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27 ottobre 2010

I conti non tornano in Rai

Sempre a proposito di informazione, conti in rosso in Rai e quel clima di pressioni sui programmi di informazione.
Dicono che Mauro Masi sia preoccupato per i conti Rai: il passivo in bilancio (-130 milioni di euro), la voragine entro un paio di anni (-650 milioni), la diffidenza di banche e creditori. E poi dicono che per Ingrid Muccitelli, l’ultima fidanzata del direttore generale, sia disposto a uno strappo. Un regalino per l’ex giornalista di Omnibus e protagonista di Insieme sul due: un settimanale di economia in tarda serata su Raidue, dieci puntate che andranno in onda dal prossimo 3 gennaio assieme a Barbara Carfagna, conduttrice del Tg1 di Augusto Minzolini. Masi ha evitato il periodo di garanzia che, per ascolti e share, divide la torta pubblicitaria tra il servizio pubblico e i concorrenti privati come Mediaset, La7 e Sky.

Il programma è scivolato nei palinsesti di luglio, bloccato a settembre, riemerso un paio di giorni fa: adesso viale Mazzini – confermano fonti qualificate – dovrà valutare la proposta di Raidue. Per il momento c’è una scheda informativa, aspettando titolo e matricola: il nome dei produttori, la fascia oraria e la tipologia di trasmissione. Sarà la multinazionale Endemol, controllata al 33 per cento da Mediaset (e dunque da Silvio Berlusconi), a preparare i contenuti per il settimanale di Carfagna e Muccitelli. Una società esterna significa nuovi costi e nuovi contratti, proprio nei giorni dei tagli annunciati, di trattative (saltate) con i sindacati per un piano industriale di lacrime e sangue. Non c’è bisogno di frugare nella memoria, appena quindici giorni fa, Masi ha chiesto a Roberto Benigni di ridursi l’ingaggio per Vieni via con me di Roberto Saviano e Fabio Fazio. Risultato: il premio Oscar sarà ospite a titolo gratuito, la rubrica di Carfagna-Muccitelli avrà un prezzo. Che per una bozza di palinsesto esordirà a gennaio, ma potrebbe slittare: non per una retromarcia di Masi, piuttosto per la confusione di Raidue.

Congelato per il ponte estivo, torna d’attualità il “pacchetto di nomine”, definizione di viale Mazzini, all’ordine del Consiglio di amministrazione di domani: una serie di cambi al vertici di reti generaliste e digitali. Traballa (e da tempo) la direzione di Massimo Liofredi. Attenti osservatori di viale Mazzini fanno notare un’agenzia di lunedì: Liofredi snocciolava i successi di Raidue. Più che un manifesto di share era un biglietto d’addio. La poltrona dell’ex cantante dei Kristal è al centro di un baratto politico tra Pdl e Carroccio: la leghista Giovanna Bianchi Clerici voterà Susanna Petruni (Tg1) soltanto se Franco Ferraro sarà l’erede di Corradino Mineo a Rainews.

E per trovare una soluzione, senza rischiare tonfi, ieri Masi ha riunito i cinque consiglieri di maggioranza nel suo ufficio: i berlusconiani Alessio Gorla e Antonio Verro, l’ex finiano (?) Guglielmo Rositani, il tecnico Angelo Maria Petroni e appunto la Bianchi Clerici. È finita l’esperienza al secondo canale di Liofredi, già dirottato – secondo un foglio che circola in Rai – ai servizi per i diritti sportivi. Pronto un contentino per Mineo, promozioni per i finiani – come per sancire un patto di governo – Gianni Scipione Rossi (Rai Parlamento) e Roberto Rosseti (coordinamento sedi regionali).
E poi un mucchio di cariche per il digitale terrestre, in bilico Carlo Freccero a Rai4, commissariato da una lettera di Masi poi invalidata dal Collegio dei sindaci. A viale Mazzini temono i ricorsi al Tribunale del Lavoro: polemiche, risarcimenti e reintegri. Ma per Mineo e Liofredi sarà inevitabile fare causa all’azienda. Entrambi l’avevano pensato già la scorsa estate. I sindacati hanno mollato Masi perché poco credibile: prima ordina sacrifici poi dispensa poltrone e regala programmi. E per Report la copertura legale è sempre più incerta: “Ce la tolgono? Vuol dire che non ci vogliono”, dice Milena Gabanelli a FareFuturo.




30 settembre 2010

Da oggi la censura preventiva è legge

La puntata di stasera di Annozero dovrebbe riguardare la crisi di governo (o crisi di regime), in un momento in cui il paese avrebbe bisogno di altro, quantomeno di gente seria.
Ho detto dovrebbe perchè Travaglio e Vauro sono ancora senza contratto e sulla trasmissione pende la spada di Damocle del contradditorio alla Masi.
Io dico nero, tu dici bianco e chi ascolta non capisce niente.

L'articolo di Carlo Tecce sul codice Masi (quello delle telefonate con Innocenzi e il cavaliere per chiudere Annozero):
Da oggi la censura preventiva di Masi è legge per viale Mazzini. Il bavaglio stringe sul contraddittorio: “I talk-show devono garantirlo sempre e nella stessa trasmissione”. Tradotto: se un opinionista dice bianco, un secondo opinionista dirà nero. Non importa l’argomento né la discussione. Così vuole Masi. Come vuole, anzi pretende che il “pubblico in studio, selezionato da strutture aziendali, sia parte non attiva”. Niente applausi. E poi, un po’ fuori stagione (o forse preveggente), il direttore generale introduce la par condicio, i cronometri che fanno impazzire i conduttori in campagna elettorale: “Le interviste ai partecipanti devono essere realizzate in sequenza di contraddittorio assicurando tendenzialmente a ciascun ospite lo stesso tempo di parola”. Masi cerca di scrivere le scalette, intervenire sui contenuti delle trasmissioni e, per citare la metafora di Santoro, ordina ai giornalisti di fare un bicchiere-programma come l’azienda comanda. E chi sgarra? Verrà multato. Oppure sanzionato: ogni volta Masi guarderà la Rai con la circolare in mano, ogni volta cercherà di sospendere i “reprobi”. Siccome le mosse del direttore generale servono per ostacolare Annozero, il primo giornalista “contestato” sarà Michele Santoro.
Perché Masi ha aperto un cineforum in Consiglio e proiettato l’introduzione di Santoro: “Ascoltate. L’ha detto in diretta su Raidue”. E oggi ritorna Annozero con Vauro e Travaglio ancora senza contratto e con il Pdl che prepara un esposto all’Agcom per la scorsa puntata.

16 settembre 2010

Le mani (di Masi) sulla Rai

I: “Direttore”
M: “Ciao, eccomi”
I: “Allora ho appena parlato con il presidente loro fanno il processo Mills”.
M: “Eh”.
I: Allora lui dice: “Che cazzo state a fare tutti quanti”, mi ha fatto un culo che non finiva più”.
M: “Sì, ho capito, ma qui, cioè Giancarlo, adesso mettiamo su una strategia… il comitato lo facciamo subito operativo… io domani mattina gli mando la lettera immediatamente… {…} noi stiamo facendo di tutto. Soltanto che il problema Santoro è un problema particolare, non è che sta lì da vent’anni, eh”.
I: “Lo so, purtroppo sembra terra di nessuno lì dentro”.
M: “Santoro, dici”.
I: “Santoro, sì, sì”.
M: “Ah, no io pensavo la Rai”.
I:”No”.
M: “Sa, la stiamo aggiustando, stiamo facendo di tutto, abbiamo pure mandato via Ruffini…”.

I = Innocenzi, ex presidente Agcom.
M = Mauro Masi, direttore generale Rai di nomina berlusconiana.

Questa intercettazione, dall'inchiesta di Trani sulle pressioni fatte da Berlusconi per far chiudere Annozero, dimostrano due cose: la permeabilità delle presunte autorità indipendenti (AGCom) da parte della politica (che in effetti li nomina).
Ma soprattutto, per chi lavorano, questi membri di autority, presidenti, direttori di rete e telegionale: obiettivo, dare una informazione addomesticata, condizionata, filtrata.

Nemmeno fossimo nella Russia di Breznev, nella DDR di Honecker o nella Cuba di Castro.

Masi è ancora al suo posto, nessuno si sogna di chiederne le dimissioni. Mentre Giancarlo Innocenzi si è dimesso.

Gira da un giorno la lettera (o decalogo) del direttore generale della Rai in cui pretende di controllare tutti i contenuti delle trasmissioni di approfondimento.
Stesso D.G. che racconta al telefono di aver cacciato Ruffini, che chiede di metter su una strategia per bloccare Santoro.
Giusto per capire che aria tira nel paese, anche per quanti pensano di vivere in un paese libero.
M: Tu ex ante non puoi fare nulla. Se tu la metti ex ante ha ragione lui. Bisognava fare dopo, cioè bisognava andare sulla questione D’Addario, capito…scusa eh. Non è che io c’è l’ho con te, figurati. Nessuno può fare ex ante, neanche nello Zimbabwe. Se questo fa una trasmissione tu devi prima vederla per poter fare una cosa. Che fai…ex ante…in un paese…in occidente, gli dici ex ante non farla. Tu oltre a richiamare le norme e a fare le diffide non puoi fare. L’autorità doveva stare sulla questione D’Addario che c’è ne stavano 50 di possibilità. Intanto per cominciare lui in aula ha Ghedini, ha Belpietro… forse Tarek Ben Ammar, per cui non è che… intanto il contraddittorio lui lo ha assicurato formalmente, ex ante.
I: Tu comunque la lettera gliela hai mandata, quella li che gli dice che deve stare attento, e io adesso dico a Calabrò..
M: Lo mandata attraverso Liofredi, l’ho mandata a Massimo perché io cosi devo fare.
I: Io adesso dirò a Calabrò che comunque metta nella risposta i paletti, quelli che abbiamo detto sempre , insomma se non puoi fare niente prima, se esce fuori da quelli…
M: Ok, va bene, ciao!
Dal blog nonleggerlo:
il servizio pubblico radiotelevisivo di un grande Paese democratico è arrivato a questo. A voler regolamentare le reazioni e gli interventi del pubbllico presente in trasmissione. Non solo. Queste persone dovranno essere accuratamente selezionate, e filtrate.
Punto 4: "Non dovrà essere consentito l'utilizzo del pubblico presente in sala come parte attiva del programma stesso".