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24 ottobre 2023

Presa diretta – l’economia della guerra

Il gas è salito del 14%, come il prezzo del petrolio e del gas: come per la guerra in Ucraina, la guerra di Gaza ha fatto alzare il costo dell’energia. C’è la guerra e ci sono quelli che ci speculano sopra: la guerra ha fatto salire anche l’inflazione in Italia, di fatto la guerra la stiamo combattendo anche noi.

L’occidente ha cercato di combattere la Russia di Putin con la sanzioni, ma hanno funzionato?

Francesca Nava è andata a Stupina, vicino Mosca, ad incontrare Irina nella sua dacia di campagna: è una pensionata che si informa sulla televisione di stato, dunque appoggia Putin e la sua guerra, perché è necessaria, tutta colpa degli ucraini che lasciano dietro loro distruzione.
Le sanzioni? Sono felice per le sanzioni, faremo le cose in casa, risponde Irina.

Lanfranco Cirillo è l’architetto di Putin, ha progettato il suo palazzo sulle rive del mar Nero: è ricercato dall’interpol, vive da oltre 30 anni a Mosca con una cittadinanza onoraria russa.

Questo imprenditore è stato ambasciatore del made in Italy in Russia, ha portato i miliardari russi in Sardegna, gli amici di Putin: è accusato di frode dalla procura di Brescia, accuse che oggi respinge.
Racconta a Francesca Nava che gli oligarchi russi erano accolti coi tappeti rossi in Italia: sulle sanzioni ha le idee chiare, Cirillo, semplicemente non stanno funzionando.
La maggior parte della popolazione del mondo non ha sanzionato Putin, noi compriamo la benzina dall’India che viene dalla Russia.
Qui si trova tutto per lo shopping: il made in Italy, anche prodotti sotto sanzione, anche i marchi del lusso. L’effetto politico delle sanzioni è fallito perché la guerra non si è fermata: lo spiega bene sia il sociologo Gudkov che la ricercatrice dell’ISPI Ambrosetti. In Russia le auto tedesche arrivano in Russia passando dal Kazakistan: oggi l’Europa vorrebbe colpire queste triangolazioni.
Ci sono però anche imprenditori italiani che hanno scelto di rimanere in Russia, solo il 10% delle aziende italiane ha lasciato la Russia che rimane, piaccia o meno, un mercato molto attrattivo, lasciare il mercato russo è doloroso, se te ne vai ce ne sono altre di aziende pronte a prendere il tuo posto.

Siamo venuti qui per fare un piacere al nostro paese, racconta Torrembini, presidente dell’associazione delle imprese che lavorano in Russia. Non vogliono sentirsi criminalizzati, le sanzioni non hanno fatto cadere la Russia, scegliamo un’altra strada – racconta a Presadiretta. Anche perché l’economia di guerra in Russia sta facendo crescere il PIL: la spesa militare raddoppierà nel 2024, arriverà al 6% del PIL, a dispetto delle sanzioni, la Russia ha aggirato i controlli prendendo i beni di cui ha bisogno da altri paesi.
Torrembrini ammette candidamente che noi occidentali abbiamo fatto una scelta masochista, pagheremo l’energia di più.

Lodigiani è un imprenditore agricolo in Russia, in una regione della Russia dove è anche console: il settore merceologico è stato colpito dalle sanzioni già nel 2014, racconta a Presadiretta.

Adesso la Russia comprerà le macchine agricole dalla Cina, e il made with Italy non ci sarà più.

Le sanzioni hanno riconfigurato l’economia russa in senso autarchico: i prodotti alimentari non sono più importati dall’Italia ma prodotti in Russia, perfino ricotta e mozzarella.
Donato Parisi è un imprenditore napoletano che lavora in Russia dove produce latticini proprio a Mosca: il metodo tradizionale per fare i formaggi è stato spostato a Mosca e i consumatori russi sono anche contenti.

Ci sono anche ristoratori italiani a Mosca: i prodotti italiani arrivano lo stesso, nonostante le sanzioni, col contrabbando, “abbiamo tutti, anche più di prima, perché qui stanno aprendo caseifici”.

Siamo arrivati dunque al pizzaiolo russo: Valentino Bontempi è un ristoratore italiano che possiede diversi locali, importa dall’Italia quello che non è bloccato dalle sanzioni, il resto è auto prodotto in Russia.

C’è però il settore tecnologico: la Russia dipendeva dalle importazioni dall’occidente e la Cina non riesce a colmare le importazioni in questo campo.
Il punto, racconta la ricercatrice dell’Ispi, è che la Russia è destinata a rimanere isolata in termini di ricerca scientifica, culturale.

Cambiando le esportazioni e le importazioni per la sua economia, la Russia si sta preparando ad un nuovo ordine mondiale: nell’area di Stupino Quadrat la Russia ha creato una zona speciale per attirare imprese straniere. Ci sono anche impianti della Barilla, che oggi però ha abbandonato il paese.
Le sanzioni hanno bloccato gli investimenti qui in Russia, lasciando spazio agli asiatici, turci, indiani e cinesi, racconta la direttrice del distretto industriale.
È una sostituzione di partner industriali: in questa sfida chi sta vincendo saranno le aziende che rimarranno in Russia, che sta portando avanti una sua battaglia contro le imprese che vogliono andarsene, arrivando a dei veri e propri espropri.

Chi sono i protagonisti del nuovo ordine mondiale? I Brics, con nuovi attori, come Vietnam e Iraq. L’occidente non è più al centro di questo ordine, conclude la direttrice di Stupino Quadrat.

In studio il giornalista Fubini ha spiegato come, senza sanzioni, avremmo continuato a finanziare la guerra di Putin: l’occidente ha sopravvalutato il potere delle sanzioni, noi non potevamo continuare a vendere la mozzarella in Russia facendo finta di niente.
Non è vero, ha continuato Fubini, che le cose vanno bene in Russia: mancano lavoratori, o perché nell’esercito o perché sono scappati.

C’è ipocrisia sulle sanzioni, ma la Russia vale come l’economia come il Belgio e il Lussembrugo, non è tra le prime dieci destinazioni dell’esportazione, ha continuato il giornalista del Corriere.

Il vertice di Johannesburg

Presadiretta, lo scorso agosto è andato al Brics Summit, l’incontro dove è stato sancito l’accordo per includere nuovi membri, Arabia, Iran e Emirati Arabi Uniti: il Brics rappresenta il 36% del pil mondiale e una buona fetta dei produttori di petrolio.

Dentro i Brics, un ruolo fondamentale lo ha la Russia di Putin: qui il presidente russo ha tutti gli alleati, dall’India alla Cina. Il sud del mondo sta con la Russia e non con l’occidente e gli Stati Uniti.
Presadiretta è stata l’unica trasmissione italiana presente eppure questo summit è stato molto importante per i paesi africani, che qui espongono i loro prodotti.
Anche prodotti per scopi militari sono esposti in questa fiera: il mercato dei paesi in via di sviluppo fa gola a tanti paesi, i Brics propongono di non usare il dollaro (che è diventato una moneta pesante) per gli acquisti ma le monete locali.

Tanti paesi, nostri partner, vogliono entrare nei Brics, dall’Egitto all’Algeria.

Ma, racconta il giornalista Fakude, l’ingresso di Iran e di altre autocrazie, fa paura: i sauditi sono i primi esportatori di petrolio e usano il dollaro. I sauditi sono alleati degli USA, ma intendono diversificare i loro mercati, anche verso la Cina.

I Brics hanno anche una banca che si chiama New Development Bank: stanno emettendo Bond in valuta cinese, fanno finanziamenti in rupie indiane in India, nel lungo termine non vogliono più avere a che fare col dollaro.
Cosa attrae i paesi africani nel Brics: l’occidente sta bloccando i finanziamenti al Sudafrica per la decarbonizzazione, chiedendo la chiusura delle centrali a carbone.
Il Sudafrica oggi è alle prese coi black out organizzati per questi problemi energetici: è un problema per l’economia, per le piccole imprese, per i commercianti, costretti a dover comprare dei generatori.

I black out causano problemi anche negli ospedali, dove le persone muoiono perché i macchinari si devono bloccare: la transizione energetica sta mettendo a rischio la sicurezza del paese, questo è quello che pensano in SudAfrica.
La Cina oggi si è impegnata per aiutare questo paese a superare i black out: le centrali di energia verde non bastano, la Cina ha donato generatori mentre l’Europa si sta importando il carbone che serve ai loro paesi.
Ecco, cosa attrae i paesi africani verso il Brics: il fondo monetario internazionale, la banca mondiale, il G7 sono il passato, il sud del mondo oggi sta guardando ai Brics come opportunità per crescere senza alcuna costrizione.

Il segretario dell’Onu Guterres era presente al summit dei Brics: ha ammonito i paesi presenti, il multilateralismo è un bene, ma qui si parla solo di affari, di scambi commerciali, ma mai dei diritti civili. I paesi dei Brics hanno fatto fatica a condannare la guerra in Russia perché con questo paese fanno affari.

Quello che tiene assieme i Brics, che dentro ha sia autocrazie che democrazie, è l’ostilità verso l’occidente – ha commentato Fubini: la Cina poi sta portando avanti una sua strategia per prendersi gli asset dei paesi a cui concede beni e aiuti.

La guerra di attrito in Ucraina

Mentre i due eserciti sono bloccati uno davanti l’altro in una guerra di posizione, la Russia sta bombardando le città ucraine, per terrorizzare la popolazione e distruggere l’economia che rimane in piedi.

Iacona è andato nella regione di Karkiv, nella città che da il nome alla regione: l’allarme antiaereo annuncia un attacco aereo, uno dei tanti sulla città. I russi hanno cercato anche di conquistarla con l’esercito. Le persone da qui se ne sono andate, per colpa della guerra, per non venire uccisi dalle bombe.

Questa è una strategia dei russi per far bloccare l’economia delle città ucraine, per spopolarle, per tenerle sotto pressione.

Poco fuori dalla città di Isum il servizio ha mostrato le fosse comuni, scoperte dopo che i russi hanno abbandonato la zona, dopo la confroffensiva ucraina che si è fermata a Bakhmut.

Dei morti durante la battaglia a Bakhmut non ne parlano i russi e nemmeno gli ucraini, perché danneggiano la propaganda di guerra.
Presadiretta ha mostrato i feriti di questa battaglia, gli invalidi, i soldati con le ferite visibili sul corpo e invisibili dentro: tutto questo è un altro prezzo della guerra.

Iacona ha incontrato la squadra di Medici senza Frontiere a Micolaiv: ha seguito il team di MSF mentre preparavano i laboratori mobili nei villaggi dove è passata la guerra, per visitare donne, persone anziane, portare medicine.

Da Micolaiv ad Odessa dove la guerra non ha risparmiato la cattedrale.

I russi hanno colpito i porti per bloccare le esportazioni del grano: anche questo fa parte della strategia di Putin, distruggere le aziende siderurgiche, distruggere l’economia agricola, con l’aumento dei disoccupati, di persone senza soldi da spendere.

Dagli alleati sono arrivati 42 miliardi di dollari, ma Putin punta ad una guerra di logoramento, puntando al fatto che i paesi occidentali si stanchino di finanziarla.

Tutto questo si somma ai costi per la ricostruzione, che aumentano per ogni giorno di guerra, una guerra che non vede ancora la fine.

La guerra a Gaza

950 bambini sono già stati uccisi, come risposta alle migliaia di morti israeliani di Hamas: nessun paese civile può accettare questa punizione contro un popolo.

Le guerre non porteranno mai da nessuna parte, non metteranno in sicurezza il popolo israeliano e nemmeno il popolo palestinese – racconta a Presadiretta una esponente del partito arabo di opposizione nella Knesset Aida Touma.

Israele sta militarizzando il paese, si vogliono armare i cittadini – spiega la deputata che oggi si sente tra l’incudine e il martello.

Israele è in guerra contro sé stessa: Orly Noy, attivista per i diritti umani la racconta così la protesta durata otto mesi contro le riforme autocratiche del governo israeliano.
Il governo ha spostato l’esercito a protezione dei coloni che occupavano i territori in Cisgiordania rendendo la zona attorno a Gaza vulnerabile.

La sconfitta di Hamas cambierà poco le cose, occorre comprendere come mai Hamas ha questo potere a Gaza.

27 dicembre 2022

Report – la situazione della guerra in Russia, le sanzioni aggirate e la propaganda

Cosa ne pensano i russi della guerra, come agisce la macchina della propaganda per silenziare l’opposizione e le voci di dissenso. E poi, come si aggirano le sanzioni, specie nel mondo degli sponsor del calcio italiano.

Questi gli argomenti dei primi servizi di Report in questa puntata post natalizia.

LA MATRIOSKA DELLE SCOMMESSE di Lorenzo Vendemiale

La guerra ha interrotto il campionato di calcio ucraino ripartito a ottobre, per dare morale alla nazione: ma gli stadi sono blindati e le partite si giocano solo a Kiev.
“Giocare in queste condizioni è molto difficile” spiega l’allenatore del Kryvbas “siamo lontani da casa e senza i nostri tifosi, gli allenamenti vengono continuamente interrotti dagli allarmi antiaereo. Dopo le gare anziché riposare siamo costretti a lunghe trasferte in pullman, ma siamo comunque dei privilegiati.”
A parlare così è
Jurij Vernydub che un anno fa allenava in Moldavia ed era diventato famoso per aver battuto il Real Madrid: quando è scoppiata la guerra non ci ha pensato un secondo a mollare tutto: “dovevo tornare, il resto non aveva senso. Nei primi mesi ho combattuto con la 152 esima divisione, ora sono di nuovo in panchina, spero di regalare un sorriso ai tifosi che sono al fronte.”

Dopo l’annessione della Russia di alcune regioni, molte squadre sono scomparse, sebbene siano ancora considerate parte del calcio ucraino: in questo paese è una questione di orgoglio nazionale continuare a giocare nonostante la guerra e le bombe russe, è una fiamma accesa sulla resilienza ucraina.
Forse nel 2030 i campionati mondiali si potrebbero giocare in Ucraina, sarebbe un bel segnale.
Ma Report, mentre cercava di raccontare questo campionato di calcio, ha scoperto che ci sono società russe che scommettono sul campionato ucraino: sono società che fanno da sponsor alle squadre di calcio italiane, nonostante le sanzioni.
Francesco Baranca, responsabile trasparenza del calcio ucraino,
racconta a Report questa incredibile storia dei bookmaker russi, come 1XBet, la quale nei mesi passati ha cercato di aprire un business addirittura in Ucraina, passando attraverso una società ponte.
Il pericolo è la raccolta di dati personali
di società poco trasparenti e per questo il blocco di queste società di scommesse è una questione di sicurezza nazionale per il governo Zelensky: dietro 1XBet c’è un labirinto di società, una matrioska, tutte aziende in paesi offshore.
A Curacao 1XBet è stata colpita da sentenza di bancarotta, alcuni giocatori che avevano vinto e si sono visti bloccare le vincite dai giudici dell’isola.
Dietro 1XBet ci sono tre imprenditori russi
(che oggi negano di essere i veri proprietari): oggi è sbarcata in Italia, con un manager cipriota nato nella stessa città dei tre imprenditori che l’hanno fondata, il sito italiano ha regolare licenza e questo bookmaker si era infiltrato nella Serie con le sponsorizzazioni: sono sponsor ufficiali che si vedono solo all’estero (per una norma del DL - Dignità).
Dalla Russia arriva anche LigaStavok: la federcalcio ucraina
dopo aver visto questo sponsor associato al calcio italiano ha scritto una lettera di protesta contro la Serie A, che però si dissocia dicendo che sono solo contratti a singole società di calcio.

La Lega di serie A non si è fatta problemi, non si è preoccupata di chiedersi da dove arrivano i soldi. Le altre squadre di calcio, tra Lazio, Udinese, Empoli, continuano ad accettare soldi dalla LigaStavok. Un bel modo di aggirare le sanzioni.

LA BATTAGLIA DI MOSCA di Manuele Bonaccorsi

Come funziona la macchina del consenso in Russia? La macchina della propaganda non smette mai di fermarsi, come il 30 settembre quando Putin ha annunciato l’annessione delle regioni ucraine conquistate.
Spirito nazionalistico, la verità è con noi, gli ucraini sono nostri fratelli: sono questi gli argomenti usati dalle star sul palco della piazza rossa.
Le proteste? Ci sono, ma da parte dei traditori –
racconta una signora in piazza a festeggiare.
La propaganda è dappertutto, nelle vie, nella musica alla radio, nella narrazione della seconda guerra mondiale.
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica è nato un sentimento a favore della guerra – racconta a Report un intellettuale “moderato” del think thank
Valdai.
Secondo l’ala moderata di Mosca, la guerra si poteva evitare: la Russia chiedeva maggiore autonomia nelle regioni russofone, accordi commerciali
e mantenere la lingua russa.
Report ha ricevuto dei documenti inviati da Lavrov a Francia e Germania
lo scorso anno dove puntava il dito contro delle leggi approvate in Ucraina nel 2021.
Il giornalista ha intervistato una parlamentare della Duma che nel 2011 aveva protestato contro i brogli fatti da Putin, ma che oggi è schierato a favore dell’invasione, perché – testuali parole – ha finalmente risolto la questione in Donbass.

E questi sono i moderati, ma in Russia ci sono anche i falchi, come il comandante del gruppo Wagner, o altri giornalisti che si dicono indipendenti, che hanno criticato il ministro della difesa russo: spingono perché la Russia usi in modo più massiccio le sue forze militari in Ucraina. Sembra strano, ma molti in Russia pensano veramente che la guerra in Ucraina sia giusta.
C’è da stare poco allegri, seguendo le posizioni dei moderati, che oggi sono stati messi in un vicolo cieco, dei falchi o di quelli che sono all’opposizione ma che sulla guerra sono vicini alle posizioni di Putin.
In questi anni gli accordi di Minsk non sono stati rispettati del tutto: Lavrov aveva stigmatizzato il comportamento ucraino nel 2021, che impediva il russo nelle regioni russofone e impediva a candidarsi a chi aveva collaborato nelle regioni indipendentiste, dopo che l’Ucraina aveva preso controllo giuridico su queste.
Il dialogo tra Russia e Europa saltò nel novembre 2021, la stessa Merkel ha riconosciuto che in questi anni si è solo armato l’Ucraina.

Ma oggi i civili che percezione hanno della guerra?

A Mosca la guerra sembra lontana, studenti e lavoratori specializzati stanno con la guerra e con Putin: alcuni sono contrari, certo, ma sostengono il paese.
La maggior parte dei militari arrivano dalle regioni povere, lontano da Mosca: alcuni di loro sono volontari, sono convinti di vincere la guerra o, meglio, sanno che durerà a lungo e alla fine che nessuno potrebbe vincere.
Gli ucraini sono fratelli – dicono i soldati in partenza per il fronte – vogliamo solo giustizia: eppure continuano a bombardare i loro fratelli.
I giornalisti che si permettono di criticare la guerra e Putin rischiano al galera: chi vuole opporsi sceglie la clandestinità, usando Telegram oppure appendendo volantini nella città.

Ma questa opposizione preoccupa poco il governo, tanto da tollerare drappelli di sparuti rappresentanti dell’opposizione si ritrovino in piccoli gruppi nelle piazze della capitale.

Il grado di apprezzamento di Putin è calato di poco dopo la guerra che viene percepita dal mondo contro Putin, anche dopo la mobilitazione.
Molti oppositori,
quelli che avevano le risorse per farlo, si sono spostati in Georgia, unico paese dove possono entrare senza visto: da Tblisi possono protestare, cosa impossibile a Mosca, dove chi protesta prende una multa di mille rubli e poi il carcere.

In questo modo le voci di dissenso vengono silenziate, anche perché i giovani di Mosca della borghesia non sono stati reclutati e possono continuare a fare la loro bella vita.

Ma al fronte le cose sono ben diverse da come le vedono i giovani moscoviti nei bar: i soldati ucraini sono malvestiti, mal armati e perfino senza munizioni – racconta un servizio del NY Times: arrivano dalle regioni povere della Russia, nella periferia.
Questo ha sollevato critiche anche all’interno dell’esercito e perfino nell’amministrazione russa a Kherson, che ha invitato il ministro della difesa a spararsi.
I russi hanno sopravvalutato le loro capacità:
ma le sanzioni economiche quanto hanno fiaccato la Russia?
Nei supermercati si trova di tutto, anche prodotti esteri: nelle vetrine dei marchi di moda c’è un messaggio che indica di chiamare un numero telefonico, si possono ordinare i prodotti esteri in altro modo.
Le sanzioni non funzionano in Russia, il sistema finanziario si è stabilizzato: i prodotti ad alta tecnologia sono stati sostituiti da prodotti meno sofisticati, Mc Donald è stato acquistato da imprenditori russi, con lo stesso prodotto.
Ci sono problemi con la meccanica, ad esempio nella grande fabbrica di trebbiatrici della Rostelmash, che comprava forniture dalla Germania.
Ma le forniture alla Russia continuano ad arrivare, anche dall’Italia,
magari facendo delle triangolazioni con l’India: nonostante questo le aziende italiane hanno perso il 19-20% di export verso la Russia - racconta il rappresentante delle aziende italiane che hanno rapporti con la Russia Vittorio Torrembrini, si parla di miliardi.
Sono aziende che vendono prodotti alla Russia, come la Ferrero: non vogliono passare per putiniani,
“cosa dovrebbero fare allora le aziende che vendono in Cina?”.
Il PIL russo ha perso il 3,4%, l’inflazione è cresciuta:
di fronte alle sanzioni la Russia ha cercato nuovi mercati, ha costruito un nuovo gasdotto per portare il gas in Cina, tutto questo insegna che in un mondo globalizzato se le sanzioni non lo sono, sono armi spuntate.
In Russia aggirano le sanzioni usando triangolazioni con paesi terzi, usando internet.
Ma mancano a noi le materie prime dalla Russia: nel servizio di Michele Buono si propone di andarle a ricercare nelle miniere che abbiamo creato noi, le nostre città.

MINIERE URBANE di Michele Buono

Ricicliamo i rifiuti per estrarre tutte la materie che servono dagli scarti, cercando di limitare al minimo i rifiuti.
Significa ridurre sprechi, ridurre il consumo di fonti fossili, ridurre il costo della bolletta e ridurre le emissioni nell’ambiente.
Centrali che riciclano le energie come quelli per il biometano, cogeneratori alimentati a biometani, edifici vecchi gestiti in modo intelligente con algoritmi che pilotano l’accensione di caldaie e elettrodomestici.

Cosa ci manca? Non le competenze, ma la volontà politica che deve aiutare le aziende che stanno lavorando in questo settore per togliere la burocrazia inutile.

Per sviluppare comunità energetiche come quella di San Giovanni a Teduccio (sponsorizzato da una fondazione privata, non dallo Stato o dalla Regione).
Per recuperare metalli dai rifiuti di apparecchiature elettriche, come fanno all’Enea a Roma: una scheda elettronica contiene oro, rame, argento e stagno.
Le terre rare si recuperano si recuperano negli hard disk dei nostri computer, anziché andare ad estrarle e trattarle dalla terra.
Servirebbero almeno cinque impianti idrometallurgici come quello dell’Enea per recuperare metalli preziosi ma, cosa ancora più importante, servono strutture distribuite sul territorio che raccolgono questi apparecchi elettronici, come hanno fatto a Portici con un esperimento purtroppo finito.

Questi apparecchi oggi rischiano di essere dispersi nell’ambiente: oltre alla perdita dei materiali, c’è anche un rischio ambientale.

C’è poi la plastica, che impiega 100 anni a biodegradarsi: a Brescia la riciclano, dando nuova vita a plastica gettata nei rifiuti, la plastica vergine si crea col petrolio, per ogni kg riciclato si evita di emettere 1,2 kg di co2.
In
Italia produciamo 6 tonnellate di plastica l’anno e ne ricicliamo solo 1: servirebbe creare una rete di raccolta nazionale per la plastica (e lo stesso per il recupero delle schede elettriche ed elettroniche), per dare una certezza agli impianti che fanno riciclo.

26 aprile 2022

Report – il monito dei Hibakusha e l’ipocrisia delle sanzioni

Chi sono gli oligarchi russi in affari con imprenditori (anche italiani) a cui abbiamo affidato un assett strategico?

A seguire un servizio sullo scandalo dei passaporti ciprioti dati senza troppi controlli a investitori russi, anche usando lo studio legale del presidente dell'isola, infine l'aria che tira nei Balcani. Nell'anteprima, i testimoni dell'orrore nucleare

HIBAKUSHA TESORI VIVENTI di Pio D’Emilia, collaborazione Umberto Caiafa

“I cittadini giapponesi e i sopravvissuti alla bomba atomica hanno provato indignazione di fronte alle dichiarazioni di Putin circa la possibilità di usare le armi nucleari” – racconta a Report l’ex sindaco di Hiroshima Tadatoshi Akiba – “siamo rabbrividiti e come ex sindaco di Hiroshima ho voluto fare un appello a Putin e al mondo di abbandonare questa folle idea.”

L'ex sindaco ha coinvolto il presidente giapponese Abe per lanciare un appello a Putin contro l'arma nucleare: oggi le armi nucleari rischiano di distruggere l'umanità, mentre doveva essere il contrario – racconta a Report.

L’ex sindaco ha invitato tutti i leader del mondo a visitare il museo dell'atomica a Hiroshima, per avere coscienza di cosa sia, la guerra nucleare.

Nonostante questo orrore, oggi qualcuno vuole ricorrere nuovamente a questi ordigni: diventa preziosa la testimonianza dei sopravvissuti, noti come Hibakusha, le foto di quell'agosto 1945, i morti, i corpi devastati dalle radiazioni.

Sorprende che ci siano ministri, presidenti, che considerino l’arma nucleare come un’arma qualsiasi (come il ministro Lavrov): si rischia di minimizzare il pericolo e generale un effetto catena che porterà altri nuovi paesi a voler avere anche loro la bomba nucleare.

La memoria del male deve migliorare l'umanità: ma l'ex premier Shinzo Abe ha riaperto il dibattito sul nucleare, nonostante il suo paese abbia vissuto sulla propria pelle gli effetti di questi ordigni.

Oggi in Giappone esistono i parenti delle vittime della bomba nucleare, non tutti hanno accettato di mostrare gli effetti della bomba perché in Giappone sono considerati uno stigma: tutti però considerano una dannazione la bomba nucleare.

CORRISPONDENZE DALL’UCRAINA: IN FUGA DA MARIUPOL

Di Luca Bertazzoni – Carlos Dias, Collaborazione Giulia Sabella

Il servizio di Bertazzoni è stato girato vicino a Malaya Rohan, dove per giorni si è combattuto una violenta battaglia: la strada principale fa impressione tanto è deserta, ma nel paese oltre ai cadaveri delle persone uccise si incontrano le donne appena uscite dagli scantinati.

Al giornalista raccontano delle bombe cadute vicino alle case, in una zona dove non c'erano militari o altri obiettivi strategici. A Report le persone riportano anche casi di violenza.

Mariupol è oggi in mano ai russi: dentro la città non c'è elettricità né gas, le persone non hanno cibo per i bambini, mancano le medicine, le persone iniziano ad attaccarsi per il cibo – così racconta un testimone a Bertazzoni.

Le persone non riescono a fuggire da Mariupol, l'esercito russo non fa uscire molti bus dalla città: chi può, scappa nella città i Zaporizhzhia dove questi profughi sono accolti in strutture di accoglienza. Le persone che arrivano hanno bisogno anche di un supporto psicologico, oltre che di cure e cibo, ma la guerra è a soli 200km da questa città, e così i profughi verranno spostati successivamente verso l'Europa.

Scappare da Mariupol non è un'impresa facile: Bertazzoni ha raccolto la testimonianza di un profugo che raccontava le violenze subite dalle milizie filorusse del Donbass nei confronti dei civili “Mariupol era la mia città, ora è un cumulo di macerie e morti.”

Sarà difficile per chi è fuggito, tornare a Mariupol: la maggior parte degli edifici sono distrutti, le immagini dal cielo mostrano le tante, troppe fosse comuni.

LA GRANDE IPOCRISIA – Kremlin kids

di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella e di Lidia Galeazzo, Eva Georganopolou, Ilaria Proietti
Ricerche di Alessia Pelagaggi

Le sanzioni dovevano colpire le fortune degli oligarchi ma l'occidente non ha considerato i meccanismi, le scatole cinesi, l’offshore, gli studi legali, che consentono ai ricchi del pianeta di nascondere i loro beni con società fantasma e prestanome. L'Europa ha tollerato paesi come Malta e Cipro, specializzati per attirare beni dalla provenienza sconosciuta e gli oligarchi ne hanno approfittato subito.

Gli oligarchi hanno trovato una ciambella di salvataggio dei loro beni col contributo della stessa Europa: una fonte della Evraz, il gruppo russo che fa riferimento ad Abramovich, ha raccontato a Report dell'importanza strategica di Cipro e Malta. I russi vengono qui a creare società di comodo e intestarle a prestanome: basta pagare le cifre giuste per nascondere i segreti degli oligarchi russi.

In questa storia è coinvolto anche il presidente cipriota Anastasiades, che era a capo di uno studio legale rimasto invischiato nella passaportopoli cipriota, che oggi ha affidato lo studio alle figlie.

L’inchiesta ha portato poi all’uscita una lista di oligarchi russi che sono passati per gli studi legali ciprioti, piena di omissis senza i nomi delle persone, ma Report è riuscita a venire in possesso della lista completa con tutti i nomi: tra questi anche Usmanov, molto vicino a Putin, ex direttore di Gazprom, per 14 anni direttore generale della Gazprom, ha investito in Facebook e Ali Baba. Il suo aereo personale è un Airbus che nemmeno sta nel suo hangar in Costa Smeralda, dove ha investito molti dei suoi soldi.

Questa è la grande ipocrisia delle sanzioni: di fatto sono solo azioni di facciata che poco possono intaccare delle fortune degli oligarchi russi.

Sono ricchezze che una volta erano pubbliche, della vecchia Unione Sovietica di cui questi personaggi hanno messe le mani, anche per i contatti col potere politico e coi vecchi servizi segreti.

Nel cerchio magico di Putin troviamo Sechin, nominato commendatore al merito nel 2017, è un collaboratore stretto del presidente russo: Di Maio ha premiato diversi oligarchi, anche a pochi giorni dall'invasione dell'Ucraina.

Ma è successo lo stesso anche col governo Renzi, con l'oligarca Usmanov, il portavoce di Putin Peskov è stato premiato col governo Gentiloni.

Erano oligarchi che si occupavano di gas e petrolio o di banche: è una cosa vergognosa che l'Italia abbia dato onorificenze a questi personaggi, che potrebbero finire alla sbarra per crimini di guerra.

Usmanov nella sua villa in Costa Smeralda aveva iniziato dei lavori, ma con la guerra i contratti sono saltati: gli oligarchi portano soldi, per questo sono ben accolti dai sindaci del luogo, “ben vengano i vari Usmanov” dicono.

Dopo gli arabi, i russi, ora chi arriverà a colonizzare l'isola, i cinesi? Oggi i beni di Usmanov, cittadino onorario di Arzachena, sono congelati ma il sindaco lo considera un mecenate, per le donazioni fatte: durante la pandemia aveva donato 500mila euro. Le sanzioni non hanno cambiato il giudizio del sindaco di Arzachena, che rimane un filantropo per i soldi che ha portato.

Ma ha dato lustro alla città o ha solo portato soldi per abbellire le sue ville?

Dietro Usmanov c'è una società offshore, con altre holding nel Belize: nessuno di quelli che ha preso soldi da Usmanov si è mai fatto problemi chiedendosi da dove arrivano i suoi soldi.

Oggi le sanzioni stanno bloccando l'indotto in Costa Smeralda, perché le attività di ricreazione si bloccano: un problema per i gestori delle discoteche sull’isola.

Usmanov oltre alla passione per la Costa Smeralda, aveva investito anche nella catena di pizzerie di Briatore a Roma: la società di Briatore, Crazy Pizza, è divisa tra soci a livello internazionale, tutti in paesi offshore: nella società si ritrovano i due finanzieri D'Avanzo e Cerchione, che Report aveva già incontrato nel passato, in una inchiesta sui veri proprietari del Milan.

Oggi sono soci di Briatore in Crazy Pizza, poi c'è un iraniano che vive a Montecarlo, Moshiri, uomo di riferimento di un oligarca russo, cioè Usmanov.

E, scavando in questi investitori, si trova anche un arabo, che di solito non investono assieme agli iraniani: “Briatore dovrebbe prendere il nobel della pace” è il commento dell'esperto di riciclaggio Bellavia. A dicembre entra un altro socio, schermato da una fiduciaria: si tratta del nuovo editore de l'Espresso, Iervolino.

Tutte operazioni fatte prima delle sanzioni: Report ha scritto ai soci di Crazy Pizza, i quali negano che Usmanov sia tra i soldi della società.

Usmanov è sanzionato perché si ritiene che con le sue ricchezze abbia contribuito alla guerra in Ucraina: è un investitore che ha messo soldi in tanti paesi in Europa, ma ha interessi anche a Cipro dove, con una società sull'isola, si può prendere il passaporto europeo.

In mano ai russi c'è anche l'aeroporto civile di Grosseto, che è ospitato dentro un aeroporto militare, quello del 4o stormo dell’Aeronautica militare, da cui decollano gli Eurofighter per la ricognizione del nostro spazio aereo.

Si tratta di un aeroporto strategico, è posseduto dalla Seam, una società mista pubblico-privata: il privato ILCA SRL ha il 35% e nomina il presidente del CDA, la regione ha il 7% delle quote mentre la provincia il 25%. Chi è il proprietario di ILCA?

Il presidente della provincia di Grosseto nell’intervista a Report, ammette di non conoscerne il nome, è una società che fa capo ad altre società, al cui capo c’è Aeon: in realtà il vero proprietario non è Aeon, ma la Plutoworld che ha sede a Nicosia.

il proprietario è il russo Roman Trotsenko che proprio per questa acquisizione ha preso dal nostro ambasciatore l’onorificenza dell’Ordine della Stella d’Italia. Ma forse l’ambasciata italiana doveva premiare qualcun altro.

A Nicosia si trova l’AD della società Plutoworld che possiede l’aeroporto tramite la Ilca SRL, l’armeno cipriota Aristakesyan: la società Plutoworld è intestata a Roman Trotsenko oppure alla moglie? Sono informazioni che l’amministratore non è autorizzato a dare. Alla fine Report ha scoperto che la quota di maggioranza dell’aeroporto è intestata alla moglie Sofia Trotsenko che si occupa di arte contemporanea e musei.

Il nome di Roman era presente sulle carte solo tra il 2014 e il 2015, nei mesi dell’invasione della Crimea, prima delle sanzioni: forse intestarlo alla moglie è un modo per salvare le quote dalle sanzioni.

A Grosseto ha investito anche Lupo Rattazzi, che è vicepresidente del CDA: a Report racconta del suo stupore nell'apprendere della vendita delle quote da parte del presidente della provincia ad un cittadino straniero, extracomunitario, ovvero Trotsenko.

Roman Trotsenko controlla diversi aeroporti in Russia: non è stato inserito nell'elenco delle sanzioni, ma è considerato vicino a Putin.

Oggi Trotsenko è considerato ancora un benefattore dal sindaco della città di Grosseto e in effetti anche lui è stato beneficiario di una onorificenza dall'Italia.

Come mai la provincia di Grosseto ha venduto un assett strategico ad un oligarca russo (nonostante le quote siano della moglie)?

Lo scandalo dei passaporti d'oro a Cipro è finito nel 2020, quando nell'isola è stata istituita una commissione di inchiesta, che ha indagato anche sullo studio legale del presidente, Anastasiades.

I paperoni russi si sono spostati a Cipro nel 2003, quando Putin aveva iniziato a colpire gli oligarchi russi a lui ostili: si sono spostati nell'isola che è piena di studi dove creare società per coprire i propri beni.

Sull'isola c'è la sede legale la società di Usmanov, ma qui sono stati trovati i conti correnti dell’ex capo della campagna pubblicitaria di Trump Paul Manafort, coinvolto nel Russiagate. Wilmor Ross segretario al commercio dell’amministrazione Trump aveva quote nella banca di Cipro, un istituto noto per le misure di antiriciclaggio molto lasche e di cui era azionista anche il magnate russo Vekselberg vicino a Putin. Ma qui troviamo anche gli oligarchi ucraini amici di Zelenski: anche il presidente ucraino ha una società a Cipro con cui detiene una villa da 4 milioni acquistata in Versilia. Il governo cipriota ha concesso quasi 8000 passaporti europei a investitori stranieri, cinesi, russi, ucraini, dietro cui si nascondono parecchie ombre.

La commissione di indagine sui passaporti è stata gestita dall'ex presidente della Corte Costituzionale Nicolatos: al giornalista di Report ha raccontato di averne revocate almeno il 53%, ma aggiunge anche quanto non sia facile revocare tutte le nazionalità concesse illegalmente, che nei passaporti analizzati erano presenti anche posizioni criminali e che alla fine l’inchiesta si fosse chiusa puntando il dito anche contro lo studio legale del presidente Anastasiades.

Davanti la commissione di indagine il presidente si era difeso spiegando di non aver più un ruolo nello studio, dove però lavorano le sue figlie.

Anche il revisore generale di Cipro ha voluto indagare sullo scandalo dei passaporti ma ha trovato parecchi ostacoli: il portavoce dell’ufficio del Revisore, Marios Petrides, racconta di una nota del ministero degli Interni, che diceva che ci potevano essere alcune questioni legate al riciclaggio di denaro, candidati di alto profilo a rischio, frode, evasione fiscale e così via.

Al revisore generale sono arrivate pressioni e minacce per questo lavoro di controllo, sui giornali è uscita la notizia che il governo stava pensando di licenziare il Revisore Generale dalle sue funzioni.

Quando il lavoro è stato terminato, la commissione Nicolatos ha dovuto cancellare i nomi degli imprenditori coinvolti: dentro c’erano molti russi con molti soldi – ricorda oggi Nicolatos.

Report ha ottenuto a Londra una copia della relazione senza la censura dei nomi, dalle mani di un collaboratore di uno stesso oligarca (che voleva verificare la sua reputazione dopo lo scandalo). Nella lista sono presenti i due soci di Abramovich, come anche un ex parlamentare della Duma.

Grazie ai passaporti europei, ai trust, gli oligarchi russi non hanno perso alcun soldo dal 2013 racconta a Report la fonte di Evraz.

Saprà Cipro applicare alla lettera le sanzioni contro la Russia, oppure avrà con questo paese un atteggiamento più accomodante?

I figli del Cremlino

A marzo Putin ha lanciato una fatwa contro i suoi dissidenti, tacendo sui suoi, che sono passati per Londra, ad esempio, per portare in Europa i loro soldi e riciclarli.

Il sistema di riciclaggio, che consente di eludere i controlli, in Europa, anche contro le fortune di quello che oggi è consentito il nuovo Hitler.

Il sistema finanziario occidentale sta aiutando gli oligarchi russi a nascondere i loro beni: la caccia al tesoro è iniziata a Londra, dove hanno investito in ville, quotidiani, squadre di calcio.

Ci sono poi i Kremlin Kids: i figli degli oligarchi sono dei prestanome in società per conto dei genitori e proteggerli dalle sanzioni.

È uno schema simile a quello della mafia: le relazioni in questo sistema sono di tipo familiare, anche i matrimoni sono importanti e pensati per proteggere le fortune di queste famiglie.

La Repubblica Serba è legata ai Russi, sin dai tempi del bombardamento di Belgrado: l'adesione all'Europa è bloccata da questo rapporto e dalla dipendenza dalla Serbia del gas russo. In Serbia ha vinto un governo di destra, col presidente Vucic e in Parlamento sono entrate forze di estrema destra.

La scheda del servizio: POLVERIERA BALCANI

Di Walter Molino 
Collaborazione Federico Marconi

La Serbia, racconta il servizio di Report, sta un po' in Europa e un po' con la Russia.

Anche qui troviamo partiti filo russi, nazionalisti che fanno grande uso di simboli religiosi (come anche la Lega di Salvini), come il partito Dveri il cui leader Bosko Obradovic su questa vicenda ha idee molto dirette: “Crediamo che la Nato dovrebbe pagare i danni di guerra alla Serbia per tutto quello che è stato fatto nel 1999 durante i bombardamenti”.

Alle passate elezioni il partito di Vucic ha preso il 59% dei voti, non sanciti da alcuna commissione indipendente ma direttamente dal suo partito.

Il partito di Vucic controlla le elezioni, controlla la stampa, l'informazione e la televisione: la TV di Stato Serba è stata bombardata dalla Nato, dove sono morte 17 persone.

Vucic si comporta peggio di Milosevic, eppure è accettato dall'Europa, forse finché i suoi interessi non collideranno con quelli dell'Europa o degli Stati Uniti.

La guerra in Ucraina potrebbe fare da scintilla alle tensioni etniche in Serbia e in Bosnia, tra ortodossi e musulmani.

La Russia, sfruttando l'assenza dell'Europa nei Balcani, ha tutto l'interesse a destabilizzare questa regione, radicalizzando gli scontri tra le etnie (come quella del leader secessionista della Repubblica Srpska Mirolad Dodik, spalleggiato da Putin) in uno scontro vicino alle nostre frontiere.

L'Europa deve essere pronta ad affrontare queste tensioni prima che sia troppo tardi, per non ritrovarci ad una nuova guerra nei Balcani, come successo a partire dal 1991.

08 marzo 2022

Presadiretta – una catastrofe umanitaria

Dodici giorni di guerra e siamo già alla catastrofe, i profughi sono già 1 milione e mezzo secondo l'agenzia per i rifugiati dell'Onu e potrebbero arrivare a 6 milioni: per questo va fermata la guerra! - Con questo grido d'allarme si è aperta la scorsa puntata di Presadiretta, il secondo speciale sulla guerra in Ucraina che ha imposto un doveroso cambio degli argomenti delle puntate (la scorsa settimana si sarebbe dovuto parla di cambiamenti climatici).

Ma è l'agenda del mondo ed europea che è stata sconvolta da questa guerra che fa strage di civili, alimenta i sovranismi e genera bugie per la propaganda.

Una propaganda che invade i social, da entrambi i lati, quello del presidente ucraino che ha indossato la divisa per difendere il suo paese e quello di Putin, coi gruppi telegram filo russi che parlano di liberazione del paese dai nazisti.

I russi mandano video dove si parla di liberazione, sostegno, con soldati che aiutano la popolazione civile, ma ci sono anche video di città colpite dalle bombe, sulle case, non su obiettivi militari.

Oggi Putin sta ammassando le truppe in vista dell'assalto a Kiev, i servizi occidentali ha notato un cambiamento nella strategia russa con l'aumento dei bombardamenti a diverse città nell'est del paese, assediate, ma nei giorni scorsi si è combattuto anche nei pressi di una centrale nucleare, risvegliando i timori di una guerra nucleare.

Mariupol è la città simbolo di questa guerra: la popolazione è assediata e bombardata da giorni, il corridoio umanitaria è saltato per per le bombe russe che non risparmia nessuno.
Il numero dei profughi è destinato a salire, nel frattempo molti paesi come l'Italia hanno fornito di armi l'Ucraina facendo crescere la tensione della Russia con questi.

Per fermare la guerra l'unica strada è la diplomazia al momento però senza risultati: Elena Stramentinoli in collegamento, ha raccontato dell'opposizione della Russia a qualsiasi compromesso, ma la novità è la Cina che è pronta a trattare e c'è solo da sperare per nuovi spiragli nei prossimi giorni.

L'assedio di Kiev

Presso la stazione di Kiev si è ammassata una folla, persone che scappano in cerca di un posto sicuro: non c'è spazio per tutti sui treni, la maggior parte rimane a terra – ha raccontato il servizio di Andrea Sceresini. Qualsiasi posto è meglio che rimanere in città, anche portandosi dietro bambini piccoli e anziani, alcuni dei quali tanti anni fa avevano conosciuto l'altra guerra, quella di Hitler.

Ci sono però anche persone che hanno deciso di rimanere in città, per fermare l'esercito russo con posti di blocco, con autobus messi di traverso: le persone sono pronte a combattere con ogni mezzo, si scavano trincee e si posano sacchi per proteggere queste persone.

MA i sacchi non hanno protetto l'ospedale pediatrico colpito dalle bombe: i bambini non possono essere spostati e così, per proteggerli, li hanno spostati nelle cantine, in condizioni difficili sia per i bambini che per i genitori.

“Vorremmo che la guerra finisse per aiutarli tutti quanti” raccontano i medici al giornalista: qui lavorano come fossero una struttura di emergenza, nell'ospedale sono presenti anche persone ferite dalla guerra, ma nonostante l'impegno non potranno curare a lungo questi piccoli ospiti.

Va fermata la guerra, va fermata la Russia – conclude un altro medico.

Fermare Putin

Cosa passa per la testa di Putin? Iacona l'ha chiesto ad Ezio Mauro, che l'aveva intervistato anni fa, dove aveva affermato che le sue truppe non avrebbero mai oltrepassato la frontiera.

“Putin teme che il peso storico della Russia non venga riconosciuto dall'Europa e dagli Stati Uniti, che oggi vogliono creare un bipolarismo con la Cina”: secondo l'ex direttore di Repubblica quella di Putin è una missione, riportare ai vecchi fasti il suo paese, non più relegata a potenza regionale.
Le guerre umanitarie fatte dagli Stati Uniti hanno creato un alibi per Putin? - ha chiesto Iacona. In Putin c'è l'arroganza imperialista, uscire dai diritti con la forza e poi c'è l'insicurezza che altri paesi vogliano entrare nella Nato, sotto casa.
C'è anche, aggiungeva Iacona, il timore di una crisi in casa sua, per l'insofferenza della popolazione (per le sanzioni, per la situazione economica in Russia) di fronte al fallimento del blitz.

Cosa succede in Russia

Quanti sono gli arresti in Russia? Siamo arrivati a più di 13 mila, venerdì è entrata in vigore una legge bavaglio che impedisce ai giornalisti di parlare di quello che succede in Russia, sono state chiuse radio e televisioni, Facebook e Twitter, Putin ha deciso la disconnessione del paese, verrà creata una rete chiusa.

Chi se lo può permettere sta scappando, le persone temono che a breve sarà impossibile uscire dal paese. Elena Stramentinoli ha intervistato la giornalista Albats, corrispondente del NY Times: le autorità russe hanno proibito le parole guerra e attacco, all'improvviso ci siamo trovati dentro un paese chiuso, dietro una cortina di ferro.

Il consenso di Putin è ancora alto, ma non ci sono giornalisti indipendenti a confermarlo: la popolazione in maggior parte vive in piccoli villaggi e non ha a disposizione altri mezzi per informarsi.

Albats è rimasta perché fare giornalismo è il suo mestiere e perché questo è il suo paese: anche se la polizia dovesse venire ad arrestarla, non smetterà di dire che Putin è un dittatore che va fermato, se l'Europa non lo ferma pagherà un prezzo enorme.

E' tornata la cortina di ferro in Russia: in questo paese non esiste un'opinione pubblica libera che riesce ad informarsi in modo libero.

Commentava Ezio Mauro che Putin ha paura della democrazia, il suo modello è una autocrazia, un paese senza alcun diritto, senza controllo del potere da parte dei giornali, di una corte costituzionale. Putin insegue un sogno imperiale, riunendo Russia, Bielorussia e Ucraina, riconquistare il profilo di potenza dell'Unione Sovietica, quella capacità di influenza nel mondo, richiamandosi perfino allo zar Pietro il Grande.

Come si sta muovendo il mondo

Alle Nazioni Unite le sanzioni contro la Russia sono passate a maggioranza, solo 35 paesi hanno votato contro: un voto importante secondo l'ex vice ministro Mario Giro, significa che la comunità internazionale vuole la pace.

A sostenere la pace rimane la Siria, il Venezuela di Maduro, molte nazioni incerte hanno votato per le sanzioni, paesi come la Serbia e l'Egitto. A Mosca però il ministro Lavrov agitava lo spettro dell'atomica: non bisogna mai mettere spalle al muro una superpotenza, l'Europa deve avere un ruolo e non deve aizzare con le armi i nazionalismi – commenta Mario Giro.

Sappiamo che i nazionalismi sono una brutta bestia per l'Europa: non si aiuta l'Ucraina con le ami inviate, per non trasformarla in una nuova Aleppo.

Anche la Turchia, non ha applicato le sanzioni contro la Russia, questo paese potrebbe avere un ruolo importante nei negoziati, come anche India e Cina.

Tra questi, la Cina avrebbe la maggiore leva per agire, perché ha bisogno che la guerra finisca presto, per evitare che le colpe della guerra ricadano anche su questo paese che oggi sta pensando al suo progetto, la nuova via della seta.

Se la guerra va avanti, molti paesi potrebbero fidarsi meno di questo paese, la Cina, interrompendo la crescita economica e la sua influenza nel mondo.

Conclude il suo intervento Mario Giro: abbiamo perso anni, facendo finta di non vedere cosa fosse Putin (a cui abbiamo venduto armi, politico di riferimento per molti nostri politici) e facendo finta di non vedere il conflitto e le tensioni al confine tra Ucraina e Russia - “non bisogna mai mettere con le spalle al muro una superpotenza, forse siamo arrivati tardi, abbiamo sprecato trent’anni di pace, dopo l’89, credendo che tutto si risolveva col mercato. Questo è stato il grande errore, in fondo aver allargato la Nato fa parte di questa bulimia incrementale dell’Occidente che deve sempre mangiare mangiare allargarsi, il mercato, la globalizzazione. È un errore, bisognava prendere in considerazione le preoccupazioni di tutti, anche quelle che noi non condividiamo, questo è normale in un negoziate dove si parte da situazioni di diversità. Bisognava evitare negli anni novanta, sembra una storia vecchia ma in realtà è presente nell’animo della classe dirigente russa, di umiliare la Russia comprando tutto e pensando che soltanto il mercato avrebbe risolto i problemi. E bisognava fare politica. Non si è fatto politica.”

La Cina si spingerà a fare una mediazione tra la Russia e l'Ucraina? Userà questa guerra per un colpo di mano su Taiwan? Userà il tavolo della pace per crescere la sua egemonia nel mondo? La Cina ha bisogno della stabilità per continuare nella sua crescita: secondo Ezio Mauro andrà ai tavoli della pace solo se ci sarà una vera possibilità, altrimenti non si farà trascinare dentro.

Sulle condizioni imposte dalla Russia, ha commentato Ezio Mauro: Putin ora deve ottenere qualcosa, dai negoziati, ma le sue regole sono un diktat, chiede che siano applicate e scritte con la forza nella costituzione.

L'Ucraina potrebbe essere neutrale, ma lo stesso potrebbe entrare nell'Unione Europea, almeno per non bloccare le ambizioni degli ucraini che guardano ad ovest.

Ma l'annessione delle regioni filorusse dell’Ucraina sancirebbe la fine del diritto, perché stabilirebbe che con la forza si può ottenere tutto.

Questo sta spaventando i paesi vicini alla Russia come la Moldavia che ha fatto richiesta di aderire all'Europa: è un segnale anche alla gente di questo paese, come anche della Crimea e dell'Ucraina – spiega il primo ministro. Anche in questo paese c'è una regione separatista, la Transnistria, ma rimane un paese neutrale che oggi sta ospitando i rifugiati, avrebbe bisogno di corridoi umanitari per evitare una catastrofe umanitaria.

Nel paese si parla di sicurezza alimentare a rischio, se dovessero arrivare altri profughi, non avendo uno sbocco sul mare, importano tutto dalla Crimea.

La Moldavia è un paese povero, sta guardando all'Europa ma non fa parte della Nato e oggi ha paura di diventare la prossima preda delle ambizioni di Putin.

La Transnistria ha chiesto alle Nazioni Unite di essere riconosciuta come paese indipendente, come il Donbass in Ucraina: le persone temono di essere invasi, per questo sperano che la guerra si fermi adesso, coi negoziati.

Anche qui è arrivata la propaganda russa, anche usando i canali social, che parla degli ucraini come in Italia si parla degli immigrati dal sud del mondo (“gli ucraini pretendono la piscina”.. ricorda qualcosa?). L'Europa non arriva nella piccola Moldavia.

La strada delle armi

La strada delle armi è giusta? Ezio Mauro ha risposto che le due strade, armi e diplomazia non sono in contrasto, la trattativa è la strada principale ma le immagini dei feriti e dei morti civili sono un segnale importante.

I civili sono le vere vittime della guerra e vanno difese, con le armi dunque, secondo Mauro: la pace è stata messa in discussione dalla guerra, dobbiamo vedere l'evidenza di chi ha creato la guerra, c'è un aggressore e un aggredito.

Rispetto ai regimi dispotici dobbiamo mettere in campo la responsabilità nell'esercitare i nostri diritti, quello alla libertà, alla vita.

Costruttori di pace

Volontari ucraini, romeni, si sono ritrovati la scorsa settimana a Santa Sofia a Roma per portare aiuti umanitari in Ucraina: la strada degli aiuti passa per la Polonia che si deve attraversare per arrivare al confine con l'Ucraina, mentre in direzione opposta arrivano le persone in fuga verso la Polonia.

Sono donne, persone anziane, bambini che a casa hanno lasciati gli uomini i quali hanno scelto di rimanere per combattere: le famiglie che arrivano vengono accolte da volontari, anche studenti italiani, persone che non riescono a stare ferme, non riescono a star solo a guardare.

Centri commerciali, teatri, scuole, tutto è stato trasformato in un dormitorio per persone che hanno impiegato giorni per uscire dal loro paese.

I volontari delle ONG però vogliono ora alzare il discorso a livello politico: per anni la destra nazionalista polacca è stata finanziata dai russi, la destra che ha alzato barriere per fermare i migranti fuori dalla frontiera.

Questa guerra cambierà la politica di accoglienza sui migranti dell'Europa e della Polonia? La guerra è un business, ti dicono.

Tutte le organizzazioni stanno lanciando l'allarme – racconta Giulia Bosetti: il flusso dei migranti è destinato a salire, ora sono arrivate le persone che riuscivano a muoversi, domani arriveranno i malati, i disabili. Quello a cui stiamo assistendo è l'inizio di una catastrofe umanitaria, sono le parole usate dall'agenzia delle nazioni unite per i migranti.

Oggi i civili non possono scappare in sicurezza, i corridoi umanitari non sono protetti dalle armi, ucraini e russi si rimpallano le colpe.

In una guerra il prezzo più alto lo pagano i civili, diceva Gino Strada e questa guerra lo dimostra ancora una volta.

La promessa di corridoi umanitari verrà rispettata oggi? E i negoziati in corso porteranno a qualcosa?

L'ipocrisia sui migranti

Mentre i profughi ucraini sono accolti in Polonia e in Europa, molti migranti arrivano alla frontiera polacca dalla Bielorussia per essere respinti.

Persone che venivano dalla Siria, dal Curdistan, molti dei quali sepolti in tombe senza nome nella foresta alla frontiera in Bielorussia: sono i migranti usati come armi dal regime di Lukashenko contro l'Europa che aveva condannato il paese satellite di Russia dove succedono le stesse cose registrate nel Mediterraneo, con i respingimenti di donne e bambini.

La Polonia ha innalzato un muro per tenere fuori queste persone, provenienti dall'Iraq, dalla Siria: persone che cercavano una libertà in Europa e che invece hanno trovato solo sofferenza e odio.

Altri muri sono presenti in Turchia, in Serbia, in Ungheria: abbiamo abbattuto il muro di Berlino ma altri muri si sono innalzati per contenere i migranti che scappano dalle guerre. Sono questi i diritti che vogliamo oggi difendere, nella civile Europa?

Anche la Francia ha sospeso Schengen per i migranti tra Italia e Francia: persone che vogliono andare in Germania o in Italia, persone disposte a passare le montagne, al freddo, nella neve, portandosi dietro anche i bambini.

Alcuni hanno seguito la rotta balcanica, altri sono arrivati via mare dalla Puglia e ora sfidano la montagna, sfidano i gendarmi francesi con la loro caccia all'uomo, per i respingimenti in Italia.

È la legge europea, si giustificano, per l'accordo di Dublino: così, per passare la montagna, la gente muore.

Non ci sono persone più oppresse al mondo dei rifugiati” ha scritto in un messaggio alla giornalista di Presadiretta un migrante venuto dal Curdistan.

Anche tra Ventimiglia e la Francia c'è un altro muro alla frontiera che vale non per noi italiani ma per i migranti, persone che scappano dall'Afghanistan, dai talebani.

È impressionante lo sforzo dei paesi europei nel presidiare i confini con militari e forze dell'ordine, con respingimenti anche di minorenni, senza nemmeno porsi il problema se hanno diritto di asilo. Una vergogna nel cuore dell'Europa, non esistono profughi di serie A o serie B.

La guerra informatica

La guerra informatica ci riguarda molto da vicino: in questi giorni Anonymous ha portato avanti attacchi alla rete russa, mettendo in crisi diversi portali istituzionali. La cyberwar non è una guerra di serie B: sebbene non colpisca esseri umani, mette a rischio la rete elettrica di un paese, ospedali e in generale i servizi di un paese.

Presadiretta ha raccontato i casi della Colonial Pipeline, un azienda energetica americana colpita da un attacco ransomware lo scorso anno che ha pagato un riscatto per poterne uscire. L’unica arma sono le difese informatiche che i paesi devono rinforzare, per bloccare queste azioni criminali portate avanti da gruppi che dietro hanno dei paesi, si ipotizza la Russia, per colpire nazioni nemiche.

È successo in America ed è successo in Irlanda quando un attacco è stato colpito, nel pieno dell'emergenza covid, da un attacco informatico che ha cancellato le cartelle cliniche di migliaia di pazienti, le guerre informatiche sono guerre sporche non meno di quelle combattute con cannoni ed aerei.