bangladesh, Senegal, Tunisia e Svezia per indagare le rotte del traffico di esseri umani dalla Libia all'Europa. Un'inchiesta che svela i crimini della rete internazionale che sfrutta la disperazione di chi cerca una vita migliore. Al centro, la vicenda del generale Al-Masri, le testimonianze di vittime di torture, oppositori libici e investigatori impegnati a smascherare il sistema. Le telecamere di PresaDiretta raggiungono le famiglie dei migranti in Asia e Africa, raccontando le storie di chi parte e di chi viene ricattato. Emerge l'ipotesi di un coinvolgimento tra Tunisia e Libia di membri delle amministrazioni statali, con prove sconvolgenti tratte dal Rapporto "State Trafficking", realizzato da ricercatori europei. In esclusiva, le immagini della vendita di migranti alla presenza di militari libici e tunisini, un traffico che le autorità tunisine continuano a negare. In studio con Riccardo Iacona, il giornalista e scrittore Gabriele Del Grande, per discutere di politiche migratorie, e Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, per approfondire la vicenda dello spyware Paragon e dei numerosi personaggi finiti sotto sorveglianza.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.