Visualizzazione post con etichetta vaccino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vaccino. Mostra tutti i post

10 maggio 2022

Report – le spie russe in Italia

La missione Dalla Russia per amore del marzo 2020: come mai Putin chiamò il presidente Conte per offrire aiuto e uomini? Cosa centra questa telefonata col vaccino Sputnik?

Poi una storia di spionaggio che ci riporta ai tempi della guerra fredda e, nell'anteprima, l'attacco informatico che ha colpito diverse strutture sanitarie in Italia.

IL VIRUS DEL RISCATTO di Lucina Paternesi e Goffredo De Pascale

Il 3 dicembre 2021 i sistemi informatici dell'azienda sanitaria 6 in Veneto furono colpiti da un attacco hacker, bloccando i pc nei quattro ospedali, mandando in tilt le prenotazioni, le vaccinazioni, le visite.

Un attacco di cui nessuno vuole parlare perché ha messo a nudo una nostra fragilità che è stata raccontata a Report da un'infermiera ha scelto di raccontare questa storia ma solo in anonimo.

Gli hacker si sono infilati nei PC degli ospedali che si sono infettati da un virus informatico di tipo ransomware: gli hacker hanno minacciato di pubblicare i dati sensibili dei pazienti, se non si fosse pagato un riscatto.

Report ha preso visione di una chat che racconta di contatti da dentro l'ASL verso gli hacker, per decriptare i dati: si chiedevano 3 ml di euro per riavere i dati, ma dalla direzione dell'ULS smentiscono qualsiasi trattativa, mai autorizzata ufficialmente.

Per fermare le minacce serve avere un backup dei dati, ma non basta: dopo quello di dicembre ci sono stati altri attacchi ma la regione Veneto non ha mai pagato.

Finiscono online i dati di 9000 file, certificati medici, esiti di tamponi, numeri di telefoni dei pazienti oncologici: dati che potrebbero essere usati per impossessarsi di altre identità.

Il garante della privacy ha aperto una istruttoria per verificare se è stato fatto tutto il possibile per evitare il data breach: ci sono responsabilità da parte dell'azienda? C'erano computer vecchi, racconta la fonte di report: l'azienda zero in Veneto aveva il compito di aggiornare il parco informatico delle varie Usl venete, ma negli ospedali mancavano le basi minime per la sicurezza informatica ed è mancato il sostegno informatico da parte delle strutture regionali.
Nei due mesi successivi l'USL 6 ha speso quasi due milioni di euro, per recuperare i dati e aggiornare i sistemi.
La regione Veneto avrebbe dovuto controllare meglio la sicurezza informatica delle sue USL e, alla fine anche sanzionare sé stessa in caso di problemi: ora questo ruolo toccherà all'agenzia alla cypersecurity.

Analoghi attacchi sono avvenuti in Lombardia, in Campania e nel Lazio: attorno ai dati sanitari ci sono forti interessi.

DALLA RUSSIA CON AMORE di Danilo Procaccianti

Torniamo al marzo 2020, ai giorni in cui la val Seriana era al centro della pandemia, si stava preparando la zona rossa, i sindaci erano pronti a chiudere i comuni. Ma poi non avvenne nulla, né a Bergamo né negli altri comuni della zona.
Da lì a pochi giorni, anziché i militari italiani arrivarono i militari russi, per una missione di supporto, decisa dal presidente Putin e offerta al governo Conte: fu una missione completamente disinteressata oppure questa aveva altri scopi?

Il 22 marzo 2020 atterrano all'aeroporto Pratica di Mare 13 cargo russi da cui scendono uomini in tuta mimetica: uno schieramento che preoccupò l'allora capo di Stato Maggiore Vecciarelli.
I russi portarono 30 ventilatori difettosi, 500 mila mascherine e solo 27 medici: la missione alla fine costerà all'Italia 3 ml di euro, perché abbiamo pagato ai russi anche il carburante per gli aerei.
I camion russi si diressero poi verso Bergamo, all'epicentro mondiale della pandemia: ma a Bergamo nessuno era avvisato dei russi, nemmeno il sindaco Gori.
La missione si perfezionò con una telefonata tra Putin e Conte: era un momento di grande difficoltà per l'Italia – racconta l'ex presidente – che però non era a conoscenza degli aspetti attuativi della missione, “mi colpì che al centro dell'azione c'era la sanificazione..”

La sanificazione poteva essere fatta anche dai nostri militari e, come spiega il generale Vecciarelli, non ce n'era nemmeno bisogno: su questa missione oggi in tanti esprimono dubbi, da Gori a diversi esponenti politici, per l'atteggiamento dei russi.
Il professor Pellicciari ha aiutato Report a capire meglio la natura missione: in tutte le missioni miliari è sempre presente un esponente dei servizi, l'addetto militare Nemudrov, che era in contatto con l'esponente leghista Savoini, poi espulso dall'Italia a seguito della vicenda Biot.
Quella di Mosca era una missione di spionaggio, per arrivare alle basi di Ghedi a Brescia e di Amendola in Puglia? Volevano sanificare gli uffici pubblici, perché?
I militari, come Vecciarelli, hanno poi bloccato l'azione dei russi, che si muovevano in base di “accordi superiori”: accordi di cui Conte non era a conoscenza, così racconta oggi a Report.

Dalla Russia sono arrivati con amore e soprattutto con 104 militari: un'azione sanitaria di poco valore aggiunto (anziché gli uffici, sono stati bonificate le RSA), vedendo i numeri e quanto fatto (nemmeno Conte è stato in grado di valutare l'impatto).

Report ha scoperto che ha favorire l'azione dei russi in Italia è stata l'internazionale sovranista:per capire il vero ruolo della missione basta vedere chi fossero i partecipanti. In Italia è arrivato il generale Kikov, esperto in guerra batteriologica, il generale Bogomolov, che ha combattuto in Cecenia, numero due di un istituto discusso, come anche il colonnello Yumanov: gli ultimi due hanno lavorato in laboratori da cui sarebbe uscito il veleno con cui è stato avvelenato Navalny.
Abbiamo sottovalutato i rischi della missione? Il Copasir sta facendo altri approfondimenti, perché suona strano che l'elite russa dell'intelligence batteriologica volesse andare nelle RSA.

Nel team di aiuto dalla Russia era presente anche il nome di Natalia Pshenichnaya, vicedirettrice dell'Istituto centrale di ricerche epidemiologiche: mesi dopo pubblicherà un paper sulla situazione italiana con giudizi spietati sulle iniziative messe in atto dal nostro governo, “l’assistenza sanitaria del paese non era preparata .. le misure di controllo dell’infezione non sono state attuate e hanno portato alla diffusione del contagio tra gli operatori sanitari ”

La vicedirettrice da anche un valore politico alle sue ricerche: nel settembre 2020 scrive un testo in cui dice che il coronavirus ha determinato nuovi parametri per costruire l’ordine mondiale.

È come se mostrasse il vero volto dell’operazione “Dalla Russia con amore”, è come se l’Italia venisse usata come cavallo di Troia per sbirciare dal buco della serratura per capire cosa stava veramente accadendo nei paesi occidentali, ma doveva anche servire alla Russia per arrivare prima nella corsa ai vaccini, una corsa in cui tutte le potenze mondiali si stavano confrontando.

Chi fosse arrivato per primo ad un vaccino avrebbe avuto un vantaggio strategico, specie se questo vaccino lo controllava – spiega ancora Igor Pellicciari, direttamente dalla produzione: “arrivare ad un vaccino per primi, in un contesto in cui lo controlla un’azienda farmaceutica che deve fare marginalità per sua stessa missione è diverso rispetto al potere geopolitico di un vaccino di Stato, uno Stato decide a chi darlo, per guadagnarci geopoliticamente.”

L’importanza del vaccino russo come strumento geopolitico sembrerebbe confermata dai documenti segreti del Dossier Center di Londra: si legge di un piano del braccio destro di Putin Kostantin Malofeev, dove nel marzo 2021 si prevedeva la creazione di una rete occulta nota come Altintern, alla quale dovevano aderire politici stranieri e dove il vaccino Sputnik doveva essere la strada per ripristinare i rapporti con i partiti euroscettici col fine di contrastare la politica sanzionatoria di Bruxelles.
Altintern era lo strumento per formare questa rete e al suo interno troviamo i partiti di Salvini, della Le Pen e l'AFD austriaco.

Esiste una lettera inviata al deputato della Duma russa Roman Babayan, vicino a Vladimir Putin, dal collega tedesco Ulrich Oeme, all’epoca membro del Bundestag per la formazione di estrema destra Alternative für Deutschland (Afd), che sosteneva di averne parlato con il leghista Paolo Grimoldi, parlamentare della Lega di Salvini. Era il 20 marzo 2020 e il 21 Putin chiama il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Paolo Grimoldi si vantò poi sui social dell'arrivo della missione russa, con l'arrivo dei militari di Putin: oggi Grimoldi racconta che ha agito solo in nome dell'interesse del suo paese, l'Italia si spera.

Cos'è questa rete occulta Altinern? Si tratta di una rete, ispirata e finanziata dall'oligarca Malofeev, a cui avrebbero aderito i partiti sovranisti in Europa, che aveva come fine la veicolazione del vaccino russo per portare avanti l'egemonia russa.

Per fabbricare il vaccino serviva il virus, che in Italia è stato accertato per la prima volta a fine gennaio, col caso dei due cinesi portati all'istituto Spallanzani.
Allo Spallanzani aveva il virus, ma per arrivare al vaccino serviva metterlo in cultura: il giornalista di Domani Casadio ha scritto su Domani su questa storia, i russi erano andati a Bergamo al fine di mettere le mani sul vaccino “vivo”, prendendolo dai malati.

C'è la concreta possibilità che alcuni campioni del virus i medici russi se li siano presi dagli italiani, usando dei tamponi che avevano e che davano risultati in poche ore (e poi analizzati nei loro laboratori mobili, su cui gli italiani erano tenuti lontani).

In quel marzo 2020 in Russia avevano difficoltà a mettere le mani su vaccini in cultura: poi ad agosto 2020 arriva il vaccino Sputnik. In una intervista dell'aprile 2021, il direttore dell'istituto Gamaleya (dove è stato fabbricato il vaccino russo) ammette a Report di aver ricevuto il virus da un turista arrivato a Mosca dall'Italia e che era risultato positivo. Suona molto strano, visto che si parla di un caso del febbraio 2020: era un vero paziente russo in arrivo dall'Italia, oppure si tratta dei campioni presi dalla missione in Italia?
Il primo vaccino al mondo, lo Sputnik, è frutto della missione militare-sanitaria in Italia?

La velocità con cui i russi hanno prodotto il loro vaccino ha sorpreso tutti gli enti di controllo nella comunità scientifica, che non hanno avuto accesso ai dati grezzi della sperimentazione russa.
Nell'articolo uscito su Lancet si parlava di una sperimentazione di 38 casi e in un successivo articolo del 2021 si parla di scarsi effetti collaterali, mai comunicati.
Torniamo all’istituto Spallanzani: nella primavera del 2021 il DG Vaia pubblica un articolo favorevole al vaccino russo: successivamente l'assessore alla sanità nel Lazio e lo stesso Vaia firmano un accordo con l'istituto Gamaleya, senza passare per il ministero della salute, per arrivare ad un protocollo comune e condividere i dati sulla sperimentazione sul virus.
Il 20 gennaio 2022 gli scienziati dello Spallanzani e del Gamaleya pubblicano un loro report sugli effetti dello Sputnik, confrontando i dati con persone vaccinate con Pfizer ma sei mesi prima (e che dunque avevano valori di anticorpi più bassi).

C'è anche un altro punto poco chiaro di questa vicenda: Vaia chiese allo Spallanzani di controllare delle fiale di Sputnik provenienti da San Marino, per verificare la capacità replicativa del virus dentro il campione.

I campioni del virus sono arrivati ai russi dallo Spallanzani grazie ad un contratto firmato nel marzo 2020, dall'allora DG dell'istituto Ippolito: l'accordo con l'istituto russo Vector controllato dal governo russo, prevedeva delle royalties nel caso si fosse arrivato ad un vaccino, ma all'istituto non è arrivato nulla.

Il cimitero delle spie - SPY GAME Di Daniele Autieri

A seguito dell’arresto dell’ufficiale vengono espulsi due funzionari dell’ambasciata russa, l’addetto militare Nemudrov (che aveva avuto un ruolo anche nella missione a Bergamo) e il colonnello Dimitri Ostroukhov, un altro diplomatico proveniente dal GRU, il servizio segreto militare. Secondo i nostri servizi di intelligence erano entrambi impegnati a cercare prove di intesa tra la Nato e il presidente ucraino Zelenski.

Nemudrov guidava la task force a Bergamo, aveva rapporti con esponenti politici in italia, era in contatto con Savoini (uomo di Salvini coinvolto nell'inchiesta sul caso Metropol): l'espulsione di due spie, nei panni di diplomatici, è stata fatta come azione concordata con altri paesi europei, ha poi spiegato in conferenza stampa Draghi.

In totale sono stati in 30 i diplomatici espulsi: erano in cerca di attività della Nato nell'est Europa e in Ucraina, questa è stato l'anticipazione della guerra in Ucraina scoppiata poi a febbraio 2022.

Le carte dentro la scheda SD sono documenti che non sono stati consultati né dal giudice né dai difensori di Biot: significa che c'è un segreto di Stato su questi atti? Ma la presidenza del Consiglio non è stata interpellata su questo caso.
Esistono delle immagini di Biot mentre fotografa dei documenti nel suo ufficio. Ma anche qui non esiste un provvedimento dell'autorità giudiziaria: era un'indagine dei nostri servizi – lascia intendere il servizio di Report, era l'AISE che avrebbe fatto le registrazioni, erano dietro gli addetti militari russi per coprire una “dispersione delle informazioni”.

L'inchiesta di Report termina al cimitero di Brazzano, al confine con la Slovenia: qui sono seppelliti 111 soldati russi morti nel corso della prima guerra modiale.

Questo luogo è stato visitato proprio dai due diplomatici Nemudrov e Ostroukhov, che erano interessati ai caduti russi e al lavoro dello storico di Cormons Panzera.

I servizi di intelligence hanno convocato Panzera per capire meglio il suo ruolo nella vicenda Biot e con i due diplomatici russi.

Panzera ha raccolto una confidenza interessante: il caso Biot è scoppiato su input politico, casi come questi nel passato si sarebbero risolti senza troppo clamore, in silenzio. Si è voluto invece creare il caso per rassicurare l'alleato americano.

03 gennaio 2021

Buon anno

Buon anno. A quanti invocano il diritto a lavorare, ad infrangere le regole del governo, contro questa dittatura sanitaria.

Che poi sono gli stessi della mano dura contro chi occupa le case (e spesso ci sono storie di disperazione), contro chi sciopera, contro i migranti (noi chiusi in casa e loro a spasso).

Viva la libertà, ma solo per noi.

E gli altri? Che si arrangino, perché non possono ammalarsi perché non c'è il vaccino influenzale (e le mascherine hanno ridotto l'incidenza dell'influenza fino ad oggi), perché i medici ai primi sintomi ti dicono di stare a casa, perché visite nel privato forse le trovi, ma nel pubblico no.

L'anno è iniziato da tre giorni e siamo già a regime: la crisi di governo, le polemiche per le poche vaccinazioni, le scuole che non possono riaprire, le slide di Renzi (che non si dimentica delle priorità, le aziende farmaceutiche, il ponte e la TAV).

Per aprire le scuole serve scaglionare gli ingressi e potenziare il trasporto pubblico. Per vaccinare in fretta gli italiani servono le dose e il personale medico in ospedali e nelle strutture (qui in Lombardia l'assessore Gallera ci dice che sono in vacanza, vedremo la prossima settimana): molto meglio occuparsi delle polemiche e dei retroscena politici.

02 dicembre 2020

Tifosi da stadio

L'eccellenza della risposta italiana al covid.

E l'eccellenza della sanità lombarda.

La difesa dei valori tradizionali: il presepe, lo shopping natalizio, la messa di mezzanotte. Il cenone di Natale.

Perché siamo un paese di virologi, commissari tecnici, esperti in emergenze e nazionali di sci. E fedeli cristiani del dio consumismo.

Berlusconi è uno statista (e beh, rispetto agli altri esponenti della nostra destra).

Il vaccino arriverà entro fine anno, anzi, entro gennaio (diamo per scontato che Ema e FDA diano ok ai vaccini oggi in sperimentazione avanzata).

La patrimoniale non va bene perché sono nuove tasse e poi colpirebbe il ceto medio.

Questa una raccolta di tutte le sciocchezze sentite in questi giorni.

Sciocchezze rifilate a noi, nonostante le migliaia di morti, le sofferenze, nonostante non tutti abbiano la memoria del pesce rosso.

Lunedì sera Report raccontava della fallimentare esperienza di Alitalia sotto la gestione degli arabi e, toh, chi si vede da Floris? Proprio Montezemolo.

Cos'altro deve succedere perché la si smetta di prendere in giro le persone?

Il problema non sono gli incompetenti al governo, non solo certamente.

Sono anche i troppi tifosi nel mondo dell'informazione che portano avanti messaggi di altri (le famose buche delle lettere), su sanità pubblica, lotta alle disuguaglianze, sulla patrimoniale.

26 novembre 2020

Il vaccino che verrà

Una delle raccomandazioni (si, proprio così, raccomandazioni) della FDA per dare l'autorizzazione al vaccino della Pfizer riguarda il suo tracciamento, ovvero mettere in piedi un meccanismo di controllo del vaccino, per capire se e quali effetti collaterali può causare.

Un database che tracci i nomi delle persone a cui è stato somministrato, il suo stato di salute prima e dopo.

Lo stesso dovrebbe fare l'equivalente l'ente europeo: in Italia significa mettere in piedi quel meccanismo di tracciatura che è saltato con la seconda ondata, che non ha funzionato con Immuni.

Significa dare come ulteriore compito di monitoraggio alle persone che fino ad oggi han litigato sulle competenze, sulle zone rosse, sui vaccini che non ci sono...

17 novembre 2020

Report – la guerra per il vaccino

La riapertura delle discoteche in Sardegna

Report torna sull'inchiesta di lunedì scorso, sulle riaperture delle discoteche: Solinas e il consiglio regionale hanno riaperto a seguito di un atto del comitato tecnico scientifico.

Peccato che questo atto non sia mai emerso, né i consiglieri di minoranza né quelli di maggioranza lo avevano letto, tutti ne avevano sentito parlare e basta.

É stato il governo ad averle chiuse, le discoteche, dopo ferragosto: racconta Angelo Cocciu di FI che ai consiglieri regionali sono arrivate pressioni dai gestori durante il consiglio del 9 agosto.

I contagi stavano salendo, ma erano ancora pochi – racconta Cocciu: hanno fatto una scommessa, aprire per pochi giorni per non penalizzare i gestori che, se avessero chiuso, avrebbero dovuto pagare penali salate agli agenti dei vip e dei dee jay.

Certo, poi Report ha scoperto che certe discoteche sarde hanno dietro una catena di comando che va nei paesi offshore.

Il consigliere Cocciu è stato lapidato a parole per aver detto la verità.

E la relazione del CTS sardo forse nemmeno esiste: Solinas avrebbe basato la sua decisione su un parere che non esiste, “i pareri sono dati in forma orale” ha risposto al consigliere Zedda la segreteria della presidenza regionale.

Ma non è vero. I pareri del CTS sono in forma scritta ed esprimono preoccupazione per le sagre e le feste regionali, ma poi la regione quelle sagre non le ha bloccate.

Ad agosto, il CTS sarebbe stato composto da due sole persone: la regione, racconta il consigliere Agus di minoranza, lo aveva concepito come un sistema di porte girevoli, si veniva consultati a seconda della convenienza del governo regionale.

Ma che parere ha dato il CTS sull'ordinanza dell'11 agosto?

La procura di Cagliari ha mandato gli ispettori in regione e ha acquisito la mail inviata da Vella, dove viene citato anche Sotgiu, l'altro membro del CTS, alla regione.

In questa mail, la posizione del CTS era contraria all'apertura – sono le parole dello stesso Vella sentito al telefono da Report.

Vella è stato dunque usato dalla maggioranza come foglia di fico, perché non volevano prendersi delle responsabilità.

Dunque la regione chi ha sentito per aprire le discoteche? La regione ci ha provato, racconta uno tecnici del CTS, ha sentito solo uno dei quattro che, forse, ha dato parere positivo.

Il presidente di IRBM – Mister Vaccino di Chiara De Luca

Chi è il presidente Di Lorenzo della IRBM, un centro di ricerca che lavora assieme ad Astra Zeneca per il vaccino?

Ex produttore televisivo, ha acquisito la IRBM dalla Merck, azienda farmaceutica: negli ultimi dieci anni ha fatto utili per 18ml di euro, la metà sono emolumenti per la famiglia.

Tutto nasce dalle ricerche fatte a Pomezia sulla proteina spike nel mondo dei primati, dove hanno fatto anche ricerca sull'Ebola: peccato però che i brevetti siano finiti in Svizzera.

IRBM ha avuto qualche aiutino nel passato: Merck ha lasciato in dote a Di Lorenzo dei composti chimici tutelati da un consorzio pubblico privato e a questo consorzio (dove IRBM è in maggioranza) dallo Stato sono arrivati 58ml.

Come sono stati spesi dal privato questi soldi? Di Lorenzo non ha mostrato alcun documento a Report e l'accesso agli atti è stato bloccato: lo Stato italiano ha finanziato il privato per fare quella ricerca che non poteva fare.

In Francia esistono collezioni di composti chimici, ma la loro tutela è dello Stato, non sono affidate a dei privati.

Così lo stato italiano vuole fare ricerca? Lesinare fondi al CRN e dare soldi, senza nemmeno poi concedere troppa trasparenza sui soldi?

Il CNR non avrebbe bisogno del socio privato, se non per le competenze “infrastrutturali”, cioè le sedi e le “facility” associate.

A IRBM, per la ricerca sul vaccino, sono arrivati soldi da Palazzo Chigi, dalla regione Lazio, dal Miur: Di Lorenzo è un personaggio vicino alla politica, da Zingaretti a Conte a Renzi, riceve finanziamenti dalla politica e poi finanzia la politica, come la Open di Renzi, come l'europarlamentare Giarrusso del M5s.

“Io finanzio i miei amici, chi mi pare” risponde Di Lorenzo.

Alla IRBM lavorano con Oxford da anni: a loro hanno portato in dote l'esperienza sulla ricerca sullo scimpanzé (a Pomezia avevano fatto ricerche sul raffreddore della scimmia), per la proteina spike usata per aggredire il virus.

Il governo inglese ha scelto però, per la produzione del virus, la multinazionale Astra Zeneca, cui è stato ceduto il brevetto del vaccino (a cui anche il governo italiano ha contribuito): potevamo fare noi scelte determinanti sulla produzione del vaccino, invece la produzione del vaccino la faranno gli inglesi.

Abbiamo preferito finanziare centri privati, per piccoli progetti, anziché grandi centri pubblici, come il CNR.

Poco lontano da Pomezia c'è la Reithera, anche qui avevano studiato il raffreddore dello scimpanzé, anche loro stanno sperimentando il vaccino italiano. Ma come racconterà l'inchiesta di Bellano, anche qui le strade portano fuori dall'Italia.

I segreti (e la guerra) del vaccino – di Emanuele Bellano (link)

Alla Reithera studiano l'adenovirus dei primati, usato oggi come un cavallo di Troia nel nostro organismo per trasportare il vaccino: la ricerca italiana era in anticipo sul mondo, tre dei ricercatori italiani di questo gruppo fondano una società Okairos, che poi ha venduto i brevetti ad una società svizzera Advent.

Nel 2017 le quote di Advent sono vendute a Di Lorenzo, ad un prezzo molto inferiore a quello di mercato. Accordi tra privati, si intuisce, accordi riservati.

Due dei ricercatori italiani di quel gruppo, Nicosia e Colloca, ora sono in concorrenza con IRBM e nella scorsa primavera hanno chiamato le istituzioni italiane per proporre una ricerca per un vaccino italiano.

Nicosia (che è professore della Federico II) ne parlò con Manfredi ex rettore e ora ministro della ricerca, che a sua volta ne hanno parlato col presidente Zingaretti e col ministro Speranza: da questo tavolo (con dentro persone che si conoscevano già) nasce il progetto di ricerca di Reithera con l'università Federico II.

La ricerca è iniziata ad agosto all'istituto Spallanzani di Roma: ma sarà un vaccino pubblico, dopo gli otto milioni ricevuto dallo Stato?

No, perché la Reithera è di proprietà di una società svizzera, Keires: a controllare la società c'è Colloca e anche membri della una società farmaceutica GSK.

Reithera, secondo l'accordo fatto col pubblico, potrebbe fare la fase due della sperimentazione, con qualunque azienda privata. E ora chi lo dice a Zingaretti?

Quel vaccino non è italiano: nemmeno una visura è stata fatta dalla regione Lazio prima di dare 5 ml di euro per questa ricerca.

Chi ha fatto la due diligence sulla Reithera? Il solito Arcuri, che parla solo di residenti stranieri, mentre alla visura fatta da Report risulta che siano presenti dirigenti di Glaxo.

Non solo, dopo la fase uno, Reithera può sganciarsi dall'accordo col pubblico.

Sui vaccini e sui brevetti si gioca la battaglia più importante: le aziende si muovono in segreto,i brevetti impediranno alle società di produrre i vaccini per tutti, si creeranno della discriminazioni nel mondo tra paesi ricchi e paesi poveri, su chi avrà il vaccino del coronavirus.

Oggi oltre 200 case farmaceutiche sono in gara coi loro brevetti, ogni paese stanno puntando sui suoi vaccini senza fare gioco di squadra, come ha fatto Trump con le aziende farmaceutiche americane finanziate con miliardi di dollari.

Il paese che per primo riuscirà a vaccinare per primo la sua nazione sarà il primo a ripartire: è un nazionalismo del vaccino, l'America ha prenotato più di 400ml di dosi di un prodotto che ancora non c'è, più della popolazione.

Gli stati spendono soldi pubblici per aziende private, per un vaccino che ancora non c'è: così sta facendo l'Unione Europea che ha firmato contratti con aziende private dove è il pubblico che si prende il rischio, nel caso il vaccino non dovesse arrivare o dovesse causare problemi alle persone.

L'Europa e la commissione europea, non si è dimostrata trasparente su questo: i contratti rimangono secretati e non sono consultabili nemmeno dagli europarlamentari.

Astra Zeneca (l'azienda del vaccino a cui ha contribuito anche Irbm) parla di un prezzo industriale, che da parte loro non ci sarà nessun guadagno: ma questo prezzo industriale rimarrà lo stesso nel tempo?

Magari Astra Zeneca a fine emergenza, potrà aumentare il prezzo del suo vaccino: ma chi stabilisce la fine dell'emergenza?

Il concetto di bene pubblico cozza col concetto del brevetto: l'uscita del presidente Von del Leyen “vaccino bene pubblico”, è sbagliata, racconta al giornalista di Report la lobbista delle aziende farmaceutiche, perché non parliamo di acqua o aria, ma di prodotti frutto di una ricerca. Ma è altrettanto vero che le aziende private, come Astra Zeneca, siano state finanziante coi nostri soldi.

La commissione ha secretato i contratti e anche i nomi dei negoziatori che li firmano: uno di questi è l'ex direttore dell'associazione delle case farmaceutiche a Bruxelles, in palese conflitto di interesse.

C'è poi un italiano tra questi negoziatori: è il dottor Ruocco, segretario del ministero della salute, ma i rapporti con Astra Zeneca li ha tenuto Ricciardi, consulente del ministero, con alle spalle molti rapporti con le case farmaceutiche.

Sarebbe terribile se col vaccino dovessimo assistere a delle discriminazioni tra paesi ricco e paesi poveri: la direttrice della commissione salute in Unione europea, Sandra Gallina, smentisce le voci per cui le aziende private vogliono accollare i rischi ai singoli paesi.

Ma ancora una volta è la lobbista a Bruxelles che spiega al giornalista come stanno le cose: sono previsti dei fondi di compensazione pubblici per gestire gli effetti collaterali che dovessero sorgere.


Le aziende private usano i brevetti come strumento per tutelare il loro lavoro, nonostante i finanziamenti ricevuti: Valerio Boselli, giornalista di Morningstar, racconta il caso di Biontech (la società associata Pfizer), che ha ricevuto un finanziamento da Cepi (oltre che dal governo tedesco), società finanziata da Gates: dopo il finanziamento il titolo dell'azienda è cresciuto del 200%.

Evidentemente il brevetto non da fastidio al filantropo Gates, i cui brevetti in Microsoft lo hanno reso ricco: ma in una pandemia mondiale non sarebbe meglio limitare l'uso dei brevetti per non bloccare la distribuzione dei vaccini?.

Il direttore del centro di ricerca di Oxford era contrario al brevetto, ma poi dopo che il governo ha messo i soldi sul tavolo, imponendo una partnership con una big pharma inglese come Astra Zeneca.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO

Bill a sentire la testimonianza avrebbe anche consigliato i ricercatori dell’Università pubblica di OXFORD. Alla fine la licenza di produrre in esclusiva è finita nelle mani di Astrazeneca. 

Ecco, mettere in discussione la logica del brevetto è come mettere in discussione l’uomo che ha costruito la sua fortuna su questa logica. Noi di Report abbiamo anche scoperto che una parte, circa 331 milioni di dollari nel 2019 Bill Gates li ha investiti proprio nel settore sanitario, una parte anche nelle società che stanno producendo il vaccino. E in particolare nell’agosto del 2019 ha sottoscritto azioni per un valore di 55 milioni di dollari in Biontech, la partner di Pfizer, quella che sta producendo il vaccino di cui tutti parlano in questo momento. 

Quelle azioni oggi sono diventate di un valore di 340 milioni di dollari. Denaro fresco che può trasferire attraverso la fondazione, all’OMS, al Cepi che deve sviluppare il vaccino, in Gavi, che è l’ente sovranazionale che deve divulgare il vaccino nei Paesi poveri del mondo. Ecco, può incidere in sostanza sulle campagne del vaccino, che è prodotto da quelle stesse aziende dove lui ha investito. Ecco, più che un conflitto di interessi, sembra la visione di un mondo. Ma se alla fine il mondo del brevetto ha un prezzo, ce l’ha anche perché ci sono persone che hanno un valore, inestimabile e nobilissimo che è quello del senso della collettività 

16 novembre 2020

Anteprima inchieste di Report – la guerra del vaccino

Al centro dei servizi della puntata di Report di questa sera c'è ancora il Covid: si parte con la guerra per arrivare primi al vaccino, il paese che arriverà per primo avrà una forte leva politica nei confronti degli altri.

Non è nemmeno sicuro se questo poi sarà garantito ad un prezzo onesto a tutti i cittadini: l'Europa ha già investito centinaia di milioni (di soldi dei cittadini europei) in contratti di acquisto che sono rimasti segreti.

Uno dei vaccini più promettenti è quello della AstraZeneca, che sta lavorando assieme ad un centro di ricerca italiano la Irbm di Pomezia.

Il presidente della Irbm di Pomezia

Una delle aziende lavorando al vaccino è la Irbm di Pomezia, in team assieme alla Oxford University e AstraZeneca: presidente è Pietro Di Lorenzo, produttore televisivo, esperto di marketing, lobbista e sindacalista. Un bel salto, da produttore di fiction a produttore del vaccino che potrebbe salvare milioni di vite. In mezzo un'attività di lobbing con la sua BDL Lobbyng che ha tra i suoi maggiori clienti la British American Tobacco. Nel 2009 acquisisce la IRBM dalla multinazionale farmaceutica Merck: “io mi occupavo dei rapporti istituzionali di Merck da 15 anni” racconta Di Lorenzo, “e quindi conoscevo ed ero conosciuto dai vertici della Merck”.

Merck ha lasciato in dote a Di Lorenzo anche una serie di composti chimici che, anche se di proprietà di un privato, viene mantenuta dallo Stato attraverso un consorzio misto pubblico privato,il CNCCS, finanziato con circa 6ml di euro l'anno.

Del consorzio, IRBM detiene il 70% delle quote, il CNR il 20% e l'ISS il 10%

La scheda del servizio: MR. VACCINO di Chiara De Luca collaborazione di Edoardo Garibaldi

Report è entrato nell'azienda italiana che sta producendo insieme a Oxford e Astrazeneca il vaccino per il Covid.19. L'Irbm gestisce anche una collezione di composti chimici, lasciata in eredità dalla multinazionale farmaceutica Merck, che viene manutenuta dallo Stato attraverso un consorzio pubblico-privato, il CNCCS. Ma la collaborazione con Oxford come è nata?

La guerra per il vaccino

Nonostante il ministero della Salute nei mesi scorsi abbia raccomandato a tutti di vaccinarsi contro l'influenza, la disponibilità di questo vaccino non è garantita per tutti: ci sono persone che, per vaccinarsi contro l'influenza, han fatto ricorso a centri privati arrivando a spendere anche 60 euro. Ecco quello che succede quando lo Stato lascia mano libera al privato in questioni di interesse pubblico, quando lo Stato ovvero le regioni, fanno in ritardo e male le gare d'acquisto per i vaccini come successo in Lombardia.

Potete immaginare ora cosa succederà col vaccino contro il Covid: è in corso una gara per chi arriverà per primo tra le nazioni, il nazionalismo è arrivato vergognosamente fin qui. Mentre Conte annuncia già la disponibilità delle prime dosi per fine anno, le aziende private annunciano la disponibilità di nuovi vaccini facendo crescere il valore del titolo in borsa su qualcosa che ancora non c'è.

Si tratta di ricerche finanziate anche dagli Stati, come ha fatto lo Stato italiano, ma però l'Unione Europea ha firmato già contratti con società private accollandosi eventuali rischi.

Come spiegherà stasera il giornalista, per il vaccino la UE attingerà ad un fondo da 2,7 miliardi di euro per contratti dove noi paghiamo subito e se il prodotto non arriva il privato si tiene i soldi.

Siccome i contratti sono secretati, non sappiamo né i costi, chi siano i negoziatori, né altre clausole: nemmeno gli europarlamentari possono sapere queste informazioni, da parte della presidente Von del Leyen. La spiegazione è per non mettere in difficoltà i negoziatori, per non fargli arrivare pressioni: uno di questi negoziatori è l'ex presidente dell'associazione delle aziende farmaceutiche a Bruxelles, un bel caso di conflitto di interessi.

C'è il vaccino russo, c'è il vaccino della Pfizer, c'è poi quello dell'università di Oxford in collaborazione con Astra Zeneca (su cui lavora anche il centro di ricerca IRBM della italiana Advent di Pietro De Lorenzo).

Ci sarebbe anche il vaccino italiano (quello annunciato da Zingaretti, presidente della regione Lazio), quello a cui lavorano allo Spallanzani, ma il brevetto è della società Reithera, controllata dalla svizzera Keires AG, per cui, nonostante lo stato italiano ci abbia messo 8 ml di euro, tutti i proventi finirebbero oltralpe.

Possibile che nessuno se ne fosse accorto? “Noi abbiamo finanziato lo Spallanzani che è un istituto scientifico ..chiederemo conto allo Spallanzani” la risposta del presidente Zingaretti.

A ciascuno il suo vaccino, anziché unire le forze per arrivare ad un vaccino europeo, o comunque pubblico, è in corso una guerra che ci tocca da vicino.

Perché non è detto che questo vaccino sarà disponibile per tutti, come ha raccontato ieri sera a Che tempo che fa il conduttore Ranucci, il 90% delle dosi sono già state prenotate dai paesi più ricchi.

La scheda del servizio: LA GUERRA DEL VACCINO di Manuele Bonaccorsi in collaborazione di Marzia Amico e Lorenzo Vendemiale

Per sconfiggere la pandemia bisogna trovare il vaccino anti-Covid. In settimana sono arrivati gli ennesimi annunci, il traguardo sembra vicino. Ma quale partita economica e geopolitica si nasconde dietro la corsa al vaccino? Report racconterà il “nazionalismo del vaccino”, la concorrenza tra potenze mondiali per arrivare alla prima, preziosissima dose. Un business che vale miliardi, affidato tutto ai privati, che saranno proprietari del brevetto e intanto volano in borsa. Mentre il pubblico finanzia la ricerca e se ne prende i rischi, firmando contratti segreti e pagando in anticipo un prodotto che ancora non esiste. Con interviste esclusive e documenti riservati, Report svelerà come “big pharma” ha provato a trasferire sugli stati gli oneri per i risarcimenti in caso di difetti e reazioni avverse. In questo scontro tra giganti, si muove anche l’italiana Advent, la società di Piero Di Lorenzo che sta collaborando al vaccino di Oxford-Astrazeneca, che potrebbe essere uno dei primi a ricevere l’approvazione. Ma l’Italia ha voluto anche imbarcarsi nell'impresa di realizzare un “vaccino tricolore”: ad agosto è iniziata all'Istituto Spallanzani di Roma la sperimentazione del candidato prodotto dalla società ReiThera. Report ha seguito le sue orme, partendo dall’intuizione di alcuni scienziati nel lontano 2004 e arrivando fino in Svizzera. Per scoprire, alla fine, che il vaccino italiano finanziato dal governo forse non è poi così italiano.

Le app per il contact tracing

Non c'è solo Immuni, come app di contact tracing (di cui Report se ne era occupata la scorsa settimana): questa estate sono spuntate altre app create dalle regioni: in Sicilia è stata creata “Sicilia si cura” ed è stata rilasciata il 2 giugno e l'operazione porta la firma di Guido Bertolaso, l'ex capo della Protezione Civile chiamato dal presidente Musimeci a gestire la pandemia nell'isola per la fase 2.

“Una cosa è organizzazione ospedali per la rianimazione per il trattamento di casi gravissimi, un'altra cosa è organizzare un sistema informativo e preventivo per assicurare il maggior numero possibile di turisti in visita a quest'isola straordinaria” - sono le parole di Bertolaso durante la conferenza stampa del 3 giugno.

Per usare la app bisognava comunicare tutti i luoghi di permanenza sull'isola e anche aggiornamenti periodici sullo stato di salute.

Ma c'è un problema: come racconta il consigliere regionale De Luca del M5S, dell'app non se ne sa più nulla, “Si sa che ha ricevuto un sacco di critiche sull'app store, che non si riesce ad accedere, salta la password, ma soprattutto non si conosce quante persone l'hanno scaricata perché questo dato è sconosciuto.”

Questa è un app molto più invasiva di Immuni, “Sicilia si cura” può seguire gli utenti tramite gps: come spiega Nicola Bernardi presidente di Federprivacy, “un app di contact tracing non può avvalersi della localizzazione del gps degli utenti ma deve usare la minor quantità di dati personali possibile, deve usare i dati di prossimità, attraverso uno strumento ideale come è il Bluetooth e non il gps”.

Ma in caso di trattamento illecito, chi controlla e chi paga l'abuso? “L'autorità potrebbe anche decidere di stoppare oppure potrebbe anche sanzionare.”

L'app siciliana è stata programmata dalla Ies Solutions, una società romana con sede operativa nella silicon valley siciliana in provincia di Catania, si è aggiudicata 80mila euro di convenzione Consip.

Ma in regione pare che non sappiano queste informazioni, almeno a sentire l'assessore alla salute Razza: “non conosco la società, posso solo dire che ci siamo rivolti ad una convenzione Consip.”

Che rispondono in regione del tracciamento del turista? “Il gps si attiva nel momento della richiesta di aiuto” risponde l'assessore alla salute, “per conoscere la posizione, siamo nell'ambito di una epidemia.”

Di chi è questa Ies Solutions: il 40% è di Massimo Cristaldi, cugino di Michele Cristaldi assessore al comune di Catania e figlio di Salvatore Cristaldi ex assessore in provincia ai tempi in cui a capo della provincia di Catania c'era Musumeci.

Allo stesso modo nell'altra isola meta del turismo, la Sardegna, si è fatta una sua app “Sardegna si cura”.

Un turista ha raccontato la sua esperienza a Report: si tratta di una applicazione di contact tracing che fa uso dei dati della posizione, tramite GPS.

Sardegna sicura doveva servire a monitorare gli ingressi e le permanenze su tutto il territorio regionale: per per entrare sull'isola serviva sia la registrazione al sito che scaricare questa applicazione.

Tuttavia coi contagi al rialzio, nessuno in aeroporto ha controllato la giornalista: “si tratta di un doppione dell'app immuni”, racconta il consigliere Li Gioi del M5S, “un doppione anche fatto male, perché non c'è mai stato in controllo negli aeroporti ”.

Dopo più di un mese e mezzo di attesa, l'assessore agli Affari Regionali Satta non ha voluto incontrare Report, che avrebbe voluto porre qualche domanda sulla app regionale.

Solo una breve telefonata in cui l'assessore spiega che la loro era una app concepita in anticipo rispetto ad Immuni. E il tracciamento della posizione (ritenuto illegittimo dal garante della privacy)?

“Non la definirei illegittima ” la risposta dell'assessore.

La scheda del servizio: TUTTI PAZZI PER L’APP di Lucina Paternesi in collaborazione di Alessia Marzi

Non solo Immuni: durante i mesi più bui della pandemia in Italia sono spuntate come funghi applicazioni di telemedicina per gestire i pazienti a distanza ma anche brutte copie dell'app di Stato: quelle di Lazio, Lombardia, Bergamo città, ora anche del Veneto di Zaia e soprattutto di Sicilia e Sardegna. App invasive, che spesso utilizzano il gps e che, in base alle ordinanze regionali, sembrano obbligatorie per poter andare in vacanza nelle due isole. Ma sono legittime? Se per Immuni il Garante per la privacy ha stabilito la volontarietà e l'uso del Bluetooth, le app regionali possono essere obbligatorie e tracciare i turisti col Gps? Tra affidamenti senza bandi e bug tecnologici, erano proprio necessarie altre app fatte a spese dei contribuenti?

Lo spauracchio cinese (nella guerra per le tecnologie)

Perché Trump ha scatenato una guerra contro l'app cinese Tik Tok?

A differenza di altre app che ti suggeriscono i contenuti nuovi in base a quelli che hai già visto, questa app cerca di suggerirti cose nuove che, in base ad un algoritmo, potrebbero interessarti.

Il giornalista Giuliano Marrucci ha voluto proprio sperimentarle di persona queste cose nuove, coinvolgendo in una serie di video tutti componenti della famiglia, compresa la nonna.

240mila visualizzazione per un video in cui la simpatica nonna faceva la parodia dei video in cui gli youtubers si vantano del costo dei capi che indossano.

E così il giornalista ha iniziato a venire risucchiato da questa app, controllando i like, cercando altri video per prendere spunto, perdendo ore davanti lo smartphone.

Tutta l'architettura di questo social è pensata per il fine di monetizzare – spiega Andrea Sales psicoterapeuta: l'obiettivo della piattaforma è farci stare più tempo possibile dentro e per fare questo oggi gli sviluppatori oggi studiano il funzionamento del cervello.

Tik Tok ti da delle indicazioni semplici su quello che puoi fare e tu, standone dentro, hai subito delle gratificazioni, riesci a produrre dei contenuti adatti e dunque il ritorno è immediato. Una sorta di droga, secondo lo psicoterapeuta.

I like, le condivisioni crescono in maniera molto più esponenziale rispetto al altri social, in tempi molto più rapidi: numeri alti per tempi sempre più bassi di concentrazione, “intrattenere su Tik Tok un utente per più di 15 secondi già è buono” racconta al giornalista il social media manager Alessio Atria. Tik tok è il modo più geniale per far lavorare gratis la gente sulla piattaforma ..

La scheda del servizio: CHI HA PAURA DI TIKTOK? di Giuliano Marrucci in collaborazione di Eleonora Zocca

Con due miliardi di download in poco più di due anni Tiktok si sta affermando come la piattaforma social con la più rapida diffusione di sempre. Per capire come funziona Giuliano Marrucci ha coinvolto la nonna di 93 anni, l’ha vestita da trapper all’ultima moda, ha lanciato un nuovo profilo ad hoc, e in pochi giorni ha raggiunto numeri da capogiro. Fino a quando dagli Usa non è arrivato l’altolà. Ma come ha fatto un social dove i ragazzini condividono video di balletti e di sketch comici a diventare il cuore di uno dei conflitti geopolitici più caldi degli ultimi decenni?

12 maggio 2020

Report: l'inchiesta sui vaccini e sull'Oms

La corsa al vaccino di Chiara De Luca

Come avverà l'acquisto del vaccino del coronavirus? Sono sei le aziende che stanno facendo sperimentazione sugli uomini, tra questa anche una di Oxford che sta sperimentando un suo vaccino con un'azienda italiana.
Lo stato che scopre il vaccino avrà la priorità?
Il dirigente dell'Aifa si augurà di no, grazie al ruolo dell'Unione Europea: come dialogheranno Usa e Cina e i vari stati europei?
La corsa alla produzione del vaccino e chi lo troverà potrebbe concorrere ad un nuovo equilibrio politico: il covid-19 è simile agli altri virus di tipo “corona” come il Sars, su cui era state fatte ricerche per trovare un vaccino nel 2003.

LA giornalista di Report ha intervistato un ricercatore di Pittsburgh, il prof Gambotto, che aveva fatto degli studi sulle scimmie: ha tenuto da parte le fialette, dal 2003, quando era stata individuata già la proteina spike.

Gli studi di Pittsburgh scomparve immediatamente e così terminò la sperimentazione: forse, se si fosse continuato, oggi saremmo già avanti con la ricerca.
Ma il WHO nel 2005, quando l'epidemia di Sars fu dichiarata finita, ci ammonì del fatto che altri virus come questa sarebbero tornati: aveva invitato a continuare gli studi, ma le istituzioni pubbliche e private, passata la paura, hanno bloccato investimenti e ricerche.

Altri studi sul Sars erano stati fatti in Texas, a cui aveva lavorato una ricercatrice italiana: Sars e Covid-19 sono simili ma, anche qui, fondi prosciugati e studi interrotti.
Peccato, oggi saremmo un bel passo avanti: l'industria farmaceutica del resto non ha considerato la Sars un business interessante.

LE case farmaceutiche puntano su altri prodotti (i vaccini vendono per solo il 3% dei prodotti): preferiscono lavorare su farmaci per malattie croniche, quelle per cui i pazienti sono costretti a prendere lo stesso medicinale per anni.

Le aziende che lavorano sulla ricerca dei vaccini, spesso, hanno solo costi e non ricavi e arrivano a fine ricerca senza più soldi per portare il loro prodotto alla produzione.

La partita del vaccino la stanno giocando società come Johnson & Johnson e la Jensen University, che lavora assieme ad una società di Pomezia IRBM: il direttore ha raccontato che stanno già lavorando alla produzione, senza aspettare i risultati, su pressione del governo inglese.
Ma anche il governo italiano ha intenzione di investire in questo vaccino, vantando poi un diritto di prelazione: verrà distribuito prima alla popolazione inglese e poi italiana.
Ma il vaccino dovrà essere sicuro e dovremo aspettare ancora tempo.

Il ministero della Salute non è però in contatto con la IRBM, servirebbe un maggior coordinamento tra i ministeri e tra i gabinetti dei paesi europei, per evitare storie di accaparramento.
Noi italiani non abbiamo investito in ricerca e, come racconterà il servizio su l'OMS, abbiamo trasformato questo ente in un sistema privato.


LA disorganizzazione mondiale della sanità di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella

Se gli USA sono il primo finanziatore dell'Oms, il secondo è un privato che ha voce in capitolo su dove deve lavorare questa organizzazione che, da qualche anno, è in crisi di identità.
Trump ha accusato l'OMS di gravi errori sull'epidemia per il coronavirus, di essere condizionata dai rapporti con la Cina: l'attuale direttore generale, Tedros, è un etiope, molto legato al partito comunista cinese che proprio in Africa sta facendo grandi investimenti.
Il servizio comincia con l'incontro del 28 gennaio, quando il direttore dell'Organizzazione Mondiale della Sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus era seduto a fianco del presidente Cinese Ping a Pechino: il tema dell'incontro era la gestione del coronavirus e Tedros elogia apertamente la gestione del governo cinese nonostante la sua organizzazione non avesse ancora fatto una ispezione in Cina.
“Fianco a fianco avete intrapreso serie misure di salute pubblica”, sono le parole di Tedros, che elogia il governo e la sua squadra per l'impegno messo nella lotta al virus.
L'OMS farà la sua prima missione sul campo solo 18 giorni dopo, a febbraio, quando il cataclisma era già avvenuto.

La Cina ci ha detto tutta la verità sul Covid 19: il giornalista lo ha chiesto a Nicoletta Dentico, dell'Health Innovation and Practice: “c'è uno stato che ha detto la verità sul Covid? Io dubito” la risposta.
Tedros, come tutti i direttori generali dell'OMS è un personaggio politico: per la sua elezione ha avuto l'appoggio dei paesi africani e proprio in Africa la Cina ha deciso di investire un fiume di denaro, nella strategia della nuova “via della seta”.

Tedros è il primo direttore africano dell'Oms: in Etiopia, il suo paese, dove si è occupato della salute pubblica ma in governi che hanno soffocato l'opposizione.
Il suo partito, il partito della liberazione TPLF, è stato accusato di violazioni diritti umani.
Nell'Etiopia di Tedros sono arrivati miliardi di investimenti soprattutto nelle infrastrutture, come la ferrovia che collega l'Etiopia con Gibuti, come il palazzo dell'Unione Africana, dove si riuniscono i 56 paesi africani, un regalo da 200 milioni del governo cinese.
Comprese le infrastrutture digitali per spiare le attività dell'organizzazione: le riunioni dell'Unione Africana erano spiate dai cinesi.

Molti paesi africani oggi sono legati alla Cina e oggi si sono accorti delle clausole dell'accordo: non sono aiuti disinteressati quelli dei cinesi e delle loro banche, ma si prendono porti, ferrovie, pezzi del paese.

L'OMS guidato da Tedros ha guardato con indulgenza i ritardi nella comunicazione dei dati sul virus da parte dei cinesi.
Così il 14 gennaio dal suo account twitter scrive che non ci sono prove chiare del passaggio da uomo a uomo del coronavirus, secondo gli studi cinesi, qualche dubbio viene.
Solo il 22 gennaio, dopo qualche migliaio di contagi, arrivano le prime ammissioni di un possibile contagio da uomo a uomo. Alla fine di questa epidemia dovrà spiegare sulla base di quali dati ha aspettato così tanto prima di dare queste informazioni.

Giulio Valesini ha intervistato anche Andrea Crisanti il virologo che ha gestito l'emergenza in Veneto, sui ritardi dell'Oms nel capire gli effetti del virus, per la trasmissione da uomo a uomo: “noi ci abbiamo messo una settimana a capire che la presenza dei sintomatici non coincide con l'inizio della diffusione dell'epidemia, perché noi abbiamo il primo caso sintomatico il 20 febbraio ma nel frattempo avevamo già il 3% della popolazione infetta, ora spiegatemi voi come è possibile che c'è un caso sintomatico col 3% della popolazione infetta ..”
L'organizzazione Mondiale non ha detto tutta la verità di quello che sapeva?
“L'Oms ha preso tutto ad occhi chiusi senza fare verifiche quello che i cinesi hanno detto, le ha fatte proprie. I dati a nostra disposizione fin dall'inizio non combaciavano con i dati che pubblicavano i cinesi.”
Aspettare il 22 gennaio per ammettere il contagio da uomo a uomo, è stato tardivo?
“Alla fine di questa epidemia, l'Oms avrà delle spiegazioni da dare, dovrà spiegarci se una struttura fatta di burocrati pagati profumatamente, sia giustificata sulla base dei risultati di quello che è successo finora.”

In Veneto Crisanti ha inventato il modello Vo, tamponi a tappeto su tutta la popolazione, anche per gli asintomatici, ha studiato le curve di contagio comunicate dalla Cina e si è accorto che manca qualcosa:
“Manca un pezzo della curva, guardi la curva italiana (o spagnola o americana), lei vede questa forma a i greco che sale così, la fase esponenziale, poi inizia questa curva a campana. Nella curva cinese manca tutta questa parte esponenziale.”
Che vuol dire?
“Io lo interpreto che manca il grosso pezzo della storia dell'epidemia.”
Secondo lei quando è partita questa epidemia?
“Secondo me tra fine ottobre e inizio novembre. Ci mancano due mesi e mezzo buoni..”

Mancano quei due mesi che potevano cambiare il destino del mondo: il primo contagio è del 8 dicembre (che però risale a novembre), il 27 dicembre sarebbe stato isolato il virus in lavoratorio. Il 30 dicembre alcuni medici avvisano i loro pazienti di porre in atto dei meccanismi di tutela.
Il 31 dicembre inizia la censura in Cina, facendo sparire delle parole nelle chat dei dottori cinesi.
LA Cina non avvisa l'OMS, non parla di contagi uomo uomo: a inizio gennaio le autorità cinesi distruggono i campioni del virus.
IL giorno 11 viene confermata la prima vittima in Cina, il 12 il laboratorio di Shangai viene chiuso, aveva messo online la sequenza del virus.
Il 23 gennaio viene attivato il lockdown di Wuhan, ma l'Oms non dichiara ancora l'emergenza.
Tra il 25 gennaio e il primo febbraio un imprenditore cinese pubblica un video coi cadaveri, oggi è sparito.
L'epidemia viene annunciata solo a febbraio: in Cina spariscono giornalisti che avevano messo in dubbio la versione ufficiale sul virus, toglie l'accredito ai giornalisti del Post e del WSJ.

Ma a poca distanza dalla Cina, a Taiwan, ci sono stati solo “pochi” morti: lì hanno letto e preso coscienza delle parole dei medici cinesi uscite sulle chat.
Tedros e la Cina hanno escluso Taiwan dall'Oms: doveva esserci solo una Cina, in modo da unire la piccola Taiwan con la grande Cina.
Non si sono fidati della Cina, a Taiwan: hanno monitorato tutti i passeggeri in arrivo da Wuhan, hanno avuto dubbi che c'era qualcosa di nascosto in quanto veniva detto dal governo cinese.

Un piccolo paese fuori dall'Oms è quello che ha reagito meglio: quando il governo ha detto c'è un problema ma non è grande, allora il problema è enorme.

Chi ha condotto le indagini per l'Oms in Cina?
E' il medico Bruce Aylward, che non ha accettato l'intervista con Report: in un'altra intervista non ha voluto commentare il ruolo dell'Oms su Taiwan, ha fatto i complimenti alla Cina per come ha gestito l'emergenza.

Tra le raccomandazioni date dall'Oms c'era quella sulle mascherine: non servivano, diceva l'Oms in un prima raccomandazione.
Non si sono fidati a Taiwan e non si è fidato nemmeno Crisanti che, a Vo, ha fatto tamponi in massa, al contrario delle raccomandazioni e prendendosi le accuse anche da parte del consulente del ministero della salute Ricciardi.

Come ha preso le sue scelte l'Oms? Come ha emanato le sue linee guida?
Hanno cambiato cinque volte idea, passando dal monitoraggio di tutti i sintomatici al controllare solo coloro che arrivano dalla Cina..

Solo il 27 febbraio l'OMS indica di fare attenzione a tutti quanti hanno sintomi sospetti: il nostro ministero ha fatto fatica a seguire queste indicazioni, aspettando troppe settimane per tracciare i pazienti, quando era già esploso il caso Codogno.

Task force, esperti, Istituto superiore della sanità, un contesto internazionale variabile .. tutto a portato al caos delle normative: Report ha intervistato il viceministro Sileri, che ha amesso che questo comportamento, anche quello del ministero, è stato imbarazzante.

Mascherine si o mascherine no, tamponi per tutti o tamponi solo per i colpiti.
Il ministero non aveva le mascherine e, anche per colpa dell'Oms, non aveva le idee chiare: non avevamo nemmeno un piano attivo per le pandemie, nessun protocollo per i presidi ospedalieri, nessuna scorta di mascherine e di dispositivi.
L'Ente che doveva coordinare questi piani è il CCM: tra il 2014 e il 2017 a capo c'era Ranieri Guerra (ex DG del ministero della salute), oggi all'Oms, come direttore aggiunto.
Ha accettato tante interviste, ma non da Report: ci sarebbero dei piani segreti, confidenziali, sulla pandemia, così si è giustificato ad Agorà.

Niente aggiornamenti dei piani pandemici, niente stoccaggio di mascherine: ma l'ex DG non ne sapeva nulla, “sono passati tre anni, mi sta facendo delle domande che, veramente non c'entrano niente...”

Certo, ci sono le colpe del governo attuale, quello di Conte e del viceministro Sileri: ha chiesto alle direzione generali sui piani pandemici, Sileri, scoprendo che i piani solo quelli ancora del 2009, mai attuato e aggiornato.
Ha ottenuto poche risposte all'interno del suo ministero, Sileri, ma ha avviato l'iter per completare il draft del piano, coordinandosi con le regioni.

“Crediamo nell'OMS purché sia indipendente dalle lobby e dalle aziende farmaceutiche” ha commentato il conduttore Ranucci: ma nel passato non lo è sempre stata.

Con l'Aviaria, nei primi anni duemila, l'Oms dichiarò la pandemia: tutti i paesi comprarono i vaccini, dalle aziende farmaceutiche.
Comprammo 24 milioni di vaccini, per niente, pagandole 184 ml (e il rischio pandemico fu infondato).

Ma la task force era indipendente: German Velazquez è un ex dirigente dell'OMS che era contrario alla dichiarazione della pandemia.
La dichiarazione della pandemia fu un business del secolo: per intenderci, nessun membro dell'Oms a Ginevra si vaccinò, nemmeno il direttore generale.

Alcuni dei componenti della task force che dichiarò la pandemia erano in conflitto di interesse, racconta oggi Nicoletta Dentico, dell'Health Innovation and Practice.

Noi crediamo nell'istituzione, purché si impari dagli errori del passato – continua Ranucci: ma dopo l'H1N1 nel 2009, un altro virus prese in contropiede l'Oms.
Era l'Ebola, che colpì molti paesi africani: ad operare sul campo c'erano scienziati dell'istituto Pasteur, di Medici senza frontiere.
L'Oms si mosse con grave ritardo, che ammise lei stessa: dal 2015 si creò un emergency found, per le emergenze ma in cinque anni raccolse solo 114ml di dollari.
Solo briciole: da quel fondo sono arrivati 9 ml per i paese più deboli, per affrontare l'emergenza del virus.

Bill Gates è il secondo donatore per l'OMS: nel 2005 aveva annunciato in un video il rischio di nuove pandemie che avrebbero preso il posto del rischio nucleare.
I paesi hanno investito poco in ricerca rispetto agli investimenti in armi – racconta Gates, che nel suo intervento se la prende con la scarsa diffusione delle notizie, col rischio di una mallattia per cui si è contagiosi anche senza sintomi (come per il corona virus).
Oggi serve un sistema sanitario globale, per evitare milioni di morti e una perdita di miliardi per l'economia mondiale.

Ma Gates è anche il secondo donatore dell'Oms, per cui controlla l'80% del budget: solo il 20% del suo bilancio (da 5 miliardi di dollari lo scorso biennio) arriva dalle quote fisse degli stati, mentre l'80% del budget deriva da donazione di stati e privati su base volontaria, mettono i soldi e decidono per cosa si spendono.
L'Oms si è trasformata in una specie di service provider – spiega Nicoletta Dentico, chi ci mette i soldi decide, l'impatto dei privati è su quello che l'Oms fa rispetto a discapito di quello che dovrebbe fare e non fa.

German Velazquez, consulente di politiche di salute pubblica del South Center “l'Oms negli ultimi vent'anni è stata privatizzata, l'operazione è stata completata dalla direttrice Margareth Chan nel suo mandato triennale” .
A chi ha fatto comodo trasformare l'OMS in una agenzia privata, in mano a privati, dove l'80% dei finanziamenti è vincolato e soltanto il 20% è libero?
“Principalmente all'industria farmaceutica e la verità, volendo essere un po' cinici, è che i paesi evoluti, i paesi industrializzati, fino a quattro mesi fa volevano una Oms debole, senza molti poteri, per non danneggiare la propria industria”.
Il primo donatore, gli USA, ha annunciato di voler ritirare i fondi, tra i 400 e i 500 ml di dollari, mentre la Cina contribuisce con circa 40 ml di dollari.

Il secondo donatore è un privato, Bill Gates: la sua fondazione versa più di mezzo miliardi di dollari per ogni biennio (decidendo su quali ricerche investire), attraverso un suo Trust di famiglia: “il Trust fa soldi, investe, ha impieghi, fa lo speculatore e poi genera la massa di soldi che passa alla fondazione” - spiega al giornalista l'analista Alfonso Scarano. “Si tratta di cifre importanti, oltre cinque miliardi di dollari. La fondazione a questo punto elargisce questi soldi, e l'Oms è uno dei principali oggetti di interesse della fondazione”.
C'è un forte conflitto di interesse se Gates condizionasse ciò su cui Oms deve investire (se la pollio o sulla malaria): Gates è di fatto diventato il suo proprietario.
Secondo German Velazquez, Bill Gates è il principale colpevole dell'attuale disastro, sta uccidendo l'Oms, cerca di dimostrare al mondo con tutta la pubblicità possibile che è un grandi filantropo che si preoccupa della salute dell'umanità.

Gates sta investendo molto sulla ricerca del vaccino, ma sarà un vaccino aperto, in modo che sia disponibile a tutti?
Oms potrebbe optare per un brevetto con una quota simbolica, ma oggi non lo sta facendo, racconta German Velazquez: nulla di quello che verrà scoperto sarà brevettabile – è la sua idea.

Così l'egoismo degli Stati, ha indebolito l'Oms, rendendoci più vulnerabili.
Possiamo fidarci su Gates che ha costruito la sua fortuna proprio sui brevetti?
I soldi che arrivano dal Trust arrivano anche da investimenti sulle case farmaceutiche, anche quelle che distribuiscono i vaccini e altri erano investiti nella società che distribuisce farmaci all'ingrosso nel mondo.
Voleva, negli anni passati, usare Microsoft per creare quella rete informatica per distribuire questi vaccini, per raccogliere così tutte le informazioni sulle prescrizioni mediche, per capire che farmaci sono maggiormente venduti e, magari, investire proprio su quelli.
E forse qui il cerchio si chiude.