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14 febbraio 2026

Anteprima Presadiretta – il referendum sulla giustizia, la compressione delle libertà, i crimini di ICE

Tornano le inchieste di Presadiretta la domenica sera: in questa prima puntata si parlerà di giustizia e del prossimo referendum confermativo sulla riforma Nordio.

In studio assieme al conduttore Riccardo Iacona saranno presenti l’ex magistrato Antonio Di Pietro e Nicola Gratteri in un faccia a faccia sulle ragioni a favore e contro questa riforma.

Quali saranno gli impatti di questa riforma sul sistema della giustizia e sugli italiani?

Di cosa avrebbe veramente bisogno la macchina della giustizia per funzionare meglio, perché, come ha detto lo stesso ministro Nordio, la separazione delle carriere non inciderà per nulla sull’efficienza della giustizia.


Presadiretta è entrata nel Tribunale di Alessandria, dove ha intervistato il presidente Paolo Rampini: “questo è il peggior tribunale d’Italia” ha raccontato, “certamente il nostro è molto inguaiato”.

Cerotti sulle finestre della stanza di un giudice per tener fermo il vetro. Bagni comuni per giudici, avvocati e personale amministrativo. Nelle aule delle udienze dove si fa giustizia in nome del popolo italiano ci sono sedie rovinate che non vengono sostituite. I muri della stanza di rappresentanza tutti scrostati, moquette tagliate,

Sento il dovere di chiedere scusa perché questo dovrebbe essere un palazzo diverso” commenta amaramente il presidente Rampini.

E cosa pensa di fare il governo Meloni? Un doppio CSM con in più l’alta corte di giustizia, checi costerà almeno 150 ml di euro in più (sono stime che potete trovare nel libro “Perché no” di Marco Travaglio.

Poi si parlerà del nuovo decreto sicurezza: possiamo barattare una maggiore sicurezza (che sarà poi reale) in cambio delle nostre libertà (di manifestazione, di espressione)?

Qual è lo stato della libertà di stampa nel nostro paese, specie con questa Rai sempre più Telemeloni?

In una democrazia il giornalismo serve chi viene governato, non chi governa, eppure in Italia vediamo sempre giornalisti minacciati, dalle mafie, con intimidazioni mirate (come l’attentato a Sigfrido Ranucci) e con lo spauracchhio delle querele temerarie.

Ma sono tanti i giornalisti minacciati, meno famosi di Ranucci, le cui storie nemmeno vengono raccontate, perché poco funzionali allo storytelling della destra di governo (i maranza, i giudici che scarcerano i violenti, gli immigrati..): Presadiretta racconterà la storia del giornalista Domenico Rubio di Arzano News, finito sotto scorta per le minacce ricevute dalla Camorra.


Vive nella zona nord di Napoli, 20 comuni uno attaccato all’altro, una lunga distesa di case che arriva fino a Scampia: un territorio dove vivono quasi 1 ml di persone, la più alta densità abitativa d’Europa e anche camorristica. Qui vivevano famiglie che hanno fatto la storia della criminalità: i Di Lauro, gli Amato Pagano, gli scissionisti e il clan Moccia.

I camorristi gli hanno lanciato due bombe sotto casa nell’agosto 2018, che seguivano una scia di altre intimidazioni del clan iniziate tempo prima.

E poi un viaggio in America, nell’America di Trump dove si attaccano i giudici che si permettono di applicare le leggi dando torto alla Casa Bianca, si attaccano i giornalisti che fanno domande e gli immigrati. L’America dove la polizia privata di Trump uccide le persone per strada, davanti a tutti, con un senso di impunità per gli agenti dell’ICE che deve farci paura.


Eh ma sono tutti immigrati irregolari, se fossero entrati legalmente .. queste sono le giustificazioni ciniche date di fronte alle immagini degli spari contro civili che non costituivano minaccia, di fronte agli arresti, anche di bambini, anche di persone anziane, nelle case, nelle scuole, negli uffici pubblici per il rinnovo del permesso. Presadiretta mostrerà immagini del documentario Iced out of America di Michael Nigro che ha documentato gli abusi dell’ICE, scene filmate all’interno del Tribunale per l’immigrazione di New York. Un giorno sono entrati nel Tribunale agenti mascherati che hanno iniziato ad arrestare immigrati che stavano rinnovando il permesso di soggiorno, inizialmente a Nigro è stato impedito di entrare ma alla fine è riuscito ad entrare e a riprendere queste immagini, venendo anche arrestato mentre filmava le proteste. Arrestato per aver compiuto un atto di giornalismo: fare il giornalismo è diventato pericoloso, non come a Gaza, o come in altre zone del mondo. Ma anche nella terra delle libertà, la libertà di informazione è diventata una parola vuota.

Michael Nigro era a Capitol Hill il 6 gennaio 2021, il giorno in cui i sostenitori di Trump hanno fatto irruzione alla Camera: anche in quel caso per i fan del Maga, i giornalisti erano un obiettivo (oltre che i rappresentanti dei democratici che sono dovuti scappare).

Il colpo di Stato del 6 gennaio è finito tutto in un nulla: gli assalitori sono stati graziati e ora gli Stati Uniti sono di nuovo nel mezzo di una tempesta.

Ecco perché è importante mostrare le immagini di queste persone arrestate, perché altrimenti sparirebbero nell’oscurità.

La scheda del servizio:

Un viaggio tra procure, corti d’Appello, tribunali dei minori e giudici di pace, da Alessandria a Gallarate, Roma e Milano. Lo propone “PresaDiretta Open” con cui si apre la nuova stagione di “PresaDiretta”, il programma di Riccardo Iacona con il coordinamento giornalistico di Maria Cristina De Ritis, in onda domenica 15 febbraio alle 20.30 su Rai 3. Uffici con carenza del personale amministrativo fino al 60%, strutture dove gli atti dei procedimenti si snodano per chilometri e chilometri, sedi con udienze fissate al 2032. Le sfide per centrare entro giugno gli obiettivi del Pnrr e i paradossi dell’innovazione tecnologica che dovrebbe migliorare il funzionamento del sistema giustizia.
In studio, ospiti di Riccardo Iacona, per affrontare i nodi centrali del referendum: l’ex magistrato ed ex politico Antonio Di Pietro e il procuratore della Repubblica del Tribunale di Napoli Nicola Gratteri.
Poi, “Il Nemico Dentro”. Immigrati, avversari politici, giornalisti, studi legali, organizzazioni antifasciste: per alcuni sono difensori delle istituzioni, per il presidente degli Stati Uniti sono nemici. Perché, come ha dichiarato proprio Donald Trump, l’America sarebbe sotto invasione dall’interno del Paese. Da Minneapolis a New York, dall’uccisione di Renée Good e Alex Pretti agli arresti dell’Ice fin dentro i tribunali dell’immigrazione, gli inviati di “PresaDiretta” sono andati nei luoghi in cui la democrazia appare sempre più in bilico. E hanno incontrato anche le politiche di chi ha proposto una ricetta alternativa, il neosindaco di New York Zohran Mamdani.
E in Italia? Fin dove può spingersi l’arretramento dei diritti? Il racconto della contestazione a Torino contro la chiusura del centro sociale Askatasuna e della mobilitazione dei metalmeccanici a Bologna, insieme alle proteste degli operai della logistica, degli attivisti ambientali e degli studenti delle scuole superiori. Un’inchiesta sulle vicende di chi era in piazza e sull’applicazione delle norme dei diversi pacchetti sicurezza varati dal governo, dal reato di blocco stradale al fermo preventivo.
La compressione delle libertà riguarda anche la stampa. Nel reportage di Riccardo Iacona, le storie di Mimmo Rubio, Luciana Esposito e Marilena Natale, che da anni denunciano l’infiltrazione della camorra e gli affari dei clan in Campania. Giornalisti che, dopo intimidazioni e minacce di morte, vivono sotto scorta, come altri 23 cronisti in tutta Italia, mentre altri 250 sono sotto tutela delle forze dell’ordine. E poi le querele temerarie. I cronisti spiati con virus nei cellulari. In attesa della concreta applicazione dell’European Media Freedom Act.
Ospite in studio, il presidente della Federazione nazionale della stampa Vittorio Di Trapani.
“Il Nemico Dentro”: è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina De Ritis con Lorenzo Grighi, Raffaele Marco Della Monica, Lisa Iotti, Paola Vecchia, Andrea Vignali, Emilia Zazza, Fabio Colazzo, Eugenio Catalani, Paolo Martino, Massimiliano Torchia.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

03 agosto 2024

Le colpe storiche dell'estrema destra in Italia

Le parole di Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione delle vittime della strage fascista di Bologna portano dritto alle responsabilità politiche di questa destra che, non potendosi difendere nei fatti (avendo sempre difeso i Nar, sostenendo le piste alternative per Bologna, nonostante la loro infondatezza), attacca Bolognesi colpevole di voler strumentalizzare la storia di Bologna.

Eppure sulle responsabilità di questa destra non si scappa: leggetevi "La ragazza di Gladio" di Paolo Biondani, che mette assieme tutte le stragi nere, da Milano a Brescia (soprattutto), fino a Peteano e Bologna, 2 agosto 1980

In Italia non esiste il concetto di responsabilità politica. Assoluzione con qualsiasi motivazione (tanto le sentenze non le legge quasi nessuno) fa sempre linea con beatificazione. 

Anche la responsabilità giudiziaria è relativa: le condanne si possono far dimenticare o comunque contestare a oltranza, come nel caso della strage di Bologna. La trama nera del terrorismo di destra diventa così una storia tutta sommata edificante, dove il dottor Maggi e pochi altri sono gli stragisti; l'onorevole Rauti é il capocorrente distratto, che non si accorge di avere i terroristi in sede, magari un po' convivente, ma non complice; Almirante è il grande leader, lo statista che espulso gli estremisti violenti. Ma a sparigliare il gioco delle mezze verità è ancora una volta l'istruttoria sulla strage di Peteano.

Nel processo per la strage di Peteano, Almirante fu rinviato a giudizio per favoreggiamento della latitanza di un terrorista Cicuttini, si salvò dopo un'iniziale condanna, solo grazie ad una amnistia.

La verità giudiziaria sulle stragi in Italia ricostruita in tutte le sentenze più importanti è la storia della corrente di un partito. Ordine nuovo nasce nei primi anni cinquanta come ala di estrema destra del movimento sociale Italiano.

18 gennaio 2024

Lo scivolamento verso il basso

Sono mesi che non posto nulla sul blog, a parte le recensioni e i sommari sulle inchieste di Report e Presadiretta.

Ma stiamo vivendo un momento eccezionale, forse senza rendercene conto e devo scrivere qualcosa.

Stiamo assistendo alla genesi di una nuova guerra regionale, nel medio Oriente, tra il conflitto a Gaza (che ci ha reso insensibili alle morti civili) e l'allargamento verso il Libano, l'Iran e lo Yemen.

In America un politico come Trump si appresta a vincere le primarie e forse le elezioni in America, quella considerata la più grande democrazia al mondo (specie se si bianco e ricco).

In Argentina un fenomeno come Milei ha vinto le elezioni a colpi di motosega.

In Italia lo spettacolo che ci viene concesso dal governo in carica è lo svuotamento dello Stato dal suo interno: la fine del sistema sanitario nazionale, ucciso lentamente con tagli e senza alcuna azione di rafforzamento. Lo svuotamento della lotta alla corruzione (e i reati dei colletti bianchi), con l'approvazione di una serie di norme che da una parte eliminano il diritto al cittadino di essere informato dall'altra rendono più complicato per la magistratura accertare questi reati.

Se una persona accende il TG1 ha l'impressione di stare nel bengodi, diminuisce l'inflazione, aumenta il potere di acquisto delle famiglie, cresce l'occupazione, pare che tutta l'Europa penda dalle labbra della presidente del consiglio.

Perfino in Emilia Romagna dove si è incontrata con la presidente della commissione europea Von del Leyen.

Certo, il TG non ha mostrato le proteste dei cittadini che da mesi attendono i ristori promessi dopo l'alluvione.

L'importante è non mostrare, non raccontare, nascondere.

I giornali che per mesi mettevano in prima pagina le notizie su presunte truffe sul reddito di cittadinanza si sono improvvisamente zittiti. Meglio parlare delle gogne social.

Meglio non toccare il tasto del lavoro povero, delle file a Milano (la città dei cantieri dove è difficile vivere) davanti l'associazione pane quotidiano.

Meglio non spiegare che la maggior parte dei nuovi contratti sono a tempo determinato.

Non raccontiamo poi delle code per una visita, del sistema di prenotazione che ti invita ad andare a prenotare visite presso gli ospedali. 

Ancora nel 2023 ci chiediamo quanto e se sia reato il saluto romano, le adunate fasciste (non saprei come altro chiamarli) su cui si è pronunciata oggi la Cassazione.

Ecco, questo è lo Stato in cui viviamo, inteso come momento politico e come stato delle cose.

Sta accadendo tutto un passo alla volta, nessuna corsa verso il basso, solo un lento scivolamento.

Ce ne accorgeremo solo arrivati al fondo.

25 settembre 2023

Anteprima Presa diretta – Inflazione la tassa ingiusta

Hai voglia a fare tavoli assieme a sindacati e associazioni di categoria, come quello di venerdì scorso a Palazzo Chigi: l’inflazione, assieme alla speculazione sulle materie prime, sui prezzi dell’energia, si sta mangiando i salari delle persone.

Il ministro Urso ha spiegato quali siano le sue intenzioni per combattere l’inflazione, dal patto anti inflazione che parte il primo ottobre al bonus benzina (una tantum di 80 euro ma solo a chi ha la social card), ma in realtà servirebbero misure strutturali più serie, i sindacati considerano queste misure “pannicelli caldi” e in vista della finanziaria (dove si annunciano altri condoni, perché il governo deve battere cassa) chiedono ad esempio l’aumento dei salari e l’introduzione del salario minimo. Difficile che nel CDM di lunedì si discuterà di questo argomento, considerato tabù dalla nostra destra di governo.

Presa diretta con Andrea Vignali ha intervistato l’economista Stiglitz da sempre critico nei confronti di questo modello economico neoliberista, considerato ingiusto, poco sostenibile e anche poco democratico, considerato che taglia fuori dall’area dei diritti garantiti dallo stato la fascia più povera del paese (senza scuola, sanità, ascensore sociale…): “Un società più giusta, è una società anche democraticamente intelligente.”

Il servizio cercherà anche di capire quali siano le cause di questa inflazione o, meglio, come mai se l’inflazione sta scendendo, i prezzi continuano a salire? C’è qualcuno che sta speculando sopra questa situazione?
Perché la situazione nel paese sta diventando sempre più critica (e non si potrà nasconderla a lungo sotto la lunga coperta dell’invasione degli immigrati): dal 2021, dunque prima del governo Meloni, sono milioni gli italiani che fanno fatica a pagare le bollette, o si mangia o si paga la luce, l’acqua.. Sono aumentati i prezzi dei beni di consumo, della benzina, i libri di testo per le scuole, gli affitti e le rate del mutuo: tutto cresce tranne i salari. In due anni i lavoratori hanno perso circa il 15% del potere di acquisto – racconterà a Presadiretta l’ex presidente dell’Inps Tridico.
Così oggi persone come il signor Raffaele, originario di Avellino ma trasferitosi a Bergamo per lavoro, si trova di fronte ad un mutuo trentennale che è passato da 600 euro, a 800 fino a 1000 euro, la metà dello stipendio. Come mai questi aumenti? – la domanda fatta alla banca: per colpa dei punti messi dalla BCE sul costo del denaro, per via dell’inflazione.

Oggi la banca non gli offrirebbe più un mutuo a queste condizioni, che rende la vita delle persone molto difficile, perché difficile è arrivare a fine mese.

La scheda del servizio :

Un viaggio di PresaDiretta tra le famiglie italiane strangolate dall'inflazione e le analisi dei tecnici e degli economisti. Tra le altre, la voce di Joseph Stiglitz, Premio Nobel per l'economia. Ce ne siamo accorti tutti: fare la spesa e pagare le bollette costa sempre di più, gli affitti e i tassi dei mutui sono in costante aumento. Milioni di famiglie italiane i cui redditi sono erosi dall'inflazione, non ce la fanno più. Cosa sta facendo il Governo per tenere sotto controllo i prezzi? Di che cosa è fatta questa inflazione così ingiusta che colpisce soprattutto i più poveri e la classe media? E infine, c'è chi se ne approfitta? Le bollette. Uno studio ha calcolato che l'anno scorso gli italiani hanno lavorato un mese solo per pagare luce e gas. In gergo la chiamano "inflazione energetica" e ha messo in crisi milioni di famiglie. Ma perché le nostre bollette sono ancora tra le più care d'Europa? Il carrello della spesa. Mettere in tavola il pranzo e la cena è costato 1000 euro in più a famiglia. A cosa è dovuto questo aumento dei prezzi dei generi alimentari? E quando la tempesta sarà passata, siamo sicuri che scenderanno anche i prezzi? Gli speculatori. PresaDiretta ha raccontato i settori che stanno approfittando della situazione e aumentando i profitti e l'impegno del Governo per contenere i comportamenti speculativi e i rialzi di benzina, biglietti aerei e prodotti alimentari. Con quali risultati? I salari. Mentre l'inflazione galoppa il nostro potere d'acquisto si sgretola, anche perché in Italia i salari non crescono da anni. PresaDiretta ha raccolto le storie dei lavoratori e ascoltato gli economisti per capire quali misure bisognerebbe adottare per fermare questo disastro. E infine uno straordinario reportage dalla Francia, che più di ogni altro paese in Europa si è ribellata ed è scesa in piazza per protestare contro il carovita e le riforme messe in atto dalla politica. Un'ondata di proteste senza precedenti.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

11 settembre 2023

Presadiretta – Approdo Italia

La puntata dedicata ai fenomeni migratori è cominciata con le parole di Mattarella: nel suo studio c’è un disegno, una vignetta di Makkox con un ragazzo immigrato morto nel tentativo di arrivare qui, che aveva cucito nella fodera la sua pagella. Il suo sogno era una vita migliore, la speranza di una vita migliore.

Presadiretta racconterà questa speranza dalla tolda di una nave che salva vita umane: la GeoBarents, adattata da Medici senza Frontiere per fare operazioni di salvataggio nel Mediterraneo.

In alto mare

La squadra di Medici senza Frontiere è composta da un tema vario, persone dedicate al salvataggio, medici, mediatori culturali, psicologi: nel 2022 hanno salvato il 12% delle persone, nel 2023 i soccorsi sono diminuiti per causa delle leggi del governo Meloni.
Il giornalista di Presadiretta è stato addestrato per salire su un gommone della squadra di soccorso: tutte le persone devono sapere cosa fare nel mare, quando incontrano un barcone con dentro persone in difficoltà, donne incinta, bambini.
In zona SAR libica opera solo la GeoBarents, le altre navi sono state sequestrate per aver violato le leggi italiane: un aereo della Sea Watch ha individuato un barcone con migranti, ma l’autorizzazione ad intervenire non arriva, perché nella zona è già intervenuta la guardia costiera libica. I libici si riprendono a bordo i migranti, tutti i loro beni sono lasciati sul barcone e dati alle fiamme: le telecamere della Sea Watch hanno ripreso un respingimento di migranti, persone che sono riportate in Libia per finire nuovamente nei lager. Tutto finanziato dalle tasse degli italiani, un atto illegale che viola la convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Arriva poi una seconda richiesta di soccorso: il gommone viene calato in mare e si muove verso l’ultima posizione conosciuta del barcone dei migranti, finché non li ritrova.
I migranti sono su un battello non attrezzato per attraversare il mare, ci sono solo uomini che vengono fatti salire sul gommone, sono 20 persone che vengono poi fatti salire sulla GeoBarents, il primo luogo sicuro dopo giorni di navigazione.

I medici visitano queste persone, viene distribuito un kit con cibo e vestiario, viene loro data la possibilità di fare una doccia: sono persone partite da Bengasi tre giorni prima, ma il loro viaggio è partito dal Bangladesh. Molti sono stati arrestati in Libia, hanno pagato l’esercito per uscire, un intermediario si è fatto pagare migliaia di dollari per arrivare in Italia.

La guardia costiere da come porto assegnato Ancona, 600 miglia nautiche, tre giorni di mare: significa poter salvare meno persone, significa che qualcuno dei migranti non riuscirà ad attraversare il mare.
Sulla banchina del porto sono presenti le forze dell’ordine, la croce rossa, i pompieri:
i migranti salvati dovranno ora attraversare nuove sfide per raggiungere la loro speranza di una vita migliore.

Come mai nonostante il decreto Cutro, il decreto Piantedosi siamo arrivati a 116 migranti sbarcati sulle nostre coste?
Non è Ancona il porto più lontano, per le ONG, c’è anche il porto di La Spezia tra quelli indicati dalla Guardia Costiera: qui i migranti sono accolti da strutture allestite all’ultimo momento da volontari. LA volontà dell’amministrazione è di non spendere soldi per le strutture di accoglienza, visto che non sono predisposte per questo – questo dice il sindaco.
Meglio farli sbarcare nei porti del sud, dunque?
Le ONG sono costretti a fare viaggi più lunghi e questo comporta un costo economico per loro, oltre il costo umanitario per i migranti: molti giuristi considerano questa pratica ai limiti della legge, ma basta il solo buon senso per comprendere la disumanità del decreto Piantedosi.
Quest’ultimo prevede anche fermi amministrativi per violazioni delle leggi: le navi rimangono ferme per giorni, senza poter effettuare salvataggi.
Come la Louiss Michel, finanziata dall’artista Banksy, colpevole di aver fatto salvataggi multipli: quattro barchini salvati, tutti indicati dall’aereo di Frontex, con anche bambini.
Tutti i comandanti delle navi hanno l’obbligo di salvare le persone, questa è la legge del mare: ma il codice di comportamento ha come obiettivo di svuotare il Mediterraneo dal pattugliamento delle Ong. Nessuno deve vedere i migranti, nessuno deve salvarli, nessuno deve registrare i respingimenti della guardia costiera libica.
C’è un buco in mare, perché la Libia nella sua zona di responsabilità non è in grado di gestire i salvataggi.

Una volta era Lampedusa il porto dove si concentravano le ONG: ancora oggi sull’isola continuano a sbarcare uomini, donne e bambini, caricati dai militari verso gli hotspot sull’isola.
Qui dovrebbero stare pochi giorni, ma alla fine qui le persone sono ammassate, la struttura non è adatta per ospitare persone in difficoltà.
I migranti sono trattati come detenuti, solo i volontari delle ONG possono avvicinarli: a Presadiretta questi ragazzi spiegano che queste persone muoiono perché non possono fare un viaggio sicuro.

In studio era presente Matteo Villa dell’ISPI: le ONG, racconta a Iacona, non attraggono i migranti, le persone non partano perché ci sono le navi in mare (come ha sostenuto per anni la destra). I dati raccolti dicono che le persone partono anche senza le navi, tutto dipende dal mare, dalle condizioni del tempo, chi parte dalla Libia ha alle spalle un viaggio stremante, ha attraversato il deserto, non si fa fermare dalla presenza o meno delle navi di soccorso.

Il servizio dalla Tunisia

La Tunisia è il paese da cui arrivano la maggior parte dei migranti: come i migranti partiti da un villaggio vicino Sfax, di cui però non si sa niente oggi. Scomparsi in mare.
Erano partiti per scappare dalla miseria e sono spariti: hanno pagato 1600 euro a testa questi ragazzi, erano compagni di scuola, nel villaggio stanno cercando disperatamente loro notizie.
Lhazar era un ragazzo partito dalla Tunisia nel 2019: il suo corpo non è mai stato ritrovato, la madre che era andata a cercarlo in Sicilia, ha visto il corpo da una ripresa televisiva.
Come mai gli europei per venire in Tunisia non devono presentare documenti mentre l’Europa respinge i visti dei tunisini? - questo si chiede oggi la madre – La Tunisia sta mandando i propri figli a morire.

I governi stranieri, tra cui l’Italia, hanno regalato motovedette per pattugliare il mare, ovvero per respingere i migranti, tenerli lontani dalle nostre coste: da gennaio ad agosto sono morti in mare 2300 migranti che cercavano dalla Tunisia di arrivare in Europa, ma sono numeri sottostimati, molti barchini, costruiti in fretta e furia, sono affondati senza che nessuno se ne sia accorto.

Il sud del paese è diventato un enorme cimitero: a Zarzis un pescatore ha seppellito i migranti morti sulla spiaggia, sulle lapidi c’è scritto solo sesso e data del ritrovamento.

Tunisia al collasso

Questa emigrazione sta spopolando le città della Tunisia: se ne vanno soprattutto giovani dal paese, col rischio che il paese perda le forze migliori.
Zarzis è una di queste città povere che sta perdendo i suoi giovani. Più a sud ci sono paese che campano di mercato nero, mercato di merce illegale, unica fonte di reddito.
Qui, nel sud del paese, c’è la Tunisia più povera: le persone fanno fatica a fare la spesa, i beni primari sono rincarati, il pesce è diventato un bene di lusso.

La Tunisia sta attraversando una crisi spaventosa che tocca quasi tutte le classi sociali – racconta alla trasmissione l’economista Layla Rihai, il paese ha un enorme problema di debito, solo per le sovvenzioni sui beni di prima necessità lo Stato spende 2 miliardi di euro, il 6% del PIL.
Questa economista fa parte della Piattaforma delle alternative, ha studiato l’economia del suo paese per cercare soluzioni per la crisi: una di queste è alzare i salari, il salario medio in Tunisia è di circa 432 dinari, circa 135 euro e la moneta del paese ha raggiunto una svalutazione forte nei confronti delle monete forti e a pagare di più sono ovviamente i giovani e le donne che vivono questa depressione economica sulla loro pelle e non hanno più speranza.

Il debito pubblico ha superato i 36 miliardi di dollari e la crescita non è salita a valori pre pandemia, tutti i settori economici sono in crisi.
La rivoluzione del 2011 aveva cacciato Ben Alì, l’onda di proteste si era allargata in tutto il nord Africa e in Oriente.
Ma oggi tutte le vittorie sono state perse dalle riforme del nuovo presidente Saied: il governo arresta giornalisti che fanno servizi critici contro la politica del paese.
Si usano le leggi contro il terrorismo (e le leggi contro la fake news) per bloccare i giornalisti liberi e critici: se critici il governo rischi il carcere.

Servirebbe una nuova rivoluzione, ma l’Europa ha trattato col presidente Saied senza preoccuparsi delle violazioni dei diritti in questo paese: pur di contenere il flusso dei migranti l’Europa e l’Italia hanno firmato un partenariato con la Tunisia, dando loro milioni di euro di crediti.
L’Europa non dovrebbe tratta con un uomo autoritario, che ha aizzato il popolo tunisino contro i migranti, che parla di sostituzione etnica come un Hitler qualsiasi. Nella città di Sfax hanno abbandonato i migranti nel deserto al confine con la Libia: la foto della madre morta accanto alla figlia ha fatto il giro del mondo, ma senza suscitare reazioni nelle coscienze del governo italiano (e nei vertici europei).

I ragazzi in Tunisia cercano solo di andar via dal paese, anche a costo della loro vita.

Complimenti ad Elena Stramentinoli per il servizio.

La crisi economica ha un ruolo fondamentale dietro queste migrazioni – ha commentato Matteo Villa: le persone non hanno soldi per vivere, a questo si aggiungono anche le parole del presidente Sayed, sulle persone che arrivano dalle aree sub-sahariane e che ora stanno andandosene via perché lì non possono stare.
Oggi, nonostante gli accordi firmati 8 settimane fa, il numero di sbarchi dalla Tunisia è in crescita: in realtà Sayed non ha alcuna forza in alcune zone del paese, dove il business dei migranti con le barche di ferro è l’unica forma di reddito.

Maria Grazia Fiorani, giornalista del TG3, ha raccontato il disastro causato dal terremoto in Marocco: Marrakech sta cercando di rialzarsi, ma sull’altipiano dell’Atlante ci sono villaggi completamente distrutti, sbriciolati dalle scosse dove le persone vivono per strada da tre giorni e non vogliono abbandonare questi posti, perché qui è dove sono vissuti da generazioni.
Ci sono villaggi ancora non raggiunti dai soccorsi, per questo molte persone sono scese dalle montagne per protestare: questo è stato il terremoto dei poveri – si è detto – perché sono state le persone più deboli quelle che hanno pagato il prezzo più alto.

L’Europa non ha una politica migratoria comune e dopo questi anni non si è andati oltre l’accordo di Dublino: la distribuzione dei migranti, a prescindere dalle leggi, avviene comunque, perché i migranti dall’Italia passano e se ne vanno al nord.
Questo governo ha approvato un decreto flussi per la prima volta che guardava al futuro e che vale per 500mila persone.

Il sindaco di Prati, del PD, è responsabile dei migranti per l’Anci: a Presadiretta racconta che l’immigrazione sta causando grandi problemi ai sindaci di tutta Italia.
Il problema è del governo, non può il governo scaricare i problemi sui sindaci: le prefetture chiamano i sindaci e dicono, o trovare spazio oppure creiamo una tendostruttura, racconta il sindaco di Noventa Padovana.

LA protesta dei sindaci è così forte per cui molti sindaci si rifiutano di realizzare strutture per migranti: lo dice il sindaco di Gorizia, porta di ingresso in Italia della rotta balcanica, qui non hanno più posto per i migranti.

Anche Trieste è al collasso, nella stazione sono accampati molti migranti fermi qui da mesi: sono tutti richiedenti asilo abbandonati qui da mesi e che dovrebbero essere inseriti nella rete di accoglienza.
A Trieste ci sono solo volontari che gestiscono queste persone: in assenza dello Stato, i migranti vivono in strutture abbandonate, dormono per terra.

Arrivano dal Pakistan e Afghanistan, chiedono un posto dove stare, del cibo: ma il sindaco di Trieste non ne vuole sentir parlare di “accoglienza diffusa”, meglio pochi hotspot ben strutturati, facendo anche il paragone agghiacciante col termovalorizzatore.

Il governo continua a mandare migranti nelle città dove sono presenti migranti: non solo il decreto Cutro ha tagliato alcune garanzie come la protezione speciale, trasformando migranti che erano già qui in clandestini. Se non riesci a dimostrare che la tua malattia, che ti impedisce di lavorare, non può essere curata nel paese d’origine, diventi irregolare: questo dice il decreto Cutro, fabbrica di clandestini, di schiavi, di persone che privati dei loro diritti vanno alla mercé della delinquenza.

Le rimesse dei migranti dal Senegal – rimesse per la vita

I migranti che lavorano da noi con le loro rimesse tengono in piedi l’economia dei loro paesi di provenienza: funzionano più le rimesse che i grandi e pompati progetti di cooperazione.

Presadiretta ha raccontato le storie dei ragazzi arrivati qui dal Senegal, come Ibrahima, che vive a Pisa da più di venti anni, lavora in una officina per bici. Oggi è regolarizzato, ma per anni ha fatto di tutto, anche il venditore ambulante: tutta la sua famiglia vive in Senegal in una casa costruita coi suoi risparmi, manda ogni mese 400 euro almeno.

Le famiglie vivono con le rimesse dall’Italia, da 300 a 500 euro ogni mese: sono 200 mila i senegalesi in Italia, l’anno scorso hanno inviato ai parenti in Senegal 438 milioni di euro dei loro risparmi, in media 4mila euro l’anno, tre volte lo stipendio medio annuale del Senegal.
Il valore delle rimesse verso l’Africa bilancia il flusso inverso, delle persone che dall’Africa arrivano in Europa: i risparmi dei migranti battono gli aiuti per lo sviluppo da 3 a 1, ben più importanti dell’elemosina che i paesi civili fanno ai paesi africani.

Grazie a queste rimesse, grazie agli aiuti inviati dai migranti come Ibrahima, si costruiscono ospedali con tutte le attrezzature necessarie, con ambulanze, defibrillatori, medicinali, coi soldi si realizzano progetti come quelli della raccolta rifiuti, la distribuzione dell’acqua nelle strade dei villaggi. Sono progetti che nascono, posti di lavoro che si creano. Benessere. Tutto grazie alle rimesse e allo spirito imprenditoriale dei migranti.

Questo spiega i tassi di crescita del Senegal, rispetto ad altri paesi: giusto per dare i numeri, l’anno scorso le rimesse degli emigrati segenalesi che lavorano all’estero sono arrivate alla cifra record di 2,71 miliardi di dollari, quasi il 10% del pil dell’intero Senegal. A livello globale sono 800 miliardi di dollari le rimesse che gli immigrati inviano nei propri Paesi, il triplo di quanto si spende in aiuti allo sviluppo.

16 luglio 2023

Tempo di restaurazione

Ma quale fascismo, quale rischio di una nuova dittatura. 

Quello che ci dobbiamo aspettare, da questo governo di patrioti difensori degli italiani (si, ma quali?) è una restaurazione: nessuna marcia su Roma, semmai una marcia indietro. Perché c'è un preoccupante passato davanti a noi che ci aspetta.

Basta mettere assieme i fatti.

Lo sciopero dei dipendenti dell'handling negli aeroporti è stato presentato dal ministro Salvini come un ricatto a chi lavora, ai turisti. Ma anche i dipendenti degli aeroporti sono lavoratori che aspettano il rinnovo del contratto da sei anni. 

Nei canali di informazione Rai quest'ultimo pezzo se lo sono un po' scordato: ci dobbiamo aspettare un attacco al diritto allo sciopero?

Oggi chi si permette di fare picchetti, azioni dimostrative davanti i cancelli delle fabbriche o dei poli della logistica, rischia la manganellate e di finire a processo. 

Perché questo stato, queste istituzioni possono accettare che ci siano lavoratori sfruttati (ma non eravamo una repubblica fondata sul lavoro? Dove l'avevo letto?), aziende che usano le cooperative che spuntano come funghi come sistema per non pagare le tasse e non pagare i loro dipendenti (lo dice la Finanza che ha indagato sul sistema BRT e Geotis).

Questo governo ha eliminato il reddito di cittadinanza, che stava strettino anche al governo dei competenti: basta fannulloni sui divani pagati coi soldi pubblici, rimboccatevi le maniche. Bisogna tornare a fare sacrifici - dice il senatore di Rignano, tra le altre cose anche editore e consulente di nuovi paesi rinascimentali, i giovani devono imparare dall'umiliazione.

Si sente nell'aria questa voglia di tornare alla Londra di Dickens, ai tempi dei padroni delle ferriere, al lavoro a cottimo, ad un paese diviso in caste.

Stai nell'élite del paese, quella che vive su posizioni di rendita non tassate o tassate poco, quella capace di generare soldi dai soldi? Bene.

Stai nella parte sbagliata del paese? E pretendi pure di frequentare l'università trovando una casa a poco prezzo? Pretendi pure una sanità pubblica che si prenda cura di te?

C'è una parte del paese che rimane sempre più indietro, che non vede nella politica una via per risolvere i propri problemi: è l'Italia che non va più a votare che si contrappone a quella dove il voto è una sorta di do ut des con la politica per avere mano libera. 

Il governo che non da fastidio a chi vuole fare - non diceva così la presidente?

Gli ultimi casi sulla giustizia, da Santanché (e il tfr non pagato ai dipendenti) fino a La Russa (che si è erto a giudice del figlio), indicano che anche su questo tema si vuole tornare indietro: fine della legge uguale per tutti, dell'obbligatorietà dell'azione penale, dell'indipendenza della magistratura (sarebbero poi i capisaldi di un paese veramente democratico, mica penserete che basti il voto?).

Basta perfino a questa odioso reato chiamato "concorso esterno" in associazione mafiosa. Torneremo alla mafia come questione tra banditi, coppole storte, questione che sta tutta al sud. Gente che si ammazza tra di loro. Avete visto, abbiamo perfino arrestato Matteo Messina Denaro?

30 giugno 2023

Il più grande inganno di questa destra

Il più grande inganno del diavolo è stato quello di far credere al mondo che lui non esiste- Baudelaire 

Parafrasando Baudelaire, potremmo dire oggi che il più grande inganno di questa destra italiana è stato il voler farci credere che sia patriottica.

Perché non è cosi: quando si rende il lavoro sempre più fragile, precario, povero, non si sta difendendo l'interesse degli italiani.

Quando si punta sui condoni, sulla defiscalizzazione dei ceti abbienti, quando si fanno le leggi per i furbetti, non si difende l'interesse nazionale.

Si difende l'interesse di pochi, secondo un'ideologia per cui il paese deve essere diviso in classi, chi sta sotto e chi sta sopra.

Alla marchese del Grillo, per intenderci.
Basta servizio pubblico universale garantito per tutti, basta sanità, scuole, asili nido. 
Eppure questo inganno funziona ancora, almeno a guardare i dati delle elezioni.

25 giugno 2023

L'unica via per le opposizioni (e per salvare il paese)

Alla festa di Radio Popolare (lo scorso 9 giugno) lo scrittore Alessandro Robecchi, parlando dello stato della sinistra in Italia, raccontava di come le lotte per i diritti civili debbano andare di pari passo con quelle per le tutele nel sociale: altrimenti rischiamo che le coppie gay forse potranno sposarsi ma dovranno andare a vivere sotto i ponti. Perché comprare casa a Milano è un'impresa, perché i salari sono sempre bassi, perché il lavoro è sempre più sinonimo di sfruttamento, perché curarsi costa.

Ben vengano le manifestazioni come quella della CGIL in difesa della sanità pubblica e, assieme, i vari Pride in giro per l'Italia per dire a questo governo che anche loro, i diversi, le famiglie arcobaleno, esistono.

Dobbiamo tenere questi temi attivi perché questa destra farà il possibile per tenerli nascosti: basta vedere il TG1, che da la linea governativa, come racconta il paese. Gli  italiani in vacanza, il governo che studia, rassicura. 

E nel frattempo chiudono scuole e presidi medici. Mancano medici di base.

L'emergenza sbarchi è finita ma non la lotta agli scafisti, in tutto il globo terraqueo. Come anche non è finita la guerra alla maternità surrogata, che si vuole rendere crimine perseguibile anche fuori dal paese.

Spero si sia capito come mai ogni governo appena insediato metta le mani sulla RAI, per condizionare l'informazione: si deve dare un certo messaggio a quella parte del paese che ancora pensa di star bene, che il nemico siano i migranti, le troppe leggi che bloccano i poveri imprenditori che non trovano personale per un lavoro. Dei magistrati che cercano di capire come si spendono i soldi pubblici, come la Corte dei Conti.

In Rai sono riusciti, giusto per chiarire il punto, a santificare un politico che nel corso della sua vita si è sempre preoccupato dei suoi affari, il padre del populismo, scampato alla magistratura (e non per reati minori) grazie alle leggi ad personam.

La sola via per l'opposizione per continuare ad esistere (e a non sparire) è battere su questi tasti: lavoro, salari, sanità, scuola, ambiente.

Dovrà mettersi contro una parte degli stessi partiti di opposizione, degli opinionisti (già convertiti al melonismo), dei giornali, del mondo dell'informazione. 

Ma non ci sono altre strade.

27 maggio 2023

Sovranità limitata di Luciano Canfora

 

Prologo
Della sovranità limitata
Il 23 giugno del 1981 il Partito Comunista francese (Pcf) entrò a far parte del governo, con ben quattro suoi ministri. Il mese prima era stato eletto presidente della Repubblica Francois Mitterrand, che aveva fatto risorgere il partito socialista. Né l’ambasciata Usa a Parigi, né il Dipartimento di Stato a Washington, né altri osarono eccepire alcunché. Il Pcf, che rimase al governo per 3 anni era, ed era sempre stato, in Europa occidentale, il più òlegato all’Urss. Negli anni in cui fu al governo, a Mosca vi era Breznev, a Washington Reagan, ed era in corso una fase assai rischiosa della «guerra fredda»: il braccio di ferro sugli «euromissili».
Per l’Italia invece si dovette attendere l’autoscioglimento del PCI (1990-91), costellato di reiterati mea culpa retroattivi sul proprio passato, perché fosse consentito ai super-pentiti di accedere, con altri molti, al governo. In Italia non era consentito, da oltre Atlantico, ciò che in Francia era, ovviamente, riservato alle scelte degli elettori.

Come è potuto succedere?

Come è potuto succedere che un partito fondato da gerarchi ed altri ex fascisti, non pentiti, sia potuto entrare in Parlamento, arrivando oggi, attraverso il partito di Fratelli d’Italia (nato dalla sconfessione di Alleanza Nazionale) al governo?
Come è potuto succedere che un partito fondato da un gerarca della Repubblica Sociale, che formalmente combatteva gli alleati nella seconda guerra mondiale, entrare in Parlamento e, seppur tagliato fuori dall’area di governo, diventare stampella della DC quando conveniva (vedi esperienza del governo Tambroni)?

Come può definirsi atlantista, oggi, la presidente del Consiglio in carica, Giorgia Meloni, avendo come riferimento proprio Almirante?
La risposta la da questo breve saggio dello storico Luciano Canfora ed è la somma di due parole: “sovranità limitata”.
L’Italia è uscita sconfitta dalla seconda guerra mondiale, sia l’atteggiamento ambiguo del re Savoia (che aveva firmato tutte le leggi fascistissime del regime, le leggi di discriminazione contro gli ebrei, avallato l’entrata in guerra), sia una certa sfiducia nel generale Badoglio (che rimaneva il condottiero che aveva riportato l’impero sui colli fatali) avevano convinto gli Americani del fatto che la nostra politica interna dovesse essere ben controllata da oltre oceano.

Nel destino dell’Italia invece pesarono l’ambiguità del re e la mediocre tortuosità con cui il governo Badoglio pervenne all’armistizio dell’8 settembre 1943, trasformato dopo oltre un mese (13 ottobre) nello status di «co-belligeranza»: che non significava «alleanza» ma affiancamento nel conflitto contro un nemico comune. Inoltre, la continuità delle persone era a dir poco imbarazzante: innanzi tutto il re, che aveva firmato la dichiarazione di guerra all’Inghilterra e alla Francia il 10 giugno 1940 (e agli Stati Uniti l’11 dicembre del ’41), mentre a capo del governo era il ‘conquistatore’ di Addis Abeba nel 1935. Tutto questo comportò che, a guerra finita, fossimo comunque considerati «paese vinto».

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita come sancisce la Costituzione, ma fino ad un certo punto: questo spiega il perché il Partito Comunista dovesse essere tenuto lontano dalle stanze del potere, come mai tanto nervosismo da parte di Washington per il disegno di Moro di allargare l’area di governo alle sinistre (con tanto di minacce). E questo spiegherebbe anche come è stato possibile ad un partito nato dal fascismo di poter fare politica: perché serviva a questo disegno di sovranità limitata, in quanto è dall’arcipelago nero, a destra del movimento sociale, che sono nate quelle formazioni di estrema destra responsabili degli episodi criminali della strategia della tensione.

La fine della guerra fredda, anziché liberare il mondo dall’incubo del nucleare, dalle tensioni del mondo diviso in blocchi, hanno di fatto posto la fine della sinistra, quello che era politicamente in Italia, la fine del blocco costituzionale che teneva fuori dal governo il Msi, che poi divenuto Alleanza Nazionale e abiurato al fascismo (almeno secondo quanto diceva il suo segretario Fini) è potuto entrare al governo nel 1994.
Da allora la marcia trionfale, sempre in crescita, dove quelle origini non hanno mai costituito un ostacolo, ha proseguito fino ad oggi.

Cosa ha favorito la crescita dei partiti a destra della DC, finanche il movimento sociale e ora Fratelli di Italia (fratelli e parenti)? Si dovrebbe parlare del suicidio della sinistra, abbagliata dalla terza via blairiana, pronta a sconfessare sé stessa appena arrivata al potere. Si dovrebbe parlare di un paese che ha visto crescere la povertà, le disuguaglianze, le ricchezze concentrate nelle mani di poche, nella precarizzazione del lavoro, sempre più sfruttato e povero.

L’autore ricorda una riflessione di Giorgio Amendola, storica figura del PCI che nel 1973 su l’Espresso dal titolo emblematico “Prima che il sud diventi fascista”: la povertà e la disoccupazione sono un serbatoio enorme per questa destra capace di cavalcare il malcontento presentandosi come difensore degli ultimi. Ma non è così.

Una ventina d'anni dopo sul Corriere della sera (1 giugno 1994, pagina 33) Orazio Maria Petracca (1917 2008) equilibrato conoscitore della nostra storia Repubblica nonché consigliere politico confindustriale, formulava lucidamente i temi della questione all'indomani delle dichiarazioni rassicurarti del leader di AN (a ridosso della prima vittoria elettorale di Berlusconi): «Altro non può essere oggi in Italia il fascismo se non una sotto specie della tipologia democratica [..] Un regime formalmente democratico nelle sue fonti di legittimazione, ma strutturalmente caratterizzato da una forte concentrazione del potere e da una gestione del conflitto sociale sbilanciato a vantaggio degli interessi egemonici.»

Vi ritrovate in quanto scritto tanti anni fa con quanto sta avvenendo oggi, con l’occupazione delle Rai, delle commissioni, col taglio al reddito di cittadinanza da una parte e l’occhio benevolo verso le imprese che vogliono fare e che dunque non dovranno temere controlli da parte dello Stato?

A tutto questo va aggiunta la memoria breve degli italiani, l’abbandono da parte della sinistra dell’antifascismo (nel senso di quei valori alla base della nostra Costituzione, non solo nel giorno del 25 aprile) e dall’altra parte un continuo sdoganare, un pezzo alla volta, del fascismo, che, ci dice la sempiterna propaganda, ha fatto anche cose buone e cosa importa del manganello, della soppressione delle libertà, della chiusura del Parlamento.
Tanto, continuano a ripetere, il fascismo è morto nel 1945. E se il fascismo è morto che senso ha continuare a tirar fuori questo inutile fardello che è l’antifascismo?

Ma nemmeno questo basta a spiegare quanto è successo in questi anni (un partito da pochi punti % che oggi si trova a comandare – nel senso stretto direi – il paese).

La decisione di schierare truppe Nato, anche italiane, in Lettonia a partire dal 2018 è una idiozia degna della fallimentare politica estera di Barack Obama. L’Europa e l’Italia non hanno alcun interesse a creare un clima di guerra fredda con la Russia.

Tweet di Giorgia Meloni del 14 ottobre 2016

Si deve tornare a parlare di fedeltà atlantica, una sorta di assicurazione che copre tutti i danni, anche per esempio aver per anni guardato al modello putiniano (e anche Orbaniano, in senso di Orban, il presidente dell’Ungheria) di gestione del potere: un modello di sicuramente si vota, ma che non può essere definito una democrazia perché mancano i suoi tratti distintivi, la separazione dei poteri tra parlamento, esecutivo e magistratura, l’indipendenza dei mezzi di informazione, la possibilità di manifestare il dissenso..

L’aspettativa di vita di un governo che per durare punta sul baratto (presidenzialismo in cambio dell'autonomia) è in realtà legata piuttosto alla prosecuzione dell’attuale guerra in Europa. Finché dura tale emergenza in noi cantiamo in prima fila, il Grande Fratello [americano] non negherà il sostegno ed il governo armigero resterà sui suoi scranni. Non parrebbe, ad oggi, aver molto da temere dalle opposizioni parlamentari tutt'ora tra loro divise.

Si torna al tema di partenza, l’occhio lungo del Grande Fratello americano (come lo chiama l’autore) sulla politica estera italiana, che i governi Berlusconi avevano tanto preoccupato e che erano stati accettati solo per l’appoggio alle guerra americane per esportare la democrazia (e per il supporto bellico).
Nonostante tutto il patriottismo e l’amor patrio sventolato per ogni dove rimaniamo un paese a sovranità limitata: dall’Europa per quanto riguarda la politica economica, fatta nel segno dell’austerità che di fatto ha accentuato la crisi sociale e il mancato sviluppo del nostro paese.

E da Washington per quanto riguarda la politica estera: niente via della Seta, niente ambiguità col nemico russo, niente avventure nei paesi dall’altra parte del Mediterraneo che possano creare problemi con gli altri paesi del fronte atlantico.

A proposito, mi chiedo se non ci sia stata della crudele ironia da parte della presidente nel chiamare piano Mattei il piano per i paesi africani: investimenti (a favore delle multinazionali europee) nei paesi africani in cambio del contenimento dei flussi migratori, secondo il modello libico.

Mattei non avrebbe gradito, non per filantropismo, ma solo perché era un imprenditore che sapeva guardare lontano, consapevole che trattare alla pari i paesi africani, ovvero con commissioni più alte, sarebbe stato conveniente per tutti.

Dove questo paese ha invece una sovranità non limitata, anzi illimitata? Nella politica sui (o contro) i migranti: da quel punto di vista nessuno, né la democratica e civile Europa e nemmeno la grande democrazia americana hanno nulla da dire sui respingimenti, sui finanziamenti alla guardia costiera libici, sui lager in Libia, sulla stretta contro le ONG, che questo governo Meloni ha considerato così urgente tanto da dover essere affrontata sin dai primi mesi (assieme alla stretta contro i rave party).

Questa è la nostra sovranità, dunque, in evidente contrasto con la propaganda di un partito che ha fatto del sovranismo la sua chiave.

La scheda del libro sul sito di Laterza, l’indice dei capitoli e il pdf del primo capitolo.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


01 maggio 2023

La repubblica fondata sul lavoro precario e povero

Buon Primo maggio a tutti, in un paese dove il lavoro povero e precario è considerato un assett, un valore per le imprese, non un problema sociale. Sui giornali mainstream il messaggio che passa è che in Italia non siamo produttivi e che prima di alzare i salari occorre lavorare di più.

Ecco perché questo governo di DESTRA, le cui nostalgie fasciste non sono l’ultimo dei problemi, si riunisce oggi per emanare un decreto legge, chiamato ipocritamente decreto lavoro, per smantellare un altro pezzo di diritti e di tutele.

È un attacco ai sindacati (convocati all’ultimo momento – qui la risposta di Bombardieri UIL) e al lavoro. E alla Costituzione, per quello che vale.

Questa giornata di festa non è stata pensata come giornata di riposo (fannulloni, andate a lavorare!), ma un giorno un cui festeggiare il lavoro per ricordarsi che tutti i diritti sono arrivati grazie a battaglie, scioperi, lotte.

Oggi il governo alza i limiti sui voucher, toglie i paletti del DL dignità (del governo Conte 1) introducendo il concetto (altrettanto ipocrita) della contrattazione singola, che è chiaramente sbilanciata nei confronti del datore del lavoro. Oggi si finisce di smantellare il reddito di cittadinanza, una misura che ha aiutato molte persone in difficoltà, seppur con molti problemi.
Si incentivano i subappalti, senza controlli, col risultato di far aumentare gli incidenti e i morti nei cantieri.

Oggi, finalmente dirà qualcuno, l’ideologia anti-lavorativa, ottocentesca, prevale su tutto: aut imprese aut nihil, solo le imprese danno lavoro, solo le imprese creano profitti, ricchezze. Dunque è accettabile non avere tutele per malattie e infortuni, è giusto lasciare mani libere alle imprese (altro che controlli sul rispetto delle norme anti-infortunistiche), è giusto tenere fermi i salari, è giusto avere contratti pirata con sindacati farlocchi. Alle imprese i sussidi, alle persone un lieve aumento dei salari per il taglio del cuneo.

Leggetevi le prime pagine di Corriere e Il Sole 24 ore, come raccontano oggi la giornata del 1 maggio e il decreto lavoro: la flessibilità necessaria, il taglio del cuneo e i 100 euro in più in busta paga. Quante volte abbiamo letto di ristoratori che offrono stipendi alti ma non trovano nessuno?

Ecco, questa la realtà: su 445 ristoranti ispezionati il 77 % degli impiegati è irregolare, lavora in nero (dall’articolo di Galliano - Il Domani).

Il 1 maggio del 1947, per la prima volta dopo la fine della seconda guerra mondiale, i sindacati in Sicilia si ritrovarono a Portella della Ginestra a festeggiare il primo maggio, come si era sempre fatto prima del fascismo, prima che il regime lo abolisse (e come vedete la storia non si ripete a caso).

A sparare su questi braccianti, sui sindacalisti, sulle donne e sugli uomini furono gli uomini della banda di Salvatore Giuliano: il lavoro di ricerca di storici come Giuseppe Casarrubea e Mario Cereghino scoprì che a sparare su quelle persone, in quella prima strage del nostro paese, c’era anche un commando della X Mas con lanciagranate di fornitura americana. E anche dei mafiosi del luogo.


Dal libro Lupara Nera: Giuseppe Casarrubea e Mario Cereghino

“I rapporti del Sis italiano parlano chiaro — spiegano gli autori - Sono il Comando militare e l’intelligence statunitensi a dare il via all’operazione golpista nell’autunno ’46. Gli americani temono che comunisti e socialisti possano vincere democraticamente le prime elezioni politiche dalla caduta del fascismo, che finiranno per svolgersi, dopo vari rinvii, il 18 aprile ’48. Gli 007 londinesi segnalano con preoccupazione i contatti tra agenti americani, eversione nera e personalità dello Stato italiano come, ad esempio, il capo della polizia. Nei rapporti, si fanno espliciti riferimenti 'all’incidente’ e al ‘lago di sangue’ che daranno il via al golpe militare. Ma sono soprattutto le carte britanniche sul neofascismo, desecretate nel 2005, che ci permettono di comprendere il dietro le quinte di quei mesi terribili. Si parla ampiamente, ad esempio, del colonnello Charles Poletti, il capo del Governo militare alleato tra il ‘43 e il ’45.

Nel giugno ’47 arriva in Italia ‘in missione speciale per conto del governo americano’ per assicurare armi e denaro alle squadre armate anticomuniste. L’alleanza sotterranea tra intelligence Usa e neofascismo si concretizza anche sul confine orientale, dove gli agenti statunitensi non esitano a scendere a patti con gli ex repubblichini per fronteggiare la ‘minaccia comunista’ incarnata dal maresciallo Tito. Dai documenti emergono inoltre i finanziamenti clandestini elargiti dalla Banca Nazionale dell’Agricoltura e dalla grande industria ai gruppi paramilitari neofascisti. È in questo contesto che si colloca l’azione terroristica di Salvatore Giuliano. Il suo gruppo è uno squadrone della morte agli ordini dei Fasci di azione rivoluzionaria (Far) di Pino Romualdi, delle Squadre armate Mussolini (Sam) e della Decima Mas di Junio Valerio Borghese. I documenti del controspionaggio Usa (da noi ritrovati nel 2005 negli archivi americani di College Park) rivelano che i contatti tra Salò e Giuliano risalgono all’estate ’44, quando un commando nazifascista inizia a operare sulle montagne tra Partinico e Montelepre per addestrare militarmente gli uomini della banda”.

Come vedete, la storia aveva già raccontato tutto, sin dagli arbori di questa repubblica.

25 aprile 2023

Il senso del 25 aprile (nell’anno primo del governo di destra)

Sono appena tornato dal discorso di commemorazione del 25 aprile fatto dal sindaco del mio paese: sarà una cerimonia sobria – l’esordio – perché abbiamo scelto di dividere le celebrazioni il 28, con gli studenti.. Un discorso in cui ha fatica si coglieva un riferimento storico a quanto successo 78 anni fa: certo si parlava di valori da tramandare ai giovani, valori imprescindibili oggi messi in discussione, le libertà.

A fatica si capiva che si parlava del fascismo, parola che non mi pare sia stata pronunciata.

Ecco: la memoria, i valori, questi discorsi “sobri” che raccontano poco ai cittadini di oggi di quanto successo agli italiani di ieri.

Si parla di libertà (e giusto en passant di liberazione): ma perché, cosa c’era in Italia prima dell’aprile 1945?

Ecco a cosa serve la memoria, conoscere la storia, in tutti i suoi risvolti: ad avere gli strumenti per saper decifrare il presente, per capire i segnali dei tempi moderni.

Il 25 aprile 1945 il CLNAI, il comitato di liberazione che riuniva tutti i partiti e i movimenti antifascisti in Italia, proclamò l’insurrezione nazionale: il 25 aprile non si festeggia la fine della guerra, ma l’inizio della fine, l’inizio della liberazione. Ma liberazione da cosa?

Da un regime che soffocava le libertà personali, che perseguitava gli oppositori, che aveva partecipato coi nazisti alla cattura degli ebrei, finiti nelle camere a gas.
Questo si festeggia oggi: la liberazione e la fine di un regime che ha portato questo paese alla rovina, all’infamia delle leggi razziali, delle leggi fascistissime che oggi pochi ricordano (le limitazioni alla libertà di stampa tra le altre cose).

Avete presente quando si sente dire, ma dov’è questo fascismo oggi? La memoria serve a questo, a saper riconoscere i segnali che ci consentono di capire. Il fascismo non è la camicia nera, non è il folklore dei nostalgici. È l’impedire che un giornalista scriva notizie scomode contro quel potente. È ogni volta che si impedisce alle persone di manifestare (nei modi e nelle regole previste) pubblicamente. È ogni volta che si strattona la giustizia affinché non valga più il principio della legge uguale per tutti, ma sia solo la legge del più forte.

Questo è il fascismo: la violenza e il sopruso dei potenti che diventano legge, l’oppressione nei confronti delle minoranze, degli ultimi, dei diversi che diventano “nemici del paese”.

Non mi fa paura questo governo per quello che dice, almeno non solo quello: è quello che non dice, per i principi che non rispetta, per esempio quelli sanciti dalla nostra Costituzione. Costituzione nata dall’antifascismo, che non è né di destra né di sinistra, ma valore fondante della nostra democrazia.

Certo che è divisivo l’antifascismo: sancisce chi sta dentro le regole della democrazia e chi sta fuori. Non si può essere ambigui come non si può essere ambigui su terrorismo (nero o rosso) o di mafia.

Oggi sui giornali si parlerà delle polemiche per il viaggio di La Russa (seconda carica dello Stato) a Praga (e come mai non ad Atene, a ricordare il golpe del 1967 o nella Spagna di Franco?). Si parlerà della lettera di Meloni che non ha perso occasione per tirare in ballo il regime comunista: siamo contro il fascismo ma anche del comunismo, come se in Italia avessimo avuto un regime dei soviet. Come se i comunisti in Italia non avessero contribuito alla scrittura della Costituzione, alla creazione di queste istituzioni. Libere, democratiche. Non mancheranno le solite polemiche contro i fischi ai vari ministri, alla brigata ebraica. Quelli che “e allora l’Ucraina?”, mettendo assieme storie diverse che poco hanno a che fare.

Perderemo oggi l’occasione per ricordare: lo faranno in pochi, purtroppo e saranno sempre meno.

Ricordare il sacrificio dei tanti, di tutti i colori, di tutte le estrazioni sociali, contribuirono a questa liberazione: operai, preti, ex soldati, insegnanti, industriali (come Carlo Bianchi), studenti (come Carlo Puecher). E altri giovani, delle forze alleate (ragazzi americani, inglesi, polacchi, francesi, indiani..) che dalla Sicilia risalirono la penisola per scacciar via l’esercito tedesco che dopo l’8 settembre avevano occupato il paese.



A loro dobbiamo la nostra libertà nata da quella guerra di liberazione. Ragazzi come Bruno Ballabio che a vent’anni andò a combattere i fascisti in Val d’Ossola dove morì in un combattimento a 21 anni. La sua lapide è davanti il comune del mio paese, era davanti al sindaco mentre pronunciava il suo discorso. Poteva ricordare chi fosse il partigiano Ballabio, peccato.
Poco più in là, un’altra lapide, ricorda il luogo dove i genitori della senatrice Liliana Segre furono catturati il 18 maggio 1944 da un reparto di SS guidato da fascisti italiani. Nemmeno loro tornarono a casa, morirono ad Auschwitz il 30 giugno 1944.

Per questo si ricorda il 25 aprile: per ricordare queste storie, per ricordare cosa è stato, qui in Italia, non in Russia o a Praga. Tutti i regimi vanno condannati certo, ma mettere tutto assieme, mettere assieme i morti per la liberazione coi morti delle altre guerre, serve solo ad annacquare, a voler dimenticare la dittatura, l'Italia prima della liberazione, l'Italia prima della Costituzione.


20 aprile 2023

Anno prima era Meloni

Quest'anno sarà un 25 aprile nell'anno primo dell'era Meloni. Dell'era di questo governo di destra, anche estrema, che sta cercando in tutti i modi di riscrivere la storia, annacquando le parti scomode per il loro passato. Il 25 aprile non sarà più una data fondante di questa repubblica, la lotta contro il fascismo e il nazismo deve essere dimenticata in nome della pacificazione. Siamo tutti uguali, tutti sullo stesso piano, quelli che hanno combattuto il fascismo (in tutti i modi possibili), e i fascisti, quelli che di fronte al fascismo si sono adeguati perché in fondo un regime che comprimeva i diritti non dava fastidio.

Quando sentite parlare un esponente di questa destra dovete sempre ribaltare il senso della frase.

Lo pensano veramente che sia in corso una sostituzione etnica, come ha candidamente ammesso il ministro cognato (o cognato ministro) Lollobrigida, per poi tornare indietro e dare la colpa alla sinistra che ha frainteso il senso, col solito giochetto dello scaricabarile.

Questa destra di governo non si riconosce in alcun modo con l'antifascismo, non ha nulla a che vedere con questo valore fondante: prendete la lettera del ministro Valditara (quello dell'umiltà) scritta al Corriere, "non bisogna fare abuso dell'antifascismo" per non correre il rischio di creare un clima di scontro con quanti non sono di sinistra. No, caro ministro, l'antifascismo è un valore di tutti, destra e sinistra. Di tutti i democratici. Chi non lo riconosce non si si riconosce nella nostra democrazia, semplice.

Ma nell'anno primo di questa era Meloni si sta cercando di iniettare, goccia dopo goccia, tanti altri pezzi dell'ideologia di destra.

I migranti devono essere criminalizzati, non gli devono essere riconosciuti diritti, devono scomparire dai radar delle istituzioni, in modo che siano poi ricattabili e disposti a tutto per tenersi un lavoro. E magari finire nei campi per essere sfruttati, come racconta la storia dei braccianti indiani nell'agro pontino (quelli che raccolgono i Kiwi).

Questo governo si è occupato del tema della natalità non aumentando salari, welfare, investendo in asili e servizi pubblici, ma dando dei sussidi a chi fa figli.

Questo governo si occupa della siccità (che questa primavera metterà in crisi tutto il sistema agricolo) nominando un commissario e creando una scatola vuota.

Questo governo sta criminalizzando le proteste dei ragazzi di Ultima generazione, che vengono considerati come associazioni criminali, ma non sta facendo nulla per rendere green le città, per spingere verso una transizione ecologica.

Da una parte via le regole sugli appalti, la pacificazione sul mancato versamento delle tasse. Dall'altra nulla per le morti sul lavoro, sulla sanità al collasso, sulla scuola pubblica.

16 aprile 2023

La più grande truffa della destra

 La più grande truffa della destra italiana (ma anche della destra trumpiana e delle altre destre nel mondo)? Aver convinto gli elettori di essere una forza politica popolare, dalla parte del popolo, di quelli che fino a ieri la politica (le sinistre, i radical chic) aveva dimenticato.

Ma è una maschera. 

Dietro ci sono i soliti interessi: lo smantellamento del reddito di cittadinanza, l'aumento della precarietà (le leggi sui voucher, metter mano al DL dignità per togliere protezione ai precari), il non investire nella sanità e nella scuola pubblica. 

Da una parte law and order, tutto legge e (decreti) sicurezza: dall'altra la mano gentile contro evasori, per favorire il loro elettorato di piccoli imprenditori, partite iva. 

Una destra che sta svuotando lo stato dal suo interno.

Le leggi sui rave, sui forestierismi, sulla difesa del cibo sono solo materiale da talk. La ciccia è altro: guai ai poveri, agli ultimi, a chi sta in basso e non potrà alzare la testa. Guai al dissenso, guai a chi imbratta (magari non è la via utile per protestare contro i cambiamenti climatici, ma la politica che fa?).

19 marzo 2023

Non si fa così

Non si fa così: non si imbrattano monumenti come atto di protesta contro l'inerzia dei governi, come il nostro sui cambiamenti climatici. O sulla siccità dove, passati i mesi, abbiamo nominato il commissario.
E nemmeno si può alzare la voce contro il taglio al reddito di cittadinanza, contro i salari che rimangono bassi (prima la crescita, dice Meloni dal palco della CGIL,vpoi forse i salari se lo sciur padrun dalle belle braghe bianche lo consente).

Si condannano le violenze di chi protesta, le vetrine e i vetri delle macchine, la vernice sui muri. Certo, atti di vandalismo. 
Un giorno si condannerà anche la violenza di un governo che, di fatto, sta smantellando la sanità pubblica. Che da una parte premia chi evade, dall'altra fa pagare il conto a chi le tasse le ha sempre pagate. Un governo che punta su voucher, su contratti a tempo, sulla politica dei salari bassi, condannando un'intera fetta del paese alla miseria. 

Ma non è violenza quella del governo. E' patriottismo.

04 marzo 2023

Quella matrice lì

A destra sono cattolici ma si commuovono solo davanti ai bambini morti dalla pelle bianca, mica davanti agli immigrati clandestini che incoscienti si mettono in barca per invaderci (come successo a Crotone). Sono cristiani ma per loro l'accoglienza non vale per tutti, va bene per i profughi ucraini che fuggono da una guerra, ma non per le migliaia di migranti dal sud del mondo che sfuggono da guerre, crisi climatiche, povertà.

Sono patrioti, eppure non hanno tempo per occuparsi del processo Regeni, degli italiani alle prese con la crisi, i lavoratori poveri, gli occupabili che non avranno più nemmeno il reddito di cittadinanza.

Così come non hanno tempo per occuparsi della sanità che sta sparendo, non solo al sud, ma anche qui al nord, dove ti curi se hai i soldi. Arrangiati altrimenti.

Nemmeno hanno tempo per occuparsi del futuro di questo paese: i cambiamenti climatici? Roba da radical chic, da studenti ideologizzati (perché le ideologie sono solo quelle degli altri). A destra si rallegrano della scelta di rimandare la fine delle auto diesel o a benzina, perché tanto mica dovranno occuparsi del mondo di domani.

La siccità al nord, causata dalla carenza delle precipitazioni? Nominiamo un commissario straordinario. 

Questo governo di destra è capace solo di prendersela coi più deboli: gli studenti, ad esempio, che se si azzardano a riunirsi nelle scuole vengono identificati (succede a Enna), che si azzardano a farsi pestare dagli squadristi è perché hanno provocato. 

Perché il fascismo è morto, mica siamo fascisti noi, dicono dal governo.

Semplicemente mettono in pratica pensieri, opere e omissioni che hanno quella matrice lì, fascista.

04 gennaio 2023

Lo sfregio alla democrazia

E io che credevo che lo sfregio alla democrazia fosse quanto ha raccontato lunedì sera Report: nel primo servizio raccontava dei tamponi rapidi usati in Veneto, delle intercettazioni del presidente Zaia contro il professor Crisanti. Dell'appiattimento della medicina in Veneto ai voleri del doge.. E delle morti nelle RSA, su cui la procura sta cercando di capire se siano correlate ai tamponi rapidi.

E poi il servizio sulle stragi di mafia del 1992-93, sulla pista nera che porta all'estrema destra, Avanguardia Nazionale e Stefano delle Chiaie, alla massoneria, a parte delle istituzioni.

Uno stato che non vuole (non solo non ne è capace, non vuole proprio) cercare la verità sulle stragi e su una delle pagine più nere della sua storia non può indignarsi nei confronti di una facciata di un palazzo, sebbene sede istituzionale, imbrattato da vernice lavabile.

Non può indignarsi e basta. Riprendo quanto diceva Sciascia (a proposito del reato contestato al regista Rosi dopo Il Contesto): se le istituzioni pretendono il rispetto (e spediscono a processo per direttissima tre ragazzi) allora che gli stessi rappresentanti siano rispettosi delle leggi e della Costituzione. Altrimenti è solo una presa in giro.

Le istituzioni non vanno vilipese. Ma a patto che ci siano

Non è insomma il caso di fare un discorso sulle libertà, di fronte alle denunce per vilipendio delle istituzioni che colpiscono il film di Rosi. Si può anche, per principio, ammettere che le istituzioni non vanno vilipese: ma a patto che le istituzioni ci siano. Che ci siano, cioè, come organismi stabiliti, certi, uniformemente regolati, e per tutti. Ma le istituzioni d'Italia ormai non sono che involucri vuoti, involucri da pesce d'aprile, da cui altro non può uscire che la paura di essere vilipese. E il vilipendio dunque appunto consiste nel dire la verità sulle istituzioni.

Il film di Rosi di verità sulle istituzioni ne dice molte. Direi che è un mosaico di verità tratte dalla cronaca di questi ultimi anni. Di verità su quel groviglio di non verità che è diventata l'Italia. C'è una sola verità che le istituzioni abbiano detto in questi anni? Da quando, nel cortile della casa di Castelvetrano, è stato rinvenuto il cadavere del bandito Salvatore Giuliano, le istituzioni si sono votate alla menzogna. La verità, quegli italiani che ne sentivano il bisogno, se la sono faticosamente cercata, un tassello dopo l'altro, e sempre con qualche tassello che mancava e che manca. [Questo non è un racconto - Leonardo Sciascia]

Quando il saggio indica i cambiamenti climatici (anche con modi che personalmente non approvo), gli stolti guardano la vernice. 

Gli stolti che poi non si rendono conto che tra dieci anni certe questioni, la mancanza di acqua, i ghiacciai estinti, le temperature in crescita, saranno un problema su cui nessuno avrà voglia di scherzare.

In questi giorni vedo cose che non mi piacciono per niente: abbiamo dato la caccia ai poveri, definiti fannulloni. Il presidente del Consiglio in conferenza stampa si è permessa di riscrivere la storia del suo partito (in relazione all'eredità fascista) a suo piacimento. 

Da domenica sui TG un papa conservatore viene fatto passare per grande innovatore.

Che forse questa sia la cancel culture di cui tanto parlava la destra?