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12 settembre 2025

L'uomo dagli occhi tristi di Piergiorgio Pulixi

 

Prologo

Ci sono diversi presagi che rivelano in maniera inequivocabile l’assenza assoluta di una persona. Suo malgrado, quei segnali Lorenza Maxia stava iniziando a collezionarli. Giorno dopo giorno, si aggiungeva un particolare che la feriva, riattizzando le braci sempre vive dell’inestinguibile dolore, ed esacerbando la consapevolezza che il figlio non sarebbe più tornato.

Cosa succede quando si perde un figlio? Può, tutto questo immenso dolore, trovare mai pace? Sono le domande che affollano la mente di Lorenza Maxia, la madre di Michelangelo Esu. Michelangelo è stato trovato morto su un motoscafo sul lago di Saruxi, nell’Alta Ogliastra.

Ucciso, colpito da diverse coltellate e abbandonato sul motoscafo vestito da donna, con tanto di parrucca e di trucco in faccia.

Su questo delitto vengono chiamate ad indagare le due ispettrici del SIS (il reparto crimini violenti) Mara Rais ed Eva Croce: la convocazione repentina le mette sulla difensiva, come mai sono state chiamate proprio loro per una indagine così lontana dalla loro sede di Cagliari?

La risposta arriva subito, quando si ritrovano di fronte al procuratore nazionale antimafia, un magistrato della DDA nella sede della Dia: il motoscafo era di proprietà di Daniele Enna, un politico molto noto a livello regionale, famoso per le sue battaglie per la transizione energetica nonché sponsor di diversi progetti sull’eolico.
Il messaggio che arriva alle due ispettrici e di risolvere il caso in fretta, senza troppo clamore: si rendono però subito conto che c’è dell’altro dietro questa vicenda, non è solo la notorietà del politico a creare un serio problema per gli inquirenti, lo sono anche i soldi che stanno dietro questi progetti su nuovi impianti eolici.

se ti è arrivata questa mia lettera, significa che sono morto. Con molte probabilità ucciso. Questo vuol dire che, per quante precauzioni ho preso, l’uomo dagli occhi tristi è stato più bravo di me.

Questa indagine arriva in un momento di estrema fragilità per le due investigatrici: il marito di Mara Rais, grazie alle sue conoscenze come avvocato, è riuscito a convincere il giudice dei minori che la figlia è bene che stia lontano dalla madre per la pericolosità del suo lavoro.
Mara si trova improvvisamente senza la figlia, alle prese con una indagine delicata e con la recente delusione presa dal Vito Strega, il loro responsabile.

Ma anche Eva ha un dolore che si porta dentro, per quella figlia, Maya, morta troppo presto per una brutta malattia. Tanto diverse Eva e Mara, ma così unite proprio per quei due caratteri quasi all’opposto tanto da aver lavorato molto bene assieme nel passato.

Ma ora un altro nemico sta lavorando alle loro spalle, per allontanarle l’una dall’altra, è quell’ombra che ha spiato Strega nella sua vita privata e che ha mandato a Mara delle foto rubate proprio a Milano ..

L’indagine sulla morte di Michelangelo Esu porta le due ispettrici a svelare il vero volto di quel piccolo paese dell’Ogliastra dove tutto sembra un paradiso, le case e le strade sono ricoperte di fiori, un’idea proprio di Daniele Enna quando era sindaco.

Saruxi sembrava una cartolina spedita da un’altra epoca. Ma Eva non ci vedeva più niente di bello. Soltanto una maschera. Una messinscena. Aveva la sensazione che Enna li avesse voluti lì, in ogni angolo, come una coperta stesa sul marcio.

Dietro Daniele Enna si nascondono interessi criminali molto pericolosi e che vanno sopra il loro raggio d’azione e questo spiegherebbe sia l’omertà che regna nel paese, un piccolo borgo dove tutti si conoscono ma dove nessuno sembra voler collaborare veramente alle indagini. Sia anche l’atteggiamento dei magistrati sul caso, che è come se volessero ostacolare il loro lavoro anziché aiutarle.

Mara rimase lì. Immobile. Il fiato spezzato. Tutto era crollato in un istante. L’amicizia. Il lavoro. La fiducia. Ogni cosa.

Sono loro, Eva Croce e Mara Rais, le protagoniste di questa indagine, molto attuale e dalle atmosfere quasi magiche che Pulixi ci ha già raccontato nel libro “L’isola delle anime”.

Si troveranno sole, messe l’una di fronte all’altra, ma dove in realtà l’una avrà bisogno del sostegno dell’altra per uscire vive e integre da questa ennesima prova da affrontare.

E non sto parlando solo dell’indagine sulla morte di un ragazzo, colpevole di aver voluto affrontare da solo un mostro più pericoloso e potente di lui, come un novello Don Chisciotte.

Non solo per un’ideologia di salvaguardia del territorio. Anche per vendetta. Per giustizia. Perché aveva scoperto, tramite alcuni ragazzi di Saruxi, cosa accadeva nella villa dell’ex sindaco.

Questa è una storia di segreti: il segreto che si nasconde dietro la morte di Michelangelo Seu, il segreto, innominabile, dietro questo politico giovane, rampante, uno che piace alla gente, che ama stare in mezzo alla gente. Il segreto, pericoloso, mortale, dietro questi progetti sull’eolico, che attirano tanti interessi.

E poi i segreti, irrisolti, che si portano dietro Eva e Mara: Pulixi riesce a raccontare le loro fragilità e il peso che si portano dietro in modo delicato e anche struggente (quando arriverete in fondo e scoprirete il segreto di Eva, capirete a cosa mi riferisco).

La scheda del libro sul sito di Rizzoli
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17 settembre 2023

Stella di mare di Piergiorgio Pulixi


Prologo

Porto Canale – Villaggio Pescatori, Giorgino, Cagliari

Stella aveva l’estate negli occhi. Anche in pieno autunno. Non solo per l’azzurro terso delle iridi che sembravano racchiudere il mare e il cielo insieme. Quegli occhi sapevano della tanto attesa libertà di giugno, delle lunghe ore di luce nelle serate di luglio e della sfrontatezza delle giornate di agosto. Ovunque si posassero , instillavano la promessa di un futuro radioso e magico, di un’estate infinita..

Era bella Maristella Coga, cresciuta in una famiglia difficile in un quartiere difficile di Cagliari, il Sant’Elia, chiamato anche la Scampia di Cagliari per la difficoltà per la polizia di entrarci dentro. Ex borgo di pescatori, come lo erano i nonni di Stella, considerato l’immondezzaio della città, che la costruzione di grigi palazzoni di cemento non aveva reso migliore. Era bella, Stella, cresciuta nella consapevolezza che quella sua bellezza poteva essere sia un arma per scappare da quella realtà di una comunità chiusa. Ma anche un problema per tutte quelle invidie che poteva suscitare.
Avrebbe meritato di meglio, Stella, che non finire uccisa in quel modo per essere poi abbandonata sulla spiaggia di Giorgino.

Il volto, invece, era così sfigurato e raggrumato di sangue che nessuna bestia avrebbe potuto accanirsi con tanta crudeltà. Nessuna bestia, a parte l’uomo.

Il suo assassino non si è limitato a strappargli la vita e la speranza di un futuro migliore: si è anche accanito sul suo volto, sul suo seno, quasi a voler distruggere la sua bellezza.
È questo il delitto di cui si dovrà occupare la squadra del vice questore Vito Strega,
il gruppo specializzato nell’analisi dei crimini violenti, come quelli del “dentista”, il “burattinaio” o il mostro del Ticino: proprio dopo quest’ultimo caso la squadra delle ispettrici Eva Croce e Mara Rais si era allargata con l’arrivo dell’ispettrice Clara Pontecorvo, la “gigantessa” strappata dalla questura di Provincia dopo che Strega ne aveva intuito le potenzialità.
Quello di Stella si rivela subito un delitto difficile, prima di tutto per il contesto familiare, poco amanti della polizia: uno zio di Stella è stato ucciso proprio in uno scontro a fuoco, il padre è stato condannato per molestie, un fratello di Stella si trova in carcere. La madre, infine, ha problemi di alcool, ha avuto dei precedenti per spaccio. Difficile ottenere qualcosa da loro: quella di Stella era una famiglia tenuta in piedi dalla vecchia nonna, Rosaria, forse l’unica persona con cui Stella aveva un vero rapporto di confidenza, oltre al piccolo fratellino Nino, nato con un deficit di apprendimento.

Non c’è solo questo a complicare le cose: Stella era fidanzata ad un giovane criminale, Samuel Bullegas, a capo di una banda dedita allo spaccio e che aveva preso il posto della vecchia mala, dopo che questa era stata smantellata da un blitz dei carabinieri.
Chi ha ucciso Stella? Qualcuno che non poteva sopportare la sua bellezza? È stato un delitto maturato nel mondo della criminalità, hanno ucciso Stella per indebolire il giovane boss, Samuel, che era in contatto con i clan della Camorra giù a Napoli?
Questa volta le indagini si dividono in due tronconi: la squadra di Vito Croce, assieme alla Mobile, indaga all’interno della famiglia, per cercare di capire chi potesse odiare tanto questa ragazza di appena diciassette anni.
I cugini, i carabinieri, seguiranno la pista della criminalità organizzata.

Purtroppo quello di Stella non sarà l’unica morte in questa storia: è come se sulla famiglia Coga gravasse una maledizione e questo delitto in famiglia avesse fatto saltare vecchi equilibri che ora possono essere solo ricuciti col sangue.
Le ispettrici del SIS intuiscono che i familiari di Stella le stanno nascondendo qualcosa: per esempio sulla strana relazione tra la madre, che aveva avuto una reazione fredda alla notizia della morte della figlia, con quello strano prete, don Alessio, pure lui con qualche guaio con la giustizia.
Servirà tutta la loro esperienza, il supporto dei medico legale, le analisi scientifiche, qualche buona intuizione, per mettere assieme tutte le tessere del puzzle e dare una risposta a tutte le domande: cosa ci faceva Stella a casa di un suo professore la notte prima dell’omicidio? Cosa ci faceva a Olbia, pochi giorni prima di essere uccisa?

Sceti is macus e is pipius narant sa berirari, dice il proverbio. Solo i matti e i bambini dicono la verità. E sa perché? Perché la verità è più pericolosa delle bugie.

La verità dietro questo delitto porta ai legami di sangue dentro questa famiglia, alle colpe dei padri che purtroppo ricadono sui figli: una verità così difficile da rivelare tanto da costringere Strega a farsi giustizia a modo suo, anche nascondendo le sue scelte alle sue ispettrici, cosa che comporterà una tensione con una di loro, mettendo in crisi la solidità della squadra.

Non è l’unico problema a cui Vito Strega deve pensare: in questo romanzo Pulixi ci racconta qualche tassello in più del suo passato, enigmatico e caratterizzato da quel trauma che lo accompagna. Come lo accompagnano quelle voce che sente nella testa: sono le voci delle vittime dei delitti di cui si è occupato, “il Canto degli innocenti”, la causa della sua ossessione per la giustizia.

«È riniziato, quindi» disse il medico. La sua non era una domanda, ma una constatazione. «Non era mai cessato, in realtà»

Che succederebbe se qualcuno scoprisse il suo segreto, quelle voci in testa? Voci che ora Strega non riesce più a tenere a bada con la sua tensione per le indagini, con la sua attività fisica.

Ha un finale questo racconto: Stella, la bellissima ragazza bionda con gli occhi color del mare, riuscirà ad avere finalmente la sua pace in un pomeriggio dove il cielo di Cagliari è spazzato dal vento dello Scirocco, il “Bentu de soli”.

Ma quale sarà il futuro per Vito Strega? Riuscirà a tenere a bada il suo problema personale? Fino a quando potrà nascondere alle persone a lui più vicine, la sua malattia?

E che ne sarà della sua squadra, per quelle piccole crepe emerse a fine indagine? Lo scopriremo solo al prossimo romanzo della serie, che non potrà mancare, vero Piergiorgio Pulixi?

Come i precedenti romanzi di Pulixi, anche quest’ultimo scorre via veloce, nonostante le più di quattrocento pagine piene zeppe di passaggi in dialetto cagliaritano, che poi è la città dell’autore, che qui racconta cogliendo tutte le sfumature, anche delle persone che vivono dentro l’ex borgo antico di Sant’Elia. Gente ostile alla legge e alla giustizia, “da giusta”: forse perché il cuore oscuro si nasconde anche tra chi dovrebbe stare dalla parte giusta della legge. Ma, quale legge poi, può dare giustizia di fronte a tragedie come questa la morte di una ragazza di diciassette anni? Una tragedia come quelle raccontate da Sofocle, come Antigone. Forse il noir di oggi ha molto in comune con le tragedie della vecchia cultura greca..

La scheda del libro sul sito di Rizzoli

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06 febbraio 2021

Un colpo al cuore, di Piergiorgio Pulixi

 

Prologo

La presidente della Corte d’Appello non riusciva a trovare il coraggio per andare avanti. Insieme ai colleghi era stata chiusa per più di due ore in camera di consiglio a cercare una soluzione. Tempo sprecato. La legge non indicava altra via d’uscita. Quando era tornata in aula, il suo volto pareva smagrito e invecchiato. Era chiaro che quella sentenza le avrebbe lasciato delle cicatrici indelebili.

Immaginatevi se qualcuno decidesse, all'improvviso, che tutto l'odio che circola in rete, tutta questa voglia di giustizia sommaria contro i criminali lasciati in libertà, contro i magistrati che li lasciano liberi oppure contro magistrati e giornalisti che costruiscono i mostri da dare in pasto all'opinione pubblica, non potesse essere più contenuta nel web.

Un uomo alto dall’aria anonima, che aveva assistito in silenzio, seduto in disparte in quinta fila, si alzò. Scrutò per qualche istante la ragazza in preda alla disperazione, come se volesse assorbirne il dolore

E questo qualcuno, reso anonimo e senza identità da una maschera, iniziasse a farsi giustizia da sé, in modo anche efferato, contro queste categorie di persone: nemici del popolo per una giustizia del popolo.

Piergiorgio Pulixi in un romanzo di 500 e più pagina immagina una scenario che non è così distante dalla realtà che stiamo vivendo, toccando temi quanto mai attuali, il populismo e gli arruffa popolo, quelli che parlano a nome e in difesa del popolo. La violenza sui social, le tensioni dentro la nostra società, un incendio con tanti focolai (la crisi, la malagiustizia o la malasanità) su cui tanti soffiano fuoco, per un like in più, per un click in più.

Finché le cose non scappano di mano e un vendicatore mascherato non si tramuta in giudice e carnefice: un vendicatore che rapisce un pedofilo, uscito indenne da un processo che si è trascinato per anni, grazie alla prescrizione.

Da una parte un ignobile pedofilo, uno che ha abusato per anni su una bambina. Dall'altra parte la vittima, a cui la giustizia dello Stato italiano non è riuscita a dare nulla.

Non vorreste anche voi fargliela pagare a questa persona?

.. il prigioniero si voltò, in cerca di una via di fuga. In quel momento vide le fotografie incollate alla parete. Ritraevano le facce sorridenti di tutte le bambine che aveva violentato.

Il vendicatore ha messo in atto un reality per la folla del web, a cui offre tramite una videocamera collegata alla rete, l'immagine del mostro sanguinante perché il vendicatore ha strappati i denti, che ha regalato alla vittima come risarcimento.

Un video con un titolo intrigante “La Legge sei tu” che viene inviato a migliaia di persone, la giuria popolare di questo novello giudice del terzo millennio, a cui spiega quello che sta facendo: la malagiustizia, un sistema che non funziona.

oggi la legge salvaguarda soltanto l’ordine costituito, lo Stato, e lo fa codificando ingiustizie e diseguaglianze, discriminando categorie sociali indifese..

E poi la soluzione: tramite una pagina web, si può decidere se dare la pena capitale o meno.

Per come vanno le cose oggi nel nostro Paese, la giustizia non compete più allo Stato, ma solo alle vittime.

E il popolo del web decide. Pena capitale. Non sarà la prima vittima, rapita e sottoposta al rito dei denti strappati ed esposta al giudizio della rete.

Una faccenda che, all'interno delle forze dell'ordine, della magistratura, dentro gli uomini dello stato, suscita una certa preoccupazione: cosa succede se altri emuli dovessero seguire l'esempio?

Questo giustiziere, questo assassino seriale, esperto, con un lessico forbito, che non ha lasciato dietro di sé tracce, va fermato, prima che la rabbia nel paese esploda

.. l’odio era l’agente fertilizzante, e la pericolosa rabbia sociale che attanagliava il Paese l’humus propizio e fertile. La virulenza dei social network avrebbe accelerato il contagio.

Ad indagare la Mobile di Cagliari, dove viveva la prima vittima il pedofilo: incontriamo due ispettrici che avevamo conosciuto nel romanzo L'isola delle anime (un'indagine su vecchi e nuovi delitti, che affondava le radici nelle vecchie tradizioni dell'isola e che aveva toccato persone importanti sull'isola).

Mara Rais e Eva Croce, due donne che non potrebbero essere più diverse, per carattere, per abitudini, per origine. Ma che hanno saputo creare tra di loro quel giusto amalgama, per poter lavorare bene assieme e completarsi a vicenda. Impulsiva e schietta Mara Rais, più riflessiva e pacata Eva Croce. Entrambe con tante ferite ancora da rimarginare nel loro passato e con cui dovranno fare i conti anche in questa storia.

Ad aiutarle, in questa caccia al mostro, su cui sono accesi anche i riflettori della stampa, arriva un criminologo da Milano, Vito Strega, professore di psicologia applicata all’analisi criminale e vicequestore dell'UAVC, l'unità di analisi dei crimini violenti.

Chi è questo assassino, che viene battezzato “il Dentista”, un serial killer che si nasconde dietro una maschera e una parrucca sfilacciata che sta diventando, in modo sinistro, così popolare nel paese? Come sceglie le sue vittime? Qual è il suo vero piano?

«Secondo voi cosa sta facendo, a parte uccidere?» domandò il criminologo.

«Sta lubrificando la macchina della giustizia col sangue» rispose Rais.

Oltre alla squadra della polizia, anche un altro occhio sta seguendo questa vicenda: si tratta della giornalista Luana Rubicondi, conduttrice di una trasmissione che si occupa di casi di cronaca in una emittente privata.

Una giornalista che aveva fatto carriera turandosi il naso, di fronte alle richieste dei dirigenti dell'emittente, con “un fiuto prodigioso per i casi che potevano rivelarsi pruriginosi, morbosi e appetibili per il grande pubblico”. Come la storia del dentista, in cui ci tuffa, perché funziona bene con la pancia del paese, cavalcando l'insofferenza contro le istituzioni, contro magistrati e magari anche contro certi poliziotti, indicati come responsabili dello sfascio del sistema, di una giustizia che vale solo per qualcuno e non per tutti. Una narrazione basata sulla contrapposizione tra il bene e il male, dove però il buono è il dentista.

Un colpo al cuore è una galoppata che passa attraverso colpi di scena, attimi di tensione e momenti di riflessione sul nostro presente. Cosa succederebbe nel paese se un certo populismo fosse portato all'estremo?

Trasformare le persone in giudici sovrani, con un solo click sullo smartphone, come gli imperatori romani, pollice verso o pollice alzato. La legge sei tu:

Io non sono il Dentista. Ognuno di voi lo è. La maschera è diventata di dominio pubblico. Tutti ve ne siete appropriati, perché la vostra anima langue in un lacerante bisogno di rivalsa.

Sarebbe il caos, la perdita di credibilità delle istituzioni, un effetto domino che potrebbe portare a forti tensioni nel paese (e non mancano i riferimenti al finale del film Joker o, aggiungo io, alle scene dell'assalto al Campidoglio dai fan di Trump lo scorso 6 gennaio).

Chi potrebbe volere questo caos, questa tensione ai limiti dell'eversione?

Molto bello anche il racconto dei personaggi, esposti al lettore nella loro vulnerabilità: il dolore che si porta dentro Eva, la rossa, per la separazione dal marito e la morte della figlia. Dolore che cura col dolore e con l'esporsi al rischio. E alla fatica.

Mara, la tosta ispettrice sarda, rimasta sola dopo la separazione dal marito, isolata nel lavoro per essersi inimicata il Questore per una vecchia storia.

E infine Strega, bello ed enigmatico, solitario ma carismatico, per la sua esperienza da criminologo e per la sua prestanza fisica.

Li ritroveremo assieme in una nuova indagine in un prossimo giallo di Pulixi?

Penso proprio di sì.

La scheda del libro sul sito di Rizzoli e il pdf del primo capitolo

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06 luglio 2019

L'isola delle anime di Piergiorgio Pulixi



Prologo 
Dei cinque poliziotti assegnati nel tempo all’omicidio di Dolores Murgia, sono l’unica ancora in vita. Ho perso quattro colleghi, quattro amici. Alcuni dicevano che quel caso fosse disgraziato. Che tutti noi avremmo fatto meglio a dimenticarcene, a lasciarlo irrisolto. A furia di scavare, invece, avevamo risvegliato los animas malas, gli spiriti malvagi, e il buio ci aveva investito tutti, uno dopo l'altro.Come una maledizione.

L'anima è la parola chiave di questo romanzo.
Perché Pulixi ci racconta l'anima di una Sardegna arcaica, un'isola nell'isola.
Perché ci parla di anime da placare con sacrifici.
E di anime di poliziotti che hanno perso l'anima, per inseguire quei demoni.
Prima di uscire, mi guardo riflessa nello specchio. Quello che vedo non mi piace. Quello che scruto è solo il mio corpo, ma la mia anima non c’è più. L’ho lasciata su quella macabra scena del crimine.

Ci sono casi che, per un poliziotto che ama il suo mestiere, diventano qualcosa di più che un fascicolo con una sigla sopra. Diventano come una malattia, come un virus che ti entra dentro e non ti lascia più. Costringendoti ogni giorno a guardare quelle carte, quelle foto dei morti che poi, ogni notte, ti ricordano di esistere, a dare loro giustizia, a trovare il colpevole...

Una malattia che ha perseguitato Moreno Barrali, poliziotto in pensione, convinto che una serie di delitti avvenuti sull'isola e rimasti senza colpevole siano tutti riconducibili ad una stessa mano assassina.
Un serial killer che uccide giovani donne, in prossimità di antichi luoghi di culto, secondo uno stesso rituale: legate con le mani dietro la schiena, coperte con un vello e con in faccia una maschera, simile a quelle indossate nel carnevale.

.. il cadavere aveva il viso coperto da una maschera lignea di fogge bovine dalle lunghe e appuntite corna; gli ricordava quelle del Carnevale

C'è un bambino, nelle prime pagine del libro, testimone di uno di questi delitti, scopriremo poi la sua identità nel corso della storia:
Il bambino, per timore che l’orco tornasse a prenderlo, non avrebbe mai rivelato ad anima viva ciò di cui era stato testimone.[..] Così come quell’arcana formula che non avrebbe mai potuto dimenticare:
«Abba non naschet si sàmbene non paschet». “L’acqua non nasce se il sangue non pasce…”

Donne sgozzate come agnelli, ma senza altri segni di violenza. Come se quella morte servisse a placare l'ira di un dio affamato di sangue, come se l'assassino fosse una sorta di sacerdote costretto a questo rito per proteggere la sua gente e versare questo sangue come un'offerta.

L'ultimo romanzo di Piergiorgio Pulixi è ambientato in Sardegna e ci parla di antichi culti, di delitti compiuti secondo un rituale che discende nei secoli, di una famiglia che si tramanda questi riti da padre in figlio.
E di poliziotti che devono investigare, quasi controvoglia, su questi delitti, sfruttando tutte le moderne tecniche scientifiche.
Passato e presente.
Del primo personaggio di questo romanzo intricato e intrigante ho già parlato, l'ex poliziotto Barrali. Considerato dai colleghi un matto, per l'ossessione su quei delitti che nessuno, tra i suoi colleghi e superiori, ha mai preso sul serio.
Le altre protagoniste sono due giovani donne, due ispettrici: Mara Rais ed Eva Croce.
Entrambe sbattute dentro una nuova struttura, chiamata Delitti insoluti, per occuparsi di tutti quegli omicidi rimasti insoluti, appunto, e cercare di rivederli oggi sfruttando le moderne tecniche della scientifica.
Per Mara è una punizione: scacciata dalla Omicidi per essersi permessa di denunciare le molestie del Questore, è stata lasciata sola e tradita dalle colleghe.

L'altra componente della struttura si chiama Eva Croce: un passato brillante nello Sco a Roma, specializzata in sette e delitti rituali. E ora trasferita sull'isola: a differenza di Mara, in questo trasferimento c'è una rinascita, per cercare di lasciarsi alle spalle il dolore per una perdita importante, quella della figlia Maya, di cui ancora si porta dietro i vestitini..
Nello scantinato della Questura di Cagliari, Eva e Mara dovranno spulciarsi le scartoffie di vecchi delitti, per cercare di capire se per qualcuno di questi, c'è ancora la speranza di trovare qualche nuova traccia: una mossa politica, questa, per cercare di alzare la media dei delitti risolti, come se i poliziotti fossero dei manager che devono gonfiare i dati del bilancio
«Alla fine è tutta una questione di numeri: una vera e propria analisi costi e benefici, come se si trattasse di una multinazionale.»

Tra questi delitti da riaprire, Eva e Mara devono partire proprio da quelli che hanno ossessionato Barrali: due delitti, uno del 75 e uno dell'86, due donne uccise nella stessa modalità nella notte “de sa die de sos mortos, la notte dei morti o delle anime”
Le istantanee ritraevano due cadaveri accomunati da alcuni particolari: erano entrambe donne, prone, le mani legate dietro la schiena; erano ricoperte da velli di pecora non tosati, ..

Ma Barrali, e anche la polizia di Carbonia, è alle prese col caso di una giovane donna scomparsa, Dolores Murgia: sparita da casa da giorni, Barrali teme che possa essere la prossima vittima di questo serial killer che è diventato la sua ossessione. Un'ossessione che lo sta portando alla morte..

L'indagine della squadra dei delitti insoluti porta le investigatrici su una pista promettente che punta su una specie di santone, Melis, e alla sua setta che seguiva antichi culti neonuragici, setta frequentata da Dolores da qualche settimana.

In parallelo a questa indagine, l'autore ci porta dentro la Sardegna più antica, nella Barbagia superiore, nelle terre dei Ladu, un'antica famiglia che vive in case distanti chilometri dalla civiltà secondo rituali distanti secoli dall'epoca moderna.
Vigne dei Ladu, Barbagia superiore 
La Sardegna non è un’isola. È un arcipelago di tante isolette separate non dal mare, ma da lingue di terra. Alcune sono così piccole da essere atolli, ma ognuna ha un’identità propria.

I Ladu amministrano la giustizia applicando le loro leggi e le loro punizioni feroci, sia sul loro territorio sia all'interno del loro clan. E amministrano anche il culto dell'antica Dea madre, la Dea che garantisce prosperità alla loro gente e siccità e carestie quando invece è con loro adirata, come sta succedendo ora:
«Dobbiamo placare il furore della terra. Lo dobbiamo fare per il bene della nostra famiglia.»

Superstizioni, tabù, riti che si perdono nel passato. Come i delitti di cui si devono occupare, inizialmente controvoglia, Mara ed Eva, che pian piano cominciano a studiarsi a punzecchiarsi, così diverse nel loro carattere.
Ma all'improvviso i cold case, i delitti “freddi” diventano delitti bollenti: perché un'altra ragazza viene trovata morta, uccisa proprio seguendo quel rituale, il vello di capra, la maschera lignea. Uccisa proprio in un sito dell'antica civiltà nuragica.
È tornato l'assassino e l'indagine ora riguarda anche i colleghi della Mobile: ma la lotta contro questo demone infetterà Eva e Mara con lo stesso virus che anni prima ha colpito Barrali.
Sarà una lotta che le porterà a scoprire i propri limiti, a fare i conti coi propri demoni e che causerà altre morti.

L'isola delle anime è un noir avvincente, che mette assieme passato e presente, che è un omaggio all'isola dell'autore, la Sardegna, con una natura bellissima e incontaminata, spazi infiniti che l'occhio umano non riesce a coprire.
Una regione, ci spiega l'autore, dove la mafia ha attecchito solo in alcune zone periferiche ma dove il capoluogo, Cagliari, è preda delle tre M, Massoneria, mattone, medicina.
Un noir che ci regala due nuove investigatrici, Mara ed Eva, due donne in cerca di riscatto e desiderose solo di lasciarsi alle spalle il male che hanno vissuto e che spero che incontreremo presto in una nuova indagine.

Altri posti su L'isola delle anime: il codice barbaricino, la mafia e la massoneria

La scheda del libro sul sito dell'editore Rizzoli
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